Visualizzazione post con etichetta politica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta politica. Mostra tutti i post

sabato 15 giugno 2013

il papa gesuita

Il Papa gesuita, la morale e la politica: quello che i media non raccontano

di Paolo Maria Filipazzi
http://www.campariedemaistre.com/2013/06/il-papa-gesuita-la-morale-e-la-politica.html

Che i media stiano giocando con Papa Francesco una partita sporca, lo si era capito da un pezzo. La strategia mediatica consiste essenzialmente in due punti: 1. Osannarlo ad oltranza enfatizzando piccoli gesti quando non proprio scemenze, 2. Tacere sistematicamente su tutto quello che dice, alimentando la leggenda del “Papa che cambierà la Chiesa”. Bene, ieri per esempio, nel corso dell’ Udienza Speciale con le scuole della Rete dei Gesuiti d’Italia, ha detto diverse cose assai interessanti, ma di cui ovviamente non si trova già più traccia nei fragorosi titoli dei Tg.

Per esempio, a chi gli ha chiesto il motivo della sua decisione a non vivere nel Palazzo Apostolico, ha detto chiaramente: «Non è solo una questione di ricchezza è un problema di personalità: io ho necessità di vivere tra la gente. Se io vivessi solo, forse un po' isolato, non mi farebbe bene. Questa domanda me l'ha fatta un professore: perché non va ad abitare là, e io ho risposto: senta professore, per motivi psichiatrici! È la mia personalità. L'appartamento non è tanto lussuoso, tranquilla, ma non posso vivere da solo». In pochissime battute, il Papa ha demolito tutte le chiacchiere pauperiste sul suo conto, dando una spiegazione così banale, ma così banale a certe sue scelte, da risultare perfino imbarazzante (certo non per noi, quanto per i suoi strumentalizzatori di professione) ed ha pure fatto capire di non avere rinunciato poi a chissà quale lusso, rispetto ai suoi predecessori.
Ma, fra le tante cose dette oggi, una soprattutto ci sembra degna della massima attenzione: "Coinvolgersi nella politica è un obbligo per un cristiano. Noi cristiani - ha detto Francesco - non possiamo giocare da Pilato, lavarci le mani. Dobbiamo immischiarci nella politica, perché la politica è una delle forme più alta della carità perché cerca il bene comune. I laici cristiani devono lavorare in politica. Lei mi dirà: non è facile. Ma non lo è neanche diventare prete! La politica è troppo sporcata ma è sporcata perché i cristiani non si sono mischiati con lo spirito evangelico. Facile dire colpa di quello, ma io cosa faccio? Lavorare per il bene comune è dovere di cristiano". Ecco, appunto.
Un altro fra i tanti aspetti della leggenda del “Papa che cambierà la Chiesa”, su cui si sta insistendo fino alla nausea, è quello per cui con Papa Francesco sarebbero “finalmente” terminate le “ingerenze della Chiesa nella politica degli Stati”, espressione della neo-lingua orwelliana che, decrittata, suona “esercizio dei propri diritti e delle proprie libertà dei cittadini di religione cattolica al pari di tutti gli altri”. La plateale benedizione, con tanto di corsa incontro ai manifestanti a bordo della “papa mobile”, alla III Marcia per la Vita tenutasi a Roma il 12 maggio, sarebbe dovuta bastare a sfatare la leggenda, ma i luciferi(a)ni mezzi di comunicazione avevano provveduto a depotenziare il fatto plateale. Oggi il Papa sprona i cattolici ad occuparsi della cosa pubblica, e lo fa spazzando via lo spirito di farisaico moralismo e di comoda antipolitica che spesso si impadronisce anche di molti fedeli, ammonendo che la politica si è “sporcata” anche proprio per l’inerzia di molti battezzati e per la carenza di autentico spirito evangelico da parte dei “cattolici in politica”. Insomma, i cattolici in politica ci devono stare, e ci devono stare per testimoniare il Vangelo. Il resto son chiacchiere.
E poi eccolo parlare di libertà: “Anzitutto: siate persone libere! Che cosa voglio dire? Forse si pensa che libertà sia fare tutto ciò che si vuole; oppure avventurarsi in esperienze-limite per provare l’ebbrezza e vincere la noia. Questa non è libertà. Libertà vuol dire saper riflettere su quello che facciamo, saper valutare ciò che è bene e ciò che è male, quelli che sono i comportamenti che fanno crescere, vuol dire scegliere sempre il bene. Noi siamo liberi per il bene. E in questo non abbiate paura di andare controcorrente, anche se non è facile! Essere liberi per scegliere sempre il bene è impegnativo, ma vi renderà persone che hanno la spina dorsale, che sanno affrontare la vita, persone con coraggio e pazienza (parresia e ypomoné).” Insomma, le scelte non sono tutte uguali ed intercambiabili: esiste il bene ed esiste il male, e la libertà è autenticamente tale solo se la si usa per scegliere il bene. Altrimenti, si è persone senza spina dorsale.
Sono solo alcuni estratti delle parole odierne del Papa. Ma se due più due fa quattro, qui non è cambiato proprio nulla. Grazie a Dio.

