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giovedì 30 marzo 2017

la donna è merce

La teoria della «donna forno», che (quasi) non indigna

E’ da alcuni giorni che aspetto, ma ormai ho capito: nessuno, eccettuati i pochi anche se battaglieri non conformisti, si indignerà per la teoria della “donna forno”, che domenica scorsa Le Iene hanno propinato ai telespettatori dando la parola ad una madre surrogata che l’ha esposta tutta contenta («Ero come un forno. Un forno che aiuta a crescere una famiglia») e ad una psicologa che l’ha convalidata («È bella l’idea della mamma-forno, è come una cucina che prepara il suo piatto»).  Ora, in democrazia si può essere pro utero in affitto, tirare in ballo certi psicologi e pure richiamare sentenze che stanno spianando la strada a questa pratica schiavista, del resto non sarebbe la prima volta che dei giudici danno di testa: già nel marzo del 1857 la Corte Federale Usa, caso Dred Scott contro Sanford, dichiarava lo schiavo negro senza diritti, dunque le donne dei Paesi poveri sono avvertite.

Quel che invece non credo sia accettabile – per amore di logica, se non altro – è accettare una cultura secondo cui se le nostre madri o le nostre nonne hanno passato la vita tra i fornelli per i propri mariti erano delle povere sottomesse, mentre se delle giovani di oggi si rendono forni viventi per ricchi committenti, beh, loro sono donne libere. Eppure pochi notano la contraddizione, così mentre a Paola Perego han chiuso una trasmissione perché offensivo per le donne dell’Est, in altre si può inneggiare senza problemi all’utero in affitto che, oltre ai neonati, rende merce proprio poverette dell’Est. Per carità, è vero, vi sono donne anche celebri – penso, per stare all’Italia, alla scrittrice Susanna Tamaro – che stanno condannando l’utero in affitto senza mezzi termini, ma per la teoria della “donna forno” mi sarei aspettato il finimondo. Invece diversi, tanti, troppi zitti. Mi sono quindi convinto, anche se ignoro dove li vendano, che debbano esserci anche altri nuovi forni in commercio, visti tutti questi cervelli in fumo.

martedì 1 marzo 2016

solo ai ricchi sarà consentito di avere figli .... fatti dai poveri,

“Paternità” di Nichi Vendola, la durissima posizione di d. Maurizio Patriciello



Durissimo attacco di  d. Maurizio Patriciello, il celebre prete che difende le vittime “della terra dei fuochi”, nei confronti di Nichi Vendola, il fondatore di SEL (Sinistra Ecologia e Libertà) che in Canada, insieme al compagno, ha comprato, per 135mila euro, il figlio di una povera donna di origine indonesiana, autodichiarandolo “suo figlio”.

«C’erano una volta i comunisti», scrive don Patriciello, senza nominare Vendola. «Tutelavano – dicevano – gli interessi dei poveri. Lottavano per l’ uguaglianza sociale. La liberazione dei proletari. Oggi, purtroppo, non ci sono più.

C’erano una volta le femministe. Tutelavano – dicevano – gli interessi della donne. Lottavano per l’uguaglianza sociale. La liberazione delle donne. Oggi, purtroppo, non ci sono più. C’era una volta la Chiesa. Tutelava – diceva – gli interessi dei poveri e delle donne. Lottava per l’ugualgianza sociale. La liberazione dei poveri e delle donne. Oggi è ancora là a gridare al mondo la vergona dell’utero in affitto.

Dei bambini ordinati come se fossero salsicce. Dei figli strappati alla loro mamma poverissima e dati dietro pagamento ai ricchi che possono permettersi di ordinarli a pagamento.

“Nessuno tocchi Caino” è stato lo slogan scandito per tanti anni contro la pena di morte. Ed è giusto. Purtroppo le stesse persone che vogliono che “nessuno tocchi Caino” fanno di tutto perché si possa fare scempio di Abele. Abele: l’innocente cui viene rapinato il diritto ad avere un papà e una mamma. Un innocente che viene strappato dalla mammella di chi lo ha messo al mondo e dato a chi ha pagato denaro contante per soddisfare un suo desiderio che ama definire “diritto”.

Nostalgia tiranna. Che mi fa rimpiangere i vecchi comunisti e le femministe toste ed agguerrite di una volta. I poveri saranno sempre più poveri. E i ricchi sempre più ricchi con i figli dei poveri.

Verranno giorni in cui solo ai ricchi sarà consentito di avere figli. Figli fatti dai poveri, naturalmente. Verranno i giorni in cui questi figli diventati adulti chiederanno spiegazioni a chi andò a comprarli approfittando della povertà della loro vera mamma.

Quando ci sarà dato di vedere una donna ricca di un paese ricco partorire un figlio per una coppia povera di un paese povero?

Chi lo avrebbe detto. La Chiesa si ritrova a difendere non più la fede ma la semplice ragione. È proprio vero. Il peccato prima di renderci peccatori ci ottunde la vista, il senno e la ragione. Dio benedica tutti. Soprattutto questi bambini trattati come se fossero merce».
 
Matteo Orlando
 

mercoledì 17 febbraio 2016

il modernismo trasversale

Il fronte unico dei modernisti



Può dirci qualcosa il modo in cui si è svolta in queste settimane la discussione sulle unioni civili e sul problema connesso dell’adozione del figliastro (stepchild adoption)?


Attraverso quali vie oggi possono nascere e diffondersi in un Paese come l’Italia sentimenti di estraneità ostili nei confronti delle élite, a cominciare magari da quelle culturali e giornalistiche? Di avversione verso il loro ruolo nello spazio pubblico, e quindi, inevitabilmente, di protesta verso la politica? Quei sentimenti, cioè, che poi finiscono per confluire indifferentemente da destra o da sinistra nel grande collettore che abbiamo convenuto di chiamare «populismo»? Per cercare una risposta può forse dirci qualcosa il modo in cui si è svolta in queste settimane la discussione sulle unioni civili e sul problema connesso (almeno fino ad oggi) dell’adozione del figliastro (stepchild adoption).

