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giovedì 15 ottobre 2015

Santa Sede succursale dell’Arcigay?

Mario Giordano: se gli omosessuali invadono i palinsesti tv



Pubblichiamo "Posta prioritaria", la rubrica in cui Mario Giordano risponde alla lettera di un lettore di Libero.

Caro Giordano, non le sembra che il “macho” sia morto? Purtroppo non può dirsi altrettanto per il machismo, ma è lo stesso fenomeno per cui il timido fa lo spavaldo per mascherare la vera natura. Pare che l’ormai desueta virilità venga considerata “masculopatia”. E basta girare per i canali tv per riscontrare l’invasione di omosessuali. Oggi in Italia, per avere successo, bisogna essere gay o drogati.
Moreno Sgarallino
via mail

Drogati non lo so, gay in effetti sì. Da tempo ci permettiamo di segnalare il fenomeno dei Gay Invaders, le storie omosessuali e transessuali che s’intrufolano in ogni fiction, in ogni reality, in ogni trasmissione tv. Oggi come oggi se un contenitore pomeridiano non ha almeno la testimonianza in diretta di un uomo che è diventato donna e si è sposato con una donna che è diventata uomo, non va nemmeno in onda. La teoria del gender impazza in tutte le scuole. Vietato dire che esistono azzurro e rosa, bambini e bambine: siamo tutti neutri. E vietato dire che le specie animali si moltiplicano dalla notte dei tempi accoppiando maschi e femmine. Ormai a scuola si insegna che i bebè li porta la Cicogna Provetta, magari scovandoli sotto il cavolo di un laboratorio. In Francia hanno appena proposto di mettere al bando le favole come Cappuccetto Rosso e Cenerentola perché sarebbero sessiste. 

A Napoli è stato iscritto nell’anagrafe comunale il primo bambino italiano che ha due mamme. Queste ultime, naturalmente, si sono subito concesse alle telecamere per dire quant’è bello che un piccolo cresca senza avere come riferimento una figura maschile. Una meraviglia, infatti: perché non ci abbiamo pensato prima? Anzi: perché non ci ha pensato direttamente la natura? 

Fino a poco tempo fa a tenere il punto c’era la Chiesa. Adesso anche lì si percepiscono sbandamenti pericolosi. «Chi sono io per giudicare?», si è chiesto il Papa. E così un pezzo della curia si è subito messa al lavoro per sancire la svolta gay friendly del Vaticano. Per portarsi avanti sono partiti gli outing dei cardinali omosessuali, poi quelli dei preti omosessuali, l’intera Santa Sede è stata fatta passare per una mini-succursale dell’Arcigay. 

Ora io non userei mai la parola “macho” e “machismo”, come fa lei, perché mi fanno schifo entrambe, e perché sono costituzionalmente inadatto a indossarle. Però, ecco, mi basterebbe che qualcuno provasse ancora a difendere la famiglia. Ha presente quella vecchia cosa: una mamma, un papà, i figli che nascono dal parto? Oggi si ha quasi paura a farlo. Ci si sente soli. E c’è subito qualcuno che ti accusa di omofobia...

di Mario Giordano

venerdì 28 agosto 2015

nozze gay e cattoliche!!!!

La Chiesa che vuole le nozze gay e cattoliche

di Enrico Cattaneo



Già da tempo molti teologi, anche cattolici, cercano di sdoganare l’omosessualità, perché sia accettata dalla comunità credente come una forma legittima di amore. Naturalmente, questo discorso riguarda solo quelle persone omosessuali che si dicono credenti e che vorrebbero continuare a vivere come credenti nella comunità ecclesiale, senza rinnegare l’esercizio della loro omosessualità. Ecco le loro argomentazioni. Essendo la sessualità un potenziale carico di eros, è certamente importante che questo eros non decada nello sfruttamento dell’altro o nel dominio sull’altro, ma sia educato a diventare strumento di una relazione autentica. 

Questo discorso, secondo quegli autori, vale non solo per gli etero,ma anche per gli omosessuali. Non importa quale sia il sesso fisiologico. L’eros prescinde dal sesso. Il piacere erotico, infatti, si può provare anche nell’incontro con una persona dello stesso sesso. Si deve dunque proporre agli omosessuali credenti un cammino di crescita spirituale, orientata all’incontro con l’altro tu, in cui si rivela il Tu ineffabile e trascendente del Mistero d’Amore. In questo contesto, dicono, gli atti omosessuali non possono più essere considerati immorali. La moralità di un atto, proseguono, infatti, non sta nell’adesione a una norma, ma consiste nel favorire l’incontro, la relazione, l’aiuto reciproco. In questo senso si può parlare anche di una “fecondità” della relazione omosessuale, anche se è diversa dalla fecondità procreativa. In questo percorso spirituale, alla coppia omosessuale va però chiesta la stabilità e l’esclusività. 

Stando così le cose, argomentano, non si capisce perché non si possa parlare di matrimonio e di famiglia anche per una coppia omosessuale, dato che ci sono i requisiti fondamentali della stabilità, dell’esclusività e della fecondità (sia pure in senso metaforico). E poiché una relazione stabile ed esclusiva è un bene per la società, non si vede perché una coppia omosessuale non debba avere un riconoscimento e una tutela giuridica da parte dello Stato. Una società in cui i gay possono sposarsi è una società che incoraggia l'impegno fedele.

Ho cercato qui di sintetizzare, con molta benevolenza, il discorso di quei teologi, i quali spingono perché la Chiesa cattolica cambi il suo insegnamento sulla morale sessuale. Lì infatti vogliono arrivare. In sostanza, la loro argomentazione si riassume in questo: poiché in una coppia omosessuale è possibile (non è automatico, ma è possibile, tanto più se è formata da credenti) che ci siano sentimenti di amore, di oblatività, di sacrificio per l’altro/a, ciò è sufficiente per ritenere moralmente a posto quelle persone, e quindi ammetterle alla comunione eucaristica. Toccherà al sacerdote che segue quelle copie verificare se ci sia quel cammino spirituale, quel “vissuto”, e quindi anche eventualmente benedire quelle relazioni omosessuali basate su valori di amore, fedeltà e impegno.

