martedì 19 febbraio 2013

EX MORE DOCTI MYSTICO

Nullumque demus callidi
Hostis locum tyrannidi.




Ex more docti mystico
Servémus hoc ieiunium,
Deno diérum circulo
Ducto quater notíssimo.

Lex et prophetæ primitus
Hoc prætulérunt, postmodum
Christus sacrávit, ómnium
Rex atque factor témporum.

Utámur ergo parcius
Verbis, cibis et pótibus,
Somno, iocis, et arctius
Perstémus in custódia.

Vitémus autem noxia,
Quæ subruunt mentes vagas:
Nullumque demus callidi
Hostis locum tyrannidi.

Flectámus iram vindicem,
Plorémus ante Iudicem,
Clamémus ore supplici,
Dicámus omnes cernui:

Nostris malis offendimus
Tuam, Deus, cleméntiam:
Effúnde nobis désuper,
Remissor, indulgéntiam.

Meménto quod sumus tui,
Licet caduci, plásmatis:
Ne des honórem nóminis
Tui, precamur, alteri.

Laxa malum, quod fécimus,
Auge bonum, quod poscimus:
Placere quo tandem tibi
Possimus hic, et perpetim.

Præsta, beáta Trinitas,
Concede, simplex Unitas,
Ut fructuosa sint tuis
Ieiuniórum múnera.
Amen.

Lectio sancti Evangelii secundum Matthaeum.  Matt 12:38-50
In illo tempore: Responderunt Iesu quidam de scribis et pharisaeis, dicentes: Magister, volumus a te signum videre. Et reliqua.

Homilia sancti Ambrosii Episcopi. Lib. 7. in Lucae cap. 11
Iudaeorum plebe damnata, Ecclesiae mysterium evidenter exprimitur, quae in Ninivitis per poenitentiam, et in regina Austri per studium percipiendae sapientiae, de totius orbis finibus congregatur, ut pacifici Salomonis verba cognoscat. Regina plane, cuius regnum est indivisum, de diversis et distantibus populis in unum corpus assurgens.
Itaque Sacramentum illud magnum est de Christo, et Ecclesia. Sed tamen hoc maius est, quia illud in figura ante praecessit, nunc autem plenum in veritate mysterium est. Illic enim Salomon typus, hic autem Christus in suo corpore est. Ex duobus igitur constat Ecclesia: ut aut peccare nesciat, aut peccare desinat. Poenitentia enim delictum abolet, sapientia cavet.
Ceterum Ionae signum, ut typus Dominicae passionis, ita etiam gravium, quae Iudaei commiserint, testificatio peccatorum est. Simul advertere licet et maiestatis oraculum, et pietatis indicium. Namque Ninivitarum exemplo et denuntiatur supplicium, et remedium demonstratur. Unde etiam Iudaei debent non desperare indulgentiam, si velint agere poenitentiam.

dimissioni?????


dimissioni?????

UMBERTO VERONESI: "Pur con grande stima per Benedetto XVI, trovo la sua decisione inopportuna e non sono d'accordo sull'opinione di maggioranza che ne fa un gesto moderno". Lo afferma l'oncologo Umberto Veronesi che, in un intervento pubblicato sul quotidiano online The Huffington Post, afferma di non "applaudire alla rinuncia di Benedetto XVI: la considero l'inizio di una 'secolarizzazione' che forse porterà la Chiesa più vicina alla gente, ma anche più vicina al pericolo di perdere la propria identità" [perderla agli occhi del mondo, non significa che la perda nella sostanza, se viene riaffermata e vissuta] . I Papi, rileva Veronesi, "non possono abdicare e non possono nemmeno presentare le dimissioni. Infatti le dimissioni si presentano a qualcuno, e l'iter prevede che vengano accettate o respinte. Invece il codice canonico, nel prendere in esame la possibilità di una rinuncia, precisa che non se ne contempla un'accettazione.

