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lunedì 7 novembre 2016

si deve rifiutare il funerale, a norma del diritto.

Cosa dice davvero l'Istruzione "Ad resurgendum" sul problema della cremazione?



Si sono letti tanti titoli "rivoluzionari" e altre emerite stupidaggini sulla seria Istruzione “Ad resurgendum cum Christo” pubblicata il 25 ottobre 2016 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Il problema affrontato è il dilagare della cremazione dei defunti e il non rispetto dei loro resti. 
Cosa dice dunque la Chiesa a proposito? Tutto è ammesso? Tanto l'importante è solo l'anima? Nemmeno per idea! Possiamo anche dire che nell'Istruzione troviamo delle precisazioni che restringono le aperture un po' esagerate dell'attuale rituale italiano per le esequie (vedi qui). Controlliamo:

1. Non c'è un "sì" alla pratica della CREMAZIONE, questa pratica rimane TOLLERATA (dopo si dice soltanto "non vietata" qualora si diano certe condizioni). Così infatti recita il primo paragrafo dell'Istruzione:
"Per risuscitare con Cristo, bisogna morire con Cristo, bisogna «andare in esilio dal corpo e abitare presso il Signore» (2 Cor 5,8). Con l’Istruzione Piam et constantem del 5 luglio 1963, l’allora Sant’Uffizio ha stabilito che «sia fedelmente mantenuta la consuetudine di seppellire i cadaveri dei fedeli», aggiungendo però che la cremazione non è «di per sé contraria alla religione cristiana» e che non siano più negati i sacramenti e le esequie a coloro che abbiano chiesto di farsi cremare, a condizione che tale scelta non sia voluta «come negazione dei dogmi cristiani, o con animo settario, o per odio contro la religione cattolica e la Chiesa». Questo cambiamento della disciplina ecclesiastica è stato poi recepito nel Codice di Diritto Canonico (1983) e nel Codice dei Canoni delle Chiese Orientali (1990)".
Si prosegue dicendo con chiarezza che il documento, approvato dal Papa, serve a sostenere le ragioni della sepoltura dei corpi, sia di ordine dottrinale che pastorale:  "la Congregazione per la Dottrina della Fede ha ritenuto opportuno la pubblicazione di una nuova Istruzione, allo scopo di ribadire le ragioni dottrinali e pastorali per la preferenza della sepoltura dei corpi". 
E si parla della cremazione, dando norme restrittive, perché su questo "si sono diffuse nuove idee in contrasto con la fede della Chiesa".

2. I Cristiani credono nella risurrezione dei corpi. Cristo è stato sepolto dopo la morte ed è risuscitato, e questo è il destino ultimo di ciascuno: "Anche ai nostri giorni la Chiesa è chiamata ad annunciare la fede nella risurrezione: «La risurrezione dei morti è la fede dei cristiani: credendo in essa siamo tali»".


3. Con abbondanza di citazioni si ridadisce: "Seguendo l’antichissima tradizione cristiana, la Chiesa raccomanda insistentemente che i corpi dei defunti vengano seppelliti nel cimitero o in altro luogo sacro (Cf. CIC, can. 1176, § 3; can. 1205; CCEO, can. 876, § 3; can. 868)". 
Visto che vogliamo assomigliare a Cristo "in vita e in morte" e Cristo è stato sepolto, allora: "l’inumazione è innanzitutto la forma più idonea per esprimere la fede e la speranza nella risurrezione corporale".
 Ci sono poi motivi di precauzione dottrinale, che portano a difendere anche nei simboli la prassi delll'inumazione, per cui la Chiesa, che combatte derive panteistiche o gnostiche e dualiste: 
"Non può permettere, quindi, atteggiamenti e riti che coinvolgono concezioni errate della morte, ritenuta sia come l’annullamento definitivo della persona, sia come il momento della sua fusione con la Madre natura o con l’universo, sia come una tappa nel processo della re–incarnazione, sia come la liberazione definitiva della “prigione” del corpo".
Non siamo nell'anno della Misericordia? Non ricorda il Papa ad ogni piè sospinto le "opere di misericordia"? Ecco che l'Istruzione ricorda, con aggancio biblico, che:
"Il giusto Tobia viene lodato per i meriti acquisiti davanti a Dio per aver seppellito i morti, e la Chiesa considera la sepoltura dei morti come un’opera di misericordia corporale".
Si sottolinea poi il fatto che la sepoltura nei cimiteri alimenta il contatto e la comunione tra i vivi e i defunti, "nonché la venerazione dei martiri e dei santi". Questo è un punto importante: se i defunti sono "santi" cioè vanno in paradiso, perché distruggere quelle che sono allora "sante reliquie"? La festa del 1° novembre ci fa riaffermare proprio la certezza dell'enorme schiera di santi "anonimi" fatta da semplici cristiani. Come si possono allora trattare le loro spoglie in modo men che adeguato a ciò che si fa con i Santi del calendario? Chi brucerebbe le reliquie di un Padre Pio o di un sant'Antonio?

