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sabato 6 luglio 2013

Montes Gelboe

Montes Gelboe


II Samuele 1

II Samuele 1:1 ^
Or avvenne che, dopo la morte di Saul, Davide, tornato dalla sconfitta degli Amalekiti, si fermò due giorni a Tsiklag.
II Samuele 1:2 ^
Quand’ecco, il terzo giorno, arrivare dal campo, di presso a Saul, un uomo colle vesti stracciate e col capo sparso di polvere, il quale, giunto in presenza di Davide, si gettò in terra e gli si prostrò dinanzi.
II Samuele 1:3 ^
Davide gli chiese: "Donde vieni?" L’altro gli rispose: "Sono fuggito dal campo d’Israele".
II Samuele 1:4 ^
Davide gli disse: "Che e successo? dimmelo, ti prego". Quegli rispose: "Il popolo è fuggito dal campo di battaglia, e molti uomini son caduti e morti; e anche Saul e Gionathan, suo figliuolo, sono morti".
II Samuele 1:5 ^
Davide domandò al giovine che gli raccontava queste cose: "Come sai tu che Saul e Gionathan, suo figliuolo, siano morti?"
II Samuele 1:6 ^
Il giovine che gli raccontava queste cose, disse: "Mi trovavo per caso sul monte Ghilboa, e vidi Saul che si appoggiava sulla sua lancia, e i carri e i cavalieri lo stringevano da presso.
II Samuele 1:7 ^
Egli si voltò indietro, mi vide e mi chiamò. Io risposi: "Eccomi."
II Samuele 1:8 ^
Egli mi chiese: "Chi sei tu?" Io gli risposi: "Sono un Amalekita".
II Samuele 1:9 ^
Egli mi disse: "Appressati e uccidimi, poiché m’ha preso la vertigine, ma sono sempre vivo".
II Samuele 1:10 ^
Io dunque mi appressai e lo uccisi, perché sapevo che, una volta caduto, non avrebbe potuto vivere. Poi presi il diadema ch’egli aveva in capo e il braccialetto che aveva al braccio, e li ho portati qui al mio signore".
II Samuele 1:11 ^
Allora Davide prese le sue vesti e le stracciò; e lo stesso fecero tutti gli uomini che erano con lui.
II Samuele 1:12 ^
E fecero cordoglio e piansero e digiunarono fino a sera, a motivo di Saul, di Gionathan, suo figliuolo, del popolo dell’Eterno e della casa d’Israele, perché eran caduti per la spada.
II Samuele 1:13 ^
Poi Davide chiese al giovine che gli avea raccontato quelle cose: "Donde sei tu?" Quegli rispose: "Son figliuolo d’uno straniero, d’un Amalekita".
II Samuele 1:14 ^
E Davide gli disse: "Come mai non hai tu temuto di stender la mano per uccidere l’unto dell’Eterno?"
II Samuele 1:15 ^
Poi chiamò uno dei suoi uomini, e gli disse: "Avvicinati, e gettati sopra costui!" Quegli lo colpì, ed egli morì.
II Samuele 1:16 ^
E Davide gli disse: "Il tuo sangue ricada sul tuo capo, poiché la tua bocca ha testimoniato contro di te quando hai detto: Io ho ucciso l’unto dell’Eterno".
II Samuele 1:17 ^
Allora Davide compose questa elegia sopra Saul e sul figlio di lui Gionathan,
II Samuele 1:18 ^
e ordinò che fosse insegnata ai figliuoli di Giuda. E’ l’elegia dell’arco. Si trova scritta nel libro del giusto:
II Samuele 1:19 ^
"Il fiore de’ tuoi figli, o Israele, giace ucciso sulle tue alture! Come mai son caduti quei prodi?
II Samuele 1:20 ^
Non ne recate la nuova a Gath, non lo pubblicate per le strade d’Askalon; le figliuole de’ Filistei ne gioirebbero, le figliuole degl’incirconcisi ne farebbero festa.
II Samuele 1:21 ^
O monti di Ghilboa, su voi non cada più né rugiada né pioggia, né più vi siano campi da offerte; poiché là fu gettato via lo scudo de’ prodi, lo scudo di Saul, che l’olio non ungerà più.
II Samuele 1:22 ^
L’arco di Gionathan non tornava mai dalla pugna senz’avere sparso sangue di uccisi, senz’aver trafitto grasso di prodi; e la spada di Saul non tornava indietro senz’avere colpito.
II Samuele 1:23 ^
Saul e Gionathan, tanto amati e cari, mentr’erano in vita, non sono stati divisi nella lor morte. Eran più veloci delle aquile, più forti de’ leoni!
II Samuele 1:24 ^
Figliuole d’Israele, piangete su Saul, che vi rivestiva deliziosamente di scarlatto, che alle vostre vesti metteva degli ornamenti d’oro.
II Samuele 1:25 ^
Come mai son caduti i prodi in mezzo alla pugna? Come mai venne ucciso Gionathan sulle tue alture?
II Samuele 1:26 ^
Io sono in angoscia a motivo di te, o fratel mio Gionathan; tu m’eri sommamente caro, e l’amor tuo per me era più maraviglioso che l’amore delle donne.
II Samuele 1:27 ^
Come mai son caduti i prodi? Come mai sono state infrante le loro armi?"

