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venerdì 13 giugno 2014

Messe senza frutto

«LA MESSA CELEBRATA MALE, UN ORRORE CHE NON NE DISTRUGGE L'ESSENZA, MA NE DEVASTA LA FIORITURA»





di don Dolindo Ruotolo (1882-1970)

Non vi è un apostolato più bello di una Messa celebrata bene e santamente. La rovina del mondo è dovuta principalmente alla Messa celebrata male! E' un orrore che non distrugge l'essenza della Messa, ma ne devasta la fioritura.

C'è tanto da purificare fra gli Ordini religiosi, tanto da rinnovare. Se si entrasse nei migliori ordini religiosi, oggi, a... spazzare un poco, si solleverebbe un uragano di polvere!

[c'è la necessità di] purificare la Chiesa degli elementi guasti. Perché tenere a forza tanti Sacerdoti nel seno della Chiesa, quando dovrebbero essere accompagnati fuori, direi quasi, con la banda e la grancassa, lieti tutti di liberare la Chiesa degli elementi marciti?

Studiando, lo confesso, mi sono accorto con pena della pericolosa deviazione degli studi moderni, che si orientano sempre più, dolorosamente, al razionalismo dissidente e alla filosofia tedesca

Bisognerebbe intensificare le preghiere e la devozione a Maria SS.ma, ma dolorosamente la devozione a Maria SS. è decaduta in tante anime, che credono, così, di avvicinare alla Chiesa i separati, quando, col loro atteggiamento, si avvicinano agli errori dei dissidenti e non se ne accorgono... E' una immensa pena per la povera anima mia.

Si stampano su riviste cattoliche e da sacerdoti, errori, veri errori contro la Madonna e le cose più sante delle tradizioni della Chiesa. Si parla di aggiornamento ai tempi, ma c'è in realtà un aggiornamento al mondo ed allo spirito satanico. Non cooperate alla demolizione di quello che fa del vostro Ordine uno dei più belli della Chiesa. Rimanete puntello della Chiesa in questi tempi così pericolosi. Occorrono le parole che disse Pio XII ai Gesuiti: «O rimanete quali siete, nello spirito del fondatore, o è meglio che non siate più». Parole di grande attualità per tutti gli Ordini religiosi.




pensieri tratti da «Fui chiamato Dolindo che significa dolore».

sabato 15 marzo 2014

riforma = rivoluzione

Un vecchio trucco:
CAMBIARE IL RITO
PER CAMBIARE LA FEDE

Riporto in traduzione la notizia del "MailOnline" sulla "riforma" del rito battesimale nella Chiesa anglicana. Seguirà un commento.




I servizi liturgici del battesimo nella Chiesa inglese potranno essere riscritti per rimuovere alcuni riferimenti cristiani.
Il progetto di un nuovo servizio "battesimo lite", progettato per rendere i battesimi più interessanti per i non fedeli sarà considerato il mese prossimo dal parlamento della Chiesa, il Sinodo generale.
I sostenitori dicono che il servizio battesimale dovrebbe "esprimersi in un linguaggio culturalmente adeguato e accessibile" facilmente comprensibile da chi non ha basi teologiche.
Ma il clero tradizionalista (traditionalist clergy) ha detto che l'idea corrisponde ad una demolizione.
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Il progetto di un nuovo servizio "battesimo lite", progettato per rendere i battesimi più interessanti per i non fedeli sarà considerato il mese prossimo dal parlamento della Chiesa, il Sinodo generale.
Il nuovo servizio sarà utilizzato per 150.000 battesimi ogni anno. Se verrà accettato, sarà la terza riscrittura del rito battesimale in circa 30 anni - mentre la versione tratta dal Church's Book of Common Prayer è rimasta pressoché inalterata per più di 400 anni fino al 1980.
Le contestazioni riguardano tre sezioni del servizio battesimale a partire dall'ultimo culto autorizzato nel 1997.
In una sezione, i padrini o un adulto che sta per essere battezzato, sono invitati a "respingere il diavolo e ogni ribellione contro Dio" e a rinunciare "all'inganno e alla corruzione del male", Essi sono invitati a "sottomettersi a Cristo come Signore".
Il reverendo dr. Tim Stratford, di Liverpool, che sta organizzando gli argomenti [da discutere] prima del sinodo, in un documento dice che "esiste una certa infelicità di linguaggio non essendo abbastanza collegato alla terrenità".

