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venerdì 10 marzo 2017

Inginòcchiati, Oggi ...

DIECI MINUTI



 
«Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: "Davvero quest'uomo era Figlio di Dio!”» (Mc 15, 39)

Quelle parole sanno di genuflessione.
 

Un uomo in ginocchio quel centurione. Non colpito da una divinità potente. Non terrorizzato da un castigo imminente. Non sconfitto da un avversario tremendo.
Rapito, piuttosto. E consegnato a un nuovo Signore della sua vita.


Perché ci si mette in ginocchio col corpo, ma sono le genuflessioni del cuore a fare la differenza.

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Inginòcchiati. Oggi, per dieci minuti.

Siamo fatti per affidarci. Ogni azione è la consegna di noi ad altro: un’idea, un progetto, una relazione, un rapporto lavorativo, un impulso, una suggestione, un sogno, un desiderio, un modello culturale.

Ci genuflettiamo. Volenti o nolenti, ci mettiamo “sotto padrone”, destinando la nostra vita a qualcuno, se va bene, o a qualcosa, se va male. E non può, non deve essere a caso.

Inginòcchiati davanti a Lui, col corpo e nel cuore.

Per dieci minuti, ma perché sia per tutto il tuo tempo.


Cristiano Don Mauri

venerdì 29 aprile 2016

lo sposo ... di notte ...

Lo Sposo giunge nel cuore della notte



26 marzo 2016
Veglia di Pasqua
 

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B. Schedoni, Le Marie al sepolcro

Nei Vangeli sentiamo spesso parlare dello Sposo che sta per venire.
Lo Sposo viene nella notte. Le vergini lo aspettano con ansia.
Giunge nel cuore della notte …
E così è per noi!
Il Crocifisso è lo Sposo della Chiesa, di noi, che siamo il suo corpo!
Con la sua morte Egli ci è stato sottratto.
Non c’è più! Ma ci ha annunciato che sarebbe tornato…
Ed eccolo! Ora è qui!


Immaginiamo come dovrebbe essere il cuore di una sposa che vede morire lo sposo.
E poi, però, scopre che non è così, ma lo vede arrivare da lei nella notte!
Quando l’amato sembra ormai perduto … e, poi, invece, lo ritroviamo!
Immaginiamo come dev’essere …
Ecco! Così dev’esser la nostra gioia!
Così dev’essere questa notte …
Un’esplosione di autentica gioia perché lo Sposo è qui!
Era morto ed è tornato in vita!
Era perduto ed è stato ritrovato!

La parabola delle dieci vergini, però, ci racconta di come alcune sono sagge e alcune stolte!
E ci racconta come dovremmo essere noi…
Pronti! Con la lampada della fede accesa per incontrare lo Sposo nella notte
Con l’olio del desiderio di Lui che arde nel cuore e nella mente
Con la prontezza di una vita dedicata a liberarci dai pesi che possono ostacolare la corsa verso di Lui!
Dobbiamo correre nella notte verso lo Sposo che vuole introdurci nella festa!
E non possiamo farlo se non ci prepariamo
Se non alimentiamo la fede, il desiderio di Dio, la leggerezza di una vita senza peccato!

Ma il Vangelo oggi ci parla di altre donne che corrono…
Non sono la Sposa che va incontro allo Sposo
Ma sono le donne che portano l’annuncio del Risorto!
E, però, sono proprio come quelle vergini!
Sono piene di fede
Sono colme di desiderio
Sono libere dal peccato e capaci di andare lontano
Hanno scoperto che per incontrare lo Sposo devono annunciarlo
Devono gridare la bellezza della sua Risurrezione, della sua vita nuova!

Eccoci, dunque, chiamati a essere la Sposa gloriosa del Signore Gesù
Eccoci chiamati a correre verso di Lui nella notte di questo mondo di tenebra con la lampada accesa
Eccoci chiamati a essere annunciatori coraggiosi della sua Risurrezione a tutti
Ed ora ecco… affrettiamoci!
Lo Sposo nel pane e nel vino viene a introdurci nelle feste di nozze
E noi andiamogli incontro con le lampade accese!


http://www.bonifacius.it/lo-sposo-giunge-nel-cuore-della-notte/

lunedì 4 gennaio 2016

I LECCHINI DI SANTA MARTA

CANTALACAVOLATA: È TUTTA “COLPA” DELLA MADONNA!





Il frate-cortigiano si tenga Lutero, noi la Regina del Cielo e della terra.

Il 2015 è agli sgoccioli e in Vaticano non potevano che concluderlo con una bestemmia di stampo sincretista. Il cappuccino Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, nonché membro autorevole della corte dei giullari di Casa Santa Marta, nell’ultima predica dell’Avvento di quest’anno, ha affermato che, secondo lui, una via per favorire il dialogo ecumenico con le comunità protestanti sarebbe il «riconoscimento da parte di noi cattolici del fatto che spesso, specialmente negli ultimi secoli, abbiamo contribuito a rendere Maria inaccettabile ai fratelli protestanti, onorandola in modo talvolta esagerato e sconsiderato». Non poteva mancare un accenno al super-dogma, il Vaticano II, che raccomanderebbe ai «fedeli una devozione “priva di sentimentalismi e di vana credulità”».

La vera devozione sentimentalista, piena di vana credulità, la vediamo chiaramente non nella venerazione alla B.V. Maria, ma in quei raduni ecumenisti a cui Cantalamessa partecipa molto volentieri. Buffonate in cui non si prega Dio con la Chiesa per l’unità della Chiesa, ma ove si celebrano solamente eresie e ideologie, con gesti blasfemi che ha avuto come protagonista anche lo stesso frate: si è messo in ginocchio e si è fatto “imporre le mani” da un pastore protestante.




Siamo su candid-camera?

Un gesto blasfemo che Cantalamessa ripete volentieri in ambito (sedicente?) cattolico: ai raduni del Rinnovamento dello Spirito, movimento di cui è membro, s’inginocchia mentre dei laici gli “impongono le mani”.

