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domenica 27 novembre 2016
giovedì 21 gennaio 2016
venerdì 1 gennaio 2016
mercoledì 30 dicembre 2015
Sorridi ora, aprimi ora la porta, ancora sarà Natale, ...
Verrà il giorno
in cui lui ritornerà
fermandosi alla tua porta.
Come un tempo i gradini salirà
sicuro di essere atteso.
Tu cosa dirai, quando lui entrerà,
cercando tra gli altri il tuo volto?
Paura avrai, quando ti guarderà,
che possa trovarti cambiata.
Sorridi ora, aprimi ora la porta,
ancora sarà Natale, vedi che sono tornato.
E ridi ora, aprimi ora la porta,
con me tu riderai, ora che sono tornato.
Polvere e vento
con sé lui porterà ...
profumo di terre lontane.
Lui che ha visto i paesi e le città
che tu hai soltanto sognato,
chissà oltre il mare
quante cose ha lasciato ...
E tu che hai soltanto aspettato
dall'ombra uscirai, spiando il suo volto,
stupita nel primo vederlo.
Sorridi ora, aprimi ora la porta,
ancora sarà Natale, vedi che sono tornato.
E ridi ora, aprimi ora la porta,
con me tu riderai, ora che sono tornato.
in cui lui ritornerà
fermandosi alla tua porta.
Come un tempo i gradini salirà
sicuro di essere atteso.
Tu cosa dirai, quando lui entrerà,
cercando tra gli altri il tuo volto?
Paura avrai, quando ti guarderà,
che possa trovarti cambiata.
Sorridi ora, aprimi ora la porta,
ancora sarà Natale, vedi che sono tornato.
E ridi ora, aprimi ora la porta,
con me tu riderai, ora che sono tornato.
Polvere e vento
con sé lui porterà ...
profumo di terre lontane.
Lui che ha visto i paesi e le città
che tu hai soltanto sognato,
chissà oltre il mare
quante cose ha lasciato ...
E tu che hai soltanto aspettato
dall'ombra uscirai, spiando il suo volto,
stupita nel primo vederlo.
Sorridi ora, aprimi ora la porta,
ancora sarà Natale, vedi che sono tornato.
E ridi ora, aprimi ora la porta,
con me tu riderai, ora che sono tornato.
domenica 27 dicembre 2015
venerdì 25 dicembre 2015
martedì 22 dicembre 2015
pronti per natale?
LA CONFESSIONE DI DEVOZIONE
Guida ed esame di coscienza per la confessione frequente
Questo sacramento, purtroppo, sta attraversando una crisi gigantesca dovuta a molteplici fattori e rarissimamente viene celebrato “come Dio comanda”. Sia nei casi di confessioni “impegnative” perché aventi come materia “peccati gravi”, sia nel caso di confessioni “frequenti” compiute per devozione, come può essere, per esempio, la pratica dei primi nove venerdì del mese, dei primi cinque sabati, oppure semplicemente una consuetudine imparata in famiglia o a catechismo da bambini per cui si sente, dopo un certo tempo, l’esigenza di accostarsi a questo sacramento. Indubbiamente moltissimi penitenti non sanno confessarsi, né sanno distinguere i peccati gravi da quelli lievi. Questo dipende senz’altro da scarsa formazione e, talora, anche dall’arroganza o la superbia di ergersi a giudici insindacabili sul bene e sul male, ridotto a quello che si considera soggettivamente tale. Dipende anche dalla condizione non sempre idilliaca di una certa parte del clero, che indulge o ad indebiti atteggiamenti di “manica larga”, o scoraggia l’accostarsi a questo sacramento, o si mostra in larga parte non disponibile, oppure omette di formare i fedeli circa la debita celebrazione di questo sacramento. Il discorso potrebbe continuare a lungo, ma è certo che nella Chiesa si sta assistendo ad una vera e propria “crisi sacramentale”. I sacramenti ci sono e si celebrano, ma in modo spesso alquanto grossolano, approssimativo e leggero. Questo non toglie ad essi la validità, che è garantita “ex opere operato”, ma vanifica largamente la loro efficacia santificante e la loro fruttuosità. Salvi i casi in cui, purtroppo, la non corretta celebrazione dà luogo a veri e propri sacrilegi, che sono i peccati più gravi contro il primo comandamento (confessione sacrilega e comunione sacrilega).
