lunedì 5 gennaio 2015

benedizione delle acque all' Epifania

LA BENEDIZIONE DELL'ACQUA 

ALL'EPIFANIA 

NELLA TRADIZIONE DI AQUILEIA.




BENEDICTIO MAJOR SALIS ET AQUAE
La solenne benedizione dell’acqua e del sale già agli inizi del 1300 era celebrata a Cividale del Friuli, il giorno della festa di San Marco, evangelizzatore di Aquileia. 

Il rito aveva la struttura tipica della messa sicca, ovvero di quella celebrazione, tipica della pietà medioevale, che riproduceva la struttura della Messa, omettendo però l’Offertorio e la Consacrazione. L’uso di benedire l’acqua la vigilia del giorno dell’Epifania è invece di origine palestinese. Molto presto infatti (IV sec) si era consolidata in Oriente l’usanza di battezzare i catecumeni, oltre che nella notte di Pasqua, anche in questo giorno, che nella tradizione orientale coincideva anche con la festa del Battesimo di Gesù.
In seguito il rito si diffuse nell’area aquileiese, forse tramite la chiesa di Grado, che restò a lungo sottoposta ai Bizantini (anche in Calabria,zona a lungo legata a comunità di origine greca si trova un rito analogo), anche se alcuni studi ipotizzano la presenza di tale rito già in epoca precedente al dominio bizantino.
Nel 1890 il rito fu abolito dalla S. Congregazione dei Riti.
In seguito alle proteste dei fedeli delle diocesi, anche se radicalmente abbreviato e privato di ogni accenno al battesimo di Cristo, fu in qualche modo ristabilito.
Il rito, oggi, utilizza la stessa struttura del rito antico.
(Da A. Persic, Benedizione dell’acqua nella vigilia dell’Epifania, Arcidiocesi di Udine)

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Su sollecitazione dei molti fedeli e presbiteri (...) la Commissione Liturgica Diocesana (Arcidiocesi di Udine) pubblica ora in forma aggiornata la Grande benedizione dell’acqua nella vigilia dell’Epifania del Signore secondo la tradizione aquileiese. Un prolungato lavoro di ricerca ha condotto al recupero di alcuni testi e gesti essenziali o peculiari della tradizione rituale locale, che celebrava in questo rito il mistero del Battesimo di Cristo nelle acque del Giordano, elementi che sono stati inseriti nella struttura di un’agile celebrazione della Parola di Dio. Dopo le letture, l’omelia e le litanie dei santi, il celebrante pronuncia la grande preghiera di benedizione, che recupera in gran parte l’orazione attribuita al patriarca di Gerusalemme san Sofronio (VII secolo); dopo l’eventuale benedizione del sale, segue l’immersione della croce nell’acqua, analogo alla consuetudine bizantina e testimoniato da tutte le fonti locali, che lo circondano di una certa solennità. Dopo l’aspersione, l’orazione conclusiva e la benedizione sul popolo, il rito può terminare con il canto del Magnificat o con l’inno di ringraziamento Te Deum laudamus.
Si auspica dunque che questo strumento aiuti le comunità cristiane a celebrare l’Epifania con la massima solennità, come le Chiese hanno cercato di fare sin dai tempi antichi, e non – come sovente accade – come stanco e debole strascico delle feste natalizie. La benedizione dell’acqua, dono prezioso che riceviamo dalla nostra tradizione ecclesiale aquileiese, ci aiuta – come sottolinea l’introduzione al sussidio – a comprendere pienamente il senso e la portata del mistero dell’Incarnazione: «L’amore del Signore si è manifestato. L’uomo non è più solo, ma è chiamato a una vocazione mirabile: “Cristo è rivestito di luce, allo stesso modo anche noi rivestiamoci di luce; Cristo è battezzato, scendiamo anche noi per poter salire insieme con lui” (Gregorio Nazianzeno)».  (Udine 2013)

2 commenti:

  1. Dove posso trovare il testo di tale benedizione? Purtroppo nel Sacramentario patriarchino del 1557 stampato a Milano per la nostra diocesi di Como non v'è traccia.

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  2. Penso rivolgendosi all'Arcidiocesi di Udine.

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