Siamo a Scherzi a parte?

Cerchiamo di capire. Se la devozione mariana sarebbe esagerata e sconsiderata, un sacerdote che si mette in ginocchio e si fa imporre le mani da eretici e laici, che cosa sarebbe?

Cantalamessa vada a farsi disintossicare dal fumo dell' avversario e dopo a lezione di cristianesimo dai 33 minatori cileni che nel 2010 rimasero intrappolati sottoterra per 69 giorni in condizioni avverse. Giorni che scorrevano al buio, allo sporco, con pochissimi viveri, ma anche pieni di luce e speranza, perché non smisero mai di recitare il Santo Rosario. Il giorno che furono salvati, prima di abbracciare le loro famiglie, si misero in ginocchio, si fecero il Segno della Croce, e ringraziarono Cristo e sua Madre. Era il 13 ottobre, anniversario dell’ultima apparizione della Vergine a Fatima. Alla faccia della devozione sentimentalista!


Chi non è mariano, non è neppure cristiano.

http://www.papalepapale.com/strega/si-scrive-cantalamessa-si-legge-cantalacena/

 

CANTALACAVOLATA: 

È TUTTA “COLPA” DELLA MADONNA!




Papa Francesco non vuole essere un principe rinascimentale, eppure è circondato da tantissimi cortigiani che fanno di tutto per compiacerlo — “caricature” che hanno superato di gran lunga il maestro nel dare il peggio di se stessi — tra cui spicca il predicatore della Casa Pontificia, il cappuccino Raniero Cantalamessa, secondo il quale i cattolici hanno “contribuito a rendere Maria inaccettabile ai fratelli protestanti, onorandola in modo talvolta esagerato e sconsiderato”, dunque sfavorendo il dialogo ecumenista. Bel modo di chiudere il 2015!

Riportiamo – quale coronamento delle “cavolate” dell’anno 2015,  partite purtroppo da dentro la Chiesa – una riflessione del Mastino che non potevamo lasciare cadere nell’oblio:

TUTTA COLPA DELLA MADONNA!
«Tale via passa per un sincero riconoscimento da parte di noi cattolici del fatto che spesso, specialmente negli ultimi secoli, abbiamo contribuito a rendere Maria inaccettabile ai fratelli protestanti, onorandola in modo talvolta esagerato e sconsiderato e soprattutto non collocando tale devozione dentro un quadro biblico ben chiaro che ne facesse vedere il ruolo subordinato rispetto alla Parola di Dio, allo Spirito Santo e a Gesù stesso. Lo stesso Concilio Vaticano II raccomanda ai fedeli una devozione “priva di sentimentalismi e di vana credulità”» (P. Raniero Cantalamessa, cortigiano di Santa Marta).

Ma io – confida Mastino blogger, vedi qui – gli rispondo che FRATELLI che non riconoscono la comune MADRE sono, ai miei occhi, dei (perdonate il termine, lo uso in senso tecnico) bastardi. E sono io a non riconoscerli come fratelli, preferisco avere una madre che non dei fratelli, a dover scegliere. Senza Maria non vale la pena essere cattolici. Chi li obbliga questi protestanti a ignorare Maria? Prendessero anche loro il rosario, quei quattro gatti rimasti, e si accodassero a noi a pregarla.
VIVA MARIA!
PRIMA DI TUTTO.
IL RESTO È DEL DEMONIO!
E DEI LECCHINI DI SANTA MARTA

Ma questo cortigiano, quale si è dimostrato essere Cantalamessa in diverse occasioni, non può ignorare che quel padrone di casa santa Marta per certi versi la pensa così tanto diversamente da lui che ci conferma, come detto in diversi articoli da noi, che gli allievi hanno superato di gran lunga il maestro nel dare il peggio di se stessi.
“SENZA MARIA, UN CRISTIANO, È ORFANO”, parola di Papa Francesco.

