domenica 17 marzo 2013

papa francesco e la liturgia

S. Francesco: Lettera a tutti i chierici sulla riverenza del Corpo del Signore





Facciamo attenzione, noi tutti chierici, al grande peccato e all'ignoranza che certuni hanno riguardo al santissimo Corpo e Sangue del Signore nostro Gesù Cristo e ai santissimi Nomi e alle sue Parole scritte che santificano il corpo.

Sappiamo che non ci può essere il corpo se prima non è santificato dalla parola.
Niente infatti possediamo e vediamo corporalmente in questo mondo dello stesso Altissimo, se non il corpo e il sangue, i nomi e le parole mediante le quali siamo stati creati e redenti "da morte a vita" (1Gv 3,14).

Tutti coloro, poi, che amministrano così santi misteri, considerino tra sé, soprattutto chi li amministra illecitamente, quanto siano miserandi i calici, i corporali e le tovaglie sulle quali si compie il sacrificio del corpo e del sangue di lui. E da molti viene collocato e lasciato in luoghi indecorosi, viene trasportato senza nessun onore e ricevuto senza le dovute disposizioni e amministrato agli altri senza discrezione.

Anche i nomi e le parole di lui scritte talvolta vengono calpestate, 7 poiché "I'uomo carnale non comprende le cose di Dio" (1Cor 2,14).
Non dovremmo sentirci mossi a pietà per tutto questo, dal momento che lo stesso pio Signore si consegna nelle nostre mani e noi l'abbiamo a nostra disposizione e ce ne comunichiamo ogni giorno? 9 Ignoriamo forse che dobbiamo venire nelle sue mani?
Orsù, di tutte queste cose e delle altre, subito e con fermezza emendiamoci; e ovunque troveremo il santissimo corpo del Signore nostro Gesù Cristo collocato e lasciato in modo illecito, sia rimosso di là e posto e custodito in un luogo prezioso.
Ugualmente, ovunque siano trovati i nomi e le parole scritte del Signore in luoghi sconvenienti, siano raccolte e debbano essere collocate in luogo decoroso.
Queste cose sono tenuti ad osservarle fino alla fine, più di qualsiasi altra cosa, tutti i chierici. 14 E quelli che non faranno questo, sappiano che dovranno rendere "ragione" davanti al Signore nostro Gesù Cristo "nel giorno del giudizio" (Cfr. Mt 12,36).
E coloro che faranno ricopiare questo scritto, perché esso sia meglio osservato, sappiano che saranno benedetti dal Signore Iddio.

San Francesco d'Assisi

francesco papa

Considerazioni a caldo sull’elezione di Francesco

 
Avrei dovuto scrivere, un articolo sull’abdicazione di Benedetto XVI, ma vari impegni universitari e personali (e, lo riconosco senza vergogna, l’angoscia e lo spaesamento per quel gesto, che forse non riusciremo a capire mai) me l’hanno impedito, proverò ora a scriverne uno sul nuovo Papa eletto (ma non ancora consacrato o intronizzato); sappiate, però, che sono alcune idee, venutemi mano a mano, e che per ovvie ragioni anche cronologiche (il Cardinal Bergoglio SJ è stato scelto in Conclave neanche due giorni fa!) non possiamo certo ancora permetterci il lusso di scrivere analisi approfondite e dettagliate.

La sera del 13 marzo, uscito dalla Facoltà, mi sarei dovuto recare in Biblioteca a studiare prima di tornare a casa per cena, quando, messomi a parlare con un amico, sento che la fumata è stata bianca! Ho deciso di lasciar perdere, per quella serata, lo studio degli accordi e dei contratti pubblici nel Diritto Amministrativo, e sono tornato subito a casa, per vedere l’uscita dalla loggia della Basilica di San Pietro del nuovo Papa…essendomi persa quella di Ratzinger, nella oramai lontana primavera del 2005, non ero intenzionato a perdermi quest’altra!
Dopo più di mezz’ora, ecco uscire il Cardinal Protodiacono e annunciare il nuovo nome: Eminentissimum ac reverendissimum dominum, dominum Georgium Marium (e chi sarà mai, mi chiedo), Sanctæ Romanæ Ecclesiæ Cardinalem Bergoglio (Bergoglio, l’Arcivescovo di Buenos Aires! l’unica cosa che so di lui), qui sibi nomen imposuit Franciscum (Francesco, un Papa Francesco, non era mai accaduto!).
Appare poi un uomo che, vagamente, ricorda fisicamente San Pio X o il Beato Giovanni XXIII, che saluta incredulo ma cordiale, e che pronuncia poche ma gentili parole: invita alla preghiera (e il silenzio cala in tutta la Piazza), e invoca, per lui e su di lui, la preghiera dei fedeli, e benedice infine la Città e il Mondo.
Non conosco quasi nulla del Cardinal Bertoglio, all’infuori del fatto che è gesuita e che è figlio di emigrati italiani, né posso sapere o prevedere che tipo di Papa sarà né cosa succederà alla Chiesa nel prossimo e per certi e molti versi ancora travagliato futuro, ma la prima impressione, secondo me, è buona: una persona umile e schiva, il cui primo atto è pregare insieme ai fedeli e invocare su di sé la benedizione celeste (e nel mondo, e perfino nella stessa Chiesa moderna, è proprio la preghiera che manca di più); non sono stati eletti grandi nomi, né Burke, né Ranjith (per almeno uno dei quali, confesso, da “tridentino”, tifavo), né Dolan, né Scola, né (ma qui abbiamo tirato tutti un sospiro di sollievo, e credo che la pensino in molti come me) Bertone, o Re, o Bagnasco, ma un nome poco conosciuto (e forse, dopo due grandi, quasi ingombranti, Pontificati, è meglio così, chi lo sa).
Non posso né voglio prevedere né nuove primavere (e di “primavere”, tramutatesi poi in tempeste, dopo 50 anni, ci saremmo francamente anche stufati), né nuove restaurazioni (anche se una domanda, a questo punto, sorge spontanea, che fine farà l’opera del Beato Giovanni Paolo II e, soprattutto, di Benedetto XVI, continuerà, rallenterà, sarà proprio fermata?), né prossime Apocalissi (è stato curioso vedere papisti più del Papa trasformarsi di colpo in sedevacantisti più dei sedevacantisti stessi!); Papa Francesco è stato appena eletto, deve essere ancora consacrato e intronizzato, e non possiamo fare previsioni di alcun genere, ma alcuni gesti sembrano far presagire e sperare un pontificato positivo: come detto, la preghiera pubblica (e il silenzio che ha preso il posto degli applausi e del vociare è la dimostrazione di come non servano gesti grandi, eclatanti, perfino peregrini, per avere l’attenzione e la concentrazione delle folle sull’essenziale), l’affidamento alla Madonna, la visita alla Basilica di Santa Maria Maggiore e la venerazione dell’icona mariana della Salus Populi Romani (la Patrona di Roma) e del sepolcro del suo predecessore San Pio V…sono forse gesti così foschi e negativi da giustificare tante maligne critiche?
Colgo l’occasione per dire alcune cose e togliermi anche alcuni sassolini dalle scarpe: la grande e commossa folla presente in Piazza San Pietro, di tutte le età e di tutti i Paesi del mondo, dimostra che la Chiesa Cattolica è tutt’altro che finita o moribonda, come cianciano tanti sedicenti intellettuali o teologi del nulla, che dai loro salotti nulla capiscono della vita reale e che parlano dei fedeli (cui fanno costante appello, pur disprezzandoli nel loro intimo) senza aver invece mai parlato con loro; la Chiesa Cattolica è l’unico luogo dove anche il figlio di poveri emigrati può comunque aspirare a cingere, un giorno, la seconda corona più nobile e grande che possa toccare ad un uomo (la prima è quella di Spine che ha cinto il Capo di Cristo); e, infine, il fatto che, appena eletto, il nuovo Papa è stato immediatamente bersaglio di sfottò, battute maligne e ricerche di (presunte) ombre sulla sua vita precedente da parte dei soliti e banali anticlericali (che non vogliono mai sentire ragioni diverse dalle loro, alla faccia del presunto “libero pensiero” e della presunta “razionalità”, e che sono sempre scontenti di tutto e di tutti), non fa che confermare il detto di Nostro Signore Gesù Cristo: come hanno perseguitato Me, perseguiteranno anche voi che Io manderò (e, anche, di non dare perle ai porci, metaforici o reali che siano).
Un’altra cosa, poi, più personale, ma che mi spinge a considerare ancora in maniera speranzosa e possibilmente positiva l’elezione di Bergoglio: tra la sera stessa dell’elezione e i due giorni dopo, ho ricevuto domande e richieste da parte di amici a proposito dell’elezione di questo nuovo Papa, di chi fosse, di cosa ne pensassi, che impressione mi avesse fatto; molti di loro non sono cattolici o, se lo sono, non ne hanno mai fatto mostra…non so se ho risposto bene, ma posso dire che questa cosa è stata per me tra le più belle di questi due giorni, non certo per me (per competenze o importanze che non ho di certo), ma per il fatto che tante persone, anche lontane, si sono sentite incuriosite positivamente, addirittura attratte, dal Papa, anche se era stato appena eletto, e ne hanno voluto sapere di più! Te Deum laudamus!
Che Dio, nella Sua Misericordia e nella Sua Provvidenza, voglia custodire e ispirare il nuovo Papa Francesco; che la Madonna, Madre della Chiesa e Salvezza del Popolo Romano, che San Giuseppe e i Santi Apostoli Pietro e Paolo (i Patroni della Chiesa universale), che i Santi Francesco d’Assisi (il mistico cui il Crocifisso di San Damiano disse di andare e di riparare la Sua casa, la Chiesa) e Francesco Saverio (il grande missionario gesuita dell’Oriente, la cui Canonizzazione si festeggia proprio il 12 marzo, giorno d’apertura del Conclave) preghino per lui, affinchè sia conservato e preservato e non ceda ai nemici suoi e della Chiesa tutta!