Samuele 2 - Cap. 1 

Davide apprende la morte di Saul

Dopo la morte di Saul, Davide tornò dalla strage degli Amaleciti e rimase in Ziklàg due giorni. Al terzo giorno ecco arrivare un uomo dal campo di Saul con la veste stracciata e col capo cosparso di polvere. Appena giunto presso Davide, cadde a terra e si prostrò. Davide gli chiese: «Da dove vieni?». Rispose: «Sono fuggito dal campo d'Israele». Davide gli domandò: «Come sono andate le cose? Su, raccontami!». Rispose: «E' successo che il popolo è fuggito nel corso della battaglia, molti del popolo sono caduti e sono morti; anche Saul e suo figlio Giònata sono morti». Davide chiese ancora al giovane che gli portava le notizie: «Come sai che sono morti Saul e suo figlio Giònata?». Il giovane che recava la notizia rispose: «Ero venuto per caso sul monte Gelboe ed ecco vidi Saul appoggiato alla lancia e serrato tra carri e cavalieri. Egli si volse indietro, mi vide e mi chiamò vicino. Dissi: Eccomi! Mi chiese: Chi sei tu? Gli risposi: Sono un Amalecita. Mi disse: Gettati contro di me e uccidimi: io sento le vertigini, ma la vita è ancora tutta in me. Io gli fui sopra e lo uccisi, perché capivo che non sarebbe sopravvissuto alla sua caduta. Poi presi il diadema che era sul suo capo e la catenella che aveva al braccio e li ho portati qui al mio signore».
Davide afferrò le sue vesti e le stracciò; così fecero tutti gli uomini che erano con lui. Essi alzarono gemiti e pianti e digiunarono fino a sera per Saul e Giònata suo figlio, per il popolo del Signore e per la casa d'Israele, perché erano caduti colpiti di spada. Davide chiese poi al giovane che aveva portato la notizia: «Di dove sei tu?». Rispose: «Sono figlio di un forestiero amalecita». Davide gli disse allora: «Come non hai provato timore nello stendere la mano per uccidere il consacrato del Signore?». Davide chiamò uno dei suoi giovani e gli disse: «Accostati e ammazzalo». Egli lo colpì subito e quegli morì. Davide gridò a lui: «Il tuo sangue ricada sul tuo capo. Attesta contro di te la tua bocca che ha detto: Io ho ucciso il consacrato del Signore!».

