sabato 13 febbraio 2016

il Papa ed il Patriarca

Dichiarazione comune di Papa 
Francesco e del Patriarca Kirill 
di Mosca e di tutta la Russia
«La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi» (2 Cor 13, 13).


1. Per volontà di Dio Padre dal quale viene ogni dono, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo, e con l’aiuto dello Spirito Santo Consolatore, noi, Papa Francesco e Kirill, Patriarca di Mosca e di tutta la Russia, ci siamo incontrati oggi a L’Avana. Rendiamo grazie a Dio, glorificato nella Trinità, per questo incontro, il primo nella storia. Con gioia ci siamo ritrovati come fratelli nella fede cristiana che si incontrano per «parlare a viva voce» (2 Gv 12), da cuore a cuore, e discutere dei rapporti reciproci tra le Chiese, dei problemi essenziali dei nostri fedeli e delle prospettive di sviluppo della civiltà umana.
2. Il nostro incontro fraterno ha avuto luogo a Cuba, all’incrocio tra Nord e Sud, tra Est e Ovest. Da questa isola, simbolo delle speranze del “Nuovo Mondo” e degli eventi drammatici della storia del XX secolo, rivolgiamo la nostra parola a tutti i popoli dell’America Latina e degli altri Continenti. Ci rallegriamo che la fede cristiana stia crescendo qui in modo dinamico. Il potente potenziale religioso dell’America Latina, la sua secolare tradizione cristiana, realizzata nell’esperienza personale di milioni di persone, sono la garanzia di un grande futuro per questa regione.
3. Incontrandoci lontano dalle antiche contese del “Vecchio Mondo”, sentiamo con particolare forza la necessità di un lavoro comune tra cattolici e ortodossi, chiamati, con dolcezza e rispetto, a rendere conto al mondo della speranza che è in noi (cfr 1 Pt 3, 15).
4. Rendiamo grazie a Dio per i doni ricevuti dalla venuta nel mondo del suo unico Figlio. Condividiamo la comune Tradizione spirituale del primo millennio del cristianesimo. I testimoni di questa Tradizione sono la Santissima Madre di Dio, la Vergine Maria, e i Santi che veneriamo. Tra loro ci sono innumerevoli martiri che hanno testimoniato la loro fedeltà a Cristo e sono diventati “seme di cristiani”.
5. Nonostante questa Tradizione comune dei primi dieci secoli, cattolici e ortodossi, da quasi mille anni, sono privati della comunione nell’Eucaristia. Siamo divisi da ferite causate da conflitti di un passato lontano o recente, da divergenze, ereditate dai nostri antenati, nella comprensione e l’esplicitazione della nostra fede in Dio, uno in tre Persone – Padre, Figlio e Spirito Santo. Deploriamo la perdita dell’unità, conseguenza della debolezza umana e del peccato, accaduta nonostante la Preghiera sacerdotale di Cristo Salvatore: «Perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola» (Gv 17, 21).
6. Consapevoli della permanenza di numerosi ostacoli, ci auguriamo che il nostro incontro possa contribuire al ristabilimento di questa unità voluta da Dio, per la quale Cristo ha pregato. Possa il nostro incontro ispirare i cristiani di tutto il mondo a pregare il Signore con rinnovato fervore per la piena unità di tutti i suoi discepoli. In un mondo che attende da noi non solo parole ma gesti concreti, possa questo incontro essere un segno di speranza per tutti gli uomini di buona volontà!
7. Nella nostra determinazione a compiere tutto ciò che è necessario per superare le divergenze storiche che abbiamo ereditato, vogliamo unire i nostri sforzi per testimoniare il Vangelo di Cristo e il patrimonio comune della Chiesa del primo millennio, rispondendo insieme alle sfide del mondo contemporaneo. Ortodossi e cattolici devono imparare a dare una concorde testimonianza alla verità in ambiti in cui questo è possibile e necessario. La civiltà umana è entrata in un periodo di cambiamento epocale. La nostra coscienza cristiana e la nostra responsabilità pastorale non ci autorizzano a restare inerti di fronte alle sfide che richiedono una risposta comune.
8. Il nostro sguardo si rivolge in primo luogo verso le regioni del mondo dove i cristiani sono vittime di persecuzione. In molti paesi del Medio Oriente e del Nord Africa i nostri fratelli e sorelle in Cristo vengono sterminati per famiglie, villaggi e città intere. Le loro chiese sono devastate e saccheggiate barbaramente, i loro oggetti sacri profanati, i loro monumenti distrutti. In Siria, in Iraq e in altri paesi del Medio Oriente, constatiamo con dolore l’esodo massiccio dei cristiani dalla terra dalla quale cominciò a diffondersi la nostra fede e dove essi hanno vissuto, fin dai tempi degli apostoli, insieme ad altre comunità religiose.
9. Chiediamo alla comunità internazionale di agire urgentemente per prevenire l’ulteriore espulsione dei cristiani dal Medio Oriente. Nell’elevare la voce in difesa dei cristiani perseguitati, desideriamo esprimere la nostra compassione per le sofferenze subite dai fedeli di altre tradizioni religiose diventati anch’essi vittime della guerra civile, del caos e della violenza terroristica.