La 'rinuncia' di un Papa resta un fatto in sé, insindacabile e intangibile". E' stato detto che le dimissioni del Papa sono... un "evento storico", ed infatti, commenta, "lo sono. Ma non è di questo che ha bisogno la Chiesa, perché la storicizzazione della religione la trasforma da un grande 'valore' ad una serie di 'fatti'". Dunque, il gesto del Papa, secondo l'oncologo, "rafforza la secolarizzazione della fede che, come laico, vedo con piacere, ma non è un buon servizio per chi vede nella religione la grande forza metafisica della trascendenza". Ci sono, conclude, "due modi di vedere la Chiesa cattolica: Il primo è quello di una comunità ecclesiale che permane nei secoli, con i suoi riti e i suoi Pontefici. E' una imago mundi. Il secondo è invece la Chiesa come imago Coeli, un'immagine del Cielo che è mistica proiezione terrena della Fede" e "in questa visione, soltanto Dio può 'dimettere' il suo servo".

Errata dicotomia nella visione di Chiesa del Prof. Veronesi, sulla rinuncia di Benddetto XVI

Riprendo questa notizia data dal Blog Opportune Importune e lo faccio per evidenziare la dicotomia errata presente nella definizione di Veronesi, rintracciabile tra molti flash dell'ANSA,che riproduco di seguito: la Chiesa non ha due facce, ne ha una sola. Essa non è una imago mundi (peraltro vista solo nella sua veste esteriore) cui si contrappone l'imago coeli (peraltro vista come proiezione terrena e non come irruzione del Soprannaturale), ma è la Presenza del Cielo nel mondo, grazie all'Azione teandrica del Signore Gesù, Vero Dio e Vero Uomo, di cui la Chiesa è portatrice, annunziatrice e dispensatrice. 

Ecco un altro 'cattivo maestro', voce molto risuonante in termini esclusivamente materialisti soprattutto nell'ambito della bioetica, voce tenuta in grande considerazione. 

Ecco dunque un'altra errata affermazione mediatica, che lascia passare un messaggio che nessuno corregge!!! 

Vediamo se un sacerdote, un vescovo o uno dei papabili o al limite uno studioso cattolico fa sentire la sua voce su questa scottante deriva, leggibile nel cosiddetto paradigma esterno costruito dal conciliabolo mediatico sul gesto del Santo Padre, che abbiamo analizzato anche qui e che rischia di divenire un nefasto paradigma interno.
 

lunedì 18 febbraio 2013

ringaziamenti ....


Noi, teneri Ratzinger’s rottweilers di PP, salutiamo il nostro papa

Papa saluta

IL PAPA LASCIA MA NON

ABBANDONA:

DICIAMOLO PAPALEPAPALE


Anche noi di Papalepapale vogliamo dire grazie a Benedetto XVI. Se c’è stato qualcuno che ci ha convinti fino in fondo, fin da quando siamo stati chiamati a collaborare a questo sito, è stato proprio lui. Tutti noi, direttore, redattori e collaboratori, provenienti da luoghi, esperienze e realtà diverse – e spesso con convinzioni sul cattolicesimo agli antipodi – ci siamo ritrovati uniti dalla stessa fede in Cristo e dalla devozione filiale verso il suo vicario sulla terra. Di Benedetto XVI abbiamo sposato la battaglia contro il relativismo, traendo forza dalle sue parole per i nostri “tentativi” apologetici. Ora lo salutiamo con lo stesso affetto con cui lo abbiamo accolto otto anni fa. Consapevoli che la barca di Cristo riuscirà ad andare avanti anche senza questo amato pastore. E ricordando a tutti che egli, anche se non più papa, continuerà con la preghiera ad aiutare la Chiesa Cattolica.

Tea Lancellotti

Una notizia choc e imprevedibile per il miliardo di fedeli sparsi nel mondo, ma anche una realtà possibile secondo i più esperti “vaticanisti”.

Questo è quanto stiamo vivendo dal giorno 11 febbraio, festa della Madonna di Lourdes e nella Giornata del Malato. I media si stanno sbizzarrendo fra le mille possibili, e impossibili, interpretazioni dal momento che, nelle parole del Pontefice Benedetto XVI, non c’è una chiarissima motivazione.

Le parole chiave sono queste:

Quapropter bene conscius ponderis huius actus plena libertate declaro me ministerio Episcopi Romae, Successoris Sancti Petri, mihi per manus Cardinalium die 19 aprilis MMV commissum renuntiare ….

(Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005,…)

Quali le motivazioni? Volendo parlare “papalepapale” il Papa le ha elencate:

Bene conscius sum hoc munus secundum suam essentiam spiritualem non solum agendo et loquendo exsequi debere, sed non minus patiendo et orando. Attamen in mundo nostri temporis rapidis mutationibus subiecto et quaestionibus magni ponderis pro vita fidei perturbato ad navem Sancti Petri gubernandam et ad annuntiandum Evangelium etiam vigor quidam corporis et animae necessarius est, qui ultimis mensibus in me modo tali minuitur, ut incapacitatem  meam ad ministerium mihi commissum bene  administrandum agnoscere debeam….

(Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato.  nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato…. (1)

IL CODICE LO PREVEDEVA…MA CHI SE LO ASPETTAVA?

Per il codice di diritto canonico è tutto regolare.

Il Papa non sta gettando la spugna a riguardo il suo essere sacerdote, vescovo di Roma, teologo della Santa Chiesa. Dice “semplicemente” che, data la sua età, quasi 86 anni, un pacemaker, un ictus che l’aveva colpito già da cardinale, i problemi alle ossa e all’anca tanto da obbligarlo ad usare un carrello per spostarsi, tutto ciò lo ha debilitato fisicamente e per viaggiare, per andare ad annunciare il Vangelo, per sollecitare il mondo contro le derive che sta vivendo, è necessario un pontefice altrettanto vigoroso. Non è una colpa se questo vigore non lo ha più.

Ma facciamo un pò di ordine per comprendere i veri problemi di questa scelta che senza dubbio passerà alla storia.

Il Codex Iuris Canonici  del 1917, al Canone 221, così recita: “Si contingat ut Romanus Pontifex renuntiet, ad eiusdem renuntiationis validitatem non est necessaria Cardinalium aliorumve acceptatio.

(Se accade che il Romano Pontefice rinunci, per la validità di tale rinuncia non è necessaria l’accettazione degli altri Cardinali.)”

Il Nuovo Codice di Diritto Canonico del 1983, al Canone 332, così recita:

«Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno l’accetti.»

E’ così evidente che il diritto a delle eventuali dimissioni esisteva già, ciò che mancava era la sua applicazione. Forse non l’avremmo mai pensato, ma è accaduto.

E questo, senza dubbio, lascia amarezza ed anche smarrimento.

EPPURE UNA TRACCIA ESISTEVA…MA NON PARLIAMO DI FUGA

Nel suo libro intervista Luce del mondo, Ratzinger-Benedetto XVI disse a chiare lettere:

«Quando il pericolo è grande non si può scappare. Ecco perché questo sicuramente non è il momento di dimettersi. È proprio in momenti come questo che bisogna resistere e superare la situazione difficile. Questo è il mio pensiero. Ci si può dimettere in un momento di serenità, o quando semplicemente non ce la si fa più. Ma non si può scappare proprio nel momento del pericolo e dire: “Se ne occupi un altro” […] Quando un Papa giunge alla chiara consapevolezza di non essere più in grado fisicamente, mentalmente e spiritualmente di svolgere l’incarico affidatogli,  allora ha il diritto e in talune circostanze anche il dovere di dimettersi.» (Luce del mondo, Libreria Editrice Vaticana, 2010, p. 53).

Senza andarci ad attaccare a quanti “tanti altri” tra i vaticanisti e non da diverso tempo insistevano su queste dimissioni, c’è da dire che in questa intervista il Papa aveva sottolineato alcuni aspetti inquietanti:

a. non possiamo certo sostenere che sia questo un “momento di serenità” nel quale applicare il diritto alle dimissioni: è evidente perciò che c’è qualcosa di più;

b. dice il Papa: ”quando semplicemente non ce la si fa più. Ma non si può scappare proprio nel momento del pericolo e dire: “Se ne occupi un altro” […] Quando un Papa giunge alla chiara consapevolezza di non essere più in grado fisicamente, mentalmente e spiritualmente di svolgere l’incarico affidatogli,  allora ha il diritto e in talune circostanze anche il dovere di dimettersi”.

Il Pontefice sta dicendo chiaramente che “non si può scappare proprio nel momento del pericolo e dire: Se ne occupi un altro”: quindi il Papa non ci sta abbandonando, non è sceso dalla croce come certi stolti hanno commentato e scritto, ma ha parlato piuttosto di “una scelta consapevolmente grave”.