Roberto De Albentiis

w il papa


Personalismo

Dopo l’elezione di papa Francesco, riflessioni sull’equivoco del «personalismo».
A.H.

Personalismo
di Gustave Thibon
Non più tradizioni, non più categorie: solo persone! La persona oggi è il cardine di tutto. Si sposa, per esempio, la persona che piace, senza tenerne nel minimo conto l’ambiente o la posizione; un regime politico s’incarna in un uomo e muore con lui, ecc.. Tutto questo porta lontano: al tramonto di tutte le grandi continuità sociali, all’instabilità universale. La persona umana non è un assoluto. Un tempo si amavano gli uomini attraverso le istituzioni: il matrimonio aveva maggior peso, nell’anima di una sposa del gran secolo, della persona di suo marito; si tollerava il re per rispetto alla monarchia, ecc..

Attualmente si sopportano le istituzioni solo attraverso un persona idolatrata; si considerano le categorie come cose astratte e morte. Ma non lo sono state sempre: sono divenute tali a misura che aumentava il culto della persona. Impersonale non è necessariamente sinonimo di morto e di astratto; ciò che non è una persona può essere altrettanto concreto e vivente. E anche le categorie che reggono, difendono e superano le persone possono essere amate con ardore! E poi, dietro queste categorie c’è la persona di Dio – la sola che si possa adorare senza pericolo – che garantisce e vivifica tutto…

La tendenza di certi “personalisti” moderni, che vorrebbero respingere come puramente artificiale e decorativo tutto quello che non è personale, ci lascia preoccupati. Sacrificare le persone alle categorie (qui sta il pericolo di tutti i climi forti e classici) non è un bene, sacrificare le categorie alle persone ci sembra anche peggio: da una parte si causa sterilità, dall’altra putrefazione. Ancora qualche progresso di questa religione della persona, e non avremo più “buone casate”, né patria, né spirito di corpo o di casta – non avremo più radici nel tempo e nello spazio. Non andiamo troppo lontano nelle nostre rivendicazioni in favore della persona umana: essa è relativa, effimera, deludente e gonfia spesso dell’impersonale più vano. Noi non crediamo che al personalismo divino.

Il primato della persona spinto all’esagerazione porta con sè un altro pericolo capitale. Ecco dei realisti i quali non amano la monarchia che attraverso il volto di un principe che li ha sedotti, dei cattolici che legano la fede nell’autorità pontificia a una specie di culto infantile della persona del papa, popoli interi sollevati da ridicolo entusiasmo per un dittatore… Le cose più universali sono divenute “questioni di persone”, “affari privati”. Non si ha occhi e cuore che per gli individui. Essi portano da soli tutto il peso delle istituzioni. Queste si edificano e franano con loro. Questo personalismo stupido è una delle cause delle catastrofi rivoluzionarie dei tempi moderni: di mano in mano che il popolo si abitua a confondere la persona dei grandi con il principio eterno che essi rappresentano, il suo rancore verso di essi tende a trasformarsi in una volontà di distruzione universale.

Il passato sapeva distinguere le istituzioni dalle persone: si poteva avere in dispregio un re o un papa (il Medio Evo non vi ha certo rinunciato!) senza mettere per nulla in discussione il principio della monarchia o del papato (*). Si sapeva che un’istituzione sana – una istituzione venuta da Dio – si conservava feconda anche attraverso l’uomo meno perfetto. I capi politici e religiosi erano allora come dei traits d’union tra Dio e gli uomini: si giudicava più importante ciò che essi trasmettevano di ciò che essi erano. L’altare sosteneva il prete, il trono il re. Oggi si chiede al re di sorreggere il trono, al prete di sorreggere l’altare. Le istituzioni non si giustificano agli occhi delle folle che attraverso il genio o il magnetismo di qualche individuo. Tale esigenza porta con sè due rovinose conseguenze: impone ai disgraziati “sostenitori” delle istituzioni un grado di tensione e di attività del tutto inumano, e, correlativamente, lega la sorte delle istituzioni a miserabili casi individuali. Antropocentrismo pietoso, che confonde il canale con la sorgente e che tende a fare della persona umana il sostegno assoluto di ciò che passa attraverso l’uomo e riposa in realtà su Dio solo…

(*) Le invettive di una Caterina da Siena contro il clero della sua epoca oggi non sarebbero più tollerabili: comprometterebbero nelle anime la fede nella Chiesa. Per quanto doloroso ciò possa sembrare, la cura delle istituzioni impone oggi di aver riguardo alle persone e di soffocare gli scandali.

venerdì 15 marzo 2013

Si Deus pro nobis, quis contra nos?

Non nobis domine,
sed nomini tuo da gloriam.




