lunedì 27 giugno 2016

lettera dell' Arcivescovo

La risposta esemplare del Cardinale: "Il Vescovo non deve dare alcun permesso: vale la regola del gruppo stabile"



Valga per tutti, Vescovi compresi, l'esemplare, concisa e chiarissima risposta che un Arcivescovo, insignito di recente della porpora cardinalizia da Papa Francesco,  ha dato nei giorni scorsi per sanare definitivamente un piccolo pasticcio provocato dal "troppo zelo" di un Sacerdote che si era indebitamente rivolto alla Curia per avere il "permesso" di celebrare la Santa Messa con l'antico messale in un'altra parrocchia per una ricorrenza  cara ai fedeli del gruppo.Il Cardinale Arcivescovo ha così scritto al capo-gruppo del Coetus fidelium che gli si era rivolto. 
 
Gent.mo Sig. ...  ,
Le ho già detto che vale la regola del gruppo stabile e il Vescovo non deve dare permessi. 
So che avete parlato con il parroco di ... al quale è stato detto che il gruppo si porta anche il libro liturgico (il Messale del 1962 di San Giovanni XXIII N.d.R.) 
Non so chi celebri la Santa Liturgia Eucaristica: se è sacerdote della diocesi di ... non ho nulla da eccepire, se fosse un altro sacerdote deve esibire, come da regola canonica, il CELEBRET al Parroco di .... 
Benedico di cuore con l'occasione tutti voi e le vostre famiglie. 

+ ...  Arcivescovo

sabato 25 giugno 2016

il peccato di volere un'unica lingua

Brexit. Scricchiola la moderna Torre di Babele



 
Parlamento di Strasburgo e Torre di Babele
di Giorgio Usai

Ormai da lungo tempo è diventato un "mantra" che non si possa più fare teologia della storia e che gli accadimenti storici siano slegati e sfuggano al controllo e al potere di quel "Signore della Storia" rivelato nelle Scritture, poi però avvengono fatti come la Brexit e la memoria va subito all'episodio della Torre e della Città di Babele e quelle considerazioni lasciano spazio a nuovi modi di guardare a quella stessa storia che ci è stata tramandata e di cui siamo anche parte.

Partiamo dalla spiegazione dell'episodio tutt'altro che banale appoggiandoci all'esegesi fatta da fr. Emanuele Testa, di Genesi 11,1-9: il racconto è ambientato all'epoca dei grandi imperi della Mesopotamia e al versetto 1 recita: "la terra aveva un'unica lingua", ma il versetto non parla affatto di "lingua" (lashon) ma di un "solo labbro" (safah ehat) e di una "Città" e di una "Torre" che erroneamente evoca un edificio religioso, tipo le immense ziggurat, perchè il termine "migdal" che viene tradotto con "Torre" indica un edificio di tipo militare, un baluardo di difesa privo di connotati religiosi di cui erano dotate le città più significative di quel periodo storico.

Il contesto è politico, non religioso. L'espressione "un solo labbro e uniche parole"(dabar) ricorre spesso in documenti di corte Assira, che indicava con tale termine la pacificazione che seguiva alla conquista militare del grande impero, che sradicando e deportando i popoli conquistati li privava della loro lingua e della loro identità culturale al fine di sottometterli e utilizzarli come manovalanza. La stessa costruzioni di una nuova Città era il modo in cui si celebrava una nuova dinastia al potere o una grande impresa militare oltre che uno dei due modi in cui ci si faceva un "nome" duraturo nell'antichità (l'altro era la discendenza).

A fronte di questo progetto vi è il modo differente in cui il Popolo che tramanda questo racconto, Israele, vive e agisce. L'idea del versetto 3 di costruire con "mattoni" a differenza di Israele che usava la pietra data da Dio, mette in luce la sproporzione tra grandiosità dei progetti e mezzi per realizzarli. L'affermazione "che toccasse il cielo" contrapposto al fatto che al versetto 5 Dio per accorgersene "debba scendere dal cielo" indica la velleità di certe costruzioni umane.

Sin qui il racconto, ma è soprattutto la teologia sottesa che presenta in modo paradigmatico il pensiero di Dio rispetto al sogno totalitario degli imperi che si alternano in area mesopotamica: il peccato di voler ridurre tutta la terra a un'unica lingua ed uniche parole (oltre che un'unica moneta) provoca Dio a intervenire e a vanificare questo tipo di progetto, impedisce la costruzione della città e della torre e obbliga le nazioni a disperdersi su tutta la terra.

L'idea è quella di una salvaguardia dell'uomo da parte di Dio, non di una punizione, il motivo è la contrarietà agli imperialismi massificanti e totalitari che eliminano i popoli e le loro specificità (non dimentichiamo che il finale della storia in Apocalisse 21,4 parla di Popoli al plurale e in 21,24 di Nazioni, mai di un solo Popolo e di una sola Nazione in cui sono confluiti tutti gli altri ...). L'importanza di questo episodio e il fatto che ci sia stato tramandato è data dall'azione di Dio che si verifica ogni qual volta che si riproduce lo stesso tipo di dinamica.

Veniamo all'oggi: è innegabile che la costruzione Europea egemonizzata dalla Germania sempre desiderosa di un Reich tenda a cancellare autonomie, particolarismi e identità per farle convergere in un'unica moneta, in una sola prospettiva economica, in regole che valgono indistintamente ad ogni latitudine, applicate da una classe di euroburocrati insensibili alla voce democratica dei popoli.

Certo forse può sembrare esagerato considerare la "Torre" della BCE a Francoforte alla stregua della Torre che quale rocca militare signoreggiava sulla Città, e sicuramente non conviene identificare i Draghi e le svariate altre "bestie" antidemocratiche che vi siedono come quei Draghi e Bestie di cui si inebriarono le nazioni e i governanti della terra in Apocalisse 18, però resta un fatto che può e deve confortarci: ogni qualvolta sorgono questo tipo di progetti egemonici che sottraggono la speranza a intere generazioni riducendole alla disoccupazione, nascondendogli i loro veri interessi nazionali attraverso la tirannia del denaro usato come "malta e mattoni" per defraudarli della loro identità e delle loro legittime autonomie, sorge e sorgerà il Pantokrator a ristabilire, attraverso altri uomini, il corretto andamento del mondo.

http://www.campariedemaistre.com/2016/06/brexit-scricchiola-la-moderna-babele.html?m=1

molti santi sacerdoti

LITANIE PER LA SANTIFICAZIONE
DEI SACERDOTI






Concedeteci, o Signore, dei sacerdoti.
Concedeteci, o Signore, dei sacerdoti.
 
Concedeteci, o Signore, dei santi sacerdoti.
Concedeteci, o Signore, dei santi sacerdoti.
 
Concedeteci, o Signore, molti santi sacerdoti.
Concedeteci, o Signore, molti santi sacerdoti.

Santa Maria, Regina del Clero, concedeteci dei santi sacerdoti.
San Giuseppe, Patrono della santa Chiesa,
Santi Angeli ed Arcangeli,
Santi Patriarchi e Profeti, 
Santi Martiri e sante Vergini, 
Santi Vescovi e Confessori, 
Santi Fondatori di Ordini religiosi, 
Sant'Antonio da Padova, difensore dell'Eucaristia, 
San Pasquale Baylon,
San Giovanni Maria Vianney, modello di santità sacerdotale, 
San Francesco Saverio, patrono dei preti missionari, 
Santa Teresa del Bambin Gesù, vittima per la santificazione sacerdotale,
Santi e Beati del Cielo,
Per celebrare degnamente il Santo Sacrificio, 
Per offrire quotidianamente la Santa Messa, 
Per nutrire i fedeli col Pane di Vita, 
Per favorire gli splendori del culto divino, 
Per rigenerare le anime col Battesimo, 
Per istruire i fanciulli nella santa religione, 
Per crescere la gioventù nel santo timore di Dio, 
Per annunciare a tutti la Parola di Dio, 
Per convertire tutti gli infedeli e gli eretici, 
Per smascherare e combattere le false dottrine, 
Per confermare nella Fede coloro che dubitano,
Per sostenere ed incoraggiare coloro che esitano,
Per rialzare coloro che cadono e riconciliarli con Dio, 
Per ricondurre a Dio tutti coloro che se ne sono allontanati, 
Per salvaguardare la morale cristiana,
Per lottare vigorosamente contro la corruzione dei costumi,
Per benedire delle sante unioni,
Per difendere l'onore e la santità del Matrimonio, 
Per consolidare la gioia delle nostre famiglie cristiane, 
Per fortificare e consolare i nostri ammalati ed i tribolati, 
Per assistere i nostri moribondi,
Per condurre i nostri cari al luogo dell'eterno riposo, 
Per pregare ed offrire per i nostri defunti, 
Per dare Gloria a Dio e pace alle anime di buona volontà,

Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, perdonaci, o Signore.
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, esaudiscici, o Signore.
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi.
 
