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giovedì 10 novembre 2016

il grande fratello è nudo

Perché l'America ha scelto Trump e il Grande Fratello mediatico è nudo? 

 

Chi ha perso ?
La dinastia dei Clinton
La dinastia dei Bush ( Bush sr ha votato Clinton, Bush jr scheda bianca)
I neocon
I promotori delle guerre in Iraq, Siria e Libia
Cioè, sin qui, il partito della guerra.
 

Poi:
Wall street
I grandi media
Ciccone e lady Gaga
Hollywood
I falsi sondaggisti ( che usano i sondaggi per indirizzare opinione pubblica)
Paesi come l Arabia Saudita e il Qatar, finanziatori della Clinton
L' Internazionale dell' aborto che muove migliaia di miliardi


. .. Chi ha vinto ?
Lo vedremo con il tempo ...
( Francesco Agnoli)

L'entusiasmo iniziale suscitato dall'evento inatteso si sta trasformando in prudente realismo. Gli allineati al potere egemone hanno accusato il colpo. Sono ancora sotto choc. Ma credo che presto torneranno ad affilare le armi. E' notevole il successo di Trump che persino nell'ambito del suo partito repubblicano non aveva un consenso unanime. Il problema è che ha vinto grazie ad un elettorato in parte esasperato dalla situazione e sorprendentemente non del tutto condizionato dai media e dal mainstream e tuttavia per governare ha bisogno del sostegno politico e il suo programma (peraltro ignorato dai media che lo hanno piuttosto caricaturizzato mentre lui ci ha messo del suo) è pro vita e pro valori cristiani [vedi] che purtroppo non hanno un vasto consenso trasversalmente. 
Il suo vice è molto impegnato sui valori e sicuramente ce la metteranno tutta. Ma realisticamente non credo avranno vita facile nel momento in cui il NOW si ricompatta e riprende le sue nefaste influenze e strategie ormai neppure del tutto occulte. Le prime avvisaglie si sono avute assistendo ai primi dibattiti: poca onestà intellettuale e molta ideologia perversa.
Ringraziamo Agostino Nobile per il testo che segue che ci offre un'analisi interessante dei prodromi.


Emotivamente concentrati su se stessi, egocentrici alla massima potenza, nella maggior parte dei casi non si rendono conto degli effetti a volte devastanti che i loro prodotti, le parole e i loro comportamenti possono creare al pubblico, soprattutto ai giovani. Sanno, però, che la trasgressione e la provocazione ripagano quasi sempre. Si, stiamo parlando di quelle star dello spettacolo, che senza bussare entrano nelle nostre case. L'unico metro adottato è quello di vendere e, possibilmente, raggiungere il top delle classifiche o dell'ascolto. Sono pronti a tutto pur di realizzare il successo, e di mantenerlo. Vivono, mangiano, camminano, dormono solo per questo fine. Le star dello spettacolo seguono devotamente il mainstream, ma sempre estremizzandolo. Come spugne gigantesche assorbono tutto ciò che permettere di consolidare il loro successo o di raggiungere il traguardo nel più breve tempo possibile. Molti di loro non si pongono problemi morali, pensano solo alla notorietà, vogliono fare soldi, essere amati e corteggiati. Sono i principali diffusori di veleno sociale. Negli Stati Uniti, come abbiamo visto, sostengono sempre la politica delle grandi banche. Un'altra categoria, la più pericolosa, e per questo motivo dovrebbe essere processata, è quella dei giornalisti che vendono montagne di menzogne al solo fine di alterare il giudizio degli elettori. 


Sono questi personaggi che hanno supportato fino all'ultimo Hillary Clinton, una donna che aveva promesso di legalizzare l'aborto fino al nono mese e di perseguire legalmente quelle diocesi che si sarebbero opposte al matrimonio gay e che continuano a leggere i passi della Bibbia che condannano la sodomia. 
Le email sottratte a lei e al suo braccio destro e campaign Chairman John Podesta, confermano altri crimini, come l'appoggio economico e militare a quell'Arabia Saudita che ha deciso, per i propri interessi, di devastare la Sira, l'Iraq e lo Yemen. 
WikiLeak ha diffuso le email trafugate a George Soros, dove risulta che la Clinton è al soldo del magnate che negli ultimi vent'anni è riuscito a destabilizzare diversi paesi, come il colpo di stato in Ucraina, con le sue ONG, tra tutte l’Open society Institute, che ha rami in 27 paesi tra Asia ed Europa. Organizzazioni talmente corrotte e politicizzate che Putin, come alcuni governi dei paesi del sudest Asia gli hanno chiuso le porte. La furia incontrollata dei migranti è guidata economicamente e politicamente (grazie all'inconsistenza dei governi europei) dal miliardario Soros, il quale ha promesso che investirà ancora altri 500 milioni di dollari per sostenere l'invasione in Europa.
La vittoria del candidato repubblicano dev'essere considerata, come afferma lo stesso Trump, la vittoria della democrazia contro il Sistema. La Clinton è stata appoggiata economicamente da quell'establishment capitalistico selvaggio che negli ultimi anni ha messo in ginocchio l'economia mondiale. Un potere che ha potuto contare sui mezzi di comunicazione statunitensi e di tutto il mondo per almeno il 99%. Difatti, quasi tutti i giornalisti si sono schierati con la loro creatura, il perfido burattino Hillary Clinton. Come abbiamo detto, l'Arabia Saudita ha donato 20milioni di dollari per la sua campagna presidenziale, la quale si è prodigata nella promozione dell'islam e dei musulmani. 

Il programma politico e socio-economico di Trump (vedi) è stato metodicamente censurato dalle TV di stato, mentre invece si sono limitate al gossip. Vergognoso.

