sabato 27 settembre 2014

Familia Christi

Familia Christi presenta il Servo di Dio Mons. Giusepe Canovai 





Servo di Dio Mons Giuseppe CanovaiVexilla regis prodeunt, fulget crucis mysterium… sulle note dell’inno amato dal Servo di Dio Mons. Giuseppe Canovai (1904 + 1942) comincia il video documentario con cui l’Opera Familia Christi ricorda la figura di questo giovane Sacerdote diplomatico che paternamente ispirò la fondazione dell’Opera e che, insieme alla Professoressa Tommasina Alfieri, portò a compimento il 17 settembre 1937.
Don Giuseppe Canovai, sacerdote romano morto prematuramente all’età di trentotto anni, ha lasciato una straordinaria eredità spirituale di cui ancora oggi possiamo conoscere gli aspetti fondamentali e più intimi grazie al suo Diario personale, cominciato all’età di sedici anni e mai interrotto fino alla sua morte.
La Familia Christi, ricevuta tale eredità, desidera promuovere e diffondere la spiritualità di Mons. Canovai, il suo ideale di vita sacerdotale, di impegno e militanza cattolica nell’annuncio della Parola di Dio. Il documentario racconta quindi chi è stato don Giuseppe Canovai, il suo amore per Roma, sua città natale, soprattutto la sua vocazione all’apostolato e all’amore per la Croce, unica vera strada che conduce alla piena conformazione a Cristo.
Il Postulatore della causa di Beatificazione del Servo di Dio ed alcuni membri dell’Opera, tracciano in queste sequenze un breve ritratto di don Giuseppe, per condividere e trasmettere a quanti vogliano conoscere questa figura, il tesoro spirituale, il senso profondo del Ministero Sacerdotale e della dedizione alla formazione cristiana, in special modo dei giovani, che Mons. Canovai ha vissuto in prima persona. Spiritualità e dedizione che ancora oggi l’Opera Familia Christi si impegna ad incarnare ed a portare avanti, grazie a quanto da lui è stato ispirato, desiderato e offerto con tutta la sua vita.



L’Opera Familia Christi – Associazione di Fedeli nata a Tivoli il 17 settembre 1937 – è stata fondata dalla professoressa Tommasina Alfieri, raccogliendo l’ispirazione e la paternità sacerdotale del Servo di Dio Mons. Giuseppe Canovai. Questi ne è stato l’anima e ha dato per essa, con larghissima generosità, le ricchezze del suo spirito, del suo cuore, della sua intelligenza, offrendo ad essa il meglio della sua preghiera e della sua sofferenza, fino all’oblazione della propria vita.
Inizialmente denominata Opera “Regina Crucis” ed aperta alla sola partecipazione femminile, l’associazione ricevette la prima approvazione canonica a Tivoli, dove la Signorina Alfieri abitava, dal vescovo Mons. Domenico della Vedova, il 1° gennaio del 1938. Dopo la distruzione di questa sede e la conseguente dispersione dei suoi membri, in seguito agli eventi bellici legati alla Seconda Guerra Mondiale, l’Opera fu ricostituita con il nome diFamilia Christi dalla stessa Alfieri nel 1948 a Roma. Per la peculiarità dell’identità romana che contraddistingueva l’Opera e per l’unicità dei caratteri che da tale sede derivano, i Fondatori desiderarono sempre radicare nell’Urbe la loro Opera, trovando in essa il terreno migliore ed originale del loro apostolato.
E’ infatti qui che il Servo di Dio Mons. Canovai l’aveva da sempre pensata e desiderata a Roma l’Opera fu aperta anche ad una partecipazione maschile mantenendo tuttavia immutato il proprio ideale.
Servo di Dio Mons Giuseppe CanovaiNel frattempo, nel 1942, Mons. Canovai moriva in Argentina, dove era stato inviato nel 1939 quale Uditore di Nunziatura: di lì non aveva mancato di continuare a seguire ed indirizzare la sua Opera con continua vigilanza ed incessante zelo di padre.
Dal 2000 l’Opera Familia Christi è riconosciuta quale Associazione privata di fedeli della Diocesi di Roma con decreto del 5 luglio 2000.
Dal 1950 al 2000 si è impegnata specialmente nella formazione di laici a una Carità vissuta con serietà di intenti ed approfondimento dottrinale, guidandoli, in piena aderenza all’insegnamento della Gerarchia, a sostenere e vivificare il proprio impegno nel mondo, mediante una solida vita di preghiera e una solerte apertura al servizio ai fratelli, specialmente a quelli comunque sofferenti nell’anima e nel corpo.
A tal fine, ha anche promosso la diffusione, mediante la propria Editrice “Centena”, degli scritti e del pensiero della propria fondatrice e di Mons. Canovai, nonché di altre esimie personalità del pensiero cattolico, quali il Card. Pietro Pavan e Don Luigi Bogliolo.
A partire dal suo radicamento a Roma, l’Opera Familia Christi fu confermata nei suoi ideali e nelle sue attività anche dal beneplacito dei Successori di Pietro che rivolgevano parole di incoraggiamento per le attività che andavano svolgendosi dall’Opera e per il cammino di santità da essa proposto. Particolarmente care alla nostra Famiglia, per il valore profetico in esse contenuto, sono le parole rivolte nel 1951 dal Sostituto alla Segreteria di Stato, Mons.Giovan Battista Montini, a nome del Papa Pio XII, indirizzate alla stessa Signorina Alfieri: «L’ideale a cui cotesta nascente Opera aspira, quello cioè di portare in mezzo al mondo, con particolare preferenza per i ceti più popolari, la testimonianza viva e costante che il Cristianesimo è carità (…) risponde senza dubbio alle esigenze della società moderna, e mostra comprensione profonda delle inesauste ricchezze del Vangelo, divino codice della carità», per cui Sua Santità «con particolare compiacimento ha rilevato come la Familia Christinel breve ed iniziale periodo della sua esistenza, ha già conseguiti buoni frutti (…).
Il Santo Padre confida che tale nobile slancio non conoscerà soste, ma sarà continuamente proteso verso orizzonti sempre più vasti e verso nuove apostoliche conquiste».  [Lettera G.B.Montini alla Sig.na Alfieri, 22 gennaio 1951, Vaticano; prot. N. 237417]
Divenuto Pontefice con il nome di Paolo VI, lo stesso volle confermare tutta la propria stima all’Opera e mantenere rapporti di amicizia e fiducia con la signorina Alfieri. Tra le speciali e riservate missioni che il Pontefice volle personalmente affidare alle sue cure, ve ne fu una che, con esortazione scaturita direttamente dalla sua viva parola, volle fosse custodita dall’intera Opera Familia Christi: che almeno in essa, nonostante ogni indirizzo contrario esterno, si conservasse sempre la cura per la tradizione liturgica romana, in maniera speciale nell’uso della lingua latina, del canto gregoriano e della polifonia sacra.
 Inoltre l’Opera ha zelato l’avvio e il sostegno della Causa di Canonizzazione di Mons. Canovai, in qualità di “ponente della causa”, al fine di farne conoscere l’eccezionale figura di Sacerdote e il trascinante esempio di amore a Cristo e alla Chiesa.
 eremo-s-antonio-palanzanaPer il progresso spirituale dei suoi membri, la Fondatrice ha acquisito per la Familia Christi un antico Convento, l’Eremo S.Antonio alla Palanzana, nelle vicinanze di Viterbo, che, mirabilmente ripristinato e restaurato, viene utilizzato per le giornate di spiritualità a cadenza mensile e gli esercizi spirituali che caratterizzano la vita dell’Opera durante lo scorrere dell’anno liturgico nei suoi tempi forti.
L’Eremo si presenta quale luogo ideale per la realizzazione deimomenti di vita comune degli affiliati, nonché di quanti desiderino raccogliersi in un luogo dove gli ambienti, la storia di santità e sacrificio, l’accoglienza sollecita e fraterna, elevino l’animo e confortino al progresso spirituale.
 La Familia Christi prosegue oggi le sue attività di formazione cristiana ed apostolato cattolico rivolgendo a quanti desiderano avvicinarsi ad essa una proposta formativacaratterizzata dal servizio di Dio nel culto e nella lode, nella formazione spirituale personale e comunitaria, nelle opere di carità spirituali e materiali che da sempre hanno caratterizzato questa Famiglia nel solco della Tradizione della Chiesa.

vogliono suicidarsi

Sposati da 63 anni, vogliono suicidarsi. 

