Visualizzazione post con etichetta parrocchia di santa maria della croce. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta parrocchia di santa maria della croce. Mostra tutti i post

giovedì 17 marzo 2016

voci, canti, sorrisi e preghiere…

Imparare insegnando ai propri bambini




 
di Samantha Fabiani, mamma e maestra
Alleanza-parentaleGuardo il calendario e scopro che è già passato un anno da quando mi sono resa conto che a Staggia Senese la scuola di Alleanza Parentale si sarebbe aperta davvero! C’erano finalmente quattro iscritti, quattro bambini per la prima elementare (poi sono diventati otto), per la MIA prima elementare e allora tutto quello che mi era sembrato fino a quel momento un bellissimo progetto, cominciava a prendere forma, ad avere un nome … anzi quattro nomi (e quattro cognomi).
C’erano quattro bambini, una maestra, una stanza… un bambino in più del minimo per partire, mi sentivo fortunata. Quattro creaturine affidate ad Alleanza Parentale, ma nello specifico alle mie mani, alle mie cure, alle cure della maestra Samantha. Avevo parlato personalmente con ognuno di quei genitori, e avevo letto nei loro occhi l’urgenza di una scuola come noi la stavamo sognando; parlavamo la stessa lingua, volevamo le stesse cose, e ci rendevamo conto che non eravamo compresi. Molte altre persone, a volte i nostri stessi familiari non ci comprendevano. Classi piccole (massimo dieci alunni), maestra unica, pochissimi compiti a casa, collaborazione costante con i genitori. Un nuovo modo di vedere la scuola, che in realtà è un modo antico, a misura di bambino. Per questo pochi lo hanno compreso.    
ACCADEVA UNA COSA STRANA
Con tanta gente avevamo avuto colloqui, confronti, chiacchierate interminabili, dove ognuno di loro mi riportava l’urgenza di una scuola che non c’era, che non c’era ancora, ma che noi volevamo far esistere a qualunque costo, perché convinti del bene che poteva scaturire da essa, come l’unico punto fermo, l’unica certezza che accumunava tutti. Queste persone che alla fine non aderivano al progetto pur comprendendone la bellezza avevano una cosa in comune. Avevano un sentimento chiamato paura. La paura che limita, paralizza e non permette di seguire neanche quello che si sa essere la cosa giusta. E di paura ce n’era tanta; si respirava, si sentiva, era compagna di tanti discorsi. Ma oltre alla paura esiste anche il coraggio, anche se non tutti sono capaci di abbracciarlo. Molti non l’hanno avuto e si sono di nuovo accontentati di stare nelle mani della cosiddetta “normalità” nelle mani di una società, di una scuola, che promette educazione, ma non educa, che promette tranquillità, ma dona ansie, che promette ali, ma mette solo catene.
Alla fine dell’anno scorso però ecco finalmente uno spiraglio di quel coraggio, di quella fiducia della quale avevamo bisogno per partire. I genitori di quei quattro bambini iscritti che poi nei giorni, nei mesi, sono diventati cinque, sei, sette… in estate erano otto iscritti; i banchi, le seggioline, nella classe, erano pronti, stavano solo aspettando gli alunni e nella mia mente, vedevo ognuno di loro come presente, ogni volta che entravo in quella classe, ogni volta che leggevo un programma o che sceglievo un libro, pensavo a loro, a loro che ancora non conoscevo, a loro che già davano la spinta a quello spiraglio di coraggio per far sì che diventasse  ancora più forte.    
