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sabato 8 ottobre 2016

satanismo in aumento


L’esorcista Macchioni: “Il satanismo è in aumento perché si prega poco”

 

” Il satanismo è in aumento. La ragione? Abbiamo abbandonato la fede , si prega poco e a volte  male.” Lo dice in questa intervista a La Fede Quotidiana il noto esorcista don Ermes Macchioni della diocesi di Reggio Emilia, che lancia l’allarme.

Don Ermes, il cardinal Burke prima dell’ Assunta, ha chiesto una preghiera penitenziale per un raduno satanista negli Usa. Possiamo parlare di un aumento  del ricorso al satanismo?
” Il satanismo, con le brutte conseguenze che questo comporta, effettivamente è in incremento, bisogna riconoscerlo e questo dovrebbe portarci ad un  esame di coscienza”.

Da che cosa dipende?
” Sempre più spesso sembra che abbiamo smarrito la fede, la società vive in modo  pagano e possiamo dire che è in atto un tentativo, anche diffuso, di eliminare Dio dalla vita pubblica per sostituirlo con l’ io. Oggi l’ uomo si sente autoreferenziale, pensa di non aver bisogno di Dio. Tutto questo porta a forme di idolatria, del denaro, del successo, del potere costi quel che costa, del sesso smodato e contro il progetto di Dio, della pornografia.  Inoltre si prega poco e anche male”.

Perché male?
” In tanti che si dicono cristiani manca la preghiera che è fondamentale medicina dell’ anima contro Satana . Penso alla recitazione del Rosario che è un’ arma potente e benefica. In quanto al male non posso non  notare adattamenti personali alla preghiera,  ciascuno aggiunge, toglie, mette qualcosa senza tenere nella dovuta considerazione il ricco bagaglio della Chiesa e della sua  tradizione”.

Un vescovo polacco monsignor Pieronek ha sostenuto che se l’islam avanza in Europa molto dipende da un continente che vive una fede a  dir poco tiepida..
” Ha perfettamente ragione. Oggi la fede cristiana in molti luoghi risulta tiepida, anche se per quanto riguarda la mia parrocchia non posso lamentarmi. Il problema grande è il secolarismo dilagante associato al relativismo etico e culturale, tutto questo i musulmani lo hanno capito”.

Possiamo definire l’Isis satanico?
” Tutto quello che va contro il progetto di Dio viene dal demonio e da lui ispirato. L ‘Isis uccide nel nome di un dio, questo è folle e va contro il vero Dio. Sapete bene che ogni cosa che urta contro Dio proviene da Satana”.

E Maria?
” Un deterrente formidabile contro le insidie del demonio, lo mette in fuga specie meditando e recitando il rosario. Bisognerebbe ricorrere di più a questa bella preghiera”.

Quali sono i santi maggiormente… temuti da Satana?
” Oltre alla Madonna,  Padre Pio e Santa Gelma Galgani, oltre a San Benedetto”.
Bruno Volpe


lunedì 18 aprile 2016

come muore un giovane canonico

Il segreto di fr. Vincent (omelia del card. Sarah)
[Domenica 10 aprile 2016 si è addormentato nella pace del Signore – all’età di 39 anni, di cui 12 nella vita religiosa – fr. Vincent-Marie de la Résurrection (Benoît Carbonell), canonico regolare della Madre di Dio presso l’abbazia Sainte-Marie de Lagrasse, una comunità legata alla forma extraordinaria del Rito romano. Da qualche anno fr. Vincent era affetto da sclerosi multipla, che un poco alla volta lo ha
completamente immobilizzato. Invitiamo a leggere la bella e toccante testimonianza sulla sua vita resa dai suoi fratelli canonici. La Messa di esequie, celebrata in rito romano antico, è stata celebrata sabato 16 aprile dal R.P. Emmanuel-Marie, Abate di Lagrasse, alla presenza di Sua Eminenza il cardinale Robert Sarah, che ha tenuto l’omelia e in seguito benedetto la salma. Da qualche anno si era stretto un forte legame di amicizia e intimità spirituale fra il card. Sarah e fr. Vincent, che portava dentro di sé con un senso di missione di preghiera e di silenzio le intenzioni per la Chiesa che il porporato veniva ad affidargli regolarmente; ha scritto di lui il cardinale africano: “Ho dedicato a fr. Vincent il mio libro Dio o niente perché ho compreso dal nostro primo incontro che Cristo aveva poggiato il suo cuore contro il suo”. Trascriviamo qui di seguito una nostra traduzione dell’omelia del card. Sarah pronunciata nel corso delle esequie, delle quali due reportage fotografici sono visionabili a partire da questa pagina.]