La Chiesa insegna che la confessione dei peccati veniali, pur non essendo obbligatoria per i fedeli è tuttavia “caldamente raccomandata”. I peccati veniali, infatti, pur non facendo perdere la grazia santificante, indeboliscono e raffreddano la carità, fanno scivolare nella tiepidezza, e predispongono al compimento dei peccati mortali. Un’anima che commettesse in maniera deliberata e leggera dei peccati veniali in maniera abituale, certamente esporrebbe la propria anima al rischio di cadere facilmente in colpa grave.
Sono veniali i peccati che hanno come oggetto delle trasgressioni alla legge di Dio in materia lieve; sono invece imperfezioni tutte le mancanze alla pratica delle virtù cristiane e all’adempimento dei doveri. Oggetto della confessione di devozione sono i peccati veniali deliberati o semideliberati che si possono commettere e tutte le mancanze alle virtù o ai doveri del proprio stato.
Prima di entrare nel dettaglio degli orientamenti circa l’esame di coscienza da fare per prepararsi alla confessione frequente, è bene aggiungere qualche ulteriore parola. I peccati veniali deliberati devono essere completamente eliminati dalla vita interiore di chi aspira ad essere un buon cristiano. Non si può commettere, ad occhi aperti, un’offesa a Dio anche se in materia lieve. Bugie volontarie, parolacce, piccole vendette covate e messe in atto, maldicenze premeditate, piccole irriverenze volontarie, etc. devono essere eliminate dalla vita interiore. È invece impossibile, senza una particolare grazia di Dio, eliminare completamente e tutti i peccati veniali “semideliberati”, ovvero quelli commessi per debolezza, passione o per i disordini legati al temperamento. Chi desidera la santità, inoltre, deve evitare di commettere ad occhi aperti anche le mancanze alle virtù e ai doveri, limitando le proprie “cadute” alle inevitabili miserie e innumerevoli imperfezioni legate alla nostra condizione di figli di Adamo ed Eva, decaduti dall’originaria perfezione e costretti a combattere contro il vortice continuo e incalzante delle passioni disordinate e dei difetti di cui il nostro cuore, purtroppo, pullula in continuazione.
La confessione di devozione ha come oggetto tutti i peccati veniali di cui si è coscienti, le cadute in atti derivanti dai sette vizi capitali, le principali mancanze ai doveri del proprio stato, i peccati o imperfezioni legati ai difetti predominanti del nostro temperamento e le mancanze principali alle virtù teologali o cardinali, con particolare e principale attenzione all’aurea virtù della carità.
1. I peccati veniali più diffusi e pochissimo confessati sono: le maldicenze e le mormorazioni (parlare male del prossimo senza grave ragione o seminare zizzania nei rapporti tra le persone); i giudizi temerari (pensare male delle intenzioni del prossimo e interpretare in male le sue parole o azioni); la nomina irriverente del nome di Dio o della Madonna usati come intercalare; le piccole imprecazioni; i peccati impuri semideliberati di pensiero o di sguardo (cosa che accade quando si sofferma il pensiero o lo sguardo su materia impura senza distoglierlo subito, senza però pienamente consentirvi. Si badi però che se le immagini o i pensieri sono gravemente osceni bisogna immediatamente distogliere il pensiero o lo sguardo per non peccare mortalmente); le volgarità nel parlare (quando non siano troppo gravi o offensive del prossimo); le piccole offese al prossimo (frequentissime nella vita familiare); l’omissione saltuaria della preghiera al mattino o alla sera; il parlare in Chiesa senza motivazione grave o il farlo ad alta voce.
