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martedì 8 dicembre 2015

Il dolce Natale cristiano

LA GRAZIA E NON LA RIVOLUZIONE

Pubblichiamo l'editoriale del numero di Dicembre 2015




LA GRAZIA E NON LA RIVOLUZIONE
Editoriale "Radicati nella fede" - Anno VIII n° 12 - Dicembre 2015

  Il Natale cristiano pone il principio della grazia. Dio viene sulla terra, si fa uomo, per caricarsi del peccato degli uomini e pagare sulla Croce il prezzo del nostro riscatto.

 La redenzione è opera di Gesù Cristo, Dio fatto uomo; è opera del suo sacrificio, della sua Croce, che continua nel tempo con il sacrificio propiziatorio che è la Messa cattolica.

 Non ci possiamo salvare con le nostre forze, nessuno può riscattare se stesso; nessuno può, con la propria azione, darsi la vita eterna. Tutto il nostro desiderio di bene, fosse anche in noi sincero e puro, non ci salverà senza la grazia di Cristo, senza la grazia di Dio.

 Il principio della grazia non solo deve essere all'inizio di ogni nostra considerazione, ma deve essere il criterio di giudizio e il principio operativo di ogni azione che voglia dirsi cristiana, cioè vera ed efficace.

 Si susseguono in questi giorni le notizie di scandali continui in Vaticano e nella Chiesa, scandali che coinvolgono i Pastori del gregge di Dio; scandali che fanno male, che creano sconcerto e inciampo, e che rendono ancora più deboli difronte alle drammatiche violenze del terrorismo.

 Fermo restando che molto di ciò che è propagandato va verificato, ci sentiamo in dovere di dire una parola su tutto questo, una parola che pensiamo cristiana, e lo facciamo applicando, appunto, il principio della grazia.

 Occorre innanzitutto non cadere in una falsa analisi che nasce dal mondo e non da Dio: non è innanzitutto la Curia Romana ammalata che infetta la Chiesa, ma è la Chiesa ammalata, e gravemente da troppi anni, che ammala anche la Curia.

 Una Chiesa sconquassata dalla mancanza di dottrina chiara, che ha cullato al suo interno tanti covi di eresia, formale o meno non importa, ha prodotto i suoi Pastori, confusi e deboli.

 Una Chiesa che ha giocato con la morale, parlando di una facile misericordia che omette le conseguenze devastanti del peccato, ha espresso i suoi “quadri dirigenti” a sua immagine e somiglianza. Certo, nella Chiesa il male c'è sempre stato, è frammisto come la zizzania al buon grano, da sempre; Gesù ce lo ricorda nelle sue parabole (Mt 13, 24-30), ma come negare che ora la misura è veramente troppa?

 Una Chiesa, infettata dal desiderio di essere al passo con la modernità, ha prodotto una Curia mondana.

 Una Chiesa, preoccupata di un facile consenso, ha prodotto, troppe volte, Pastori dediti all'immagine e non alla sostanza della santità.

 Una Chiesa, americanizzata nell'attivismo (che si chiama appunto “Americanismo”, vedi Enciclica di Leone XIII), ha prodotto Pastori che hanno fatto delle “pubbliche relazioni” un sostitutivo alla preghiera e alla penitenza, che sole hanno valore di intercessione.

 Insomma, una Chiesa moderna, sì tanto moderna, produce una Curia mondana, troppo e solo umana.

 E l'umano, lasciato a se stesso, produce peccato, di ogni genere.

 Dobbiamo però stare attenti, molto attenti: non possiamo assumere, per reazione, un criterio protestante per riformare la Chiesa. I Protestanti hanno preteso di riformare la Chiesa facendo battaglie “purificatrici”, attaccando i vertici, la Curia Romana, i Pastori, pensando così di inaugurare  una “nuova Chiesa”. Così facendo i Protestanti hanno di fatto distrutta la Chiesa e non hanno più ritrovato Cristo.

 E' il principio del Naturalismo, che pensa di purificare la casa di Dio con il mezzo umano della lotta alla struttura.

 E' il metodo che, inaugurato dall'eresia protestante, è passato poi ad ogni Rivoluzione: far fuori gli “impuri” per migliorare la società.

 E' il principio che fonda tutte le dittature, quelle di ogni colore, tutte iniziate per migliorare il mondo, per reagire alla corruzione.

