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giovedì 19 giugno 2014

la Messa vero e proprio sacrificio

I 4 FINI DELLA SANTA MESSA.


Immagine segnalata da Don Alessandro Loi

I canoni del Concilio di Trento 

sul santissimo sacrificio della Messa sintetizzano, 

in poche linee, la dottrina perenne della Chiesa:


Can. 1. Se qualcuno dirà che nella Messa non si offre a Dio un vero e proprio sacrificio, o che essere offerto significa semplicemente che Cristo ci viene dato in cibo: sia anatema.      

Can. 2. Se qualcuno dirà che con le parole: "Fate questo in memoria di me" [Lc 22,19; I Cor 11,24] Cristo non ha costituito i suoi apostoli sacerdoti o non li ha ordinati perché essi e gli altri sacerdoti offrano il suo corpo e il suo sangue: sia anatema [cf * 1740].

Can. 3. Se qualcuno dirà che il sacrificio della Messa è solo un sacrificio di lode e di ringraziamento, o una semplice commemorazione del sacrificio offerto sulla croce, e non un sacrificio propiziatorio; o che giova solo a chi lo riceve; e che non deve essere offerto per i vivi e per i morti, per i peccati, le pene, le soddisfazioni e altre necessità: sia anatema [cf *1743].

Can. 4.Se qualcuno dirà che col sacrificio della Messa si bestemmia o si attenta al sacrificio di Cristo consumato sulla croce: sia anatema [cf. *1743].

Can. 5. Chi dirà che celebrare le messe in onore dei santi e per ottenere la loro intercessione presso Dio, come la chiesa intende, è un'impostura: sia anatema [cf. *1744].

Can. 6. Se qualcuno dirà che il canone della Messa contiene degli errori, e che, quindi, bisogna abolirlo: sia anatema [cf *1745].

Can. 7. Se qualcuno dirà che le cerimonie, i paramenti e gli altri segni esterni di cui si serve la chiesa cattolica nella celebrazione della Messa, sono piuttosto provocazioni dell'empietà, che manifestazioni di pietà: sia anatema [cf *1746].

Can. 8. Se qualcuno dirà che le Messe nelle quali solo il sacerdote si comunica sacramentalmente sono illecite e, quindi, da sopprimere: sia anatema [cf 1747].

Can. 9. Se qualcuno dirà che il rito della chiesa romana, secondo il quale parte del canone e le parole della consacrazione si profferiscono a bassa voce, è da condannarsi; o che la Messa deve essere celebrata solo nella lingua del popolo; o che nell'offrire il calice l'acqua non deve essere mischiata col vino, perché ciò sarebbe contro l'istituzione di Cristo: sia anatema [cf *1746; *1748s].

http://radiospada.org/2012/10/una-immagine-che-spiega-i-4-fini-della-santa-messa/

giovedì 29 maggio 2014

comunione uso e abuso

comunione spirituale uso e abuso



La Comunione spirituale, molto raccomandata dal Concilio di Trento, suppone, è evidente, la fede nella Presenza Reale di Gesù nei Tabernacoli; comporta il desiderio della Comunione Sacramentale, e conduce il fedele alla comprensione dei Comandamenti di Dio, facendolo confluire nell'Amore del Cristo.
In fondo, compito proprio di questa pia pratica, è quel ricondurci a quella innocenza iniziale con la quale ci accostammo per la prima volta alla Prima Comunione.

Oggi si fa un gran parlare di questa pratica, sovente gettata nel dimenticatoio.
A causa (e forse è un bene se la usiamo correttamente) delle recenti affermazioni, gravissime, del cardinale Kasper (1) e di assurde proposte che si stanno avanzando per l'uso di questa pratica, a tal punto da volerla persino sacramentalizzare (2), riteniamo utile ed opportuno avanzare con questo articolo, che ci risvegli nella verità e ci aiuti a comprendere come sfruttare al meglio questa pratica, evitando gli abusi.

Partiamo da un piccolo excursus storico.



