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martedì 8 novembre 2016

il dono delle lacrime



Seconda Lettura
Dall'«Omelia» di un autore del secondo secolo
(Capp. 8, 1 - 9, 11; Funk, 1, 152-156)

La conversione sincera
Finché viviamo in questo mondo, facciamo penitenza. In realtà noi non siamo che un poco di fango tra le mani di chi lo plasma. Se un vasaio, che lavora un pezzo di creta per ricavarne un vaso, vede che questo gli esce sformato o che gli si spezza tra le mani, lo impasta di nuovo. Se invece pensa di mettere nella fornace lo lascia com'è. Anche nella nostra esistenza c'è una situazione nella quale è possibile un rifacimento in meglio, e un'altra nella quale non lo è più. Infatti durante la vita terrena noi abbiamo tempo e modo di far penitenza dei nostri peccati e così ottenere la salvezza dal Signore.
 
Usciti che saremo da questo mondo, non potremo più convertirci né espiare il male commesso. Perciò, fratelli, compiamo la volontà del Padre, conserviamo casto il nostro corpo e osserviamo i comandamenti del Signore, e così raggiungeremo la vita eterna. Per questo dice il Signore nel vangelo: Se non sarete stati fedeli nel poco, chi vi affiderà il molto? Perciò vi dico: Chi è fedele nel poco è fedele anche nel molto (cfr. Lc 16, 10-11). Vuol dire questo: conservate casto il corpo e immacolato il carattere del cristiano per essere degni di riprendere la vita. 

E nessuno di voi osi affermare che questo corpo non sarà glorificato e non risorgerà. Riflettete un poco: in quale situazione siete stati redenti e avete ricevuto la vita spirituale, se non mentre vivevate in questo corpo? Ecco perché dobbiamo custodire il corpo come un tempio di Dio. Ma poiché siete stati chiamati nel corpo, così nel corpo verrete anche giudicati. Se Cristo Signore, che ci ha salvati, volle prendere figura umana, mentre prima era solo spirito, e così ci ha chiamati a sé, anche noi riceveremo la nostra mercede in questo corpo. Amiamoci dunque gli uni gli altri, per giungere tutti nel regno di Dio. Finché abbiamo tempo per guarire, affidiamoci a Dio, nostro medico, e consegniamo nelle sue mani i nostri pochi meriti. Quali meriti? Quelli che si acquistano mediante la penitenza fatta con cuore sincero. Egli conosce ogni cosa prima che avvenga e nulla gli sfugge di tutto ciò che si agita nel nostro cuore. Diamogli lode, dunque, non solo con la bocca, ma anche col cuore, perché ci possa ricevere come figli. Per questo il Signore disse: Miei fratelli sono coloro che fanno la volontà del Padre mio (cfr. Lc 8, 21, ecc.).

Responsorio    Cfr. Ez 18, 31. 32; 2 Pt 3, 9
R.
Liberatevi da tutte le iniquità, formatevi un cuore nuovo e uno spirito nuovo: * Io non godo della morte di chi muore, dice il Signore; convertitevi e vivrete.
V. Il Signore usa pazienza verso di voi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi.
R. Io non godo della morte di chi muore, dice il Signore; convertitevi e vivrete.


Preghiera per ottenere il dono delle lacrime

O Dio onnipotente e mitissimo, che hai fatto scaturire dalla roccia una fonte d'acqua viva per il popolo assetato, fa scaturire dalla durezza del nostro cuore lacrime di compunzione: affinché possiamo piangere i nostri peccati e meritare, per Tua misericordia, la loro remissione. Per il nostro Signore Gesú Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con Te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Croce Amen.