10. In Siria e in Iraq la violenza ha già causato migliaia di vittime, lasciando milioni di persone senza tetto né risorse. Esortiamo la comunità internazionale ad unirsi per porre fine alla violenza e al terrorismo e, nello stesso tempo, a contribuire attraverso il dialogo ad un rapido ristabilimento della pace civile. È essenziale assicurare un aiuto umanitario su larga scala alle popolazioni martoriate e ai tanti rifugiati nei paesi confinanti. Chiediamo a tutti coloro che possono influire sul destino delle persone rapite, fra cui i Metropoliti di Aleppo, Paolo e Giovanni Ibrahim, sequestrati nel mese di aprile del 2013, di fare tutto ciò che è necessario per la loro rapida liberazione.
11. Eleviamo le nostre preghiere a Cristo, il Salvatore del mondo, per il ristabilimento della pace in Medio Oriente che è “il frutto della giustizia” (cfr Is 32, 17), affinché si rafforzi la convivenza fraterna tra le varie popolazioni, le Chiese e le religioni che vi sono presenti, per il ritorno dei rifugiati nelle loro case, la guarigione dei feriti e il riposo dell’anima degli innocenti uccisi. Ci rivolgiamo, con un fervido appello, a tutte le parti che possono essere coinvolte nei conflitti perché mostrino buona volontà e siedano al tavolo dei negoziati. Al contempo, è necessario che la comunità internazionale faccia ogni sforzo possibile per porre fine al terrorismo con l’aiuto di azioni comuni, congiunte e coordinate. Facciamo appello a tutti i paesi coinvolti nella lotta contro il terrorismo, affinché agiscano in maniera responsabile e prudente. Esortiamo tutti i cristiani e tutti i credenti in Dio a pregare con fervore il provvidente Creatore del mondo perché protegga il suo creato dalla distruzione e non permetta una nuova guerra mondiale. Affinché la pace sia durevole ed affidabile, sono necessari specifici sforzi volti a riscoprire i valori comuni che ci uniscono, fondati sul Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo.
12. Ci inchiniamo davanti al martirio di coloro che, a costo della propria vita, testimoniano la verità del Vangelo, preferendo la morte all’apostasia di Cristo. Crediamo che questi martiri del nostro tempo, appartenenti a varie Chiese, ma uniti da una comune sofferenza, sono un pegno dell’unità dei cristiani. È a voi, che soffrite per Cristo, che si rivolge la parola dell’apostolo: «Carissimi, … nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi perché anche nella rivelazione della Sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare» (1 Pt 4, 12-13).
13. In quest’epoca inquietante, il dialogo interreligioso è indispensabile. Le differenze nella comprensione delle verità religiose non devono impedire alle persone di fedi diverse di vivere nella pace e nell’armonia. Nelle circostanze attuali, i leader religiosi hanno la responsabilità particolare di educare i loro fedeli in uno spirito rispettoso delle convinzioni di coloro che appartengono ad altre tradizioni religiose. Sono assolutamente inaccettabili i tentativi di giustificare azioni criminali con slogan religiosi. Nessun crimine può essere commesso in nome di Dio, «perché Dio non è un Dio di disordine, ma di pace» (1 Cor 14, 33).
14. Nell’affermare l’alto valore della libertà religiosa, rendiamo grazie a Dio per il rinnovamento senza precedenti della fede cristiana che sta accadendo ora in Russia e in molti paesi dell’Europa orientale, dove i regimi atei hanno dominato per decenni. Oggi le catene dell’ateismo militante sono spezzate e in tanti luoghi i cristiani possono liberamente professare la loro fede. In un quarto di secolo, vi sono state costruite decine di migliaia di nuove chiese, e aperti centinaia di monasteri e scuole teologiche. Le comunità cristiane portano avanti un’importante attività caritativa e sociale, fornendo un’assistenza diversificata ai bisognosi. Ortodossi e cattolici spesso lavorano fianco a fianco. Essi attestano l’esistenza dei fondamenti spirituali comuni della convivenza umana, testimoniando i valori del Vangelo.
15. Allo stesso tempo, siamo preoccupati per la situazione in tanti paesi in cui i cristiani si scontrano sempre più frequentemente con una restrizione della libertà religiosa, del diritto di testimoniare le proprie convinzioni e la possibilità di vivere conformemente ad esse. In particolare, constatiamo che la trasformazione di alcuni paesi in società secolarizzate, estranee ad ogni riferimento a Dio ed alla sua verità, costituisce una grave minaccia per la libertà religiosa. È per noi fonte di inquietudine l’attuale limitazione dei diritti dei cristiani, se non addirittura la loro discriminazione, quando alcune forze politiche, guidate dall’ideologia di un secolarismo tante volte assai aggressivo, cercano di spingerli ai margini della vita pubblica.
16. Il processo di integrazione europea, iniziato dopo secoli di sanguinosi conflitti, è stato accolto da molti con speranza, come una garanzia di pace e di sicurezza. Tuttavia, invitiamo a rimanere vigili contro un’integrazione che non sarebbe rispettosa delle identità religiose. Pur rimanendo aperti al contributo di altre religioni alla nostra civiltà, siamo convinti che l’Europa debba restare fedele alle sue radici cristiane. Chiediamo ai cristiani dell’Europa orientale e occidentale di unirsi per testimoniare insieme Cristo e il Vangelo, in modo che l’Europa conservi la sua anima formata da duemila anni di tradizione cristiana.
17. Il nostro sguardo si rivolge alle persone che si trovano in situazioni di grande difficoltà, che vivono in condizioni di estremo bisogno e di povertà mentre crescono le ricchezze materiali dell’umanità. Non possiamo rimanere indifferenti alla sorte di milioni di migranti e di rifugiati che bussano alla porta dei paesi ricchi. Il consumo sfrenato, come si vede in alcuni paesi più sviluppati, sta esaurendo gradualmente le risorse del nostro pianeta. La crescente disuguaglianza nella distribuzione dei beni terreni aumenta il sentimento d’ingiustizia nei confronti del sistema di relazioni internazionali che si è stabilito.
18. Le Chiese cristiane sono chiamate a difendere le esigenze della giustizia, il rispetto per le tradizioni dei popoli e un’autentica solidarietà con tutti coloro che soffrono. Noi, cristiani, non dobbiamo dimenticare che «Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio» (1 Cor 1, 27-29).
19. La famiglia è il centro naturale della vita umana e della società. Siamo preoccupati dalla crisi della famiglia in molti paesi. Ortodossi e cattolici condividono la stessa concezione della famiglia e sono chiamati a testimoniare che essa è un cammino di santità, che testimonia la fedeltà degli sposi nelle loro relazioni reciproche, la loro apertura alla procreazione e all’educazione dei figli, la solidarietà tra le generazioni e il rispetto per i più deboli.
20. La famiglia si fonda sul matrimonio, atto libero e fedele di amore di un uomo e di una donna. È l’amore che sigilla la loro unione ed insegna loro ad accogliersi reciprocamente come dono. Il matrimonio è una scuola di amore e di fedeltà. Ci rammarichiamo che altre forme di convivenza siano ormai poste allo stesso livello di questa unione, mentre il concetto di paternità e di maternità come vocazione particolare dell’uomo e della donna nel matrimonio, santificato dalla tradizione biblica, viene estromesso dalla coscienza pubblica.
21. Chiediamo a tutti di rispettare il diritto inalienabile alla vita. Milioni di bambini sono privati della possibilità stessa di nascere nel mondo. La voce del sangue di bambini non nati grida verso Dio (cfr Gen 4, 10). Lo sviluppo della cosiddetta eutanasia fa sì che le persone anziane e gli infermi inizino a sentirsi un peso eccessivo per le loro famiglie e la società in generale. Siamo anche preoccupati dallo sviluppo delle tecniche di procreazione medicalmente assistita, perché la manipolazione della vita umana è un attacco ai fondamenti dell’esistenza dell’uomo, creato ad immagine di Dio. Riteniamo che sia nostro dovere ricordare l’immutabilità dei principi morali cristiani, basati sul rispetto della dignità dell’uomo chiamato alla vita, secondo il disegno del Creatore.
22. Oggi, desideriamo rivolgerci in modo particolare ai giovani cristiani. Voi, giovani, avete come compito di non nascondere il talento sotto terra (cfr Mt 25, 25), ma di utilizzare tutte le capacità che Dio vi ha dato per confermare nel mondo le verità di Cristo, per incarnare nella vostra vita i comandamenti evangelici dell’amore di Dio e del prossimo. Non abbiate paura di andare controcorrente, difendendo la verità di Dio, alla quale odierne norme secolari sono lontane dal conformarsi sempre.
23. Dio vi ama e aspetta da ciascuno di voi che siate Suoi discepoli e apostoli. Siate la luce del mondo affinché coloro che vi circondano, vedendo le vostre opere buone, rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli (cfr Mt 5, 14, 16). Educate i vostri figli nella fede cristiana, trasmettete loro la perla preziosa della fede (cfr Mt 13, 46) che avete ricevuta dai vostri genitori ed antenati. Ricordate che «siete stati comprati a caro prezzo» (1 Cor 6, 20), al costo della morte in croce dell’Uomo-Dio Gesù Cristo.
24. Ortodossi e cattolici sono uniti non solo dalla comune Tradizione della Chiesa del primo millennio, ma anche dalla missione di predicare il Vangelo di Cristo nel mondo di oggi. Questa missione comporta il rispetto reciproco per i membri delle comunità cristiane ed esclude qualsiasi forma di proselitismo. Non siamo concorrenti ma fratelli, e da questo concetto devono essere guidate tutte le nostre azioni reciproche e verso il mondo esterno. Esortiamo i cattolici e gli ortodossi di tutti i paesi ad imparare a vivere insieme nella pace e nell’amore, e ad avere «gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti» (Rm 15, 5). Non si può quindi accettare l’uso di mezzi sleali per incitare i credenti a passare da una Chiesa ad un’altra, negando la loro libertà religiosa o le loro tradizioni. Siamo chiamati a mettere in pratica il precetto dell’apostolo Paolo: «Mi sono fatto un punto di onore di non annunziare il vangelo se non dove ancora non era giunto il nome di Cristo, per non costruire su un fondamento altrui» (Rm 15, 20).
25. Speriamo che il nostro incontro possa anche contribuire alla riconciliazione, là dove esistono tensioni tra greco-cattolici e ortodossi. Oggi è chiaro che il metodo dell’ “uniatismo” del passato, inteso come unione di una comunità all’altra, staccandola dalla sua Chiesa, non è un modo che permette di ristabilire l’unità. Tuttavia, le comunità ecclesiali apparse in queste circostanze storiche hanno il diritto di esistere e di intraprendere tutto ciò che è necessario per soddisfare le esigenze spirituali dei loro fedeli, cercando nello stesso tempo di vivere in pace con i loro vicini. Ortodossi e greco-cattolici hanno bisogno di riconciliarsi e di trovare forme di convivenza reciprocamente accettabili.
26. Deploriamo lo scontro in Ucraina che ha già causato molte vittime, innumerevoli ferite ad abitanti pacifici e gettato la società in una grave crisi economica ed umanitaria. Invitiamo tutte le parti del conflitto alla prudenza, alla solidarietà sociale e all’azione per costruire la pace. Invitiamo le nostre Chiese in Ucraina a lavorare per pervenire all’armonia sociale, ad astenersi dal partecipare allo scontro e a non sostenere un ulteriore sviluppo del conflitto.
27. Auspichiamo che lo scisma tra i fedeli ortodossi in Ucraina possa essere superato sulla base delle norme canoniche esistenti, che tutti i cristiani ortodossi dell’Ucraina vivano nella pace e nell’armonia, e che le comunità cattoliche del Paese vi contribuiscano, in modo da far vedere sempre di più la nostra fratellanza cristiana.
28. Nel mondo contemporaneo, multiforme eppure unito da un comune destino, cattolici e ortodossi sono chiamati a collaborare fraternamente nell’annuncio della Buona Novella della salvezza, a testimoniare insieme la dignità morale e la libertà autentica della persona, «perché il mondo creda» (Gv 17, 21). Questo mondo, in cui scompaiono progressivamente i pilastri spirituali dell’esistenza umana, aspetta da noi una forte testimonianza cristiana in tutti gli ambiti della vita personale e sociale. Dalla nostra capacità di dare insieme testimonianza dello Spirito di verità in questi tempi difficili dipende in gran parte il futuro dell’umanità.
29. In questa ardita testimonianza della verità di Dio e della Buona Novella salvifica, ci sostenga l’Uomo-Dio Gesù Cristo, nostro Signore e Salvatore, che ci fortifica spiritualmente con la sua infallibile promessa: «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo Regno» (Lc 12, 32)! Cristo è fonte di gioia e di speranza. La fede in Lui trasfigura la vita umana, la riempie di significato. Di ciò si sono potuti convincere, attraverso la loro esperienza, tutti coloro a cui si possono applicare le parole dell’apostolo Pietro: «Voi, che un tempo eravate non-popolo, ora invece siete il popolo di Dio; voi, un tempo esclusi dalla misericordia, ora invece avete ottenuto misericordia» (1 Pt 2, 10).
30. Pieni di gratitudine per il dono della comprensione reciproca espresso durante il nostro incontro, guardiamo con speranza alla Santissima Madre di Dio, invocandola con le parole di questa antica preghiera: “Sotto il riparo della tua misericordia, ci rifugiamo, Santa Madre di Dio”. Che la Beata Vergine Maria, con la sua intercessione, incoraggi alla fraternità coloro che la venerano, perché siano riuniti, al tempo stabilito da Dio, nella pace e nell’armonia in un solo popolo di Dio, per la gloria della Santissima e indivisibile Trinità!
Francesco Vescovo di Roma Papa della Chiesa Cattolica
Kirill Patriarca di Mosca e di tutta la Russia
12 febbraio 2016, L’Avana (Cuba)

