Visualizzazione post con etichetta paradiso. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta paradiso. Mostra tutti i post

martedì 14 marzo 2017

in cielo: le anime

Ratzinger: la parola “anima” radiata dal nuovo messale romano





Un libro importante del 1977, Escatologia, rivisto dall’autore Joseph Ratzinger-Benedetto XVI nel 2006, quando ha impreziosito la riedizione con una aggiornata Premessa atta a spiegarne il lungo percorso. Leggiamo un passo dalla Premessa perché ci aiuterà a come interpretare e leggere il capitolo che andremo ad approfondire, inoltre veniamo così informati della grave crisi teologica interna alla Chiesa, inoltrandoci anche nella comprensione della nascita e sviluppo dell’enciclica di Benedetto XVI la Spe Salvi, i cui concetti restano gli stessi a fronte di una teologia sull’anima da riscoprire, rivalutare e ritornare ad insegnare.


Dalla Premessa
“Dalla prima edizione del volume sono passati 30 anni e nel frattempo il cammino della teologia non si è fermato. Nel momento in cui il libro fu scritto, due profondi capovolgimenti stavano coinvolgendo gli sviluppi riflessivi riguardo al tema della speranza cristiana.

La speranza veniva compresa come virtù attiva, come azione che cambia il mondo, azione dalla quale sarebbe scaturita una nuova umanità, un “mondo migliore”. La speranza divenne in tal modo politica, la sua realizzazione sembrava essere affidata all’uomo stesso.

Il regno di Dio, attorno al quale tutto il cristianesimo ruota, sarebbe diventato il regno dell’uomo, il “mondo migliore” di domani: Dio non sta “in alto” ma davanti… (..)

La crisi della tradizione, che nella Chiesa Cattolica assunse toni virulenti in corrispondenza del Vaticano II, portò all’esigenza di strutturare la fede partendo esclusivamente dalla Bibbia, prescindendo dalla tradizione. Si concluse allora che nella Bibbia non si trovava il concetto dell’immortalità dell’anima, ma solo la speranza della risurrezione.

“L’immortalità dell’anima” doveva essere congedata come platonismo, si era sovrapposta, dunque, alla fede biblica della risurrezione. Grazie ad una curiosa filosofia che stabiliva l’impossibilità della presenza del tempo al di là della morte, si spiegò che la risurrezione doveva avvenire nella morte stessa.
Questa teoria ha conquistato velocemente anche il linguaggio della predicazione, tanto che in molti luoghi la celebrazione di preghiera per un defunto è stata chiamata “cerimonia della risurrezione”.

0026-escatologia-ratzinger-2_55e2c6c669996Nella mia “Escatologia” mi ero confrontato con entrambe le correnti, senza dimenticare i temi importanti per un manuale, temi di tutta la Tradizione del credere, sperare, pregare, temi di cui la storia della Chiesa è ricca.

Per quanto riguarda il primo tema, mi sembrava importante che l’escatologia non si lasciasse ridurre a nessun tipo di teologia politica. Ho ritenuto di potermi limitare all’essenziale dando un’indicazione del problema e ho cercato di evidenziare il significato permanente della speranza nell’azione propria di Dio entro la storia, azione che sola concede all’agire umano la propria unità interna e trasforma dall’interno ciò che è transitorio in ciò che non passa.

Ma un confronto più preciso con la questione della risurrezione “nella morte” era indispensabile; tale confronto costituisce il contenuto del cap. 5 di questo libro.

È legittimo prima di tutto riconoscere come la Bibbia non proponga alcuna concettualità antropologica con valore conclusivo, piuttosto essa si giova di svariati modelli concettuali.

È giusto inoltre ammettere come per la Bibbia il concetto centrale di speranza significhi “risurrezione”. Ma è altrettanto sicuro che la Bibbia non conosce l’idea di una risurrezione “nella morte”, anzi la respinge espressamente (leggasi 2Tim.2,18). Essa conosce piuttosto l’ “essere presso il Signore” tra la morte e la risurrezione. (cfr. per esempio Fil.1,23).

Io avevo cercato di tratteggiare come l’elaborazione di una concettualità antropologica mediante il ricorso alla formula di corpo e anima, secondo cosa è avvenuto nella tradizione ed è stato dichiarato nel concilio di Vienna (DH902), sviluppasse in maniera appieno conforme il dispositivo dell’antropologia biblica.

Su questo punto è sorta in seguito al mio libro una vivace discussione,nella quale la mia posizione fu contrassegnata semplicemente come difesa del platonismo.

In ambedue le appendici alla sesta edizione ho cercato di prendere posizione in modo dettagliato riguardo a simile discussione e ho pure ravvisato in modo riconoscente le riprese e le conciliazioni che ne derivavano, arricchendo con ciò il nostro pensiero circa le “ultime cose”. (..)

Non vorrei ancora una volta intercettare qui l’intera controversia, anche se desidero ribadire ancora una volta quale era e qual è tuttora per me la cosa più importante.

Innanzitutto non è una questione di concettualità o di “platonismo” ma di una concezione strettamente teo-logica della nostra vita oltre la morte – della nostra “vita eterna”, nel senso dell’insegnamento di Gesù.
Noi viviamo dunque poiché siamo associati alla memoria del Signore. Nella memoria del Signore noi non siamo un’ombra, un semplice “ricordo”, stare nella memoria del Signore significa “esserci”; vivere, vivere in pienezza, essere del tutto noi stessi.
(…)
Roma – Festa di Tutti i Santi 2006 – Joseph Ratzinger – Benedetto XVI


“La mia opera meglio riuscita”, ebbe a dire Ratzinger, e chi ha letto il testo non può che fargli da eco soprattutto per la capacità che egli ha avuto di denunciare un così grave decadimento teologico e dottrinale interno alla Chiesa, a riguardo dell’anima. Prima di affrontare il capitolo in questione, suggeriamo anche di tenere a mente l’Udienza generale di Benedetto XVI del 12 novembre 2008 in cui spiegò l’escatologia e la parusia in San Paolo.


dal Cap. V — Immortalità dell’anima e resurrezione dei morti
1. La problematica
L’interrogativo che negli ultimi decenni è sorto nella tematica dell’immortalità dell’anima e della risurrezione, trasformando gradualmente l’intero panorama della teologia e della religiosità, non potrebbe essere formulato più sinteticamente e più drammaticamente di quanto lo ha fatto Oscar Cullmann, il quale si è espresso come segue: “Domandate a un cristiano, protestante o cattolico, intellettuale o no, che cosa insegni il Nuovo Testamento sulla sorte individuale dell’uomo dopo la morte, e, salvo pochissime eccezioni, avrete sempre la stessa risposta: l’immortalità dell’anima. Eppure questa opinione, per diffusa che sia, è uno dei più gravi fraintendimenti che riguardano il cristianesimo” (Unsterblichkeit, p.19).

Ebbene, oramai soltanto ben pochi azzarderebbero questa risposta allora ovvia, poichè l’opinione che essa sia un malinteso si è diffusa con sorprendente rapidità tra le comunità cristiane, senza tuttavia che si fosse potuto sostituirla concretamente con una nuova risposta. Pionieri di questo nuovo atteggiamento furono i teologi protestanti Carl Stange (1870-1959) e Adolf schatter (1852-1938), ai quali aderì ampiamente Paul Althaus, con la sua “Eschatologie” pubblicata nel 1921 in 1° edizione.

