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domenica 27 novembre 2016

l'alito infernale della superbia

NON SERVIAM!!!!


E' stato l'orgoglio a cambiare gli angeli in diavoli; 
è l'umiltà a rendere gli uomini come angeli.

(S. Agostino)

Dio si è dunque compiaciuto nel creare gli Spiriti angelici, in essi Egli ha moltiplicato le perfezioni: Li ha colmati di grazie. Essi sono innumerevoli e, nonostante ciò, ognuno di loro possiede la sua propria personalità, inconfondibile con nessuna altra. Tante diversità e splendori riuniti basterebbero pienamente a magnificare il Creatore. Ma il capolavoro dei capolavori, la meraviglia delle meraviglie alla quale il Signore ha dato l’essere in questi primi istanti della Creazione, è un Serafino. In lui, il genio divino si è superato. Tutti gli altri Angeli si estasiano davanti a questo Principe.“Tu sei un modello di perfezione, pieno di saggezza, meraviglioso in bellezza. Tu sei, nell’Eden, il giardino di Dio. Tutte le pietre preziose formano il tuo mantello : sardonio, topazio, diamante, crisolito, onice, diaspro, zaffiro, smeraldo ; d’oro lavorato sono i tuoi pendenti e le tue pagliette”. Serafino, questo Spirito era già al vertice della Gerarchia angelica e, primo del primo Coro, egli è incontestabilmente il capo di quella Corte che si accosta, splende, intorno all’insondabile penombra dove Dio si tiene nascosto.

Bruciante d’amore e di fervore, egli riverbera la luce divina, proiettandola sugli altri Angeli,rivelando loro, con la sua intelligenza sublime, la più alta che Dio ha creata, i segreti divini che, solo, egli è atto a comprendere quasi nella loro pienezza. Per questo, egli ha ricevuto un nome magnifico, intimamente legato al ruolo che gli è confidato presso l’Altissimo: Lucifero, il “Portatore di Luce”. Ma, non più dell’ultima fila dell’ultimo Coro, Lucifero non è al sommo della sua scienza, del suo fervore e della sua gloria. Quello che egli contempla, nella sua indicibile estasi e già incapace di saziarsene, non è Dio, ma solamente il suo riflesso. Il tempo non è ancora venuto per gli Angeli di conoscere e di vedere il volto dell’Onnipotente. La conoscenza non deve essere la loro ricompensa che al termine di una prova che essi ignorano quale sarà. 


Intuitivamente, fin dal primo istante della loro creazione, Lucifero ed i suoi fratelli hanno visto il mistero della Trinità e quello dell’Incarnazione. Tuttavia, essi non hanno compreso interamente le implicazioni. Ed ecco che Dio lo mette davanti all’incredibile, all’ incomprensibile, davanti a quello che l’intelligenza angelica è la meno adatta a cogliere. Creando gli Angeli - Egli ha creato degli esseri puramente spirituali. Creando l’universo, popolandolo di piante e di animali, Egli ha fatto degli esseri puramente materiali ed incapaci di conoscere la Sua adorabile presenza. La tappa successiva, il nuovo progetto di Dio, è la creazione di un essere ibrido, la nascita di una specie di mostro... l’Uomo. Un essere capace di elevarsi verso le sfere celesti e di concepire l’idea di Dio, ma prigioniero di un corpo di carne. Lo spirito privo delle sue ali, ingabbiato nella materia... Un mostro, un essere infermo. E pertanto tutto come essi, gli Angeli, l’Uomo sarà una immagine di Dio.

Questa immagine sarà anche più fedele. Un fremito di stupore passa sugli Spiriti. Come l’immagine divina, così alta che i Serafini non osano né possono contemplare, potrebbe abbassarsi fino alla materia? Crederlo, non è già una bestemmia? Una inquietudine strana si impadronisce di queste intelligenze normalmente così serene. La materia e lo spirito uniti in una sola natura... Come questo è possibile? Come una tale creatura, squartata tra due estremi così totalmente inconciliabili, non oscurerebbe? Degli Angeli in corpi di bestie... Non è la sconfitta garantita? Come potrebbe mai l’Uomo - l’infelice, prigioniero di un destino così smisurato - essere all’altezza del dono che gli è fatto: la capacità di comprendere l’idea di Dio? Il piano divino continua a svolgersi davanti alla Corte celeste, sempre più interessata. É 'vero che la materia trascinerà l’uomo verso il basso, ma la sua anima la trascinerà verso l’alto e Dio lo aiuterà. Dio si farà uomo, si unirà all’uomo, perché l’uomo e Dio non siano che uno.Se gli Angeli gridassero, un lungo grido di sorpresa dolorosa, indegna presso alcuni, scuoterebbe le sfere celesti. Questo Dio, di cui nessuno tra di essi può sostenere la maestà terribile e di cui essi proclamano incessantemente la santità dagli accenti splendenti del Trisagione, questo Dio si farà uomo, e, così facendo, si abbasserà al di sotto degli Angeli! Interrogativi febbrili spuntano, in una indicibile comunicazione degli Spiriti. Nessuno di loro comprende. Il più ‘shockato’, il più indignato, non è altri che Lucifero. Il Principe dei Serafini è posto brutalmente di fronte all’insondabile del Divino. La sua estrema intelligenza manca davanti a questo abisso di cui egli sapeva l’esistenza senza misurarne la profondità. Egli non ignorava che la sua scienza di Dio fosse incompleta ma gli sembra ora essere risibile, inesistente quasi. A meno che..., una terrificante, una inverosimile idea si presenta fuggevolmente a Lucifero, prima che egli la rigetti con orrore: il pensiero fugace che Dio potrebbe essere in errore, e lui, Lucifero, nella verità. Egli si trattiene dall’entrare in discussione col Creatore, di dirgli, fremendo : “No, Signore,questo non ti accadrà !"

É il grido di San Pietro che non comprende la necessità della morte di Cristo, e che gli attira la sferzante reprimenda:“Va indietro, Satana! Tu mi sei di ostacolo, perché i tuoi pensieri non sono quelli di Dio !”. E questo grido, che egli trattiene così difficilmente, è ancora l’espressione del suo amore, del suo fervore e del suo rispetto. Questo non sarà, perché l’Onnipotente non deve umiliarsi. Vicino a Lucifero, un altro Serafino, Michele, si interroga, anche lui. Lucifero sente il turbinio di pensieri che si urtano nell’intelligenza, quasi altrettanto sublime della sua, di suo fratello. Egli sente ugualmente, poco a poco, quello che Michele proietta verso di lui, con quell’ardore proprio alla natura serafica ma che è, presso di lui, più forte che presso ogni altro: delle immagini di pacificazione, di fiducia, di abbandono a quello che li sorpassa tutti. La certezza pacifica ed integra che la sapienza di Dio sa d’obbligo quello che Ella fa e dove Essa va: “Non cercare di comprendere ! Accetta ! Accetta !”.

Ma Lucifero chiude il suo spirito alle esortazioni di Michele. Non padroneggia egli in intelligenza su tutti gli altri Angeli ? Perché meravigliarsi, allora, che egli comprenda prima e solo quello che la Corte angelica apprende lentamente e grazie al suo aiuto? Nell’animo del più bello dei Serafini si alza ciò che non è ancora la ribellione, ma già il preludio insidioso del dubbio.

Dio si farà uomo. L’incredibile, la scioccante affermazione risuona dall’alto in basso dei nove Cori angelici, suscitando nuove questioni, nuove emozioni. Ed ecco che appare l’immagine di questo Uomo-Dio e, vicino a Lui, una creatura umana, nient’altro che umana, completamente umana : una semplice figlia degli uomini. Gli Angeli, attoniti, la sentono nominare col nome che essi credevano impossibile poter mai ascoltare: Madre di Dio! Una creatura madre del Creatore, che mette al mondo l’Increato! “Ecco vostro Signore, ed ecco la vostra Regina. AdorateLo. Chinatevi davanti a Lei”. Gli Angeli, attoniti, la sentono nominare col nome che essi credevano impossibile poter mai ascoltare: Ma Lucifero contempla, smarrito, questi due esseri prigionieri della materia, quell’abominevole materia che spinge al disgusto ed all’orrore la sua natura angelica e spirituale. Adorare quello che gli è così spaventosamente, così incurabilmente inferiore ! Come può Egli, suo Re benamato, chiedergli questo?! Il Principe dei Serafini prende subito coscienza sovracuta di ciò che egli possiede: la bellezza, l’intelligenza, la scienza, una volontà perfetta, la grazia e la santità, questi doni gratuiti che distillano in lui la pace, la felicità e l’amore. Quest’uomo e questa donna non possono nulla possedere di tutto ciò, o possederli a dei gradi così infimi da essere ridicoli. Adorarli...?! Ma, se Dio vuole unire la Sua sublime natura ad una natura creata, perché scende così in basso quando Egli potrebbe invece fare l’onore di questa unione ipostatica alla sola delle Sue creature che possa quasi esserne degna: lui, Lucifero, il “Sigillo di rassomiglianza, pieno di saggezza e di una bellezza perfetta”?
 

