martedì 20 ottobre 2015

Il velo del calice e il senso del sacro

La Santa Sede ha già risposto nel 1978: Il velo sul calice ci va





Grazie ad un attento lettore che mi ha passato le seguenti informazioni a proposito del post di ieri (vedi qui), possiamo affermare con certezza: il velo che copre il calice e la patena, e viene rimosso all'offertorio per tornare a coprire il tutto dopo la purificazione, NON E' DA INTENDERSI COME FACOLTATIVO, anche nel rito di Paolo VI, nonostante molti, pur in chiese insigni, non lo usino per trascuratezza o dimenticanza.

Infatti, già nel 1978 era stato indirizzato un quesito alla Congregazione per il Culto Divino. Evidentemente si tratta della "forma ordinaria", cioè del rito post-conciliare. La risposta può essere riassunta così: "niente è stato mutato rispetto a questo punto, controllate le rubriche". Il testo che vi cito è ripreso dalla rivista ufficiale della Congregazione: Notitiae14 (1978), pag. 594, n. 16. Qui trovate la fotocopia dell'originale

De calicis velo16. Permultis in locis rare adhibetur velum ad calicem cooperiendum qui in abaco ante Missam paratur. Num normae recentiores datae sunt ad usum huiusmodi supprimendum?
Resp.
Nulla norma ne recens quidem data est, quae n. 80c IGMR immutet, ubi legitur: Calix cooperiatur velo, quod potest esse semper coloris albi.

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A proposito del velo del calice 
16. In parecchi luoghi raramente si utilizza il velo per coprire il calice che viene preparato sulla credenza prima della Messa. Sono state date norme più recenti volte a sopprimere questa pratica? 

Risposta
Nessuna norma, neppure recente, è stata data per mutare il num. 80c dell'Ordinamento Generale del Messale Romano, dove si legge: "Il calice sia ricoperto con il velo, che può essere sempre di colore bianco".

A parte la norma, è anche una questione di decoro e di bellezza. Veder portare in giro il calice e la patena come fossero stoviglie comuni non è affatto stimolo alla preghiera e alla devozione. Non parliamo poi quando in una messa solenne gli accoliti portano "senza tante cerimonie" il calice dalla credenza all'altare... 



Il velo del calice e il senso del sacro


Mi scrive un giovanissimo lettore (15 anni!) attento alla liturgia. Vi riporto un estratto del suo messaggio che mi ha fatto sorridere:
.... ero a messa a Tutti i santi in una parrocchia che non è la mia e ho visto che il prete teneva sull'altare il calice nascosto sotto un tovagliolo bianco. Finita la messa ha sistemato il calice di nuovo sotto il tovagliolo. Mi sa dire se è una cosa normale e quale significato ha questa cerimonia che non avevo mai visto?....
E' alquanto divertente costatare come questo giovane e attento ministrante (i chierichetti notano ogni particolare "strano" delle liturgie...non lo sapevate?) descriva ciò che dovrebbe essere assolutamente comune, e invece è talmente raro da fargli dubitare della "normalità" di quanto visto.



Coprire il calice con un "velo" (non con un tovagliolo.... non si chiama tovagliolo neanche quello che il sacerdote usa per purificare il calice - detto appunto: purificatoio - e non si dica tovagliolo nemmeno quello che si usa per asciugare le mani dopo il lavabo - si chiama manutergio), dunque: coprire il calice con il velo non è una prassi stravagante, né tantomeno pre-conciliare. No. E' lecita e addirittura raccomandata nel rito ordinario.

Anzi, sarebbe prescritto al numero 118 dell'Ordinamento Generale del Messale Romano in vigore oggigiorno:

Il calice sia lodevolmente ricoperto da un velo, che può essere o del colore del giorno o bianco.

Calix laudabiliter cooperiatur velo, quod potest esse aut coloris diei aut coloris albi. 
Attenzione: non si dice "può essere coperto oppure no", ma "sia ricoperto". Qualcuno ritiene che vada inteso come facoltativo solo perché c'è un "lodevolmente" di mezzo. Ma come la mettiamo con il numero immediatamente precedente, 117, che prescrive "L’altare sia ricoperto da almeno una tovaglia bianca" (Altare una saltem tobalea albi coloris cooperiatur)? Forse si dubita che "almeno" una tovaglia che copra l'altare voglia dire che ce ne sia "almeno" una invece che nessuna? Come mai, allora, lo stesso identico termine latino, ha due intepretazioni diverse? 