I tre figli li convincono a fare 

l’eutanasia: 

«Non sapevamo che ci amaste 

così tanto»

François e Anne Schiedts sono stati uccisi con l’eutanasia 

il 17 giugno, rispettivamente a 89 e 86 anni. 

Il figlio: «Se uno dei due fosse morto, 

l’altro sarebbe rimasto completamente dipendente da noi»





eutanasia-belgio-coppia-anzianiI coniugi di Bruxelles François e Anne Schiedts (nella foto, © JP Schiedts) si sono fatti uccidere con l’eutanasia, con il benestare dei figli, rispettivamente a 89 e 86 anni, dopo 63 anni di felice matrimonio. La coppia, morta il 17 giugno, aveva lasciato prima di morire insieme al figlio una lunga intervista al portale belga Moustique, che l’ha riproposta su internet il 16 settembre.

PAURA DELLA SOLITUDINE. Nessuno dei due era malato terminale, anche se lui si curava da 20 anni per un tumore alla prostata, mentre lei era cieca da un occhio e quasi sorda. Ma non è questo il motivo per cui i due anziani hanno deciso di uccidersi: «Vogliamo andarcene insieme perché abbiamo paura del futuro», hanno dichiarato al giornalista, spiegando che «soprattutto temiamo di rimanere soli con tutte le conseguenze della solitudine». La coppia, che aveva tre figli, ha aggiunto anche di voler «lasciare questo mondo per la qualità della vita deteriorata».

MEGLIO UN COLPO DEL DOTTORE. Inizialmente i due coniugi avevano pensato di suicidarsi il 3 febbraio 2015, giorno del loro 64esimo anniversario di nozze. Ma siccome «ci vuole troppo coraggio a saltare dal ventesimo piano» o a «impiccarsi» o a «gettarsi in un canale», avevano programmato di assumere dosi massicce di farmaci e di mettersi un sacchetto in testa. «All’ultimo momento, però, abbiamo informato i nostri figli». Uno di loro, Jean-Paul, 55 anni, invece di dissuaderli, ha consigliato l’eutanasia: «Un dottore che ti fa una puntura e ti lascia addormentare dolcemente non richiede neanche che tu abbia coraggio».

«PENSAI DI ESSERE UN MOSTRO». Restava da trovare il medico disposto a uccidere la coppia di anziani. Il figlio si è incaricato di cercarlo. Il primo a cui si è rivolto è stato il medico curante, che però replicò: «”Ma signore, ho fatto il giuramento di Ippocrate, io do la vita, non la morte”. Rimasi sbalordito. Per un attimo ho pensato di essere un mostro e di non essere più in sintonia con la realtà, come se i miei genitori mi avessero fatto il lavaggio del cervello». La madre insisteva spesso dicendogli: «Siamo troppi sulla terra. Non ci sono più soldi per pagare le pensioni. Per i giovani non c’è abbastanza lavoro (…). Allora perché non lasciarci andare?». Ma a rassicurare Jean-Paul, che ha trovato disponibilità nelle Fiandre, la parte del Belgio dove si verificano l’82 per cento dei casi di eutanasia da quando è stata legalizzata nel 2002, ci ha pensato un altro medico: «Sin dalla prima conversazione telefonica trovai un mondo di differenza. Una voce amichevole, calorosa, mi ha detto che ci avrebbero potuto aiutare: “Sì, quello che chiedi si può fare. Sì, questa è una domanda normale”» .

«NON SAPEVO CI AMASSI TANTO». In poco tempo, tutto è stato organizzato. «Senza nostro figlio e nostra figlia non ci saremmo riusciti», hanno commentato François e Anne esprimendo la loro gratitudine. E spiegando che al pensiero di morire si sentivano «non tristi ma felici», hanno ricordato la loro reazione alla notizia che tutto era stato predisposto: «Quando ci dissero che avremmo potuto lasciare la vita insieme e facilmente ci sembrò di volare su una nuvola: come quando si esce da un tunnel e improvvisamente si vede la luce».
Il figlio ha a sua volta espresso soddisfazione al giornalista nel sentire i genitori parlare della morte «come di una bella vacanza», ribadendo che l’eutanasia è «la soluzione migliore», perché «se uno [dei due] muore, quello che resta vivrebbe in modo molto triste e totalmente dipendente da noi». E i figli non sarebbero riusciti «ad andarli a trovare tutti i giorni». Meglio l’eutanasia per tutti dunque, perché «se si lascia che il destino faccia il suo corso, uno dei due finisce da solo». Prima che i genitori morissero, Jean-Paul ha detto di sentirsi «triste», dato che «in fondo perderemo nostro padre e nostra madre». Ma a rassicurarlo definitivamente era stato il padre: «Non sapevo che ci amassi così tanto».


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venerdì 26 settembre 2014

Chiesa (in)sostenibile

La Chiesa sostenibile
di Riccardo Cascioli


Piove. Un brutto temporale. Ricchi e benestanti, se proprio devono andare in giro, sono muniti di ombrello, impermeabile e anche vestiti più pesanti per coprirsi bene. E se la situazione peggiora si rifugiano in casa. Alcuni poveri invece, già vestiti alla bell’è meglio, non hanno ombrelli, magari trovano temporaneo riparo sotto un ponte ma esposti comunque al freddo e all’umidità e quindi alle malattie e via peggiorando.

Cosa fare? Il ricco che volesse fare qualcosa per aiutare il povero potrebbe scegliere una soluzione a costo zero (dare un passaggio con l’ombrello), oppure una comunque economica (regalare un ombrello) o anche altre via via più impegnative (regalare un ombrello e vestiti adeguati, offrire il rifugio in una abitazione, addirittura offrire un lavoro per togliere la persona dalla povertà). In ogni caso qualcosa che riduca la povertà o che ne lenisca almeno gli effetti più pesanti per i poveri. Tutte soluzioni comunque a portata di mano e di portafogli.

Ma oggi gli uomini al potere si sono inventati un’altra soluzione: lasciano pure i poveri sotto l’acqua (troppo facile pensare di risolvere tutto con un ombrello, bisogna andare alla radice del problema) e decidono che bisogna far smettere la pioggia. Nessuno sa come fare, in realtà, e per studiare il problema allora si spendono cifre enormi, si comincia a dire che è tutta colpa dei milioni di ombrelli comprati dai ricchi e si va dietro a soluzioni che potrebbero essere risolutive (anzi lo sono certamente, bisogna pur offrire un obiettivo concreto) e che però hanno il difetto di essere costosissime. Ma non fa niente, perché alla fine, tra 50 o 100 anni, il problema sarà risolto una volta per tutte. Ma chi paga? I ricchi ovviamente, e guai a sollevare obiezioni sostenendo che a fronte di un risultato incerto e che nessuno fra cento anni potrà verificare, sarebbe meglio investire i soldi aiutando i poveri di oggi concretamente, mettendoli in condizioni di non temere la pioggia. Sei solo un bieco egoista, sfruttatore, che cerchi solo il tuo interesse.

Ecco, questa è la situazione in cui siamo oggi: il buon senso che ha guidato l’umanità per millenni e che l’ha portata a uscire in larga parte dalla miseria e dalla precarietà, ha lasciato il posto all’irrazionalità e all’ideologia, al punto di organizzare marce mondiali contro i cambiamenti climatici, che sarebbe come proclamare uno sciopero contro il susseguirsi delle stagioni. Il riconoscimento della pochezza dell’uomo davanti alla natura ha lasciato il posto al delirio di onnipotenza che fa ritenere l’uomo in grado di poter controllare la natura, sostituendosi a Dio. 

Questo è purtroppo ciò che guida la politica internazionale degli ultimi decenni, al punto che tra i capi di stato occidentali alcuni anni fa era di moda dire che il riscaldamento globale è una minaccia più grave del terrorismo internazionale. E infatti, come si vede ….

