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domenica 26 luglio 2015

l' occidente che esalta la vita, dignità e libertà sarà distrutto dall' islam

Se si nega il legame tra terrore e Corano l'Occidente ha perso

Dalla Tunisia al Regno Unito non si ha il coraggio di dire
 che il corano incita all'odio

Quanta ipocrisia e quanta irresponsabilità da parte di coloro che oggi si illudono di poter combattere e sconfiggere il terrorismo islamico negando che esso s'ispiri direttamente all'islam, che è l'applicazione letterale e integrale di ciò che Allah ha prescritto nel Corano e ciò che ha detto e ha fatto Maometto.
Due casi di questi ultimi giorni ci fanno comprendere come pur in presenza di una catastrofe nazionale e internazionale la paura di dire la verità sull'islam accomuna musulmani e cristiani, Oriente e Occidente.
Ieri il Parlamento tunisino ha approvato una nuova legge contro il terrorismo che reintroduce la pena di morte, che persino l'odiatissimo dittatore laico Ben Ali aveva escluso nel 2003. Ebbene si è rasentata persino la comicità quando nel dibattito in aula, i parlamentari contrari alla pena di morte hanno sostenuto che si favorirebbero i terroristi perché la loro massima aspirazione è il «martirio», che pertanto la pena capitale non solo non rappresenterebbe un deterrente o una sanzione ma addirittura un incentivo al terrorismo islamico suicida. Intendiamoci: è vero, ma il punto è che nessuno ha osato spingersi oltre, spiegando che il «martirio» è pienamente legittimato da Allah nel Corano: «Allah ha comprato dai credenti le loro vite e i loro beni dando in cambio il Paradiso, poiché combattono sul sentiero di Allah, uccidono e sono uccisi» (9,111). «E non chiamare morti coloro che sono stati uccisi sulla via di Dio, anzi, vivi sono, nutriti di Grazia presso il Signore!» (3, 169).
Così come, mentre da un lato la nuova legge condanna l'apostasia e l'incitamento all'odio come «crimini terroristici», ci si è ben guardati dall'indicare che le basi religiose sono contenute nel Corano: «Combattete coloro che non credono in Allah e nell'Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo e siano soggiogati» (9, 29). «La ricompensa di coloro che fanno la guerra ad Allah e al Suo Messaggero e che seminano la corruzione sulla terra è che siano uccisi o crocifissi» (5, 33).
Spostandoci in quest'Europa relativista e filo-islamica, ha fatto scalpore il discorso tenuto dal primo ministro britannico a Birmingham il 20 luglio, contro «l'estremismo», senza qualificarlo, senza mai usare l'espressione «terrorismo islamico». Cameron distingue tra l'islam e la «ideologia radicale». Solo dopo aver detto che «questa ideologia non è il vero islam», Cameron si spinge ad affermare che «negare il collegamento tra la religione dell'islam e gli estremisti non funziona, perché questi ultimi si auto-identificano come musulmani».
Possiamo consolarci dicendo che Cameron ha fatto un passo in avanti, considerando che in passato lui stesso aveva sostenuto che i terroristi islamici non hanno nulla a che fare con l'islam. Ma se anche noi, in quest'Europa che è stata culla della libertà e della democrazia, siamo sopraffatti dalle medesime paure dei musulmani che vivono in paesi dove regna il terrore di una religione violenta e vendicativa, significa che siamo destinati ad essere sconfitti dai taglialingue islamici, i sedicenti «musulmani moderati» che hanno messo radici dentro casa nostra e ci impongono di non dire e di non fare nulla che possa urtare la loro suscettibilità. Oggi più che mai tocchiamo con mano come il destino dell'unica civiltà che esalta la vita, la dignità e la libertà sarà determinato dalla nostra capacità o meno di dire la verità sull'islam.
http://www.ilgiornale.it/news/politica/se-si-nega-legame-terrore-e-corano-loccidente-ha-perso-1155485.html

lunedì 25 marzo 2013

Magdi (non più) Cristiano Allam

La confusione di Magdi (non più) Cristiano Allam

di Federico Catani
Se qualcuno si aspetta dal sottoscritto un commento sul nuovo Papa è meglio che salti questo pezzo. Io, dell'elezione e dei primi gesti di Papa Francesco non parlo. Per il momento si intende. Non ho intenzione di accodarmi alle preoccupazioni dei tradizionalisti più tradizionalisti della Tradizione, né tanto meno al coro di lodi più o meno pelose dei tanti, tantissimi entusiasti. Staremo a vedere. Il tempo ci dirà se si tratta di un Papa donato da Dio, oppure tollerato, oppure ancora inflitto.