Di fronte a queste tesi, che sembrano di alta spiritualità, la prima cosa che uno si chiede è che fine abbia fatto il corpo, che, da che mondo è mondo, si distingue in maschile e femminile. Si parte dall’affermazione, ormai data per scontata, che l’omosessualità non sia più una patologia psichiatrica (com’era considerata prima del 1973), né un disturbo della personalità, né l’espressione di un disagio o di una mancata maturazione affettiva, ma un orientamento normale della sessualità umana. La componente genitale è allora solo un aspetto secondario e persino irrilevante della sessualità. Sbagliano dunque quelli che pensano che l’omosessuale sia interessato solo al sesso, sia pure fatto in un certo modo. Questo “certo modo” è del tutto marginale rispetto alla dimensione affettiva e spirituale.

Qui siamo chiaramente in una posizione di tipo gnostico. Per gli gnostici del II secolo quello che avveniva a livello del corpo (genitali) non aveva nessuna rilevanza morale per la persona “pneumatica”, quella cioè che aveva raggiunto o scoperto la sua “consustanzialità” con il Pneuma, lo Spirito divino. Da qui il loro libertinismo in materia sessuale. A parte il fatto che nessuna persona di buon senso ritiene moralmente irrilevante l’uso del piacere sessuale, anche se poi uno cerca sempre di giustificare i propri comportamenti, l’insegnamento della parola di Dio, e in particolare quello dell’apostolo Paolo, è chiarissimo su questo punto. Di fronte alle tendenze pre-gnostiche dei cristiani di Corinto, i quali dicevano: «Tutto mi è lecito» (1 Cor 6,12), Paolo ricorda che «il corpo è tempio dello Spirito Santo» (6,19), «membra di Cristo» (6,15), e che non bisogna «peccare contro il proprio corpo» (6,18) con la fornicazione. Il corpo, infatti, è destinato alla risurrezione (6,14). Occorre dunque «glorificare Dio nel proprio corpo» (6,20). 

Anche se il nostro corpo attuale è segnato dalla corruttibilità e dalla morte, tuttavia l’unità della persona è tale che non si può considerare il corpo escluso dalla moralità, come se essa fosse solo dipendente dall’intenzione dell’animo: «Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, ciascuno per ricevere la ricompensa delle opere compiute finché era nel corpo, sia in bene che in male» (2 Cor 5,10). Paolo conosceva bene il mondo pagano, con la sua esaltazione di una sessualità senza freni, che egli condanna apertamente (cf. Rom 1, 24-32), escludendo che ci possa essere una “via cristiana” all’interno di un comportamento omosessuale. Le sue parole sono chiare: «Che ciascuno sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto, non come oggetto di passioni e libidine, come i pagani che non conoscono Dio. Che nessuno offenda e inganni in questa materia il proprio fratello, perché il Signore è vindice di tutte queste cose, come già vi abbiamo detto e attestato» (1Ts 4,3-6). E per non correre il pericolo di non essersi spiegato bene, aggiunge: «Dio non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione. Perciò chi disprezza queste norme non disprezza l’uomo, ma Dio stesso, che vi dona il suo Santo Spirito» (ivi, vv. 7-8). Già allora c’era chi con sofismi cercava di far passare nella vita cristiana il comportamento pagano. 

Allora Paolo ammonisce: «Non illudetevi: né immorali, né idolastri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio» (1 Cor 6,9-10). E in questa condanna sono inclusi non solo chi compie quelle azioni, ma anche chi le approva (cf. Rom 1,32). Se la parola di Dio ha ancora un senso, allora questi insegnamenti dell’Apostolo non possono essere messi da parte come superati. Ma questa, obiettano, è una lettura fondamentalista della Bibbia. Per Gesù, dicono, la norma morale non è un assoluto, perché prima di tutto viene l’amore: essere orientati all’amore, è questo che fa la moralità dell’atto umano. Ma, chiediamo, che cos’è l’amore? Forse risponderanno come Pilato di fronte alla verità, cioè non risponderanno (cf. Gv 18,38). 

Siamo consapevoli che nelle persone omosessuali c’è un grande bisogno di affetto, di tenerezza, di amicizia, di amore, ma questo bisogno è presente in tutti e deve esprimersi con verità, nel rispetto della propria condizione. L’eros sessuale non può essere messo semplicemente a servizio dell’amore a prescindere dal proprio stato e dalla differenza tra maschio e femmina. Ci sono infatti vari tipi di amore, come l’amore di amicizia, l’amore fraterno, paterno, materno, filiale, che escludono l’eros sessuale, pena cadere nell’incesto e negli atti contro natura. C’è un unico amore capace di accogliere e di sublimare l’eros sessuale, ed è l’amore coniugale, dove il piacere sessuale e l’affettività sono al servizio dell’amore, che è una decisione che impegna tutta la persona per tutta la vita, in vista anche della generazione e dell’educazione dei figli. In un comportamento tra persone, non basta che ci siano elementi positivi perché esso risulti moralmente accettabile. Anche in una relazione adulterina ci può essere soddisfazione, affetto, dedizione, ma non per questo diventa moralmente accettabile. 