Si Deus pro nobis,
quis contra nos?

chiesa e massoneria

Cosa deve fare il novo Papa




La vera riforma della Chiesa
di Riccardo Cascioli
 
«Se non confessiamo Gesù Cristo, diventeremo una Ong assistenziale ma non la Chiesa, sposa del Signore». Papa Francesco, nella sua prima omelia da Sommo Pontefice, ha chiarito subito che la vera riforma nella Chiesa è la fede, e la testimonianza della fede. E in questo si è messo nel solco già tracciato da Benedetto XVI che, non per niente, aveva indetto l’Anno della Fede rilevando proprio nella mancanza di questa virtù teologale la vera radice della crisi, sia della Chiesa sia del mondo.

Ciò non toglie che anche papa Bergoglio darà una sua impronta particolare a questo cammino, ma allo stesso tempo è chiaro che condivide con chi l’ha preceduto il giudizio più profondo sulla realtà attuale.
E’ giusto metterlo in evidenza perché in queste poche ore dalla sua elezione c’è stato un diluvio di commenti e analisi da parte soprattutto dei soliti noti, che hanno tentato di arruolare Jorge Mario Bergoglio nel partito del progressismo estremo, alimentando l’attesa di riforme radicali soprattutto nel campo della morale (per alcuni sembra proprio che questa sia l’unica preoccupazione).

In realtà è bene chiarire che il curriculum di papa Bergoglio al proposito parla ben chiaro: sulla ferma opposizione a qualsiasi riconoscimento delle coppie gay, abbiamo pubblicato ieri un suo eloquente intervento, ma Bergoglio – da arcivescovo di Buenos Aires e primate della Chiesa argentina - si è anche distinto per le sue nette prese di posizione contro l’aborto e l’eutanasia.

In un discorso rivolto a preti e laici argentini, il 2 ottobre 2007, l’allora cardinale Bergoglio si espresse a difesa della vita nascente anche in caso di violenza sessuale: «Noi non siamo d’accordo con la pena di morte – disse -; ma in Argentina abbiamo la pena di morte. Un bambino concepito a causa dello stupro di una donna con problemi mentali può essere condannato a morte». Nello stesso tempo ha avuto grande attenzione nella promozione della dignità della donna, e soprattutto delle donne in attesa di un figlio, per le quali ha istituito una speciale benedizione.

Inoltre, sempre nel 2007, è stato proprio il cardinale Bergoglio a presentare – a nome dei vescovi dell’America Latina – l’«Aparecida Document» sulla situazione della Chiesa in quei paesi. Ebbene, in quel documento – approvato poi da papa Benedetto XVI – si prevede che sia proibito accostarsi all’Eucarestia per tutti coloro che istigano all’aborto, politici in testa. Dice infatti il paragrafo 436 della necessità di una «coerenza eucaristica»: «Non si può ricevere la Santa Comunione e nello stesso tempo agire o parlare contro i comandamenti, in particolare quando sono facilitati l’aborto, l’eutanasia e altri seri crimini contro la vita e la famiglia. Questa responsabilità si applica in modo particolare a legislatori, governanti e personale sanitario». 

Allo stesso modo ha denunciato l’abbandono al loro destino degli anziani, che invece di essere considerati un «deposito di saggezza» per la società vengono trattati come un fardello che porta i servizi sociali a praticare una sorta di «eutanasia clandestina» garantendo servizi soltanto fino a un certo punto.

Ha anche negato la possibilità di mettere in discussione il celibato dei preti quale rimedio alla piaga dei preti pedofili. In un libro-intervista uscito di recente in Argentina, El Jesuita, afferma chiaramente che «Se c'è un prete pedofilo è perché porta in sé la perversione prima di essere ordinato. E sopprimere il celibato non curerebbe tale perversione. O la si ha o non la si ha».

Insomma, chi identifica la riforma della Chiesa con queste false aperture alla modernità – che peraltro hanno già costituito una disgrazia per le altre denominazioni cristiane – sarà ben presto disilluso.
La riforma che intende papa Francesco è ben più ardua, è la strada della Croce (lo ha detto ieri chiaramente ai cardinali), è la conversione: e qui non servono sterili rivendicazioni di presunti diritti, ma il riconoscersi anzitutto bisognosi di essere salvati.

giovedì 14 marzo 2013

papa Francesco I

PAPA FRANCESCO, UN PAPA TUTT’ALTRO CHE LIBERALE

 
“Si tenta di annientare il piano di Dio”
“Una mossa del diavolo”
Cardinal Bergoglio (oggi Papa Francesco) sulle ”nozze” gay


Con l’elezione al Soglio Pontificio del Cardinale Jorge Mario Bergoglio qualcuno osò sperare che egli operasse un’apertura al mondo da parte della Chiesa, in particolare per quanto gira attorno a temi etici quali aborto, eutanasia e omosessualità, in quanto l’attuale Pontefice regnante al Conclave del 2005 venne definito la controparte progressista dell’allora Cardinal Ratzinger.

Ebbene, temo che tali speranze saranno presto deluse (Deo Gratias!): per quel che riguarda l’omosessualismo va ricordato lo scontro che Papa Francesco ebbe nel 2010 con la presidente argentina Kirchner a causa dell’introduzione nel suo paese della libera distribuzione di contraccettivi e delle cosìdette “nozze” omosessuali (definendo la sentenza del giudice che ha permesso il “matrimonio” di due persone dello stesso sesso “assolutamente illegale” e affermando che “riflette un serio distacco dalle leggi che ci governano”), venendo per questo definito un “promotore d’odio” dal Movimento di integrazione e liberazione omosessuale, il quale aggiungerà anche che “Ancora una volta la Chiesa pone a capo del Vaticano a un promotore dell’odio verso la diversità sociale e una figura del riferimento dell’omofobia e del disprezzo delle minoranze sessuali” e che “ha intrapreso svariate e odiose crociate contro l’uguaglianza di diritti per le minoranze sessuali, offendendo questo segmento della popolazione, per esempio lottando con ogni mezzo perché il matrimonio gay non fosse approvato in Argentina” (Motivo in più per apprezzarlo aggiungerei).

Per ciò che concerne invece temi bioetici, vorrei riportare alla memoria un caso emblematico: nel settembre scorso in Argentina si volle depenalizzare l’aborto, decisione che l’allora Arcivescovo Bergoglio condannò senza mezzi termini: “Ancora una volta si vuole limitare o eliminare il valore supremo della vita e ignorare i diritti dei bimbi a nascere. L’aborto non è mai una soluzione. Quando si parla di una madre incinta, parliamo di due vite: entrambe devono essere preservate e rispettate perché la vita è un valore assoluto”.

A conclusione di tutto questo, è doveroso rammentare anche la presa di distanza che egli mantenne nei confronti della Teologia della Liberazione, criticando l’apertura dei Gesuiti nei confronti di tale movimento. In tutta risposta gli venne affibbiata la falsa ed infamante accusa di aver collaborato con la dittatura dei generali argentini, che risulta essere priva di qualsivoglia fondamento.
Insomma, sembrerebbe che la speranza dei vari radical-chic laico-progressisti di vedere affacciarsi dalla loggia di San Pietro un Papa liberale e aperto al mondo andrà in fumo. Speriamo che ciò accada in fretta.