0026-escatologia-ratzinger-3_55e2c8529be65Rifacendosi alla Bibbia e a Lutero, si rifiutava come dualismo platonico il concetto di una separazione nella morte tra il corpo e l’anima qual è presupposta nella dottrina dell’immortalità dell’anima e si affermava che l’unico insegnamento biblico è quello che l’uomo perisce nella morte “con corpo e anima” e che soltanto così si conserva il carattere di giudizio e della morte, di cui la Bibbia parla con estrema chiarezza. Di conseguenza, non sarebbe cristiano parlare dell’immortalità dell’anima, ma si dovrebbe parlare unicamente della risurrezione dell’uomo intero e contrapporre alla religiosità corrente del morire e alla sua escatologia del cielo l’unica prospettiva della speranza cristiana, cioè quella dell’ultimo giorno.

Nel 1950, Althaus tentò di apportare alcune rettifiche a questa tesi, che nel frattempo si stava diffondendo rapidamente, e obiettò che anche la Bibbia conosce lo schema “dualistico”, che anch’essa non conosce soltanto l’attesa dell’ultimo giorno, ma una sorta di9 speranza individuale in un cielo futuro. Egli cercò di dimostrare che questa opinione era stata pure condivisa da Lutero. “L’escatologia cristiana – così si esprimeva – non ha dunque da combattere l’immortalità come tale. Lo scandalo che recentemente abbiamo dato più volte con questo nostro atteggiamento non è lo scandalo dell’Evangelo” (Retraktationem, 256).
(Naturalmente Ratzinger non è d’accordo e tenta dei chiarimenti con una denuncia molto grave, ndr.)

Benché nelle discussioni d’allora avessero trovato larghi consensi, queste affermazioni non avrebbero assunto grande importanza per quanto riguarda la discussione successiva. L’opinione che parlare dell’anima non sia un discorso biblico, s’impone al punto che perfino il nuovo Missale Romanum del 1970 ha bandito il terminus “anima” dalla liturgia dei Defunti; parimenti esso è scomparso dal rituale della sepoltura…. (confermò in altro discorso il cardinale Ratzinger che della notizia all’epoca ne fu preoccupatamente “sconvolto”, da qui anche l’affermazione nell’intervista a Messori – Rapporto della fede – che una certa “protestantizzazione” della Chiesa non era una semplice favola o una esagerazione, ma una triste realtà, ndr).

Ma che cosa ha potuto rivoluzionare tanto rapidamente una tradizione, che fin dai tempi della Chiesa antica era radicata saldamente ed era stata sempre considerata centrale? L’apparente evidenza del pensiero biblico da sola non vi sarebbe certo stata sufficente. E’ presumibile che l’efficacia delle “nuove” argomentazioni sia derivata in notevole parte dal fatto che la concezione definita “biblica” dell’assoluta indivisibilità dell’uomo collima con la moderna antropologia naturalistica, la quale vede l’uomo unicamente come corpo e non vuole sapere nulla di un’anima che ne possa essere separata.

Ma la prima considerazione che ne consegue è la seguente: sebbene la rinuncia al concetto dell’immortalità dell’anima elimini un potenziale punto conflittuale tra la fede e il pensiero moderno, ciò non salva tuttavia la Bibbia, poichè per la coscienza moderna la via biblica sembra ancora molto meno percorribile. L’unità dell’uomo – e sta bene – ma chi sarebbe in grado, visti i dati odierni della scienza naturale, di immaginarsi una resurrezione del corpo? Una tale resurrezione supporrebbe una materialità radicalmente nuova, un cosmo fondamentalmente cambiato; il che sorpassa del tutto i limiti della nostra capacità intellettiva.
Pure la domanda che cosa avvenga in tal caso nel periodo che precede la “fine dei tempi” non può essere semplicemente ignorata. La spiegazione data da Lutero, di un “sonno dell’anima”, non è certo una risposta che possa convincere!
Ma se non esiste un’anima, se di conseguenza non vi può essere un “sonno”, sorge il problema, “chi” allora potrebbe essere risvegliato? Come si forma l’identità tra l’uomo precedente e l’uomo che, a quanto pare, dovrà essere ricreato dal niente? Pur non condividendo tal pensieri, respingere con sdegno simili domande “filosofiche” non contribuirebbe certamente a dare una spiegazione a tutto ciò.

0026-escatologia-ratzinger-4_55e2c9ded8a8bPer cui si comprese molto presto, che qui il solo biblicismo non porta innanzi. Senza “ermeneutica”, cioè senza accompagnare il dato biblico con la ragione, che, collegando sistematicamente i pensieri, può portare anche sotto l’aspetto linguistico ben oltre il dato biblico come tale, non si ottiene nulla.
Volendo ora prescindere da tentativi radicali, che intenderebbero risolvere il problema opponendosi a tutte le affermazioni “oggettivanti” e ammettendo soltanto interpretazioni “esistenziali”, possiamo dire che sono state tentate due vie: formulando un nuovo concetto del tempo e interpretando in modo nuovo la corporeità.

La prima sfera concettuale s’avvicina a quelle riflessioni che abbiamo incontrato precedentemente al cap.3, 1a, e che sono connesse alla questione dell’attesa e della fine imminente. Avevamo visto che si cerca di risolvere questo problema richiamando il fatto che la “fine del tempo” come tale non è più tempo, che quindi non indica una futura data del calendario, bensì è “non-tempo”, per cui trovandosi fuori della temporalità, è vicina a ogni tempo in modo uguale. Da questo concetto si trasse la facile conclusione che, essendo anche la morte un “uscire dal tempo”, essa conduca all’atemporalità.

Nell’area cattolica questi concetti assunsero importanza per la discussione sul dogma dell’Assunzione corporea di Maria nella gloria celeste.

Lo sconcertante dell’affermazione, che un essere umano – Maria – è già ora risorto corporalmente, equivale quasi alla provocazione di verificare comunque il rapporto tra la morte e il tempo e di riesaminare il carattere della corporeità umana. Se fosse possibile vedere nel dogma mariano un caso emblematico di ogni sorte umana si risolverebbero contemporaneamente due problemi:
da un lato si supererebbe lo scandalo ecumenico e intellettuale del dogma, dall’altro lato, quest’ultimo stesso avrebbe aiutato a correggere le precedenti idee circa l’immortalità e la risurrezione a favore di concezioni più bibliche e più moderne.

Sebbene negli scritti recenti si cercherebbero invano approfondimenti chiari e coerenti del nuovo concetto, si può tuttavia dire, che nel complesso si è imposta la tesi seguente: il tempo è una forma della vita fisica.

La morte significa uscire dal tempo e entrare nell’eternità, nel suo unico “oggi”. Di conseguenza, il problema dello “stadio intermedio” tra la morte e la risurrezione non è che un problema inconsistente. “Intermedio” esiste soltanto nella nostra ottica umana. In verità la “fine dei tempi” è atemporale; chi muore, entra nel presente dell’ultimo giorno, del giudizio, della risurrezione e della Parusia del Signore. Da qui la propagazione di un pensiero non cattolico: “Di conseguenza si può affermare, che la risurrezione avviene al momento stesso della morte e non soltanto nell’ultimo giorno”.

