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lunedì 27 marzo 2017

Gesù, amaci, dall' Eucarestia



Gesù amaci, dalla tua Eucarestia
effondi sopra di me la fiamma del tuo Amore.
   Fa' che non ci abituiamo
alle meraviglie della tua Eucaristia.
   Fa' che ogni giorno
restiamo abbacinati
davanti al mistero della tua Passione e Morte.
   Fa' che non discendiamo dall'altare
se non con il cuore in subbuglio,
con il cuore amareggiato
alla vista dell'Amore Crocifisso.
   Fa' che non discendiamo dall'Altare
se non barcollando
per aver preso parte
al più tremendo e al più santo
avvenimento della Storia.
   Non abbandonarci
alla nostra Umanità, o Gesù,
in quel momento
non siamo che peccatori.
p. Mario Borzaga
6 novembre 1958


venerdì 4 novembre 2016

sacerdote di fuoco





‘Sacerdoti, restate ostia con l’Ostia’. La dignità e importanza del sacerdozio cattolico

 

sancta missa

Don Edward Poppe (1890-1924), nativo di Morzeke (Belgio) fu “sacerdote di fuoco”, ma dalla vita breve (solo 34 anni). 

“Un solo sacrificio con Te”
“Oblatus est, Gesù si è offerto. Egli mi ha amato, Egli si è immolato per me. O Gesù, eccomi con Te, attaccato alla croce, unito a Te, sino alla follia della tua croce. O salutaris Hostia! Ecco che per mezzo della tua morte, Tu hai generato la vita. Ecco l’Agnello di Dio… Ecco, il buon Pastore che ha dato la vita per le sue pecorelle e, per mezzo della morte, ha vinto il mondo. O Gesù, io sono felice di essere tuo sacerdote-vittima, morto e sepolto, risorto con Te”.

Dal Calvario don Poppe passa all’altare, “il Calvario mistico”: “O Gesù eucaristico, Vittima offerta perennemente al Padre per i peccatori, io voglio imitarti, io, tuo sacerdote, io altro-Te stesso. Eccomi, o mio Amato, ostia di salvezza con Te, eccomi, vittima per i peccatori per sempre. Ogni giorno, ormai mi offro, mi consacro, mi immolo con Te, per me e per tutte le anime. Non voglio pensare più a niente, gustare più niente, attendere più niente, Gesù, Gesù-Ostia”.

Passando dal suo colloquio-offerta con Gesù sull’altare, don Poppe, rivolgendosi ai suoi confratelli nel sacerdozio, raccomanda: “Restate ostia con l’Ostia. La nostra vita non ha alcun senso se non siamo vittime. Senza quest’opera continua di configurazione al suo sacrificio (victimatio, c’è nel testo originale) le nostre prediche sono parole gettate al vento. Un cuore di sacerdote che non sanguina con Gesù, non è un cuore di sacerdote”.
Davvero don Poppe era giunto a vivere l’essenza del Sacerdozio, così come appare nel Nuovo Testamento, Sacerdozio che è essenzialmente partecipazione e imitazione del divino ed eterno Sacerdozio di Gesù. Partecipazione nell’essere, proporzionata alla partecipazione nell’azione, perché l’azione suppone l’ esistenza del soggetto adeguato per compierla.


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Chi è il sacerdote?
Quanto stiamo ora per scrivere, lo attingiamo da alcune pagine di mons. Francesco Spadafora.

Ebbene Gesù è Sacerdote per essenza (non un laico marginale, come dicono i modernisti sciocchi!), in quanto Uomo-Dio e quindi qualificato e unico Mediatore tra gli uomini e il Padre. Egli esercita la sua suprema azione salvifica nell’immolazione avvenuta sul Calvario e perpetuata nella S. Messa per applicarne i frutti. Proprio nella S. Messa si rinnova il supremo Atto sacerdotale di Cristo, così da costituire il vertice della sua divina azione salvifica nella storia e il supremo atto di Religione.

Gesù ha voluto far giungere la partecipazione sacerdotale del suo ministro fino a questo vertice: “Fate questo in memoria di me” (Lc. 22, 19). La partecipazione ministeriale si estende a tutta l’azione sacerdotale e salvifica di Gesù, ma raggiunge il suo culmine in questa azione. Essa è così emergente da doversi affermare che i sacerdoti soprattutto esercitano il sacro ministero nel Culto eucaristico.