Carissimi Fratelli e Sorelle,
Sono emozionato e alquanto felice di essere con voi in questo momento per accompagnare con l’affetto e le preghiere alla sua ultima dimora il nostro fratello Vincent-Marie de la Résurrection. Egli sul suo letto di malato, come Gesù, nei giorni della sua vita carnale, ha trascorso giorni e notti a offrire preghiere e suppliche, con un potente grido di fede, per ottenerci da Dio l’aiuto e le grazie di cui abbiamo bisogno. Oggi siamo noi che preghiamo per lui, onde attirare su di lui la misericordia e il perdono di Dio. Poiché siamo tutti peccatori. Il bambino è simbolo di una purezza che non dobbiamo mai smettere di volere, ma che sappiamo, anche nell’agonia, che non raggiungeremo mai.
 
Mio carissimo Vincent, ringrazio Dio e la comunità dei Canonici Regolari di sant’Agostino, che ci hanno permesso di conoscerci e di camminare assieme durante un piccolo tratto della nostra esistenza. Ti eri impegnato, e avevi preso la decisione di sostenermi e accompagnare il mio ministero con le tue preghiere e i tuoi sacrifici. Tutti i nostri incontri si sono svolti nel silenzio e nella preghiera. Ogni volta che Dio mi ha permesso di venirti a trovare, abbiamo pregato intensamente il Rosario, sotto lo sguardo della Vergine Maria. E siamo rimasti durante lunghi momenti in silenzio. Tu perché Dio ti chiedeva di essere un’offerta silenziosa per la salvezza del mondo. Io perché diventassi tuo allievo, per apprendere il mistero della sofferenza.
 
Osservandoti in silenzio, ho sempre considerato che il tuo volto splendeva. Il tuo corpo portava la sofferenza e il dolore. Ma sul tuo viso si poteva vedere una grande gioia, un’immensa pace e un abbandono totale a Dio. Pregando con te e ascoltando il mistero della vita, mi hai insegnato che le sofferenze e le gioie esistono insieme. Mi hai insegnato che la preghiera non asciuga le lacrime. E il silenzio ha insegnato a entrambi che l’unità della sofferenza e della beatitudine, è il segreto di Dio che dobbiamo accogliere nella fede e con una grande serenità. Quando, qualche volta, ti ho telefonato da Roma, la sola parola che tu volevi scolpire nel mio cuore, era: Sì, sì, sì! Eri diventato un Fiat continuo. Eri diventato interamente olocausto per un amore per Dio. Qualche volta non eri più capace di dire Sì, ma sentivo un respiro forte e doloroso. E mi hai rivelato così che l’espressione la più sublime dell’amore, è la sofferenza.
 
Ciò che Dio mi dava da percepire intuitivamente, tu stesso me ne dai conferma nel momento in cui ci lasci. In effetti, questa notte ho letto nel tuo diario personale questi pensieri di una densità spirituale eccezionale che hanno nutrito la tua vita interiore. Ti cito: “Credo che la sofferenza è stata accordata da Dio all’uomo in un grande pensiero di amore e di misericordia. Credo che la sofferenza è per l’anima la grande operaia della redenzione e della santificazione”.
 
