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martedì 16 dicembre 2014

Le Tempora di inverno

Le Tempora: mercoledì, venerdì e sabato di penitenza e preghiera


Domani, venerdì prossimo e sabato, cadono le Tempora. In Italia la CEI raccomanda di ricordare e di fare speciali preghiere nelle Quattro Tempora che scandiscono il passaggio delle stagioni e affidano i campi e la natura alla Provvidenza di Dio, ringraziandolo (è il caso dell'autunno) per i suoi benefici. Così troviamo nelle Precisazioni della Conferenza Episcopale per la liturgia:
Le «Quattro Tempora»
La tradizione delle «Quattro Tempora», originariamente legata alla santificazione del tempo delle quattro stagioni, può essere opportunamente ravvivata con momenti di preghiera e riflessione che pongano in rilievo il mistero di Cristo nel tempo. In tali occasione si potrà ad esempio usare qualche formulario particolare di preghiera universale o dei fedeli o anche, nel Tempo Ordinario, valersi dei formulari delle Messe per varie necessità nei giorni del cambio della stagione.
L'inizio delle quattro stagioni si ricorda il mercoledì, il venerdì e il sabato dopo la 3ª domenica di Avvento (Inverno), dopo la 1ª domenica di Quaresima (Primavera), dopo la domenica di Pentecoste (Estate), dopo la 3ª domenica di settembre (Autunno).
In un'epoca in cui l'attenzione al creato e il rispetto per i ritmi del cosmo tornano al centro dei discorsi, mostrare come la Chiesa non si interessa solo di storia sacra, ma anche delle opere dell'Artista soprannaturale che ha plasmato l'universo e lo dirige, è un modo per tornare in contatto con la cultura contemporanea, affamata di connessione alla natura, con il rischio però di non arrivare a percepire e vedere il Creatore di essa. Un approfondimento sulle Tempora lo troviamo anche sul blog di padre Augé.




Nel programmare le "attività pastorali" dell'Avvento, i giovani parroci (e non solo loro) dovrebbero tener conto di un ottimo - quanto poco utilizzato - documento che s'intitola: "Direttorio su Pietà popolare e Liturgia. Principi e Orientamenti".
Ve ne riporto alcuni numeri che cascano a proposito in questo periodo e invitano a tener conto della pietà popolare nel tempo di preparazione al Natale.
Ieri, domani e dopodomani, cadono le Tempora d'inverno (mercoledì, venerdì e sabato dopo la III domenica d'Avvento). Anche se poco valutate dall'odierna pastorale "di città", le quattro tempora sono ancora vive e vegete, a segnare il cambio di stagione in prossimità degli equinozi e dei solstizi, per ringraziare Dio per i frutti del lavoro e prepararsi spiritualmente al nuovo periodo dell'anno. Sebbene nel Messale di Paolo VI non ci siano dei formulari propri per questi giorni (ma ci sono nel Messale del 1962, e chissà se verranno recuperati dalla "riforma della riforma"....), tuttavia il novello "Benedizionale" (1992) ricorda e propone di valorizzare le tempora:
1814. La tradizione delle «Quattro Tempora», originariamente legata alla santificazione del tempo nelle quattro stagioni, può essere opportunamente ravvivata con momenti di preghiera e di riflessione. Mettendo in rilievo il mistero di Cristo nel tempo, la comunità cristiana invoca e ringrazia la provvidenza del Padre per i frutti della terra e del lavoro dell'uomo.
1815. L'inizio, delle quattro stagioni viene ricordato il mercoledì, il venerdì e il sabato dopo la III domenica di Avvento (Inverno), dopo la III domenica di Quaresima (Primavera), dopo la domenica della SS. Trinità (Estate), dopo la III domenica di settembre (Autunno).
In tali occasioni si potrà usare qualche formulario particolare dl preghiera dei fedeli e anche, nelle ferie del Tempo Ordinario, il formulario delle Messe per varie necessità.
1816. Si potrà caratterizzare la Messa vespertina del venerdì o quella del sabato mattina, concludendo l'apposito formulario della preghiera dei fedeli con l'orazione di benedizione proposta qui di seguito e con l'offerta:
- dell'olio in Inverno;
- dei fiori in Primavera;
- delle spighe di grano in Estate;
- dell’uva in Autunno.
Con queste offerte si potranno compiere particolari gesti votivi: ad es. con l'olio accendere o alimentare una lampada fino al Natale; con i fiori, le spighe e i grappoli adornare l'altare per la domenica e farne dono, se è il caso, ad alcune famiglie. Nella domenica è opportuno ricordare il cambiamento di stagione con un apposita intenzione nella preghiera dei fedeli.