Non è vero che la posizione cattolica porti la persona con tendenza omosessuale su una strada senza uscita, dando per scontato che la castità sia impossibile. Ciò significherebbe ammettere che la grazia di Cristo non sia efficace e che lo Spirito Santo non venga in aiuto alla debolezza umana. Proporre agli omosessuali un ipotetico percorso spirituale, chiedendo per di più un impegno di “stabilità” e di “esclusività” nell’esercizio della loro omosessualità, assomiglia molto a una visione romantica, assai lontana dalla realtà. Ciò non farebbe che illude ancora di più quelle persone e far loro del danno invece che aiutarle. 

lunedì 10 agosto 2015

l’ideologia del gender non esiste

Il card. Menichelli a Rovereto (TN): 

chiaro intervento su gender, matrimonio

 e utero in affitto





Chiede che ci si metta alla scuola di Maria nella “sapienza della normalità” il cardinale Edoardo Menichelli*, Arcivescovo di Ancona-Osimo e segretario della commissione episcopale CEI per la famiglia, che – su invito dell’arciprete decano di Rovereto, Mons. Sergio Nicolli – stamattina ha presieduto la Santa Messa nella Solennità dell’Ausiliatrice, patrona della Città della Quercia.
Per riscoprire la “sapienza della normalità”, il porporato marchigiano ha preso in esame alcuni titoli della Vergine Maria: donna, sposa e madre. 
Nel parlare di Maria come donna, Menichelli ha subito chiarito che la Madonna aveva chiara la propria identità, quella di donna, non di essere un qualcosa di indeterminato come vorrebbe la teoria del gender. Donna, dedita come tutte le donne alla propria casa e con occhio attento alle necessità altrui. In questo contesto il cardinale ha messo per ben due volte esplicitamente in guardia dalla perniciosità della teoria del gender, “dietro la quale – ha ricordato – vi sono poteri economici, culturali e scientifici”.

Proseguendo nell’omelia, pronunciata interamente a braccio, Menichelli ha preso in esame Maria come sposa, constatando come nella temperie odierna questo termine sia scomparso, a favore di termini meno forti quali “compagno” e “compagna”. Una tale scomparsa porta con sé, secondo il cardinale, la perdita del senso di una reciproca donazione totale e dell’impegno pubblico del proprio legame.

Infine, ha affermato il porporato, la Madonna è madre. Vediamo l’aspetto umano della sua maternità nell’apprensione per il figlio, che manifesta assieme a Giuseppe, nell’episodio evangelico dello smarrimento di Gesù nella carovana. Secondo il cardinale, inoltre, Maria aveva ben chiaro che un figlio non è possesso dei genitori, né un diritto, bensì dono da accogliere. Menichelli ha dunque esortato a ricuperare il senso autentico della maternità e della paternità in un contesto culturale che propone uteri in affitto.
Riassumendo la prima – e più cospicua – parte della sua omelia, Menichelli ha affermato che il più grande peccato del nostro tempo è quello contro la vita, invitando di conseguenza ad adoperarsi per la promozione della vita ed il ricupero della “sapienza della normalità”.

* Edoardo Menichelli è arcivescovo metropolita di Ancona-Osimo dal 2004. Il Santo Padre Francesco lo ha nominato membro della III Assemblea Generale Straordinaria del Sinodo dei Vescovi sulla famiglia dell’ottobre 2014 e ha annunciato la sua creazione a cardinale “a sua insaputa” – come ha ricordato monsignor Nicolli nei saluti iniziali – durante l’Angelus del 4 gennaio 2015. Menichelli ha ricevuto quindi la porpora nel successivo Concistoro del 14 febbraio.


Arcigay e Pd contro il cardinale Menichelli: “Parole da Medioevo, la teoria del gender non esiste”




Le posizioni del cardinale  sulla teoria del gender e, più in generale sul matrimonio, espresse nel corso di una omelia a Rovereto, in provincia di Trento, hanno sollevato un vespaio di polemiche in Trentino. Lo riporta il quotidiano l’Adige.
Le proteste più pressanti sono giunte da Arcigay e dal Partito Democratico al punto che il decano di Rovereto, don Sergio Nicolli, ha deciso di incontrare, già nei prossimi giorni, i rappresentanti locali dell’associazione di omosessuali per discutere di quanto accaduto. si tratterà di un “incontro chiarificatore privato con una piccola delegazione dell’associazione”. Il prelato roveretano si augura “che sia un incontro fraterno e che nessuno si presti strumentalizzazioni».
Il cardinale Edorardo Menichelli, arcivescovo di Ancona e membro del Sinodo straordinario sulla famiglia, era ospite della diocesi di Rovereto, dove ha celebrato messa, in occasione della ricorrenza di Maria Ausiliatrice. Menichelli è stato accusato di esprimere opinioni medievali dall’Arcigay, il cui presidente trentino, Paolo Zanella, ha affermato che l’ideologia del gender “non esiste, è soltanto un pretesto per istigare un’isteria collettiva che impedisce di affrontare con serenità quei temi che una parte della chiesa avversa in ogni modo: le coppie omosessuali, le famiglie omogenitoriali, la parità tra uomo e donna, l’emancipazione femminile. Temi che in qualsiasi altro Paese al mondo sono affrontati senza paure di sorta.”
Zanella ha anche accusato il cardinale Menichelli di aver offeso le donne con le sue parole: “Dal pulpito di Rovereto, un velato anatema colpisce anche le donne, ricordando ad esse che “Maria è prima di tutto donna sposa e madre”, facendo il verso alla triste retorica del fascismo sull’uomo “marito, padre e soldato”.” Una posizione, quella di Zanella, francamente incomprensibile, in quanto monsignor Menichelli non ha fatto altro che rimarcare una verità evidente, che, probabimente,  Zanella non è in grado di riconoscere.

http://www.lafedequotidiana.it/arcigay-e-pd-contro-il-cardinale-menichelli-parole-da-medioevo-la-teoria-del-gender-non-esiste/

domenica 9 agosto 2015

Gender a scuola e l' Osservatore Romano

Gender a scuola, 
cosa nasconde la legge Fedeli

Pubblichiamo l’articolo apparso sulla newsletter dell’Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuan di Trieste, che analizza, articolo per articolo, il disegno di legge della senatrice del Pd Valeria Fedeli sull’insegnamento del gender nella scuole italiane. 