Se qualcuno merita quest’incredibile felicità, non è lui, che brucia di un amore folle, che si consuma nell’amare? Adorarli! Nello stesso tempo, l’intelligenza di Lucifero - quell’intelligenza angelica suprema, portata presso di lui alla sua più alta espressione naturale e che coglie subito fin nelle più estreme conseguenze ogni atto e tutte le ipotesi, e tutte le possibilità - gli svela, senza nessuna incertezza, la scelta che si offre a lui. Egli adora, sormontando la sua paura, la sua incomprensione, la sua delusione: la pienezza della felicità che ne discenderà per lui supera la sua capacità di comprendere. Egli non adora: Egli rifiuta. Ed allora... Così atroce, così irreparabile sarebbe questa disgrazia che il pensiero del bel Serafino non dovrebbe neanche arrestarvisi. Questa alternativa, è la libertà. Dio non vuole essere servito da un popolo di schiavi tremanti. La libertà di ogni creatura, è il diritto di pretendere di fare a meno di Dio. Fare a meno di Dio...! Fin nel profondo del suo essere, Lucifero sa che fare a meno di Dio gli è impossibile. Un tale castigo sarebbe peggio, infinitamente peggio, che essere precipitato di nuovo nel Nulla da dove il Creatore l’ha tratto. Dio lo ha creato Serafino, puro amore, bruciatura inguaribile di una fiamma inestinguibile. La sua natura è di amare. Di amarLo più di tutto. E Lucifero non è un qualunque Serafino. Egli è il primo in mezzo ai primi, la più nobile, la più sublime delle creature uscite dalle mani di Dio. Tra tutti, è lui che possiede la più grande potenzialità di amore. Una potenzialità così grande che niente potrebbe mai colmarla, se non Dio stesso... Rinunciare a Dio sarebbe rinunciare a questo assolvimento dell’amore che è la sua ragion d’essere. Egli non sarebbe più che del crepaccio, del vuoto.Un vuoto insondabile, uguale solamente all'insondabile profondità del suo dolore, della sua perdita, della sua disperazione, della sua sofferenza. Egli sarebbe il Vuoto. Tutto questo, colmo di orrore, al bordo della vertigine, Lucifero lo comprende. Vicino a lui, Michele lo comprende ugualmente e lo supplica :” Adora !”. Lucifero percepisce tutto quello che vi è nella preghiera di Michele : essa non è unicamente esigenza di rendere a Dio quello che Gli è dovuto. Essa è supplica strappata dall’amore fraterno inorridito al pensiero di quello che minaccia il principe serafico. Ma, subito, l’amore di Michele gli sembra odioso, insultante, insopportabile. Chi è, per credere di saperne più di lui ? Sovreccitati, i due Serafini non velano i loro pensieri né il loro dialogo i cui accenti si ripercuotono sui Cori inferiori.
 

Adorare, non adorare! Abituati a ricevere le loro illuminazioni da Lucifero, il portatore di Luce, numerosi sono gli Angeli in preda al dubbio e che non sanno quale partito prendere. Quello di Dio, che essi non comprendono e di cui risentono, ripercossa dall’emozione del grande Serafino, la scandalosa umiliazione? Quello di Lucifero, loro abituale maestro, l’autorità costituita ? Da quale lato è l’obbedienza? Da quale lato la ribellione? Terribile dilemma : Scelta spaventosa.

Ai piedi del Trono divino, nascosto nella penombra, Michele, ubriaco di amore e di fede, ciecamente fiducioso e sicuro di Dio, si prosterna
. Egli adora, abbassando la sua splendida natura serafica davanti a questi esseri in parte materiali. A questo spettacolo, altri Angeli si prosternano a loro volta. Più giù, il tumulto continua. Lucifero sente il dubbio che attanaglia i suoi fratelli, la fedeltà che essi gli votano. Egli è loro Principe, loro capo. A tutti ! La sottomissione di Michele, contro il suo parere, gli sembra una intollerabile disobbedienza, un odioso tradimento. La sua supplica desolata lo irrita: “Adora, Lucifero! Adora!”. Miserabile schiavo, indegno delle virtù che gli furono prodigate! Lucifero si vede, magnifico, incomparabile. Prosternare questa meraviglia davanti alla materia ? Mai !

La sua intelligenza, la sua logica gli urlano pertanto ch’egli sta per commettere l’irreparabile, che sta per fare la sua propria disgrazia, che deve sottomettersi, fintanto che la scelta gli è offerta, o sarà il Vuoto, il Vuoto atroce ed eterno... Tutto in lui si ribella contro questa scelta mostruosa. Egli sa che dovrebbe volgere la sua volontà, il suo spirito, il suo essere tutto intero verso questa Presenza nella quale Michele sembra ora piombato, radioso come mai lo è stato. Ma, farlo, è rinunciare a quello che egli guarda oramai come suoi diritti intangibili. I suoi diritti, a lui che è la Bellezza, la Perfezione, la Grazia, la Santità. Lucifero non si pensa più in rapporto a Dio. Egli si pensa in rapporto a se stesso... Egli non ha mai visto Dio ed ecco che egli si vede, lui. E si illumina e si compiace in questo splendore menzognero ed imbroglione. Il suo cuore si inorgoglisce della sua bellezza.

L’amore che lo bruciava si distoglie dal suo oggetto e dalla sua sorgente, il braciere si spegne nel suo spirito senza che vi prenda cura, assorto come è nella scoperta del suo proprio splendore. Distogliersi da quel miraggio, egli lo può ancora ; egli non lo vuole. Sa che sta per commettere un errore mostruoso, ma questo errore lo seduce, gli sembra più bello della Verità. Ostinato, il bel Lucifero si guarda: Egli si ama. Dio, lontano, nascosto, sta per essere perduto da lui, egli lo sa. Questo non lo impensierisce più. Che bisogno ha di Dio? Egli può farne a meno! La beatitudine? Ma la beatitudine non è in Dio, è in se stesso!

Lucifero ha dimenticato da chi egli riceve i suoi doni ed il suo essere. Egli si guarda e la sua compiacenza non smette di crescere. Il rimprovero di Michele risuona ancora da qualche parte, infinitamente lontana : “Adora !”. “No! No, non servirò ! Io non adorerò perché mi è posteriore ed inferiore !”. Adorare degli esseri materiali, quando si è il più sublime dei Serafini! Quando si era... Perché, come egli profferiva queste parole insensate, e che egli sapeva tali, un velo di tenebre si è abbattuto su Lucifero. In lui, per lui, la luce di Dio si è spenta per sempre. Il Portatore di Luce non è più che oscurità.

La Bellezza, l’Intelligenza, la Volontà e tutti i suoi doni di cui egli era stato colmato, egli li possiede sempre, ma sfigurati, irriconoscibili:quella natura angelica di cui si è imprudentemente glorificato, il suo egoismo, la sua cosciente menzogna, l’hanno distrutta senza ritorno. La Bellezza? Miserabile illusione... Lucifero può ancora darsi la più seducente apparenza ed imbrogliare i creduli. Lui però si vede, ed egli indietreggia di orrore tanto è diventato odioso. L’Intelligenza? Deviata, irrimediabilmente, falsata. Quello che è giusto, quello che è vero, ora che è privo di Colui che è la Verità, non potrà mai più raggiungerli. Il suo spirito sublime, di esatte premesse, giungerà sempre a dei risultati falsi senza che gli sia possibile comprendere dove l’errore è scivolato. Lucifero è diventato l’Errore, la Menzogna. La sua logica implacabile, che coglieva tutto, non l’ha abbandonato, ma essa non è più che follia e rivolta. Egli ragionerà, non smetterà più di ragionare, ostinatamente, ma i suoi ragionamenti saranno folli, assurdi a dispetto della loro coerenza apparente. L’intelligenza di Lucifero è una bussola che non conosce più il nord. La Grazia? Purtroppo, egli sapeva che cos’era, se ne ricorda. Ne è privo. Ed è un intollerabile dolore. Dio e la grazia di Dio inaccessibili per sempre! Varrebbe meglio morire! Ma, Lucifero, agghiacciato dalla disperazione, sa bene che egli è un Angelo e che è immortale. Ritornare indietro?! Non lo può. La possibilità di peccare era così infima - così improbabile per via della natura angelica - che Dio non gli ha dato la nozione di pentimento. O, quand’anche l’avesse, vorrebbe servirsene ? Il folle orgoglio di Lucifero si inchinerebbe davanti a Dio? Reclamerebbe il suo perdono? Sicuramente no. Lucifero non è più che tenebre e follìa, vuoto e vanità. 

Questa oscurità sorda di lui come lo assordava subito la luce divina. É essa che egli spande sui Cori inferiori, seminandovi la menzogna e l’errore. Miriadi di Angeli di tutti gli Ordini inghiottiscono in questa menzogna seducente: la beatitudine non è in Dio, essa è in noi. Essi non vedono la ferita beante nell’anima di Lucifero, quella ferita che egli dissimula a se stesso quanto lo spaventa. Migliaia di migliaia - dei Serafini, dei Cherubini, dei Troni, delle Dominazioni, delle Potenze, delle Virtù, dei Principati, degli Arcangeli e degli Angeli - riprendono il grido insensato del loro Principe: “Noi non serviamo ! Noi non adoreremo quello che ci è posteriore ed inferiore !”. E, man mano che essi lanciano a loro volta l’assurda sfida, le tenebre calano su di essi, li inghiottiscono. Lucifero è simile ad uno di quei fenomeni cosmici che si chiamano buchi neri, dove s’ingolfano le stelle assassinate. Dal fondo dell’abisso di sofferenza dove ah, certo, ora, i suoi fratelli non lo salutano più con quei nomi gloriosi che gli davano: “Figlio dell’aurora, bellezza perfetta...”. É finito! Ma i titoli che gli gettano non gli dispiacciono: “Principe della Menzogna ! Maestro di Errore! Signore delle Tenebre!”. Il bel Serafino è caduto, quel velo nero della disgrazia assoluta che egli vede abbattersi sulle luminose intelligenze dei suoi fratelli gli apporta, se non un conforto che nulla potrà più dargli, almeno un’amara gioia: egli ha perduto Dio, inconsolabile dolore, ma tutti quelli lo perderanno anch’essi... Egli non sarà dunque solo a dibattersi nell’orrore innominabile, ma ciò è giustizia ora che egli li sa perduti per lui. Come hanno potuto ascoltarlo e distogliersi da quella Bellezza, da quello Splendore, da quell’ Amore che colpiscono Lucifero con tutto il loro bagliore?! Ogni nuovo Spirito folgorato provoca presso il Serafino lo stesso soprassalto di soddisfazione. Non è più solamente l’idea che i suoi compagni non avranno parte a quella felicità di cui si è privato che lo rallegra. É il pensiero che ha rubato a Dio quello che Gli apparteneva. Pazzi di angoscia e di dolore, gli Angeli fuorviati lo chiamano, lo insultano, lo maledicono, accusandolo di averli imbrogliati. E, certo, egli ha loro mentito promettendo loro la scoperta in se stessi di una impossibile gioia. Ma non avevano essi una intelligenza sufficiente, un giudizio illuminato, per permettere loro di rivolgersi non verso di lui ma verso Dio ? É liberamente che essi l’hanno seguito, che l’hanno ascoltato, stornando la loro adorazione dal vero oggetto per compiacersi in quella della loro miserabile natura! Essi non aspettavano che l’occasione, egli l’ha fornita loro...!