giovedì 11 febbraio 2016

LESBICHE in RIVOLTA

SQUILLI IMPENSATI DI RIVOLTA IN FRANCIA. LE FEMMINSTE LESBICHE SI SCATENANO CONTRO L'«UTERO IN AFFITTO» 





C’è un luogo comune che circola da tempo in Italia: siamo un paese arretrato perché non abbiamo una legge sulle coppie di fatto, perché non abbiamo l’adozione per le coppie omosessuali, perché non legalizziamo l’utero in affitto, perché l’eterologa non va avanti a causa delle tante limitazioni. Ma se guardiamo davvero a quello che sta accadendo all’estero, forse dovremmo fare tesoro dell’esperienza di quei Paesi dove questa cultura c’è da tanti anni e sta provocando forti prese di posizione a difesa della famiglia naturale, delle donne e dei bambini.


Dalla Francia una voce forte contro l’utero in affitto
Dopo le manifestazioni della Manif pour tous, ecco un nuovo movimento che viene dalla Francia e che ci auguriamo possa essere contagioso, un contagio positivo di buone pratiche.
La cosa particolare è che a dare vita a questa iniziativa meritevole è un gruppo di femministe e lesbiche: il “Collectif National pour les Droits des Femmes” e alla “Coordination Lesbienne en France”. Martedì 2 febbraio, nella Salle Victor Hugo della Assemblée Nationale, si sono tenute sotto la presidenza della deputata socialista Laurence Dumont “Les Assises  pour l’abolition universelle de la Gpa” , (Assise per l’abolizione universale dell’utero in affitto) con l’obiettivo di radunare responsabili politici, associazioni femministe e di difesa dei diritti umani, di tutta Europa, per combattere “una pratica sociale che lede i diritti fondamentali dell’essere umano“.
Ecco la dichiarazione di Marie Jauffret, presidente del Collettivo CoRP, una delle associazioni promotrici delle Assises:
“La nascita e il bambino stesso non possono entrare in un sistema di produzione e di scambio senza che con questo vada a ledere il diritto delle persone. Riteniamo che le leggi costituiscono il solco entro il quale si definisce l’umanità. Solo le leggi possono garantire la giustizia, la pace, la libertà, l’uguaglianza, e la dignità degli esseri umani. È una pratica in se stessa contraria alla dignità delle donne che non possono essere affittate per il loro corpo o i loro servizi sessuali o riproduttivi senza ledere i diritti umani fondamentali. Ed è contraria anche alla dignità dei bambini che non possono essere donati o venduti”. Si condanna l’utilizzo del corpo delle donne “a vantaggio dell’industria e dei mercati della riproduzione.”
A questo link (clicca qui) potete leggere il testo dell’appello, in italiano, che tutti possono sottoscrivere.

