Visualizzazione post con etichetta eutanasia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta eutanasia. Mostra tutti i post

lunedì 13 marzo 2017

x invecchiare come il vino

invecchiare con garbo



Non è facile invecchiare con garbo. Bisogna accettarsi della nuova carne, di nuova pelle, di nuovi solchi, di nuovi nei. Bisogna lasciarla andare via, la giovinezza, senza mortificarla in una nuova età che non le appartiene, occorre far la pace con il respiro più corto, con la lentezza della rimessa in sesto dopo gli stravizi, con le giunture, con le arterie, coi capelli bianchi all’improvviso, che prendono il posto dei grilli per la testa. Bisogna farsi nuovi ed amarsi in una nuova era, reinventarsi, continuare ad essere curiosi, ridere e spazzolarsi i denti per farli brillare come minuscole cariche di polvere da sparo. Bisogna coltivare l’ironia, ricordarsi di sbagliare strada, scegliere con cura gli altri umani, allontanarsi dal sé, ritornarci, cantare, maledire i guru, canzonare i paurosi, stare nudi con fierezza. Invecchiare come si fosse vino, profumando e facendo godere il palato, senza abituarlo agli sbadigli. Bisogna camminare dritti, saper portare le catene, parlare in altre lingue, detestarsi con parsimonia. Non è facile invecchiare, ma l’alternativa sarebbe stata di morire ed io ho ancora tante cose da imparare.
Cecilia Resio

giovedì 30 giugno 2016

assalto il Cielo

Domani 1° luglio, come il primo giorno di ogni mese, a Roma - ore 7:00am,

Sua Eminenza il Cardinale Raymond Leo Burke celebrerà la Santa Messa e, dopo, pregherà il Santo Rosario per 'prendere d'assalto il Cielo' con la Preghiera.

 Chi di voi, in questo mese dedicato al Preziosissimo Sangue di Gesù, volesse pregare le Litanie al Preziosissimo Sangue, le può
trovare qui.


Ricordiamo a tutti voi, compagni Guerrieri del Rosario che ci uniremo dai quattro angoli della terra per elevare insieme la nostra voce al Cielo. Gli oltre 40.000 Guerrieri del rosario reciteranno il Santo Rosario e prenderanno d'assalto il Cielo con la Preghiera, in unione alla Santa Messa celebrata dal Cardinale Burke.
 
Quando domani, 1° giugno, direte il vostro Rosario, ricordate di pregare per le intenzioni di tutti i Guerrieri del Rosario, così come loro pregano anche per le vostre.
 
«Il potere del Rosario è superiore ad ogni descrizione! » affermava l'Arcivescovo Fulton Sheen. Usate dunque questa preghiera potente per prendere d'assalto il Cielo e rivolgere a Dio e alla Benedetta Vergine Maria le seguenti intenzioni:
  • Per la Santa Madre Chiesa: che nostro Signore guidi il Papa, i vescovi e tutti i membri del clero, ad essere santi in ogni cosa, pastori fedeli, fari della Verità, e difensori del Bene;
  • Perché possa essere dissipata ogni confusione dai cuori e dalle menti di tutti gli uomini e possa risplendere in essi la Luce della Verità;
  • Per le nostre famiglie e per l'istituto familiare così sotto attacco nel nostro mondo;
  • Per la conversione di tutti i peccatori alla vera fede;
  • Per la salvezza della mia anima, delle anime dei miei cari, e delle anime di tutti;
  • Per la santificazione di tutti e di ogni cattolico, soprattutto per la mia santificazione personale. Che io possa santificare ogni momento di ogni giorno della mia vita. Che io possa essere un vero seguace di Gesù Cristo in ogni cosa;
  • Perché ognuno di noi sia reso un soldato fedele di Cristo nella lotta contro il mondo, la carne e il diavolo;
  • Per ottenere le grazie necessarie per fermare l'aborto, fermare l'assalto della rivoluzione omosessuale, per ribaltare il matrimonio omosessuale legalizzato, per fermare la diffusione del suicidio assistito e l'eutanasia e per fermare la cultura della morte in tutte le sue forme e stabilire la cultura della vita in tutte le anime, in tutte le menti e in tutti i cuori;
  • Per la nostra amata Nazione e per ogni nazione della terra. Noi italiani preghiamo anche perché l'Italia non venga travolta dal nemico esterno (invasione musulmana + poteri forti) e da quello interno; perché ritrovi la sua unità nel vero Cattolicesimo;
  • Per tutte le intenzioni personali che vengono affidate alla Operation Storm Heaven 'Operazione Assalto al cielo'
Le intenzioni personali di ogni mese - inviate a catholicaction@catholicaction.org e che vengono mantenute riservate - sono collocate sull'altare durante la messa celebrata dal cardinale Burke e incluse nel suo rosario. 

sabato 27 giugno 2015

i valdesi vogliono uccidere don Bosco

zzzzppvlds
Per conoscere meglio i valdesi i tentativi di uccidere San Giovanni Bosco.
Per saperne di più abbiamo chiesto un’intervista a Cristina Siccardi, scrittrice ben nota e giustamente apprezzata. Cristina Siccardi, che ha al suo attivo 56 titoli, molti dei quali tradotti anche all’estero, ha pubblicato nel 2013, con “La Fontana di Siloe” (gruppo Lindau) “Don Bosco mistico. Una vita tra cielo e terra”, un libro che in poco tempo si è affermato come la biografia più documentata e più attendibile sul grande Santo piemontese.
D. Cara Dottoressa Siccardi, anzitutto le chiederemmo di spiegarci chi erano – e chi sono – i valdesi e quale sia stato, o sia tuttora, il loro peso nella vita politica locale.
R. I valdesi nascono da un movimento eretico fondato da un mercante francese, Valdo di Lione, noto anche come Pietro Valdo (Lione, 1140 – 1206 circa), conosciuto all’epoca, in latino, come Valdesius o Valdes.
zzzzdbscsccrdAscoltando un menestrello che cantava la vita di sant’Alessio, decise di approfondire lo studio della Bibbia; non conoscendo però il latino, si fece tradurre i Vangeli e altri scritti biblici in francese. Leggendo le parole rivolte da Gesù al giovane ricco: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi» (Mt 19, 21), decise, nel 1173, di abbandonare la moglie (alla quale lasciò i beni immobili), far accogliere le figlie nel monastero di Fontevrault e dare le sue ricchezze ai poveri. Poi si circondò di un gruppo di seguaci con i quali, fatto voto di castità e vestiti solo di stracci, andava in giro a predicare il messaggio evangelico; ben presto il gruppo fu identificato con l’espressione “Poveri di Lione”. La loro predicazione si svolse all’interno dell’ “ortodossia” romana, rivolgendosi principalmente contro il dualismo cataro. La fedeltà al Papa di Roma da parte del movimento valdese in questi anni è testimoniata dalla ricerca di approvazione ecclesiastica nel 1179, in occasione del terzo Concilio Lateranense: essi si recarono a Roma, dove incontrarono il Pontefice Alessandro III, il quale dimostrò apprezzamento per il loro proposito di vivere in maniera povera e conforme al dettato evangelico, ma non concesse loro di predicare la Parola, non essendo sacerdoti e, inoltre, svolgendo una lettura diretta (senza intermediazione ecclesiastica) e personale della Bibbia.