Menzogna, Errore, Tenebre, egli è tutto ciò, ma resta Principe, Maestro e Signore, questi onori che l’Altro pretendeva ritirargli per darli al Suo Verbo fatto uomo ed alla Donna che Egli vuole chiamare Sua Madre...No, non è ancora abbastanza,con queste moltitudini di Angeli che non smettono di raggiungerlo nella sua caduta, in mezzo alle urla ed alle maledizioni. L’Uomo, la Donna, egli li perseguiterà instancabilmente. Quella felicità, alla quale egli non avrà mai diritto, egli impedirà loro di raggiungerla! Materia essi sono, in parte, e materia saranno completamente grazie a lui, perché egli ucciderà quell’anima che l’Altro diceva superiore a quella dei Suoi Angeli. Egli ucciderà quelle anime così preziose e meglio amate che non lo era la sua. Egli dividerà eternamente quello che l’Altro ha unito! Quale vendetta! Perché alla sofferenza si aggiungono ora, presso Lucifero, una collera furiosa - che il suo spirito viziato non può più orientare contro se stesso, causa di ogni male - ed un odio così immenso come lo era il suo amore. Questo vuoto insondabile che si è installato in lui, solo l’odio può un poco riempirlo, ed egli non se ne priva. La sua follìa non cessa di crescere. Abominevolmente strappato dalla tortura - che si è lui stesso inflitta nella sua ostinazione e nel suo orgoglio, incapace di calmarlo - Lucifero ritorce il suo furore contro Dio. Dio l’ha intrappolato, si è divertito con lui, l’ha imbrogliato! Egli li ha tutti imbrogliati. Egli ha commesso verso di loro una intollerabile giustizia con cui li castiga per pura crudeltà. Tiranno! Ignobile tiranno ! Egli non è degno di troneggiare sulle nubi ! Abbasso il tiranno ! L’intelligenza pervertita di Lucifero ha rovesciato metodicamente tutti i dati del problema per riporre la questione a suo modo. L’Amore, egli Lo chiama: odio. La Vita, egli La chiama: morte. La Verità: menzogna.La Giustizia: tirannia, e bianco il nero e nero il bianco...
E, prigioniero del suo sistema, della sua logica malata, Lucifero è il primo a credere in quello che egli dice...Egli crede anche - in quell’istante, animato come è dal furore e dalla detestazione, cieco al reale ed al giusto - che la sua potenza di Spirito angelico ha la capacità di prendersela con quel Creatore disonorato dalla Sua volontà di farsi uomo, materia...
La capacità di gettarlo giù dal Suo Trono e di impadronirsene, di diventare Dio, in definitiva. Tale è l’inverosimile programma che egli urla alle sue truppe : “Scalerò i cieli, al di sopra delle stelle di Dio, innalzerò il mio trono, siederò sulla montagna dell’Assemblea, ai confini del Settentrione. Salirò in cima alle nubi. Mi eguaglierò all’ Altissimo. Sarò simile a Dio ! Sarò come Dio!”. Il delirio blasfemo colpisce l’universo di costernazione. Gli Angeli ribelli stessi rimasero colpiti dall’idea che Dio avrebbe potuto annientarli. Sarebbe bastato per far ciò che Egli smettesse di pensarli e, pensandoli, di mantenerli nell’essere. Ma nulla accade. Dio non annienta Lucifero, perché Dio non si pente mai di quello che ha creato. Il delirante Serafino ha già dimenticato che cos’è la Saggezza divina ed egli non vede in questo silenzio, in questa tolleranza, che la prova della debolezza di questo Creatore davanti al quale egli si prosternava velandosi il volto. Ubriaco da ciò che egli prende per vittoria ormai prossima, egli urla sempre di più, in mezzo al silenzio spaventato degli Spiriti : “Sarò simile a Dio ! Io sono come Dio !”. Lucifero è in piedi davanti al Trono di quel Dio, che per lui non è più che tenebre impenetrabili, minacciando. Egli è l’Avversario irriconciliabile. Trascinati dal suo esempio, i suoi compagni avanzano, incoraggiati dall’inazione degli Angeli fedeli.

É allora che un urlo squarcia i cieli, un grido più forte della mostruosa bestemmia luciferina.“Chi osa dirsi l’uguale di Dio? Chi è come Dio ?”.

Lucifero sa subito chi è l’audace pronto a sfidarlo. Forse anche lo sperava quando egli ha lanciato il suo appello alla rivolta in quei termini precisi e che trascinavano questa risposta precisa... “Chi è come Dio ?” Non è il nome dato dal Creatore al secondo dei Serafini, il fraterno luogotenente di Lucifero, l’amico perfetto? O piuttosto, l’ignobile traditore che gli ha disobbedito e si è umiliato per primo davanti alle due creature materiali... “Chi è come Dio ?”. In quel linguaggio umano che sarà quello degli Ebrei, questa domanda ineffabile si dice Mi-Ka-El? É ben Michele che sta tra Lucifero ed il Trono. Ma Michele, come Lucifero, Dio non l’aveva mai visto. Michele il pacifico ed il misericordioso trasformato da una santa collera, pronto a difendere senza debolezze il Benamato insultato. Il Benamato nascosto ed invisibile, di cui Lucifero, devastato da gelosia e da sofferenza, realizza bruscamente che Michele Lo vede, che Lo contempla e che è la Sua Luce che egli irradia... Michele trasfigurato, sublime, fiamma vivente di Dio, braciere di amore e di verità, e che esegue, sereno della giustizia divina.“Chi è come Dio?”. Miliardi di Angeli, sollevati dall’indignazione, ripetono interminabilmente la domanda. Per la prima volta , Lucifero cerca di contare le sue truppe. Quando egli li vedeva morire alla grazia, alla santità, alla felicità ed alla luce, stelle aspirate nel buco nero della sua rivolta, del suo orgoglio, della sua ostinazione, esse gli sembravano innumerevoli. In realtà, esso sono ben meno numerose degli eserciti rimasti fedeli all’Altro e che si stringono intorno a Michele... Un terzo, un terzo solamente degli Angeli ha abbandonato il campo di Dio per seguirlo.

La luce che irradia Michele, e che egli spande a profusione sugli Spiriti dei nove Cori, è insostenibile per Lucifero. Essa lo brucia, ma non di quell’ardore delizioso, di quella sofferenza squisita che egli conosceva quando era ancora il principe dei Serafini. No, di un bruciore atroce, insopportabile, che lo divora senza distruggerlo, come l’amore - una volta - lo divorava senza consumarlo.Ma questa sofferenza agisce su Lucifero come un ago e spinge la sua follia al suo culmine. Con tutto il suo odio, con tutta la sua rivolta, egli si lancia contro Michele. Questa lotta per il primo posto è deciso ad ingaggiarla ed a vincerla. Combattimenti di Spiriti, di intelligenze pure : E se Lucifero ha meno truppe, egli permane persuaso della loro superiorità, a cominciare dalla sua. Egli non teme Michele che ha sempre dominato con la sua scienza, con la sua comprensione dell’universo. Egli è sicuro di trionfare.“Allora vi fu una guerra in cielo : Michele ed i suoi Angeli combatterono il Dragone. E il Dragone rispose coi suoi Angeli”.


Quando Lucifero aveva ingaggiato la lotta, egli credeva alla sua vittoria ma si accorse, troppo tardi, che non l’avrebbe vinta. Non solamente Michele, ma tutti i suoi compagni, fino all’ultimo degli Angeli dell’ultimo Coro, gli oppongono una resistenza trionfale, ma egli nulla può strappare. Lucifero indietreggia davanti a degli Spiriti sui quali egli regnava e che non potevano niente senza il suo soccorso. Che accade? Come queste nature inferiori alla sua possono respingerlo vittoriosamente? Non avendola provata, Lucifero ignora la potenza dell’unione degli Spiriti a Dio. Egli pensava di affrontare delle creature spirituali, di cui ognuna non era suo uguale ma è la forza di Dio che gli fa sbarramento, la forza di Dio riversata nei suoi Angeli fedeli.“Chiunque, uomo od Angelo, aderisce a Dio, diventa spiritualmente uno con Lui e, da ciò stesso, superiore ad ogni altra creatura”. La Luce, l’Amore, la Verità, la Bellezza, la Giustizia, il Bene, tutti questi tesori che Lucifero ed i suoi hanno disprezzato splendono davanti ad essi, infrangibile muraglia, braciere che non possono avvicinare, chiarezza che non possono sostenere. Lo splendore di Dio li respinge. Essi non possono stare in sua presenza. Tali le tenebre davanti al sole, gli Angeli ribelli indietreggiano. Il Cielo, il soggiorno della loro felicità distrutta, li brucia. Essi non pensano più che a sfuggirlo. Lucifero cade, aspirato da quel vuoto insondabile che si è scavato in lui. Un immenso clamore riempie l’universo : “Come sei caduto dal cielo, stella del mattino, figlio dell’aurora? Sei stato gettato in terra, vincitore delle nazioni?”. Lucifero cade, cade, cade, sempre più lontano dal Paradiso perduto. Più egli cade, più crescono in lui la disperazione e l’odio, ed il desiderio di fare del male, il più grande male possibile. Egli viene dal perdere la sua prima battaglia, ma non ha ancora perduto la guerra. La sua vendetta non fa che iniziare. Il cielo gli è chiuso per sempre. Ormai, il suo solo pensiero sarà di impedire all'uomo di entrarvi.


di Don Marcello Stanzione, sacerdote esperto di angeologia

sabato 8 ottobre 2016

satanismo in aumento


L’esorcista Macchioni: “Il satanismo è in aumento perché si prega poco”

 

” Il satanismo è in aumento. La ragione? Abbiamo abbandonato la fede , si prega poco e a volte  male.” Lo dice in questa intervista a La Fede Quotidiana il noto esorcista don Ermes Macchioni della diocesi di Reggio Emilia, che lancia l’allarme.

