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lunedì 27 luglio 2015

buio della Chiesa

Notte del mondo, notte della Chiesa.

di Martino Mora


La vittoria del sì al referendum sul matrimonio omosessuale nella ex cattolicissima Irlanda merita almeno tre considerazioni, che permettono di capire come sia stata possibile un tale implicito rifiuto non solo della morale cristiana, ma anche dell’ordine naturale e umano della società. E come tale rifiuto abbia potuto contagiare la maggioranza del popolo irlandese. Popolo un tempo cristianissimo.
La prima considerazione è lapalissiana: laddove si sono affermate la società dei consumi, l’idolatria della merce, il primato dell’avere sull’essere, insomma il materialismo pratico, sono calate la notte dello spirito, l’allontanamento dal sacro, l’individualismo estremo, l’edonismo largo diffuso, il nichilismo morale, lo sradicamento collettivo. In termini di secolarizzazione e quindi di nichilismo il capitalismo dei consumi si è rivelato molto più subdolo e pericoloso del comunismo sovietico dei mangiapreti. Caduto il comunismo, in molti Paesi dell’Est Europa le masse si sono riavvicinate alla fede cristiana, e in fondo non se ne erano mai staccate, nonostante il pericolo e le persecuzioni. Nella capacità di distruggere la vita dello spirito, market batte Marx con punteggio tennistico.

La seconda considerazione riguarda quello che è oggi il vero Potere. Dimentichiamoci Montesquieu, il liberalismo e la classica distinzione tra i poteri. Oggi i due veri poteri sono l’economia e l’informazione. Chi possiede i mass media, chi produce i film e i telefilm, chi gestisce le televisioni e i loro palinsesti, chi possiede i grandi quotidiani, detiene il potere di fabbricare e imporre l’opinione, di cambiare le parole e il loro significato, di esercitare tutta la persuasione retorica necessaria per influenzare la mentalità della gente. Gli irlandesi hanno perso la bussola, certamente, ma dopo avere subito per anni un vero e proprio lavaggio del cervello, non certo un dibattito razionale. Gli omosessualisti come gli immigrazionisti non vogliono dibattiti razionali, perché perderebbero. Gli omosessualisti come gli immigrazionisti vogliono far leva su emozioni, passioni, indignazioni, vittimizzazioni, veicolate dalla potenza dei media. E così vincono. In una società atomizzata come la nostra, in una società senza radici, chi gestisce i media vince.



La terza considerazione riguarda  l’atteggiamento della Chiesa Cattolica irlandese, che per bocca dello stesso primate di Dublino ha rifiutato di combattere la battaglia con tutte le armi a disposizione, e ha assunto un atteggiamento quasi pilatesco, permettendo a circa un quarto del clero di esprimere chiaramente il suo favore al matrimonio omosessuale, in spregio alla Bibbia, al catechismo, alla Tradizione e al diritto di natura. Il clero si secolarizza, tradisce, svolge il compito di quinta colonna e lo si lascia fare. Non sia mai che qualcuno ci accusi di “integralismo”! Dalle statistiche sembra che gran parte dei giovani che hanno votato sì al referendum venga da scuole cattoliche. Ebbene, come è possibile che le scuole cattoliche non abbiano insegnato a questi giovani la differenza tra il bene e il male? Che cosa si insegna in quelle scuole? L’umanitarismo? L’ecologismo? A essere vegetariani?
Naturalmente questi sono i frutti  di quel cambiamento radicale interno alla Chiesa iniziato – almeno dal punto di vista operativo – con il Concilio Vaticano II, i frutti cioè della “medicina della misericordia”, del rifiuto della Chiesa di svolgere il proprio compito di katèchon, della rinuncia a combattere il Male. È il rifiuto di Paolo e Agostino. È il rifiuto di essere katèchon, della distinzione delle due città agostiniane, di esercitare compiutamente il compito dell’auctoritas. Il Nemico non esiste più. E il Male avanza, travestito da bene, sotto mentite spoglie, ma avanza.
E ora la Chiesa di Roma che fa? È consapevole di questa sconfitta epocale? No, dice monsignor Galantino, fedelissimo: «Non credo alla categoria del “contro”. Un cristiano che si mette contro qualcuno o qualcosa già sbaglia passo». Notte del mondo, notte della Chiesa.

