Visualizzazione post con etichetta Eucarestia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Eucarestia. Mostra tutti i post

lunedì 27 marzo 2017

Gesù, amaci, dall' Eucarestia



Gesù amaci, dalla tua Eucarestia
effondi sopra di me la fiamma del tuo Amore.
   Fa' che non ci abituiamo
alle meraviglie della tua Eucaristia.
   Fa' che ogni giorno
restiamo abbacinati
davanti al mistero della tua Passione e Morte.
   Fa' che non discendiamo dall'altare
se non con il cuore in subbuglio,
con il cuore amareggiato
alla vista dell'Amore Crocifisso.
   Fa' che non discendiamo dall'Altare
se non barcollando
per aver preso parte
al più tremendo e al più santo
avvenimento della Storia.
   Non abbandonarci
alla nostra Umanità, o Gesù,
in quel momento
non siamo che peccatori.
p. Mario Borzaga
6 novembre 1958


lunedì 29 febbraio 2016

la bellezza salverà il mondo





TEMPO DI 40 ORE

Gesù amaci, dalla tua Eucarestia
effondi sopra di me la fiamma del tuo Amore.
   Fa' che non ci abituiamo
alle meraviglie della tua Eucaristia.
   Fa' che ogni giorno
restiamo abbacinati
davanti al mistero della tua Passione e Morte.
   Fa' che non discendiamo dall'altare
se non con il cuore in subbuglio,
con il cuore amareggiato
alla vista dell'Amore Crocifisso.
   Fa' che non discendiamo dall'Altare
se non barcollando
per aver preso parte
al più tremendo e al più santo
avvenimento della Storia.
   Non abbandonarci
alla nostra Umanità, o Gesù,
in quel momento
non siamo che peccatori.

p. Mario Borzaga
6 novembre 1958

lunedì 18 gennaio 2016

Comunioni sacrileghe

Vademecum contro le Confessioni e Comunioni sacrileghe 



Oggi più di sempre gli apostoli ci mettono in guardia:

Chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di

questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna.
(1 Corinzi 11:27-29)

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo, meditiamo e diffondiamo questo vademecum per evitare di offendere gravemente il Cuore Sacro del nostro Salvatore accostandoci indegnamente ai santissimi sacramenti del Perdono e dell’Eucarestia.
Troppi cristiani rischiano l’inferno (questo misconosciuto e miscreduto, ma tremendo, biblico e realissimo pericolo!) e feriscono gravemente il Cuore del nostro Signore, senza nemmeno rendersene conto!
Per ricevere in modo degno e non sacrilego il Cuore del Nostro Dio, nella Sacra Comunione, dobbiamo tutti essere:

1. In Grazia, ossia non in peccato mortale. Dobbiamo prima confessarci, con sincero pentimento e proponimento di non ricadere, se abbiamo infranto uno solo dei dieci comandamenti, o praticato spiritismo, predizioni del futuro, adulterio, aborto, menzogne, affiliazioni a massoneria o altre sette e sessualità cattiva (altra grande misconosciuta: abusare del dono del sesso in amore e dono totale, praticandolo per lussuria al di fuori del santo matrimonio e del disegno di procreazione del nostro Creatore).
Non facciamoci ingannare: Dio non è soggetto alle mode dei tempi: “Egli è lo stesso ieri, oggi e sempre!” (Ebrei 13:8; vedere anche Isaia 43:13).
Se siamo divorziati risposati o separati conviventi con un’altra persona dobbiamo attingere al fiume di grazie spirituali di una santa Messa ben partecipata, ma NON dobbiamo commettere il sacrilegio di ricevere la sacra Comunione.
Invece i separati – non conviventi con altri – e gli/le abbandonati/e che rifiutano il divorzio dal loro coniuge possono accedere alla santa Comunione, a condizione che vivano in castità fino all’eventuale ricongiungimento col legittimo/a consorte, con un dovuto cammino di fede e di riparazione d’un eventuale male commesso al coniuge.
Non trattiamo con disprezzo Dio, che ha sancito l’indissolubilità del matrimonio per bocca di Gesù in persona: “Egli disse loro: «Chiunque manda via sua moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se la moglie ripudia suo marito e ne sposa un altro, commette adulterio” (Marco10:11-12).