E ANCHE GESÙ, AD UN CERTO PUNTO, DICE…

In tutti i commenti letti nessuno sembra aver pensato alla famosa frase di Gesù: «Ora però vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: Dove vai?  Anzi, perché vi ho detto queste cose, la tristezza ha riempito il vostro cuore. Ora io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò» (Gv.16, 5-7)

Manca insomma clamorosamente, nel vorticoso commentare di tutti questi espertoni “extra Ecclesiam”, un sentire “cum Ecclesia” che permetta loro di leggere la decisione ratzingeriana ben oltre gli schemi materialistici e utilitaristici che la interpretano alla stregua delle “dimissioni” di un amministratore delegato qualunque. Bisognerebbe invece meditare su altre altezze: e se quello del Papa fosse invece il più alto gesto cristico possibile, cioè affidarsi, così come fece Gesù nel Getsemani, e affidare l’intera Chiesa alla sola misericordia del Padre, alla Provvidenza contro la quale nulla possono le forze che le si oppongono o la minimizzano come un’arcaica fandonia? E se non ci fosse decisione più puramente in linea con la follia cristiana di lasciare che il timone venga consegnato ad un ammiraglio più forte in fisico e spirito proprio nel mezzo della tempesta più disperante? Riflettiamoci, perché ridurre Benedetto XVI ad un egoista ed ignavo incapace di meditare le conseguenze di un’azione tanto grande vorrebbe dire non aver capito nulla di colui che ha guidato la Barca negli ultimi trentacinque anni (di fatto essendo il consigliere imprescindibile del suo predecessore) e ci ha lasciato un pontificato caratterizzato da momenti di riflessione vertiginosi ed impareggiabili.

Senza pretendere noi di canonizzare Benedetto XVI e di paragonarlo al Cristo, essendone tuttavia il Suo legittimo Vicario in terra, ci è lecito soffermarci su quell’espressione: “Ora io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada”, perché è questo che sta dicendo il Papa con immensa umiltà e libertà.

E’ naturale che le motivazioni fisiche siano diverse: Gesù aveva 33 anni ed era anche Dio, Ratzinger ne ha 86 ed è solo un uomo, ma non è diverso il progetto né lo scopo di questo “andare via”.

Andare dove?

Ratzinger non si sta congedando per andare in vacanza o per abbandonare la missione o la Chiesa, ciò che ha scelto è di terminare i suoi giorni aiutando la Chiesa in modo diverso: pregando.

UN MONITO AI SUOI… E A QUELLI CHE LO HANNO AVVERSATO

Inoltre c’è da dire che la sua scelta, per chi la vuole ben intendere, è una forte sollecitazione alle coscienze dei vescovi e dei cardinali.

Non nascondiamoci la gravità di fatti di disobbedienza alle richieste del Pontefice in questi otto anni di mandato. Sembra davvero che il Papa stia dicendo: ragazzi, io quello che potevo fare ho fatto; vi ho rimesso sulla strada giusta che avevate lasciato a riguardo del Concilio e delle sue riforme, compresa quella liturgica; vi ho dato tre encicliche che sono alla radice dell’unità stessa della Chiesa nella fede professata da Pietro, vi ho dato la Sacramentum Caritatis nella quale ci sono le indicazioni per riformare la liturgia nelle parrocchie ma l’avete disattesa; vi ho dato il Motu Proprio  Summorum Pontificum nel quale ordino che anche la Messa nella forma straordinaria trovi posto nelle parrocchie ma avete quasi ignorato questa richiesta; nel Messaggio per la Pace ho parlato di Satana e della sua menzogna, ho parlato di come si può raggiungere la vera pace e voi continuate a non ascoltare questi insegnamenti; vi ho spiegato come debba essere il sano ecumenismo, ve l’ho dimostrato mettendovi in guardia dal sincretismo religioso, ma voi avete trasgredito….

E potremmo continuare questo lungo l’elenco.

Non si tratta di aver abbandonato perché i più non hanno ascoltato. Il Papa sembra dire: “è meglio che ora vi lasci al vero Capo, meglio per tutti che ora venga il Consolatore…”.

IL PAPA NON HA MESSO SE STESSO AL POSTO DI DIO: ECCO COSA VUOLE DIRCI

Che il Papa non abbia abbandonato lo si deduce anche dalla catechesi del Mercoledì delle Ceneri. Dice: Mi sostiene e mi illumina la certezza che la Chiesa è di Cristo, il Quale non le farà mai mancare la sua guida e la sua cura.