Nulla è più grande e più essenziale in Gesù che il suo Sacrificio; quindi nulla c’è di più grande ed essenziale del suo Sacerdozio. Il Sacrificio di Gesù sul Calvario, in adorazione e lode al Padre, in espiazione dei peccati e per la salvezza dell’ umanità, affinché ritorni in comunione di vita con Dio, è ripresentato sull’altare nella S. Messa da Lui, che continua il suo Sacerdozio nel ministro ordinato proprio per questo sublime fine. Il sacerdote è essenzialmente per l’Eucaristia(“sacerdos propter Eucaristiam!”).

Tutto questo è chiarissimo nella vita e negli scritti di don Edward Poppe: la sua visione di fede nel Sacerdozio – come deve essere per tutti – dipende essenzialmente dalla visione di fede che ha dell’Eucaristia, in modo che l’una è legata strettamente all’altra. Se si vede, come si deve vedere nell’Eucarestia, veramente la Presenza reale di Gesù sul piano dell’essere che consente che il suo Sacrificio sia davvero presentato e offerto a Dio per la sua adorazione e per la salvezza del mondo (a differenza di tutte le altre “presenze” di Gesù, che sono sul piano dell’ operazione), l’azione consacratoria che la produce è il più clamoroso ed esaltante prodigio dell’ onnipotenza di Dio.

Solo il divino Sacerdote, Gesù, l’Uomo-Dio, può compierlo con il suo divino potere. La partecipazione al suo divino Sacerdozio comporta quindi la partecipazione a tale divina onnipotenza come causa secondaria, ma reale.
Vi è molto di più nel Sacerdote cattolico, Ministro di Dio, che un solo primato di presidenza e di ufficio: vi è la reale elevazione dell’essere suo, mediante il carattere e i congiunti poteri sacri, alla partecipazione dell’ Onnipotenza divina. Questa partecipazione è tanto più esaltante per il modo in cui la si esercita nella Consacrazione eucaristica, pronunciandone le parole onnipotenti in prima persona (“in persona Christi”): “Questo è il mio Corpo”; “Questo è il mio Sangue”.

Il discorso che facciamo non è soltanto descrittivo, “fenomenologico” secondo il modo dell’odierno filosofare e “teologizzare” a vuoto, ma è discorso ontologico, che riguarda non l’apparenza, ma l’essenza.

Il sacerdote quindi non presiede (come ora si suol dire, errando moltissimo), non è “un presidente”, ma come sacerdote offre il santo Sacrificio della Messa a Dio Padre. Non è solo il presidente della comunità, ma il Sacrificatore-uno-con Cristo Sacerdote che offre il medesimo suo sacrificio a gloria di Dio e per la comunità, anche se questa fosse fisicamente assente. Davvero all’altare, nella realtà più piena, il Sacerdote è alter Christus, nell’atto più sublime e sconvolgente. Come può il Sacerdote, sapendo e pensando tutto ciò, essere sciatto e trasandato e distratto nella celebrazione come lo sono diventati tanti nostri preti e tanti nostri Vescovi?

Non basta che il prete all’inizio della celebrazione eucaristica secondo il Novus Ordo dica, come spesso avviene, “siamo qui per ringraziare Dio, riuniti intorno alla stessa mensa per ascoltare la parola e nutrirci del pane comune“. Ciò è assolutamente insufficiente e, preso alla lettera, limiterebbe la celebrazione a ciò che fanno i protestanti con la parola e la cena, in cui Gesù Cristo non è realmente né sostanzialmente presente e non avviene alcun sacrificio.

Occorre che – alla luce del Magistero perenne della Chiesa, del Concilio di Trento in particolare, che don Poppe visse in modo eroico – ogni sacerdote ricordi a sé e ai fedeli che egli va all’altare (l’altare del Sacrificio “l’ara crucis”) per transustanziare il pane e il vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo, in Cristo stesso immolato, “offerto in sacrificio” di adorazione, di espiazione e di salvezza; che la mensa è essenzialmente mensa sacrificale, dove si accoglie il Cristo Vittima e si diventa vittime con Lui.

Per questo è indispensabile lo specifico Sacramento dell’Ordine sacro, per cui il Sacerdozio ministeriale è Sacerdozio sacramentale: il Sacerdozio in senso vero, in senso stretto è sempre caratterizzato – così come è chiarissimo a don Poppe – dall’offerta del Sacrificio, la quale implica prima di tutto la sua rituale attuazione.