2. Per ciò che concerne i vizi capitali occorre fare molta attenzione alle frequentissime cadute dovute al vizio dell’ira (impazienze, arrabbiature e altro), alla superbia (specie parlando bene di se stessi, vantandosi delle cose che si fanno, compiacendosi e gloriandosi nei complimenti), all’avarizia (omissioni nel fare possibili elemosine), alla gola (mangiare o bere più del necessario o farlo per pura ghiottoneria o golosità), all’invidia (peccato molto frequente e poco confessato), alla lussuria (che è lieve solo nei casi descritti al punto precedente) e all’accidia (pigrizia, distrazioni volontarie nella preghiera, eccesso nel riposo, perdite gratuite di tempo).
3. Riguardo i doveri del proprio stato bisogna verificare se e come si adempiono i doveri di madre e padre, di marito e di moglie, i doveri professionali (come si lavora, quanto si lavora, se si è puntuali, assennati, precisi, etc.), i doveri di prete, di frate, di suora etc.
4. Molto importante è anche l’esame sui difetti del proprio temperamento. Così il temperamento collerico dovrà esaminarsi sempre sulla superbia e sull’ira e sulle mancanze alla carità, il sanguigno principalmente sull’ira e sull’incostanza e (anch’esso) sulle mancanze alla carità, il flemmatico sulla gola e sulla pigrizia e sulle mancanze alla virtù della fortezza, il malinconico sulla tristezza, la permalosità, la maldicenza, la piccineria e il pettegolezzo e anche sulle mancanze alla carità. Individuare il proprio temperamento è fondamentale per ben un buon esame di coscienza.
5. Veniamo infine alle mancanze alle virtù. La carità è per noi figli di Dio la legge suprema. Ogni volta che trattiamo male anche lievemente il prossimo, che lo mortifichiamo anche minimamente, che usiamo modi scortesi, non gentili, villani, sgarbati manchiamo a questa aurea virtù e alla sua gemella che è la dolcezza. Le impazienze, con gli altri, con se stessi con gli imprevisti o con le prove della vita, sono innumerevoli in questo mondo. Le mancanze di fede quando ci preoccupiamo delle nostre cose, quando non ci affidiamo a Dio sono parimenti mancanze da confessare. Così come la paura, che un figlio di Dio mai deve avere. La tristezza è mancanza alla gioia dei figli di Dio e deve essere confessata.
La mancanza di fiducia che porta allo scoraggiamento, o all’angoscia o alla disperazione, deve essere confessata. Infine le innumerevoli suscettibilità, permalosità, continue ricerche di riconoscimenti e attestazioni, di stare al centro dell’attenzione; il lamentarsi in continuazione di tutto e di tutti; il biasimare gratuitamente l’operato altrui anziché pregare per lui; lo sciupare il tempo oppure il non saperlo ben organizzare; il disordine nel tenere la propria casa, il proprio luogo di lavoro e anche la propria persona vestendo in maniera sciatta o trasandata; la grossolanità e la mancanza di delicatezza nel nostro rapporto con Gesù, sia quando stiamo in Chiesa o nella preghiera; la perdita della pace interiore dovuta a preoccupazioni inutili, contraria alla mansuetudine dei figli di Dio.
Lo Spirito Santo, che sempre deve essere invocato insieme a san Michele, guiderà chi lo desidera ad una sempre maggiore conoscenza di sé per una celebrazione sempre più fruttuosa di questo sacramento. La confessione di devozione andrebbe fatta (bene) almeno una volta al mese. Una volta ogni otto giorni per chi desidera compiere un serio cammino di santificazione.
http://dominameaetmatermea.blogspot.it/2015/01/la-confessione-settimanale-o-mensile.html
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domenica 20 dicembre 2015
martedì 8 dicembre 2015
Il dolce Natale cristiano
LA GRAZIA E NON LA RIVOLUZIONE
Pubblichiamo l'editoriale del numero di Dicembre 2015
di "Radicati nella fede"
LA GRAZIA E NON LA RIVOLUZIONE
Editoriale "Radicati nella fede" - Anno VIII n° 12 - Dicembre 2015
Il Natale cristiano pone il principio della grazia. Dio viene sulla terra, si fa uomo, per caricarsi del peccato degli uomini e pagare sulla Croce il prezzo del nostro riscatto.
