Visualizzazione post con etichetta Concilio vaticano I. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Concilio vaticano I. Mostra tutti i post

sabato 23 gennaio 2016

Le profezie: la Chiesa sarà eclissata

Le profezie della Madonna de La Salette sulla chiesa 



mb-z-la-salette_aspx_google-pl
Apparizioni di La Salette 1846 , Approvazione Ecclesiastica 1848
La Santa Vergine, in apparizioni riconosciute autentiche dalla Chiesa, ha affidato a veggenti messaggi e profezie poi puntualmente verificatesi.
Qui intendiamo parlare della apparizione della Madonna sulla montagna del La Salette, (paesino del Delfinato, poco distante da Corps, sulla strada tra Grenoble e Gap), perché il messaggio della Santa Vergine è insieme molto attuale e poco noto: la sua diffusione, infatti, fu ostacolata a causa del contenuto, in particolare di quella parte che oggi ci riguarda piú da vicino.

10308131_781894828496471_8054534631609264078_n
Il 19 settembre 1846 Melania Calvat, assieme a Massimo Giraud, raccontarono di aver ricevuto un messaggio e un segreto durante una apparizione della Madonna.
Dal 1860 Melania, poi entrata in religione con il nome di Maria della Croce – Vittima di Gesú, procedette a diverse redazioni del suo segreto, finché ne venne dichiarata autentica una, pubblicata nel 1879 con l’imprimatur del Vescovo di Lecce, mentre l’autorità ecclesiastica francese per qualche tempo non volle concedere il riconoscimento ecclesiastico. Il racconto della apparizione della Madonna a La Salette, (dove oggi sorge un grandioso santuario, meta di una importante processione il 19 settembre di ogni anno), si può considerare, per i nostri scopi, composto essenzialmente di due parti principali.

Nella prima parte vengono descritti gli avvenimenti che interessarono buona parte dell’Europa di allora, e che si verificarono puntualmente: guerre civili in Francia, (la Comune di Parigi), in Portogallo, (lotte per l’istituzione della repubblica), in Italia, (guerre di Indipendenza); fine del potere temporale dei papi, (breccia di Porta Pia del 1870); carestie; lotte contro la religione, (legge sui frati del governo Cavour, politica ecclesiastica di Gambetta e Ferry in Francia); lassismo morale; decadimento ecclesiastico.
La seconda parte, (che riportiamo nella sua completezza nelle pagine che seguono affinché ciascuno possa valutare e giudicare in coscienza), è la parte piú discussa del segreto, perché riferentesi alla venuta dell’anticristo ed alla diffusione dell’eresia all’interno stesso della Chiesa.

11159971_816893688365434_457904218649006583_n
Si dice chiaramente nella profezia che Roma perderà la Fede.
Sono parole estremamente gravi, che vanno collegate a quelle che seguono nel messaggio stesso, e cioè alla indefessa sicurezza della vittoria finale del bene sul male, all’invito alla perseveranza nella fede cattolica apostolica romana, all’assistenza continua per gli apostoli degli ultimi tempi.

18244_398025703731062_8418008204859845272_n

La parte di messaggio, che riportiamo, è una traduzione del testo approvato in lingua francese, come riportato nel libro Bénédictions et malédictions, prophéties de la révélation privée di JEAN VAQUIÉ, Dominique Martin Morin Editore, 1987, ISBN 2-85652-094-4, che, a sua volta, fa riferimento a M.CALVAT, L’apparition de la Très Sainte Vierge sur la montagne de La Salette, Imprimatur: Mgr. Zola, Lecce (Italie), 15 novembre 1879, Rome, 1922 (Societé St-Augustin).
Il libro può essere richiesto a Diffusion de la pensée française, B.P. 1, F-86190 Chiré-en-Montreuil, Francia, e vale la pena di procurarselo per avere il messaggio completo e altre rivelazioni contenute nella corrispondenza della veggente, rivelazioni che qui non possiamo riprodurre.
(omissis)
…I governanti avranno tutti un medesimo progetto, che sarà di abolire e fare scomparire tutti i principi religiosi per sostituirli con il materialismo, l’ateismo, lo spiritismo, e ogni sorta di vizi.

Nell’anno 1865 si vedrà l’abominio nei luoghi santi; nei conventi i fiori della Chiesa saranno putrefatti e il demonio diventerà come il re dei cuori.

