Visualizzazione post con etichetta pentimento. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pentimento. Mostra tutti i post
giovedì 6 aprile 2017
Non ho lavorato, non ho compiuto le opere della giustizia,
non ho mai osservato un solo dei tuoi comandamenti,
ho vissuto nel vizio per tutta la mia vita;
eppure tu non hai rivolto altrove lo sguardo,
mi hai cercato e mi hai trovato là dove andavo errando,
mi hai ricondotto dalla strada sbagliata
e mi hai sollevato nelle tue spalle immacolate, o Cristo
fino alla luce della tua grazia.
Mi hai caricato sulle spalle, misericordioso,
e senza lasciarmi sentire la minima fatica,
perfettamente a mio agio, come su un carro,
mi hai fatto percorrere senza sforzo
le strade accidentate
finché
mi hai ricondotto all'ovile delle tue pecore,
mi hai fatto rientrare nella comunione e
mi hai rimesso nel numero dei tuoi servi.
Simeone il nuovo Teologo
martedì 8 novembre 2016
il dono delle lacrime
Seconda Lettura
Dall'«Omelia» di un autore del secondo secolo
(Capp. 8, 1 - 9, 11; Funk, 1, 152-156)
La conversione sincera
Finché viviamo in questo mondo, facciamo penitenza. In realtà noi non siamo che un poco di fango tra le mani di chi lo plasma. Se un vasaio, che lavora un pezzo di creta per ricavarne un vaso, vede che questo gli esce sformato o che gli si spezza tra le mani, lo impasta di nuovo. Se invece pensa di mettere nella fornace lo lascia com'è. Anche nella nostra esistenza c'è una situazione nella quale è possibile un rifacimento in meglio, e un'altra nella quale non lo è più. Infatti durante la vita terrena noi abbiamo tempo e modo di far penitenza dei nostri peccati e così ottenere la salvezza dal Signore.
Usciti che saremo da questo mondo, non potremo più convertirci né
espiare il male commesso. Perciò, fratelli, compiamo la volontà del
Padre, conserviamo casto il nostro corpo e osserviamo i comandamenti del
Signore, e così raggiungeremo la vita eterna. Per questo dice il
Signore nel vangelo: Se non sarete stati fedeli nel poco, chi vi
affiderà il molto? Perciò vi dico: Chi è fedele nel poco è fedele anche
nel molto (cfr. Lc 16, 10-11). Vuol dire questo: conservate casto il
corpo e immacolato il carattere del cristiano per essere
degni di riprendere la vita.
E nessuno di voi osi affermare che questo corpo non sarà glorificato e non risorgerà. Riflettete un poco: in quale situazione siete stati redenti e avete ricevuto la vita spirituale, se non mentre vivevate in questo corpo? Ecco perché dobbiamo custodire il corpo come un tempio di Dio. Ma poiché siete stati chiamati nel corpo, così nel corpo verrete anche giudicati. Se Cristo Signore, che ci ha salvati, volle prendere figura umana, mentre prima era solo spirito, e così ci ha chiamati a sé, anche noi riceveremo la nostra mercede in questo corpo. Amiamoci dunque gli uni gli altri, per giungere tutti nel regno di Dio. Finché abbiamo tempo per guarire, affidiamoci a Dio, nostro medico, e consegniamo nelle sue mani i nostri pochi meriti. Quali meriti? Quelli che si acquistano mediante la penitenza fatta con cuore sincero. Egli conosce ogni cosa prima che avvenga e nulla gli sfugge di tutto ciò che si agita nel nostro cuore. Diamogli lode, dunque, non solo con la bocca, ma anche col cuore, perché ci possa ricevere come figli. Per questo il Signore disse: Miei fratelli sono coloro che fanno la volontà del Padre mio (cfr. Lc 8, 21, ecc.).
Responsorio Cfr. Ez 18, 31. 32; 2 Pt 3, 9
R. Liberatevi da tutte le iniquità, formatevi un cuore nuovo e uno spirito nuovo: * Io non godo della morte di chi muore, dice il Signore; convertitevi e vivrete.
V. Il Signore usa pazienza verso di voi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi.
R. Io non godo della morte di chi muore, dice il Signore; convertitevi e vivrete.
Preghiera per ottenere il dono delle lacrime
O Dio onnipotente e mitissimo, che hai fatto scaturire dalla roccia una fonte d'acqua viva per il popolo assetato, fa scaturire dalla durezza del nostro cuore lacrime di compunzione: affinché possiamo piangere i nostri peccati e meritare, per Tua misericordia, la loro remissione. Per il nostro Signore Gesú Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con Te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i
secoli dei secoli.
Amen.
Ad petendam compunctionem cordis
Omnípotens et mitíssime Deus, qui sitiénti pópulo fontem vivéntis aquae de petra produxísti: educ de cordis nostri durítia lácrimas compunctiónis; ut peccáta nostra plángere valeámus, remissionémque eórum, te miseránte, mereámur accípere. Per Dominum nostrum Iesum Christum, Fílium tuum, qui
tecum vivit et regnat, in unitate Spíritus Sancti, Deus, per omnia
sæcula sæculorum.
Amen.