Tutti i presidenti venuti dal business sono imprevedibili, e Trump è uno di questi. Ma dal programma e dalle sue parole sappiamo – anche se non sarà possibile realizzarlo completamente – che, al contrario della Clinton, è contro l'aborto, rispetta la religione cristiana ed è deciso a fermare i flussi migratori dei musulmani e di cacciare qualche milione di illegali che tolgono il lavoro ai cittadini autoctoni. Ricordiamo che negli Stati Uniti i senza lavoro si contano in milioni e il 33% delle famiglie non arriva a fine mese. Dalle pagine del Wall Street Journal, la direttrice dello Hudson Institute's Center for Religious Freedom, Nina Shea, accusa Washington e ad Antonio Guterres, già direttore dell'agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr), oggi segretario generale delle Nazioni Unite, di aver penalizzato i rifugiati cristiani e yazidi nei permessi di accoglienza negli USA. I dati del dipartimento di Stato dimostrano che «dei 12.587 rifugiati siriani ammessi negli Usa lo scorso anno fiscale, appena 68 erano cristiani, e solo 24 membri della comunita' Yazidi", il resto sono tutti musulmani.
Onore al popolo americano, dunque, che non si piega, come gli europei, ai programmi autodistruttivi che impongono i poteri forti. Evidentemente non sono bastati i sondaggi falsificati dai media locali e internazionali. Alla CNN, dopo aver diffuso per settimane punteggi dove la Clinton si trovava avanti a Trump di 15 punti, in un solo giorno la distanza erano scesi a 3 punti. E questo prima che il direttore dell'FBI James Comey riaprisse il caso delle email della rappresentante democratica. Tutto fa pensare che Trump sia stato sempre in testa ai sondaggi, tanto che, per evitare il disastro, il modo di Hollywood, Robert De Niro in testa, è sceso in piazza a sostenerla. Nella East coast si sono dati da fare gli eroi del nichilismo, i ricchissimi e depressi cantanti che hanno fatto milioni grazie a quei giovani che di politica e società ne sanno quanto il mio gatto. Ovvero, le prede più succose dell'establishment, che li stimola al suicidio mentale, morale e non solo. 
I soldi per le presidenziali clintoniane sono arrivati, ovviamente, anche dalla clinica abortista Planned Parenthood, quella che vende le membra dei bambini abortiti al migliore offerente, dalla testa agli arti, nonché dalle potenti lobbies Lgbt, che stanno impestando, grazie ai nostri governi, le nostre scuole di corsi omosessualisti.
Bene, nonostante il quadro, diciamo, poco edificante, in questi giorni si sono levate le voci dal mondo cattolico, compresi i preti, che tifavano per Clinton o mettevano sullo stesso piano catastrofico i due contendenti alla Casa Bianca. Pecorelle ingenue e ignoranti che seguono ciecamente le tendenze più distruttive e disgustose della storia.
Agostino Nobile
Autore di: “Quello che i cattolici devono sapere – Almeno per evitare una fine ridicola” e “Anticristo Superstar”

lunedì 7 novembre 2016

ti voglio bene

Una verità debole non serve a nessuno

   



di Costanza Miriano

Tra ponti e muri, dialogo e misericordia, identità e accoglienza, sinceramente non ne posso più. Questo, che è diventato il ritornello di tutti i discorsi mondani sul tema della fede, io proprio non lo capisco. A me sembra un falso problema, o meglio uno di quelli risolti entro le prime tre o quattro lezioni del primo anno di catechismo. E’ ovvio che i muri si alzano per affermare dei principi, ma che poi si cerca di andare verso ogni persona, se c’è bisogno anche costruendo ‘sto famigerato ponte. Potrei proseguire la metafora, dicendo che i ponti comunque devi appoggiarli su qualcosa di solido, e che più che un muro serve un bastione, ma è meglio se parliamo di casi concreti.

Per esempio: io so che l’aborto è la cosa peggiore che una donna possa fare, per sé e per il suo bambino, oggettivamente, indiscutibilmente, inderogabilmente. Se però una mia amica si trova a farci i conti per motivi che solo lei e Dio sanno fino in fondo, io le voglio bene lo stesso, esattamente come prima, o forse più di prima, perché intuisco il dolore che comunque le ha attraversato il cuore. Se un mio amico è adultero, gli voglio bene lo stesso, anzi di più: continuo a dirgli, se non lo sa, che non si può fare, che sbaglia, ma magari lo chiamo anche più spesso di prima perché so che è in un momento, comunque, di fatica o di dolore, o di confusione, forse incatenato dal demonio, e ha bisogno di ancora più amicizia. Mi sembra tanto chiara la questione.

A un musulmano affamato si dà da mangiare senza fare una catechesi di iniziazione cristiana, ma non gli si dice neppure che per noi la sua fede equivale alla nostra (né credo questa sia la cosa che a lui interessi sentirsi dire, tra l’altro: probabilmente lo offenderemmo, perché a differenza di molti di noi i musulmani hanno un’idea molto chiara della propria identità di fedeli). Una verità debole non serve a nessuno, perché che cosa aggiunge alle domande dell’uomo? In che modo aiutiamo qualcuno che soffre, se non facendogli compagnia, ma anche trovando una redenzione, un senso al suo dolore? Ogni uomo ha bisogno di rispondersi, almeno una volta nella vita, alle domande fondamentali: che senso ha la mia vita qui? Perché devo faticare tanto e poi morire? È tutto qui? C’è davvero questo Dio di cui tutti parlano? E di che sostanza è fatto?

Chi ha l’enorme, immeritato privilegio di credere che la notizia buona è vera, cioè che Cristo è veramente risorto e noi non moriremo mai, inevitabilmente desidera dare questa bella notizia alla gente che vede triste, e che anche senza dirla esprime una domanda. Grazie a questa bella notizia – siamo figli di un Padre che ci ama immensamente – nasce piano piano in noi il desiderio di ascoltarlo, questo Padre. E scopriamo che ci ha scritto una lettera, la Parola di Dio, e che attraverso la Chiesa continua a dirci delle cose che compiono la rivelazione. Ascoltandolo, possiamo scoprire come essere felici da oggi per l’eternità, perché la prima conseguenza di avere un Padre che ci vuole bene è scoprire che ci conviene ascoltarlo: lui, che ci ha fatti, deve avere conservato da qualche parte il nostro libretto di istruzioni. Ne ha fatto un riassunto nel decalogo, ma prima ha messo la premessa fondamentale. Il primo di tutti i comandamenti è: ascolta. Cioè non obbedire solo a te stesso, ma fidati di chi ti ha fatto e di chi tu vuole persino più bene di quanto tu ne vuoi a te stesso.