venerdì 26 settembre 2014

Chiesa (in)sostenibile

La Chiesa sostenibile
di Riccardo Cascioli


Piove. Un brutto temporale. Ricchi e benestanti, se proprio devono andare in giro, sono muniti di ombrello, impermeabile e anche vestiti più pesanti per coprirsi bene. E se la situazione peggiora si rifugiano in casa. Alcuni poveri invece, già vestiti alla bell’è meglio, non hanno ombrelli, magari trovano temporaneo riparo sotto un ponte ma esposti comunque al freddo e all’umidità e quindi alle malattie e via peggiorando.

Cosa fare? Il ricco che volesse fare qualcosa per aiutare il povero potrebbe scegliere una soluzione a costo zero (dare un passaggio con l’ombrello), oppure una comunque economica (regalare un ombrello) o anche altre via via più impegnative (regalare un ombrello e vestiti adeguati, offrire il rifugio in una abitazione, addirittura offrire un lavoro per togliere la persona dalla povertà). In ogni caso qualcosa che riduca la povertà o che ne lenisca almeno gli effetti più pesanti per i poveri. Tutte soluzioni comunque a portata di mano e di portafogli.

Ma oggi gli uomini al potere si sono inventati un’altra soluzione: lasciano pure i poveri sotto l’acqua (troppo facile pensare di risolvere tutto con un ombrello, bisogna andare alla radice del problema) e decidono che bisogna far smettere la pioggia. Nessuno sa come fare, in realtà, e per studiare il problema allora si spendono cifre enormi, si comincia a dire che è tutta colpa dei milioni di ombrelli comprati dai ricchi e si va dietro a soluzioni che potrebbero essere risolutive (anzi lo sono certamente, bisogna pur offrire un obiettivo concreto) e che però hanno il difetto di essere costosissime. Ma non fa niente, perché alla fine, tra 50 o 100 anni, il problema sarà risolto una volta per tutte. Ma chi paga? I ricchi ovviamente, e guai a sollevare obiezioni sostenendo che a fronte di un risultato incerto e che nessuno fra cento anni potrà verificare, sarebbe meglio investire i soldi aiutando i poveri di oggi concretamente, mettendoli in condizioni di non temere la pioggia. Sei solo un bieco egoista, sfruttatore, che cerchi solo il tuo interesse.

Ecco, questa è la situazione in cui siamo oggi: il buon senso che ha guidato l’umanità per millenni e che l’ha portata a uscire in larga parte dalla miseria e dalla precarietà, ha lasciato il posto all’irrazionalità e all’ideologia, al punto di organizzare marce mondiali contro i cambiamenti climatici, che sarebbe come proclamare uno sciopero contro il susseguirsi delle stagioni. Il riconoscimento della pochezza dell’uomo davanti alla natura ha lasciato il posto al delirio di onnipotenza che fa ritenere l’uomo in grado di poter controllare la natura, sostituendosi a Dio. 

Questo è purtroppo ciò che guida la politica internazionale degli ultimi decenni, al punto che tra i capi di stato occidentali alcuni anni fa era di moda dire che il riscaldamento globale è una minaccia più grave del terrorismo internazionale. E infatti, come si vede ….

Ma ora c’è una novità. Anche la Chiesa cattolica, sulla spinta di forti gruppi di pressione al suo interno, sta cedendo a questa cultura dominante. Prova ne sono stati gli interventi in questi giorni del segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, al Vertice Onu sul clima (clicca qui), e del cardinale Oscar Andres Maradiaga al Summit delle religioni sul Clima, sempre a New York (clicca qui). Che in Vaticano l’aria sia cambiata se ne è accorto anche il settimanale scientifico Science, che nell’editoriale del 19 settembre prende spunto da un grosso convegno internazionale organizzato lo scorso maggio dalla Pontificia Accademia delle Scienze sociali per affermare che la Chiesa ha finalmente abbracciato la sostenibilità (clicca qui).

