Visualizzazione post con etichetta ideologia Lgbt. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ideologia Lgbt. Mostra tutti i post

lunedì 14 marzo 2016

SOS: infarto al S. Cuore di Gesù

Anche la scuola cattolica diventa gay-friendly

di Tommaso Scandroglio



Due prìncipi si giurarono eterno amore e vissero per sempre felici e gai. È la trama, molto in sintesi, di uno spettacolo teatrale per bambini. E fin qui la notizia quasi non c’è, dato che ormai negli ultimi anni siamo stati abituati a cenerentoli e bianconevi vari che imperversano indisturbati (o forse erano loro un poco disturbati) nei classici per l’infanzia.

La notizia sta invece nel fatto che questa pièce teatrale sarebbe dovuta essere interpretata da alcuni bambini. L’iniziativa arcobaleno è stata presa dalla scuola elementare nonché cattolica Sacro Cuore di Atherton, cittadina vicino a Manchester. Al Sacro Cuore di Gesù speriamo che non sia venuto un infarto dopo l’annuncio di questa proposta da parte dei dirigenti scolastici. 


Sui social per fortuna i genitori hanno fatto sentire tutta la loro indignazione e lo spettacolo è saltato. Ad esempio il signor Julian Marsh ha scritto sulla sua pagina Facebook che è rimasto profondamente seccato quando il figlio è tornato a casa e gli ha raccontato che in questa fiaba impersonata da under 11 si parla di gay e che «aveva imparato a conoscere i gay». Ha poi aggiunto in un altro post: «Penso che le persone che promuovano il sesso a bambini sotto gli undici anni camminino sul filo della pedofilia e siano dei depravati». Inoltre si è detto scandalizzato dal fatto che il tutto è avvenuto alle spalle dei genitori che nulla sapevano di questa rappresentazione teatrale. «È un po’ come se la scuola avesse deciso di vaccinare i bambini a vostra insaputa – ha scritto Marsh - perché loro sanno meglio di voi cosa è giusto fare». Infine ha accusato la scuola di mettere in piedi un’operazione di vera e propria «ingegneria sociale».

I post del sig. Marsh e quelli di un altro padre di famiglia sono stato inoltrati da un utente alle forze di polizia e così alcuni agenti hanno fatto visita a casa di entrambi. Marsh ha detto loro solo che non era omofobo e che non voleva aggiungere nulla. Gli agenti hanno concluso che nessun reato era stato commesso, ma hanno intimato al sig. Marsh e all’altro uomo di usare espressioni più pacate in internet d’ora in poi. Ma più che la polizia, i gentori devono temere i dirigenti della scuola cattolica: «Non ci faremo intimidire – ha commentato infatti Carrie Morrow, preside della scuola inglese – dal momento che tali atteggiamenti omofobici provengono solo da una minoranza di persone».

Dato che si parla di spettacolo teatrale, quello che è successo in quel di Manchester rappresenta il classico canovaccio della propaganda gender. Diffusione del pensiero gay usando i bambini – perché nell’immaginario collettivo questi sono puri ed innocenti – espropriazione del diritto all’educazione dei minori a danno della famiglia, intimidazione degli avversari e portare dalla propria parte una scuola cattolica.

In merito a quest’ultimo aspetto stiamo assistendo ad un fenomeno oramai assai diffuso che potremmo chiamare “omosessualità confessionale”. Si sostanzia nel far dire e nel far compiere a laici sedicenti cattolici ed ad alti prelati cose condannate dalla dottrina del Magistero, ma facendole passare all’opposto come vera espressione dello “spirito del Vangelo”. E così l’accoglienza doverosa della persona omosessuale ha comportato l’accoglienza dell’omosessualità. Il divieto di ingiusta discriminazione è trasceso nell’accettazione indiscriminata della teoria del gender. Il dialogo teso alla conversione della persona omosessuale è diventata una dogana sottoposta al Trattato di Schengen aperta alla libera circolazione di qualsiasi idea e all’importazione di teorie contraffatte, spacciate come cattoliche, ma che di cattolico hanno solo il nome, come il Parmigiano Reggiano fatto in Cina.