Preghiamo
Suscita, o Signore, in seno alla tua Chiesa lo spirito di pietà é di fortezza: esso renda degni i ministri del tuo Altare ne faccia strenui assertori della Tua Parola. Per Cristo Nostro Signore. Amen.

venerdì 24 giugno 2016

Lo Spirito ha trovato la Sposa sul punto di concedersi al Mondo.

Spiritus et Sponsa

Di ecumenismo, confesso, mi sono sempre interessato poco. Anche nel caso del concilio (che doveva essere panortodosso) in corso in questi giorni a Creta, non ho seguito molto le vicende che hanno portato al suo fallimento, prima ancora che iniziasse, per l’assenza delle delegazioni di Antiochia, Georgia, Bulgaria e Mosca. Un tempo mi sarei rallegrato di questo insuccesso (ché di questo si tratta, a prescindere dalle conclusioni a cui giungerà l’incontro, dal momento che esse saranno comunque non vincolanti) perché dimostra l’incapacità dell’Ortodossia di raggiungere un qualsiasi consenso dopo lo scisma con Roma. Oggi mi rallegro dello smacco per altri motivi, che sono quelli esposti nelle riflessioni che un amico ha pubblicato su Facebook e che mi pare utile condividere con voi. 
“W il primato”, mi ha scritto in questi giorni un confratello. Una volta avrei sottoscritto senza esitazione; oggi avrei qualche perplessità: ciò che doveva essere la nostra forza, si sta rivelando la nostra debolezza; mentre, al contrario, ciò che appariva finora il punto debole dell’Ortodossia sembrerebbe risultare il segreto della sua vitalità. Nell’assalto del mondo contro la Chiesa, il sistema immunitario delle comunità ortodosse dà l’impressione di essere piú efficiente di quello della Chiesa cattolica. È troppo forte il fascino che il mondo esercita sulle élites che detengono il potere, nella società come nella Chiesa. Piú resistenti sono gli anticorpi presenti nella “base”, della società come della Chiesa. È ovvio che in un sistema “sinodale” come quello ortodosso le difese immunitarie abbiano maggior possibilità di reagire. Non nascondo un pizzico di invidia. Resta la speranza che lo Spirito, nella sua fantasia talvolta bizzarra, sappia trovare anche per la Chiesa cattolica il modo di farla reagire alla lenta e inarrestabile resa di fronte al mondo.
* * *

Cosa fa Dio, quando la Chiesa gli chiede lo Spirito? Glielo dona. Cosí, gratuitamente. Dio è molto semplice. Dio non è avaro. Dio non ha tesori gelosi da custodire. Quel che ha lo dà. Cosí come è, si dà. Ma lo sa, la Chiesa, quel che invoca e quel che riceve?

Lo Spirito non è il Logos, non è un’istanza ordinatrice. Non si conosce da dove viene né dove va. È la mano sinistra del Grande Prestigiatore, quella che estrae invisibile le carte truccate dalle maniche mentre il pubblico è incantato dall’abilità della destra. È la divina ubriachezza, è la grazia immeritata, è il caos deterministico. È la colomba, ma ancora piú il vento: quel Libeccio che sferza da anni le vecchie mura del cosmo, che fa impazzire le bussole e che confonde il calcolo dei dadi, che spezza le mani dell’arenaria e che sconvolge i libri d’ore nei solai, per usare le immagini di Montale.

La Chiesa ha invocato lo Spirito sul Santo e Grande Sinodo. E lo Spirito è sceso e si è manifestato: nel suo classico, non addomesticabile, imprevedibile modo. A lungo ha soffiato fra i rami delle alte foreste e dei contorti cespugli dell’Athos, infilandosi tra i muri degli eremi e dei grandi monasteri, e incendiando le menti dei monaci di santo e incomprensibile delirio. Ed essi sono stati i primi a intonare un canto intriso di fiduciosa angoscia. Lo si sente da mesi. Questa perturbante melopea confesso di non averla finora mai compresa. Pur rispettandone e venerandone la sorgente, mi è sempre parsa rozza, brutale, fastidiosa: perché preoccuparsi, proprio quando le persone cominciano a guardarsi e a parlarsi? Solo adesso comincio a decifrarne qualche frammento, a riconoscerne il Divino Ispiratore.

Ma se il medesimo Divino Ispiratore fosse anche dietro la tracotanza russa, dietro il cuore duro e la dura cervice dei bulgari e dei georgiani, dietro le controversie giurisdizionali sul Qatar che armano l’una contro l’altra nientedimeno che Gerusalemme e Antiochia? Se soprattutto fosse nel doloroso sconcerto, nella cocente delusione, nella misteriosa ostinazione del Patriarca Bartolomeo, solo e chiuso nel Fanar come in una città proibita in mezzo al mondo ormai irrimediabilmente trasformato, o meglio solo ed esposto nel Fanar, senza lo scudo, la cintura, la corazza della fede accesa di un popolo.

Pare che uno dei problemi — pensate — sia stata la disposizione delle sedie nella sala. Mosca voleva il cerchio, Costantinopoli due file affrontate, col Patriarca al centro a presiedere. Veramente si crede che tutto questo possa essere opera umana? Puerilità simili tradiscono una mano ironicamente divina.

Lo Spirito è disceso e ha trovato la Sposa sul punto di concedersi al Mondo. E no, non poteva lasciargliela. L’ha abbracciata stretta: e per alcuni quest’abbraccio è stato dolore, per altri delirio, per alcuni indurimento, per altri fallimento, per alcuni capriccio di bimbo, per altri lamento di vecchio, per alcuni rabbia, per altri farsa, per tutti stupore. L’abbraccio è stato cosí intenso da fare impazzire la Sposa. Impazzire: cioè frammentarsi in piccoli pezzi irrelati. Con i molti che non andranno a Creta, e hanno ovviamente torto, ma anche ragione. E con i pochi che a Creta ci saranno, e hanno ovviamente ragione, ma anche torto. Beve dunque fino alla feccia la coppa della propria umiliazione, viene mostrata nuda a tutti. La folle nudità della Sposa ha fatto retrocedere coloro che già pregustavano di saccheggiare il tesoro del Re assente. Vedrete, fuggiranno tutti, nessuno piú la vorrà. Dopo averla giudicata severamente, dopo averla irrisa, dopo averla ritenuta impresentabile in società, la ignoreranno e infine la dimenticheranno. Come una novella Psiche, la Sposa dovrà separare i mucchietti dell’immenso granaio, raccogliere la lana dorata sul vello delle pecore feroci, attingere acqua dalla sorgente delle vertigini, e infine discendere agli inferi, e tutti sanno che per discendere agli inferi bisogna prima morire.