La tradizione cristiana dunque "si è opposta alla tendenza a occultare o privatizzare l’evento della morte e il significato che esso ha per i cristiani".

4. Con il quarto paragrafo si vede quando e come è ammissibile la cremazione: 
a) Se ci sono ragioni di tipo igienico, economico o sociale che portino a scegliere la cremazione
b) Questa scelta: "non deve essere contraria alla volontà esplicita o ragionevolmente presunta del fedele defunto".
c) Non "si scorgono" nella cremazione in quanto atto in sé ragioni dottrinali che la impediscano (sottinteso non si dice "non ci sono", ma non ne vediamo, e comunque rimangono le grosse ragioni pastorali che la sconsigliano...)
d) Si afferma quindi con precisione: La Chiesa continua a preferire la sepoltura dei corpi poiché con essa si mostra una maggiore stima verso i defunti; tuttavia la cremazione non è vietata, «a meno che questa non sia stata scelta per ragioni contrarie alla dottrina cristiana».

Priorità alla sepoltura, cremazione "non vietata" (cioè tollerata, non favorita) e permessa solo e soltanto se non ci sono scelte sottostanti contrarie alla dottrina cristiana (e questo è il punto più difficile da dimostrare. Perchè di solito le scelte simboliche del culto dei morti hanno sempre a che fare con le credenze degli individui, anche se qui vengono fatte apparire - in teoria - facilmente disgiungibili).

Con ulteriore cautela il paragrafo si chiude così: "In assenza di motivazioni contrarie alla dottrina cristiana, la Chiesa, dopo la celebrazione delle esequie, accompagna la scelta della cremazione con apposite indicazioni liturgiche e pastorali, avendo particolare cura di evitare ogni forma di scandalo o di indifferentismo religioso". 

5. Le ceneri, frutto di eventuale cremazione, vanno conservate con cura in cimetero o in chiesa: 
Qualora per motivazioni legittime venga fatta la scelta della cremazione del cadavere, le ceneri del defunto devono essere conservate di regola in un luogo sacro, cioè nel cimitero o, se è il caso, in una chiesa o in un’area appositamente dedicata a tale scopo dalla competente autorità ecclesiastica.... si evita la possibilità di dimenticanze e mancanze di rispetto, che possono avvenire soprattutto una volta passata la prima generazione, nonché pratiche sconvenienti o superstiziose.
6. Non è permesso dalla Chiesa conservare le urne in casa o dividendo le ceneri tra i congiunti (anche se sono pratiche ammesse dallo Stato):  "la conservazione delle ceneri nell’abitazione domestica non è consentita".
Casi di necessità eccezionali vanno comunque  sottoposti al permesso dei vescovi.

7. E' espressamente vietato lo spargere le ceneri o la "diamantizzazione" cioè la pratica che si va diffondendo di far comprimere le ceneri ad alte temperature per formare diamanti sintetici:
"Per evitare ogni tipo di equivoco panteista, naturalista o nichilista, non sia permessa la dispersione delle ceneri nell’aria, in terra o in acqua o in altro modo oppure la conversione delle ceneri cremate in ricordi commemorativi, in pezzi di gioielleria o in altri oggetti, tenendo presente che per tali modi di procedere non possono essere addotte le ragioni igieniche, sociali o economiche che possono motivare la scelta della cremazione".

pubblicità: "trasformiamo in diamanti le ceneri dei tuoi cari"!
 