È un punto questo che richiede un breve chiarimento: da molti anni infatti ci sono interi episcopati (tedesco e francese anzitutto) e alcune organizzazioni non governative cattoliche che chiedono con insistenza che lo “sviluppo sostenibile” sia integrato nella Dottrina sociale della Chiesa, pressione a cui la Santa Sede e i papi hanno finora sempre resistito, e a ragione. Lo “sviluppo sostenibile” infatti è un concetto relativamente nuovo – codificato nel Rapporto della Commissione Brundtland, Our Common Future (Il nostro futuro comune, 1987) - che è figlio di una ideologia anti-umana. Presupposto infatti della sostenibilità è la convinzione che il mondo sia sovrappopolato e che in ogni caso si consumino molte più risorse di quante la natura ne possa offrire. Da qui anche la previsione di catastrofi prossime venture nel caso non si prendano immediati accorgimenti.

Questa radice anti-umana che va ben oltre la difesa dell’ambiente non è mai sfuggita al vertice della Chiesa, così come la differenza tra una certa concezione della natura e il Creato, biblicamente inteso. Così, malgrado le forti pressioni e la dura battaglia che l’ha tenuta ferma per molti mesi, nell’enciclica sociale di Benedetto XVI “Caritas in Veritate” il concetto di sviluppo sostenibile non è entrato: si trova invece spiegato il concetto di “sviluppo umano integrale” che tiene l’uomo al centro della Creazione senza ridurlo a una delle variabili viventi del pianeta. Il succitato convegno della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali fa apparire però la Caritas in Veritate un residuo del passato, e sulla stessa linea si pongono gli interventi dei cardinali Parolin e Maradiaga.

In discussione non sono le enunciazioni di principio sul valore della Creazione e la necessità di salvaguardare tutto il Creato, minacciato dall’avidità umana; né è in discussione la responsabilità per l’uomo di prendersi cura di quanto lo circonda. 

Il problema nasce quando si passa a individuare le minacce per il Creato e come porvi rimedio. Ed è qui che, ad esempio, negli interventi di Parolin e Maradiaga c’è la totale sottomissione alla “religione” del riscaldamento globale antropogenico (cioè provocato dall’uomo). È uno schema che vede i paesi ricchi imputati di provocare eventi atmosferici catastrofici senza precedenti, dovuti alle emissioni di anidride carbonica causate dall'uso dei combustibili fossili; e le principali vittime sarebbero ovviamente i poveri, vulnerabili a questi cambiamenti climatici. Da qui il tira e molla per far pagare ai Paesi ricchi il “risarcimento” per i danni fatti.

Ecco dunque il cardinale Parolin ripetere il solito mantra del “consenso scientifico” intorno al riscaldamento «indiscutibile che c’è stato a partire dalla seconda metà del secolo scorso». E tutto questo sarebbe provocato «dalle emissioni di anidride carbonica dovute all’attività umana». Da qui ecco il «contributo che la Santa Sede vuole dare» per il «grande impegno politico ed economico che la comunità internazionale deve affrontare». In pratica il segretario di Stato afferma che la Santa Sede non comprerà ombrelli per i poveri – come ha sempre fatto – ma lavorerà con gli altri per far cessare la pioggia.

