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venerdì 17 febbraio 2017

i teologi: riabilitare Giordano Bruno

Giordano Bruno: tanto fumo poco arrosto



Il 17 febbraio dell’anno 1600 fa venne arso vivo a Campo de’ Fiori a Roma il noto filosofo Giordano Bruno, ad opera del Tribunale Ecclesiastico. Oggi ci viene presentato dalla scuola e da buona parte della storiografia come un martire del libero pensiero caduto vittima della terrificante macchina inquisitoriale per le sue tesi che si discostavano dall’ortodossia cattolica. Ma chi fu veramente Giordano Bruno?

Noto per la sua misoginia, Bruno dovette fuggire nel 1576 dal convento nel quale risiedeva per evitare un processo per eresia e viaggiando per l’Europa acquistò la fama di mago e di esperto della tradizione ermetica. Rifugiandosi nel 1579 nella Ginevra calvinista, inizialmente aderì al calvinismo per poi esserne scomunicato.

Lavorò in seguito come spia di  sir Francis Walsingham (capo dei “servizi segreti” inglesi dell’epoca) nell’ambasciata francese a Londra per contrastare i cattolici inglesi, tradendo da un lato l’ambasciatore Michel de Castelnau che lo ospitò e non facendosi scrupoli dall’altro di utilizzare il saio domenicano (entrò in quell’ordine a 14-15 anni) per ottenere informazioni che potessero essere poi rivolte a danno dei cattolici in Inghilterra (ad es. denunciò un penitente che gli aveva confessato di aver voluto assassinare la regina).

Dopo la sua attività spionistica a Londra, tornerà a Parigi da Enrico III di Valois (che lo aveva sempre accolto e protetto), ma ne venne espulso nel 1586 a causa dell’ennesima discussione degenerata in una rissa. Si trasferì quindi a Marburgo in Germania ottenendo una cattedra universitaria che fu costretto ad abbandonare a causa di un litigio col rettore, spostandosi di conseguenza a Wittenberg (città dove Lutero affisse le sue 95 tesi) e abbracciando il luteranesimo in funzione anti-cattolica (vorrei ricordare che 4 anni prima nel suo libello “Spaccio “ il Bruno auspicò che i luterani venissero “sterminati ed eliminati dalla faccia della terra come locuste, zizzanie, serpenti velenosi”). Una volta lasciata questa città andò a Praga dall’imperatore Rodolfo II, il quale a causa della sua fascinazione nei confronti dell’esoterismo lo accolse, ma non appena verificato che le “abilità magiche” da lui tanto decantate non corrispondevano ad un dato di realtà, Bruno dovette abbandonare Praga dirigendosi alla volta di Helmstadt nel 1589, dove fu presto scomunicato dal pastore luterano locale. 

Viaggiò successivamente a Francoforte, Zurigo e Padova, per poi approdare a Venezia nel 1591, ospitato da una cerchia di nobili veneziani (tra cui spiccava Giovanni Mocenigo) desiderosi di conoscere i segreti dell’occulto e della magia, ma il Bruno non ardiva altro se non assoggettare Papa Gregorio XIV alla sua visione religiosa e politica tramite…la magia. Qui si concluderà la sua vicenda quando il Mocenigo lo farà arrestare dall’Inquisizione il 23 maggio 1592.

http://www.radiospada.org/2013/02/giordano-bruno-tanto-fumo-poco-arrosto/

domenica 1 gennaio 2017

il canto virile della s. Messa

Cluny: vita hominis Militia



«In questo luogo si celebra così spesso il sacrificio vivificante, che quasi giorno non passa senza che, con questo mezzo, delle anime vengano strappate alla potenza maligna dei demoni. A Cluny, infatti, ne siamo stati testimoni noi stessi, un’usanza, resa possibile dal gran numero dei monaci, vuole che si celebrino senza interruzione messe dalla prima ora del giorno fino all’ora del riposo. Vi si mette tanta dignità, pietà, venerazione, che uno crederebbe vedere piuttosto angeli che uomini». 


Il Cattolicesimo o è militante o non è. Non si può vivere la Fede cristiana senza combattere contro i nostri peccati personali, «contro gli spiriti maligni del mondo invisibile» e contro coloro che favoriscono il male su questa terra.