Il fenomeno dell’adulterazione gay della sana dottrina è così esteso e capillare in casa cattolica che potremmo dire che l’omosessualità da condizione intrinsecamente disordinata è diventa un virus ideologico. Una specie di contagio che provoca allucinazioni nel malato cattolico che lo porta a vedere il mondo con categorie di giudizio inesistenti per il Magistero. Allucinazioni così reali che spingono insegnanti a far innamorare per finta sul palco di una scuola cattolica due maschietti e a dire «siamo molto orgogliosi di ciò che abbiamo fatto».
 

sabato 20 febbraio 2016

se gli ortodossi devono difende la dottrina cattolica …


Quando un vescovo ortodosso difende la dottrina cattolica …


Al sinodo del 2015, un vescovo in modo particolare ha difeso la dottrina cattolica sul matrimonio e la famiglia: il metropolita ortodosso Hilarion.
Vi offriamo un inedito che inedito non avrebbe dovuto essere e, in quanto cattolici romani, proviamo una certa vergogna e disagio per il silenzio — lo chiamiamo censura? — con il quale Radio Vaticana e la Segreteria del Sinodo hanno trattato il vescovo ortodosso (metropolita) Hilarion, portavoce ufficiale per altro del Patriarca di Russia Kirill (vedi qui) nel suo intervento importantissimo rivolto al Sinodo dell’ottobre 2015, davanti al Santo Padre.
Sì, accennarono a questo intervento ma trattandolo in modo molto marginale e superficiale, non riportando mai il testo integrale.
Non sapremo mai se le parole di Hilarion hanno in qualche modo influito, poi, sui lavori finali del sinodo i quali presero tutt’altra piega da come erano partiti nell’ottobre 2014, ma certamente sono parole fortissime, un parlare davvero “Sì, sì – No, no” senza mezze misure che i nostri Vescovi dovrebbero riflettere e fare proprie. Buona lettura.