Etichette:
apostasia della chiesa,
castità,
Confessione,
conversione,
indulgenza,
papa francesco e il ministrante mussulmano,
pentimento,
purezza,
vita religiosa
sabato 5 marzo 2016
La misericordia nella liturgia antica
il perdono dei peccati
nella Messa di sempre
Ordo Missae
Nell’Ordo Missae, che si ripete sempre uguale in pressoché tutte le celebrazioni dell’anno, la misericordia si incontra nei seguenti passaggi:
Preghiere ai piedi dell’altareMisereatur tui omnipotens Deus…
Misereatur vestri omnipotens Deus…
Indulgentiam… misericors Dominus.
Ostende nobis, Domine, misericordiam tuam…
Misereatur vestri omnipotens Deus…
Indulgentiam… misericors Dominus.
Ostende nobis, Domine, misericordiam tuam…
Salendo all’altareAufer a nobis, quaesumus, Domine, iniquitates nostras…
Kyrie eleison
Gloria…qui tollis peccata mundi, miserere nobis … suscipe deprecationem nostram … miserere nobis.
Al Vangelo…tua grata miseratione dignare mundare…
l’Offertorio…pro innumerabilibus peccatis et offensionibus et neglegentiis meis…
…tuam deprecantes clementiam…
…redime me et miserere mei…
…tuam deprecantes clementiam…
…redime me et miserere mei…
il Canone… de multitudine miserationum tuarum sperantibus, partem aliquam et societatem donare digneris, cum tuis sanctis Apostolis et Martyribus…
Comunione…ope misericordiae tuae adiuti, et a peccato simus semper liberi et ab omni perturbatione securi…
Agnus Dei… miserere nobis (bis)
…mihique et omnibus, pro quibus illud obtuli, sit, te miserante, propitiabile.
Agnus Dei… miserere nobis (bis)
…mihique et omnibus, pro quibus illud obtuli, sit, te miserante, propitiabile.
Missae proprie
Vagliamo assieme alcuni formulari propri di Missae particolarmente significative in relazione al tema della Misericordia.
PRO REMISSIONE PECCATORUM
Oratio
Deus, qui nullum respuis, sed quantumvis peccantibus per paenitentiam pia miseratione placaris: respice propitius ad preces humilitatis nostrae, et illumina corda nostra; ut tua valeamus implere praecepta. Per Dominum nostrum.
Secreta
Praesens sacrificium, Domine, quod tibi pro delictis nostris offerimus, sit tibi munus acceptum: et tarn viventibus quam defiinctis proficiat ad salutem. Per Dominum.
Postcommunio
Exaudi preces familiae tuae, omnipotens Deus: et praesta; ut sancta haec, quae a te sumpsimus, incorriipta in nobis, te donante, serventur. Per Dominum nostrum.
PRO INIMICIS
Oratio
Deus, pacis caritatisque amator et custos: da omnibus inimicis nostris pacem caritatemque veram; et cunctorum eis remissionem tribue peccatorum, nosque ab eorum insidiis potenter eripe. Per Dominum.
Secreta
Oblatis, quaesumus, Domine, placare muneribus: et nos ab inimicis nostris clementer eripe, eisque indulgentiam tribue delictorum. Per Dominum nostrum.
Postcommunio
Haec nos communio, Domine, eruat a delictis: et ab inimicorum defendat insidiis. Per Dominum.
IN MISSA DEFUNCTORUM
Oratio
Deus, cui proprium est misereri semper et parcere, te supplices exoramus pro anima famuli tui N. (famulae tuae N.), quam hodie de hoc saeculo migrare iussisti: ut non tradas earn in manus inimici, neque obliviscaris in finem, sed iubeas earn a sanctis Angelis suscipi et ad patriam paradisi perduci; ut, quia in te speravit et credidit, non poenas inferni sustineat, sed gaudia aeterna possideat. Per Dominum.
In die tertio, septimo et trigesimo: Oratio
Qusesumus, Domine, ut animae famuli tui N. (famulae tuae N.), cuius depositionis diem tertium (vel septimum vel trigesimum) commemoramus, Sanctorum atque electorum tuorum largiri digneris consortium: et rorem misericordiae tuae perennem infundas. Per Dominum.
Postcommunio
Suscipe, Domine, preces nostras pro anima famuli tui N. (famulae tuae N.): ut, si quae ei maculae de terrenis contagiis adhseserunt, remissionis tuae misericordia deleantur. Per Dominum.
Die 17 octobris, S. Margaritas Maria Alacoque Virginis
Oratio
Domine Iesu Christe, qui investigabiles divitias Cordis tui beatae Margaritas Marias Virgini mirabiliter revelasti: da nobis eius meritis et imitatione; ut, te in omnibus et super omnia diligentes, iugem in eodem Corde tuo mansionem habere mereamur: Qui vivis et regnas cum Deo Patre in unitate.
Secreta
Accepta tibi sint, Domine, plebis tuae munera: et concede; ut ignis ille divinus nos inflammet, quo, de Corde Filii tui emisso, beata Margarita Maria vehementer aestuavit. Per eundem Dominum nostrum.