Solo chi ne ha ricevuto la capacità mediante il Sacramento dell’Ordine è in senso vero sacerdote, non, come oggi si suol dire, “tutti siamo sacerdoti”, la qualcosa è una grave eresia!

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Dignità sublime
Ed è così che essere Sacerdote cattolico è realtà che esalta chiunque in virtù dell’Ordine sacro è investito di tale dignità, e che può entusiasmare sino all’offerta suprema di sé molti tra i giovani qualora fossero messi a conoscenza che essere sacerdote di Cristo non è soltanto essere un po’ più uomo degli altri, un po’ più cristiano degli altri, non solo animatore della comunità, tanto meno uomo della base e del dialogo e portatore di valori umani per mezzo della parola, ma essere sacerdote è essere Cristo Sacerdote che rende presente Lui immolato per ripresentare ogni giorno al Padre il suo Sacrificio.

La Messa non è un incontro di fede, di fraternità, ma è lo stesso Sacrificio del Redentore che dà a Dio la gloria suprema, espia i peccati del mondo e conduce ogni uomo che l’accoglie all’intimità con Dio. Qualcosa di formidabile, di divino, direi di “pazzesco”, ancora più se si pensa che la vera civiltà del mondo, così come la felicità eterna di ogni uomo, è assicurata soltanto da questo Sacerdozio e da questo Sacrificio.

Vengono le vertigini a rifletterci solo un po’… Altro che disprezzare il sacerdote e renderlo “uno come gli altri”, altro che ridurre il numero delle Messe o svilire la loro celebrazione come troppo spesso avviene oggi. Il Sacerdozio è la più sublime dignità della terra e del cielo.
Ed ecco allora il messaggio di don Edward Poppe: meditando gli scritti e gli esempi di lui, si sente tutta la strabiliante divinizzazione dell’essere e dei poteri sacerdotali, la sublime realtà che segna il livello assolutamente originale a cui si solleva la sua attività sacerdotale. Davvero “sacerdote e ostia”, davvero “l’Eucaristia al centro della sua vita e del suo ministero”, così come che l’annuncio del Vangelo e la catechesi, la preghiera personale e comunitaria, il ministero delle Confessioni, ogni atto, ogni parola, tutto prepara il sacerdote a celebrare il Sacrificio eucaristico così come la missione, il servizio ai piccoli e ai poveri per condurli a Dio, la santità, tutto, proprio tutto scaturisce dal medesimo Sacrificio.

Dal Sacerdozio vissuto con al centro il santo Sacrificio della Messa si comprende tutto il fascino e l’attrazione che don Poppe ha sempre esercitato sui giovani e sui preti, in particolare sui giovani che aspirano a servire Dio e la Chiesa come futuri sacerdoti. “Solo Gesù Cristo amato – egli scriveva – conta ancora per me. Io non mi appartengo più. Estasi, trasferimento dell’amante nell’Amato, in Lui posso gridare pieno di gioia e al massimo: Non sono più io che vivo, ma Gesù Cristo vive in me (Gal. 2, 2)”.

http://www.radiospada.org/2016/10/sacerdoti-restate-ostia-con-lostia-la-dignita-e-importanza-del-sacerdozio-cattolico/

martedì 21 giugno 2016

preparazione

ANTE ORATIONEM
PRAEPARA ANIMAM TUAM
 
"Ante orationem, diceva S. Agostino, para animama tuam, et noli esse quasi homo qui tentat Deum", "Prima di pregare, prepara la tua anima, per non essere quasi come chi vuol tentare Dio!".
 
 

 
La preparazione alla Santa Messa deve essere tutta orientata alla grande offerta in attesa amorosa dell’imminente mistero; un umiliarsi intimo dell’anima, un pentirsi amaro, una coscienza viva e pungente della propria indegnità, ma consolata e rasserenata sempre dalla confidenza che la mia offerta sarà accettata, che il Padre mi vede avvolto nel Sangue preziosissimo del suo Unigenito.
 
Mons. Canovai

venerdì 11 dicembre 2015

gli Angeli intorno all' Altare

Il sacerdote servito dagli Angeli

Il sito Good guys wear black ci racconta un piacevole aneddoto sulle presenze angeliche vicino all' altare.