Resta il fatto che, in tutti e tre i casi, Francesco è e sarà, fino a prova contraria, il Vicario di Cristo, cui ogni cattolico deve amore e obbedienza. Ciò non toglie la possibilità e la libertà di critica per quel che è opinabile, ma pure questa critica deve avvenire con rispetto filiale. Altrimenti nessuno ci obbliga a restare nella Chiesa. I sedevacantisti ci sono, stanno pure in Italia e si può benissimo andarli a trovare: sarebbe se non altro una scelta più coerente rispetto a quella di chi  parla e agisce come se fossimo in sede vacante e poi di fatto preferisce scegliere la via più comoda, ovvero restare cattolico brontolone e quasi autocefalo. Consiglierei di rivolgersi agli amici sedevacantisti anche a Magdi (non più) Cristiano Allam. Ma dubito che possa anche solo sapere della loro esistenza. E in ogni caso, a ben pensarci e per quel che so di quei gruppi, non credo troverebbe molta accoglienza.
Perché tiro fuori Magdi (non più) Cristiano Allam? Perché oggi, sulla prima pagina del Giornale (quotidiano di famiglia cui tributiamo tutto il nostro rispetto, da ammiratori più o meno motivati del grande Duce Sua Eccellenza il Cavaliere Silvio Berlusconi) ha scritto un editoriale in cui, candidamente, come nulla fosse, dichiara di essere deluso dalla Chiesa e di volerla lasciare. Lì per lì, quando ho letto, non volevo credere ai miei occhi. Ho stimato Allam come giornalista, sebbene non sia mai stato un punto di riferimento per il mio cattolicesimo, essendo troppo laico e troppo filo-giudaico. Però caspita, i discorsi che faceva erano in gran parte validi, specie ultimamente e le simpatie nei suoi confronti erano condivise anche da molti esponenti del mondo tradizionalista. La foto messa a corredo di questo pezzo – nonché l'intervista che ci ha rilasciato poche settimane fa – sta a testimoniarlo, ahimé.


Ebbene, il giornalista di origine egiziana, come tutti sanno, è da anni considerato il simbolo della lotta al fondamentalismo islamico. Una lotta che è sfociata in una radicalizzazione delle sue posizioni sull'islam e culminata nella conversione al cattolicesimo, avvenuta esattamente cinque anni fa con il Battesimo ricevuto niente popò di meno che da Benedetto XVI in San Pietro. Oggi sappiamo che Magdi (non più) Cristiano Allam non ci aveva capito una mazza. Sarebbe interessante sapere cosa gli ha spiegato mons. Rino Fisichella, che l'ha seguito nel suo cammino e che adesso è a capo del dicastero vaticano per la nuova evangelizzazione (andiamo bene!). Ma il problema resta la zucca di Allam. Sia chiaro, molte delle critiche, se non tutte, che egli rivolge alla Chiesa sono condivisibili. Sarebbe stato meglio però specificare che ad essere relativista, buonista, remissiva verso l'islam e così via non è la Chiesa, di per sé indefettibile in quanto Corpo Mistico di Cristo, ma gli uomini di Chiesa: alcuni, molti uomini di Chiesa, che però non sono la Chiesa.

Gli uomini di Chiesa hanno bruciato Giovanna d'Arco e la Chiesa l'ha canonizzata; gli uomini di Chiesa hanno perseguitato padre Pio e la Chiesa l'ha poi elevato all'onore degli altari. Se questi concetti possono non esser chiari all'uomo laico della strada, non dovrebbero venire ignorati da un intellettuale neoconvertito. Il quale peraltro, se poteva meritare simpatia per gli attacchi all'andazzo dominante oggi in casa cattolica (peccato non abbia però capito che una delle cause di questa crisi sia proprio quel Concilio Vaticano II grazie al quale, diciamocelo, si è convertito), è diventato ridicolo e assolutamente condannabile per la frase contro la morale sessuale della Chiesa, su cui non si può transigere né dibattere. Così scrive Magdi (non più) Cristiano Allam: la Chiesa «impone dei comportamenti che sono in conflitto con la natura umana, quali il celibato sacerdotale, l'astensione dai rapporti sessuali al di fuori del matrimonio, l'indissolubilità del matrimonio». 

