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venerdì 22 aprile 2016

accoglienza migranti

 

"Una Europa che confonde il valore della tolleranza e del rispetto universale con l' indifferentismo etico e il scetticismo circa i valori
irrinunciabili sarebbe l' impresa più rischiosa, e prima o poi
riappariranno sotto nuove forme i più tremendi spettri la sua storia." Giovanni Paolo II

lunedì 14 marzo 2016

I miei angeli

cardinalato alle donne!!!




Una settimana fa venivano barbaramente assassinate ad Aden, nello Yemen, quattro Missionarie della Carità, Sr. Anselm, Sr. Judit, Sr. Marguerite e Sr. Reginette. Ci si è giustamente lamentati che la notizia non abbia avuto l’eco che avrebbe meritato sui mezzi di informazione. Ma c’è da meravigliarsi? C’è ancora qualcuno che crede all’indipendenza e all’obiettività della stampa? È ovvio che “passano” solo le notizie funzionali agli interessi dei poteri che controllano le varie catene mediatiche. Si fosse trattato di un nuovo caso di pedofilia ecclesiastica, ci avrebbero ricamato sopra per settimane; ma sono morte solo quattro suorine, per di più nere: che volete che sia? con tutti i morti che ci sono ogni giorno in quei paesi, volete che interessi a qualcuno? No, non deve interessare a nessuno. Per fortuna, ci sono ancora alcuni canali di informazione che riescono a sfuggire, almeno parzialmente, alla censura. Beh, attraverso quei canali, la notizia della morte delle Suore di Madre Teresa è giunta a chi doveva giungere e direi che ha avuto anche la risonanza che meritava.

Anche nella piccola comunità cristiana di Kabul, naturalmente, la notizia ha fatto impressione. Non solo perché ci troviamo in una situazione analoga (pochi cattolici immersi in una realtà islamica al 100% e con una guerra civile in corso), ma anche perché qui pure c’è una piccola comunità di Missionarie della Carità, con una composizione molto simile a quella delle religiose trucidate nello Yemen: una ruandese, una keniota, una indiana e una filippina. E anche loro esposte a possibili attacchi, non certo da parte della povera gente che aiutano, ma da parte di gruppi che usano l’Islam esclusivamente come paravento per i loro obiettivi politici.

Non sono le uniche religiose presenti nella nostra Missione: oltre loro, ci sono altre due piccole comunità che, con la loro semplice e disinteressata testimonianza, rendono presente la Chiesa in un ambiente, almeno apparentemente, del tutto impermeabile al cristianesimo. Impossibilitato come sono a svolgere qualsiasi tipo di attività pastorale esterna, queste suore sono le mie braccia e i miei piedi; meglio, i miei “angeli”. Ovviamente, anche a loro è interdetto qualsiasi tipo di “proselitismo”; ma non è per questo che sono qui: sono venute per servire Cristo negli ultimi, negli scarti della società, in quelli di cui nessuno si prenderebbe cura. E il loro lavoro è molto apprezzato, non solo dalla gente comune, ma dallo stesso governo. E io sono onorato di essere qui a loro servizio: di poter annunciare loro la parola di Dio, di poter celebrare per loro l’Eucaristia, di poter dare loro l’assoluzione. Se volete, un lavoro di retroguardia il mio, ma prezioso per chi si trova sulla breccia a combattere ogni giorno la buona battaglia. Qualcuno potrebbe pensare: ma chi ve lo fa fare? a che serve star lí a rischiare la pelle, quando non c’è alcuna prospettiva di evangelizzazione e di sviluppo per la Chiesa? Potrei rispondere con San Paolo: Caritas Christi urget nos.

La tragica morte delle quattro Missionarie della Carità mi ha ispirato alcune riflessioni, senza alcuna pretesa, che vorrei condividere con voi.

La Chiesa di oggi è una Chiesa dei martiri. Può sembrare strano: ci lamentiamo tutti dello stato comatoso in cui versa la Chiesa odierna; abbiamo l’impressione che si stia approssimando al suo definitivo tramonto; eppure mai come oggi (forse neppure nei primi secoli) ci sono tanti cristiani che versano il sangue per la loro fede. Ci si aspetterebbe che solo una Chiesa forte possa esprimere dei martiri; e invece… Ma la cosa non deve meravigliare piú di tanto, perché è sempre stato cosí. Ricordo il compianto Padre Fasola, che ci spiegava il motivo per cui il martirio della piccola Agnese ebbe, a suo tempo, tanta risonanza: perché praticamente salvò, col suo sangue, una Chiesa Romana altrimenti destinata a scomparire. Le piccole “Agnesi” dei nostri giorni forse, col loro sacrificio, salveranno una Chiesa che pare aver perso la bussola in un mondo che, a sua volta, sembra completamente impazzito.