È dunque, così, evidente, che le norme di comportamento, le istruzioni che stanno nel libretto di ogni essere umano non sono la prima cosa da annunciare agli altri. La prima cosa da dire è: c’è un Padre che ti ama pazzamente, e vuole stare con te. Se poi qualcuno ci chiede come è possibile aprire la porta, quando questo ospite tanto sospirato bussa, allora possiamo cominciare a parlare di principi non negoziabili, e dobbiamo farlo con grande chiarezza, ma sempre ricordando da dove vengano questi principi – dall’ascolto della Parola che Dio ha lasciato alle sue creature più care, per le quali ha dato la sua stessa vita – e dove ci porti una vita vissuta secondo quelle: alla felicità di stare con lui dentro al cuore. Una vissuta senza aprire quella porta, invece, è l’inferno, adesso e per sempre.

Quando questo ci è chiaro – vogliamo la salvezza delle persone, non incatenarle a precetti – allora possiamo dire le cose più scomode con grande serenità. Serve una verità chiara comunicata da cuori di carne, capaci di intenerirsi per ogni uomo, e per la fatica che fa lui, che facciamo noi, ognuno di noi, ad aderire a quella realtà. Ma il fatto che vediamo in noi il peccato, e che lo vediamo negli altri, non significa che si debbano fare sconti sul giudizio.

Quando qualcuno mi guarda inorridito e mi dice “stai giudicando!!!!” come stessi entrando col napalm in un asilo nido, io rispondo sempre che il giudizio è una delle forme di amore più preziose, e che per esempio le mie amiche più care sono quelle che quando è stato necessario mi hanno giudicata. Eccome se lo hanno fatto. Certe botte da orbi mi sono presa! Eppure oggi sono quelle a cui voglio più bene, perché mi hanno detto la verità.

Quando poi mi dicono “Gesù ci ha insegnato a non giudicare”, allora il napalm lo prenderei davvero in mano. Gesù ha insegnato a non giudicare le persone, ma i fatti li ha giudicati, eccome. Giudicare è l’atto più nobile e umano che ci sia chiesto: esercitare un giudizio sulla nostra storia, sulla nostra realtà ci salva!!

Finiamo con un esempio non proprio a caso. Se nel nostro paese si sta discutendo una legge sbagliata secondo il disegno di Dio, opporsi in modo fermo è il dovere di ogni cristiano. Opporsi a una legge che porti le persone a fare il male non significa giudicare che quelle persone sono male, ma al contrario che sono tanto buone per noi che non vogliamo che si perdano. Il fatto che ci sia ancora qualcuno che senta il bisogno di chiarire che affermare un principio non è essere contro chi lo trasgredisce mi risulta incomprensibile. 

E con questo, per quanto mi riguarda, considero veramente chiuso l’argomento. La prossima volta che qualcuno mi chiederà “allora tu sei contro…” risponderò di sì, a quel punto sì.
Sarò contro, contrissimo, e tirerò fuori il napalm.

fonte: Il Timone

mercoledì 7 settembre 2016

vogliamo essere felici

 La farsa del ‘Fertility day’ rivela la tristezza libertaria. E noi invece vogliamo essere felici 

 di Massimo Micaletti


Com’era prevedibile, l’iniziativa del Ministro Lorenzin denominata, con tanta ma tanta fantasia “Fertility Day” (ed in ordine alla quale lo stesso Ministro ha chiarito immediatamente che non si tratta – non sia mai! – di una campagna per la natalità ma solo per la consapevolezza sulla fertilità) ha suscitato un polverone, riportando alla ribalta slogan e trigger femministi che nella mareggiata LGBT si erano un po’ persi. Povere femmine, sembrava che tra gay e lesbiche non interessassero più a nessuno, che le si desse un po’ per scontate, e invece – tadàn! – eccole qua che ci sono, riaprono gli scatoloni degli Anni Settanta e tirano fuori roba un po’ impolverata ma che insomma fa sempre la sua figura, specie se data in pasto a giornalisti che la pensano allo stesso modo. ‘Na mezza rimpatriata, insomma, coi nipotini (de zia) Saviano e Scanzi a far la solita comparsa con dichiarazioni tanto imprevedibili che i bookmaker le avrebbero date a zero.

Però, a fianco di chi grida alla nazionalizzazione fascista degli organi riproduttivi femminili (perché chiaramente la fertilità è roba solo di donne, no? siamo negli Anni Settanta o no, eccheddiamine?) ci sono le menti più pensose, forse ironiche, magari accorate, che sostengono con sdegno pari a quello delle consorelle ma signorilmente composto che insomma i problemi sono altri, che ci vorrebbero più politiche sociali, che mancano gli asili, che i pannolini non li passa lo Stato, che bisogna riformare la maternità delle lavoratrici, che qui e che lì.

Politiche sociali, asili, pannolini… Tutte cose bellissime, per carità, e giustissime: peccato che queste stesse signore, signorine e i loro accoliti maschietti non ne abbiano mai parlato prima, né ci abbiano neppure mai pensato.

Non dimentichiamo che siamo in un Paese in cui la CGIL ha promosso un ricorso farsa – bocciato dagli organi europei – asserendo che in Italia i medici non obiettori di coscienza sarebbero discriminati e che l’accesso all’aborto sarebbe disagevole: ecco quello che fanno per le lavoratrici madri gli amichetti e le amichette di quelli che dinanzi al Fertility Day vanno frignando che alla denatalità non si risponde colle campagne di sensibilizzazione.

Non dimentichiamo che siamo in un Paese che demanda la “Tutela sociale della maternità” alla Legge 194/78, ossia alla legge sull’aborto, che ha fatto sì che sei milioni di italiani finissero tra i rifiuti ospedalieri in nome di quella stessa idea di maternità che ci ha portato al punto in cui siamo e che viene strenuamente difesa da queste neonate vestali della natalità in salsa Capalbio ma pure dalla stessa Lorenzin.

Non dimentichiamo soprattutto che esiste un nesso naturale tra fertilità, maternità, famiglia e natalità e questo nesso è – lo ripeto – naturale, ossia non può essere mutato né spezzato pena l’estinzione della specie (che è poi più o meno quanto sta avvenendo) e che quelle stesse signore, signorine e maschietti si battono proprio affinché esso sia mutato e spezzato.

La fertilità è il profilo biologico della procreazione, e attiene non solo alla donna (che nel dibattito degli ultimi cinquant’anni se ne è impossessata: e con che diritto?). Colla cultura della contraccezione, si è agito da subito col preciso intento di violare e piegare la fertilità alle scelte dell’individuo.