Ma bando alle ciance veniamo alle parole dirette del Papa Francesco, lasciando rispondere a lui direttamente a questa ulteriore cavolata di fine d’anno:
Fratelli e sorelle, vi lascio. Grazie tante dell’accoglienza.
Pregate per me e a presto! Ci vediamo presto: domani voglio andare a pregare la Madonna, alla Salus Populi Romani, perché custodisca tutta Roma.  (Primo Discorso Urbi et Orbi 13.3.2013)
Ottobre è anche il mese del Rosario, e in questa prima domenica è tradizione recitare la Supplica alla Madonna di Pompei, la Beata Vergine Maria del Santo Rosario. Ci uniamo spiritualmente a questo atto di fiducia nella nostra Madre, e riceviamo dalle sue mani la corona del Rosario: il Rosario è una scuola di preghiera, il Rosario è una scuola di fede! (Angelus 6.10.2013)
Una bellissima espressione popolare della fede è la preghiera dell’Angelus [in Brasile, l’Ora di Maria]. E’ una preghiera semplice da recitarsi in tre momenti caratteristici della giornata che segnano il ritmo delle nostre attività quotidiane: al mattino, a mezzogiorno e al tramonto. Ma è una preghiera importante; invito tutti a recitarla con l’Ave Maria. Ci ricorda un evento luminoso che ha trasformato la storia: l’Incarnazione, il Figlio di Dio si è fatto uomo in Gesù di Nazaret. (Angelus da Rio de Janeiro per la GmG  26.7.2013)
Cari fratelli e sorelle, al termine di questa celebrazione, invochiamo l’intercessione della Vergine Maria affinché ci accompagni nella Settimana Santa. Lei, che seguì con fede il suo Figlio fino al Calvario, ci aiuti a camminare dietro a Lui, portando con serenità e amore la sua Croce, per giungere alla gioia della Pasqua. La Vergine Addolorata sostenga specialmente chi sta vivendo situazioni più difficili. (Domenica delle Palme – Angelus 24.3.2013)
Prima di concludere questa celebrazione, vorrei affidare alla Madonna i cresimati e tutti voi. Questo lo dico in modo particolare a voi, che oggi avete ricevuto la Cresima: Maria vi aiuti ad essere attenti a quello che il Signore vi chiede, e a vivere e camminare sempre secondo lo Spirito Santo! (Messa per i Cresimandi  Regina Coeli 28.4.2013)
La Madonna ci aiuta anche a capire bene Dio, Gesù, a capire bene la vita di Gesù, la vita di Dio, a capire bene che cosa è il Signore, com’è il Signore, chi è Dio.(..)  Ecco, pensiamo a questo, tutti: il Padre ci ha dato la vita; Gesù ci ha dato la salvezza, ci accompagna, ci guida, ci sostiene, ci insegna; e lo Spirito Santo? Che cosa ci dà lo Spirito Santo? Ci ama! Ci dà l’amore. Pensiamo a Dio così e chiediamo alla Madonna, la Madonna nostra Madre, in fretta sempre per aiutarci, che ci insegni a capire bene com’è Dio: com’è il Padre, com’è il Figlio e com’è lo Spirito Santo. Così sia. (Omelia ai bambini di Prima Comunione 26.5.2013)
Affidiamo la nostra lode alle mani della Vergine Maria. Lei, la più umile tra le creature, grazie a Cristo è già arrivata alla meta del pellegrinaggio terreno: è già nella gloria della Trinità. Per questo Maria nostra Madre, la Madonna, risplende per noi come segno di sicura speranza. E’ la Madre della speranza; nel nostro cammino, nella nostra strada, Lei è la Madre della speranza. E’ la Madre anche che ci consola, la Madre della consolazione e la Madre che ci accompagna nel cammino. Adesso preghiamo la Madonna tutti insieme, a nostra Madre che ci accompagna nel cammino. (Angelus 26.5.2013)
Il grido della pace si levi alto perché giunga al cuore di tutti e tutti depongano le armi e si lascino guidare dall’anelito di pace. Per questo, fratelli e sorelle, ho deciso di indire per tutta la Chiesa, il 7 settembre prossimo, vigilia della ricorrenza della Natività di Maria, Regina della Pace, una giornata di digiuno e di preghiera per la pace in Siria, in Medio Oriente, e nel mondo intero. A Maria chiediamo di aiutarci a rispondere alla violenza, al conflitto e alla guerra, con la forza del dialogo, della riconciliazione e dell’amore. Lei è madre: che Lei ci aiuti a trovare la pace; tutti noi siamo i suoi figli! Aiutaci, Maria, a superare questo difficile momento e ad impegnarci a costruire ogni giorno e in ogni ambiente un’autentica cultura dell’incontro e della pace. [Recita dell’Angelus] Maria, Regina della Pace, prega per noi! Maria, Regina della Pace, prega per noi! (Angelus 1.9.2013)
Cari fratelli, oggi ricordiamo anche la Natività della Vergine Maria, festa particolarmente cara alle Chiese Orientali. (..) Gesù è il sole, Maria è l’aurora che preannuncia il suo sorgere. Ieri sera abbiamo vegliato affidando alla sua intercessione la nostra preghiera per la pace nel mondo, specialmente in Siria e in tutto il Medio Oriente. La invochiamo ora come Regina della Pace. Regina della Pace prega per noi! Regina della Pace prega per noi! (Angelus 8.9.2013)
Qui, ai piedi della Madonna, vorrei ringraziare tutti e ciascuno di voi, cari fedeli, i sacerdoti, i religiosi e le religiose,(…) voglio affidarvi a Maria, Nostra Signora di Bonaria. (..) penso a tutti i numerosi santuari mariani della Sardegna: la vostra terra ha un legame forte con Maria, un legame che esprimete nella vostra devozione e nella vostra cultura. Siate sempre veri figli di Maria e della Chiesa, e dimostratelo con la vostra vita, seguendo l’esempio dei santi! (Angelus da Cagliari 22.9.2013)
La Vergine Maria è nostro modello. Le chiediamo che ci insegni a incontrarci ogni giorno con Gesù. E quando facciamo finta di niente, perché abbiamo molte cose da fare e il tabernacolo rimane abbandonato, che ci prenda per mano. Chiediamoglielo! Guarda, Madre, quando sono disorientato, conducimi per mano. (Omelia Messa con i Vescovi per la XXVIII GMG 27.7.2013)
La Madre di Cristo e della Chiesa è sempre con noi. Sempre, cammina con noi, è con noi. Maria ci accompagna, lotta con noi, sostiene i cristiani nel combattimento contro le forze del male. La preghiera con Maria, in particolare il Rosario – ma sentite bene: il Rosario. Voi pregate il Rosario tutti i giorni? Ma, non so … [la gente grida: Sì!] Sicuro? Ecco, la preghiera con Maria, in particolare il Rosario ha anche questa dimensione “agonistica”, cioè di lotta, una preghiera che sostiene nella battaglia contro il maligno e i suoi complici. Anche il Rosario ci sostiene nella battaglia. (Omelia Solennità Assunta 15.8.2013) Questo ti chiediamo questa sera, O Maria, Salus Populi Romani, per il popolo di Roma, per tutti noi: donaci la salute che solo tu puoi donarci, per essere sempre segni e strumenti di vita. Amen.
Viva la Salus Populi Romani. Viva la Madonna. E’ la nostra Madre. Affidiamoci a lei, perché lei ci custodisce come una buona mamma. Io prego per voi, ma vi chiedo di pregare per me, perché ne ho bisogno. Tre “Ave” per me. (Rosario a Santa Maria Maggiore 4.5.2013)
Chiediamo alla Vergine Maria, Madre di Dio e Madre della Chiesa, di sanare le ferite del peccato che ognuno di noi porta nel suo cuore e di sostenere la Chiesa e la Curia affinché siano sane e risanatrici; sante e santificatrici, a gloria del suo Figlio e per la salvezza nostra e del mondo intero. Chiediamo a Lei di farci amare la Chiesa come l’ha amata Cristo, suo figlio e nostro Signore, e di avere il coraggio di riconoscerci peccatori e bisognosi della sua Misericordia e di non aver paura di abbandonare la nostra mano tra le sue mani materne. (Discorso alla Curia 22.12.2014)
Già oggi, adesso, il Signore vi chiama: volete rispondergli? Non abbiate paura. Non siamo soli! Siamo sempre con il Padre celeste, con Gesù nostro Fratello e Signore, con lo Spirito Santo; e abbiamo la Chiesa e Maria per madre. La Madonna vi protegga e vi dia sempre la gioia e il coraggio di testimoniare il Vangelo. (ai giovani 6.6.2015)
E, per concludere, ma ci sarebbe tanto altro da riportare, riferiamo di altre due battute del Papa fatte a braccio; durante la meditazione svolta  in lingua spagnola  nella basilica di San Giovanni in Laterano al raduno mondiale dei sacerdoti:
«Non è femminismo osservare che Maria è molto più importante degli apostoli».
E ai giovani: «SENZA MARIA, UN CRISTIANO, È ORFANO. Un cristiano senza la Madonna è orfano. Un cristiano senza Chiesa è anche un orfano. Un cristiano ha bisogno di queste due donne, due donne Madri, due donne Vergini: la Chiesa e la Madonna».