Questo concetto (“sbagliato”, come spiegherà più volte Ratzinger), che la risurrezione abbia luogo nel momento della morte, si è imposto al punto da essere accolto, con qualche clausola, pure in Hollandischen Katechismus, p. 525 (il fatidico Catechismo Olandese condannato da Paolo VI ma che purtroppo, per le linee morbide intraprese dal Vaticano II, non fu fatto ritirare ma correggere con delle Note aggiunte ai margini del testo): “L’esistenza dopo la morte è dunque già qualcosa come la risurrezione del nuovo corpo”. Il che significa: ciò che il dogma afferma di Maria vale per ogni uomo; a motivo dell’atemporalità che regna al di là della morte, per ogni uomo, morire vuol dire entrare nel cielo nuovo e nella terra nuova, entrare nella Parusia e nella risurrezione.

0026-escatologia-ratzinger-6_55e2ca6b64fe4Qui sorgono tuttavia due domande, di cui la prima è questa: non si tratta forse qui di una velata restaurazione della dottrina dell’immortalità che, dal punto di vista filosofico, si fonda su supposizioni un tantino avventate? Infatti qui si presume la risurrezione già per l’uomo appena morto, per l’uomo che sta per essere portato alla tomba. L’indivisibilità dell’uomo e il suo legame con la sua vita fisica appena spenta, quest’indivisibilità che era stata il punto di partenza della tesi, sembra ora non avere più alcuna importanza. Per cui leggiamo in Hollandischen Katechismus: “Il Signore vuole… dire, che qualcosa, il “proprio” dell’uomo non è il cadavere che rimane…”. In modo più incisivo si esprime Greshake: “La materia in se stessa (come atomo, molecola, organo…) è imperfetta… quando perciò nella morte si determina in modo definitivo la libertà dell’uomo, in questa sua concretizzazione e determinazione finale sono insieme cancellati definitivamente il corpo, il mondo e la storia di questa libertà…”

Sebbene simili pensieri possano essere sensati, ci domandiamo tuttavia, con quale diritto si possa parlare ancora di “corporeità” quando si nega, esplicitamente, ogni rapporto con la materia, alla quale si concede di partecipare all’eternità solo in quanto è stata un “momento estatico d’un esercizio umano di libertà”.

In ogni caso anche in questo modello il corpo è abbandonato alla morte, mentre contemporaneamente viene affermata una sopravvivenza dell’uomo. Per cui la confutazione del concetto dell’anima perde la sua credibilità, poichè implicitamente vi si ammette l’esistenza di una “realtà” personale, separata dal corpo, il che è esattamente quanto aveva voluto esprimere il concetto dell’anima. Riguardo al problema della corporeità e dell’esistenza dell’anima rimane dunque una strana mescolanza di concezioni, che non si può certo accettare come definitiva.

La seconda domanda riguarda la filosofia del tempo e della storia, la quale rappresenta la leva del tutto: è davvero soltanto così che esiste quell’alternativa al tempo fisico e al non-tempo che viene identificata con l’eternità? E’ logicamente possibile collocare l’uomo, il quale ha vissuto il periodo determinante della sua esistenza nel tempo, nella struttura della pura atemporalità? Può, pertanto, un’eternità che ha un inizio essere eternità? Non è, qualcosa che ha un inizio necessariamente non-eterno, temporale? Ma come negare che la resurrezione dell’uomo ha “un inizio”, cioè che avviene dopo la sua morte? Se lo negassimo, la logica ci costringerebbe a concepire l’uomo come già risorto nell’ambito dell’eternità che non ha inizio; il che significherebbe contraddire a ogni seria antropologia e cadere praticamente proprio in quel platonismo che intendiamo combattere.

Ora, G. Lohfink, un sostenitore della tesi della risurrezione “nella morte stessa”, ha notato nel frattempo gli inconvenienti or ora esposti e ha cercato di porvi rimedio, richiamando il concetto medievale dell’aevum, il quale (partendo dall’analisi dell’esistenza dell’angelo) tenta di descrivere il particolare rapporto tra il tempo e lo spirito. Lohfink opina che la morte non introduce nel “non-tempo”, bensì in un nuovo tipo di temporalità che è propria dello spirito creato… (..)

… con queste argomentazioni gli interrogativi precedenti non sono affatto eliminati… l’aevum fornisce qualche informazione, ma non dice assolutamente nulla sul fatto che si possa considerare come già compiuto l’insieme della storia.
Fa uno strano effetto che un esegeta sostenga, per motivare queste speculazioni, che per Gesù, “secondo l’interpretazione paleocristiana, la morte è seguita immediatamente dalla risurrezione dei morti” e che con ciò “è dato il modello reale dell’escatologia cristiana”, ma che “il cristianesimo (qui intende la Chiesa) si è dimenticato di applicarlo, oltre che a Gesù anche agli altri”.


0026-escatologia-ratzinger-5_55e2caf1087eaAnzitutto non si dovrebbe trascurare che il messaggio della “risurrezione al terzo giorno” evidenzia chiaramente una cesura tra la morte e la resurrezione; ma soprattutto è innegabile che da nessuna parte nell’annunzio paleocristiano la sorte di coloro che muoiono prima della Parusia risulta equiparata all’evento del tutto particolare della Resurrezione di Gesù, il quale consegue dalla posizione assolutamente unica e ineguagliabile che Gesù occupa nella storia della salvezza.

D’altronde occorre qui denunciare nuovamente un platonismo accentuato sotto un duplice aspetto: in primo luogo, in simili modelli il corpo viene privato definitivamente della speranza della salvezza e, in secondo luogo, con l’aevum l’ipostatizzazione della storia è minore rispetto alla teoria di Platone, soprattutto perchè manca di logica.

Può darsi che questa nostra esposizione sia riuscita un pochino troppo lunga. Tuttavia essa è necessaria di fronte al fatto che nella coscienza teologica queste teorie hanno trovato un’accoglienza pressoché unanime. Occorre far comprendere che questo consenso poggia su un terreno estremamente fragile. Un espediente ermeneutico tanto frammentario e complesso, pieno di crepe e di lacune, non potrà costituire una stabile base né per la teologia né per l’annunzio ed è in se stesso contraddittorio.


In altre occasioni, Ratzinger, userà gli stessi concetti qui esposti per dimostrare anche come queste teorie siano state utilizzate per inficiare la dottrina del Purgatorio: se l’uomo appena morto risorge, quando avrà modo di spurgare le pene che non ha terminato quando era in vita? E’ chiaro che così si vuole giungere ad eliminare i suffragi per i Defunti – se sono risorti a cosa serve suffragare l’anima? – e quel che ancora di più è grave, inficiare lo stesso Sacrificio della Messa la quale ha proprio come scopo la conversione dei viventi, essere Farmaco d’immortalità e suffragio per i Defunti. In definitiva, spiega Ratzinger, sostenere queste teorie è protestantizzare la dottrina cattolica, arrivare laddove voleva arrivare Lutero.

Provate a digitare su google.it immagini la parola “anima” o anime portate in cielo, vi accorgerete che non uscirà nulla di cattolico, nessuna immagine o immaginetta che possa ricondurre alla dottrina cattolica del termine anima, forse ne troverete una o due, non di più, difficilmente troverete la santa Messa quale supporto per le Anime dei Vivi e dei Defunti.