Sì, la sofferenza è uno stato di felicità e di santificazione delle anime. Ad ascoltarti, sembra di sentire santa Teresa del Bambino Gesù, che scriveva: “Ho trovato la felicità e la gioia sulla terra, ma unicamente nella sofferenza, perché quaggiù ho molto sofferto”.
 
Ma per arrivare ad assumere in tal modo la sofferenza e per trovare la gioia nella sofferenza, oggi tu ci consegni il tuo segreto. Questo segreto io l’ho trovato nel tuo quaderno:
“Ogni giorno, mi rinchiudo in un triplice castello:
Il primo è il Cuore purissimo di Maria,
contro tutti gli attacchi dello spirito maligno.
Il secondo è il Cuore di Gesù, contro tutti gli attacchi della carne.
Il terzo è il Santo Sepolcro, dove mi nascondo vicino a Gesù contro il mondo”.
Questa mattina, la tua camera è vuota come il sepolcro, perché tu sei vivente.
Ti dico nuovamente il mio immenso grazie, Vincent, per ciò che sei stato per me e per noi.
 
Continua a pregare per i tuoi fratelli, i Canonici Regolari di sant’Agostino, per la Chiesa, per la tua famiglia e per noi. Anche noi preghiamo per te. Dio ci ha separati per un momento, ma restiamo uniti.
 
Tu sei di più in più profondamente nel cuore di Dio, ma rimani nel più profondo del nostro cuore. Ora che contempli il volto di Dio, prega per noi, per i tuoi fratelli i Canonici Regolari di sant’Agostino. Tu ci hai preceduto presso il Padre per essere nostro protettore. E imploriamo la misericordia di Dio su di te. Ti affido alla Vergine nostra Madre. Lei che invocheremo nell’ora della nostra morte.
Amen!






mercoledì 27 gennaio 2016

Deus ti salvet Maria




Deus ti salvet Maria (noto anche semplicemente come Ave Maria sarda) è un canto tradizionale sardo, scritto nel XVIII secolo dal poeta Bonaventura Licheri (Neoneli, 1667 - 1733). Il testo fu composto (o tradotto) intorno al 1725, la trascrizione più antica è quella di Maurizio Carrus, che l'aveva inserita come appendice nel Rosarium di San Vero Milis nel 1731. La laude è cantata nella forma del gosos, tipico canto devozionale diffuso in Sardegna.
Nel 1974 Maria Carta lo aveva presentato al grande pubblico nella trasmissione televisiva Canzonissima e nel 1987, accompagnata con l'organo a canne, lo aveva eseguito nella cattedrale di San Patrick a New York.

Deus ti salvet, Maria
chi ses de gratias piena
de gratias ses sa vena
e sa currente.
Su Deus Onnipotente
cun tegus est istadu
pro chi t’hat preservadu
immaculada.
Beneitta e laudada
subra tottus gloriosa
Mamma, Fiza e Isposa
de su Segnore.
Beneittu su fiore
su fruttu de su sinu,
Gesus, Fiore Divinu,
Segnore nostru.
Pregade a Fizu ‘ostru
pro nois peccadores
chi tottus sos errores
nos perdonet.
Ei sa gratia nos donet
in vida e in sa morte,
e in sa diciosa sorte
in Paradisu.

Ave Maria        Fabrizio de André

Dio ti salvi, o Maria,  
che sei di grazia piena,   
di grazie sei la vena 
e la sorgente.   

Il tuo Signor potente  
teco è sempre stato      
perchè t'ha preservato 
immacolata.

Benedetta sei stata     
fra le donne gloriosa,       
madre, figlia e sposa
del mio Signore.

Sia benedetto il fiore 
e il frutto del tuo seno,   
Gesù fior divino  
e il Signore nostro.

Prega il figlio tuo             
per noi gran peccatori   
acciò che i nostri errori
a noi perdoni.