Essendo incerta l’effettiva percentuale dei favorevoli e contrari tra gli elettori, qualunque dibattito in merito avrebbe dovuto equamente rappresentare, come è ovvio, entrambe le posizioni. Posizioni le quali, prima che politiche sono posizioni culturali e morali riguardanti questioni di grande complessità, ambiti fondamentali della vita personale e collettiva. Ebbene, mi chiedo e chiedo: si può onestamente dire che il dibattito in merito sulla grande stampa e in televisione — le uniche sedi che contano — sia stato all’altezza di tale complessità?

Per almeno due ragioni a me sembra di no. Innanzi tutto per una soverchiante, ossessiva presenza — parlo della televisione e della radio ma non solo — di esponenti politici. In Italia, anche se si tratta del peccato originale o delle cure palliative, la Rai si ostina a credere che i più titolati a discuterne siano un parlamentare dei 5Stelle insieme a un senatore di Fratelli d’Italia. E le radio e tv commerciali non sanno fare di meglio. Ne è risultato — nel caso della discussione sulla legge Cirinnà ma così come sempre — un succedersi, in genere semiurlato o punteggiato di interruzioni, di frasi di un minuto, di affermazioni immotivate e ripetute senza tener conto delle eventuali obiezioni. Con la maggioranza dei cosiddetti conduttori non solo incuranti di tenere la discussione su un binario di reale approfondimento di alcunché, ma usi a intervenire di continuo con sorrisetti derisori, sguardi di compatimento e opportune interiezioni (campioni assoluti del genere Gruber e Formigli) per screditare l’opinione da loro non condivisa. Che nove volte su dieci era in questo caso l’opinione degli oppositori alla legge.

Ciò che peraltro rimanda a un dato generale — che rappresenta la seconda delle due ragioni di cui sopra. Vale a dire la iper rappresentazione che su tutti i media così come nell’intrattenimento, nel cinema, in qualunque produzione culturale, ha costantemente l’opinione per così dire laico-progressista, favorevole al cambiamento, a innovare, a cancellare tutto ciò che appare tradizionale, a cominciare — c’è bisogno di dirlo? — della dimensione religiosa. A cui naturalmente corrispondono la svalutazione sussiegosa, quando non il vero e proprio dileggio nei confronti di chi invece è fuori dal mainstream dell’ideologicamente corretto, dalla parte di un pensiero tradizionale, magari convenzionale o ispirato a un antico «buon senso» (molto diffuso ad esempio in merito all’immigrazione o alla sfera della «legge e l’ordine»). Per avere un’idea di un simile atteggiamento partigiano basta ascoltare certi programmi di Radio 24, la radio del Sole 24 Ore.

Che cosa deve pensare, mi chiedo, che sentimenti (e risentimenti) può provare, quella parte del Paese — non proprio minuscola, credo — nel vedersi non solo così continuamente esclusa dalle sue più autorevoli fonti di rappresentazione pubblica, ma palesemente considerata una sorta di sottospecie culturale da tenere di continuo sotto schiaffo? Crediamo davvero che basti il programma di una rete Fininvest che strizzi l’occhio alle passioni di questa Italia «reazionaria» per bilanciare, che so, il Festival di Sanremo, l’evento televisivo in assoluto più ascoltato dell’anno, trasformato disinvoltamente in una manifestazione in sostegno delle varie cause che vanno sotto la sigla dell’«arcobaleno» (a cominciare per l’appunto da quella delle unioni civili)? Che cosa sarebbe successo se il Festival di Sanremo fosse stato dedicato, mettiamo, a esaltare la causa delle «famiglie»?

Naturalmente non sono così sprovveduto da ignorare le tante ragioni per cui tutto ciò avviene. Le buone ragioni per cui in tutto il mondo occidentale i media e la cultura sono dominati da un punto di vista diciamo così «liberal». E cioè il fatto che gli uni e l’altra hanno la loro storica ragion d’essere nella libertà e nell’anticonformismo. Ma anche sapendo tutto ciò non riesco a non stupirmi dell’unilateralità smaccata travestita da devozione ai Lumi, dell’indifferenza per l’opinione dissenziente da parte del noto «giornalista democratico», del celebre «professore liberal». Ma soprattutto sono colpito dall’amore sempre e comunque per la novità, per il cambiamento, per il punto di vista che si presenta come più «moderno», più «avanzato», più «democratico», più «laico», che in Italia domina incontrastato la discussione pubblica. Anche la più colta, anche quando questa riguarda temi come l’istruzione, la scuola, la vita sessuale, la religione, la morte, i rapporti tra le culture. Ambiti rispetto ai quali, se non mi sbaglio, non è proprio così ovvio che cosa voglia dire «progresso», «democrazia» e quant’altro.

Insomma: gli italiani orientati culturalmente e spiritualmente — molto spesso in modo assai ingenuo, se si vuole — in senso lato conservatore, a favore di assetti tradizionali, legati al passato (ma attenzione! con colori politici per nulla uniformi), sono di sicuro un buon numero. Tuttavia nel dibattito pubblico del loro Paese un punto di vista culturale che li rappresenti è di fatto inesistente. Da quando è scomparsa ogni vestigia di Sinistra marxista con la fine del vecchio Partito comunista, e da quando la Chiesa cattolica ha rivolto la sua attenzione in prevalenza verso il «sociale», il campo è dominato per intero da una prospettiva uniformemente e spensieratamente innovatrice-modernista, univocamente assertrice delle verità di oggi. Ci sarebbe la Destra, naturalmente. Ma in Italia, si sa, la Destra ha solo carattere politico. Dal punto di vista ideale, culturale, antropologico, la Destra italiana non esiste o è in tutto e per tutto simile al resto: anzi, è perlopiù una sua brutta copia. Di fronte a un establishment così ideologicamente blindato, quale altra diversità autentica, quale altra protesta sono allora possibili, alla fine, se non quelle distruttive offerte dal populismo?