Coloro che sono a capo delle comunità religiose si guardino dalle persone che esse devono ricevere, perché il demonio userà tutta la sua malizia per introdurre negli ordini religiosi delle persone dedite al peccato, perché i disordini e l’amore dei piaceri carnali saranno diffusi su tutta la terra.

La Francia, l’Italia, la Spagna e l’Inghilterra saranno in guerra: il sangue scorrerà per le strade; il francese combatterà contro il francese, l’italiano contro l’italiano, vi sarà poi una guerra generale che sarà spaventevole. Per qualche tempo Dio non si ricorderà piú della Francia né dell’Italia, perché il Vangelo di Gesú Cristo non è piú conosciuto.

I malvagi useranno tutta la loro astuzia; ci si ucciderà, ci si massacrerà reciprocamente perfino nelle case.

Al primo colpo della Sua spada fulminante le montagne e la natura tutta tremeranno di spavento perché i disordini e i crimini degli uomini trafiggono la volta celeste.
Parigi sarà bruciata e Marsiglia inghiottita; molte grandi città saranno scosse e inghiottite da terremoti; si crederà che tutto è perduto; non si vedranno che omicidi; non si sentiranno che colpi d’arma e bestemmie.

I giusti soffriranno molto, le loro preghiere, la loro penitenza e le loro lacrime saliranno fino al Cielo e tutto il popolo di Dio chiederà perdono e misericordia e chiederà il Mio aiuto e la Mia intercessione.

Allora Gesú Cristo con un atto della Sua misericordia grande per i giusti comanderà ai Suoi angeli che tutti i Suoi nemici siano messi a morte.

Improvvisamente i persecutori della Chiesa di Gesú Cristo e tutti gli uomini dediti al peccato moriranno e la terra diventerà come un deserto.

Allora si farà la pace, la riconciliazione di Dio con gli uomini; Gesú Cristo sarà servito, adorato e glorificato; dappertutto fiorirà la carità.

I nuovi re saranno il braccio destro della Santa Chiesa, che sarà forte, umile, pia, povera, zelante e imitatrice delle virtú di Gesú Cristo.

Il Vangelo sarà predicato dappertutto e gli uomini faranno grandi progressi nella fede perché vi sarà unità tra gli operai di Gesú Cristo e perché gli uomini vivranno nel timor di Dio.

Questa pace tra gli uomini non sarà lunga: venticinque anni di abbondanti raccolti faranno loro dimenticare che i peccati degli uomini sono causa di tutte le pene che arrivano sulla terra.

Un precursore dell’anticristo, con le sue truppe di parecchie nazioni, combatterà contro il vero Cristo, il solo Salvatore del mondo, egli spargerà molto sangue e vorrà annientare il culto di Dio per farsi guardare come un Dio.

La terra sarà colpita da ogni sorta di piaghe, (oltre la peste e la carestia che saranno dovunque), vi saranno delle guerre fino all’ultima guerra, che sarà allora fatta da dieci re dell’anticristo, i quali re avranno tutti lo stesso progetto e saranno i soli a governare il mondo.

Prima che ciò succeda vi sarà una specie di falsa pace nel mondo; non si penserà che a divertirsi; i malvagi si abbandoneranno a ogni sorta di peccato; ma i figli della Santa Chiesa, i figli della fede, i miei veri imitatori crederanno nell’amore di Dio e nelle virtú che mi sono piú care.

Felici le anime umili guidate dallo Spirito Santo! Io combatterò con esse fino a che esse saranno nella pienezza dell’età. La natura chiede vendetta per gli uomini ed essa freme di spavento nell’attesa di ciò che deve arrivare alla terra insudiciata dai crimini.

Tremate terra e voi che fate professione di adorare Gesú Cristo e che dentro di voi adorate solo voi stessi; tremate perché Dio sta per consegnarvi al Suo nemico, perché i luoghi santi sono nella corruzione, molti conventi non sono piú le case di Dio, ma i pascoli di Asmodeo e dei suoi.

Sarà durante questo tempo che nascerà l’anticristo da una religiosa ebrea, da una falsa vergine che sarà in comunicazione con il vecchio serpente, il padrone dell’impurità; suo padre sarà Vescovo, nascendo vomiterà delle bestemmie, egli avrà dei denti, in una parola sarà il diavolo incarnato; egli lancerà delle grida spaventose, farà dei prodigi, non si nutrirà che di impurità.