E tuttavia non è forse questa sua sorte infinitamente preferibile al diventare prostituta del Mondo, sua conquista, suo vanto, suo trastullo, comprata con le perline colorate della firma concorde di qualche documento troppo saggio per essere santo, di qualche abbraccio pontificio troppo amichevole per essere fraterno, di qualche apparizione troppo smagliante per essere luminosa sui palcoscenici della contemporaneità? Segno di contraddizione essa resterà invece, pietra di inciampo resterà, custodita dalle liti, goffa e impacciata nei suoi poveri stracci d’oro, luce e madre per gli amanti e per i dolenti.
Leonardo Lenzi
 

giovedì 23 giugno 2016

mostrami il tuo volto!


IL VOLTO SANTO




«Il volto del Dio incarnato ti colpirà con dolore tagliente e sottile […] La vista di Lui ti accenderà nel cuore pensieri di tenerezza, di riconoscenza, di riverenza. Sarai malato d’amore, e ti struggerai per Lui, per Lui dolce a tal punto nella sua perenne abnegazione da restare vilmente ferito da un vile come te. C’è una supplica nei suoi occhi tristi che ti toccherà nel vivo, e ti turberà.  E odierai e detesterai te stesso: se pure senza peccato ora, tu sentirai d’aver peccato, come mai prima avevi sentito; e desidererai scivolare via, e nasconderti alla Sua vista e tuttavia avrai un’ardente brama di rimanere dinnanzi alla bellezza del Suo volto.  E queste due pene, così in contrasto e così forti - l’ardere per Lui, quando Lo vedi, la vergogna di te al pensiero di vederLo - saranno il tuo più vero, più aspro purgatorio». J.H. Newman, Il sogno di Geronzio.

Tommaso Moro: un uomo

S. Tommaso Moro:
morire per l'obiezione di coscienza
 
 
 
di Alfredo Incollingo

Thomas More era il Lord Cancelliere del re inglese Enrico VIII
. Ricopriva un ruolo di degno rispetto nella corte reale ed era probabilmente il notabile più invidiato e “quotato” nel regno e in Europa. La sua fama lo precedeva dovunque e, prima di divenire un alto dignitario, svolse con successo le numerose missioni diplomatiche nel continente che gli valsero la stima e il rispetto del monarca. Thomas era anche un noto e apprezzato umanista, amico di Erasmo da Rotterdam e un autore raffinato. “Utopia”, l'opera più conosciuta del More, divenne un testo letto nei principali circoli umanisti dell'epoca e ancora oggi conserva la sua positività, nonostante si parli di un mondo utopico, inarrivabile. 

 More aveva le “carte in regola” per assicurarsi una vita di successo e di ricchezza per sé e per i suoi discendenti, ma preferì morire piuttosto che andare contro la sua coscienza e la sua fedeltà alla Chiesa Cattolica.

Thomas More, come i primi martiri della Chiesa, è un obiettore di coscienza. Anche oggi esistono e per fortuna aumentano di numero tra le tante invettive dei media e dell'intellighenzia libertina e progressista. Con tenacia si resiste alle polemiche e alle parole blasfeme, ma, lo possiamo dire, oggi siamo fortunati, non siamo ancora arrivati alla condanna a morte, sebbene vi siano già delle avvisaglie di persecuzione. Il “caso More” è un monito a non cedere, anche di fronte alle ripercussioni più dure: portare avanti la propria battaglia contro l'aborto e l'eutanasia, per esempio, costa in visibilità e nei rapporti personali, ma il premio sarà enorme e non c'è dubbio che il nostro “sacrificio” darà adito ad altri obiettori. La prassi è più forte delle parole e, chi non ha coraggio di mostrare in pubblico le proprie idee, avrà la sicurezza necessaria per farlo con determinazione.

Thomas More ne aveva molto di coraggio, un atteggiamento che nasce da una fede salda e mai cedevole. Questo è il cristiano: un uomo o una donna capaci di testimoniare il Vangelo senza paura.

 More aveva tutto, ma decise di lasciare ogni cosa pur di non recare torto alla propria coscienza e vivere di rimorsi.

Nel 1532 Enrico VIII impose ai propri sudditi un giuramento di supremazia del re inglese quale nuovo “capo”  politico e teologico della chiesa anglicana in risposta al rifiuto di Papa Clemente VII di sancire il suo divorzio da Caterina d'Aragona. Il clero fu costretto a sottomettersi alle volontà reali, ma Thomas More, pur essendo laico, protestò e criticò la scelta del re, lasciando il 16 maggio 1532 il suo incarico di Cancelliere. La riforma di Enrico VIII era chiaramente anti-papale e il Lord, fedele cattolico, non poteva prestar giuramento ad un atto “contro coscienza”. La sua fede era più forte delle beghe politiche ma queste finirono per travolgerlo. Thomas fu invitato (non senza minacce) a giurare fedeltà al monarca nell'aprile del 1535. Rifiutò categoricamente e venne imprigionato nella Torre di Londra: nella prigionia More stoicamente continuò il suo lavoro intellettuale, scrivendo senza sosta con il costante conforto dalla figlia Margaret. Non palesò mai il rimpianto di aver perso tutto per restare fedele alla propria “causa” e men che meno dimostrò sofferenza per la sua condizione. Fu allestito un processo che si risolse con una condanna a morte che fu eseguita il 6 luglio 1535. Le testimonianze ricordano la compostezza di Moro nell'accettare da buon funzionario la decisione del re e da buon cristiano la difesa del Vangelo e della Chiesa di Cristo.

Venne canonizzato da Papa Pio XI nel 1935 e riconosciuto “patrono” degli avvocati e degli statisti da San Giovanni Paolo II nel 2000. Fu un atto importante per tutto il mondo cattolico perché si riconobbe la rilevanza della vita e del gesto ultimo del More.  I “principi del foro” cattolici e i politici (veramente cristiani) ogni giorno affrontano la missione di difendere Cristo dai veleni del mondo, come tanti More vessati dalla pubblica società.

mercoledì 22 giugno 2016

il vecchio bianco Pontefice

Oscar Wilde: Fortuna per lui non essere vissuto
in questi tempi ...
 

«Quando vidi il vecchio bianco Pontefice, successore degli Apostoli e padre della Cristianità, portato in alto sopra la folla, passarmi vicino e benedirmi dove ero inginocchiato, io sentii la mia fragilità di corpo e di anima scivolare via da me come un abito consunto, e ne provai piena consapevolezza».

Oscar Wilde

Tre settimane prima di morire, dichiarò a un corrispondente del "Daily Chronicle": «Buona parte della mia perversione morale è dovuta al fatto che mio padre non mi permise di diventare cattolico. L'aspetto artistico della Chiesa e la fragranza dei suoi insegnamenti mi avrebbero guarito dalle mie degenerazioni. Ho intenzione di esservi accolto al più presto».

Wilde, che non riusciva più a parlare, alzando due volte la mano in risposta fece capire a Ross che voleva vedere un prete per convertirsi. Robert Ross condusse presso di lui il reverendo cattolico irlandese Cuthbert Dunne. Non essendo Wilde in grado di parlare, Ross gli chiese se voleva vedere il sacerdote dicendogli di sollevare la mano per rispondere affermativamente. Wilde la sollevò. Il sacerdote gli domandò, con la stessa modalità, se voleva convertirsi, e Wilde sollevò nuovamente la mano. Quindi padre Dunne gli somministrò il battesimo condizionale, lo assolse dai suoi peccati e gli diede l'estrema unzione. Così teneva fede a una sua solita allocuzione in cui affermava: «Il cattolicesimo è la sola religione in cui valga la pena di morire».