CINQUE MESI SONO VOLATI
Oggi sono già cinque mesi che per cinque giorni alla settimana ogni mattina quella scuola fatta da genitori, non da istituzioni calate dall’alto, quella scuola parentale che era solo un sogno, quella scuola che non c’era, ora c’è e si anima di voci, canti, parole, sorrisi, preghiere… è viva, è vera, motivo di orgoglio, per tutti noi che ci abbiamo creduto per quei genitori che hanno dato un calcio alla paura, oppure l’hanno solo un po’ ignorata, per noi insegnanti che della paura facciamo un’amica per far sì che l’amore sia sempre l’unico motivo, l’unico progetto da seguire, perché quei quattro bambini iniziali, adesso, sono diventati venti in tre classi elementari e medie (mia figlia frequenta la seconda media ed è entusiasta dei professori e dei compagni che ha). E per la prima elementare dell’anno prossimo abbiamo già cinque bambini iscritti. Sono certa che questo progetto non sia nostro e che se continueremo ad affidarci e a farci guidare da Colui che tutto può, ci condurrà a cose grandi. La conferma di questo viene dal fatto che da tutta Italia ci giungono richieste di affiliazione ad Alleanza Parentale ed è così che abbiamo aperto ben quindici sedi, dal Veneto alla Sicilia. Chi vuole un insegnamento più umano e attento ai bisogni di suo figlio grazie alle classi piccole e la maestra unica, può cercare nel sito di Alleanza Parentale la sede più vicina a lui.    
NOI CI ABBIAMO CREDUTO
Infine voglio dire che il coraggio non consiste nel non aver paura, ma nel far sì che questa paura non ti impedisca di andare avanti in quello in cui credi. Noi ci abbiamo creduto, io ci ho creduto e ci credo ancora… e ancora ringrazio Gesù ogni giorno per questa opportunità che mi è stata data, quella di dimostrare a me stessa che davvero può esistere un modo di mettere il bambino al centro di tutto. Questo è il vero insegnamento, quello che non mi era mai stato dato modo di praticare, quello che si è perso per strada da quando i bisogni di noi adulti e tutti quei meccanismi mentali che ci discostano dal mondo del bambino che ha tutto il diritto di vivere anche la scuola con spensieratezza, hanno preso il posto dei veri bisogni dei più piccoli.
I bambini hanno diritto di sentirsi amati, a scuola come in famiglia, hanno diritto di imparare senza dover per forza lasciare improvvisamente il mondo dell’infanzia che deve durare il più possibile e questa è nostra responsabilità. Ogni mattina io e i miei bambini impariamo tante cose, loro diventano sempre più autonomi sapendo che se allungano la mano io sono lì e io ritorno ogni giorno più bambina sapendo che se mi giro troverò sempre il loro sorriso. Voglio insegnare loro anche a costruire ricordi… possibilmente bei ricordi. Per me saranno sicuramente momenti indimenticabili.