Il fatto è che nelle poche parole di Parolin citate c’è già una lunga lista di errori. Intanto quando si parla di scienza e di verità scientifiche il consenso non ha alcun significato, per le leggi scientifiche non si fa a maggioranza come in Parlamento. È la corrispondenza alla realtà che decide se una teoria è vera oppure no. E da questo punto di vista le affermazioni successive sul riscaldamento globale sono già state smentite. Tanto per cominciare, il periodo di riscaldamento comincia alla fine dell’Ottocento, ma non va in modo lineare e nemmeno coincide con le emissioni di anidride carbonica. Il boom di emissioni da attività umane si ha infatti subito dopo la Seconda Guerra mondiale, con l’esplosione delle attività industriali: ebbene dal 1945 al 1975 la temperatura globale scende tanto che all’inizio degli anni ’70 si lancia l’allarme per il “raffreddamento globale”. Poi la temperatura tende a risalire ma si ferma nel 1998 e da allora non c’è più stato alcun aumento, malgrado le emissioni di anidride carbonica continuino ad aumentare. In ogni caso non c’è alcun riscaldamento senza precedenti nella storia, ma va tutto secondo cicli naturali. Basterebbero queste semplici osservazioni per insinuare qualche dubbio fra tante granitiche certezze. Senza considerare che l’anidride carbonica viene trattata come un inquinante o comunque una sostanza pericolosa quando essa è il «mattone della vita», quell’elemento senza il quale la vita sulla terra non esisterebbe.

Se vogliamo, ancora più sorprendente è stato il cardinale Maradiaga il quale, nel sostenere che «i cambiamenti climatici sono il principale ostacolo allo sradicamento della povertà», ha individuato nella crescita economica dei paesi ricchi la causa della malnutrizione diffusa nei paesi poveri. Si tratta di tesi ardite, per usare un eufemismo, tanto più che Maradiaga è un uomo nato e vissuto in Honduras, un paese povero, tradizionalmente vittima di eventi atmosferici estremi: il conto degli uragani che periodicamente distruggono l’Honduras si perde nei secoli, e ben si può dire che da quel punto di vista non è cambiato nulla. Il clima in generale – e non i cambiamenti climatici provocati dall’uomo negli ultimi decenni – è una difficoltà oggettiva per chi vive lì, ed è per questo che solo una politica di sviluppo che renda la popolazione meno vulnerabile può cambiare il corso della storia. Pensare che la situazione degli honduregni possa invece migliorare imponendo massicci investimenti all’industria americana ed europea per cambiare la loro tecnologia, e il pagamento - a mo’ di risarcimento - di fior di quattrini ai governi locali che spesso li fanno “sparire” per propri interessi, è semplicemente ingenuo (anche questo è un eufemismo).

Quanto poi alla crescita economica dell’Occidente paragonata al sottosviluppo di altre regioni, certamente si può affermare che ci sono disuguaglianze figlie di ingiustizia, ma si deve anzitutto considerare che fattori principali del sottosviluppo sono la cultura di un popolo (e quindi anche la sua religione), le credenze, la corruzione dei governanti, la stratificazione sociale (tribù, clan, caste) e così via.

Troppo facile prendersela con i cambiamenti climatici. E in ogni caso una volta la Chiesa ci insegnava che davanti agli eventi atmosferici estremi (prolungata siccità, tempeste e così via) bisognava rivolgersi a Dio, il signore della natura; a Gesù, capace di dominare e farsi ubbidire dagli elementi della natura. Si pregava insomma, mica si mettevano pannelli solari.

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-la-chiesasostenibile-10423.htm