Postcommunio
Corporis et Sanguinis tui, Domine Iesu, sumptis mysteriis: concede nobis, quassumus, beata Margarita Maria Virgine intercedente; ut, superbis saeculi vanitatibus exutis, mansuetudinem et humilitatem Cordis tui induere mereamur: Qui vivis et regnas cum Deo Patre in unitate.
FERIA SEXTA POST DOMINICAM II POST PENTECOSTEN IN FESTO SACRATISSIMI CORDIS IESU
Oratio
Deus, qui nobis, in Corde Filii tui, nostris vulnerato peccatis, infinitos dilectionis thesauros misericorditer largiri dignaris: concede, quaesumus; ut, illi devotum pietatis nostrae prsestantes obsequium, dignae quoque satisfactionis exhibeamus officium. Per eundem Dominum.
Secreta
Respice, quaesumus,- Domine, ad ineffabilem Cordis dilecti Fflii tui caritatem: ut quod offerimus sit tibi munus acceptum et nostrorum expiation delictorum. Per eundem Dominum.
Prefatio de Sacratissimo Corde Iesu
Vere dignum et iustum est, aequum et salutare, nos tibi semper et ubique gratias agere: Domine, sancte Pater, omnipotens aeterne Deus: Qui Unigenitum tuum in Cruce pendentem lancea militis transfigi voluisti, ut apertum Cor, divinse largitatis sacrarium, torrentes nobis funderet miserationis et gratiae, et, quod amore nostri flagrare numquam destitit, piis esset requies et paenitentibus pateret salutis refugium. Et ideo cum Angelis et Archangelis, cum Thronis et Dominationibus, cumque omni militia caelestis exercitus, hymnum…
Postcommunio
Praebeant nobis, Domine Iesu, divinum tua sancta fervorem: quo, dulcissimi Cordis tui suavitate percepta; discamus terrena despicere, et amare caelestia: Qui vivis et regnas cum Deo Patre in unitate.
La liturgia antica, lezione di misericordia
Dopo aver celermente guardato ai testi del rito, offriamo alcuni spunti di riflessione. I riferimenti alla Misericordia si concentrano in due momenti: le preghiere ai piedi dell’altare e le fasi precedenti la Comunione, dunque i fedeli – sacerdote e laici – sono invitati ad invocare la Misericordia prima di accedere all’altare e prima di accedere alla Comunione; il sacerdote la impetra anche durante i riti offertoriali che preparano e introducono il centro del Divin Sacrificio. Interessante poi vedere come il tema non manchi nei culti più significativi, come quello per i fedeli defunti, né in una forma propria, che è l’esaltazione del Sacro Cuore di Cristo: se miseri-cordia è avere a cuore il misero, tutto è detto e dato nel momento in cui l’umanità mantiene il coraggio di confessare la propria miseria, mentre accoglie il dono del Cuore per eccellenza, quello in cui anche il Padre si è compiaciuto (Tu es Filius meus dilectus; in te complacui mihi – Lc 3,22).
Più in generale possiamo muovere l’osservazione che l’intero rito nella Forma Extra-ordinaria risulta capace di esprimere intensamente il mistero della Misericordia divina, in quanto è sempre grandemente accentuato il tema della peccaminosità dei fedeli e la richiesta di soccorso. I numerosi gesti di penitenza – genuflessioni, inchini di vario grado, protratti silenzi – rimarcano tale intenzionalità. La differenziazione netta tra ruolo del christifidelis e ruolo del sacerdos intensifica l’impressione relativa al moto penitenziale dell’uomo che va incontro al suo Signore, non diversamente dalle icone scritturistiche in cui gli antichi profeti salivano scalzi verso il monte della presenza divina, portando con sé le richieste del popolo. In tale rito rimane chiaramente attestato il valore espiatorio del sacrificio – purtroppo grandemente sfumato nel contesto della Forma Ordinaria – e con esso la consapevolezza della colpevolezza umana e del relativo bisogno di ottenere un perdono. Il fatto che la Missa sia intessuta di testi scritturistici, elemento rinforzato dal fatto che il Rito della Messa e il Lezionario sono fusi in un unico testo (il Missale), crea un dinamico movimento in cui i sentimenti religiosi si arricchiscono e si bilanciano con sapienza, sì che i temi centrali del Peccato e della Salvezza non manchino mai, né perciò si insista stucchevolmente su di essi, rischiando forme opinabili di amartiocentrismo (rischio prevalente nella teologia classica) o di irenismo (rischio prevalente nella teologia nuova). In sintesi: la Misericordia si impone quale tema fondamentale che scandisce il rito antico e perenne, risulta teologicamente ben presentata, infine sostiene lo sviluppo del movimento annuale liturgico senza oscurarne i variegati temi del Temporale o del Santorale.