Ad petendam compunctionem cordis

Omnípotens et mitíssime Deus, qui sitiénti pópulo fontem vivéntis aquae de petra produxísti: educ de cordis nostri durítia lácrimas compunctiónis; ut peccáta nostra plángere valeámus, remissionémque eórum, te miseránte, mereámur accípere. Per Dominum nostrum Iesum Christum, Fílium tuum, qui tecum vivit et regnat, in unitate Spíritus Sancti, Deus, per omnia sæcula sæculorum. Croce Amen.

domenica 20 marzo 2016

Pedofilia nel clero

 
Alcune semplici osservazioni (con relative domande) sull’ennesima deflagrazione mediatica contro la Chiesa Cattolica.
 
di Don Giorgio Ghio
 
 

 
 
 
zzzzpll1) Il cardinale George Pell, prefetto della Segreteria per l’Economia istituita dal Sommo Pontefice e membro del consiglio di porporati da lui incaricato di studiare la riforma della Curia Romana, si è recentemente sottoposto, per via telematica, a quattro giorni di estenuanti interrogatori circa le sue presunte responsabilità e omissioni nel trattamento di gravissimi casi di abusi sessuali su minori da parte di esponenti del clero australiano. Una prima domanda sorge spontanea: nella sua qualità di principe di Santa Romana Chiesa e di alto rappresentante di uno Stato sovrano, era proprio obbligato a subire questa umiliazione? Perché non è intervenuta l’autorità superiore? Non staranno mica cercando, da Oltretevere, di silurare di nuovo – inducendolo alle dimissioni – un cardinale di tendenze un po’ troppo conservatrici?
 
2) A prescindere da eventuali, effettive inadempienze del prelato da sacerdote e da vescovo, un legittimo sospetto si leva sulle circostanze esterne scelte per tali interrogatori: la coincidenza con la premiazione di un film che tratta il delicatissimo tema senza affatto smentire il cinematografico genere letterario di una gerarchia cattolica avvezza alla più abietta slealtà e perfidia; gli orari fissati in tarda serata o la mattina presto (in pratica di notte; solo per questioni di fuso-orario?), quando una persona anziana non è certo nelle migliori condizioni psico-fisiche per rispondere a domande su fatti avvenuti tra il 1960 e il 1980, quindi non proprio recentissimi; l’ostile e minacciosa presenza, di fronte a lui, di ben quattordici sopravvissuti autorizzati a interferire nel dibattimento con insulti e vivaci rimostranze. Seconda domanda: non avranno magari provato a far moralmente crollare l’illustre imputato?
 
3) Tale metodologia da processo-farsa sovietico si inscrive altresì in un contesto di generale disinformazione: i provvedimenti presi in casa cattolica per correggere il fenomeno degli abusi sono generalmente sottaciuti; viceversa, grava una cappa di omertoso silenzio sulla piaga della pedofilia on-line, nonché su quella dei viaggi del sesso in Paesi dove i minori si vendono per pochi spiccioli. Don Fortunato Di Noto, fondatore e presidente dell’Associazione Meter, impegnato da venticinque anni nella lotta a queste sordide pratiche, ha già denunciato all’autorità competente migliaia di siti pedofili, in alcuni dei quali si mostrano video in cui dei neonati vengono seviziati e uccisi allo scopo di provocare l’eccitazione sessuale in individui a tal punto rotti all’abominevole vizio da essersi in pratica ridotti all’impotenza. Terza domanda: come mai nessun giornalista ne parla? Non sarà per caso perché la clientela di quel turpe mercato appartiene in buona parte proprio alla classe dirigente in ambito politico, economico e mediatico? Sarà esagerato parlare di lobby della pedofilia, che ne promuove la legalizzazione tentando di entrare nei Parlamenti sotto forma di partiti?
 
4) Il crimine della pedofilia non è certo appannaggio del clero cattolico. Gli ambienti in cui si registra la più alta frequenza di abusi sono purtroppo la famiglia e il parentado. Ora, come se non bastasse, si preparano a concedere l’adozione a coppie di pervertiti/e riconosciute dallo Stato: chi saprà mai a quali innominabili violenze fisiche e psichiche saranno sottoposti i malcapitati “figli adottivi”? Se la minaccia delle tasse sugli immobili ecclesiastici non avesse cucito abbastanza stretto le bocche dei vescovi (già diffidati dal fare i “piloti” dal loro stesso capo, che ha perorato la causa della raccolta selettiva dei rifiuti, ma non si immischia in questa gravissima deriva morale), ecco rispuntare l’arma letale dello sdegno mondiale suscitato ad arte per stroncare qualsiasi obiezione a una rivendicazione legale che, fino a pochi anni fa, sarebbe suonata mostruosa soltanto a evocarla. Nel contempo si segue con apprensione – perfino da Santa Marta – lo stato di salute di un vecchio laido e ripugnante che si vanta pubblicamente dei suoi ninfetti… Quarta domanda: ci sarà mai un magistrato che abbia i virili attributi per incriminarlo delle sue inveterate nefandezze? Vomitevole ipocrisia del sistema!
 