Tuttavia Valdo, insieme ai suoi seguaci, continuò a diffondere l’insegnamento cristiano nonostante il divieto pontificio. Nel 1180 venne convocato dal Cardinale Enrico di Marcy, vescovo di Albano, in un sinodo a Lione, nel quale Valdo e i suoi seguaci dichiararono la loro ortodossia e al contempo esposero quelli che consideravano gli errori dei catari. Nonostante ciò, la predicazione da parte dei laici e delle donne e la lettura individuale della Bibbia erano aspetti considerati inaccettabili dalla Chiesa romana, consapevole del fatto che ammettere tale innovazione avrebbe significato dare il via ad un processo di trasformazione dagli esiti imprevedibili.
Tutto questo era stato ben compreso da Walter Map, rappresentante di re Enrico II Plantageneto al concilio lateranense del 1179, che a proposito dei valdesi aveva scritto:
«Costoro mai hanno dimore stabili, se ne vanno due a due a piedi nudi, vestiti di lana, nulla possedendo, ma mettendo tutto in comune come gli apostoli, seguendo nudi il Cristo nudo. Iniziano ora in modo umilissimo, perché stentano a muovere il piede; ma qualora li ammettessimo, ne saremmo cacciati» (Walter Map, De nugis curialium, Clarendon Press, Oxford, 1983, p. 126).
Nel 1184 a Verona, con la bolla Ad abolendam, papa Lucio III scomunicò una serie di movimenti ritenuti ereticali anche molto diversi tra loro, tra cui i poveri di Lione, i valdesi. La motivazione per tale scomunica rimase la presunzione dei valdesi a voler predicare in pubblico. Nonostante la condanna papale il movimento valdese continuò la sua espansione verso il Mezzogiorno di Francia e l’Italia (Piemonte, Lombardia, Puglia e Calabria), giungendo anche in alcune regioni della Germania, in Svizzera, in Austria, Spagna, Ungheria, Polonia e Boemia. Nel 1979 si sigla il patto di integrazione tra metodisti e valdesi in un’unica comunità confessionale.
Il peso dei valdesi, pur essendo un numero esiguo nel mondo (al 31 dicembre 2010 si contano 25.693 fedeli in Italia, gran parte dei quali nelle valli valdesi e in alcune comunità di lingua italiana nelle maggiori città della Svizzera e circa 13.000 in Argentina e Uruguay), è notevole in Italia: essi sono dallo Stato laico molto considerati a motivo del loro progressismo sociale, del loro sostegno per la laicità dello Stato e per le questioni etiche: sono rimasti pauperisti, con un’impostazione politica di matrice comunista e con forti simpatie radicali: si pensi al loro pensiero favorevole su contraccezione, aborto, eutanasia, testamento biologico (i cui registri, in diverse città, sono gestiti proprio dai valdesi).
Il loro impegno politico è sempre stato forte: hanno partecipato attivamente al Risorgimento e alla Resistenza. Da sempre i loro esponenti, fra i quali spesso anche pastori (come Tullio Vinay, Lino De Benetti, Domenico Maselli) sono stati eletti al Parlamento italiano. Attualmente sono membri della Chiesa evangelica valdese due ex ministri (Valdo Spini e Paolo Ferrero), un ex presidente di regione (Riccardo Illy), un ex deputato (Domenico Maselli), un senatore (Lucio Malan), un deputato (Luigi Lacquaniti), un sindaco di città capoluogo di provincia (Rosario Olivo), alcuni consiglieri regionali e l’eurodeputato Niccolò Rinaldi.
Il sinodo valdese, a larga maggioranza, ha deliberato in favore della benedizione delle coppie omosessuali, approvata da un ordine del giorno del 26 agosto 2010 e ciò è stato confermato nel corso del Sinodo del 2011. Non solo i valdesi si impegnano nella campagna contro la cosiddetta «omofobia», ma supportano anche la comunità LGBT. Il dibattito sul tema dell’omosessualità avviene anche tramite la R.E.F.O. (Rete Evangelica Fede e Omosessualità) e l’ «Associazione Fiumi d’acqua viva – Evangelici su fede e omosessualità».
D. Cosa c’è di vero nei tanti tentativi di uccidere Don Bosco e quale fu il movente di questi crimini?
R. San Giovanni Bosco fu oggetto di diversi attentati dai quali si salvò grazie o all’intervento delle sue «guardie del corpo» (i suoi giovani) o della Divina Provvidenza. Oltre ai massoni anche i valdesi auspicavano la sua morte, perché egli con le sue celebri Letture Cattoliche, con le sue conferenze e con i suoi oratori che di anno in anno crescevano di numero era considerato un acerrimo nemico da odiare e da abbattere. Ed ecco, quindi, che gli spararono, lo bastonarono, cercarono di avvelenarlo, di accoltellarlo…
D. Nelle numerose e più o meno romanzate biografie di Don Bosco si raccontano questi fatti? e come se ne parla?
R. Da cinquant’anni a questa parte, ovvero da quando la Chiesa cattolica ha deciso, dopo il Concilio Vaticano II, di aprire le porte a tutti, di dialogare con tutti, di non condannare più gli errori, di sviluppare un disegno ecumenico fra religioni diverse ed opposte fra di loro, nelle biografie sul paladino dell’ortodossia cattolica quale fu San Giovanni Bosco (Padre e Maestro dei giovani, ma anche formatore di migliaia di sacerdoti Salesiani e non), l’aspetto degli attentati per mano dei valdesi e dei liberal-massoni è stato taciuto. Sappiamo, invece, per certo, che quei fatti avvennero grazie alla prima biografia monumentale: XIX volumi compilati da tre salesiani. Don Giovanni Battista Lemoyne SDB (1839-1916) scrisse i primi nove allo scopo di documentare tutto il percorso del fondatore e di impedire futuri oblii e/o travisamenti. Morì prima di completare l’opera che venne arricchita di altri dieci volumi, realizzati sulla base della vastissima documentazione raccolta dallo stesso don Lemoyne e da don Gioacchino Berto. Preziosa, indubbiamente, risulta essere anche l’autobiografia di don Bosco, Memorie dell’Oratorio. I XIX volumi e quest’ultima opera sono state le principali fonti del lavoro che ho svolto per realizzare Don Bosco mistico. Una vita tra Cielo e terra. Lemoyne morì il 14 settembre 1916 mentre era in corso di stampa il IX volume. Il suo compito di redigere le Memorie biografiche venne ereditato dai Salesiani don Angelo Amadei (1868-1945) , che scrisse il X volume e don Eugenio Ceria (1870-1957) , autore dei restanti nove. Nella letteratura agiografica la monumentale opera è un unicum, per vastità di documentazione e rigoroso spirito cronachistico.
D. Le autorità del regno (polizia, magistratura) cosa fecero per proteggere Don Bosco? E lui stesso, come reagì?
R. Polizia e magistratura non fecero proprio nulla. Don Bosco era affiancato da Maria Ausiliatrice e dalla Divina Provvidenza e con questa “scorta” proseguì la sua immensa missione. Ecco quindi l’opera dei suoi giovani: egli girava di sera o in luoghi a lui sospetti insieme ad un gruppo di ragazzi fra i più fidati e robusti, i quali intervenivano al bisogno; ma quando, per diverse ragioni, essi non erano presenti, arrivava “il Grigio”, ovvero un cane grandissimo e feroce, con il manto grigio, da qui il nome che gli venne dato. Nessuno seppe mai da dove veniva e dove poi scompariva dopo aver compiuto la sua opera di salvataggio nei confronti di Don Bosco. Tutti all’Oratorio di Valdocco videro «il Grigio» e ne lasciarono testimonianza. Se gli si offriva del cibo o dell’acqua il cane non ne voleva. Fu l’angelo custode di Don Bosco.
D. E l’autorità religiosa? Intervenne a difesa del suo sacerdote?
R. Non si hanno informazioni al riguardo. Francamente sono giunta a questa conclusione: Don Bosco riuscì a rimanere in vita, nonostante tanto odio, e a portare a termine i suoi progetti perché essi coincidevano perfettamente con quelli di Dio. Fu proprio Maria Santissima a sostenerlo, a guidarlo, a difenderlo, fino alla fine dei suoi giorni.
zzzzconversionediunavaldeseD. E infine l’opinione pubblica – se non sbaglio Don Bosco era molto popolare – come reagì?
R. L’opinione pubblica? Vedendo che Don Bosco compiva miracoli, ovvero fondava oratori, scuole, innalzava chiese, apriva tipografie e laboratori professionali, guariva le persone fisicamente e spiritualmente, aveva i doni della bilocazione, della levitazione, moltiplicava il cibo quando era insufficiente per sfamare tutti i suoi ragazzi e moltiplicava addirittura le ostie; giunse persino a resuscitare uno dei suoi giovani, ebbene, la gente prese a stimarlo, ad ammirarlo, ad amarlo sempre più, considerandolo già in vita un gigante di Santità.
D. Un’ultima domanda: secondo lei, che insegnamento possiamo trarre da questa vicenda così drammatica della vita di Don Bosco?
R. Possiamo trarre un utile ammaestramento, che giunge dalle parole di San Paolo: «Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?» (Rm 8, 31). Tutto un feroce mondo fu contro Don Giovanni Bosco, fatto di valdesi, di liberali, di massoni, tuttavia quel mondo nulla poté contro di lui. Don Bosco è la dimostrazione vivente che la vera fede di un solo uomo è sufficiente per incidere nella storia e per portare la salvezza a migliaia e migliaia di anime. Inoltre il suo insegnamento contro l’eresia valdese continua ad essere valido e veritiero: egli stesso convertì molti eredi di Valdo. Bellissimo il suo accorato appello, presente nel suo libro Conversione di una valdese (edito da Amicizia Cristiana):
«Protestanti valdesi, e voi tutti che vivete separati dalla Chiesa Cattolica, aprite gli occhi sopra l’immenso abisso che vi sta aperto finché vivete separati dalla vera religione: la Chiesa Cattolica qual madre pietosa vi stende amorosa le braccia: venite e ritornate a quella religione che fu pure per mille e cinquecento anni la religione de’ padri vostri; venite e rientrate nell’ovile di Gesù Cristo […] e faremo un cuor solo ed un’anima sola; ed io a nome di Dio posso assicurarvi che tutti i cattolici vi tenderanno amorose le braccia per accogliervi con gioia, e canteranno a Dio inni di gloria nel vedere avverate le parole di Gesù Cristo: Si farà un solo ovile, ed un sol pastore, et fiet unum ovile, et unus pastor» (p. 107).