Ma come, fino all'altro ieri questo tizio sbraitava a favore dei valori non negoziabili, sostenendo di essere l'unico politico (?) a volerli difendere, e oggi se ne esce con una frase così? O è pazzo, o ci sono doppi fini oppure non ci ha capito niente. Al momento propendiamo per quest'ultima opzione. Tra l'altro, sa questo giornalista che la Chiesa è cattolica, dunque universale? Sa che il suo Magistero non può essere ridotto a ideologia? Sa poi che dalla Chiesa non si esce come da un qualsiasi movimento politico o circolo ricreativo? Sa inoltre che, oltre a rendersi ridicolo, con questo articolo fornisce un'altra vittoria ai progressisti cattolici, che da sempre l'hanno criticato per il suo conservatorismo? I modernisti avranno buon gioco adesso nel dire: "Vedete? Ve l'avevamo detto che era solo un teocon!". E ancora, non si rende conto che le critiche (legittime e giuste a mio avviso) a Giovanni paolo II e Benedetto XVI si riferiscono a fatti avvenuti ben prima del suo Battesimo? Se n'è accorto solo adesso?

Infine, se veramente uno si è convertito, parla della sua crisi di coscienza con un confessore. Non va a scrivere sulla prima pagina di un quotidiano nazionale (peraltro di famiglia e quindi da noi omaggiato, eccetera eccetera). Questo non è un comportamento cattolico. Così come non è cattolico dire Cristo sì, Chiesa no, come fa lui. Andasse a bruciare Corani con qualche fondamentalista protestante, oppure scelga il vigore anti-islamico (e anti-cattolico) di certi frequentatori delle sinagoghe. La Chiesa non subirà una gran perdita. Mi vien da ridere, poi, nel pensare a quei tanti bravi cattolici che alle ultime elezioni hanno votato Io amo l'Italia. Senza offese, ma ora come la metteranno?
Ma il fondo di Allam dà una lezione anche a noi cattolici più o meno tradizionalisti. Alle volte abbiamo coccolato troppo questi strani tipi. Allam, Ferrara, Pera, Del Valle ed altri ancora sosterranno pure posizioni giuste in certi campi. Ma attenti a lodarli troppo. Se non hanno fede, il rischio di strumentalizzarci ci può essere sempre. E attenti pure a parlare sempre e solo di valori non negoziabili. Vita, famiglia, libertà di educazione non si discutono, certo, e sono importantissimi. Ma oggi in casa cattolica ciò che manca è la fede. Dobbiamo tornare a mettere al centro Gesù, la Madonna, la Trinità, l'Eucaristia, la Croce, la Messa. Altrimenti arriveremo pure noi a sostenere che il crocifisso a scuola ci deve stare perché è un segno culturale o che l'aborto è ingiusto solo perché va contro il diritto naturale. No. Noi dobbiamo fare questo, ma premettendo sempre che prima di tutto vanno rispettati i diritti di Dio. 

Cari amici tradizionalisti, tenetevi alla larga dai teocon, dagli atei devoti e dai filo-sionisti e filo-yankee: hanno fatto il loro tempo. E può sempre scapparci fuori qualche cattiva sorpresa!

sabato 22 dicembre 2012

Maati Matteo El Hossi

Le origini e la partenza
dall' Islam alla vera Fede 



Prefazione

In questa fase buia del cristianesimo, infiltrato dal relativismo religioso e che finisce per essere islamicamente corretto, in un'epoca in cui la Chiesa è dilaniata dagli scandali finanziari e sessuali che accentuano le annose conflittualità interne di natura ideologica e legate alla gestione del potere, di fronte alla sfida cruciale portata dal radicalismo e dal terrorismo islamico che dilaga sulle altre sponde del Mediterraneo e minaccia sempre più l'Europa e l'Occidente, convertirsi dall'islam al cattolicesimo non può che essere una scelta che poggia su una solida fede e su un indomito coraggio.