E poi, nella catechesi sulle “tentazioni” di Gesù, ammonisce:

«Oggi non si può più essere cristiani come semplice conseguenza del fatto di vivere in una società che ha radici cristiane: anche chi nasce da una famiglia cristiana ed è educato religiosamente deve, ogni giorno, rinnovare la scelta di essere cristiano, cioè dare a Dio il primo posto, di fronte alle tentazioni che una cultura secolarizzata gli propone di continuo, di fronte al giudizio critico di molti contemporanei (…)»

Nella prima tentazione il diavolo propone a Gesù di cambiare una pietra in pane per spegnere la fame. Gesù ribatte che l’uomo vive anche di pane, ma non di solo pane: senza una risposta alla fame di verità, alla fame di Dio, l’uomo non si può salvare (cfr vv. 3-4).

Nella seconda tentazione, il diavolo propone a Gesù la via del potere: lo conduce in alto e gli offre il dominio del mondo; ma non è questa la strada di Dio: Gesù ha ben chiaro che non è il potere mondano che salva il mondo, ma il potere della croce, dell’umiltà, dell’amore (cfr vv. 5-8).

Nella terza tentazione, il diavolo propone a Gesù di gettarsi dal pinnacolo del Tempio di Gerusalemme e farsi salvare da Dio mediante i suoi angeli, di compiere cioè qualcosa di sensazionale per mettere alla prova Dio stesso; ma la risposta è che Dio non è un oggetto a cui imporre le nostre condizioni: è il Signore di tutto (cfr vv. 9-12).

Qual è il nocciolo delle tre tentazioni che subisce Gesù? E’ la proposta di strumentalizzare Dio, di usarlo per i propri interessi, per la propria gloria e per il proprio successo.

E dunque, in sostanza, di mettere se stessi al posto di Dio, rimuovendolo dalla propria esistenza e facendolo sembrare superfluo. Ognuno dovrebbe chiedersi allora: che posto ha Dio nella mia vita? E’ Lui il Signore o sono io?

IL “TESTAMENTO” DI BENEDETTO XVI

Non ci sembra arduo sostenere che queste domande possano essere il testamento di Papa Benedetto XVI. Un testamento che, come è suo modo di fare, pone domande lasciando alle nostre libere coscienze il compito di metabolizzarle e dare una risposta. Un metodo che esalta la vera libertà di ogni individuo e che viene sollecitata ed aiutata anche dalla risposta che il Papa si sente di dare con tutte le forze che gli sono rimaste:

«Le prove a cui la società attuale sottopone il cristiano, infatti, sono tante, e toccano la vita personale e sociale. Non è facile essere fedeli al matrimonio cristiano, praticare la misericordia nella vita quotidiana, lasciare spazio alla preghiera e al silenzio interiore; non è facile opporsi pubblicamente a scelte che molti considerano ovvie, quali l’aborto in caso di gravidanza indesiderata, l’eutanasia in caso di malattie gravi, o la selezione degli embrioni per prevenire malattie ereditarie. La tentazione di metter da parte la propria fede è sempre presente e la conversione diventa una risposta a Dio che deve essere confermata più volte nella vita.»

Non sembra affatto la catechesi di un pontefice che ha deciso di mollare tutto. Ed infatti egli non sta mollando, ma si è messo da parte: «Ora io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada…»

Sappiamo che Gesù è “rimasto con noi” perché chi vive in Cristo non scompare del tutto, resta con noi e fra noi nella Comunione dei Santi, nella comune fede cattolica, nell’Eucaristia, nel Rosario.

Il Papa ci sta insegnando come si ama la Chiesa, come ci si mette da parte affinché la Verità, cioè Cristo, professata possa avere davvero quella parte di visibilità che spesso oscuriamo con i personali carrierismi, con la “fede del fai da te”, con scelte politiche e ideologiche che, come ha di recente ribadito mons. Bagnasco, ci conducono “vicino al baratro“.

Anche con questa scelta storica, epocale, Papa Benedetto XVI sta insegnando qualcosa di fondamentale che, se appreso bene e lontano dal clamore mediatico, può davvero convertire migliaia di cuori.

Sta a noi fare ben uso della libertà che Dio ci ha donato e che la fede Cattolica ha sempre protetto.

Santo Padre, noi di papalepapale.com ci uniamo al suo cuore affaticato ma talmente grande da contenere davvero tutto il dramma della Chiesa non senza l’autentica speranza verso la quale Lei ci ha sempre indirizzato.

La ringraziamo per questi otto anni di duro lavoro, e nella preghiera, la via prediletta dai Santi, noi continueremo ad essere uniti a Lei. Ci benedica.