I furbetti del Sinodino


«Negli ultimi due secoli la chiesa delle condanne aveva rinunciato alla via dell’annuncio per condannare tutto — la modernità borghese, il liberalismo, il capitalismo, il comunismo, la cultura dei diritti, eccetera». È un passaggio esemplare del pensiero di Alberto Melloni messo nero su bianco sul Corriere della Sera del 28 dicembre. Esemplare perché è solo l’ultimo degli interventi di intellettuali, teologi, vescovi che intendono dimostrare come nella Chiesa sia in atto una rivoluzione che taglia drasticamente con il passato: il pontificato di Francesco come la “nuova Chiesa” che finalmente si afferma pur tra mille resistenze. Da qui anche la necessità di inventarsi cospirazioni e nemici, così da poter legittimare qualsiasi balzo in avanti. Melloni stesso – vera guida della progressista “Scuola di Bologna” - è stato ai tempi del Sinodo fra i più attivi cacciatori di cospiratori.
Proprio il Sinodo è stata l’occasione per intensificare questa lettura della Chiesa che non ha nulla a che vedere con quanto la Chiesa invece ha sempre creduto: ogni Papa ha certamente una sua sensibilità, una sua spiritualità, le sue priorità pastorali ma al fondo c’è una continuità che non può essere interrotta dal momento in cui Cristo stesso ha istituito la Chiesa e fino a quando essa «avrà il suo compimento» al ritorno di Gesù. Né il magistero di un Papa può negare il patrimonio di fede che la Chiesa tramanda da duemila anni. 
Nella narrativa di Melloni e soci invece c’è un passato da cancellare e i due secoli “condannati” corrispondono più o meno al periodo che inizia con l’affermarsi della Rivoluzione francese; periodo di tempo non casuale se anche il cardinale Carlo Maria Martini nel suo testamento spirituale aveva parlato di una Chiesa in ritardo di due secoli. Insomma a sentire costoro, fino a poco meno di tre anni fa la Chiesa avrebbe vissuto arroccata, costruendo muri, condannando, chiudendo le porte, negando la misericordia. C’è stata sì la stagione del Concilio Vaticano II che ha finalmente cambiato il corso della storia della Chiesa, ma purtroppo i pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno richiuso quelle porte che ora finalmente Francesco sta riaprendo (da notare che coloro che oggi brandiscono l’obbedienza cieca al Papa contro chiunque si azzardi a fare anche delle semplici domande, sono gli stessi che fino a ieri teorizzavano e organizzavano la disobbedienza).
Inutile ricordare che Giovanni Paolo II è stato il Papa “missionario” per eccellenza, che ovunque è andato ha invitato ad «aprire, anzi spalancare le porte a Cristo», che ha dato un contributo rilevante all’abbattimento del vero muro che esisteva tra Oriente e Occidente, che ha istituito la festa liturgica della Divina Misericordia a cui ha dedicato anche un’enciclica, che ha “inventato” le Giornale mondiali della Gioventù e gli Incontri  mondiali delle famiglie; altrettanto inutile ricordare che a proposito di Concilio Vaticano II, avendovi partecipato Benedetto XVI ha qualche titolo in più di Melloni per spiegarlo, che lo stesso Benedetto ha posto in modo chiaro i termini del dialogo con il mondo islamico. È inutile ricordarlo a chi lo sa bene ma non aspettava che l'occasione di seppellire la memoria per affermare un progetto ideologico di Chiesa.
È però stupefacente notare come tanti uomini di Chiesa, tanti vescovi che pure fino a poco tempo fa parlavano in altro modo vadano dietro – in maniera più o meno esplicita – a questa lettura che nega la continuità. Da questo punto di vista il doppio Sinodo sulla famiglia è stato una palestra e il direttore della Civiltà Cattolica, padre Antonio Spadaro, autonominatosi interprete ufficiale del pensiero di papa Francesco, con il suo continuo inno alla rivoluzione in corso è certamente un caposcuola. Non per niente di tutti i temi che riguardano la situazione della famiglia, l’unico che per costoro è davvero importante è l’accesso alla comunione dei divorziati risposati, e se non fosse bastato il Sinodo ce lo hanno fatto abbondantemente capire nel dopo-Sinodo, quando si sono sprecate le interpretazioni da veri “dottori della legge”. Vale a dire: deciso che si vuole ottenere una cosa, si cercano cavilli giuridici, appigli storici, usanze pastorali per giustificarla. Ovviamente scegliendo dei particolari e omettendone altri.
L’ultimo esempio lo troviamo nel saggio del vescovo di Albano Marcello Semeraro («Il Sinodo della famiglia raccontato alla mia Chiesa») così come presentato da Vatican Insider. Cosa racconta dunque Semeraro ai suoi fedeli riguardo a coloro che si trovano in situazioni irregolari? Sostanzialmente, spiega Vatican Insider, fino all’avvento di Giovanni Paolo II nella Chiesa si procedeva già caso per caso, ammettendo quindi ai sacramenti anche i divorziati risposati nell’applicazione della «approvata prassi della Chiesa in foro interno», richiamata anche nell’ultimo Sinodo. Per foro interno si intende un processo che vede coinvolto un fedele (la sua coscienza) con un sacerdote nel sacramento della riconciliazione e della penitenza.