L' invidia del Diavolo


«Questa guerra non è vostra, ma di Dio». L’invidia del Demonio



di Jorge Mario Bergoglio, S.J.

Lettera del cardinale Bergoglio ai quattro monasteri carmelitani di Buenos Aires in occasione del voto al Senato della Repubblica Argentina sulla proposta di legge intesa a legalizzare il matrimonio e le adozioni omosessuali (approvata il 15 luglio 2010). Traduzione di Massimo Introvigne.

Buenos Aires, 22 giugno 2010

Care sorelle,
Scrivo queste poche righe a ciascuna di voi che siete nei quattro monasteri di Buenos Aires. Il popolo argentino dovrà affrontare nelle prossime settimane una situazione il cui esito può seriamente ferire la famiglia.

542774_517220354983255_1187411213_nSi tratta del disegno di legge che permetterà il matrimonio a persone dello stesso sesso. È in gioco qui l’identità e la sopravvivenza della famiglia: padre, madre e figli. È in gioco la vita di molti bambini che saranno discriminati in anticipo e privati della loro maturazione umana che Dio ha voluto avvenga con un padre e con una madre. È in gioco il rifiuto totale della legge di Dio, incisa anche nei nostri cuori.

Ricordo una frase di Santa Teresina quando parla della sua malattia infantile. Dice che l’invidia del Demonio voleva vendicarsi della sua famiglia per l’entrata nel Carmelo della sua sorella maggiore. Qui pure c’è l’invidia del Demonio, attraverso la quale il peccato entrò nel mondo: un’invidia che cerca astutamente di distruggere l’immagine di Dio, cioè l’uomo e la donna che ricevono il comando di crescere, moltiplicarsi e dominare la terra.

Non siamo ingenui: questa non è semplicemente una lotta politica, ma è un tentativo distruttivo del disegno di Dio. Non è solo un disegno di legge (questo è solo lo strumento) ma è una «mossa» del padre della menzogna che cerca di confondere e d’ingannare i figli di Dio. E Gesù dice che per difenderci da questo accusatore bugiardo ci manderà lo Spirito di Verità.

Oggi la Patria, in questa situazione, ha bisogno dell’assistenza speciale dello Spirito Santo che porti la luce della verità in mezzo alle tenebre dell’errore. Ha bisogno di questo Avvocato per difenderci dall’incantamento di tanti sofismi con i quali si cerca a tutti i costi di giustificare questo disegno di legge, e che confondono e ingannano perfino persone di buona volontà.

Per questo mi rivolgo a Voi e chiedo preghiere e sacrificio, le due armi invincibili di santa Teresina. Invocate il Signore affinché mandi il suo Spirito sui senatori che saranno impegnati a votare. Che non lo facciano mossi dall’errore o da situazioni contingenti, ma secondo ciò che la legge naturale e la legge di Dio indicano loro. Pregate per loro e per le loro famiglie che il Signore li visiti, li rafforzi e li consoli. Pregate affinché i senatori facciano un gran bene alla Patria.

Il disegno di legge sarà discusso in Senato dopo il 13 luglio. Guardiamo a san Giuseppe, a Maria e al Bambino e chiediamo loro con fervore di difendere la famiglia argentina in questo particolare momento. Ricordiamo ciò che Dio stesso disse al suo popolo in un momento di grande angoscia: «Questa guerra non è vostra, ma di Dio». Che ci soccorrano, difendano e accompagnino in questa guerra di Dio.

Grazie per quanto farete in questa lotta per la Patria. E per favore vi chiedo anche di pregare per me. Che Gesù vi benedica e la Vergine Santa vi conservi.
Con affetto

Jorge Mario Bergoglio, S.J.
Arcivescovo di Buenos Aires
 

mercoledì 13 marzo 2013

papa francesco


FRANCESCO I

Oremus pro Pontifice nostro Francisco
Dominus conservet eum et vivificet eum et
beatum faciat eum in terra
et non tradat eum in animam inimicorum eius

Preghiamo per il Papa Francesco.
Il Signore Lo conservi, Gli doni vita e salute,
Lo renda felice sulla terra
e Lo preservi da ogni male.

Amen.

scandali

Le "Iene" e gli sciacalli mediatici contro la Chiesa di Marco Mancini

Proprio nell’imminenza del Conclave, torna di moda il tema degli abusi sessuali nella Chiesa. Nell’opera di divulgazione mediatica sul tema si è particolarmente distinto il programma “Le Iene” (nomen omen…), che ha trasmesso per due puntate consecutive servizi sullo scandalo della pedofilia, riguardanti in particolare la diocesi di Savona.

Diciamolo una volta per tutte: contra factum non valet argumentum. Che diversi sacerdoti cattolici abbiano abusato sessualmente di minori – in forme più o meno gravi – è un fatto. Che la reazione delle gerarchie ecclesiastiche non sia stata sempre adeguata alla situazione, è un fatto. Che i Vescovi si siano spesso limitati a trasferire i sospettati da una parrocchia a un’altra, sperando di riuscire a limitare i danni e di evitare uno scandalo alla Chiesa, è un fatto. Il punto è che i fatti, oltre a essere denunciati, devono trovare una spiegazione.

La Chiesa Cattolica è un’istituzione millenaria, che porta ancora su di sé tutto il peso della sua storia passata. Per secoli essa ha modellato la propria esistenza sulla base dell’autonomia e della separatezza rispetto alle leggi e ai criteri del mondo secolare: basti pensare agli istituti del foro ecclesiastico e del diritto d’asilo. Il primo prevedeva che i chierici potessero essere giudicati solo dai tribunali ecclesiastici e non da quelli civili, il secondo assicurava l’impunità a coloro che, macchiatisi di qualsiasi delitto, avessero trovato rifugio in chiese, conventi o monasteri (se ne ha un’eco, ad esempio, nella vicenda di Esmeralda in “Notre Dame di Paris” di Victor Hugo). In Italia, tali istituti furono entrambi aboliti con le leggi Siccardi del 1850, ma la concezione che ne era alla base ha continuato a sopravvivere, nel bene e nel male, all’interno della compagine ecclesiale.

A ciò si aggiunga la volontà di non esporre la Chiesa, Sposa di Cristo, al pubblico disonore, secondo il principio per il quale “i panni sporchi si lavano in famiglia”. E la spinta, fortissima, a proteggere chi si continua in ogni caso a considerare come proprio figlio. Si può dire che questa mentalità vada cambiata, ma essa non appartiene solo alla Chiesa. Conosciamo bene questi sentimenti: si tratta di inclinazioni umane. Sappiamo quanto sia difficile per un genitore o per un fratello accettare l’idea che il proprio congiunto si sia macchiato di un delitto e che vada punito per questo. Noi stessi definiamo “madri-coraggio” le donne che trovano la forza di denunciare i figli spacciatori: non vi è nulla di scontato in tutto questo. C’è di più: il nostro stesso ordinamento manifesta di avere coscienza di tali situazioni, laddove – all’art. 384 del codice penale – prevede la non punibilità per reati come l’omessa denuncia (nei casi in cui sia obbligatoria per legge), la falsa testimonianza, il favoreggiamento qualora essi siano commessi per la “necessità di salvare sé medesimo o un prossimo congiunto da un grave e inevitabile nocumento nella libertà e nell’onore”.