Egli avrà dei fratelli che, sebbene non siano dei demoni incarnati come lui, saranno dei figli del male; a dodici anni essi si faranno notare per le prodi vittorie che otterranno; presto essi saranno ognuno alla testa degli eserciti assistiti dalle legioni dell’inferno.
Le stagioni saranno cambiate, la terra non produrrà che frutti cattivi, gli astri perderanno i loro movimenti regolari, la luna non rifletterà che una debole luce rossastra; l’acqua e il fuoco daranno al globo terrestre dei movimenti convulsi e degli orribili terremoti che inghiottiranno delle montagne, delle città.

Roma perderà la fede e diventerà la sede dell’anticristo. I demoni dell’aria con l’anticristo faranno dei grandi prodigi sulla terra e nell’aria e gli uomini si pervertiranno sempre piú.
Dio avrà cura dei suoi fedeli servitori e degli uomini di buona volontà; il Vangelo sarà predicato dappertutto, tutti i popoli e tutte le nazioni conosceranno la verità.

Io rivolgo un appello urgente alla terra; Io chiamo i veri imitatori di Cristo fatto uomo, il solo e vero Salvatore degli uomini; Io chiamo i miei figli , i miei veri devoti, quelli che si sono dati a Me perché io li conduca dal Mio divin Figlio, quelli che Io porto, per cosí dire, nelle mie braccia, quelli che sono vissuti del Mio Spirito; infine Io chiamo gli Apostoli degli ultimi tempi, i discepoli di Gesú Cristo che sono vissuti nel disprezzo del mondo e di loro stessi, nella povertà e nell’umiltà, nel disprezzo e nel silenzio, nella preghiera e nella mortificazione, nella castità e nell’unione con Dio, nella sofferenza e sconosciuti al mondo.

È tempo che escano e vengano ad illuminare la terra.
Andate e mostratevi come i miei cari figli; Io sono con voi e in voi purché la vostra fede sia la luce che vi illumina in questi giorni di disgrazia.
Che il vostro zelo vi renda come gli affamati per la gloria e l’onore di Gesú Cristo.
Combattete, figli della luce, voi, piccolo numero che ci vedete, perché ecco il tempo dei tempi, la fine delle fini.

La Chiesa sarà eclissata, il mondo sarà nella costernazione.

Ma ecco Enoch ed Elia riempiti dello Spirito di Dio; essi predicheranno con la forza di Dio e gli uomini di buona volontà crederanno in Dio e molte anime saranno consolate; essi faranno grandi progressi per virtú dello Spirito Santo e condanneranno gli errori diabolici dell’anticristo.
Sciagura agli abitanti della terra!

Vi saranno guerre spaventose e carestie; pesti e malattie contagiose; pioverà una grandine spaventosa di animali; tuoni che scuoteranno le città; terremoti che inghiottiranno paesi; si udiranno delle voci nell’aria; gli uomini batteranno la testa contro i muri, essi chiameranno la morte, da un’altra parte la morte li supplizierà; il sangue scorrerà da ogni parte.
Chi potrà vivere se Dio non diminuirà il tempo della prova ?

Dal sangue, dalle lacrime e dalle preghiere dei giusti Dio si lascerà placare; Enoch ed Elia saranno messi a morte; Roma pagana sparirà; il fuoco del cielo cadrà e distruggerà tre città; tutto l’universo sarà colpito dal terrore e molti si lasceranno sedurre perché essi non hanno adorato il vero Cristo vivente tra loro.
È tempo, il sole si oscura; la fede sola vivrà.
Ecco il tempo, l’abisso si apre.
Ecco il re delle tenebre.
Ecco la bestia con i suoi sudditi, sedicente salvatore del mondo.
Egli si alzerà con orgoglio nell’aria per andare fino al Cielo; egli sarà soffocato dal respiro di San Michele Arcangelo.