12 febbraio 2016 (modifica il 12 febbraio 2016 | 23:37)

http://www.corriere.it/opinioni/16_febbraio_13/fronte-unico-modernisti-unioni-civili-4226c57a-d1cb-11e5-9819-2c2b53be318b.shtml?refresh_ce-cp

martedì 9 febbraio 2016

siamo in guerra

È guerra 




Allora: non stiamo a prenderci in giro, il tempo del dibattimento è finito, il dialogo non è mai stato un’opzione, è rimasto ormai solo lo scontro.
E lo scontro a muso duro è già in atto, lo stiamo consumando.
Però tranquilli ragazzi: sono alla frutta. Anzi: oltre.
Poiché anche se faticoso e paradossale, il bello di dover spiegare l’ovvio, di dover difendere la Verità, è che poi arriva il momento in cui la macchina schiacciasassi dell’ideologia si spatàscia sul muro della realtà.
Ed il segnale che quel momento è giunto è l’isteria di massa.
È l’ora che stiamo vivendo: ci sono tutti i sintomi. Gli schemi della propaganda stanno saltando come miccette: dalla “figura contenitiva” al “concetto antropologico”, dalle reclàme con brugole, biciclette e cinture di sicurezza alla martellante frenesia con cui stanno inflazionando il palcoscenico mediatico. Una sconnessa serie di deliranti autogol.

Tutto secondo copione: finiti gli argomenti (se mai ne hanno avuti) ora passeranno alla violenza, ma a quel punto, seppur apparentemente vincenti, avranno già perso.
D’altronde gli schieramenti sono scesi sul campo: il loglio si sta separando da solo dal buon grano, semplicemente emarginandolo.
Coloro che si ostineranno a non prendere posizione verranno rigurgitati, quindi non si perda tempo ad occuparsi di loro.
Abbiamo dato la nostra bella testimonianza, i porci hanno ricevuto fin troppe perle, ora cominceranno a rivoltarcisi contro. Ma niente paura: la grande bugia contemporanea ha le gambe troppo corte per continuare ad avanzare, si trascina esausta su moncherini ormai consumati.
Attenzione, però: ciò non significa che la battaglia legale sarà sicuramente vinta.
Anzi, siccome quella si gioca sul terreno colluso della politica, gli sciacalli faranno i loro giochi sporchi fino alla fine e c’è una seria probabilità che la menzogna verrà normatizzata.
Non sarà però che una vittoria apparente.
Certo la violenza dilagherà (già siamo ai cori da stadio ed agli oscuramenti telematici, prepariamoci ad una ritorsione di stampo persecutorio), e ci saranno vittime innocenti, purtroppo. Ma il tempo del nemico sta davvero per scadere, ecco perché si accanisce con maggior virulenza.
Perciò restiamo saldi nell’orazione e perseveranti nella testimonianza. Ostinatamente resilienti nella serena consapevolezza: che per quante battaglie sembrerà che perderemo, la guerra è già vinta.
https://andreatorquatogiovanoli.wordpress.com/2016/02/09/e-guerra/

giovedì 4 febbraio 2016

la Coop non sono io

"Coop non sono io", 

don Ricciarelli ridà tessera



Si è presentato al box informazioni per riconsegnare la tessera e farsi cancellare dall'elenco dei soci. Perché la Coop sei tu ma solo fino ad un certo punto. Fino a quando la strategia comunicativa di Coop non finisce per cozzare con il proprio pensiero. È così che la pensa don Francesco Ricciarelli, parroco de La Serra e direttore dell'ufficio comunicazioni sociali della diocesi di San Miniato, che questa mattina ha scelto di dire addio per sempre a "mamma" Coop.

All'origine della decisione, il recente manifesto pubblicitario realizzato da Coop a sostegno delle unioni civili. Manifesto che vede protagoniste 6 mele divise in tre coppie: quella al centro formata da una mela verde e una rossa, più due laterali formate da mele dello stesso colore, a simboleggiare coppie gay e coppie etero. Il tutto corredato dello slogan: "Qualunque sia la tua famiglia la Coop sei tu". Una presa di posizione che non ha piaciuta a don Ricciarelli, come dichiarato quest'oggi in un post sulla propria pagina Facebook: "La Coop non sono io – ha scritto il parroco - Riconsegnata la tessera socio. Mi chiedo cosa spinga un supermercato a prendere posizione su questioni altamente divisive e perdere così una parte di clienti".
"Non sono andato a far polemica – spiega Ricciarelli –. Semplicemente mi sono presentato al box informazioni del punto vendita di San Miniato Basso e ho chiesto di essere cancellato dall'elenco dei soci. Trovo che certe prese di posizione siano del tutto fuori luogo da parte di un'impresa commerciale, oltrettutto su temi così delicati come quelli legati alla famiglia. E' una scelta imprenditoriale, però è chiaro che quando si fanno scelte ideologiche di un certo tipo si rischia di perdere una parte delle clientela. Poi, è chiaro, ci sarà chi non ci farà caso e preferirà continuare ad avere la tessera per beneficiare di sconti e promozione; dipende tutto dal valore che una persona dà alle proprie idee.".

Dagli uffici di Unicoop Firenze spiegano di non voler replicare a don Ricciarelli, anche se la cooperativa si definisce "dispiaciuta", precisando però che lo spot è stato scelto da Coop a livello nazionale, al di là delle competenze di Unicoop Firenze. (g.p.)
http://www.ilcuoioindiretta.it/primo-piano/item/44176-manifesto-coop-a-sostegno-delle-unioni-civili-don-ricciarelli-riconsegna-la-tessera-la-coop-non-sono-io.html

venerdì 29 gennaio 2016

CIO' che certi VESCOVI pilota DIMENTICANO


CIRCO MASSIMO. QUELLO CHE POLITICANTI E VESCOVI PILOTA DIMENTICANO: CIÒ CHE FACCIAMO IN VITA RISUONA NELL'ETERNITÀ




«A tre settimane da oggi, io mieterò il mio raccolto. 
Immaginate dove vorrete essere, perché così sarà! 
Serrate i ranghi! Seguitemi! 
Se vi ritroverete soli, 
a cavalcare su verdi praterie col sole sulla faccia, 
non preoccupatevi troppo, perché sarete nei Campi Elisi, e sarete già morti! 

Fratelli! Ciò che facciamo in vita, 
riecheggia nell'eternità!» 