C'era una volta un sacerdote molto devoto. Sebbene fosse un chierico di alto valore, era affetto da numerosi problemi, fra i quali l'emorragia delle vene dei piedi. Quando commemorava per ore tutte le persone alla per le quali pregava nella s. Messa, si poteva vedere il sangue fluire sul pavimento, poiché stava in piedi per troppo tempo. Non sapeva leggere e scrivere molto bene, in effetti, e posizionava le particole sulla patena in modo scorretto. Quando difatti prendeva la porzione per la Madre di Dio, la posizionava sulla destra della patena, leggendo sul manuale: "La Regina deve stare alla Tua destra".  
Ma, di fatto, guardandolo dalla sua prospettiva, poneva la particola di dietro. 

Una volta venne un vescovo a celebrare l'ordinazione di un diacono presso il Monastero del suddetto presbitero. Dopo essersi vestito ed entrato nel tempio, il vescovo arrivò all'altare delle offerte dove la proscomidia era già iniziata, e riprese il sacerdote dicendo:
"padre, non si fa così la proscomidia. 
Possibile che nessuno le abbia mai insegnato? 
non ha mai visto nessuno fare la proscomidia?". 

Il prete con umiltà rispose:
"la vostra eccellenza perdoni me, povero illetterato. 
Il mio angelo, che mi serve alla liturgia, mi diceva sempre che sbagliavo, 
ma non spiegava mai in cosa. D'ora innanzi sarò attento." 

" che dici mai? non è un monaco che ti serve?"
" no." rispose il prete. " un Angelo del Signore."
Il vescovo si zittì, non sapeva cosa dire. 
Si rese conto di avere innanzi un sant'uomo. 
Dopo il pranzo in refettorio, 
nel quale il vescovo aveva commemorato tutti i monaci defunti, 
l'anziano sacerdote tornò a preparare la proscomidia del giorno dopo, 
all'ora Nona. 

Un Angelo scese nell'altare, e disse:
" bene padre, finalmente posizioni le particole nel modo giusto".
" Non mi hai mai detto l'errore che ho fatto per così tanti anni! 
Perché non mi hai corretto?"

" Beh io vedevo l'errore, ma non sono degno di correggere un prete: 
solo il suo vescovo può!" rispose l'angelo. 

http://luceortodossamarcomannino.blogspot.it/2015/12/il-sacerdote-servito-dagli-angeli.html

martedì 8 dicembre 2015

Il dolce Natale cristiano

LA GRAZIA E NON LA RIVOLUZIONE

Pubblichiamo l'editoriale del numero di Dicembre 2015




LA GRAZIA E NON LA RIVOLUZIONE
Editoriale "Radicati nella fede" - Anno VIII n° 12 - Dicembre 2015

  Il Natale cristiano pone il principio della grazia. Dio viene sulla terra, si fa uomo, per caricarsi del peccato degli uomini e pagare sulla Croce il prezzo del nostro riscatto.

 La redenzione è opera di Gesù Cristo, Dio fatto uomo; è opera del suo sacrificio, della sua Croce, che continua nel tempo con il sacrificio propiziatorio che è la Messa cattolica.

 Non ci possiamo salvare con le nostre forze, nessuno può riscattare se stesso; nessuno può, con la propria azione, darsi la vita eterna. Tutto il nostro desiderio di bene, fosse anche in noi sincero e puro, non ci salverà senza la grazia di Cristo, senza la grazia di Dio.

 Il principio della grazia non solo deve essere all'inizio di ogni nostra considerazione, ma deve essere il criterio di giudizio e il principio operativo di ogni azione che voglia dirsi cristiana, cioè vera ed efficace.

 Si susseguono in questi giorni le notizie di scandali continui in Vaticano e nella Chiesa, scandali che coinvolgono i Pastori del gregge di Dio; scandali che fanno male, che creano sconcerto e inciampo, e che rendono ancora più deboli difronte alle drammatiche violenze del terrorismo.

 Fermo restando che molto di ciò che è propagandato va verificato, ci sentiamo in dovere di dire una parola su tutto questo, una parola che pensiamo cristiana, e lo facciamo applicando, appunto, il principio della grazia.

 Occorre innanzitutto non cadere in una falsa analisi che nasce dal mondo e non da Dio: non è innanzitutto la Curia Romana ammalata che infetta la Chiesa, ma è la Chiesa ammalata, e gravemente da troppi anni, che ammala anche la Curia.

 Una Chiesa sconquassata dalla mancanza di dottrina chiara, che ha cullato al suo interno tanti covi di eresia, formale o meno non importa, ha prodotto i suoi Pastori, confusi e deboli.