La maternità – o meglio, la genitorialità – ne è la proiezione nel rapporto col nascituro e col nato, col figlio in tutti momenti della sua vita. E’ un fenomeno dinamico, non si ferma mai neppure dopo la morte di uno dei protagonisti (madre, padre, figlio) ed è stato decapitato coll’introduzione dell’aborto finanziato dallo Stato, che non solo ha conferito alla gestante potere di vita o di morte sul concepito ma ha reso quei soggetti che di natura dovrebbero proteggere il rapporto tra genitori e figli – ossia il medico e la collettività – attori efficienti ed efficaci nella distruzione dell’essere umano in grembo e quindi della maternità e della genitorialità stesse.

La famiglia è la struttura sociale, naturale, ordinata nella quale la vita trova accoglienza ed accadimento. Essa è stata divelta e disarticolata dal pullulare di forme di unione, convivenza, consessualità più o meno evolute e complesse che nell’affiancarsi ad essa l’hanno sfigurata e fiaccata. Possiamo dire, scrivere e gridare quanto vogliamo che “famiglia” è qualunque cosa noi vogliamo purché ci si voglia bene, la realtà dei fatti dimostrerà sempre un’altra cosa, che se ne voglia prendere atto o no.

La natalità è il dato fenomenologico e statistico che registra l’impatto degli altri tre su un popolo, quindi in definitiva sul benessere e sull’esistenza di tutte le persone prese a riferimento.

E l’esistenza del nesso tra fertilità, maternità, famiglia e natalità dà fastidio, e questo nesso è l’obiettivo, il nemico giurato di una guerra ottusa condotta dalle zie e dai nipotini di cui sopra e dai loro mentori con gli strumenti cui ho fatto cenno. Questo nesso è ingombrante non solo per una concezione individualista della maternità come libera scelta, ma anche per tutte le alchimie in tema di famiglia che quelle stesse persone sostengono.

E’ dunque eretico parlare di natalità in un Paese che celebra unioni civili e che ogni giorno somministra più o meno trecento aborti e distrugge ancor più embrioni nel business della fecondazione artificiale, perché della natalità gli inquisitori dalla penna rossa non vogliono sentir parlare e non vogliono sentirne parlare perché è la prova provata che il loro modello fatto di preservativo+pillola+divorzio+aborto+LGBT porta all’autodistruzione e lo sanno benissimo, per questo frignano che la colpa è dello Stato che non fa politiche sociali (pur vero).

Frignano perché hanno ben chiaro che è colpa loro, è colpa di quello in cui hanno creduto per anni e che li ha arricchiti con libri, film, conferenze, su cui hanno scommesso la loro vita, vita che non a caso i più di loro chiedono di poter chiudere con un suicidio medico. Non riescono ad uscirne, sono prigionieri di un pensiero sterile che alla fine li soffoca nell’eutanasia.
Un pensiero sterile che grazie a Dio non ci riguarda.

Mentre questi continuano a suonare la loro redditizia e monotona orchestrina sul Titanic, noi dunque rimbocchiamoci le maniche e cerchiamo di rimediare ai disastri che hanno combinato e che continuano a difendere.

Non abbiamo paura dei figli, dei bambini: affidiamo i nostri figli e noi a Dio con intelligenza, responsabilità e soprattutto Fede e Speranza.
Concepire, far nascere, allevare, educare, consigliare, aspettare, lasciare una vita nuova che Dio ha donato all’amore nostro e della nostra famiglia è una via meravigliosa per rendere gloria a Dio: il che vuol dire poi in concreto – in concreto, adesso, nel quotidiano! –  complicarsi la vita, soffrire, temere, gioire, commuoversi, ascoltare, tacere, pregare, sorridere. Ossia, essere felici.


martedì 6 settembre 2016

sfilarci il preservativo???

La verità che nessuno dice sul perchè abbiamo così paura a sfilarci il preservativo

 

Dio benedica la Lorenzin che con la campagna #FertilityDay ha fatto una cosa geniale, anche se lei non lo sa. Perchè grazie a dei cartelli provocatori è riuscita a dar risalto a un tema che altrimenti non si sarebbe filato nessuno e perchè, sempre grazie a quei cartelli provocatori, ha fatto venire un’ulcera al variegato e schizofrenico mondo femminista.

L’Italia vive una crisi demografica che inizia a essere drammatica, seppur poco evidente agli occhi della gente. Drammatica perchè mette in crisi il sistema sociale e drammatica perchè mette a rischio il futuro del Paese. Drammatica perchè con la scusa del “gli italiani non fanno più figli” il governo sta giustificando l’importazione di massa di manodopera a bassissimo costo, che in passato si chiamavano “schiavi” e che ora chiamiamo “rifugiati”.

Il paradosso è che ad avventurarsi in una campagna che esorta alla procreazione sia un governo che ha messo l’istituzione famiglia sotto tortura, non compiendo azioni a sostegno di chi vuol metter su famiglia e compiendo azioni che rendono la famiglia più fragile. Fare figli comporta un aumento considerevole dei costi a fronte del quale il governo non concede aiuti: nè sul fronte casa nè sul fronte asili, ad esempio. Fare figli richiede una disponibilità di tempo che il governo non agevola: l’orario di lavoro di lavoro che si prolunga sempre più (mentre altri paesi stanno introducendo la riduzione a 6 ore), la non adeguata tutela della maternità e della post-maternità, l’aumento dell’età pensionabile, la non valorizzazione del ruolo dei nonni, ad esempio. Fare figli richiede una stabilità dell’ambiente (la famiglia) all’interno del quale questi vengono poi allevati che il governo sta distruggendo: il divorzio breve, le leggi riguardanti i genitori separati,  la riduzione dell’istituzione famiglia a rapporto affettivo o ancora peggio contrattuale, ad esempio.