Elegia di Davide su Saul e Gionata

Allora Davide intonò questo lamento su Saul e suo figlio Giònata e ordinò che fosse insegnato ai figli di Giuda. Ecco, si trova scritto nel Libro del Giusto:
«Il tuo vanto, Israele,
sulle tue alture giace trafitto!
Perché sono caduti gli eroi?
Non fatelo sapere in Gat,
non l'annunziate per le vie di Ascalon,
non ne faccian festa le figlie dei Filistei,
non ne esultino le figlie dei non circoncisi!
O monti di Gelboe, non più rugiada né pioggia su
di voi né campi di primizie,
perché qui fu avvilito lo scudo degli eroi,
lo scudo di Saul, non unto di olio,
ma col sangue dei trafitti, col grasso degli eroi.
L'arco di Giònata non tornò mai indietro,
la spada di Saul non tornava mai a vuoto.
Saul e Giònata, amabili e gentili,
né in vita né in morte furon divisi;
erano più veloci delle aquile,
più forti dei leoni.
Figlie d'Israele, piangete su Saul,
che vi vestiva di porpora e di delizie,
che appendeva gioielli d'oro sulle vostre vesti.
Perché son caduti gli eroi
in mezzo alla battaglia?
Giònata, per la tua morte sento dolore,
l'angoscia mi stringe per te,
fratello mio Giònata!
Tu mi eri molto caro;
la tua amicizia era per me preziosa
più che amore di donna.
Perché son caduti gli eroi,
son periti quei fulmini di guerra?».

martedì 13 novembre 2012

nuova evangelizzazione

Il Canto gregoriano eccellente veicolo per l'evangelizzazione e la crescita vocazionale

I canonici regolari premostratensi dell'abbazia di st. Michael in California il 6 novembre hanno pubblicato un nuovo CD di canti gregoriani del loro repertorio comune, tratti dalla loro preghiera quotidiana (trovate qui su Amazon il disco).
 
In un'intervista alla Cathol
ic News Agency (leggi qui l'originale inglese) i Norbertini spiegano i motivi della loro attività di diffusione del canto Gregoriano: non è per motivi musicali, quanto piuttosto per una consapevole attività di "nuova evangelizzazione" e insieme di proposta e promozione vocazionale alla loro vita religiosa.
 
Eccovi la mia traduzione:

Religiosi californiani pubblicano un album di Canti Gregoriani

"La Bellezza è fatta per elevare i fedeli, per edificarli, così che possano dare lode nel culto al Padre", spiega padre Ambrose Criste, il maestro dei novizi dell'abbazia.

Le 13 tracce di "Gregorian Chant: Together on the Way" (Canto Gregoriano: Insieme sulla Via) includono testi liturgici, inni e litanie. Sono state registrate nella cappella dell'Abbazia di St. Michael, a Silverado.

Padre Chrysostom Baer, cantore, spiega che ha scelto i pezzi selezionandoli tra "le cose più cattoliche su cui ho potuto mettere le mani".

"Noi volevamo dare alla gente un po' di preghiere cattoliche" dice p. Baer "e speriamo che, attraverso la bellezza del momento. quanti ascoltano possano unire i loro cuori ai nostri". I brani cantati dai Norbertini ad un concerto in febbraio dell'anno scorso sono stati poi registrati in modo da portare questa musica ad un uditorio più ampio

"E' davvero un eccellente veicolo per l'evangelizzazione" aggiunge p. Baer. "Ho incontrato per caso, appena un paio di settimane fa, un tizio che ha riconosciuto il nostro abito perché ci ha visti ad un concerto; aveva altre domande e desiderava venire a farci visita."

P. Criste fa notare che la loro musica è così bella perché il canto gregoriano gioca una parte principale nella vita dei Norbertini: “E' qualcosa che facciamo durante tutta la giornata, ogni giorno".

All'abbazia la messa d'orario è cantata quattro giorni alla settimana, e ogni giorno la Liturgia delle ore è in canto. I seminaristi dell'Ordine hanno prove di canto per cinque giorni alla settimana e consistono quasi completamente di studio del canto Gregoriano.