 Basta però scorrere le pagine di qualsiasi manuale di storia per sapere, con certezza, che il “mondo migliore”, inaugurato da ogni Rivoluzione purificatrice, è sempre stato peggiore di quello di prima. Manca alla Rivoluzione il principio, il metodo della grazia: l'uomo nel suo orgoglio ferito vuole migliorare il mondo con le sue forze, ma finisce col distruggere l'opera di Dio.

 Il principio della grazia, inaugurato dal Natale di Cristo, pone invece all'inizio la santificazione personale.
 La Chiesa va male perché tu hai peccato. E' il tuo peccato che contribuisce al male del mondo; e sarà la tua conversione, la tua santificazione, che farà respirare la Chiesa e la purificherà.

 Anche qui stiamo attenti a non ricadere, anche desiderando la santità, nel Naturalismo: non ci saranno conversione e santità possibili se ci appoggeremo al solo nostro sforzo; occorre partire dagli strumenti della grazia che sono i sacramenti, accompagnati dall'unica dottrina di verità comunicata dalla Rivelazione.

 Non ci sarà santità possibile, continuiamo a ripeterlo, se non ai piedi del Calvario dove Cristo ci santifica.

 Non ci sarà purificazione possibile per la Chiesa, per te e per tutti, se non ai piedi del Calvario di oggi, che è l'altare dove è celebrato il Divino Sacrificio.

 La battaglia per la Messa tradizionale, che continuiamo a compiere, si inserisce in
questo principio della grazia che, unica, salverà le anime.

 Voler purificare la Chiesa senza la Messa cattolica è una tragica illusione.

 Purificare la Chiesa senza tornare alla Messa di sempre, la Messa che ha fatto i santi, la Messa che non rincorre affannosamente la modernità, equivale all’errore di un nuovo Pelagianesimo, che produrrà cadaveri dove dovevano sorgere anime salvate dalla conversione.

 Che il Natale di Cristo faccia sorgere un popolo di umili che, riconoscendosi peccatori, si abbeverano alla grazia di Cristo.

 Faccia sorgere questo popolo per la pace di tutti; Pastori e gregge rinascano alla grotta di Betlemme, che è già Calvario, che è già il luogo della grazia che salva.

 Pastori e gregge rinascano nella Messa della tradizione, che parla con purezza della grazia che salva; e che dà le condizioni perché questa grazia produca i suoi frutti di santità.

 Allora sarà la Riforma, quella vera.


domenica 16 dicembre 2012

NOVENA DI NATALE

NOVENA DI NATALE



I cantori intonano: Regem venturum Dominum, venite adoremus.
Il coro risponde: Regem venturum Dominum, venite adoremus.

I cantori cantano le seguenti profezie:
Jucundare, filia Sion, et exulta satis filia Jerusalem. Ecce Dominus veniet, et erit in die illa lux magna, et stillabunt montes dulcedinem, et colles fluent lac et mel; quia veniet Propheta magnus, et ipse renovabit Jerusalem.
Coro: Regem venturum Dominum, etc.

Cantori: Ecce veniet Deus et Homo de domo David sedere in throno, et videbitis, et gaudebit cor vestrum.
Coro: Regem venturum Dominum, etc.

Cantori: Ecce veniet Dominus, protector noster, Sanctus Israél, coronam regni habens in capite suo: et dominabitur a mari usque ad mare, et a flumine usque ad terminos orbis terrarum.
Coro: Regem venturum Dominum, etc.

Cantori: Ecce apparebit Dominus, et non mentietur: si moram fecerit, expecta eum, quia veniet et non tardabit.
Coro: Regem venturum Dominum, etc.

Cantori: Descendet Dominus sicut pluvia in vellus, orietur in diebus ejus justitia et adundantia pacis, et adorabunt eum omnes reges terrae, omnes gentes servient ei.
Coro: Regem venturum Dominum, etc.

Cantori: Nascetur nobis parvulus, et vocabitur Deus fortis: ipse sedebit super thronum David patris sui, et imperabit; cujus potestas super humerum ejus.
Coro: Regem venturum Dominum, etc.

Cantori: Bethlehem, Civitas Dei summi ex te exiet Dominator Israél; et egressus ejus sicut a principio dierum aeternitatis, et magnificabitur in medio universae terrae, et pax erit in terra nostra dum venerit.
Coro: Regem venturum Dominum, etc.