Ma la verità è che se la gente non figlia non è per un motivo economico bensì culturale. A differenza di quanto replica la stragrande maggioranza di quelli che stanno insultando la Lorenzin, non sono i soldi la vera variabile discriminatrice in questa scelta. Altrimenti non si spiegherebbe perchè paesi più poveri facciano più figli di noi o perchè nella stessa Italia, in condizioni economiche peggiori, si facevano più figli di ora. La gente oggi di far figli non ha voglia. O magari ce l’avrebbe anche, se non fosse che però costa sacrifici. La gente di una volta considerava i figli una cosa talmente bella e importante nella vita che a costo di farli stringeva la cinghia, rinunciava al lavoro o lavorava il doppio. La gente di oggi considera i figli una cosa talmente marginale da metterla dopo il lavoro e dopo l’happy hour. E a inculcare questa idea malsana è stata la politica che ha impostato tutta la società sul lavoro e ancor peggio sulla produttività, imponendola attraverso una catena di falsi miti da inseguire (emancipazione, denaro, carriera, ecc.) continuamente propagandati dai media (basti pensare a quanti articoli escono al giorno d’oggi su quanto è bello essere single, quanto è bello essere senza figli, quanto è bello essere manager, quanto è bello essere dei robot).

Chi oggi sbraita contro la Lorenzin è chi fino a ieri ha sbraitato contro la difesa della famiglia. Il coro più comune levatosi contro il ministro da parte femminile è stato “la fertilità è mia e la gestisco io”. Frase di una tristezza infinita, soprattutto poichè in molti casi detta da chi in realtà intimamente vorrebbe esercitarla questa fertilità e se non lo fa non è perchè non se lo può permettere, ma perchè ne ha paura. Perchè ormai i legami affettivi sono diventati sempre più volatili, perchè ormai prendersi un impegno e mantenerlo non è più di moda, perchè ormai posticipare la fase di giovinezza spensierata è diventato lo sport nazionale.

E chi oggi ha il valore della famiglia deve stare attento a farla perchè ha il problema di con chi farla, considerato che il 90% della gente in giro si è ormai ubriacato perdutamente di quelle visioni distorte sopra descritte, tanto che non solo i divorzi sono in vertiginoso aumento ma se prima erano vissuti con sofferenza oggi addirittura iniziano a spuntare le agenzie che organizzano i Divorce Party.

Il problema è che se da una parte la colpa della politica è aver promosso questo tipo di società, la colpa della società è di aver abboccato. Ma preso atto che la società è fessa e abbocca sempre, se la Lorenzin vuol farci procreare deve solo ricominciare a proporre azioni esattamente opposte a quelle sopra descritte. Ecco, magari con locandine più convincenti.

Vincenzo Sofo

 

lunedì 14 settembre 2015

x sopravvivere alla misericordia

Tra bioetica all’amatriciana e cattolicesimo

 faidate. 