La redenzione è opera di Gesù Cristo, Dio fatto uomo; è opera del suo sacrificio, della sua Croce, che continua nel tempo con il sacrificio propiziatorio che è la Messa cattolica.
Non ci possiamo salvare con le nostre forze, nessuno può riscattare se stesso; nessuno può, con la propria azione, darsi la vita eterna. Tutto il nostro desiderio di bene, fosse anche in noi sincero e puro, non ci salverà senza la grazia di Cristo, senza la grazia di Dio.
Il principio della grazia non solo deve essere all'inizio di ogni nostra considerazione, ma deve essere il criterio di giudizio e il principio operativo di ogni azione che voglia dirsi cristiana, cioè vera ed efficace.
Si susseguono in questi giorni le notizie di scandali continui in Vaticano e nella Chiesa, scandali che coinvolgono i Pastori del gregge di Dio; scandali che fanno male, che creano sconcerto e inciampo, e che rendono ancora più deboli difronte alle drammatiche violenze del terrorismo.
Fermo restando che molto di ciò che è propagandato va verificato, ci sentiamo in dovere di dire una parola su tutto questo, una parola che pensiamo cristiana, e lo facciamo applicando, appunto, il principio della grazia.
Occorre innanzitutto non cadere in una falsa analisi che nasce dal mondo e non da Dio: non è innanzitutto la Curia Romana ammalata che infetta la Chiesa, ma è la Chiesa ammalata, e gravemente da troppi anni, che ammala anche la Curia.
Una Chiesa sconquassata dalla mancanza di dottrina chiara, che ha cullato al suo interno tanti covi di eresia, formale o meno non importa, ha prodotto i suoi Pastori, confusi e deboli.
Una Chiesa che ha giocato con la morale, parlando di una facile misericordia che omette le conseguenze devastanti del peccato, ha espresso i suoi “quadri dirigenti” a sua immagine e somiglianza. Certo, nella Chiesa il male c'è sempre stato, è frammisto come la zizzania al buon grano, da sempre; Gesù ce lo ricorda nelle sue parabole (Mt 13, 24-30), ma come negare che ora la misura è veramente troppa?
Una Chiesa, infettata dal desiderio di essere al passo con la modernità, ha prodotto una Curia mondana.
Una Chiesa, preoccupata di un facile consenso, ha prodotto, troppe volte, Pastori dediti all'immagine e non alla sostanza della santità.
Una Chiesa, americanizzata nell'attivismo (che si chiama appunto “Americanismo”, vedi Enciclica di Leone XIII), ha prodotto Pastori che hanno fatto delle “pubbliche relazioni” un sostitutivo alla preghiera e alla penitenza, che sole hanno valore di intercessione.
Insomma, una Chiesa moderna, sì tanto moderna, produce una Curia mondana, troppo e solo umana.
E l'umano, lasciato a se stesso, produce peccato, di ogni genere.
Dobbiamo però stare attenti, molto attenti: non possiamo assumere, per reazione, un criterio protestante per riformare la Chiesa. I Protestanti hanno preteso di riformare la Chiesa facendo battaglie “purificatrici”, attaccando i vertici, la Curia Romana, i Pastori, pensando così di inaugurare una “nuova Chiesa”. Così facendo i Protestanti hanno di fatto distrutta la Chiesa e non hanno più ritrovato Cristo.
E' il principio del Naturalismo, che pensa di purificare la casa di Dio con il mezzo umano della lotta alla struttura.
E' il metodo che, inaugurato dall'eresia protestante, è passato poi ad ogni Rivoluzione: far fuori gli “impuri” per migliorare la società.
E' il principio che fonda tutte le dittature, quelle di ogni colore, tutte iniziate per migliorare il mondo, per reagire alla corruzione.