Anche questo è un dato significativo per comprendere come si è perduta l’identità cattolica e dei suoi termini specifici.

Sia lodato Gesù Cristo.
Sempre sia lodato.

https://cooperatores-veritatis.org/2012/11/02/ratzinger-la-parola-anima-non-cera-nel-nuovo-messale-romano/

venerdì 6 maggio 2016

ORFANI DEL CIELO

 
Un Cielo lontano-lontano ...
 




ORFANI DEL CIELO
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno IX n° 5 - Maggio 2016

Terrena despicere et amare coelestia.

 Quante volte, nelle orazioni della liturgia tradizionale, la Chiesa fa chiedere questo, “disprezzare le cose della terra e amare quelle del Cielo”! Quante volte nella Sacra Scrittura vi è un continuo richiamo ad alzare lo sguardo alle cose eterne:

 Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra (Col 3,1-2).

 E' il frutto cosciente della Pasqua cristiana: siccome Cristo è risorto ed è asceso alla destra del Padre, tu sai che la vita vera è la vita eterna e devi ormai vivere proteso verso ciò che è definitivo. Cristo è risorto, tu devi risorgere con lui, non puoi più vivere come se questo non fosse accaduto, non puoi vivere per qualcosa di meno! Ma il vivere per Cristo, vincitore del peccato e della morte, vuol dire vivere protesi verso i beni eterni, verso il Paradiso, verso il Cielo: cercate le cose di lassù.

 Il cristianesimo ammodernato ha invece avvelenato tutto e ci ha fatti orfani del Cielo. Sì, orfani del Cielo!

 Il cristianesimo che ci è stato passato in questi anni è un cristianesimo terreno, preoccupato di dimostrare di essere utile a questo mondo.

 La Madonna a Fatima non sbagliò di certo quando parlò degli errori che la Russia, se non si fosse convertita, avrebbe sparso nel mondo: il Marxismo-Comunismo è stato il più orrendo ribaltamento della religione cattolica, il sovvertimento dell'unica vera religione. Il Marxismo-Comunismo ha, in modo demoniaco, proiettato gli uomini verso un messianismo terreno: il messia atteso diventa la società nuova, che nasce dalla rivoluzione, dove tutti saranno uguali; la società comunista.

 Solo che nella maggioranza dei casi ci fermiamo, nel considerare il male di questa religione ribaltata e atea che è il Comunismo, al fiume di sangue prodotto dalle sue persecuzioni. Certo, milioni di morti ha sulla coscienza, le sue mani grondano di sangue, ma il suo male non è solo qui e innanzitutto qui. L'azione malefica del Comunismo ateo è quella propria di ogni eresia: l'avvelenamento della Chiesa.

 E la Chiesa, tragicamente, al Concilio Vaticano II, decise di non condannare esplicitamente il Comunismo ateo e così il male non trovò più barriere per penetrare nel Tempio di Dio.

 Abbiamo assistito in questi anni ad una Chiesa sempre più preoccupata di dimostrare, ai comunisti e ai post-comunisti, di essere utile alla società. Una Chiesa dimentica della vita soprannaturale, che cade sempre più nel Naturalismo; una Chiesa più simile ad una associazione di volontariato, una Chiesa tutta interna alla moderna società.

 Certo, il Cielo non è negato, in questa Chiesa, ci mancherebbe altro! Non è negato, ma è abbandonato come orizzonte ultimo, come “uscita di sicurezza” di questa vita terrena che gli uomini, laici o cattolici che siano, programmano tra di loro. Un Cielo lontano-lontano...

 Capita della nuova vita cristiano-moderna, quello che accade in troppi funerali: si accompagna all'estremo saluto chi è stato perfettamente indifferente a Dio, lo si commemora dal punto di vista umano, e poi gli si concede la prospettiva di un utopico cielo da cui lui ci guarderebbe ora, tanto per esorcizzare la morte.

 Esattamente come quei cattolici impegnati nel volontariato del mondo che, finito tutto il loro daffare, sperano che il loro agitarsi non finisca con la morte, perché Dio concede un'altra vita.

 Questa è la vita eterna del catto-comunista,  o se volete del cattolico naturalista: per lui è reale la vita di quaggiù e chiede a Dio di proseguirla dopo l'inevitabile smacco della morte corporale. È l'avvelenamento del Cristianesimo, è il suo ribaltamento, predetto a Fatima.

 Totalmente differente è la prospettiva cattolica: la vita reale è la vita eterna, che è la vita vera. È così reale, dalla Resurrezione di Cristo, che il cristiano è chiamato a volerla e desiderarla con tutta la fibra del proprio essere... cercate le cose del Cielo.
 
 Altro che orizzonte su cui proiettare le nostre speranze ed esigenze umane!, è l'esatto contrario: la vita eterna con Dio è così vera che è essa a proiettare sulla vita di quaggiù una prospettiva totalmente nuova. L'uomo deve vivere, qui ed ora, per il Cielo; e tutto ciò che dice e fa deve essere per il Cielo; e se non è per il Cielo non è degno di questo mondo.

 La Chiesa è stata posta nel mondo perché gli uomini non dimentichino questo.
 La Chiesa e il cristiano sono posti nel mondo perché gli uomini non si impadroniscano di Dio per benedire le loro cose umane, ma perché le umane vivano delle eterne e siano così salvate.
 La Chiesa c'è perché il Cielo salvi gli uomini.

 Ma la chiesa ammodernata ci ha fatto orfani del Cielo, e interessandosi freneticamente delle cose della terra ha lasciato gli uomini nella solitudine.

 Ma questa chiesa ammodernata, senza il Cielo, non sarà mai la Chiesa di Dio.

 La Messa della tradizione, e lo sperimenta chi la vive con fedeltà, è la Messa del Cielo:
 tutta protesa alle cose di Dio possa rimetterci nella giusta posizione.


 Cercate le cose di lassù: questo cercare inizia dalla Messa di sempre.

venerdì 19 febbraio 2016

IL CORPO E L’ANIMA



U CUORP’ E L’ANIMA

U cuorp è na cos important,
ma è nu bene comun,
u ten’n tutt quand
pur ci jè nulla tenent,
anz’.. jè l’unica proprietà
d’ ci non ten nient.
U cuorp quann stà in salut
non è mangh esigend,
dop mangiàt , e dop ch’è v’vut
abbast, è già cundend,
e ci pot tra nand fascenn poch 
magar .. proprij nient,
ancora megh,
non s’add’ accir 
tropp’ d’ fatij,
quindi….. per cui….
stà proprij ‘ngraziar Dij,
e non s’ lament
ca sacc’!.. com n’ ven
quann iav puntualment

culazion pranz e cen?
Ma l’anima però iè nata cos,
l’anim va studiat,
vol’ess approfondit,
jè n’attrezz tropp complicat, 
e ci no statt attiend 
t’ cumpl’chesc’ a vit.
Tra janim e cuorp
‘ngè conflitt d’interess,
u cuorp ten u cirviedd,
non è mich fess:
allor, tant privazion, 
sacr’fic’ ,e fatij
giustament , no ’n’ vol faj , 
cudd u sap ca qua ci ng’è iosc’
non ng’è quann e craj” 
L’anim invec sap
d’ jess immortal,
e sap pur ca st’ appìs:
abbàsc’ ‘ngè u ‘nfiern
e da sop u paravìs,
allor ten’ interess 
a dars chiù da faj ,
p’cchè potrebb’ scenn
invec d’ ‘nghianàj. 
Non c’è proprij rimedij 
ce brutta situazion! 
A pov’ra gent
a ci adda da raggion?
Sia l’anim ca u cuorp 
fann na person,
e allor a iess prudent,
ca cenga tu fa fa

iun o l’at ,rimmarrà scundent.
Allor a soluzion , j penz 
Ca Jè nel tuo comportament,
da com camp’
tutt da dà d’pend’: 
a fa in mod ca quann u cuorp ,
arriv a trà l’ut’m’ r’spir’
non g’ adda chiang’ assà ,
e l’an’m non tant s’adda rir.