Ha aggiunto che nel clero, tra le parrocchie piccole e povere "esiste una forte richiesta di una breve preghiera con un linguaggio diretto, ma poetico, che permetta al Vangelo di risuonare meglio nell'esperienza di vita delle persone".

Ha inoltre detto: "Questa è [...] una preghiera che la maggioranza dei britannici non teologicamente versati capiranno. Una terza parte del servizio liturgico è stata rigettata perché troppo lunga e non diretta".

Stephen Parkinson, [...] ha detto che ci sono stati problemi con questo servizio liturgico dal 1997 ma ha aggiunto: "Il semplice silenzio non è una risposta".

I vescovi hanno ieri indicato che se il Sinodo accetterà l'argomento, sarà incaricato un comitato per iniziare a riscrivere un nuovo servizio liturgico del battesimo. Ha però avvertito che tale riscrittura solleverà discussioni sulla fede e la dottrina.

William Fittall, segretario generale del Sinodo, ha detto che per i vescovi è "chiaro che ora non è il momento adatto per intraprendere il lungo e complesso processo che serve per una tale revisione o sostituzione".


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UN MIO COMMENTO


Un battesimo per essere tale comporta l'immersione nell'acqua in nome della Trinità. Il catecumeno dev'essere immerso mentre il sacerdote invoca il nome della Trinità. Prima di tutto l'immersione con tutto il suo significato simbolico (la morte e la risurrezione di Cristo), poi il nome della Trinità perché il sacramento non si può disgiungere dalla professione di fede nel Dio cristiano uno e Trino, Padre, Figlio e Spirito Santo.

Da diversi secoli in Occidente si ha sostituito l'immersione con la semplice aspersione. È una modalità forse nata da necessità contingenti. L'invocazione della Trinità mantiene la validità di questo genere di battesimo, per quanto la forma esteriore (per aspersione) abbia totalmente sostituito quella tradizionale per immersione. 
Il battesimo anglicano è valido? In linea di massima sì. 
Quello che fa sempre più problema è il significato che si vuole dare alle sue parole sacramentali ma questo riguarda anche il mondo cattolico come vedremo. 

Se vi è, come nella notizia sopra riportata, l'intenzione espressa di sostituire alcuni termini specifici e precisi (diavolo, sottomissione a Cristo) con altri termini generali e semanticamente vaghi (male, amicizia (?) con Cristo) - viene da pensare che sia decurtato lo stesso vangelo, la stessa tradizione che ne ha permesso la trasmissione fino ad oggi.

Notate una cosa importante: nel sottotitolo il giornalista ha riassunto la notizia etichettando immediatamente eventuali dubbiosi o contestatori con l'infamante nome di "tradizionalisti" (traditionalist clergy). È una tecnica usata ampiamente anche in Italia e ovunque, pur di far tacere le resistenze e operare indisturbati. Tutto ciò fatto in nome di "persone semplici" e dei "lontani" puzza di operazione a tavolino per modificare, a tappe, un'identità cristiana.

Un'altra cosa: negli ultimi 30 anni questa sarebbe la terza "riforma" del rito battesimale! Anche questo non è nuovo: chi vuole cambiare i riti è un'anima in pena, finito un cambiamento finisce per pensarne ad un altro, poi ad un altro ancora e così via. Quante volte è stato cambiato il messale cattolico nel postconcilio? Il fenomeno è identico, i presupposti sono simili. Nella continua modifica dei libri liturgici pare soggiacere il tentativo di modificare la fede di un popolo. E chissà che, passo dopo passo, non ci si riesca?

Queste riforme (cattoliche o anglicane non importa) hanno tutte un minimo denominatore comune: l'imbarazzo di parlare con i termini evangelici perché risultano troppo chiari e disturbano l'uomo attuale. Si preferiscono, dunque, termini sempre più soft, sempre più inclusivi, che, però, non infondono più "sane inquietudini" e tendono a giustificare le persone. Giustificazione dopo giustificazione si da alle persone l'alibi di frequentare sempre meno la chiesa. Da frequentazione saltuaria ad abbandono il passo è breve. 

L'operazione di "marketing ecclesiastico" in corso in Inghilterra non è, dunque, una cosa che riguarda solo loro. È ampiamente nota pure nelle nostre regioni con parroci che edulcorano all'infinito il Vangelo. Ma con una edulcorazione dietro l'altra non si finirà per svuotare completamente i sacramenti?