Don Ermes, il cardinal Burke prima dell’ Assunta, ha chiesto una preghiera penitenziale per un raduno satanista negli Usa. Possiamo parlare di un aumento  del ricorso al satanismo?
” Il satanismo, con le brutte conseguenze che questo comporta, effettivamente è in incremento, bisogna riconoscerlo e questo dovrebbe portarci ad un  esame di coscienza”.

Da che cosa dipende?
” Sempre più spesso sembra che abbiamo smarrito la fede, la società vive in modo  pagano e possiamo dire che è in atto un tentativo, anche diffuso, di eliminare Dio dalla vita pubblica per sostituirlo con l’ io. Oggi l’ uomo si sente autoreferenziale, pensa di non aver bisogno di Dio. Tutto questo porta a forme di idolatria, del denaro, del successo, del potere costi quel che costa, del sesso smodato e contro il progetto di Dio, della pornografia.  Inoltre si prega poco e anche male”.

Perché male?
” In tanti che si dicono cristiani manca la preghiera che è fondamentale medicina dell’ anima contro Satana . Penso alla recitazione del Rosario che è un’ arma potente e benefica. In quanto al male non posso non  notare adattamenti personali alla preghiera,  ciascuno aggiunge, toglie, mette qualcosa senza tenere nella dovuta considerazione il ricco bagaglio della Chiesa e della sua  tradizione”.

Un vescovo polacco monsignor Pieronek ha sostenuto che se l’islam avanza in Europa molto dipende da un continente che vive una fede a  dir poco tiepida..
” Ha perfettamente ragione. Oggi la fede cristiana in molti luoghi risulta tiepida, anche se per quanto riguarda la mia parrocchia non posso lamentarmi. Il problema grande è il secolarismo dilagante associato al relativismo etico e culturale, tutto questo i musulmani lo hanno capito”.

Possiamo definire l’Isis satanico?
” Tutto quello che va contro il progetto di Dio viene dal demonio e da lui ispirato. L ‘Isis uccide nel nome di un dio, questo è folle e va contro il vero Dio. Sapete bene che ogni cosa che urta contro Dio proviene da Satana”.

E Maria?
” Un deterrente formidabile contro le insidie del demonio, lo mette in fuga specie meditando e recitando il rosario. Bisognerebbe ricorrere di più a questa bella preghiera”.

Quali sono i santi maggiormente… temuti da Satana?
” Oltre alla Madonna,  Padre Pio e Santa Gelma Galgani, oltre a San Benedetto”.
Bruno Volpe


lunedì 16 maggio 2016

L'ora di Satana

Il «discernimento» di Satana in confessionale, secondo la testimonianza di Padre Pio
 
 
Testimonianza resa da p. Pio a p. Tarcisio da Cervinara,
esorcista a San Giovanni Rotondo
 
«Una mattina mentre stavo confessando gli uomini mi si presenta un signore alto, snello, vestito con una certa raffinatezza e dai modi garbati, gentili. Inginocchiatosi questo sconosciuto incomincia a palesare i suoi peccati che erano di ogni genere contro Dio, contro il prossimo, contro la morale: tutti aberranti. Mi colpì una cosa.

Per tutte le accuse, anche dopo la mia riprensione, fatta adducendo come prova la parola di Dio, il magistero della Chiesa, la morale dei santi, questo enigmatico penitente controbatteva le mie parole giustificando, con estrema abilità e con ricercatissimo garbo, ogni genere di peccato, svuotandolo di qualsiasi malizia e cercando allo stesso tempo di rendere normali, naturali, umanamente indifferenti tutti gli atti peccaminosi. E questo non solo per i peccati che erano raccapriccianti contro Dio, Gesù, la Madonna, i Santi, che indicava con perifrasi irriverenti senza mai nominarli, ma anche per i peccati che erano moralmente tanto sporchi e rozzi da toccare il fondo della più stomachevole cloaca.
Le risposte, che questo enigmatico penitente dava di volta in volta alle mie argomentazioni, con abile sottigliezza e con ovattata malizia, mi impressionavano. Tra me e me, domandandomi, dicevo: "Chi è costui?" Da che mondo viene? Chi sarà mai?". E cercavo di fissarlo bene in volto per leggere eventualmente qualcosa tra le pieghe del suo viso; e allo stesso tempo aguzzavo le orecchie a ogni sua parola in modo che nessuna di esse mi sfuggisse per soppesarle in tutta la loro portata.
A un certo momento, per una luce interiore vivida e fulgida percepii chiaramente chi era colui che mi stava dinanzi. E con tono deciso e imperioso gli dissi: "Di' viva Gesù, viva Maria". Appena pronunziati questi soavissimi e potentissimi nomi, satana sparisce all'istante in un guizzo di fuoco, lasciando dietro a sé un insopportabile irrespirabile fetore».
 

domenica 8 maggio 2016

Il Principe forte

 
 
Il Principe forte,
Il Duce fedele,
Deh viva Michele,
E chi lo creò.
 
Nel Regno del Cielo
Col fiero Dragone
Da prode Campione
Il primo pugnò.
 
Alzando bandiera
D´invitto valore,
D´un sol Dio l´onore
Il primo esaltò.
 
All´urto, alla voce,
Al tuono, alla luce,
Lucifero il truce
Conquiso restò.
 
Il fiamme il diadema,
L´ambito suo soglio
Al Re dell´orgoglio
In ceppi cangiò.
 
Ei presso a Michele
Due parti affollate
Di spirti, incalzate
Sue truppe mirò.
 
Sì, viva Michele,
Il forte, il sapiente,
A Lui riverente
Ognuno sclamò.
 
Sì, viva Michele
Il Sole, e la Luna,
L´augusta tribuna
Di Dio ripigliò.
 
Ed Egli prosteso
Al tron dell´Agnello,
A´piedi di quello
Sue palme sacrò.
 
Michele al suo Dio
La gloria dar volle.
Su tutti l´estolle
L´amor che mostrò
 
Al servo fedele,
Al primo Guerriero
Dal Mondo l´impero
Iddio consegnò.
 
Qual Sole alla nube
In lui Sestesso
Trasfuse, ed in esso
Iddio lampeggiò.
 
Giosuè per Michele
Trionfi ha sicuri,
Di Gerico i muri
Col suon smantellò.
 
Mosè dal sepolcro
Satan volle fuori,
Divini gli onori
Per dargli tentò:
 
Ma l´empio disegno
Michele sconvolse,
Il corso gli tolse,
E Satan sbeffò.
 
A´ primi già nati
Troncò la vita,
Di piaga inaudita,
L´Egitto colmò.
 
Dugento, e più mila
D´esercito Assiro
Di notte nel giro
Uccisi lasciò.
 
Dal pio Maccabio
Chiamato in soccorso
Laurigero il corso
A lui spianò.
 
Se il Popolo eletto
Trovossi in catene,
Michele dalle pene
Più volte il cavò.
 
I Turchi di Puglia
Le spiagge inondando
Michel col suo brando
Response, e fugò.
 
Ma pur che pretendo?
Le arene del mare
Chi mai può contare?
Le stelle chi può?
 
Con alto potere
Il Cielo disserra
Michele alla Terra
Per chi l´invocò.
 
Emenda i costumi,
Dirige la vita
Di chi per aita
Divoto il chiamò.
 
Correte o Fedeli
Al gran Protettore:
Il nostro Signore
A Lui ne fidò.
 
Lui Dio nella Chiesa,
O sia militante,
O sia trionfante
Per Duce assegnò.
 
De´ Spirti celesti
Lui fè Capitano,
Dell´ Alme Guardiano
Lui Dio si formò.
 
Or ceda l´Inferno,
Michele è il mio Duce,
Mi guarda, e conduce,
Per Lui vincerò.
 
Deh stammi vicino
Michele alla morte:
Da Te la mia sorte
Felice otterrò.
 
Su dunque, o Michele,
Ricevi il mio dono;
A piè del tuo trono
Il cuore ti do.
 
Padre Michele de Fontanarossa, Culto de´ Santi Angioli. Napoli, 1791

giovedì 28 aprile 2016

concedimi un sonno tranquillo

Preghiera prima di dormire (Efrem il Siro)
 
 
 
Donami, Signore, finché veglio, di restare davanti a te, con grande attenzione, e quando mi sarò addormentato, allontana il peccato dal mio giaciglio. Se al risveglio io pecco, perdonami, Signore, nella tua bontà. Se pecco mentre dormo, la tua misericordia mi purifichi. Per l’umiliazione della tua croce, concedimi un sonno tranquillo; liberami dai sogni malvagi e dalle immagini turpi. La notte trascorra in un riposo completo, i demoni si allontanino da me con i loro consigli perniciosi. Inviami il messaggero di luce perché vegli sulle mie membra; liberami dai desideri malvagi grazie al tuo corpo vivificante che ho mangiato. Mi addormenterò nella pace, il tuo sangue vegli su di me; all’ anima che hai plasmato secondo la tua immagine, concedi la libertà. Posa la mano sul corpo che hai impastato, e le tue misericordie siano per lui come mura di difesa e come un potente scudo. Quando il corpo si riposerà la tua forza lo protegga, il mio riposo sia davanti a te, come profumo d’incenso. Il Maligno non si avvicini al mio letto, per l’intercessione di tua Madre, e per il tuo sacrificio per noi; allontana il demone della paura che mi nuoce. Porta a compimento la promessa che hai fatto a mio riguardo, Signore, conservami la vita per mezzo della croce, e al mio risveglio ti renderò grazie, per l’amore che hai manifestato alla mia debolezza. Donami, Signore, per la tua tenerezza, di ascoltare e compiere la tua volontà; concedimi una sera tranquilla e una notte santa. O Cristo, nostro salvatore, tu sei la vera luce, a te la gloria, e su di noi le tue misericordie, in questo come nell’ altro mondo. 