Allora gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?». Ed egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola? Così che non sono più due, ma una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi». Gli obiettarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e mandarla via?». Rispose loro Gesù: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così. Perciò io vi dico: Chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa un’altra commette adulterio».
(Matteo 19:3-9)

2. In Amore di Dio e del prossimo: non dobbiamo avere odio per nessuno (nella volontà: il cuore non possiamo comandarlo, ma con la volontà sincera dobbiamo perdonare e pregare il bene di chi ci ha fatto del male. Non possiamo accostarci al Cuore di Dio che è Amore e Perdono, se non vogliamo noi stessi perdonarci o farci perdonare da chi abbiamo offeso).

3. In fede: dobbiamo credere che stiamo per ricevere Dio in persona e il Suo Amore salvifico, nell’Ostia consacrata: se in cuor nostro dubitiamo di questo o di altri dogmi di fede, dobbiamo prima parlarne con un direttore spirituale e pregare lo Spirito Santo per il dono della fede piena e senza eresie.

4. In sommo rispetto e gratitudine: dobbiamo rispettare il digiuno eucaristico (almeno 1 ora prima non dobbiamo bere o mangiare nulla a parte l’acqua; almeno 15 minuti prima nel caso invece si sia molto malati).
Trattiamo il Signore da Signore!
Anche se è tragicamente permessa (per colpa della massoneria ecclesiastica) la comunione nella mano (che è una profanazione!), chiediamoci: “Quanto rispetto e devozione dimostro al Dio altissimo che mi si dona in cibo, se lo ricevo come fosse un cracker? Se cadesse il velo dai miei occhi e potessi vederlo in tutta la Sua gloria che fa prostrare a terra gli angeli, Lo riceverei davvero come fosse una patatina fritta, o piuttosto con la massima devozione, in ginocchio e senza mani? E quanto devo fermarmi, dopo, a ringraziarLo nel mio cuore, pregandolo di perdonare le mie mancanze e colpe passate, Amandolo pieno di gratitudine, adorandolo in silenzio e chiedendogli di trasformarmi in un suo vero seguace? (invece di andarmene come niente fosse o, peggio, fermarmi in chiesa a chiacchierare, appena il sacerdote conclude la sacra Messa)”.

Accostiamoci al confessionale con regolarità, come una casa e un corpo fisico vanno con regolarità lavati da polvere e sporco. E facciamolo con fede, buon esame di coscienza basato sui dieci comandamenti e sul vangelo, con sincero pentimento, senza nascondere nessun peccato che ricordiamo (sarebbe sacrilegio!), con sincero proposito di non ricadere e fuggire le occasioni prossime di peccato. E volontà di riparazione al male fatto.
E solo dopo uniamoci in Amore al Dio-Amore che si fa cibo di Vita eterna per noi.
Altrimenti, ci avvertono i santi, se ci confessiamo come fosse un andare in lavanderia, senza vero pentimento, o peggio se non ci confessiamo mai o di rado, o se andiamo a ricevere il Cuore di Cristo-Eucarestia senza il sacro rispetto a Dio dovuto, trattiamo Cristo da re finto, da re da burla, come i soldati romani lo trattarono 2000 anni fa, vestendolo da re, coronandolo di spine, inginocchiandosi davanti a Lui salutandolo come un re, per deriderlo, e poi lo prendevano a schiaffi, sputi e bastonate sul suo sacro capo!
Trattiamo il nostro Salvatore, da Vero Re dei re!
Basta con l’”ateismo cristiano”!

martedì 6 ottobre 2015

La felicità sessuale non esiste



La felicità sessuale non esiste. Lasciate le illusioni.

   