La pulizia teologica del concetto liturgico di misericordia si apprezza anche valutandone la studiata assenza. Presente nell’inno angelico del Gloria, la supplica non è presente nel Credo, in cui pure ci si inginocchia a riconoscere lo straordinario evento della incarnazione, estremo gesto del “Buon Samaritano” che si piega sulle nostre ferite umane. Essa soprattutto latita in tutta la lunga preghiera del Canone, ove lo stupore per la Grazia divina che scende a inebriare la Chiesa in tutte le sue membra – terrestri e celesti, vivi e defunti, santi e peccatori – non concede luogo che all’adorazione della Vittima, ammutolendo i sentimenti troppo umani di cui sopra. Annotiamo l’assenza anche nel Pater noster, a buon diritto, in quanto la piena relazione filiale esclude quel distacco intrinseco alle dinamiche della misericordia, per quanto del compimento di esse la figliolanza sia il frutto maturo e definitivo. Da ultimo le richieste di misericordia – fatta salva la preghiera del celebrante che si umilia davanti a Dio al termine dell’immenso Ufficio adempiuto – non ricorrono in tutte le fasi finali della cerimonia. I fedeli, purificati dall’Offerta divina, godono della Grazia e inneggiano alla loro rinascita non ex sanguinibus … sed ex Deo, in questo momento essi non sono più peccatori bisognosi di soccorso, bensì, a motivo della presenza sacramentale di Cristo nei loro cuori, sono figli della luce in opposizione alle tenebre del mondo (cfr. l’ultimo Vangelo). La misericordia dunque pertiene al peccatore, al misero lontano da Dio, il quale su di sé la invoca (Missa dei fedeli), dopo averla riconosciuta presente e rivelata al mondo (Missa dei catecumeni), sapendo di poter essere efficacemente restaurato da essa. Uomo e Dio, peccato e purificazione, merito e Grazia, cura e missione si alternano nel trascorrere della celebrazione: il fedele esce rinnovato dal rito, pronto per portare al mondo quanto egli ha ricevuto dalla Chiesa Madre.
Brixiae, 15.10.2015
Fonte: amiciziasanbenedettobrixia.wordpress.com/
Etichette:
anno santo della misericordia,
Confessione,
conversione,
DON LUCIANO MICHELI,
don Marco Begato,
Missale Romanum,
papa francesco,
peccato,
pentimento,
porta santa,
quaresima,
summorum pontificum
venerdì 19 febbraio 2016
IL CORPO E L’ANIMA
U CUORP’ E L’ANIMA
U cuorp è na cos important,
ma è nu bene comun,
u ten’n tutt quand
pur ci jè nulla tenent,
anz’.. jè l’unica proprietà
d’ ci non ten nient.
U cuorp quann stà in salut
non è mangh esigend,
dop mangiàt , e dop ch’è v’vut
abbast, è già cundend,
e ci pot tra nand fascenn poch
magar .. proprij nient,
ancora megh,
non s’add’ accir
tropp’ d’ fatij,
quindi….. per cui….
stà proprij ‘ngraziar Dij,
e non s’ lament
ca sacc’!.. com n’ ven
quann iav puntualment
culazion pranz e cen?
Ma l’anima però iè nata cos,
l’anim va studiat,
vol’ess approfondit,
jè n’attrezz tropp complicat,
e ci no statt attiend
t’ cumpl’chesc’ a vit.
Tra janim e cuorp
‘ngè conflitt d’interess,
u cuorp ten u cirviedd,
non è mich fess:
allor, tant privazion,
sacr’fic’ ,e fatij
giustament , no ’n’ vol faj ,
cudd u sap ca qua ci ng’è iosc’
non ng’è quann e craj”
L’anim invec sap
d’ jess immortal,
e sap pur ca st’ appìs:
abbàsc’ ‘ngè u ‘nfiern
e da sop u paravìs,
allor ten’ interess
a dars chiù da faj ,
p’cchè potrebb’ scenn
invec d’ ‘nghianàj.
Non c’è proprij rimedij
ce brutta situazion!
A pov’ra gent
a ci adda da raggion?
Sia l’anim ca u cuorp
fann na person,
e allor a iess prudent,
ca cenga tu fa fa
iun o l’at ,rimmarrà scundent.
Allor a soluzion , j penz
Ca Jè nel tuo comportament,
da com camp’
tutt da dà d’pend’:
a fa in mod ca quann u cuorp ,
arriv a trà l’ut’m’ r’spir’
non g’ adda chiang’ assà ,
e l’an’m non tant s’adda rir.
Andrea Tuzio
U cuorp è na cos important,
ma è nu bene comun,
u ten’n tutt quand
pur ci jè nulla tenent,
anz’.. jè l’unica proprietà
d’ ci non ten nient.
U cuorp quann stà in salut
non è mangh esigend,
dop mangiàt , e dop ch’è v’vut
abbast, è già cundend,
e ci pot tra nand fascenn poch
magar .. proprij nient,
ancora megh,
non s’add’ accir
tropp’ d’ fatij,
quindi….. per cui….
stà proprij ‘ngraziar Dij,
e non s’ lament
ca sacc’!.. com n’ ven
quann iav puntualment
culazion pranz e cen?
Ma l’anima però iè nata cos,
l’anim va studiat,
vol’ess approfondit,
jè n’attrezz tropp complicat,
e ci no statt attiend
t’ cumpl’chesc’ a vit.