La legge, dunque, non si sente di punire coloro che abbiano addirittura commesso dei reati per sottrarre alla giustizia i propri familiari. I nostri media, invece, pretendono che i Vescovi non facciano i preti ma gli sbirri, che corrano a denunciare i propri figli e i propri fratelli, che accettino di buon grado di vedere la propria Madre denudata, violata, sconciamente esposta alle risate e allo scherno del mondo. Forse hanno ragione nel chiederlo, ma questo mondo che si erge a giudicare la Chiesa non ha nessun titolo per farlo.

Soprattutto perché esso non è animato da senso di giustizia, ma dalla malafede. L’aspetto più vergognoso del già citato servizio delle Iene è che tenta di coinvolgere nella vicenda di Savona lo stesso Benedetto XVI, sulla base di una lettera inviatagli nel 2003, quando era Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, dal vescovo Calcagno. Ratzinger, dunque, sapeva e ha consentito che gli abusi proseguissero: quale orrore! Ma nella stessa missiva si legge che lo stesso Calcagno aveva già provveduto a evitare che il sacerdote in questione avesse “responsabilità che lo mettano  a contatto di bambini o adolescenti” e a fare in modo che venisse sottoposto a cure psicologiche. Nel prosieguo del servizio, viene poi intervistato il responsabile della SNAP, un’organizzazione che raccoglie alcune vittime – o presunte tali – di preti pedofili negli USA e sui cui aspetti discutibili, in termini di finanziamenti e modalità di azione, ha già scritto in maniera esauriente Massimo Introvigne.

Benedetto XVI è stato il Papa che più si è impegnato contro lo scandalo degli abusi, rimuovendo dal loro incarico diversi vescovi, incontrando le vittime, stabilendo nuove norme di comportamento, togliendo di mezzo le potenti coperture che avevano occultato, ad esempio, la scabrosa vicenda di Padre Maciel. Egli ha condotto la Chiesa sulla strada della penitenza e della conversione, oltre che su quella della trasparenza e della responsabilità. Attaccarlo sulla vicenda della pedofilia, a poche settimane dalla sua rinuncia al ministero petrino, è un vero e proprio atto di sciacallaggio mediatico. Come lo è affrontare in maniera scandalistica un tema ormai noto da anni, proprio nell’imminenza del Conclave.

Appare chiara, comunque, l’intenzione alla base di tutto questo: tenere sotto schiaffo la Chiesa Cattolica, in uno dei momenti più delicati della sua storia. Ecco, allora, che la iena – pardon, il “giornalista” delle Iene – rincorre i cardinali arrivati a Roma per il Conclave, gli piazza il microfono sotto il muso e incalza: “cosa pensa del cardinale Calcagno, che ha coperto gli abusi di un prete pedofilo? Dovrebbe partecipare al Conclave?”. E quelli, senza la minima idea di ciò di cui la iena sta parlando, ma con la maledetta paura di dire qualcosa fuori posto, cercano di sfuggire, di divincolarsi, fino a perdere la pazienza. E la iena, esultante: “Ecco, vedete! I cardinali sono tutti omertosi!”. Nella testa dello spettatore, la sensazione che la Chiesa non sia nulla di più di un’associazione per delinquere, finalizzata allo sfruttamento sessuale dei minori. E subito le microcefale nullità che affollano la Rete si scatenano: dagli alla Chiesa, protettrice dei pedofili! Morte a questi preti maledetti!

C’è qualcosa di satanico, come ha osservato tra gli altri Maurizio Blondet, in quest’odio furioso, schiumante di rabbia, che si rivolge ormai quotidianamente contro la Chiesa. E l’odio di chi non sopporta che essa continui a svolgere, ancorché in maniera debole e forse insufficiente, il ruolo di Katechon, impedendo il pieno manifestarsi del “mistero di iniquità” (2Tess 2, 7), cioè delle forze dell’Anticristo. Di chi non sopporta che essa continui a ribadire la differenza tra bene e male, tra vero e falso, indicando un modello superiore a quello della feroce bestialità degli istinti.

Il mondo utilizza le debolezze e le fragilità degli uomini di Chiesa per condurre questa guerra: oggi, l’arma principale è la pedofilia. State certi che, quando essa si rivelerà spuntata, non esiteranno a sbarazzarsene, cercandone una migliore. Del resto, già oggi taluni gruppi di psichiatri cominciano a sdoganare la pedofilia, trattandola alla stregua di un “normale orientamento sessuale”. E, in un’intervista a “Repubblica” del 1985, l’attuale governatore pugliese Nichi Vendola sottolineava come non fosse “facile affrontare un tema come quello della pedofilia, cioè del diritto dei bambini ad avere una loro sessualità, ad avere rapporti tra loro, o con gli adulti - tema ancora più scabroso - e trattarne con chi la sessualità l'ha vista sempre in funzione della famiglia e dalla procreazione”. Quando sarà, anche gli sciacalli – pardon, le Iene – scodinzoleranno prontamente, confezionando servizi sulla bellezza della sessualità infantile, come fanno già ora sul tema delle c.d. “famiglie omosessuali”. Ma non è ancora il momento: adesso è meglio sparare sulla Chiesa. 
 

il nuovo papa ...

I modernisti scoprono le carte.
Vito Mancuso indica come dovrebbe essere il nuovo Papa
di Giovanni Cavalcoli





In questi giorni nei quali i Cardinali si sono radunati per eleggere il nuovo Papa, i modernisti, in un loro esimio rappresentate quale il famoso eretico Vito Mancuso, già confutato da interventi di importanti teologi, ma a quanto pare sordo di orecchi, si fanno vivi su Repubblica[1] del 9 marzo scorso, uno dei quotidiani che maggiormente esprimono l’imperante cultura liberal-massonica legata al prepotere politico-finanziario, per avvertire con la loro solita arroganza e sicumera come dovrà essere il nuovo Papa, se la Chiesa non vuol “risultare sempre meno interessante per il mondo contemporaneo” e vuol raccogliere “quei cattolici che non vogliono tradire il proprio tempo”. Infatti, sentenzia Mancuso, “è solo stando al passo con il mondo che si sta al passo con Dio”. Come se tutta la preoccupazione della Chiesa fosse di piacere al mondo e non a Cristo. Mancuso dimentica che si può benissimo piacere al mondo e non a Dio. Dio non si identifica col mondo.

Non potevamo avere in queste poche espressioni di Mancuso una sintesi più chiara e più perfetta del progetto modernistico di Chiesa e di cristianesimo - ritornello trito e ritrito -, che i modernisti stanno portando avanti con incredibile ostinazione, grande dispiego di mezzi mediatici, politici e finanziari e raffinata capacità di far presa, nel mondo cattolico, sui soggetti influenzabili, sugli ingenui, sui dubbiosi, sui furbi, sugli ambiziosi e sugli ipocriti.

Il Mancuso quindi non ci dice sostanzialmente niente di nuovo, ma quel che dice è così stantio, che nasce in noi l’impressione che lo stesso Mancuso in fondo non crede nemme-no lui a quello che dice, ma lo fa perché ormai “preso, come si suol dire, dal giro”, indub-biamente lautamente foraggiato dall’enorme successo dei suoi libri scandalosi e corruttori.

Non è quindi escluso che la sua coscienza di cattolico non si sia del tutto assopita, ma adesso come adesso, salvo una coraggiosa resipiscenza che speriamo e per la quale preghiamo, egli sembra non essere in grado di liberarsi dall’ambiente al quale, forse per imprudenza o forse per inavvertenza, si è legato e che ormai lo condiziona pesantemente.