(dal film Il Gladiatore)

http://www.iltimone.org/34225,News.html

giovedì 28 gennaio 2016

x 1 società unisex

Una società unisex in attesa del prossimo sacco islamista

lo sapevi che
-A cura di Floriana Castro-
La ragione per la quale il nostro paese si è devitalizzato nasce da una spinta sia economica che culturale. Manca il sangue del mercato, ossia: la moneta; abbiamo un prelievo fiscale che sta per esplodere e la deflazione imperversa. Questa situazione di stagno monetario ed economico -come abbiamo detto altre volte- è programmato dalla BCE, un fenomeno programmato a tavolino con i devastanti fenomeni di grande usura che ben conosciamo. Ma non solo nessuno denuncia questo sistema usuraio per fermare la trappola monetaria che ci ha spinti a correre come pazzi su questa dannata ruota per criceti: un ritmo alla cinese: dormi-lavora-consuma; versare sudore per pagare le banche che ci prestano i nostri stessi soldi che guadagniamo con il nostro lavoro ma addirittura vengono proposti degli stili di vita per allietare la schiavitù economica e spirituale nella quale ci troviamo. Gli anziani non trovano più posto in questa società; sempre più spesso abbandonati e dimenticati in case di riposo, -nel migliore dei casi, quando non si considera l’eutanasia- perchè coloro che sono ancora attivi per pagare il debito pubblico non hanno tempo per loro, dovranno, quindi fare a meno della loro esperienza e della loro saggezza. I giovani oggi si trovano nelle condizioni di non potere avere una ragionevole previsione del loro futuro economico, spesso annoiati, spesso pure depressi a causa dell’impossibilità di mettere radici vengono distratti da stili di vita sempre più frivoli e materialistici. Basti pensare ai reati che l’attuale governo di Renzi sta per depenalizzare la coltivazione di cannabis, che passa da illecito penale ad illecito amministrativo. Quindi in questo modo non si da ai cittadini in mano un ideale o una speranza, ma mezzi per poterlo manipolare sempre di più: gli si da la droga in mano, del resto quando la speranza e gli ideali scarseggiano la droga imperversa. (clicca qui)
Ma non solo droga ed immigrazione selvaggia per compensare al nostro devastante calo demografico, le nuove manovre prevedono anche la scandalosa e ripugnante maternità surrogata (uteri in affitto): uno sfruttamento della povertà, anzi peggio, della miseria del Terzo Mondo su cui una volta era “la sinistra” commuoversi e indignarsi.  Adesso il PD, gli sfruttati, li sfrutta. Per la Cirinnà la coppia ricca che torna col figlio deve essere immune dalle conseguenze penali che prevede la legge italiana per chi faccia la stessa cosa in Italia; E ciò, adesso, è progressista.
La Repubblica ci scrive sopra mielosi reportages: “Noi donne divenute madri grazie all’utero in affitto”. Dove una ricca italiana   racconta di quando ha visto l’utero che aveva pagato a Delhi: Non è sfruttamento dei ricchi sui poveri? -Osa chiedere il giornalista-, risposta di “LAURA”, l’italiana ricca: “Quello purtroppo c’è in tutto il mondo, basti pensare ai minorenni sfruttati nelle fabbriche, alle ragazzine vendute sulle strade senza che nessuno si scandalizzi. Qui almeno c’era un rapporto tra adulti consapevoli, una libera scelta. Io, se fossi stata al posto loro, nella loro situazione, probabilmente avrei fatto la stessa cosa”. Adesso, dunque, lo sfruttatore della miseria è progressista e illuminato se risponde: “Lo sfruttamento? C’è in tutto il mondo” (clicca qui) . La sinistra così getta la maschera e rivela la sua impressionante somiglianza con il suo fratello gemello IL CAPITALISMO
famiglia comunistaIl trafficante internazionale di bambini; Elton John, tempo fa dichiarò ridendo che uno dei suoi bambini, comprati e strappati alla nascita dal seno materno piangeva ininterrottamente sia di notte che di giorno e non ne capivano il motivo (continua a ridacchiare). Una mamma sa bene che quando i bambino piange e la causa sembra inesistente in realtà ha solo bisogno di sentire il calore materno. Provate a chiedere alle vostre mamme se è o non è la verità. Il bambino che ha comprato Elton John piange e nessuno potrà mai consolarlo. Un giorno crescerà, ma questa ferita rimarrà indelebile nella sua anima, non sappiamo come si manifesterà, ma questa violenza con molta probabilità non lo renderà un adulto sereno. Nemmeno per gli animali si usa tanta crudeltà: la legge italiana ha fissato un momento ben preciso per poter togliere i cuccioli dalla mamma, ovvero dopo i due mesi di età, ma gli animalisti consigliano di aspettare di più: almeno 3 mesi perchè sono i così detti mesi dell’Imprinting.

Ma non è finita qui abbiamo anche l’inodottrinamento al gender, matrimoni ed adozioni gay, depenalizzazione degli atti osceni in luogo pubblico e atti contrari alla pubblica decenza. Bisogna far presto ad approvare i matrimoni gay ” siamo al fanalino di coda” , ma anche sulla corruzione, anche sulla giustizia, sui costi della politica siamo al fanalino di coda… Cari sinistri, NEL 2015 SONO FALLITE “SOLO” 14.416 AZIENDE! (clicca qui)
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Qual’è l’unica ricompensa che i governi guidati dal governo ombra ci propongono come ricompensa al nostro misero vivere? Sesso, sesso libero, ovunque e con chi vuoi e del resto -ti dicono- l’omosessualità è vecchia quanto il mondo e il pregiudizio nei suoi confronti risale all’oscurantista civiltà cristiana. I Nostri, del resto sono da 400 anni al lavoro con piani intrighi e rivoluzioni per sostituirla con un culto pagano rivolto al dio-io dove chiunque potrà decidere da sè cosa è giusto e cosa è sbagliato. Il vizio contro-natura esiste da quando esiste il mondo, ma in quale società pagana si è mai considerato di equipararlo alla regolare unione tra uomo e donna? Quale storico ha mai riportato proposte di legge simili in una antica Roma, o in una lontana Civiltà Greca? Chiunque sentisse la necessità di trasgredire in quel modo si guardava bene dal rendere pubblica questa attitudine; sapeva benissimo che questo era un piacere fine a se stesso, anche prima dell’avvento della Societas Christiana.
Pier Paolo Pasolini nonostante le sue personali tendenze, si era apertamente schierato contro aborto, il decadimento culturale, e l’ideologizzazione della sessualitá. Il suo ultimo film “Saló o le 120 giornate di Sodoma”, descriveva il vero volto di lobby.Nel video potete vedere un matrimonio omosessuale di stampo satanico. Situazione lucidamente prevista in tempi in cui neanche se ne sarebbe mai parlato.(guarda il video)