La sua grazia ci doni      
in vita e nella morte
e la felice sorte    
in Paradiso.

venerdì 4 settembre 2015

il Cuore Immacolato di Maria

Preghiera di Riparazione



Non dimentichiamo che il venerdì, è il giorno dedicato alla Preghiera di Riparazione. Ecco le consuete preghiere, complete delle Litanie del Sacro Cuore, che [trovate qui].

Prosegue la devozione riparatrice dei cinque sabati per il Cuore Immacolato: potete leggere o scaricare da qui, la guida compilata da Don Marino Neri.

Aggiungo di seguito, come Lettura formativa per questa settimana, un altro testo - breve - che favorisca un approfondimento ben meditato, sempre tratto da “Il libro della mia vita” di Santa Teresa d'Avila, per rimanere e progredire nel clima di preghiera e di contemplazione in cui ci hanno introdotto i precedenti.



La devozione riparatrice dei cinque sabati per il Cuore Immacolato di Maria di Don Marino Neri . La Madonna di Fatima, apparendo il 13 giugno 1917 a Lucia dos Santos, le disse: «Gesù vuole servirsi di te per farmi conoscere e amare. 

Egli vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato». E il 10 dicembre 1925 la Vergine riapparve a Lucia, insieme a Gesù Bambino, con un nuovo messaggio: «A tutti coloro che per cinque mesi, al primo sabato, si confesseranno, riceveranno la santa Comunione, reciteranno il Rosario e mi faranno compagnia per quindici minuti meditando i Misteri, con l’intenzione di offrirmi riparazioni, prometto di assisterli nell’ora della morte con tutte le grazie necessarie alla salvezza». Se tutti ben conoscono, per antica tradizione, la Grande promessa del S. Cuore di Gesù fatta a S. Margherita Maria Alacocque, questa di Fatima può certamente chiamarsi la Grande promessa del Cuore Immacolato di Maria. 

Il primo novembre 1927, Lucia scrisse a Dona Maria Filomena Morais de Miranda, sua madrina alla Cresima: “(…) Non so se conosci già la devozione riparatrice dei cinque sabati per il Cuore Immacolato di Maria. Dato che è recente, vorrei consigliarti di praticarla, perché è richiesta dalla Nostra Cara Madre Divina e Gesù ha manifestato il suo desiderio affinché venisse praticata. Inoltre, mi sembra che faresti bene, cara madrina, non solo a conoscerla ed a dare a Gesù la consolazione di praticarla, ma anche a farla conoscere e praticare da tanta altre persone. […] Essa consiste in questo: durante cinque mesi, nei primi Sabati, devi ricevere Gesù in Comunione, recitare un Rosario, fare compagnia alla Madonna per quindici minuti mentre mediti sui misteri del Rosario1 e confessarti. Questa confessione può essere fatta qualche giorno prima, e se in questa confessione precedente hai dimenticato la (richiesta) intenzione, si può offrire la confessione seguente per quest’intenzione, fermo restando che il primo Sabato la persona riceva la Santa Comunione in uno stato di grazia, con l’intenzione di compiere riparazione per le offese contro la Santissima Vergine, e che affliggono il Suo Cuore Immacolato. […] Io credo, mia cara madrina, che siamo fortunate ad essere in grado di dare alla Nostra Cara Madre Celeste questa prova d’amore, perché sappiamo che Ella desidera che gliela si offra. Per quanto mi riguarda, giuro che non mi sento mai così felice come quando si appresta il primo Sabato. Non è vero forse che la nostra felicità più grande è quella di appartenere interamente a Gesù e Maria, ed amarli, solo ed unicamente Loro, senza riserva? Lo vediamo così chiaramente nelle vite dei santi… Essi erano felici perché amavano, mia cara madrina, e noi dobbiamo cercare di amare come hanno fatto loro, non solo per avere Gesù, che è la cosa meno importante – perché se non l’avremo qui in terra, Lo avremo in cielo – ma per dare a Gesù e Maria la consolazione di essere amati… e che in cambio di questo amore Essi siano in grado di salvare tante anime. Addio, mia cara madrina, vi abbraccio nei santi Cuori di Gesù e Maria.” 