Infatti è ormai noto come dietro al cattolicesimo modernista, ovviamente non privo di valori e a volte assai raffinato e seducente - si pensi per esempio alla linea dei seguaci di Küng, di Rahner, di Schillebeeckx, di Boff, di Gutierrez, di Teilhard de Chardin, di Kasper, di Bianchi, di Lehmann, di Zollitsch, di Forte, di Ravasi e di Martini -, si nasconde una serie di forze che non fanno capo alla limpida sorgente della verità cattolica, rappresentata dalla dogmatica tradizionale del Magistero della Chiesa sino al Concilio Vaticano II ed oltre, espressione infallibile della Parola di Dio, ma le torbide ed avvelenate acque delle tendenze più pericolose della modernità, abilmente mascherate sotto vari e speciosi pretesti, che vanno dalla promozione della giustizia e della pace, a quella del progresso, della libertà, del pluralismo e della solidarietà umana, contro ogni dittatura e “potere che cade dall’alto”.

In fondo si tratta della mitologia della Rivoluzione Francese, certo non priva, come osserva il Maritain, di richiami evangelici, ma sostanzialmente radicata nell’antropocentrismo di origine rinascimentale e totalmente priva di quel riferimento soprannaturale divinamente rivelato che per un cattolico è ragione di vita e garanzia di vera salvezza dell’uomo.

In Mancuso, come è noto, il tutto è condito con una forte dose di materialismo evoluzionista alla Teilhard de Chardin, assai gradito ai marxisti e ai comunisti e che ben si aggancia con la cosiddetta “Chiesa dal basso” della non spenta “teologia della liberazione” di origine sudamericana.

Mancuso quindi rappresenta l’ala secolarista tendenzialmente atea del modernismo, di carattere popolare e sovversivo, che, come sappiamo, si affianca all’altra ala più intellettuale e legata agli ambienti della cultura e della gerarchia cattolica, la quale affetta una forma di spiritualismo raffinato che in fondo non è che riesumazione della tradizione gnostico-idealistica tedesca.

Ecco allora riapparire in Mancuso la vecchia concezione evoluzionista-modernista della verità, spregiatrice dei valori immutabili ed assoluti - Mancuso ironizza contro i valori “non-negoziabili” dei quali parla Benedetto XVI -, concezione che pertanto, al di là della sfrontatezza con la quale la si vorrebbe dire “cattolica”, in realtà taglia alla radice non solo gli insegnamenti della divina Rivelazione, ma gli stessi princìpi naturali ed universali dell’umana ragione, la quale in tal modo si dissolve nell’insipienza e nella barbarie nemica di ogni civiltà e rettitudine morali della persona e della società.

Mancuso affetta di condannare nella Chiesa la corruzione, l’ingiustizia, il conflittualità, lo scandalo; proclama di volere il progresso e di respingere il vecchiume superato dalla storia. Ma poi quale soluzione propone? Questa:

“L’unica soluzione sta nel comprendere che il principio che può dare direzione, governo e senso, trattenendo dal precipitare nel nichilismo interiore e nell’anarchia sociale, è la fede nella logica relazionale, nell’armonia, nella ricerca del bene, della giustizia, della pace, non in quanto conosciuti una volta per sempre secondo la logica verticistica dei “principi non negoziabili” cara a Benedetto XVI, ma quali volta per volta è possibile realizzare nella situazione concreta alle prese con il chiaroscuro della vita di cui parlava il cardinal Martini”.

Non una parola sull’aspetto soprannaturale della Chiesa e della Gerarchia Cattolica sino al Ministero petrino, ma quell’impostazione tipicamente razionalistico-secolaristico-massonica, per la quale tutto lo sforzo è quello di sopprimere appunto questo aspetto soprannaturale della Chiesa per ridurla ad una associazione semplicemente umana, sul modello di Amnesty International oppure uno degli organismi internazionali dell’ONU.

Mancuso inoltre da buon modernista non vuol saperne di Tradizione, senza rendersi conto che il vero progresso, per non essere cambiamento caotico, traditore e distruttivo, non è che conferma ed esplicitazione di quanto è contenuto nella Tradizione. Con incredibile ed insensata audacia - lui, il sedicente uomo del dialogo - vorrebbe vedere cacciati dalla Chiesa tutti i fedeli alla Tradizione (se la prende tra l’altro con gli insegnamenti dei Papa dell’800), convinto com’è che i modernisti sono la vera Chiesa del futuro ed a loro spetta la guida della Chiesa.

Se il nuovo Papa dovesse dar retta alle proposte di Mancuso e compagni, i mali della Chiesa che soffriamo da cinquant’anni per colpa dei modernisti, ben lungi dal diminuire, si aggraverebbero: continuerebbe la debolezza del papato, ci sarebbero ancora cardinali indisciplinati ed imprudenti, l’episcopato continuerebbe a dormire, aumenterebbero la disobbedienza al Magistero, il disprezzo per la Tradizione, l’interpretazione protestante della Bibbia, l’ecumenismo selvaggio, l’indifferentismo religioso, il dialogo scriteriato, il relativismo dottrinale e morale, il calo delle vocazioni, l’aumento delle defezioni, gli scandali, inoltre si esaurirebbe la spinta missionaria e cesserebbero le conversioni al cattolicesimo.

È vero peraltro che i modernisti stessi da decenni con zelo infaticabile degno di miglior causa stanno portando avanti questo disegno diabolico, che certo oggi come oggi ha portato frutti, essendo essi riusciti ad infiltrarsi persino nell’episcopato e nel collegio cardinalizio. I modernisti pertanto, dopo tanta diuturna fatica nel dare la scalata al potere, oggi si sentono ormai vicini alla conquista del Papato, essendo riusciti a far dare le dimissioni a quel sant’uomo, a loro non gradito, di Benedetto XVI.

Ma il sommo dell’ipocrisia di Mancuso, espressione anche qui del più genuino modernismo, è l’affettato disprezzo per l’attaccamento al potere e per il gusto del comandare, quando sono proprio i modernisti che oggi in molti posti di comando da essi conquistati, danno prova di una scandalosa prepotenza che difende gli eretici e condanna gli ortodossi,

“Ogni potere, ci dice S.Giacomo, scende dall’alto”. Che cosa dunque ci viene a raccontare Mancuso? E se ciò vale per la società civile, perché ogni autorità deriva da Dio, ciò vale ancora più per la Chiesa, fondata e guidata dal Figlio di Dio. Sono ben note infatti le parole di Cristo agli Apostoli: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi”: la Chiesa è costruita dall’alto, non dal basso.

Dunque la polemica di Mancuso contro l’aspetto gerarchico della Chiesa è pura menzogna e puro inganno, del resto sempre di nuovo diffuso da tutti gli eretici che si fingono agnellini e quando raggiungono il potere imperversano su tutti i fronti.

Lo so, cari modernisti, dopo tanti anni di scalata, sperate ora di avere il Papato, ma siete dei perfetti illusi, perché con la vostra mentalità mondana e secolaresca voi credete che avere un Papa o diventare Papa sia cosa che si ottiene solo con le vostre manovre e i vostri complotti. Ma il Papa nella Chiesa non è quello che voi pensate: è sì un peccatore come tutti noi, ma è da Cristo dotato di una forza invincibile che smaschererà tutte le vostre mene e, se non vi convertite, vi farà vergognare davanti alla storia ed all’eternità.