Ma ora c’è una novità. Anche la Chiesa cattolica, sulla spinta di forti gruppi di pressione al suo interno, sta cedendo a questa cultura dominante. Prova ne sono stati gli interventi in questi giorni del segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, al Vertice Onu sul clima (clicca qui), e del cardinale Oscar Andres Maradiaga al Summit delle religioni sul Clima, sempre a New York (clicca qui). Che in Vaticano l’aria sia cambiata se ne è accorto anche il settimanale scientifico Science, che nell’editoriale del 19 settembre prende spunto da un grosso convegno internazionale organizzato lo scorso maggio dalla Pontificia Accademia delle Scienze sociali per affermare che la Chiesa ha finalmente abbracciato la sostenibilità (clicca qui).

È un punto questo che richiede un breve chiarimento: da molti anni infatti ci sono interi episcopati (tedesco e francese anzitutto) e alcune organizzazioni non governative cattoliche che chiedono con insistenza che lo “sviluppo sostenibile” sia integrato nella Dottrina sociale della Chiesa, pressione a cui la Santa Sede e i papi hanno finora sempre resistito, e a ragione. Lo “sviluppo sostenibile” infatti è un concetto relativamente nuovo – codificato nel Rapporto della Commissione Brundtland, Our Common Future (Il nostro futuro comune, 1987) - che è figlio di una ideologia anti-umana. Presupposto infatti della sostenibilità è la convinzione che il mondo sia sovrappopolato e che in ogni caso si consumino molte più risorse di quante la natura ne possa offrire. Da qui anche la previsione di catastrofi prossime venture nel caso non si prendano immediati accorgimenti.

Questa radice anti-umana che va ben oltre la difesa dell’ambiente non è mai sfuggita al vertice della Chiesa, così come la differenza tra una certa concezione della natura e il Creato, biblicamente inteso. Così, malgrado le forti pressioni e la dura battaglia che l’ha tenuta ferma per molti mesi, nell’enciclica sociale di Benedetto XVI “Caritas in Veritate” il concetto di sviluppo sostenibile non è entrato: si trova invece spiegato il concetto di “sviluppo umano integrale” che tiene l’uomo al centro della Creazione senza ridurlo a una delle variabili viventi del pianeta. Il succitato convegno della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali fa apparire però la Caritas in Veritate un residuo del passato, e sulla stessa linea si pongono gli interventi dei cardinali Parolin e Maradiaga.

In discussione non sono le enunciazioni di principio sul valore della Creazione e la necessità di salvaguardare tutto il Creato, minacciato dall’avidità umana; né è in discussione la responsabilità per l’uomo di prendersi cura di quanto lo circonda. 

Il problema nasce quando si passa a individuare le minacce per il Creato e come porvi rimedio. Ed è qui che, ad esempio, negli interventi di Parolin e Maradiaga c’è la totale sottomissione alla “religione” del riscaldamento globale antropogenico (cioè provocato dall’uomo). È uno schema che vede i paesi ricchi imputati di provocare eventi atmosferici catastrofici senza precedenti, dovuti alle emissioni di anidride carbonica causate dall'uso dei combustibili fossili; e le principali vittime sarebbero ovviamente i poveri, vulnerabili a questi cambiamenti climatici. Da qui il tira e molla per far pagare ai Paesi ricchi il “risarcimento” per i danni fatti.

Ecco dunque il cardinale Parolin ripetere il solito mantra del “consenso scientifico” intorno al riscaldamento «indiscutibile che c’è stato a partire dalla seconda metà del secolo scorso». E tutto questo sarebbe provocato «dalle emissioni di anidride carbonica dovute all’attività umana». Da qui ecco il «contributo che la Santa Sede vuole dare» per il «grande impegno politico ed economico che la comunità internazionale deve affrontare». In pratica il segretario di Stato afferma che la Santa Sede non comprerà ombrelli per i poveri – come ha sempre fatto – ma lavorerà con gli altri per far cessare la pioggia.

Il fatto è che nelle poche parole di Parolin citate c’è già una lunga lista di errori. Intanto quando si parla di scienza e di verità scientifiche il consenso non ha alcun significato, per le leggi scientifiche non si fa a maggioranza come in Parlamento. È la corrispondenza alla realtà che decide se una teoria è vera oppure no. E da questo punto di vista le affermazioni successive sul riscaldamento globale sono già state smentite. Tanto per cominciare, il periodo di riscaldamento comincia alla fine dell’Ottocento, ma non va in modo lineare e nemmeno coincide con le emissioni di anidride carbonica. Il boom di emissioni da attività umane si ha infatti subito dopo la Seconda Guerra mondiale, con l’esplosione delle attività industriali: ebbene dal 1945 al 1975 la temperatura globale scende tanto che all’inizio degli anni ’70 si lancia l’allarme per il “raffreddamento globale”. Poi la temperatura tende a risalire ma si ferma nel 1998 e da allora non c’è più stato alcun aumento, malgrado le emissioni di anidride carbonica continuino ad aumentare. In ogni caso non c’è alcun riscaldamento senza precedenti nella storia, ma va tutto secondo cicli naturali. Basterebbero queste semplici osservazioni per insinuare qualche dubbio fra tante granitiche certezze. Senza considerare che l’anidride carbonica viene trattata come un inquinante o comunque una sostanza pericolosa quando essa è il «mattone della vita», quell’elemento senza il quale la vita sulla terra non esisterebbe.

Se vogliamo, ancora più sorprendente è stato il cardinale Maradiaga il quale, nel sostenere che «i cambiamenti climatici sono il principale ostacolo allo sradicamento della povertà», ha individuato nella crescita economica dei paesi ricchi la causa della malnutrizione diffusa nei paesi poveri. Si tratta di tesi ardite, per usare un eufemismo, tanto più che Maradiaga è un uomo nato e vissuto in Honduras, un paese povero, tradizionalmente vittima di eventi atmosferici estremi: il conto degli uragani che periodicamente distruggono l’Honduras si perde nei secoli, e ben si può dire che da quel punto di vista non è cambiato nulla. Il clima in generale – e non i cambiamenti climatici provocati dall’uomo negli ultimi decenni – è una difficoltà oggettiva per chi vive lì, ed è per questo che solo una politica di sviluppo che renda la popolazione meno vulnerabile può cambiare il corso della storia. Pensare che la situazione degli honduregni possa invece migliorare imponendo massicci investimenti all’industria americana ed europea per cambiare la loro tecnologia, e il pagamento - a mo’ di risarcimento - di fior di quattrini ai governi locali che spesso li fanno “sparire” per propri interessi, è semplicemente ingenuo (anche questo è un eufemismo).

Quanto poi alla crescita economica dell’Occidente paragonata al sottosviluppo di altre regioni, certamente si può affermare che ci sono disuguaglianze figlie di ingiustizia, ma si deve anzitutto considerare che fattori principali del sottosviluppo sono la cultura di un popolo (e quindi anche la sua religione), le credenze, la corruzione dei governanti, la stratificazione sociale (tribù, clan, caste) e così via.

Troppo facile prendersela con i cambiamenti climatici. E in ogni caso una volta la Chiesa ci insegnava che davanti agli eventi atmosferici estremi (prolungata siccità, tempeste e così via) bisognava rivolgersi a Dio, il signore della natura; a Gesù, capace di dominare e farsi ubbidire dagli elementi della natura. Si pregava insomma, mica si mettevano pannelli solari.

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-la-chiesasostenibile-10423.htm

giovedì 25 settembre 2014

legalizzare l'incesto

Germania, cade l'ultimo tabù: proposta di legalizzare l'incesto


"L'incesto tra fratelli sembra molto raro nelle società occidentali, ma in quei pochi casi denunciati le persone coinvolte si trovano in difficoltà a causa del rischio di essere incriminati - spiegano dal Consiglio - Si sentono violate nelle loro libertà fondamentali, costrette alla clandestinità o alla negazione del proprio amore."
Violazione libertà fondamentali, costrizione alla clandestinità e negazione del proprio amore. Pari pari le identiche rivendicazioni che si fecero ai tempi dell'aborto e che oggi si fanno per l'eutanasia e la pedofilia.
Al solito; una società incapace di ragionare in termini di verità e oggettività, e che delega tutto all'amore (che molto spesso assomiglia più a un prurito che altro) e alle rivendicazioni delle più assurde libertà, finisce come sta finendo oggi: al macello (in tutti i sensi).



