sabato 7 novembre 2026

SAN PROSDOCIMO 
PRIMO VESCOVO DI PADOVA

 


 

E' venerato come primo vescovo di Padova e patrono principale della diocesi, che ne celebra la solennità il 7 novembre. La sua figura appartiene alle origini del cristianesimo padovano, ma la cronologia della sua vita non è ricostruibile con precisione: la tradizione lo presenta come discepolo dell'apostolo Pietro e missionario del I secolo, mentre la valutazione storica moderna colloca più verosimilmente il suo episcopato tra il III e il IV secolo, senza poter stabilire date sicure. La sua esistenza e la continuità della venerazione trovano un importante riscontro nell'immagine marmorea con iscrizione episcopale risalente all'inizio del VI secolo, conservata nell'area di Santa Giustina. Le narrazioni che lo collegano alla conversione della martire Giustina, alla predicazione in numerose città venete e a Rieti appartengono a una tradizione agiografica più tarda, da distinguere dalle testimonianze antiche. Il suo culto, profondamente radicato a Padova e diffuso nel Veneto, è documentato anche da testimonianze altomedievali. La basilica di Santa Giustina custodisce il luogo della sua memoria sepolcrale. 

Per aprire il pdf dell'Ufficio Liturgico Proprio cliccare qui

SOLI DEO HONOR ET GLORIA 

"La Gloria di Dio è il solo nostro scopo.
Perché non la nostra?
Anche perché, al netto di tutto, non è destinata a durare"

 


Allora fu detto al re Davide: «Il Signore ha benedetto la casa di Obed-Edom e tutto ciò che gli appartiene, a motivo dell'arca di DIO». Allora Davide andò e trasportò l'arca di DIO dalla casa di Obed-Edom nella città di Davide con gioia. 

Quando quelli che portavano l'arca dell'Eterno ebbero fatto sei passi, egli immolò un bue e un vitello grasso. Davide danzava con tutte le sue forze davanti all'Eterno, cinto di un efod di lino. Così Davide e tutta la casa d'Israele trasportarono l'arca dell'Eterno con grida di giubilo e a suon di tromba. 

Or avvenne che, mentre l'arca del Signore entrava nella città di Davide, Mikal, figlia di Saul, guardando dalla finestra, vide il re Davide che saltava e danzava davanti al Signore, e lo disprezzò in cuor suo. Così portarono l'arca dell'Eterno e la collocarono al suo posto, in mezzo alla tenda che Davide aveva eretto per essa. Poi Davide offrì olocausti e sacrifici di ringraziamento davanti al Signore. Quando ebbe finito di offrire gli olocausti e i sacrifici di ringraziamento, Davide benedisse il popolo nel nome del Signore degli eserciti. Poi tutto il popolo se ne andò, ciascuno a casa sua. Come Davide tornava per benedire la sua famiglia, Mikal, figlia di Saul, uscì ad incontrare Davide e gli disse: «Quanto degno di onore è stato oggi il re d'Israele a scoprirsi davanti agli occhi delle serve dei suoi servi, come si scoprirebbe un uomo del volgo!». 

Allora Davide rispose a Mikal: «L'ho fatto davanti al Signore che mi ha scelto invece di tuo padre e di tutta la sua casa per stabilirmi principe d'Israele, del popolo del Signore; perciò ho fatto festa davanti al Signore. Anzi mi abbasserò anche più di così e mi renderò spregevole ai miei occhi; ma, in merito alle serve di cui tu hai parlato, io sarò onorato proprio da loro». 

Mikal, figlia di Saul, non ebbe figli fino al giorno della sua morte. 2Samuele 6:12-22

 

La gioia di Davide

Oggi, come nel mondo antico, pur potendo comunicare moltissime altre emozioni, la danza è abitualmente associata alla gioia. Per questo, tanti ragazzi condividono video sui social come TikTok; per questo, tanti sportivi arrivano ad associare la celebrazione di un’impresa sportiva con qualche passo di danza, improvvisata o studiata che sia. Anche Davide balla. Non solo, si toglie gli abiti regali ed indossa solo un abito di lino, quasi a suggerire che, di fronte a Dio, re o straccione, siam solo figli suoi!

Oltre il codice

Eppure, questa danza non piace a sua moglie che lo sdegna. Non si addice ad un re il ballo come un popolano. Oltremodo disdicevole, no? Sembra palese un oltrepassamento del codice morale, della dignità dei costumi, delle convenzioni sociali. Forse, istintivamente, anche noi daremmo ragione a Mical. Un po’ di decenza non guasta: nei musei, a scuola, di fronte alle opere d’arte… a maggior ragione per un re, di fronte ai propri sudditi!


Nudità… dai panni regali

Talvolta si tende – distorsione significativa! – a connotare in modo sessuale questa “scopertura” di Davide innanzi al Signore. Non sembra essere questo l’aspetto principale; ma, se anche lo fosse, sono stati i grandi santi come Francesco d’Assisi ad evidenziare come siano le motivazioni a tracciare il confine tra spogliazione ed indecenza, fra povertà e sconcezza, fra una ritorno al Padre ed un rinnegamento paterno.