Andrea Tuzio

giovedì 14 gennaio 2016

Si more cantando, si more sonando la Cetra, o Sampogna, morire bisogna.



Una breve video-presentazione per richiamare alla mente degli uomini di oggi il comune destino che li attende ineluttabile e imprevedibile: la Morte.


Dallo stato in cui la Morte ci troverà si deciderà la nostra sorte eterna: o la dannazione fra le fiamme dell'Inferno o la salvezza nella beatitudine del Paradiso.

Quale strada imboccare, sta a noi sceglierlo. 

Prepariamoci, dunque, ad affrontare la Morte amando con tutto il cuore N. S. Gesù Cristo, unico nostro rifugio nel Giorno dell'Ira che dissolverà il mondo come una favilla.

-----

Oh come t'inganni 
se pensi che gl'anni
non hann' da finire, 
bisogna morire.

È un sogno la vita 
che par sì gradita,
è breve gioire, 
bisogna morire.
Non val medicina,
non giova la China,
non si può guarire, 
bisogna morire.

Non vaglion sberate,
minarie, bravate
che caglia l'ardire,
bisogna morire.
Dottrina che giova, 
parola non trova
Che plachi l'ardire, 
bisogna morire.

Non si trova modo 
di scoglier 'sto nodo,
non val il fuggire, 
bisogna morire.
Commun'è statuto, 
non vale l'astuto
'sto colpo schermire,
bisogna morire.

La morte crudele
a tutti è infedele,
ogn'uno svergogna, 
morire bisogna.
È pur ò pazzia 
o gran frenesia,
par dirsi menzogna, 
morire bisogna.

Si more cantando, 
si more sonando
la Cetra, o Sampogna,
morire bisogna.
Si muore danzando, 
bevendo, mangiando;
con quella carogna 
morire bisogna.

I giovani, i putti 
e gl'huomini tutti
s'hann'a incenerire, 
bisogna morire.
I sani, gl'infermi, 
i bravi, gl'inermi
tutt'hann'a finire, 
bisogna morire.

E quando che meno
ti pensi, nel seno
ti vien a finire, 
bisogna morire.
Se tu non vi pensi
hai persi li sensi,
sei morto e puoi dire: 
bisogna morire.

sabato 31 ottobre 2015

Per i cari defunti

CHE VALORE HA LA PREGHIERA DI SUFFRAGIO PER I NOSTRI DEFUNTI? 

UN AMICO DOMENICANO RISPONDE




1. Il dolore di qualunque persona non ci può lasciare insensibili.

2. È molto consolante il pensiero che tutto quello che con infinito affetto hai fatto per un tuo caro il Signore l’ha ritenuto fatto a sé. Non tanto per il merito (pure esso importante), ma per la gioia di aver fatto qualcosa per il Signore.

3. Il Catechismo della Chiesa Cattolica a proposito dei defunti dice che "la nostra preghiera per loro non solo può aiutarli, ma può anche rendere efficace la loro intercessione in nostro favore" (n. 958).
Pertanto la nostra preghiera, mentre alimenta una comunione di vita che ci è preziosa, ha una duplice efficacia: aiuta le loro anime a purificarsi, e giova a noi perché è come se aprissimo un varco tra noi e loro che ci permette di sentire quanto sia potente la loro intercessione davanti a Dio a nostro favore.
Dobbiamo sapere che le preghiere e i meriti della loro vita precedente stanno sempre in atteggiamento di supplica davanti a Dio per noi.

4. Portare un fiore sulle loro tombe è una testimonianza di fede nella comunione di vita che c’è tra noi e loro.
Sappiamo che ai nostri morti la vita non è tolta, ma trasformata, come dice la Liturgia della Chiesa.
Portare un fiore è un segno di affetto che senza dubbio è gradito a Dio ed è gradito anche ai nostri morti che dall’aldilà possono apprezzare il nostro gesto.

5. Ma indubbiamente vi sono altri fiori, ancor più preziosi che noi possiamo loro donare.
E questi fiori sono costituiti dalla celebrazione della S. Messa per loro e dalle altre opere di suffragio.

6. A questo proposito il Catechismo ricorda “la preghiera per i defunti di cui la Sacra Scrittura già parla: «Perciò Giuda Maccabeo fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato» (2 Mac 12,45)” (n. 1032).
E afferma che “fin dai primi tempi, la Chiesa ha onorato la memoria dei defunti e ha offerto per loro suffragi, in particolare il sacrificio eucaristico, affinché, purificati, possano giungere alla visione beatifica di Dio.
La Chiesa raccomanda anche le elemosine, le indulgenze e le opere di penitenza a favore dei defunti” (CCC 1032).


7. Ti esorto a largheggiare più che puoi nel donare soprattutto questi fiori, che non diventano mai vecchi e il cui merito dura in eterno. 
Padre Angelo


Preghiera per i defunti

Inno Acatisto per il soccorso delle anime dei Defunti



Questo particolare inno acatisto può essere recitato in chiesa o a casa, in spirito di pietà, tanto da laici quanto da uomini ordinati, per soccorrere le anime dei defunti e aiutarli nella Scala della Prova.

Stanza 1
 O Signore, secondo i tuoi disegni i quali sono oltre gli obiettivi che il mondo ha progettato per portare alla gloria eterna, Tu che determini la causa e l'ora della morte di ciascuno fra gli uomini, concedi a tutti coloro che dall'inizio del Tempo sono morti in Te il perdono dei peccati commessi in questo mondo, si aprano per loro le tue braccia paterne e accoglili nella luce eterna e nella gioia.
E noi che, in questo giorno, la memoria dei morti noi serbiamo, cantiamo a te:
Signore Dio d'amore indicibile, abbi pietà dei tuoi servi che sono dipartiti.

Stanza 2
Signore, dopo aver salvato Adamo e tutta l'umanità dal supremo annientamento, hai mandato il tuo Figlio Unigenito in questo mondo e Lui, con la sua croce e risurrezione, ci ha aperto il percorso verso la vita eterna.
Abbiamo fede, Signore, nella tua infinita misericordia e guardiamo con fiducia al Regno eterno; La tua gloria per noi stessi e per coloro che ci sono cari e che già sono addormentati in Te.
E così preghiamo: Dai, o Signore, gioia alle anime che hanno concluso le lotte senza fine nella vita e fai dimenticare i dolori e le afflizioni che hanno vissuto.
Dalle altitudini della Tua dimora, sentili come un Padre amorevole, ascolta i tuoi figli e di’ loro, “i vostri peccati vi sono perdonati”.
Ricevili, o Signore, nella tua casa, in modo che possano vivere felici per sempre, tramite la condivisione della Gloria divina.
Signore Dio d'amore indicibile, abbi pietà dei tuoi servi che sono dipartiti.
  