La Comunione spirituale si sviluppa all'interno della Chiesa attraverso le parole di Gesù stesso: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui” (Gv 14,21) e “se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23).
Gli Apostoli hanno inteso che davvero ci si poteva unire personalmente al Signore dall’interno del proprio cuore. Perciò san Pietro scriveva: “adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori” (1 Pt 3,15) (3)
I Santi Padri e Dottori come san Bonaventura, per esempio, insegnano che svanita la "presenza corporale" del Signore assunta attraverso l'Eucaristia, sacramentalmente, resta la sua presenza spirituale e di grazia, in noi.

Così specifica Giovanni Paolo II:
"Proprio per questo è opportuno coltivare nell'animo il costante desiderio del Sacramento eucaristico. È nata di qui la pratica della « comunione spirituale », felicemente invalsa da secoli nella Chiesa e raccomandata da Santi maestri di vita spirituale. Santa Teresa di Gesù scriveva: « Quando non vi comunicate e non partecipate alla messa, potete comunicarvi spiritualmente, la qual cosa è assai vantaggiosa... Così in voi si imprime molto dell'amore di nostro Signore »" (4).

e dice ancora:

"L'integrità dei vincoli invisibili è un preciso dovere morale del cristiano che vuole partecipare pienamente all'Eucaristia comunicando al corpo e al sangue di Cristo. A questo dovere lo richiama lo stesso Apostolo con l'ammonizione: « Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice » (1 Cor 11, 28). San Giovanni Crisostomo, con la forza della sua eloquenza, esortava i fedeli: « Anch'io alzo la voce, supplico, prego e scongiuro di non accostarci a questa sacra Mensa con una coscienza macchiata e corrotta. Un tale accostamento, infatti, non potrà mai chiamarsi comunione, anche se tocchiamo mille volte il corpo del Signore, ma condanna, tormento e aumento di castighi ».73 

In questa linea giustamente il Catechismo della Chiesa Cattolica stabilisce:
« Chi è consapevole di aver commesso un peccato grave, deve ricevere il sacramento della Riconciliazione prima di accedere alla comunione ».74 Desidero quindi ribadire che vige e vigerà sempre nella Chiesa la norma con cui il Concilio di Trento ha concretizzato la severa ammonizione dell'apostolo Paolo affermando che, al fine di una degna ricezione dell'Eucaristia, « si deve premettere la confessione dei peccati, quando uno è conscio di peccato mortale ».75
L'Eucaristia e la Penitenza sono due sacramenti strettamente legati. Se l'Eucaristia rende presente il Sacrificio redentore della Croce perpetuandolo sacramentalmente, ciò significa che da essa deriva un'esigenza continua di conversione, di risposta personale all'esortazione che san Paolo rivolgeva ai cristiani di Corinto: « Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio » (2 Cor 5, 20). Se poi il cristiano ha sulla coscienza il peso di un peccato grave, allora l'itinerario di penitenza attraverso il sacramento della Riconciliazione diventa via obbligata per accedere alla piena partecipazione al Sacrificio eucaristico. 
Il giudizio sullo stato di grazia, ovviamente, spetta soltanto all'interessato, trattandosi di una valutazione di coscienza. Nei casi però di un comportamento esterno gravemente, manifestamente e stabilmente contrario alla norma morale, la Chiesa, nella sua cura pastorale del buon ordine comunitario e per il rispetto del Sacramento, non può non sentirsi chiamata in causa. A questa situazione di manifesta indisposizione morale fa riferimento la norma del Codice di Diritto Canonico sulla non ammissione alla comunione eucaristica di quanti « ostinatamente perseverano in peccato grave manifesto ».76
38. La comunione ecclesiale, come ho già ricordato, è anche visibile, e si esprime nei vincoli elencati dallo stesso Concilio allorché insegna: « Sono pienamente incorporati nella società della Chiesa quelli che, avendo lo Spirito di Cristo, accettano integra la sua struttura e tutti i mezzi di salvezza in essa istituiti, e nel suo organismo visibile sono uniti con Cristo – che la dirige mediante il Sommo Pontefice e i Vescovi – dai vincoli della professione di fede, dei Sacramenti, del governo ecclesiastico e della comunione ».77