25 settembre . In un rapporto pubblicato ieri, il Consiglio d’etica tedesco (Deutsche Ethikrat) propone di depenalizzare le relazioni sessuali consenzienti tra fratello e sorella adulti.
Il consiglio, che ha approvato il rapporto con una maggioranza di 14 membri contro 9, ritiene che fissare delle barriere morali non sia il compito del diritto penale. Considerare l’incesto un reato, si legge nel documento di 80 pagine approvato oggi “è un mezzo inappropriato per salvaguardare un tabù sociale“.
In concreto, il Consiglio raccomanda la revisione dell’articolo del codice penale nella parte in cui tratta delle relazioni sessuali consensuali tra fratelli di età superiore ai 18 anni affermando che“Non è compito del diritto penale applicare standard morali o porre limiti alle relazioni sessuali tra cittadini adulti ma di difendere i singoli dai danni e da gravi disturbi, e proteggere l’ordine sociale della comunità”. La richiesta della Deutsche Ethikrat alle istituzioni è quella di cancellare il paragrafo che punisce l’incesto con una multa o fino a due anni di carcere.
Attualmente la legge tedesca punisce con condanne fino a due anni di carcere i rapporti sessuali tra fratello e sorella, soprattutto a causa dei rischi di handicap per i figli di queste coppie.
Il parere del Consiglio d’etica tedesco non è ovviamente vincolante. Ma già in più occasioni, in passato, il Parlamento tedesco ha modificato la legge basandosi sui rapporti del consiglio. Come è stato il caso per esempio nel 2011, per la diagnosi preimpianto in caso di fecondazione in vitro.
Richiesta choc del Consiglio nazionale per l'etica: 
"Eventuali disabilità dei figli non costituiscono 
un motivo sufficiente per criminalizzarlo"


L'incesto legalizzato, nel cuore dell'Europa occidentale: questa la richiesta avanzata dal Consiglio nazionale per l'Etica della Germania, in riferimento al caso di un uomo che ha avuto quattro bimbi con la propria sorella.
La storia di Patrick Stuebing è insolita, ma cionondimeno potrebbe creare un importante precedente legislativo, se la richiesta del Consiglio dovesse venire accolta: adottato in tenera età, Suebing conobbe la sorella, Susan Karolewski, quando lui aveva 24 anni e lei 16: dal 2008, quando venne imprigionato per incesto, Stuebing ha condotto con tenacia una battaglia politica e mediatica per la legalizzazione dei rapporti interparentali.
Dopo tre anni in carcere, nel 2012 Stuebing si è visto rigettare un ricorso presentato alla Corte Europea dei Diritti dell'uomo, dopo che nel 2008 la Corte Federale Costituzionale ne aveva bocciato un altro.
Alla Karolewski è stato permesso di restare solo con il bimbo più piccolo, mentre gli altri tre sono stati dati in affido: due di loro presentano infatti gravi disabilità (di cui però non si conosce con esattezza la causa).
In Germania i rapporti sessuali tra fratelli o tra genitori e figli sono punibili con pene che prevedono il carcere, secondo l'articolo 173 del Codice penale. Ciononostante, il Consiglio nazionale per l'Etica ha emesso un documento per sollecitare la revisione di queste misure, con 14 voti a favore e 9 contrari: la criminalizzazione dell'incesto è frutto di un enorme tabù sociale, sostengono dal Consiglio, e il rischio di disabilità per i bimbi che da queste relazioni dovessero nascere non è un motivo sufficiente a impedirne la depenalizzazione.
"L'incesto tra fratelli sembra molto raro nelle società occidentali, ma in quei pochi casi denunciati le persone coinvolte si trovano in difficoltà a causa del rischio di essere incriminati - spiegano dal Consiglio - Si sentono violate nelle loro libertà fondamentali, costrette alla clandestinità o alla negazione del proprio amore."
Alla Cdu di Angela Merkel, però, per il momento la proposta non sembra ben accetta: "Depenalizzare l'incesto darebbe un segnale sbagliato - ha commentato la portavoce del partito Elisabeth Winkelmeier-Becker - e non garantirebbe un pacifico sviluppo della psiche dei bambini"

verso la condanna eterna

In quell’arresto

c’è un "mai più"

Penitenza: "percorso di guarigione". Perchè la malattia non devasti tutto il corpo. Ed esige il pentimento e la riparazione. Altrimenti si può giungere anche alla condanna eterna, che spetta alla giustizia divina. Si usa il bisturi, perché gli abusi sono "un culto sacrilego" che lascia cicatrici per tutta la vita, una "terribile oscurità". Ora la Chiesa ha tutti gli strumenti per vigilare, prevenire e pure colpire, senza se e senza ma
Bruno Cescon


“È il nostro percorso di guarigione”, la tolleranza zero, anzi di nessuna possibile omissione da parte della Chiesa nei confronti degli abusi sessuali sui minori compiuti da membri del clero. Ma si poteva immaginare che quel percorso “nel quale non ci saranno figli di papà”, ossia “non ci sono privilegi” portasse sino agli arresti di un ex nunzio in Vaticano?

Sì, è un evento scioccante, che denuncia un reato e un peccato gravissimi. Se non ci fosse stato il caso di Paolo Gabriele, il domestico di Papa Ratzinger che passava carte segrete alla stampa, non avremmo neppure più immaginato che dentro le mura della Santa Sede vi fossero ancora delle carceri.

Si tratta di una decisione che, in ultima analisi, dopo il processo canonico che già ha condannato il prelato, viene dalla misericordia. Perché la misericordia non può lasciare che la malattia devasti tutto il corpo. La pedofilia è “una lebbra che c’è nella Chiesa e colpisce anche i vescovi”. E allora la lebbra si cura anche con il bisturi, perché gli abusi sono “un culto sacrilego” che lascia cicatrici per tutta la vita, una “terribile oscurità”.

Il perdono cristiano parte dall’accusa del male, dal riconoscimento del peccato commesso. Esige il pentimento e la riparazione. Comprende anche la condanna eterna, che spetta alla giustizia divina. A noi uomini tocca il compito di esercitare la giustizia terrena. Impegno di giustizia e di denuncia da cui non va esente la Chiesa, nessuna diocesi, nessun credente e nessun uomo che sia a conoscenza di abusi.

E' chiaro. La giustizia della Santa Sede interverrà senza sconti a chicchessia. Poi vi sarà probabilmente l’azione penale di altri Stati. La Chiesa si è data un nuovo diritto penale severo che ha recepito anche le norme internazionali, ma soprattutto ha deciso di perseguire quei “figli che hanno tradito la loro missione” o, Dio non permetta, che tradiranno la loro missione.

Ora la Chiesa a livello di ogni singola nazione (Italia compresa) ha tutti gli strumenti per vigilare, prevenire e pure colpire, senza se e senza ma, i trasgressori. Il suo impegno significa un netto “mai più”. Certo il male è così subdolo, prepotente e travolgente, forse sostenuto da qualche lobby, che fin da ora occorre invocare la forza che viene dall’Alto.

Forza che è necessario impetrare perché lo scandalo provocato non ferisca talmente alcuni credenti da rifiutare Dio e allontanarsi dalla Chiesa e dallo stesso Vangelo. No! Per i cristiani il male, le tenebre come nella settimana santa durano poco, tre giorni. Poi Cristo ribalta la pietra del sepolcro. Quel sepolcro, che si è aperto per una ingiusta condanna, per un accumulo di dolore e di cattiveria abbattutasi sul Crocifisso, viene dischiuso dalla forza della risurrezione, del Risorto.