E’ proprio il significato etimologico del termine “Matrimonio” che ha impedito ai nostri antenati qualsiasi equiparazione con la coppia composta da uomo-donna. matrimonium: mater, madre, emunus, compito, dovere; il matrimonium era, nel diritto romano, un “compito della madre”, per matrimonio si intendeva un legame che rendeva legittimi i figli nati dall’unione. Lo stato dovrebbe agevolare ed incentivare le famiglie vere in quanto sono produttrici di ricchezza: la prole; la forza lavoro.

cirinna11Comunque teniamo presente che non basta opporsi alle adozioni gay (anche se oggi questo e’ obiettivamente l’unico punto su cui ancora si riesce a far ragionare), bisogna opporsi anche alle unioni civili anche perché se passa la legge, anche senza le adozioni gay, sarà poi la magistratura a dire che se uno Stato riconosce un modello di famiglia alternativo non può poi negare ai partner gli stessi diritti degli sposati, cioè anche quello di avere dei figli.
Ma anche le coppie sterili (composte da uomo-donna) rappresentano una ricchezza in quanto svolgono un ruolo di compensazione. Oggi è in atto una vera e prorpria guerra nel rapporto uomo e donna, che si vogliono strumentalmente separati; senza alcun sentimento o affinità: è il piacere l’unico punto cardine del rapporto.
Che razza di uomo e donna hanno ridisegnato?
In un articolo intitolato Men – Design Your Perfect 10, Henry Macow ha descritto come a causa del lavaggio del cervello subito in gioventù si ritrovò a cercare il sesso al posto dell’amore, e come di conseguenza il suo matrimonio fosse naufragato. Il suo articolo (scritto nel 2001) descrive come questo lavaggio del cervello era di carattere omosessuale; parte dell’ingegneria sociale occulta è stata ideata per arruolare la società in un culto satanico e cabalistico (gli Illuminati).
“Egli è molto esigente circa il suo aspetto, la sua casa e le sue proprietà. Vuole più sesso possibile e sceglie le sue partner sessuali soprattutto in base alle apparenze. É molto concentrato su sé stesso e non vuole nessun coinvolgimento emotivo o assumersi alcun impegno. Pensa che una donna lo soffocherebbe e che i figli sarebbero un peso».
10987648_10206104487200449_1847887555474756967_nQuesto comportamento non assomiglia a quello di un omosessuale? Questo è anche l’ideale maschile propinato agli uomini dalla rivista Playboy fin dagli anni ’50. Alla fine del tempo, quando gli uomini apriranno la busta su cui è scritto: «Qual’è l’essenza della virilità»?, sospetto che troveranno questa risposta: «Prendersi cura delle donne e dei figli. Gli uomini si comportano come agenti di Dio, creando e sostenendo la nuova vita. La famiglia è l’unità cellulare della vita umana». Ma nel 1972, tre su quattro studenti universitari maschi idealizzavano la loro mascolinità partendo da Playboy, facendo così pagare un prezzo incalcolabile a sé stessi, alle donne, ai figli e alla società. La somiglianza tra Playboy e l’omosessuale ideale non è una coincidenza.(clicca qui)

11902331_164072620591684_7180905700746876832_n-copyPlayboy portò il suo messaggio di libertà sessuale al maschio americano che, negli anni ’50 e ’60, praticava ancora il sesso all’interno del matrimonio. Ma la libertà è ingannevole. Lo scopo di Playboy, lo scopo di tutti i pornografi, era di prendere all’amo gli uomini per mezzo di una sfavillante fantasia. Per fare questo, essi dovevano impedire all’uomo di trovare un vero appagamento nel matrimonio. La moralità eterosessuale pone il sesso nel contesto dell’amore e del matrimonio, i quali «umanizzano» l’appetito sessuale. Essa assicura che l’atto fisico più profondo e intimo tra due persone esprima un legame emotivo-spirituale commisurato.  Secondo la Reisman, «Playboy fu la prima rivista a sfruttare le paure degli uomini verso le donne e nei confronti degli impegni familiari. Playboy si offrì come un affidabile e confortevole sostituto dell’amore eterosessuale e monogamo» . In questo modo, «nemici giurati» come Playboy e le femministe trovarono un terreno comune nel loro odio per la sana eterosessualità espressa all’interno del nucleo familiare. A causa di questa rivoluzione (omo)sessuale, ora la società è colpita da continue epidemie di dissesti familiari, di pornografia, di impotenza, di abusi sessuali su minori, di violenza, ecc. Non è un caso che se una volta il sogno dell’uomo era quello di incontrare la donna giusta per metter su famiglia oggi spinto dalla “crisi economica” e dai valori perversi della società si ritrova a non essere più appagato da una sola partner- con la quale si unisce senza amore ma userà per il sesso-sperimentare così per trovarsi sempre maggiormente in un vortice di solitudine evuoto esistenziale, senza più romanticismo né amore, né spirito di sacrificio. La maggior parte dei gay ha da dieci a cento partner all’anno. In forma meno estrema, questo è il modello proposto anche agli eterosessuali. Non è forse il modello dell’amore omosessuale usa e getta? Non ha ragione Henry Macow a definire la pornografia “rivoluzione (omo)sessuale”?