Da stasera, invece, inizia la Novena di Natale con le sue "ferie privilegiate" che vanno dal 17 al 23 dicembre (24 è vigilia di Natale). Il documento propone di "armonizzare" in senso liturgico il periodo della Novena in preparazione al Natale, riportando in auge la celebrazione dei vespri (ahimè negletti) e i canti tradizionali, tra cui spiccano, ovviamente, gli inni della seconda parte dell'Avvento e le Antifone "O".
La tradizionale forma della Novena di Natale è una composizione gregorianeggiante del XVIII sec. (1720) opera del sacerdote vincenziano Carlo Antonio Vacchetta. Egli prese parti di salmi, inni e brani della Scrittura, centonizzando e preparando un "piccolo ufficio". La Novena di Natale con le sue popolari melodie si sviluppò inizialmente a Torino, da dove, attraverso i grandi istituti religiosi come i Salesiani e li figli e figlie di San Vincenzo de' Paoli, si diffuse in tutt'Italia e poi in giro per il mondo.
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Dal Direttorio su Pietà popolare e Liturgia:


Le “Tempora d’inverno”

100. Nell’emisfero boreale, nel tempo di Avvento, ricorrono le “tempora d’inverno”. Esse segnano un passaggio di stagione e un momento di tregua in alcuni settori dell’attività umana. La pietà popolare è molto attenta allo svolgimento del ciclo vitale della natura: mentre si celebrano le “tempora d’inverno”, il seme giace sotto la terra in attesa che la luce e il calore del sole, che proprio nel solstizio d’inverno riprende il suo cammino, lo faccia germogliare.

Là dove la pietà popolare abbia istituito espressioni celebrative del cambio di stagione, esse vanno conservate e valorizzate come momenti di supplica al Signore e di riflessione sul significato del lavoro umano, che è collaborazione all’opera creatrice di Dio, autorealizzazione della persona, servizio al bene comune, attuazione del progetto della redenzione.

La novena del Natale

103. La novena del Natale è sorta per comunicare ai fedeli le ricchezze di una Liturgia alla quale essi non avevano facile accesso. La novena natalizia ha svolto effettivamente una funzione salutare e può continuare ancora a svolgerla. Tuttavia nel nostro tempo, in cui è stata resa più agevole la partecipazione del popolo alle celebrazioni liturgiche, sarà auspicabile che nei giorni 17-23 dicembre sia solennizzata la celebrazione dei Vespri con le "antifone maggiori" e i fedeli siano invitati a parteciparvi. Tale celebrazione, prima o dopo della quale potranno essere valorizzati alcuni elementi cari alla pietà popolare, costituirebbe un’eccellente “novena del Natale” pienamente liturgica e attenta alle esigenze della pietà popolare. All’interno della celebrazione dei Vespri si possono sviluppare alcuni elementi già previsti (es. omelia, uso dell’incenso, adattamento delle intercessioni).

Inoltre:

La pietà popolare e lo spirito dell’Avvento


105. La pietà popolare, per la sua comprensione intuitiva del mistero cristiano, può contribuire efficacemente alla salvaguardia di alcuni valori dell’Avvento, minacciati da un costume in cui la preparazione del Natale si risolve in una “operazione commerciale” con mille vacue proposte provenienti da una società consumistica.

La pietà popolare, infatti, percepisce che non si può celebrare il Natale del Signore se non in un clima di sobrietà e di gioiosa semplicità e con un atteggiamento di solidarietà verso i poveri e gli emarginati; l’attesa della nascita del Salvatore la rende sensibile al valore della vita e al dovere di rispettarla e di proteggerla fin dal suo concepimento; essa intuisce pure che non si può celebrare coerentemente la nascita di colui «che salverà il suo popolo dai suoi peccati» (Mt 1, 21) senza compiere uno sforzo per eliminare da se stessi il male del peccato, vivendo nella vigile attesa di Colui che ritornerà alla fine dei tempi.