Questione di sguardo

Dio, del resto, non apprezza le premure di Mical. Al contrario! Perché Dio ha compreso perfettamente il gesto di Davide. Che non si è scoperto di fronte ai serve e alle serve, bensì, si è spogliato delle vesti regali di fronte a Dio, affinché fosse chiaro, anche al popolo, che la regalità appartiene solo a Dio: l’unico che siede sul trono d’Israele.

8 NOVEMBRE
B. MARIA CROCIFISSA SATELLICO,
Clarissa

 


Elisabetta Maria Satellico nacque a Venezia da Pietro Satellico e da Lucia Mander, il 9 gennaio 1706; visse con i genitori in casa dello zio materno sacerdote, che provvide alla sua formazione morale e culturale.
Dotata di precoce intelligenza poté molto presto applicarsi alla lettura, dimostrando una particolare disposizione per la preghiera, la musica ed il canto.
Fin da fanciulla ebbe la vocazione religiosa e aspirava farsi cappuccina, ma il Signore con un atto provvidenziale le indicò l’Ordine in cui consacrarsi; una giovane insegnante veneziana di musica e canto, impegnata nel monastero delle Clarisse di Ostra Vetere, nella diocesi di Senigallia, nelle Marche, dovette lasciare il convento per motivi di salute, al suo posto si accettò l’offerta di Elisabetta Satellico, che entrò come educanda e addetta alla direzione del canto e del suono dell’organo, aveva appena 14 anni.
A causa della giovanissima età, il vescovo di Senigallia, non le concesse il vestire l’abito religioso, cosa che poté fare solo cinque anni dopo, a 19 anni, il 13 maggio 1725 con il permesso del nuovo vescovo Bartolomeo Castelli, cambiando il nome in Maria Crocifissa.
Trascorse l’anno di noviziato, in raccoglimento e preghiera, meditando il mistero della Croce, del quale voleva rendersi maggiormente partecipe. Fece la professione religiosa il 19 maggio 1726, davanti al Vicario generale della diocesi di Senigallia; concentrò tutti i suoi sforzi nella realizzazione del suo costante desiderio; rendersi sempre più conforme a Gesù Crocifisso, con la pratica dei consigli evangelici e la devozione filiale alla Vergine Immacolata, secondo lo spirito di s. Chiara di Assisi.
Provata e purificata da Dio con continue afflizioni di spirito e con gravi infermità corporali, pervenne ad
una straordinaria perfezione; in convento continuarono gli insulti e gli assalti dei demoni, che la tormentarono per tutta la vita, anche fisicamente.
Poté superare e sopportare queste prove e difficoltà con l’aiuto di esperti e santi direttori spirituali, il minore conventuale Angelo Sandreani e padre Giovanni Battista Scaramelli, che diventerà il suo primo biografo; ebbe il dono di straordinari prodigi soprannaturali e autentici fenomeni mistici, che erano particolari segni di predilezione divina.
Fu eletta anche badessa del monastero e quando pur essendo stata rieletta dalle monache, non poté continuare nell’Ufficio per disposizione vescovile, assunse la carica di Vicaria, che esercitò onoratamente con bontà e fermezza fino alla morte, che la colse, consumata dalla tisi, l’8 novembre 1745 all’età di 39 anni; venne sepolta nella chiesa di S. Lucia di Ostra Vetere (provincia di Ancona)..
A seguito della straordinaria fama di santità, avvalorata anche da numerose grazie e favori attribuiti alla sua intercessione, già sette anni dopo la sua morte, si aprì il primo processo ordinario, il 18 agosto 1752,
poi le difficoltà di quei tempi fecero accantonare la pratica, che riprese il suo iter nel 1826 con papa Leone XII e nel 1914 con papa s. Pio X. Il 10 ottobre 1993 Giovanni Paolo II l’ha proclamata beata.
La vita della beata Maria Crocifissa Satellico, risplenderà sempre come viva testimonianza della potenza della Croce, che sola redime, santifica e salva e sola garantisce la pace e l’amore tra tutti i figli di Dio. È una bambina intelligentissima. A quattro anni impara a leggere e scrivere e, avendo una voce molto intonata, dimostra un talento eccezionale nel canto e nella musica. Così piccola sa già suonare il clavicembalo. Elisabetta Maria Satellico nasce a Venezia nel 1706. Vive assieme ai genitori Pietro e

