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venerdì 5 febbraio 2016

la fede dei bambini

Pochi bambini a messa,

don Antonio ai genitori:

riflettete sulle vostre responsabilità



Avezzano. I bambini a messa la domenica sono sempre meno e don Antonio Salone, dopo aver visto per l’ennesima volta i banchi semi vuoti scrive ai genitori: riflettete sulle vostre responsabilità. La formazione di un bambino avviene, prima che a scuola e a catechismo, tra le mura domestiche. 


Per questo il parroco dello Spirito Santo, vedendo sempre meno bambini tra i banchi della chiesa, ha deciso di rivolgersi alle mamme e ai papà ricordando i loro doveri. “L’infanzia e l’adolescenza sono tempi privilegiati per interiorizzare valori che poi diventano, nella coscienza, criteri di giudizio circa il bene e il male e le varie scelte della vita”, ha scritto don Antonio, “ma da cosa il fanciullo o l’adolescente percepisce “ciò che vale”? Televisione a parte, i valori vengono appresi dalle parole e dal comportamento dei genitori. Fin dai primi anni infatti il bambino intuisce che i genitori soffrono – talvolta fino alle lacrime – se, ad esempio, lui sta male o se non frequenta con profitto la scuola e che dunque la salute e il buon rendimento scolastico sono cose importanti, sono appunto “valori”.  

Al contrario fanciulli e giovani, che mostrino disinteresse nei confronti di Dio e della pratica religiosa, non avvertono alcun dispiacere sul volto dei genitori, quando addirittura non vi leggono compiaciute giustificazioni! Essi così, con la vostra complicità, maturano la convinzione che la fede in Dio non è un valore e non merita dedicarvi tempo né coltivarla. Scrivo a voi, Papà e Mamme – spinto dalla tristezza di vedere la pur numerosa Assemblea domenicale “povera” di fanciulli e di adolescenti e motivato dalla premura per la formazione cristiana dei miei Fedeli – per invitarvi a riflettere sulla responsabilità che vi assumete davanti a Dio se, trattando con estrema leggerezza la dimensione religiosa dei vostri figli, voi finite con il travasare in loro una sorta di ateismo pratico. 

Togliendo Dio dall’orizzonte dell’esistenza non si ha più una motivazione valida per l’agire morale (“Se Dio non c’è, tutto è permesso!” avverte il grande pensatore russo Dostoevskij). Riflettiamoci, noi che siamo così facili a scandalizzarci per lo scarso senso morale riscontrabile in tutti gli ambiti della società… Riempite i figli di ogni bene materiale (cibo, vestiti, soldi, divertimento, …) ma li svuotate di certezze interiori. Vi preoccupate per la droga, ma siete incomprensibilmente tranquilli di fronte al vuoto interiore che del ricorso alla droga è la causa più profonda e quasi l’anticamera. Tenete presente che il Cristianesimo non è una teoria né una ideologia, ma una concreta relazione vissuta (come, per esempio, quella vigente tra genitori e figli) e alimentata nell’incontro settimanale con il Risorto e con la Comunità del Risorto (= Chiesa) nella S.Messa domenicale. Nel settembre del 2007, nel duomo di Vienna, Papa Benedetto XVI ha pronunciato a questo riguardo una splendida omelia. Ne propongo qualche passaggio alla vostra riflessione. “Cari fratelli e sorelle, Sine dominico non possumus!  Senza il Giorno del Signore non possiamo vivere: così risposero nell’anno 304 alcuni cristiani di Abitene nell’attuale Tunisia quando, sorpresi nella Celebrazione eucaristica domenicale, che era proibita, furono portati davanti al giudice e fu loro chiesto perché avevano tenuto di Domenica la funzione religiosa cristiana, pur sapendo che questo era punito con la morte. “Sine dominico non possumus”. 