L'Eucaristia, essendo la suprema manifestazione sacramentale della comunione nella Chiesa, esige di essere celebrata in un contesto di integrità dei legami anche esterni di comunione. In modo speciale, poiché essa è « come la consumazione della vita spirituale e il fine di tutti i Sacramenti »,78 richiede che siano reali i vincoli della comunione nei Sacramenti, particolarmente nel Battesimo e nell'Ordine sacerdotale. Non è possibile dare la comunione alla persona che non sia battezzata o che rifiuti l'integra verità di fede sul Mistero eucaristico. Cristo è la verità e rende testimonianza alla verità (cfr Gv 14, 6; 18, 37); il Sacramento del suo corpo e del suo sangue non consente finzioni...." (5)

La Comunione spirituale, molto raccomandata dal Concilio di Trento, suppone, è evidente e come ha spiegato sopra Giovanni Paolo II, la fede nella Presenza Reale di Gesù nei Tabernacoli; comporta il desiderio della Comunione Sacramentale; e di conseguenza comporta comunque sia uno "stato di grazia" almeno di desiderio in attesa di risolvere ogni pendenza nella Confessione e con una conversione attiva, cioè, assumendo uno stato di vita che rifletta tutti e dieci i Comandamenti; esige il ringraziamento per il dono ricevuto da Gesù in attesa di poterLo ricevere sacramentalmente.


La Preghiera

La formula conosciuta e diffusasi nella Chiesa è di Sant'Alfonso Maria de Liguori che così dice:

“Gesù mio, credo che voi siete realmente nel Santissimo Sacramento. Vi amo sopra ogni cosa. Vi desidero nell’anima mia. Giacché ora non posso ricevervi sacramentalmente, venite almeno spiritualmente nel mio cuore… (pausa). Come già venuto, Vi abbraccio e tutto mi unisco a Voi. Non permettete che io mi abbia mai a separare da voi".

e vi si aggiunge la comunione alla Preghiera della Chiesa:

"Eterno Padre Vi offro il Corpo e il Sangue del Vostro amatissimo Figlio, e Signore Nostro Gesù Cristo: in espiazione dei nostri peccati, per la conversione dei peccatori, in suffragio delle Anime del Purgatorio e per le necessità della Santa Chiesa".
si fa sosta silenziosa e si conclude dicendo un Pater Noster, Ave Maria e Gloria Patri.

Così come è consigliabile farsi accompagnare dalla potente Avvocata che abbiamo presso Gesù, la Sua Madre:

"O Maria, preparami a ricevere degnamente Gesù.
Tu vedi come è ridotta l'anima mia;
Tu conosci fino in fondo la mia miseria, ma a chi altri potrei rivolgermi se non a Te affinchè Tu possa spianare la strada ostruita dai miei peccati?
Ti invoco quale mia Avvocata presso il Tuo dilettissimo Figlio.
Non abbandonarmi proprio ora che ho maggiormente bisogno di essere salvato/a dal precipizio in cui mi trovo.
Portami al Tuo amatissimo Gesù!
Brucia Madre mia ogni mio mal pensiero, brucia tutto ciò che vedi di indegno dentro di me;
abbatti ogni ostacolo che mi separa dal Tuo dolcissimo Figlio".

Si può pregare con le parole ufficiali della Chiesa:

« Adoro te devote, latens Deitas...
Ti adoro con devozione, o Dio che ti nascondi,
che sotto queste figure veramente ti celi:
a te il mio cuore si sottomette interamente,
poiché, nel contemplarti, viene meno.
La vista, il tatto e il gusto si ingannano a tuo riguardo,
soltanto alla parola si crede con sicurezza.
Credo tutto ciò che disse il Figlio di Dio:
nulla è più vero della sua parola di verità ».