 Una Chiesa che ha giocato con la morale, parlando di una facile misericordia che omette le conseguenze devastanti del peccato, ha espresso i suoi “quadri dirigenti” a sua immagine e somiglianza. Certo, nella Chiesa il male c'è sempre stato, è frammisto come la zizzania al buon grano, da sempre; Gesù ce lo ricorda nelle sue parabole (Mt 13, 24-30), ma come negare che ora la misura è veramente troppa?

 Una Chiesa, infettata dal desiderio di essere al passo con la modernità, ha prodotto una Curia mondana.

 Una Chiesa, preoccupata di un facile consenso, ha prodotto, troppe volte, Pastori dediti all'immagine e non alla sostanza della santità.

 Una Chiesa, americanizzata nell'attivismo (che si chiama appunto “Americanismo”, vedi Enciclica di Leone XIII), ha prodotto Pastori che hanno fatto delle “pubbliche relazioni” un sostitutivo alla preghiera e alla penitenza, che sole hanno valore di intercessione.

 Insomma, una Chiesa moderna, sì tanto moderna, produce una Curia mondana, troppo e solo umana.

 E l'umano, lasciato a se stesso, produce peccato, di ogni genere.

 Dobbiamo però stare attenti, molto attenti: non possiamo assumere, per reazione, un criterio protestante per riformare la Chiesa. I Protestanti hanno preteso di riformare la Chiesa facendo battaglie “purificatrici”, attaccando i vertici, la Curia Romana, i Pastori, pensando così di inaugurare  una “nuova Chiesa”. Così facendo i Protestanti hanno di fatto distrutta la Chiesa e non hanno più ritrovato Cristo.

 E' il principio del Naturalismo, che pensa di purificare la casa di Dio con il mezzo umano della lotta alla struttura.

 E' il metodo che, inaugurato dall'eresia protestante, è passato poi ad ogni Rivoluzione: far fuori gli “impuri” per migliorare la società.

 E' il principio che fonda tutte le dittature, quelle di ogni colore, tutte iniziate per migliorare il mondo, per reagire alla corruzione.

 Basta però scorrere le pagine di qualsiasi manuale di storia per sapere, con certezza, che il “mondo migliore”, inaugurato da ogni Rivoluzione purificatrice, è sempre stato peggiore di quello di prima. Manca alla Rivoluzione il principio, il metodo della grazia: l'uomo nel suo orgoglio ferito vuole migliorare il mondo con le sue forze, ma finisce col distruggere l'opera di Dio.

 Il principio della grazia, inaugurato dal Natale di Cristo, pone invece all'inizio la santificazione personale.
 La Chiesa va male perché tu hai peccato. E' il tuo peccato che contribuisce al male del mondo; e sarà la tua conversione, la tua santificazione, che farà respirare la Chiesa e la purificherà.

 Anche qui stiamo attenti a non ricadere, anche desiderando la santità, nel Naturalismo: non ci saranno conversione e santità possibili se ci appoggeremo al solo nostro sforzo; occorre partire dagli strumenti della grazia che sono i sacramenti, accompagnati dall'unica dottrina di verità comunicata dalla Rivelazione.

 Non ci sarà santità possibile, continuiamo a ripeterlo, se non ai piedi del Calvario dove Cristo ci santifica.

 Non ci sarà purificazione possibile per la Chiesa, per te e per tutti, se non ai piedi del Calvario di oggi, che è l'altare dove è celebrato il Divino Sacrificio.

 La battaglia per la Messa tradizionale, che continuiamo a compiere, si inserisce in
questo principio della grazia che, unica, salverà le anime.

 Voler purificare la Chiesa senza la Messa cattolica è una tragica illusione.

 Purificare la Chiesa senza tornare alla Messa di sempre, la Messa che ha fatto i santi, la Messa che non rincorre affannosamente la modernità, equivale all’errore di un nuovo Pelagianesimo, che produrrà cadaveri dove dovevano sorgere anime salvate dalla conversione.

 Che il Natale di Cristo faccia sorgere un popolo di umili che, riconoscendosi peccatori, si abbeverano alla grazia di Cristo.

 Faccia sorgere questo popolo per la pace di tutti; Pastori e gregge rinascano alla grotta di Betlemme, che è già Calvario, che è già il luogo della grazia che salva.