“Oggi una mia alunna di Terza ha pianto e vomitato tutto il giorno: la madre, dopo essere stata cacciata di casa dal marito che ha scoperto che la tradiva, se n’è andata con l’amante. Ieri la figlia chiama la mamma (che non si faceva sentire da settimane!) e lei dice alla figlia: per me potete crepare tutti, tu, tuo padre, tua sorella! Questo mondo ha bisogno di una sola medicina: zolfo e fuoco”. Mi scrive una mail l’amico Marletta, che è insegnante.
Sui giornali, ecco le foto di “Monsignor” Charamsa mentre appoggia la testolina vezzosa sulla spalla del suo “fidanzato Eduard”, si dichiara una sposina “felice” e annuncia il suo programma militante: “Una coppia di lesbiche o di omosessuali deve poter dire alla propria Chiesa: noi ci amiamo secondo la nostra natura e questo bene del nostro amore lo offriamo agli altri, perché è un fatto pubblico, non privato…Sì, vorrei dire al Sinodo che l’amore omosessuale è un amore familiare, che ha bisogno della famiglia. Ogni persona, anche i gay, le lesbiche o i transessuali, porta nel cuore un desiderio di amore e familiarità. Ogni persona ha diritto all’amore e quell’amore deve esser protetto dalla società, dalle leggi”.
La mammina e il culatoncino clericale hanno conquistato la loro libertà sessuale, il diritto di “vivere la propria vita”. La conquista comporta spezzare cuori di bambine e dignità di fedeli, rifiuto di ogni responsabilità prima che di ogni decenza. Ma che importa, è la ricerca della felicità. E non sono soli. Anzi, la ricerca della felicità sessuale è uno degli standard di massa. Il viagra ha dato ai vecchietti una nuova stagione di godimenti con thailandesi e cubane, le impiegate milanesi e tedesche vanno a cercarsi i negretti ai Tropici, i matrimoni (ormai rarissimi) si rompono in tre anni per inseguire un nuovo amore. E poi un altro, e un altro. Omo, magari. O trans.

Non è nemmeno colpa loro. La libera e gioiosa conquista del sesso senza tabù è una delle promesse – ed uno dei condizionamenti – di quello che è stato definito “il capitalismo della seduzione”. Così un marxista pensante, Michel Clouscard, ridefinì negli anni ’80 quel che noi chiamiamo “consumismo”. Nel nuovo capitalismo, innescato in Europa dal piano Marshall, Clouscard vide un metodo (americano) di “dressage” del cittadino fatta apposta per preservare in lui, da adulto, la funzione di consumo propria dell’età infantile; si tratta (scrisse, usando termini psicanalitici) di mantenere il “principio di piacere” a detrimento del “principio di realtà”; attraverso una ‘educazione’ sempre più ludica, il cittadino europeo adulto e responsabile (e troppo frugale e risparmiatore, per il marketing) del passato viene mutato nell’essere “emancipato” in cui il desiderio di consumare è diventato potente come un bisogno. La promessa, l’incitamento che viene da tutti i megafoni controllati, tv, pubblicità, Hollywood, è: “Minimo sforzo per il massimo del piacere. Divertirsi nell’istante presente, senza passato né futuro. Un’industria della voluttà al servizio dei nostri desideri: desideri, beninteso, condizionati, predeterminati. Desideri che l’industria del superfluo s’è preparata a soddisfare.
Perché prima c’erano “famiglie e lavoratori” che richiedevano beni di sussistenza e strumentali per migliorare la vita quotidiana delle famiglie in quanto famiglie, dei lavoratori in quanto lavoratori. Ma ciò non bastava più al capitalismo sovra-produttore: bisognava gabellare a milioni oggetti futili, perituri, ricreativi – marchi, griffes, mode in rapido deperimento, oggetti di culto. Tutto “un gigantesco apparato di incitamenti estetici, economici, politici” incitanti alla “Liberazione e al “godimento”, attraverso l’acquisto di oggetti “mitici” che ti segnalano come uno che “è”,m che esiste. Naturalmente, per riuscire, il gioco doveva togliere alla gente – appunto – l‘essere.
Il fondamento intimo di certezze e di valori, di storia comune e personale, di educazione al carattere,  su cui fondava la propria dignità profonda. Tolto questo, si possono offrire agli svuotati “godimenti epidermici, orgasmi corrotti” che sono “anestetici” per   attutire la mancanza del fondamento, sordo dolore affondato nell’anima. “Il capitalismo ha fabbricato veleni per meglio vendere i suoi rimedi” illusori. Del resto adulti con “io” da adolescenti sono anche “elettori dalle ambizioni servili, schiavi che si credono liberi, resistenti collaborazionisti”, disertori dalla cittadinanza politica con le sue responsabilità: l’ideale, per i padroni. Il capitalismo ha inventato la società libidinale che ci cresce attorno, e infatti i “diritti” che chiediamo sono “diritto al piacere”, mentre ci i tolgono quelli politici e del lavoro.