Lucia Mander e a uno zio materno, sacerdote. È lui che si occupa dell’educazione di Elisabetta Maria che si dimostra matura e buona di cuore. Desidera diventare suora. La preghiera, Gesù, la Madonna, sono i suoi interessi maggiori. Quando ha quattordici anni viene a sapere che una maestra veneziana di canto, del Monastero marchigiano delle clarisse (Ordine fondato da Santa Chiara) di Ostra Vetere (Ancona), deve assentarsi per motivi di salute e che cercano un’altra ragazza esperta di musica. 
Elisabetta Maria lascia Venezia per recarsi a Ostra Vetere, tra le splendide colline verdeggianti della
Valle del Misa, nei pressi di Senigallia. Si presenta al monastero e, nonostante sia solo una ragazzina, viene accolta grazie alle sue indubbie capacità, sia nel cantare, sia nel suonare l’organo.
Elisabetta Maria si fa amare da tutte le allieve, aspiranti suore, sue coetanee o poco più grandi, perché è modesta, insegna benissimo e si offre per qualsiasi altro aiuto. In seguito anche lei riesce a diventare suora, a diciannove anni, e le viene cambiato il nome in Maria Crocifissa. Da quel momento la giovane suora continua il suo ruolo di maestra di musica, ma trova il tempo anche per svolgere tante altre mansioni come tradurre dal latino i Salmi o facendo da segretaria alla badessa.
È una donna speciale Maria Crocifissa. In una sua biografia paragona la sua ricerca della perfezione spirituale a un edificio la cui base è l’umiltà, la virtù più grande, contraria alla superbia. Da questa base si elevano quattro colonne: una è l’obbedienza a Gesù, la seconda è stare lontani dalle cattive azioni, la terza è fare il bene e aiutare il prossimo, la quarta è rinunciare ai beni materiali per seguire Gesù. Il tetto è la carità che suor Maria Crocifissa svolge in tanti modi, curando le consorelle ammalate o regalando tutti i giorni parte del suo cibo ai poveri. Maria Crocifissa diventa badessa del convento che guida con bontà e saggezza. Muore nel 1745 a Ostra Vetere.


 

sabato 19 agosto 2017

nuova virilità

Festa Patronale di S. Bernardo
20 agosto 2016
 
 
 
 

Siracide 15: 1-6
Salmo 15
Giovanni 17: 20-26


          Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!
          San Bernardo! Prega per noi!

“Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto; questi sanno che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro".

Nel mondo, nel nostro mondo, vi sono persone controverse, controverse in tutti e due sensi: in bene o in male. Tra figure o personalità di fama pubblica, specialmente in campo politico, spesso purtroppo queste persone controverse sono così in male: sono malfamate, come si suole dire. Il santo patrono di questa parrocchia, San Bernardo di Chiaravalle, era anche lui una persona pubblica e anche lui è stato controverso in vita e ancor di più nella storia. Generalmente possiamo dire che le controversie attorno alla sua persona e al suo insegnamento sono state controversie in bene. L’unica grande eccezione sarebbe stata circa la sua predicazione in favore delle crociate, per la riconquista della Terra Santa. Il tema delle crociate è uno che in tanti libri di storia getta ombra sulla persona di San Bernardo e sì, mette in questione la sua saggezza e le sue virtù eroiche.

          Personalmente, trovo ingiuste le squalifiche depositate davanti alla porta di San Bernardo, questo grande santo e dottore della Chiesa. Possiamo dire che quando si trattano di giudizi storici anche un santo può sbagliare. L’infallibilità, come tale, spetta in primo luogo al Papa quando insegna ex cathedra e poi all’assemblea dei vescovi radunati in concilio ecumenico quando insegnano con il Papa in materia di dottrina o morale. L’infallibilità non è una caratteristica della santità e vi sono molti casi nella vita dei santi di scelte che risultano alla storia infelici se non errati. Dico questo solo per sottolineare che non vedo perché la questione del ruolo di San Bernardo nella promozione delle crociate deve gettare ombra sull’integrità e grandezza spirituale di questo santo.

Il vero dono di San Bernardo alla Chiesa dei suoi tempi e attraverso i secoli fino ad oggi, il suo dono a ciascuno di noi, figli e figlie della Chiesa, è un altro. Storicamente, egli non solo ha riformato l’Ordine Cistercense, ma ha fatto fiorire la fede Cattolica nel mondo dei suoi tempi. Bernardo ha rispecchiato Cristo in modo vitale per tutto il suo mondo: per la sua propria famiglia e per le sue conoscenze, per tutta la società al di là delle mura dei monasteri che egli ha fondato. Possiamo dire di San Bernardo nelle parole di Gesù nel Vangelo di oggi: “E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro".

          Credo che San Bernardo di Chiaravalle sarebbe contento con il mio riassunto in queste poche parole (sintetizzando, ovviamente) del suo contributo alla vita della Chiesa e cioè: egli ha fatto conoscere il nome di Dio. San Bernardo ha fatto conoscere il nome di Dio. Questo vuole dire che attraverso il suo ministero e testimonianza, molti hanno conosciuto l’amore di Dio Padre attraverso il Suo unico Figlio, il Salvatore del mondo. Mi esprimo così per far intendere che il vero dono della riforma Cistercense al mondo non è stato l’apertura di nuovi monasteri, di nuove case religiose, non è stata la riorganizzazione sociale che ha portato la luce del Vangelo al sistema feudale, ma soprattutto il fuoco che San Bernardo ha portato sulla terra, la passione per la sequela di Cristo che non solo ha aumentato il numero delle vocazioni maschili e femminili alla vita consacrata, ma che ha acceso la lampada della fede nella società civile e in seno alle famiglie del suo giorno. “E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro".

