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domenica 19 giugno 2016

cuore con gelato

Il cuore gelido del protestantesimo
 
 
 
lucaLa giovane Isabel, una dei protagonisti di “Con quale autorità?”, romanzo storico di Robert Hugh Benson ambientato all’epoca delle persecuzioni elisabettiane, è a Northampton per apprendere la dottrina calvinista. La ragazza vive però con disagio l’iniziazione a una religione che pare lontana dal cuore dell’uomo. In un ambiente freddo, disumano, dove il rigetto del cattolicesimo ha prodotto solo confusione e inutili discorsi, Isabel sfiora il baratro dell’aridità spirituale. L’analogia tra il rituale di allora e l' odierno, tanto nelle forme quanto negli effetti – è a dir poco impressionante.
 
Con meraviglia di Isabel, il predicatore, invece che scendere dal pulpito dopo finito la predica, si mise a sfogliare la gran Bibbia posata su un cuscino davanti a lui; intanto gli altri tre ministri continuavano il servizio divino. Allorché essa incominciò a sentir leggere le preghiere della Consacrazione, cercò, com’era sua abitudine, di concentrarsi maggiormente ritenendo che questa fosse la parte più importante del servizio divino, ma ecco di nuovo farsi udire la voce del predicatore: «E disse loro Gesù: Tutti voi patirete scandalo per me questa notte. Infatti sta scritto: Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecorelle del gregge: ma resuscitato ch’io sia, vi precederò in Galilea».
 
Ah! ma perché non faceva silenzio? Isabel adesso non voleva il Salvatore del passato, ma del presente; non un ricordo della sua vita, ma Lui vivente e soprattutto non il ministro, ma il Gran Sacerdote in persona.
 
«Cominciò ad attristarsi e sgomentarsi. Allora disse loro: L’anima mia è addolorata a morte: restate qui e vegliate con me».
 
I tre ministri si erano comunicati e Isabel udì il fruscio dei passi di coloro che andavano a ricevere la comunione. Il predicatore intanto continuava a leggere la storia della Passione.
 
«Così non avete potuto vegliare un’ora con me? Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione: lo spirito veramente è pronto; ma la carne è debole.»
 
Anche i Carrington[1] si erano alzati e dopo qualche minuto li seguì Isabel la quale, nel prender posto nella panca parata di bianco, non poté fare a meno di notare il disordine che regnava in chiesa; alcuni per ricevere le sacre specie s’inginocchiavano devotamente, altri rimanevano seduti e altri invece le ricevevano in piedi; e intanto, sempre più forte, soffocando lo stropiccio dei piedi e il bisbiglio dei ministri, risuonava in tono ora alto ora basso la narrazione evangelica.
 
Era giunta la volta di Isabel, che s’inginocchiò tenendo le palme aperte e gli occhi chiusi. Ah! quel predicatore non avrebbe mai fatto silenzio? Non poteva la realtà parlare di per sé e il suo interprete tacere? Certo il Dio dell’amore non aveva bisogno di un araldo quando Egli era lì presente.
«E subito la mattina i gran sacerdoti con gli anziani, gli scribi e tutto il Sinedrio, fatto insieme consiglio, legato Gesù lo condussero…»
 
Isabel si era comunicata: adesso avrebbe voluto pregare e al tempo stesso fare attenzione tanto a ciò che leggeva il predicatore, quanto alla voce del suo Salvatore, col quale credeva di essere in intima comunione, ma invece non provava che aridità e distrazione; che lettura interminabile era quella! Alzò il capo e ciò che vide la riempì di stupore: alcuni erano seduti e discorrevano fra di loro, altri guardavano in giro come se fossero stati a un pubblico divertimento; ma specialmente la colpì la vista di un uomo dall’aspetto brutale, con viso rosso, guance cadenti, occhi piccoli e privi di espressione. Come pareva seccato e stanco da quella lunga, obbligatoria cerimonia!
 
Essa richiuse gli occhi rimproverandosi di lasciarsi così facilmente distrarre mentre le sue labbra erano ancora profumate dal vino di Dio e sentiva tuttora l’amplesso del suo Diletto. Allorché li riaprì, gli ultimi comunicati ritornavano ai loro posti, i ministri riponevano le coppe, e dal pulpito il predicatore leggeva la narrazione della Resurrezione come promessa di un giorno migliore: «E dicevano fra di loro: Chi ci ribalterà la pietra dalla bocca del sepolcro? Ma riguardando videro rimossa la pietra ch’era molto grande».
Il ministro chiuse il gran libro; il servizio divino era terminato.
 