Egli cadrà e la terra che da tre giorni sarà in continue evoluzioni, aprirà il suo seno pieno di fuoco; egli sarà sprofondato per sempre con tutti i suoi nei baratri eterni dell’inferno.
Allora l’acqua e il fuoco purificheranno la terra e consumeranno tutte le opere dell’orgoglio degli uomini e tutto sarà rinnovato: Dio sarà servito e glorificato.
Non intendiamo fornire interpretazioni di un testo legato ad espressioni profetiche ed apocalittiche, pienamente intellegibile solo al momento della sua realizzazione, e nemmeno intendiamo infoltire la schiera dei millenaristi che, soprattutto in àmbito protestante, indicano scadenze precise per la parusia, ma neppure possiamo non interrogarci sul significato di questo messaggio, forse oggi troppo trascurato dalla Chiesa ufficiale, che collima con l’Apocalisse, dove si parla di martiri che rimarranno fedeli alla parola di Dio e che non avevano adorata la bestia e del príncipe delle tenebre che dovrà essere sciolto per un breve tempo, (Apocalisse, XX, 1-10).

Come sostiene uno dei piú famosi studiosi del settore, il gesuita Ugo Vanni, il riflettere sui messaggi escatologici ci «mette in guardia sia dal disimpegno di un pessimismo inerte, sia dall’illusione di un paradiso in terra […] richiede che ci assumiamo la responsabilità di una fede robusta, la quale, (consapevole come è di collaborare con un Cristo sempre presente e attivo ma trascendente), si sforza di dare il meglio, ma senza pretendere di controllare il risultato». (UGO VANNI, La struttura letteraria dell’Apocalisse, Morcelliana, Brescia, 1980 ).

Ammonisce l’esortazione evangelica: Ideo et vos estote parati, quia qua nescitis ora Filius hominis venturus est , (Quindi anche voi siate preparati, perché il Figlio dell’uomo verrà nell’ora piú impensata), (Matteo, XXIV, 44).

Floriana Castro
http://antimassoneria.altervista.org/le-profezie-della-madonna-de-la-salette-si-sono-gia-avverate/

venerdì 25 luglio 2014

Enzo Bianchi come E. Scalfari

Bianchi come Scalfari: usa il Papa per i suoi fini
di Antonio Livi


L’attualità mediatica mi costringe e riprendere il discorso sul più noto di questi cattivi maestri e falsi profeti, Enzo Bianchi. Vatican Insider dava ampio risalto il 23 luglio alle sue dichiarazioni (clicca qui) in seguito alla nomina come “consultore” di un organismo pastorale della Santa Sede. Bianchi si lascia andare al più ridicolo trionfalismo, dicendo che papa Bergoglio, dopo averlo ricevuto tre volte, ha deciso di dargli una specie di approvazione ufficiale delle sue opinioni sul papato e sull’ecumenismo.

Se si fosse limitato a vantarsi di avere un rapporto privilegiato con il Papa (quello attuale, perché con i predecessori è sempre stato assai polemico), avrebbe solo manifestato troppa vanità, che è una delle tante miserie umane dalle quali siamo tutti afflitti, in maggiore o minor grado. Ma Bianchi non si limita a vantarsi del suo presunto trionfo personale: si spinge oltre, fino a farsi interprete ufficiale del Papa e ad annunciare un programma rivoluzionario, che – guarda caso – è proprio il suo programma di “riforma” della Chiesa, quello che va sostenendo con i libri e le conferenze da decenni.

Il programma però non può essere attribuito al Papa, per due ragioni: innanzitutto, perché si tratta di iniziative rivoluzionarie che sarebbero in contrasto con l’intera Tradizione cattolica e persino con la dottrina ecclesiologica del Vaticano II; e poi perché nessuno che abbia rispetto e amore filiale per il Santo Padre si può permettere di “rivelare” alla stampa improbabili progetti pastorali tuttora mai enunciati ufficialmente, in documenti di magistero ordinario, dal Papa stesso.

In effetti, il ben noto (direi famigerato) programma rivoluzionario di Bianchi è una sistematica richiesta di misure “pastorali” che, con il pretesto dell’ecumenismo, mirano a concedere ai protestanti e agli ortodossi tutta la ragione nella loro secolare polemica contro la Chiesa cattolica.