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Nel 1973, i Rockefeller intimidirono l’American Psychological Association («Associazione Psicologica Americana»), obbligandola a proclamare che l’omosessualità è un comportamento normale. Insieme alle femministe (che credono che l’eterosessualità sia intrinsecamente oppressiva), i gay iniziarono a smantellare tutte le istituzioni eterosessuali: la virilità, la femminilità, il matrimonio, la famiglia, ecc. Usando il loro controllo esercitato dai media, i Rockefeller (i banchieri degli Illuminati) hanno influenzato pesantemente la nostra sensibilità culturale. Essi sono i responsabili dell’ossessione pornografica che pervade la televisione, i video musicali e Internet. Questo stato di sviluppo umano bloccato è una caratteristica degli omosessuali, i quali non riescono ad avere relazioni a lungo termine con il sesso opposto. Con le donne etero che si comportano come uomini e viceversa, con la tivù e le scuole che promuovono questi comportamenti, stiamo diventando tutti omosessuali.

img-_innerArt-_bro1_6Del resto se le lobbies miliardarie tra cui la Rockefeller Foundation si muovono in massa per finanziare abbondantemente questi due fenomeni un motivo ci sarà…e spero che sia noto a tutti, donne e uomini di quanto il femminismo- mi riferisco al femminismo della sfrenata libertà sessuale; il femminismo che tace davanti alla condizione della donna in medioriente; il femminismo che non interviene per denunciare l’infibulazione delle donne musulmane; il femmismo che non denuncia gli stupri di massa di Colonia; il femminismo che appoggia gli uteri in affitto- questo femminismo che ha gravemente danneggiato la donna stessa, portando un’ulteriore spaccatura tra i due sessi oltre a ridisegnare la figura maschile ormai svirilizzata, neutra. La donna “castratrice” creata a tavolino, ridotta ad un pezzo di carne da macello, sdradicata da quel nobile ruolo di regina della casa, angelo custode del marito e dei figli si ritrova pure lei a girare in questa dannata ruota per criceti, trovandosi spesso nella difficile condizione di mamma-moglie e lavoratrice allo stesso tempo; spesso portando su di sé il peso della famiglia; spesso perdendo la stima del marito “svirilizzato”, ormai una figura che non rappresenta più il pater familias,  cercando spesso di riempire quel vuoto esistenziale con silicone e boytoys. A ben vedere questo tipo di femmnismo non ha dato alla donna altro se non accollarsi non solo la sua condanna alla sofferenza: ossia“nel dolore metterai al mondo i tuoi figli e l’uomo ti dominerà”, ma anche la condanna impartita all’uomo “ col sudore della fronte ti guadagnerai da vivere”. Entrambe le figure sono ormai ambigue e vaghe: due esseri mascherati che non sanno più che ruolo giocare con l’altro sesso; impauriti come sono l’uno dall’altro, incapaci di capirsi, comunicare e perdonarsi.

urlIl che ne fa’ un’ancor più perfetta epitome dei “valori gender” che ci dominano: le donne coccolano i gay e vogliono uomini “neutri”, hanno svirilizzato non solo la cultura ma proprio i maschi europei, fino a renderli degli impotenti, degli eterni adolescenti-figli che fuggono le responsabilità, o dei masturbatori da video-porno; addomesticati e un po’ psichicamente castrati. Da che mondo è mondo il padre è la figura che protegge la famiglia dalle ostilità esterne. È colui che attraverso la propria esperienza guida il figlio nel mondo. Ecco come le società segrete con la strumetalizzazone dell’emancipazione femminile hanno reso l’Homo Aereopaeus per poter costruire una società donnesca, politicamente effemminata, priva della protezione maschile, dunque inerme.

12308700_436313683224771_98640686868757560_nDistanze che vengono ulteriormente marcate dal lancio del problema del femminicidio, cui signori della sovversisione gonfiano dati e statistiche per poter rendere chiaro il concetto di “uomo bestia” buono solo ad alzare violentemente le mani e qualcos’altro…Aggiungiamo il fatto che queste campagne hanno fra le loro testimonials alcune delle figure piu’ femminicide che siano mai esistite sulla faccia della terra come Louise Ciccone e Miley Cirus, due importantissime esponenti del porno-pop che hanno contribuito alla sovversione dei costumi e alla puttanizzazione della società.  Certo se lo dice la Ciccone che gli uomini sono pericolosi dovremmo darle ascolto, proprio lei, la castratrice per antonomasia, che ha avuto migliaia di uomini, abituata com’è ad accoppiarsi con uomini-fuchi che scompaiono dopo l’atto sessuale, pagati poi profumatamente per non rivendicare alcun diritto paterno sulla prole (vedi il caso di Carlos Leon, padre della sua primogenita Lourdes Maria).  
urlPer non parlare della Cyrus che si lamenta degli “animaleschi istinti degli uomini” beh, se gli struscia  il sedere nelle parti intime maschili, come ama fare nei suoi spettacoli non c’è da meravigliarsi se anche l’uomo castrato si imbestialisca sessualmente.  Che dire? testimonials più indicate i neocon non potevano proprio trovarle!
Allontanare l’uomo dalla donna per rendere ogni individuo più manipolabile depersonalizzando entrambe le figure. Una volta allontanati definitivamente i figli dalla figura materna e paterna, gli asili nido e le scuole diventano luoghi di manipolazione mentale (non è un caso se dal 1981 il plagio non costituisce più reato).Siamo già alla proposta di insegnare ai bambini dell’asilo la masturbazione. Per ottenere tale cambiamento è necessario plasmare la coscienza, livellando il popolo in un pensiero unico, eliminando i concetti di femmina e di maschio, madre e padre e, dunque, di famiglia. Aspirazioni poco originali, in quanto l’eliminazione della famiglia è una delle priorità dei fratelli massoni e del duo Marx-Engels.
12289655_413016682231037_8099170791122582972_nA differenza di qualunque animale e perfino della più bassa forma di vita sulla Terra, vi state facendo portar via il territorio senza reagire. E perché non capite che, se vi stanno già attaccando le donne dalle enormi masse di immigrati induriti da esperienze di guerra  con sanguinosi sbudellamenti di vicini di casa e parenti,   che vengono da società che è poco dire patriarcali, dove il maschio è tiranno e a femmina o va’ coperta da capo a piedi e accompagnata da parenti maschi, oppure viene “disciplinata” dallo stupro (con seguente lapidazione). Così, la Germania che riceveva 11 mila immigrai musulmani nel 2008, ne ha imbarcati mezzo milione nel 2014; nel 2015 la cifra si aggirerà sul milione. E nel 2016,se tanto ci dà tanto – 10 mila immigrati al giorno nelle ultime settimane del ’15 – farebbe, potenzialmente, 3,6 milioni di stranieri. 
Vengano tutti, aveva detto la Merkel. il volto maschio dell'europaLavoreranno alla Volkswagen,   disciplinati ed addestrati come cani da circo, e terranno le mani a posto; e l’erezione sotto controllo. (clicca qui)i violentatori islamici non hanno fatto che obbedire a quel che la loro “cultura” suggerisce a giovani maschi robusti, senza mogli, in terra di conquista e di infedeli, dove le donne si scoprono e sono prede, in un paese che disprezzano e deridono proprio perché li paga, veste e nutre in base ad una ideologia dell’accoglienza che non possono non deridere.
(clicca qui) Un fenomeno quello dell’immigrazione che collide col femminismo che stiamo pur certi sfuggirà di mano ai mondialisti che non riusciranno a far entrare nei ranghi l’uomo mediorietale: gli stupri di Colonia (ma anche degli altri di cui non se ne parla) dovrebbero far riflettere pidioti e progressisti. 