Pertanto, in sintesi, per praticare la fruttuosa devozione dei primi cinque sabati del mese in onore del Cuore Immacolato di Maria, occorre: 

1 – Confessione, fatta entro gli otto giorni precedenti o successivi, con l’intenzione di riparare le offese fatte al Cuore Immacolato di Maria. Se uno nella confessione si dimentica di fare tale intenzione, può formularla nella confessione seguente. 

2 – Comunione, fatta in grazia di Dio con la stessa intenzione della confessione. 

3 – La Comunione deve essere fatta nel primo sabato del mese. 

4 – La Confessione e la Comunione devono ripetersi per cinque mesi consecutivi, senza interruzione, altrimenti si deve ricominciare da capo. 

5 – Recitare la corona del Rosario, almeno la terza parte, con la stessa intenzione della confessione (cioè o i Misteri gaudiosi, o quelli dolorosi o gloriosi). 

6 – Meditazione, per un quarto d’ora fare compagnia alla SS.ma Vergine meditando sui misteri del Rosario. Un confessore di Lucia le chiese il perché del numero cinque. Lei lo chiese a Gesù, il quale le rispose: “Si tratta di riparare le cinque offese dirette al Cuore Immacolato di Maria: 

 Le bestemmie contro la sua Immacolata Concezione. 

 Contro la sua Verginità. 

 Contro la sua Maternità divina e il rifiuto di riconoscerla come Madre degli uomini. 

 L’opera di coloro che pubblicamente infondono nel cuore dei piccoli l’indifferenza, il disprezzo e perfino l’odio contro questa Madre Immacolata. 

 L’opera di coloro che la offendono direttamente nelle sue immagini sacre. 

Adveniat Regnum tuum, Domine, adveniat per Mariam


S. Teresa d’Avila: precedenti letture 

dai primi capitoli de  

“Il libro della mia vita”

(cap. 10  – cap. 11 – cap. 12 – cap. 13 – cap. 14  - cap. 15 e 16 - cap. 17 e 18 - cap. 19)

Proposta per questa settimana:

CONTEMPLARE L'UMANITÀ DI CRISTO (Libro della Vita 22, 9-11)
«Noi non siamo angeli, ma abbiamo un corpo. Voler fare gli angeli, stando sulla terra, è una pazzia; ordinariamente, invece, il pensiero ha bisogno d'appoggio, benché talvolta l'anima esca così fuori di sé, e molte altre volte sia così piena di Dio, da non aver bisogno, per raccogliersi, di alcuna cosa creata. Ma questo non avviene molto di frequente; pertanto, al sopraggiungere di impegni, persecuzioni, sofferenze, quando non si può avere più tanta quiete, o in caso di aridità, Cristo è un ottimo amico, perché vedendolo come uomo, soggetto a debolezze e a sofferenze, ci è di compagnia. Prendendoci l'abitudine, poi, è molto facile sentircelo vicino, anche se alcune volte avverrà di non poter fare né una cosa né l'altra. Per questo è bene non adoperarci a cercare consolazioni spirituali; qualsiasi cosa succeda, stiamo abbracciati alla croce, che è una grande cosa. Il Signore restò privo di consolazione; fu lasciato solo nelle sue sofferenze; non abbandoniamolo noi, perché egli ci aiuterà a salire più in alto meglio di quanto avrebbe potuto fare ogni nostra diligenza e si allontanerà quando lo riterrà conveniente o quando vorrà trarre fuori l'anima da se stessa. Dio si compiace molto nel vedere un'anima prendere umilmente per mediatore suo Figlio e amarlo tanto che, pur volendo Sua Maestà elevarla a un altissimo grado di contemplazione, se ne riconosce indegna, dicendo con san Pietro: Allontanatevi da me, Signore, perché sono uomo peccatore (Lc 5,8)».