5) Ciò detto, nessuno nega che commettere abusi sessuali sia per un prete cattolico una colpa di gravità eccezionale, passibile della dimissione dallo stato clericale, e che tale piaga, pur riguardando un’esigua minoranza del clero, abbia assunto in certi Paesi proporzioni a dir poco apocalittiche. Perché mai però – ed è la quinta domanda – non ci si interroga sulle cause profonde di questa spaventosa decadenza morale? La stretta coincidenza cronologica tra l’esplosione del fenomeno e l’avvio dell’aggiornamento nella Chiesa non ha proprio alcuna rilevanza storica? Il “rinnovamento” dei seminari e degli istituti religiosi, risoltosi di fatto in una catastrofica crisi, non avrà avuto alcuna incidenza? Il prete e il consacrato mondanizzati che hanno rinunciato alla propria identità, abolendo di conseguenza la separazione dal mondo che le è intrinsecamente connessa, con quali mezzi potranno mai difendersi e immunizzarsi dalle perverse tendenze mondane? Chi ha perso ogni senso della sacralità in rapporto alla propria persona e alla propria attività perseguendo un’assimilazione livellante all’ambiente sociale non ha più gli anticorpi spirituali per resistere all’enorme pressione cui è sottoposto; figuriamoci se potrà mai positivamente incidere su di esso in modo da modificarne gli orientamenti…
 
6) Ultima domanda: a chi giova infine questo nuovo attacco, oltre alle logge massoniche che, nelle cosiddette “messe nere”, praticano lo stupro e l’assassinio di minori scomparsi di cui si perde, evidentemente, qualsiasi traccia? Alcune esternazioni, isolate ma ripetute, di autorevoli ecclesiastici insinuano, in chi ha cervello per intendere, un’inquietante supposizione. Il rinnovato, postumo polverone sui clericali abusi sessuali non serve soltanto a tapparci la bocca dall’esterno. Sembra altresì che, dall’interno, ci sia chi sta lavorando a demolire i fondamenti stessi della gerarchia cattolica.
 
Solerte promotore di studi e convegni sul tema, autorevole esponente del think tank bergogliano, padre Hans Zollner, vice-rettore dell’Università Gregoriana (a torto o a ragione, la più prestigiosa istituzione accademica cattolica al mondo), nonché membro della recente Commissione pontificia per la prevenzione degli abusi su minori, sostiene che l’emergenza imponga un profondo ripensamento della dottrina cattolica sul sacerdozio… E perché mai? Basterebbe che i vescovi facessero il loro dovere.
 