Santità,
Beatitudini, Eminenze e Eccellenze,
a nome di Sua Santità il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill e di tutta la Chiesa ortodossa russa rivolgo il nostro saluto fraterno a tutti voi, in occasione della XIV Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi della Chiesa cattolica, dedicata al tema della famiglia.
Nel nostro mondo turbolento e inquietante, l’uomo ha bisogno di basi solide e incrollabili su cui poggiare, per costruire su di esse con fiducia la propria vita. La società laica, orientata principalmente alla soddisfazione dei desideri individuali, non può dare alla persona orientamenti morali chiari. La crisi dei valori tradizionali cui assistiamo nella società dei consumi, porta ad una contraddizione tra diverse preferenze, anche nelle relazioni familiari. Così, se il femminismo estremo vede nella maternità un ostacolo alla realizzazione della donna, d’altra parte, il fatto di avere un figlio è sempre più considerato un diritto che può essere raggiunto con qualsiasi mezzo. Sempre più spesso, la famiglia è vista come un’unione di due persone, indipendentemente dal loro sesso, e si ritiene che l’individuo possa scegliere l’appartenenza all’uno o all’altro sesso, secondo il gusto personale.
D’altra parte, si presentano nuovi problemi che riguardano direttamente i fondamenti della famiglia tradizionale. I conflitti armati nel mondo moderno causano un esodo di massa dalle regioni colpite dalla guerra verso i paesi più ricchi. L’emigrazione spesso porta alla rottura dei legami familiari, e crea nel contempo un nuovo ambiente sociale in cui nascono legami che hanno spesso carattere interetnico e interreligioso.
Queste sfide e minacce sono comuni per tutte le Chiese cristiane, che devono cercare le risposte, basandosi sulla missione affidata loro da Cristo, quella di guidare la persona alla salvezza. Purtroppo, anche in ambienti cristiani, sentiamo spesso voci che chiedono una “modernizzazione” della coscienza ecclesiale, cioè il rifiuto della dottrina cristiana, apparentemente obsoleta, sulla famiglia. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare le parole dell’apostolo Paolo rivolte ai cristiani di Roma: ” Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” (Rm 12, 2).
La Chiesa è chiamata ad essere una luce e un faro nel buio di questo mondo, e i cristiani sono chiamati a essere “sale della terra” e “luce del mondo”. Tutti noi non dobbiamo dimenticare il tremendo monito del Salvatore: “se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini” (cf. Mt 5, 13-14). Un tale sale, che ha perso la forza del proprio sapore, diventano in questo nostro tempo alcune comunità protestanti che si definiscono cristiane ma predicano ideali morali che sono incompatibili con il cristianesimo.
Se in comunità di questo tipo si introduce il rito della benedizione delle unioni omosessuali, e una donna lesbica, che si autodefinisce “vescovo”, esorta a rimuovere dalle chiese portuali le croci e a sostituirle con mezzelune islamiche, può una tale comunità essere definita “chiesa”? Sotto i nostri occhi il cristianesimo viene tradito da quanti sono pronti a fare il gioco della società secolarizzata, sclericalizzata e senza Dio.
Le autorità di diversi paesi d’Europa e America, nonostante le numerose proteste, anche da parte di fedeli cattolici, continuano a perseguire una politica deliberatamente mirante alla distruzione del concetto stesso di famiglia. Non soltanto le unioni omosessuali vengono legalmente equiparare al matrimonio, ma si arriva a perseguire penalmente quanti, a motivo della propria fede cristiana, rifiutano di registrare tali unioni.
Subito dopo la conclusione della visita di Papa Francesco, il presidente americano Barack Obama ha apertamente dichiarato che i diritti dei gay sono più importanti della libertà religiosa. Questo mostra chiaramente l’intenzione delle autorità secolari di continuare l’attacco alle forze sane della società che difendono i valori tradizionali della famiglia.
I cattolici sono in prima linea in questa lotta, e proprio contro la Chiesa cattolica è in corso una vera e propria campagna di discredito e menzogna. Pertanto, la forza nel difendere le convinzioni cristiane e la fedeltà alla tradizione della Chiesa oggi sono particolarmente necessarie.
Oggi che la società diventa sempre più simile all’uomo stolto, “che ha costruito la sua casa sulla sabbia” (cf. Mt 7 26), è dovere della Chiesa ricordare alla società la sua base solida – la famiglia come unione dell’uomo e della donna, che ha come fine la nascita e l’educazione dei figli. Solo una tale famiglia, stabilita dallo stesso Signore al momento della creazione del mondo, è in grado di prevenire, o almeno rallentare, lo scivolare della società moderna nel baratro del relativismo morale.
La Chiesa ortodossa, così come quella cattolica, nella sua dottrina sulla famiglia ha sempre seguito la S. Scrittura e la S. Tradizione, affermando il principio della santità del matrimonio, che si fonda sulle parole del Salvatore stesso (cf. Mt 19, 6; Mc 10, 9).
Nel nostro tempo, questa posizione deve essere più unita e unanime. Dobbiamo insieme difenderla nel dialogo con le autorità legislative ed esecutive dei singoli paesi, e a livello delle organizzazioni internazionali, come l’ONU e il Consiglio d’Europa. Non possiamo limitarci alle sole esortazioni, dobbiamo garantire pienamente la tutela giuridica della famiglia.
E’ indispensabile la solidarietà delle chiese e tutte le persone di buona volontà, al fine di proteggere la famiglia dalle minacce del mondo laico e così garantire il nostro futuro.Spero che uno dei frutti della Assemblea del Sinodo sarà l’ulteriore sviluppo della cooperazione cattolico-ortodossa in questa direzione.
Vi auguro la pace, la benedizione di Dio e successo nel vostro lavoro!
(Città del Vaticano, 20 ottobre 2015)