sabato 23 maggio 2015

NON INGANNATE LA POVERA GENTE

SARAH: NON INGANNARE LA GENTE CON LA PAROLA «MISERICORDIA». DIO PERDONA I PECCATI, MA SE CI PENTIAMO








«Se si considera l’eucarestia come un pasto da condividere, da cui nessuno può essere escluso, allora si perde il senso del Mistero». Così ha detto il cardinale Robert Sarah, da pochi mesi prefetto della Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei sacramenti, intervenuto al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia in occasione della presentazione della collana “Famiglia, lavori in corso”, una raccolta di saggi editi dalla casa editrice Cantagalli, in vista del prossimo Sinodo ordinario di ottobre. Una collana che ha l’obiettivo di stimolare il confronto e di toccare tutti i temi “caldi”: omosessualità, sessualità, divorzio, procreazione assistita, eutanasia, celibato. Tre volumi hanno aperto la collana, due dei quali scritti da docenti presso il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia: “Eucaristia e divorzio: cambia la dottrina?” di José Granados (che è anche stato nominato consultore del Sinodo dei vescovi) e “Famiglie diverse: espressioni imperfette dello stesso ideale?” di Stephan Kampowski. Il terzo, “Cosa ne pensa Gesù dei divorziati risposati?” è opera di Luis Sanchez Navarro, ordinario di Nuovo Testamento alla Università San Damaso di Madrid. Il Foglio aveva anticipato ampi estratti dei libri dei professori Granados e Sanchez il 15 aprile scorso.