O la bellissima preghiera di sant'Ignazio da farsi anche con la Comunione sacramentale:

Anima di Cristo, santificami.
Corpo di Cristo, salvami.
Sangue di Cristo, inebriami.
Acqua del costato di Cristo, lavami.
Passione di Cristo, confortami.
O buon Gesù, esaudiscimi.
Fra le tue piaghe ascondimi.
Non permettere ch'io mi separi da te.
Dal nemico maligno difendimi.
Nell'ora della morte chiamami.
E comanda che io venga a te.
Affinché ti lodi con i tuoi santi nei secoli eterni.
Così sia.

La Comunione spirituale, fatta con queste intenzioni e con il degno proposito di correggere il proprio stile di vita conformandolo ai Comandamenti, produce gli stessi effetti della Comunione Sacramentale, ma non la sostituiscono!

 In fondo, compito proprio di questa pia pratica, è quel ricondurci a quella innocenza iniziale con la quale ci accostammo per la prima volta alla Prima Comunione.
Diceva san Padre Pio che non è importante la quantità di Comunioni sacramentali ricevute, ma la qualità e di essere vigili che la condizione di peccatori non sia stata tale da averci meritato la condanna anzichè la grazia. E così diceva che se la nostra condizione rischiasse davvero di nuocerci, è meglio desiderare la Comunione anzichè prenderla con superbia, tornando ai primordi della nostra innocenza fanciullesca quando ricevemmo il Divin Sacramento in stato di grazia.

Vi ricordiamo  che, queste Preghiere, possono  ( e magari "debbono" ) farsi anche per la Comunione sacramentale, specialmente quella a Maria Santissima come preparazione e quelle di ringraziamento riportate, comprensive del silenzio orante, di quell'atteggiamento atto ad interiorizzare quanto dal Cielo si è ricevuto.

Quanto sia preziosa la Comunione spirituale lo disse Gesù stesso a Santa Margherita Maria Alacoque, molto assidua nel mandare i suoi desideri di fiamma a chiamare Gesù nel Tabernacolo. Una volta le disse: “Mi è talmente caro il desiderio di un’anima di ricevermi, che lo mi precipito in essa ogni volta che mi chiama con i suoi desideri più puri”.

Quanto sia stata amata dai Santi la Comunione spirituale non ci vuol molto a intuirlo. La Comunione spirituale soddisfa almeno in parte a quell’ansia ardente di essere sempre “uno” con chi si ama. Gesù stesso ha detto: “Rimanete in Me e io rimarrò in voi” (Giov. 15, 4). E la Comunione spirituale aiuta a restare uniti a Gesù, sebbene lontani dalla sua dimora. Altro mezzo non c’è per placare gli aneliti di amore che consumano i cuori dei Santi. “Come una cerva anela ai corsi delle acque, così la mia anima anela a Te, o Dio” (Salm. 41, 2): è il gemito amoroso dei Santi. “O Sposo mio diletto - esclama S. Caterina da Genova - io desidero talmente la gioia di stare con Te, che, mi pare, se fossi morta risusciterei per riceverti nella Comunione”.

In sostanza, la Comunione spirituale deve spingere il fedele a ricevere poi Gesù Sacramentalmente Vivo e vero, presente, nell'Ostia Santa.

La situazione di degrado etico e morale a cui abbiamo fatto cenno all'inizio, al contrario, spinge ad una equiparazione (un termine così oggi di moda, sic!) tra le due pratiche, finendo per voler sostituire la Comunione spirituale con quella sacramentale per chi è impossibilitato a riceverla, si veda il caso appunto dei "divorziati-risposati", lasciando questi nel loro stato peccaminoso e, peggio ancora, finendo per legittimare la loro situazione irregolare.