Basta però scorrere le pagine di qualsiasi manuale di storia per sapere, con certezza, che il “mondo migliore”, inaugurato da ogni Rivoluzione purificatrice, è sempre stato peggiore di quello di prima. Manca alla Rivoluzione il principio, il metodo della grazia: l'uomo nel suo orgoglio ferito vuole migliorare il mondo con le sue forze, ma finisce col distruggere l'opera di Dio.
Il principio della grazia, inaugurato dal Natale di Cristo, pone invece all'inizio la santificazione personale.
La Chiesa va male perché tu hai peccato. E' il tuo peccato che contribuisce al male del mondo; e sarà la tua conversione, la tua santificazione, che farà respirare la Chiesa e la purificherà.
Anche qui stiamo attenti a non ricadere, anche desiderando la santità, nel Naturalismo: non ci saranno conversione e santità possibili se ci appoggeremo al solo nostro sforzo; occorre partire dagli strumenti della grazia che sono i sacramenti, accompagnati dall'unica dottrina di verità comunicata dalla Rivelazione.
Non ci sarà santità possibile, continuiamo a ripeterlo, se non ai piedi del Calvario dove Cristo ci santifica.
Non ci sarà purificazione possibile per la Chiesa, per te e per tutti, se non ai piedi del Calvario di oggi, che è l'altare dove è celebrato il Divino Sacrificio.
La battaglia per la Messa tradizionale, che continuiamo a compiere, si inserisce in
questo principio della grazia che, unica, salverà le anime.
Voler purificare la Chiesa senza la Messa cattolica è una tragica illusione.
Purificare la Chiesa senza tornare alla Messa di sempre, la Messa che ha fatto i santi, la Messa che non rincorre affannosamente la modernità, equivale all’errore di un nuovo Pelagianesimo, che produrrà cadaveri dove dovevano sorgere anime salvate dalla conversione.
Che il Natale di Cristo faccia sorgere un popolo di umili che, riconoscendosi peccatori, si abbeverano alla grazia di Cristo.
Faccia sorgere questo popolo per la pace di tutti; Pastori e gregge rinascano alla grotta di Betlemme, che è già Calvario, che è già il luogo della grazia che salva.
Pastori e gregge rinascano nella Messa della tradizione, che parla con purezza della grazia che salva; e che dà le condizioni perché questa grazia produca i suoi frutti di santità.
Allora sarà la Riforma, quella vera.
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domenica 6 dicembre 2015
venerdì 4 dicembre 2015
Roma ingrata, Roma effeminata, Roma superba!…
S. Giovanni
Bosco: e di te Roma, che sarà?
[…] La vigilia dell'Epifania dell'anno corrente 1870,
scomparvero gli oggetti materiali della camera e mi trovai in presenza di cose
sovrannaturali. Fu cosa di brevi istanti, durante i quali io vidi molte cose.
Sebbene di forma, di apparenze sensibili, tuttavia non si possono, se non con
grande difficoltà, comunicare agli altri con segni esterni e sensibili. Se ne
ha un'idea da quanto segue. C'è la parola di Dio, accomodata alla parola
dell'uomo.
La guerra viene del Sud; la pace viene dal Nord.
Le leggi di Francia non riconoscono più il Creatore, ma il
Creatore si farà conoscere e la visiterà per tre volte con la verga del suo
furore. La prima volta, Egli abbatterà la sua superbia con le sconfitte, con il
saccheggio e con la strage dei raccolti, degli animali e degli uomini. La
seconda volta, la grande prostituta di Babilonia, quella che i buoni chiamano
il "Postribolo d'Europa", sarà privata del capo, in preda a
disordini! Parigi … Parigi! Invece di armarti nel nome del Signore, tu ti
circondi di case di immoralità! Ma esse saranno distrutte da te stessa! L'idolo
tuo, il Panteon, sarà incenerito, affinché si avveri che mentita est iniquitas
sibi (l'iniquità ha mentito a sé stessa). I tuoi nemici ti metteranno nelle
angustie, nella fame, nello spavento e nell'abominio delle nazioni. Ma guai a
te se non riconoscerai la mano di chi ti percuote! Io voglio punire
l'immoralità, l'abbandono, il disprezzo della mia legge! La terza volta, tu
cadrai in mano straniera: i tuoi nemici vedranno da lontano i tuoi palazzi in
fiamme, le tue abitazioni divenute un mucchio di rovine, bagnate dal sangue dei
tuoi prodi che non sono più! Ma ecco un gran guerriero dal Nord che tiene,
nella sua mano destra, uno stendardo sul quale è scritto: "Irresistibile
mano del Signore!".