Lutero voleva abolire il magistero ecclesiastico e basare la fede cristiana nella sola Scrittura interpretata con il “libero esame”? Ecco allora che Bianchi si fa capofila dei cattivi teologi che operano per una de-dogmatizzazione della Chiesa cattolica, ossia per la sostituzione della dottrina della fede (sancita dal Magistero) con una esegesi biblica frammentaria e arbitraria. Dopo di che, la pastorale, sganciata dal dogma, resta condizionata da motivi contingenti di convenienza socio-politica (il cosiddetto “annuncio del Vangelo all’uomo di oggi” è in realtà volontario asservimento a quella parte dell’opinione pubblica che sostiene il progetto riformatore, e non certo per amore della Chiesa).

I protestanti vogliono abolire tutti i sacramenti, ad eccezione del Battesimo? Ecco che Bianchi giustifica e incoraggia la prassi sempre più diffusa di eliminare la pratica della Confessione e la trasformazione della Santa Messa (basata sul dogma della Transustanziazione quindi sulla “presenza reale” di Cristo che si immola per la redenzione del mondo) in una “cena del Signore”, in una mera riunione di cristiani che celebrano la “memoria” di un evento che si perde nelle nebbie del mito. I protestanti vogliono abolire il culto dei santi e della Madonna? Ecco che Bianchi ignora la dignità altissima di Colei che il Concilio di Efeso (che Bianchi dovrebbe conoscere, visto che parla tanto dell’annuncio cristiano nei primi secoli) definisce dogmaticamente come la “Madre di Dio”, e che anche il Vaticano II, nel capitolo ottavo della Lumen gentium, si limita a parlarne, ove necessario, come “la nostra sorella”.

Quanto ai santi, nel calendario liturgico della comunità di Bose si registrano indistintamente – come si legge nella presentazione - «le festività e le memorie dei santi delle chiese cattolica, ortodossa, anglicana, le festività e i sabati ebraici, il calendario liturgico del monastero di Bose. È una possibilità in più per accostarsi alle tradizioni delle chiese cristiane e alla fede del popolo di Israele. Per estendere questa memoria anche agli uomini di altre fedi religiose, abbiamo voluto aggiungere una tavola con le date delle principali ricorrenze islamiche e buddhiste». E così il culto cattolico dei santi (con la dottrina dogmatica circa la loro unione con Dio nella gloria del Cielo e la loro intercessione per noi che siamo ancora viatores) lascia il posto a mere commemorazioni di uomini illustri e anche a eretici e persecutori della Chiesa.

Insomma, la “riforma” che Bianchi ha sempre auspicato e che ora (secondo lui) papa Francesco sarebbe intenzionato ad attuare in tempi brevi, sarebbe, nei punti più qualificanti, la riforma stessa di Lutero!

Non molto diversa la strategia riformatrice adottata da Bianchi nei confronti degli ortodossi, sempre in nome di quello che egli definisce «dovere ecumenico». Gli ortodossi hanno in comune con i cattolici tutti i dogmi (eccetto quello sull’infallibilità del Papa, sancito nel 1870 dal Vaticano I) e tutti sacramenti, e pertanto sono divisi dai cattolici solo per il secolare rifiuto di accettare il primato di Pietro, ossia la funzione del papa come Pastore della Chiesa universale.

Il primato del Papa è non solo di “onore” ma anche di “giurisdizione”, a garanzia dell’unità della Chiesa e dello sviluppo omogeneo del dogma. Gli ortodossi riconoscerebbero anche un certo primato d’onore del vescovo di Roma ma non la sua effettiva giurisdizione universale e immediata su tutta la Chiesa. Bianchi allora che cosa fa? Propone (e attribuisce a papa Francesco) una radicale «riforma del papato», in nome di una “sinodalità” che darebbe potere deliberativo a tutti i vescovi del mondo, tramite i loro rappresentanti, su tutte le materie che ora sono di competenza del solo vescovo di Roma.

E lancia uno slogan privo di reale contenuto: «Non c’è primato senza sinodalità, e non c’è sinodalità senza primato!». Dico che è uno slogan privo di contenuto reale, perché la “sinodalità” che Bianchi auspica (e che assicura sia intenzione di questo Papa attuare presto come elemento centrale di una «riforma del papato») sarebbe una novità solo se andasse oltre la prassi attuale di consultazione dei vescovi (prassi che si rifà alle disposizioni di Paolo VI subito dopo il Concilio). Ma in tal caso la Chiesa cattolica adotterebbe la medesima “sinodalità” delle “chiese autocefale” dell’Ortodossia, le quali accettano solo disposizioni pastorali e disciplinari decise in comune tra loro nei sinodi di ciascun patriarcato. Del primato di Pietro, inteso come giurisdizione universale e immediata del Papa su tutta la Chiesa, non resterebbe nulla. Anche qui, come nel caso dei protestanti, il progetto ecumenico di Bianchi (che si ispira alle teorie materialmente eretiche di Hans Küng) consiste in definitiva nel dare ragione ai “fratelli separati” e torto alla Tradizione dogmatica della Chiesa cattolica.