«L’Occidente – ha detto Sarah rispondendo a braccio ad alcune domande che gli sono state poste dall'uditorio – si sta adeguando sulle proprie illusioni». Il problema di tutto, ha rimarcato più volte il porporato, di cui Il Foglio ha anticipato per l’Italia lo scorso 13 marzo un lungo estratto del libro “Dieu ou rien” uscito in Francia presso Fayard, è nella fede. «Se si pensa che anche nel rito del Battesimo non si menziona più la parola "fede", quando ai genitori viene domandato cosa si chiede per il bambino alla Chiesa di Dio, si comprende l’entità del problema», ha aggiunto il cardinale guineano, che ha anche biasimato il senso che viene dato oggi al Catechismo: «I bambini fanno disegni e non imparano nulla, non vanno a Messa». Quanto al Sinodo prossimo venturo, l’invito è a non farsi illusioni su cambiamenti epocali: «La gente crede che ci sarà una rivoluzione, ma non potrà essere così. Perché la dottrina non appartiene a qualcuno, ma è di Cristo». Dopo l'appuntamento dello scorso ottobre, ha osservato Sarah presentando i tre volumi, «fu chiaro che il vero fulcro non era e non è solo la questione dei divorziati risposati», bensì «se la dottrina della Chiesa sia da considerare un ideale irraggiungibile, irrealizzabile e necessitante quindi di un adattamento al ribasso  per essere proposta alla società odierna. Se così stanno le cose, si impone necessariamente una chiarificazione se il Vangelo sia una buona notizia per l'uomo o un fardello inutile e non più proponibile». La ricchezza del cattolicesimo – ha aggiunto – «non può essere svelata da considerazioni dettate da un certo pragmatismo e dal sentire comune. La Rivelazione indica all'umanità la via della pienezza e la felicità. Disconoscere questo dato significherebbe affermare la necessità di ripensare i fondamenti stessi dell'azione salvifica della Chiesa che si attua attraverso i sacramenti».

Il problema è anche di quei «sacerdoti e vescovi» che contribuiscono con le loro parole a «contraddire la parola di Cristo» E questo, ha detto Sarah, «è gravissimo». Permettere a livello di diocesi particolari quel che ancora non è stato autorizzato dal Sinodo (il riferimento era alla prassi seguita in molte realtà dell’Europa centro-settentrionale) significa «profanare Cristo». Poco vale invocare la misericordia: «Inganniamo la gente parlando di misericordia senza sapere quel che vuol dire la parola. Il Signore perdona i peccati, ma se ci pentiamo». Le divisioni che si sono viste lo scorso ottobre, «sono tutte occidentali. In Africa siamo fermi, perché in quel continente c’è tanta gente che per la fede ha perso la vita».

Un appello, il cardinale, l’ha anche lanciato contro chi – membro del clero – usa un linguaggio non corretto: «E’ sbagliato per la Chiesa usare il vocabolario delle Nazioni Unite. Noi abbiamo un nostro vocabolario». Una puntualizzazione, poi, l’ha voluta fare su una delle massime che vanno per la maggiore dal 2013, e cioè l’uscita in periferia. Proposito corretto, naturalmente, ma a una condizione: «È facile andare nelle periferie, ma dipende se lì portiamo Cristo. Oggi è più coraggioso stare con Cristo sulla croce, il martirio. Il nostro dovere è quello di andare controcorrente» rispetto alle mode del tempo, a «quel che dice il mondo». E poi, «se la Chiesa smette di dire il Vangelo, essa è finita. Può farlo con i modi d'oggi, ma con fermezza».  Infine, un appunto sul calo delle vocazioni sacerdotali nel mondo: «Il problema non è che ci sono pochi preti, quanto capire se quei preti sono davvero sacerdoti di Cristo».

giovedì 23 aprile 2015

ma la chiesa è coerente?

anche nella chiesa i principi sono negoziabili
di Stefano Fontana

Principi non negoziabili: Giuseppe Angelini, preside della Facoltà Teologica dell’Italia settentrionale, nel numero di Teologia appena pubblicato, ha detto che si tratta di una «goffa espressione». Del resto, nel numero precedente della stessa rivista, Antonio Lattuada aveva mosso alla nozione dei principi non negoziabili una serie di osservazioni critiche da cui si salvava ben poco. In precedenza Giorgio Campanini, Luigi Alici, Antonio Maria Baggio, Giuseppe Savagnone si erano dimostrati molto insofferenti a questa dottrina enunciata da Benedetto XVI. Qualcuno di loro aveva negato che esistesse una dottrina dei principi non negoziabili, dimenticando che essa altro non è che la tradizionale nozione di legge naturale. Altri avevano affermato che siccome la politica è il regno del relativo, in essa non c’è niente di non negoziabile, dimenticando che la Nota Ratzinger del 2002 dice: «Non si può negare che la politica debba anche riferirsi a principi che sono dotati di valore assoluto».

Nonostante ciò, sabato scorso 18 aprile si è tenuto a Biella un importante convegno dal titolo “I principi non negoziabili oggi”. Relatori: Stefano Fontana, Tommaso Scandroglio, Marisa Orecchia, il vescovo di Ferrara Luigi Negri. Ma allora questi principi non negoziabili ci sono o non ci sono? Hanno ragione i teologi della Facoltà milanese che li vedono come fumo negli occhi, o gli organizzatori di Biella che li reputano un baluardo da difendere ad ogni costo? Il fatto è che i principi non negoziabili sono diventati pietra di scandalo, fonte di divisione, segno di contraddizione dentro la Chiesa. E questo dipende dal fatto che essi sono al crocevia di importanti scelte, su cui oggi nella Chiesa si parlano due lingue diverse. La posta in gioco è molto alta. Ne va della stessa identità della Chiesa. I principi non negoziabili rimandano all’ordine della Creazione che è in rapporto organico con l’ordine della redenzione e ad essa già orientato. Il cattolico che in un consiglio comunale vota a favore di una legge che prevede l’aborto o l’eutanasia o il matrimonio omosessuale rompe la continuità tra ordine della Creazione e ordine della salvezza. Nega che ci sia un ordine della Creazione – salvo magari a riaffermarlo in tema di raccolta differenziata o di risparmio energetico – in cui si innesta l’ordine della salvezza per purificarlo ed elevarlo, senza però contraddirlo. 

Rompendo questo nesso, però, viene meno l’essenza della cattolicità: il rapporto ragione e fede, il rapporto tra natura e sovra natura, tra natura e grazia. Se si toglie l’ordine della creazione, la resurrezione di Cristo non può più venire intesa come una ri-creazione e la salvezza percorrerà strade altre rispetto alla costruzione dell’umano nella comunità degli uomini. Si spiegano così le varie eresie riconducibili o allo gnosticismo o al pelagianesimo che rompono la relazione tra ordine della creazione e ordine della salvezza. La fede cattolica ha bisogno dell’ordine naturale, senza del quale non c’è natura decaduta a causa del peccato originale né esigenza del Salvatore. Ha bisogno dell’ordine naturale per poter parlare il linguaggio universale di tutti gli uomini. Ha bisogno dell’ordine naturale per dirsi religio vera e religione “dal volto umano”. Senza questo rapporto la fede cattolica diventa sentimento, esperienza e non conoscenza, opinione e non verità. Questo è quanto salvaguardano i principi non negoziabili.