Nota

1) http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2013/february/index_it.htm

cardinali

Lettera ai Signori Cardinali, elettori del conclave 2013 (S. Alfonso Maria de Liguori, 1775)




Lettera che il cardinale Castelli chiese al suo amico, il vescovo Sant'Alfonso Maria de Liguori, da indirizzare agli elettori del conclave del 1775 alla morte di Papa Clemente XIV (conclave che elesse Pio VI).  (La lettera si trova sul sito dedicato a S. Alfonso M. de Liguori).
Quanta attualità!  Che sante parole! 
Noi la rivolgiamo, pari pari, agli elettori del conclave del 2013, poichè sembra fare da eco all'omelia di Benedetto XVI di mercoledì delle ceneri e al discorso ai parroci romani. 

«Amico mio e Signore, circa il sentimento che si desidera da me intorno agli affari presenti della Chiesa e circa l’elezione del Papa che sentimento voglio dar io miserabile ignorante, e di tanto poco spirito qual sono?
Dico solo che vi bisognano orazioni e grandi orazioni, mentre, per sollevare la Chiesa dallo stato di rilassamento e confusione in cui si trovano universalmente tutti i ceti, non può darvi rimedio tutta la scienza e prudenza umana, ma vi bisogna il braccio onnipotente di Dio.
Tra’ vescovi, pochi sono quelli che hanno vero zelo delle anime. Le comunità religiose quasi tutte, e senza quasi, sono rilassate; poiché nelle religioni, nella presente confusione delle cose, L’osservanza è mancata e l’ubbidienza è perduta.

Nel clero secolare vi è di peggio: onde vi è necessità precisa di una riforma generale per tutti gli ecclesiastici, per indi dar riparo alla grande corruzione de’ costumi, che vi è ne’ secolari.
E perciò bisogna pregar Gesù Cristo che ci dia un Capo della Chiesa, il quale, più che di dottrina e di prudenza umana, sia dotato di spirito e di zelo per l’onore di Dio, e sia totalmente distaccato da ogni partito e rispetto umano; perché se mai, per nostra disgrazia, succede un Papa che non ha solamente la gloria di Dio avanti gli occhi, il Signore poco l’assisterà, e le cose, come stanno nelle presenti circostanze, andranno di male in peggio. Sicché le orazioni possono dar rimedio a tanto male, con ottenere da Dio che egli vi metta la sua mano e dia riparo…
Aggiungo: Amico, anch’io desidererei, come V. S. Ill.ma, vedere riformati tanti sconcerti presenti; e sappia che su questa materia mi girano mille pensieri nella mente, che bramerei di farli noti a tutti; ma rimirando poi la mia meschinità, non ho animo di farli comparire in pubblico, per non parere ch’io volessi riformare il mondo. Le partecipo non però con confidenza, per mio sfogo, i miei desideri.

Bramerei primieramente che il Papa venturo (giacché ora mancano molti Cardinali che si han da provvedere) scegliesse, fra quelli che gli verranno proposti, i più dotti e zelanti del bene della Chiesa, ed intimasse preventivamente a’ Principi, nella prima lettera in cui darà loro parte della sua esaltazione, che, quando gli domanderanno il Cardinalato per qualche loro favorito, non gli proponessero se non soggetti di provata pietà e dottrina; perché altrimenti non potrà ammetterli in buona coscienza.

Bramerei inoltre che usasse fortezza in negare più benefizi a coloro che stanno già provveduti de’ beni della Chiesa, per quanto basta al loro mantenimento secondo quel che conviene al loro stato. Ed in ciò si usasse tutta la fortezza avverso gl’impegni che s’affacciano.
Bramerei, di più, che s’impedisse il lusso nei prelati, e perciò si determinasse per tutti (altrimenti a niente si rimedierà) si determinasse, dico, il numero della gente di servizio, giusta ciò che compete a ciascun ceto de’ prelati: tanti camerieri e non più; tanti servitori e non più; tanti cavalli e non più; per non dare più a parlare agli eretici. Di più, che si usasse maggior diligenza nel conferire i benefizi solamente a coloro che han servito la Chiesa, non già alle persone particolari.