Il cristiano deve cingersi «i fianchi con la verità», rivestirsi «con la corazza della giustizia», calzare «lo zelo per propagandare il vangelo della pace», impugnare «lo scudo della fede», indossare «l’elmo della salvezza» e brandire «la spada dello spirito, cioè la parola di Dio». In caso contrario, soccomberà sotto i colpi del Maligno. Quanto detto sopra vale, ancor di più, per gli uomini di Chiesa: finché essi continueranno a temere di indossare la loro divisa (la talare), finché non torneranno ad affermare con forza che Cristo deve regnare nei cuori degli uomini e sulla società intera, finché non torneranno ad offrire l’unico vero sacrificio gradito a Dio e odiato da Satana, essi continueranno a servire Barabba e a crocifiggere Cristo.


Se dovessimo scegliere un esempio di cattolicesimo militante (tra i moltissimi che potremmo scegliere), torneremmo all’inizio del X secolo, più precisamente al 910 d.C., quando alcuni monaci decisero di vivere la regola di san Benedetto nella sua integrità, fondando l’abbazia di Cluny. Questi uomini, spesso appartenenti a nobili famiglie, «si sentivano arruolati nelle milizie celesti». Non cavalieri del secolo, ma milizia di Cristo. Del resto, «il monachesimo benedettino aveva modi da combattente; aveva preso a prestito all’esercito romano il vocabolario, i riti di professione, concepito il dormitorio monastico come una camerata, e il chiostro come una sala di guardia. E tutta la sua morale si riassumeva in quel conflitto armato tra le virtù e i vizi che si potevano vedere rappresentati corpo a corpo corazzati sui capitelli delle abbaziali». I monaci cluniacensi iniziarono quindi a modellare la loro vita seguendo l’esempio cavalleresco: truppe scelte, all’«assalto del Paradiso».


Da sempre, i soldati hanno elaborato canti per beffare o incutere timore al nemico e i monaci cluniacensi non furono da meno. Come rileva Duby, la salmodia cluniacense rappresenta «la sublimazione delle veemenze cavalleresche». Il coro dei cluniacensi, in cui le voci dei monaci si fondevano “come un sol uomo”, rappresentava il canto virile di nobili cavalieri che si scagliavano contro le «mura di Gerico che separano ancora l’umanità dalle gioie future», per «forzare l’entrata della Terra Promessa».


Come cattolici militanti dobbiamo lottare ogni giorno contro i demoni che ci assalgono. Cadremo, forse. Ma, come scrive Domenico Giuliotti, «chi lotta, anche se perde, vince. Per il solo fatto di lottare, tu vinci in te, l’ignavia, il dubbio, il timore. E dunque anche questa sola vittoria ti darà, se non altro, la soddisfazione d’esserti comportato secondo la tua vera natura, che è d’uomo (cioè semidivina) e non di porco o di pecora».

Testo di anonimo raccolto a cura di Piergiorgio Seveso

martedì 10 giugno 2014

battesimo ai neonati

LA NECESSITA’ DEL BATTESIMO 

PER I NEONATI




Non mancano ai giorni nostri, all’interno del mondo cattolico e non, voci che si levano contro la pratica di battezzare i neonati definendola contraria alla libera volontà dei bambini in questione di ricevere tale Sacramento. Vediamo ora cosa afferma la dottrina cattolica a tal riguardo:
“Necessità del Battesimo anche per i bambini

La conoscenza di tutte queste verità è senza dubbio utilissima ai fedeli. Ma nessun insegnamento è più necessario di questo: che la legge del Battesimo è prescritta dal Signore per tutti gli uomini. I quali, se non rinascono a Dio con la grazia del Battesimo, sono procreati dai loro genitori, siano questi fedeli o no, per la miseria e la morte eterna. Molto spesso i Pastori dovranno commentare la sentenza evangelica: Chi non rinascerà per acqua e Spirito santo, non può entrare nel regno di Dio (Jn 3,5).