Se salta il riferimento ai principi non negoziabili verrà accelerato il processo di protestantizzazione della Chiesa cattolica. Lutero o Karl Barth annullano la natura. Ma, di fatto, anche il cattolico che nega i principi non negoziabili annulla la natura. Per la Riforma la natura è irrimediabilmente corrotta e il potere politico è essenzialmente male, costretto, come scriveva Barth, a «fare la guerra al male per mezzo del male». La politica è, così, essenzialmente “sudicia”. Il credente non gli appartiene per nulla, ma deve sottomettersi ad essa: «Sottomettetevi! Lasciate cioè che lo Stato vada per la sua strada e voi, come cristiani, andate per la vostra!». Sono sempre parole di Karl Barth. I cristiani devono sottomettersi «non per ossequio, ma per radicale disprezzo dell’esistente». L’esito, però, è l’ossequio e infatti le sétte protestanti vanno via via negando i principi non negoziabili, sottomettendosi alla volontà politica dominante.

Infine, i principi non negoziabili sono segno di contraddizione tra una visione metafisica della realtà euna ermeneutica. È in ballo la possibilità della ragione di conoscere qualcosa di metastorico oppure di rimanere legata dentro una interpretazione di interpretazioni comunque sempre storicamente limitate. Da questo punto di vista il loro abbandono vuol dire la messa in naftalina della Fides et Ratio di Giovanni Paolo II, e non solo. Ho indicato tre punti del crinale su cui si collocano i principi non negoziabili. Difficile stare i mezzo, o di qua o di là. La Chiesa oggi vive questo travaglio. 

mercoledì 18 marzo 2015

nuovo martirio per i cattolici


non sono tempi normali


È pervenuta in Redazione:
Caro Alessandro,
vorrei esternare i miei turbamenti e le mie dolorose perplessità di fronte a una Chiesa che non è più per me il punto di riferimento di un tempo.
Mi sento smarrita, mi mancano la determinazione e la sua antica forza difensiva, la sicurezza della verità, la sua consolazione, il suo consiglio; vorrei che mi scusasse meno e mi ammonisse di più e che la sua dottrina che è valsa per quasi un paio di millenni non si sfaldasse adesso in mille rivoli e interpretazioni o in contorsioni misericordiose che di misericordia hanno ben poco e anzi, inducono rovinosamente all’errore.
La Chiesa alza oggi la voce sulla moralità dell’ormai finito Berlusconi, ma è muta di fronte alle emergenze educative (aborto, fecondazione artificiale, teoria del gender, matrimonio gay, cosiddetta educazione all’affettività cominciando dall’infanzia, eutanasia, ecc). 

Mi addolora la liturgia martoriata e con essa il Corpo, il Sangue, l’Anima e la Divinità di Nostro Signore; vedo le devozioni passare in secondo piano, compromessa la trasmissione della dottrina e della fede demandata a catechisti spesso non all’altezza.
Mi fa male vederla inginocchiata davanti al mondo e penso che sarebbe bene che si occupasse soprattutto della salvezza delle anime, com’era suo antico compito, perché è corpo mistico di Cristo e non comunità di corpi.
Ma confido in Gesù Cristo e nelle Sue promesse e nell’aiuto della Sua Santissima Madre, rifugio dei peccatori e consolatrice degli afflitti.

Sia lodato Gesù Cristo

Antonina Sicari



Cara Antonina,
in tempi normali, un doloroso lamento cattolico come questo non sarebbe neanche lontanamente concepibile. E, se anche lo fosse, avrebbe come destinatario un vescovo. Ma quelli in cui viviamo, appunto, non sono tempi normali.

Se un povero cristiano disorientato davanti alla furia dissolutrice che si è impadronita della Chiesa, scrivesse al proprio vescovo, salvo rarissime e sante eccezioni, si sentirebbe dire che “la realtà dell’oggi” è cambiata, che il cristiano “la deve assumere come stimolo per la propria fede”, che i cattolici “devono imparare a essere discepoli e non ergersi a maestri del mondo” e che, naturalmente, tutto viene affidato alla “condivisione della fecondità della Parola”…

Come tutti sanno, l’elenco potrebbe continuare a lungo fino a raggiungere punte di umorismo involontario di rara efficacia, perché questi pastori, dopo l’inchino di rito al primato luterano della Parola con la “P” maiuscola, si dedicano volentieri al primato della loro parola, con la “p” minuscola.

Basta pensare ai chilometrici documenti stilati dalle migliaia di uffici che, per ogni diocesi, per ogni conferenza episcopale regionale, nazionale e internazionale, per i dicasteri  vaticani di ogni ordine e grado, si occupano di ogni genere di pastorale: da quella dei migranti a quella per la raccolta differenziata, da quella per le nuove tecnologie a quella per il sovraffollamento del pianeta. 

L’unica, magra, consolazione sta nel fatto che, dopo aver disboscato qualche ettaro di foresta per la stampa di un documento sul dramma della desertificazione della Terra, nessuno si dà la pena di leggere simili scempiaggini. Forse neanche chi le ha scritte.

La Chiesa, cara Antonina, salvo un piccolo resto oggi è tutta qui, in questo gran parlare che sa di mondo ed è certamente più gradito al suo principe che a Gesù Cristo. 
Un po’, forse troppo, per convinzione. E un po’, di sicuro molto, per comodità, perché il mondo non chiede la fatica della fede, ma si accontenta della semplice attestazione di conformità in cogitatione, verbo et opere, non chiede impegno ma adesione e, in cambio, offre una vita quieta, comoda e persino felice.

Così adesso, molti di coloro che continuano a dirsi cristiani si prostrano davanti al nuovo vitello d’oro e ossequiano il mondo come principio, mezzo e fine: divinità una e trina, scimmia dell’unico vero Dio uno e trino.

Qui si tocca veramente il nucleo originario del disastro: non più il mondo convertito a Cristo ma Cristo convertito al mondo. Questa è la Chiesa di oggi che, nella sua componente umana, ha ormai cessato di voler essere cattolica. E dico “cessato di voler essere cattolica” e non solo “cessato di essere” perché evidentemente una buona quota di chi ha preso la via mondana non lo ha fatto in buona fede.

E coloro che seguono i pifferai conquistati al mondo sono magari in “buona fede”, ma non sono certo in “fede buona”, tant’è vero che si stanno avviando verso il baratro.

Ma con  misericordia, che è divenuto il mantra dei tempi nuovi. 