Wesołowski arrestato Un'analisi giuridica
di Giancarlo Cerrelli

La notizia dell’arresto dell’ex nunzio Mons. Józef Wesołowski ha ricevuto molto risalto sui mezzi di comunicazione.
L’iniziativa volta a limitare la libertà personale di un alto prelato - e per giunta - per opera di organi giudiziari dello Stato della Città del Vaticano, non è cosa che accade tutti i giorni. Questa vicenda, tuttavia, può portare, chi non è un cultore del diritto canonico, a cedere a interpretazioni equivoche sulla vicenda, giungendo, così, probabilmente a conclusioni non conformi alle disposizioni dell’ordinamento canonico. Brevemente, pertanto, partendo dai fatti, cercherò di spiegare che gli organi giudiziari dello Stato Vaticano hanno potuto procedere penalmente al fermo dell’alto prelato, perché cittadino vaticano in quanto membro del servizio diplomatico.

Veniamo dunque ai fatti. Il Promotore di Giustizia del Tribunale di prima istanza dello Stato della Città del Vaticano (figura che potremmo assimilare al nostro pubblico ministero) ha convocato il 23 settembre scorso, l’ex nunzio Mons. Józef Wesołowski, di nazionalità polacca a carico del quale aveva avviato un’indagine penale. Al prelato – che già era stato condannato in prima istanza dalla Congregazione della Dottrina della Fede alla riduzione allo stato laicale al termine di un processo amministrativo penale canonico - sono stati notificati i capi di imputazione del procedimento penale avviato a suo carico per gravi fatti di abuso a danni di minori avvenuti nella Repubblica Dominicana.

La gravità degli addebiti ha indotto, dunque, l’Ufficio inquirente a disporre un provvedimento restrittivo nei suoi confronti, che, alla luce della situazione sanitaria dell’imputato, consiste negli arresti domiciliari. L’iniziativa assunta dagli organi giudiziari dello Stato Vaticano è stata voluta espressamente dal Papa.

Quali norme hanno indotto le autorità vaticane a disporre quest’eccezionale provvedimento nei confronti dell’ex nunzio Mons. Józef Wesołowski? Bisogna fare una chiara distinzione tra le norme penali canoniche che sono rivolte a tutti i battezzati e che comminano sanzioni di tipo medicinale o espiatorio, dalle norme previste dal codice penale dello Stato della Città del Vaticano.

Iniziamo dal codice canonico.
Il Codice di Diritto Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II nel 1983 ha rinnovato la disciplina in materia di condotte sessuali inappropriate del clero relative a minori, e al can. 1395, § 2 sancisce: “Il chierico che abbia commesso altri delitti contro il sesto precetto del Decalogo, se invero il delitto sia stato compiuto con violenza, o minacce, o pubblicamente, o con un minore al di sotto dei 16 anni, sia punito con giuste pene, non esclusa la dimissione dallo stato clericale, se il caso lo comporti”. Giovanni Paolo II decise di includere l’abuso sessuale di un minore di 18 anni commesso da un chierico nel nuovo elenco di delitti canonici riservati alla Congregazione per la Dottrina della Fede. La prescrizione per questi casi venne fissata in 10 anni a partire dal compimento del 18° anno di età della vittima.

Il 30 aprile 2001, tuttavia, sono state promulgate con Motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela, le Normae de gravioribus delictis Congregazioni pro Doctrina Fidei reservatis, che hanno tipizzato il delitto di pedofilia commesso da un chierico verso un minore di 18 anni di età, come uno dei delitti gravi contro la morale riservati alla Congregazione per la Dottrina della Fede, in base all’art. 52 della Costituzione Apostolica Pastor Bonus sulla Curia Romana del 28 giugno 1988.

A distanza di nove anni e precisamente il 21 maggio 2010, la Congregazione per la Dottrina della Fede, nell’intento di migliorare l’applicazione della legge, ha ritenuto necessario introdurre alcuni cambiamenti a queste norme, senza, tuttavia, modificare il testo nella sua interezza, ma solo in alcune sue parti. Ci interessa, per il caso in esame, l’articolo 6 di questa legge speciale, che dispone che i delitti più gravi contro i costumi, sono riservati al giudizio della Congregazione per la Dottrina della Fede e tra questi vi è “il delitto contro il sesto comandamento del Decalogo commesso da un chierico con un minore di diciotto anni”. Lo stesso articolo al § 2 afferma che il chierico che compie i delitti di cui al § 1 sia punito secondo la gravità del crimine, non esclusa la dimissione o la deposizione. Lo stesso articolo afferma che i delitti più gravi contro i costumi sono riservati alla Congregazione per la Dottrina della Fede.

Da queste disposizioni verifichiamo che la pena canonica può giungere fino alla riduzione allo stato laicale, cosa che è avvenuta per Mons. Wesołowski. Ribadiamo che la competenza funzionale stabilita dall’art. 1 delleNormae de gravioribus delictis Congregazioni pro Doctrina Fidei reservatis, in presenza dei delitti più gravi commessi contro i costumi per mandato del Romano Pontefice è attribuita alla Congregazione per la Dottrina della Fede che ha il diritto di giudicare i Padri Cardinali, i Patriarchi, i Legati della Sede Apostolica, i Vescovi, nonché le altre persone fisiche di cui al can. 1405 § del Codice di Diritto Canonico.

È da distinguere, tuttavia, dalla pena canonica intesa come pena medicinale, o espiatoria, la pena detentiva comminata dagli organi giudiziari dello Stato della Città del Vaticano. Questo ha un ordinamento giuridico che prevede al suo interno anche un codice penale, che prevede, per alcuni reati, tra cui quello di cui è ritenuto colpevole l’ex Nunzio, anche la pena detentiva.

I competenti organi giudiziari dello Stato della Città del Vaticano esercitano la giurisdizione penale in ordine:
a) ai reati commessi contro la sicurezza, gli interessi fondamentali o il patrimonio della Santa Sede;
b) ai reati indicati:
- nella Legge dello Stato della Città del Vaticano n. VIII, del 11 luglio 2013, recante Norme complementari in materia penale;
- nella Legge dello Stato della Città del Vaticano n. IX, del 11 luglio 2013, recante Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale.
Reati commessi da:
a) i membri, gli officiali e i dipendenti dei vari organismi della Curia Romana e delle Istituzioni ad essa collegate;
b) i legati pontifici ed il personale di ruolo diplomatico della Santa Sede;
c) le persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione, nonché coloro che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo, degli enti direttamente dipendenti dalla Santa Sede ed iscritti nel registro delle persone giuridiche canoniche tenuto presso il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano;
d) ogni altra persona titolare di un mandato amministrativo o giudiziario nella Santa Sede, a titolo permanente o temporaneo, remunerato o gratuito, qualunque sia il suo livello gerarchico.

Pertanto possiamo concludere affermando che, arrestando mons. Wesołowski, gli organi vaticani, non hanno fatto altro che applicare la legge prevista dall'ordinamento dello Stato di cui il Papa è capo.

lunedì 22 settembre 2014

la Messa Roveto ardente

d. ROBERTO SPATARO: LA MESSA "di sempre" DIFENDE IL SENSO DEL SACRO


Don Roberto Spataro S.D.B., segretario della Pontificia Academia Latinitas, e docente all’Università Pontificia Salesiana, ha celebrato il 27 luglio scorso a Bacoli (Napoli), nella Parrocchia di S. Anna Gesù e Maria, una Messa in rito romano antico su invito della sezione di Napoli di Una Voce, alla presenza di oltre 100 fedeli. Latinista, docente di letteratura cristiana, Don Spataro è un difensore della liturgia tradizionale ed ha tenuto conferenze sul rito tridentino. LETTERA NAPOLETANA gli ha rivolto alcune domande.