Le Tempora di settembre, nel Messale del 1962, trovano delle Messe speciali con l'indicazione stazionale: tutte e tre le celebrazioni eucaristiche, anticamente, si svolgevano a Roma, con la partecipazione del Papa. Qui i formulari del mercoledì, venerdì e sabato.

Per la Forma Ordinaria: la preghiera dei fedeli appropriata la si trova nell'Orazionale CEI, che prevede un formulario per queste ricorrenza. Per chi lo desidera, nel Benedizionale (vedi qui) è presente una benedizione da recitare al termine della preghiera dei fedeli e prima dell'offertorio, che si può accompagnare con la presentazione dei doni votivi di stagione (in autunno i grappoli d'uva).





Testo preso da: Le Tempora di autunno: mercoledì, venerdì e sabato http://www.cantualeantonianum.com/2013/09/le-tempora-di-autunno-mercoledi-venerdi.html#ixzz3IVlxRWJK
http://www.cantualeantonianum.com 


17 dicembre 2014: mercoledì delle Quattro Tempora d'Avvento (astinenza e digiuno)


La Chiesa pratica in questo giorno il digiuno chiamato delle Quattro Tempora, il quale si estende anche al Venerdì e al Sabato seguenti. Questa osservanza non appartiene punto all'economia dell'Avvento, essendo una delle istituzioni generali dell'Anno Ecclesiastico. Si può annoverare nel numero delle usanze che la Chiesa ha derivate dalla Sinagoga; poiché il profeta Zaccaria parla di digiuno del quarto, del quinto, del settimo e del decimo mese. L'introduzione di tale pratica nella Chiesa cristiana sembra risalire ai tempi apostolici; questa è almeno l'opinione di san Leone, di sant'Isidoro di Siviglia, di Rabano Mauro e di parecchi altri scrittori dell'antichità cristiana: tuttavia, è da notare che gli Orientali non osservano tale digiuno.
Fin dai primi secoli, le Quattro Tempora sono state fissate, nella Chiesa Romana, alle epoche in cui si osservano ancora attualmente; e se si trovano parecchie testimonianze dei tempi antichi nelle quali si parla di Tre Tempora e non di Quattro, è perché le Tempora di primavera, cadendo sempre nel corso della prima Settimana di Quaresima, non aggiungono nulla alle osservanze della Quarantena già consacrata a un'astinenza e a un digiuno più rigorosi di quelli che si praticano in qualsiasi altro tempo dell'Anno.
Le intenzioni del digiuno delle Quattro Tempora sono nella Chiesa le stesse che nella Sinagoga: consacrare, cioè, mediante la penitenza, ciascuna delle stagioni dell'anno. Le Tempora dell'Avvento sono conosciute, nell'antichità ecclesiastica, sotto il nome di Digiuno del decimo mese; e san Leone ci riferisce, in uno dei Sermoni che ci ha lasciati su tale giorno e di cui la Chiesa ha posto un frammento nel secondo Notturno della terza Domenica di Avvento, che questo periodo è stato scelto per una manifestazione speciale della penitenza cristiana, poiché, essendo allora terminata la raccolta dei frutti della terra, è giusto che i cristiani mostrino al Signore la loro riconoscenza con un sacrificio di astinenza, rendendosi tanto più degni di accostarsi a Dio, quanto più sapranno dominare l'attrattiva delle creature; "poiché - aggiunge il santo Dottore - il digiuno è sempre stato l'alimento della virtù. Esso è la fonte di pensieri casti, di risoluzioni sapienti, di consigli salutari. Mediante la mortificazione volontaria, la carne muore ai desideri della concupiscenza, lo spirito si rinnova nella virtù. Ma poiché il digiuno non ci basta per acquistare la salvezza delle nostre anime, suppliamo al resto con opere di misericordia verso i poveri. Facciamo servire alla virtù quello che togliamo al piacere; e l'astinenza di colui che digiuna divenga il nutrimento dell'indigente".