In questa autobiografia Matteo, il nome acquisito con il battesimo, ci racconta la sua storia e ci spiega la realtà dell'islam così come lui l'ha vissuta dal suo interno. E' la ragione per cui vale la pena leggerla con attenzione. Obnubilati da un'informazione che mistifica la realtà e che nel caso specifico dell'islam finisce per edulcorarlo sia per ignoranza sia soprattutto per paura di urtare la suscettibilità dei musulmani e di incorrere nelle ire degli estremisti che non esitano a vendicarsi con la violenza, il racconto della conversione di Matteo è una luce che ci aiuta a diradare le tenebre.

Matteo ci aiuta a comprendere sia quali sono i dogmi fondanti di una religione annunciata nel Settimo secolo da un pastore povero e ignorante, trasformatosi in predone del deserto e feroce combattente, sia il percorso interiore che l'ha portato dall'islam ad aderire convintamente e fortemente al cattolicesimo. Lo fa in modo semplice, direi elementare, con il grandissimo pregio di risultare di facile accesso a tutti coloro che si avvicinano per la prima volta a questo tema che non è solo complesso ed ostico, ma soprattutto oggi più che mai interpella la nostra ragione e il nostro sano amor proprio perché in ballo c'è il futuro stesso della nostra civiltà.

Consiglio a tutti di leggerlo. Il testo scorre velocemente e la comprensione dei contenuti è immediata. Ne uscirete sicuramente più arricchiti sul piano della conoscenza ma anche più fiduciosi in un futuro migliore. Se un giovane marocchino è oggi un italiano che ama l'Italia, ha sposato un'italiana e messo radici nella bellissima terra lucana, se un musulmano libero dentro ha scoperto il dono della fede in Gesù, significa che possiamo e dobbiamo coltivare la speranza. Matteo ci fa toccare con mano il fascino irresistibile, la forza travolgente e la bontà immensa del detto evangelico: “Conoscerete la verità e la verità vi renderà liberi”.

Magdi Cristiano Allam




lunedì 8 ottobre 2012

islam

Magdi Cristiano Allam: “Il relativismo religioso, annidatosi nella Chiesa, legittima l’islam”

(di Mauro Faverzani) Sta percorrendo le piazze di tutta Italia per parlare di cristianofobia. Anzi, di “nuova” cristianofobia: è’ l’on. Magdi Cristiano Allam, 61 anni, da 5 convertitosi dall’islam alla fede cattolica, eurodeputato e presidente del movimento “Io amo l’Italia”, deciso più che mai a denunciare i massacri e i casi di emarginazione civile, perpetrati contro i cristiani ai quattro angoli del pianeta: “I dati evidenziano come i cristiani oggi siano i più discriminati e perseguitati per la propria appartenenza religiosa -afferma- Si stima che su cento persone, che subiscono la violazione del diritto alla libertà religiosa nel mondo, 75 sono cristiane, così come nel corso della Storia 70 milioni di cristiani sono stati martirizzati per la loro fede. Di questi, 45 milioni nel XX secolo. Ogni anno ci sono 105 mila nuovi martiri cristiani, uno al minuto”. Cifre terribili e raccapriccianti.

Gli osservatori evidenziano da tempo la crescita dell’islamismo radicale, in Italia ed in Europa. Cosa l’ha determinata e cosa significa questo per il nostro tessuto e per le nostre radici culturali, storiche e valoriali? “Nei Paesi arabi e islamici, che si affacciano sulla sponda meridionale ed orientale del Mediterraneo -osserva l’on. Magdi Cristiano Allam- i cristiani rappresentavano il 95% della popolazione fino al VII secolo. Oggi sono calati a 12 milioni di fedeli pari al 6% e si prevede che nel 2020 divengano solo il 3%. Dalla Seconda Guerra Mondiale si stima che 10 milioni di cristiani abbiano abbandonato queste zone, costretti dalla persecuzione, dalle guerre o da necessità.