È quanto sta già avvenendo.
Ricordo eucarestie presentate come "contratto di adesione alla comunità", cresime presentate come "unione ai progetti della comunità", confessioni come "semplici dialoghi", ecc.



Ma senza andare ai miei ricordi, basta osservare il clero attuale. I sacerdoti in cuor loro e sempre più nelle prediche scambiano lo Spirito santo con la "coscienza personale", la verginità della Madonna per un modo di dire, la Trinità per una spiegazione che non dice più nulla al mondo moderno, gli insegnamenti vetero testamentari per un insieme di miti, l'aspirazione alla coerenza morale per un idealismo impraticabile, la divinità di Cristo come una invenzione intervenuta parallelamente alla divinizzazione dell'imperatore cristiano.

Sì, siamo tutti nella stessa condizione! 

Dietro a tutto questo sembra d'intravedere molto più di una moda, direi quasi un progetto ideato ad alti livelli per trasformare le "vecchie" confessioni cristiane in una pappetta dolciastra, vaga e umanistica, in
modo da renderle intercambiabili e assimilabili tra loro.

Questo spiegherebbe la presenza di clero "piacione" (fin nei più alti livelli) ma dogmaticamente e spiritualmente inconsistente!

Quei pochi che non sono d'accordo, preferendo rimanere nella Tradizione istituita dagli Apostoli e nell'insegnamento di Cristo, non sono che spregevoli "tradizionalisti" che non amano l'umanità.

Un vecchio banale copione, uno slogan logoro che si diffonde roboticamente in ogni zona della vecchia Europa...


http://traditioliturgica.blogspot.it/2014/01/riforma-o-rivoluzione.html 

giovedì 27 febbraio 2014

partecipazione attiva dei fedeli

Hanno chiuso il Cielo




la chiesa in questi 50 anni ha coltivato 
una liturgia che celebra sempre di più l'uomo. La liturgia si è adattata al tempo. Risultato? Una tragedia! Dio e le cose eterne praticamente scomparse dalle chiese, Dio è uno, nessuno, centomila ....






Hanno chiuso il Cielo

Editoriale "Radicati nella fede" - Anno VII n° 3 - Marzo 2014

  È la liturgia che si deve adattare al tempo degli uomini, o è il tempo degli uomini che deve prendere la forma della liturgia cattolica?

  Ci sembra che la questione cruciale sia tutta qui.

  Un cristianesimo “modernistico” che vede le verità di fede emergere dal profondo della coscienza degli uomini, vorrebbe che la liturgia prendesse le mosse dal vissuto antropologico, dalla vita degli uomini, per celebrare la consapevolezza umana del proprio rapporto con Dio. In fondo è stata questa la linea vincente di questi anni: la liturgia ha sempre di più celebrato l'uomo, anche quando ha celebrato la fede dell'uomo. Insomma, la liturgia si è adattata alla vita del tempo. Risultato? Una tragedia! Dio e le cose eterne praticamente scomparse dalle chiese, per far posto alla fede dei credenti, che esprimono, commentano, interpretano quello che loro vivono nei confronti di Dio. La liturgia riformata parla nel migliore dei casi della Chiesa, ma quasi mai di Dio. E quando parla della Chiesa, lo fa più secondo l'ottica di “Popolo di Dio in cammino” che come “Corpo Mistico di Cristo”.

  E guardate che non stiamo parlando di quelle sfacciate para-liturgie tutte sociali e umanamente impegnate dei catto-comunisti degli anni '70 ... parliamo piuttosto di quelle liturgie, di quelle messe, che oggi vanno per la maggiore nell'ufficialità delle diocesi, dove si parla di fede, di comunità credente, di popolo attorno al suo vescovo; di liturgie che celebrano questa comunità, ma nelle quali non si adora Dio presente e non ci si inabissa nel mistero della redenzione. È una sorta di neomodernismo liturgico che ha superato la tentazione marxista del solo impegno del mondo, ma che parlando di fede si sofferma sui credenti, ma non arriva mai a Dio, a Nostro Signore, alle verità eterne, alla questione della salvezza. È come se ci si fosse accorti che non si poteva andare avanti, come anni fa, in un cristianesimo orizzontale, e si è così approdati all'impegno sociale ecclesiale, per edificare la comunità dei credenti. In ogni caso l'errore è sempre lo stesso: partire dall'uomo e chiudere il Cielo.
  Ma l'uomo ha proprio bisogno di questa auto-celebrazione della propria fede, o non è fatto piuttosto per inabissarsi in Dio?