USA: le problematiche sociali ed educative dell’eterologa
Il Comitato Etico della Società Americana per la Medicina Riproduttiva degli USA ha varato un documento sulla fecondazione eterologa, evidenziando tutte le problematiche chi si sono verificate nei 30 anni di applicazione di questa tecnica negli Stati Uniti. Si parla del diritto all’anonimato che viene contestato, quando la prole vuole conoscere la propria origine; del donatore che vuole conoscere i figli che sono nati grazie alla sua donazione; della necessità di scambio di informazioni sulla salute del donatore e del bambino, sulla responsabilità nell’aggiornare le notizie sul proprio stato di salute. In pratica il documento dimostra che il legame tra genitore biologico e prole viene sempre più allo scoperto, e non si può pensare di metterlo a tacere. Lo dimostra il proliferare di siti internet e forum dedicati alla ricerca sul web di donatori e fratellastri.

Il dibattito in Italia
Purtroppo il dibattito di questi giorni in Italia è tutto incentrato sui desideri degli adulti e non sul diritto dei bambini a crescere in modo equilibrato e sereno. L’esperienza all’estero dimostra le gravi conseguenze della decisione privata di genitorialità, costruita con tecniche di laboratorio, acquisto di materiale biologico, affitto di uteri, a fronte dei quali il giudice o il parlamento non dovrebbe fare altro che prenderne atto.
L’Italia dovrebbe andare a vedere quanto sta accadendo in altri Paesi, fermarsi a riflettere prima di prendere decisioni così delicate: ma l’ideologia domina le scelte del nostro Parlamento.
Il nostro impegno deve continuare: alla manifestazione del 30 gennaio abbiamo avuto le testimonianze sul palco di Jennifer Lahl, che negli USA si impegna contro l’utero in affitto, e di Zelika Markic, leader del Comitato promotore del referendum in Croazia che, pur avendo contro tutti i poteri forti, ha ottenuto che la Costituzione consideri matrimonio solo quello tra l’uomo e la donna.
La battaglia continua e deve trovare alleati anche a livello internazionale, perché è da lì che spesso ci vengono forniti esempi di buone pratiche e di strategie vittoriose.

mercoledì 10 febbraio 2016

guerra civile nella chiesa cattolica

La guerra civile cattolica




Massimo Viglione

Non è esatto sostenere, come è stato fatto di recente in una nota rivista cattolica, che il mondo cattolico sia diviso e confuso e prossimo al suicidio politico.

Se infatti parliamo degli esponenti della gerarchia, sono divisi ma niente affatto confusi. Si dividono in tre gruppi: 
1) quelli che non rischiano nessun suicidio politico, in quanto è proprio per i loro interessi politici ed economici (e carrieristici) che si sono venduti al mondo e alla dissoluzione generale oggi in atto; 
2) quelli ancora cattolici nell’animo, ma di cui solo uno sparuto numero di tanto in tanto osa farsi sentire; 
3) un’élite di venduti scientemente al demonio. 

Tranne qualche singolo lodevole caso, nessuno di questi, come detto, rischia nulla e comunque tutti hanno le idee chiare.

Se parliamo invece dei cattolici “laici”, il loro suicidio politico risale a decenni or sono e ora seguono maggioritariamente il primo gruppo dei vescovi in buona parte per le medesime ragioni di interesse politico, economico e carrieristico. Una parte minoritaria invece antepone la Verità a tutto questo e la segue, magari in maniera confusa, sperando disperatamente nel sostegno dei secondo gruppo dei vescovi (che non arriva quasi mai).

È tutto qui il problema: vescovi non più cattolici seguiti da una marea di ignavi, traditori e furbacchioni e carrieristi d’accatto. 
Vescovi ancora cattolici ma sempre più tremebondi e impauriti, rinchiusi nelle loro curie a ricevere fedeli buoni di nascosto (tutti nicodemiti nella pratica) che sono scavalcati di gran lunga nel bene da un popolo di fedeli veri pronti a combattere per la Verità e in difesa del Bene e dei più deboli e che sistematicamente viene ingannato e tradito.
Nessuna di queste categorie, come detto, si sta suicidando.

Poi, anche fra i vescovi, vi è qualche eccezione … Per lo più non italiana ed europea, e oggi neanche più occidentale. La salvezza, a quanto sembra, verrà da coloro che non erano i primi invitati alle nozze, come già avvenne con gli ebrei e i gentili.

E ciò in qualche modo si riflette anche sui laici cattolici. V’è chi capisce e lo dice, chi capisce e non lo dice (e si arrabbia pure con quelli che lo dicono … ) per interesse personale, per soggezione psicologica, per latrie di varia natura; e v’è chi ha tradito scientemente, che di solito ha ruoli di direzione.

È la guerra civile cattolica. Per ora ancora pacifica, ma già guerra. Tutto questo è l’antefatto di tragici eventi futuri, per chi non lo avesse ancora capito.

Siamo in guerra, cari cattolici, non solo con il mondo (anzi, con questo siamo molto pochi a essere in guerra), ma tra di noi. Siamo in guerra fra chi segue la Verità e il Bene e chi segue la marea di questa società e i suoi cambiamenti. E, spesso, costoro, specie se ecclesiastici, per un complesso di colpa non represso e per paura concreta di perdere qualcosa, se la prende proprio con quei cattolici che invece lottano e fanno quello che loro dovrebbero fare, sorridendo di contro ai dissolutori del bene e della verità.

Prendiamone atto senza continuare a fare finta di meravigliarci quando la fanno il doppio gioco, quando i vescovi si nascondono o quando i leaders dei grandi movimenti, delle testate o dei media un tempo cattolici, tradiscono. Lo abbiamo già visto decine di volte per decenni.

Non esiste un mondo più diviso e in guerra al suo interno di quello cattolico odierno ed è innegabile che negli ultimi anni tutto sia peggiorato e sembra andare alla catastrofe generale, anzitutto dottrinale.

Il mondo ci fa guerra, in maniera sempre più spietata, ma dinanzi a questa realtà evidentissima la risposta nostra è la guerra tra di noi, e così il mondo diventa sempre più forte e ci fa una guerra sempre più devastante.

La soluzione? La soluzione è solo una, talmente banale da essere di impossibile realizzazione (almeno a livello meramente umano): difendere tutti insieme la Verità della Rivelazione e tutto quanto insegnato dalla Tradizione e del Magistero universale della Chiesa Cattolica in questi duemila anni, rifiutando ogni altra contaminazione recente e odierna che contrasti palesemente con tutto ciò. Questa è l’unica via per l’unità dei cattolici, non ve ne sono altre. Ma questo è esattamente ciò che la gerarchia e gran parte del clero per primi non fanno, trascinando con sé quei “laici impegnati” con responsabilità di direzione di importanti movimenti di fedeli e di attività mediatica, provocando il disastro a cascata fra i laici ancora cattolici.