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Gli uomini musulmani, ancor oggi antropologicamente diversi degli uomini occidentali, sono convinti che conquisteranno l’Occidente, anche quelli fra loro che non sono jihadisti o estremisti. Gliel’ho sentito dire molte ai musulmani: “Conquisteremo l’Europa con la fede e con la fecondità”. Professare la fede per loro è il principio essenziale della vita, nessuno che appartenga a una religione può astenersene. quando vengono in Europa e vedono le chiese vuote, e constatano l’incredulità degli europei, immediatamente pensano che loro riempiranno quel vuoto culturale. Poi c’è la questione della natalità: per i musulmani il fatto che il matrimonio sia un’istituzione divina significa che la volontà di Dio è la procreazione. Ricordiamoci che il tasso di natalità dei musulmani si aggira intorno all’8,1 contro l’1,4 dei popoli europei, quindi non fanno male i loro calcoli e possiedono già in Germania e Inghilterra i tribunali islamici.

A voi bambolotti lisciati e pettinati, asessuati, metrosexual o sapiosexual, vi toccherà combattere come gli uomini di una volta e temo non vi piacerà, mi riferisco agli omosessuali e omosessualisti, in un mondo che cade a pezzi, con i saraceni alle porte che non aspettano altro che di lapidarvi o gettarvi dall’alto delle torri.
Ma chi cerca di spiegare che si sta tirando troppo la corda è oscurantista, cattolico reazionario, omofobo.Non durerà molto questa società castrata e robotizzata, priva di legami, di sentimenti, tassata fino al midollo, ipnotizzata e plagiata all’inverosimile che non ha più nemmeno il tempo per fermarsi e riflettere! Peccato che ci si sveglierà quando sarà troppo tardi e si comincerà a riflettere che il medioevo forse non era così malvagio!
-Floriana Castro-
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lunedì 23 marzo 2015

la donna è un utero

Abbiamo ridotto la donna a utero, 

i figli a prodotto, 

la nascita a fabbricazione. 

Quello che non vogliamo vedere


Ecco cosa ha portato la fantasia tecnologica. 

Ma questo non è il futuro, è l’Occidente di oggi, 

guidato da una grande illusione: “All you need is love”





«La civiltà è sterilizzazione». Aldous Huxley, Il mondo nuovo, 1932.
Ci sono cose che non vogliamo vedere. Ad esempio che «il mondo nuovo è già qui», come scrive Eugenia Roccella nel libro in uscita la settimana prossima per Cantagalli (Fine della maternità). A descriverci scenari che per Aldous Huxley erano solo figli di fantasie distopiche è la cronaca. Settimana scorsa i giornali inglesi hanno raccontato la vicenda di una famiglia in cui una madre si è fatta impiantare nell’utero un embrione prodotto con lo sperma del figlio. Il bambino, che ora ha già sette mesi, può a ragione affermare di essere figlio di suo fratello e di sua nonna. Non è che l’ultimo caso in ordine di tempo e basta stare un po’ attenti alle notizie che ci arrivano da ogni parte del mondo per accorgersi che ciò che fino a ieri ci pareva certo e inconfutabile perché inscritto nel perimetro della maternità e della filiazione è oggi confuso, labile e interpretabile. Una slavina (o un progresso, a seconda dei punti di vista) che pare inevitabile. Dunque, perché opporsi?

Intanto, però, accadono cose che non vogliamo vedere. Dieci giorni fa, ad esempio, è apparsa un’altra notizia cui si è dato poco peso, facendola scomparire rapidamente dalle pagine dei quotidiani: la Thailandia ha vietato l’utero in affitto. Il paese che per trent’anni ha tollerato la pratica della maternità surrogata ha detto basta: «Vogliamo impedire che la Thailandia diventi l’utero del mondo», ha spiegato un parlamentare. La nuova legge impedisce agli stranieri di usare le donne thai per partorire i figli. Non possono più presentarsi, pagare, ritirare il bambino come fossero in un supermercato. Sono previste pene severe, fino a dieci anni di carcere.


Ci sono cose che non vogliamo vedere, appunto. Ma i thailandesi, invece, hanno smesso di chiudere gli occhi dopo che il paese è stato scosso dalla vicenda di Pattaramon Chanbua, una ragazza di 21 anni, che, dietro il compenso di 12 mila euro, aveva affittato l’utero a una coppia australiana per poi essere abbandonata quando aveva scoperto di attendere un figlio down. O quella di Mitsutoki Shigeta, un giapponese che aveva messo in piedi una sorta di catena di montaggio di pargoli, producendone in serie e rivendendoli all’estero.
Le cose che non vogliamo vedere tornano a galla caparbiamente. Occorre una raffinata strategia per lasciarle nel cono d’ombra o ai margini dell’inquadratura. Ricordate l’immagine dei due uomini omosessuali in sala parto con un bambino in braccio? Lo scatto fece il giro del mondo. I due, avvinghiati e in lacrime, tenevano stretta al petto la testolina ancora bagnata del liquido amniotico materno. Si abbracciavano tra loro e abbracciavano commossi il piccolo. Su un lato di una delle immagini scattate in sala parto appariva un profilo femminile. Era quello della donna che di quel bambino era stata l’incubatrice per nove mesi. Espressione stravolta, occhi stanchi. Tanto che, in un’immagine pubblicata successivamente, fu tagliata, fatta sparire, tolta. Una comparsa. Lei era “solo” la madre. Lei aveva “solo” prestato l’indispensabile utero. Non era una mamma, era un utero. La madre di quel bambino non era più sua madre. Rileggete questa frase senza senso: la madre non è più la madre. È una prestatrice d’opera, e il fatto che lo faccia dietro compenso o gratuitamente è quasi un corollario rispetto al grande inganno antropologico di cui stiamo cercando di autoconvincerci.