D. Ritiene che la Messa in rito romano antico sia una risposta, per i fedeli che vi partecipano, alla perdita del senso del sacro nella nostra società?
R. Sono d’accordo. Nel mondo occidentale, com’è sotto gli occhi di tutti, il processo di secolarizzazione è drammaticamente sempre più aggressivo ed invadente. Pertanto, è necessario offrire spazi ove il “sacro”, cioè la presenza oggettiva di Dio, sia comunicato e appreso, accolto e assimilato. La Messa “tridentina” privilegia un linguaggio, fatto di parole in una lingua riservata a Dio, e di eloquenti simboli, che coinvolgono tutti i sensi esterni ed interni dell’uomo, capace di trasmettere immediatamente ed efficacemente la bellezza e la potenza del “sacro”.
D. Come spiega il fatto che soprattutto nei Paesi anglosassoni, ma anche in Brasile, siano soprattutto i giovani ad essere attirati dal rito tradizionale?
R. Nei paesi anglosassoni c’è un fenomeno significativo: non sono pochi i giovani che da varie denominazioni protestanti aderiscono al Cattolicesimo e che amano la Messa “tridentina” in quanto in essa trovano ciò che, mossi dalla Grazia di Dio, cercavano: la natura sacrificale della Messa, il ruolo insostituibile del sacerdozio ordinato, la fede nella presenza reale e nella transustanziazione. Inoltre, percepiscono nella Messa tridentina una vera e propria summa della fede cattolica cui hanno dato la loro adesione con entusiasmo e, a volte, subendo ostacoli ed incomprensioni.
D. Per quanto riguarda il clero, si trovano molto più facilmente sacerdoti di 30-40 anni disposti a celebrare il rito tridentino che sacerdoti di 50-60. Come mai?
R. I sacerdoti che oggi hanno tra i 50 e i 70 anni sono stati formati negli anni del postconcilio quando vigeva un certo sospetto, se non una vera e propria ostilità, verso la Tradizione, e si ricercava, nella teologia e nella pastorale, un “novum” concepito ingenuamente come “bonum”. Sono pertanto psicologicamente bloccati verso ciò che ritengono un “ritorno al passato”. Nelle generazioni più giovani, soprattutto in quei seminaristi e giovani che hanno seguito con gioia l’insegnamento del Papa Benedetto XVI, questa precomprensione non c’è, poiché non hanno vissuto né gli anni del Concilio né i primi decenni ad esso successivi. Per alcuni di essi, la Tradizione è una risorsa, un “ritorno al futuro”, se mi è lecito l’ossimoro.

D. In una sua recente conferenza lei ha parlato di “minoranze creative” in riferimento ai gruppi di fedeli che si organizzano per chiedere ai parroci di celebrare con il Vetus Ordo ed ha ricordato che le riforme, anche liturgiche, sono partite a volte da piccole comunità monastiche.
R. Il concetto di “minoranza creativa” è stato valorizzato dall’allora cardinale Ratzinger per descrivere gruppi di persone che, con le loro motivazioni robuste, la loro testimonianza di vita, a volte con la loro organizzazione, e soprattutto con la loro adesione ad un pensiero “forte”, ispirato ai valori dell’umanesimo cristiano, i “principi non negoziabili”, possono rigenerare dall’interno la società corrosa dalla “dittatura del relativismo”, un po’come le antiche comunità monastiche hanno salvato e rinnovato creativamente la civiltà romana al suo tramonto. In fondo, quello di “minoranza creativa” è un concetto vicino alla categoria biblica del “piccolo resto”, quei pochi che, per la loro fedeltà a Dio, diventano strumento della sua azione redentrice. Anche nelle epoche più oscure della storia, Dio, nella sua Provvidenza, suscita sempre la presenza di persone pie e buone, umili e coraggiose.
D. Dopo il Motu Proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI pensa che il clima sia cambiato e che, almeno in Italia, la diffusione del rito romano antico avvenga con maggiore difficoltà?
R. Non sono in grado di stabilire una “classifica” nazionale delle resistenze al Motu Proprio. Certamente, membri del clero ed anche noti prelati in Italia non hanno nascosto la loro opposizione al Summorum Pontificum. Mi sia consentito affermare che, non poche volte, coloro che esprimono il loro dissenso riguardo alla Messa tridentina ne hanno una conoscenza approssimativa e contestano un documento pontificio senza averlo mai letto interamente!
D. Per i tanti cattolici disorientati dall’aggressione della cultura laicista e dalla desacralizzazione pensa che il ritorno della Messa Tridentina sia una speranza?
R. Sicuramente! Attorno a questa nobile forma liturgica, realmente culmen et fons, fedeli laici e sacerdoti organizzano la propria vita spirituale. Vi attingono i tesori della Grazia divina e vi trovano, come posso constatare soprattutto tra i fedeli laici, un alimento robusto per corroborare la propria fede e dare una coraggiosa testimonianza, in un contesto che tende a marginalizzare il Cristianesimo e la sua incidenza sociale, con i risultati che hanno reso il mondo, proprio perché indifferente o ostile a Dio, meno umano e misericordioso, come ci ricorda il Papa Francesco.
Fonte: Lettera Napoletanea
http://www.summorumpontificum.org/2014/09/don-roberto-spataro-la-messa-tridentina-difende-il-senso-del-sacro/

domenica 21 settembre 2014

Madonna Barbie

SULLE DEVOZIONI “PSEUDO MARIANE” 

E SULLE “MISERICORDIE” TROPPO FACILI




poi non so se mi colpisce di più la Madonna bionda 

o il timore che a breve arrivi l'imprimatur 

e la benedizione di qualche prete.

Magari rientra anche questa nell'operazione commercio-


pastorale di avvicinare i ggiovani alla Chiesa.

Si legge, in alcuni scritti, che certi mantra o devozioni “para e/o pseudo mariane” —a mo’ quasi di formula magica— certamente hanno il “potere” di calpestare la Giustizia di Dio e di generare una certa “misericordia ad personam”. Sinceramente io avrei timore a scrivere certe fantasie, e ne spiegherò brevemente i motivi!
Stando a quel che leggo, specialmente su Facebook ed in alcuni blog “cattolici”, molti commentatori (credo e spero in buona fede), auto-dichiaratisi guidati dallo Spirito Santo e/o da qualche “veggente” contemporaneo, divulgano uno strano culto alla Vergine Maria, quasi una “fede parallela” che evidentemente cancellerebbe, già di suo, pene e colpe.
San Luigi Maria Grignon de Montfort, alle pagine 18 e succ. del suo Trattato della vera devozione a Maria, parla di “devoti presuntuosi”, di “altri falsi devoti della Vergine Santa che sono gli ipocriti” e di “devoti interessati”.
Purtroppo se oggi lo studioso contemporaneo —che non vuol assolutamente giudicare— si permette di sfatare alcuni miti della “mariologia puerile e passionale” e di smascherare alcuni “spiritismi” [cf. Bollettino ufficiale Medjugorje, 2/208, p. 81] spacciati per “messaggi mariani”, citando Magistero, cronache dell’epoca o documenti contemporanei, questi viene sottoposto —da alcuni— ad una sorta di processo inquisitorio abusivo, privo totalmente di contenuti ed altrettanto inconcludente dal punto di vista pratico, ovvero ai fini propri dell’evangelizzazione; credo, invece, che San Luigi avesse ed abbia tutti i titoli per educare alcuni “novelli apologeti” affascinati dal giudizio temerario.

I devoti presuntuosi [Op cit. n° 97]:
I devoti presuntuosi sono dei peccatori abbandonati alle proprie passioni, o degli amanti del mondo, i quali, sotto il bel nome di cristiani e di devoti della Santa Vergine, nascondono l'orgoglio, o l'avarizia, o l'impurità, o l'ubriachezza, o la collera, o la bestemmia, o la maldicenza o l’ingiustizia, ecc. Essi dormono tranquilli nelle loro cattive abitudini, senza sforzarsi molto per correggersi, con la scusa che sono devoti della Vergine e pensano che Dio li perdonerà e che non moriranno senza essersi confessati e che non andranno dannati perché recitano il Rosario, digiunano il sabato, sono iscritti la confraternita del Santo Rosario o a quella dello Scapolare, o perché sono membri di un'associazione, o portano l'abitino o la catenella della Santa Vergine, ecc. Quando si dice loro che questa devozione non è che una illusione del demonio e una pericolosa presunzione, capace di perderli, essi non lo vogliono credere; rispondono che Dio è buono e misericordioso, che non ci ha creati per dannarci e che non c'è uomo che non pecchi; dicono che non moriranno senza confessarsi e che un buon mea culpa in punto di morte basterà; e aggiungono che in più sono devoti della Santa Vergine, portano lo scapolare e recitano in suo onore ogni giorno sette Pater e sette Ave fedelmente e senza ostentazione, e anzi ogni tanto recitano pure il Rosario e l'ufficio della Santa Vergine e che digiunano, ecc. A conferma di quanto dicono e per accecarsi ancor più, raccontano qualche episodio, sentito o letto sui libri, non importa loro se vero o falso”.