Efrem il Siro - 

http://www.natidallospirito.com/2013/01/24/preghiera-prima-di-dormire-efrem-il-siro/  

martedì 15 marzo 2016

Peccato originale

Il Peccato originale spiegato dal Concilio

 
 
 

SESSIONE V (I7 giugno 1546)
Decreto sul peccato originale.
Perché la nostra fede cattolica, senza la quale è impossibile piacere a Dio (18), rimossi gli errori, resti integra e pura e perché il popolo cristiano non sia turbato da ogni vento di dottrina (19) dal momento che l’antico, famoso serpente (20), sempre nemico del genere umano, tra i moltissimi mali da cui è sconvolta la chiesa di Dio in questi nostri tempi, ha suscitato nuovi e vecchi dissidi, anche nei riguardi del peccato originale e dei suoi rimedi, il sacrosanto, ecumenico e generale concilio tridentino, legittimamente riunito nello Spirito santo, sotto la presidenza degli stessi tre legati della sede apostolica, volendo richiamare gli erranti e confermare gli incerti, seguendo le testimonianze delle sacre scritture, dei santi padri, dei concili più venerandi ed il giudizio e il consenso della chiesa stessa, stabilisce, confessa e dichiara quanto segue sul peccato originale.

1. Chi non ammette che il primo uomo Adamo, avendo trasgredito nel paradiso il comando di Dio, ha perso subito la santità e la giustizia, nelle quali era stato creato e che è incorso per questo peccato di prevaricazione nell’ira e nell’indignazione di Dio, e, quindi, nella morte, che Dio gli aveva prima minacciato, e, con la morte, nella schiavitù di colui che, in seguito, ebbe il potere della morte e cioè il demonio (21); e che Adamo per quel peccato di prevaricazione fu peggiorato nell’anima e nel corpo: sia anatema.

2. Chi afferma che la prevaricazione di Adamo nocque a lui solo, e non anche alla sua discendenza; che perdette per sé soltanto, e non anche per noi, la santità e giustizia che aveva ricevuto da Dio; o che egli, inquinato dal peccato di disobbedienza, abbia trasmesso a tutto il genere umano solo la morte e le pene del corpo, e non invece anche il peccato, che è la morte dell’anima: sia anatema. Contraddice infatti all’apostolo, che afferma: Per mezzo di un sol uomo il peccato entrò nel mondo e a causa del peccato la morte, e così la morte si trasmise a tutti gli uomini, perché in lui tutti peccarono (22).

3. Chi afferma che il peccato di Adamo, uno per la sua origine, trasmesso con la generazione e non per imitazione, che aderisce a tutti, ed è proprio di ciascuno, possa esser tolto con le forze della natura umana, o con altro mezzo, al di fuori dei meriti dell’unico mediatore, il signore nostro Gesù Cristo, che ci ha riconciliati con Dio per mezzo del suo sangue (23), diventato per noi giustizia, santificazione e redenzione (24); o nega che lo stesso merito di Gesù Cristo venga applicato sia agli adulti che ai bambini col sacramento del battesimo, rettamente conferito secondo il modo proprio della chiesa: sia anatema. Perché non esiste sotto il cielo altro nome dato agli uomini nel quale è stabilito che possiamo essere salvi (25). Da cui l’espressione: Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo (26) e l’altra: Tutti voi che siete stati battezzati, vi siete rivestiti di Cristo (27).

4. Chi nega che i fanciulli, appena nati debbano esser battezzati, anche se figli di genitori battezzati oppure sostiene che essi sono battezzati per la remissione dei peccati, ma che non contraggono da Adamo alcun peccato originale, che sia necessario purificare col lavacro della rigenerazione per conseguire la vita eterna, e che, quindi, per loro la forma del battesimo per la remissione dei peccati non debba credersi vera, ma falsa sia anatema. Infatti, non si deve intendere in altro modo quello che dice l’apostolo: Per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo, e col peccato la morte, così la morte si è trasmessa ad ogni uomo perché tutti gli uomini hanno peccato (28), se non nel senso in cui la chiesa cattolica universale l’ha sempre inteso. Secondo questa norma di fede per tradizione apostolica anche i bambini, che non hanno ancora potuto commettere peccato, vengono veramente battezzati, affinché in essi sia purificato con la rigenerazione quello che contrassero con la generazione. Se, infatti, uno non rinasce per l’acqua e lo Spirito santo, non può entrare nel regno di Dio (29).

5. Chi nega che per la grazia del signore nostro Gesù Cristo, conferita nel battesimo, sia rimesso il peccato originale, o anche se asserisce che tutto quello che è vero e proprio peccato, non viene tolto, ma solo cancellato o non imputato (30) sia anatema. In quelli infatti che sono rinati a nuova vita Dio non trova nulla di odioso, perché non vi è dannazione per coloro (31) che col battesimo sono stati sepolti con Cristo nella morte (32), i quali non camminano secondo la carne (33), ma spogliandosi dell’uomo vecchio e rivestendosi del nuovo (34), che è stato creato secondo Dio, sono diventati innocenti, immacolati, puri, senza macchia, figli cari a Dio, eredi di Dio e coeredi di Cristo (35); di modo che assolutamente nulla li trattiene dall’ingresso nel cielo.
Questo santo sinodo confessa che tuttavia nei battezzati rimane la concupiscenza o passione. Ma, essendo questa lasciata per la lotta, non può nuocere a quelli che non acconsentono e che le si oppongono virilmente con la grazia di Gesù Cristo. Anzi, chi avrà combattuto secondo le regole, sarà coronato (36).

Il santo sinodo dichiara che mai la chiesa cattolica ha inteso che venga chiamato "peccato" la concupiscenza, qualche volta chiamata dall’apostolo peccato (37), per il fatto che nei rinati alla grazia non è un vero e proprio peccato, ma perché ha origine dal peccato e ad esso inclina. Chi pensasse il contrario sia anatema.


6. Questo santo sinodo dichiara tuttavia, che non è sua intenzione comprendere in questo decreto, dove si tratta del peccato originale, la beata ed immacolata vergine Maria, madre di Dio, ma che si debbano osservare a questo riguardo le costituzioni di papa Sisto IV (38), di felice memoria, sotto pena di incorrere nelle sanzioni in esse contenute che il sinodo rinnova.

Secondo decreto: Sulla lettura della s. scrittura e la predicazione.
1. Lo stesso sacrosanto sinodo, aderendo alle pie costituzioni dei sommi pontefici e dei concili approvati, le fa sue; e volendo completarle, perché non avvenga che il tesoro celeste dei libri sacri, che lo Spirito santo ha dato agli uomini con somma liberalità, rimanga trascurato, ha stabilito e ordinato che nelle chiese, in cui vi sia una prebenda o una dotazione, o uno stipendio comunque chiamato destinato ai lettori di sacra teologia, i vescovi, gli arcivescovi, i primati e gli altri ordinari locali obblighino, anche con la sottrazione dei frutti relativi, quelli che hanno questa prebenda, dotazione o stipendio, ad esporre e spiegare la sacra scrittura personalmente, se sono idonei, altrimenti per mezzo di un sostituto adatto, da scegliersi dai vescovi, dagli arcivescovi, dai primati e dagli altri ordinari stessi.

Per il futuro tale prebenda, dotazione o stipendio non dovrà esser conferito se non a persone adatte, che siano capaci di esplicare tale ufficio da se stessi. Ogni provvista fatta altrimenti sia nulla e invalida.

2. Nelle chiese metropolitane o cattedrali, se la città è importante e popolosa, ed anche nelle collegiate che si trovassero in un centro importante, - anche di nessuna diocesi, - purché vi sia numeroso clero, qualora non si trovi prebenda, dotazione o stipendio da destinare a questo scopo, si consideri ipso facto destinata per sempre a ciò la prima prebenda che in qualsiasi modo si renda vacante, salvo il caso di rinunzia e qualora vi sia annesso un altro onere incompatibile. Se non vi fosse in queste stesse chiese alcuna prebenda o fosse insufficiente, il metropolita o il vescovo stesso, con l’assegnazione dei frutti di un beneficio semplice (di cui però bisogna soddisfare gli oneri), o col contributo dei beneficiati della sua città e diocesi, o anche in altro modo, come si potrà fare più facilmente, col consiglio del capitolo provveda in maniera tale, che si abbia la lettura della sacra scrittura. Ciò però, avvenga in modo che qualsiasi altra lettura, istituita o consuetudinaria non sia, per questo motivo, omessa.

3. Quelle chiese i cui proventi annuali fossero limitati, o dove il clero e il popolo fosse tanto scarso, da non potersi tenere opportunamente la lezione di teologia, abbiano almeno un maestro, scelto dal vescovo col consiglio del capitolo, che insegni gratuitamente la grammatica ai chierici e agli altri scolari poveri, perché, con l’aiuto di Dio, possano poi passare agli studi della sacra scrittura. Il maestro di grammatica riceva i frutti di un beneficio semplice fino a che eserciterà tale ufficio senza che, tuttavia, il beneficio stesso sia distolto dal proprio scopo, o un adeguato compenso dalla mensa capitolare o vescovile o il vescovo stesso escogiti qualche altro mezzo adatto alla sua chiesa e diocesi, perché questa pia, utile e così fruttuosa disposizione, sotto qualsiasi pretesto, non venga trascurata.