fonte: Confederazione Civiltà Cristiana  

lunedì 22 febbraio 2016

noi pazzi

Fair is foul, and foul is fair:
Hover through the fog and filthy air


Conoscete queste parole? Le pronunciano le streghe di Macbeth. In italiano in genere la prima frase è resa con “Bello è il brutto e brutto è il bello”, ma in inglese c’è una coincidenza linguistica per cui fair vuol dire sì bello, ma anche buono, giusto, corretto, e foul vuol dire sia brutto che turpe, osceno, scorretto. In quasi nessuna delle lingue c’è questa coincidenza, i greci hanno dovuto inventare la parola kagatos che nasce dall’unione di kalos+agatos per indicare la bontà e la bellezza unite. In italiano invece spesso per traslato “bello” si intende anche “buono”: “stasera mi mangio una bella pizza”. In ebraico invece questa coincidenza esiste: Tov significa bello/buono era brutto/cattivo. Quindi quando Dio nei sei giorni della creazione “vide che era cosa buona”, sta contemplando qualcosa di bello e buono insieme.
Qual è il significato originale del testo di Shakespeare?: le streghe dicono: “ciò che per voi è bello/buono, per noi è brutto/cattivo e ciò che per voi è brutto/cattivo, per noi è bello/buono.” Com’è possibile ciò lo spiega il verso seguente: solo passando attraverso la nebbia e l’aria mefitica si può scambiare il male col bene. Anche Dante dice che è entrato nella Selva oscura in un momento di annebbiamento: tant’era pien di sonno a quel punto … Colui che ci porta verso il male all’inizio mette in moto i meccanismi per confondere la vista e la comprensione di ciò che è bene per tramutarlo in male e viceversa, ma in seguito, quando la sua vittima si è abituata al male, si è corrotta, come direbbe Papa Francesco, la scelta del male al posto del bene è fatta in modo sempre più consapevole e, quel che è peggio, volontario. Il mondo, come lo chiama San Giovanni, quello che non ha conosciuto Dio, ha una visione completamente opposta a quella di Dio: il mondo giudica belle e desiderabili tutta una serie di cose che sono male agli occhi di Dio.
Senza volervi tediare con il discorso sui trascendentali, sappiate però che sono alla base di quanto sto per dire ora, sappiamo che la natura di Dio è la bellezza e la bontà, ma anche che la via della salvezza dell’umanità scelta da Lui passa attraverso la bruttura e la repulsione: “il più bello dei figli dell’uomo” diventa colui che “non ha né apparenza né bellezza”: “Due flauti suonano in modo diverso, ma uno stesso Spirito vi soffia dentro. Dice il primo: “Egli è il più bello tra i figli degli uomini” (Sal 45,3); e il secondo, con Isaia, dice: ‘Lo abbiamo visto: non aveva più né bellezza, né decoro’ (Is 53,2). ‘Egli non aveva bellezza né decoro’ per dare a te bellezza e decoro. Quale bellezza? Quale decoro? L’amore della carità, affinché tu possa correre amando e amare correndo… Guarda a Colui dal quale sei stato fatto bello”. Sant’Agostino, In lo. Ep., IX, 9.
Così come sono unite in Dio, così anche nella storia della salvezza la bellezza deve essere unita alla carità per non essere mero fattore estetico, guscio vuoto (e non ultimo strumento del male, perché tutto può essere pervertito, la bellezza come la verità). Quindi Gesù è bellissimo nel momento in cui è sfigurato:
1_grunenwald
2_Crocifisso-di-San-Damiano
Il crocifisso di Grunenwald ed il crocifisso di San Damiano ci mostrano come l’arte cristiana ha sempre cercato di mostrare i due aspetti del sacrificio della croce: l’orrore e la bellezza, che però non possono essere visti contemporaneamente, un po’ come i due lati di una moneta.
Il mondo non considererà mai belli e desiderabili il sacrificio, la rinuncia, il nascondimento, il dono di sé che invece sono belli agli occhi di Dio perché frutto della carità. Mentre invece l’autoaffermazione, l’appropriazione, l’apparenza, l’autoconservazione sono brutti agli occhi di Dio perché sono frutto della mancanza di carità.
Quindi per questo ciò che è sapiente agli occhi del mondo è stoltezza agli occhi di Dio e ciò che è sapiente agli occhi di Dio è stoltezza per il mondo: “E mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio. Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.” I Cor 1, 22-24