 Pastori e gregge rinascano nella Messa della tradizione, che parla con purezza della grazia che salva; e che dà le condizioni perché questa grazia produca i suoi frutti di santità.

 Allora sarà la Riforma, quella vera.


martedì 25 agosto 2015

una bellissima chiesa moderna

Una bellissima chiesa moderna, nella più pura tradizione francescana: la nuova chiesa della St. Anthony's High School




Chi ha detto che non c'è più speranza e che tutte le chiese nuove ormai sono mostruose costruzioni di cemento armato deforme?
Dall'America spira un'aria nuova. Come al solito qui in Europa, fra cinque o sei anni, imiteremo l'ultimo trend che già oggi si impone oltreoceano. Date un'occhiata, per esempio, a questa splendida chiesa francescana costruita come cappella di una scuola superiore gestita dai frati a South Huntington (New York). Iniziata nel 2007 è stata portata c compimento il mese scorso.
Una chiesa che rappresenta al meglio il movimento dell'altro moderno che si sta profilando nell'architettura religiosa di miglior specie. Un esempio di nobile semplicità (richiesta dal gusto contemporaneo e dalle direttive di Sacrosanctum Concilium), ma in perfetta sintonia con la tradizione cattolica. L'uso di materiali quali pietra, legno e marmo (e non l'orrido cemento-faccia-a-vista), insieme alle proporzioni, desunte da una cappella spagnola del XII secolo (Fuentidena chapel), smontata e ricostruita presso il museo Cloisters di New York, ci pongono nella scia dell'ermeneutica della continuità in ambito costruttivo.

Ecco le foto, tutte prese dal sito New Liturgical Movement (cliccate per ingrandire). Se volete approfondire, qui c'è un articolo del 2008 al frate amministratore responsabile del progetto della nuova chiesa scolastica.





tetto in capriate di semplicissimo legno e la statua di Sant'Antonio, vecchia di cent'anni (che per l'America non è cosa da poco!)


Il bassorilievo dell'altare proviene da una chiesa italiana, ormai chiusa, del XV secolo. Peccato la scelta americana delle candele per terra... Il tabernacolo è centrale, in una nicchia in apex presbyterii. Rappresenta la Porziuncola di San Francesco ridotta a dimensioni di tabernacolo. Fattura pregevole, tuttavia non una scelta delle più felici: ma sapete che il feticismo francescano non ha confini.



Il crocifisso grande e sospeso è invece in pieno stile medieval-francescano. Si impone per la sua centralità e dimensione. E' stato scelto un crocifisso di San Damiano scolpito in Trentino. Il nostro gusto italico prediligerebbe una copia a mano dell'icona dipinta; ma per i ragazzi della St. Anthony un po' di 3D non guasta.


L'affresco sulla volta dell'abside merita qualche parola in più. Nella mandorla la Madonna in trono con il Figlio è copiata dalla cappellina spagnola già citata. In purissima continuità con lo stile francescano abbiamo ai lati della Vergine, Francesco (a destra, posto d'onore per il Fondatore) e Antonio (speculare a Francesco, suo più perfetto imitatore e secondo santo dell'Ordine). Poi abbiamo Chiara, la Madre accanto al Padre. Dall'altra parte san Bonaventura, vestito da cardinale, dottore della Chiesa accanto al dottore evangelico.
Infine San Pio da Pietrelcina, ultimo canonizzato tra i grandi santi francescani, e dall'altra parte santa Elisabetta d'Ungheria, patrona dei Laici francescani.
Dietro i santi vediamo dipinti, con una certa audacia, ragazzi e ragazze in preghiera, vestiti con la divisa scolastica della St. Anthony's School. Una scelta moderna ma in linea con il modo antico di rappresentare i viventi, soprattutto i committenti dell'opera, inginocchiati a pregare i santi a cui hanno dedicato il luogo di culto.
L'autrice è la professoressa d'arte della scuola Jennifer Baldwin-Schafer, che è stata assistita nella realizzazione da 70 apprendisti, tutti studenti della medesima scuola.