A parer mio entra in gioco quella che si chiama "forza dell'abitudine". Le rubriche e ciò che dicono vengono tralasciate e nemmeno ci si accorge di ciò che invece sarebbe previsto. Tanto tutti fanno così (e il nostro chierichetto viene colpito dalla "novità" di "nascondere" il calice sotto il velo!).

Il senso di questa pratica è dato dallo stesso nome "velo". Si compre, in un certo senso si "cela" il mistero e tutto ciò che ha a che fare con esso. Pensiamo anche ad altri veli liturgici, come il "velo omerale" utilizzato per la benedizione eucaristica, o il velo che si pone davanti al tabernacolo... Questo è il modo "liturgico" di esprimere in gesti e atti ciò che è sentito come sacro. "I sacri misteri" vanno "rivelati" (appunto "svelati") nel momento in cui si celebrano. Ecco perché quando sono usciti i catecumeni (che anticamente partecipavano solo alla prima parte della Messa), si svela il calice e lo si porta sull'altare davanti ai fedeli.

Nel rito Armeno, addirittura, il velo lo usa anche il diacono che regge l'evangeliario, oltre che per coprire il calice e la patena (vedi foto).

In Oriente questa pratica non è mai venuta meno, perché non è tramontata la mentalità simbolica. In Occidente, purtroppo, la secolarizzazione ha eroso il senso del sacro e del mistero che si va dis-velando nella liturgia. 

Pertanto il calice, la patena, il corporale ecc.. sono stati recentemente tutti "ridotti" alla loro funzionalità pratica, trascurando (o a volte combattendo) il loro ricco significato simbolico.


Un bicchiere e un piattino dove metto pane e vino non hanno bisogno di particolare riguardo. Ma "questo prezioso calice" in cui deve essere contenuto il Sangue di Cristo nostro Dio, oh questo sì che ha "lodevolmente" diritto ad essere circondato di devozione e rispetto, i quali si manifestano, praticamente, anche nell'uso di velare il calice (e di usare la palla per coprire il contenuto del calice).

Papa Benedetto, come sempre, ci dà il buon esempio. Ecco una foto della celebrazione del 3 novembre 2012 in suffragio dei papi e cardinali defunti: il diacono, all'inizio della preparazione dei doni, sta scoprendo il calice:

Altre considerazioni su questo tema, le potete trovare a quest'altro post. 

Per quanti ritengono che queste "quisquilie" non siano degne di nota, faccio presente che la liturgia è in realtà come una cipolla: strato poco importante dopo strato poco importante, si finisce per eliminare tutto e rimanere con nulla in mano. La regola di ogni sacramento è: causare un effetto spirituale per mezzo di ciò che viene significato con segni materiali. Tolti i segni, si rischia di perdere anche l'efficacia spirituale....

Querculanus ha detto...
Va notato che l'avverbio "laudabiliter" non compariva nella prima edizione del Messale Romano: "Calix cooperiatur velo, quod potest esse semper coloris albi" (IGMR 1970 e 1975, n.80). Nella IGMR del 2000 viene introdotto il suddetto avverbio, segno evidente, a mio parere, di una resa di fronte alla pressoché totale inosservanza della norma.

Renzo T. ha detto ...
Concordo. Ma se prendiamo in mano IGMR e osserviamo un qualsiasi sacerdote mentre celebra la S. Messa, notiamo che le difformità o l'inosservanze delle norme Sono moltissime ... Purtroppo con il tempo si tende, non a correggere l'abuso, ma ad iscriverlo a norma.
Un esempio valga per tutti: il canto finale alla S. Messa, in quale normativa è riportato? Non in IGMR, non in Musicam Sacram, né tantomeno nella Sacrosanctum Concilium. Nonostante ciò, lo si fa cantare quasi dappertutto, con l'animatore liturgico che si dimena e si sbraccia per far partecipare un'assemblea che, nella maggioranza dei casi, ha solo fretta di lasciare la chiesa chiacchierando con il vicino di banco.


Testo preso da:   http://www.cantualeantonianum.com 

3 commenti:

  1. Altre informazioni sul velamento nel culto cattolico le può trovare qui:
    https://amiciziasanbenedettobrixia.wordpress.com/2014/11/21/ascoso-tra-i-sacri-veli-1/

    Micus

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  2. Purtroppo anche i "Principi e norme" del nuovo messale si esprimono in modo approssimativo e a volte tacciono alcuni particolari. Ad esempio alcune immagini qui postate mostrano il calice coperto dal velo e dalla busta, ma il nuovo messale non parla più della busta e, infatti, nella basilica di S. Pietro a Roma non viene più usata. Eppure il corporale è un elemento a stretto contatto con il Corpo del Signore e andrebbe circondato da un sensibile e visibile rispetto.

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