[1] L’intervento di Repubblica si può affiancare a quello, altrettanto recente de Il Corriere della Sera, altro quotidiano di impostazione massonica, che ha ospitato un delirante articolo di Emanuele Severino, il quale, manifestando il volto più truce della massoneria, interpreta le dimissioni del Papa come segno dell’approssimarsi della dissoluzione del cristianesimo, vinto dalle idee ateo-panteiste dello stesso Severino, le quali inaugureranno per l’uomo un’era di libertà dalla tirannide della religione.

http://www.lavocedidoncamillo.com/2013/03/i-modernisti-scoprono-le-carte-vito.html#more

martedì 12 marzo 2013

chiesa

Mi auguro la semina d’autunno, non l’impollinazione primaverile della chiesa

 


 

Che dire se certe cose ormai le dobbiamo trovare affermate con vigore dagli atei (sia pure devoti) come  Giuliano Ferrara? Così scrive su Il Foglio del 3 marzo:
Non credo nel mito della primavera vaticana, la primavera della chiesa cattolica e del papato. La chiesa deve seminare, come si fa in autunno, non farsi impollinare come un fiore d’aprile. I padroni dell’opinione pubblica internazionale, anche cattolica, esigono un nuovo abbraccio del mondo com’è. Andare incontro, inseguire il temperamento dei popoli e delle culture, essere abilmente mimetici, formalizzare nuove regole di vita della chiesa ricalcate sui criteri di giudizio del secolo, delle ondate della modernità dal XVI secolo in poi, abolire le vecchie regole, cancellare le vecchie fattezze. 
Se è così, tanto vale chiudere bottega. L’esperimento dell’impollinazione è stato già fatto, ha avuto una sua grandezza, era cosa ambiziosa, ma è fallito, e non è colpa della curia romana se il modo di trattare problemi antichi e nuovi della bottega religiosa risente di un intirizzimento dell’anima, non scalda più i cuori, non si costruisce su ragione e fede in quell’equilibrio sovrano tentato da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Ci sono già l’Onu e l’Unesco, c’è già la filosofia universalistica dei diritti umani, c’è la coscienza umanitaria, ci sono idoli e miti del contemporaneo come l’eguaglianza, la libertà, la fratellanza, c’è un’arietta perenne di luce primaverile che occlude ogni visuale del dolore, del peccato, della redenzione, del soprannaturale, della salvezza interiore e collettiva, della penitenza, della riconciliazione e della misericordia, e c’è un’idea realistica e mediocre della fede personale, intesa come un comportamento di vita, non come un’esperienza indicibile, una grazia lontana ed efficace a prescindere dalla coscienza, una misura di irrazionale dentro la razionalità e la bellezza anche esteriore della visione evangelica, dell’imitazione cristica, dell’affidamento a un Messia, a un Dio incarnato.
Il problema non sta nel consentire ai preti di sposarsi, consentitelo pure. Il problema è che, sposati o no, la carne resta il luogo agostiniano della concupiscenza, il dolce piacere dell’abbandono al momento, all’attimo, contro la fragranza immacolata dell’affidamento all’eterno. Se per governare il corpaccione della chiesa fosse necessario emanciparla dal riformismo di quel grandissimo Papa che fu s. Gregorio VII, come suggerisce Hans Küng, e dunque ci dovesse toccare un’assemblea discutidora di vescovi al posto del vicario di Cristo infallibile, un’elaborazione teologica sempre meno petrina, sempre meno romana, sempre più legata agli schemi di vita e di spiritualità di quell’etnia primitiva orante che solo le riforme di s. Paolo e di s. Agostino e di Costantino e dei Gregorio hanno trasformato in ecclesia, in popolo di Dio in cammino, in istituzione universale ricalcata sul modello laico e precristiano dell’Impero romano, sia pure, sia fatta la volontà del clero e del laicato e della teologia progressista. Ma alla fine del percorso avremmo un calco del già noto, un codice di morale kantiana piegato alle esigenze dell’edonismo piccino del tempo nostro, non l’apparizione della grazia, non un ritorno di Dio, qualunque cosa questo possa significare per credenti e non credenti. Spero che si vada alla radice, e che cominci la semina, dopo anni di impollinazione e rinuncia.

inizio del Conclave

Per chiedere un Papa santo



Paramenti rossi per lo Spirito Santo.  
Introitum
Suscitabo mihi sacerdotem fidelem, qui iuxta cor meum et animam meam faciet: et aedificabo ei domum fidelem, et ambulabit coram Christo meo cunctis diebus.  (Ps. 131, 1).  Memento, Domine, David: et omnis mansuetudinis eius. Gloria Patri...

Oratio 
Supplici, Domine, humilitate deposcimus: ut sacrosanctae Romanae Ecclesiae concedat Pontificem ilium tua immensa pietas; qui et pio in nos studio semper tibi placitus, et tuo populo pro salubri regimine sit assidue ad gloriam tui nominis reverendus. Per Dominum nostrum...

Lectio
Fratres: Adeamus cum fiducia ad thronum gratiae, ut misericordiam consequamur et gratiam inveniamus in auxilio opportuno. Omnis namque pontifex ex hominibus assiimptus, pro hominibus constituitur in iis quae sunt ad Deum, ut offerat dona et sacrificia pro peccatis: qui condolere possit iis qui ignorant et errant: quoniam et ipse circumdatus est infirmitate: et propterea debet, quemadmodum pro populo, ita etiam et pro semetipso offerre pro peccatis. Nec quisquam sumit sibi honorem, sed qui vocatur a Deo, tamquam Aaron. Sic et Christus non semetipsum clarificavit, ut pontifex fieret, sed qui locutus est ad eum: Filius meus es tu, ego hodie genui te. Quemadmodum et in alio loco dicit: Tu es sacerdos in aeternum, secundum ordinem Melchisedech. Qui in diebus carnis suae preces supplicationesque ad eum, qui possit ilium salvum facere a morte, cum clamore valido et lacrimis offerens, exauditus est pro sua reverentia.  

Grad.
Pontifex sacerdos magnus inter fratres suos, super cuius caput fusum est unctionis oleum, et cuius manus in sacerdotio consecratae sunt, vestitusque est sanctis vestibus: debuit per omnia fratribus similari. (Hebr. 2, 17) Ut misericors fieret, et fidelis pontifex ad Deum: ut repropitiaret delicta populi.

Tractus
Surge, Domine, in requiem tuam: tu et area sanctificationis tuae. V. Sacerdotes tui induantur iustitiam, et sancti tui exsultent. V. Propter David servum tuum, non avertas faciem Christi tui.

Evangelium 
In illo tempore: Dixit Iesus discipulis suis: Si diligitis me, mandata mea servate. Et ego rogabo Patrem, et alium Paraclitum dabit vobis, ut maneat vobiscum in aeternum, Spiritum veritatis, quem mundus non potest accipere, quia non videt eum, nec scit eum. Vos autem cognoscetis eum: quia apud vos manebit, et in vobis erit. Non relinquam vos orphanos: veniam ad vos. Adhuc modicum; et mundus me iam non videt. Vos autem videtis me, quia ego vivo, et vos vivetis. In illo die vos cognoscetis quia ego sum in Patre meo, et vos in me, et ego in vobis. Qui habet mandata mea, et servat ea: ille est, qui diligit me. Qui autem diligit me, diligetur a Patre meo; et ego diligam eum, et manifestabo ei meipsum.