Nulla, nel Cristianesimo, è più condannabile di una simile presunzione diabolica; come si può dire infatti di amare e onorare davvero la Santa Vergine, quando a causa dei propri peccati, si continua a colpire, a trafiggere, a mettere in croce e ad offendere senza pietà Gesù Cristo suo Figlio, ricorda il Santo.Sant'Ignazio di Loyola (cit. Perinde ac cadaver) smascherava anche lo spirito immondo che anima le ostinate disobbedienze; San Tommaso: “«Resistere in faccia davanti a tutti» passa [anche] la misura della correzione fraterna” [Summa Th., IIª-IIae q. 33 a. 4 ad 2].

Poi ci sono i devoti ipocriti [Op. cit. n° 102]:
Vi sono altri falsi devoti della Vergine Santa che sono gli ipocriti. Questi coprono i loro peccati e le cattive abitudini sotto il manto di questa Vergine fedele, per apparire agli occhi degli altri diversi da quello che sono”.

Infine San Luigi parla dei devoti interessati [Op. cit. n° 102]:
Un'altra categoria sono i devoti interessati, i quali ricorrono alla Vergine Santa solo per vincere qualche processo, o per evitare un pericolo, guarire da una malattia, o per qualche altro bisogno di questo genere; senza queste circostanze la dimenticherebbero. Gli uni e gli altri sono falsi devoti, senza valore davanti a Dio e alla sua santa Madre”.

San Luigi —che di certo non era “ignorante”, non era “nemico della Vergine Maria”, non aveva il “cuore indurito” e non era “cieco allo Spirito Santo”— motivava accuratamente queste sue deduzioni; aggiungeva inoltre [Op. cit. n° 90]:
Il demonio, come un falsario e ingannatore sperimentato, ha già raggirato e fatto perdere tante anime con una falsa devozione alla Santa Vergine; e ogni giorno, nella sua diabolica esperienza, si dà da fare per perderne molte altre, illudendole e facendole addormentare nel peccato, con il pretesto di qualche preghiera, recitata male, e di qualche pratica esteriore da lui suggerita. Come un falsario non contraffa di solito che l'oro e l'argento e solo raramente gli altri metalli, perché non ne vale la pena, così lo spirito maligno non falsifica tante altre devozioni, ma quelle di Gesù e di Maria, cioè la devozione all'Eucaristia e quella mariana, perché queste rappresentano ciò che l'oro e l'argento sono in confronto agli altri metalli”. [cf. Casini — Di Pietro, La vera devozione alla Vergine Maria, Segno, 2012].

Credo che anche il Concilio di Trento, che di certo non fu “anti mariano” e non fu “poco docile allo Spirito Santo”, possa venirci incontro.

Dio aveva promesso “un maestro di giustizia per illuminare le genti” (Gl. 2,23) che avrebbe portato la sua salvezza “fino agli estremi confini della terra” (Is. 49,6); Gesù, manifestatosi per Ciò che Egli era ed è, sin dal principio ed in eterno, “destinò alcuni a essere Apostoli, altri costituì pastori e dottori” (Ef. 4,14), perché annunciassero la parola di vita, per evitare che noi “fossimo sballottati da ogni vento di dottrina”; ben fermi invece sul fondamento della Fede, “fossimo compaginati nell'edificio di Dio per opera dello Spirito Santo” (Ef. 2,22).

Gesù, per evitare fraintendimenti, ovvero che qualcuno —ingannato dal maligno— potesse credere o dire che i successori degli Apostoli parlavano “come parola umana” e non “come parola di Cristo”,  stabilì di conferire al loro Magistero tanta autorità da affermare: “Chi ascolta voi ascolta me; e chi disprezza voi disprezza me” (Le. 10,16). E questo non intese riferirlo solo ai presenti cui si rivolgeva, ma a tutti quelli che per legittima successione avrebbero ricevuto l'ufficio d'insegnare, perché promise di assisterli sino alla fine del mondo (cf. Mt.  28,20). [cf. Catechismo Tridentino, pubblicato dal Papa San Pio V, p.1]

Ogni sorta di dottrina che deve essere insegnata ai fedeli è contenuta nella parola di Dio, distribuita nella Sacra Scrittura e nella Tradizione; ”Tutta la Scrittura, infatti, ispirata da Dio, è utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e preparato per ogni opera buona” (2Tm. 3,16s).

La Genesi, come la Chiesa insegna, ci presenta la creazione dell’uomo a cui Dio volle fare dono anche della giustizia originale, e volle che l’uomo comandasse a tutti gli animali, tuttavia Adamo mancò all'obbedienza verso Dio con il trasgredirne il comando: “Mangerai i frutti di qualsiasi albero del paradiso, ma non toccherai quelli dell'albero della scienza del bene e del male, poiché il giorno in cui li toccherai ne morrai” (Gn 2,16.17). Cadde perciò in tanta disgrazia da perdere senz'altro la santità e la giustizia in cui era stato posto e da subire tutti quegli altri malanni che il Concilio Tridentino spiegò ampiamente (Sess. 5, can. 1, 2; sess. 6, can. 1). [Op. cit. p. 12].

Dio è sì misericordioso, ma la Sua misericordia non prevarica e non annulla la Sua stessa giustizia, difatti giustizia e misericordia sono due degli attributi [*] principali del vero Dio, Uno e Trino, che con assoluta veracità ci ha fatto conoscere tutto ciò che è necessario fare e sapere per salvarci. Ecco perché l’Apostolo in Atti 20:
26 Per questo dichiaro solennemente oggi davanti a voi che io sono senza colpa riguardo a coloro che si perdessero, 27 perché non mi sono sottratto al compito di annunziarvi tutta la volontà di Dio”.

