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venerdì 5 febbraio 2016

la fede dei bambini

Pochi bambini a messa,

don Antonio ai genitori:

riflettete sulle vostre responsabilità



Avezzano. I bambini a messa la domenica sono sempre meno e don Antonio Salone, dopo aver visto per l’ennesima volta i banchi semi vuoti scrive ai genitori: riflettete sulle vostre responsabilità. La formazione di un bambino avviene, prima che a scuola e a catechismo, tra le mura domestiche. 


Per questo il parroco dello Spirito Santo, vedendo sempre meno bambini tra i banchi della chiesa, ha deciso di rivolgersi alle mamme e ai papà ricordando i loro doveri. “L’infanzia e l’adolescenza sono tempi privilegiati per interiorizzare valori che poi diventano, nella coscienza, criteri di giudizio circa il bene e il male e le varie scelte della vita”, ha scritto don Antonio, “ma da cosa il fanciullo o l’adolescente percepisce “ciò che vale”? Televisione a parte, i valori vengono appresi dalle parole e dal comportamento dei genitori. Fin dai primi anni infatti il bambino intuisce che i genitori soffrono – talvolta fino alle lacrime – se, ad esempio, lui sta male o se non frequenta con profitto la scuola e che dunque la salute e il buon rendimento scolastico sono cose importanti, sono appunto “valori”.  

Al contrario fanciulli e giovani, che mostrino disinteresse nei confronti di Dio e della pratica religiosa, non avvertono alcun dispiacere sul volto dei genitori, quando addirittura non vi leggono compiaciute giustificazioni! Essi così, con la vostra complicità, maturano la convinzione che la fede in Dio non è un valore e non merita dedicarvi tempo né coltivarla. Scrivo a voi, Papà e Mamme – spinto dalla tristezza di vedere la pur numerosa Assemblea domenicale “povera” di fanciulli e di adolescenti e motivato dalla premura per la formazione cristiana dei miei Fedeli – per invitarvi a riflettere sulla responsabilità che vi assumete davanti a Dio se, trattando con estrema leggerezza la dimensione religiosa dei vostri figli, voi finite con il travasare in loro una sorta di ateismo pratico. 

Togliendo Dio dall’orizzonte dell’esistenza non si ha più una motivazione valida per l’agire morale (“Se Dio non c’è, tutto è permesso!” avverte il grande pensatore russo Dostoevskij). Riflettiamoci, noi che siamo così facili a scandalizzarci per lo scarso senso morale riscontrabile in tutti gli ambiti della società… Riempite i figli di ogni bene materiale (cibo, vestiti, soldi, divertimento, …) ma li svuotate di certezze interiori. Vi preoccupate per la droga, ma siete incomprensibilmente tranquilli di fronte al vuoto interiore che del ricorso alla droga è la causa più profonda e quasi l’anticamera. Tenete presente che il Cristianesimo non è una teoria né una ideologia, ma una concreta relazione vissuta (come, per esempio, quella vigente tra genitori e figli) e alimentata nell’incontro settimanale con il Risorto e con la Comunità del Risorto (= Chiesa) nella S.Messa domenicale. Nel settembre del 2007, nel duomo di Vienna, Papa Benedetto XVI ha pronunciato a questo riguardo una splendida omelia. Ne propongo qualche passaggio alla vostra riflessione. “Cari fratelli e sorelle, Sine dominico non possumus!  Senza il Giorno del Signore non possiamo vivere: così risposero nell’anno 304 alcuni cristiani di Abitene nell’attuale Tunisia quando, sorpresi nella Celebrazione eucaristica domenicale, che era proibita, furono portati davanti al giudice e fu loro chiesto perché avevano tenuto di Domenica la funzione religiosa cristiana, pur sapendo che questo era punito con la morte. “Sine dominico non possumus”. 