***
Quella sera all’ora del crepuscolo Isabel, in preda a una specie di disperazione, andò a passeggiare da sola lungo il fiume. Di nuovo fece uno sforzo per avere coscienza della grazia ricevuta in quel Sacramento così unico e prezioso, ma persino nell’aria pareva che ci fosse qualche cosa di opprimente: nuvoloni plumbei e grevi si addensavano sulla città; il sentiero dove camminava esalava un forte odore di foglie morte e gli alberi e l’erba erano impregnati di umidità. Invano cercò di rincuorare l’anima sua, che lottava e si dibatteva senza poter risorgere; non riusciva a provare né amarezza nei rimproveri che si rivolgeva, né gioia nelle sue aspirazioni: la mano di Calvino poggiava con tutto il suo peso sulla delicata, languida creatura.
 
citazione a cura di Luca Fumagalli
 
[1] È la famiglia che ospita Isabel. Il dr Carrington è un vecchio amico del padre della ragazza.
 

mercoledì 7 gennaio 2015

Comunione sulla mano o sui guanti di lana

La Comunione sulla mano: 

da profanazione ad eccezione, 

da eccezione a regola


Comunione-con-tutti-mani

di Massimo Micaletti
Prendereste in mano, anche solo per un istante, la cosa più preziosa, pura ed incontaminata  che esista al mondo? E se invece che una cosa fosse una persona, vi sentireste degni di farlo?
Eppure ciò avviene ormai ordinariamente ogni Domenica, quando un fedele prende la cosiddetta “Comunione sulla mano”.
Sorvoliamo sulle vicende che hanno portato all’approvazione, anche da parte della CEI, di questa prassi di matrice protestante: si è trattato di un vero e proprio … colpo di mano che ha portato all’accettazione dell’inaccettabile.
Sorvoliamo pure sul fatto che esistono alcune pratiche rituali, per così dire “cattoliche”, che hanno quale presupposto indefettibile l’assunzione dell’Eucarestia nelle mani: ad esempio, il rito neocatecumenale, mai approvato dalla Chiesa ed anzi espressamente disapporvato da Papa Ratzinger nell’aprile 2012 eppure tollerato in ogni parte del mondo, che prevede che il Presbitero dia a ciascuno un pezzo di pane e che tutti insieme lo si metta in bocca nel medesimo momento.