In quell'istante il venerabile Vegliardo del Lazio gli andò
incontro, sventolando una fiaccola ardentissima. Allora, lo stendardo si
dilatò, e di nero che era divenne bianco come la neve. Nel mezzo dello
stendardo, in lettere d'oro, stava scritto il nome di COLUI che tutto può! Il
guerriero e i suoi si inchinarono, profondamente, davanti al Vegliardo, e si
strinsero le mani.
Ora la voce del Cielo è per il Pastore dei pastori: Tu e i tuoi
assessori, sei nella grande riunione, ma il nemico del bene non si dà un attimo
di pace; egli studia e pratica ogni articolo contro di te. Egli seminerà
discordia tra i tuoi assessori, susciterà nemici tra i miei figli. Le potenze
del secolo vomiteranno fuoco e vorranno spegnere le parola dei guardiani della
mia legge. Ma questo non avverrà! Faranno del male, sì, ma lo faranno a sé
stessi. Tu, affrettati! Se le difficoltà perdureranno, vengano stroncate! Se tu
ti troverai in difficoltà, non arrestarti, ma continua finché non verrà
troncato il capo dell'idra dell'errore. Questo colpo farà tremare la terra e
l'inferno, ma il mondo verrà assicurato e i tuoi buoni esulteranno. Tienti
attorno a te anche solo due assessori, ma ovunque tu andrai, continua e termina
l'opera che ti fu affidata. I giorni corrono veloci, i tuoi anni avanzano verso
la tua ora segnata, ma la grande regina sarà sempre il tuo aiuto e, come per il
passato, così per l'avvenire sarà sempre magnum et singulare in Ecclesia
præsidium (grande e singolare difesa della Chiesa)!
Ma tu Italia, terra di benedizioni, chi ti ha immersa nella desolazione? Non
dire: nemici, ma gli amici. Non senti che i tuoi figli domandano il pane della
Fede e non trovano chi loro lo spezzi? Che farò?… Io picchierò i pastori, Io
disperderò il gregge, affinché coloro che siedono sulla cattedra di Mosè
cerchino dei buoni pascoli e il gregge ascolti docile e si nutra.
Ma sopra il gregge e sopra i pastori peserà la mia mano: la
carestia, la pestilenza e la guerra faranno sì che le madri dovranno piangere
il sangue dei figli e dei mariti, morti su terra nemica!
E di te Roma, che sarà?… Roma ingrata, Roma effeminata, Roma
superba!… Tu sei giunta a tale che non cerchi altri, né altro ammiri nel tuo
Sovrano se non il lusso, dimenticando che la tua e la sua gloria sta nel Golgota! …
Ora egli è vecchio, cadente, inerme, spogliato; però con la sua sola parola,
egli fa tremare il mondo!
Roma! … Io verrò quattro volte a te! … La prima volta, percuoterò le tue terre
e gli abitanti di esse. La seconda volta, porterò la strage e lo sterminio fino
alle tue mura. La terza volta, abbatterò le difese e i difensori, e per comando
del Padre installerò il regno del terrore, dello spavento e della desolazione!