In entrambi i casi, attribuire a un Papa l’intenzione di abrogare il papato e, così facendo, contraddire i dogmi della fede cattolica (non uno, ma tutti insieme) è qualcosa che difficilmente si concilia con il “senso della fede”, e prima ancora con il buon senso. Bianchi è talmente proiettato verso la “Chiesa del futuro” che non teme di profetizzare, da falso profeta qual è, l’autodemolizione della Chiesa cattolica  ad opera di chi – per volontà di Cristo stesso - ha la missione e la grazia di garantire in ogni tempo e contro ogni attentato la sua indefettibilità. 

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-bianchi-come-scalfari-usa-il-papa-per-i-suoi-fini-9847.htm

sabato 31 maggio 2014

cattolici adulti e atei

CHIESA ATEA?



Per secoli  la dottrina cattolica venne insegnata come irreformabile. E tutto ciò per una sola, semplicissima ragione: perché la si sapeva di origine divina e non umana. Ma ora quel tempo è alle nostre spalle, e nessuno – dico nessuno – osa negarlo. Per usare il linguaggio degli antropologi, si potrebbe dire che la dottrina cattolica, per secoli e secoli, è stata tabù. Ma oggi, quasi si trattasse di superstiziose credenze di popoli primitivi, quel tabù non ha più nessun credito, meno che mai presso il moderno clero. Quindi, lo si può toccare, ritoccare, riformare come e quanto si vuole, a proprio piacimento; e lo si può perché, a differenza di ciò che si attardano a immaginare le sciocche credenze primitive, si ritiene che nessuna divinità vi sia posta a guardia.

Già da questo si dovrebbe comprendere come la chiesa moderna, riformando di fatto il dogma cattolico ad uso e consumo dell’uomo moderno, ha inteso deliberatamente sfidare la stessa autorità di Dio. Ora, per sfidare l’ autorità di Dio, non basta aver perso la fede cattolica, bisogna aver perso la consapevolezza della trascendenza dell’Essere. Bisogna, cioè, credere che la vita si risolva interamente qui, in questo breve passaggio terreno, bisogna aver perso (o deposto) definitivamente ogni timor di Dio e vivere e pensare come se Dio non esistesse. Perciò appare chiaro, a chi voglia vedere, che, riformando il “tabù” cattolico (se mi si passa l’ espressione), i cattolici adulti non mostrano soltanto d’avere perso la fede cattolica, ma d’avere perso il senso della trascendenza dell’Essere. Che è, poi, ciò che accade inevitabilmente quando si abbandona la metafisica tomista.

* * *

Quanto si è detto può sembrare drastico ed eccessivo; ma solo se non si ha il coraggio di guardare in faccia la realtà. Giacché è la realtà a dirci che sono gli stessi documenti – e non la loro cattiva interpretazione – a sfidare nel modo più netto e temerario gli anatemi posti a suggello della fede cattolica. Documenti ove si annuncia un Vangelo diverso da quello cattolico e mi riferisco, inoltre, alla mostruosa riforma liturgica. Ora, nulla appare più evidente dell’incredulità di chi sfida gli anatemi di una tradizione religiosa millenaria come, ad esempio, i notissimi anatemi di San Paolo e San Giovanni apostolo. E se nemmeno San Paolo e San Giovanni apostolo hanno titoli per scomunicare chi annuncia un “Vangelo diverso”, ciò accade per un semplicissimo ed evidentissimo motivo: perché i cattolici adulti non credono che gli anatemi di San Giovanni apostolo, San Paolo, unitamente a quelli di 20 concili ecumenici, siano divinamente ispirati. Per essi non c’è nessun Dio a guardia gelosa di quegli anatemi: sono semplici maledizioni scagliate da uomini, a cui, oggi, si sono sostituiti altri uomini (che si immaginano molto più buoni dei primi). E d’altronde come stupirsi di questa mancanza di fede, quando i documenti negano nel modo più radicale ed evidente le parole che Gesù ci ha lasciate nel Vangelo: “Io sono la via, la verità e la vita, nessuno sale al Padre se non per mezzo di me”? Dinanzi a tanto sfacelo chi parla di ermeneutica della continuità o mente o non sa quel che dice. Dalla parte opposta, chi sostiene che i documenti non esprimono più la fede cattolica, come si sente dire spesso, adotta soltanto un gentile eufemismo. In realtà, qui siamo ad un volgare e comunissimo ateismo, ad un livello di ateismo da bar dello sport; e ciò per tre motivi evidenti: che vale la pena riepilogare:
a) perché chi ha lanciato una sfida a tutti gli anatemi della Chiesa mostra palesemente di non credere che Essa è divinamente assistita;
b) perché tale sfida,  giunge temerariamente a negare la divina verità della parola di Nostro Signore Gesù Cristo, e dunque la Sua Stessa Divinità;
c) perché la sfida in se stessa dimostra che coloro che hanno pilotato la nuova chiesa non avevano il benché minimo timor di Dio e nessunissima intenzione di riportarlo in auge.