E allora, non rimane che pregare, sperare, lottare e testimoniare ogni giorno con il nostro apostolato. Chi vuol capire, ci seguirà. E, quando arriverà il giorno della resa dei conti, saremo trovati pronti. Per tutti gli altri, si può solo pregare e affidarli a Dio. L’importante, è che noi siamo coscienti del fatto che la Verità è più importante di qualsiasi uomo, di qualsiasi minaccia, di qualsivoglia esigenza mondana e quella solo, nella Carità, dobbiamo seguire.

Ognuno si faccia i propri conti. Un “piccolo resto di Israele”, del vero Israele, ovvero la Chiesa Cattolica, ci sarà sempre. È quello che non cede al mondo, anzitutto sulla coerenza dottrinale, il che non è fariseismo o mancanza di “misericordia”, ma è esattamente il contrario: «Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel Regno dei Cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli» (Mt., 7,21). Perché «Chi ama, rifiuta l’ingiustizia e la verità è la sua gioia» ammonisce san Paolo (1 Corinzi, 13, 6). [Fonte]

martedì 9 febbraio 2016

gli scout possono andare altrove

Una scout Agesci scrive ai capi nazionali: “Chi non accetta la visione della Chiesa può andare altrove” 


Durissima lettera di una Scolta degli Scout, che si firma Mariana, ai Capi Nazionali ai quali denuncia come molti giovani scout non rispettano l’insegnamento sulla famiglia come voluta da Dio.
Da Padova, la giovane scrive a a Ferri Cormio e Rosanna Birollo, Capo Scout e Capo Guida, a Marilina Laforgia e Matteo Spanò, Presidenti dell’AGESCI, a Padre Davide Brasca, Assistente Ecclesiastico Generalem a Elena Bonetti e Sergio Bottiglioni, Incaricati Nazionali della Branca R/S a Padre Giovanni Gallo, Assistente Nazionale della Branca R/S.
Scrive la giovane a proposito del Family Day: «Sono una Scolta di un gruppo scout della provincia di Padova. […] Avete sottolineato il fatto che l’Associazione educhi i ragazzi a vivere secondo la Buona Notizia e che, dopo le parole del Santo Padre, tutta la comunità ecclesiale non possa non aderire a questa visione della Famiglia come voluta da Dio. Ma queste sono parole, a me lo scoutismo ha sempre insegnato che poi servono anche i fatti. È vero, ci sono posizioni diverse all’interno dei moltissimi gruppi, lo vedo ogni giorno nel mio Clan, nei confronto con i miei Capi, l’ho notato anche nel reparto di un altro gruppo dove ero scolta in servizio l’anno scorso. Ognuno ha la sua idea, la sua posizione, che in quanto tale va rispettata. Ma noi siamo un’associazione cattolica, che, come avete scritto anche voi, accoglie la visione della Chiesa e il Vangelo, quindi, con tutto il rispetto, con tutta l’amicizia e con tutto il bene del mondo, chi non è pronto ad accogliere questa visione può prestare il suo servizio da un’altra parte. Mi rendo conto di esprimere una visione forte, che potrebbe non incontrare il favore di tutti, ma nelle realtà intorno a me vedo che spesso i cedimenti provenienti dal basso (cioè dalle realtà particolari dei gruppi), in assenza di prese di posizione chiare e univoche dall’alto, portano a crepe sempre più profonde. Un esempio? La Carta del Coraggio. O meglio, alcune sue parti, come quella sull’amore, che avanza richieste secondo me in contrasto con quello che invece la Chiesa e il Magistero ci insegnano, che non sono certo punti negoziabili nella vita di un credente. Come mai molti di noi R/S che erano presenti alla Route Nazionale due anni fa hanno deciso e votato a favore di quella presa di posizione? Secondo me, oltre alle opinioni personali, è anche causa del fatto che in molti gruppi il tema liturgico e le scelte che si dovrebbero prendere in coerenza con la fede cattolica, sono lasciate spesso al livello del “volemose bene”, cioè non vengono approfondite e soprattutto si lascia spazio a mediazioni che, a mio avviso, sui temi della fede sono inammissibili e l’assenza di una dimostrazione della volontà comune di seguire con più coerenza gli Insegnamenti in cui il metodo scout affonda le sue radici, aggrava la situazione. Lo scoutismo accoglie tutti, ma chi ne vuole fare parte deve accogliere i valori dello scoutismo. Chi non è cattolico, chi non vuole accettare gli insegnamenti della Chiesa e del Vangelo, può andare al CNGEI. Quel “non possa che tacere” lo trovo assurdo, perchè uno scout quando vuole ottenere qualcosa agisce, mentre qui si sta delegando il lavoro ad altri: lasciate che parli il Papa, lasciate che ognuno la pensi a modo suo, noi la pensiamo così ma non siamo pronti a prenderci la responsabilità dei valori in cui crediamo; è questo ciò che si legge tra le righe della vostra risposta, invece secondo me uno scout dovrebbe essere un coraggioso testimone di ció in cui crede, delle sue scelte e delle sue azioni. Mi dispiace, ma questo non è il modo di “fare del nostro meglio verso Dio e verso il nostro Paese”. Le persone che ci vengono portate ad esempio fin da quando eravamo bambini dai nostri capi scout, le persone che ci avete mostrato alla Route Nazionale come esempio di scelte di coraggio, sono persone che agiscono e non hanno paura di affrontare le conseguenze delle loro azioni. Personalmente quindi, questa risposta non mi soddisfa per niente, è solo un contentino che però non risolve le cose. Scusate il paragone, ma se avessimo agito così anche durante la Resistenza, a quest’ora probabilmente lo scoutismo in Italia non esisterebbe. Come diceva Don Pino Puglisi “non ho paura delle parole dei violenti, ma del silenzio degli onesti”. Noi come scout cattolici siamo chiamati ad essere testimoni coraggiosi non solo di uno stile di vita autentico e impregnato della capacità di saper pensare e scegliere con la propria testa, ma anche e soprattutto delle bellezza della Parola e della Creazione di Dio, senza la quale tutti i nostri valori e i nostri concetti non avrebbero significato. Il silenzio o il “tenere il piede in due scarpe” non ci rendono testimoni, ma spettatori assenti di una società che invece ha sempre più bisogno di ritrovare le proprie radici e i propri punti di riferimento. Quindi vi chiedo, vogliamo essere protagonisti del nostro tempo con coraggio, oppure ci lasceremo vincere dalla paura di vivere fino in fondo il nostro essere?».
http://www.lafedequotidiana.it/una-scout-agesci-scrive-ai-capi-nazionali-chi-non-accetta-la-visione-della-chiesa-puo-andare-altrove/

siamo in guerra

È guerra 




Allora: non stiamo a prenderci in giro, il tempo del dibattimento è finito, il dialogo non è mai stato un’opzione, è rimasto ormai solo lo scontro.
E lo scontro a muso duro è già in atto, lo stiamo consumando.
Però tranquilli ragazzi: sono alla frutta. Anzi: oltre.
Poiché anche se faticoso e paradossale, il bello di dover spiegare l’ovvio, di dover difendere la Verità, è che poi arriva il momento in cui la macchina schiacciasassi dell’ideologia si spatàscia sul muro della realtà.
Ed il segnale che quel momento è giunto è l’isteria di massa.
È l’ora che stiamo vivendo: ci sono tutti i sintomi. Gli schemi della propaganda stanno saltando come miccette: dalla “figura contenitiva” al “concetto antropologico”, dalle reclàme con brugole, biciclette e cinture di sicurezza alla martellante frenesia con cui stanno inflazionando il palcoscenico mediatico. Una sconnessa serie di deliranti autogol.