Nella parola dominicum/dominico sono indissolubilmente intrecciati due significati: (….) il Risorto, del cui contatto e vicinanza i cristiani hanno bisogno per essere sé stessi. Questo, però, non è solo un contatto spirituale, interno, soggettivo: l’incontro col Signore si iscrive nel tempo attraverso un giorno preciso. (…) Per quei cristiani la Celebrazione eucaristica domenicale non era un precetto, ma una necessità interiore. Senza Colui che sostiene la nostra vita, la vita stessa è vuota. Lasciar via o tradire questo centro toglierebbe alla vita stessa il suo fondamento, la sua dignità interiore e la sua bellezza. (…) “Sine dominico non possumus!”. Senza il Signore e il giorno che a Lui appartiene non si realizza una vita riuscita. 

La Domenica, nelle nostre società occidentali, si è mutata in un fine-settimana, in tempo libero. Il tempo libero, specialmente nella fretta del mondo moderno, è una cosa bella e necessaria; ciascuno di noi lo sa. Ma se il tempo libero non ha un centro interiore, da cui proviene un orientamento per l’insieme dell’esistenza, esso finisce per essere tempo vuoto che non ci rinforza e non ricrea. Il tempo libero necessita di un centro: l’incontro con Colui che è la nostra origine e la nostra meta. Il mio grande predecessore sulla sede vescovile (…) lo ha espresso una volta così: “Da’ all’anima la sua Domenica, da’ alla Domenica la sua anima”. Nelle confessioni spesso si fa fatica a trovare peccati da confessare: sappiate che trascurare sistematicamente l’educazione e la pratica religiosa dei propri figli è sicuramente un peccato. E anche grave. Infatti è dire a Dio: a me, di te non interessa più di tanto. Ho altre realtà che riempiono la mia vita. Tu vieni molto dopo. Magari solo per le belle “cerimonie”. Dio vi illumini e ve ne faccia prendere coscienza”.

domenica 21 giugno 2015

non mi ha mai chiamato "amore"

GENITORI ITALIANI. 

GENITORI SCANDINAVI

Una differenza.


Una volta rimasi sconvolto: ero in un ristorante all'aperto sul lago di Bracciano. C'era una famiglia scandinava con due bellissimi bambini (fanno tutti figli belli gli scandinavi), che mentre i genitori e amici mangiavano (nessuno obbligava i figli a cibarsi) e parlavano tra di loro, questi se ne stavano a giocare stravaccati per terra nella piazzola: praticamente dipingendosi gli uni gli altri facce braccia e gambe con i colori a spirito, tranquilli. Senza che i genitori intervenissero.
Era un eccesso.

Più in là c'era una famigliola di italiani: poco creativi i bambini, al contrario degli scandinavi erano però terribilmente rumorosi, strillavano di continuo, non giocavano in modo creativo: guerreggiavano. Ma i genitori italiani erano e sono tutti veramente spossanti, castranti, invadenti: sempre lì a dire fermo, non toccare, non ti sporcare, non correre, ti fai male, mangia mangia mangia... l'ossessione del cibo dei genitori italiani, che si portano dentro ancora secoli di ricordi ancestrali di fame atavica. Ottenendo il risultato opposto a quello desiderato. Non riescono ad avere una vita sociale perché ossessionati dal controllo asfissiante sui figli, incapaci di assecondarne la creatività. Ergo i figli riescono solo a menasse nei giochi. Perché sono repressi.

Stavo pensando tutto questo, mentre uscivo dal bar. Quando un gruppo di manco bambini ma quasi adolescenti di circa 11 anni stanno giocando sulla piazzetta, con le biciclette quelle piccole. Un giuggiolone de regazzino a momenti alto quanto me, cade con la bicicletta; chiaramente, siccome era una gara, simula dolori come si fa nei campi di calcio per ottenere l'ammonizione dell'arbitro verso il rivale.

Arriva di corsa la madre, sui 43 anni, tutta trafelata, con la faccia volta alla tragedia greca, come se il figlio fosse agonizzante, gli occhi prossimi a piangere: "Amore .... amore mio, tesoro che succede, bello mio, dove? dove? .... che ti sei fatto" e si piega ginocchioni a prestare i primi disperati soccorsi a quer cojone de minimo 11 anni. Poi dice che i figli oggi vengono su finocchi.