Ma p. Criste afferma che il Gregoriano non è solo per le comunità religiose. Nelle parrocchie, dice, : "idealmente, dovrebbe avere una presenza quotidiana".

“Il concilio Vaticano II è stato chiaro nell'asserire che il posto principale nella musica liturgica va dato al canto Gregoriano, e in ciò segue la tradizione del XX secolo, che risale fino a papa san Pio X".

E mentre riconosce che non tutte le parrocchie possono possedere un repertorio tanto ampio e difficile come un'abbazia ha invece la possibilità di avere, aggiunge però che "tutti possono comunque cantare alcuni pezzi gregoriani".

p. Baer dice che la sua comunità spera che la liturgia solenne e tradizionale che compiono "sia per la gente un'esperienza di ciò che sappiamo essere la richiesta del Concilio per la celebrazione liturgica pubblica".

L'abbazia St. Michael fu fondata da un gruppo di rifugiati provenienti dal un monastero Norbertino ungherese, nel 1950, che era stato minacciato dal contollo sovietico. La comunità attualmente è composta di 75 membri, comprendendo sia i professi che quanti si preparano come seminaristi (cinquant'anni fa cominciarono in 7).

“Dio ci ha benedetto immensamente, con costanti vocazioni”, ci dice p. Criste . “Ogni anno riceviamo alcuni giovani che desiderano unirsi al nostro genere di vita e, data la cultura di oggi, dove potrebbero fare qualsiasi altra cosa che sarebbe più "eccitante", questo fatto ci rivela qualcosa a proposito della grazia di Dio"

I Norbertini sono un ordine di canonici regolari, conosciuti anche come Premostratensi. Vivono in un monastero, ma esercitano anche il ministero pastorale.

L'apostolato principale dell'abbazia di St. Michael's Abbey è la scuola superiore per ragazzi, ma anche l'insegnamento e il ministero in altre scuole e parrocchie delle diocesi di  Orange e Los Angeles. Quasi tutte le celebrazioni della messa in forma straordinaria sono curate dai canonici di st. Michael.

“Together on the Way” è il quarto CD che viene pubblicato dall'Abbazia. Tutti i dischi fanno parte di uno sforzo volto a far conoscere la comunità religiosa, e conseguire il loro scopo: costruire un nuovo monastero e una nuova scuola, per alloggiare le numerose vocazioni del boom che stanno vivendo.

Un brano dal disco di canti natalizi a cura dell'Abbazia:



Un altro assaggio da un precedente disco dei canonici Norbertini, in polifonia:

 


Testo preso da: Cantuale Antonianum http://www.cantualeantonianum.com/#ixzz2C0T3BwrI
http://www.cantualeantonianum.com

lunedì 21 maggio 2012

canto gregoriano

Miserachs: "Non siamo riusciti a conservare la grande ricchezza del canto gregoriano"


di Linda Cappello

Cinquant'anni sono trascorsi dall'inizio delle riforme volute dal Concilio Vaticano II. In campo musicale, quale può essere il bilancio di questo cinquantennio?
Il bilancio è purtroppo negativo. Il Concilio Vaticano II ha espresso una volontà di rinnovamento, ma nella continuità della tradizione che veniva dall'opera di San Pio X, il quale nella sua riforma della musica liturgica si rifece alla polifonia classica e dette nuovo vigore al canto gregoriano . Il filo di questa continuità si è spezzato, non siamo stati in grado di conservare la ricchezza della tradizione del canto gregoriano. Per non parlare del latino. Sono stati messi al bando questi tesori della tradizione, ai quali il concilio non voleva assolutamente rinunciare. Nè siamo stati in grado di creare dei lavori nuovi, nonostante la presenza di musicisti ben preparati, sulla scia della grande tradizione musicale della chiesa. Parlo di opere moderne che che in connessione con quelle antiche avrebbero potuto avere una validità artistica, liturgica e spirituale. Il bilancio dunque è doppiamente negativo: in primo luogo perchè è stato archiviato ciò che non doveva essere archiviato, e poi per non aver saputo produrre opere di valore in armonia con la tradizione.