Di più, che si usasse tutta la diligenza nell’eleggere i vescovi (da’ quali principalmente dipende il culto divino e la salute dell’anime) con prendersi da più parti le informazioni della loro buona vita e dottrina necessaria a governare le diocesi; e che, anche per quelli che siedono nelle loro chiese, si esigesse da’ metropolitani e da altri, segretamente, la notizia di quei vescovi, che poco attendono al bene delle lor pecorelle.
Bramerei ancora che si facesse intendere da per tutto che i vescovi trascurati, e che difettano o nella residenza o nel lusso della gente che tengono al loro servizio, o nelle soverchie spese di arredi, conviti e simili, saranno puniti colla sospensione o con mandar vicari apostolici a riparare i loro difetti; con darne l’esempio da quando in quando, secondo bisogna.

Ogni esempio di questa sorta farebbe stare attenti a moderarsi tutti gli altri prelati trascurati. Bramerei ancora che il Papa futuro fosse molto riserbato nel concedere certe grazie che guastano la buona disciplina; come sarebbe il concedere alle monache l’uscir dalla clausura per mera curiosità di vedere le cose del secolo, il concedere facilmente a’ religiosi la licenza di secolarizzarsi, per mille inconvenienti che ne vengono.
Sovra tutto desidererei che il Papa riducesse universalmente tutti i religiosi all’osservanza del loro primo Istituto, almeno nelle cose più principali. 

Or via, non voglio più tediarla. Altro non possiamo fare che pregare il Signore, che ci dia un Pastore pieno del suo spirito, il quale sappia stabilir queste cose da me così accennate in breve, secondo meglio converrà alla gloria di Gesù Cristo».

tratto da Theodule Rey-Mermet
Il santo del secolo dei lumiCittà Nuova Editrice, Roma 1983, pp. 754-755
 

sabato 16 febbraio 2013

crisi della liturgia = crisi della fede

La forza soprannaturale della Liturgia!

 

 

Nel discorso di Benedetto XVI con il suo clero della
Diocesi di cui è Vescovo  in occasione del consueto
incontro quaresimale a proposito della Santa Liturgia ha
detto tralaltro:
"C'era anche il Concilio dei media, e il mondo ha percepito il Concilio tramite i media. E' arrivato non quello dei padri, ma quello dei media. E mentre per i padri era il concilio della fede che crea l'intelletto, all'interno della fede, nelle categorie dei media, cioè fuori dalla fede, era una lotta politica, di potere tra diverse correnti della Chiesa e logicamente ... hanno preso parte con la decentralizzazione della Chiesa e tramite il concetto del popolo di Dio, per i laici. Il potere del papa trasferito ai vescovi e poi a tutti: una sovranità popolare. Per loro era questo da approvare".

"E cosi la liturgia non atto di fede, ma attività della comunità, la sacralità cosa pagana, profana. La liturgia non è culto, ma atto dalla partecipazione comune. Questa traduzione e banalizzazione della riforma liturgica nate fuori dalla sua chiave della fede e cosi la Scrittura".

La liturgia di sempre ha generato e fecondato schiere innumerevoli di Testimoni della Fede ( Martiri, Confessori della Fede, uomini e donne consacrati al Signore dalla vita irreprensibile, Laici che hanno glorificato Dio attraverso il proprio umile impegno nella Famiglia e nei posti di lavoro).
La Liturgia Cattolica ha edificato la Civitas Dei sulla terra !
La Liturgia Cattolica ha innalzato, anche in tempi pericolosissimi, per la sola gloria di Dio Cattedrali, Basiliche, cappelle devozionali, Ospedali, ospizi, oratori ecc ecc. La Liturgia Cattolica ha ispirato la creatività più bella dell'uomo: l'Arte !
Dall’Altare, dove Dio viene glorificato con il culto a Lui gradito, si è riversata un'incontenibile ondata della divina Grazia che ha vinto le passioni umane ed ha rivolto le menti e i cuori verso l’Autore della vita che ci ha redento con il Suo Sangue prezioso.
La bellezza e la perfezione teologica della Liturgia Cattolica, unite alla pietas e alla devotio del Clero e dei Fedeli, hanno fecondato la Chiesa ed anche la società civile.
I protestanti, ad esempio, non possono percepire appieno quel forte legame spirituale che attraverso la Liturgia Cattolica lega indissolubilmente la vita del cristiano con la dimensione soprannaturale.
Purtroppo talvolta anche i grandi Uomini di Fede vengono colpiti dall'ammirazione per una certa forma di razionalismo "croce e delizia" dell'Occidente.
I fratelli Ortodossi invece si cibano quotidianamente della sola dimensione verticale,  che al contrario  il mondo occidentale sta progressivamente abbandonando, con i tristi risultati che piangiamo quotidianamente.
Man mano che la Liturgia è stata travisata nel nome della razionalità abbiamo osservato lo sfacelo della societas catholica.
Forse Dio ci vuole insegnare qualcosa ma se noi rimaniamo sempre chiusi delle nostre, grandi o piccole, testardaggini non riusciremo mai a comprendere il messaggio che Dio ci mostra attraverso le tristi vicende che hanno caratterizzato il cammino della chiesa dal dopo-guerra ai nostri giorni.
Guardiamo con crescente ammirazione e devozione verso Oriente: dove l’antico ed il nuovo trovano fondamento nell’immutabile lode a Cristo Signore del Tempo e della Storia.
Andrea Carradori

