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venerdì 10 maggio 2013

liturgia ed unum necessarium

Spettacolarità liturgica ed incomunicabilità nella Chiesa



Dal Blog Traditio Liturgica  un interessante dialogo sulla liturgia fra due Sacerdoti.

Non è usuale che pubblichi nei post i commenti ricevuti, anzi non lo faccio praticamente mai. In questo caso faccio un'eccezione perché la lettera ricevuta merita qualche considerazione che sia messa in evidenza.

Innanzitutto vorrei ringraziarvi per questo blog, da quando l'ho scoperto, vengo spesso a consultarlo, in quanto trovo espressa con le vostre parole la grazia che il Signore mi dona di vivere ogni volta che celebro la Santa Messa. 

Ringrazio molto. Il fine del blog non è esaltare un "mio" pensiero quanto far risuonare quello che era uno stile antico e non tanto per amore del passato quanto perché in questo stile si nasconde la "perla preziosa" del Vangelo che è quanto contraddistingue il cuore intimo della Chiesa.
E' un periodo in cui nelle mie letture personali, sto incontrando testi come gli Ordines Romani, gli antichi Sacramentari, le omelie di San Leone Magno e di San Gregorio Magno. E' un periodo iniziato già da qualche anno, in cui ho riscoperto un modo nuovo di gustare la Liturgia, un gusto diverso delle cose di Dio, nonostante le mie fragilità e contraddizioni. 

Il sapore antico non è altro che quello genuino, quello nel quale non si sono sovrapposti troppi rumori di fondo dati, inevitabilmente, nello scorrere dei secoli, dalle molte interpretazioni, alcune delle quali pure dissonanti. E' un piacere che questa "musica" parli e abbia una potenza evocativa tutta sua. Ma questa potenza, in realtà, nasce da qualcosa che trascende le semplici forze umane.

All'inizio mi sono avvicinato alla forma Extraordinaria del Rito Romano, ma non mi basta, più mi addentro nello studio e nella meditazione degli antichi testi liturgici romani, più sento l'esigenza di vivere con più profondità, con più spiritualità la liturgia che celebro ogni giorno ...

E' un percorso che conosco molto bene! Il rito romano cosiddetto tridentino ha un suo fascino, sicuramente!, ma gli è stata affastellata una mentalità che, sinceramente, mi imbarazza. Non poche comunità che lo praticano o lo circondano con una pietà molle, non forte e pulita, oserei dire "sdolcinata", o lo vedono in modo freddamente legale, come se questo rito fosse una partita a scacchi. E' veramente difficile far capire che queste modalità sono semplici sovrapposizioni che nulla hanno a che fare con il rito in sé il quale avrebbe bisogno di approcci molto più profondi. Ma per far questo ci vogliono persone disposte a capirlo. Chi si ferma ai "bei paramenti" o alla bella estetica del rito è spesso impotente a compiere ulteriori passi. Io riuscivo a "sopravvivere" vivendo questo rito in alcuni ambienti monastici ma questo escamotage è durato il tempo che è durato... 

....cerco di trasmettere alla mia comunità tutto questo, ma è difficile, molto difficile, su questo piano c'è come una incomunicabilità...

Per questo la fede non è una questione che si può comunicare semplicemente con un insegnamento "logico". Ci vogliono cuori disposti e soprattutto deve esistere la grazia, come si dice, ossia qualcosa "di più", che ci porta oltre i nostri limiti. Altrimenti l'incomunicabilità è semplicemente cosa normalissima e oggi, nella Chiesa, c'è molta incomunicabilità, ossia, molta assenza di grazia. Chi vive la stessa esperienza nella grazia si capisce immediatamente e non c'è bisogno di molti discorsi!

... ho anche pensato, per far gustare un modo diverso di celebrare e di vivere la Liturgia di preparare una Liturgia di rito Ortodosso in Parrocchia, perchè dalle mie parti, sono calabrese, ci sono molte comunità di quel rito.

I riti antichi, in genere, non solo quello bizantino!, veicolano una forza che sembra essere assente in quelli nuovi. Mi rendo conto che, dicendo questo, è come se prendessi a schiaffi i liturgisti "à la page" ma che ci posso fare? Le cose si presentano così che lo dica o no. Sono "oggettivamente" così!