domenica 22 marzo 2015

cattolici ridotti ad un misero resto

Quando il gioco si fa duro, 

i duri cominciano a pregare



Oggi come ieri, infatti, nel regno del principe di questo mondo impera la menzogna degli idoli antichi e moderni, e siccome la Verità annunciata incrina la coriacea coltre di tenebra che soffoca l’animo dell’uomo, essa va perciò distrutta con ogni mezzo. Da ogni parte l’assedio alla Verità, ed all’istituzione divina che ne è stata fatta baluardo, è stringente, e sempre di più l’azione del divisore imperversa contro il Corpo Mistico di Cristo, dall’esterno e dall’interno. E chi cerca di mantenersi unito alla Verità si sente sopraffatto nel combattimento e pare che le forze gli vengano meno, che ormai la capitolazione sia inevitabile. La tentazione di oggi e di sempre è che la Verità non esista e chi afferma il contrario è tacciato d’incaparbirsi su posizioni inaccettabili..

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Andrea Torquato Giovanoli


di Andrea Torquato Giovanoli

Stamattina, pregando il Benedictus, meditavo come alcuni versetti di quest’inno (Luca 1,71 in particolare: «salvezza dai nostri nemici, e dalle mani di quanti ci odiano») riflettano bene la situazione contemporanea della Chiesa.
Come Israele, che dopo l’entrata nella terra promessa iniziò ad essere avversa alle nazioni contigue, le quali a turno cominciarono a muovergli contro costringendolo a lunghi periodi di snervante ostilità armata; così la Chiesa, che lungo tutto il corso della sua storia, ma specialmente dall’avvento dell’illuminismo in poi, ha vissuto un accanimento crescente nei propri confronti, il quale oggi giorno sembra aver quasi raggiunto l’acme.

Oggi come ieri, la Verità assediata

Elton John con il bambino comprato insieme al compagno. Nell'assedio della Verità, questa situazione viene presentata come normale e priva di conseguenze etiche. Ma non è così.

Elton John con uno dei due bambini comprati (perché di questo si tratta) insieme al “marito”. Nell’assedio della Verità, questa situazione viene presentata come normale e priva di conseguenze etiche. Ma non è così.
In entrambi i casi si evince come il popolo di Dio, sia quello vetero (in prefigurazione) che quello neotestamentario (nell’imitazione), venga chiamato a vivere la medesima persecuzione riservata al Cristo durante la sua venuta terrena.
Anche oggi come allora, ci sono i nuovi Giosué, i novelli Gedeone e persino qualche Sansone, che si battono per il popolo ecclesiale con la spada della parola in sua difesa, ma tant’è che, per quanto sia documentata ed incontestabile l’apologetica, la Chiesa venga reputata dal mondo indifendibile.
Oggi come ieri, infatti, nel regno del principe di questo mondo impera la menzogna degli idoli antichi e moderni, e siccome la Verità annunciata incrina la coriacea coltre di tenebra che soffoca l’animo dell’uomo, essa va perciò distrutta con ogni mezzo. Da ogni parte l’assedio alla Verità, ed all’istituzione divina che ne è stata fatta baluardo, è stringente, e sempre di più l’azione del divisore imperversa contro il Corpo Mistico di Cristo, dall’esterno e dall’interno. E chi cerca di mantenersi unito alla Verità si sente sopraffatto nel combattimento e pare che le forze gli vengano meno, che ormai la capitolazione sia inevitabile. La tentazione di oggi e di sempre è che la Verità non esista e chi afferma il contrario è tacciato d’incaparbirsi su posizioni inaccettabili.

Impugnare la mistica?