porno-spose in chiesa
porno-spose in chiesa

Clouscard (strano, per un marxista) denunciava che da questa società libidinale una cosa era esclusa: l’amore. “L’amore conformato sulla durata e non sul parossismo, l’amore sul quale le famiglie si costruiscono e si fortificano”, dove la responsabilità “è una fonte di autonomia e di gioia” oltre che un “insegnamento del reale contro i nostri fantasmi” – più precisamente, i fantasmi di desideri instillatici dal sistema, dalla pubblicità, dalla pornografia…
Naturalmente la liberazione sessuale viene esaltata e prescritta per compensare anche quel vuoto. La felicità sessuale è quella che insegue il monsignorino finocchio finalmente “libero”, la mammina che abbandona le figlie e “potete crepare tutt’e due, tu e tua sorella”. Il pretino pretende dalla Chiesa “il diritto di amare secondo la mia natura”.
“Ogni persona ha diritto all’amore e quell’amore deve esser protetto dalla società, dalle leggi. Ma soprattutto deve essere curato dalla Chiesa. Il Cristianesimo è la religione dell’amore: è ciò che caratterizza il Gesù che noi portiamo al mondo. Una coppia di lesbiche o di omosessuali deve poter dire alla propria Chiesa: noi ci amiamo secondo la nostra natura e questo bene del nostro amore lo offriamo agli altri, perché è un fatto pubblico, non privato, e non è una ricerca esasperata del piacere».
E’ la prova che la lussuria fa’ straparlare, perdere la ragione. Però è questa la richiesta imperiosa che “sale dalla società”, e distrugge tutto: sesso, vogliamo sesso! Sesso per compensare il vuoto di senso, di finalità.
Orbene, vorrei dire una cosa. Che viene non dall’alto della mia esperienza, ma dal basso di una vita con esperienze di cui mi vergogno, perché anch’io sono condizionato come voi dalla società libidinale e dai suoi agenti.
La cosa è: la felicità sessuale, ragazzi, non esiste. Esiste sì il piacere sessuale, ma non confondiamo. Quella che cerca il culatoncino clericale in turgore e sentimentalismo, è la “felicità” attraverso il sesso. Che non c ‘è e non può esserci. Non si costruisce, sull’attrazione sessuale, come non si costruiscono case sull’acqua. Va e viene, cambia, non si soddisfa mai. La promessa che vi ha fatto il sistema, ossia che se reclamate i vostri “diritti” al piacere e abbattete gli ultimi tabù, vivrete felici col vostro compagno” o il vostro amante, è un inganno. Un inganno puro e semplice,. Rovinoso per gli effetti: vedi gli omicidi di donne “liberate” che rompono famiglie, dove naturalmente lei è colpevole quanto lui (l’uomo senza nerbo, che vive l’abbandono come lo scacco del suo “io” sessuale, uno scacco senza rimedio, perché non ha altro che il sesso, nella vita). Provate a guardarvi attorno, voi donne: a vedere cosa ci avete guadagnato dalla vostra liberazione sessuale. Io ho l’impressione che abbiate guadagnato la schiavitù sessuale. Il bisogno di esibirvi, dai 10 anni un su, come oggetti sessuali, perché altrimenti restate sole..e a 40 anni, che facce infelici, disperate sotto il fisico palestrato, tatuato e pronto per il sesso. La liberazione vi ha liberato dalla verginità; ebbene, una volta che tutte “la danno” con facilità, siete intercambiabili, nessuno cerca in voi l’unica, la sola. I figli, non li avrete.


"Sposina"
“Sposina”

Quanto all’uomo, che uomo è? Un’ameba in cerca di consumi sessuali, col viagra da una certa età in poi. Non gli interessate, è vero; ma nemmeno lui è interessante: è standard, è banale, intercambiabile, è uno che non ha profondità né responsabilità, né carattere né fermezza. Perché non ha scopo nella vita. Sono virtù (parola antiquata) che il sistema ci ha fatto spregiare, a cui nessuna mamma ci ha più educato. Perché l’educazione alla responsabilità, alla contenutezza, alla decenza e al pudore, non sono più praticate.
Oggi l’aspirazione è “fare l’amore come animali”. Ma notate, gli animali fanno l’amore molto poco,stagionalmente, nelle settimane dell’estro. E poi, solo il maschio alfa si sceglie le femmine (al prezzo gravoso di una continua sorveglianza e pesante machismo); gli individui beta, gamma eccetera vivono nella miseria sessuale, non ne fanno o lo fanno di straforo. Perché nemmeno in natura sulla lussuria si costruisce nulla. Il pretino però ci crede. Vedremo fra due mesi se è ancora col “compagno”. Altro che bestie, siete.