mercoledì 27 gennaio 2016

musica per pregare





Dall'abisso

O Gesù mio Signore, che per l'amore
che porti agli uomini te ne stai
notte e giorno in questo sacramento,
tutto pieno di pietà e di amore,
aspettando, chiamando e accogliendo
tutti coloro che vengono a farti visita,
io ti credo qui presente
nel Santissimo Sacramento dell'altare.

Ti adoro dall'abisso del mio niente e ti ringrazio
di quante grazie mi hai fatto,
specialmente di avermi donato tutto te stesso 
in questo sacramen­to,
di avermi data per avvocata la tua santissima
Madre Maria, e di avermi chiamato
a farti visita in questa chiesa.

lo saluto oggi il tuo amatissimo Cuore
e intendo farlo per tre fini.

Primo, in ringraziamento di questo gran dono;

secondo, per compensarti di tutte le ingiurie che
hai ricevuto e tuttora ricevi da tanti tuoi nemici
in questo Sacramento;

terzo, intendo con questa visita adorarti in tutti
i luoghi della terra dove tu, nell'Eucaristia,
te ne stai meno riverito e più abbandonato. 


sabato 8 novembre 2014

UNA COSA BELLA

UNA COSA BELLA 

E' UNA GIOIA PER SEMPRE
di John Keats



Una cosa bella è una gioia per sempre:
cresce di grazia; mai passerà
nel nulla; ma sempre terrà
una silente pergola per noi, e un sonno
pieno di dolci sogni, e salute, e quieto fiato.
Perciò, ogni mattino, intrecciamo
una catena di fiori per legarci alla terra,
malgrado lo sconforto, il disumano vuoto
d’animi nobili, i giorni tristi,
le perniciose e ottenebrate vie
della nostra ricerca: si, malgrado tutto,
una forma bella il drappo toglie
allo spirito triste. Così sole, luna,
alberi antichi, e nuovi, germoglianti felicità d’ombre
per l’umile gregge; e narcisi
col verde mondo in cui abitano; e chiari ruscelli
che cercano un fresco tetto
contro la torrida stagione; il cespuglio nel bosco,
colla spruzzata di boccioli della bella rosa muscata:
e così anche la magnificenza del destino
che immaginiamo per i morti illustri;
tutti i racconti belli uditi o letti -
una fonte infinita di bevanda immortale,
cola per noi dall’orlo del cielo.
Né queste essenze sentiamo solo
per brev’ora; no, come anche gli alberi
che sussurrano attorno al tempio presto diventano
cari quanto il tempio stesso, così fa la luna,
la poesia passione, le glorie immense,
ossessioni per noi finché non siano lietificante luce
all’anima nostra, e a noi si legano sì forte,
che, sia splendore, o tenebra tetra,
sempre con noi dimorano, o moriamo.



domenica 6 aprile 2014

velatio crucis

Domenica prima di Passione : la " velatio " ( Ferrandina )






"Con la quinta domenica di Quaresima si entra nel “Tempo di Passione“, caratterizzato da una marcata attenzione al mistero della Passione e Morte del Signore Gesù. 
In origine limitata alla sola Settimana Santa, che si apriva con la Domenica delle Palme, detta appunto “De Passione Domini”, nel tempo la contemplazione della Passione del Signore, culmine della Redenzione e fonte di vitalità spirituale, venne anticipata e celebrata anche nella settimana precedente. 
Questo tempo speciale, che si inserisce nel già propizio tempo di Quaresima, viene sottolineato con alcune specifiche regole cultuali. 
Tra queste la più caratteristica è la “Velatio”, ovvero la velatura delle croci e delle immagini della chiesa esposte alla venerazione dei fedeli. 

A norma del Messale tridentino, nel sabato che precede la I domenica di Passione, (quindi il sabato della IV settimana di Quaresima), «finita la Messa e prima dei Vespri si coprono le croci e le immagini della chiesa con veli violacei; le croci restano coperte fino al termine dell’adorazione della croce da parte del celebrante il Venerdì Santo, le immagini fino all’intonazione del Gloria nella Messa della Vigilia Pasquale». 
In tale periodo solo le immagini della Via Crucis restano senza velo. Il giovedì santo la croce dell’altare maggiore, per il tempo della Messa, si copre con un velo bianco. 

Si tratta di un rito molto antico risalente addirittura al sec. IX, forse un retaggio della separazione dei penitenti pubblici nella chiesa. 
I penitenti pubblici erano i fedeli che si erano resi colpevoli di gravi peccati dopo il Battesimo. 
Questi, dopo un periodo di penitenza, nel periodo precedente la Pasqua, venivano riammessi alla comunione la mattina del Giovedì Santo, con un apposito rito. 
Nel tempo, poi, tutti i cristiani furono assimilati ai penitenti pubblici, nella consapevolezza della necessità per tutti di un tempo di penitenza in preparazione alla Pasqua del Signore. 
Così cominciò a diffondersi l’abitudine di nascondere ai fedeli l’altare maggiore, per mostrare visivamente gli effetti del peccato, che rompe la comunione con il Signore e ne oscura la visione. 
Da sempre, infatti, la liturgia si esprime in una ricchezza di segni che rendono manifesta la realtà dei Misteri celebrati sull’altare. Salvo qualche tentazione iconoclasta, che periodicamente riemerge nella storia della Chiesa. 
Il Concilio di Trento, riferendosi in particolare alla S. Messa, motiva questa consuetudine ricordando che «la natura umana è tale che non può facilmente elevarsi alla meditazione delle cose divine senza aiuti esterni: per questa ragione la Chiesa come pia madre ha stabilito alcuni riti [...] per introdurre i fedeli con questi segni visibili della religione e della pietà, alla contemplazione delle sublimi realtà nascoste in questo Sacrificio» (DS 1746). 

E così, come per la liturgia è importante la presenza dell’immagine, altrettanto rilevante è la sua assenza. Il nascondimento dei Santi e di Cristo stesso aiuta ad alimentare l’attesa del giorno di Pasqua, giorno in cui quei volti si offrono nuovamente al nostro sguardo. 