8. L'ultimo paragrafo richiede ai sacerdoti di essere attenti e fermi, pronti a rifiutare i funerali in chiesa se non siano rispettate fin dall'inizio queste prescrizioni:
Nel caso che il defunto avesse notoriamente disposto la cremazione e la dispersione in natura delle proprie ceneri per ragioni contrarie alla fede cristiana, si devono negare le esequie, a norma del diritto.
Quindi, cari preti, informarsi. Misericordia è anche non confondere i fedeli, e non far pensare che ogni pratica è ammessa "tanto è morto"!. La fede nella risurrezione è oggi più che mai da tutelare e proteggere. La dispersione delle ceneri va sempre contrastata, magari fornendo alternative nella chiesa parrocchiale stessa, riaprendo i loculi -di cui fino a fine '700  le nostre chiese erano piene- per accogliere le ceneri di chi, magari per motivi economici, si fa cremare e non ha soldi nemmeno per un posto al cimitero.
Anche così, dopo la morte, si aiutano i poveri che vogliono morire da cristiani.

Il testo dell'Istruzione, approvata in forma specifica da Papa Francesco, è disponibile qui


preferite questa situazione o quella raffigurata nella foto di apertura?

Testo preso da: Cantuale Antonianum http://www.cantualeantonianum.com/#ixzz4PEu77qaw
http://www.cantualeantonianum.com

giovedì 30 ottobre 2014

sabato si toglierà la vita

L’addio di Brittany, sabato si toglierà la vita: “Finalmente il Grand Canyon, è stato bellissimo”

La ragazza, di soli 29 anni, ha scoperto di avere un tumore incurabile al cervello poco dopo essersi sposata. L’ultimo appello: “Lottate per il diritto a una morte dignitosa”



Brittany Maynard al Canyon: sul ciglio vertiginoso di una delle grandi meraviglie del mondo comincia davvero il conto alla rovescia verso la «dolce morte». La ragazza di 29 a cui in gennaio è stato diagnosticato un cancro al cervello ha scelto le monumentali gole del Colorado come ultima tappa della sua «bucket list», le cose belle da fare prima di morire. 

Si dice che una gita al Grand Canyon sia una di quelle esperienze che cambiano la vita. Camicia gialla, maglioncino rosa, un sorriso pacato sulle labbra, Brittany si è fatta fotografare con la famiglia e il marito sull’orlo della gola. Dopo una prima operazione e un ciclo di cure, in aprile alla ragazza erano stati diagnosticati sei mesi di vita ed è stato allora che lei ha deciso di andarsene alle sue condizioni. Succederà il primo novembre, all’indomani del compleanno del marito Dan, in una casa di Portland nell’Oregon, quando, accompagnata alla famiglia, Brittany assumerà i farmaci prescritti dal suo medico. L’Oregon è uno dei cinque stati - gli altri sono Vermont, Montana, New Mexico e Washington State - che offrono protezione legale ai malati terminali che decidano di por fine alle loro sofferenze: Brittany ci si è trasferita da San Francisco proprio a questo scopo.  
La ragazza può cambiare idea in qualsiasi momento ma non pensa che lo farà, perché il suo non è un istinto suicida: «Io non voglio morire, ma la realtà è che sto morendo: voglio farlo alle mie condizioni e con dignità». Sul suo blog Brittany ha raccontato l’ultima esperienza da turista qualsiasi, come milioni di americani e di stranieri che si affacciano sul precipizio del Canyon: «Era bellissimo: sono stata felice di mettere assieme le cose che amo di più, la mia famiglia e la natura. Purtroppo però il cancro non si è voluto far dimenticare», ha postato la ragazza sul suo blog il 24 ottobre. All’indomani della gita al Canyon la ragazza è stata ricoverata in ospedale con il più grave attacco epilettico nella breve storia della sua malattia che l’ha lasciata per ore incapace di parlare. 