Questa Chiesa dei martiri non è la Chiesa europea o americana (e neppure quella, tanto esaltata, latinoamericana), che sembrerebbe aver perso la testa rincorrendo il mondo; ma la Chiesa “di periferia”, non tanto quella delle baraccopoli ai margini delle grandi città, che fa tanto chic oggigiorno, quanto piuttosto quella dei paesi dimenticati da tutti, utili solo per essere sfruttati economicamente, politicamente e strategicamente, i paesi africani e asiatici. Un tempo, almeno finché questi popoli furono considerati “sottosviluppati”, era tanto di moda parlare di Africa e Asia; ora che essi hanno cominciato a farsi sentire, ci siamo accorti che anche loro hanno una testa, che però non sempre condivide le nostre ideologie; e perciò abbiamo iniziato a guardarli dall’alto in basso (ricordate la reazione del Card. Kasper durante il dibattito acceso in occasione dei due ultimi Sinodi?). Ed è proprio in questi paesi che la Chiesa sta avendo una inattesa fioritura. La stragrande maggioranza delle Missionarie della Carità (ma non solo) proviene dalle giovani Chiese (ve la immaginate voi una delle nostre ragazze che si mete a fare il lavoro delle Suore di Madre Teresa?). Questo non significa che i cristiani africani e asiatici siano tutti santi: sono peccatori come noi, e forse più di noi. Non avranno la cultura che abbiamo noi; ma hanno una cosa che noi abbiamo perso: la fede. Ed è questa fede, semplice e incrollabile, che permette loro di dedicare l’intera vita al servizio dei “più poveri fra i poveri” e, se necessario, a sacrificarla per Cristo. Mentre in Occidente i cristiani si baloccano con la comunione ai divorziati risposati, l’abolizione del celibato dei preti e il sacerdozio (o almeno, suvvia, il cardinalato) alle donne, grazie a Dio nel resto del mondo ci sono cristiani che, in silenzio, servono gli ultimi e versano il sangue per la loro fede. Dio li benedica!
 

giovedì 11 febbraio 2016

LESBICHE in RIVOLTA

SQUILLI IMPENSATI DI RIVOLTA IN FRANCIA. LE FEMMINSTE LESBICHE SI SCATENANO CONTRO L'«UTERO IN AFFITTO» 





C’è un luogo comune che circola da tempo in Italia: siamo un paese arretrato perché non abbiamo una legge sulle coppie di fatto, perché non abbiamo l’adozione per le coppie omosessuali, perché non legalizziamo l’utero in affitto, perché l’eterologa non va avanti a causa delle tante limitazioni. Ma se guardiamo davvero a quello che sta accadendo all’estero, forse dovremmo fare tesoro dell’esperienza di quei Paesi dove questa cultura c’è da tanti anni e sta provocando forti prese di posizione a difesa della famiglia naturale, delle donne e dei bambini.


Dalla Francia una voce forte contro l’utero in affitto
Dopo le manifestazioni della Manif pour tous, ecco un nuovo movimento che viene dalla Francia e che ci auguriamo possa essere contagioso, un contagio positivo di buone pratiche.
La cosa particolare è che a dare vita a questa iniziativa meritevole è un gruppo di femministe e lesbiche: il “Collectif National pour les Droits des Femmes” e alla “Coordination Lesbienne en France”. Martedì 2 febbraio, nella Salle Victor Hugo della Assemblée Nationale, si sono tenute sotto la presidenza della deputata socialista Laurence Dumont “Les Assises  pour l’abolition universelle de la Gpa” , (Assise per l’abolizione universale dell’utero in affitto) con l’obiettivo di radunare responsabili politici, associazioni femministe e di difesa dei diritti umani, di tutta Europa, per combattere “una pratica sociale che lede i diritti fondamentali dell’essere umano“.
Ecco la dichiarazione di Marie Jauffret, presidente del Collettivo CoRP, una delle associazioni promotrici delle Assises:
“La nascita e il bambino stesso non possono entrare in un sistema di produzione e di scambio senza che con questo vada a ledere il diritto delle persone. Riteniamo che le leggi costituiscono il solco entro il quale si definisce l’umanità. Solo le leggi possono garantire la giustizia, la pace, la libertà, l’uguaglianza, e la dignità degli esseri umani. È una pratica in se stessa contraria alla dignità delle donne che non possono essere affittate per il loro corpo o i loro servizi sessuali o riproduttivi senza ledere i diritti umani fondamentali. Ed è contraria anche alla dignità dei bambini che non possono essere donati o venduti”. Si condanna l’utilizzo del corpo delle donne “a vantaggio dell’industria e dei mercati della riproduzione.”
A questo link (clicca qui) potete leggere il testo dell’appello, in italiano, che tutti possono sottoscrivere.