_009 dalla Russia2
Ricordiamo che un tale accordo, possiamo pensare, sia stato raggiunto oggi con la Dichiarazione congiunta firmata il 12.2.2016 a l’Avana, tra Papa Francesco e il Patriarca Kirill –vedi qui – dove leggiamo con soddisfazione questi passi:
15…..In particolare, constatiamo che la trasformazione di alcuni paesi in società secolarizzate, estranee ad ogni riferimento a Dio ed alla sua verità, costituisce una grave minaccia per la libertà religiosa. È per noi fonte di inquietudine l’attuale limitazione dei diritti dei cristiani, se non addirittura la loro discriminazione, quando alcune forze politiche, guidate dall’ideologia di un secolarismo tante volte assai aggressivo, cercano di spingerli ai margini della vita pubblica.
  1. La famiglia è il centro naturale della vita umana e della società. Siamo preoccupati dalla crisi della famiglia in molti paesi. Ortodossi e cattolici condividono la stessa concezione della famiglia e sono chiamati a testimoniare che essa è un cammino di santità, che testimonia la fedeltà degli sposi nelle loro relazioni reciproche, la loro apertura alla procreazione e all’educazione dei figli, la solidarietà tra le generazioni e il rispetto per i più deboli.
  1. La famiglia si fonda sul matrimonio, atto libero e fedele di amore di un uomo e di una donna. È l’amore che sigilla la loro unione ed insegna loro ad accogliersi reciprocamente come dono. Il matrimonio è una scuola di amore e di fedeltà. Ci rammarichiamo che altre forme di convivenza siano ormai poste allo stesso livello di questa unione, mentre il concetto di paternità e di maternità come vocazione particolare dell’uomo e della donna nel matrimonio, santificato dalla tradizione biblica, viene estromesso dalla coscienza pubblica.
  1. Chiediamo a tutti di rispettare il diritto inalienabile alla vita. Milioni di bambini sono privati della possibilità stessa di nascere nel mondo. La voce del sangue di bambini non nati grida verso Dio (cfr Gen 4, 10).
Lo sviluppo della cosiddetta eutanasia fa sì che le persone anziane e gli infermi inizino a sentirsi un peso eccessivo per le loro famiglie e la società in generale.
Siamo anche preoccupati dallo sviluppo delle tecniche di procreazione medicalmente assistita, perché la manipolazione della vita umana è un attacco ai fondamenti dell’esistenza dell’uomo, creato ad immagine di Dio. Riteniamo che sia nostro dovere ricordare l’immutabilità dei principi morali cristiani, basati sul rispetto della dignità dell’uomo chiamato alla vita, secondo il disegno del Creatore.
  1. Oggi, desideriamo rivolgerci in modo particolare ai giovani cristiani. Voi, giovani, avete come compito di non nascondere il talento sotto terra (cfr Mt 25, 25), ma di utilizzare tutte le capacità che Dio vi ha dato per confermare nel mondo le verità di Cristo, per incarnare nella vostra vita i comandamenti evangelici dell’amore di Dio e del prossimo.Non abbiate paura di andare controcorrente, difendendo la verità di Dio, alla quale odierne norme secolari sono lontane dal conformarsi sempre.
Laudetur Jesus Christus +
https://bergoglionate.wordpress.com/2016/02/14/quando-un-vescovo-ortodosso-difende-la-dottrina-cattolica/

mercoledì 17 febbraio 2016

il modernismo trasversale

Il fronte unico dei modernisti



Può dirci qualcosa il modo in cui si è svolta in queste settimane la discussione sulle unioni civili e sul problema connesso dell’adozione del figliastro (stepchild adoption)?


Attraverso quali vie oggi possono nascere e diffondersi in un Paese come l’Italia sentimenti di estraneità ostili nei confronti delle élite, a cominciare magari da quelle culturali e giornalistiche? Di avversione verso il loro ruolo nello spazio pubblico, e quindi, inevitabilmente, di protesta verso la politica? Quei sentimenti, cioè, che poi finiscono per confluire indifferentemente da destra o da sinistra nel grande collettore che abbiamo convenuto di chiamare «populismo»? Per cercare una risposta può forse dirci qualcosa il modo in cui si è svolta in queste settimane la discussione sulle unioni civili e sul problema connesso (almeno fino ad oggi) dell’adozione del figliastro (stepchild adoption).

Essendo incerta l’effettiva percentuale dei favorevoli e contrari tra gli elettori, qualunque dibattito in merito avrebbe dovuto equamente rappresentare, come è ovvio, entrambe le posizioni. Posizioni le quali, prima che politiche sono posizioni culturali e morali riguardanti questioni di grande complessità, ambiti fondamentali della vita personale e collettiva. Ebbene, mi chiedo e chiedo: si può onestamente dire che il dibattito in merito sulla grande stampa e in televisione — le uniche sedi che contano — sia stato all’altezza di tale complessità?

Per almeno due ragioni a me sembra di no. Innanzi tutto per una soverchiante, ossessiva presenza — parlo della televisione e della radio ma non solo — di esponenti politici. In Italia, anche se si tratta del peccato originale o delle cure palliative, la Rai si ostina a credere che i più titolati a discuterne siano un parlamentare dei 5Stelle insieme a un senatore di Fratelli d’Italia. E le radio e tv commerciali non sanno fare di meglio. Ne è risultato — nel caso della discussione sulla legge Cirinnà ma così come sempre — un succedersi, in genere semiurlato o punteggiato di interruzioni, di frasi di un minuto, di affermazioni immotivate e ripetute senza tener conto delle eventuali obiezioni. Con la maggioranza dei cosiddetti conduttori non solo incuranti di tenere la discussione su un binario di reale approfondimento di alcunché, ma usi a intervenire di continuo con sorrisetti derisori, sguardi di compatimento e opportune interiezioni (campioni assoluti del genere Gruber e Formigli) per screditare l’opinione da loro non condivisa. Che nove volte su dieci era in questo caso l’opinione degli oppositori alla legge.