«L’attacco mi ha ricordato che i sintomi continuano a peggiorare e il tumore sta facendo il suo corso», ha scritto Brittany che sta usando i suoi ultimi giorni per sostenere l’approvazione in America di altre leggi a difesa del diritto a morire con «dignità» del malati senza speranza: «Il mio sogno è che ogni americano nelle mie condizioni possa scegliere di farlo se lo desidera». 

http://www.lastampa.it/2014/10/29/esteri/laddio-di-brittany-sabato-si-toglier-la-vita-finalmente-il-grand-canyon-stato-bellissimo-ofQOXLzjShFleAQpk4A0TJ/pagina.html?wtrk=cpc.social.Facebook

Anch'io sto morendo, Brittany, ma suicidarsi non è la risposta

Madre di quattro figli con un tumore in fase terminale chiede a Brittany Maynard di riconsiderare la sua decisione



di Kara Tippetts

Il mio oncologo ed io ci siamo seduti per un bel po' con il cuore addolorato per la tua storia. Abbiamo parlato del difficile cammino che ti è stato chiesto di percorrere.

Sono arrivata a casa e io e il mio amico ci siamo seduti sul letto di mia figlia di cinque anni e abbiamo pregato per te. Abbiamo semplicemente pregato che potessi ascoltare le mie parole, che nascono nel luogo più sensibile e spezzato del mio cuore.

Abbiamo pregato che potessi ascoltare le mie parole messe per iscritto che provengono da un luogo d'amore sensibile e saggio. Sapendo cosa vuol dire conoscere l'orizzonte dei tuoi giorni che un giorno sembravano illimitati e ora sembrano oscurarsi.

Ascolta queste parole di un cuore pieno d'amore per te. Brittany, la tua vita importa, la tua storia importa e la tua sofferenza importa. Grazie per essere uscita dalla privacy della tua storia e per averla condivisa apertamente.

Ti vediamo, vediamo la tua vita, ed esistono innumerevoli persone che amano il tuo cuore e stanno pregando perché tu cambi idea.

Brittany, ti voglio bene e mi dispiace molto che tu stia morendo. Mi dispiace molto che ad entrambe sia stato chiesto di prendere una strada che sembra semplicemente impossibile da percorrere.

Credo che raccontare la tua storia sia importante. Credo che sia positivo per la nostra cultura sapere cosa sta succedendo in Oregon.

È una discussione che deve essere tirata fuori dagli angoli tranquilli e portata alla luce. Condividendo la tua storia è accaduto questo.Importa, ed è incredibilmente importante. Grazie.

Semplicemente, non siamo d'accordo. La sofferenza non è l'assenza di bontà, non è l'assenza di bellezza, ma forse può essere il luogo in cui si può conoscere la vera bellezza.

Scegliendo la tua morte, stai rubando a coloro che ti amano con tanta tenerezza l'opportunità di stare con te nei tuoi ultimi momenti e di poterti offrire amore nell'ultimo respiro.

Mentre ero seduta sul letto della mia bambina pregando per te, mi sono interrogata sull'impossibilità di capire che un giorno la storia della mia piccola sarà bella perché ha presenziato alla mia morte.

Quell'ultimo bacio, quell'ultima carezza, quell'ultimo respiro contano, ma non è mai stato pensato per noi decidere quando avremmo esalato l'ultimo respiro.

Conoscere Gesù, sapere che Egli capisce il mio difficile congedo, che Egli cammina con me nella mia agonia... Il mio cuore desidera che tu lo conosca nella tua morte. Perché nella sua morte ha protetto la mia vita. La mia vita al di là di questo mondo.

Brittany, quando confidiamo nel fatto che Gesù prende su di sé, protegge e redime il nostro cuore, la morte non è più un'agonia. Il mio cuore desidera che tu conosca questa verità, questo amore, questa vita eterna.

Ti hanno detto una bugia. Una terribile bugia. Che la tua morte non sarà bella. Che la sofferenza sarà troppa.

Il mio oncologo ed io abbiamo parlato oggi della tua agonia, della mia e della bella collaborazione che ho con i miei medici, che mi accompagnano in questi ultimi momenti con cure amorevoli. Per duemila anni i medici sono stati dalla parte della difesa della vita curando con amore i pazienti che muoiono in grazia.

Il medico che ti ha prescritto la pillola che porti con te e che affretterà la tua morte si è discostato dal Giuramento di Ippocrate, che dice per prima cosa di non fare danno. Lui o lei si è discostato dal giuramento che difende la vita e il morire bene che ci è concesso.