Vale la pena di analizzare il ddl Fedeli quando l’educazione di genere sembra ormai essersi infilata di straforo nel sistema scolastico, attraverso il voto di fiducia sulla cosiddetta “Buona Scuola”? Vale certamente la pena di analizzarlo.
Esaminiamolo dando innanzitutto il titolo esatto: “Introduzione dell’educazione di genere e della prospettiva di genere nelle attività e nei materiali didattici delle scuole del sistema nazionale di istruzione e nelle università”. Porta la firma di Valeria Fedeli, vicepresidente del Senato; i firmatari sono in tutto 40: 35 senatori del Pd, 1 dei “Conservatori, Riformisti Italiani”, 1 del Psi-Autonomie, 1 del gruppo Misto-Sel, 2 del gruppo Misto. Rileviamo fin dal titolo che si rivolge al sistema nazionale di istruzione e alle università: quindi tutte le scuole, anche le materne, anche le scuole paritarie, anche le scuole paritarie cattoliche, anche le università dove si formano i futuri formatori. Punta alle attività e ai materiali didattici: non quindi i classici “corsi opzionali”, ma un inserimento nel cuore della formazione curriculare. Il ddl Fedeli è costituito da una lunga premessa di presentazione e da 6 articoli.

Art. 1 - Introduzione dell’insegnamento dell’educazione di genere
Si parte nella maniera classica «per la realizzazione dei princìpi di eguaglianza, pari opportunità e piena cittadinanza nella realtà sociale contemporanea». Al comma 2 si dà il primo “colpetto”: «promozione di cambiamenti nei modelli comportamentali al fine di eliminare stereotipi, pregiudizi, costumi, tradizioni e altre pratiche socio-culturali fondati sulla differenziazione delle persone in base al sesso di appartenenza».La corporeità sessuata come superficie neutra comincia a prendere consistenza.

Art. 2 - Linee guida dell’insegnamento dell’educazione di genere
Il sesso, citato all’art.1, sparisce. La citazione infatti serviva solo a “far credere” che si parlasse dei due sessi. Da qui in poi il sesso scompare (nei titoli non compare nemmeno) e si parla solo di genere. I numeri parlano da soli: il sesso compare 3 volte nella premessa (+ altre 5 volte in connotazione negativa: “sessismo” e simili) e 2 volte negli articoli del DDL; il genere compare 30 volte nella premessa, 4 volte nei titoli, 8 volte negli articoli. La “parità dei sessi” è quindi il cavallo di Troia per far entrare il gender nelle scuole. I richiami continui alle linee europee (12 volte è citata l’Europa nella premessa) non lasciano dubbi in proposito. Da adesso si parla di «linee guida dell’insegnamento dell’educazione di genere che forniscano indicazioni per includere nei programmi scolastici di ogni ordine e grado, tenuto conto del livello cognitivo degli alunni, i temi dell’uguaglianza, delle pari opportunità, della piena cittadinanza delle persone, delle differenze di genere, dei ruoli non stereotipati, della soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali, della violenza contro le donne basata sul genere e del diritto all’integrità personale».

Art. 3 - Formazione e aggiornamento del personale docente e scolastico
«[…] corsi di formazione obbligatoria […] per il personale docente e scolastico». Indottrinamento gender obbligatorio: le organizzazioni che fanno questo tipo di corsi sono tutte di area Lgbt.

Art. 4 - Università
«Le università provvedono a inserire nella propria offerta formativa corsi di studi di genere o a potenziare i corsi di studi di genere già esistenti, anche al fine di formare le competenze per l’insegnamento dell’educazione di genere di cui all’articolo 1». Formare i formatori è l’ovvio corollario. Chi si occupa degli “studi di genere” sono solamente gli “ideologi del gender”, e saranno i padroni dell’Università in questo campo. Se non sei ideologizzato, come puoi occuparti di questi studi, che non tengono conto delle due cose basilari del sapere, ossia la realtà osservabile e la logica?

Art. 5 - Libri di testo e materiali didattici
«A decorrere dall’anno scolastico 2015/ 2016, le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado adottano libri di testo e materiali didattici corredati dall’autodichiarazione delle case editrici che attestino il rispetto delle indicazioni contenute nel codice di autoregolamentazione «Pari opportunità nei libri di testo» (Polite)». Anche in questo testo il genere domina e il sesso sparisce: 14 volte “genere”, 1 volta “sessi” (ma è in una frase subordinata al concetto di “identità di genere”). Cavallo di Troia è la frase “culture e competenze di ambedue i generi”.

Art. 6 - Copertura finanziaria
La copertura finanziaria non viene assicurata con nuove tasse, ma con la «riduzione complessiva dei regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale, di cui all’allegato C-bis del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98». Minori detrazioni significa nuove tasse, ma i nostri parlamentari sono abili a giocare con le parole.

Nel ddl Fedeli i cavalli di Troia per introdurre l’ideologia gender ci sono tutti: Pari opportunità (12 volte), Differenze (11 volte), Discriminazione (3 volte), Violenza [contro le donne] (8 volte). Non si parla di “omofobia” per un motivo molto semplice: il ddl Fedeli lavora in sinergia col ddl Scalfarotto sulla cosiddetta omofobia. Ad esempio il ddl Fedeli non definisce la “identità di genere”, ma dà per scontata la definizione del ddl Scalfarotto: «identità di genere: la percezione che una persona ha di sé come uomo o donna, anche se non corrispondente al proprio sesso biologico». Il vocabolario gender invade tutto il ddl Fedeli: Identità di genere (7 volte), Stereotipo, e varianti (18 volte), Decostruzione (2 volte), Sessismo, e varianti (5 volte), Ruoli stereotipati, ruoli non stereotipati (3 volte).

Sì, è un ddl molto pericoloso. Introduce dall’alto un linguaggio e una cultura che nelle scuole è già largamente presente, ma solo per “osmosi” attraverso la mentalità gender che gli insegnanti, come tutti, bevono da giornali e Tv. Qui invece si passa all’indottrinamento obbligatorio su linguaggi e categorie di pensiero create da una piccola minoranza ideologizzata.