A conferma di questa tesi il vescovo Semeraro cita un documento del 1973 della Congregazione per la Dottrina della Fede, approvato da Paolo VI, che dice: «Per quanto riguarda l’ammissione ai sacramenti gli ordinari del luogo vogliano, da una parte, invitare all’osservanza della disciplina vigente nella Chiesa, e, dall’altra, fare in modo che i pastori delle anime abbiano una particolare sollecitudine verso coloro che vivono in una unione irregolare, applicando nella soluzione di tali casi, oltre ad altri giusti mezzi, l’approvata prassi della Chiesa in foro interno». Specifica Vatican Insider che si parla chiaramente di ammissione ai sacramenti di quanti sono in unioni irregolari:  «Senza però l’aggiunta di ulteriori specificazioni o restrizioni. Chi ritenne di aggiungere la clausola dell’impegno a vivere «in piena astinenza», fino a quel momento assente, fu Giovanni Paolo II, nell’omelia per la chiusura del VI Sinodo dei vescovi (25 ottobre 1980)».
Il messaggio è chiaro: fino a Paolo VI la Chiesa già ammetteva alla comunione – a certe condizioni e caso per caso – i divorziati risposati. Il problema, il muro, è stato creato da Giovanni Paolo II e confermato da Benedetto XVI.
Fosse davvero così sarebbe uno scoop, neanche i padri sinodali si erano accorti che già c’era una prassi del genere approvata dal Papa fino al 1980. E infatti nessuno ha finora impugnato questo argomento. Il motivo forse sta nel fatto che nel racconto del vescovo Semeraro manca una parte della storia. Infatti alla domanda di chiarimenti da parte di alcuni vescovi sul significato della “pratica approvata in foro interno”, l'arcivescovo Jean Hamer, segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, rispose il 21 marzo del 1975 chiarendo così: «Vorrei affermare ora che questa frase [probata praxis Ecclesiae] dev’essere intesa nel contesto della tradizionale teologia morale. Queste coppie [cattolici che vivono in unioni coniugali irregolari] possono essere autorizzate a ricevere i sacramenti a due condizioni: che cerchino di vivere secondo le esigenze dei principi morali cristiani e che ricevano i sacramenti in chiese in cui non sono conosciute in modo da non creare alcun scandalo». 
Dunque Giovanni Paolo II non ha introdotto nulla, nella fattispecie ha solo ribadito con chiarezza ciò che era già magistero della Chiesa. 
Ah, questi dottori della legge….
http://www.lanuovabq.it/mobile/articoli-i-furbettidel-sinodino-14831.htm#.VoaMPrbhCt9

mercoledì 14 ottobre 2015

Card. De Paolis: "famiglia minacciata fuori e dentro la Chiesa”

Card. De Paolis: momento grave anche all'interno della Chiesa


Convegno della Fondazione Lepanto e dell’Associazione Famiglia Domani sul tema “Matrimonio e famiglia/ Tra dogma e prassi della Chiesa” – Intervento di grande spessore del cardinale Velasio De Paolis:
“Non bisogna confondere la misericordia con l’amore, che per essere autentico ha bisogno di verità”  e “Chi siamo noi per mettere in discussione la sacralità del matrimonio?” -  In apertura le considerazioni sull’argomento da parte di Roberto de Mattei, Giovanni Turco, mons. Antonio Livi.
  