          San Bernardo di Chiaravalle ha portato il mondo al di là del quotidiano, sì, l’ha condotto di là del mediocre. La vita umana, la nostra vita è mediocre se non incentrata su Dio, se non conosciamo o non diamo prova di conoscere il Suo santo Nome. Il mediocre non solo non ispira, ma logora e porta con se una certa disperazione. Questa non è la nostra sorte in Dio. Ma purtroppo a volte ci accontentiamo con troppo poco, scegliendo il creato a dispetto o a scapito del Creatore e Salvatore del mondo. Purtroppo, sovente anche tra i battezzati vi sono atei pratici, gente che nella vita quotidiana non dà prova di conoscere il nome di Dio.

          Quando parlo così, penso soprattutto ai bambini che non hanno imparato in infanzia a casa le loro preghiere, che non hanno il senso della presenza di Dio in Gesù Cristo nella propria vita di ogni giorno. Sto pensando di tutti che crescono senza un vivo senso dell’amore per ciascuno di noi di Maria, Madre di Dio e nostra Madre.

Non so se avete avuto eco qui in parrocchia del nuovo gioco POKEMON GO che ha preso per assalto una bella parte del nostro mondo? A me sembra una cosa di questo mondo mediocre; si tratta di un passatempo senza scopo utile. A Berna si vedono gruppi soprattutto di giovani seduti gli uni accanto agli altri su una piazza del centro, presi come sono con questo gioco sui loro telefoni. In certi posti del mondo i giovani con POKEMON GO provocano incidenti per la distrazione con cui camminano fissati sul display del telefono. Certo, quello che fanno non è cattivo ma non rende, può dare fastidio agli altri e non edifica la persona nemmeno.
      
          Se San Bernardo fosse nel mondo di oggi, credo che egli provocherebbe delle controversie attorno alla sua persona lottando contro cose come POKEMON GO, predicando in modo inequivoco, non solo per condannare lo spreco di tempo, ma per insegnare con passione e in senso costruttivo come vivere con Dio al centro della nostra vita quotidiana. Ai suoi tempi, l’establishment fuori e dentro la Chiesa aveva poca comprensione per la sua riforma dei cistercensi, che con la sua austerità di vita nei monasteri della riforma, con più lavoro per i monaci e più tempo per pregare e per la lettura, portando vestiti rozzi, e con meno da mangiare, la sua riforma non sembrava a loro altro che una critica della loro modo di vivere, non solo dei religiosi e ma anche dei laici del tempo. A loro la riforma di San Bernardo sembrava una cosa esagerata.

Si può dire che i grandi del tempo di Bernardo erano colpevoli di mediocrità verso se stessi e la propria dignità e verso Dio in Cristo. Non accettavano, come molti oggi non accettano la saggezza dei grandi direttori spirituali di tutti i tempi, l’insegnamento che la rassegnazione al mediocre risulta in una vita statica o monotona, con il rischio di peggio, cioè di peccato e della perdita della nostra dignità umana voluta da Dio. La nostra vita dev’essere in Dio, dev’essere una corsa verso Dio, dev’essere una salita verso l’eterno. Abbiamo detto che il più grande complimento che possiamo dare a San Bernardo è che egli ha fatto conoscere il nome di Dio. Vogliamo supplicare il buon Dio di aiutarci in questo senso.

Per l’intercessione di San Bernardo, chiediamo una nuova vitalità, nuovo slancio per la nostra parrocchia. Che possiamo, a casa, a lavoro, a scuola, a spasso, vivere intensamente in e con Dio! Che il nostro parroco ci farà sempre più intensamente conoscere il nome di Dio! Altro che mediocri, condannati a preoccuparci con un passatempo o con l’altro, che possiamo prendere volo per correre dopo Cristo nella compagnia di Sua Madre, la Beata Vergine Maria! Che in questo mondo possiamo provocare qualche controversia in bene!

“Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto; questi sanno che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro".

Sia lodato Gesù Cristo!

San Bernardo! Prega per noi!
 



mercoledì 26 luglio 2017

accendete una candela

Quanta ricchezza nel solo gesto di accendere una candela  

(possibilmente non elettrica...) 

in chiesa 

 



Quesito

La saluto. Volevo farle questa domanda. Io accendo qualche volta un cero in chiesa, ma il cero acceso, con la fiamma che si consuma, che significato ha? Mi scusi per la mia ignoranza. La saluto.
Stefano

Risposta del sacerdote

Caro Stefano, la candela accesa davanti a un’immagine sacra o anche davanti al SS. Sacramento ha diversi significati.

1. Il primo è quello di prolungare in qualche modo la propria preghiera davanti al Signore, alla Madonna o ai Santi.
Talvolta si va in Chiesa. Si desidererebbe starvi più a lungo, ma si deve uscire. In qualche maniera si incarica la candela di prendere il nostro posto.