  No, la liturgia cattolica è cosa totalmente diversa: è l'irruzione del Cielo sulla terra ed è la porta aperta tra il Cielo e la terra!

  Se volete tentiamo di dare due eloquenti immagini contrapposte, che dicono due concezioni diverse, molto diverse del culto: quella di un semplice prete che in una delle tante chiese sparse nell'orbe cattolico celebra, nella quiete della preghiera, rivolto al Crocifisso, l'eterno sacrificio che salva le anime, assistito dalla orante e adorante attenzione dei fedeli, e quella di una rumorosa e festosa comunità, che andando alla messa è preoccupata di “fare comunità esprimendo i propri carismi” (in verità facendo qualcosa perché nelle nuove messe mal si sopporta lo stare fermi) e di mettersi al passo con le direttive dell'operatore pastorale... e che in ultimo farà certo anche la comunione. Sono due concezioni opposte, inconciliabili. Una, quella tradizionale, fa spazio all'azione di Dio, l'altra si sofferma ... ma forse, osiamo dire, si ferma all'azione della comunità!

  Vedete, le verità di fede non nascono dalla coscienza profonda degli uomini, dal vissuto della comunità che reinterpreta il proprio vissuto alla luce di Dio, ma sono comunicate dalla reale rivelazione di Dio che la Chiesa custodisce e trasmette: la rivelazione discende dal Cielo, non germoglia dalla terra come vorrebbero i modernisti. Così la liturgia porta il Cielo in terra e porta la terra al Cielo. É azione di Dio innanzitutto, e non primariamente azione della Chiesa. La Chiesa riceve l'azione di Dio, la custodisce, la esprime utilizzando certamente tutte le possibilità umane adeguate; salvaguardia la liturgia dalle modifiche errate che possono confondere l'opera di Dio e la trasmette fedelmente custodendola, perché il Cielo resti aperto sugli uomini.

  Tutti, praticamente tutti, quando si parla di Movimento Liturgico amano rifarsi a dom Guéranger, il grande abate benedettino che rifondò il monachesimo in Francia dopo la tempesta rivoluzionaria. Con lui si dà inizio al Movimento Liturgico, cioè a quella rinascita dello spirito cristiano che dalla liturgia prende le mosse. Autore prolifico, pensiamo all'Anno Liturgico da lui pubblicato ma non solo, partecipe di tutti i drammi e le battaglie della Chiesa del XIX secolo, ascoltato consigliere di Pio IX ... fondatore dell'abbazia di Solesmes.

  Ma cosa voleva veramente dom Guéranger? E cosa chiedeva San Pio X, riprendendo con autorevolezza il lavoro del grande benedettino e dando così nuovo vigore proprio al Movimento Liturgico? Volevano che il popolo avesse l'intelligenza delle cose divine (che capisse la liturgia della Chiesa), perché queste penetrassero di nuovo la vita del popolo cristiano. Volevano una grande opera di educazione perché le cose del Cielo tornassero a dare forma alla vita degli uomini.

  Ma citiamo dom Guéranger: “I misteri del grande sacrificio, dei sacramenti, dei sacramentali, le fasi del ciclo cristiano così feconde in grazia e in luce, le cerimonie, questa lingua sublime che la Chiesa parla a Dio davanti agli uomini; in una parola tutte queste meraviglie torneranno familiari al popolo fedele. L’istruzione cattolica sarà ancora per le masse il grande e sublime interesse che dominerà tutti gli altri; e il mondo tornerà a comprendere che la religione è il primo dei beni per l’individuo, la famiglia, la città, la nazione e per la razza umana tutta intera” (Institutions liturgiques - seconda ediz., t. III cap. 1, pag. 13).

  Guéranger, e con lui Pio X con la sua troppo mal citata “partecipazione attiva”, volevano l'esatto contrario di quello che si è fatto dal Concilio in poi. Nel post-concilio la liturgia è stata trasformata per aderire alla vita degli uomini, la Chiesa nel passato ha invece sempre desiderato che la vita degli uomini prendesse forma dalla liturgia cattolica.

  Non volevano un abbassamento della liturgia alla vita meramente naturale degli uomini, ma volevano un innalzamento del popolo ai sublimi misteri.

  Cosa se ne fa un uomo di una liturgia che gli parla solo delle sue speranze e delle sue fatiche, che gli parla del suo “senso religioso”, ma che non gli parla mai del Cielo? E’ su questo equivoco che tragicamente è fallito il Movimento Liturgico.