Ciò che peraltro rimanda a un dato generale — che rappresenta la seconda delle due ragioni di cui sopra. Vale a dire la iper rappresentazione che su tutti i media così come nell’intrattenimento, nel cinema, in qualunque produzione culturale, ha costantemente l’opinione per così dire laico-progressista, favorevole al cambiamento, a innovare, a cancellare tutto ciò che appare tradizionale, a cominciare — c’è bisogno di dirlo? — della dimensione religiosa. A cui naturalmente corrispondono la svalutazione sussiegosa, quando non il vero e proprio dileggio nei confronti di chi invece è fuori dal mainstream dell’ideologicamente corretto, dalla parte di un pensiero tradizionale, magari convenzionale o ispirato a un antico «buon senso» (molto diffuso ad esempio in merito all’immigrazione o alla sfera della «legge e l’ordine»). Per avere un’idea di un simile atteggiamento partigiano basta ascoltare certi programmi di Radio 24, la radio del Sole 24 Ore.

Che cosa deve pensare, mi chiedo, che sentimenti (e risentimenti) può provare, quella parte del Paese — non proprio minuscola, credo — nel vedersi non solo così continuamente esclusa dalle sue più autorevoli fonti di rappresentazione pubblica, ma palesemente considerata una sorta di sottospecie culturale da tenere di continuo sotto schiaffo? Crediamo davvero che basti il programma di una rete Fininvest che strizzi l’occhio alle passioni di questa Italia «reazionaria» per bilanciare, che so, il Festival di Sanremo, l’evento televisivo in assoluto più ascoltato dell’anno, trasformato disinvoltamente in una manifestazione in sostegno delle varie cause che vanno sotto la sigla dell’«arcobaleno» (a cominciare per l’appunto da quella delle unioni civili)? Che cosa sarebbe successo se il Festival di Sanremo fosse stato dedicato, mettiamo, a esaltare la causa delle «famiglie»?

Naturalmente non sono così sprovveduto da ignorare le tante ragioni per cui tutto ciò avviene. Le buone ragioni per cui in tutto il mondo occidentale i media e la cultura sono dominati da un punto di vista diciamo così «liberal». E cioè il fatto che gli uni e l’altra hanno la loro storica ragion d’essere nella libertà e nell’anticonformismo. Ma anche sapendo tutto ciò non riesco a non stupirmi dell’unilateralità smaccata travestita da devozione ai Lumi, dell’indifferenza per l’opinione dissenziente da parte del noto «giornalista democratico», del celebre «professore liberal». Ma soprattutto sono colpito dall’amore sempre e comunque per la novità, per il cambiamento, per il punto di vista che si presenta come più «moderno», più «avanzato», più «democratico», più «laico», che in Italia domina incontrastato la discussione pubblica. Anche la più colta, anche quando questa riguarda temi come l’istruzione, la scuola, la vita sessuale, la religione, la morte, i rapporti tra le culture. Ambiti rispetto ai quali, se non mi sbaglio, non è proprio così ovvio che cosa voglia dire «progresso», «democrazia» e quant’altro.

Insomma: gli italiani orientati culturalmente e spiritualmente — molto spesso in modo assai ingenuo, se si vuole — in senso lato conservatore, a favore di assetti tradizionali, legati al passato (ma attenzione! con colori politici per nulla uniformi), sono di sicuro un buon numero. Tuttavia nel dibattito pubblico del loro Paese un punto di vista culturale che li rappresenti è di fatto inesistente. Da quando è scomparsa ogni vestigia di Sinistra marxista con la fine del vecchio Partito comunista, e da quando la Chiesa cattolica ha rivolto la sua attenzione in prevalenza verso il «sociale», il campo è dominato per intero da una prospettiva uniformemente e spensieratamente innovatrice-modernista, univocamente assertrice delle verità di oggi. Ci sarebbe la Destra, naturalmente. Ma in Italia, si sa, la Destra ha solo carattere politico. Dal punto di vista ideale, culturale, antropologico, la Destra italiana non esiste o è in tutto e per tutto simile al resto: anzi, è perlopiù una sua brutta copia. Di fronte a un establishment così ideologicamente blindato, quale altra diversità autentica, quale altra protesta sono allora possibili, alla fine, se non quelle distruttive offerte dal populismo?