2. Il secondo è quello di attestare pubblicamente la propria fede, lasciandone un segno tangibile davanti a tutti perché siano invogliati a fare altrettanto. Penso che questo sia un gesto gradito al Signore e senz’altro lo saprà ricompensare.

3. Il terzo è quello di ricevere una benedizione, una grazia, una protezione. L’accensione della candela è sempre accompagnata da un’offerta e con questa offerta ognuno avverte che la propria preghiera è accompagnata dai fatti, da una donazione, da un piccolo sacrificio personale in onore del Signore o della Madonna.
Senza l’offerta si ha la consapevolezza di non dare niente.
Sant’Agostino diceva che il digiuno dà le ali alla nostra preghiera e le dà la capacità di penetrare il cielo. L’offerta è come un piccolo digiuno perché ci si priva di qualcosa per darla al Signore.
Possiamo essere certi che il Signore non si limita a guardare il bel gesto e a compiacersene, ma lo voglia rimunerare come sa fare Lui.
E forse tu stesso avrai notato che in questa gara di generosità vince sempre il Signore, per fortuna nostra. Ed è questo forse il motivo segreto che spinge la gente ad accendere la candela.
Sa che accendere la candela è un atto di amore e sa di essere benedetta.

Continua dunque in questa bella pratica. Accendine per te e anche per le persone che ti sono care.
Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
 
Padre Angelo

lunedì 24 luglio 2017

per chiedere la pioggia

Orazione per impetrare la pioggia



Dio eterno ed onnipotente, che volando col vostro spirito sopra le acque, le faceste sorgenti di fecondità e ministre di vita, quindi imponeste loro di produrre i pesci, i rettili ed i volatili e, facendole scorrere in quattro fiumi, affidaste loro di bagnare tutta quanta la terra perché non mancasse mai di produrre il necessario all'umano sostentamento, guardate con occhio di compassione la miseria a cui tutto ha ridotto, e quella più terribile che ci minaccia, la siccità che ci affligge da tanto tempo. 

Nei campi polverosi già si disseccano i germi d'ogni ricchezza; 
nell'aria abbruciata si addensano i più malefici influssi; 
negli armenti costretti a cibarsi di non convenevole nutrimento è imminente il contagio più desolante; 
nei nostri corpi, privati della salute, si insinuano i principi dei morbi; 
le città e i paesi sono nello spavento. 

Ascoltate, o Signore, i gemiti di tanti innocenti che non hanno mai provocata la vostra collera, e i sospiri dei poveri peccatori che, sinceramente aborrendo i propri peccati, vi scongiurano di sospendere quei flagelli che conoscono di aver meritato. 

Come con lo scoprimento di ignota fonte salvaste Agar ed Ismaele già agonizzate per la sete, con una perenne fontana fatta scaturire dai macigni consolaste Israele pellegrinante sotto Mosè nel deserto e, con la pioggia più abbondante, liberaste dagli orrori della fame tutta la Samaria ai tempi di Elia, consolate noi tutti, adesso, col coprire di nubi benefiche il nostro cielo, e fate ch'esse diffondano sui nostri campi le sospirate acque ristoratrici. 

Per i meriti di Colui che si chiama 'Fontana di acqua viva', Cristo Gesù, accordateci senza ritardo una grazia tanto importante, onde, liberati da quel flagello che ne travaglia al presente e ne minaccia di peggio in futuro, non abbiamo altra fame ed altra sete che quella della giustizia, che sarà da voi saziata con le delizie perpetue del Paradiso. 

Pater. Ave. Gloria.

Oremus. Deus, in quo vivimus, movemur et sumus: pluviam nobis tribue congruentem; ut, praesentibus subsidiis sufficienter adiuti, sempiterna fiducialius appetamus. Per Dominum nostrum Iesum Christum Filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

(Mons. Giuseppe Riva, Manuale di Filotea, Bertarelli, Milano 1901)

domenica 23 luglio 2017

Vespri pontificali


domradio.de übertrug am Samstag, 22. Juli 2017, im Internet die Pontifikalvesper zur feierlichen Eröffnung des Libori-Festes aus dem Paderborner Dom. Es singt der Paderborner Domchor unter der Leitung von Domkapellmeister Thomas Berning. An der Orgel: Domorganist Tobias Aehlig

lunedì 17 luglio 2017

Benedetto XVI, modello di vita sacerdotale

Introibo ad Altare Dei: foto dell’Ordinazione Sacerdotale di P. Aleksander Sebastian Iwaszczonek C.R.

 

  

Come preannunziato su questo blog, la scorsa domenica 16 luglio, festa della Madonna del Carmine, nella Basilica di San Paolo Maggiore in Napoli, S.E.Rev.ma mons. Georg Gaenswein, Prefetto della Casa Pontificia e Segretario particolare di Benedetto XVI, ha conferito l’ordinazione sacerdotale a P. Aleksander Sebastian Iwaszczonek, Chierico Regolare Teatino.
 