Prendiamo la nostra parte di questi avvertimenti, noi che siamo i figli della santa Chiesa; e poiché viviamo in un'epoca in cui il digiuno dell'Avvento non esiste più, impegniamoci con tanto più fervore a soddisfare il precetto delle Tempora, in quanto questi tre giorni a cui va aggiunta la Vigilia di Natale, sono gli unici nei quali la disciplina della Chiesa ci impone in modo preciso, in questa stagione, l'obbligo del digiuno. Rianimiamo in noi, con l'aiuto di queste lievi osservanze, lo zelo dei secoli antichi, ricordandoci sempre che se per la venuta di Gesù Cristo nelle nostre anime è soprattutto necessaria la preparazione interiore, tale preparazione non potrà essere vera in noi, senza manifestarsi all'esterno attraverso le pratiche della religione e della penitenza.
Il digiuno delle Quattro Tempora ha ancora un altro fine oltre a quello di consacrare, con un atto di pietà, le diverse stagioni dell'Anno; esso ha un legame intimo con l'Ordinazione dei Ministri della Chiesa, che riceveranno la consacrazione il sabato, e la cui proclamazione aveva luogo un tempo davanti al popolo nella Messa del Mercoledì. Nella Chiesa Romana, l'Ordinazione del mese di dicembre fu celebre per lungo tempo; e sembra, secondo le antiche Cronache dei Papi, che, salvo casi del tutto eccezionali, il decimo mese sia stato per parecchi secoli il solo in cui si conferivano i sacri Ordini in Roma. I fedeli debbono unirsi alle intenzioni della Chiesa, e presentare a Dio l'offerta dei loro digiuni e delle loro astinenze, con lo scopo di ottenere degni Ministri della Parola e dei Sacramenti, e veri Pastori del popolo cristiano.
Nel Mattutino, oggi la Chiesa non legge nulla del profeta Isaia; si contenta di ricordare il passo del Vangelo di san Luca nel quale è narrata l'Annunciazione della Santa Vergine, e legge quindi un frammento del Commento di sant'Ambrogio su questo stesso passo. La scelta di questo Vangelo, che è lo stesso della Messa, secondo la usanza di tutto l'anno, ha dato una particolare celebrità al Mercoledì della terza settimana di Avvento. Si può vedere, da antichi Ordinari in uso presso parecchie e insigni Chiese, tanto Cattedrali che Abbaziali, come si trasferissero le feste che cadevano in questo Mercoledì; come non si dicessero in tale giorno in ginocchio le preghiere feriali; come il Vangelo Missus est, cioè quello dell'Annunciazione, fosse cantato nel Mattutino dal Celebrante rivestito d'una cappa bianca, con la croce, i ceri e l'incenso, e al suono della campana maggiore; e come, nelle Abbazie, l'Abate dovesse tenere una omelia ai monaci, allo stesso modo che nelle feste solenni. È appunto a tale usanza che siamo debitori dei quattro magnifici Sermoni di san Bernardo sulle lodi della Santa Vergine, e che sono intitolati: Super Missus est.
La Stazione ha luogo a S. Maria Maggiore, a motivo del Vangelo dell'Annunciazione che, come si è visto, ha fatto per così dire attribuire a questo giorno gli onori d'una vera festa della Santa Vergine.

da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 70-72

giovedì 9 maggio 2013

novena alla madonna della croce

B.V. MARIA DELLA CROCE

patrona della città di Ferrandina
 



L’anima nostra magnifica il Signore
perché ha mirabilmente trionfato,
gettando in mare cavallo e cavaliere,
e perché grandi cose ha compiuto
anche in te,
Regina dei nostri cuori
e della Città che vive
del tuo materno, verginale sorriso!

Ave, o bella come il Paradiso di Dio,
bianca Colomba
irradiata dai fulgori dello Spirito Santo!
O fulgido Trono dell'altissimo,
Orto chiuso,
Fonte suggellato,
in cui mai entrò l'antico serpente omicida.


Urna di purissimo oro,
celeste Gerusalemme,
serena Visione di pace.
Terra vergine
mai toccata dalla mano dell'uomo,
che germinasti il Frumento degli eletti
e il Vino portentoso
che alimenta i puri e i forti.


O Fior del Carmelo,
o Rosa del Sàron,
o Giglio dei campi,
o Icona della Bontà di Dio,
Ave!