lunedì 24 febbraio 2014

papa per sempre

DUE PAPI IN SAN PIETRO. I PERCHE’ DI UN EVENTO MAI VISTO IN DUEMILA ANNI

23 FEBBRAIO 2014 / IN NEWS

Nella storia bimillenaria della Chiesa nessuno prima di ieri aveva mai visto in San Pietro due papi insieme e che si abbracciano come fratelli. E’ accaduto al Concistoro dove Francesco ha invitato a partecipare il papa emerito Benedetto XVI.
Francesco ha deviato la solenne processione d’ingresso per andare a salutarlo (poi, uscendo dalla basilica, ha deviato di nuovo per tornare da lui e scambiare alcune parole).
E’ la terza volta che i media immortalano il loro abbraccio. Nel marzo scorso a Castelgandolfo, poi nei giardini vaticani per la benedizione di una statua di San Michele Arcangelo.
Altre volte si sono incontrati e si incontrano privatamente a colazione, lontano dai giornalisti.
Ma quello di ieri è un caso particolare perché era una cerimonia pubblica solenne nella Basilica di San Pietro. Era un avvenimento ecclesiale molto importante, perché si trattava della creazione di 19 nuovi cardinali.
Per questo la partecipazione di papa Ratzinger ha avuto un rilievo particolare: è stata la prima volta, dal giorno del suo ritiro, che ha partecipato a una cerimonia pubblica. Doppiamente significativa questa sua presenza perché ieri, per la Chiesa, era la festa della Cattedra di San Pietro, quindi la festa del Papato.
 IL MISTERO DELLA RINUNCIA
 Prima di chiedersi cosa può significare questo “Concistoro dei due papi” (come è stato subito definito), bisogna constatare che Benedetto XVI è apparso in una buona forma fisica.
Sul suo vigore intellettuale non ci sono dubbi e chi ne avesse avuti li ha visti dissolvere, a settembre scorso, leggendo la formidabile risposta che Ratzinger ha fatto a un libro di Piergiorgio Odifreddi.
Una risposta pubblica in cui – pur con la sua consueta cortesia – gli ha impartito una vera e propria lezione. Scorrendo quelle pagine si può constatare che Ratzinger non è solo l’intelligenza più lucida (e ortodossa) della Chiesa, ma anche una delle menti più illuminate della nostra epoca.
Però la constatazione della sua buona forma fisica e della sua perfetta lucidità intellettuale, ripropone mille domande sui motivi della sua “rinuncia”.
Tutti i papi infatti, nel corso dei secoli, hanno vissuto i loro ultimi anni di pontificato disponendo di forze molto ridotte per l’avanzata età (basti ricordare il grande Giovanni Paolo II che ha fatto dell’ultimo suo periodo di ministero una testimonianza dalla croce).
E’ obiettivamente inspiegabile dunque il “ritiro” di un papa come Benedetto XVI che è tuttora in salute e perfettamente efficiente. Considerata la guerra spietata che gli è stata fatta, anche dentro alla Curia e alla Chiesa, fin dalla sua elezione, nel 2005, è del tutto legittimo sospettare che vi siano state pressioni indebite per indurlo al “ritiro”. O comunque che siano state create le condizioni per spingerlo a quel passo.
 PAPA PER SEMPRE
 Veniamo ora alle immagini viste ieri in San Pietro. Un vaticanista, ha scritto, in rete, che “Benedetto XVI, vestito di bianco, con il soprabito, era seduto in prima fila, come primo tra i cardinali”.
Solo che egli non è affatto un cardinale e neanche “il primo fra i cardinali”. Quello che è lo ha detto il Segretario di Stato Parolin, dopo aver salutato papa Francesco: “Salutiamo, con uguale affetto e venerazione, il Papa emerito, Sua Santità Benedetto XVI, lieti per la sua presenza in mezzo a noi…”.
Del resto lo stesso Francesco, l’11 febbraio scorso, lo ha chiamato “Sua Santità Benedetto XVI”. Molti sembra che non si accorgano dell’eccezionalità di questa situazione, della sua unicità, in tutta la storia della Chiesa. Evidentemente è dovuta ai tempi che la Chiesa si trova a vivere.
Ieri è stato lo stesso Francesco a renderla evidente al mondo intero. Vedendo quelle immagini infatti tornavano in mente (con tutte le domande del caso) le parole di Benedetto XVI, pronunciate il 27 febbraio 2013, quelle parole che sembra siano state rimosse da molti: “Il ‘sempre’ è anche un ‘per sempre’ - non c’è più un ritornare nel privato. La mia decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero, non revoca questo”.