Del resto è Gesù stesso che dice:
“Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui (..) Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole..." (Gv.14,21-26)

Il Santo Curato d'Ars racconta due episodi significativi:

Il primo  relativo ad una moglie disperata per la morte del marito, ma ancor più angosciata perchè l'uomo non aveva mai voluto pregare con lei, nè andare in Chiesa, non frequentava i Sacramenti da quando fece la Prima Comunione. Il Santo ebbe un sogno che gli rivelò che mentre la moglie diceva il rosario, spesse volte, il burbero marito, ripeteva mentalmente le Ave Maria, specialmente in quel "prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte, come esprimendo un desiderio inconscio,  fino a farlo in modo abituale, ma senza mai dare a vederlo alla moglie. E per questo si era salvato l'anima!
Il secondo relativo ad un altro uomo che, lontano dalla vita sacramentale, aveva però un amore fanciullesco verso la Madre di Dio per la quale curava e portava i fiori all'edicola lungo la strada. Questo gli bastò per salvarsi l'anima.
E diceva allora il Curato: vedete quanto ci è utile coltivare i buoni pensieri e almeno desiderare di essere in qualche modo salvati?

La condizione è l'amore gratuito ed incondizionato!

Scrive sant'Alfonso Maria de' Liguori nel suo "Visite al Santissimo Sacramento e a Maria santissima" a proposito della Comunione spirituale:

"La Comunione spirituale consiste, secondo san Tommaso d'Aquino, in un desiderio ardente di ricevere Gesù sacramentato ed in un abbraccio amoroso come già fosse ricevuto.
Quanto poi siano gradite a Dio queste comunioni spirituali e quante grazie egli per mezzo loro dispensi, il Signore lo diede ad intendere a quella sua serva suor Paola Maresca fondatrice del monastero di Santa Caterina da Siena in Napoli, quando le fece vedere, come si narra nella sua vita, due vasi preziosi, uno d'oro e l'altro d'argento; e le disse che in quello d'oro Egli conservava le sue Comunioni sacramentali, e in quello d'argento le sue Comunioni spirituali.
Sopra tutto basta sapere che il santo Concilio di Trento molto loda la Comunione spirituale ed anima i fedeli a praticarla. Perciò tutte le anime divote sogliono spesso praticare questo santo esercizio della Comunione spirituale.
Si esorta dunque chi desidera avanzarsi nell'amore di Gesù Cristo fare la Comunione spirituale almeno una volta in ogni visita al Santissimo Sacramento ed in ogni Messa che si sente..."



La Comunione spirituale è un esercizio dell'Anima che vuole tendere al perfezionamento, che ama Gesù sopra ogni cosa "e lo desidera" molto più dei suoi affetti umani e terreni.
La Comunione sacramentale è e rimane aspirazione e desiderio di ogni uomo che vuole concretizzare questo desiderio. Scrive infatti san Tommaso d'Aquino:
"Tuttavia non è inutile la Comunione sacramentale; perché questa produce l'effetto del Sacramento più perfettamente del solo desiderio" (6)

E' per questo che la grandezza di questa pia pratica si è così diffusa nel popolo di Dio!

Essa può essere fatta in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento, e tutte le volte che si vuole, anzi, i Santi la consigliano e la raccomandano almeno dieci volte al giorno.
Efficace perchè può essere fatta persino nella condizione di peccato mortale a patto che, con il desiderio di voler ricevere Gesù, si desideri anche la conversione, il "piacere a Dio" e non agli uomini.
Sarebbe del resto incoerente "pretendere" che Gesù venga ad abitare in un cuore che non ha alcuna intenzione di progredire nella salvezza, e la via della salvezza è la conversione!