Tutto secondo copione: finiti gli argomenti (se mai ne hanno avuti) ora passeranno alla violenza, ma a quel punto, seppur apparentemente vincenti, avranno già perso.
D’altronde gli schieramenti sono scesi sul campo: il loglio si sta separando da solo dal buon grano, semplicemente emarginandolo.
Coloro che si ostineranno a non prendere posizione verranno rigurgitati, quindi non si perda tempo ad occuparsi di loro.
Abbiamo dato la nostra bella testimonianza, i porci hanno ricevuto fin troppe perle, ora cominceranno a rivoltarcisi contro. Ma niente paura: la grande bugia contemporanea ha le gambe troppo corte per continuare ad avanzare, si trascina esausta su moncherini ormai consumati.
Attenzione, però: ciò non significa che la battaglia legale sarà sicuramente vinta.
Anzi, siccome quella si gioca sul terreno colluso della politica, gli sciacalli faranno i loro giochi sporchi fino alla fine e c’è una seria probabilità che la menzogna verrà normatizzata.
Non sarà però che una vittoria apparente.
Certo la violenza dilagherà (già siamo ai cori da stadio ed agli oscuramenti telematici, prepariamoci ad una ritorsione di stampo persecutorio), e ci saranno vittime innocenti, purtroppo. Ma il tempo del nemico sta davvero per scadere, ecco perché si accanisce con maggior virulenza.
Perciò restiamo saldi nell’orazione e perseveranti nella testimonianza. Ostinatamente resilienti nella serena consapevolezza: che per quante battaglie sembrerà che perderemo, la guerra è già vinta.
https://andreatorquatogiovanoli.wordpress.com/2016/02/09/e-guerra/

lunedì 8 febbraio 2016

Quando vi sentirete tristi ...

“Quando vi sentirete tristi guardate l’azzurro del cielo”


NEL DICEMBRE DEL 1937 I SOVIETICI ASSASSINAVANO P. FLORENSKIJ,

FILOSOFO E SCIENZIATO RUSSO:

TRA LE CREPE DEL RAZIOCINIO UMANO AVEVA FATTO PENETRARE

LA LUCE DELLO SPIRITO

di Riccardo Paradisi

Leningrado, 8 dicembre, 1937: in un bosco vicino alla città, in piedi davanti alla fossa comune, Pavel Florenskij attende il colpo alla nuca. Ha i capelli lunghi come Gesù Cristo, la barba da pope, il camiciotto serrato con la cinta ai fianchi. E’ il più promettente scienziato della sua epoca, lo chiamano il Pascal russo. “In lui – dirà l’amico Bulgakov – si sono incontrate e unite la cultura e la Chiesa, Atene e Gerusalemme”. La prima volta che lo hanno arrestato è nel 1928, ha già condotto studi fondamentali di geometria non euclidea, ha anticipato intuizioni e scoperte fondamentali.
Florenskij è già molte cose: un matematico autorevole, un sacerdote e un teologo ortodosso, un filosofo solidissimo, un padre di famiglia attento e premuroso. Agli occhi del potere sovietico è colpevole di aver scritto – tra le oltre duecento pubblicazioni scientifiche già al suo attivo – Gli immaginari e la geometria, un saggio che si propone di rivalutare la concezione dello spazio presente nella Divina commedia con il sostegno teorico della geometria pura. Viene tuttavia rilasciato per interessamento della moglie di Gorkij, in cambio del favore il suo genio sfruttato per elettrificare la Russia. Nel 1933 è però di nuovo arrestato. “Non ho rinunciato al mio stato di sacerdote, ma d’altra parte perché dovrei rinunciare all’abito talare?” scrive Florenskij che continua a presentarsi vestito da ortodosso ai convegni scientifici, insistendo sul mistero, sullo stupore che prende alla gola e commuove ogni volta che tra le crepe del raziocinio umano penetra la luce dello spirito.

S’ostina, padre Pavel, a parlare di realismo ontologico, del vero empirismo che osserva il mondo senza schemi e trasforma il corpo stesso della realtà – “che è sempre più di se stessa” – in simbolo, “la sostanza stessa della verità vivente che traspare sul confine tra i due mondi”. La realtà dello spirito non è un’ipostasi astratta: tutto ciò che è ha una forma – sostiene Florenskij in quella summa aurea della sua filosofia che è Stupore e dialettica – e ogni forma contiene in sé un certo essere: “Non c’è vita senza forma e non esiste una forma vuota, priva della vita da essa formata” Ogni fenomeno è noumenalità manifesta: “in quanto spiritualità incarnata, in quanto intelligibilità contemplabile”.

Il potere sovietico dichiara inverosimile che “un pope oscurantista”, che pure con l’elettricità ha portato la luce anche nella tetra Lubianka dove a lungo avranno il piacere di torturarlo, possieda tanta competenza nelle scienze esatte. Del resto lo va ripetendo oggi anche lo scienziato ateista Richard Hawking che non si può essere al tempo stesso buoni scienziati e uomini religiosi.
E’ il 26 febbraio del 1933 quando padre Pavel viene dunque nuovamente arrestato, e stavolta condannato a dieci anni di lager e trasferito in Siberia, nelle isole Solovki, ove al posto dell’antico monastero era stato allestito il primo gulag. Nonostante le bastonature e i ritmi disumani di lavoro mette in atto scoperte di chimica organica e di botanica, riesce a scrivere ai famigliari due volte al mese. L’ultima volta che ha visto la moglie Anna e i tre figli più piccoli era l’estate del ’34, alla stazione di Skovordino.
Nel novembre del ‘37 la troika di Leningrado lo condanna a morte. Ha finalmente confessato di far parte d’una congiura controrivoluzionaria. La verità è che dopo aver resistito strenuamente a interrogatori spietati e alla tortura Florenskij s’è accollato false accuse per salvare alcuni compagni di prigionia. Non crede di aver fatto nulla di speciale e tuttavia è pronto a testimoniare col martirio “quell’azzurro dell’eternità che si intravede tra le crepe del raziocinio umano”: l’ipotesi inutile secondo Hawking, “la verità che non si può dimostrare – secondo Florenski – ma senza la quale non si può vivere”. E per la quale si può anche accettare di morire.
“Non dimenticatemi” scrive ai figli, “perché non è vero che tutto passa”. Tutto resta nella memoria, ogni momento di ieri, di oggi, del futuro “resta come la scia incandescente d’una stella che cade”. E “Quando avrete un peso nell’animo, guardate le stelle o l’azzurro del cielo. Quando vi sentirete tristi, quando vi offenderanno, quando qualcosa non vi riuscirà, quando la tempesta si scatenerà nel vostro animo, uscite e intrattenetevi da soli con il cielo. Allora la vostra anima troverà la quiete”