Ieri era evidente che “l’esercizio attivo del ministero” petrino è svolto da papa Francesco, ma pure che quel ministero, per quanto riguarda Benedetto XVI, non è “revocato” ed è “per sempre”.
Cosa significhi dal punto di vista ecclesiale non so dirlo. Ma il dovere dei giornalisti è quello di descrivere la realtà dei fatti così come sono, e, nel caso, di fare domande e chiedere spiegazioni e cercare di capire.
 PERCHE’ E’ TORNATO
 Eccoci dunque alla domanda sul significato della scelta di papa Francesco. Perché ha voluto Benedetto ieri in San Pietro al solenne Concistoro?
Forse è stato un gesto di cortesia. E’ la risposta più immediata. Ma forse anche la più banale e, a ben vedere, del tutto insoddisfacente.
Perché questo evento accade dopo un anno dal loro avvicendamento, un anno durante il quale ce ne sono state molte altre di cerimonie a cui Benedetto XVI avrebbe potuto partecipare. A cominciare dalla messa d’insediamento di Francesco.
Se dopo un anno si verifica un fatto del genere, che interrompe – per comune volontà di Bergoglio e di Ratzinger – l’“assenza” di Benedetto XVI dal mondo (che era stata annunciata come totale e definitiva), il motivo probabilmente è diverso. Più profondo e importante.
Nessuno è nella mente dei due papi, quindi è inutile fare illazioni. C’è però una coincidenza che fa riflettere. Proprio l’altroieri il Concistoro era stato aperto dalla relazione del cardinale Kasper sui temi caldissimi del prossimo Sinodo (relativi alle questioni della famiglia e dell’accesso ai sacramenti).
Kasper rappresenta le fazioni progressiste-moderniste della Chiesa, quelle che vogliono andare verso un sostanziale annacquamento della dottrina, ovvero – a mio avviso – verso l’autodemolizione della Chiesa, resa subalterna alle ideologie mondane.
Ratzinger – prima da cardinale, braccio destro di Giovanni Paolo II – e poi da Papa, è sempre stato considerato da queste fazioni come il grande avversario.
Egli ha rappresentato e rappresenta infatti non solo l’ortodossia, la fedeltà alla tradizione della Chiesa, ma anche una straordinaria intelligenza cattolica, capace di dialogare col mondo senza sottomettersi ad esso e – anzi – affascinando e attraendo le migliori intelligenze laiche.
 CHIESA SOTTO ATTACCO
 Nelle scorse settimane si sono fatte sentire molto le fazioni ecclesiastiche che vorrebbero fare del Sinodo una sorta di Vaticano III.
Del resto dall’esterno sono arrivate pressioni gravissime per un “rovesciamento” della dottrina cattolica: basti ricordare il recente fazioso attacco dell’Onu alla Chiesa.
Ma la presenza ieri in San Pietro, al Concistoro, di “Sua Santità Benedetto XVI”, chiesta da Francesco, è uno di quei fatti che parlano da soli.
Che fanno fare memoria della retta via e della retta dottrina. Dal momento che il dovere principale del Papa è proprio la custodia del “depositum fidei”.
Del resto la stessa omelia di Francesco, ieri, è stata – per così dire – di sapore ratzingeriano. Il Papa ha detto infatti ai nuovi cardinali: “La Chiesa ha bisogno del vostro coraggio, per annunciare il Vangelo in ogni occasione opportuna e non opportuna, e per dare testimonianza alla verità”.
Ha aggiunto che “la strada che Gesù sceglie è la via della croce… Diversamente dai discepoli di allora”, ha osservato il Papa “noi sappiamo che Gesù ha vinto, e non dovremmo avere paura della croce, anzi, nella croce abbiamo la nostra speranza. Eppure, siamo anche noi pur sempre umani, peccatori, e siamo esposti alla tentazione di pensare alla maniera degli uomini e non di Dio”.
Questo modo mondano di pensare produce poi “le rivalità, le invidie, le fazioni”. Il Papa ha chiesto dunque ai cardinali di respingere la mentalità del mondo.
Infine ha ricordato ai pastori che il gregge di Cristo è perseguitato in molte parti del pianeta, invitando a “lottare contro ogni discriminazione”, a pregare per questi fedeli e a confortarli nella prova in tutti i modi. Francesco ha parlato come Benedetto.
 Antonio Socci
 Da “Libero”, 23 febbraio 2014
Facebook: “Antonio Socci pagina ufficiale”