venerdì 12 aprile 2013

lucifero

La bellezza di Lucifero: le nuove frontiere del satanismo
Il satanismo ha cambiato tattica. Le sue parole adesso sono: bellezza, libertà e politica, specie nei comunicati pubblici. Anche in Italia.

LuciferoDimentichiamo per un momento corna, zolfo e bambine che parlano al contrario. Quello è un satanismo di vecchia maniera, buono per fare incassi al cinema. La realtà è probabilmente tutta un’altra.
Di fronte ad un mondo che cambia, anche le regole d’ingaggio devono essere diverse. E quello a cui si assiste in questo periodo è un radicale cambio di glossario quando si parla di satanismo. Chi venera questo culto, infatti, è sempre molto attento nel descrivere ciò che fa o pensa, in modo del tutto innocente. In maniera persino plausibile, facendo ricorso a parole positive, ricche di umanità, alle volte anche di gioia. Oppure è costretto a spostare il senso delle cose, spesso con delle definizioni che fanno intravedere una sorprendente apertura mentale.
Vediamone qualcuna. Secondo uno schema di cui è impossibile verificare l’attendibilità, attualmente ci sarebbero cinque “correnti” di satanismo: il razionalista, lo spirituale, l’agnostico, l’occultista, l’acido. Pazienza le ultime due, che sono abbastanza evidenti, ma le prime tre fanno venire non pochi dubbi anche a chi ha le idee chiare. Satanismo razionalista? Spirituale? Ma che vuol dire?
Non c’è bisogno di andare tanto lontano per scoprirlo. Un rappresentante di spicco del satanismo razionalista si è persino candidato alle politiche del 2013 insieme a Margherita Hack. Si tratta di Marco Dimitri, intervistato da “Il Fatto Quotidiano” il 6 febbraio di quest’anno. Nelle sue dichiarazioni pre-elettorali (Partito Democrazia Atea) parlava di “rilanciare la ricerca”, dei “diritti dei cittadini”, di rifiuto dei “finanziamenti pubblici”. Se non fosse per alcune svirgolate qua e là, sembrerebbe di sentire parlare un politico navigato.
C’è solo un piccolo problema: qui rischio di confondermi. Già, perché o i satanisti hanno iniziato a parlare come i populisti, oppure i populisti hanno preso a prestito gli slogan dei satanisti. La cosa non mi piace affatto.
E non va molto meglio con “lo spirituale”. Anzi, lo si trova persino più spesso, anche in forme diverse. Per esempio, una corrente “spirituale” è quella di Joy of Satan, la Gioia di Satana.
Nella sua home page si trovano concetti estremamente sofisticati. Innanzitutto il satanismo viene descritto come molto più antico del cristianesimo, e precedente qualsiasi religione conosciuta. In pratica sarebbe la vera essenza dell’uomo. In tutto questo, ovviamente, la Chiesa è l’antagonista che ha soffocato la vera natura umana. Allo stesso modo vengono ribaltati tutti i concetti. Aderire a Satana non è seguire pulsioni, bassezze e comportamenti degenerati, ma partecipare della consapevolezza, della bellezza, della luce.
Ecco cosa possiamo trovare: “Il Satanismo non è un’ “invenzione Cristiana”. Il Satanismo precede il Cristianesimo e tutte le altre religioni. Il Satanismo non riguarda folletti, gnomi, vampiri, mostri di Halloween o simili entità. Il Satanismo non riguarda il “male”.
Il Satanismo riguarda l’elevazione, ed il potenziamento dell’umanità, che era l’intento del nostro Vero Creatore (Satana).
Siamo rispettosi della Legge.
Il Cristianesimo fu inventato per rimuovere le conoscenze spirituali ed occulte (i poteri della mente) dalla popolazione, e mettere tale potere nelle mani di pochi “scelti” per reprimere tutta l’umanità. I poteri della mente e dell’anima sono reali e concreti. La gente che non li conosce, o non ne è cosciente, è semplice da controllare e manipolare per coloro che hanno esperienza nell’uso di queste energie.