Quindi, la crescita oggi del radicalismo islamico, verificatasi -bisogna ammetterlo con grande franchezza - con l’aiuto dell’Occidente, che ha consentito loro di accedere al potere in Marocco, in Tunisia, in Libia, in Egitto ed ora anche in Siria, indubbiamente rappresenta una catastrofe per l’avvenire. In Paesi come la Cina, la Corea del Nord, il Vietnam o anche l’India i cristiani vengono effettivamente perseguitati, ma è solo nell’Islam che questa persecuzione viene legittimata da ciò che è scritto nel Corano e da ciò che fece Maometto”
.

Si parla spesso di un Islam “radicale”: ne esiste quindi anche uno moderato, con cui è possibile parlare? “So che esistono i musulmani moderati, in quanto persone -afferma- Ma sicuramente non esiste un islam moderato, in quanto fa riferimento a due pilastri: il Corano considerato opera increata al pari di Dio, quindi della stessa sostanza di Dio ovvero non interpretabile, ma da attuarsi alla lettera; e Maometto, guerriero che ha personalmente partecipato a dei massacri come quello che nel 627 portò allo sgozzamento e alla decapitazione di circa 800 ebrei della tribù dei Banu Qurayza, alle porte di Medina. Per queste ragioni l’islam non è una religione moderata, è un’ideologia che predica l’odio, la violenza e la morte. Per nostra fortuna, le persone hanno invece una loro specificità e non sono il prodotto automatico ed acritico dei dogmi di quella fede, né insieme formano un blocco monolitico”.

Anche in Occidente, pur non dovendo versare il proprio sangue, i cristiani non stanno molto meglio… “Senza dubbio -conferma l’on. Magdi Cristiano Allam- Anzi, il relativismo religioso si è annidato anche all’interno della stessa Chiesa: mettendo sullo stesso piano, a prescindere dai loro contenuti, le religioni, le culture ed i valori, fa sì che da un lato pienamente si legittimi l’islam e dall’altro si annacqui la Verità in Gesù Cristo. E questo porta alla perdita della spiritualità, al venir meno della capacità del Cristianesimo di essere punto di riferimento e di avere una valenza identitaria, che è sicuramente la realtà storica della nostra civiltà, ma della cui crisi oggi dobbiamo prender atto”.

Di cosa c’è bisogno oggi, secondo Lei, per salvare i cristiani dalle persecuzioni? Serve di nuovo lo spirito, che già fu delle Crociate? “Quello che occorre oggi -afferma- è innanzi tutto il recupero del nostro diritto, del nostro dovere ad usare la ragione, per entrare nel merito dei contenuti, prendendo atto che ciò che è scritto nel Corano, ciò che ha detto e ciò che ha fatto Maometto, è del tutto incompatibile con i diritti fondamentali della persona anche in una dimensione assolutamente laica. Inoltre, noi dobbiamo recuperare il sano amor proprio, che ci deve portare a privilegiare tutto quanto ci fortifichi. Noi oggi siamo una realtà estremamente fragile, tendiamo a negare il riferimento alla fede, ci vergogniamo delle nostre radici, quasi aborriamo la nostra identità e concepiamo la civiltà come se fosse una sorta di sommatoria quantitativa di istanze diverse, provenienti da chi giorno dopo giorno si presenta in questo nostro spazio fisico e detta le proprie condizioni. Dobbiamo pertanto oggi essenzialmente avere la capacità di distinguere tra le persone e la religione: con le persone noi possiamo e dobbiamo dialogare e convivere, chiarendo che ci sono dei valori non negoziabili, cui tutti indistintamente devono aderire, e chiarendo anche come, a fronte dei diritti che si acquisiscono, vi sono dei doveri da ottemperare.

E questo ovviamente vale anche per i musulmani. Al tempo stesso, noi dobbiamo avere la capacità intellettuale ed il coraggio di affermare la Verità in libertà, cioè che noi rispettiamo i musulmani come persone, ma condanniamo l’islam come religione. Dobbiamo farlo con grande chiarezza, perché è sempre più evidente come il futuro stesso del Cristianesimo e della nostra civiltà, che si fonda sul Cristianesimo, è determinato dalla nostra capacità di prendere le distanze dall’islam”
.

Avremo questa forza? (Mauro Faverzani)