martedì 21 giugno 2016

san Luigi Gonzaga


“È pazzo! È pazzo!” gridava l’inserviente del piccolo ospedaletto. Vedeva quel giovane minuto, Luigi Gonzaga, con la sua tonaca nera, mentre trasportava in braccio un povero appestato. “Se la prenderà pure lui quella malattia!” continuava a gridare. Si affacciò un vecchio gesuita che stava amministrando sacramenti ai moribondi. Fece tacere l’inserviente dicendogli: “Amico mio sai cos’è la purezza? Ecco cos’è. Ce l’hai davanti ai tuoi occhi” disse indicando Luigi. “La purezza ... è sapersi sporcare le mani quando c’è bisogno. La purezza è saper morire per qualcuno che non vale nulla agli occhi del mondo. Ma per un puro di cuore, come quel ragazzo, quel povero appestato è come il Sacramento. Non lo vedi come se l’abbraccia?”. “Ma si ammalerà anche lui così?” disse quasi piagnucolando l’inserviente. “Che ci vuoi fare, i santi sono così, non hanno misura, non si sanno regolare” rispose il vecchio gesuita sorridendo. “Che spreco, il figlio primogenito dei Gonzaga ridotto a far questo” proseguì l’inserviente. “Non bestemmiare” gli intimò il vecchio gesuita, “quel ragazzo vede più lontano di tutti. È più ambizioso di tutti. Ha capito fino in fondo quello che ci ha insegnato Nostro Signore: ‘Chi vuole essere il primo si faccia servo di tutti’. I Gonzaga con il tempo se li dimenticheranno tutti. Questo ragazzo no, perché si è scelta la parte migliore che non gli sarà tolta”. san Luigi Gonzaga

preparazione

ANTE ORATIONEM
PRAEPARA ANIMAM TUAM
 
"Ante orationem, diceva S. Agostino, para animama tuam, et noli esse quasi homo qui tentat Deum", "Prima di pregare, prepara la tua anima, per non essere quasi come chi vuol tentare Dio!".
 
 

 
La preparazione alla Santa Messa deve essere tutta orientata alla grande offerta in attesa amorosa dell’imminente mistero; un umiliarsi intimo dell’anima, un pentirsi amaro, una coscienza viva e pungente della propria indegnità, ma consolata e rasserenata sempre dalla confidenza che la mia offerta sarà accettata, che il Padre mi vede avvolto nel Sangue preziosissimo del suo Unigenito.
 
Mons. Canovai

lunedì 20 giugno 2016

rinnovata ebbrezza dello “spirito”

L’èra dello “spirito”




don Elia.
La visione gnostica della storia la pensa come un inarrestabile progresso interno, come un processo mosso dal di dentro e articolato in fasi successive delle quali ognuna rappresenta il superamento delle precedenti ed è destinata ad essere a sua volta superata da qualcosa di ancora migliore. Tale, per esempio, era la tesi dell’abate cistercense Gioacchino da Fiore († 1202), che parlava di tre età, una del Padre, una del Figlio e una dello Spirito Santo. Inutile dire che l’ultima, la più perfetta, doveva coincidere proprio con la diffusione delle sue teorie, purtroppo condannate – come sempre per l’opposizione dei potenti, attaccati allo statu quo! – dal Concilio Lateranense IV (1215). A parte il crasso errore in materia di teologia trinitaria (le tre Persone non agiscono mai indipendentemente e come in concorrenza, poiché condividono la stessa natura e compiono sempre, insieme, un’unica e medesima operazione), è ovvio che chiunque potrebbe svegliarsi un mattino e pretendere che le sue folgoranti intuizioni diano inizio a un’èra nuova…

Ma provate un po’ a porre sullo sfondo di questi antichi vaneggiamenti (peraltro seguiti, a suo tempo e non solo, da ampie fasce del francescanesimo) l’attuale morbosa insistenza sulle sorprese dello spirito, le novità dello spirito, la libertà dello spirito … senza ulteriori specificazioni, visto che il termine santo potrebbe urtare la suscettibilità di atei e diversamente credenti. Che stia finalmente cominciando l’èra nuova tanto attesa? Una volta relegati nell’oblio i Comandamenti del Padre e aggiornato il Vangelo del Figlio, ci stiamo avvicinando a larghi passi alla perfezione. Vangelo e Comandamenti non erano altro che espressioni imperfette appartenenti a fasi provvisorie della storia di salvezza, la quale – sia ben chiaro – è ancora incompiuta e non ha affatto raggiunto il culmine con la morte e risurrezione di Gesù, ma ci riserva ben altro, in una “sinfonia” di religioni e credenze contraddittorie che convivano armonicamente e collaborino per salvare il pianeta.
 
In fin dei conti, la Croce separa in quanto simbolo di insensati conflitti religiosi, l’Immacolata con la mezzaluna sotto i piedi è troppo politicamente scorretta, l’idea stessa di peccato è terribilmente ingiusta nei confronti di tutto il bene che si trova nell’uomo, che va sempre e comunque rispettato, ammirato e sostenuto – anche nel male e nell’errore – con affetto e simpatia. Tutte queste cose – compresi i princìpi della logica – sono soltanto immagini e rappresentazioni di valori appartenenti a fasi storiche ormai superate, esaurite, scadute, che vanno inevitabilmente sostituiti dai nuovi valori dell’inclusione, della tolleranza, dell’armonia … senza pretendere di definire chiaramente alcunché, naturalmente, perché questo provocherebbe divisione, esclusione e ottuso arroccamento sulla difesa della “propria verità”. Gli unici esclusi da codesta tolleranza universale, ovviamente, sono quei pochi che si permettono di far notare la palese assurdità di siffatto discorso.

È il discorso, d’altra parte, che gran parte della gente non aspettava altro di sentire, onde liberarsi la coscienza dall’opprimente peso della tremenda responsabilità di aver rinnegato la fede e respinto l’incommensurabile grazia di essere stati scelti come membri della Chiesa. Quanti attendevano il fatidico “tana-libera-tutti”, come se la vita fosse un’interminabile gioco infantile! Beninteso: nel senso del fanciullino del Pascoli o dell’infanzia spirituale di santa Teresa di Lisieux, ben venga; ma non sembra che l’andazzo attuale abbia molto in comune. Bisognerebbe riprendere in mano il Vangelo, ma non c’è tempo; troppo occupati a navigare nei pettegolezzi e nella pornografia. Ma chi siete voi per giudicarmi? Tutto è lecito per chi è entrato nella nuova èra; chi ancora si attarda a distinguere tra comportamenti buoni e cattivi non è altro che un odioso fariseo.

Mentre l’Occidente affoga nel pus della sua cancrena morale, i singoli individui si ubriacano di un’apparente libertà senza confini che li degrada a un livello subumano, incapaci di riflettere e di riconoscere la mano tesa a tirarli fuori. Nei rari casi in cui se ne accosti una, molti preferiscono azzannarla piuttosto che aggrapparsi ad essa: la seconda scelta sarebbe sì la più ragionevole, ma richiederebbe troppo sforzo; meglio insultare chi porge la mano e continuare a sprofondare. E poi, ci sono tanti altri ministri di Dio, ben più moderni, da cui si può ottenere rassicurante conferma senza cambiare una virgola della propria condotta; essi stessi, anzi, sembrano supplicare i fedeli di considerarli in tutto come loro e fanno ogni sforzo per diventarlo effettivamente. La deprecabile ascesi di un tempo – quello ormai superato, appunto – forgiava sacerdoti e religiosi che si distinguessero dagli altri per rigore, pietà e disciplina, così da poter esser loro di esempio. Ora il discorso è semplicemente invertito: si apprezzano i consacrati – uomini e donne – che facciano esattamente le cose che fanno tutti. Visto il livello della moralità generale…