Ambizioni superomistiche
Ci sono cose che non vogliamo più vedere perché, come scrive Roccella, «una volta accettato che l’embrione possa essere non il frutto di un rapporto d’amore tra un uomo e una donna, ma il prodotto di una manipolazione in laboratorio, una tecnica vale l’altra». Ammantando tutto di un amore rimpicciolito a contraccolpo emotivo, abbiamo permesso di declassare a questioni burocratico-giuridiche tutti i limiti che la natura ha posto alle nostre ambizioni superomistiche. Se io voglio avere un figlio perché non posso averlo? Che siano gli ingegneri a renderlo possibile tecnicamente e i giuristi a giustificarlo legalmente. È ciò che sta accadendo in tutto il Mondo Nuovo occidentale che ha trasformato i figli in prodotti da scaffale, la famiglia in un’azienda, la nascita in una fabbricazione. Come ha detto Fabrice Hadjadj aTempi, «non è più questione di teoria, ma di pratica, di mezzi efficaci per produrre al di fuori dei rapporti sessuali degli individui più adatti, più performanti». Poi succedono i pasticci, gli errori, i casini. Roccella si sofferma sul famoso episodio accaduto all’ospedale Pertini di Roma dove ci fu uno scambio di embrioni e una donna portò in grembo e partorì il figlio di un’altra coppia. Una vicenda che, sebbene accaduta prima, fu raccontata solo dopo che la Corte Costituzionale aveva cancellato il divieto all’eterologa contenuto nella Legge 40. Eccola lì la “cosa” che non volevamo vedere: «Chissà cosa sarebbe successo – scrive Roccella – se la notizia fosse stata resa nota quando effettivamente avrebbe dovuto esserlo, cioè alla fine di marzo, quando il Centro di procreazione del Pertini avrebbe dovuto comunicare al Centro nazionale trapianti e al ministero della Salute il grave evento avverso». Già, chissà.

Però, intanto, proprio quel caso di «eterologa involontaria» spiega assai bene cosa accada nel mondo dove «la fantasia tecnologica è al potere». Accade che nel mondo fatato da cui è stata espunta la maternità, in mancanza di un contratto, «non c’è più un criterio per capire chi sia la vera madre del bambino». Chi sono i genitori? Quelli che hanno messo a disposizione il patrimonio genetico o colei che ha nelle viscere il “prodotto”? È un rebus irrisolvibile, un labirinto senza uscite. Per determinare chi è la madre non possiamo più affidarci alla vecchia idea che è colei che partorisce, ma dobbiamo andare a vedere cosa è stabilito nel contratto. In ciò che è stato pattuito tra i due omosessuali e la gestante, tra la coppia e la madre surrogata, tra il single e la donatrice di ovulo, tra il donatore di sperma e… eccetera eccetera. In un proliferare di figure genitoriali, in cui ognuno mette il suo pezzetto, si finisce col dover mettere sotto contratto tutte le possibili ipotesi per evitare danni, recriminazioni, cause, risarcimenti. Altro che amore. Come scrive giustamente Roccella, «la natura della nuova genitorialità è la contrattualità, casistiche dettagliate, obblighi legali e, infine, sanzioni penali in caso di violazione del contratto». Poi succede come al Pertini e tutto quel che abbiamo nascosto sotto cavilli e procedure esplode fragorosamente: chi è la madre di questo bambino? Per paradosso, nota Roccella, nel rompicapo romano si è reso manifesto che «il padre è l’unico genitore naturale individuabile univocamente. Adesso dobbiamo dire pater semper certus est, la madre… qualche volta».

La grande offerta delle biobanche
«Non basta che le formule siano buone; dovrebbe essere buono anche ciò che se ne ricava», scriveva Huxley. Ciò che oggi non si vuol vedere è che il mantra del «love is love» ha conseguenze nefaste innanzitutto per i soggetti che dovrebbero essere i destinatari di quell’amore: i bambini. I figli sono proprio i grandi dimenticati di tutta questa storia. Sebbene sia nel loro nome che tutto viene fatto, sebbene si giuri che ciò che conta è che siano amati, poi è proprio la loro figura a essere tagliata fuori dalla fotografia. Oppure a essere modellata in modo che non rovini la scena. Perché non basta più che il bimbo sia sano. Le biobanche dei gameti offrono veri e propri cataloghi con le caratteristiche dei donatori. E le richieste sono per quelli alti, biondi, con gli occhi azzurri e due master a Princeton, non certo per diplomati tarchiati e con calvizie precoci.

Il volume di Roccella è ricco di esempi e storie che non vogliamo vedere. Dalla vicenda del donatore di sperma belga 7042, che ha trasmesso ai suoi indefiniti figli una patologia rara e devastante, a quella del trio di lesbiche (throuple) in cui ognuna vuole il “suo” bambino. Dai siti di co-genitorialità che spiegano come regolare i rapporti tra persone che non vogliono formare una coppia ma sono disposti a unirsi per “fare” un figlio, alle storie dei figli dell’eterologa che rivelano la grande «opera di mistificazione» con cui sono stati “prodotti”. Come racconta nel suo blog Lindsay, giovane americana nata nel 1985 da una madre single e da un donatore di sperma: «Paul McCartney disse una volta “All you need is love”, “tutto ciò di cui hai bisogno è l’amore”; però non è vero, malgrado ci siano tanti, tra coloro che hanno concepito grazie a un donatore, che vorrebbero crederlo. Sembra che ci sia una soverchiante maggioranza di madri gestazionali sinceramente convinte che finché amano il proprio figlio, a lui non mancherà il padre biologico. Vorrei alzare la mano e dire che è un’insensatezza».


Perché l’amore, a partire dal sesso, ha sempre delle conseguenze che chiedono di essere affrontate, non eluse. Nasconderle si può, ma solo momentaneamente. Poi, cresciute e diventate grandi, quelle “conseguenze” inizieranno a rivolgere ai genitori domande ancestrali sulla loro origine per avere qualche suggerimento sul cammino che sono chiamati a intraprendere in questa valle di lacrime. E sono questioni di sangue cui non si può rispondere indicando il numero di un barattolo o di una siringa.


Foto bimbo in scatola da Shutterstock