Nella parola dominicum/dominico sono indissolubilmente intrecciati due significati: (….) il Risorto, del cui contatto e vicinanza i cristiani hanno bisogno per essere sé stessi. Questo, però, non è solo un contatto spirituale, interno, soggettivo: l’incontro col Signore si iscrive nel tempo attraverso un giorno preciso. (…) Per quei cristiani la Celebrazione eucaristica domenicale non era un precetto, ma una necessità interiore. Senza Colui che sostiene la nostra vita, la vita stessa è vuota. Lasciar via o tradire questo centro toglierebbe alla vita stessa il suo fondamento, la sua dignità interiore e la sua bellezza. (…) “Sine dominico non possumus!”. Senza il Signore e il giorno che a Lui appartiene non si realizza una vita riuscita. 

La Domenica, nelle nostre società occidentali, si è mutata in un fine-settimana, in tempo libero. Il tempo libero, specialmente nella fretta del mondo moderno, è una cosa bella e necessaria; ciascuno di noi lo sa. Ma se il tempo libero non ha un centro interiore, da cui proviene un orientamento per l’insieme dell’esistenza, esso finisce per essere tempo vuoto che non ci rinforza e non ricrea. Il tempo libero necessita di un centro: l’incontro con Colui che è la nostra origine e la nostra meta. Il mio grande predecessore sulla sede vescovile (…) lo ha espresso una volta così: “Da’ all’anima la sua Domenica, da’ alla Domenica la sua anima”. Nelle confessioni spesso si fa fatica a trovare peccati da confessare: sappiate che trascurare sistematicamente l’educazione e la pratica religiosa dei propri figli è sicuramente un peccato. E anche grave. Infatti è dire a Dio: a me, di te non interessa più di tanto. Ho altre realtà che riempiono la mia vita. Tu vieni molto dopo. Magari solo per le belle “cerimonie”. Dio vi illumini e ve ne faccia prendere coscienza”.

lunedì 7 settembre 2015

la gioia della castità

La castità è possibile?

Rev. T. G. Morrow 



Per rispondere alla nostra domanda bisogna considerare tre domande: Che cosa è esattamente la castità? Quale comportamento implica la castità cristiana? E, come si fa a vivere la castità?
Che cosa è la castità?
Che cosa è la castità? Citando Tommaso d’Aquino e Aristotele, possiamo definire la castità come la moderazione abituale dell’appetito sessuale in accordo con la retta ragione. Si noti che non è solo la regolazione del comportamento, che sarebbe auto-controllo, ma dei desideri stessi che portano al comportamento sessuale. Si noti anche, la regola è la ragione “retta”, cioè, la ragione in conformità con la legge eterna di Dio, non la ragione meramente mondana, che considera qualsiasi forma di sesso che permetta di evitare gravidanze indesiderate o malattie come “ragionevole”.
Che cos’è un comportamento casto?
Quale comportamento è richiesto dalla castità cristiana? In primo luogo, poniamo attenzione alle parole di Gesù nel Vangelo: ” Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. … Tutte queste cose cattive vengono dal di dentro e rendono un uomo immondo “(Mc 7,21-23; vedi anche Mt 15:19,20). San Paolo aggiunge, “… nessun fornicatore, o impuro, o avaro … ha in eredità il regno di Cristo e di Dio” (Ef 5:3-7; anche Gal 5:19 – 21). [La fornicazione è un qualsiasi rapporto sessuale volontario di una persona non sposata con un’altra persona non sposata di sesso opposto.]
Così, la Scrittura è molto chiara riguardo al sesso extraconiugale. Alcuni cercano di spiegare razionalmente il loro modo per aggirarla, ma ciò costituisce in ultima analisi, una negazione della dottrina di Cristo e quella della sua Chiesa. La negazione di un insegnamento della Scrittura è di gran lunga peggiore di un peccato sessuale commesso per debolezza. Che dire allora dell’ignoranza invincibile? Quale vero cristiano potrebbe incolpevolmente ignorare il codice morale della Bibbia?
La Chiesa cattolica è intervenuta autorevolmente su questo tema biblico: ” l’uso della funzione sessuale ha il suo vero senso e la sua attitudine morale soltanto nel matrimonio legittimo” (Dichiarazione Persona Humana. Alcune questioni di etica sessuale, Congregazione per la Dottrina della Fede, 1975, par. 5). Nello stesso documento (par. 10) troviamo: “l’ordine morale della sessualità comporta per la vita umana valori così alti, che ogni violazione diretta di quest’ordine è oggettivamente grave.” (Questo si evince chiaramente dalla precedente citazione di Paolo: Non si è esclusi dal Regno per materia veniale) Basandosi su questo e altri insegnamenti della Chiesa, possiamo concludere che ogni eccitazione volontaria o atto sessuale al di fuori di una normale (senza contraccezione) unione coniugale di marito e moglie è gravemente peccaminoso. Ciò include la masturbazione, la fornicazione, preliminari extraconiugali, adulterio, atti omosessuali, e anche pensieri lussuriosi (Mt 5,28). Per il nostro mondo ipersessuale questo può sembrare scandaloso, ma gli insegnamenti morali di Cristo sono sempre stati una pietra d’inciampo per il mondo. Il mondo non desidera croci.
Perché queste cose sono sbagliate? In breve, perché 1) il sesso è un simbolo dell’impegno dell’amore coniugale (ed i preliminari servono a prepararsi per il sesso) e 2) il sesso può generare bambini, che dovrebbero essere concepiti e cresciuti nella comunità d’amore stabile del matrimonio.