“Le famiglie oggi sono in difficoltà sia nella società civile che anche dentro la Chiesa”, ha constatato il Card. Velasio De Paolis: E’ evidente che tra ‘società civile’ e ‘Chiesa’ l’influsso è reciproco, poiché, “quando è in crisi l’una, anche l’altra ne risente”. Che fare? Prima di tutto occorre evidenziare il “patrimonio ricchissimo” di testi ecclesiali esistenti in materia di famiglia. Purtroppo i nostri tempi valorizzano la liquidità e, come osservava sarcasticamente e nel contempo amaramente il card. Biffi, “Oggi le idee sono come le uova. Se non sono di giornata, non valgono più”. Ciò non meraviglia, poiché è la verità che non viene più perseguita. Eppure “ne abbiamo tanto bisogno”. Nel nostro mondo “si parla tanto di compassione, carità, amore”, ma “senza verità siamo fuori strada”. Lo ricordava anche Benedetto XVI: “La carità, se non è illuminata dalla verità, è sentimentalismo”.
Ha proseguito il cardinale: “Non bisogna confondere la misericordia con l’amore, che per essere autentico ha bisogno di verità”. E può esigere fermezza, come sa chi ha un figlio neghittoso nello studio.
L’ottantenne porporato ha poi ricordato che per un cattolico sacramentalità e naturalità sono inseparabili. “Chi siamo noi per mettere in discussione tutto questo?” . Forse che per ogni difficoltà incontrata nella vita quotidiana dobbiamo ridiscutere ogni certezza? Purtroppo oggi è abituale “parlare in modo sconclusionato” anche dentro la Chiesa. C’è chi vuole “rifondare” la Chiesa. Ma dimentica che essa è stata fondata da Gesù Cristo.
Il tema dei divorziati risposati non è nuovo ed è già emerso negli Anni Ottanta del secolo scorso. Oggi riemerge con forza. Si dice: dobbiamo adattarci ai cambiamenti della società, dobbiamo conciliarci con la cultura dominante, rischiamo altrimenti di perdere le nuove generazioni. Insomma: l’adattamento è considerato necessario, considerati i tempi “tristi e difficili sia all’esterno che all’interno della Chiesa”. Ma, se vogliamo cambiare, che cosa e come? “Se non hai capito le cause della malattia e vuoi cambiare medicina, rischi di far morire il malato”.
La società è in crisi, “perché sono in crisi i valori morali, i valori religiosi e siamo tutti secolarizzati”. E così, “se io non conosco la verità delle cose e dunque non ho nessun riferimento morale, chi mi può convincere a non abortire o a negare l’eutanasia?”. Qui il cardinale De Paolis si è rivolto ai presenti: “Sapete che si pratica l’aborto ‘per misericordia’? L’eutanasia ‘per bontà’ “? Ormai, ha chiosato amaramente, “le parole non significano più niente”.
Il porporato ha poi ricordato che “l’Eucaristia non è una cosa, ma una persona”, proseguendo con il monito di San Paolo a “non mangiare la propria condanna”. Per poter ricevere l’Eucaristia è necessario avere la coscienza pulita. Per avere la coscienza pulita occorre avere ricevuto il perdono. Per ricevere il perdono, bisogna essere disposti ad accoglierlo. Si è disposti ad accoglierlo se si vuole convertirsi, guarire dal peccato. Allora: “Se ho un motivo per non guarire, non posso godere dell’efficacia della misericordia di Dio. Ovvero: non accetto di essere perdonato, perché preferisco restare nella mia situazione”. Qui ha detto il card. De Paolis: “Ammettere ai sacramenti senza un rinnovamento interiore significa che tali sacramenti non sono cristiani. Si riducono a riti esterni che non valgono nulla”.
La norma della Chiesa è che non si deve permettere l’accesso ai sacramenti a chi è conscio di essere in peccato mortale, come è il caso di chi vive coniugalmente un secondo matrimonio, essendo valido il primo. Perciò “non possiamo immaginare una pastorale che vada contro la dottrina. Oltre che un’aberrazione, sarebbe una presa in giro e un’illogicità clamorosa”. Dev’essere chiaro che “una pastorale che non si regge sulla dottrina, non è una pastorale cattolica”. Si sente ogni tanto l’idea che “l’Eucaristia perdona i peccati”: anche questa è un’affermazione ‘aberrante”. Altra proposta quella del ‘cammino penitenziale’ prima di una possibile riammissione dei divorziati risposati alla Comunione: “E’ una proposta piena di equivoci. Che significa penitenza? Non può essere come il castigo imposto allo scolaro disobbediente. No, dev’essere molto di più, dev’essere un cambiare vita”. Nell’intervento del card. De Paolis è stato citato a tale proposito il confratello Kasper, le cui tesi in materia “sembrano un’enormità”.

Come detto il Convegno è incominciato con le considerazioni di Roberto de Mattei (presidente della Fondazione Lepanto e direttore della rivista mensile “Radici cristiane”, oltre che dell’agenzia “Corrispondenza romana”). Lo storico ha subito evidenziato lo sconcerto di molti cattolici, confrontati con il fatto che “un’istituzione centrale e fondamentale come la famiglia sia minacciata dal di fuori ma anche dal di dentro della Chiesa”. E’ una novità che sbigottisce, dato che tale istituzione “non era mai stata messa in discussione” all’interno della Chiesa: “Oggi invece tra i vescovi si discute di matrimonio, come se fosse qualcosa di opinabile”.
E’ in pieno sviluppo “un progetto di ribaltamento della morale cattolica”. Eppure si dovrebbe guardare alla storia - maestra di verità e di vita – per capire che la Chiesa non è mai venuta meno al suo dovere di difendere l’indissolubilità del matrimonio. Basti pensare a Clemente VII, che ha preferito “perdere un regno” piuttosto che “dichiarare la nullità del matrimonio di Enrico VIII con Caterina d’Aragona”, così che il re, che era insignito del titolo di defensor fidei, potesse sposare l’irlandese Anna Bolena. Ha evidenziato qui de Mattei che “neppure i successori di Clemente VII modificarono la sua decisione: essi infatti non vollero scegliere il ‘male minore’ . Il perché è semplice: “La legge divina non è flessibile, non tollera eccezioni”. C’è poi un’altra osservazione interessante: “Quando Enrico VIII si staccò da Roma creando la Chiesa d’Inghilterra, modificò la prassi e la modifica si estese subito al piano dottrinale”.

Qualcosa di analogo nelle conseguenze capitò anche alla Chiesa ortodossa, che nel VI secolo e seguenti fu molto remissiva nei confronti degli imperatori che, a partire da Giustiniano, avevano introdotto la possibilità del divorzio. A tale tolleranza nella prassi seguì inevitabilmente con lo scorrere del tempo un cambiamento anche di dottrina.
In campo cattolico il prof. de Mattei ha evidenziato la forte reazione dopo il Mille di Gregorio VII, Cluny, san Pier Damiani contro il concubinato dei preti e gli atti contro natura: “Meglio che la comunità resti senza sacerdoti e vescovi che guidata da sodomiti”. Ha commentato il relatore, con chiara attinenza all’odierna realtà di teologi, moralisti, prelati ‘progressisti’: “San Pier Damiani non si fece intimidire dal mondo, non moderò il linguaggio, non invocò la legge della gradualità, non invitò a cogliere gli elementi positivi nelle unioni, non auspicò che la Chiesa cambiasse il suo approccio in materia”. Non fece cioè quello che per taluni è considerato ormai necessario e urgente: “conformare la verità alla vita.”

La parola è passata al prof. Giovanni Turco, docente di Filosofia del diritto pubblico presso l’Università di Udine e socio corrispondente della Pontificia Accademia di San Tommaso d’Aquino. Per Turco non può essere (“Sarebbe sbagliato già alla radice”) che la teologia e la pastorale si ispirino alla sociologia. E non può essere nemmeno che venga negato il principio di non contraddizione: “Il matrimonio è indissolubile o non lo è”. La pastorale non può inventarsi vie mediane in materia. Anche la verità o è o non è: non c’è via di mezzo. Attenti dunque a impostare in modo corretto i problemi sul tappeto del Sinodo, per non addivenire a “false conclusioni”.