Mons. Gaenswein ha tenuto una splendida omelia sulla figura del Sacerdote e la sua missione, nella quale non era difficile cogliere citazioni e spunti ratzingeriani, dall’omelia del 6 gennaio 2013 nella Basilica Vaticana in occasione dell’Ordinazione Episcopale dello stesso presule tedesco, fino al recentissimo messaggio commemorativo del compianto Card. Joachim Meisner. La “presenza” di Benedetto XVI era particolarmente evidente nello stile liturgico della celebrazione, tipicamente benedettiano, con il Crocifisso al centro dell’Altare attorniato dai 6 candelieri, il decoro e la dignità dei canti, molti dei quali tratti dal repertorio gregoriano, lo splendore degli arredi sacri, il tutto nella magnifica cornice della Basilica di San Paolo Maggiore.


Particolarmente toccante è stato il breve discorso che il novello Sacerdote, prima della Benedizione finale, ha rivolto ai presenti: ripercorrendo le tappe del suo cammino verso il Sacerdozio, versando lacrime di profonda commozione, ha sottolineato più volte l’importanza determinante per la sua vocazione e la sua formazione umana e religiosa esercitato dalla figura e dall’alto magistero di Papa Benedetto XVI, nel quale riconosce il suo modello di vita sacerdotale.
Nella mattinata di lunedì 17 luglio, nella Cappella di Sant’Andrea Avellino, Padre Aleksander ha coronato il sogno della sua vita offrendo per la prima volta il Santo Sacrificio della Messa secondo l’usus antiquior del Rito Romano, alla presenza dei suoi parenti ed amici più intimi.

Rendiamo grazie alla Santissima Trinità per il dono di Padre Aleksander, del suo Sacerdozio e per il dono del Pontificato di Benedetto XVI.
Pubblico alcune foto dell’Ordinazione. Seguiranno quelle della prima Messa.

Soli Deo Gloria!













 
Mons. Gaenswein e Don Giorgio Lenzi IBP


https://messatridentinanapoli.wordpress.com/2017/07/18/introibo-ad-altare-dei-foto-dellordinazione-sacerdotale-di-p-aleksander-sebastian-iwaszczonek-c-r/

mercoledì 12 luglio 2017

il volto è l’espressione del cuore

Il cardinale Meisner, Fatima, il rosario. E quella venerazione per Mindszenty 

 

Il  5 luglio oltre a Joaquín Navarro-Valls ci ha lasciati un altro Gioacchino: il cardinale Joachim Meisner, arcivescovo di Colonia. Un grande pastore che ha sempre difeso la fede e la Chiesa, fino alla decisione, presa con i confratelli C. Caffarra, W. Brandmüller e R. Burke, di manifestare al papa i suoi «dubia».

La morte l’ha colto nel sonno, con il breviario in mano, mentre pregava per prepararsi alla messa del mattino successivo e dopo una telefonata con il cardinale G. Müller, pochi giorni prima allontanato dall’incarico di prefetto della Congregazione per la dottrina della fede.

Per capire meglio il cardinale Meisner e tracciare un suo profilo è utile l’articolo «Cardinal Meisner’s Witness Concerning Fatima and the Dubia», scritto da Maike Hickson per il sito «onepeterfive», nel quale, fra l’altro, si rivela quanto riferito da un amico del cardinale, Michael Hesemann, storico della Chiesa tedesca.

In una lettera del 29 dicembre 2016 Meisner scrisse a Hesemann: «Viviamo in un periodo di confusione, non solo nella società, ma anche nella Chiesa». E poi, quasi come spiegazione sottintesa della sua decisione di rivolgersi al papa esprimendo i dubbia, aggiunse: «Il pastore è scelto da Cristo al fine di preservare il gregge dall’errore e dalla confusione».

Meisner, che incontrò più volte la veggente suor Lucia, in quella lettera parlò anche del messaggio di Fatima, esprimendo la speranza che la Madre di Dio non ci lasci in preda alla confusione e al peccato in questo nostro tempo nel quale, avendo perduto la memoria della creazione, non sappiamo più chi è l’uomo. Parole che hanno il sapore del testamento spirituale da parte di un pastore che soffrì molto a causa di attacchi ingiusti da parte della cultura laicista ma anche dei settori modernisti della Chiesa.

Di Meisner occorre ricordare poi il contributo, forse decisivo, nel conclave del 2005, per l’elezione di J. Ratzinger, un’esperienza che il cardinale, pur mantenendo il segreto, ricordava affermando di non aver mai combattuto tanto nel corso della sua vita.

Nato a Breslavia (Breslau per i tedeschi, Wrocław per i polacchi) nel giorno di Natale del 1933, Joachim Meisner nel 1945 fu costretto a fuggire con la mamma e i fratelli (il padre fu ucciso sul fronte russo in quello stesso anno) dinnanzi all’avanzata dell’armata sovietica e si rifugiò in Turingia, a Erfurt, dove per quarant’anni visse poi sotto il regime comunista della Repubblica Democratica Tedesca.