Salute riproduttiva. “L’Osservatore” tace, “Avvenire” canta




onu

http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2015/08/08/salute-riproduttiva-losservatore-tace-avvenire-canta/
Sulla prima pagina dell’edizione del 5 agosto, “L’Osservatore Romano” ha dato notizia dei diciassette obiettivi del millennio “per lo sviluppo sostenibile” del pianeta, in procinto di essere approvati dall’Organizzazione delle Nazioni Unite e da attuare da qui al 2030.
Assieme alla lotta alla povertà, alla fame, al degrado climatico, il giornale vaticano riferisce che tra questi obiettivi ci sono anche quelli di assicurare la “buona salute” e la “parità di genere”.
Non una parola di più. Ma se si va a leggere il documento dell’ONU nel suo testo integrale, si scopre che nel paragrafo 3.7 c’è l’esplicito riferimento alla necessità di “assicurare l’accesso universale ai servizi di salute sessuale e riproduttiva” e nel paragrafo 5.6 si specifica che i “diritti riproduttivi” sono quelli “stabiliti in accordo con il programma di azione della conferenza internazionale su popolazione e sviluppo [del Cairo] e con la piattaforma di azione di Pechino”:
Un linguaggio cifrato, questo usato dell’ONU, che in Vaticano – dopo tante battaglie e anche dopo alcune recenti polemiche – sanno benissimo cosa vuol dire, ma su cui “L’Osservatore” ha scelto di sorvolare.
Ma a decrittare tale linguaggio ha provveduto negli stessi giorni l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha pubblicato le sue nuove linee guida per gli operatori impegnati nel campo, appunto, della “salute riproduttiva”:
Ed è stato non il quotidiano della Santa Sede, ma quello della conferenza episcopale italiana “Avvenire” a sollevare il velo sabato 8 agosto, con una nota di Lorenzo Schoepflin chiarissima fin dal titolo (quello stampato su carta):
Schoepflin riferisce che secondo l’OMS “sarebbero quasi 13 milioni i professionisti dell’aborto mancanti rispetto all’effettiva necessità globale, che riguarda soprattutto i paesi in via di sviluppo”.
Tra i motivi che ostacolerebbero il ricorso all’aborto vengono citati nel documento anche le politiche e i regolamenti di molti Stati e l’esercizio dell’obiezione di coscienza da parte di tanti operatori sanitari. A proposito dei quali l’OMS sollecita di potenziare la formazione, per “aiutare i soggetti coinvolti a superare le proprie convinzioni personali, al fine di assicurare comunque aborto e contraccezione come servizi minimi garantiti”.
Conclude Schoepflin:
“Le linee guida dell’OMS sono infarcite di ogni possibile dettaglio circa tutto ciò che riguarda la sfera della ’salute riproduttiva’, divenuta ormai un dogma per l’ONU: dall’aborto chirurgico e con pillola RU-486 alla cura delle infezioni e delle emorragie causate dall’interruzione di gravidanza, dall’uso della spirale fino alla chiusura delle tube e all’uso di contraccettivi iniettabili. Per ognuno degli interventi viene definita la necessità di coinvolgere personale medico addestrato. Le linee guida sono destinate anche ai legislatori, che dovrebbero impegnarsi quindi affinché quanto suggerito dall’OMS venga recepito dalle leggi nazionali, soprattutto in quei paesi nei quali la strada per l’aborto non è spianata come l’ONU auspica”.

lunedì 27 aprile 2015

di chi è figlio il gender?

Parla in esclusiva Alain de Benoist: 

"Il gender è figlio del capitalismo liberale"

15 aprile 2015, Fabio Torriero
L'intervista del direttore Fabio Torriero


Nel suo libro "I demoni del bene", è detto chiaramente: il grande inganno consiste nel far passare come sensibilizzazione alla democrazia, alla tolleranza, come pedagogia, quella che è in realtà la cancellazione di ogni legame e di ogni identità culturale, storica, religiosa, familiare e sessuale. E' la rottura (democrazia contro natura), e il pensiero gender ne costituisce solo un'ultima declinazione, tra l'uomo-creatura e il Creato, per una nuova antropologia, dove al posto della natura c'è la cultura, la scelta (il desiderio che diventa diritto), e dove al posto dell'uomo, c'è l'uomo in progress, l'uomo indistinto, indifferenziato, l'apolide, il cittadino asessuato del mondo. Perché in questo modo può diventare più schiavo dell'economia, mero ingranaggio, e schiavo del nuovo ordine mondiale. Alain De Benoist, filosofo e fondatore della Nouvelle Droite, in una conversazione sul tema con IntelligoNews, denuncia sì la la fonte ideologica dell'indifferenziazione moderna ma analizza anche l'attualità politica, destra e sinistra, e commenta la scalata di Marine Le Pen...

Secondo te, cosa può fare la Chiesa come agenzia di senso, o cosa può fare lo Stato nazionale, per fermare e combattere tale disegno? Ti piace papa Francesco? Con la sua misericordia, è più vicino a questo nuovo ordine mondiale buonista o resta nel solco della tradizione?