Se io non sono mai scappato di casa mia (e in realtà me ne sono andato assai presto) è perché mia madre 

1 non mi ha mai chiamato "amore"

2 perché quando giocavo non s'impicciava
3 quando mi facevo male me menava pure de sopra.



giovedì 19 marzo 2015

maschi signorine

Maschio selvatico

DI COSTANZA MIRIANO


di Costanza Miriano
ragazzi_via_palPosso orgogliosamente affermare di avere fatto inorridire moltissime mamme sulla spiaggia, al parco, in piscina, perché i miei figli hanno girato sempre armati, almeno da quando sono stati in grado di tenere in mano oggetti. “Il sonaglietto tienitelo tu, dammi la spada” deve essere stata una delle prime frasi di senso compiuto che hanno pronunciato. E siccome i poliziotti americani sono dotati di moltissime qualità ma di pochissimo senso dell’umorismo, Bernardo quando aveva tre anni a New York fu bloccato e perquisito a causa della spada di plastica che teneva perennemente infilata nei suoi calzoncini a quadretti, con la punta che lambiva le scarpe tonde da gnomo. Schiere di mamme, poi, hanno malvolentieri permesso ai loro figli di giocare a soldatini con i miei, sempre specificando che quella era comunque una missione di pace, come si affrettavano a chiedermi. No, no, giocano alla guerra, rispondevo con una certa con soddisfazione.
E sì, hanno avuto anche i videogiochi violenti, centellinati non perché fossero violenti ma perché videogiochi, e dopo il limite orario suggerivo sempre una bella giocata alla lotta tra fratelli, perché i maschi lo devono fare, e la mamma deve avere il coraggio di starsene da parte, finché i lacerocontusi sono consenzienti. Quando uno ha avuto un momento di crescita un po’ destabilizzante un amico lo ha portato a sparare, un altro a spaccare la legna in campagna, e a rimettere in sesto una vecchia moto tutta arrugginita. L’effetto terapeutico è stato rapido ed evidente.
Anche l’abbonamento allo stadio acquistato con i soldi risparmiati dal primogenito è stato salutato con noncurante allegria, qui a casa, e le ore trascorse all’aperto, sotto l’acqua e il vento, a mugugnare mozziconi di frasi con coetanei e a imparare cori non esattamente composti da Shakespeare, non destano preoccupazioni educative da queste parti. E neanche la frequentazione del ring del pugilato, con relativi nasi ammaccati, ci preoccupa come genitori, mentre pare che a quasi tutti gli altri adulti a cui riferiamo di questa passione di nostro figlio la nobile arte del pugilato non paia tanto nobile, ma solo pericolosa per il piccolino (che è alto per ora uno e ottanta).MaschioSelvatico_RIse_4