Stanza 3
 Illuminato dallo Spirito del Signore Onnipotente, San Macario uno giorno sentì una voce dal cranio squarciato  di un defunto pagano, morto da tempo, e che gli diceva “Quando pregate per coloro che soffrono le pene dell'inferno, noi come pagani  sentiamo sollievo dalla nostra sofferenza."
Che meraviglia questo potere della preghiera cristiana che porta la luce anche nell’Ade! Tutti, credenti e non credenti, ricevono consolazione e sollievo quando gridiamo: Alleluia!

Stanza 4
 Isacco il Siro una volta ha detto: "Un uomo con un cuore compassionevole prega ogni momento della sua vita, con compunzione e lacrime, per gli uomini, gli animali e tutte le cose che si muovono sulla terra, e  sono protette e purificate."
In questo stesso modo, tutti noi preghiamo il Signore di dare assistenza a coloro che si sono addormentati e diciamo: "Donaci, Signore, quanto chiediamo tramite il dono della preghiera urgente per coloro che non sono più; prendi i peccati di coloro che, nonostante la nostra indegnità, ci hanno chiesto di intercedere per loro,  perdona tutti i peccati commessi e per i quali si sono dimenticati di chiedere perdono. Ricordati, Signore, di quelli che si sono addormentati e nessuna preghiera li ha accompagnati alla dimora perenne. Apri loro, Signore, le porte del tuo regno. Ricordati anche di coloro che sono morti improvvisamente nel dolore o nella gioia.
Signore Dio d'amore indicibile, abbi pietà dei tuoi servi che sono dipartiti.

Stanza 5
 Noi che siamo responsabili di tutti i mali del mondo, la frustrazione dolorosa di ciò che è non ha ricevuto il dono della parola, la malattia e la sofferenza di bambini innocenti, noi che abbiamo, dal peccato originale ha distrutto la meravigliosa armonia della creazione, a Te, Signore Gesù Cristo, il più innocente di tutti i martiri, poiché sei l'Unico che può assolvere ogni cosa, abbiamo il coraggio di dire:
Signore, rinviare per i peccati del mondo, dà alla creazione la sua armonia originale in modo che gli uomini, vivi e morti possano compartecipare alla tua Gloria immensa cantando: Alleluia!

Stanza 6
 Signore Dio nostro, luce soffusa, Redentore del mondo, Dio dell'Amore ineffabile che avvolgi l'Universo, sentiamo nei nostri cuori la meravigliosa preghiera che si avvicina al Padre tuo cui Tu dalla Croce ti rivolgi, e dici per chi ti ha condannato, "Padre, perdonali."
E noi, confidando nella pienezza della tua misericordia, osiamo dire: Padre che sei nei cieli, concedi l’eterno riposo per i tuoi e nostri nemici. Perdona, o Signore, chi sparge sangue innocente, coloro che hanno subìto nella loro vita e coloro che hanno costruito per la loro prosperità nel mondo rovinando con la miseria e la sofferenza gli altri. Non condannare coloro che parlano contro di noi o quelli che calunniano, ma, a vantaggio di coloro che abbiamo danneggiato inavvertitamente, pregando ti offriamo per tutti loro a concedere un vero sacramento della riconciliazione con Te a tutti gli addormentati in attesa della Tua Venuta.
Signore Dio d'amore indicibile, abbi pietà dei tuoi servi che sono dipartiti.

Stanza 7
 Concedi, o Signore, l’eterna salvezza a tutti coloro che hanno lasciato questa vita nella sofferenza, a coloro che sono periti di una morte violenta, uccisi, sepolti vivi, alle vittime di incidenti o calamità naturali, annegati, bruciati, distrutti, mangiati; a coloro che sono morti di privazione, a causa di fame, sete, povertà.
A causa della loro fine dolorosa, o Signore, dona loro la gioia eterna affinché essi benedicano le sofferenze che hanno tragicamente sopportato come espiazione dei loro peccati e cantino così: Alleluia!

Stanza 8
Condona, o Signore, un favore speciale a coloro che si sono addormentati in Te in gioventù, a quelli che, durante la loro vita, hanno accettato la loro sofferenza come Cristo ha accettato la sua passione, e quelli che, nella loro vita su questa terra, non hanno sperimentato la gioia.
Concedi, o Signore, un favore speciale a coloro che hanno lasciato questa vita in prigione, o esausti per il lavoro che sono stati costretti a fare.
Apri, o Sempre Eterno, il tuo paradiso ai vergini e ai bambini innocenti, dai loro la gioia di partecipare alla tua Mistica Cena.
Dà consolazione, Signore, ai genitori che piangono i loro figli che hai chiamato a te e quelli che non hanno ricevuto la grazia di portare al mondo dei figli e non hanno una loro famiglia che prega per loro. E fai, Signore, che i loro peccati siano cancellati dallo splendore della tua gloria e dall'abbondanza della Tua misericordia.
Signore Dio d'amore indicibile, abbi pietà dei tuoi servi che sono dipartiti.

Stanza 9
invia su di noi, Signore, dei segni che ci permettano di vedere la fine della nostra vita in modo da preparare noi stessi attraverso il pentimento e la penitenza al nostro ultimo viaggio. Per la tua grazia, scompaiano in noi la vanità delle cose del mondo visibile, le passioni ei tormenti, e la mente disordinata comprenda e si plachi.
Si riveli la verità eterna e gli uomini, gravati dal peso dei loro peccati e dall’incredulità, confessino, sulla soglia della morte, la Tua esistenza.
E implorino la tua grande misericordia, cantando: Alleluia!


Stanza 10
O Signore, Padre di ogni consolazione, tu che hai fatto il sole per illuminare il mondo, Datore di prosperità da tutti i frutti della terra, porta a coloro che ti amano e coloro che ti odiano gioia e speranza, con la dolcezza delle tue parole.
Crediamo, infatti, che, al di là del sepolcro, la tua infinita misericordia accoglierà tutti i peccatori e perfino quelli abbandonati e respinti da tutti.
Il nostro cuore è nel dolore, quando vediamo i malvagi sfidare la tua Santità per la loro abominevole voglia di sacrilegio; Tuttavia, Signore, salvali comunque dal loro abbassamento verso la tua santa volontà, per la pienezza di tua misericordia.
Concedi il perdono, Signore, a coloro che sono morti senza essersi pentiti dei loro peccati. Ricordati anche di coloro che, in un momento di incoscienza, hanno volontariamente finito i loro giorni. Fa' che la fiamma che brucia i loro peccati si estingua nell'oceano della tua misericordia.
Signore Dio d'amore indicibile, abbi pietà dei tuoi servi che sono dipartiti.