Ma i miei saggi fuggono, la mia legge è calpestata … perciò io
ritornerò per la quarta volta. E allora guai a te se la mia legge sarà ancora
un nome vano! Vi saranno prevaricazioni tra i dotti e gli ignoranti; e il tuo
sangue e quello dei tuoi figli laveranno le macchie che tu fai alle leggi del
tuo Dio. La guerra, la peste, la fame sono i flagelli con cui sarà percossa la
superbia e la malizia degli uomini. Dove saranno, allora, o ricchi, le vostre
magnificenze, le vostre ville, i vostri palazzi?… Saranno diventati la
spazzatura delle piazze e delle strade!
E voi, sacerdoti, perché non correte a piangere, tra il
vestibolo e l'altare, invocando la sospensione dei flagelli? Perché non
prendete lo scudo della Fede e non andate sopra i tetti, nelle case, nelle vie,
sulle piazze, in ogni luogo, anche inaccessibile, a portare il seme della mia
parola? Ignorate, forse, che essa è la terribile spada a due tagli che abbatte
i miei nemici e che infrange l'ira di Dio e degli uomini?
Queste cose dovranno inesorabilmente venire, l'una dopo l'altra.
Ma l'augusta Regina del Cielo è presente. La potenza del Signore è nelle sue
mani. Ella disperde i suoi nemici come nebbia! Ella riveste il venerando
vecchio di tutti i suoi antichi paramenti!
… Arriverà ancora un violento uragano. L'iniquità è consumata; il peccato avrà
fine e, prima che trascorrano due pleniluni del mese dei fiori, l'iride di pace
comparirà sulla terra.
Il gran Ministro vedrà la Sposa del suo Re vestita a festa. Su tutto il mondo
apparirà un sole così luminoso quale non fu mai dalle fiamme del Cenacolo fino
ad oggi, né più si vedrà fino all'ultimo dei giorni.
San Giovanni Bosco
giovedì 3 dicembre 2015
Mentre alcuni vescovi sparano cavolate assurde
Mentre alcuni vescovi sparano cavolate assurde
di becero buonismo autolesionista ...
I fedeli mantengono salda la tradizione
Aldo Fabrizi legge una sua poesia scritta nel Natale del 1970. In quelle strofe raccontò lo stato d’animo di un fedele di fronte al clima di contestazione e di dissacrazione di quegli anni che toccò anche la Chiesa. E di quando, una notte di Natale, di fronte allo spettacolo di una Messa “bitte”, una Mesa beat chiassosa e sguaiata, si inginocchiò commosso in casa di fronte all’altarino devozionale di sua madre: «Perdoneme Gesù, si pregherò quassù».

giovedì 19 marzo 2015
maschi signorine
Maschio selvatico
DI COSTANZA MIRIANO
di Costanza Miriano
Posso orgogliosamente affermare di avere fatto inorridire moltissime mamme sulla spiaggia, al parco, in piscina, perché i miei figli hanno girato sempre armati, almeno da quando sono stati in grado di tenere in mano oggetti. “Il sonaglietto tienitelo tu, dammi la spada” deve essere stata una delle prime frasi di senso compiuto che hanno pronunciato. E siccome i poliziotti americani sono dotati di moltissime qualità ma di pochissimo senso dell’umorismo, Bernardo quando aveva tre anni a New York fu bloccato e perquisito a causa della spada di plastica che teneva perennemente infilata nei suoi calzoncini a quadretti, con la punta che lambiva le scarpe tonde da gnomo. Schiere di mamme, poi, hanno malvolentieri permesso ai loro figli di giocare a soldatini con i miei, sempre specificando che quella era comunque una missione di pace, come si affrettavano a chiedermi. No, no, giocano alla guerra, rispondevo con una certa con soddisfazione.
E sì, hanno avuto anche i videogiochi violenti, centellinati non perché fossero violenti ma perché videogiochi, e dopo il limite orario suggerivo sempre una bella giocata alla lotta tra fratelli, perché i maschi lo devono fare, e la mamma deve avere il coraggio di starsene da parte, finché i lacerocontusi sono consenzienti. Quando uno ha avuto un momento di crescita un po’ destabilizzante un amico lo ha portato a sparare, un altro a spaccare la legna in campagna, e a rimettere in sesto una vecchia moto tutta arrugginita. L’effetto terapeutico è stato rapido ed evidente.