In questa rinnovata ebbrezza dello “spirito” o “nuova pentecoste”, essere come gli altri è somma virtù; con giovani e adolescenti il successo è assicurato. Il problema è stabilire fino a che punto si può essere e agire come gli altri; ma anche questa, in fondo, è una preoccupazione tipicamente farisaica. In questa nuova èra, infatti, tutto è buono; gli eventuali comportamenti socialmente inadeguati hanno sempre una spiegazione di natura socio-psicologica che li rende comunque non condannabili. Qualsiasi condotta o situazione esige di essere capita, rispettata, accompagnata, come inculcato dai mantra del neo-magistero; dal non giudicare il peccatore (che, se ostinato o ribelle, va alla fine giudicato e corretto) si è passati al non giudicare il peccato. Ma no, il peccato non c’è più! È finito con la vecchia èra della legge e della grazia; non c’è più nemmeno bisogno del perdono. Anche la religione si evolve, come autorevolmente insegnato da Erich Fromm in quell’Arte di amare che, negli anni Settanta, fece furore in seminari e conventi; è citata perfino nell’A.l. A nuovi tempi, nuovi maestri: non più teologi e santi, ma psicanalisti.
«Mai il male ha assunto caratteristiche tanto vaste e apocalittiche, mai abbiam conosciuto altrettanto pericolo. Da un’ora all’altra noi possiamo perdere non la vita soltanto, ma tutta la civiltà e ogni speranza. Sembra che anche a noi il Signore dica “non è ancor giunta la mia ora”, ma l’Immacolata, la Madre di Dio, la Vergine che è l’immagine e la tutela della Chiesa, Essa ci ha dato, già a Cana, la prova di saper e poter ottenere l’anticipo dell’ora di Dio. E noi abbiamo bisogno che quest’ora venga presto, venga anticipata, venga resa immediata, poiché quasi potremmo dire: “O Madre, noi non ne possiamo più!”. [...] Dica Maria, come a Cana: “Non hanno più vino”; e lo dica con la stessa potenza d’intercessione e, se Egli esita, se si nega, vinca le sue esitazioni come vince, per materna pietà, le nostre indegnità. Sia Madre pietosa a noi, Madre imperiosa a Lui. Acceleri l’ora sua, che è l’ora nostra. Non ne possiamo più, o Maria. L’umana generazione perisce, se tu non ti muovi. Parla per noi, o silenziosa, parla per noi, o Maria!» (Cardinale Alfredo Ottaviani, Il baluardo, Roma 1961, 279-283). 

domenica 19 giugno 2016

cuore con gelato

Il cuore gelido del protestantesimo
 
 
 
lucaLa giovane Isabel, una dei protagonisti di “Con quale autorità?”, romanzo storico di Robert Hugh Benson ambientato all’epoca delle persecuzioni elisabettiane, è a Northampton per apprendere la dottrina calvinista. La ragazza vive però con disagio l’iniziazione a una religione che pare lontana dal cuore dell’uomo. In un ambiente freddo, disumano, dove il rigetto del cattolicesimo ha prodotto solo confusione e inutili discorsi, Isabel sfiora il baratro dell’aridità spirituale. L’analogia tra il rituale di allora e l' odierno, tanto nelle forme quanto negli effetti – è a dir poco impressionante.
 
Con meraviglia di Isabel, il predicatore, invece che scendere dal pulpito dopo finito la predica, si mise a sfogliare la gran Bibbia posata su un cuscino davanti a lui; intanto gli altri tre ministri continuavano il servizio divino. Allorché essa incominciò a sentir leggere le preghiere della Consacrazione, cercò, com’era sua abitudine, di concentrarsi maggiormente ritenendo che questa fosse la parte più importante del servizio divino, ma ecco di nuovo farsi udire la voce del predicatore: «E disse loro Gesù: Tutti voi patirete scandalo per me questa notte. Infatti sta scritto: Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecorelle del gregge: ma resuscitato ch’io sia, vi precederò in Galilea».
 
Ah! ma perché non faceva silenzio? Isabel adesso non voleva il Salvatore del passato, ma del presente; non un ricordo della sua vita, ma Lui vivente e soprattutto non il ministro, ma il Gran Sacerdote in persona.
 
«Cominciò ad attristarsi e sgomentarsi. Allora disse loro: L’anima mia è addolorata a morte: restate qui e vegliate con me».
 
I tre ministri si erano comunicati e Isabel udì il fruscio dei passi di coloro che andavano a ricevere la comunione. Il predicatore intanto continuava a leggere la storia della Passione.
 
«Così non avete potuto vegliare un’ora con me? Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione: lo spirito veramente è pronto; ma la carne è debole.»
 
Anche i Carrington[1] si erano alzati e dopo qualche minuto li seguì Isabel la quale, nel prender posto nella panca parata di bianco, non poté fare a meno di notare il disordine che regnava in chiesa; alcuni per ricevere le sacre specie s’inginocchiavano devotamente, altri rimanevano seduti e altri invece le ricevevano in piedi; e intanto, sempre più forte, soffocando lo stropiccio dei piedi e il bisbiglio dei ministri, risuonava in tono ora alto ora basso la narrazione evangelica.
 
Era giunta la volta di Isabel, che s’inginocchiò tenendo le palme aperte e gli occhi chiusi. Ah! quel predicatore non avrebbe mai fatto silenzio? Non poteva la realtà parlare di per sé e il suo interprete tacere? Certo il Dio dell’amore non aveva bisogno di un araldo quando Egli era lì presente.
«E subito la mattina i gran sacerdoti con gli anziani, gli scribi e tutto il Sinedrio, fatto insieme consiglio, legato Gesù lo condussero…»
 
Isabel si era comunicata: adesso avrebbe voluto pregare e al tempo stesso fare attenzione tanto a ciò che leggeva il predicatore, quanto alla voce del suo Salvatore, col quale credeva di essere in intima comunione, ma invece non provava che aridità e distrazione; che lettura interminabile era quella! Alzò il capo e ciò che vide la riempì di stupore: alcuni erano seduti e discorrevano fra di loro, altri guardavano in giro come se fossero stati a un pubblico divertimento; ma specialmente la colpì la vista di un uomo dall’aspetto brutale, con viso rosso, guance cadenti, occhi piccoli e privi di espressione. Come pareva seccato e stanco da quella lunga, obbligatoria cerimonia!
 
Essa richiuse gli occhi rimproverandosi di lasciarsi così facilmente distrarre mentre le sue labbra erano ancora profumate dal vino di Dio e sentiva tuttora l’amplesso del suo Diletto. Allorché li riaprì, gli ultimi comunicati ritornavano ai loro posti, i ministri riponevano le coppe, e dal pulpito il predicatore leggeva la narrazione della Resurrezione come promessa di un giorno migliore: «E dicevano fra di loro: Chi ci ribalterà la pietra dalla bocca del sepolcro? Ma riguardando videro rimossa la pietra ch’era molto grande».
Il ministro chiuse il gran libro; il servizio divino era terminato.
 
***
Quella sera all’ora del crepuscolo Isabel, in preda a una specie di disperazione, andò a passeggiare da sola lungo il fiume. Di nuovo fece uno sforzo per avere coscienza della grazia ricevuta in quel Sacramento così unico e prezioso, ma persino nell’aria pareva che ci fosse qualche cosa di opprimente: nuvoloni plumbei e grevi si addensavano sulla città; il sentiero dove camminava esalava un forte odore di foglie morte e gli alberi e l’erba erano impregnati di umidità. Invano cercò di rincuorare l’anima sua, che lottava e si dibatteva senza poter risorgere; non riusciva a provare né amarezza nei rimproveri che si rivolgeva, né gioia nelle sue aspirazioni: la mano di Calvino poggiava con tutto il suo peso sulla delicata, languida creatura.
 
citazione a cura di Luca Fumagalli
 
[1] È la famiglia che ospita Isabel. Il dr Carrington è un vecchio amico del padre della ragazza.
 

sabato 18 giugno 2016

Crescono le possessioni diaboliche

Crescono le possessioni? (E’ inevitabile)



Esito a  riferire queste notizie,  per molti ovvi motivi. Ma sembra che nel mondo siano improvvisamente  aumentati fenomeni preter-normali, talora spaventosi, che i presenti – spontaneamente  – definiscono “possessioni diaboliche”.
 