Stanza 11
L'oscurità che ha colpito le anime lontane da Dio ci fa rabbrividire di terrore, sono terribili il tormento e il rimorso che straziano la coscienza, i gemiti, lo stridore di denti e la sofferenza di coloro che sono immersi nelle fiamme eterne dell'inferno.
Tremo a conoscere un simile destino, e come io prego per me, io prego per coloro che soffrono i tormenti terribili dell'Ade.
Signore fa che la nostra preghiera scenda su di loro come la rugiada del mattino scende sulla terra; e a Te cantiamo con piena voce: Alleluia

Stanza 12
La tua luce rifulge, o Cristo Dio nostro, presso tutti coloro che giacciono nelle tenebre terrificanti dell'Inferno dalle quali ti invocano.
Ma Tu, Signore, che volontariamente sei sceso nell'Ade per abbattere le sue porte, libera i tuoi figli che sono separati da Te a causa delle colpe che hanno commesso, ma che, nonostante i loro errori, non hai rinnegato.
Poiché la loro sofferenza è immensa, abbi misericordia di loro, o Signore, i loro peccati non sono certo pochi, ma sappiamo che la Tua misericordia è senza limiti. Concedi così questa misericordia infinita a queste anime miserabili e reprobe, separate da Te dalla morte a causa del peccato.
Abbi pietà di quelli che, non avendo conosciuto la tua verità hanno perseguitata la tua santa Chiesa; il tuo amore, Signore, muti il fuoco che li consuma in un paradiso refrigerante.
Signore Dio d'amore indicibile, abbi pietà dei tuoi servi che sono dipartiti.

Stanza 13
Possiamo aiutare i tuoi servi defunti, se ci aiuti tu stesso, o Signore, per le nostre lacrime. Illuminaci, tramite visioni soprannaturali, mostraci ciò che è opportuno dire e  fare perché le preghiere e le azioni che faremo siano per noi foriere di vita eterna.
E gridiamo a Te: Alleluia!

Stanza 14
La Chiesa Universale di Cristo nostro Dio canta continuamente a Te, o Signore, le preghiere e suppliche per coloro che si sono addormentati in Te e lasciato questa terra. Tutti i peccati del mondo sono stati redenti e annientati dal Sangue Divino che scorreva dalle sacre ferite della Passione.
Il potere di pregare per i defunti davanti all'altare di Dio, rende possibile per loro passare dalla morte alla vita, dalla  Terra al Cielo.
Fa’, o Signore, che le preghiere di intercessione che la tua Chiesa intona per i morti siano per loro una rapida Scala consentendo loro l'accesso al Paradiso. Abbi pietà di loro, Signore, per intercessione della Beata Madre di Dio e sempre Vergine Maria e di tutti i santi. Perdona i loro peccati, Signore, per preghiere e suppliche della tua Chiesa fedele che, per tutto il giorno e ogni notte, implora Te per la loro salvezza. Perché dei bambini innocenti, hanno i genitori misericordia; Con le lacrime le madri cancellano gli errori dei bambini; per le preghiere e il sangue dei martiri, perdona i peccatori e conducili a Te nella pietà. Accetta, o Signore, le nostre preghiere e suppliche così che completino le buone azioni che hanno compiuto coloro che sono giunti a Te, Padre Eterno e Filantropo.
Signore Dio d'amore indicibile, abbi pietà dei tuoi servi che sono dipartiti.

Stanza 15
Il nostro intero pianeta è in qualche modo un’enorme tomba sacra e ovunque si trovano i resti dei nostri padri e dei nostri fratelli che popolano questo mondo, sin dal suo inizio. O Signore, il tuo amore per gli uomini è immutabile, Cristo nostro Dio,
e Te preghiamo: perdona tutti quelli che hanno vissuto su questa terra fin dall'inizio del Mondo e che ci hanno preceduto nella morte, in modo che in comunione di spirito e verità cantare a Te: Alleluia!

Stanza 16
Quando all'improvviso, come una fiamma divorante, salirà solenne e terribile giorno del giudizio nei Giorni Ultimi, dai libri che vengono trascritti dagli Angeli saranno aperti e tutte le azioni della nostra vita e tutti i segreti saranno evidenti a ogni uomo. "Sottomettiti dunque a Dio", ha detto l'Apostolo Giacomo.  "Riconciliati col fuoco temuto!" Accetta, o Signore, le preghiere e le intercessioni di vita che si possono portare a coloro che sono addormentati, come viatico mancante per accedere al tuo Regno. Concedi , Signore, che il suono delle trombe angeliche per loro sia l'annuncio del loro saluto e che, al momento del tremendo Giudizio, siano tra coloro che troveranno misericordia. Corona di gloria, Signore, coloro che durante la loro vita hanno sopportato la sofferenza a causa del tuo nome e riempi della tua grazia i difetti di coloro che, per debolezza, hanno commesso il peccato.
Signore, Tu che sai di ognuno il nome, mostra misericordia per tutti, monaci, monache, a tutto il clero e alle loro famiglie.
Signore Dio d'amore indicibile, abbi pietà dei tuoi servi che sono dipartiti.

Stanza 17
Benedici lo scorrere del tempo, poiché ogni ora che passa, ogni momento che passa ci avvicina alla nostra eternità. Ogni nuova frase, ogni capello bianco è un messaggio del mondo per noi e ribadire che tutta la vita sulla terra è corruttibile ed effimera.
Questi messaggi ci confermano che tutto quello che viviamo sulla terra scomparirà e
tuttavia ci avvicina al Regno dei Cieli.
Questo ci avvicina al Regno dei Cieli: luogo ove non ci sono tristezza o dolori, ma dove sempre risuona la canzone di gioia: Alleluia

Stanza 18
Come gli alberi perdono le  foglie, quando la stagione finisce, così i giorni della nostra vita stanno scemando con il tempo fugace.
L'usura ci raggiunge, giorno dopo giorno, la fiaccola della gioia in noi si consuma. I nostri amici e parenti stanno raggiungendo la terra. Dove sono tutti coloro che, nella gioia, vivono la loro bella gioventù? I loro resti mortali sono silenziosi, ma la loro anima è nelle tue mani, o Signore. E immaginiamo che essi vedono occhi, quelli che già sono nel mondo immateriale della divina gloria. Signore, Tu sei il Sole il cui splendore inimmaginabile illumina e riscalda il luogo in cui si trovano coloro che sono morti. O Dio, che dopo un tempo breve di amara separazione, dacci, o Signore, la gioia di vederli un giorno nel tuo Regno.
Concedi, Signore, che possiamo essere uno in Te. Fai, o Signore, che coloro che sono entrati nell’eternità, abbiano la purezza dell'infanzia e la bellezza dei giovani; fa’ che la loro vita nell'Aldilà sia per loro una eterna Pasqua.
Signore Dio d'amore indicibile, abbi pietà dei tuoi servi che sono dipartiti.

Stanza 19
Mentre silenziosamente piangiamo sulla tomba dei nostri cari, preghiamo pieni di speranza il Signore Dio nostro che mandi una rivelazione soprannaturale che ci rassicuri sul loro Destino. Dicci che hai perdonato i loro peccati per noi cosicché, gioiosi, cantiamo a Te: Alleluia!