Dei giorni della fuga Meisner ricordava la fede indomita della mamma, che un giorno, del tutto priva di mezzi per garantire un pasto e un tetto ai figli, tirò fuori il rosario, si mise a pregare (recitò per tre volte una preghiera mariana tedesca, «Hilf Maria, jetzt ist Zeit») e si disse certa che l’aiuto sarebbe arrivato dalla Madonna. Cosa che in effetti avvenne, quando la famiglia fu invitata in casa da un uomo che aveva assistito alla scena.

Sotto la DDR (Deutsche Demokratische Republik) – questo un altro ricordo di Meisner – era impossibile anche solo accennare a Fatima, perché qualsiasi riferimento alle apparizioni, caratterizzate dalla richiesta di consacrare la Russia al Cuore immacolato di Maria, era considerato propaganda anticomunista e come tale veniva punito. Ma naturalmente i divieti non fecero che rinforzare nel futuro cardinale la devozione per la Madonna di Fatima, un luogo, spiegava Meisner, nel quale Nostra Signora ha creato una testa di ponte fra terra e cielo.

Dopo l’attentato del 1981 Giovanni Paolo II chiese a Meisner di celebrare una messa a Fatima, e l’arcivescovo di Colonia lo fece nel 1990, ringraziando Maria non solo per aver salvato la vita del papa ma anche per il crollo dell’impero sovietico.
«Come arma contro l’ateismo la Madre di Dio ci ha dato la preghiera, ma specialmente la preghiera del rosario», diceva Meisner, che conservava un ricordo molto vivido di un episodio avvenuto a Erfurt, nel 1975, quando  un gruppo di turisti provenienti dal Kazakistan (allora nell’Unione Sovietica), rivelatisi come cattolici, gli dissero: «Da trent’anni non andiamo a messa e abbiamo tanta nostalgia della Chiesa!». Meisner ricordava in particolare la domanda che gli fece uno di quei cattolici: «Mi potrebbe dire quali dottrine di fede dobbiamo trasmettere ai nostri figli e nipoti così che essi possano ottenere la vita eterna?».

«Non mi era mai stata posta – diceva il cardinale – una domanda altrettanto importante, e nessuno me la fece più in futuro». A quell’uomo l’allora vescovo di Erfurt rispose che avrebbe dato a lui e ai suoi compagni la Bibbia e il Catechismo, ma l’ospite gli fece cortesemente notare che in un paese dell’Unione Sovietica non era permesso possedere quei libri. Allora il vescovo disse che gli avrebbe dato un rosario e quando l’uomo chiese il perché, Meisner rispose che lì c’è tutto quel che occorre: «Tutta la fede cattolica in una sola mano!», come esclamò, pieno di sorpresa e gratitudine, quel suo interlocutore.

Circa la sua morte, Meisner diceva: «Quando sarò morto, i canonici verranno e mi toglieranno l’anello, ma nel testamento ho scritto che dovranno lasciarmi il mio rosario! Voglio che sia messo nella bara, così che lo possa mostrare alla Madre di Dio e Lei possa mostrarmi, dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto della sua vita!».

La vicenda umana di Joachim Meisner si può riassumere con due parole: fede e coraggio. Una combinazione che gli fece guadagnare il rispetto di molti, anche da parte degli avversari, come nel caso di una nota femminista tedesca, Alice Schwarzer, che alla morte del cardinale ha detto «Sì, mi è piaciuto» ed ha rivelato che durante il loro ultimo incontro, un anno fa, Meisner le regalò una preghiera di santa Teresa d’Avila.

Per completare il profilo di Joachim Meisner occorre poi parlare della sua speciale venerazione per il cardinale Jozef Mindszenty, il grande arcivescovo ungherese che resistette al comunismo. Nel maggio di quest’anno, durante un’omelia a Budapest,  Meisner raccontò che aveva solo tredici anni quando, vedendo un quadro raffigurante Mindszenty sotto accusa davanti a un tribunale comunista, restò molto colpito da quell’immagine, perché gli fece pensare a Gesù accusato ingiustamente dal sinedrio. Quel ritratto dell’indomito cardinale ungherese fu così importante che lo volle appendere nella sua camera da letto e da allora, disse durante l’omelia, «ho sempre rivolto uno sguardo a Mindszenty prima di addormentarmi e al risveglio».

In effetti  il primate d’Ungheria fu per Meisner «il modello di vescovo, ed è per questo che in me è cresciuto il desiderio di essere come lui, un testimone di Cristo che ha il coraggio di resistere ai potenti di questo mondo».

L’immagine di Mindszenty davanti al tribunale era conservata da Meisner anche nel suo breviario, lo stesso che aveva tra le mani il 5 luglio scorso, quando la morte l’ha colto nel sonno a Bad Füssing. «Quando i vescovi non sono più confessori della fede – diceva –  il popolo di Dio non è in una buona situazione».

Il 4 aprile 2005, prima del conclave, il cardinale Meisner insieme all’amico Paul Badde, che ha rivelato l’episodio, andò a Manoppello per vedere il Volto Santo e ne restò profondamente toccato, tanto che nel libro degli ospiti scrisse:  «Il volto è l’espressione del cuore. Sul Volto Santo il Cuore di Dio diventa visibile. Joachim Card. Meisner, Arcivescovo di Colonia, Pax Vobis!».