Tra janim e cuorp
‘ngè conflitt d’interess,
u cuorp ten u cirviedd,
non è mich fess:
allor, tant privazion,
sacr’fic’ ,e fatij
giustament , no ’n’ vol faj ,
cudd u sap ca qua ci ng’è iosc’
non ng’è quann e craj”
L’anim invec sap
d’ jess immortal,
e sap pur ca st’ appìs:
abbàsc’ ‘ngè u ‘nfiern
e da sop u paravìs,
allor ten’ interess
a dars chiù da faj ,
p’cchè potrebb’ scenn
invec d’ ‘nghianàj.
Non c’è proprij rimedij
ce brutta situazion!
A pov’ra gent
a ci adda da raggion?
Sia l’anim ca u cuorp
fann na person,
e allor a iess prudent,
ca cenga tu fa fa
iun o l’at ,rimmarrà scundent.
Allor a soluzion , j penz
Ca Jè nel tuo comportament,
da com camp’
tutt da dà d’pend’:
a fa in mod ca quann u cuorp ,
arriv a trà l’ut’m’ r’spir’
non g’ adda chiang’ assà ,
e l’an’m non tant s’adda rir.
Andrea Tuzio
Etichette:
Andrea Tuzio,
giudizio particolare,
inferno,
montalbano jonico,
morte,
novissimi,
paradiso,
peccato,
pentimento,
pompilio montanaro,
vita eterna
martedì 12 gennaio 2016
il pentimento non basta
I divorziati e la Chiesa
«Il sacerdote non è un notaio
e il pentimento non basta»
BARI - Qualcosa è cambiato, nei rapporti tra i fedeli e la Chiesa Cattolica. La vicenda di un uomo divorziato e risposato, recatosi per la confessione a San Nicola alla vigilia di Natale, riaccende il dibattito su un concetto che con il Giubileo è diventato mediatico. In una lettera, che la Gazzetta ha pubblicato mercoledì 30 dicembre, l’interessato ha raccontato la propria delusione per l’assoluzione negatagli. E ha rivendicato la misericordia di Papa Francesco.
«Ma il sacerdote non è il notaio che ratifica una decisione già presa dal penitente» commenta don Nicola Bux, teologo, consultore in Vaticano, autore tra i più citati a livello internazionale. Il suo ultimo libro, “Come andare a messa e non perdere la fede”, è stato già tradotto in cinque lingue.
Ma l’assoluzione, ci ha scritto il nostro lettore, «va data a tutti quelli che si confessano».
«È un’affermazione assurda. Qui si confonde il perdono con il condono. Nella confessione, il sacerdote è allo stesso tempo giudice e medico dell’anima. Assolvere vuol dire “sciogliere”, ossia slegare il penitente dal legame con il peccato. È il sacerdote, non il fedele, che valuta se ci sono le condizione per assolvere o meno».
Il pentimento non basta?
«Il pentimento vero implica la disponibilità del fedele a sciogliere quel legame. Nel Vangelo Gesù Cristo dice: Va', e non peccare più. Mica va' e continua a fare di testa tua».
Il sacerdote ha ritenuto che non vi fossero le condizioni di cui parla?
«Certamente. Non si può pretendere l’assoluzione senza il fermo proposito di non peccare più».
E qui entra in gioco il Giubileo della misericordia.
«Concetto parecchio frainteso, negli ultimi tempi. Le regole non sono cambiate e i sacerdoti si attengono alla solita dottrina, tutti allo stesso modo, esattamente come tutti i giudici si attengono alla legge, senza eccezioni. Perché questo concetto è dato per scontato in tribunale e vorremmo sovvertirlo nelle chiese?».
È chiaro da che parte stia don Bux.
«Dalle parte di Gesù Cristo, ovviamente. Nessuno, su questa terra, ha l’autorità di cambiare le regole della sua Chiesa. Tant’è vero che dal sinodo è uscito un documento che non cambia assolutamente nulla, in materia di disciplina dell’eucaristia ai divorziati risposati».
Però, papa Francesco, a molti sembra intenzionato a cambiare rotta.
«Un altro enorme fraintendimento. Lo ha spiegato molto chiaramente il cardinale Muller, prefetto della congregazione per la dottrina della fede, ossia il custode della fede cattolica, il quale afferma: “La dottrina non è una teoria costruita dagli uomini. Il magistero del Papa e dei vescovi non è superiore alla Parola di Dio”».
A giudizio del sacerdote il nostro lettore sarebbe ancor più peccatore in quanto faceva la comunione, nonostante avesse divorziato e si fosse poi risposato.
«E vorremmo fare una colpa al sacerdote? È Gesù Cristo che, nel Vangelo, decreta l’indissolubilità del matrimonio. E San Paolo mette in guardia dal ricevere il sacramento indegnamente. Come si può pretendere di accedere all’eucaristia, se non si è più in comunione con la propria moglie? È una contraddizione in termini. Ed altre ne emergono, da quella lettera».
A cosa si riferisce?
«Innanzitutto il dato di partenza. Il lettore si definisce “cattolico credente”, ma anche divorziato e risposato, il che tradisce l’indissolubilità del vincolo coniugale. Poi parla, testualmente, di uno “schiribizzo”, che lo avrebbe spinto a confessarsi dopo dodici anni di assenza dal confessionale. Ma almeno una volta all’anno, i cattolici hanno l’obbligo di confessarsi e di comunicarsi. È un tipico esempio di “cristianesimo fai da te”, che dovrebbe adattarsi alla nostre esigenze. Un fenomeno dal quale ci aveva messi in guardia il papa Benedetto XVI».