USA: le problematiche sociali ed educative dell’eterologa
Il Comitato Etico della Società Americana per la Medicina Riproduttiva degli USA ha varato un documento sulla fecondazione eterologa, evidenziando tutte le problematiche chi si sono verificate nei 30 anni di applicazione di questa tecnica negli Stati Uniti. Si parla del diritto all’anonimato che viene contestato, quando la prole vuole conoscere la propria origine; del donatore che vuole conoscere i figli che sono nati grazie alla sua donazione; della necessità di scambio di informazioni sulla salute del donatore e del bambino, sulla responsabilità nell’aggiornare le notizie sul proprio stato di salute. In pratica il documento dimostra che il legame tra genitore biologico e prole viene sempre più allo scoperto, e non si può pensare di metterlo a tacere. Lo dimostra il proliferare di siti internet e forum dedicati alla ricerca sul web di donatori e fratellastri.

Il dibattito in Italia
Purtroppo il dibattito di questi giorni in Italia è tutto incentrato sui desideri degli adulti e non sul diritto dei bambini a crescere in modo equilibrato e sereno. L’esperienza all’estero dimostra le gravi conseguenze della decisione privata di genitorialità, costruita con tecniche di laboratorio, acquisto di materiale biologico, affitto di uteri, a fronte dei quali il giudice o il parlamento non dovrebbe fare altro che prenderne atto.
L’Italia dovrebbe andare a vedere quanto sta accadendo in altri Paesi, fermarsi a riflettere prima di prendere decisioni così delicate: ma l’ideologia domina le scelte del nostro Parlamento.
Il nostro impegno deve continuare: alla manifestazione del 30 gennaio abbiamo avuto le testimonianze sul palco di Jennifer Lahl, che negli USA si impegna contro l’utero in affitto, e di Zelika Markic, leader del Comitato promotore del referendum in Croazia che, pur avendo contro tutti i poteri forti, ha ottenuto che la Costituzione consideri matrimonio solo quello tra l’uomo e la donna.
La battaglia continua e deve trovare alleati anche a livello internazionale, perché è da lì che spesso ci vengono forniti esempi di buone pratiche e di strategie vittoriose.

martedì 9 febbraio 2016

siamo in guerra

È guerra 




Allora: non stiamo a prenderci in giro, il tempo del dibattimento è finito, il dialogo non è mai stato un’opzione, è rimasto ormai solo lo scontro.
E lo scontro a muso duro è già in atto, lo stiamo consumando.
Però tranquilli ragazzi: sono alla frutta. Anzi: oltre.
Poiché anche se faticoso e paradossale, il bello di dover spiegare l’ovvio, di dover difendere la Verità, è che poi arriva il momento in cui la macchina schiacciasassi dell’ideologia si spatàscia sul muro della realtà.
Ed il segnale che quel momento è giunto è l’isteria di massa.
È l’ora che stiamo vivendo: ci sono tutti i sintomi. Gli schemi della propaganda stanno saltando come miccette: dalla “figura contenitiva” al “concetto antropologico”, dalle reclàme con brugole, biciclette e cinture di sicurezza alla martellante frenesia con cui stanno inflazionando il palcoscenico mediatico. Una sconnessa serie di deliranti autogol.