Il 31 maggio, il Mirror ha mostrato il video di una donna che, in un supermercato di una località cinese non indicata,  entra in uno stato di coscienza alterato, ha come convulsioni, grida;  un uomo cerca di calmarla, le massaggia le tempie, lei sembra riprendersi … ma in quel momento ‘qualcosa’ di invisibile che sembra uscir da lei  fa’ cadere a terra tutti i presenti, ed oscillare il cartello dei prezzi a parecchi metri di distanza.

Il 4 giugno, sempre il Mirror mostra   una donna –  in un’ambulanza a sirene spiegate –  che si agita violentemente  e ha gli occhi rovesciati all’indietro; nella vettura un assistente in camice bianco le  parla in spagnolo, la chiama per nome (Carmela) e le dà schiaffetti sulle guance per svegliarla. Ma lei (o qualcuno in lei), con voce cavernosa, dice: “Lei va all’inferno. Muore, marcisce all’infero.  Non esiste su questa terra. Mio padre Satana la verrà a cercare”. Una donna fuori camera la implora di smettere;  forse è una parente, la donna in quello stato alterato è incinta (uno nell’ambulanza chiede: “…sta per partorire?”) ma quella voce cavernosa, parlando della bambina, “non esiste adesso. Non esiste”.

http://www.mirror.co.uk/news/world-news/delirious-possessed-woman-rushed-hospital-8113169 
 
Il 10 giugno, il Daily Mail   mostra il video di una donna su un autobus a San Luis, Argentina, che di colpo cade in una specie di trance, agita la testa con violenza e grida parole incomprensibili con voce che i  passeggeri hanno definito ‘demoniaca’. Il guidatore ha poi fermato  l’autobus, per lasciar scappare i passeggeri terrorizzati e un agente di polizia è salito per dare aiuto, che ha vomitato.
 
http://www.dailymail.co.uk/news/article-3634985/Terrified-bus-passengers-flee-possessed-woman-begins-speaking-bizarre-demonic-voice-lolling-head-around.html

Il 20 maggio  ecco la notizia  di  un imponente fenomeno di psicosi (o possessione?) collettiva che ha avuto luogo in Perù: ottanta ragazze della scuola “Elsa Perea Flores “ nella città di Tarapoto svengono, cadono in convulsioni, spesso tutte insieme, rigettano  e  gridano in modo spaventoso. Quando tornano in sé, dicono – tutte – di avere visto un uomo alto in nero che cerca di strangolarle. Il punto è che questo fenomeno si ripete da aprile,  con numerose ricadute le ragazzine, fra gli 11 e i 14 anni,  vengono   ogni volta ricoverate all’ospedale, e poi dimesse. La catena nazionale Panamericana TV ha dedicato più di un servizio alla cosa; secondo alcuni testimoni, il fenomeno si produce da quando alcune delle ragazzine  hanno sperimentato la scrittura automatica con la tavola Oujia per comunicazioni medianiche; altri sostengono che la scuola è stata costruita sopra un vecchio “cimitero della malavita” (sono stati trovati resti umani al momento di scavare le fondamenta)

https://www.thesun.co.uk/archives/news/1204887/eighty-schoolkids-rushed-to-hospital-after-outbreak-of-demonic-possession-as-pupils-say-they-had-visions-of-a-man-in-black-trying-to-kill-them/

uomo neroDopo che questi fatti  sono stati postati su qualche sito  internet,  molti lettori ne hanno riportati altri. In 20 aprile, una scuola della Malaysia ha dovuto essere chiusa per qualche tempo per ciò che i giornali locali hanno chiamato “una crisi di isteria collettiva”.  Degli scolari han cominciato a dire  che avevano incrociato “un essere nero” che entrava nella scuola;   sempre più allievi – e alla fine anche dei professori – hanno detto di aver avuto lo stesso “incontro”.  Uno degli allievi sarebbe anche riuscito a fotografare l’essere.

Una insegnante ha dichiarato di sentire “Una presenza pensante che si piegava su di me”, un’altra che “una creatura nera ha cercato di entrare nel suo corpo”; è salvata da colleghi che l’hanno circondata recitando versetti del Corano.


http://english.astroawani.com/malaysia-news/hysteria-smk-pengkalan-chepa-2-102475

possedUn episodio molto simile  s’è prodotto a  febbraio dall’altra parte del mondo: a Saint-Louis, nell’isola della Réunion, francese e cattolica, 25 studentesse  sono state colpite da convulsioni e tremori violenti, occhi rovesciati,  incapaci di tenersi in piedi, e  sostengono di essere vittime di “spiriti”.  L’evento ha fatto rievocare ai giornali locali un precedente e simile, impressionante, avvenuto  nel marzo 2015 nella Guyana francese, a Grand-Santi: dieci adolescenti del collegio Achmat Kartidanama sono cadute in trance una dopo l’altra, durante la ricreazione del mattino. “Crisi di invasamento, gesti incontrollati, grida incomprensibili” e rotolamenti per terra, dicono gli insegnanti, che (francesi) parlano di un fenomeno di contagio psichico. La cosa non ha avuto speciale eco,  perché le  studentesse appartengono ad una etnia locale, i Bushinengue Djuka (discendenti di schiavi africani) che a questi fenomeni psichici sono spesso soggetti;  quasi  per un più facile contatto con le “Modalità extracorporee  inferiori”.

http://www.rfi.fr/france/20150402-guyane-france-djuka-transe-crise-college-grand-santi-envoutement-hysterie-agitation

Questi episodi  sono riportati  spesso in modo impreciso, e da  tabloid, ma ciò non deve stupire:  ritengo impossibile che i media “seri e autorevoli”, ossia mainstream,  votati all’illuminismo terminale  e al politicamente corretto, diano credito ad eventi simili. Ci consoli ricordare quante volte dai “grandi”  media abbiamo letto non verità, ma la “versione ufficiale”.  Noto piuttosto che gli eventi di   possessione  registrati qui sopra avvengono  in luoghi lontani e marginali, ai margini – saremmo tentati di dire – della civiltà.  Ma mi correggo: queste  accidentali invasioni “ai margini” sono un sintomo quasi benigno, in confronto al  turbinare dei segni luciferini che pullulano nel “centro”.   Non si può definire che uno spasmo satanico quello che ha colpito l’Islam e lo volge non solo contro noi, ma contro sé stesso o altre parti di sé; come altro chiamare i kamikaze   wahabiti che uccidono altri musulmani, ferocemente, ostinatamente, da anni, in Siria e in Libia, in Yemen, Afghanistan, Pakistan, Egitto? Questo incancrenirsi della fitna  implacabile  e sempre più ostinata, assetata di sangue? Certo, sono stati incitati da occidentali (maghi neri, li avebbe chiamato un’altra epoca):  ma queste possibilità erano nella fede islamica, e non un islamico le ha sapute o volute contenere. Ciò peraltro è stato preparato, metafisicamente, con la sistematica distruzione wahabita dei santuari sufi, sepolcri di asceti da cui le confraternite traevano grazie dall’alto; canali ora chiusi, volontariamente. Così in Afghanistan  dev’essere  stata frantumata la muraglia di ferro e rame che, secondo la Sura XVIII, il Bicorne (Alessandro di Macedonia?) elevò per trattenere Gog e Magog.  Ora dilagano.