Aldo Maria Valli

martedì 11 luglio 2017

chiesa in dialogo

AZIONE, NON DIALOGO.

  Tutta la Rivoluzione, scoppiata in questi decenni in casa cattolica, è avvenuta in nome del dialogo. La "nuova chiesa" si è concepita in contrapposizione alla Chiesa "di sempre" proprio in nome del dialogo: ti dicono che la Chiesa prima del Concilio era una chiesa in difesa, mentre ora la Chiesa ha capito che bisogna aprirsi, aprirsi in un dialogo continuo con il mondo.

  In nome di questo dialogo si è anche preteso il cambiamento della Messa: la Messa di prima, nella sua sacralità, sarebbe la Messa di una Cristianità in “difensiva”, preoccupata di distinguersi dal mondo; la "nuova messa" sarebbe, invece, la messa di un cristianesimo in “dialogo”, lievito nascosto nella pasta del mondo.

  Ciò che occorre capire è che si è cambiato la messa per cambiare il cristianesimo, questo è il punto!

  Avevano già deciso, in tanti e da tempo, di far fare un “balzo in avanti” alla Chiesa cattolica, di renderla più duttile al mondo, ma con la "Messa di sempre" questa operazione non si sarebbe potuta realizzare compiutamente. La "Messa di sempre" sarebbe stata l'antidoto contro questa poderosa "falsificazione" della Chiesa romana in senso liberal-protestante. Allora hanno organizzato l'abbattimento del bastione: una messa nuova per una nuova stagione della Chiesa di Roma.

  Occorre proprio capire questo, perché la reazione sia proporzionata e ordinata: non si può pensare ad un risanamento della Chiesa senza prima operare una riflessione su tutto ciò.

  Occorre decidersi: Messa o dialogo.

  Cos'è la messa del dialogo? È la messa dove prevale la parola sull'azione.

  Per fare un cristianesimo in dialogo continuo con tutto e con tutti ... in dialogo soprattutto con il mondo moderno, dove tutto è opinione e mai certezza perché per la modernità la verità non esiste ... hanno reso la messa un continuo colloquio, un parlare-parlare estenuante, un tradurre-tradurre frenetico; un botta e risposta incessante tra prete e fedeli.

  Una messa così fa un cristianesimo che è parola, che è discorso, ma che non è azione! Ma che se ne fa un uomo, dentro l'azione drammatica della vita, di un cristianesimo ridotto a discorso?
  Sta proprio qui l'esito tragico di una chiesa ammodernata nel dialogo: l'insignificanza per il mondo. La chiesa si è trasformata in dialogo con il mondo, ma gli uomini, dentro l'azione drammatica della vita, hanno abbandonato una chiesa che non è azione ma discorso.

  Al centro del Cristianesimo, al cuore del Vangelo, invece, non c'è un discorso, ma un'azione: l'azione di Gesù Cristo che salva gli uomini con il sacrificio della Croce. Dio diventa uomo, muore per noi, paga il prezzo dei nostri peccati, perché siamo salvi. I discorsi di Gesù, i suoi miracoli, sono una preparazione all'azione per eccellenza: la nostra redenzione operata al Calvario.

  Incarnazione-Passione e Morte: ecco l'azione.

  Ed ecco perché la Messa "di sempre", quella della Tradizione, è Azione e non discorso.

  Certo, c'è la Parola di Dio, l'Epistola e il Vangelo, ma non prevalgono sul centro della messa, che è il Canone, dove avviene l'Azione, cioè il Sacrificio. Questo è il cuore della messa, e in questo cuore tutto diventa silenzioso: il prete pronuncia sottovoce le parole che fanno l'azione, perché sia evidente che di azione si tratta e non di dialogo.

  Così, con la messa di sempre si evita la più grande falsificazione del cristianesimo operata nella storia: l'annullamento dell'azione divina in parola-discorso umano. Per questo possiamo dire che la Messa "della Tradizione" custodisce il cuore del cristianesimo autentico.

  Ma c'è qualcosa di più, pensiamo di poterlo dire: la Messa vera corrisponde alla verità della vita.

  La vita, azione drammatica perché è in gioco la libertà dell'uomo dentro la lotta tra il bene e il male, tra Dio e il mondo, tra la Luce e le tenebre, ha bisogno di un'azione che salva e non innanzitutto di un discorso che spiega.

  Per questo il mondo, anche quello moderno, ha bisogno della Messa "della Tradizione", dove l'azione prevale potentemente sul discorso.

  L'uomo di tutti i tempi, impegnato nella lotta della vita, ha bisogno dell'azione di Dio e non di una mera spiegazione.

  La Chiesa del dialogo, che vuole con una spicciola psicologia religiosa illuminare qualcosa della vita degli uomini, è una chiesa inconcludente, manca di azione; non può fare un mondo nuovo perché si è annegato l'azione di Cristo nelle sue interpretazioni.

  Ed è per questo che il mondo si è già stancato di lei.