Offertorium
Non participentur sancta, donec exsurgat pontifex in ostensionem et veritatem.

Secreta
Tuae nobis, Domine, abundantia pietatis indulgeat: ut per sacra munera, quae tibi reverenter offerimus, gratum maiestati tuae Pontificem sanctae matris Ecclesiae regimini praeesse gaudeamus. Per Dominum...

Communio
Veste sancta utetur pontifex, qui fuerit constitutus, et ingredietur tabernaculum testimonii, ut ministret in sanctuario.

Postcommunio
Pretiosi Corporis et Sanguinis tui nos, Domine, sacramento refectos, mirifica tuae maiestatis gratia de illius Summi Pontificis concessione laetificet: qui et plebem tuam virtutibus instruat, et fidelium mentes spiritualium aromatum odore perfundat: Qui vivis et regnas cum Deo Patre in unitate...

lunedì 11 marzo 2013

pro eligendo Pontifice

Oremus pro Summo Pontifice eligendo



 Pro eligendo Summo Pontifice

Oremus

Supplici, Domine, humilitate deposcimus: ut Sacrosancte Romanæ Ecclesiæ concedat Pontificem illum tua immensa pietas; qui et pio in nos studio semper tibi placitus, et tuo populo pro salubri regimine sit assidue ad gloriam tui nominis reverendus. Per Dominum nostrum Jesum Christum Filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus per omnia saecula saeculorum. Amen.
Preghiamo
Ti supplichiamo umilmente, o Signore, onde la Tua immensa pietà conceda alla Sacrosanta Romana Chiesa un Pontefice il quale Ti sia sempre gradito per il santo zelo verso di noi e sia sempre degno di riverenza presso il Tuo popolo per il suo salutare governo a gloria del Tuo nome. Per il Nostro Signore Gesù Cristo ..... Così sia.

Contra persecutores Ecclesiae

Oremus
Ecclesiae tuae, quaesumus, Domine, preces placatus admitte: ut, destructis adversitatibus et erroribus universis, secura tibi serviat libertate. Per Dominum nostrum Jesum Christum Filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus per omnia saecula saeculorum. Amen.
Preghiamo
Accogli placato, Ti supplichiamo o Signore, le preghiere della Tua Chiesa: affinché sradicati tutti gli errori e distrutte tutte le avversità, Essa possa servirTi in sicura libertà. Per Cristo Nostro Signore. Così sia.

Pro tempore Passionis

Oremus
Respice, quaesumus, Domine, super hanc familiam tuam, pro qua Dominus noster Jesus Christus non dubitavit manibus tradi nocentium, et crucis subire tormentum: qui tecum vivit et regnat...

Preghiamo
Volgi il Tuo sguardo, o Signore, sopra questa Tua famiglia, per la quale il nostro Signore Gesù Cristo non esitò a lasciarsi consegnare nelle mani dei carnefici e a subire il tormento della Croce. Per Cristo Nostro Signore. Così sia.


Mater Ecclesiae, ora pro nobis
Sancte Joseph, ora pro nobis

Sancte Pie X, ora pro nobis

 Parce Domine, parce populo tuo...

domenica 10 marzo 2013

conclave MMXIII

Conclave. Il cardinale Dolan scrive ai fedeli. «Lo sapete qual è il nome più quotato?»

 
marzo 8, 2013 Benedetta Frigerio
Spiritosa lettera del cardinale americano in questi giorni a Roma per l’elezione del nuovo Papa. «Se si fanno dei nomi? Sicuramente»

Oggi il capo della Conferenza episcopale americana, il cardinale Timothy Dolan ha pubblicato una lettera per raccontare ai suoi fedeli le sue impressioni a Roma per il Conclave.
Il cardinale ha cominciato con l’umorismo che lo caratterizza: «Mi mancate! Sono passati dieci giorni da quando ho lasciato la diocesi, e come dice quella vecchia canzone, “Voglio andare a casa!”.
Specialmente mi mancherete tutti il giorno della festa di san Patrizio, la festa del patrono della nostra meravigliosa diocesi».
Dolan racconta di aver cercato, ma di non aver trovato «nessun pane irlandese, nessun piatto di manzo sotto sale, nessun whiskey», anche se «non fraintendetemi amo il cibo e il vino romani!». Poi il ringraziamento per le preghiere, perché «ne abbiamo bisogno! Le percepiamo! Continuate così!», affinché «uniti con gli apostoli e la madre di Gesù, che erano chiusi nel Cenacolo, aspettiamo il supremo dono dello Spirito Santo! Questo sta riaccadendo ora».

COSA FANNO I CARDINALI. 
«Sicuramente – scrive – preghiamo molto. Ogni giorno si comincia con la più efficace delle preghiere, il sacrificio della santa Messa. Durante le sessioni diciamo il divino ufficio, cominciamo ogni incontro con l’antica preghiera alla terza persona della santa trinità, il “Veni Sancte Spiritus”». Il cardinale parla dell’Angelus e dei momenti di adorazione eucaristica. «Vi sorprenderete a sentire che passiamo molto del nostro tempo anche a discutere di cose come la preghiera, l’insegnamento della fede, la celebrazione dei sette sacramenti, su come incontrare i credenti che hanno lasciato la Chiesa, su come servire i malati e i poveri», ma anche su come «sostenere le nostre splendide scuole, gli ospedali, gli enti caritativi; su come incoraggiare i nostri fratelli preti, i vescovi, i diaconi, le donne e gli uomini consacrati, su come supportare i nostri pastori – e tirare fuori di più da loro – e dalle nostre parrocchie; formare i nostri futuri preti al meglio; amare le nostre coppie sposate e le famiglie, e difendere la dignità del matrimonio; proteggendo la vita dove è più in pericolo per via della guerra, della povertà e dell’aborto».

IL NOME PIU’ QUOTATO. È così, spiega il cardinale, «forse non vi sembrerà vero, dato che il mondo della strada pensa che passiamo il tempo a parlare della corruzione in Vaticano, degli abusi sessuali, dei soldi». Se «queste cose emergono? Sì!». Se «dominano? No!». Il cardinale prosegue raccontando di una giornalista incontrata a Roma che gli ha domandato se il nuovo Papa porterà grandi cambiamenti. Lui ha risposto di sì, «e lei sembrava sorpresa, ma almeno ho attirato la sua attenzione! Così sono andato avanti chiarendo che la Chiesa è in un periodo di grande cambiamento; letteralmente, un cambiamento del cuore umano, che Gesù chiama penitenza e conversione. Il compito del vescovo di Roma è di conservare la fede, la verità che Dio ci ha rivelato, specialmente attraverso suo Figlio, Gesù, fedelmente trasmessa dalla Sua Chiesa in questi 2000 anni, e di rinnovare l’invito di Gesù a convertire il cuore».
Conclude poi Dolan: «Se si fanno dei nomi? Sicuramente. Ma il nome più quotato è quello santo di Gesù. Potreste pronunciare anche voi il Suo nome e chiederGLi di concederci la sua grazia e la sua misericordia? Grazie».