s. Giovanni ev. :
l' Apostolo vergine cui fu affidata la madre vergine

Come vivere la castità?
Come si fa a viverla? Come si fa a sviluppare la virtù della castità così da viverla abitualmente con naturalezza, o, come Tommaso d’Aquino afferma, “con gioia, facilmente e rapidamente”?
Certamente, come frutto dello Spirito Santo, la castità non è qualcosa cui si arriva senza preghiera e fatica. I frutti di un albero appaiono alla fine, e così è anche con i frutti dello Spirito Santo: essi richiedono una buona dose di esercizio per mezzo della grazia di Dio. Quindi, per cominciare a vivere la castità nel nostro mondo è necessaria di una forte vita spirituale. Quindici minuti di meditazione al giorno (rosario o la meditazione dei Vangeli) più la Messa e la ricezione frequente dei sacramenti sembrerebbe indispensabile per tutti coloro che sperano di arrivare a questa virtù.
Ma ci sono anche dei metodi che si possano impiegare per utilizzare in modo efficace la grazia ricevuta da esercizi spirituali per sviluppare la castità?
Sì, ci sono. Si deve iniziare osservando con Aristotele e Tommaso d’Aquino (Summa Theologiae, I, q81 a3), che l’appetito sessuale ascolta non solo la ragione, ma anche i sensi e la fantasia. Così, si deve prima essere attenti a ciò che lui/lei guarda o osserva. Guardare film sessualmente espliciti o videocassette o pornografia, o anche concentrandosi sui soggetti del sesso opposto vestiti provocatoriamente è veleno per chi è alla ricerca della castità. La cosa peggiore di questi è l’utilizzo di materiali pornografici, dal momento che la pornografia rappresenta il sesso come meramente ricreativo e le donne (o uomini) come meri oggetti di godimento. Entrambe le affermazioni sono terribili bugie.
L’immaginazione è un’altra area di pericolo potenziale. Quando si rende conto di un pensiero impuro lui/lei deve immediatamente cercare di escluderlo sostituendolo con un’altro, come ad esempio una partita di baseball, o un bel tramonto, ecc. Inoltre, si dovrebbe ascoltare il consiglio di san Giovanni Maria Vianney di fare un segno della croce per scacciare la tentazione, e con santa Caterina da Siena, pronunciare il nome di Gesù più volte nel cuore (che è come ha combattuto contro una serie di tentazioni disoneste). Un pensiero impuro non desiderato, non è peccato, ma una volta che una persona ne vuole la continuazione, il peccato subentra, e come Gesù ha sottolineato, si può peccare gravemente nel cuore.
Inoltre, dato che ci sono tendenze in competizione per il controllo dell’appetito sessuale, non funziona affrontarlo “dispoticamente,” semplicemente dicendo “no” al richiamo. Se si agisce così si finisce per reprimere il desiderio nell’inconscio dove sarà in attesa di una possibilità per esplodere (Carlo Wojtyla, Amore e responsabilità, d’ora in poi AR, Marietti 1978, p. 179). In un momento di debolezza l’appetito può esplodere con uno scoppio di attività sessuale. Questo si vede nella persona che si contiene per diverse settimane, ma poi torna a ricadere, e ripete questo ciclo più e più volte.
L’intelletto deve affrontare “politicamente” l’appetito, definendo i valori che saranno ottenuti vivendo castamente, per compensare il valore del piacere sessuale che viene sacrificato.
Il valore della castità
Quali sono questi valori (beni) di cui uno dovrebbe ricordarsi / in modo da alleviare ogni risentimento interiore e trovare la pace nella scelta della castità? In primo luogo è il dono più prezioso che abbiamo come cristiani: la nostra relazione d’amore personale con Gesù Cristo. Violare liberamente e consapevolmente la castità è distruggere quel rapporto con il Signore, un rapporto che è la nostra fonte di vita e la nostra via di salvezza. E’ un gran prezzo da pagare per qualche istante di piacere.
Un altro valore mantenuto optando per la castità è quella di difendere la sacralità del sesso, così sacro che appartiene solo al matrimonio. Per vivere la castità si eviti di banalizzare il sesso come qualcosa di meramente ricreativo, in modo che quando vi si partecipi all’interno del matrimonio, se ne sperimenti il senso di profonda intimità e unicità.
Un ulteriore valore è che, optando per la castità, vivremo appieno la nostra dignità umana come persone create ad immagine e somiglianza di Dio. Come tali, abbiamo il potere di vivere secondo ragione, piuttosto che essere controllati dai nostri bisogni e impulsi (come lo sono gli animali). Esercitando tale potere viviamo la nostra nobile dignità di persone a immagine di Dio.