Ratzinger vs Kasper

Due tedeschi. Due consacrati. Due rappresentanti della Chiesa Cattolica. Due testimoni. L'uno ha rappresentato e rappresenta l’ortodossia cioè la fedeltà alla tradizione della Chiesa e l'intelligenza cattolica, capace di dialogare col mondo senza scendere a compromessi con esso ed i suoi peccati. 

L'altro ha rappresentato e rappresenta le fazioni progressiste e moderniste della Chiesa, quelle che indirizzano i loro sforzi intellettuali e pastorali verso un sostanziale annacquamento della dottrina, verso una protestantizzazione della Chiesa Cattolica,ovvero verso l’autodemolizione di questa, resa subalterna alle ideologie mondane, dando di fatto inizio e lustro alla 'teologia della mondanità'.

Josef Ratzinger, prima come cardinale, poi come braccio destro di Giovanni Paolo II ed infine da Papa, è sempre stato considerato da queste fazioni come il primo e grande avversario e vederlo in San Pietro al solenne Concistoro mi ha fatto riflettere e pensare che la sua presenza possa rappresentare ancora, in questi tempi di fermento anti-dottrinale, un baluardo contro tutti coloro che, al pari del cardinal Kasper, vogliano demolire la dottrina della Chiesa. La sua presenza si rende alquanto necessaria: la sua figura è rasserenante, rassicurante e consolante. Guardando a lui le parole di Gesù diventano pietre scolpite, 'non prevalebunt, non prevalebunt, non prevalebunt'.....

Papa Benedetto XVI continuerà ad essere la roccia, il custode, il difensore della fede della nostra Santa Madre Chiesa, proprio lì dove maggiormente il fumo di Satana sta attualmente offuscando la vista della fede a tanti spandendo il suo acre odore di zolfo.     

http://leportedellaterradimezzo.blogspot.it/

Consistorium MMXIV

“Tu es Petrus et super hanc petram…”

Le sublimi note di Palestrina accolgono la processione del Santo Padre, mentre tutte le luci della Basilica Vaticana si accendono, conferendo un maggior grado di splendore al già magnificente interno.

Alle mie spalle la Cattedra di San Pietro, circondata dalle candele che la adornano nel giorno della sua festa.
Il Papa saluta un ospite da tutti inatteso, il Pontefice Emerito Benedetto XVI, seduto accanto a Cardinali, in abito piano e greca bianca.

Le preghiere, rigorosamente in latino, si alternano con i canti della schola, con quello del Vangelo e con il giuramento dei nuovi porporati che, uno ad uno, si recano davanti al Pontefice per ricevere la berretta rossa, l’anello e la bolla del titolo loro assegnato.

Le parole del Papa sono chiare: “dovete essere in comunione con me e tra di voi”.

Durante il canto del Salve Regina Papa Francesco si posiziona davanti la statua della Madonna, poi, all’uscita, tra le note di una rielaborazione del Magnificat di Bach, eseguito sia con l’organo che con gli ottoni, saluta nuovamente Benedetto XVI e, poi, si reca a rendere omaggio alla statua del suo predecessore, ornata di tiara e manto papale, baciandone il piede.

Almeno questa volta, cari amici: il Concistoro, al momento, non poteva andare meglio.

Quanto a Benedetto XVI, chi mai potrebbe scordarlo?


http://fbpexsurgedomine.blogspot.it/2014/02/consistorium-mmxiv.html