Incoronata nei cieli
di luce sempiterna,
incoronata in terra
d'oro e di gemme.
Tu sei per noi Fonte di ogni grazia
il Porto del nostro rifugio,
della nostra speranza!


O Madre,
o Figlia,
o Sposa di Dio,
sii in eterno lodata e benedetta
dagli Angeli e dagli Uomini. Amen.

mercoledì 8 maggio 2013

madonna della croce - ferrandina



 
INNO POPOLARE ALLA MADONNA “DELLA CROCE”

Salve, eccelsa Imperatrice,
Salve fonte di pietà;
Tu sei l'arca salvatrice
Dell'affitta umanità.

Tu la stella di salvezza,
Tu la porta sei del ciel:
Tu la aita e l'allegrezza,
Sei del popolo fedel.
Salve...

Tu la torre ben munita,
Di rifugio la città;
Tu lo scampo, tu l’aita,
Tu la nostra sicurtà.
Salve...

Tu dei miseri la speme,
Tu la pace d'ogni cor;  
di chi piange, di chi geme,
nella valle del dolor.
Salve…

Ah! chi mai fé a te ricorso
E non ebbe il tuo favor?
Sei la Madre dalla Croce
A noi data dal Signor.
Salve...

L'orfanello e l' infelice
Quante volte ti chiamò,
T'ebbe ognor consolatrice
Né il tuo cor l'abbandonò.
Salve…

Dall'etade più remota,
Cara Madre, non s'udì,
Che la gente a te devota
Nell'angustia, sua perì.
Salve...

Sempre pronta rispondesti
Agli accenti del dolore;
Tu le lagrime tergesti,
Bella Madre del Signore.
Salve...

Bella Madre “della Croce”,
II tuo popolo fedel
Farà sempre a te ricorso
Quando mira irato il ciel.
Salve...



Tutela praesens nostra,
Divina Mater Numinis
Te nos ovantes annuo
Extollimus praeconio.

Regina clementissima
Hanc civitatem respice,
Tibique genti creditae
Ades benigno lumine.

Tanta Patrona sospites
Transibimus per ardua
Fraudes recedent daemonis
Et saeculi fallacia.

Te nostra, Virgo, praestite,
Christus remittat crimina,
Ditet suprema gratia
Caelique reddat praemia.

Iesu, Tibi sit gloria
Qui natus es de Virgine,
Cum Patre, et almo Spiritu,
In sempiterna saecula. Amen.

mercoledì 16 gennaio 2013

San Mauro Abate - Viagrande (CT)

San Mauro Abate



Una delle più belle feste della Sicilia è quella che si celebra il 15 gennaio di ogni anno a Viagrande (CT) un paesino alle pendici dell'etna e che reputa al proprio grande patrono San Mauro Abate. Viva San Mauro!

mercoledì 19 dicembre 2012

Maria SS. della Madia

Madonna della Madia




Die 16 Decembris
FESTUM COMMEMORATIONIS
SOLLEMNIS ADVENTUS SACRAE IMAGINIS
BEATAE VIRGINIS MARIAE DE  MADIA
MONOPOLIM
Introitus
Gaudeamus omnes in Domino, diem Festum celebrantes, sub honorem beatae Mariae Virginis, de cuius sollemnitate gaudent Angeli, et collaudant Filium Dei.
Psal.83.Quam dilecta tabernacula tua, Domine virtutum! Concupiscit, et deficit anima mea in atria Domini. GloriaPatri, etc.

Dicitur Gloria in excelsis

Oratio  Deus, qui dilectissimae Virginis Mariae Matris tuae, singulare praesidium, immissa nobis Imagine, comparasti: concede, ut eius in terris protectione muniti, coelestis gloriae mereamur esse consortes.  Qui vivis et regnas cum Deo Patre, in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum.