Mons. Antonio Livi, decano emerito della facoltà di Filosofia della Lateranense e socio ordinario della Pontificia Accademia di San Tommaso d’Aquino, ha evidenziato come le tesi del card. Kasper a proposito di divorziati risposati dimenticano che la pastorale è l’applicazione del dogma alla comunità e ai singoli. “Il card. Kasper non può far finta di non saperlo. Le sue affermazioni sono talmente incoerenti che è impossibile le possa pensare veramente. Fa dunque puro esercizio di retorica. E la retorica è falsità”.
 (rossoporpora.org)
http://www.corsiadeiservi.it/it/default1.asp?page_id=1299



Più volte ci siamo chiesti chi c’è dietro Maurizio Crozza, uomo di spettacolo e comico di grande talento, perché ciò che sino a ieri era un nostro sospetto oggi si sta mutando in una certezza: dietro i suoi testi, ci sono forse alcune menti ecclesiastiche e teologiche raffinate? Perché le cose stanno in questi termini: o Maurizio Crozza è un profondo conoscitore della storia, della tradizione e della teologia cattolica, oppure qualcuno gli fornisce dei testi molto intelligenti e mirati, al punto da spingerci a dire: mentre preti e vescovi stanno trascinando giorno dietro giorno la Chiesa nel baratro tra omissioni e silenzi omertosi, i comici, per paradosso, forse la salveranno? Questo sketch di Maurizio Crozza merita veramente attenta analisi e riflessione, perché quando un comico, tra un sorriso e una risata, pone in risalto ed a suo modo difende gli eterni e immutabili valori della fede, è giunto proprio il momento di riflettere molto seriamente …

http://isoladipatmos.com/i-comici-salveranno-la-chiesa/

lunedì 28 settembre 2015

«armeggiano» nel Tabernacolo

Laici che «armeggiano» nel Tabernacolo: un altro diffuso abuso. Solo il Sacerdote lo può fare  Istruzione Cattolica 



Pensiamo in primo luogo all'essenza dell'Eucaristia. Nostro Signore Gesù Cristo ci ha lasciato il tesoro dell'Eucaristia nell'Ultima Cena, il Giovedì Santo. La Chiesa custodisce con somma cura questo tesoro, ma la Chiesa non è un'astrazione, un'idea; la Chiesa siamo tutti noi battezzati. E noi vescovi e sacerdoti siamo qui per santificare, reggere, insegnare e curare con zelo il tesoro dell'Eucaristia; sono queste le nostre principali responsabilità. I fedeli sono quindi chiamati alla corresponsabilità nella vita ecclesiale e a svolgere un servizio, anche liturgico.

Svolgere un officio nella liturgia non è però necessario perché un fedele possa partecipare in modo attivo e fruttuoso alla Messa. Dobbiamo rispettare la dignità dei laici, evitando ogni “clericalizzazione”. Nessuno deve pensare che le persone che svolgono offici liturgici siano cristiani migliori.

Detto questo, va detto che il ministro ordinato, che è il ministro ordinario della Comunione, è l'unico che normalmente può e deve aprire il tabernacolo per prendere le Ostie sacre, per prendere o portare la riserva, fare l'esposizione del Santissimo, ecc.

Al termine del rito della Comunione durante la Messa, “le ostie consacrate avanzate vengano o immediatamente consumate all’altare dal Sacerdote o portate in un luogo appositamente destinato a conservare l’Eucaristia” (Redemptionis Sacramentum, 107). Gli accoliti istituiti e/o i cosiddetti ministri straordinari della Comunione non devono quindi accedere al tabernacolo, e meno che meno alla presenza del sacerdote e nel pieno della celebrazione eucaristica.

Se questo accade, è un abuso che purtroppo viene concesso da alcuni sacerdoti. “L’accolito è istituito per il servizio all’altare e per aiutare il sacerdote e il diacono. A lui spetta in modo particolare preparare l’altare e i vasi sacri, e, se necessario, distribuire l’Eucaristia ai fedeli di cui è ministro straordinario” (Ordinamento Generale del Messale Romano, 98).

Deve essere quindi chiaro che in genere gli accoliti e/o i ministri straordinari della Comunione aiutano a distribuire in casi eccezionali l'Eucaristia, ma non possono, quando c'è un sacerdote che celebra, aprire o chiudere il tabernacolo, né andare a cercare o riporre al termine della Comunione le ostie.

“Se tuttavia il bisogno della Chiesa lo richiede, in mancanza dei ministri sacri, i fedeli laici possono, a norma del diritto, supplirlo in alcune mansioni liturgiche” (Redemptionis Sacramentum, 147).
Solo in casi del tutto straordinari ed estremamente necessari, quindi, un accolito – che è un ministro straordinario della Comunione – può accedere al tabernacolo, ad esempio quando un sacerdote molto anziano non riesce a camminare e non ci sono altri ministri ordinati, o anche, in terra di missione, quando non c'è un sacerdote nella comunità e si richiede di portare la Comunione a qualche malato, fare l'esposizione del Santissimo, ma con la pisside e senza dare la benedizione, ecc.

“Ministro dell'esposizione del santissimo Sacramento e della benedizione eucaristica è il sacerdote o il diacono; in speciali circostanze sono ministri della sola esposizione e riposizione, ma non della benedizione, l'accolito, il ministro straordinario della sacra comunione o altra persona designata dall'Ordinario del luogo, osservando le disposizioni del Vescovo diocesano” (Codice di Diritto Canonico, 943); quanto detto implica che in quelle circostanze speciali una persona che non sia ministro ordinato possa aprire o chiudere il tabernacolo.