Gli Dei Originali (Demoni) furono ingiustamente raffigurati come mostri, e bollati come “malvagi” per allontanare l’umanità dalla vera conoscenza spirituale. A causa di ciò, la razza umana è drasticamente degenerata, sia spiritualmente che intellettualmente.
Il Satanismo Spirituale evoca fortemente tutto ciò che è
apprendimento, conoscenza, ricerca, e libero pensiero.
Il Satanismo spirituale
riconosce la scienza e crede che qualunque cosa nell’occulto/soprannaturale abbia una razionale spiegazione scientifica. Noi crediamo che l’umanità sia stata pericolosamente allontanata da questa conoscenza, per mezzo della ristrettezza del Giudeo/Cristianesimo e dei suoi incessanti attacchi verso la scienza, per secoli.
Pratichiamo la meditazione per avanzare spiritualmente, e per elevare noi stessi. La meditazione è essenziale per l’anima umana, come il cibo lo è per il corpo.
Il Satanismo Spirituale riguarda individualismo, libertà, e indipendenza.
Il nostro passato viene sistematicamente
DISTRUTTO affinchè la bugia del cristianesimo possa continuare!”.
Mi si perdoni la lunga citazione, ma ogni frase di questo comunicato (tra l’altro molto noto e particolarmente diffuso nei blog) accende tanti piccoli campanelli d’allarme. Associare bellezza, scienza, razionalità al satanismo e, per contro, manipolazione, ignoranza, decadenza al cristianesimo mi sembra qualcosa di più che un “libero pensiero”. L’attacco è talmente preciso e persuasivo da lasciare sbalorditi.
Anche perché, molto spesso, troviamo gli stessi termini in terreni neutri e “laici”. Si faccia attenzione alla frase: “Siamo rispettosi della Legge”. È scritta apposta per far pensare che non ci sia nulla di male nel satanico, almeno in termini di Stato sociale e legale. È un’argomentazione ben costruita e convincente.
Insomma, le implicazioni di questo comunicato potrebbero essere molto pericolose a livello psicologico e molto, fin troppo, difendibili sul piano etico. Soprattutto generano confusione. Quando parla di “individualismo, libertà, e indipendenza” non lo sta facendo citando la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo. Ma lo fa come se dicesse: credi nella Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo? Ma allora sei già satanista, anche se ancora non lo sai. Guarda, ti manca tanto così e sei uno di noi. Basta che ne prendi coscienza.
Infine, tutti questi discorsi sulla “religione degli antichi” non mi sembrano molto distanti da quello che sosteneva la “Thule-Gesellschaft”, la società segreta esoterica che non poco influenzò il nazismo.
Se dovesse mai attecchire questa mentalità, si produrrebbero almeno due effetti. Uno) distanziare del tutto il cristianesimo dai valori positivi che gli sono propri, come libertà, bellezza e ricerca. Due) avvicinare sempre di più il satanismo alla sfera dei diritti laici, così da conferirgli un alone del tutto “lecito”.
Ci troveremmo in un mondo completamente alla rovescia, in cui il messaggio di Cristo diventerebbe il male, e quello di Satana il bene per tutti gli uomini.
Davide Greco