La novità del cristianesimo è la rivelazione della pazzia di Dio, Dio è pazzo, poiché esce dalla sua impassibile trascendenza per mescolarsi alle nostre gioie, alle nostre pene, alla nostra disperazione. Il tema dell’amore ‘folle’ di Dio affiora dovunque nel Nuovo Testamento. Se la creazione rivela la sapienza di Dio, l’incarnazione per la nostra salvezza rivela il suo amore pazzo per noi. Il Crocifisso per amore è il segreto di ogni follia. Il Dio incarnato discende nella morte per prendere tutti gli uomini nella follia del suo amore. Con gli occhi bendati, schiaffeggiato, schernito, coperto di sputi, rivestito di una porpora da beffa, coronato di spine, re per burla, ecce homo, ecce deus: un pazzo in verità!
in quale modo si può rispondere a questa pazzia di Dio? Essendo pazzi come Lui: Gli Apostoli lasciano tutto e lo seguono e come loro nei secoli i martiri, i monaci, i re, i frati, i missionari … Chi segue Cristo è sempre giudicato pazzo.
Ma esiste una particolare vocazione alla pazzia che è tipica della spiritualità russa: il “pazzo in Cristo”, lo “jurodivyj” è l’uomo che risponde con tutto il suo essere alla follia di Dio, che entra anche lui nella «stoltezza della croce», che diventa pazzo per amore di Cristo. Il pazzo in Cristo s’identifica con Cristo oltraggiato, crocifisso, eppure risorto: egli vive già nel Regno e denuncia l’orgoglio, l’odio e la menzogna di ‘questo mondo’. Prende alla lettera le Beatitudini e il Discorso della montagna, tutta quella insopportabile follia: la terra donata ai miti, la gioia ai perseguitati e I’offrire la guancia sinistra quando siamo colpiti sulla destra, in tre parole: amare i nemici.
Il pazzo in Cristo rivela possibile l’impossibilità del cristianesimo. È  un massimalista cristiano, è uno che sotto l’apparenza di una finta pazzia vive il Vangelo alla lettera, povero e senza un rifugio. Non entra nelle le chiese se non per farvi scandalo, vive nei rifiuti della città, nella sua più compromettente o più pericolosa marginalità, con i cattivi e le donne di cattiva condotta …
Serapione, Simeone, Nicola e Teodoro, Xenia sono alcuni dei Pazzi in Cristo russi. Tra di loro c’era chi girava nudo e alla domanda «Chi ti ha svestito così?» «E’ lui» rispose Serapione, indicando il Vangelo che aveva tra le mani. C’era chi si vestiva con un’uniforme militare e diceva di chiamarsi come il marito defunto  (Xenia). C’era chi correva sul fiume e si azzuffava per far capire quanto futili e meschine fossero le beghe tra due città vicine  (Nicola-Testa-di-Cavolo e Teodoro). C’era chi dava scandalo in chiesa, bombardando ad esempio le donne con le nocciole o entrava nei loro bagni pubblici (Simeone). C’era chi prendeva sassate le case dei buoni e baciava le mura delle case dei cattivi (indovinate perché…) Ma grazie queste pazzie, che avevano solo lo scopo di far vedere il mondo sotto un’altra prospettiva, cioè come lo vedevano loro: sottosopra (e quindi nel modo corretto direbbe Chesterton …), i Pazzi in Cristo riuscivano a fare degli atti di carità impossibili agli altri: c’era chi dava l’elemosina ad un mercante ben vestito e ingioiellato
( si scoprirà che era tutto quello che possedeva, avendo perduto tutto e vergognandosi di chiedere la carità), c’era chi andava a trovare una prostituta generando i peggiori sospetti (le aveva portato da mangiare perché sapeva che era rimasta da tre giorni senza cibo), c’era chi di notte trasportava i mattoni in cima ad una impalcatura per facilitare il lavoro agli operai il giorno dopo …
Eccoli:
San Serapione
San Serapione
San Basilio di Mosca
San Basilio di Mosca
Santi Nicola e Teodoro
Santi Nicola e Teodoro
Santa Xenia_1
Santa Xenia 1
Santa Xenia_2
Santa Xenia 2
Il bello è che i pazzi in Cristo, sia gli jurodivyj veri e propri che i cristiani che cercano solo di essere tali, generano spesso incomprensione anche tra gli stessi cristiani. In questo bel film, che vi consiglio, L’isola di Pavel Lungin, un monaco russo non riconosce uno jurodivyj che vive con lui nello stesso monastero e si lamenta delle sue pazzie…, ma alla domanda “Perché Caino ha ucciso Abele?” non sa rispondere, ovvero, conosce la risposta perché l’ha studiata, ma non ha fatto l’esperienza di aver ucciso un innocente, come invece il suo fratello pazzo ha fatto e sta cercando di espiare seguendo la via della pazzia.
In questo spezzone del film guardate i primi minuti almeno fino alla domanda dell’abate: “E tu lo sai?” se poi vi piace continuate pure :-)
Siccome sono una pericolosa estremista, credo che al mondo si possa solo essere pazzi, e l’unica scelta che abbiamo è per chi essere pazzi.
9_I am fool for Christ