È per questo che sto leggendo con enorme soddisfazione Il maschio selvatico 2, di Claudio Risé, la nuova edizione molto molto aggiornata e approfondita di un saggio uscito negli anni ’90, quando ancora sembrava di essere in un clima di lotta fra i sessi. Oggi la lotta è ormai andata, non c’è neanche più, perché ci vogliono far credere che non ci siano più neanche i sessi, e comunque ormai il messaggio che pare avere vinto è che tutto ciò che è istinto maschile, rudezza, autorevolezza, tutto ciò che è selvatico, forte, potente, va rifiutato, controllato, gestito, contenuto. Una vera character assassination del genere maschile. Il libro quindi oggi è più utile di prima. Oggi ai maschi che stanno crescendo, che stanno diventando grandi, arriva praticamente da ogni parte una sorta di incoraggiamento a scusarsi per essere come sono. Claudio Risé fa una fenomenale fotografia del fenomeno, e un’analisi del suo sviluppo e delle conseguenze, e reclama l’urgenza di ridare centralità alla dimensione selvatica del maschio, perché come diceva Leonardo da Vinci, “selvadego è colui che si salva”, fisicamente e spiritualmente, proprio grazie al contatto con la natura profonda. Il selvatico è colui che, senza chiedere aiuto a Stati, burocrazie, enti che pretendono di salvare le persone anche invadendo la loro vita familiare, sessuale, religiosa,  cerca di salvarsi da solo e, assumendosene la responsabilità, diventa capace di rifiutare la mercificazione dei rapporti e la cultura dello scarto, imparando il dono di sé e il servizio all’altro.
Come ho detto, lo sto leggendo, e devo ancora arrivare alla fine, ma la chiave di lettura della nostra cultura mi sembra interessantissima, e davvero centrale a capire le radici della nostra crisi culturale: madri onnipresenti, dominanti, non arginate da figure maschili forti, figli iperprotetti (pensate con quale ansia oggi una mamma, e mi ci metto anche io, manderebbe il figlio a fare il militare) e soggetti a un eterno maternage, padri assenti. Anche il padre padrone violento è espressione di una cultura in cui il maschile non è adeguatamente separato dal femminile, dice Risé – e la trovo una riflessione interessante da fare anche in merito alla violenza maschile – terrorizzato dalla prospettiva che la vita possa sfuggire al suo controllo, “un tipo di padre sempre più diffuso oggi, anche per l’attuale confusione tra i due generi e la pulsione orale a divorare e incorporare gli oggetti d’amore proposti dalla società industriale e del consumo”. Molto originali poi gli spunti per una lettura economica del fenomeno, del fatto cioè che un uomo non selvatico, addomesticato e non autonomo sia un perfetto consumatore da intrattenere con ogni sorta di svago e distrazione.
Non vedo l’ora di andare avanti col libro, anche perché sbirciando (non ho il lato oscuro di Harry, che quando comprava un libro andava a vedere le ultime pagine così in caso di morte sapeva già come finisse, ma vorrei divorarlo e ho poco tempo) ho visto qual è il modello di vera virilità proposto, ed è un modello che anche a me piace molto. Vi rovino la sorpresa se dico che è Gesù?