12 febbraio 2016 (modifica il 12 febbraio 2016 | 23:37)

http://www.corriere.it/opinioni/16_febbraio_13/fronte-unico-modernisti-unioni-civili-4226c57a-d1cb-11e5-9819-2c2b53be318b.shtml?refresh_ce-cp

giovedì 4 febbraio 2016

la Coop non sono io

"Coop non sono io", 

don Ricciarelli ridà tessera



Si è presentato al box informazioni per riconsegnare la tessera e farsi cancellare dall'elenco dei soci. Perché la Coop sei tu ma solo fino ad un certo punto. Fino a quando la strategia comunicativa di Coop non finisce per cozzare con il proprio pensiero. È così che la pensa don Francesco Ricciarelli, parroco de La Serra e direttore dell'ufficio comunicazioni sociali della diocesi di San Miniato, che questa mattina ha scelto di dire addio per sempre a "mamma" Coop.

All'origine della decisione, il recente manifesto pubblicitario realizzato da Coop a sostegno delle unioni civili. Manifesto che vede protagoniste 6 mele divise in tre coppie: quella al centro formata da una mela verde e una rossa, più due laterali formate da mele dello stesso colore, a simboleggiare coppie gay e coppie etero. Il tutto corredato dello slogan: "Qualunque sia la tua famiglia la Coop sei tu". Una presa di posizione che non ha piaciuta a don Ricciarelli, come dichiarato quest'oggi in un post sulla propria pagina Facebook: "La Coop non sono io – ha scritto il parroco - Riconsegnata la tessera socio. Mi chiedo cosa spinga un supermercato a prendere posizione su questioni altamente divisive e perdere così una parte di clienti".
"Non sono andato a far polemica – spiega Ricciarelli –. Semplicemente mi sono presentato al box informazioni del punto vendita di San Miniato Basso e ho chiesto di essere cancellato dall'elenco dei soci. Trovo che certe prese di posizione siano del tutto fuori luogo da parte di un'impresa commerciale, oltrettutto su temi così delicati come quelli legati alla famiglia. E' una scelta imprenditoriale, però è chiaro che quando si fanno scelte ideologiche di un certo tipo si rischia di perdere una parte delle clientela. Poi, è chiaro, ci sarà chi non ci farà caso e preferirà continuare ad avere la tessera per beneficiare di sconti e promozione; dipende tutto dal valore che una persona dà alle proprie idee.".

Dagli uffici di Unicoop Firenze spiegano di non voler replicare a don Ricciarelli, anche se la cooperativa si definisce "dispiaciuta", precisando però che lo spot è stato scelto da Coop a livello nazionale, al di là delle competenze di Unicoop Firenze. (g.p.)
http://www.ilcuoioindiretta.it/primo-piano/item/44176-manifesto-coop-a-sostegno-delle-unioni-civili-don-ricciarelli-riconsegna-la-tessera-la-coop-non-sono-io.html

sabato 30 gennaio 2016

Caro don Carron

COMUNIONE E LIBERAZIONE????