"Quello che nel mio libro rimprovero alla teoria del genere, non è di ricorrere alla nozione di “genere”, che corrisponde a una realtà socio-culturale incontestabile, ma di credere che il genere non abbia niente a che vedere con il sesso nell'accezione biologica del termine. La verità è che esistono una pluralità di pratiche, di orientamenti o di preferenze sessuali, ma che ci sono solo due sessi. Nell'immensa maggioranza dei casi, il sesso precede il genere, non certo nel senso di un determinismo stretto, come predisposizione. La pluralità  sessuale non fa sparire i sessi biologici e non ne aumenta il numero. L'orientamento sessuale, quale esso sia, non rimette, quindi, in discussione il corpo sessuato. I sostenitori dell'ideologia del genere sostengono anche l'idea di una “neutralità” iniziale dell'essere umano in materia di sesso. Si potrebbe comodamente “costruire” o fabbricare una ragazza o un ragazzo educando un bambino come una ragazza o come un ragazzo. Il corpo sessuato non sarebbe un dato già presente dal principio dell'esistenza. È in questo senso che gli uomini e le donne sarebbero sprovvisti di “natura”. Ma questa è una contro-verità manifesta. Il sesso si decide in realtà dalla fecondazione, cioè prima ancora dell'apparizione morfologica degli organi genitali nell'embrione, il che significa che la differenza sessuale è acquisita sin dai primi istanti di vita. L'ideologia del genere, infine, si riallaccia a questa forma particolare di femminismo che, anziché privilegiare prima di tutto (e non senza ragione) la difesa, la promozione o la rivalorizzazione del femminile, sostiene che l'eguaglianza tra gli uomini e le donne non sarà veramente acquisita finché ci sarà qualcosa che li distinguerà. Poiché la differenza viene ritenuta indissociabile da una dominazione o da una gerarchia, l'eguale diventa sinonimo del medesimo: per uscire da ogni rapporto di dominazione, bisognerebbe sopprimere la differenza dei sessi. Non si tratta più di liberarsi solamente del “patriarcato”, della dominazione maschile, né degli uomini stessi, ma del sesso in quanto tale. È in questo senso che l'ideologia del genere si disvela come portatrice di un ideale di indifferenziazione. La critica dell'ideologia di genere non ha a che fare in via peculiare con la Chiesa o con lo Stato ma deve essere propria di tutti i cittadini che hanno a cuore la verità. Quanto a Papa Francesco, egli riscuote spesso la mia simpatia, in particolare quando denuncia, con maggior nettezza dei suoi predecessori, il sistema capitalista, l'ingiustizia sociale e il culto del denaro".

Nel tuo libro si fa riferimento al fatto che l'indistinto, l'indifferenziato nascano dai monoteismi. Già nel concetto di Dio c'è la fusione tra maschio e femmina, il loro superamento. Ma Gesù, incarnandosi come vero Dio e vero Uomo, si è incarnato da maschio, confermando la differenza tra maschio e femmina... Cosa pensi?


"Non credo neanche per un istante che Gesù sia Dio, ma anche se lo credessi mi parrebbe comunque ovvio che Dio non avrebbe potuto certo incarnarsi sulla terra come ermafrodito! Ora, incarnarsi sotto forma di donna avrebbe senza dubbio nuociuto alla sua predicazione, tenuto conto della condizione femminile nell'antica Palestina. Egli poteva incarnarsi soltanto sotto forma di un uomo. Ma questo non cambia nulla rispetto al fatto che dal punto di vista cristiano, la differenza tra gli uomini e le donne è di fatto inessenziale agli occhi di Dio. È ciò che dice San Paolo in un passaggio molto conosciuto dell'epistola ai Galati: “Non c'è più né ebreo né greco... Non c'è più né uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù”.

La cultura libertaria sembra essere oggi l'unica alternativa ai due moralismi contrapposti: quello cattolico e quello gay. Ma non pensi che la cultura libertaria è proprio all'origine di quella società delle pulsioni dell'io (la fine sella società liberale), del concetto di libertà senza autorità, senza limite, di cui il '68 è stato uno dei pilastri? 

"No, non solamente io non faccio l'elogio della cultura libertaria, ma ne faccio al contrario una critica radicale mostrando che essa discende esattamente dalla stessa fonte ideologica della cultura liberale. È la ragione per la quale, come ha detto Jean-Claude Michéa, il liberalismo economico (di destra) e il liberalismo culturale e sociale (di sinistra) sono destinati a ricongiungersi. Bisogna del resto farla finita col il mito del '68”! Non è dal '68 ma dal capitalismo liberale che proviene l'idea di una libertà irresponsabile e senza limiti. Il capitalismo è legato dalle sue origini a un modello antropologico, quello dell'homo œconomicus, che si crede cerchi sempre di massimizzare il suo miglior interesse materiale. Da qui la legittimazione dell'egoismo. Il capitalismo si struttura d'altronde sull'idea dell'illimitato, di affrancamento da ogni frontiera, da ogni limite. La sua sola parola d'ordine è “sempre di più!” (sempre più mercato, scambi, profitti...). Da qui la legittimazione della dismisura, che i greci chiamavano hybris. Già presso Adam Smith, l'economia sembrava essere guidata dal desiderio molto più che dal bisogno. Ora, il desiderio è per natura illimitato (Epicuro faceva già del desiderio illimitato il principale ostacolo alla felicità). La pulsione economica oscura così la questione dei fini. Se oggi l'immaginario simbolico è sempre più colonizzato dai soli valori mercantili non è per colpa dei “gauchistes”, ma del capitalismo liberale che, per estendersi, ha bisogno di distruggere metodicamente tutto ciò che può fungere da ostacolo all'egoismo, alla libertà del commercio e al regno dell'interesse. Karl Marx non aveva torto a dire che la borghesia ha affogato l'ordine antico “nelle acque gelide del calcolo egoistico”. La cultura libertaria si situa di diritto nel prolungamento di questa tendenza. Come ha scritto il filosofo Jean Vioulac, “l'avvento della società dei consumi implicava la dissoluzione di tutto ciò che era suscettibile di frenare l'acquisto sui mercati, e dunque l'abolizione di ogni legge morale che reprimesse la soddisfazione immediata del desiderio. Il liberalismo, nella misura in cui si definisce tramite l'esigenza della deregulation e della de-istituzionalizzazione di ogni attività umana, è il progetto politico di smantellamento completo dell'ordine della legge, e in questo è uno dei più potenti motori del nichilismo”. 

Destra e sinistra usciranno mai rispettivamente dall'etica e dalla morale? Da noi Salvini e Grillo, i fatti nuovi della politica italiana ricalcano questi due schemi: la piazza populista moralista ed etica. L'alternativa è una politica pragmatica senza cuore? Lo stesso Renzi sembra la fotocopia di Berlusconi ...