Al di là della sua origine, il rito della “Velatio” conserva ancora oggi un profondo significato e una intensa capacità catechetica ed emotiva: nascondere alla vista le immagini dei Santi aiuta a concentrarsi su Colui che è l’origine di ogni santità.
Egli è colui che rende accessibile il cielo agli uomini. Senza di lui la nostra vita non avrebbe più una dimensione trascendente, sarebbe un vagare nelle tenebre del peccato e “nell’ombra della morte”. 
La velatura delle croci sottolinea anche fisicamente la privazione di Cristo, il “venir meno dello sposo”: “Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; chi si affligge per la sua sorte? Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi” dice il profeta Isaia (53,8). 

Quei veli che nascondono il Cristo alla nostra vista stanno a ricordare che quell’evento riaccade ancora oggi. Che anche noi siamo “tra gli uccisori di Cristo”, tra quelli che lo volevano gettare dal precipizio della città di Nazaret, o lapidarlo nel tempio di Gerusalemme. Si tratta, dunque, di un segno efficace che aiuta a meditare, riflettere e pregare sulla tragicità della condizione umana senza la presenza del Dio redentore. 

Si capisce, allora, che nella I Domenica di Passione – secondo il calendario tridentino – venga proclamato il Vangelo di Giovanni che fa esplicito riferimento al nascondimento di Gesù di fronte ai suoi nemici: “Iesus autem abscondit se et exivit de templo” (Gesù si nascose e uscì dal tempio, Gv 8,59). Sembrerebbe che, in passato, la velatura del Crocifisso avvenisse proprio mentre il Diacono cantava questo versetto. 
Nella sua ricchezza di significati il segno della “Velatio” rimanda anche alla velatura della Divinità di Nostro Signore, che possiamo illustrare con queste splendide parole di Sant’Agostino sulla passione del Signore: “Dio era nascosto; si vedeva la debolezza, la maestà era nascosta; si vedeva la carne, il Verbo era nascosto. Pativa la carne; dov’era il Verbo, quando la carne pativa? 
Eppure neanche il Verbo taceva, perché c’insegnava la pazienza”. 

La gloria di Cristo, dunque, è eclissata sotto le ignominie della Passione. 

Le foto si riferiscono alla " velatio " delle Croci e delle Sacre Immagini della Chiesa parrocchiale di s. Lorenzo diac. e mart. in Ferrandina (MT)


Alessandro Scaccianoce ( il resto dello studio QUI ) 


venerdì 28 febbraio 2014

SOLENNI 40 ORE a FERRANDINA

Adorazione eucaristica

Una Presenza che continua
Inos Biffi



Ferrandina, rettoria della B.V. Maria Addolorata

"Subito dopo la consacrazione (statim post consecrationem)", "in forza delle parole (vi verborum)" - dichiara il concilio di Trento - avviene una "conversione mirabile e singolare" del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo: "conversione - prosegue lo stesso Tridentino - che la Chiesa cattolica con termine appropriatissimo chiama transustanziazione" (Decretum de sanctissima Eucharistia, capitolo 4, e canone 2).

Senza dubbio, l'esperienza sensibile non avverte alcun mutamento. La certezza che nel "santissimo sacramento dell'Eucaristia" - sempre secondo il Tridentino - "è contenuto veramente, realmente, sostanzialmente il corpo e il sangue di nostro Signore Gesù Cristo, con l'anima e la divinità, e quindi Cristo tutto intero", non è attestata né dalla vista né dal tatto né dal gusto, come canta Tommaso d'Aquino nell'Adoro te devote, ma è tutta e interamente fondata sull'ascolto della parola del Signore, della quale nulla è più vero: Visus, tactus, gustus, in te fallitur, / sed auditu solo tute creditur. / Credo quicquid dixit Dei Filius, / nichil ueritatis verbo uerius.



Sono note la diffidenza e le reazioni al termine "transustanziazione", perché attinto al linguaggio di una filosofia superata e quindi da ritenersi inattuale[1]. Trento, da parte sua, lo ritiene invece "appropriatissimo"; e lo è, infatti, per dire che, in virtù della potenza di Cristo e dell'opera dello Spirito Santo, l'identità del pane e del vino viene realmente mutata nell'identità del Corpo e del Sangue del Signore.