Piace pensare che nella luce che l’ha accolto dopo lo sparo Pavel Florenskij abbia visto nel quadro animato dell’eterno l’Ortodossia che in Russia rinasce e San Pietroburgo che cancella Leningrad, la scienza dei ciarlatani e lo stato dei sovieti nell’immondezzaio del pensiero e della storia; e abbia rivisto se stesso bambino che stupisce delle calcedonie sulla riva del mare “ardenti dall’interno” e i figli amati e la cara Anna, e tutti li abbia sentiti già riuniti in cielo. E finalmente quella visione fissata nel diario del 10 aprile ’23 come fugace preannuncio, promessa del paradiso: “Il bello era pervaso d’aria e di luce, era soave e mi era misteriosamente affine. Lo amavo teneramente, estasiato fino a sentirmi mancare il respiro, fino a dispiacermi di non potermi fondere con lui per sempre, di non poterlo accogliere dentro di me e di non potere, io, entrare in lui”.
http://www.laconfederazioneitaliana.it/?p=1907

domenica 7 febbraio 2016

attirarci addosso il castigo di Dio?

Ho peccato in pensieri, parole,

opere ed omissioni



Gesù ha detto: “ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore” (Mt. 5,28).

Come vediamo, per compiere il peccato non basta il pensiero. È necessario anche il desiderio. Ma una volta adulterato il pensiero, ossia pianificato il desiderio perverso, non basta il non compierlo per trovarsi in regola, bisogna emendare il desiderio e il cattivo pensiero maturato perchè, insegna sempre Gesù  che dal cuore si emanano gli adultèri e le azioni disoneste che macchiano l'uomo (Mt. 15,19). 

L'apostolo Paolo bolla di frequente, con parole roventi tutti i vizi e altrove ribadisce: "Fuggite l'impudicizia!" (1Cor. 6,18) che è la madre dei cattivi desideri. "Non immischiatevi con gli impudichi" (1Cor. 5,9); "In mezzo a voi, non siano neppur nominate l'incontinenza, l'impurità di ogni genere e l'avarizia" (Ef. 5,3); "Disonesti, adulteri, effeminati e sodomiti, non possederanno il regno di Dio...." (1Cor. 6,9-10)

In sostanza, poi, i famosi peccati contro lo Spirito Santo sono imperdonabili non perché Dio non voglia perdonarli, ma perché chi li compie si chiude del tutto all’azione della grazia di Dio e al pentimento, non si pente, ossia non elimina quel desiderio malvagio e perverso, giustificandolo e dunque ha un cuore chiuso alla conversione.




Ho peccato in pensieri parole opere ed omissioni è un "pacchetto" unico perchè i cattivi pensieri partono da desideri disordinati e si trasformano in parole, dalle parole agli atti, dagli atti alle omissioni, ossia, l'omissione al riconoscere ciò che è peccato. Molti pensano che il peccatore sia semplicemente un eretico, sia un semplice apostata, un immorale. ma non è solo questo: si può essere malvagiamente persino ortodossi nella dottrina e tuttavia vivere da peccatori. Che cosa sono dunque queste omissioni?

Stiamo attenti a non agire come il fariseo nella sua preghiera e agiamo piuttosto come il pubblicano, nella parabola che troviamo nel Vangelo di Luca 18,9-14.

C'è una bellissima risposta del cardinale Muller, Prefetto della CdF al quale in una lunga intervista, apparsa il 30 dicembre scorso sul settimanale tedesco Die Zeit, alla domanda:
che cosa pensi di quei cattolici che attaccano il Papa definendolo “eretico”, egli risponde: «Non solo per il mio ufficio, ma per convinzione personale devo dissentire. Eretico nella definizione teologica è un cattolico che nega ostinatamente una verità rivelata e proposta come tale dalla Chiesa da credere. Tutt’altro è quando coloro che sono ufficialmente incaricati di insegnare la fede si esprimono in modo forse infelice, fuorviante o vago. Il magistero del Papa e dei vescovi non è superiore alla Parola di Dio, ma la serve. (…) Pronunciamenti papali hanno inoltre un diverso carattere vincolante – a partire da una decisione definitiva pronunciata ex cathedra fino ad un’omelia che serve piuttosto all’approfondimento spirituale».

La risposta del cardinale la prendiamo per fare nostro questo esame della coscienza e non già per giudicare le coscienze degli altri... i nostri pronunciamenti dottrinali, per esempio, come sono? Quale testimonianza diamo alla Verità? Quale testimonianza diamo alla sana Dottrina? Quale testimonianza diamo nella vita quotidiana in famiglia, con gli amici, sul posto di lavoro, ai figli, e così via? Quale testimonianza diamo a chi è nel dubbio, nell'errore, nel peccato? Quanti peccati omettiamo di dire nel confessionale perchè ci riteniamo giusti, approvati dalle false dottrine perchè ci fanno comodo?


Lo diciamo all'inizio della Messa e si chiama Atto penitenziale, il Confiteor: Confesso a Dio onnipotente, e a voi, fratelli, che ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni: (battendosi il petto) per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa. E supplico la beata sempre vergine Maria, gli angeli, i santi e voi, fratelli di pregare per me il Signore Dio nostro.

Vale la pena, allora, fare uno sforzo per evitare che l'abitudine a ripetere certe formule non diventino però ostacolo al riconoscere davvero questo peccare, e fare ogni autentico proposito per debellare in noi quel desiderio malvagio che ci porta costantemente lontani da Dio. Infatti non è mai Dio ad allontanarsi da noi, ma noi da Lui, e quanto maggiormente chiudiamo il cuore a questo percorso di purificazione, maggiormente ci illudiamo di stare nel giusto.

C'è un'importante precisazione da fare riguardo ai peccati di omissione. Omettere vuol dire tralasciare. Il giudizio finale, invece, avverrà tutto proprio sui peccati di omissione:
«Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli... e saranno riunite davanti a Lui tutte le genti, Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sua sinistra... Poi dirà a quelli alla sua sinistra: "via lontano da me, maledetti nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché...(..) In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli (cioè gli emarginati) non l'avete fatte a me". E se ne andranno questi al supplizio eterno e i giusti alla vita eterna» (Mt 25, 31, 32, 41-43, 45, 46).