lunedì 4 febbraio 2013

europa

Un fallimento chiamato Europa

L'Europa nata vent'anni fa con il Trattato di Maastricht è un'istituzione moribonda che l'establishment delle Nazioni che ve ne fanno parte si ostinano a tenere in vita. L'Unione Europea si è rivelata un fallimento dal punto di vista sia economico che politico.
L'euro avrebbe dovuto portare maggiore solidità e coesione economica ed invece i Paesi membri stanno vivendo una crisi profondissima, sottoposti a leggi di austerità volute dalla Germania e dalla Banca Centrale Europea. La prova del fallimento economico è dimostrata dall'aumento del debito pubblico nell'eurozona e della disoccupazione. Altrettanto evidente è il fallimento politico dell'Europa. Siamo minacciati dall'entrata in Europa della Turchia ed in tema di politica estera è palese la negligenza con cui sono state affrontate le crisi irachena, libica, nei Balcani e nel Medio Oriente: senza coesione e convergenza di giudizi tra i vari Stati membri. Anche in tema di diritti umani e di difesa della democrazia l'Unione registra un altro clamoroso fallimento. Le lobbies europeiste a favore dell'omosessualità e della cultura della morte in genere, sono molto attive: stanno lavorando affinché sia introdotta la proibizione dell'obiezione di coscienza per medici ed infermieri in tema di aborto e perché venga esteso a tutti gli Stati il reato di omofobia. A questo riguardo il 24 maggio 2012 (da notare come questo sia il giorno della Madonna Ausiliatrice) il parlamento europeo ha votato una risoluzione contro l'omofobia e la transfobia, esortando gli Stati aderenti a garantire la protezione di gay, lesbiche e transgender, impedendo ogni forma esplicita di dissenso e di critica. Inoltre l'Unione esercita una pressione giuridica e morale intollerabile contro quei Paesi membri (Irlanda, Malta, Polonia  ed Ungheria) che resistono all'aborto o che intendono fare un'inversione di marcia o che proteggono l'istituzione del matrimonio tra un uomo ed una donna. Il 10 dicembre 2012 a questa Europa malata e moribonda è stato assegnato un ridicolissimo Nobel per la pace. Un premio immeritato!
In casa Italia, tra i leader dell'Unione più docile agli ordini di BCE c'è Mario Monti che, per 'salvare' l'Italia, mantenendola nell'euro, ha attuato una politica di rigore aumentando la pressione fiscale ed ottenendo in tal modo un disastroso aumento della disoccupazione, il crollo dei consumi e della produzione industriale, l'aumento dell'inflazione e del debito pubblico. Lo proporremo per un bel Nobel ....... complimenti in anticipo .......   
     

mercoledì 2 gennaio 2013

mario monti

Negri: «La Chiesa non ha detto di votare Monti. I criteri per giudicare sono i valori non negoziabili»

gennaio 2, 2013 Redazione

L’arcivescovo di Ferrara Luigi Negri dichiara alla Stampa: «Matrimonio uomo-donna, libertà di educazione, salvaguardia della sacralità della vita dal concepimento al suo termine naturale, sussidiarietà. È qui che si valutano le forze politiche».
«Monti va giudicato come tutti i politici per ciò che fa a difesa della vita e della famiglia e la sua sobrietà nello stile non garantisce nulla: la storia è piena di totalitarismi estremamente sobri». Così ha dichiarato in una intervista alla Stampa Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara e commissario Cei per la Dottrina della Fede. «Il nostro compito non è distribuire ai partiti etichette di cattolicità ma formare le coscienze – continua – non c’è alcuna indicazione di voto da parte della Chiesa a favore di Monti».

«CONTANO I VALORI NON NEGOZIABILI». Per Negri «esprimere una valutazione o formulare una dichiarazione di stima non significa attribuire la patente di cattolico a uno schieramento. Nel messaggio per la giornata della pace, il Papa ha chiarito che i valori non negoziabili sono razionali e quindi validi anche per i non credenti, eppure ci sono partiti che escludono i temi bioetici dai loro programmi. Matrimonio uomo-donna, libertà di educazione, salvaguardia della sacralità della vita dal concepimento al suo termine naturale, sussidiarietà. Ecco il banco di prova. È qui che si valutano le forze politiche».

«LIBRI PIENI DI DITTATORI SOBRI». Il neo arcivescovo di Ferrara ha affermato che «la Chiesa non può ragionare secondo il “tu mi dai, io ti do”. Non mi pare proprio l’ottica del Papa quella di appoggiare un determinato partito o candidato. Noi educhiamo i fedeli, non li telecomandiamo nell’urna. (…) Sono i principi non negoziabili gli unici criteri per giudicare candidature e programmi di governo. Non c’è traccia di temi etici nella sua [di Monti, ndr] Agenda e quindi mi chiedo come si possa parlare di appoggio della Chiesa a Monti in assenza di un suo esplicito impegno sulle questioni di fede fondamentali. In Vaticano e fuori ci sono stati interventi di autorità ecclesiastiche che però non possono essere interpretati come un sostegno aperto della Chiesa al premier. E anche l’enfasi posta sul cambiamento di stile nella vita pubblica mi sembra superficiale. I libri sono pieni di dittatori assolutamente sobri».

domenica 11 novembre 2012

Cristiada

W CRISTO RE!