Astenendosi dall’ attività sessuale con un’altra persona, si è anche in grado diriconoscere il valore della persona nel suo complesso, piuttosto che cadere nella tendenza (derivante dal peccato originale) di vedere l’altro come un semplice oggetto di piacere. Il valore del sesso è destinato a essere solo uno di una molteplicità di valori, di una persona, uno più profondamente prezioso per essere più precisi, ma solo uno dei tanti. partecipare al sesso prima del matrimonio dà luogo alla tendenza naturale, in particolare nel maschio, a guardare la donna in primo luogo come un oggetto di godimento, piuttosto che come una persona, come suo pari e come degna di amore, non solo da usare (AR, p. 30).
Un ulteriore valore è l’importanza di sviluppare alcuni dei più importanti tipi di amore durante il corteggiamento. Amore oblativo (agape), l’amicizia e l’affetto sono gli amori che terranno un matrimonio insieme. Essi dovrebbero essere trasformati in abitudini durante gli incontri in modo che dal momento in cui il matrimonio comincia, e le relazioni sessuali sono destinate ad entrare in gioco, questi altri amori meno eccitanti ma più fondamentali costituiranno quasi una seconda natura per marito e moglie. Se una coppia fa sesso prima del matrimonio, molto probabilmente non svilupperà questi amori più altruisti in modo abituale. L’egoismo tenderà ad insinuarsi, come spesso fa con una cosa così piacevole come il sesso. Coppie che non fanno sesso prima del matrimonio hanno di gran lunga maggiori probabilità di essere disposte a servirsi tra loro in agape, di poter esprimere il loro amore con affetto, senza dover sempre passare attraverso il sesso, e di sviluppare interessi comuni che sono il cuore di ogni buona amicizia. In realtà, il coinvolgimento sessuale prima del matrimonio può nascondere il difetto fatale di una fondamentale mancanza di amicizia, così essenziale per un buon matrimonio.
Ricordando costantemente a se stesso questi valori la persona può, in un certo senso, innestare la ragione nell’appetito, al punto che l’appetito col tempo sembrerà seguire la ragione. I valori della castità devono essere “oggettivati”, interiorizzati, in modo tale che la volontà sia “in presenza di un valore che giustifichi pienamente la necessità di contenere la concupiscienza del corpo e la sensualità. Soltanto a mano a mano che questo valore s’impadronisce della coscienza e della volontà, questa si calma e si libera del caratteristico sentimento di frustrazione” (AR, p. 184). Questa è la pace della castità.
Un altro modo di porre la questione è che si deve, dopo la conversione della mente, “convertire il cuore”. Un segno di un cuore non convertito è una persona che teoricamente vuole vivere la castità, ma non fa nulla per evitare i pericoli dei peccati contro la castità. Alcuni, pur accettando l’insegnamento della Chiesa sul sesso, o per noia o attaccamento all’ebrezza del sesso, insistono almeno a flirtare con il sesso. Ad esempio, una coppia continuerà a baciarsi lungamente sul divano, anche se questo ha già portato a peccati gravi in precedenza, oppure si inviterà l’altro a fermarsi per la notte (“ma nulla succederà!”) Sapendo che questa è occasione prossima di peccato. Oppure, un uomo sposato cenerà da solo con una donna attraente. Tali persone hanno già peccato gravemente contro l’amore (e la prudenza), mettendosi in tentazione deliberatamente ed inutilmente. Quale persona che amasse davvero Dio camminerebbe sul bordo di un precipizio come questo per poi dire “Oh, io spero di non cadere!”
L’auto-controllo deve servire come un genitore per l’appetito sessuale fino a quando questo non è addestrato, ma l’autocontrollo non è una vera e propria virtù in sé, poiché si tratta di una battaglia costante. La castità, d’altra parte, è una virtù vera, dal momento che vince l’appetito con la ragione, eliminando così la battaglia. Con la castità la persona ha testa ed il cuore uniti nel perseguire i valori più nobili di un rapporto con il Signore, la verità sulla sacralità del sesso e la dignità della persona umana.
***
“La castità è una virtù difficile e acquisirla richiede del tempo; bisogna attendere i frutti e la gioia di amare che essa non mancherà d’apportare. Ma è la via infallibile alla gioia». (AR, p. 159).
Così, tornando alla nostra domanda iniziale: è possibile la castità? Sì, assolutamente. Potrebbe non essere facile nella nostra società pansessualista, ma con la grazia che passa attraverso la messa, i sacramenti e la preghiera, è possibile. E, con la grazia non viene solo la castità, ma … la vita eterna.