La cappellina originale da cui è venuta l'ispirazione:


Alcune fasi della costruzione prese dal blog Roman Catholic Vocations





Testo preso da: Una bellissima chiesa moderna, nella più pura tradizione francescana: la nuova chiesa della St. Anthony's High School http://www.cantualeantonianum.com/2010/07/una-bellissima-chiesa-moderna-nella-piu.html#ixzz3hkICh7ET
http://www.cantualeantonianum.com 

martedì 11 agosto 2015

capovolgere l' orientamento

Non ho mai smesso di celebrare la Messa nel rito "di sempre"



Il Cardinale Poggi, una vita intera al servizio 

della gloriosa Tradizione della Chiesa: 

“Non ho mai smesso di celebrare 

con il rito tridentino”


  
http://www.mzv.cz/public/a7/75/c5/426995_279794_kardinal_Spidlik_s_medaili.jpg
Cardinale Luigi Poggi (1917 - 2010)

di Bruno Volpe



CITTA’ DEL VATICANO - Ha 91 anni, ma conserva la lucidità e l’entusiasmo di un ragazzino. Il Cardinale Luigi Poggi, già Archivista e Bibliotecario della Santa Sede, è uno dei pochi porporati che, dopo la riforma liturgica del Concilio Vaticano II, ha continuato a celebrare la Santa Messa con il rito tridentino in latino di San Pio V.

Eminenza, ci consenta una provocazione amichevole: perchè non si è adeguato alla riforma?

“Scusi, ma perchè mi pone questa domanda? Io ho sempre celebrato secondo il Messale di San Pio V che, è bene ricordarlo, il Concilio Vaticano II non ha mai abrogato”.

Rimoduliamo il quesito: perchè ha scelto di continuare con il rito di San Pio V?

“Così va già meglio. Allora: nessuno, e sottolineo nessuno, è autorizzato a cancellare la tradizione della Chiesa, tantomeno il Concilio Vaticano II, cui va, sia ben chiaro, tutto il mio rispetto. Ma, lo sottolineo ancora una volta, quel Concilio non ha sostituito il rito tridentino ma ne ha semplicemente aggiunto un altro. Se poi alcuni Vescovi o ‘Pastori zelanti’, hanno pensato che il Novus Ordo abrogasse il Vetus Ordo, hanno sbagliato di grosso”.

Sappiamo che della Messa di San Pio V Le piacciono i silenzi, il guardare a Dio, alla Croce…

“Come potrebbe essere altrimenti? Molti sbagliano e analizzano il problema riducendolo alla posizione del celebrante. Da nessuna parte è scritto che il sacerdote debba rivolgersi ad Oriente, ma mi sembra comunque la posizione più corretta e teologicamente convincente. Il sacerdote non è il protagonista della Celebrazione Eucaristica, ma parla a nome di Cristo, quindi guarda alla Croce e al sole che sorge, cioè al Verbo”.

Introibo ad altare Dei…

“Bellissima formula, che dà pienamente la sensazione e l’idea di una processione, di un divenire, dell’indegnità dell’uomo ad accostarsi al Sacrificio Divino; ma mi piace sottolineare maggiormente il secondo passaggio…”.

Ci dica.

“Qui laetificat juventutem meam. Non è un ritornello senza idee, ma testimonia la giovinezza di Dio e la sua immensa misericordia; la misericordia del Padre che rinnova nella fede i suoi figli donando la gioventù e la freschezza di chi crede. Ecco, il rito tridentino contempla un Dio giovane ed evidenzia la bellezza di una fede spontanea. Come dire, quella Messa contiene elementi purtroppo trascurati nella visione razionalista delNovus Ordo: la capacità di stupirsi, il mistero e la trascendenza”.

Qualche studioso, religioso e persino rabbino ha parlato di rito antisemita.

“Guardi, di inesattezze ne ho sentite molte, ma questa le supera davvero tutte. Il rito tridentino non vuole offendere i giudei, ma ne invoca semplicemente la conversione. Tanto più che, con estremo buon senso, il Papa Benedetto XVI ha rivisto la preghiera del Venerdì Santo, auspicando e ribadendo la richiesta di conversione degli ebrei. A tal proposito, mi permetto di affermare che ogni cristiano è chiamato a convertire chi non crede in Cristo. D’altro canto, che c’è di male?”.

Cardinale Poggi, intanto sembra sempre più vicina la pace ufficiale tra la Chiesa di Roma e i lefebvriani.

“Auguro vivamente che ciò possa accadere quanto prima: non ha senso vivere da separati”.

Eminenza, ma Lei a 91 anni si sente giovane?
 

“Certo. Con un Dio che ‘laetificat juventutem meam’ come non potrei…?”.


(Source: Petrus - 2008)
http://pro-tridentina-malta.blogspot.it/2013/01/non-ho-mai-smesso-di-celebrare-con-il.html