Ultima questione. La porta santa aperta nella Basilica, non rappresenta un percorso penitenziale speciale?
«Anche su questo bisogna fare chiarezza. Il peccato, un po’ come il reato, comporta la colpa ed una pena. La confessione assolve dal peccato, non dalla pena che sarà scontata nell’aldilà a livello soprannaturale. È a questo punto che entra in gioco il Giubileo che, in via straordinaria, serve ad assolvere anche dalla pena. Le porte della misericordia, nella Chiesa, erano, sono e saranno sempre aperte. Ma alle consuete condizioni. E i sacerdoti sanno che non devono cedere, non devono lasciarsi intimorire dalle opinioni dominanti».
http://ww2.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/home/1764/I-divorziati-e-la-Chiesa-.html
sabato 30 maggio 2015
Mi confesso - I confess
"andare a confessarsi non è andare in tintoria
perché ti tolgano una macchia:
confessarsi è andare a incontrare
il Padre che riconcilia,
che perdona e che fa festa".
Padre santo, come il figliol prodigo
mi rivolgo alla tua misericordia:"ho peccato contro di te,
non sono più degno d'esser chiamato tuo figlio".
Cristo Gesù, Salvatore del mondo,
che hai aperto al buon ladrone
le porte del paradiso,
ricordati di me nel tuo regno.
Spirito Santo, sorgente di pace e d'amore,
fa' che purificato da ogni colpa
e riconciliato con il Padre
io cammini sempre come figlio della luce.
mi rivolgo alla tua misericordia:"ho peccato contro di te,
non sono più degno d'esser chiamato tuo figlio".
Cristo Gesù, Salvatore del mondo,
che hai aperto al buon ladrone
le porte del paradiso,
ricordati di me nel tuo regno.
Spirito Santo, sorgente di pace e d'amore,
fa' che purificato da ogni colpa
e riconciliato con il Padre
io cammini sempre come figlio della luce.
lunedì 17 febbraio 2014
Va e non peccare più !!!!
Francesco accoglie il peccatore pentito, l’arrogante no!
Un parroco della diocesi di Livorno, recentemente, ha negato il sacramento della confermazione ad una ragazza che non vuole rinunciare alla convivenza (peccato di concubinato) con il ragazzo. Preti, diaconi, catechisti, parrocchiani, insegnati di religione della stessa diocesi, si sono scandalizzati e imbufaliti contro il detto parroco. Vi offro alcuni commenti e alcune reazioni.
- “Questa è la religione (formalismo), non la fede (rapporto con il Mistero che fa tutte le cose)”.
- “Le suggerirei di scrivere una lettera a papa Francesco … chissà”.
- “Tristezza … e anche rabbia perché si punta sempre il dito per giudicare e non per accogliere …”.
- “Con le regole e basta non si va da nessuna parte. Il Papa ha detto: non giudichiamo. Poi però ci vorrebbe anche qualcosa di più, da parte sua. Probabilmente verrà dal prossimo papa …”.
- “Ma io gli domanderei come lui possa arrogarsi il diritto di dare la grazia e come possa arrogarsi il diritto di stabilire chi è in peccato …”.
- “Ma noi che siamo più dentro la teologia e la pastorale faremmo volentieri due chiacchiere con chi scrive catechismi e dogmi …”.
- “Tristezza e vergogna se si pensa che il rifiuto è avvenuto da un prete, oltretutto giovane, in contrasto all’attività di papa Francesco, che ha aperto la chiesa e la comunione ai divorziati, ed ha fatto arrestare in questi giorni un prete pedofilo. Non ho parole! Il papa dovrebbe essere informato di questa discriminazione”.
- “Papa Francesco non avrebbe esitato ad esaudire la richiesta, ne sono certa. Invece la ragazza è stata respinta (invece di essere accolta nella casa di Dio) perché non sposata, ma convivente. Questo papa Francesco non l’avrebbe permesso!”.
Ma vi redente conto? Ma in che mani siamo? Cattolici che difendono il capriccio del peccatore che non vuole riconoscersi peccatore, anziché la verità, cioè che il Figlio di Dio è venuto a togliere il peccato a chi riconoscere di essere peccatore? È più importante che il peccatore non pentito non si senta discriminato, oppure difendere il diritto divino, affinché chiunque cerchi il perdono possa essere trasfigurato dalla grazia? I sacramenti non sono diritti: nessuno può pretenderli. Non si può neppure esigere che la Chiesa legittimi il nostro peccato, perché la sua missione è convertire il mondo a Dio, non adattare Dio al mondo.
Papa Francesco avrebbe conferito un sacramento "dei vivi" a chi si rifiuta di riconoscersi peccatore?