L’epopea dei “cristeros” nel Messico martire



di Marco Respinti

Pochi, purtroppo, ricordano che nel cuore nero del Novecento il Messico martire offrì una testimonianza di fede e di fedeltà al Soglio di Pietro pressoché unica al mondo.
Dall’inizio del secolo, il Paese nordamericano era stato squassato da una serie di colpi di Stato inframmezzati a faide politiche che altro non erano se non “guerre civili” intestine all’unico apparato massonico-laicista costantemente al potere, che, attraversato pure da inquietanti atmosfere giacobino-nazionalistiche e da forti pulsioni socialistiche, era rigorosamente definito dall’anticattolicesimo “scientifico”.
Nel 1917, del resto – un annus fatalis – il Messico retto dal despota Venustiano Carranza (1859-1920) giunse persino a darsi una Costituzione che quell’anticattolicesimo formalizzava positivamente e coscientemente in legge fondamentale del Paese.
Raccogliendo dunque la tempesta che tale vento aveva da tempo seminato, fu in specie il governo del generale Plutarco Elías Calles (1877-1945), ennesimo despota, che mirò alla rivoluzione socio-culturale più compiuta e “globalizzante” da ottenersi attraverso la lotta frontale all’unico, vero grande ostacolo che, nella pratica e nella quotidianità, ancora aveva il potere di arrestarne la marcia: la Chiesa Cattolica, cioè la sua gerarchia e il suo popolo di fedeli, generatori di istituti, di società, di storia.
In questo quadro, le insopportabili angherie e le persecuzioni scatenate dal governo contro i cattolici risvegliarono una vera e propria “Vandea messicana”, disposta anche al sacrificio in armi di sé pur di difendere il diritto di cittadinanza che spetta alla verità delle cose e a quell’unico umanesimo autentico che solo la prospettiva cattolica anche sulla società e sulla polticia garantisce per tutti, non cioè solo per i cattolici.
L’insurrezione messicana prese un nome divenuto – in un circolo di cultori che non hanno rinunciato alla memoria viva – famoso. Si chiamò “Cristiada”, praticamente una crociata, e i suoi cavalieri dell’ideale, nobilmente straccioni, furono i “cristeros“. Era infatti così che con arroganza e saccenza li apostrofavano i nemici, storpiando la dizione “Cristos Reyes”, cioè i “Cristi-Re”, insomma quella gente che si ostinava a battersi e a soccombere al grido di «Viva Cristo Re!». Del resto, i cristeros combatterono indossando l’uniforme del rosario o di un grande crocifisso appesi al collo, proprio come i loro “avi” in Vandea. E quegli insorti, pur nulla offesi, se ne fecero un vanto adottando volentieri l’epiteto (del resto “cretino” viene da “cristiano” usato per offendere…): come san Paolo insegna che “cristiano” è una “aggettivo di possesso” che indica “colui che appartiene a Cristo” così cristero indicò chi apparteneva in toto all’unico re, Gesù. Fu una bandiera, insomma, quel nomignolo; anzi la bandiera, emblema di una concezione diversa dell’agire politico e dell’organizzare la società, antitetica a quella che li perseguitava.
Nel 1926 i cristeros insorsero e tennero per tre anni, fino al 1929, testa a un nemico incommensurabile. Irrorarono il suolo del Messico di sangue martire, quello che genera conversioni, santi e l’unico bene autentico: la memoria corre qui doverosamente almeno al giovane presbitero gesuita Miguel Agustín Pro (1891-1927), beatificato dal beato Giovanni Paolo II (1920-2005) il 25 settembre 1988, ma i martiri messicani, laici e consacrati, furono legione. Alla fine sui campi di battaglia ne rimasero un numero calcolato tra i 70 e gli 85mila.
Dopo quel triennio di sangue, la guerra si fermò pur senza davvero (mai) finire. Né si esaurirono le cause profonde che l’avevano generata. Il governo era solamente riuscito di fatto a dividere gli avversari e, complice anche la pavidità di certi vertici cattolici, le armi furono deposte (almeno da una delle parti in causa, visto che le rappresaglie della vendetta governativa continuarono a mietere vittime).
A quasi un secolo di distanza resta la memoria di un sacrifico immenso: che non è una semplice consolazione, ma la testimonianza, dura, di una storia gloriosa verso la quale un certo mondo non ha ancora fatto bene tutti i conti. A partire dagli anni 1960 ne ha raccontato le vicende in modo ancora insuperato lo storico e sociologo alsaziano Jean Meyer Barth (da non confondere con lo storico francese Jean Meyer, che, assieme al collega Pierre Chaunu [1923-2009], ha dato impulso alle ricerche sul genocidio vandeano condotte dallo studioso bretone Reynald Secher). Tra 1973 e 1974 Meyer Barth ha quindi dato alle stampe una monografia in tre tomi, La Cristiada, continuamente – per fortuna – in edizione (la più recente è uscita a Buenos Aires nel 2003 per l’editore Siglo XXI), un’opera monumentale di cui in italiano esiste solo una sintesi – il saggio Quando la storia è scritta dai vincitori. Insurrezione vandeana e rivolta dei cristeros messicani: due sollevazioni popolari escluse dalla storia ufficiale e dalla memoria nazionale, accolto nel volume a più mani La Vandea (trad. it., Corbaccio, Milano 1995) – e qualche “reperto” in forma di intervista giornalistica.