Anche l’abbonamento allo stadio acquistato con i soldi risparmiati dal primogenito è stato salutato con noncurante allegria, qui a casa, e le ore trascorse all’aperto, sotto l’acqua e il vento, a mugugnare mozziconi di frasi con coetanei e a imparare cori non esattamente composti da Shakespeare, non destano preoccupazioni educative da queste parti. E neanche la frequentazione del ring del pugilato, con relativi nasi ammaccati, ci preoccupa come genitori, mentre pare che a quasi tutti gli altri adulti a cui riferiamo di questa passione di nostro figlio la nobile arte del pugilato non paia tanto nobile, ma solo pericolosa per il piccolino (che è alto per ora uno e ottanta).

È per questo che sto leggendo con enorme soddisfazione Il maschio selvatico 2, di Claudio Risé, la nuova edizione molto molto aggiornata e approfondita di un saggio uscito negli anni ’90, quando ancora sembrava di essere in un clima di lotta fra i sessi. Oggi la lotta è ormai andata, non c’è neanche più, perché ci vogliono far credere che non ci siano più neanche i sessi, e comunque ormai il messaggio che pare avere vinto è che tutto ciò che è istinto maschile, rudezza, autorevolezza, tutto ciò che è selvatico, forte, potente, va rifiutato, controllato, gestito, contenuto. Una vera character assassination del genere maschile. Il libro quindi oggi è più utile di prima. Oggi ai maschi che stanno crescendo, che stanno diventando grandi, arriva praticamente da ogni parte una sorta di incoraggiamento a scusarsi per essere come sono. Claudio Risé fa una fenomenale fotografia del fenomeno, e un’analisi del suo sviluppo e delle conseguenze, e reclama l’urgenza di ridare centralità alla dimensione selvatica del maschio, perché come diceva Leonardo da Vinci, “selvadego è colui che si salva”, fisicamente e spiritualmente, proprio grazie al contatto con la natura profonda. Il selvatico è colui che, senza chiedere aiuto a Stati, burocrazie, enti che pretendono di salvare le persone anche invadendo la loro vita familiare, sessuale, religiosa, cerca di salvarsi da solo e, assumendosene la responsabilità, diventa capace di rifiutare la mercificazione dei rapporti e la cultura dello scarto, imparando il dono di sé e il servizio all’altro.
Come ho detto, lo sto leggendo, e devo ancora arrivare alla fine, ma la chiave di lettura della nostra cultura mi sembra interessantissima, e davvero centrale a capire le radici della nostra crisi culturale: madri onnipresenti, dominanti, non arginate da figure maschili forti, figli iperprotetti (pensate con quale ansia oggi una mamma, e mi ci metto anche io, manderebbe il figlio a fare il militare) e soggetti a un eterno maternage, padri assenti. Anche il padre padrone violento è espressione di una cultura in cui il maschile non è adeguatamente separato dal femminile, dice Risé – e la trovo una riflessione interessante da fare anche in merito alla violenza maschile – terrorizzato dalla prospettiva che la vita possa sfuggire al suo controllo, “un tipo di padre sempre più diffuso oggi, anche per l’attuale confusione tra i due generi e la pulsione orale a divorare e incorporare gli oggetti d’amore proposti dalla società industriale e del consumo”. Molto originali poi gli spunti per una lettura economica del fenomeno, del fatto cioè che un uomo non selvatico, addomesticato e non autonomo sia un perfetto consumatore da intrattenere con ogni sorta di svago e distrazione.
Non vedo l’ora di andare avanti col libro, anche perché sbirciando (non ho il lato oscuro di Harry, che quando comprava un libro andava a vedere le ultime pagine così in caso di morte sapeva già come finisse, ma vorrei divorarlo e ho poco tempo) ho visto qual è il modello di vera virilità proposto, ed è un modello che anche a me piace molto. Vi rovino la sorpresa se dico che è Gesù?
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