Qualcuno ha mai notato che il pontefice regnate, durante le messe pubbliche, al momento di amministrare la Comunione, non lo fa mai di persona, ma lascia che lo facciano altri? Perché i fedeli ci possono essere anche peccatori non pentiti e lui non vuole assecondare la loro ipocrisia. Negli ultimi undici mesi, da quando Jorge Mario Bergoglio è stato eletto al trono di Pietro, abbiamo letto molte storie che riportano il fatto che l’allora arcivescovo di Buenos Aries abbia sempre amministrato il battesimo a bambini nati fuori dal sacramento del matrimonio, ma mai notizie che lui abbia dato la Comunione a divorziati-risposati oppure agli abortisti. Da papa ha amministrato il battesimo – come già avevano fatto anche i suoi predecessori – alla figlia di una coppia non sposata sacramentalmente, ma nulla di più. La stessa coppia, del resto, durante quella messa, non si è accostata alla Comunione.
Il cardinale Sean O’Malley, arcivescovo di Boston, membro del consiglio degli otto cardinali voluto dal pontefice per riformare la curia, nonché amico di lunga data di Jorge Mario Bergoglio, in una recente intervista al Boston Globe, ha spiegato che «papa Francesco sta ammorbidendo solo i toni, chi si aspetta che riveda anche le posizioni della Chiesa resterà deluso».
Papa Francesco accoglie con misericordia i peccatori pentiti, coloro che si riconoscono peccatori e che cercano nella Chiesa il perdono del Signore, non quelli che pretendono dalla Chiesa la legittimazione del loro peccato.
Etichette:
accoglienza,
apostasia,
catechismo,
Cattolici,
cattolici tiepidi,
diritto divino,
fumo di satana,
jorge bergoglio,
misericordia,
papa francesco,
peccato mortale,
peccatori,
pentimento,
sacramenti
venerdì 2 novembre 2012
defunti
2 NOVEMBRE
COMMEMORAZIONE
DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI
DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI
Rit.: Ad morte festinamus
Peccare desistamus.
Peccare desistamus.
1 - Scribere proposui
de contempu mundano
ut degentes seculi
non mulcentur in vano.
Iam est hora surgere
A sompno mortis pravo.
de contempu mundano
ut degentes seculi
non mulcentur in vano.
Iam est hora surgere
A sompno mortis pravo.
2 - Vita brevis breviter
in brevi finietur
mors venit velociter
quae neminem veretur.
Omnia mors perimit
et nulli miseretur.
in brevi finietur
mors venit velociter
quae neminem veretur.
Omnia mors perimit
et nulli miseretur.
3 - Ni conversus fueris
et sicut puer factus,
et vitam mutaveris
in meliores actus,
intrare non poteris
regnum Dei beatus.
et sicut puer factus,
et vitam mutaveris
in meliores actus,
intrare non poteris
regnum Dei beatus.
4 - Tuba cum sonuerit,
dies erit estrema
et iudex advenerit,
vocabit sempiterna
electos in patria
prescitos ad inferna.
5 - Quam felices fuerint
qui cum Christo regnabunt,
facie ad faciem
sic eum spectabunt,
Sanctus, sanctus Dominus
Sabaoth conclamabunt.
6 - Et quam tristes fuerint
qui eternae peribunt,
pene non deficient
nec propter has obibunt.
Heu, heu, miserissimi,
nunquam inde exibunt.
7 - Cuncti reges seculi
et in mundo magnates
advertant et clerici
omnesque potestates:
fiant velut parvuli,
dimittant vanitates.
8 - Heu frates carissimi,
si digne contempiemus
passionem Domini,
amara et si flemus,
ut pupillam oculi
servabit ne peccemus.
9 - Alma Virgo Virginum,
in caelis coronata
apud tuum filium
sis nobis advocata.
Et post hoc exilium
occurrens mediata.
10 - Vile cadaver eris:
cur non peccare vereris?
Cur intumescere quaeris?
Ut quid pecuniam quaeris?
Quid vestes pomposas geris?
Cur non paenitens confiteris?
Contra proximum non laeteris?
Oratio: In die depositionis defuncti
Absolve, quæsumus, Domine, animam famuli tui N. (famulæ tuæ N.), ut defunctus (-a) sæculo tibi vivat: et, quæ per fagilitatem carnis humana conversatione commisit, tu venia misericordis-simæ pietatis absterge. Per Dominum nostrum Iesum Christum Filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti, Deus, per omnia sæcula sæculorum. Amen.
Oratio: Vel alia oratio
Deus, cui proprium est misereri semper et parcere, te supplices exoramus pro anima famuli tui N. (famulæ tuæ N.), quam hodie de hoc sæculo migrare iussisti: ut non tradas eam in manus inimici, neque obliviscaris in finem, sed iubeas eam a sanctis Angelis suscipi, et ad patriam paradisi perduci; ut, quia in te speravit et credidit, non pœnas inferni sustineat, sed gaudia æterna possideat. Per Dominum nostrum Iesum Christum Filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti, Deus, per omnia sæcula sæculorum. Amen.
Oratio: In die tertio, septimo et trigesimo depositionis defuncti
Quæsumus, Domine, ut animæ famuli tui N. (famulæ tuæ N.), cuius depositionis diem tertium (vel septimum, vel trigesimum) commemoramus, Sanctorum atque electorum tuorum largiri digneris consortium; et rorem misericordiæ tuæ perennem infundas. Per Dominum nostrum Iesum Christum Filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti, Deus, per omnia sæcula sæculorum. Amen.