Un urlo che nulla ha di soave, poiché diventa la giustificazione di ogni sopruso. Uno sberleffo che ha come effetto più devastante quello di destituire l’autorità dal suo fondamento.
Ormai ci troviamo davanti a un padre, sia il Papa, il vescovo, il parroco o qualsiasi altra figura religiosa, che, davanti all’accusa di essere ingiusto lanciata da un figlio risponde che, però, lui è buono.

Ma questa, cara Antonina, è la parodia scimmiesca del padre che è chiamato a fare esattamente il contrario: davanti all’accusa di non essere buono, dovrebbe essere in condizione di poter almeno replicare che, però, è giusto. 

Da questo punto di vista è istruttivo riflettere sulla nefasta mitologia del “Papa Buono” inventata da monsignor Loris Capovilla per costruire l’immagine di Giovanni XXIII ad uso del mondo e dei suoi derivati.

In questa chiave, si spiega la persecuzione di ogni dissidenza che, sotto la Chiesa della misericordia, si mostra più dura e inflessibile che in ogni altro frangente.

La voce critica che intende rimettere nella giusta sequenza giustizia e misericordia viene riconosciuta come un corpo estraneo da eliminare poiché appartiene a un mondo avverso, è una cellula residuale della “terribile Chiesa del passato”, cancellata una volta per tutte dall’annuncio della Nuova Pentecoste.

Il dissidente può essere tollerato solo se parla in nome del cuore, se ammette di far sentire la sua voce in virtù di un sentimento soggettivo, tutto suo. Ma non può farlo se dice di parlare in nome della giustizia, della ragione, di un principio oggettivo, immutabile e universale: si può criticare in nome della bontà, ma non in nome dell’intelligenza.


Per questo, oggi, è davvero fortunato chi abbia la grazia di trovare un curato, un parroco o un vescovo in grado di comprendere il turbamento e il dolore dei cattolici che vedono la Chiesa sgretolarsi in queste briciole di alimento mondano.

Cara Antonina, credo che uno degli aspetti del martirio a cui siamo chiamati stia nel prendere atto che, ordinariamente, i pastori lavorano per un’altra chiesa e diffondono un’altra fede.
 
Del resto basta un’onesta considerazione sui dati di fatto: insegnano una nuova dottrina, diffondono una nuova morale, celebrano un nuovo rito, si abbeverano di una nuova filosofia … Che cosa è tutto questo se non una nuova chiesa?

Certo, sarebbe molto facile e comodo cadere nella tentazione di andarsene da un’altra parte. Invece noi sappiamo che lì, sotto questa "falsa" chiesa, arde la brace della vera Chiesa. 
Ci troviamo come Maria e Giovanni davanti a Cristo crocifisso: morto come uomo e vivo come Dio, anche se noi fatichiamo a comprenderlo. Siamo come Maria dopo la deposizione di Gesù dalla croce, che tiene suo Figlio morto tra le braccia eppure sa di potergli parlare perché Lui la ascolta.

Ma tutto questo, appunto, è dolorosamente nascosto. Peggio ancora, è colpevolmente offuscato da chi dovrebbe invece metterlo in luce.

Cara Antonina, perché il Signore permetta tutto questo non lo so, ma so che è per il nostro bene e che siamo chiamati a mantenere la fede nonostante tutto. Per questo avremo, anzi abbiamo, speciali grazie che noi stessi fatichiamo a vedere e comprendere, ma questo dipende dalle nostre infedeltà e dai nostri peccati. Dobbiamo pregare per meritare queste grazie, per mondarci dai nostri peccati e per sostenere quel piccolo resto che si sta battendo con armi che sembrano impari solo a chi si fa conquistare dalla logica del mondo. Non a noi.

Alessandro Gnocchi

Sia lodato Gesù Cristo

http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV1188_Gnocchi_posta_Martirio_moderno.html

mercoledì 19 novembre 2014

la libertà in morale porta devastazione

"Sventolare la bandiera della libertà sulla morale ha portato devastazione". Parola di Papa





Altro importante discorso del Papa sul significato della famiglia, "che non è né conservatrice né progressita", e sul valore della complementarietà tra uomo e donna nel matrimonio. Di seguito, il testo completo.


Cari fratelli e sorelle,
vi saluto cordialmente e ringrazio il Cardinale Müller per le parole con cui ha introdotto questo nostro incontro.

1. Vorrei anzitutto condividere una riflessione sul titolo del vostro colloquio. “Complementarietà”: è una parola preziosa, con molteplici valenze. Si può riferire a diverse situazioni in cui un elemento completa l’altro o supplisce a una sua carenza. Tuttavia, complementarietà è molto più di questo. I cristiani ne trovano il significato nella Prima Lettera di san Paolo ai Corinzi, dove l’apostolo dice che lo Spirito ha dato a ciascuno doni diversi in modo che, come le membra del corpo umano si completano per il bene dell’intero organismo, i doni di ognuno possono contribuire al bene di tutti (cfr 1 Cor 12). Riflettere sulla complementarietà non è altro che meditare sulle armonie dinamiche che stanno al centro di tutta la Creazione. Questa è la parola chiave: armonia. Tutte le complementarietà il Creatore le ha fatte perché lo Spirito Santo, che è l’autore dell’armonia, faccia questa armonia.

Opportunamente vi siete riuniti in questo colloquio internazionale per approfondire il tema della complementarietà tra uomo e donna. In effetti, questa complementarietà sta alla base del matrimonio e della famiglia, che è la prima scuola dove impariamo ad apprezzare i nostri doni e quelli degli altri e dove cominciamo ad apprendere l’arte del vivere insieme. Per la maggior parte di noi, la famiglia costituisce il luogo principale in cui incominciamo a “respirare” valori e ideali, come pure a realizzare il nostro potenziale di virtù e di carità. Allo stesso tempo, come sappiamo, le famiglie sono luogo di tensioni: tra egoismo e altruismo, tra ragione e passione, tra desideri immediati e obiettivi a lungo termine, ecc. Ma le famiglie forniscono anche l’ambito in cui risolvere tali tensioni: e questo è importante. Quando parliamo di complementarietà tra uomo e donna in questo contesto, non dobbiamo confondere tale termine con l’idea semplicistica che tutti i ruoli e le relazioni di entrambi i sessi sono rinchiusi in un modello unico e statico. La complementarietà assume molte forme, poiché ogni uomo e ogni donna apporta il proprio contributo personale al matrimonio e all’educazione dei figli. La propria ricchezza personale, il proprio carisma personale, e la complementarietà diviene così di una grande ricchezza. E non solo è un bene, ma è anche bellezza.