Il n° 1650 del CCC dice:

“1650. Oggi, in molti paesi, sono numerosi i cattolici che ricorrono al divorzio secondo le leggi civili e che contraggono civilmente una nuova unione. La Chiesa sostiene, per fedeltà alla parola di Gesù Cristo (« Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio »: Mc 10,11-12), che non può riconoscere come valida una nuova unione, se era valido il primo matrimonio. Se i divorziati si sono risposati civilmente, essi si trovano in una situazione che oggettivamente contrasta con la Legge di Dio. Perciò essi non possono accedere alla Comunione eucaristica, per tutto il tempo che perdura tale situazione. Per lo stesso motivo non possono esercitare certe responsabilità ecclesiali. La riconciliazione mediante il sacramento della Penitenza non può essere accordata se non a coloro che si sono pentiti di aver violato il segno dell'Alleanza e della fedeltà a Cristo, e si sono impegnati a vivere in una completa continenza”.

Il n° successivo completa il testo:

“1651. Nei confronti dei cristiani che vivono in questa situazione e che spesso conservano la fede e desiderano educare cristianamente i loro figli, i sacerdoti e tutta la comunità devono dare prova di una attenta sollecitudine affinché essi non si considerino come separati dalla Chiesa, alla vita della quale possono e devono partecipare in quanto battezzati:
«Siano esortati ad ascoltare la Parola di Dio, a frequentare il Sacrificio della Messa, a perseverare nella preghiera, a dare incremento alle opere di carità e alle iniziative della comunità in favore della giustizia, a educare i figli nella fede cristiana, a coltivare lo spirito e le opere di penitenza, per implorare così, di giorno in giorno, la grazia di Dio”.

Il Catechismo riassume la dottrina della Chiesa di lunga data, e tiene anche conto dei vari dibattiti avviati nel corso degli ultimi decenni.



A questo pensiero ci conduce l'altro prezioso Documento di Giovanni Paolo II, laddove spiega:

"La Chiesa, tuttavia, ribadisce la sua prassi, fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla comunione eucaristica i divorziati risposati. Sono essi a non poter esservi ammessi, dal momento che il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente a quell'unione di amore tra Cristo e la Chiesa, significata e attuata dall'Eucaristia. C'è inoltre un altro peculiare motivo pastorale: se si ammettessero queste persone all'Eucaristia, i fedeli rimarrebbero indotti in errore e confusione circa la dottrina della Chiesa sull'indissolubilità del matrimonio.
La riconciliazione nel sacramento della penitenza - che aprirebbe la strada al sacramento eucaristico - può essere accordata solo a quelli che, pentiti di aver violato il segno dell'Alleanza e della fedeltà a Cristo, sono sinceramente disposti ad una forma di vita non più in contraddizione con l'indissolubilità del matrimonio. Ciò comporta, in concreto, che quando l'uomo e la donna, per seri motivi - quali, ad esempio, l'educazione dei figli - non possono soddisfare l'obbligo della separazione, assumono l'impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi..." (7)

Facciamo notare una frase imponente di Giovanni Paolo per giustificare quanto dice:

"La Chiesa, tuttavia, ribadisce la sua prassi, fondata sulla Sacra Scrittura..."

Questa affermazione chiude ogni dibattito sulla validità della Dottrina, ma senza dubbio tiene le porte aperte per come comprenderla sempre meglio, per come metterla in pratica, come affrontare i tanti drammi di oggi.
Ecco come la Comunione spirituale può essere utile e può aiutare tutti noi a compiere passi in avanti verso Gesù, verso l'autentica conversione, ma non certo per sostituire la Comunione sacramentale, o per equipararla.

Sia lodato Gesù Cristo.
Sempre sia lodato.

Note

2) si legga la discussione, qui, approfondita da Sandro Magister
3) si veda la saggia risposta di Amici Domenicani, qui.
5) ibidem  sopra
6) San Tommaso d'Aquino Summa Theologiae, III, q. 80, art. 1, ad 3.
7) Giovanni Paolo II - Familiaris Consortio

http://www.cooperatoresveritatis.it/it/la-comunione-spirituale-uso-e-abuso#.U4SNK_JU_bs.facebook

sabato 15 marzo 2014

riforma = rivoluzione

Un vecchio trucco:
CAMBIARE IL RITO
PER CAMBIARE LA FEDE

Riporto in traduzione la notizia del "MailOnline" sulla "riforma" del rito battesimale nella Chiesa anglicana. Seguirà un commento.