In ogni caso, bisogna fare grande attenzione perché ci sono molte situazioni che si prestano ad abusi e si giustificano con presunte “necessità pastorali”. È dunque importante vigilare, perché bisogna recuperare il rispetto, la solennità e tutto ciò che è adeguato alla liturgia. “Ove lo suggerisca la necessità della Chiesa, in mancanza di ministri, anche i laici, pur senza essere lettori o accoliti, possono supplire alcuni dei loro uffici, cioè esercitare il ministero della parola, presiedere alle preghiere liturgiche, amministrare il battesimo e distribuire la sacra Comunione, secondo le disposizioni del diritto” (Codice di Diritto Canonico, 230, 3).

È chiaro che questi ministri straordinari o laici devono rispettare certi requisiti, a cominciare dal fatto che devono essere nominati dall'ordinario del luogo.
http://gloria.tv/media/R2MXm5fhskF

lunedì 24 agosto 2015

Prima Comunione

Perché la Prima Comunione va fatta da piccoli

   
Risultati immagini per prima comunione da piccolidi Padre Romualdo Maria Lafitte O.S.B.
Un anno prima dell’apparizione della Santa Vergine nel 1917 ai pastorelli di Fatima, l’angelo del Portogallo diede la prima comunione a Giacinta (7 anni) e Francesco (9 anni). Lucia (12 anni) l’aveva già fatta. La Santissima Vergine li inviterà ad “offrirsi a Dio, accettando le sofferenze che Dio vorrà mandare loro in riparazione per i peccati”, a consacrarsi al Suo Cuore Immacolato e a “recitare ogni giorno il Rosario per la conversione dei peccatori”. I tre bimbi risponderanno con un “Sì” generoso.  Grazie ai tre piccoli e alle loro penitenze,  il Portogallo fu preservato da due guerre mondiali e Maria promise che questa nazione non avrebbe mai perso il dono della Fede.

San Pio X, col Decreto “Quam Singulari” (1910) abbassò a 7 anni l’età della prima comunione dei bambini. Voleva che “si portassero i piccoli all’Altare”, dall’età di discrezione, “quando si arriva a discernere il bene dal male”. “L’età della discrezione tanto per la Confessione quanto per la Comunione è quella in cui il fanciullo comincia a ragionare, cioè verso il settimo anno… anche al di sotto”. – Congregazione disciplina dei Sacramenti, 1910. / “L’obbligo della Confessione e della Comunione comincia non appena un certo uso della ragione rende capaci di peccare” – IV Concilio Lateranense.
Benedetto XV (1922). L’onnipotenza della preghiera dei bambini sul cuore di Dio è legata alla presenza in loro della Grazia – l’innocenza -.  “L’onnipotenza mediatrice delle vostre preghiere è figlia della vostra innocenza. Perché la voce di un cuore rimasto puro è molto più efficace della voce di un cuore pentito e nuovamente purificato”. Che ricevano Gesù prima del primo peccato! “Presto!” (Pio XI).
Oggi, più che mai. I bambini sono molto più precoci che 100 anni fa. Bombardati dal peccato ben prima dell’uso della ragione. Tv e media sollecitano molto presto, e male.Mai come oggi, il Maligno si è cosi accanito nei confronti dei piccoli per strappare loro l’innocenza il più presto possibile. Egli teme il primo bacio di Gesù ad un’anima innocente e fa del tutto per farla cadere nel peccato mortale prima. Oggi, i bimbi di tre anni sanno già distinguere fra bene e male.  
Padre Pio dava la comunione a bimbi di 5 anni. Accertava la loro fede infantile e li confessava. Diceva: “Quanti bambini ricevono la Prima Comunione in stato di peccato mortale”.
Corruzione dei media. Tranquilli, ragazzi! Satana non aspetta quell’età per passare con Pokemon, Witch, Wings, Teletubbies, Film “per bambini”, scuole, pubblicità perverse, nell’anima dei piccoli. E come resisteranno senza la forza della Santa Comunione? La prima comunione in tenera età è l’arma più potente contro il male. Senza di lei, l’infanzia “perde l’innocenza e si arrende al vizio ancor prima di poter gustare i santi Misteri”. – S.Pio X

San Giovanni Bosco: “E’ da rifuggire come la peste l’opinione di chi desidera rimandare la prima comunione ad un’età troppo avanzata, quando il diavolo ha già per lo più preso possesso del cuore giovanile, con danno incalcolabile per la sua innocenza. Non appena il fanciullo sa distinguere pane e Pane, si prescinda dalla sua età; venga il Re celeste per regnare in questo cuore”. “Fino all’ XI secolo, la mamma Chiesa ha desiderato che lattanti e bambini di tenera età ricevessero la Santa Comunione. S.Pio X capì che già i bimbi piccoli hanno bisogno di questo cibo eucaristico…l’anima del bim bo è come la cera che cede ad ogni pressione”. “La perdita della prima innocenza è una perdita molto grave che si sarebbe potuto evitare se si fosse ricevuta in tenera età l’Eucaristia”. –Quam singulari.

Festa? Che sia celebrata nell’intimità, in un clima di preghiera e quiete. E’ la prima grazia di famiglia. Pochi doni, di valore sacro. Pranzi e regali lussuosi dissacrano. Farete il tradizionale raduno di parenti più in là. Dopo, vegliate a che si confessino e comunichino, possibilmente quotidianamente”. (Pio X) La Prima comunione non è’ un regalo di fine anno e poi buone vacanze! E’ un punto di partenza. “Fate gruppi di preghiera di piccoli. Il Rosario. Solo loro possono ancora salvare le anime.”  -Padre Pio.

San Pio X ricevette un giorno una giovane coppia con una bimba di 4 anni. “Santo Padre, lei vorrebbe tanto ricevere Gesù, ma è troppo piccola”. Il santo si chinò verso la piccola: “Figliola, chi ricevi nella Prima Comunione?”  -“Gesù Cristo”, rispose.  -“E chi è Gesù Cristo?”  -“Gesù Cristo è Dio”. Allora, abbracciandola: “Portatemela domani mattina. Gli daremmo Noi stessi la comunione”.