Don Antonio Dell'Olio oltraggia il Sacramento dell'Eucarestia e si fa benedire da due lesbiche


mercoledì 7 gennaio 2015

Comunione sulla mano o sui guanti di lana

La Comunione sulla mano: 

da profanazione ad eccezione, 

da eccezione a regola


Comunione-con-tutti-mani

di Massimo Micaletti
Prendereste in mano, anche solo per un istante, la cosa più preziosa, pura ed incontaminata  che esista al mondo? E se invece che una cosa fosse una persona, vi sentireste degni di farlo?
Eppure ciò avviene ormai ordinariamente ogni Domenica, quando un fedele prende la cosiddetta “Comunione sulla mano”.
Sorvoliamo sulle vicende che hanno portato all’approvazione, anche da parte della CEI, di questa prassi di matrice protestante: si è trattato di un vero e proprio … colpo di mano che ha portato all’accettazione dell’inaccettabile.
Sorvoliamo pure sul fatto che esistono alcune pratiche rituali, per così dire “cattoliche”, che hanno quale presupposto indefettibile l’assunzione dell’Eucarestia nelle mani: ad esempio, il rito neocatecumenale, mai approvato dalla Chiesa ed anzi espressamente disapporvato da Papa Ratzinger nell’aprile 2012 eppure tollerato in ogni parte del mondo, che prevede che il Presbitero dia a ciascuno un pezzo di pane e che tutti insieme lo si metta in bocca nel medesimo momento.