Nella vigilia della Natività i cantori aggiungono :
Crastina die delebitur iniquitas terrae, et regnabit super nos Salvator mundi.
Coro: Regem venturum Dominum, etc.

Cantori: Prope est jam Dominus.
Coro: Venite, adoremus.

CANTICO RESPONSORIALE
Quindi si canta alternativamente

Laetentur coeli, et exultet terra, * jubilate montes laudem.
Erumpant montes jucunditatem, * et colles justitiam.
Quia Dominus noster veniet, * et pauperum suorum mìserebitur.
Rorate, coeli, desuper, et nubes plant Justum, * aperiatur terra, et germinet Salvatorem.
Memento nostri, Domine, * et visita nos in salutari tuo.
Ostende nobis, Domine, misericordiam tuam, * et salutare tuum da nobis.
Emitte Agnum, Domine, diminatorem terrae, * de petra deserti ad montem filiae Sion.
Veni ad liberandum nos, Domine, Deus virtutum, * estende faciem tuam et salvi erimus.
Veni, Domine, visitare nos in pace, *ut laetemur coram te corde perfecto.
Ut cognoscamus, Domine, in terra viam tuam, * in omnibus gentibus salutare tuum.
Excita, Domine, potentiam tuam, et veni, * ut salvos facias nos.
Veni, Domine, et noli tardare * relaxa facinora plebi tuae.
Utinam dirumperes coelos, et descenderes; * a facie tua montes defluerent.
Veni, et estende nobis faciem tuam, Domine, * qui sedes super Cherubim.
Gloria Patri, etc.

CAPITOLO
Praecursor prò nobis ingreditur Agnus sine macula secundum ordinem Melchisedech, * Pontifex factus in aeternum, et in saeculum saeculi * Ipse est Rex justitiae, cujus generatio non habet finem. Deo gratias.

INNO
En clara vox redarguit,
Obscura quaeque personans
Procul fugentur somnia:
Ab alto Jesus promicat.

En Agnus ad nos mittitur
Laxare gratis debitum;
Omnes simul cum lacrymis
Precemur indulgentiam

Beatus Auctor saeculi
Servile corpus induit:
Ut carne carnem liberans,
Ne perderet quos condidit.

Castae Parentis viscera
Coelestis intrat gratia:
Venter puellae bajulat
Secreta, quae non noverat

Domus pudici pectoris
Templum repente fit Dei:
Intacta nesciens yirum,
Concepit alvo Filium.

Deo Patri sit gloria,
Ejusque soli Filio,
Cum Spiritu Paraclito
In saeculorum saecula. Amen.

Al Magnificat si canta una dette seguenti Antifone :


16 Dicembre. - Ecce veniet Rex Dominus terrae et ipse auferet jugum captivitatis nostrae.
17. - O Sapientia, quae ex ore Altissimi prodiisti, attìngens a fine usque ad finem, fortiter, suaviterque disponens omnia, veni ad docendum nos viam prudentiae.
18. - O Adonai et Dux domus Israél, qui Moysi in igne ìlammae rubri apparuisti, et ei in Sina legem dedisti, veni ad redimendum nos in braciaio extento.
19. – O Radix Jesse, qui stas in signum populorum, super quem continebunt Reges os suum, quem gentes deprecabuntur: veni ad liberandum nos; jam noli tardare.
20. - O Clavis David et sceptrum domus Israèl, qui aperis, et nemo claudit: claudis, et nemo aperit: veni, et educ vinctiim de domo carceris, sedentem in tenebris et umbra mortis.
21. - O Oriens, splender lucis aeternae, et sol justitiae: veni, et illumina sedentes in tenebris, et umbra mortis.
22. - O Rex gentium, et desideratus earum, lapisque angularis, qui facis utraque unum: veni, et salva hominem, quem de limo formasti.
23. - O Emmanuel Rex et Legifer noster, expectatio gentium et Salvator earum, veni ad salvandum nos, Domine Deus noster.
24. - Cum ortus fuerit sol de coelo, videbitis Regem Regum procedentem a Patre tamquam sponsum de thalamo suo.

OREMUS
Festina, quaesumus, Domine, ne tardaveris, et auxilium nobis supernae virtutis impende: ut adventus tui consolationibus subleventur, qui in tua pietate confidunt. Qui vivis et regnas cum Deo Patre in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.