http://www.courageitalia.it/chi-siamo/i-nostri-obiettivi/la-castita-e-possibile/

giovedì 19 febbraio 2015

COME COMPORTARSI IN CHIESA

I DIECI COMANDAMENTI 
PER LA CASA DEL SIGNORE.
Per un corretto rapporto col Tempio di Dio 
e con i fratelli.

1. Molti vanno in Chiesa, ma non tutti sanno di entrare nella casa di Dio. Preparati nell’andare: spiritualmente, mentalmente e con il cuore.
2. Recati alla Santa Messa almeno cinque o dieci minuti prima del suo inizio, per prepararti nella preghiera e nel raccoglimento ad una migliore partecipazione al mistero della salvezza.
3. Entrando in Chiesa, davanti al Signore, inginocchiati, così lo adorerai pubblicamente. Chinare la testa, come oggi fanno molti, è solo un segno di venerazione e non di adorazione come si conviene a Dio. Nella lettera ai Filippesi si trova scritto: “nel nome di Gesù, ogni ginocchio si pieghi, nei cieli, sulla terra e sotto terra”. Non volerti dunque macchiare di grave irriverenza verso il tuo Signore.
4. Osserva, nella casa di Dio, un rigoroso silenzio. Nel luogo sacro non possono essere giustificate le vane chiacchiere. Si può parlare solo per una vera, grave e urgente necessità, per il tempo strettamente indispensabile e sempre e solo sottovoce. Controlla sempre che il tuo telefonino sia spento.
5. Non entrare mai in Chiesa vestito in maniera indecorosa o, peggio, indecente. Mantieni sempre un atteggiamento edificante, non andando in giro qua e là con lo sguardo, non voltandoti a vedere chi entra e chi esce, ma occupandoti solo di parlare con Dio, pensando alle cose di Dio, occupandoti degli affari divini riguardanti il bene dell’anima tua e di quelli che porti nel cuore.
6. Nella Messa, almeno durante la consacrazione, procura di stare in ginocchio ed in assoluto silenzio adorante. Se anche sei fuori dei banchi, sappi che il Signore gradisce molto il sacrificio di stare in ginocchio sulla nuda terra. Sappi che se, senza grave necessità, rimani in piedi, pecchi gravemente di irriverenza verso Colui che si sta umiliando scendendo sull’altare e rinnovando l’offerta del Suo Sacrificio per le mani del sacerdote. Se sei un’anima generosa, prolunga il tempo della tua adorazione in ginocchio per tutta la preghiera eucaristica.
7. Se vuoi ricevere Gesù nella santa comunione eucaristica, ricorda che devi essere in stato di grazia ed a digiuno da almeno un’ora da cibi e bevande non alcoliche (tre ore dalle bevande alcoliche). Se sei consapevole di aver peccato mortalmente, non accostarti alla santa comunione senza aver prima ricevuto l’assoluzione nel sacramento della Penitenza: commetteresti sacrilegio. Se hai violato le norme sul digiuno, per comunicarti devi chiedere la dispensa al Parroco prima che cominci la santa Messa. Sappi che il digiuno è rotto anche da un cioccolatino, una caramella, un caffè o una gomma da masticare.