domenica 7 febbraio 2016

attirarci addosso il castigo di Dio?

Ho peccato in pensieri, parole,

opere ed omissioni



Gesù ha detto: “ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore” (Mt. 5,28).

Come vediamo, per compiere il peccato non basta il pensiero. È necessario anche il desiderio. Ma una volta adulterato il pensiero, ossia pianificato il desiderio perverso, non basta il non compierlo per trovarsi in regola, bisogna emendare il desiderio e il cattivo pensiero maturato perchè, insegna sempre Gesù  che dal cuore si emanano gli adultèri e le azioni disoneste che macchiano l'uomo (Mt. 15,19). 

L'apostolo Paolo bolla di frequente, con parole roventi tutti i vizi e altrove ribadisce: "Fuggite l'impudicizia!" (1Cor. 6,18) che è la madre dei cattivi desideri. "Non immischiatevi con gli impudichi" (1Cor. 5,9); "In mezzo a voi, non siano neppur nominate l'incontinenza, l'impurità di ogni genere e l'avarizia" (Ef. 5,3); "Disonesti, adulteri, effeminati e sodomiti, non possederanno il regno di Dio...." (1Cor. 6,9-10)

In sostanza, poi, i famosi peccati contro lo Spirito Santo sono imperdonabili non perché Dio non voglia perdonarli, ma perché chi li compie si chiude del tutto all’azione della grazia di Dio e al pentimento, non si pente, ossia non elimina quel desiderio malvagio e perverso, giustificandolo e dunque ha un cuore chiuso alla conversione.




Ho peccato in pensieri parole opere ed omissioni è un "pacchetto" unico perchè i cattivi pensieri partono da desideri disordinati e si trasformano in parole, dalle parole agli atti, dagli atti alle omissioni, ossia, l'omissione al riconoscere ciò che è peccato. Molti pensano che il peccatore sia semplicemente un eretico, sia un semplice apostata, un immorale. ma non è solo questo: si può essere malvagiamente persino ortodossi nella dottrina e tuttavia vivere da peccatori. Che cosa sono dunque queste omissioni?

Stiamo attenti a non agire come il fariseo nella sua preghiera e agiamo piuttosto come il pubblicano, nella parabola che troviamo nel Vangelo di Luca 18,9-14.

C'è una bellissima risposta del cardinale Muller, Prefetto della CdF al quale in una lunga intervista, apparsa il 30 dicembre scorso sul settimanale tedesco Die Zeit, alla domanda:
che cosa pensi di quei cattolici che attaccano il Papa definendolo “eretico”, egli risponde: «Non solo per il mio ufficio, ma per convinzione personale devo dissentire. Eretico nella definizione teologica è un cattolico che nega ostinatamente una verità rivelata e proposta come tale dalla Chiesa da credere. Tutt’altro è quando coloro che sono ufficialmente incaricati di insegnare la fede si esprimono in modo forse infelice, fuorviante o vago. Il magistero del Papa e dei vescovi non è superiore alla Parola di Dio, ma la serve. (…) Pronunciamenti papali hanno inoltre un diverso carattere vincolante – a partire da una decisione definitiva pronunciata ex cathedra fino ad un’omelia che serve piuttosto all’approfondimento spirituale».

La risposta del cardinale la prendiamo per fare nostro questo esame della coscienza e non già per giudicare le coscienze degli altri... i nostri pronunciamenti dottrinali, per esempio, come sono? Quale testimonianza diamo alla Verità? Quale testimonianza diamo alla sana Dottrina? Quale testimonianza diamo nella vita quotidiana in famiglia, con gli amici, sul posto di lavoro, ai figli, e così via? Quale testimonianza diamo a chi è nel dubbio, nell'errore, nel peccato? Quanti peccati omettiamo di dire nel confessionale perchè ci riteniamo giusti, approvati dalle false dottrine perchè ci fanno comodo?


Lo diciamo all'inizio della Messa e si chiama Atto penitenziale, il Confiteor: Confesso a Dio onnipotente, e a voi, fratelli, che ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni: (battendosi il petto) per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa. E supplico la beata sempre vergine Maria, gli angeli, i santi e voi, fratelli di pregare per me il Signore Dio nostro.

Vale la pena, allora, fare uno sforzo per evitare che l'abitudine a ripetere certe formule non diventino però ostacolo al riconoscere davvero questo peccare, e fare ogni autentico proposito per debellare in noi quel desiderio malvagio che ci porta costantemente lontani da Dio. Infatti non è mai Dio ad allontanarsi da noi, ma noi da Lui, e quanto maggiormente chiudiamo il cuore a questo percorso di purificazione, maggiormente ci illudiamo di stare nel giusto.