  Occorre tornare a Guéranger e al vero San Pio X. Ma, a quando questo ritorno?

http://www.radicatinellafede.blogspot.it/2014/02/hanno-chiuso-il-cielo.html

sabato 18 gennaio 2014

RITO ANTICO A NAPOLI

LA MESSA "DI SEMPRE" 
A NAPOLI
davanti al corpo 
di sant' Andrea Avellino
figlio e vanto della Basilicata








La Missa. Intervista ad un parroco


16:40  Catto Maior, 

di Catto Maior

Chiacchierando con un amico giovane sacerdote, siamo arrivati ben presto a parlare della messa in latino, di cui anche il sottoscritto è grandissimo ammiratore (tanto che, soprattutto in certi periodi dell'anno, assiste più al rito di Pio V che a quello post-conciliare). Per offrire a tutti un saggio delle bellezze sovrannaturali di questo rito troppo spesso bistrattato, propongo una breve intervista a questo venerabile Padre, dalla quale tutti noi possiamo trarre importanti insegnamenti e, magari, accrescere la nostra curiosità verso questa speciale celebrazione.

Quando e come ha conosciuto la Missa?
Certamente nella testimonianza di mio padre. Mio padre è cresciuto in un orfanotrofio e fa parte di quelli che, dopo anni di messa quotidiana obbligatoria, ha trascorso anni senza più neppure la messa domenicale. Un giorno però mi parlò della Comunione, di come la faceva lui: era una cosa santa, disse. Mi chiesi più volte in che senso ora non lo fosse, o non abbastanza. La domanda rimase aperta.
Verso il terzo anno di seminario mi capitò occasionalmente di sentire parlare della Missa su qualche sito cattolico conservatore (fino ad allora non avevo vera consapevolezza del fatto che esistessero siti cattolici, né che fossero divisibili in orientamenti di scuola), diceva cose ragionevoli e meritevoli di ascolto. Cose mai sentite prima d’allora.
Poi finalmente, a pochi mesi dall’accolitato, un seminarista più giovane mi propose di partecipare a una Missa. Accettai subito. Avevo una fifa matta e una vergogna zozza, quasi che stessimo per entrare in un night club.

Cosa l’ha colpita principalmente quando ha assistito per la prima volta alla celebrazione di sempre?
Feci due considerazioni. Anzitutto avvertivo quel rito come un rito bello e stimolante, seppur impegnativo, lungo e faticoso. Faticoso perché mi aveva costretto a pregare, a inginocchiarmi, a confessarmi più e più volte, a battermi, a guardare la croce. Veniva meno l’ambaradan della messa abituale, addio allo sguardo ammaliante del prete, nessun andirivieni interattivo tra assemblea e presbiterio. Il tutto metteva impietosamente a nudo la mia fede. Sì, insomma, la prima volta fu un trauma, un misto di paura e venerazione: credo di aver capito lì propriamente, sulla mia pelle, cosa intendesse Kant quando parlava del “Sublime matematico”.
La seconda impressione mi assalì all’uscita: la Missa è qualcosa di tremendo ed eccezionale, potente e ricchissimo, nulla di brutto né stupido né indifferente … perché mai allora i miei formatori e pastori l’avevano sempre irrisa e me l’avevano tenuta nascosta fino a quel momento?

Potrebbe sintetizzare in poche parole qual è la forza coinvolgente e unica della Missa?
No, ci vorrebbe un poeta, ma uno di quelli grandi e veri. Ci vorrebbe un Dante o poco meno. Poi è significativo che, per quanto ne so, i grandi poeti cattolici non scrivessero sulla Missa. La vivevano. E poi scrivevano cose eccelse su tutto il resto.

Qual è la sua preghiera preferita della Missa?
L’ultima tra le apologie segrete: Placeat tibi, sancta Trinitas, obsequium servitutis meae: et praesta; ut sacrificium, quod oculis tuae maiestatis indignus obtuli, tibi sit acceptabile, mihique et omnibus, pro quibus illud obtuli, sit, te miserante, propitiabile. Per Christum Dominum nostrum. Amen. Mi ricorda il valore propiziatorio del sacrificio, cosa che non mi è stata insegnata in seminario e che sento come una deplorevole lacuna nella mia coscienza sacerdotale. E poi è un meraviglioso atto di umiltà: potrei anche aver appena concluso la più pia, devota, solenne e curata delle celebrazioni, ma devo pur sempre riconoscere che ciò che ho fatto non vale nulla, se non in quanto è Dio stesso a volerlo in qualche modo accettare nella sua Misericordia.
E adesso lasciami spezzare una lancia di sintonia con il mio venerato Papa, Francesco: in quel miserante finale sento tutto l’irradiare del franceschiano miserando, sì che la pastorale realmente si sprigioni dal culto di obbedienza a Dio.