8. Prima di ricevere la santa Comunione, chiedi umilmente perdono per le tue debolezze e mancanze recitando l’atto di dolore. Accostati a Lui con molto rispetto e riverenza, consapevole che stai andando a ricevere il Signore del cielo e della terra. Ricorda che anche per ricevere la santa comunione, l’atteggiamento più indicato è quello di ricevere il tuo Signore stando umilmente in ginocchio.
9. Dopo aver ricevuto Gesù, adoralo, benedicilo e ringrazialo. Tornato al banco, non metterti seduto: hai Dio dentro di te! Non uscire di fretta dalla Chiesa, ma soffermati in silenziosa preghiera, perché Gesù rimane, nelle Sacre Specie, vivo dentro di te, per almeno un quarto d’ora da quando l’hai ricevuto. L’ideale, quindi, sarebbe che ti trattenessi in preghiera ed in ringraziamento almeno per questo tempo.
10. Quando Gesù è solennemente esposto nell’Adorazione eucaristica, non privarlo della tua presenza. Egli ti sta aspettando per amarti, benedirti, concederti grazie, donarti la sua pace, in cambio di un po’ del tuo amore e del tempo. Sii fiero di rimanere per un po’in ginocchio davanti alla sua divina presenza.


giovedì 27 febbraio 2014

nolite peccare

Il salario del peccato è la morte

attraverso il castigo capisco la malizia del peccato, vedo  come Dio giudica il peccato



"Sapete che il 'peccato' nella Scrittura è un termine che è intraducibile in italiano. Bisognerebbe tradurlo con due parole: "delitto e castigo". Non c'è un peccato, infatti che non abbia il castigo. Quando pecchiamo, diciamocelo: "Adesso mi devo aspettare il castigo." Non è però Dio che mi castiga, sono io. Volendo fare un'immagine - ma di per sé non è esatto - diciamo che do in mano a Dio il flagello per castigarmi. Alcuni, poverini, dicono: ma è l'Antico Testamento che parla dei castighi, ma il Nuovo ... mai più". Dicono cosi tanti. Credo che uno dei più grandi castighi è venuto nel Nuovo Testamento. L'abbiamo ancora sotto gli occhi. Gesù Cristo ha predicato agli ebrei vero? ma gli ebrei non l'hanno accolto. Gesù allora cosa dice? "Di questo tempio non resterà pietra su pietra". E dopo che ha annunciato? Ha annunciato l'assedio di Gerusalemme, la distruzione di Gerusalemme, la dispersione del popolo. Hanno rinnegato Gesù Cristo? Vedete che gli ebrei sono ancora puniti davanti al mondo per il peccato del rinnegamento di Gesù Cristo? E questa è storia! Non c'è stato il castigo al tempo del profeta Geremia, non solo. Non c'è stato il castigo degli ebrei al tempo del profeta Elia, Non al tempo del profeta Isaia, no! Con Gesù Cristo! Il più grande castigo gli ebrei l'hanno avuto a punizione della loro ribellione contro Gesù Cristo. 

Ma dopo Gesù, quando parla dei singoli peccati che possiamo commettere ognuno di noi, non nomina mai un peccato senza metterci vicino il castigo. Quando dice: "Non occorre che tu uccida, no, non occorre che tu uccida per avere l'inferno dentro. No, l'odio, l'offesa, guarda che è già castigo." Non c'è un atto contro la legge di Dio ricordato da Gesù senza che Gesù vicino al peccato ci metta il castigo pronto, stabilito dalla Giustizia. 