C'è un'importante precisazione da fare riguardo ai peccati di omissione. Omettere vuol dire tralasciare. Il giudizio finale, invece, avverrà tutto proprio sui peccati di omissione:
«Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli... e saranno riunite davanti a Lui tutte le genti, Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sua sinistra... Poi dirà a quelli alla sua sinistra: "via lontano da me, maledetti nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché...(..) In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli (cioè gli emarginati) non l'avete fatte a me". E se ne andranno questi al supplizio eterno e i giusti alla vita eterna» (Mt 25, 31, 32, 41-43, 45, 46).

Non diamo ascolto a quelli che dicono che l'Inferno non esiste, o che si svuoterà, o che è lo spauracchio che la Chiesa usa per tenere il popolo oppresso, no! Ricordiamo piuttosto il monito dei Santi che dell'Inferno ce ne hanno parlato, ricordiamo le parole di Santa Suor Faustina Kowalska, colei che ha ricevuto da Gesù di parlare della Sua Divina Misericordia, ma dove anche le fece vedere l'Inferno che ella descrisse nel suo Diario:
"Oggi, sotto la guida di un angelo, sono stata negli abissi dell'inferno. È un luogo di grandi tormenti per tutta la sua estensione spaventosamente grande. (...) Il peccatore sappia che col senso col quale pecca verrà torturato per tutta l'eternità. Scrivo questo per ordine di Dio, affinché nessun'anima si giustifichi dicendo che l'inferno non c'è, oppure che nessuno c'è mai stato e nessuno sa come sia. Io, Suor Faustina, per ordine di Dio sono stata negli abissi dell'inferno, allo scopo di raccontarlo alle anime e testimoniare che l'inferno c'è. Ora non posso parlare di questo. Ho l'ordine da Dio di lasciarlo per iscritto. (..) Quello che ho scritto è una debole ombra delle cose che ho visto. Una cosa ho notato e cioè che la maggior parte delle anime che ci sono, sono anime che non credevano che ci fosse l'inferno..."

Quindi il non fare il bene è cosa di cui bisognerà rendere conto al punto che le omissioni indicate da Gesù significheranno semplicemente la dannazione!

Dicono che il Dio dell'Antico Testamento sgomenta per la sua intransigenza, ma qui è Gesù che parla: e non è Gesù "il nostro Signore e nostro Dio" una sola cosa col Padre che chiama Padre e una cosa sola con lo Spirito Paraclito?
Dio è amore e come qui si vede, Egli non tollera che dei suoi figli lascino morire di fame o di ignoranza altri suoi figli, per questo il Catechismo insegna le "7 opera di misericordia corporali e le 7 opere di misericordia spirituali".



Anzi Gesù, paradossalmente e apparentemente, mostra maggiore severità del Padre nel pretendere la perfezione dell'uomo, perchè Lui è venuto ad insegnarci come si fa, pagandone il prezzo.

Infatti alcuni comandamenti vennero "amplificati" da Gesù nel senso che Egli volle far comprendere il loro più profondo significato e che il peccato è non tanto nell'azione, quanto nel sentimento che lo produce, nell'intenzione, nella perversione, nella giustificazione nel commetterlo. E' dal pensiero malvagio che si produce poi l'effetto.

Egli solo e proprio perché Figlio di Dio e quindi Dio, poteva parlare con autorità divina e dichiarare:
«Avete inteso che fu detto agli antichi... ma Io vi dico...
Ed ecco che al comandamento: "non commettere adulterio"; Gesù aggiunge: "chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore" ( Mt 5,28), e questo vale anche per le donne come insegnerà Paolo.

Al 5° comandamento: "non uccidere", Gesù aggiunge: "chiunque si adira con il proprio fratello sarà sottoposto a giudizio (...) sarà sottoposto al fuoco della geenna" (Mt 5, 22).
Tanto grande è la dignità dell'uomo, che insultare un essere umano con disprezzo e con odio, è come insultare il Signore, perché l'uomo è creato a immagine di Dio! Ma soprattutto qui è chiamato in causa il perdonare. Lo diciamo nel Padre Nostro: "rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori..." chi non perdona il prossimo che gli ha fatto qualcosa che è male, ed agisce con odio e vendetta, sarà ripagato da Dio con la stessa moneta. L'odio e la vendetta, infatti, alimentano nel cuore dell'uomo pensieri malvagi, per questo il nostro modello è Gesù, un Dio fatto uomo e non il contrario. Perchè Gesù è perfetto, è senza peccato, è Dio, e i suoi insegnamenti sono divini, sono perfetti.