* * *

D’altronde, la mancanza di fede che qui si denuncia non dovrebbe nemmeno meravigliare. Se Leone XIII, San Pio X, Pio XI, Pio XII insegnano che il rimedio al male è il ritorno alla metafisica tomista, una ragione c’è. Ed anche chiara.
Non è un mistero che oggi si pretende di fare a meno della teologia tomista, che ci si vole precipitare in mezzo al vivo divenire del mondo facendo a meno dell’ essere, onde presentare la nostra fede non già come un cadavere ammuffito della ormai morta metafisica ma come un’azione vivente e uno slancio vitale incentrati sull’incontro con una persona. Ma il divenire, considerato in se stesso, non ha alcuna certezza di essere. Il divenire può considerare l’essere, tutto l’essere, solo come “potenza”, cioè come possibile; ed il possibile non è mai certo. La semplice potenza di essere, ossia il possibile, è, infatti, ciò che non si sa se sia o non sia. Il necessario, invece, è ciò che è ed è certamente. Anche il possibile esiste, è ovvio, ma non può esistere da solo, non può, cioè, giungere all’ essere da se stesso. Di conseguenza, se da possibile a possibile non si giunge all’essere, segue che, affinché il possibile sia, è necessario un essere che sia già in atto. La potenza d’essere, cioè, è possibile solo a condizione che le preesista l’atto puro da ogni potenza, cioè da ogni limite, atto eterno e infinito, che è Dio. Ma, in quanto si fonda sulla sola potenza, o possibilità di essere, il nudo divenire considera lo stesso Iddio come un possibile tra i tanti; e poiché, come si è testé detto, da possibile a possibile non si approda all’essere, il solo divenire, col suo semplice slancio vitale, non sa né potrà mai sapere se Dio esiste oppure no.
È vero che per giungere al Dio cattolico occorre, oltre la certezza dell’Essere, la fede in Cristo, ma resta, comunque, che il tomista, a differenza del modernista, sa che l’esistenza di Dio è conoscibile al solo lume della ragione naturale, esattamente come insegna il Concilio Vaticano I.
Partendo dalla nozione razionalmente certa dell’esistenza di Dio, il tomista, conformemente al dogmatico insegnamento del Concilio vaticano I, sa che il dubbio è una tentazione e che perciò è da rigettare come pensiero volontario, o, peggio, come metodo; così come sa che il conseguente agnosticismo è un peccato e non una posizione da difendere, o da insegnare, alla maniera di Benedetto XVI. Se gli accade di dubitare involontariamente della propria fede, il tomista non perde mai la nozione certa dell’esistenza di Dio, non discende mai sotto di essa, per naufragare miserevolmente nel nichilismo contemporaneo. Invece affrontando la fede senza nessuna certezza razionale dell’ esistenza di Dio e tuffandosi spericolatamente nel flusso del divenire del mondo per portarla agli altri, ci si mette proprio nelle condizioni di far subito naufragio. E, infatti, così è accaduto e solo i ciechi non lo vedono: abbandonato il porto sicuro del tomismo, la nuova chiesa è subito naufragata nel nichilismo ateo della filosofia moderna, e Nostra Aetate e Dignitatis Humanae Personae stanno lì a testimoniarlo. A tal punto, che il rinnovamento liturgico e il drammatico crollo verticale  delle vocazioni sono da considerarsi come la conseguenza, tragica e inevitabile, del volgare ateismo mondano in cui è annegato, fin da principio, il cosiddetto spirito del concilio.