I servizi liturgici del battesimo nella Chiesa inglese potranno essere riscritti per rimuovere alcuni riferimenti cristiani.
Il progetto di un nuovo servizio "battesimo lite", progettato per rendere i battesimi più interessanti per i non fedeli sarà considerato il mese prossimo dal parlamento della Chiesa, il Sinodo generale.
I sostenitori dicono che il servizio battesimale dovrebbe "esprimersi in un linguaggio culturalmente adeguato e accessibile" facilmente comprensibile da chi non ha basi teologiche.
Ma il clero tradizionalista (traditionalist clergy) ha detto che l'idea corrisponde ad una demolizione.
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Il progetto di un nuovo servizio "battesimo lite", progettato per rendere i battesimi più interessanti per i non fedeli sarà considerato il mese prossimo dal parlamento della Chiesa, il Sinodo generale.
Il nuovo servizio sarà utilizzato per 150.000 battesimi ogni anno. Se verrà accettato, sarà la terza riscrittura del rito battesimale in circa 30 anni - mentre la versione tratta dal Church's Book of Common Prayer è rimasta pressoché inalterata per più di 400 anni fino al 1980.
Le contestazioni riguardano tre sezioni del servizio battesimale a partire dall'ultimo culto autorizzato nel 1997.
In una sezione, i padrini o un adulto che sta per essere battezzato, sono invitati a "respingere il diavolo e ogni ribellione contro Dio" e a rinunciare "all'inganno e alla corruzione del male", Essi sono invitati a "sottomettersi a Cristo come Signore".
Il reverendo dr. Tim Stratford, di Liverpool, che sta organizzando gli argomenti [da discutere] prima del sinodo, in un documento dice che "esiste una certa infelicità di linguaggio non essendo abbastanza collegato alla terrenità".

Ha aggiunto che nel clero, tra le parrocchie piccole e povere "esiste una forte richiesta di una breve preghiera con un linguaggio diretto, ma poetico, che permetta al Vangelo di risuonare meglio nell'esperienza di vita delle persone".

Ha inoltre detto: "Questa è [...] una preghiera che la maggioranza dei britannici non teologicamente versati capiranno. Una terza parte del servizio liturgico è stata rigettata perché troppo lunga e non diretta".

Stephen Parkinson, [...] ha detto che ci sono stati problemi con questo servizio liturgico dal 1997 ma ha aggiunto: "Il semplice silenzio non è una risposta".

I vescovi hanno ieri indicato che se il Sinodo accetterà l'argomento, sarà incaricato un comitato per iniziare a riscrivere un nuovo servizio liturgico del battesimo. Ha però avvertito che tale riscrittura solleverà discussioni sulla fede e la dottrina.

William Fittall, segretario generale del Sinodo, ha detto che per i vescovi è "chiaro che ora non è il momento adatto per intraprendere il lungo e complesso processo che serve per una tale revisione o sostituzione".


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UN MIO COMMENTO


Un battesimo per essere tale comporta l'immersione nell'acqua in nome della Trinità. Il catecumeno dev'essere immerso mentre il sacerdote invoca il nome della Trinità. Prima di tutto l'immersione con tutto il suo significato simbolico (la morte e la risurrezione di Cristo), poi il nome della Trinità perché il sacramento non si può disgiungere dalla professione di fede nel Dio cristiano uno e Trino, Padre, Figlio e Spirito Santo.

Da diversi secoli in Occidente si ha sostituito l'immersione con la semplice aspersione. È una modalità forse nata da necessità contingenti. L'invocazione della Trinità mantiene la validità di questo genere di battesimo, per quanto la forma esteriore (per aspersione) abbia totalmente sostituito quella tradizionale per immersione. 
Il battesimo anglicano è valido? In linea di massima sì. 
Quello che fa sempre più problema è il significato che si vuole dare alle sue parole sacramentali ma questo riguarda anche il mondo cattolico come vedremo. 