Possiamo fare un'altra precisazione a proposito del 6° comandamento. Esso è stato tradotto dall'ebraico anche con le parole: non fornicare. La fornicària, in lingua latina, è la prostituta: chi andava con una prostituta, tradiva la moglie e quindi commetteva adulterio. Però, con significato più esteso, fornicare vuol dire darsi a piaceri illeciti.

Sentiamo che cosa dice l'Apostolo a questo proposito:
«Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi come si addice a santi; lo stesso si dica per le volgarità, insulsaggini, trivialità... Perché sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impuro o avaro... avrà parte al regno di Cristo e di Dio. Nessuno vi inganni con vani ragionamenti: per queste cose infatti piomba l'ira di Dio su coloro che gli resistono. Non abbiate quindi niente in comune con loro. Se un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore» (Ef 5, 3-8).

I «vani ragionamenti» che possono ingannare le coscienze sono proprio quelli che si fanno oggi e cioè che tutto è lecito, che bisogna liberarsi dai tabù del passato, ecc.

Chi dice così o non sa che la parola di Dio, vale per tutti i tempi perché Dio non è come gli uomini che oggi possono dire una cosa e domani la riconoscono errata ed hanno quindi bisogno di correggerla! Non abbiamo un Dio giocarellone e ciò che era peccato ieri è peccato anche oggi, i Comandamenti non mutano con i tempi....

Oppure chi dice così: che bisogna liberarsi dai tabù del passato... omette di ben ragionare perchè definisce maliziosamente i Comandamenti e la legge di Dio come un tabù del passato e così dimostra solo di non aver mai creduto davvero nella legge divina.

Le parole dell'Apostolo Paolo sono state dichiarate Parola di Dio perché ispirate dallo Spirito Santo e sono in perfetta armonia con quelle di Gesù che dichiara, e che pochi sacerdoti e catechisti citano:
«Quel che esce dall'uomo, questo sì contamina l'uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adulteri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l'uomo» (Mc 7, 20-23).
Contaminare vuol dire infettare, corrompere, deturpare, macchiare, omettere.

E questo è il peccato: macchia, corruzione, abbruttimento dell'anima, omissione della verità e quindi la menzogna. In questo stato l'anima non può avere comunione con Dio che è purezza assoluta e santità.

Vogliamo proprio attirarci addosso il castigo di Dio? Dice ancora S. Paolo:
«Non illudetevi, né immorali, né idolatri, né effemínati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci, erediteranno il regno di Dio» (1 Cor 6, 9-10).

E ancora: «Mortificate dunque quella parte di voi che appartiene alla terra. fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e quella avarizia insaziabile che è idolatria, cose tutte che attirano l'ira di Dio su coloro che disobbediscono» (Col 3, 5, 6).

E scrivendo agli ebrei dichiara: «Il matrimonio sia rispettato da tutti e sia il talamo incontaminato. I fornicatori e gli adulteri saranno giudicati da Dio» (Eb 13, 4).

Non siamo chiamati ad emettere giudizi sulle persone che peccano, ma come abbiamo dimostrato siamo chiamati a dare testimonianza alla Verità, chiamati a chiamare il peccato con i tanti nomi che lo distinguono, chiamati a non omettere nulla di ciò che la legge Dio, fatta per noi peccatori, insegna affinchè ce ne liberiamo al più presto possibile, senza farci degli sconti, senza corruzione, senza alcun compromesso.

Severi dunque prima con se stessi, e poi predicatori contro i peccati e non contro i peccatori, ma non con le proprie opinioni, le proprie misericordie, il proprio buonismo, piuttosto con la Scrittura alla mano, con le parole e l'insegnamento di Gesù Cristo, con le raccomandazioni della Sua Santissima Madre a Fatima e a Lourdes, per esempio, con l'insegnamento della Chiesa che è Madre e Maestra del nostro viver quotidiano e per il nostro vero bene, per la nostra vera felicità.
Sia lodato Gesù Cristo +



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