* * *

Il senso di questo scritto è riassumibile nel giro di poche, chiare e semplici parole: riformando la religione cattolica, si è deliberatamente inteso sfidare l’ autorità di Dio, e lo ha fatto perché non crede che la Chiesa Cattolica, nei suoi pronunciamenti, è divinamente assistita.
Non è dunque un caso che, tra i molti cambiamenti avvenuti all’ interno della Chiesa, negli ultimi 50 anni, quello più evidente e incontestabile – e che li spiega tutti – è, appunto, la perdita del timor di Dio (e di conseguenza del senso del peccato). Chi è timorato è evidente che crede in Dio; e chi crede in Dio crede nel Suo Divin Figliuolo, nello Spirito Paraclito inviato alla Chiesa e, appunto per ciò, non osa toccar nulla del sacro deposito. Chi, invece, pensa che gli anatemi siano trascurabili e che, di conseguenza, i dogmi, la dottrina, il magistero e la liturgia rientrino senza problemi nella disponibilità dell’uomo, ne fa lo scempio che vuole, come si è visto negli ultimi cinquant’anni.

* * *

Oggi, come si sa, la Chiesa preferisce insegnare l’amore più che il timore, anche a discapito del timore. L’insegnamento dell’ amore non è, però, una novità: anche prima del concilio, la Chiesa insegnava che non è sufficiente il timore di Dio; è evidente che all’ amore di Dio bisogna corrispondere con l’amore e non con il solo timore.
Nell’ambito della propria vita privata, nessun fedele si sognerebbe mai di applicare gli insegnamenti moderni. Semplicemente dotato di una naturale intelligenza, il gregge sa benissimo che quando timore e rispetto scompaiono, l’amore è già svanito da un pezzo. In nessun ambito umano – salvo che nella illuminata “nuova Chiesa ” – ci si presterebbe a credere che un innamorato, in luogo di difendere l’oggetto del suo amore, lo abbandoni al pubblico ludibrio, unendosi lui stesso al coro di disprezzo degli estranei, com’è avvenuto negli ultimi cinquant’anni. Oggi gli illuminati pastori conciliari insegnano al gregge loro affidato l’amore senza il timore, come se il gregge non sapesse che l’amore senza timore, l’amore che non si cura poco o punto di spiacere all’amato, altro non è che una superficiale declamazione retorica, inesorabilmente smentita, peraltro, dai continui rifacimenti, rimaneggiamenti e lifting a cui sottopone l’Amato ormai da mezzo secolo, umiliandolo pubblicamente in tutti i modi.
È evidente, dunque, che l’amore non sta senza il timore, e che dove si trova l’uno, compare subito anche l’altro. Ciò vale anche per la “chiesa” uscita dal concilio. Di conseguenza, se si volesse individuare chi o cosa essa ami, bisognerebbe necessariamente cercare a chi, nell’ ipotesi in questione, temerebbe immensamente di spiacere. Già! perché è di per sé evidente che se cessa il timore per qualcosa, non per questo cessa il sentimento del timore. La natura umana è così fatta che un assoluto non scompare senza lasciare il posto a un altro. Voglio precisamente dire ciò che sanno tutti, e cioè che quando non si teme un dio, è perché se ne teme un altro. L’assoluto, infatti, non scompare mai, nemmeno se è negato. Ebbene, chiarito ciò, non sembra molto difficile capire quale sia il nuovo assoluto – il nuovo dio – a cui, da cinquant’anni, la Chiesa conciliare si prostra con timore e tremore. Questo dio è il mondo. Ma un dio non viene mai onorato a caso, senza ragione; e che cosa abbia di così speciale questo nuovo dio, ce lo dice la stessa "nuova chiesa" ...


- Gli articoli per intero sono disponibili sull'edizione cartacea spedita in abbonamento -

http://www.sisinono.org/anteprime-2012/52-anno-2014/224-anno-xxxx-nd-8.html