2. Nel nostro tempo il matrimonio e la famiglia sono in crisi.  Viviamo in una cultura del provvisorio, in cui sempre più persone rinunciano al matrimonio come impegno pubblico. Questa rivoluzione nei costumi e nella morale ha spesso sventolato la “bandiera della libertà”, ma in realtà ha portato devastazione spirituale e materiale a innumerevoli esseri umani, specialmente ai più vulnerabili. È sempre più evidente che il declino della cultura del matrimonio è associato a un aumento di povertà e a una serie di numerosi altri problemi sociali che colpiscono in misura sproporzionata le donne, i bambini e gli anziani. E sono sempre loro a soffrire di più, in questa crisi.

La crisi della famiglia ha dato origine a una crisi di ecologia umana, poiché gli ambienti sociali, come gli ambienti naturali, hanno bisogno di essere protetti. Anche se l’umanità ha ora compreso la necessità di affrontare ciò che costituisce una minaccia per i nostri ambienti naturali, siamo lenti – siamo lenti nella nostra cultura, anche nella nostra cultura cattolica – siamo lenti nel riconoscere che anche i nostri ambienti sociali sono a rischio. È quindi indispensabile promuovere una nuova ecologia umana e farla andare avanti.

3. Occorre insistere sui pilastri fondamentali che reggono una nazione: i suoi beni immateriali. La famiglia rimane al fondamento della convivenza e la garanzia contro lo sfaldamento sociale. I bambini hanno il diritto di crescere in una famiglia, con un papà e una mamma, capaci di creare un ambiente idoneo al loro sviluppo e alla loro maturazione affettiva. Per questa ragione, nell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium, ho ​​posto l’accento sul contributo «indispensabile» del matrimonio alla società, contributo che «supera il livello dell’emotività e delle necessità contingenti della coppia» (n. 66). È per questo che vi sono grato per l’enfasi posta dal vostro colloquio sui benefici che il matrimonio può portare ai figli, ai coniugi stessi e alla società.

In questi giorni, mentre rifletterete sulla complementarietà tra uomo e donna, vi esorto a dare risalto ad un’altra verità riguardante il matrimonio: che cioè l’impegno definitivo nei confronti della solidarietà, della fedeltà e dell’amore fecondo risponde ai desideri più profondi del cuore umano. Pensiamo soprattutto ai giovani che rappresentano il futuro: è importante che essi non si lascino coinvolgere dalla mentalità dannosa del provvisorio e siano rivoluzionari per il coraggio di cercare un amore forte e duraturo, cioè di andare controcorrente: si deve fare questo. Su questo vorrei dire una cosa: non dobbiamo cadere nella trappola di essere qualificati con concetti ideologici. La famiglia è un fatto antropologico, e conseguentemente un fatto sociale, di cultura, ecc. Noi non possiamo qualificarla con concetti di natura ideologica, che hanno forza soltanto in un momento della storia, e poi decadono. Non si può parlare oggi di famiglia conservatrice o famiglia progressista: la famiglia è famiglia! Non lasciatevi qualificare da questo o da altri concetti di natura ideologica. La famiglia ha una forza in sé.

Possa questo colloquio essere fonte d’ispirazione per tutti coloro che cercano di sostenere e rafforzare l’unione dell’uomo e della donna nel matrimonio come un bene unico, naturale, fondamentale e bello per le persone, le famiglie, le comunità e le società. In questo contesto mi piace confermare che, a Dio piacendo, nel settembre 2015 mi recherò a Philadelphia per l’ottavo Incontro Mondiale delle Famiglie.

Vi ringrazio delle preghiere con cui accompagnate il mio servizio alla Chiesa. Anch’io prego per voi e vi benedico di cuore. Grazie tante.

giovedì 30 ottobre 2014

sabato si toglierà la vita

L’addio di Brittany, sabato si toglierà la vita: “Finalmente il Grand Canyon, è stato bellissimo”

La ragazza, di soli 29 anni, ha scoperto di avere un tumore incurabile al cervello poco dopo essersi sposata. L’ultimo appello: “Lottate per il diritto a una morte dignitosa”



Brittany Maynard al Canyon: sul ciglio vertiginoso di una delle grandi meraviglie del mondo comincia davvero il conto alla rovescia verso la «dolce morte». La ragazza di 29 a cui in gennaio è stato diagnosticato un cancro al cervello ha scelto le monumentali gole del Colorado come ultima tappa della sua «bucket list», le cose belle da fare prima di morire. 

Si dice che una gita al Grand Canyon sia una di quelle esperienze che cambiano la vita. Camicia gialla, maglioncino rosa, un sorriso pacato sulle labbra, Brittany si è fatta fotografare con la famiglia e il marito sull’orlo della gola. Dopo una prima operazione e un ciclo di cure, in aprile alla ragazza erano stati diagnosticati sei mesi di vita ed è stato allora che lei ha deciso di andarsene alle sue condizioni. Succederà il primo novembre, all’indomani del compleanno del marito Dan, in una casa di Portland nell’Oregon, quando, accompagnata alla famiglia, Brittany assumerà i farmaci prescritti dal suo medico. L’Oregon è uno dei cinque stati - gli altri sono Vermont, Montana, New Mexico e Washington State - che offrono protezione legale ai malati terminali che decidano di por fine alle loro sofferenze: Brittany ci si è trasferita da San Francisco proprio a questo scopo.  
La ragazza può cambiare idea in qualsiasi momento ma non pensa che lo farà, perché il suo non è un istinto suicida: «Io non voglio morire, ma la realtà è che sto morendo: voglio farlo alle mie condizioni e con dignità». Sul suo blog Brittany ha raccontato l’ultima esperienza da turista qualsiasi, come milioni di americani e di stranieri che si affacciano sul precipizio del Canyon: «Era bellissimo: sono stata felice di mettere assieme le cose che amo di più, la mia famiglia e la natura. Purtroppo però il cancro non si è voluto far dimenticare», ha postato la ragazza sul suo blog il 24 ottobre. All’indomani della gita al Canyon la ragazza è stata ricoverata in ospedale con il più grave attacco epilettico nella breve storia della sua malattia che l’ha lasciata per ore incapace di parlare. 

«L’attacco mi ha ricordato che i sintomi continuano a peggiorare e il tumore sta facendo il suo corso», ha scritto Brittany che sta usando i suoi ultimi giorni per sostenere l’approvazione in America di altre leggi a difesa del diritto a morire con «dignità» del malati senza speranza: «Il mio sogno è che ogni americano nelle mie condizioni possa scegliere di farlo se lo desidera». 

http://www.lastampa.it/2014/10/29/esteri/laddio-di-brittany-sabato-si-toglier-la-vita-finalmente-il-grand-canyon-stato-bellissimo-ofQOXLzjShFleAQpk4A0TJ/pagina.html?wtrk=cpc.social.Facebook

Anch'io sto morendo, Brittany, ma suicidarsi non è la risposta

Madre di quattro figli con un tumore in fase terminale chiede a Brittany Maynard di riconsiderare la sua decisione



di Kara Tippetts

Il mio oncologo ed io ci siamo seduti per un bel po' con il cuore addolorato per la tua storia. Abbiamo parlato del difficile cammino che ti è stato chiesto di percorrere.