4. Anche nei monasteri dove possa essere convenientemente realizzata, si tenga tale lettura della sacra scrittura. Se gli abati fossero negligenti, i vescovi quali delegati della sede apostolica, li costringano a farlo con i mezzi opportuni.

5. Nei conventi dei regolari, in cui gli studi possono essere facilmente coltivati la lezione di sacra scrittura abbia ugualmente luogo, essa sia assegnata dai capitoli generali o provinciali ai maestri più degni.

6. Anche nei ginnasi pubblici, dove questa lezione, più necessaria di tutte le altre non fosse stata ancora istituita, sia attivata dalla pietà e dalla carità dei religiosissimi principi e delle repubbliche, per la difesa e l’incremento della fede cattolica e per la conservazione e propagazione della sana dottrina. E dove fosse stata istituita ma fosse trascurata, la si rimetta in auge.

7. E perché sotto l’apparenza della pietà non venga diffusa l’empietà, lo stesso santo sinodo stabilisce che nessuno debba essere ammesso a tale ufficio di lettore, sia in pubblico che in privato, se prima non è stato esaminato dal vescovo del luogo circa la sua vita, i suoi costumi, la sua scienza, e approvato. Ciò, tuttavia, non si applica ai lettori dei monasteri.

8. Gli insegnanti di sacra scrittura, nel tempo in cui insegnano pubblicamente nelle scuole, e così pure gli studenti godano ed usufruiscano di tutti i privilegi concessi dal diritto di percepire i frutti delle loro prebende e dei loro benefici anche durante la loro assenza.

9. Poiché, tuttavia, alla società cristiana non è meno necessaria la predicazione del Vangelo, che la sua lettura, e questo è il principale ufficio dei vescovi (39), lo stesso santo sinodo ha stabilito e deciso che tutti i vescovi, arcivescovi, primati, e tutti gli altri prelati di chiese siano tenuti a predicare personalmente il santo Vangelo di Gesù Cristo se non ne sono legittimamente impediti.

10. Se i vescovi e le altre persone nominate fossero impedite da un legittimo motivo, siano tenuti, conformemente a quanto prescrive il concilio generale (40), a farsi sostituire da persone adatte per questo ufficio della predicazione. Se qualcuno trascurasse di adempiere ciò, sia sottoposto ad una pena severa.

11. Anche gli arcipreti, i pievani, e tutti coloro che abbiano cura d’anime nelle parrocchie o altrove, personalmente o per mezzo d’altri se ne fossero legittimamente impediti, almeno nelle domeniche e nelle feste più solenni, nutrano il popolo loro affidato con parole salutari, secondo la propria e la loro capacità, insegnando quelle verità che sono necessarie a tutti per la salvezza e facendo loro conoscere, con una spiegazione breve e facile, i vizi che devono fuggire e le virtù che devono praticare, per evitare la pena eterna e conseguire la gloria celeste.

Se poi qualcuno di loro fosse negligente anche se pretendesse di essere esente dalla giurisdizione del vescovo per qualsiasi motivo o anche se le chiese fossero ritenute in qualsiasi modo esenti, o forse annesse o unite a qualche monastero, situato magari fuori diocesi, purché in realtà si trovino nella diocesi, non manchi la provvidenziale sollecitudine dei vescovi, perché non debba avverarsi il detto: I piccoli chiesero il pane e non vi era chi lo spezzasse loro (41) Se però, pur ammoniti dal vescovo, per tre mesi mancassero al loro ufficio, vi siano costretti con le censure ecclesiastiche, o in altro modo secondo la decisione dello stesso vescovo. Se a lui sembrasse opportuno, potrà anche esser dato ad altri un onesto compenso sui frutti del beneficio perché compia questo dovere, fino a che il titolare si ravveda e adempia il suo dovere.

12. Nelle chiese parrocchiali soggette a monasteri non dipendenti da alcuna diocesi, qualora gli abati e i superiori dei religiosi fossero negligenti in ciò che abbiamo detto, vi siano costretti dai metropoliti, nelle cui province si trovano le stesse diocesi, i quali si considereranno, in questa occasione, delegati della sede apostolica.

Né valgano ad impedire l’esecuzione di questo decreto la consuetudine, l’esenzione, l’appello o il reclamo, cioè il ricorso, fino a che il giudice competente, con procedimento sommario e tenendo solo conto della verità del fatto, non abbia esaminato e deciso l’argomento.

13. I religiosi di qualunque ordine, se non sono stati esaminati e approvati dai loro superiori circa la vita, i costumi e la scienza, e se non consta di questa loro licenza, non potranno predicare neppure nelle chiese dei loro ordini. Essi devono presentarsi con essa personalmente ai vescovi e chiedere la loro benedizione, prima di dare inizio alla predicazione (42).

14. I religiosi nelle chiese, che non appartengono al loro ordine, oltre alla licenza dei loro superiori, sono tenuti ad avere anche quella del vescovo; senza di essa, non potranno in nessun caso predicare nelle chiese che non sono del loro ordine (43). Questa licenza i vescovi la concedano gratuitamente.

15. Se un predicatore seminasse errori o scandali in mezzo al popolo, anche se predica in un monastero del proprio o di un altro ordine, il vescovo gli proibisca la predicazione. Se predicasse delle eresie proceda contro di lui secondo il diritto o l’uso del luogo, anche se il predicatore pretendesse di essere esente per un privilegio generale o speciale. In questo caso il vescovo proceda con autorità apostolica e come delegato della sede apostolica. I vescovi impediscano che un predicatore sia molestato per false informazioni o comunque calunniosamente, e che possa a giusto motivo di lamentarsi di essi.

16. I vescovi inoltre abbiano cura che nessuno dei regolari viva fuori del convento e dell’obbedienza del proprio ordine, o che un sacerdote secolare (a meno che sia loro noto e possano approvarne i costumi e la dottrina) predichi nella loro città o diocesi, anche col pretesto di qualsiasi privilegio, fino a quando dagli stessi vescovi non sia stata consultata a questo proposito la santa sede apostolica, da cui, a meno che non si sia taciuta la verità o non si sia detta una menzogna, è difficile che gli immeritevoli possano estorcere tali privilegi.

17. I raccoglitori di elemosine (44), che con espressione popolare, sono detti ‘questuanti’, di qualsiasi condizione essi siano, non presumano in nessun modo di poter predicare, sia personalmente, che per mezzo di altri. Chi facesse il contrario, ne sia assolutamente impedito con opportuni rimedi dai vescovi e dagli ordinari dei luoghi, non ostante qualsiasi privilegio.
Decreto di indizione della futura sessione.

Questo sacrosanto sinodo stabilisce e determina che la futura sessione si tenga e celebri il giovedì, feria quinta dopo la festa di S. Giacomo apostolo.

Note
18. Eb 11, 6.
19. Ef 4, 14.
20. Cfr. Ap 12, 9; 20, 2.
21. Eb 2, 14.
22. Rm 5, 12.
23. Cfr. Rm 5, 9-10.
24. 1 Cor 1, 30.
25. At 4, 12.
26. Gv 1, 29.
27. Gal 3, 27.
28. Rm 5, 12.
29. Gv 3, 5.
30. Cfr. AGOSTINO, Contra duas epistolas Pelagianorum I, 13 (26) (CSEL 60, 445).
31. Cfr. Rm 8, 1.
32. Cfr. Rm 6, 4.
33. Rm 8, 1 (solo nella vulgata).
34. Cfr. Col 3, 9-10; Ef 4, 24.
35. Rm 8, 17.
36. II Tm 2, 5.
37. Cfr. Rm 7, 14, I7, 20.
38. Cc. 1 e 2, III, 12, in Exstrav. comm. (Fr 2, 770); C. 12. D. XXXVII (Fr 1, 139).
39. Cfr. Statuta ecclesiae antiqua, c. 3 (Les Statuta ecclesiae antiqua, nuova ed. critica a cura di Ch. Munier, Paris, 1960, 79) che corrisponde al c. 6 DLXXXVIII (Fr 1, 307).
40. Conc. Lateranense IV, c. 10.
41. Lam 4, 4.
42. Cfr. Conc. Lateranense V, sess. XI (COD, 634-638).
43. Cfr. Conc. Lateranense IV, c. 3.
44. Cfr. Conc. Lateranense IV, c. 62; c. 11, V, 2, in VI (Fr 2, 1074); c. 2, V, 9, in Clem. (Fr. 2. 1190).