"Nel mio libro faccio un'opposizione fra morale ed etica, che non sono concetti equivalenti (l'etica possiede un legame intrinseco con l'estetica, cosa che invece non accade per la morale). Io distinguo anche le morali dell'areté (Aristotele) che sono orientate verso il bene, e le morali deontologiche (Kant), che sono orientate verso il giusto. Questo ovviamente non significa che la politica si debba ridurre a un “pragmatismo senza cuore”. C'è soprattutto nella protesta populista, una dimensione morale molto importante, ereditata dal socialismo delle origini. Una delle grandi qualità del popolo è ciò che George Orwell chiamava la “decenza comune” (common decency), ovvero l'idea che “ci sono cose che non si possono fare”. Ma qui bisognerebbe senza dubbio introdurre ancora un'altra distinzione tra morale pubblica e morale privata. La politica non deve stare alle dipendenze della morale, poiché essa possiede la sua propria morale, la cui chiave di volta è la nozione del bene comune. Il bene comune non può essere diviso: esso è “comune” nel senso che se ne può godere solo in comune". 

L'avanzata della Le Pen, ma il successo di Sarkozy, ha fatto capire anche all'Italia che la destra senza i moderati non va al governo e non vince. Condividi questo schema?

"Non so cosa siano quelli che si chiamano i “moderati”, moderati in cosa? Moderatamente coraggiosi? Moderatamente onesti? Se in Francia il Front national è il primo partito politico è prima di tutto perché si rifiuta di definirsi in rapporto a uno spartiacque destra-sinistra che oggi non ha più alcun senso. Appena ha nettamente preso posizione contro il liberalismo economico e la società di mercato, esso è divenuto il partito per cui vota la maggior parte degli operai. Se oggi vuole proseguire la sua ascesa, non può farlo che impegnandosi prioritariamente a far sparire l'Ump di Sarkozy".

sabato 14 febbraio 2015

clero impazzito

Redatta una guida per battezzare i “figli” delle coppie gay


BattesimoLe “fughe in avanti” in vista del prossimo Sinodo ordinario ormai non si contano. L’ultima in ordine di tempo si registra presso la Diocesi di Osma-Soria, in Spagna. Si propone di essere «uno strumento al servizio dei parroci», ma di fatto rappresenta un primo riconoscimento implicito delle “coppie gay”: il Vicario generale, mons. Gabriel-Ángel Rodríguez Milán, ha fatto pubblicare un’apposita guida con precise indicazioni giuridiche e pastorali circa l’ammissione al Sacramento del Battesimo dei figli delle “coppie” omosessuali, tanto che essi siano frutto di adozione legale quanto che siano biologici di uno dei due “partner”. A darne notizia è stato il quotidiano Abc, che ha anche precisato come il testo sia già stato rivisto dal Vescovo, mons. Gerardo Melgar Viciosa, evidentemente d’accordo.
Secondo mons. Rodríguez Milán i nuovi interrogativi posti alla comunità ecclesiale richiederebbero di essere affrontati con «carità e prudenza», nonché con «tatto pastorale», riservando ai piccoli un’accoglienza pari «per attenzione, premura e cure» a quella riservata «agli altri bambini» e secondo una «prassi» comune in tutta la Diocesi, prassi che non pretenderebbe di «giudicare le coscienze» dei richiedenti, benché la loro «condotta morale si ponga oggettivamente in contraddizione con gli insegnamenti del Magistero della Chiesa». Al di là degli equilibrismi lessicali, qui non si tratta di far processi alle intenzioni ad alcuno, bensì di valutare con discernimento se sussistano i requisiti per la celebrazione del Sacramento, il che non è solo legittimo, ma addirittura doveroso. E’ a questo punto importante ricordare come per il Catechismo della Chiesa Cattolica il sacrilegio consista «nel profanare o nel trattare indegnamente i Sacramenti e le altre azioni liturgiche, come pure le persone, gli oggetti e i luoghi consacrati a Dio» (n. 2120). Caratteristiche, che qui sembrano configurarsi.
Il rito cattolico prevede d’interrogare i i genitori, per sapere cosa chiedano alla «Chiesa di Dio» per il “loro” «bambino»: domanda assolutamente incompatibile con una “coppia” gay. Si chiede infatti ai due se siano consapevoli delle responsabilità connesse alla richiesta del Battesimo ovvero impegnarsi «a educare vostro figlio nella fede, perché, nell’osservanza dei Comandamenti, impari ad amare Dio e il prossimo come Cristo ci ha insegnato». Ma è la loro condotta quotidiana di vita a disattendere tutto questo, configurandosi come tradimento esplicito dei Comandamenti, della Sacra Bibbia e della Dottrina cattolica.
Non si tratta allora “soltanto” di capire quale dei due genitori debba accendere il cero pasquale in occasione della cerimonia o come scegliere il padrino e la madrina, benché anche questi siano altri punti “cruciali”. La guida sarebbe stata scritta, per normare il tutto «finché in merito, a livello di Chiesa universale o di Conferenza episcopale, non venga promulgata una norma di carattere generale». A nessuno è venuto il dubbio che tale norma manchi per un motivo preciso? Sarebbe buona cosa nelle Diocesi evitare norme troppo “creative”…

lunedì 2 giugno 2014

omosessuale e gay non sono sinonimi



Gli inganni della neolingua gay.

Di Giovanni Lazzaretti
Gay-prideLa proposta di legge sulla cosiddetta omofobia era prevista nel programma elettorale di PD + IdV e non era prevista nel programma di PdL + Lega. PdL e Lega però non l’hanno voluta fermare in sede di Commissione, e così il 12 ottobre la proposta di legge (relatrice la PD Anna Paola Concia) è andata in discussione in Parlamento. Stoppata grazie alla pregiudiziale di incostituzionalità proposta dall’UdC e approvata a maggioranza, la proposta di legge tornerà, stavolta con un disegno di legge presentato dal Governo.
Tutto questo “volerla approvare a tutti i costi” è già una prima vittoria per la lobby gay, che ha inventato l’omofobia per zittire il dissenso.
Mia moglie e io nel 1980 formammo una famiglia, società naturale fondata sul matrimonio, i cui diritti sono riconosciuti dalla Costituzione. Desideravamo dei figli, e questo veniva incontro alle necessità della società, che ha bisogno di 2,1 figli per donna per sussistere. I figli nacquero attraverso rapporti sessuali matrimoniali. Vedete qualcosa di anormale in questo percorso? Niente di anormale, è un percorso normale.