E dunque attraverso il castigo vengo a capire la malizia del peccato, come Dio giudica il peccato. A Sodoma e Gomorra dice la Scrittura gli uomini erano corrotti, e Dio manda il fuoco. Li ha distrutti. Ha bruciato le città. Gli ebrei quando peccavano sempre il castigo. Sempre. Ogni passo della Sacra Scrittura, ogni peccato che gli ebrei facevano, ecco il castigo. Mormoravano nel deserto? Ecco che Dio ci manda i serpenti velenosi. Tanto per dare un'idea. Quello che capitò allora capita anche oggi. Infatti la Madonna a Fatima che è venuta a dirci? Dice: "Guardate che la guerra c'è a causa dei peccati. Se non vi convertite ne avrete una di più grande." Non vi convertite? Ah ... e il Papa non ha il coraggio di dire cosa è annunciato. Ecco che cosa devo dedurre io? Che il più gran male che possa fare su questa terra è il peccato, mettermi contro Dio, ribellarmi a Dio, disprezzare Dio. Non c'è male su questa terra che meriti il nome di male al di fuori del peccato. 

Ecco che il peccato in sé ha la malizia di uccidere un Dio. E Dio per riparare il peccato, poiché è un male quasi infinito, solo un Dio poteva ripararlo. E guardo il crocifisso: la testa coronata di spine, le piaghe, le mani trafitte dai chiodi, i piedi trafitti, il costato spaccato, il Figlio di Dio morto sulla croce, domando a Dio: ma perchè lo hai ridotto a queste condizioni? Cosa mi risponde Dio per bocca del profeta Isaia che lo aveva già visto 700 anni prima crocifisso? "L'ho colpito, l'ho percosso il Figlio mio a causa dei peccati del mio popolo." I nostri peccati - dice il profeta - sono sulle sue spalle. Ecco dunque ... il Vecchio Testamento? Ma il Nuovo! Quando pecchi - dice San Paolo - tu rimetti il Figlio di Dio sulla croce." 

(d. Attilio Negrisolo, figlio spirituale di S. Pio da Pietrelcina, agli esercizi spirituali)

sabato 11 gennaio 2014

perchè all'inferno non si può più amare

[DA LEGGERE] IO ALL'INFERNO 

NON CI VOGLIO ANDARE


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Pubblichiamo una bellissima poesia su uno dei Novissimi
scritta dal gesuita p. Alfonso Maria Casoli 
antologizzato in "Reliquie poetiche.
Raccolta postuma dai manoscritti dell'autore" 
(Modena, 1925)


Io all'inferno non ci voglio andare, 

perché all'inferno non si fa che odiare; 


e invece questo mio povero cuore 


già vivere non può se non d'amore; 


amor del ciel, del sole e delle stelle, 


amor di tutte le creature belle; 


dei fratelli in terra pellegrini, 


e dei beati tra i fulgor divini; 


ma caldo amore sovra tutte le cose 


per lui che amando all'essere mi pose. 


Da quest'amore sconfinato e forte 

non mi separerà pure la morte; 


anzi la morte sarà il varco stretto 


per cui potrò arrivare al mio Diletto.
 

E giunto fra le sue paterne braccia, 


ravviverò quest'umiliata faccia; 


sotto i suoi baci scorderò in eterno 


i tristi giorni del passato inverno; 


l'anima mia sotto la sua carezza 


gusterà tutta la celeste ebbrezza. 


Infelice chi perde un tal tesoro, 

per guadagnare poco argento e oro; 


chi per gusti sozzi d'un momento 


perde la fonte d'eternal contento; 


chi fa se stesso centro all'universo, 


mentr'egli è al mondo un atomo disperso. 



Fuori di Dio non c'è dolcezza e pace, 


non c'è fuori di Dio amor verace. 


IO, no, all'inferno non ci voglio andare, 


perchè all'inferno non si può più amare. 

Padre Alfonso Maria Casoli S.J. (1913)