giovedì 22 ottobre 2015

menzogne lampanti

Lettera aperta di d. Matteo De Meo 10 ottobre 2015



Premesso che definire una persona con il termine "gay” è già una sorta di giudizio comunque lesivo della persona umana che è uomo o donna maschio o femmina; un termine che si può in un certo qual modo tollerare nel linguaggio comune, convenzionale di una certa cultura postmoderna della “gaiezza”, ma che usato da uomini di Chiesa, teologi, vescovi o sacerdoti, lascia alquanto perplessi. Nel linguaggio della Chiesa si parla di persone con “tendenze omosessuali” che come tutti, ogni giorno devono lavorare per la loro santificazione. Detto ciò come può “l’amore Gay essere una ricchezza nella Chiesa”? Come può “non essere peccato”? A quale testo sconosciuto si fa riferimento per affermare che lo stesso S. Tommaso d’Aquino concorderebbe con l’amore omosessuale in quanto “nella linea dell’amore”? Lui che mai avrebbe sovvertito l’ordine della retta ragione e nello stesso tempo quello della natura medesima che viene da Dio affermando: “nei peccati contro natura in cui viene violato l’ordine naturale, viene offeso Dio stesso in qualità di ordinatore della natura”. (S. Tommaso D’Aquino, Summa Theologica, II-II, q. 154,a.12). Quanta confusione si crea nel voler anteporre le proprie opinioni alla retta dottrina della Fede. Quanta superbia! E tutto nel nome di un inflazionato concetto di “misericordia”! Ma, una Chiesa che usa misericordia è una Chiesa che non può e non deve tacere la verità; è una Chiesa che deve condannare senza mezzi termini tutto ciò che è peccato e menzogna, così come l’ingiustizia e il sopruso; è una Chiesa che è chiamata ad accompagnare chi erra verso quella Verità che unicamente può rendere liberi. A questa Chiesa fa appello lo stesso Pontefice che aprendo l’attuale Sinodo sulla Famiglia chiede di approfondire le questioni più problematiche (divorziati risposati, unioni civili, ecc..) “senza mettere in discussione la Dottrina”. Convinta che la perfezione salvifica della libertà umana può essere trovata solo nella verità di Gesù Cristo, la Chiesa deve sempre proclamare coraggiosamente la morale cristiana, anche quando incontra opposizione o, in casi estremi, persecuzione e martirio. Pertanto cosa vuol dire rispettare l’uguale dignità delle persone omosessuali se non aiutare a far comprendere loro che le azioni peccaminose, come l’esercizio dell’omosessualità, ledono la dignità umana stessa. Infatti la Chiesa esige dai suoi ministri una vigilanza amorevole “perché nessuna persona omosessuale loro affidata sia fuorviata dalla diffusa opinione erronea che l'attività omosessuale è una inevitabile conseguenza della condizione omosessuale”, o peggio ancora sia una ricchezza o non sia peccato e quindi lecita agli occhi di Dio! Per una autentica pastorale soprattutto per la sua efficacia reale, non si deve tacere sulla peccaminosità grave degli atti omosessuali. Con tutta la carità possibile ma la verità va detta e fatta conoscere! Certo alcuni potranno sentirsi respinti! Pertanto la carità esige che questi fratelli siano accompagnati a comprendere le ragioni dell’insegnamento della Chiesa dimostrando con i fatti e nella verità il loro essere figli di Dio a tutti gli effetti e senza discriminazioni di sorta. Ma si rende altrettanto necessario far comprendere che coloro che legittimano gli atti omosessuali «sono mossi da una visione opposta alla verità sulla persona umana, che ci è stata pienamente rivelata nel mistero di Cristo». Anche se non se ne rendono conto, la loro approvazione dell'omosessualità riflette «una ideologia materialistica, che nega la natura trascendente della persona umana, così come la vocazione soprannaturale di ogni individuo». Solo ciò che è vero può ultimamente essere anche pastorale! Quando non si agisce secondo ciò che realmente la Chiesa insegna e professa si rischia di diventare un ostacolo per un autentico cammino di fede e di comprensione della propria vita spirituale e morale di cui tutti nella Chiesa hanno bisogno e diritto. Purtroppo la confusione più grave scaturisce proprio dal numero crescente di teologi e uomini di Chiesa sempre più periferici rispetto alla “sana Dottrina”! Una situazione che viene da molto molto lontano! Già quarant’anni fa il Beato Paolo VI suonò il campanello d’allarme mettendoci in guardia da quel “fumo di satana” che era entrato nella Chiesa, e allo stesso tempo assicurò ai suoi ascoltatori, durante un’udienza generale, che quando egli affermò che “una delle più grandi necessità della Chiesa di oggi è quella di difendersi da quel male che è chiamato il diavolo”, le sue parole non erano affatto “superstiziose o irreali”. “La gente di oggi [...] si lascia catturare da seduzioni ideologiche di errori alla moda, fessure tramite le quali il diavolo può facilmente penetrare e lavorare nella mente umana”. L’attività diabolica si manifesta, tra l’altro, “laddove si affermano menzogne ipocrite e lampanti”. Non è il Cristianesimo, che è fedeltà al reale, al concreto esistente, ma il diavolo, ad amare il mistero come tenebrosa e inquietante stranezza, come bizzarra e complicata fantasticheria.

don Matteo De Meo

sabato 26 settembre 2015

La chiesa e il cinghiale

La vigna e il cinghiale

Perché hai abbattuto la sua cinta […]?
La devasta il cinghiale del bosco (Sal 80 [79], 13-14).




di p. Elia.


Quando papa Leone X, nel 1520, applicò la metafora salmica al rivoluzionario di Wittenberg, la cinta della vigna diletta era ancora saldamente in piedi. Certo, buona parte del Popolo di Dio – clero, religiosi e laici – aveva bisogno di un’urgente riforma, che alcuni illuminati vescovi e fondatori avevano già avviato; ma la devastazione provocata dal cinghiale fu allora efficacemente arginata da un Concilio ecumenico e dalle eroiche imprese apostoliche di nuovi ordini religiosi, come i Gesuiti e i Cappuccini, che riconquistarono alla Chiesa Cattolica ampie regioni d’Europa. D’altronde il ribelle, che morirà suicida dopo l’ennesima crapula, aveva avuto successo unicamente per ragioni politiche, grazie all’appoggio di principi altrettanto ribelli all’autorità costituita dell’Imperatore romano-germanico. L’Europa si spaccò in due e fu sconvolta da quasi un secolo e mezzo di guerre spaventose; ma la Chiesa Cattolica rimase cattolica.

Il diavolo, non soddisfatto di questa vittoria dimezzata, continuò il suo lavorio demolitore cercando di infiltrarsi nella vigna stessa. Visto che rivoluzioni francesi, liberali e comuniste non erano riuscite ad abbatterne la cinta, bisognava che qualcuno lo facesse dall’interno. Le ideologie dell’Ottocento erano state bollate dal beato Pio IX, l’eresia modernista condannata da san Pio X, i germogli del neo-modernismo recisi dal venerabile Pio XII … Ci voleva qualcuno che – scientemente o meno – aprisse la porta al nemico e lo facesse salire in cattedra, magari sotto le spoglie di periti invitati in cattedra della chiesa, i quali ne prendessero surrettiziamente il controllo e riuscissero ad ipnotizzare più di duemila vescovi perché firmassero i documenti da loro elaborati. Leone XIII aveva ben visto, in visione, nugoli di demòni scendere in picchiata sulla basilica di San Pietro; la grande euforia di cinquant’anni fa non poteva quindi presagire nulla di buono.

Così fu abbattuta la cinta, e subito svariati animali selvatici cominciarono a scorrazzare indisturbati, calpestando la vigna e riempiendola dei loro escrementi. Lucifero sguinzagliò i suoi agenti più arditi nel cuore stesso del santuario, dove un papa tentennante e angosciato portò a termine il concilio e le sue prime applicazioni innovatrici. Il successore, avendo subito voluto veder chiaro nell’infiltrazione massonica della Sede Apostolica, fu presumibilmente stroncato col veleno dopo appena trentatré giorni di regno. Poi un gigante slavo e un angelo transalpino tentarono di salvare il salvabile – o forse anche ciò che non era salvabile – aprendo così un varco al ripristino della vera Chiesa. .... Ma non più il Lutero, frate forzato e nevrotico di cinquecento anni orsono, ....

Un colpo da maestro … si verifica uno scatenamento di demòni, specie di quello dell’impurità. Ciò contro cui si accanisce di preferenza, non a caso, è l’unione santa dell’uomo e della donna come fondamento della famiglia: approvazione dell’omosessualità, ammissione della separazione e del divorzio, incondizionata indulgenza per l’aborto … l’abolizione di fatto del matrimonio indissolubile. Ormai anche agli atei conviene sposarsi in chiesa, visto che questo è ammesso e che lo scioglimento è più facile del divorzio civile, è più veloce e – soprattutto – non costa nulla. I produttori di telenovelas sono già pronti a sfruttare il nuovo filone narrativo; anche i buoni cattolici potranno ormai identificarsi con i loro personaggi.

Ma tutto questo era stato previsto e annunciato dal Cielo. Nel lontano 1610 la Madonna così istruiva Mariana de Jesús, giovane religiosa di Quito: «Ora ti faccio sapere che dalla fine del secolo XIX e da poco dopo la metà del secolo XX, in quella che oggi è la Colonia e che un giorno sarà la Repubblica dell’Ecuador [attualizzando: in ogni parte del mondo], esploderanno le passioni e vi sarà una totale corruzione dei costumi, perché Satana regnerà quasi completamente per mezzo delle sètte massoniche [che allora non esistevano ancora]. Essi si concentreranno principalmente sui bambini per mantenere questa corruzione generale. Guai ai bambini di quei tempi! Il sacramento del Matrimonio, che simboleggia l’unione di Cristo con la sua Chiesa, sarà attaccato e profondamente profanato. La Massoneria, che sarà allora al potere, approverà leggi inique con lo scopo di liberarsi di questo sacramento, rendendo facile per ciascuno vivere nel peccato e incoraggiando la procreazione di figli illegittimi, nati senza la benedizione della Chiesa».

La Vergine proseguiva profetizzando la deviazione e corruzione del clero, quasi a voler indicare la causa della decadenza collettiva nel venir meno del baluardo opposto da Dio all’opera devastatrice portata avanti dai servitori del demonio. Nel 1634 Gesù stesso le mostrò come l’orrendo e pestifero cinghiale della Massoneria entrava nella meravigliosa e fiorente vigna della Chiesa, lasciandola annientata e in completa rovina: «Lo spirito di impurità, che saturerà l’atmosfera in quei tempi, come un oceano ripugnante inonderà le strade, le piazze e i luoghi pubblici con un’incredibile libertà. Attraverso l’acquisizione del controllo su tutte le classi sociali, la setta massonica sarà così astuta da penetrare nel cuore delle famiglie per corrompere persino i bambini e il diavolo si glorierà di nutrirsi con perfidia della squisita delicatezza del cuore dei bambini». Anche il Signore additava poi la degradazione di sacerdoti e religiosi e i terribili castighi che ne sarebbero seguiti; ma di questo ci occuperemo, a Dio piacendo, in un prossimo articolo.