Sorvoliamo anche su tutte le obiezioni che da sempre si muovono a tale prassi. Basti ricordare che essa, adottata nei primi tempi del cristianesimo, è stata immediatamente bandita non appena si è compreso l’immenso valore della Particola consacrata: per effetto della Transustanziazione, infatti, essa diviene Corpo di Nostro signore Gesù Cristo, quanto di più prezioso ci sia dato di vivere e vedere su questa terra, in questa vita. L’idea di prendere il Corpo di Cristo in mano per portarlo alla bocca viene ripresa dal Protestantesimo nel Secolo XVI, quale naturale conseguenza del fatto che i protestanti non credono nella Transustanziazione (con buona pace di ecumenisti e sincretisti d’assalto); similmente, viene immediatamente adottata da tutte quelle eresie cristiane, alcune eradicate dalla Chiesa, altre prosperanti in essa, che non credono che con la Consacrazione dietro l’apparenza del pane s’inveri la sostanza della carne del Salvatore. Non a caso, se ne è riparlato solo negli Anni Sessanta, a cominciare dall’Olanda per poi estendersi a Francia e Belgio, con la tolleranza dei Vescovi locali.
 Dopo il Concilio, diversi Pontefici hanno ammonito sull’Eucarestia nelle mani sebbene, come ormai prassi di molta della produzione postconciliare, all’enunciazione della norma si affianchino eccezioni dagli indistinti contorni, che però pur sempre eccezioni sono.
Paolo VI, nel documento “Memoriale Domini”[1] del 1969, dopo una ricca e documentata esposizione sulla necessità e conformità della Comunione in bocca, introduce la possibilità del ripristino dell’uso sulle mani. Leggiamo il passo in questione.
“Se poi in qualche luogo fosse stato già introdotto l’uso contrario, quello cioè di porre la santa Comunione nelle mani dei fedeli, la sede apostolica, nell’intento di aiutare le Conferenze Episcopali a compiere il loro ufficio pastorale, reso non di rado ancor più difficoltoso dall’attuale situazione, affida alle medesime conferenze il compito di vagliare attentamente le eventuali circostanze particolari, purché sia scongiurato ogni pericolo di mancanza di rispetto all’eucaristia o di deviazioni dottrinali su questo Santissimo Sacramento, e sia eliminato con cura ogni altro inconveniente.
In questi casi, per un’opportuna normativa del nuovo uso, le Conferenze Episcopali, esaminata con prudenza la cosa, prenderanno le loro deliberazioni con votazione segreta, a maggioranza di due terzi, e presenteranno poi il tutto alla Santa Sede, per averne la necessaria conferma, allegandovi una accurata esposizione dei motivi che le hanno indotte alle deliberazioni stesse. La Santa Sede vaglierà con cura i singoli casi, tenendo anche presenti i rapporti che uniscono le varie Chiese locali tra di loro, e ognuna di esse con la Chiesa universale, per il bene comune, per la comune edificazione, e per l’incremento di fede e di pietà che il vicendevole esempio reca e promuove”.
Ora, questo passo pone diversi problemi, ne rileviamo soltanto due: la constatazione che l’ufficio dei Vescovi sia “reso non di rado ancor più difficoltoso dall’attuale situazione”, come a concedere la prassi della Comunione in mano quale strumento di facilitazione di un contesto complicato ed a prendere atto che la violazione è invalsa e tollerata; e la disposizione che nelle singole Conferenze Episcopali la votazione sul punto sia assunta “a votazione segreta”, sebbene con una maggioranza qualificata.
Ciò detto, nell’Istruzione l’ipotesi della Comunione nelle mani viene ristretta a “particolari circostanze” che devono essere “attentamente vagliate” dalle Conferenze. Si tratta quindi di una possibilità riservata a casi eccezionali, anche se francamente non ci viene in mente una situazione in cui un fedele potrebbe assumere l’Eucarestia soltanto nel palmo e non direttamente in bocca.
 Per quanto riguarda la CEI, il relativo documento è il Decreto del 1989[2] e non individua alcuna condizione o circostanza particolare per accedere alla Comunione in palmo. Tale nuovo uso viene considerato in tutto e per tutto equivalente a quello invalso: “Il modo consueto di ricevere la comunione deponendo la particola sulla lingua rimane del tutto conveniente (ci mancherebbe, verrebbe da dire. Ma non dimentichiamo che un paio di decenni prima era stata di fatto resa fuorilegge la Messa di sempre, perciò forse la precisazione non è del tutto pleonastica, n.d.r.) e i fedeli potranno scegliere tra l’uno e l’altro modo”.
Il solo requisito per accedere alla nuova prassi è che il fedele si sia lavato le mani e che abbia partecipato ad una “congrua catechesi, che illustri i vari punti della presente istruzione e in particolare il significato della nuova prassi”: qualcuno ha mai frequentato questa “congrua catechesi”? Qualcuno ne ha mai sentito parlare? Qualche Sacerdote si è mai accertato che il fedele cui consegna il Corpo di Cristo abbia frequentato tale formazione? Vengono rilasciate patenti? Attestati? E se un fedele prendesse la Comunione sulla mano senza aver frequentato la “congrua catechesi”, il Sacramento è valido o no?
In un passo estremamente eloquente, lo stesso Decreto recita: “La Chiesa ha sempre riservato grande attenzione e riverenza all’eucaristia, anche nel modo di avvicinarsi alla mensa e ricevere la comunione. Particolarmente appropriato appare oggi l’uso di accedere processionalmente all’altare ricevendo in piedi, con un gesto di riverenza, le specie eucaristiche, professando con l’«Amen» la fede nella presenza sacramentale di Cristo“. Non c’è alcun cenno all’inginocchiarsi all’Eucarestia, che deve anzi essere assunta in piedi facendo un signorile inchino. In un simile contesto, tutto si spiega.
 Forse, se si considerassero per un attimo soltanto l’importanza ed il valore della Particola consacrata, “ogni ginocchio si piegherebbe”, e nessuno si sentirebbe degno di tenerla nelle mani, neppure per pochi istanti. E gli inchini resterebbero a protestanti e assimilati.

[1]    http://www.santuariodivinamaternita.com/Sito/Documenti/MemorialeDomini.pdf


[2]   http://www.preghiereagesuemaria.it/sala/decreto%20cei%20sulla%20comunione%20nella%20mano.htm

giovedì 13 novembre 2014

Comunione ai malati

La Comunione ai malati

Un decalogo con indicazioni pratiche per i ministri straordinari






Una sana azione pastorale richiede che il sacerdote non deleghi molto ai ministri straordinari la visita ai malati della sua parrocchia e vada più spesso a trovarli.

Si deve tener conto del fatto che questi malati hanno bisogno di sacramenti, come la penitenza e, se è il caso, l'unzione dei malati, che solo il presbitero può amministrare.

Credo che molti malati ringrazieranno per il fatto di vedere che il parroco li tratta con affetto e si interessa sinceramente a loro, per non avere l'impressione che quando arrivano all'anzianità o alla malattia non interessano più.

In molte occasioni, però, per cause legittime, il sacerdote si vede costretto a ricorrere ai ministri straordinari per portare la Comunione ai malati nelle loro case.