Appunti per sopravvivere 

alla misericordia postmoderna



a cura di Ilaria Pisa
Mi imbatto mio malgrado in un articolo di Chiara Lalli su Internazionale.it, l’apro o non l’apro, voglio farmi del male, lo apro – e lo leggo.
Ora, non pretendo di rispondere a Chiara Lalli, cui la fama arride soffocando – ammesso che ci fosse – ogni residua volontà di interrogarsi sulle cose, di capirle, piuttosto che di inscatolarle sotto polverose, omologanti, beffarde etichettature libertarie. Rispondo più che altro perché penso che le sue righe arroganti potrebbero leggerle persone genuinamente cattoliche, o non credenti ma ‘aperte’, desiderose in buona fede di informarsi sul fenomeno così contraddittorio delle donne “sono-cattolica-ma…” (…ma abortisco, ma prendo la pillola, ma divorzio, etc. etc.)
Perché i fenomeni vanno capiti, non buttati in vacca. Procediamo dunque ad analizzare quanto scrive la Lalli sotto il titolo (questo sì, vero e tragico) “Anche le donne cattoliche abortiscono”. Sì, anche i cattolici abortiscono, uccidono, rubano, odiano. Credere che per essere cattolici si debba essere già perfetti in partenza è un’ottima scusa per non convertirsi mai. Oppure per gongolare quando si vede qualcuno cadere (e qui stat, videat ne cadat).
Sono sempre stata molto affascinata dalla confessione. Da quell’idea di perdono onnicomprensivo e soprattutto anticipatorio: sto per fare questa cosa non proprio morale o dichiaratamente ripugnante, poi tanto chiedo perdono. Per magari ricominciare il giorno dopo, in un eterno ripetere di abusi e peccati mondati.
Perdono ‘anticipatorio’? Forse la Lalli non ha affatto capito di che cosa sta parlando. Dal Catechismo di S. Pio X: 146. Come si riacquista la grazia di Dio, perduta per il peccato mortale? La grazia di Dio, perduta per il peccato mortale, si riacquista con una buona confessione sacramentale o col dolore perfetto che libera dai peccati, sebbene resti l’obbligo di confessarli. 358. Quante e quali cose si richiedono per fare una buona confessione? Per fare una buona confessione si richiedono cinque cose: 1° l’esame di coscienza; 2° il dolore dei peccati; 3° il proponimento di non commetterne più; 4° la confessione; 5° la soddisfazione o penitenza. 367. È necessario aver dolore di tutti i peccati commessi? È necessario aver dolore di tutti i peccati mortali commessi, senza eccezione; e conviene averlo anche dei veniali.368. Perchè è necessario aver dolore di tutti i peccati mortali? È necessario aver dolore di tutti i peccati mortali, perchè con qualunque di essi si è gravemente offeso Dio, se ne è perduta la grazia, e si merita di restare separati da Lui in eterno. 369. Che cos’è il proponimento? Il proponimento è la volontà risoluta di non commettere mai più peccati e di fuggirne le occasioni.
In poche parole, non esiste nessuna ‘affascinante’ Confessione che funzioni se noi commettiamo il male “tanto poi chiedo perdono e domani ricomincio”. Ci vuole il proponimento di non più peccare (per approfondire: qui). Ci vuole l’odio viscerale per il peccato, il desiderio di crepare tra le peggiori sofferenze, pur di non commetterlo.
Ieri papa Bergoglio ha detto che in occasione dell’imminente giubileo le donne che hanno abortito potranno essere perdonate. Non è una novità perché già accadeva in alcuni periodi dell’anno. Tuttavia ci sono alcune novità tecniche: ogni sacerdote può perdonare.
Ma che cosa vuol dire? Che si devono pentire, d’accordo. Cioè che non lo rifarebbero mai? E come lo si garantisce? E se poi lo rifanno? È facile, poi, dirlo ora per ieri. Il revisionismo delle circostanze passate che ci hanno portato a fare o a non fare qualcosa è una tentazione irresistibile. Non ci capacitiamo di non aver resistito a quella fetta di torta. Non ci spieghiamo come mai non siamo andate in palestra. Pensare che era pure lunedì!
Offendere Dio è come violare la dieta dimagrante, per chi a Dio ha sostituito l’io (e il ventre). Già su queste poche righe si potrebbe scrivere un trattato, di come Satana riesca ad essere così mellifluo e così understated da assumere le vesti della ragazza della porta accanto mentre chiacchiera del più e del meno.
Molti dei presunti ripensamenti rispetto all’aborto non sono che effetti di un ricordo parziale. Moltissimi sono semplicemente falsi: la maggior parte delle donne che ha scelto di abortire non se ne pente e non soffre necessariamente per tutta la vita. Molte donne abortiscono e stanno bene.
Non è detto infatti che una persona provi dolore per il peccato; non è neppure detto che un cattolico (un cattolico!) riesca a sentire contrizione dentro di sé per un male commesso. Ma infatti non è detto che una persona che si professa cattolica riesca a salvarsi. Non è detto che si riesca a passare per la porta stretta (a proposito di diete…).
L’aborto come una lettera scarlatta. Chi ammette questa visione semplicistica secondo cui ogni aborto è un dramma e un fallimento morale, ammetterà anche un rimedio altrettanto semplicistico. Hai abortito? Ti perdono.
Chi non sa che cosa sia l’amore non può sapere che cosa sia il dolore di aver ferito l’amato e l’immenso desiderio di riparare, di ricostituire la comunione, di essere perdonati. E l’immenso desiderio di Dio, di riaccoglierci, di raccattare i nostri poveri cocci e di perdonarci. Chi non sa non può capire, chi non sa liquiderà sempre tutto questo come ‘semplicistico’, ‘naif’ o ‘superstizioso; ma chi ha provato anche una volta sola nella vita l’enorme sollievo di sapersi amato fin dal concepimento non può non commuoversi di fronte a questo fatto: Asperges me, Domine, hyssopo, et mundabor; lavabis me, et super nivem dealbabor (Sal 51); anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana (Is 1, 18).
L’aspetto un po’ più complicato riguarda l’assoluzione dal peccato di aborto verso “quanti lo hanno procurato”. Vale solo per i medici che hanno smesso di eseguire aborti?
Un medico cattolico non può essere abortista, punto. Si rimanda alle considerazioni svolte poc’anzi sul pentimento.
Il conflitto tra essere cattolici e compiere peccati rimane intatto e nessun perdono potrà scalfirlo. A meno che non si ammetta di poter essere cattolici anche senza seguire la gerarchia. Fino a quando si rimane cattolici? È ammesso un qualche spazio di autonomia e di indifferenza ai comandamenti?
Ciò che è innegabile è che le donne cattoliche, rimanendo in tema, abortiscono e usano anticoncezionali, hanno rapporti fuori dal matrimonio e non considerano il sesso come un mero strumento riproduttivo. Per alcune di loro, forse, il perdono sarà un regalo gradito, ma può pure essere che a molte altre non importerà molto di questo gesto un po’ ipocrita e consolatorio. Perché continuano a dirsi cattoliche, ma hanno già scelto di violare profondamente quelle condizioni necessarie per esserlo davvero.
Qui forse Chiara Lalli riesce ad enunciare un paio di concetti sensati e condivisibili: sì, per la disgrazia della nostra fragilità e meschinità pecchiamo nonostante abbiamo ricevuto il Battesimo e il perdono di Dio nella Penitenza, sì, molti di noi amano Dio a parole ma non ne rispettano i comandamenti, sì, le donne che si dicono cattoliche e poi agiscono secondo un ateismo pratico sono innumerevoli e nessuna di noi – a parte qualche meraviglioso caso di santità – può dire di essere stata immune perlomeno da questa tentazione, perlomeno una volta nella vita.
Il fatto è che non basta essere tralci della vigna di Cristo per potersi dire cattolici a pieno titolo, perché se si è un tralcio secco, ammuffito, improduttivo, si sta nella Chiesa oggi – per singolare munificenza di Dio, che ci lascia tutto il tempo necessario per pentirci secondo i Suoi imperscrutabili, ma sicuramente buoni, disegni – ma si verrà gettati nel fuoco domani.
E quindi? Per la Lalli questa è la ‘prova regina’ dell’impossibilità di essere cattolici coerenti (anzi, di essere cattolici, punto), perché ella guarda in casa nostra e non vede la perfezione utopica che la mente moderna, adulterata dalle ideologie umaniste, ricerca. Disgustata, volge lo sguardo altrove. E prende lucciole per lanterne:
Oppure quel conflitto è considerato tale solo dagli osservatori esterni? A leggere la storia di Kim Davis sembrerebbe di sì. Davis è una funzionaria di una contea del Kentucky e tra i suoi doveri c’è quello di rilasciare licenze matrimoniali. Davis rifiuta di concedere licenze a persone dello stesso sesso, perché i matrimoni tra persone dello stesso sesso sono immorali e contrari alla Bibbia. Essere costretta a farlo violerebbe la sua libertà. E già qui si è tentati di consigliarle di cambiare lavoro, visto che non è “l’autorità di dio” che le paga lo stipendio. Ma c’è di più: Davis ha divorziato tre volte e si è sposata quattro volte. Come ha commentato Dan Savage, i principi ferrei di Davis sembrano valere solo quando le fanno comodo. Manco a dirlo, Davis ha chiesto perdono a Gesù. E tutti i peccati sono stati lavati via.
Divertente, se non fosse tragico, perché la signora Davis di cui la Lalli (stra)parla non è cattolica, ma evangelica, e quindi non solo non crede che il Matrimonio sia un Sacramento uno e indissolubile, ma non crede nemmeno nella Penitenza e, non avendo clero, non si confessa e non riceve assoluzione. Se non fosse una ‘bigotta omofoba’, sarebbe per Chiara Lalli proprio un’amica perfetta.