Sorvoliamo anche su tutte le obiezioni che da sempre si muovono a tale prassi. Basti ricordare che essa, adottata nei primi tempi del cristianesimo, è stata immediatamente bandita non appena si è compreso l’immenso valore della Particola consacrata: per effetto della Transustanziazione, infatti, essa diviene Corpo di Nostro signore Gesù Cristo, quanto di più prezioso ci sia dato di vivere e vedere su questa terra, in questa vita. L’idea di prendere il Corpo di Cristo in mano per portarlo alla bocca viene ripresa dal Protestantesimo nel Secolo XVI, quale naturale conseguenza del fatto che i protestanti non credono nella Transustanziazione (con buona pace di ecumenisti e sincretisti d’assalto); similmente, viene immediatamente adottata da tutte quelle eresie cristiane, alcune eradicate dalla Chiesa, altre prosperanti in essa, che non credono che con la Consacrazione dietro l’apparenza del pane s’inveri la sostanza della carne del Salvatore. Non a caso, se ne è riparlato solo negli Anni Sessanta, a cominciare dall’Olanda per poi estendersi a Francia e Belgio, con la tolleranza dei Vescovi locali.
 Dopo il Concilio, diversi Pontefici hanno ammonito sull’Eucarestia nelle mani sebbene, come ormai prassi di molta della produzione postconciliare, all’enunciazione della norma si affianchino eccezioni dagli indistinti contorni, che però pur sempre eccezioni sono.
Paolo VI, nel documento “Memoriale Domini”[1] del 1969, dopo una ricca e documentata esposizione sulla necessità e conformità della Comunione in bocca, introduce la possibilità del ripristino dell’uso sulle mani. Leggiamo il passo in questione.
“Se poi in qualche luogo fosse stato già introdotto l’uso contrario, quello cioè di porre la santa Comunione nelle mani dei fedeli, la sede apostolica, nell’intento di aiutare le Conferenze Episcopali a compiere il loro ufficio pastorale, reso non di rado ancor più difficoltoso dall’attuale situazione, affida alle medesime conferenze il compito di vagliare attentamente le eventuali circostanze particolari, purché sia scongiurato ogni pericolo di mancanza di rispetto all’eucaristia o di deviazioni dottrinali su questo Santissimo Sacramento, e sia eliminato con cura ogni altro inconveniente.
In questi casi, per un’opportuna normativa del nuovo uso, le Conferenze Episcopali, esaminata con prudenza la cosa, prenderanno le loro deliberazioni con votazione segreta, a maggioranza di due terzi, e presenteranno poi il tutto alla Santa Sede, per averne la necessaria conferma, allegandovi una accurata esposizione dei motivi che le hanno indotte alle deliberazioni stesse. La Santa Sede vaglierà con cura i singoli casi, tenendo anche presenti i rapporti che uniscono le varie Chiese locali tra di loro, e ognuna di esse con la Chiesa universale, per il bene comune, per la comune edificazione, e per l’incremento di fede e di pietà che il vicendevole esempio reca e promuove”.
Ora, questo passo pone diversi problemi, ne rileviamo soltanto due: la constatazione che l’ufficio dei Vescovi sia “reso non di rado ancor più difficoltoso dall’attuale situazione”, come a concedere la prassi della Comunione in mano quale strumento di facilitazione di un contesto complicato ed a prendere atto che la violazione è invalsa e tollerata; e la disposizione che nelle singole Conferenze Episcopali la votazione sul punto sia assunta “a votazione segreta”, sebbene con una maggioranza qualificata.
Ciò detto, nell’Istruzione l’ipotesi della Comunione nelle mani viene ristretta a “particolari circostanze” che devono essere “attentamente vagliate” dalle Conferenze. Si tratta quindi di una possibilità riservata a casi eccezionali, anche se francamente non ci viene in mente una situazione in cui un fedele potrebbe assumere l’Eucarestia soltanto nel palmo e non direttamente in bocca.
 Per quanto riguarda la CEI, il relativo documento è il Decreto del 1989[2] e non individua alcuna condizione o circostanza particolare per accedere alla Comunione in palmo. Tale nuovo uso viene considerato in tutto e per tutto equivalente a quello invalso: “Il modo consueto di ricevere la comunione deponendo la particola sulla lingua rimane del tutto conveniente (ci mancherebbe, verrebbe da dire. Ma non dimentichiamo che un paio di decenni prima era stata di fatto resa fuorilegge la Messa di sempre, perciò forse la precisazione non è del tutto pleonastica, n.d.r.) e i fedeli potranno scegliere tra l’uno e l’altro modo”.
Il solo requisito per accedere alla nuova prassi è che il fedele si sia lavato le mani e che abbia partecipato ad una “congrua catechesi, che illustri i vari punti della presente istruzione e in particolare il significato della nuova prassi”: qualcuno ha mai frequentato questa “congrua catechesi”? Qualcuno ne ha mai sentito parlare? Qualche Sacerdote si è mai accertato che il fedele cui consegna il Corpo di Cristo abbia frequentato tale formazione? Vengono rilasciate patenti? Attestati? E se un fedele prendesse la Comunione sulla mano senza aver frequentato la “congrua catechesi”, il Sacramento è valido o no?
In un passo estremamente eloquente, lo stesso Decreto recita: “La Chiesa ha sempre riservato grande attenzione e riverenza all’eucaristia, anche nel modo di avvicinarsi alla mensa e ricevere la comunione. Particolarmente appropriato appare oggi l’uso di accedere processionalmente all’altare ricevendo in piedi, con un gesto di riverenza, le specie eucaristiche, professando con l’«Amen» la fede nella presenza sacramentale di Cristo“. Non c’è alcun cenno all’inginocchiarsi all’Eucarestia, che deve anzi essere assunta in piedi facendo un signorile inchino. In un simile contesto, tutto si spiega.
 Forse, se si considerassero per un attimo soltanto l’importanza ed il valore della Particola consacrata, “ogni ginocchio si piegherebbe”, e nessuno si sentirebbe degno di tenerla nelle mani, neppure per pochi istanti. E gli inchini resterebbero a protestanti e assimilati.

[1]    http://www.santuariodivinamaternita.com/Sito/Documenti/MemorialeDomini.pdf


[2]   http://www.preghiereagesuemaria.it/sala/decreto%20cei%20sulla%20comunione%20nella%20mano.htm