Che dire? Fiat voluntas tua … ! Se tutto questo è necessario, Padre santo, per la rinascita della Chiesa dai Tuoi figli fedeli, che non possono più sopportare quest’ignobile farsa e sono pronti, a un Tuo minimo cenno, a dissociarsene pubblicamente, da’ loro la forza di resistere mantenendosi fedeli alla Tua Parola. Tu stai passandoli al vaglio per separarli dai traditori, da quel Giuda che hai misteriosamente ammesso fra gli apostoli di Tuo Figlio con un compito necessario al trionfo del Tuo Regno. Ti prego, custodiscili dal maligno – non perché potrebbe ancora ingannarli, ma perché non si scoraggino e non cedano all’amarezza, alla ribellione, all’arroganza … Non permettere che siano tentati di superbia, ma conservali semplici e miti, puri di cuore e di costumi, invincibili agnelli in mezzo a lupi feroci che tuttavia nulla possono contro i Tuoi piccoli, purché questi si mantengano stretti sotto il manto della Tua Sposa immacolata, loro Madre e Maestra infallibile, perfezione vivente della Tua santa Chiesa.

http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2015/09/don-elia-la-vigna-e-il-cinghiale.html?spref=fb

venerdì 10 aprile 2015

per essere ribelli

5 modi per essere un vero cattolico ribelle ...

...e allo stesso tempo dalla parte degli angeli




Andiamo, ne sappiamo di più della Chiesa, vero? Dopo tutto siamo nel XXI secolo, e i tempi sono cambiati. L'uomo moderno è capacissimo di decidere da sé ciò che è morale, giusto? Tutte le persone intelligenti nei media, negli ambienti governativi e in quelli accademici che ci incoraggiano ad abbracciare aborto, contraccezione, eutanasia e matrimonio omosessuale non possono sbagliarsi, no? In fondo, tutti sanno che idee nuove e fresche devono chiaramente prevalere su due millenni di insegnamenti della Chiesa. Giusto?

Sbagliato.

Purtroppo, il mio paragrafo di apertura faceto rappresenta come molti cattolici vedono gli insegnamenti della Chiesa al giorno d'oggi. Molti si sono lasciati ingannare dalla bugia che ci sta propinando il mondo per la quale dovremmo ribellarci all'autorità della Chiesa e del papa decidendo da noi quali insegnamenti seguire e quali non seguire. La nostra apatia e il nostro relativismo morale crescenti, fortemente influenzati da una cultura imbevuta di materialismo senza limiti morali, stanno mettendo la Chiesa e il mondo in grave pericolo. La Chiesa cattolica è una delle ultime linee di difesa contro il male, e non dobbiamo permettere a una ribellione fuorviata di distruggerla dall'interno. La Chiesa non deve mai sottomettersi o essere assimilata al mondo. Siamo nel mondo ma non del mondo, e dobbiamo tenere gli occhi fissi sulla nostra patria celeste.

Veri cattolici ribelli

Se sentiamo la necessità di essere ribelli, perché non convogliare questa energia in una direzione più positiva, una direzione che guidi al Cielo? È facile criticare la Chiesa e conformarsi alle varie influenze del mondo, ma forse il vero ribelle cattolico di oggi può spiccare per il fatto di abbracciare l'insegnamento della Chiesa, non di rifiutarlo, e di seguire la leadership del papa, non di minarla. Se vogliamo seguire davvero gli insegnamenti di Cristo, non dovremmo farlo attraverso la Chiesa da Lui fondata? Se vogliamo essere ribelli, ribelliamoci contro il mondo e abbracciamo la via verso il Cielo che passa per la Chiesa cattolica.

Cinque modi positivi perché i cattolici si ribellino al mondo

1. Evitiamo il cattolicesimo da bar: Non possiamo scegliere quello in cui credere ed essere ancora autenticamente cattolici. Dobbiamo seguire il Magistero e praticare autenticamente la nostra fede, confidando nel fatto che due millenni di storia e di insegnamenti della Chiesa siano ben superiori a ciò a cui possiamo arrivare da soli. “Siate cattolici, realmente, fedelmente, senza scusarvene, e il futuro avrà il tipo di leader articolati e moralmente maturi di cui ha bisogno” (arcivescovo Charles Chaput).

2. Mettiamo da parte il nostro orgoglio e arrendiamoci: “Poche anime capiscono ciò che farebbe Dio in loro se si abbandonassero senza riserve a Lui e se permettessero alla Sua grazia di modellarle di conseguenza” (Sant'Ignazio di Loyola). Serve un ego piuttosto grande per dire di no a Cristo e alla Sua Chiesa! Abbiamo bisogno di più umiltà, di arrenderci totalmente e di impegnarci sinceramente per mettere la volontà di Cristo prima della nostra. So per esperienza personale che fare le cose a modo mio non ha mai dato grandi risultati.

3. Pratichiamo la santità personale: La chiamata alla santità è radicata nel Battesimo e riproposta negli altri sacramenti, soprattutto nell'Eucaristia. Visto che i cristiani sono rivestiti di Cristo Gesù e ristorati dal Suo Spirito, sono “santi”. Hanno quindi la capacità di manifestare questa santità e la responsabilità di testimoniarla in tutto ciò che fanno. L'apostolo Paolo non si stanca mai di ammonire i cristiani a vivere “come si addice a santi” (Ef 5, 3).

4. Siamo gioiosi!: È così facile perdersi nei propri problemi e dimenticare di essere gioiosi... Capita a me e a chiunque altro io conosca. Ricordiamo, però, che siamo circondati da persone che ci guardano. Possono essere alla ricerca di Lui e cercare qualcuno, chiunque, che mostri loro la via che porta a Cristo. Potrebbero imparare dal nostro buon esempio, essere ispirati dalla nostra gioia e incoraggiati dal nostro cammino di fede se solo ricordiamo che siamo chiamati a condividere la Buona Novella. Se siamo malinconici, frustrati, concentrati su di noi e critici nei confronti della Chiesa non saremo mai in grado di aiutare nessuno e potremmo mettere a rischio la nostra salvezza.

5. Perseguiamo il Cielo, “rifiutiamo” il Mondo: Il Cielo è la nostra destinazione ultima, non questo posto chiamato Terra. I nostri critici ci aiuteranno ad andare in Cielo? Ci sosterranno nei periodi difficili? No, ci spingeranno verso uno stile di vita secolare in cui c'è poco spazio per Dio e il materialismo e la popolarità sono gli idoli alla moda del giorno. Fare ciò che è giusto non è sempre facile, ma nel lungo periodo è chiaramente la cosa che apporta maggiore beneficio. Perché non dovremmo scegliere il Cielo?

C'è ancora un altro modo per essere un vero ribelle cattolico nel mondo di oggi, che è il filo conduttore che corre lungo tutti gli altri atti che ho menzionato: pregare con fede ogni giorno. 

Iniziate la giornata con una preghiera di ringraziamento a Dio per le benedizioni presenti nella nostra vita. Pregate per avere l'aiuto e il coraggio di affrontare le prove che il mondo ci presenta. Fatevi il segno della croce e pregate prima di ogni pasto, pubblico o privato. Recitate il rosario quotidianamente e chiedete l'aiuto e l'intercessione della nostra Beata Madre e pregate con la famiglia ogni sera. Non posso immaginare che una persona possa ribellarsi seriamente contro la Chiesa se è fedelmente impegnata nella preghiera quotidiana.

Sarebbe facile leggere questo post e decidere che non si applica a voi, ma suggerirei che siamo tutti colpevoli di qualche grado di ribellione negativa ogni giorno. Possiamo scegliere la via d'uscita semplice nella pratica della nostra fede quando è richiesto un piccolo sforzo extra o ignoriamo ciò che viene richiesto dalla nostra vocazione affidataci da Dio. Possiamo rifiutare di fare ciò che sappiamo che è giusto perché temiamo le opinioni negative degli altri o non abbiamo il coraggio di affrontare situazioni difficili.

Una delle cose che ho trovato più attraenti nella Chiesa cattolica quando mi sono convertito è stato il fatto che non è facile essere cattolici. Sono cresciuto con una “fede facile” nella Chiesa battista, l'ho abbandonata quando era adolescente e non ho avuto alcuna fede per 23 anni fino a quando non sono arrivato alla Verità del cattolicesimo nel 2005. Sono incredibilmente grato per la mia fede cattolica e non vedo perché dovrei sprecare il mio tempo argomentando contro gli insegnamenti della Chiesa. Ho già trascorso più di due decenni dicendo “no” a Dio, e la mia ribellione piena di orgoglio è stata estenuante. Quando mi sono arreso alla Sua volontà nel 2005, ho iniziato a dire “sì”, e questo ha fatto la differenza nella mia vita.



Riflettete sul dipinto di San Michele Arcangelo che sovrasta un Lucifero sconfitto. Nel Paradiso Perduto di Milton, Lucifero ha dichiarato la sua ribellione in Cielo contro Dio con il grido Non Serviam! (Non servirò!). L'arcangelo Michele ha difeso lealmente Dio con il suo grido Serviam e ha mandato Lucifero all'Inferno con tutti i suoi demoni. E noi cosa sceglieremo, Serviam o Non serviam?

Randy Hain è senior editor di The Integrated Catholic Life, dove è apparso originariamente questo articolo.

[Traduzione dall'inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]


http://www.aleteia.org/it/religione/articolo/5-modi-per-essere-un-vero-cattolico-ribelle-5868278714990592