A suo avviso quali possono essere i rimedi?
E' passato molto tempo, e certe cattive abitudini si sono ormai incancrenite, anche per una mancanza di substrato culturale. L'insegnamento della musica, del canto gregoriano nei seminari è stato ormai abbandonato. Quindi il nuovo clero, parlo anche di vescovi, ha sentito maggiormente il distacco col passato. Al contrario, invece, vedo nelle nuovissime generazioni un desiderio di recuperare la Tradizione, sviluppando una coscienza di quello che si è perso. Non si deve promuovere un ritorno al passato, sia chiaro: si deve sempre guardare avanti, ma facendo tesoro dei valori del passato.

Il convegno promosso a Lecce dalla Scuola Ecclesia Mater può dare un contributo a definire nuove strategie di intervento, nel solco del Magistero ecclesiastico e delle indicazioni di Benedetto XVI?
E' bene che si facciano questo genere di convegni, sono certo che susciterà adesioni così come contestazioni. Ma certamente è bene che si faccia: può essere uno stimolo per la Chiesa locale.

Il convegno sarà concluso da una celebrazione in canto gregoriano, presso la chiesa di S. Chiara: ritiene che l'uso del latino e del gregoriano possa essere benefico per la spiritualità dei nostri tempi?Assolutamente sì. Il canto gregoriano è inscindibile dalla lingua latina. Il latino si pratica nella liturgia, e con il suo uso si rinsalda la coscienza di appartenere alla chiesa cattolica . Tutti i testi più importanti della Tradizione sono scritti in lingua latina: è impensabile archiviare tutto.

tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno del 18.5.2012

sabato 19 maggio 2012

veni creator

Veni Creator Spiritus





Veni Creator Spiritus,
Mentes tuorum visita,
Imple superna gratia,
Quae tu creasti, pectora.

Qui diceris Paraclitus,
Altissimi donum Dei,
Fons vivus, ignis, caritas,
Et spiritalis unctio.

Tu septiformis munere,
Digitus Paternae dexterae,
Tu rite promissum Patris,
Sermone ditans guttura.

Accende lumen sensibus,
Infunde amorem cordibus,
Infirma nostri corporis,
Virtute firmans perpeti.

Hostem repellas longius,
Pacemque dones protinus;
Ductore sic te praevio,
Vitemus omne noxium.

Per te sciamus da Patrem
Noscamus atque Filium;
Teque utriusque Spiritum
Credamus omni tempore.

Deo Patri sit gloria,
Et Filio, qui a mortuis
Surrexit, ac Paraclito
In saecula saeculorum.
Amen.

Canto Gregoriano - Veni Creator Spiritus

giovedì 26 aprile 2012

Ligabue in Chiesa?

Ancora sul “caso Ligabue-nella-liturgia” mi trovo attaccato da Corriere (Melloni) e Avvenire (Tarquinio) … E sentite come …

Antonio Socci
Da “Libero”, 25 aprile 2012

In risposta a: http://www.antoniosocci.com/2012/04/se-alla-santa-messa-si-canta-ligabue-quando-questa-merda-intorno-sempre-merda-restera-riconoscerai-lodore-perche-questa-e-la-realta/