Eppure la lobby gay ci ribattezzò “eterosessuali”, e nessuno ha reagito. Io rifiuto la neolingua gay e riaffermo che il mio percorso non è “eterosessuale”, è semplicemente un percorso “normale”, non avendo in sé niente di anormale.
La distinzione da fare è tra rapporti sessuali e rapporti omosessuali: questi ultimi sono scelte personali (sottolineo “scelte”: una persona può avere tendenze omosessuali e scegliere di NON avere rapporti), sono infecondi e privi di rilevanza sociale. Ma la neolingua gay parlò di rapporti “eterosessuali e omosessuali”, come se fossero due opzioni sullo stesso piano. Io rifiuto la neolingua gay e continuo ad affermare la distinzione tra rapporti sessuali, potenzialmente fecondi e rilevanti per la società, e rapporti omosessuali, scelte personali infeconde e irrilevanti per la società.

Poi qualcuno cominciò a sostituire la parola “omosessuale” con la parola “gay”. Più spiccio, dicevano. Spiccio e falso: omosessuale e gay non sono sinonimi. Gli omosessuali non gay sono la maggioranza: sono persone riservate, che non amano il chiasso, che non vanno in TV e non sfilano in piazza, che non rivendicano diritti particolari. Ognuno di noi ne conosce qualcuno.
Nelle nostre menti però tutti gli omosessuali si sono trasformati in militanti gay, e questo falsa completamente il dibattito. Io rifiuto la neolingua gay e riaffermo che la maggioranza degli omosessuali sono “omosessuali non gay”.
Poi la lobby gay inventò il “genere”. Solo una parola elegante da usare al posto di “sesso”? No, un’invenzione ideologica che sostituisce i due sessi, reali e constatabili alla nascita di ognuno, con 5 o 7 opzioni di “genere”, di carattere culturale. Io rifiuto la neolingua gay e continuo ad affermare che i sessi sono due e sono un dato genetico constatabile da chiunque in natura; il resto sono opzioni personali, irrilevanti per la società.

Poi la lobby gay inventò l’omofobia. Ha un “suono” simile a una malattia (claustrofobia, aracnofobia,…), ma è una malattia inesistente, inventata dall’ideologia gay per i suoi scopi. Conoscete casi di persone rifiutate sul lavoro perché omosessuali? Conosco invece casi di ragazze rifiutate perché giovani spose a rischio di maternità.
Persone omosessuali siedono in Parlamento, sono ai vertici di diverse regioni, sono presenti nel mondo dell’arte, del teatro, della TV, del cinema, della letteratura, della moda, nelle università e nelle scuole di ogni ordine e grado, hanno una disponibilità di reddito ben superiore alla media, hanno organizzazioni nazionali a loro disposizione: la discriminazione non esiste, anzi qualche illustre personaggio afferma che l’essere gay l’ha aiutato nella carriera.
La finta malattia detta “omofobia” serve solo a zittire coloro che contestano l’ideologia gay (si dà dell’omofobo un po’ come un tempo si dava del fascista). Io rifiuto la neolingua gay e affermo che non esiste discriminazione basata “sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere” (che sono libere opzioni personali modificabili nel tempo), mentre c’è una chiara discriminazione per la famiglia “costituzionale”, società naturale fondata sul matrimonio.
“Ma ci sono le aggressioni ai gay!”, dirà qualcuno. A parte che la fumosità delle statistiche su queste aggressioni è totale (ad esempio: nessuno ci comunica quante aggressioni a gay sono fatte da altri gay; nessuno fa una statistica sull’ambientazione di queste aggressioni), le aggressioni ai gay vanno perseguite e punite come ogni altra aggressione. Col passaggio di questa legge, accadrà che un’aggressione a me o a voi verrà punita con meno rigore rispetto all’aggressione a un gay. Io rifiuto l’ideologia gay e sostengo che un’aggressione alla mia persona debba essere punita con lo stesso rigore dell’aggressione a un gay.

Viene già usata la parola “omocrazia”? Prima o poi bisognerà usarla. In un’Italia in cui si può satireggiare chiunque fino all’insulto, con l’approvazione di questa proposta di legge un militante gay non potrà nemmeno essere contraddetto. Se passa la legge in Parlamento, nasce una nuova “casta” intoccabile.
Giovanni Lazzaretti è nato a Correggio (RE) il 22 giugno 1955, sposato con Angela Maria, ha tre figli: Giulia, Anna e Andrea.
Laureato in ingegneria elettronica, di professione fa il programmatore.
Si occupa di volontariato gestionale per la locale scuola materna “Regina Pacis”ed è membro del direttivo del Circolo Culturale “J. Maritain” di San Martino in Rio e segretario amministrativo del medesimo.
A ridosso delle elezioni collabora col sito www.carairma.it. Il sito non è una forma di “propaganda elettorale”, ma di “consulenza elettorale”. I testi presentati vogliono rispondere a questa domanda: “Quali possibilità di voto ci sono per coloro che credono nella legge naturale universale?”. Nato in forma cartacea a uso di alcune amiche casalinghe, adesso il sito ha una piccola utenza molto più variegata, anche se i testi continuano a rivolgersi in prima persona alla signora Irma.
Crea dei piccoli dossier a uso locale; ultimi in ordine di tempo: caso Englaro e testamento biologico; caso Boffo.

http://www.riscossacristiana.it/linvenzione-dellomofobia/