Tutto secondo copione: finiti gli argomenti (se mai ne hanno avuti) ora passeranno alla violenza, ma a quel punto, seppur apparentemente vincenti, avranno già perso.
D’altronde gli schieramenti sono scesi sul campo: il loglio si sta separando da solo dal buon grano, semplicemente emarginandolo.
Coloro che si ostineranno a non prendere posizione verranno rigurgitati, quindi non si perda tempo ad occuparsi di loro.
Abbiamo dato la nostra bella testimonianza, i porci hanno ricevuto fin troppe perle, ora cominceranno a rivoltarcisi contro. Ma niente paura: la grande bugia contemporanea ha le gambe troppo corte per continuare ad avanzare, si trascina esausta su moncherini ormai consumati.
Attenzione, però: ciò non significa che la battaglia legale sarà sicuramente vinta.
Anzi, siccome quella si gioca sul terreno colluso della politica, gli sciacalli faranno i loro giochi sporchi fino alla fine e c’è una seria probabilità che la menzogna verrà normatizzata.
Non sarà però che una vittoria apparente.
Certo la violenza dilagherà (già siamo ai cori da stadio ed agli oscuramenti telematici, prepariamoci ad una ritorsione di stampo persecutorio), e ci saranno vittime innocenti, purtroppo. Ma il tempo del nemico sta davvero per scadere, ecco perché si accanisce con maggior virulenza.
Perciò restiamo saldi nell’orazione e perseveranti nella testimonianza. Ostinatamente resilienti nella serena consapevolezza: che per quante battaglie sembrerà che perderemo, la guerra è già vinta.
https://andreatorquatogiovanoli.wordpress.com/2016/02/09/e-guerra/

sabato 30 gennaio 2016

il Family Day day after






Quanta gente c'era oggi in piazza? Due milioni? un milione? ottocentomila? Non lo so e non mi interessa molto. 

Però credo che solo l'idea che centinaia di migliaia di persone si muovano SPONTANEAMENTE, senza avere dietro lobby ricche e potenti, senza i soldi di Soros o di Rockefeller, senza madrine e padrini famosi, cantanti rock, nani, cicisbei e prostitute, è già di per se una grande cosa. Che poi lo facciano in nome di "valori" pubblicamente ridicolizzati e sbeffeggiati da tutto il mainstream, questo è non solo bello ma anche nobile!
"C'é del buono in questo mondo Padron Frodo!....
e vale la pena combattere per questo!!"

venerdì 29 gennaio 2016

CIO' che certi VESCOVI pilota DIMENTICANO


CIRCO MASSIMO. QUELLO CHE POLITICANTI E VESCOVI PILOTA DIMENTICANO: CIÒ CHE FACCIAMO IN VITA RISUONA NELL'ETERNITÀ




«A tre settimane da oggi, io mieterò il mio raccolto. 
Immaginate dove vorrete essere, perché così sarà! 
Serrate i ranghi! Seguitemi! 
Se vi ritroverete soli, 
a cavalcare su verdi praterie col sole sulla faccia, 
non preoccupatevi troppo, perché sarete nei Campi Elisi, e sarete già morti! 

Fratelli! Ciò che facciamo in vita, 
riecheggia nell'eternità!» 

(dal film Il Gladiatore)

http://www.iltimone.org/34225,News.html

domenica 21 giugno 2015

Il gregge e' andato per la sua strada, e i pastori lo hanno ....

Il popolo della famiglia è più vivo che mai e manda un messaggio a politici e vescovi
di Riccardo Cascioli






20 giugno a RomaContro tutto e contro tutti. Contro il maltempo che a due ore dall’evento ha scatenato un nubifragio che ha fatto temere l’annullamento della manifestazione; e contro i Galantini di ogni specie che hanno tentato in tutti i modi di sabotare questo evento di popolo.