È così che molti ministri straordinari compiono un'opera di misericordia assai meritevole, come quella di visitare i malati, oltre a portare a tanti malati e anziani la vera consolazione: l'Eucaristia.

I ministri straordinari della Santa Comunione che hanno l'incarico di portare l'Eucaristia ai malati, agli anziani o alle persone che hanno altri impedimenti possono essere aiutati da queste indicazioni:

1.- Il ministro straordinario della Comunione cercherà di andare accompagnato almeno da un'altra persona matura e dalla retta condotta.

2.- Evitare di portare la Santa Comunione ai malati senza l'espressa autorizzazione del parroco.

3.- Per svolgere questa funzione, ogni ministro straordinario deve avere un porta-viatico in cui porterà con dignità e reverenza il Corpo di Cristo e una copia del Rituale della Santa Comunione fuori della Messa.

4.- Il ministro straordinario non deve avere accesso diretto al tabernacolo. “Chi ha la cura della chiesa o dell'oratorio, provveda che la chiave del tabernacolo, nel quale è conservata la santissima Eucaristia, sia custodita con la massima diligenza” (Codice di Diritto Canonico, canone 938,5).



5. Il ministro straordinario dovrà istruire in precedenza le persone – e le loro famiglie – che visiterà circa le ragioni di questo servizio straordinario.

6. Dovrà conoscere le persone che va a visitare, e assicurarsi che queste conoscano il giorno e l'ora della visita. Non dovrà assolutamente presentarsi all'improvviso o andare in luoghi in cui la Santa Eucaristia può correre il rischio di una profanazione per indifferenza o altra causa grave.

7. La Santa Eucaristia dovrà essere consegnata al ministro straordinario da un ministro ordinario. Il ministro straordinario non può prendere le sacre specie direttamente dal tabernacolo. Una volta ricevute le ostie, le porterà immediatamente ai malati.

8. Dovrà anche chiedere che nel luogo in cui verrà distribuita la Santa Comunione si prepari un tavolo a mo' di altare, che sarà coperto con un telo bianco e su cui saranno collocati una piccola croce e un cero acceso. Su questo tavolo il ministro straordinario depositerà il porta-viatico con l'ostia sacra al suo interno fino al momento di dare la Comunione alla persona.



9. Al termine della distribuzione della Comunione, se sono rimaste delle ostie, si riporteranno immediatamente in chiesa perché vengano conservate nel tabernacolo. È un abuso contro l'Eucaristia restare con le ostie sacre in casa propria o in un altro luogo. “Non è lecito ad alcuno conservare presso di sé la santissima Eucaristia o portarsela in viaggio, a meno che non vi sia una necessità pastorale urgente e osservate le disposizioni del Vescovo diocesano” (canone 935).
  


10. Quando i ministri straordinari svolgono questo servizio devono, sotto grave responsabilità, dedicarsi solo ed esclusivamente a distribuire la Comunione alle persone che vanno a visitare e non combinare la visita con altre azioni o attività.
  

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]
http://www.aleteia.org/it/religione/articolo/10-indicazioni-per-ministri-eucarestia-5821996722028544

domenica 7 settembre 2014

sinodo: ama e fà ciò che vuoi!

LA CHIESA DEL SINODO: 

SPOSA IMMACOLATA DI CRISTO 

O P. DEL MONDO?

Per i divorziati risposati, anche se si volesse dare l'assoluzione, sarebbe una assoluzione  sacrilega e  invalida poiché non avrebbe come fondamento il pentimento e la volontà di non peccare piú. 



di Gianluca Di Pietro

É stato resa pubblico il documento preparatorio "Instrumentum Laboris" dell'ormai prossimo Sinodo dei Vescovi sulla famiglia, il Sinodo - non neghiamolo! - della Comunione ai Divorziati Risposati.

Ebbene si, voglio cadere deliberatamente nella casistica e, a quanto pare, non sono l'unico: i media e gli stessi prelati sono in balìa di essa.
Solo il Papa sembra non volerci cadere. É davvero così ingenuo?

Il Sinodo sará la prova del nove del Pontificato di Francesco, (.............).

Nemmeno il dogma dell'Infallibilitá Papale potrebbe giustificare ció che non é lecito: «Lo Spirito Santo non é stato promesso perché manifestassero, per sua rivelazione, una nuova dottrina [...]» (Pastor Aeternus). Il mio non é, di certo, l'invito al sedevacantismo, ma é un'analisi attenta delle conseguenze di possibili decisioni moderniste dell'assise episcopale.

