Il latino baluardo contro l’omologazione culturale
Cancellare l’insegnamento della lingua latina in Italia, come già proposto in Francia, sarebbe un’enorme sconfitta per la stessa umanità. Non pretendiamo che possa comprenderlo chi il latino non l’ha mai studiato o chi, oggi, preferisce valutare le attitudini dei giovani da una semplice crocetta tra alternative già prontamente servite. La lingua latina, utile a sviluppare le capacità logiche dell’allievo, è oggi fortemente incompatibile col sistema produttivo della civiltà post-moderna a cui necessitano masse di lavoratori eccellentemente preparati in materie come l'inglese, la matematica o l'informatica.
DI ROBERTA BARONE - 5 GIUGNO 2015
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«Pur con molte incertezze, se io dovessi dare il mio voto sull’insegnamento del latino nelle medie, sarei per il sì. Sarei per il sì, ma evidentemente, in previsione di una riforma radicale della scuola. Perché, stando così le cose, il latino che si insegna a scuola è un’offesa alla tradizione. È il latino del perbenismo piccolo-borghese, accademico: criminale, insomma. Sotto tutta la televisione, atrocemente aleggiante, c’è, questo latino: piccolo, miserabile privilegio di cultura. Ma la colpa non è del latino. La colpa è della storia, che si insegna nelle scuole, o della letteratura, che si insegna nelle scuole, o della scienza, che si insegna nelle scuole..».
Lo scrittore friulano se la prendeva dunque non con il latino in sé e per sé, ma con l’uso che di quel latino “criminale” si faceva: non per “conoscere e amare il nostro passato, contro la ferocia speculativa del nuovo capitalismo”- come egli stesso auspicava- ma per rimarcare i privilegi di una classe sociale sacrificata e venduta alla modernizzazione, alla speculazione. L’uso del latino doveva piuttosto rispondere ad esigenze sociali e culturali, invece rispondeva quasi agli stessi fini del latinorum usato da Don Abbondio ne I Promessi Sposi per far sentire Renzi piccolo e ignorante di fronte la sua furba maestria lessicale. L’ira di Pasolini colpisce il progressismo volto alla coltivazione di un egualitarismo culturale a partire dalla scuola media; tutto ciò a discapito del latino, della storia, dell’identità. Una finta uguaglianza che, senza radici e senza consapevolezza del proprio passato, perdeva ogni valore.
Quello della lingua latina è un argomento di cui oggi tanto si discute in Italia in relazione alla famosa riforma della scuola del Governo Renzi. Cancellare l’insegnamento della lingua latina, come già proposto in Francia, sarebbe un’enorme sconfitta non per i singoli Paesi ma per la stessa umanità (l’uso in molti contesti, come quella della Chiesa, è già stato abolito). Non pretendiamo che possa comprenderlo chi il latino non l’ha mai studiato o chi, pur avendolo studiato, lo ha sempre fatto con superficialità. Chi un giorno si perdeva, seppur con fatica e frustazione ed armato di un vocabolario, tra le righe di una versione per ricostruirne i nessi logichi della frase, adattandone le parole al contesto, agli usi, ai costumi, al messaggio che si voleva rivolgere.. certamente ci penserà più volte prima di affermare che quella “palestra mentale” sia stata inutile alla propria formazione umana prima che culturale. Non pretendiamo nemmeno che possa capirlo chi, oggi, preferisce valutare le attitudini dei giovani da una semplice crocetta tra alternative già prontamente servite, o da chi ritiene che per fare il medico o l’avvocato sia soltanto utile aver studiato medicina e legge, tralasciando l’importanza di conoscere la derivazione di molte parole e detti latini molto diffusi in questi come in altri ambiti nella nostra lingua italiana.
La verità forse è che la lingua latina, utile a sviluppare ed esercitare le capacità logiche dell’allievo e dei giovani, è oggi fortemente incompatibile col sistema produttivo a cui necessitano masse di lavoratori eccellentemente preparati in ambiti utili al rafforzamento delle aziende e del tessuto imprenditoriale volte a logiche di accumulazione. Percorsi formativi immediatamente spendibili, dunque, nel mondo del lavoro della civiltà post-moderna non possono che essere allora quelli che ti insegnano a lavorare ma non poi così tanto a vivere.
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