Caro don Carron,

ho letto il suo intervento sul Corriere della Sera e confesso di esserne rimasto profondamente deluso. Ho deciso pertanto di scrivere queste poche righe. Don Carron, parliamoci da prete a prete! Noi non abbiamo a velarci con ambagi intellettuali per diluire ciò che Dio ci ha chiamato ad essere, ossia ministri della sua redenzione, amministratori del suo sangue effuso generosamente e totalmente per la remissione dei peccati. Ad essere preti, insomma; ciò che in lei é sempre stato difficile purtroppo vedere. 
Bando dunque agli intellettualismi, agli “essenziali”, agli “incontri” ed andiamo al sodo che evitiamo di dirci  in questo clima clericale politicamente corretto,  interessato a far facile carriera e privo di quel “ coraggio di essere sgradevoli”. A noi ci deve stare a cuore la salvezza delle anime, che è la suprema lex ecclesiae, e tutto il nostro essere ed agire dev’essere perché gli uomini nostri fratelli siano in grazia di Dio. Diceva il beato Paolo VI: “ lo scopo essenziale del suo ministero (sacerdotale), è quello di mettere le anime in grazia di Dio” (28-02-1978). Chiaro?! Allora è mai possibile che noi non riusciamo a dare, conoscendolo per giunta, visto che Dio si è premurato di farci sapere come la pensa, nessun giudizio su questo unioni? Le chiedo e la prego di non sfuggire da questo interrogativo: queste unioni sono secondo la volontà di Dio si o no? Chi si mette convintamente e deliberatamente in tale situazione non corre nessun rischio per la propria salvezza eterna? Possiamo dormire tranquilli sapendo che su questa materia non abbiamo detto tutto ciò che la rivelazione ci ha fatto conoscere? 
Quali maglie larghe avrà il nostro esame di coscienza – posto che ancora lo facciamo – se facciamo passare questi atteggiamenti che sono vere e proprie omissioni di cui Dio ci chiederà conto? Un politico forse potrà giocare su un altro piano dicendo che l’importante è che non ci sia equiparazione tra la famiglia fondata sul matrimonio e altri tipi di unione, ma noi possiamo limitarci a questo? Non ci risuona nelle orecchie l’ammonimento di S. Paolo?: “e pur conoscendo il giudizio di Dio … non solo le commettono, ma anche approvano chi le fa” (Rm 1, 32). E noi sappiamo bene a cosa si riferiscono tali parole dell’apostolo. 
Lasciamo gli altri, don Carron, ma noi lo sappiamo  che non tutti i desideri son buoni e che ci sono “quelli della carne che fanno guerra a quelli dello spirito” ( Rm, 8, 6-7). Perché allora battezzarli tutti come fa lei? Certo possiamo dire che anche l’uomo che suona la notte al postribolo – come diceva Bruce Marshal – c’è la ricerca di infinito, cioè di Dio. Ma anche in chi si fa una dose di eroina allora! Ciò non di meno né i loro desideri né le loro pratiche vengono da Dio. E noi sappiamo da chi vengono: dal principe di questo mondo. 
Perché poi parla di “valori tradizionali”? Noi non difendiamo un dato meramente tradizionale, ma naturale. Anche le unioni civili, se verranno approvate, fra cento anni diventeranno tradizionali. Il dato naturale noi lo difendiamo a denti stretti, non solo perché voluto da Dio, ma perché è il presupposto senza il quale la grazia non agisce. Gratia supponit naturam, ma non una natura alterata e rifatta a tavolino dagli uomini. Mi fermo qui don Carron, non vado oltre. E’ un invito a fare meno chiacchiere, meno accademia  a renderci conto che le anime valgono il sangue di Cristo, che la possibilità di perderci eternamente non è uno spaventapasseri, a prendere il vangelo con la sua esigenza di croce, senza la quale nessuno di noi può dire di seguire davvero il Signore. Noi abbiamo da render conto a Dio nel giorno del giudizio, né al papa, né alla conferenza episcopale, né al parlamento ne alle tribune giornalistiche. 
Ma ricordiamoci: non risponderemo solo per noi stessi, ma per tutte le anime che il Signore come ministri suoi ci ha consegnato. Bastino a me e a lei le parole del papa Paolo VI, che solo a volerlo, e non lo volle, avrebbe potuto essere molto popolare in quegli anni turbolenti: “Non dovremo temere, un giorno, d’essere forse in una minoranza, se saremo fedeli; non arrossiremo dell’impopolarità, se saremo coerenti; non faremo caso d’essere dei vinti, se saremo testimoni della verità e della libertà dei figli di Dio (Cfr. Rom. 8, 21). ( Udienza Generale 11.02.1976)
Un povero prete che deve tanto al movimento

http://oblatiorationabilis.blogspot.it/2016/01/da-prete-prete-una-risposta-don-carron.html?m=1

lunedì 31 agosto 2015

la Russia ci salverà

E SE DIO STESSE USANDO LA RUSSIA? 

perche' la nUOVA STATUA DI SAN VLADIMIR A MOSCA CI RIGUARDA



E poi dice che uno tifa Vlad! No, non l’Impalatore vampiresco, ma lui, Vladimir Putin. Che ha annunciato l’erezione di una colossale statua in Mosca a San Vladimiro, Vladimir I il Santo, Gran Principe di Kiev e cristianizzatore della Rus’. Cadono i mille anni dalla sua morte e Putin ha indetto in suo onore un grandioso galà al Cremlino con centinaia di ospiti. Dopo, naturalmente, aver preso parte alla solenne cerimonia religiosa in cattedrale col patriarca Kirill. Putin ha ridato grande lustro alla tradizione religiosa della Santa Russia, premia le famiglie numerose, non vuol sentir parlare di gender e ideologia Lgbt, finanzia e ricostruisce chiese e monasteri, ha perfino richiamato il Papa in mondovisione per essersi distratto dal bacio alla Vladimirskaya, l’icona della Madre di Dio protettrice di tutte le Russie.