sabato 27 giugno 2015

i valdesi vogliono uccidere don Bosco

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Per conoscere meglio i valdesi i tentativi di uccidere San Giovanni Bosco.
Per saperne di più abbiamo chiesto un’intervista a Cristina Siccardi, scrittrice ben nota e giustamente apprezzata. Cristina Siccardi, che ha al suo attivo 56 titoli, molti dei quali tradotti anche all’estero, ha pubblicato nel 2013, con “La Fontana di Siloe” (gruppo Lindau) “Don Bosco mistico. Una vita tra cielo e terra”, un libro che in poco tempo si è affermato come la biografia più documentata e più attendibile sul grande Santo piemontese.
D. Cara Dottoressa Siccardi, anzitutto le chiederemmo di spiegarci chi erano – e chi sono – i valdesi e quale sia stato, o sia tuttora, il loro peso nella vita politica locale.
R. I valdesi nascono da un movimento eretico fondato da un mercante francese, Valdo di Lione, noto anche come Pietro Valdo (Lione, 1140 – 1206 circa), conosciuto all’epoca, in latino, come Valdesius o Valdes.
zzzzdbscsccrdAscoltando un menestrello che cantava la vita di sant’Alessio, decise di approfondire lo studio della Bibbia; non conoscendo però il latino, si fece tradurre i Vangeli e altri scritti biblici in francese. Leggendo le parole rivolte da Gesù al giovane ricco: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi» (Mt 19, 21), decise, nel 1173, di abbandonare la moglie (alla quale lasciò i beni immobili), far accogliere le figlie nel monastero di Fontevrault e dare le sue ricchezze ai poveri. Poi si circondò di un gruppo di seguaci con i quali, fatto voto di castità e vestiti solo di stracci, andava in giro a predicare il messaggio evangelico; ben presto il gruppo fu identificato con l’espressione “Poveri di Lione”. La loro predicazione si svolse all’interno dell’ “ortodossia” romana, rivolgendosi principalmente contro il dualismo cataro. La fedeltà al Papa di Roma da parte del movimento valdese in questi anni è testimoniata dalla ricerca di approvazione ecclesiastica nel 1179, in occasione del terzo Concilio Lateranense: essi si recarono a Roma, dove incontrarono il Pontefice Alessandro III, il quale dimostrò apprezzamento per il loro proposito di vivere in maniera povera e conforme al dettato evangelico, ma non concesse loro di predicare la Parola, non essendo sacerdoti e, inoltre, svolgendo una lettura diretta (senza intermediazione ecclesiastica) e personale della Bibbia.