Come ha imparato a celebrare la Missa?
Sono andato in ricerca di un prete che sapesse celebrarla, amasse celebrarla e volesse insegnarla. Il resto si apprende dai video su Internet. Tutti poi mi consigliano il video dei lefebvriani: nella celebrazione sono i migliori, né inutilmente pomposi, né svelti, né troppo rigidi. Incredibile come gente tanto discussa sia così fine nel più fine dei settori. Quasi quasi verrebbe da ricredersi su certi pregiudizi, almeno su certi …

Ha incontrato grandi difficoltà all’interno del clero e ha dovuto operare quasi – ahinoi – clandestinamente?
Quando indosso il cingolo, la stola sotto la casula, o quando uso la palla per coprire il calice e non per appoggiarci le oblate. Non parliamo di talare, pianete, latino, gregoriano, o della turpe parola: rubrica.
No, davvero, pressoché nessuno dei miei conoscenti sa che celebro in rito antico. Non mi considero nemmeno un clandestino, ma un apolide: attendo il ritorno del Padrone della Vigna. A volte mi stupisco della fede tenace del popolo, visto il pressapochismo liturgico del clero di mia conoscenza. Scusatemi per questa considerazione villana: consideratelo uno sfogo imprudente, o la mia tentazione periodica.

Ha occasione di celebrare di frequente secondo questo rito?
In alcuni momenti simbolici durante l’anno. Aggiungi due o tre messe lette al mese. Comunque è una celebrazione che chiede tanto tempo: i molti lavori, le giuste e debite messe parrocchiali per il popolo e la necessità di operare nel segreto rendono difficile una frequenza maggiore.

È riuscito a comunicare questa sensibilità verso l’antico rito anche ad altri sacerdoti?
Quasi per nulla. E ho sempre il timore di imbattermi in qualche talpa. Di recente poi, tra i FFI, la penalizzazione di Burke e altri casi locali di mia conoscenza mi pare che più uno si esponga più rischi di saltare: di ruolo o di nervi. Il paradigma ormai è Nagasaki: nascosti per secoli nelle foreste. Il lavoro di propaganda dovete farlo voi laici. Preziosissimo è l’aiuto di quei laici che riescono a mettere in contatto tra loro sacerdoti tradizionali di provata fedeltà e prudenza.

Ritiene che la Missa possa essere uno strumento efficacie di rinascita – spirituale e teologica – per la Chiesa attuale?
Sì, sicurissimo, anche se con l’oblio di Benedetto XVI ho il timore stia diventando piuttosto il mezzo sondaggistico delle curie per compilare con facilità le loro nuove liste di proscrizione.

Sovente si sente etichettare la missa come un qualcosa di superato, limitato unicamente a ristretti gruppi di nostalgici sovversivi. Tuttavia già la sua giovine età e il numero crescente di giovani sacerdoti e di giovani fedeli che si avvicinano a questa forma di celebrazione sembrerebbero indicare ben altro. Ritiene che la Missa sia in grado di catturare anche i più giovani e di sostenerli nel non allontanarsi dalla Fede?
Ritengo che la Missa ti metta impietosamente davanti a Cristo e all’Eterno: è il momento migliore per scegliere con lucidità. Poi avremo solo un altro momento più diafano e più tragico: il momento della nostra morte. Visto l’imprevedibilità del secondo, ho preferito portarmi avanti sul primo.
“Superato” e “limitato” sono etichette superficiali, concernono il materiale. Già a livello psichico divengono confuse. L’uomo spirituale le usa con la stessa parsimonia con cui un capofamiglia saggio mette mano al bastone.


Ciò detto, i giovani, quando non siano irrimediabilmente soggiogati al peccato, si sentono attratti dalle cose profonde e serie. La morte, Cristo e lo spirito sono cose profonde e serie. Così profonde e serie da riuscire a spezzare talvolta anche i gioghi più compatti.

http://www.campariedemaistre.com/2014/01/la-missa-intervista-ad-un-parroco.html