25 aprile 2012 / In News
Bach come Jovanotti? Ieri, sul Corriere della sera, il corsivista Alberto Melloni, campione di cattoprogressismo, per rispondere al mio articolo sui funerali di Morosini, stabiliva una sorprendente equivalenza, per la liturgia cattolica, fra le canzoni di Ligabue e la musica di Mozart.  
Dunque cantare in chiesa, a un funerale, la Messa da Requiem di Mozart è la stessa cosa che schitarrare – come hanno fatto a Bergamo – le canzonette di Ligabue (con queste memorabili parole: “quando questa merda intorno/ sempre merda resterà/ riconoscerai l’odore/ perché questa è la realtà”).
Vorrei dire che, se Melloni detesta Mozart perché è amato da Ratzinger, provi a farsi spiegare la grandezza teologica del suo Agnus Dei da Karl Barth.
In ogni caso equiparare Mozart a Ligabue significa che manca o l’abc del giudizio culturale o il senso del ridicolo o la pietà. O forse tutti e tre.
Soprattutto manca la consapevolezza che la liturgia è la cosa più sacra della Chiesa e non se ne può disporre a piacimento, perché non è fatta da noi, non è il luogo delle nostre trovate, ma vi riaccade la passione e morte del Figlio di Dio.
Stabilito che in chiesa un corale di Bach non è la stessa cosa di una canzonetta di Vasco Rossi, c’è poi il capitolo della musica sacra della tradizione e delle moderne canzonette religiose.
Personalmente non ho pregiudizi, anche se la qualità dei testi e delle musiche va valutata. Ma quello che tracima dalla prosa di Melloni è soprattutto l’evidente disprezzo per la tradizione cattolica che lo induce a definire il gregoriano un “belare”.
E siccome Melloni sostiene che per avvicinarsi a Dio non c’è differenza fra “belare in gregoriano” e “quelle canzoni  stile Pooh che riempiono le navate di tante parrocchie”, voglio informarlo che invece la Chiesa stabilisce una rigorosa gerarchia. In particolare definisce il gregoriano come il canto proprio della Chiesa (poi viene la polifonia).
Lo ha proclamato non in uno di quei Concili che i cattoprogressisti disprezzano, ma proprio in quel Concilio Vaticano II di cui Melloni si proclama esperto e si autonomina portabandiera.
Infatti nella Costituzione “Sacrosantum Concilium” afferma che “la tradizione musicale di tutta la chiesa costituisce un tesoro di inestimabile valore, che eccelle tra le altre espressioni dell’ arte, specialmente per il fatto che il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrale della liturgia solenne”.
Aggiunge:
“Senza dubbio il canto sacro è stato lodato sia dalla sacra scrittura, sia dai padri e dai romani pontefici che recentemente, a cominciare da san Pio X, hanno sottolineato con insistenza il compito ministeriale della musica sacra nel servizio divino. Perciò la musica sacra sarà tanto più santa quanto più strettamente sarà unita all’ azione liturgica”.
Il Concilio prescrive: “Si conservi e si incrementi con somma cura il patrimonio della musica sacra”.
E proclama:
“La chiesa riconosce il canto gregoriano come proprio della liturgia romana: perciò, nelle azioni liturgiche, a parità di condizioni, gli si riservi il posto principale. Gli altri generi di musica sacra, e specialmente la polifonica, non si escludono affatto nella celebrazione dei divini uffici, purché rispondano allo spirito dell’ azione liturgica, a norma dell’ art. 30”.
Come si vede il Concilio Vaticano II è agli antipodi di chi boccia sprezzantemente il gregoriano come un “belare” e lo equipara all’inserimento nella liturgia sacra delle canzonette di Ligabue o di Vasco Rossi.
Si comprende così che pure i tanti arbitri perpetrati nella liturgia non discendono affatto dal Concilio ed è grave sbandierarlo a sproposito.
Già nel 1971 Ratzinger – che era stato un uomo del Concilio – denunciò la grande devastazione teologica che il progressismo stava perpetrando, per cui “anche a dei vescovi poteva sembrare ‘imperativo dell’attualità’ e ‘inesorabile linea di tendenza’, deridere i dogmi”.