Non ne è certo salvo l’Occidente “razionale”, che  si macchia di omicidi e stragi irrazionali, follie assassine private e pubbliche: qui non si tratta di possessione o invasamento ma di peggio: di adesione deliberata e assenso volontario alle forze del Male. In Europa, l’ordine civile che si pretende libertario, impone schiavitù nuove, restringe il pensiero, obbliga   – per forza di legge –  ad accettare la menzogna come verità, l’innaturale come  naturale. Abbiamo coppie innaturali, politiche innaturali, nemici innaturali  – scelti dal potere contro i nostri interessi evidenti, il nostro destino manifesto – contro cui siamo mandati in guerra

La Chiesa è scossa dal  vertice  alla base, con i due papi  (1). In un giorno del 1884, Leone XIII ebbe una visione del potere di Satana sulla Chiesa, che sarebbe avanzato nei cento anni futuri; sconvolto, dettò alcune preghiere di protezione (quella a san Michele arcangelo), ed altre da recitare a fine della Messa. Dal Concilio queste preghiere sono abolite; le protezioni che fornivano,  sono smantellate. Altre vengono smontate di giorno in giorno da una chiesa dubbio che desacralizza il cattolicesimo e lo fonde con un luteranesimo generico, “religione generale europoide”; da Messe mal celebrate, con formule liturgiche sciatte o amputate; non parliamo delle Comunioni sacrileghe, dell’apostasia generale che si fa’ dura e piena d’odio, della violazione dell’innocenza infantile – potentissima fortificazione fatta cadere; della resa senza difesa alla mescolanza  e alla perdita di identità e di cultura. Adesso vedo che la Unione degli Atei Razionalisti si  rallegra:  “Nel 2015 record di sbattezzi in Italia. Papa Francesco è popolare, la Chiesa no”. I motivi? “I  vari Vatileaks, i casi di pedofilia, e poi le continue ingerenze della Chiesa nella politica, che ad esempio ostacolano l’approvazione di provvedimenti che dovrebbero essere banali, come i matrimoni gay”, dicono i poveretti. Di questa generazione che sarà sostituita.
Cosa volete: l’aumento delle possessioni, è solo una conseguenza.  Del reso il curato d’Ars  l’aveva detto: “Vent’anni senza prete, e adoreranno le bestie”.   Già lo fanno.

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Note
1  E qualcuno va’dicendo cose come: “Paolo VI – il grande! – in una situazione difficile, in Africa, ha permesso alle suore di usare gli anticoncezionali per i casi di violenza”.  Si veda i gustoso articolo sulle uscite demenziali, le gaffes,  le leggende urbane riferite come verità.

http://www.maurizioblondet.it/crescono-le-possessioni-inevitabile/

venerdì 17 giugno 2016

sdoganare l' adulterio

L’adulterio è peccato mortale. Sempre.

          
 
 
PADRE PIO DIVORZIOQuando si parla di adulterio si entra in un campo minato, soprattutto in questi tempi è un peccato commesso da tante persone sposate. Preciso subito che è una delle tentazioni più utilizzate da satana per distruggere i matrimoni o comunque condurre al peccato quanti tengono famiglia.
 
Non si condanna nessuno anche perché può giudicare chi conosce bene cosa è avvenuto in un matrimonio e questo è Dio.
 
Non bisogna avere pregiudizi verso le persone divorziate, già la loro condizione è una grande sofferenza interiore, anche quando sono arrivate a questa decisione per motivi da esse ritenuti validi e irreversibili.
 
Non mi dilungo sull’argomento come ho fatto in passato, preciso che questi tempi sono altamente minacciosi per l’attacco mirato di tutti i diavoli contro la famiglia, e le coppie che non pregano e non hanno la protezione della Madonna, diventano facilmente vulnerabili. E spesso commettono molti errori.
 
Gesù oggi ci parla dell’adulterio. Consiste in una relazione sentimentale o sessuale fra due persone, delle quali almeno una già coniugata con un’altra persona, per questo diventa una violazione della fedeltà coniugale.
 
Nell’adulterio dobbiamo però distinguere tra la caduta singola e la perdurante condotta nel peccato.
Il peccato diciamo occasionale, dovuto alla perdita del controllo è sicuramente diverso dal peccato voluto e ricercato. Sono sempre peccati, ma Dio valuta molto bene l’intenzione della persona quando si accinge a commettere anche questo peccato.
 
Il discorso vale per tutti i peccati, e preciso che per compiere soggettivamente un peccato grave si richiede la presenza simultanea di tre condizioni: che vi sia materia grave, piena avvertenza della mente e deliberato consenso della volontà.
 
La materia grave del peccato si riconosce confrontando i Comandamenti e gli insegnamenti del Vangelo, ma non tutti hanno una discreta conoscenza della gravità di certi comportamenti, come l’abbandono di Dio, non partecipare alla Santa Messa nei giorni di domenica e nelle altre feste di precetto, l’odio, i giudizi temerari, la corruzione, gli atti impuri, il rifiuto di perdonare gli altri, il ricorso alla magia occulta quindi a maghi e fattucchiere.
 
La materia grave si può riconoscere con facilità, invece è quella che meno si focalizza per l’indifferenza subentrata alla Fede nella vita di molti cristiani. La mancanza di conoscenza personale che si acquisisce soprattutto con l’esame di coscienza giornaliero, lascia il cristiano nell’atteggiamento disinvolto e non fa più caso ai peccati gravi, tanto che li ripete con frequenza.
 
I peccati non solamente si sommano e accrescono la lontananza da Gesù, un altro danno è l’indurimento del cuore e l’incapacità di convertirsi.
Quanti pensano che dopo aver commesso peccati mortali è sufficiente la Confessione per ritornare alla condizione spirituale di prima, si sbagliano. Questo pensiero di per sé aggrava il peccato perché qui è evidente la piena avvertenza.
 
Ed è peccato mortale anche se quell’azione non viene più compiuta. Era stata preparata mentalmente, quindi si voleva compiere.
Molti neanche riescono a distinguere la loro intenzione o disposizione interiore nel commettere un peccato grave.
 
La piena avvertenza della mente e il deliberato consenso sono condizionati dalle situazioni dei singoli. Per questo, non si può stabilire una regola per tutte le persone, ma durante la Confessione ogni caso va valutato singolarmente.
 
Gesù ci dice che bisogna mortificare gli occhi per non cadere nell’occasione di peccare, già il desiderio di una donna o di un uomo frantuma la spiritualità e la persona perde la comunione con Dio.  Non è un fatto da minimizzare, i peccati mortali rompono la comunione di vita con il Signore.
 
Si perde la sua Grazia, la sua intimità, la sua fiducia ed amicizia.
Ci si distacca da Gesù e la nostra volontà non è più unita alla sua, e si tratta di principi importanti e decisivi della nostra vita.
 

giovedì 16 giugno 2016

non si parla di Gesù tra persone educate

DEUS ABSCONDITUS
 



Di Gesù non si parla tra persone educate.
Con il sesso, il denaro, la morte,
Gesù è tra gli argomenti che mettono a disagio in una conversazione civile.
Troppi i secoli di sacrocuorismo.
Troppe le immagini di sentimentali nazareni con i capelli biondi e gli occhi azzurri: il Signore delle signore.
Troppe quelle prime comunioni presentate come
«Gesù che viene nel tuo cuoricino»....
Non a torto tra persone di gusto quel nome suona dolciastro.
È irrimediabilmente tabù.

Ci si laurea in storia senza aver neppure sfiorato il problema dell'esistenza dell'oscuro falegname ebreo che ha spezzato la storia in due:
prima di Cristo, dopo di Cristo.
Ci si laurea in lettere antiche sapendo tutto del mito greco-romano,
studiato sui testi originali.
Senza aver però mai accostato le parole greche del Nuovo Testamento.
È singolare: la misura del tempo finisce con Gesù e da lui riparte.
Eppure egli sembra nascosto.
O lo si trascura o lo si dà per già noto.
(VITTORIO MESSORI)

mercoledì 15 giugno 2016

chi prega si salva

LA NECESSITA' DELLA PREGHIERA


 
Il sacro Concilio di Trento (Sess. VI, cap. 11) ha dichiarato che Dio non comanda cose impossibili; ma ci consiglia a fare ciò che possiamo con le forze della grazia, o almeno a chiedere la grazia più abbondante, necessaria per adempiere ciò che non possiamo con le nostre forze; ed allora egli ci dà l'aiuto necessario. Anche molti Teologi insegnano che Dio dona a tutti o la grazia prossima per osservare i precetti o la grazia remota della preghiera con la quale poi ciascuno ottiene la grazia prossima per osservare i precetti divini.