Epistola
Lectio libri Regum  (3,Reg. 5 )
In diebus illis: Misit autem Salomon ad Hiram, dicens: Tu scis voluntatem  David patris  mei, et quia non potuerit aedificare domum nomini Domini Dei sui, propter bella imminentia per circuitum, donec daret  Dominus eos sub vestigio pedum ejus. Nunc autem  requiem dedit Dominus Deus meus mihi per circuitum; et non est satan, neque occursus malus. Quamobrem cogito aedificare templum nomini Domini Dei mei, sicut locutus est Dominus David patri meo, dicens: Filius tuus, quem dabopro te super solium tuum, ipse aedificabit domum nomini meo. Praecipe igitur, ut praecidant mihi servi tui cedros de Libano, et servi mei sint cum servis tuis; mercedem autem servorum tuorum dabo tibi quamcùmque petieris: scis enim quòmodo non estin populo meo vir qui noverit ligna caedere sicut Sidònii. Cum ergo audisset Hiram verba Salomònis, laetatus  est valde, et ait: Benedictus Dominus Deus hodie, qui dedit David filium sapientissimum super populum hunc plurimum. Et misit Hiram ad Salomonem, dicens: Audivi quecumque mandasti mihi; ego faciam omnemvoluntatem tuam in lignis cedrinis et abiegnis. Servi mei deponent  ea de Libano ad mare; et ego componamea in ratibus in mari usque ad locum, quem significaveris mihi: et applicabo ea ibi; et tu tolles ea: praebebisque necessaria mihi, ut deturcibus domui meae. Itaque Hiramdabat Salomoni  ligna cedrina et ligna abiegna, juxta omnem voluntatem ejus. Salomonautem praebebat Hiram coros triticiviginti millia in cibum domui ejus, et viginti coros purissimi olei: haec tribuebat Salomon Hiram per singulos annos.
  
Graduale  Cant. 4.Veni de Libano, sponsa mea, veni, coronaberis, de capite Amana, de vertice Sanir, et Hermon.
Domine dilexi decorem domus tuae, et locum habitationis gloriae tuae. Psal. 15.

Alleluja
Alleluja, Alleluja. Quam pulchra est Sanctuarii Domini, quae aedificata est per manus meas de cedris Libani! Alleluja.

Post Septuagesimam, omisso Alleluja et versu sequenti, dicitur:

Tractus
Quam dilecta tabernacula tuaDomine virtutum! Concupiscit,
et deficit anima mea in Domini.
Cor meum, et caro mea exultaverunt in Deum vivum.
Exultabimus, et laetabitur in te, Virgo gloriosissima, et sub hac perenni,
et sub hac odorata contignatione, nomen sanctum tuum per omne aevum celebrabimus.

Tempore paschali omittitur Graduale, et ejus loco dicitur.
Alleluja, Alleluja. Psal. 88.Dominaris potestatis maris, motum autem fluctuum ejus tu mitigas, Alleluja. Judith.15.Tu Gloria Jerusalem, Tu laetitia Israel, Tu honorificentia populi nostri, o Maria. Alleluja.

Evangelium
† Sequentia Sancti Evangelii secundum Matthaeum Matth. 9.
In illo tempore: Ascendens Jesus in naviculam, transfretavit, et venit in civitatem suam. Et circuibat omnes civitatem et castella, docens in synagogis eorum, et praedicans Evangelium regni, et curans omnem languorem, et omnem infirmitatem.

Credo.

Offertorium (3 Reg.8)
Sicut oculi tui aperti ad  deprecationem servorum tuorum et populi tui, et exaudias eos in omnibus pro quibus invocaverint te, o Virgo Maria. Alleluja.

Secreta  Dilectissimae Virginis Matris tuae Mariae, quaesumus Domine Deus, fac nos sempre protectione defendi, cujus Imaginem ingenti nobis miraculo tradidisti. Qui vivis et regnas cum Deo Patre in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum.

Dicitur Praefatio de B.V. Maria (et te in Solemnitate Beatae Mariae Virginis)

Communio
Monopolis surge et sta in excelso, et vide jucunditatem quae venit tibi a Domino Deo nostro. Alleluja.

Postcommunio Deus, qui Sanctissimae Virgini Matri tuae Mariae, templum in quo habitaret in nobis, insigni miraculo perfecisti: concede, ut eius auspicio peregrinantes in terris, per ipsam pervenire mereamur in Coelis. Qui vivis et regnas cum Deo Patre in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum.

Infra annum, Introitus dicitur pro qualitate temporum, ut in ejus Missis votivis: reliqua ut sopra.