Ora, è un po' di giorni a questa parte che è nato in me un pensiero, perché non creare un gruppo, un "movimento di idee" intorno alla riscoperta della Liturgia "secondo la norma dei Padri"? Guardando i post da voi pubblicati sulla Chiesa di S. Maria Assunta di Muggia, mi sono detto, perchè non ritornare a vivere la Liturgia in un determinato modo, perchè non reimmettere nella vita della Chiesa questa linfa? non tanto cambiando testi o messali, ma sopratutto cambiando il modo di vivere la liturgia, il modo di entrare nel Mistero? Senza inventarsi nulla ma abbeverandosi alla Grande Tradizione Spirituale d'Occidente (Romana in primis, in quanto la nostra propria) e d'Oriente!!! 

Quello che mi pare importante ed essenziale è, prima di tutto, sradicare dalla liturgia ogni genere di spettacolarità mondana e reinnestarla nella pratica di un'autentica preghiera. Prima di ogni cosa è infatti necessario ridonare il gusto di pregare ma nel modo "verticale" antico: non si tratta di fare uno sbrodolìo di parole con il quale "sentire se stessi o i propri sentimenti" ma sintonizzarsi verso l'Alto. I testi liturgici antichi sono, per questo, molto ascetici e "puliti". Basta applicarli come sono. 

Proprio per questo non si deve inventare nulla ma semplicemente riprendere le cose come erano rimettendo l'antico vino in otri nuovi. In questo senso ci vuole veramente un nuovo movimento d'idee ma che nascano da una intensa e virile pratica di pietà.
Più ci si radica in questo, più ci si rende conto che non tutto quello che abbiamo tra le mani (parlo dei testi liturgici in uso corrente) è oro che brilla.
Ed è perciò che molte liturgie attuali tendono a distaccare lo sguardo del fedele dall'Unico necessario per disperderlo in tante cose, magari non cattive, ma che snervano la sua attività spirituale.
Alla fine di questo percorso, ci si rende conto che un testo non è intercambiabile con un altro e che un messale non è semplicemente una versione antica di uno contemporaneo.
Al momento, però, è inutile pensare di costruire il tetto quando le fondamenta sono da gettare stabilmente.
Per il momento, credo, sentire in sé quanto mi esprime in questa bella lettera è già molto, direi tanto, considerati i tempi strani che stiamo vivendo. E' comunque segno che i miracoli sono possibili anche nella situazione più buia.

mercoledì 12 dicembre 2012

summorum pontificum

LA MIA PRIMA MESSA ANTICA

Son passati quasi dieci anni dalla prima messa antica a cui partecipai. Fu una messa dal sapore catacombale, celebrata a casa di alcune mitiche sorelle, indefesse e coraggiose apostole del rito di sempre. Provenivo da oltre 30 anni di Novus Ordo e della messa antica sapevo poco e nulla. Quella prima messa però, nonostante il mio grande interesse ..... non mi piacque proprio. Stessa impressione alle messe successive: la messa antica non mi piaceva, la vedevo come un rito freddo, distante, chiuso, quasi ammuffito, ermetico, che escludeva i fedeli.

Mi fermai a riflettere e capii che essendo nato e cresciuto nel Novus Ordo .... da questo ero condizionato. Compresi che non potevo usare la copia, il derivato, cioè il Novus Ordo, per valutare l'archetipo, cioè la messa di sempre. Intuii che dovevo rimboccarmi le maniche e mettermi a studiare la liturgia antica sia nella sua genesi storica che nel suo aspetto rubricale. Per poter capire qualcosa, bisogna conoscerlo. I primi libri di storia liturgica che mi capitarono per le mani erano di origine progressista e pertanto più che far conoscere la storia della liturgia antica .... la denigravano e ridicolizzavano esaltando la riforma liturgica postconciliare. Gli autori di quei testi più che far conoscere la liturgia antica, facevano conoscere il loro sentimento di disprezzo verso la liturgia, definita sprezzantemente preconciliare. Quei libri li buttai nel fuoco. E mi misi a ricercarne di più obiettivi, che grazie a Dio trovai presto. E fu così che man mano che approfondivo la conoscenza della storia della liturgia ne apprezzavo la profondità teologica, la grandezza spirituale e pure la bellezza estetica. Pian piano quel rito che sulle prime non mi piacque finì per conquistarmi completamente. Per poter apprezzare il rito antico, per poterne cogliere tutte le sfumature teologiche, per poter vivere di tutti i momenti mistici che esso offre ....  è necessario averne una certa conoscenza. Detto in parole povere, il rito antico è come un forziere che non rivela lo splendore dei tesori che contiene se non a chi ha la chiave per aprirlo. Ecco perché molti non apprezzano il rito antico: non lo capiscono ( e non mi riferisco all'aspetto linguistico, cioè al latino, bensì all'aspetto rituale; un rito fatto in maggioranza di silenzio è chiaro che non viene compreso da un cattolicesimo malato di chiasso.