Stanza 20
Quando rifletto e vedo il mio passato e il percorso delle vie nella mia vita, una folla di uomini, dai miei primi anni fino ad ora hanno lasciato questa terra, il loro ricordo riaffiora in me. Molti di loro erano buoni con me e mi hanno fatto del bene.
 Sento profonda gratitudine verso di loro e dico: Ai miei genitori, alla mia famiglia, a tutti coloro che mi hanno soccorso nella mia infanzia e che mi hanno guidato nella vita, a loro concedi, Signore, il riposo eterno e la gioia senza fine.
Glorificano il Signore, e stanno dinnanzi a lui prima dei santi angeli, quelli che mi hanno insegnato la Tua parola di verità, o Dio, mi hanno mostrato il tuo sentiero, mi hanno insegnato il Bene con l'esempio di una vita virtuosa.
 Addolcisci, Signore, la sofferenza di coloro che, durante i miei giorni di tristezza e di sconforto mi hanno dato quello che mi serviva, come hai fatto Tu, una volta, con gli Ebrei nel deserto, inviando loro la Manna dal Cielo affinché si nutrissero.
Premia, Signore, tutti coloro che materialmente e spiritualmente mi hanno fatto sentire bene nell’arco della mia vita.
Signore Dio d'amore indicibile, abbi pietà dei tuoi servi che sono dipartiti.

Stanza 21
 O morte, dov'è il tuo dardo? Dove sei, cupo corteo di paura e oscurità? Noi ci aspettiamo e ci auguriamo che  la morte ci unisca a Dio! Sei diventato per noi l’infinito misterioso settimo giorno cui il Signore ha conferito il suo sigillo quando la creazione è stata completata. “Voglio morire per essere con Cristo” ha esclamato un apostolo. E sappiamo che la morte è il passaggio alla vita eterna, così diciamo nella gioia e nella attesa: Alleluia!

Stanza 22
I morti risorgeranno, quelli che sono nelle tombe usciranno dai sepolcri e gloriosamente trasfigurati gioiranno sulla Terra. Nella valle delle ossa secche in attesa della parola del Signore: " Così ha detto il Signore Iddio a quest’ossa: Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito, e voi riviverete; e metterò sopra voi de’ nervi, e farò venir sopra voi della carne, e vi ricoprirò di pelle; poi metterò lo spirito in voi, e riviverete; e conoscerete che io sono il Signore."
Alzati quindi, il tempo è venuto, i peccati sono stati espiati dal Figlio di Dio, il Quale con la sua morte, hanno donato la vita, alzati, e la potente luce della Risurrezione Cristo ci trasfigura.
Mostra loro, Signore, ora, la pienezza della tua perfezione, tu che brilli su di loro come sfolgora la luce del sole e della luna, e concedi loro di vedere i volti luminosissimi delle sante potenze incorporee. Come hai mostrato loro la splendida illuminazione del Cielo, mostra loro come la luce senza fine della tua gloriosa divinità.
Signore Dio d'amore indicibile, abbi pietà dei tuoi servi che sono dipartiti.

Stanza 23
 La nostra natura umana, la nostra carne e il nostro sangue non possono, in quanto tali, ereditare il Regno di Dio; Finché vivremo nella nostra carne, noi rimarremo separati da Cristo nostro Dio. Tuttavia, mentre torniamo al nulla, vivremo per sempre. Carne e sangue mortali, inevitabilmente destinati alla distruzione, non possono essere distrutti, poiché ci sarà l’immortalità alla luce immutabile del giorno senza tramonto, e il canto infinito sarà: Alleluia!

Stanza 24
 Pieni di fiducia nella Sua promessa, aspettiamo il momento beato e solenne quando saremo innanzi al nostro benedetto Dio e Salvatore nostro. Attendiamo la luce dell'alba del Giorno della Resurrezione, il tempo sublime e meraviglioso quando tutti i nostri genitori, tutti quelli che ci sono stati parenti, tutti quelli che abbiamo conosciuto e che ci conoscevano, scavalcheranno le loro tombe per cantare con noi un inno di lode al Signore Onnipotente. Siamo in attesa, piena di speranza, del momento benedetto della trasfigurazione dell'umanità e, in anticipo, ti benediciamo, Signore, che un giorno creerai per noi ancora, per un'eternità di meraviglie.
Signore Dio, Tu hai creato tutte le cose per il mondo e la bellezza e la gioia prevarranno. Tu che dal nulla ci hai condotto alla Santità; Te noi preghiamo, concedi a chi si è addormentato in Te, di vivere gloriosamente nella vita nuova; Fa’ che i sapienti celesti splendano il giorno del loro trionfo e che Tu, l'Agnello di Dio, sia per loro luce del immutabile Giorno senza crepuscolo e senza fine.
Tu, o Signore, donaci di celebrare con loro la gioia dell’eterna Pasqua e di rivedere tutti coloro che abbiamo incontrato, vivi e morti, in una felicità senza fine.
Signore Dio d'amore indicibile, abbi pietà dei tuoi servi che sono dipartiti.

Stanza 25
O Signore, nostro Dio, Padre Eterno,  infinitamente misericordioso, Tu che per la Salvezza del mondo, inviasti il tuo Unico Figlio alle anime in difficoltà hai diffuso su di loro il tuo Spirito Vivifico, abbi misericordia e concedere la Redenzione ai nostri genitori, ai nostri parenti, a tutti coloro che si sono addormentati in Te, a partire dall'inizio del Tempo. Attraverso la loro intercessione, abbi pietà di noi, e uniscici a coloro che in vita ci hai fatto incontrare così che in una gioia pura cantiamo Te, Dio Salvatore, questa canzone di gloria trionfante: Alleluia!

Si ripete ancora tre volte la stanza 3. Poi si ripete la Stanza 1 e la stanza 2.

Preghiera per i defunti.
Dio degli spiriti e di ogni carne, tu che hai calpestato la morte, distrutto l’esistenza del Male e hai dato al mondo la Vita, Tu, Signore, Dio nostro, concedi il riposo eterno all'anima dei tuoi servi che sono morti: ai santi patriarchi, ai metropoliti, arcivescovi e vescovi, al clero e agli ordini monastici, a coloro che hanno contribuito alla costruzione di questo santuario e ai nostri antenati, ai genitori, fratelli e sorelle che giacciono qui e in qualsiasi luogo del mondo, ai soldati che hanno dato la vita per la fede e la patria, ai nostri fratelli cristiani morti in guerre civili o sommosse, annegati, bruciati, congelati, ai morti in miseria, agli uccisi da bestie feroci, a coloro che sono morti improvvisamente senza confessione, senza aver avuto il tempo di rivolgersi a Te, alla tua Chiesa, o agli uccisi dai propri nemici. Dà anche la pace e il riposo a coloro che, in un momento di follia, hanno volontariamente privato se stessi della vita, e quelli che non hanno nessuno che preghi per loro, a tutti i defunti cristiani senza funerale e soprattutto i tuoi servi e serve [...] che hanno chiesto di essere ricordati nelle preghiere, mentre noi siamo indegni di farlo.  Concedi a tutte e tutti, Signore, il riposo eterno in una sala nella tua Dimora, un’aula di luce, refrigerio, riposo e la pace, nella quale sono assenti il dolore, la tristezza e le lacrime.

AMEN

 

http://luceortodossamarcomannino.blogspot.it/2015/09/inno-acatisto-per-il-soccorso-delle.html