Se vi è, come nella notizia sopra riportata, l'intenzione espressa di sostituire alcuni termini specifici e precisi (diavolo, sottomissione a Cristo) con altri termini generali e semanticamente vaghi (male, amicizia (?) con Cristo) - viene da pensare che sia decurtato lo stesso vangelo, la stessa tradizione che ne ha permesso la trasmissione fino ad oggi.

Notate una cosa importante: nel sottotitolo il giornalista ha riassunto la notizia etichettando immediatamente eventuali dubbiosi o contestatori con l'infamante nome di "tradizionalisti" (traditionalist clergy). È una tecnica usata ampiamente anche in Italia e ovunque, pur di far tacere le resistenze e operare indisturbati. Tutto ciò fatto in nome di "persone semplici" e dei "lontani" puzza di operazione a tavolino per modificare, a tappe, un'identità cristiana.

Un'altra cosa: negli ultimi 30 anni questa sarebbe la terza "riforma" del rito battesimale! Anche questo non è nuovo: chi vuole cambiare i riti è un'anima in pena, finito un cambiamento finisce per pensarne ad un altro, poi ad un altro ancora e così via. Quante volte è stato cambiato il messale cattolico nel postconcilio? Il fenomeno è identico, i presupposti sono simili. Nella continua modifica dei libri liturgici pare soggiacere il tentativo di modificare la fede di un popolo. E chissà che, passo dopo passo, non ci si riesca?

Queste riforme (cattoliche o anglicane non importa) hanno tutte un minimo denominatore comune: l'imbarazzo di parlare con i termini evangelici perché risultano troppo chiari e disturbano l'uomo attuale. Si preferiscono, dunque, termini sempre più soft, sempre più inclusivi, che, però, non infondono più "sane inquietudini" e tendono a giustificare le persone. Giustificazione dopo giustificazione si da alle persone l'alibi di frequentare sempre meno la chiesa. Da frequentazione saltuaria ad abbandono il passo è breve. 

L'operazione di "marketing ecclesiastico" in corso in Inghilterra non è, dunque, una cosa che riguarda solo loro. È ampiamente nota pure nelle nostre regioni con parroci che edulcorano all'infinito il Vangelo. Ma con una edulcorazione dietro l'altra non si finirà per svuotare completamente i sacramenti?


È quanto sta già avvenendo.
Ricordo eucarestie presentate come "contratto di adesione alla comunità", cresime presentate come "unione ai progetti della comunità", confessioni come "semplici dialoghi", ecc.



Ma senza andare ai miei ricordi, basta osservare il clero attuale. I sacerdoti in cuor loro e sempre più nelle prediche scambiano lo Spirito santo con la "coscienza personale", la verginità della Madonna per un modo di dire, la Trinità per una spiegazione che non dice più nulla al mondo moderno, gli insegnamenti vetero testamentari per un insieme di miti, l'aspirazione alla coerenza morale per un idealismo impraticabile, la divinità di Cristo come una invenzione intervenuta parallelamente alla divinizzazione dell'imperatore cristiano.

Sì, siamo tutti nella stessa condizione! 

Dietro a tutto questo sembra d'intravedere molto più di una moda, direi quasi un progetto ideato ad alti livelli per trasformare le "vecchie" confessioni cristiane in una pappetta dolciastra, vaga e umanistica, in
modo da renderle intercambiabili e assimilabili tra loro.

Questo spiegherebbe la presenza di clero "piacione" (fin nei più alti livelli) ma dogmaticamente e spiritualmente inconsistente!

Quei pochi che non sono d'accordo, preferendo rimanere nella Tradizione istituita dagli Apostoli e nell'insegnamento di Cristo, non sono che spregevoli "tradizionalisti" che non amano l'umanità.

Un vecchio banale copione, uno slogan logoro che si diffonde roboticamente in ogni zona della vecchia Europa...


http://traditioliturgica.blogspot.it/2014/01/riforma-o-rivoluzione.html