Utilissimi sono dunque due volumi di recenti produzione italiana. Anzitutto Dio, Patria e libertà! L’epopea dei Cristeros, firmato dallo storico militare Alberto Leoni e uscito nella collana “I quaderni del Timone” (Edizioni Art, Milano 2010, pp. 64, € 6,00), poi il freschissimo di stampa Cristiada. Messico martire. Storia della persecuzionedi Luigi Ziliani (Amicizia Cristiana, Chieti 2012, pp. 216, €15,00).
Il libro di Zuliani è un felice reprint di un’opera pubblicata in presa diretta, una cronaca frutto di un viaggio-pellegrinaggio effettuato dall’autore, un sacerdote cattolico italiano, sul posto nel 1928. Don Ziliani (che tra il 1928 e il 1938 tenne in Italia e in tutta Europa circa 300 conferenze per denunciare il “dispotismo giacobino-bolscevico” del governo Calles) pubblicò il proprio reportage esplosivo dapprima con il titolo Tre mesi nel Messico Martire e poi lo trasformò in Messico martire. Storia della persecuzione, eroi e martiri di Cristo Re (Società Editrice S. Alessandro, Bergamo, 1929). Il testo venne ripubblicato ben 15 volte in 10 anni, dall’edizione del 1933 recò l’approvazione dell’arcivescovo messicano di Guadalajara, mons. Francisco Orozco y Jiménez (1864-1936), e diverse altre edizioni postume uscirono sino all’ultima del 1951.
In esso il sacerdote spiegò benissimo come fu la natura autenticamente popolare del cattolicesimo messicano a far sì che a quelle latitudini la fede costituisse anche una irrinunciabile quanto cristallina scelta sociale e politica, che dunque non poteva per forza di cose essere tollerata dalle forze laiciste in quel frangente al potere nel Paese. Lo scontro fra le due civiltà antagoniste – quella edificata prendendo sul serio in ogni piega anche della storia temporale la Rivelazione del Dio che si fa uomo e quella che vorrebbe costruire prescindendo coscientemente da Dio – fu dunque “naturale”, inevitabile; meraviglierebbe, cioè, se in Messico, date le premesse, fosse accaduto qualcosa di diverso da una guerra aperta…
Perché, una volta fallito il tentativo di rispondere alla persecuzione sul piano legislativo e dunque legale, non rimase che l’extrema ratio dell’insurrezione. Non a caso il Messico cristero godette “dell’imprimatur” – caso più unico che raro – della stessa Santa Sede. Papa Pio XI (1857-1939) dedicò infatti alla persecuzione anticattolica di quello sfortunato Paese nordamericano non uno ma ben quattro documenti magisteriali, tre dei quali furono nientemeno che encicliche, oggi opportunamente raccolti nel volume Encicliche sulle persecuzioni in Messico, 1926-1937 (Amicizia Cristiana, 2012, pp. 78, € 7,00).
Il primo fu la lettera apostolica Paterna sane, del 2 febbraio 1926, con cui il pontefice suggeriva all’episcopato messicano modi concreti per contrastare le leggi anticristiane promosse dal governo di Città del Messico. La seconda fu la lettera enciclica Iniquis afflitisque, del 18 novembre del medesimo anno, che, rivolgendosi significativamente alla Chiesa universale, additava la sofferenza del popolo cattolico messicano a modello di virtù per tutti. Dunque, a guerra finita, il Papa promulgò la lettera enciclica Acerba animi, del 29 settembre 1932, esortando i cattolici messicani a una nuova (forma di) resistenza. Infine venne la lettera enciclica Firmissimam constantiam, del 28 marzo 1937, la quale persino legittimò – a norma dell’antichissimo diritto di resistenza all’oppressione tirannica, che il diritto naturale e la dottrina cattolica contemplano positivamente -, l’insurrezione dei cristeros.
Solo pochi giorni, anzi ore prima di quest’ultimo documento “messicano”, rispettivamente il 14 e il 28 marzo, Pio XI aveva promulgato le due storiche encicliche di scomunica delle ideologie violente più note del secolo XX e in quel momento massimamente distruttive, ovvero il nazionalsocialismo ateo (e l’eresia del “cristianesimo tedesco”) attraverso l’enciclica Mit brennender sorge, nonché il socialcomunismo materialistico e altrettanto ateo con l’enciclica Divini redemptoris. Alla Cattedra sempiterna di Pietro era cioè chiaro il volto che l’anticristianesimo militante, non certo una novità, assumeva in quel momento: la somma tra i due totalitarismi di massa che avvelenavano l’Europa e la persecuzione “liberale” americana che divorava il Messico.
Un vero peccato che oggi solo pochi ricordino il fato dei cristeros. Eppure è un argomento di cui dovrebbe impossessarsi l’immaginario collettivo. Pensare che nel 2011 vi è stato dedicato persino un film, Cristiada, con un cast (Andy Garcia, Peter O’Toole, Eduardo Verástegui, Eva Longoria; musiche del talentuoso James Horner; effetti speciali di chi ha lavorato per i Tolkien cinematografici di Peter Jackson…) e un budget da vero kolossal, ma che forse nessuno riuscirà a vedere, dato che da mesi e mesi cerca invano un distributore [qui alcune immagini del film]. Che i poveri cristeros scamiciati e con le pezze alle ginocchia facciano ancora tremare i potenti del mondo?…