Oratio: In anniversario
Deus, indulgentiarum Domine: da animæ famuli tui N. (famulæ tuæ N., vel animabus famu-lorum famularumque tuarum), cuius (quorum) anniversarium depostionis diem commemora-mus, refrigerii sedem, quietis beatitudinem, et luminis claritatem. Per Dominum nostrum Iesum Christum Filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti, Deus, per omnia sæcula sæculorum. Amen.
Oratio: Pro defuncto Summo Pontifice
Deus, qui inter summos sacerdotes famulum tuum N. ineffabili tua dispositione connumerari voluisti: præsta, quæsumus; ut, qui unigeniti Filii tui vices in terris gerebat, sanctorum tuorum Pontificum consortio perpetuo aggregetur. Per eundem Dominum nostrum Iesum Christum Filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti, Deus, per omnia sæcula sæculorum. Amen.
Oratio: Pro defuncto Episcopo
Deus, qui inter apostolicos sacerdotes famulum tuum N. (famulos tuos N. et N.) pontificali fecisti dignitate vigere; præsta, quæsumus; ut, eorum quoque perpetuo aggrege(n)tur consortio. Per Dominum nostrum Iesum Christum Filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti, Deus, per omnia sæcula sæculorum. Amen.
Pro Episcopo Cardinali defuncto dicantur: famulum tuum N. Episcopum Cardinalem pontificali fecisti dignitate.
Pro Presbytero Cardinali, qui episcopali dignitate auctus fuerit: famulum tuum N. Presyterum Cardinalem pontificali fecisti dignitate..
Pro Presbytero Cardinali, qui episcopali dignitate auctus non fuerit: famulum tuum N. Presbyterum Cardinalem sacerdotali fecisti dignitate..
Pro Diacono Cardinali, qui fuerit Sacerdos: famulum tuum N. Diaconum Cardinalem sacerdotali fecisti dignitate..
Pro Diacono autem Cardinali, qui in ordine Presbyteratus non fuerit constitutus, dicatur oratio Inclina, Domine, qua habetur paulo infra, hoc modo: ut animam famuli tui N. Diaconi Cardinalis, quam de hoc sæculo, etc.
Oratio: Pro defuncto Sacerdote
Deus, qui inter apostolicos sacerdotes famulum tuum N. (famulos tuos N. et N.) sacerdotali fecisti dignitate vigere: præsta, quæsumus; ut eorum quoque perpetuo aggrege(n)tur consortio. Per Dominum nostrum Iesum Christum Filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti, Deus, per omnia sæcula sæculorum. Amen.
Oratio: Alia Oratio
Præsta, quæsumus, Domine: ut anima famuli tui N. Sacerdotis, quem, in hoc sæculo commorantem, sacris muneribus decorasti, in cælesti sede gloriosa semper exsultet. Per Dominum nostrum Iesum Christum Filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti, Deus, per omnia sæcula sæculorum. Amen.
Oratio: Pro uno defuncto
Inclina, Domine, aurem tuam ad preces nostras, quibus misericordiam tuam supplices deprecamur: ut animam famuli tui N. quam de hoc sæculo migrare iussisti, in pacis ac lucis regione constituas, et Sanctorum tuorum iubeas esse consortem. Per Dominum nostrum Iesum Christum Filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti, Deus, per omnia sæcula sæculorum. Amen.
Oratio: Pro una defuncta
Quæsumus, Domine, pro tua pietate miserere animæ famulæ tuæ N.: et a contagiis mortali-tatis exutam, in æternæ salvationis partem restitue. Per Dominum nostrum Iesum Christum Filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti, Deus, per omnia sæcula sæculorum. Amen.
Oratio: Pro defunctis fratribus, propinquis et benefactoribus
Deus, veniæ largitor et humanæ salutis amator: quæsumus clementiam tuam; ut nostæ congregationis fratres, propinquos et benefactores, qui ex hoc sæculo transierunt, beata Maria semper Virgine intercedente cum omnibus Sanctis tuis, ad perpetuæ beatitudinis consortium pervenire concedas. Per Dominum nostrum Iesum Christum Filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti, Deus, per omnia sæcula sæculorum. Amen.
Oratio: Pro patre et matre
Deus, qui nos patrem et matrem honorare præcepisti: miserere clementer animabus patris et matris meæ, eorumque peccata dimitte; meque eos in æternæ claritatis gaudio fac videre. Per Dominum nostrum Iesum Christum Filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti, Deus, per omnia sæcula sæculorum. Amen.
Pro pluribus, dicatur: animabus parentum nostrorum, et ubi dicitur meque, dicatur nosque.
Pro patre tantum, dicatur: animæ patris mei, vel nostri.
Pro matre tantum, dicatur: animæ matris meæ, vel nostræ.
Oratio: In Officio pro defunctis in genere
Fidelium, Deus, omnium Conditor et Redemptor, animabus famulorum famularumque tuarum remissionem cunctorum tribue peccatorum: ut indulgentiam, quam semper optaverunt, piis supplicationibus consequantur: Qui vivis et regnas cum Deo Patre in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia sæcula sæculorum. Amen.
Iscriviti a:
Post (Atom)