Non diamo ascolto a quelli che dicono che l'Inferno non esiste, o che si svuoterà, o che è lo spauracchio che la Chiesa usa per tenere il popolo oppresso, no! Ricordiamo piuttosto il monito dei Santi che dell'Inferno ce ne hanno parlato, ricordiamo le parole di Santa Suor Faustina Kowalska, colei che ha ricevuto da Gesù di parlare della Sua Divina Misericordia, ma dove anche le fece vedere l'Inferno che ella descrisse nel suo Diario:
"Oggi, sotto la guida di un angelo, sono stata negli abissi dell'inferno. È un luogo di grandi tormenti per tutta la sua estensione spaventosamente grande. (...) Il peccatore sappia che col senso col quale pecca verrà torturato per tutta l'eternità. Scrivo questo per ordine di Dio, affinché nessun'anima si giustifichi dicendo che l'inferno non c'è, oppure che nessuno c'è mai stato e nessuno sa come sia. Io, Suor Faustina, per ordine di Dio sono stata negli abissi dell'inferno, allo scopo di raccontarlo alle anime e testimoniare che l'inferno c'è. Ora non posso parlare di questo. Ho l'ordine da Dio di lasciarlo per iscritto. (..) Quello che ho scritto è una debole ombra delle cose che ho visto. Una cosa ho notato e cioè che la maggior parte delle anime che ci sono, sono anime che non credevano che ci fosse l'inferno..."

Quindi il non fare il bene è cosa di cui bisognerà rendere conto al punto che le omissioni indicate da Gesù significheranno semplicemente la dannazione!

Dicono che il Dio dell'Antico Testamento sgomenta per la sua intransigenza, ma qui è Gesù che parla: e non è Gesù "il nostro Signore e nostro Dio" una sola cosa col Padre che chiama Padre e una cosa sola con lo Spirito Paraclito?
Dio è amore e come qui si vede, Egli non tollera che dei suoi figli lascino morire di fame o di ignoranza altri suoi figli, per questo il Catechismo insegna le "7 opera di misericordia corporali e le 7 opere di misericordia spirituali".



Anzi Gesù, paradossalmente e apparentemente, mostra maggiore severità del Padre nel pretendere la perfezione dell'uomo, perchè Lui è venuto ad insegnarci come si fa, pagandone il prezzo.

Infatti alcuni comandamenti vennero "amplificati" da Gesù nel senso che Egli volle far comprendere il loro più profondo significato e che il peccato è non tanto nell'azione, quanto nel sentimento che lo produce, nell'intenzione, nella perversione, nella giustificazione nel commetterlo. E' dal pensiero malvagio che si produce poi l'effetto.

Egli solo e proprio perché Figlio di Dio e quindi Dio, poteva parlare con autorità divina e dichiarare:
«Avete inteso che fu detto agli antichi... ma Io vi dico...
Ed ecco che al comandamento: "non commettere adulterio"; Gesù aggiunge: "chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore" ( Mt 5,28), e questo vale anche per le donne come insegnerà Paolo.

Al 5° comandamento: "non uccidere", Gesù aggiunge: "chiunque si adira con il proprio fratello sarà sottoposto a giudizio (...) sarà sottoposto al fuoco della geenna" (Mt 5, 22).
Tanto grande è la dignità dell'uomo, che insultare un essere umano con disprezzo e con odio, è come insultare il Signore, perché l'uomo è creato a immagine di Dio! Ma soprattutto qui è chiamato in causa il perdonare. Lo diciamo nel Padre Nostro: "rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori..." chi non perdona il prossimo che gli ha fatto qualcosa che è male, ed agisce con odio e vendetta, sarà ripagato da Dio con la stessa moneta. L'odio e la vendetta, infatti, alimentano nel cuore dell'uomo pensieri malvagi, per questo il nostro modello è Gesù, un Dio fatto uomo e non il contrario. Perchè Gesù è perfetto, è senza peccato, è Dio, e i suoi insegnamenti sono divini, sono perfetti.

Possiamo fare un'altra precisazione a proposito del 6° comandamento. Esso è stato tradotto dall'ebraico anche con le parole: non fornicare. La fornicària, in lingua latina, è la prostituta: chi andava con una prostituta, tradiva la moglie e quindi commetteva adulterio. Però, con significato più esteso, fornicare vuol dire darsi a piaceri illeciti.

Sentiamo che cosa dice l'Apostolo a questo proposito:
«Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi come si addice a santi; lo stesso si dica per le volgarità, insulsaggini, trivialità... Perché sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impuro o avaro... avrà parte al regno di Cristo e di Dio. Nessuno vi inganni con vani ragionamenti: per queste cose infatti piomba l'ira di Dio su coloro che gli resistono. Non abbiate quindi niente in comune con loro. Se un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore» (Ef 5, 3-8).

I «vani ragionamenti» che possono ingannare le coscienze sono proprio quelli che si fanno oggi e cioè che tutto è lecito, che bisogna liberarsi dai tabù del passato, ecc.

Chi dice così o non sa che la parola di Dio, vale per tutti i tempi perché Dio non è come gli uomini che oggi possono dire una cosa e domani la riconoscono errata ed hanno quindi bisogno di correggerla! Non abbiamo un Dio giocarellone e ciò che era peccato ieri è peccato anche oggi, i Comandamenti non mutano con i tempi....

Oppure chi dice così: che bisogna liberarsi dai tabù del passato... omette di ben ragionare perchè definisce maliziosamente i Comandamenti e la legge di Dio come un tabù del passato e così dimostra solo di non aver mai creduto davvero nella legge divina.

Le parole dell'Apostolo Paolo sono state dichiarate Parola di Dio perché ispirate dallo Spirito Santo e sono in perfetta armonia con quelle di Gesù che dichiara, e che pochi sacerdoti e catechisti citano:
«Quel che esce dall'uomo, questo sì contamina l'uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adulteri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l'uomo» (Mc 7, 20-23).
Contaminare vuol dire infettare, corrompere, deturpare, macchiare, omettere.

E questo è il peccato: macchia, corruzione, abbruttimento dell'anima, omissione della verità e quindi la menzogna. In questo stato l'anima non può avere comunione con Dio che è purezza assoluta e santità.

Vogliamo proprio attirarci addosso il castigo di Dio? Dice ancora S. Paolo:
«Non illudetevi, né immorali, né idolatri, né effemínati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci, erediteranno il regno di Dio» (1 Cor 6, 9-10).

E ancora: «Mortificate dunque quella parte di voi che appartiene alla terra. fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e quella avarizia insaziabile che è idolatria, cose tutte che attirano l'ira di Dio su coloro che disobbediscono» (Col 3, 5, 6).

E scrivendo agli ebrei dichiara: «Il matrimonio sia rispettato da tutti e sia il talamo incontaminato. I fornicatori e gli adulteri saranno giudicati da Dio» (Eb 13, 4).

Non siamo chiamati ad emettere giudizi sulle persone che peccano, ma come abbiamo dimostrato siamo chiamati a dare testimonianza alla Verità, chiamati a chiamare il peccato con i tanti nomi che lo distinguono, chiamati a non omettere nulla di ciò che la legge Dio, fatta per noi peccatori, insegna affinchè ce ne liberiamo al più presto possibile, senza farci degli sconti, senza corruzione, senza alcun compromesso.

Severi dunque prima con se stessi, e poi predicatori contro i peccati e non contro i peccatori, ma non con le proprie opinioni, le proprie misericordie, il proprio buonismo, piuttosto con la Scrittura alla mano, con le parole e l'insegnamento di Gesù Cristo, con le raccomandazioni della Sua Santissima Madre a Fatima e a Lourdes, per esempio, con l'insegnamento della Chiesa che è Madre e Maestra del nostro viver quotidiano e per il nostro vero bene, per la nostra vera felicità.
Sia lodato Gesù Cristo +



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