Ma alla fine il popolo, un popolo formato da famiglie, dai nonni ai bambini più piccoli, ha risposto ben oltre le più rosee previsioni: un milione di persone che hanno riempito piazza San Giovanni e le vie limitrofe soltanto per dire «Ci siamo, e siamo decisi a difendere con le unghie e con i denti i nostri figli, e con essi il futuro della nostra società». In decine di migliaia, che erano arrivati presto in piazza, hanno sopportato stoicamente anche il nubifragio, miracolosamente cessato poco prima dell’inizio previsto e ripreso violento appena cessate le ultime parole del portavoce di “Difendiamo i nostri figli” Massimo Gandolfini. È come se anche il Cielo si fosse commosso davanti a questa voglia insopprimibile di esserci e avesse infine ceduto sospendendo il diluvio per consentire che questa voce si sentisse forte e facesse tremare anche i sordi palazzi della politica.
Del resto, miracoloso è stato anche l’evento in sé. Deciso il 2 giugno, in soli 18 giorni si è realizzata una mobilitazione incredibile: da ogni parte d’Italia, dalla Val d’Aosta fino alla Sicilia e alla Sardegna decine e decine di migliaia di famiglie hanno organizzato e realizzato il viaggio a Roma nel silenzio dei media, nella discreta ostilità di una parte dei vertici dell’episcopato italiano, nella mancanza di sostegni istituzionali, nella assoluta assenza di finanziamenti da qualsivoglia organizzazione e istituzione. Un popolo si è davvero autoconvocato: non per esprimere rabbia, non per reclamare privilegi, ma consapevole di rappresentare il fondamento della nostra società e per riaffermare quindi con decisione la propria esistenza contro i tentativi di distruggerla. Tentativi – lo abbiamo detto tante volte - che si chiamano disegno di legge sulle Unioni civili (Cirinnà), riforma della scuola con l’inserimento obbligatorio di lezioni sul genere, progetto di legge contro l’omofobia (Scalfarotto). Il dialogo può ripartire solo riconoscendo la dovuta dignità a questo popolo, che – la piazza lo dimostra - non è affatto minoranza. Si può anzi dire che quello di ieri sia stato un successo ancora maggiore del Family Day del 2007, che bloccò i Di.Co proposti da Rosy Bindi: sia quantitativamente sia qualitativamente visto che è nato tutto dal basso.
Se ieri un messaggio è stato lanciato forte e chiaro dalla piazza è stato il no assoluto al disegno di legge Cirinnà, la prima minaccia da affrontare (in ordine di tempo). E no assoluto anche all’introduzione dell’ideologia di genere nelle scuole. Ieri, la prima reazione degli esponenti dei partiti di sinistra è stata di irritazione e di rabbia: una folla così, difficile ignorarla, mette quel granellino di sabbia nell’ingranaggio che potrebbe bloccare quella “gioiosa macchina da guerra” che è la lobby gay. D’altra parte la semplice convocazione della manifestazione ha provocato la nascita di un gruppo di lavoro di parlamentari sulla famiglia, e tanti di loro ieri erano in piazza mescolati in gran parte nel pubblico. Otterrà dei risultati politici? Difficile dirlo, e però è un fatto nuovo che non va sottovalutato.


Ma un messaggio chiaro deve essere arrivato anche alla Conferenza episcopale italiana (Cei): per la prima volta, finalmente, si è realizzato un evento voluto e gestito da laici senza l’ingombrante presenza di “vescovi-pilota”, come li ha definiti papa Francesco. Anzi, hanno fatto di tutto per impedire che l’evento si realizzasse e che poi, una volta deciso, non avesse successo. Hanno “pilotato” il Forum delle Associazioni Familiari verso la non adesione, hanno “pilotato” Avvenire – il quotidiano di proprietà della Cei - verso il silenzio-stampa: minimo il risalto dato alla preparazione della manifestazione, scandaloso il tentativo di mitigarne gli effetti.

Mentre tutti i giornali oggi danno ampio risalto in prima pagina al Family Day, l’Avvenire oggi in edicola (e nelle chiese) apre il giornale con questa sconvolgente notizia: «Lotta all’azzardo: il “bluff” del governo» (visto ieri sera in tv nell’anteprima delle prime pagine dei giornali). Ebbene sì, le polemiche intorno alla legge sul gioco d’azzardo sono la notizia del giorno per il quotidiano dei vescovi: neanche la Pravda dei tempi d’oro raggiungeva vette simili per nascondere le vere notizie. Ma non basta, la «folla grande e bella» di Roma è solo la terza notizia, dopo anche l’annuncio – che va avanti da giorni – della visita del Papa a Torino, che avverrà soltanto oggi. Una vergogna che non rende purtroppo ragione dell’impegno di quei vescovi – seppur minoranza – che invece hanno da subito sostenuto la manifestazione non facendo mancare il loro giudizio di pastori.
Certo è che la Cei nel suo insieme non ha proprio dato l’idea di «pastori che sentono l’odore del gregge», per usare l’efficace espressione di papa Francesco; il gregge è andato per la sua strada e i pastori l’hanno abbandonato. Una mancanza di direzione che coinvolge anche i movimenti ecclesiali: per la manifestazione di ieri si deve un grande grazie a Kiko Arguello (che ieri dal palco non ha mancato di lanciare una freccia appuntita a mons. Galantino) e al suo movimento Neocatecumenale, ma per il resto nessuno ha voluto metterci la faccia e si è arrivati ad esempio a situazioni paradossali, come quella di Comunione e Liberazione: tantissimi i militanti in piazza ieri malgrado il parere contrario dei vertici. È una ulteriore dimostrazione che, nel suo insieme, fosse dipeso dai vertici della Chiesa e dei gruppi ecclesiali ieri piazza San Giovanni sarebbe stata semideserta. E invece il popolo si è mosso, percependo con chiarezza la gravità del momento storico che stiamo vivendo. In tanti, ai piani alti della Chiesa dovrebbero riflettere.



 - UNA GIORNATA INDIMENTICABILE, di Giuseppe Brienza