E le premesse sembrano far presagire il peggio: nella giornata di ieri, a s. Marta, Papa Francesco ha tenuto una omelia che troppi hanno interpretato come un anticipo delle decisioni del Sinodo. «Il Vangelo é novità, non temiamo i cambiamenti della Chiesa»: in questo modo titola il sito web VaticanInsider.

Sotto il cupolone, pochi metri sopra la Tomba del beato Pietro si terrá la piú strenua lotta tra inferi e cielo, tra prelati ultra-modernisti e quelli che ancora tengono a cuore un briciolo di ortodossia.

La Comunione ai Divorziati non é un fatto puramente disciplinare, né solamente profanazione per la Santa Eucarestia, «senza la quale la Chiesa semplicemente non esiste» (Papa Benedetto XVI), ma anche la demolizione catastrofica del Sacramento della Riconciliazione e, per estensione, del significato stesso del Sacramento. 

I sentimenti di tutti sono: "di fronte all'adultera, Cristo non disse: «Io non ti condanno[...]»? La Chiesa invece che fa? Non é forse questo proibire l'Eucarestia chiudere gli occhi? Non é questo condannare?"

Un ripassino al Catechismo non può che farci bene: la Santa Eucarestia non può essere ricevuta in stato di peccato mortale se non vogliamo bere e mangiare la nostra condanna (Cfr. San Paolo).

Per essere riammessi al "banchetto degli Angeli", é necessario ricorrere al Sacramento della Riconciliazione: affinché la Confessione risulti valida, il sacerdote deve "esigere" dal penitente la contrizione sincera e il proponimento fermo di non commettere piú il peccato. Senza l'uno o l'altro, in parole semplici, Dio non ci perdona. 

Ed ecco che subentra l'episodio tanto citato del Vangelo di San Giovanni. Gli Scribi portano al cospetto di Gesú una donna, colta in flagranza di adulterio. Non era una prostituta: semplicemente una donna che aveva giaciuto con un altro uomo forse per gli stessi motivi per cui oggi così tanti e troppi uomini e donne infrangono la loro prima e indissolubile promessa di matrimonio per unirsi illecitamente con altri.  Mentre tutti avrebbero voluto lapidarla, Gesú, il Cristo, non sentenzia nulla: «Neanche io ti condanno». Ma la frase continua: «Va' e d'ora in poi non peccare piú»: la misericordia di Dio non é automatismo, ma un impegno personale del penitente. Non c'é nessun perdono senza il coinvolgimento in prima persona del fedele.
Non sappiamo cosa abbia fatto dopo quella donna, ma non interessa. Il tanto é stato detto, Gesú ha tenuto la Sua Lezione alle coscienze. 
Per i divorziati risposati, anche se si volesse dare l'assoluzione, sarebbe una assoluzione  sacrilega e  invalida poiché non avrebbe come fondamento il proponimento di non peccare piú. 

Qualcuno potrebbe obiettare: allora, secondo le tue parole, non é da concedersi neppure a coloro che più volte si presentano dal confessore con lo stesso peccato? 
É opportuna una distinzione: il fedele che cade nelle reti dello stesso peccato pecca per fragilitá, come il soldato che si trova di fronte ad un nemico piú forte di lui e ne é vinto; al contrario, il divorziato, a meno che uscito da quel confessionale non abbandoni il concubino, continua a proporre dentro di sé di perseverare nello stesso peccato per cui si chiede l'assoluzione, come il soldato che, nonostante il rimprovero del comandante, decide di adottare la stessa tattica fallimentare per la prossima battaglia. 

Alla luce di questo, concedere l'Eucarestia ai divorziati risposati avrà come effetto, oltre la profanazione della Eucarestia, anche la dissoluzione del significato autentico del Sacramento, che diventa mera ed inutile sovrastruttura, qualcosa di meccanico e non piú l'acquedotto della grazia di Dio che é in grado di "santificarci".

Dal Sinodo c'è il rischio che ne emerga un Chiesa che non sia più Sposa Immacolata di Cristo, non piú Santificatrice, piuttosto Prostituta del mondo.... ma in fin dei conti "é solo casistica"! 

Il Signore sia con la Santa Chiesa e con il Suo Vicario in Terra!

http://radiospada.org/2014/09/la-chiesa-del-sinodo-sposa-immacolata-di-cristo-o-prostituta-del-mondo/