Sono arrivata a casa e io e il mio amico ci siamo seduti sul letto di mia figlia di cinque anni e abbiamo pregato per te. Abbiamo semplicemente pregato che potessi ascoltare le mie parole, che nascono nel luogo più sensibile e spezzato del mio cuore.

Abbiamo pregato che potessi ascoltare le mie parole messe per iscritto che provengono da un luogo d'amore sensibile e saggio. Sapendo cosa vuol dire conoscere l'orizzonte dei tuoi giorni che un giorno sembravano illimitati e ora sembrano oscurarsi.

Ascolta queste parole di un cuore pieno d'amore per te. Brittany, la tua vita importa, la tua storia importa e la tua sofferenza importa. Grazie per essere uscita dalla privacy della tua storia e per averla condivisa apertamente.

Ti vediamo, vediamo la tua vita, ed esistono innumerevoli persone che amano il tuo cuore e stanno pregando perché tu cambi idea.

Brittany, ti voglio bene e mi dispiace molto che tu stia morendo. Mi dispiace molto che ad entrambe sia stato chiesto di prendere una strada che sembra semplicemente impossibile da percorrere.

Credo che raccontare la tua storia sia importante. Credo che sia positivo per la nostra cultura sapere cosa sta succedendo in Oregon.

È una discussione che deve essere tirata fuori dagli angoli tranquilli e portata alla luce. Condividendo la tua storia è accaduto questo.Importa, ed è incredibilmente importante. Grazie.

Semplicemente, non siamo d'accordo. La sofferenza non è l'assenza di bontà, non è l'assenza di bellezza, ma forse può essere il luogo in cui si può conoscere la vera bellezza.

Scegliendo la tua morte, stai rubando a coloro che ti amano con tanta tenerezza l'opportunità di stare con te nei tuoi ultimi momenti e di poterti offrire amore nell'ultimo respiro.

Mentre ero seduta sul letto della mia bambina pregando per te, mi sono interrogata sull'impossibilità di capire che un giorno la storia della mia piccola sarà bella perché ha presenziato alla mia morte.

Quell'ultimo bacio, quell'ultima carezza, quell'ultimo respiro contano, ma non è mai stato pensato per noi decidere quando avremmo esalato l'ultimo respiro.

Conoscere Gesù, sapere che Egli capisce il mio difficile congedo, che Egli cammina con me nella mia agonia... Il mio cuore desidera che tu lo conosca nella tua morte. Perché nella sua morte ha protetto la mia vita. La mia vita al di là di questo mondo.

Brittany, quando confidiamo nel fatto che Gesù prende su di sé, protegge e redime il nostro cuore, la morte non è più un'agonia. Il mio cuore desidera che tu conosca questa verità, questo amore, questa vita eterna.

Ti hanno detto una bugia. Una terribile bugia. Che la tua morte non sarà bella. Che la sofferenza sarà troppa.

Il mio oncologo ed io abbiamo parlato oggi della tua agonia, della mia e della bella collaborazione che ho con i miei medici, che mi accompagnano in questi ultimi momenti con cure amorevoli. Per duemila anni i medici sono stati dalla parte della difesa della vita curando con amore i pazienti che muoiono in grazia.

Il medico che ti ha prescritto la pillola che porti con te e che affretterà la tua morte si è discostato dal Giuramento di Ippocrate, che dice per prima cosa di non fare danno. Lui o lei si è discostato dal giuramento che difende la vita e il morire bene che ci è concesso.

C'è anche gente che sta parlando in toni sgradevoli che fa sì che noi che crediamo in Gesù ci sentiamo insicuri, indesiderabili e non amati.

Ma nel mio sussurro, nella mia supplica, mia cara, ascolterai il mio cuore che ti chiede, ti prega, ti supplica di non prendere quella pillola. Sì, la tua morte sarà difficile, ma non sarà priva di bellezza.

Confiderai per favore in me con questa verità? E, cosa ancor più importante, ascolterai dal mio cuore che Gesù ti ama? Ti ama. Ha subito una morte orribile su una croce perché tu lo conoscessi oggi, perché noi non dovessimo vivere separati da Lui nella nostra morte. È morto, e la sua morte è avvenuta; non è semplicemente una storia.

È morto e ha vinto la morte tre giorni dopo, e vincendo la morte ha vinto la morte che tu e io stiamo affrontando con il nostro cancro. Vuole conoscerti, guidarti nella tua agonia e darti vita e dartela in abbondanza: la vita eterna.

Per ogni essere vivente la morte è imminente – tutti la affronteremo un giorno –, e la domanda più importante è: “Chi è questo Gesù, e cosa ha a che vedere con la mia agonia?” Per favore, non prendere quella pillola prima di esserti posta questa domanda.

È una domanda che ci dobbiamo porre, visto che tutti moriremo.

Di recente ho scritto un libro, The Hardest Peace (La pace più difficile), e ho scritto anche sul mio blog sul mio percorso di vita e sul mio viaggio verso il mio ultimo respiro. Non è semplicemente una storia sul fatto di morire di cancro, ma di vivere quel respiro. È un libro su ciascuno di noi che ha ancora la possibilità di respirare, di abbracciare la vita e di guardare alla morte con grazia. Vivere nel Grande Amore e trovare la mia fine nell'amore. Sorprendente, importante, l'amore.

Salirei su un aereo domani stesso per vederti e condividere la mia storia e incontrarti nella tua, se desideri ricevermi.

Prego affinché queste parole ti arrivino. Prego che arrivino a moltitudini che stanno guardando la tua storia e credendo alla bugia per cui la sofferenza è un errore, che morire non è essere coraggiosi, che scegliere la nostra morte è coraggioso.

No, affrettare la morte non è mai stata l'intenzione di Dio.

Ma nella nostra agonia, Egli ci trova nella sua grazia.

Il Giuramento di Ippocrate importa, e quelli che scelgono di discostarsene devono essere sfidati. Mi fa male il cuore sapere che hanno deciso di allontanarsi dalla sponda della grazia che protegge la nostra vita e la nostra morte.

Ho deciso di cooperare con il mio medico nella mia agonia, e sarà un viaggio bello e doloroso per tutti noi. Ma ascoltami: non è un errore. La bellezza ci troverà nel nostro ultimo respiro.

Kara Tippetts è moglie di un pastore e madre di quattro figli. È autrice di “The Hardest Peace” e ha il suo blog su www.mundanefaithfulness.com.