C'è anche gente che sta parlando in toni sgradevoli che fa sì che noi che crediamo in Gesù ci sentiamo insicuri, indesiderabili e non amati.

Ma nel mio sussurro, nella mia supplica, mia cara, ascolterai il mio cuore che ti chiede, ti prega, ti supplica di non prendere quella pillola. Sì, la tua morte sarà difficile, ma non sarà priva di bellezza.

Confiderai per favore in me con questa verità? E, cosa ancor più importante, ascolterai dal mio cuore che Gesù ti ama? Ti ama. Ha subito una morte orribile su una croce perché tu lo conoscessi oggi, perché noi non dovessimo vivere separati da Lui nella nostra morte. È morto, e la sua morte è avvenuta; non è semplicemente una storia.

È morto e ha vinto la morte tre giorni dopo, e vincendo la morte ha vinto la morte che tu e io stiamo affrontando con il nostro cancro. Vuole conoscerti, guidarti nella tua agonia e darti vita e dartela in abbondanza: la vita eterna.

Per ogni essere vivente la morte è imminente – tutti la affronteremo un giorno –, e la domanda più importante è: “Chi è questo Gesù, e cosa ha a che vedere con la mia agonia?” Per favore, non prendere quella pillola prima di esserti posta questa domanda.

È una domanda che ci dobbiamo porre, visto che tutti moriremo.

Di recente ho scritto un libro, The Hardest Peace (La pace più difficile), e ho scritto anche sul mio blog sul mio percorso di vita e sul mio viaggio verso il mio ultimo respiro. Non è semplicemente una storia sul fatto di morire di cancro, ma di vivere quel respiro. È un libro su ciascuno di noi che ha ancora la possibilità di respirare, di abbracciare la vita e di guardare alla morte con grazia. Vivere nel Grande Amore e trovare la mia fine nell'amore. Sorprendente, importante, l'amore.

Salirei su un aereo domani stesso per vederti e condividere la mia storia e incontrarti nella tua, se desideri ricevermi.

Prego affinché queste parole ti arrivino. Prego che arrivino a moltitudini che stanno guardando la tua storia e credendo alla bugia per cui la sofferenza è un errore, che morire non è essere coraggiosi, che scegliere la nostra morte è coraggioso.

No, affrettare la morte non è mai stata l'intenzione di Dio.

Ma nella nostra agonia, Egli ci trova nella sua grazia.

Il Giuramento di Ippocrate importa, e quelli che scelgono di discostarsene devono essere sfidati. Mi fa male il cuore sapere che hanno deciso di allontanarsi dalla sponda della grazia che protegge la nostra vita e la nostra morte.

Ho deciso di cooperare con il mio medico nella mia agonia, e sarà un viaggio bello e doloroso per tutti noi. Ma ascoltami: non è un errore. La bellezza ci troverà nel nostro ultimo respiro.

Kara Tippetts è moglie di un pastore e madre di quattro figli. È autrice di “The Hardest Peace” e ha il suo blog su www.mundanefaithfulness.com.

venerdì 21 dicembre 2012

eresie

Bianchi, maestro di doppiezza

«Uccidersi per protesta a volte è giusto». Così titolava domenica 16 dicembre La Stampa un lungo articolo a firma di Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose, dedicato al fenomeno delle autoimmolazioni di giovani tibetani per protesta contro l’oppressione del regime cinese. La sintesi operata nel titolo rende pienamente ragione del contenuto dell’articolo che, anzi, in diversi punti ha affermazioni ancora più gravi. Per Bianchi infatti, il monaco tibetano che si dà fuoco è un «martire» che «compie un’offerta libera e totale per la salvezza di tutti: non mira unicamente alla propria rinascita, ma al rinnovamento del mondo». «Vale la pena – diceva ancora Bianchi – di lasciarci interrogare da questi monaci disposti a consumare la propria vita tra le fiamme come incenso», ricordando che i monaci suicidi «con la loro vita e la loro morte vogliono affermare la grandezza di una religione e di una cultura che non accetta di piegarsi al male».