"Rendete ragione della speranza che è in voi": lo dice S. Pietro.
“Rendete ragione della speranza che è in voi”: lo dice S. Pietro.
Ora, viene da chiedersi: che sia davvero così? Che davvero la Chiesa non possa essere difesa, ma che si debba lasciare che sia chi l’ha fondata e la anima col suo Spirito a difenderla?
Che si debba, come Lui durante il processo terreno che lo ha visto innocente imputato, arroccarsi in un dignitoso silenzio (che non è resa, ma abbandono al “martirio” inteso nella sua radice etimologica) davanti a chi proprio non riesce, o più spesso non vuole riconoscere la Verità?
Eppure Pietro invita a dare ragione della propria fede, ma forse è la modalità che va mutata. Poiché magari è anche in questa dicotomia che si consuma la buona battaglia del credente contemporaneo, eppure sempre più spesso pare quasi più opportuno deporre la spada della parola per impugnare invece quelle armi mistiche che in tanti e tanti momenti critici della storia del cristianesimo si sono rivelate davvero risolutorie e che la Madonna ha più e più volte indicato nei suoi richiami ai suoi figli.

Come l’Emerito

Una suggestiva immagine della nuova vita di Joseph Ratzinger: dedita interamente alla preghiera.

Una suggestiva immagine della nuova vita di Joseph Ratzinger: dedita interamente alla preghiera.
Può darsi che più che mai in questo tempo in cui il mondo cerca d’imbavagliare la Verità, al combattente fedele non rimanga che la testimonianza, con la sua stessa vita, incarnando le parole nell’orazione perseverante, cosicché egli si trasformi in esempio e risplenda «come segno di contraddizione, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori» (Luca 2,35).
E forse, rivalutando in retrospettiva quell’inedito gesto di due anni addietro, il ritiro nella clausura della preghiera del Papa Emerito ha voluto anche essere un segnale, l’ultimo del suo pontificato, a tutti i credenti: è l’annuncio che il tempo delle diatribe, ormai divenute sterili, è concluso, poiché il cuore pilatesco dei contemporanei si è fatto refrattario alla Verità, ed allora non rimane che l’impetrazione, perché l’agire del credente si faccia simile a quello del Re appeso, il quale non rispose alle provocazioni dei suoi detrattori latranti sotto la croce, ma nel silenzio ripose tutta nel Padre la sua difesa.

Come a Lepanto?

La battaglia di Lepanto, dipinto di Paolo Veronese, 1572-1573, Accademia di Venezia.

La battaglia di Lepanto, dipinto di Paolo Veronese, 1572-1573, Accademia di Venezia.
E se questo è il contesto storico in cui s’incarna quella parola profetica che allarma di «guerre e rumori di guerre», allora ecco che si delinea chiara un’immagine all’orizzonte, che addita un esempio per la cristianità tutta a ricalcare il solco di Maria, la quale nel tempo della prova stette eretta, come una sentinella in piedi, contro l’accanimento del demonio apparentemente trionfante in quell’Ora, ribattendo all’avversario colpo su colpo con una muta orazione ed un rinnovato, perseverante, fiducioso abbandono alla volontà del suo Signore, incarnando in tal modo quello che fu il suo canto di battaglia: il Magnificat.
E come resistere ad un tale richiamo? Anche se ridotti ad un piccolo resto (come i trecento di Gedeone) si lascino gli strali e le polemiche al mondo, e si impugni ancora una volta, con rinnovato zelo e vigore, l’arma di quel Rosario che ha già dimostrato la sua invincibilità a Lepanto, a Vienna e a Czestochowa e si torni infine a combattere il nemico con quegli strumenti che sono più efficaci alla sua disfatta, auspicando ad un tempo che giunga presto quel giorno in cui «verrà a visitarci dall’alto un Sole che sorge, per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra di morte, e dirigere i nostri passi sulla via della pace» (Cfr. Luca 1,79).
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