Nel 1997, da prefetto dell’ex S. Uffizio, il cardinale Ratzinger scriverà: “sono convinto che la crisi ecclesiale in cui oggi ci troviamo, dipende in gran parte dal crollo della liturgia”.
Accanto ai tanti abusi che si sono perpetrate nella liturgia, col post-Concilio, Ratzinger ha sottolineato pure la decadenza della musica liturgica:
“E’ divenuto sempre più percepibile il pauroso impoverimento che si manifesta dove si scaccia la bellezza… La Chiesa ha il dovere di essere anche ‘città della gloria’, luogo dove sono raccolte e portate all’orecchio di Dio le voci più profonde dell’umanità. La Chiesa non può appagarsi del solo ordinario, del solo usuale: deve ridestare la voce del Cosmo, glorificando il Creatore e svelando al Cosmo stesso la sua magnificenza, rendendolo bello, abitabile, umano”.
Poi, proprio Ratzinger, da Papa, ha cercato di riportare tutti alla retta dottrina anche riordinando la liturgia e ridando legittimità all’antico rito della Chiesa (che è il rito in cui si celebrava messa pure al Concilio Vaticano II).
Sorprendente è l’opposizione che tanti vescovi e preti hanno fatto a questo Motu proprio “Summorum pontificum”. Un caso clamoroso è scoppiato proprio nella stessa diocesi di Bergamo dove si è svolto il rito funebre di Piermario Morosini.
E’ stato denunciato dal collega Alessandro Gnocchi sul “Foglio” del 17 novembre scorso.
Era morto il padre dello stesso Alessandro e la famiglia aveva chiesto di celebrare le esequie secondo il rito gregoriano a cui aveva ridato pieno accesso il Motu proprio del papa. Ma il parroco, dopo aver preso istruzioni in Curia, ha risposto di no.
E’ la stessa Curia che poi lascia cantare le canzoni di Ligabue durante la Messa per Morosini, canzoni – ripeto – con questi testi: “quando questa merda intorno/ sempre merda resterà/ riconoscerai l’odore/ perché questa è la realtà”.
Così tutta la tolleranza liturgica che i progressisti alla Melloni sbandierano per chi si vuole cimentare con Ligabue in chiesa, non deve più valere per chi chiede semplicemente il rito cattolico autorizzato dal Papa?
La “pietà” di Melloni dov’era quando sui giornali è scoppiato questo caso?
Anche il direttore di “Avvenire” Marco Tarquinio domenica mi ha criticato, richiamandomi alla necessità di fare – nel caso di Morosini – “un’eccezione alla regola, per puro amore e puro dolore” visto che “senza l’amore siamo solo cembali che tintinnano”.
Ma non sono io che posso autorizzare tali “eccezioni”: Tarquinio chieda al Vaticano. Io, da parte mia, mi domando: perché il direttore di “Avvenire” non intervenne anche per difendere il diritto al rito gregoriano della famiglia Gnocchi, visto che in quel caso non si trattava neanche di “un’eccezione alla regola”, ma di rispettare la regola data dal Papa?
Perché Tarquinio non richiamò la Curia di Bergamo al dovere di carità nei confronti di quella famiglia e al dovere di obbedire al Papa?
Il direttore di “Avvenire” recentemente ha difeso con accanimento lo scrittore Enzo Bianchi dalle legittime critiche rivolte a lui da alcuni teologi cattolici: sarebbe auspicabile che con altrettanto zelo difendesse anche un Motu proprio così caratterizzante del pontificato di Benedetto XVI come il “Summorum pontificum”, da chi lo snobba.
Sottolineo infine che il cuore del mio articolo sulle esequie del calciatore non erano tanto le canzoni di Ligabue, quanto la mancanza da parte dei pastori di una parola cristiana sulla necessità della preghiera per i defunti e soprattutto sulla vita eterna.
E noto con tristezza che pure in tutto lo scritto del direttore di Avvenire (di 2887 battute) non c’è un solo richiamo a questo che è il cuore della dottrina cattolica.
Nemmeno nell’articoletto di Melloni, ma di questo non mi sorprendo.
Sconcerta però che i Novissimi (morte, giudizio, inferno e paradiso) siano scomparsi da gran parte della predicazione e della catechesi.
Certo, parlare dell’inferno non è “progressista”. Però è la più grande carità. E pregare per i defunti è la vera pietà.

Antonio Socci

Da “Libero”, 25 aprile 2012