L'universale e autorevole sentenza dei Padri dimostra che questa legge va applicata non solo agli adulti, ma anche ai fanciulli
, e che la Chiesa ha ricevuto simile interpretazione dalla tradizione apostolica. Come si potrebbe credere del resto che nostro Signor Gesù Cristo abbia voluto negare il sacramento e la grazia del Battesimo a quei bambini, di cui disse un giorno: Lasciate i fanciulli, e non impedite loro di venire a me; che di tali è il regno dei cieli? (Mt 19,14); e che abbracciava, benediva, accarezzava? (Mc 10,16). Inoltre, quando leggiamo che Paolo battezzo un'intera famiglia, apparisce chiaro che anche i fanciulli di quella furono bagnati al fonte della salvezza (1Co 1,16 Ac 16,33).
Inoltre la circoncisione, simbolo del Battesimo, raccomanda fortemente tale consuetudine. E noto infatti che i fanciulli solevano essere circoncisi nell'ottavo giorno dalla nascita. Nessun dubbio che se la materiale circoncisione, con l'eliminazione di un elemento corporeo, giovava ai bambini, ai medesimi dovrà recare giovamento il Battesimo, che è la circoncisione di Gesù Cristo, non operata da mano di uomo (Col 2,11).

Finalmente, se è vero, come proclama l'Apostolo, che la morte ha esteso il suo regno a causa della colpa di un solo individuo, a più forte ragione coloro che ricevono l'abbondanza della grazia, dei doni e della giustizia, devono regnare nella vita, per opera di un solo, Gesù Cristo (Rm 5,17). Orbene: poiché a causa del peccato di Adamo i bambini contraggono la colpa originale, a più forte ragione, per i meriti di nostro Signor Gesù Cristo, potranno essi conseguire la grazia e la giustizia, per regnare nella vita; cosa però impossibile senza il Battesimo.

Perciò i Pastori insegneranno che i bambini devono assolutamente essere battezzati. Poi, adagio adagio, la puerizia dovrà essere educata alla vera pietà, inculcandole i precetti della religione cristiana. Poiché disse il Savio: Quando l'adolescente abbia preso la sua via, non se ne allontanerà più, neppure da vecchio (Pr 22,6). E non è lecito porre in dubbio che i bambini battezzati ricevano realmente i sacramenti della fede. Se ancora non credono con adesione positiva del loro intelletto, si fanno forti però della fede dei genitori, se questi sono credenti; se non lo sono, supplisce, per usare le parole di S. Agostino, la fede della Chiesa, ossia della società universale dei santi (Lett. a Bonif. XCVIII,5). In verità possiamo dire che essi sono offerti al Battesimo da tutti coloro che bramano di offrirli, e per la carità dei quali entrano a far parte della comunione dello Spirito santo.

Occorre esortare costantemente i fedeli perché portino i loro figli, non appena possono farlo senza pericolo, alla chiesa e li facciano battezzare con la solenne cerimonia. Si pensi che ai piccoli non è lasciata alcuna possibilità di guadagnare la salvezza, se non è loro impartito il Battesimo.Quanto grave dunque è la colpa di coloro che li lasciano privi di questa grazia più del necessario, mentre la debolezza dell'età li espone a innumerevoli pericoli di morte.”

110931

(Tratto dal Catechismo Tridentino, punto 177 del capitolo “Il Battesimo”)
Similmente, il Catechismo Maggiore di San Pio X afferma che:

“561. Quando si devono portare alla chiesa i bambini perché siano battezzati?

I bambini si devono portare alla chiesa perché siano battezzati, il più presto possibile.

562. Perché si deve avere tanta premura per far ricevere il Battesimo ai bambini?

Si deve avere somma premura per far battezzare i bambini, perché essi per la loro tenera età sono esposti a molti pericoli di morire, e non possono salvarsi senza il Battesimo.

563. Peccano adunque i padri e le madri che per la loro negligenza lasciano morire i loro figliuoli senza Battesimo, o lo differiscono?

Si, i padri e le madri che per la loro negligenza, lasciano morire i figli senza battesimo, peccano gravemente, perché privano i loro figli dell' eterna vita; e peccano pure gravemente col differirne a lungo il Battesimo, perché li espongono al pericolo di morire, senza averlo ricevuto.”
Un cattolico quindi deve rigettare con forza le false opinioni di coloro che si oppongono al Battesimo dei bambini affermando che dovranno essere loro a volerlo ricevere in età più avanzata.

http://radiospada.org/2013/01/la-necessita-del-battesimo-per-i-neonati/
Testo raccolto a cura di Piergiorgio Seveso