Parole pesanti, scritte con la solita arte della doppiezza di cui Bianchi è maestro, ovvero lasciando intendere un messaggio eterodosso ma stando sempre attento a non fare affermazioni che confermino l’impressione. Così ad esempio fa un ritratto dei monaci suicidi che ricorda chiaramente il sacrificio di Gesù, ma negando che voglia «tracciare un parallelo con il servo sofferente di cui parla il libro di Isaia, con l’atteggiamento di Gesù di fronte ai suoi persecutori o con i martiri cristiani».

Ieri, sempre dalle colonne de La Stampa, intervistati da Andrea Tornielli, hanno replicato a Bianchi sia il cardinale Renato Raffaele Martino, già presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace e Osservatore permanente alle Nazioni Unite, che Vittorio Messori. Martino ha spiegato che «per noi cristiani è inconcepibile il suicidio. Anche se questo darsi la morte può avere fini nobili. Il Catechismo della Chiesa cattolica insegna che il suicidio contraddice la naturale inclinazione dell’essere umano a conservare la propria vita ed è contrario all’amore del Dio vivente. Se è commesso per servire da esempio (cosa sostenuta da Bianchi per dare ancora più valore al gesto, ndr), si carica anche della gravità dello scandalo». Questo dovrebbe almeno chiarire ai cattolici così infatuati del buddhismo al punto da presentarlo – come lascia intendere Bianchi - come la realizzazione del cristianesimo, che si tratta in realtà di un pensiero e di una pratica antitetica a quella cattolica.

Peraltro, pur con tutta la solidarietà che si può dare al popolo tibetano per le sofferenze inflittegli dal regime comunista cinese, è giusto ricordare – come fa Messori – «che fino al 1950 (anno dell’annessione da parte della Cina, ndr) il Tibet era la più dura delle teocrazie sacrali. Il Dalai Lama aveva i suoi feudatari, che erano i lama: possedevano tutta la terra, avevano potere di vita e di morte. Ogni famiglia era obbligata a mandare almeno un figlio in monastero, con conseguenze a dir poco spiacevoli in caso di disobbedienza. Insomma, il Tibet prima del dominio cinese non era certo un modello per i diritti umani». Il che dovrebbe anche chiarire che l’indipendenza dalla Cina che giustamente il Tibet rivendica, non ha molto a che vedere con la libertà come la intendiamo in Occidente.

Ma l’uscita di Enzo Bianchi sui monaci tibetani non è un episodio isolato che si possa attribuire magari a una errata comprensione del mondo buddhista. In realtà la passione del priore di Bose per i suicidi – che lui definisce martiri – è decisamente antica: 7 maggio 1998, in Pakistan il vescovo cattolico di Faisalabad, John Joseph, si spara un colpo di pistola alla testa davanti al Tribunale della sua città. Motivo: la condanna a morte di un laico della sua diocesi in applicazione della famigerata Legge sulla blasfemia. Per l’episcopato pachistano e per la Santa Sede è una situazione imbarazzante, un fatto senza precedenti, all’inizio si pensa – e si spera – che sia un omicidio mascherato, poi la realtà non lascia scampo: si è proprio suicidato.

L’Osservatore Romano esprime questo imbarazzo dedicando solo un breve necrologio al vescovo, ma sulla prima pagina di Avvenire campeggia un commento di Enzo Bianchi che saluta il nuovo martire e definisce il tragico evento come «una modalità rarissima nel martirio cristiano».

Dunque, siamo di fronte a una vera e propria affermazione estranea alla dottrina cattolica, che viene spacciata da Bianchi per suprema testimonianza di fede. La questione è che Enzo Bianchi – come del resto già La Bussola Quotidiana ha documentato – continua a portare confusione tra i cattolici, peraltro con l’avallo di numerosi vescovi che lo invitano adoranti nelle loro diocesi a tenere conferenze ed esercizi spirituali. E con il silenzio di chi, in materia di dottrina, dovrebbe pur dire una parola chiara. Bianchi, in fondo, può anche dire quello che vuole, ma se poi tanti cattolici si perdono seguendolo buona parte della responsabilità ce l'ha chi nella Chiesa non esercita l'autorità per indicare la strada giusta.