Perciò fu bestemmia quel che dissero Lutero e Calvino: che l'osservanza della divina legge è resa impossibile agli uomini dopo il peccato di Adamo; ma fu errore anche quel che disse Giansenio, condannato dalla Chiesa: che alcuni precetti erano impossibili anche ai giusti.

E' vero che l'osservanza della legge nello stato presente della natura corrotta è molto difficile, anzi è moralmente impossibile senza un aiuto speciale di Dio. Ora questo aiuto speciale Dio non lo concede, ordinariamente parlando, se non a coloro che lo domandano. Insegna Gennadio, autore antico, che, eccettuate le prime grazie eccitanti, le quali vengono a noi senza di noi, come la chiamata alla fede o alla penitenza, tutte le altre, e specialmente la grazia della perseveranza, si donano solo a coloro che pregano.

S. Agostino è dello stesso parere.
Da ciò concludono i Teologi (Suarez, Habert, Layman, il P. Segneri ed altri con S. Clemente Alessandrino, S. Basilio, S. Agostino e S. Giovannni Grisostomo) che la petizione agli adulti è necessaria di necessità di mezzo; viene a dire che, di provvidenza ordinaria, un fedele senza raccomandarsi a Dio e cercargli le grazie necessarie alla sua salvezza, non può salvarsi. Dice S. Giovanni Grisostomo che, conforme è necessaria l'anima al corpo per vivere, cosi è necessaria all'anima l'orazione per conservarsi nella divina grazia. Ciò vuole insegnare la parabola della vedova e del giudice ingiusto, narrata da Gesù per raccomandare di pregare sempre senza stancarsi (cfr. Lc 18, 1-5). Ciò afferma l'apostolo S. Giacomo: Non avete perché non chiedete (Gc 4, 2). Ciò vuol dire Gesù Cristo quando afferma: Chiedete e vi sarà dato (Lc 11, 9). Se, dunque, chi cerca ottiene, chi non cerca non ottiene. Dio vuole tutti salvi, come afferma S. Paolo (1 Tm 2, 4); ma vuole che gli cerchiamo le grazie che ci sono necessarie per salvarci. Neppure questo vogliamo fare? Terminiamo questo primo punto concludendo, da quanto si è detto, che chi prega certamente si salva; chi non prega certamente si danna. Tutti i Santi si sono salvati e fatti santi col pregare. Tutti i dannati si sono dannati per non pregare; se pregavano, certamente non si sarebbero perduti. E questa sarà la maggiore disperazione nell'inferno: il pensiero di esserci potuti salvare con tanta facilità, con chiedere a Dio l'aiuto, ed ora non essere più in tempo di cercarlo.

L'EFFICACIA DELLA PREGHIERA
La Sacra Scrittura è piena di testi in cui il Signore ci fa intendere che lui esaudisce tutte le nostre preghiere. In un passo si legge: Mi invocherà e gli darò risposta (Sal 90, 15). In un altro è scritto: Dio ha ascoltato, si è fatto attento alla voce della mia preghiera. Sia benedetto Dio: non ha respinto la mia preghiera (Sal 65, 19ss). Un versetto dice: Invocami nel giorno della sventura: ti salverò e tu mi darai gloria (Sal 49, 15). Un altro conferma: Invocami e io ti risponderò (Ger 33, 3). In una pagina si afferma: Considerate le generazioni passate e riflettete: chi ha confidato nel Signore ed è rimasto deluso? o chi lo ha invocato ed è stato trascurato? (Sir 2, 10). In un'altra: Tu non dovrai più piangere; a un tuo grido di supplica, il Signore ti farà grazia (Is 30, 19). In un brano si legge: Prima che invochino, io risponderò; mentre ancora stanno parlando, io li avrò ascoltati (Is 65, 24). E altrove: Lo supplicherai ed egli ti esaudirà (Gb 22, 27).

Dobbiamo unire sempre la preghiera al ricordo della misericordia infinita di Dio; così, come ci invita a fare Sant'Agostino, quando noi ci troviamo a raccomandarci a Dio stiamo molto allegri perché, mentre preghiamo, siamo sicuri che Dio ci esaudisce.

Lo stesso nostro Salvatore ci spinge a fargli richieste con la promessa di esaudirci: Chiedete quel che volete e vi sarà dato (Gv 15, 7).

Teodoreto dice che l'orazione è onnipotente: «Essa è una, ma può ottenere tutte le cose». E S. Bonaventura dice che per l'orazione si ottiene l'acquisto d'ogni bene e la liberazione da ogni male. E S. Bernardo soggiunge che qualora il Signore non ci concedesse la grazia che domandiamo, ben possiamo sperare per certo che ci doni una grazia più utile di quella.
Davide, pregando, diceva: Tu sei buono, o Signore, e perdoni; sei pieno di misericordia con chi ti invoca (Sal 85, 5).
Dice l'apostolo S. Giacomo che a coloro che pregano, il Signore non dà con la mano stretta, come fanno gli uomini della terra, perché la ricchezza degli uomini è ricchezza finita. Ma Dio, perché la sua ricchezza è infinita, quanto più dà, ha più che dare, perciò dà con la mano larga più di quello che noi gli sappiamo domandare. Né ci rimprovera i disgusti che gli abbiamo dato quando andiamo a cercargli le grazie (cfr. Gc 1, 5).

Ciò avviene, perché la bontà di sua natura è diffusiva. Perciò Dio, che per natura è bontà infinita, come dice S. Leone, ha un desiderio sommo di comunicare a noi i suoi beni e la sua felicità. E ciò lo rende sollecito del nostro bene.
Davide diceva: Di me ha cura il Signore (Sal 39, 18). «Signore, quando io ti chiamo, subito conosco che tu sei il mio Dio, cioè una bontà infinita, che desideri d'essere da noi pregato per beneficarci; e appena noi ti chiediamo le grazie, subito tu ce le concedi».
Si presentò un giorno un povero lebbroso al nostro Salvatore, e gli disse: Signore, se vuoi, tu puoi sanarmi (Mt 8, 2); e Gesù rispose: Lo voglio, sii sanato (Mt 8, 3). Come dicesse: Figlio mio, di questo dubiti, che io voglia guarirti? e tu non sai che io sono il tuo Dio, che ho desiderio di vedere tutti felici? E perché sono sceso dal cielo in terra, se non per fare tutti contenti? Sì, che voglio: sii guarito!

Molti si lamentano di Dio perché non concede loro le grazie che desiderano. Ma S. Bernardo dice che a maggior ragione Dio si lamenta di loro perché non lo pregano, e così gli chiudono la mano, che vorrebbe aprire a beneficarli secondo il suo desiderio. No, non vi lamentate di me, dice il Signore, se da me non avete ricevuto le grazie che vi bisognavano; lamentatevi di voi, che non me le avete richieste, e perciò non le avete ottenute; cercatele da oggi innanzi, e sarete pienamente contenti: Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete perché la vostra gioia sia piena (Gv 16, 24).

Alcuni monaci antichi, facendo una volta un consiglio tra di loro per vedere quale fosse l'esercizio più utile per accertare la salvezza eterna, conclusero essere l'orazione di petizione, con dire: «Dio, vieni in mio aiuto». E il P Paolo Segneri, parlando di se stesso, diceva che prima nella meditazione si tratteneva in fare affetti; ma poi, avendo conosciuto il grand'utile e la necessità della preghiera, cercava maggiormente trattenersi a pregare. Ma come va che alcuni pregano, e poi non ottengono? Pregano, ma non pregano come si deve; perciò non ottengono: Chiedete e non ottenete perché chiedete male (Gc 4, 3).

Molti cercano le grazie, ma senza le dovute condizioni. Vediamo dunque quali sono le condizioni necessarie della preghiera per ottenere le grazie.

di Sant' Alfonso Maria de Liguori