Ne abbiamo già discusso abbondantemente negli studi che rilancio nelle note 1 e 2, quindi credo che sia inutile ripetersi, solamente domando con cortesia agli interessati di documentarsi per evitare appunto quei “venti di dottrina” fai da te che sono molto pericolosi, specie se poi gli stessi adorano il giudizio temerario; va detto, inoltre, che la Rivelazione termina con la morte dell’ultimo Apostolo, e questo è un dato troppo rilevante specialmente oggigiorno, dunque mi sembra opportuno ricordalo [3]. Ricordiamoci anche del peccato di scandalo e del fatto che in alcuni casi è peggiore dell’omicidio, quindi facciamo sempre attenzione a non deviare dalla retta ed integra dottrina, casomai per abbracciare “novità” o “venti” ispirati invece non si sa da quale preciso “spirito” [4].
Perché è necessaria la giustizia di Dio e perché misericordia e giustizia sono in perfetta sinergia fra loro? Come conciliare la misericordia di Dio con la giustizia dello Stesso?
Ne parlai in un mio vecchio studio rilanciando le pubblicazioni di mons. Perardi [cf. Vita eterna: l’Inferno, ed. Segno]. Cito brevemente qualche estrapolato:
  1. Supponiamo di non capire nulla, né della necessità dell’Inferno eterno, né dell’armonia sua con la bontà e con l’amor infinito di Dio. Perciò? Che cosa siamo noi, meschine creature per voler intendere e giudicare Dio? Poiché Dio ci ha rivelato l’Inferno eterno, noi sappiamo che esso non può ripugnare ma deve concordare con tutte le perfezioni di Dio, anche col suo infinito amore, con la sua infinita bontà, anche se noi non ne comprendiamo nulla. Quindi abbiamo poco da opporci: si accetta e basta;
  2. Poi considerate che non è mai troppo grave una condanna quando la si può con tanta facilità evitare. Il peccatore non ha nessun diritto di lamentarsi dell’Inferno eterno, ed è tanto meno scusabile dal momento che sa che col peccato ch’egli volontariamente commette si merita quella terribile condanna. Invece di gridare contro la bontà e l’amor di Dio che non lo salvano dall’Inferno, gridi contro la propria sciocchezza e stupidaggine che ne accetta e merita la condanna, prezzo di sì miserabile soddisfazione quale è il peccato. È lui che, peccando, fa l’ottuso contratto col demonio contro Dio: per questa miserabile soddisfazione, per questo peccato, rinunzia al Paradiso, accetta di subire la condanna all’Inferno. Dopo di ciò, come può egli lamentarsi di Dio che lo condanna all’Inferno? Ma se è lui che scientemente, deliberatamente vi si condanna col peccato, sapendo che a causa del peccato è dato certo merita l’Inferno;
  3. Inoltre pensate tutto ciò che Dio ha fatto e continua a fare per non condannare l’uomo all’Inferno, quante volte glie lo ha risparmiato e condonato: la Redenzione, la Chiesa, i Sacramenti, gli Angeli, un tesoro di grazie attuali per trattenerlo dal peccato, per richiamarlo a pentimento e conversione. Di ogni uomo che si danna, Dio deve ripetere ciò che per mezzo del Profeta lamentava del popolo d’Israele raffigurato nella vigna: “Che cos’avrei dovuto fare ancora alla mia vigna e che non glie l’abbia fatto”? (Is. 5,4);
  4. Dio non è solo infinitamente buono, ma anche infinitamente giusto e santo; perché infinitamente santo deve volere il bene e ripudiare il male. Se neppure coll’Inferno eterno minacciato, non riesce ad ottenere da tanti che pratichino il bene e fuggano il male, che cos’avverrebbe quand’Egli non avesse l’Inferno eterno? Se anche con l’Inferno eterno dobbiamo lamentare tanta iniquità sulla terra, e noi stessi cediamo così facilmente al male, che cosa accadrebbe quando non ci fosse neppur il ritegno del pensiero di quella inesorabile punizione? Senza l’Inferno eterno, la santità di Dio come potrebbe, se non altro, mostrare tutto il suo odio, tutta la sua abominazione per il male? Come la pena di morte su questa terra è l’ultima difesa e l’ultimo grido della società contro certi abominevoli delitti, così l’Inferno eterno è l’ultima difesa che Dio ha contro il male, l’ultimo grido con cui la sua santità lo ripudia. Aggiungete che solo l’Inferno eterno può spiegare la pazienza con cui Dio sopporta certe prolungate iniquità, bestemmie e insulti con cui taluni sfogano continuamente e ostinatamente l’odio che nutrono contro di Lui;
  5. Infine, Dio condannando il peccatore all’Inferno, come potrebbe poi liberarlo? Dio non può perdonare il peccato senza il pentimento soprannaturale per il quale occorrono la Grazia sua e la volontà del peccatore. Dio ha detto chiaramente e senza alcun equivoco che con la morte del peccato cessa la sua Grazia; che la morte è al termine ultimo in cui Egli chiama il peccatore, dopo il qual termine vi sarà la punizione eterna. Sapete voi il valore che ha la parola nella persona verace? Si dice tante volte che l’uomo d’onore ha la parola, che la parola sua vale più di uno scritto. E noi —che purtroppo facciamo così poco conto della parola nostra anche solennemente impegnata con Dio— pretenderemmo che Dio manchi di parola a sé stesso, alla sua santità, alla sua giustizia, ai suoi diritti di creatore? No; Egli ha non solo una parola per noi, l’ha anche per sé, pei suoi diritti, e la deve mantenere. 
È vero, dobbiamo incessantemente pregare Dio affinché ci doni la grazia della vera contrizione finale, allontani da noi e dai nostri famigliari la scure della morte improvvisa in stato di peccato mortale, tuttavia non possiamo e non dobbiamo credere che qualche “rito magico” o presunta “formula/rivelazione pseudo-salvifica” possa giustificare, in punto di morte, la nostra condotta degenerata, ostinata e peccaminosa. Tutta la nostra fede, che è nel contempo razionale e di facile apprendimento, va vissuta nella giusta misura, questo per evitare di inciampare; difatti il Signore è certo clemente con i bambini, ma non ha mai parlato di “clemenza per i bamboccioni”, non a caso “piena avvertenza” e “deliberato consenso” (cf. Cat. San Pio X, peccato mortale) sono “parenti” con “l’età della ragione”. Il giorno della morte, quando ci sarà il “Giudizio individuale” [cf. Denz. M2a; M2bb]: 
Un giudizio particolare con la destinazione al cielo, al purgatorio o all’inferno avviene subito (mox) dopo la morte (857s 1002 1304-1306); prima di regnare con Cristo, gli uomini debbono rendere conto davanti a lui della loro vita corporale 4168; ciascuno dovrà rendere conto davanti al tribunale di Dio della propria vita 4317; l’uomo riceverà la propria ricompensa per ciò che ha fatto nel suo corpo 443 574 1002 4168; cf. M 3b (beatitudine eterna); M 3c (la beatitudine, grazia e ricompensa); M 3d (dannazione dell’uomo)”.

In questa dinamica la cosiddetta “ignoranza vincibile” non scusa: - il peccatore vuole volontariamente ignorare qualcosa per non abbandonare il male che desidera; - trascura di informarsi; - desidera direttamente o indirettamente qualcosa che provoca l'ignoranza, ecc...; [cf. San Tommaso, Quaestio disputata de Malo] [5].
Abbiamo già parlato della Penitenza [6], quindi dell’attrizione e della contrizione (noi dobbiamo domandare a Dio l’aiuto per risultare veramente contriti), del pentimento sincero, del sano proposito e della soddisfazione; cerchiamo adesso di non farci ingannare e di non lasciarci trasportare da facili entusiasmi puerili, casomai allontanandoci —anche non volendo— dal Sacramento della Penitenza. Torneremo sull’argomento Sacramenti nei prossimi giorni… a Dio piacendo!

Pubblicazione a cura di Carlo Di Pietro (clicca qui per leggere altri studi pubblicati)
Note:
[*] Attributi. — Il primo attributo di Dio è l'immutabilità, perché secondo la parola di S. Giacomo «in Dio non vi è né cambiamento, né ombra di rivoluzione» (Iac. I, 17); - Il secondo attributo di Dio è che ogni bene gli piace, ed aborre ogni male; — Il terzo attributo di Dio è la previdenza o prescienza; — Il quarto è lapazienza; — Il quinto è la giustizia; Il sesto è la rettitudine; — Il settimo attributo di Dio è la sua liberalità infinita; — L'ottavo attributo è che Dio facilmente si placa [così i Santi non la durano mai lungo tempo nella collera e nello sdegno, anche il più giusto]; — Il nono è che Dio è pronto al perdono con quelli che l'hanno gravemente offeso; — Il decimo attributo di Dio è la sua veracità nelle parole e nelle promesse; — L'undicesimo è che in Dio non vi è accettazione di persone; — Il dodicesimo è la fermezza; — Il tredicesimo è che Dio non cerca mai i propri vantaggi e nelle opere della creazione, della redenzione, della conservazione, del governo dell'universo, non mira che al bene degli uomini e delle altre creature; — Il quattordicesimo è che Dio fa ogni cosa bene e perfettamente; — Il quindicesimo è che Dio non punisce due volte la medesima colpa. [I Tesori di Cornelio A Lapide [vol. III, Ed. Internazionale, Roma, 1949, pp. 434 e succ.]
[1] http://radiospada.org/2013/09/contro-i-falsi-profeti-il-cielo-e-la-terra-passeranno-ma-le-mie-parole-non-passeranno/
[2] http://radiospada.org/2013/09/la-tremenda-frase-degli-edicolanti-la-chiesa-apre-a/
[3] http://radiospada.org/2013/08/che-cose-la-bibbia-e-come-si-usa/
[4] http://radiospada.org/2013/07/sul-peccato-di-scandalo-non-versare-sangue-innocente/
[5] http://radiospada.org/2013/10/confusione-e-belligeranza-nel-cattolicesimo-contemporaneo-la-zizzania/
[6] http://radiospada.org/2013/09/la-vera-contrizione-necessaria-per-non-andare-allinferno/