Tuttavia Valdo, insieme ai suoi seguaci, continuò a diffondere l’insegnamento cristiano nonostante il divieto pontificio. Nel 1180 venne convocato dal Cardinale Enrico di Marcy, vescovo di Albano, in un sinodo a Lione, nel quale Valdo e i suoi seguaci dichiararono la loro ortodossia e al contempo esposero quelli che consideravano gli errori dei catari. Nonostante ciò, la predicazione da parte dei laici e delle donne e la lettura individuale della Bibbia erano aspetti considerati inaccettabili dalla Chiesa romana, consapevole del fatto che ammettere tale innovazione avrebbe significato dare il via ad un processo di trasformazione dagli esiti imprevedibili.
Tutto questo era stato ben compreso da Walter Map, rappresentante di re Enrico II Plantageneto al concilio lateranense del 1179, che a proposito dei valdesi aveva scritto:
«Costoro mai hanno dimore stabili, se ne vanno due a due a piedi nudi, vestiti di lana, nulla possedendo, ma mettendo tutto in comune come gli apostoli, seguendo nudi il Cristo nudo. Iniziano ora in modo umilissimo, perché stentano a muovere il piede; ma qualora li ammettessimo, ne saremmo cacciati» (Walter Map, De nugis curialium, Clarendon Press, Oxford, 1983, p. 126).
Nel 1184 a Verona, con la bolla Ad abolendam, papa Lucio III scomunicò una serie di movimenti ritenuti ereticali anche molto diversi tra loro, tra cui i poveri di Lione, i valdesi. La motivazione per tale scomunica rimase la presunzione dei valdesi a voler predicare in pubblico. Nonostante la condanna papale il movimento valdese continuò la sua espansione verso il Mezzogiorno di Francia e l’Italia (Piemonte, Lombardia, Puglia e Calabria), giungendo anche in alcune regioni della Germania, in Svizzera, in Austria, Spagna, Ungheria, Polonia e Boemia. Nel 1979 si sigla il patto di integrazione tra metodisti e valdesi in un’unica comunità confessionale.
Il peso dei valdesi, pur essendo un numero esiguo nel mondo (al 31 dicembre 2010 si contano 25.693 fedeli in Italia, gran parte dei quali nelle valli valdesi e in alcune comunità di lingua italiana nelle maggiori città della Svizzera e circa 13.000 in Argentina e Uruguay), è notevole in Italia: essi sono dallo Stato laico molto considerati a motivo del loro progressismo sociale, del loro sostegno per la laicità dello Stato e per le questioni etiche: sono rimasti pauperisti, con un’impostazione politica di matrice comunista e con forti simpatie radicali: si pensi al loro pensiero favorevole su contraccezione, aborto, eutanasia, testamento biologico (i cui registri, in diverse città, sono gestiti proprio dai valdesi).
Il loro impegno politico è sempre stato forte: hanno partecipato attivamente al Risorgimento e alla Resistenza. Da sempre i loro esponenti, fra i quali spesso anche pastori (come Tullio Vinay, Lino De Benetti, Domenico Maselli) sono stati eletti al Parlamento italiano. Attualmente sono membri della Chiesa evangelica valdese due ex ministri (Valdo Spini e Paolo Ferrero), un ex presidente di regione (Riccardo Illy), un ex deputato (Domenico Maselli), un senatore (Lucio Malan), un deputato (Luigi Lacquaniti), un sindaco di città capoluogo di provincia (Rosario Olivo), alcuni consiglieri regionali e l’eurodeputato Niccolò Rinaldi.
Il sinodo valdese, a larga maggioranza, ha deliberato in favore della benedizione delle coppie omosessuali, approvata da un ordine del giorno del 26 agosto 2010 e ciò è stato confermato nel corso del Sinodo del 2011. Non solo i valdesi si impegnano nella campagna contro la cosiddetta «omofobia», ma supportano anche la comunità LGBT. Il dibattito sul tema dell’omosessualità avviene anche tramite la R.E.F.O. (Rete Evangelica Fede e Omosessualità) e l’ «Associazione Fiumi d’acqua viva – Evangelici su fede e omosessualità».
D. Cosa c’è di vero nei tanti tentativi di uccidere Don Bosco e quale fu il movente di questi crimini?
R. San Giovanni Bosco fu oggetto di diversi attentati dai quali si salvò grazie o all’intervento delle sue «guardie del corpo» (i suoi giovani) o della Divina Provvidenza. Oltre ai massoni anche i valdesi auspicavano la sua morte, perché egli con le sue celebri Letture Cattoliche, con le sue conferenze e con i suoi oratori che di anno in anno crescevano di numero era considerato un acerrimo nemico da odiare e da abbattere. Ed ecco, quindi, che gli spararono, lo bastonarono, cercarono di avvelenarlo, di accoltellarlo…
D. Nelle numerose e più o meno romanzate biografie di Don Bosco si raccontano questi fatti? e come se ne parla?
R. Da cinquant’anni a questa parte, ovvero da quando la Chiesa cattolica ha deciso, dopo il Concilio Vaticano II, di aprire le porte a tutti, di dialogare con tutti, di non condannare più gli errori, di sviluppare un disegno ecumenico fra religioni diverse ed opposte fra di loro, nelle biografie sul paladino dell’ortodossia cattolica quale fu San Giovanni Bosco (Padre e Maestro dei giovani, ma anche formatore di migliaia di sacerdoti Salesiani e non), l’aspetto degli attentati per mano dei valdesi e dei liberal-massoni è stato taciuto. Sappiamo, invece, per certo, che quei fatti avvennero grazie alla prima biografia monumentale: XIX volumi compilati da tre salesiani. Don Giovanni Battista Lemoyne SDB (1839-1916) scrisse i primi nove allo scopo di documentare tutto il percorso del fondatore e di impedire futuri oblii e/o travisamenti. Morì prima di completare l’opera che venne arricchita di altri dieci volumi, realizzati sulla base della vastissima documentazione raccolta dallo stesso don Lemoyne e da don Gioacchino Berto. Preziosa, indubbiamente, risulta essere anche l’autobiografia di don Bosco, Memorie dell’Oratorio. I XIX volumi e quest’ultima opera sono state le principali fonti del lavoro che ho svolto per realizzare Don Bosco mistico. Una vita tra Cielo e terra. Lemoyne morì il 14 settembre 1916 mentre era in corso di stampa il IX volume. Il suo compito di redigere le Memorie biografiche venne ereditato dai Salesiani don Angelo Amadei (1868-1945) , che scrisse il X volume e don Eugenio Ceria (1870-1957) , autore dei restanti nove. Nella letteratura agiografica la monumentale opera è un unicum, per vastità di documentazione e rigoroso spirito cronachistico.
D. Le autorità del regno (polizia, magistratura) cosa fecero per proteggere Don Bosco? E lui stesso, come reagì?
R. Polizia e magistratura non fecero proprio nulla. Don Bosco era affiancato da Maria Ausiliatrice e dalla Divina Provvidenza e con questa “scorta” proseguì la sua immensa missione. Ecco quindi l’opera dei suoi giovani: egli girava di sera o in luoghi a lui sospetti insieme ad un gruppo di ragazzi fra i più fidati e robusti, i quali intervenivano al bisogno; ma quando, per diverse ragioni, essi non erano presenti, arrivava “il Grigio”, ovvero un cane grandissimo e feroce, con il manto grigio, da qui il nome che gli venne dato. Nessuno seppe mai da dove veniva e dove poi scompariva dopo aver compiuto la sua opera di salvataggio nei confronti di Don Bosco. Tutti all’Oratorio di Valdocco videro «il Grigio» e ne lasciarono testimonianza. Se gli si offriva del cibo o dell’acqua il cane non ne voleva. Fu l’angelo custode di Don Bosco.
D. E l’autorità religiosa? Intervenne a difesa del suo sacerdote?
R. Non si hanno informazioni al riguardo. Francamente sono giunta a questa conclusione: Don Bosco riuscì a rimanere in vita, nonostante tanto odio, e a portare a termine i suoi progetti perché essi coincidevano perfettamente con quelli di Dio. Fu proprio Maria Santissima a sostenerlo, a guidarlo, a difenderlo, fino alla fine dei suoi giorni.
zzzzconversionediunavaldeseD. E infine l’opinione pubblica – se non sbaglio Don Bosco era molto popolare – come reagì?
R. L’opinione pubblica? Vedendo che Don Bosco compiva miracoli, ovvero fondava oratori, scuole, innalzava chiese, apriva tipografie e laboratori professionali, guariva le persone fisicamente e spiritualmente, aveva i doni della bilocazione, della levitazione, moltiplicava il cibo quando era insufficiente per sfamare tutti i suoi ragazzi e moltiplicava addirittura le ostie; giunse persino a resuscitare uno dei suoi giovani, ebbene, la gente prese a stimarlo, ad ammirarlo, ad amarlo sempre più, considerandolo già in vita un gigante di Santità.
D. Un’ultima domanda: secondo lei, che insegnamento possiamo trarre da questa vicenda così drammatica della vita di Don Bosco?
R. Possiamo trarre un utile ammaestramento, che giunge dalle parole di San Paolo: «Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?» (Rm 8, 31). Tutto un feroce mondo fu contro Don Giovanni Bosco, fatto di valdesi, di liberali, di massoni, tuttavia quel mondo nulla poté contro di lui. Don Bosco è la dimostrazione vivente che la vera fede di un solo uomo è sufficiente per incidere nella storia e per portare la salvezza a migliaia e migliaia di anime. Inoltre il suo insegnamento contro l’eresia valdese continua ad essere valido e veritiero: egli stesso convertì molti eredi di Valdo. Bellissimo il suo accorato appello, presente nel suo libro Conversione di una valdese (edito da Amicizia Cristiana):
«Protestanti valdesi, e voi tutti che vivete separati dalla Chiesa Cattolica, aprite gli occhi sopra l’immenso abisso che vi sta aperto finché vivete separati dalla vera religione: la Chiesa Cattolica qual madre pietosa vi stende amorosa le braccia: venite e ritornate a quella religione che fu pure per mille e cinquecento anni la religione de’ padri vostri; venite e rientrate nell’ovile di Gesù Cristo […] e faremo un cuor solo ed un’anima sola; ed io a nome di Dio posso assicurarvi che tutti i cattolici vi tenderanno amorose le braccia per accogliervi con gioia, e canteranno a Dio inni di gloria nel vedere avverate le parole di Gesù Cristo: Si farà un solo ovile, ed un sol pastore, et fiet unum ovile, et unus pastor» (p. 107).