Putin si proclama difensore (come già fu lo zar) dei cristiani balcanici e mediorientali in terra islamica. Ha perfino ripristinato il nome a San Pietroburgo, la città che cambiava denominazione a ogni regime. E vietato l’adozione di bimbi russi ai Paesi che praticano le nozze gay. Voi direte che fa così non perché gliene importi del cristianesimo e della sua morale, ma per assicurarsi il puntello della potente Chiesa ortodossa. E per differenziarsi sotto ogni aspetto dagli Stati Uniti che, con la loro ostinazione imperialistica, gli hanno di fatto scatenato contro una neo-guerra fredda (è dai tempi della Grande Guerra che gli Usa temono come la morte il sorgere di un asse economico Germania-Russia). Tutto (forse) vero, chi lo nega? Però lo fa.

Forse davvero Putin intende usare la tradizione cristiana come instrumentum regni, ma chi se ne importa? L’Occidente fa l’esatto contrario e combatte una guerra mai vista contro Cristo e, pur di farGli un dispetto, scarta inorridito anche la sola idea che l’identità religiosa possa servire da antidoto contro il jihadismo. É di questi giorni la notizia che Magdi Cristiano Allam è stato ridotto all’elemosina da Querela Continua, la jihad giudiziaria scatenatagli contro dai musulmani italici. I giudici nostrani gli danno sempre torto, è sotto scorta da una vita, pure l’ordine dei giornalisti gli ha inflitto l’impeachment per “islamofobia”. E qui non c’è un patriarca Kirill che gli offra aiuto, nemmeno sottobanco, manco una pacca sulla spalla.

Forse anche Vladimir il Grande, nell’anno 988, agì per calcolo politico quando mandò in soffitta il paganesimo di suo padre Svjatoslav e si volse verso Costantinopoli. C’è chi dice che cercava appoggi contro le scorrerie vikinghe. Ma chi qui scrive sa bene che pure delle Crociate generazioni di storici atei hanno cercato col lanternino i “retroscena economici”. E, si sa, quel che non si trova si inventa. Molti sono i Santi che hanno cominciato il loro cammino per paura o per interesse. Solo che, cammin facendo, si sono santificati davvero, perché Dio era più furbo di loro. Si noti che la conversione del Principato di Kiev reca la data del 988. Mille anni dopo, l’impero sovietico crollava e, come predetto dalla Madonna a Fatima, la Russia tornava cristiana. In un mondo che non lo era più. Kiev è oggi capitale dell’Ucraina, e qualcuno si meraviglia ancora che i russi non intendano cederla a Obama e ai suoi zerbini europei. Di più: Vladimir il Santo si fece battezzare a Cherson, l’odierna Sebastopol, nell’attuale Crimea.

Ed ecco un altro spunto di riflessione per chi paventa l’”espansionismo russo”. Nella geopolitica la religione conta? Chiedetelo all’Arabia Saudita, all’Iran khomeinista e al sedicente Califfato. Chiedetelo all’Occidente, che spende somme spaventose e non esita di fronte ad alcun genere di pressione per imporre ovunque la sua ideologia (i.e. religione laica). Si dice che Vladimir il Grande, giudiziosamente, abbia mandato suoi emissari per analizzare le grandi religioni monoteistiche da cui era circondato: cristianesimo, ebraismo e islamismo. Quest’ultimo, sebbene potente e in espansione, fu scartato subito per amore del popolo: vietava le bevande inebrianti e i rus’ non lo avrebbero sopportato. La scelta tra i culti rimanenti fu vinta da Costantinopoli in via puramente estetica: gli emissari del Gran Principe rimasero abbagliati dallo splendore della liturgia bizantina. Un Dio onorato in tal modo non poteva che essere quello vero, riferirono. Meditate gente, meditate.