venerdì 26 ottobre 2012

famiglia

Francia: per non discriminare i gay aboliti “mamma” e “papà”


famiglia(UCCR) Mentre negli USA la ricchissima lobby LGBT -che ha già comprato la legalizzazione del matrimonio gay a New York-, può ora contare anche sui soldi del sindaco miliardario Mike Bloomberg che ha promesso di finanziare i candidati di ogni partito che promuovano l’agenda omosessuale, in Francia sta per essere confermata la tesi del piano inclinato: le unioni civili (legalizzate nel 1999) servono soltanto come primo passo per portare al matrimonio e all’adozione per le persone dello stesso sesso.
E’ stata la promessa elettorale di Francois Hollande, uno che di relazioni sentimentali se ne intende (sic!) dato che pare abbia “condiviso” l’attuale première dame francese con un ministro del governo di Sarkozy. E’ stato comunque costretto a spostare dal 31 ottobre al 7 novembre l’approvazione del progetto matrimonio con annessa adozione per gli omosessuali dopo che anche  il grande rabbino di Francia, Gilles Bernheim, ha preso posizione contraria assieme a cattolici, evangelici, musulmani, protestanti e cristiani ortodossi di Francia. Secondo un recente sondaggio, tuttavia, due francesi su tre preferiscono che la decisione sulla legge venga presa dopo un referendum, così come ha chiesto la Chiesa cattolica francese, che oltretutto ha rilasciato una interessante nota sulla legge in discussione.
Recentemente  la psicologa Mariolina Ceriotti Migliarese, neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta, ha affermato che pare esserci un «più ampio disegno di delegittimazione della famiglia molto chiaro, in atto in modo sotterraneo, ovvero togliendo valore a quello che c’è». Non si può spiegare in altro modo la decisione del governo socialista di Hollande di abolire dal diritto di famiglia i ruoli di madre e padre, che verranno sostituiti dai termini più neutri di “genitore 1” e “genitore 2”. Già qualche anno fa, si ricorda su “Linkiesta”, il ministero della Pubblica istruzione inglese ha suggerito agli insegnanti di redarguire i bambini che si riferiscano ai propri genitori chiamandoli “mamma” o “papà” perché ciò farebbe sentire discriminati i bambini cresciuti da coppie omosessuali. Questa legge, ha spiegato il ministro della Giustizia Christiane Taubira, «è necessaria per secolarizzare il legame del matrimonio».
Il cardinale André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi e primate di Francia, è stato letteralmente coperto di insulti per aver criticato questa legge e per aver chiesto semplicemente ai fedeli di pregare «per i bambini e giovani perché possano essere aiutati a scoprire il proprio percorso, progredire verso la felicità, cessare di essere oggetto di desideri e conflitti da parte degli adulti e beneficiare pienamente dell’amore di un padre e la madre». Una preghiera ritenuta diffamatoria verso gli omosessuali e che ha giustificato una violentissima campagna di diffamazione, arrivata anche in Italia su Il Fatto Quotidiano che ha parlato addirittura di “guerra omofobica“! Forti perplessità per questa intolleranza omosessualista sono state pubblicate anche sull’Osservatore Romano.
Anche il Corriere della Sera, tuttavia, ha sorprendentemente avanzato qualche riserva verso le nuove disposizioni del governo francese chiedendosi «se sono proprio indispensabili certe corse in avanti, certe forzature volute in nome del sempre più esigente e tirannico politically correct». Ha anche riportato l’opinione critica della filosofa Sylviane Agacinski, docente presso l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi, la quale ha ricordato che «esiste una identità di struttura tra la coppia genitoriale uomo-donna, sessuata, e la bilateralità della filiazione (cioè il fatto che i figli abbiano due genitori). L’alterità sessuale dà il suo modello formale alla bilateralità genitoriale: è per questo, e solo per questo, che i genitori sono due, e non tre o quattro».
Si tratta in realtà di un interessante articolo della Agacinski pubblicato nel 2007, nel quale ricordava che «l’istituzione di una coppia genitoriale omosessuale elimina la distinzione uomo/donna a favore della distinzione tra omosessuali ed eterosessuali [...], non accorgendosi che la pretesa di “matrimonio gay” o “genitorialità gay” è una finzione perché crea soggetti giuridici che non sono mai esistiti: gli “eterosessuali”». La filosofa ha continuato:  «non è la sessualità degli individui ad essere la base del matrimonio o parentela, ma il sesso in primo luogo, vale a dire, la distinzione antropologica tra uomini e donne. Il matrimonio è sempre stata l’unione legale di un uomo e una donna, che è la madre dei suoi figli: la parola francese tiene traccia del significato latino, “matrimonium”, che mira a rendere una donna madre (mater)».
Ha poi proseguito ricordando che «è molto difficile separare la questione del matrimonio “omosessuale” da quella di “genitorialità gay”» ed ha concentrato l’attenzione sul fatto che «la filiazione tra un bambino e i suoi genitori avviene universalmente in modo bilaterale e», può solo accadere se «la coppia è costituita dal modello asimmetrico e complementare maschio-femmina, che dà distinzione ai lati paterno e materno di parentela. Non vi è alcuna confusione tra la natura e il sociale , ma c’è un’analogia, vale a dire, una identità strutturale, tra la coppia genitoriale, sessuale, e la filiazione bilaterale».
In sintesi, se la filiazione umana, sociale e simbolica chiede agli individui di essere maschio e femmina, non è a causa dei sentimenti che possono esserci tra di loro, ma «è a causa della condizione sessuale dell’esistenza umana e l’eterogeneità di ogni generazione». Invece, come ha ripreso pochi mesi fa, «la differenza sessuale è diventata per alcuni un vero e proprio tabù, un argomento proibito. Invece di un caso filosofico e antropologico è una lotta politica, come se fosse reazionario dire che esistono uomini e donne» .