[Fonte: La Bussola Quotidiana, 4.2.12]


Lepanto

1926, Messico. Quando il governo mise al bando la fede

Scritto da Michael James Love e diretto da Dean Wright, Cristiada è stato dichiarato uno dei colossal più belli realizzati negli ultimi anni, con un cast di eccezione /Andy Garcia, Peter O' Toole, Eva Longoria, Catalina Sandino Moreno, Oscar Isaac. Era il 1926, quando il Messico si presentava teatro di una feroce persecuzione anticristiana ad opera di un apparato politico massonico e laicista. Dal despota Venustiano Carrenza (1917) a Plutarco Elias Celles (1924-1928), promulgatore e acceso sostenitore di una "nuova rivoluzione culturale globalizzata", si cercava a tutti i costi di estirpare dalla società i princìpi del cattolicesimo. La persecuzione, iniziata con l'introduzione di leggi che discriminavano i cristiani impedendo la professione pubblica della loro fede, ebbe il suo culmine nell'uccisione di sacerdoti, autentici e coraggiosi testimoni della fede, e nella violazione e profanazione sistematica di chiese e luoghi di culto. Alla popolazione cattolica messicana, una volta fallito il tentativo di rispondere alla persecuzione sul piano pacifico e legale, non rimase che la strada della resistenza armata. Nacquero così i cristeros, che al grido di "Evviva Cristo Re!" combatterono con eroismo, testimoniando col martirio la loro fedeltà al Vangelo. Molti di essi sono stati canonizzati e beatificati da Giovanni Paolo II (21 maggio 2000).