abdicazione del papa

Ratzinger ha indebolito la Chiesa. Parla de Mattei

 

(fonte: www.formiche.net) “Sono sorpreso dal fideismo del mondo cattolico che di fronte a un gesto di portata epocale ha reagito limitandosi a cogliere solo gli aspetti positivi, senza considerare eventuali ricadute negative“. Parla Roberto de Mattei, presidente della Fondazione Lepanto e docente di Storia del Cristianesimo all’Università Europea di Roma.
Grande rispetto per il gesto del Papa, ma non si capisce come un uomo lui non abbia valutato l’impatto negativo che questa scelta sta già avendo sul Pontificato. E’ questo il giudizio del professor Roberto de Mattei, presidente della Fondazione Lepanto e docente di Storia del Cristianesimo all’Università europea di Roma, intervistato da Formiche.net.
“Non escludo che ci possano essere altre ragioni, oltre a quella della salute, che abbiano spinto il Papa alle dimissioni. Sono sorpreso però dal fideismo del mondo cattolico che di fronte ad un gesto di una portata oggettivamente epocale ha reagito limitandosi a cogliere solo gli aspetti positivi, senza considerare eventuali ricadute negative”.

Le conseguenze della rinuncia
De Mattei invece “ritiene che si tratti di un gesto storico che impone una discussione che non deve concentrarsi sulle intenzioni ma sulle conseguenze”. Secondo il professore la “prima conseguenza oggettiva la si può notare dalle reazioni mediatiche scaturite alle dimissioni del Papa. Al di là del fatto che si tratta di un atto corretto dal punto di vista canonico, è comunque un gesto che si pone in discontinuità con la tradizione e la prassi plurisecolare della Chiesa, con un impatto psicologico fortissimo sull’opinione pubblica”. In sostanza, “si trasmette così un’immagine di un Pontefice debole e molto umano, che capovolge l’idea che questo sia un Papa forte e combattivo, che affronta la dittatura del relativismo”.

L’immagine del Papa
“Non importa se vera o falsa, ma l’immagine che stanno trasmettendo i media è quella di un Papa che arretra e non ha le forze fisiche e morali necessarie ad affrontare le sfide moderne”. Di qui, una considerazione su Ratzinger. “Non posso immaginare – spiega de Mattei – che una persona attenta ai media come lui, presente persino sui social network, non abbia considerato il possibile danno d’immagine che si sta già verificando nei confronti della Chiesa. In un momento come questo, poi, in cui ci sarebbe invece bisogno di rafforzare il primato dell’istituzione pontificia”.

Gli atteggiamenti strumentali
De Mattei precisa però che non si tratta di “criticare il gesto del Papa, ma di sollevare una preoccupazione sugli atteggiamenti strumentali che si stanno già verificando da parte dei gruppi progressisti della Chiesa che chiedono da tempo una riforma del Papato che preveda tra i suoi punti proprio il mandato a termine”. Invece, ribadisce de Mattei, “le dimissioni del Papa sono e devono restare un’eccezionalità, non un fatto normale”.

Una decisione meditata
Ma perché Benedetto XVI ha deciso di dimettersi proprio ora e non rinviare tutto almeno dopo il periodo pasquale? De Mattei è dell’opinione che “non si tratta di una decisione improvvisa ma certamente meditata. Ho l’impressione però che ci sia stata un’accelerazione sui tempi. Un esempio: se il Papa avesse previsto da tempo le sue dimissioni per febbraio, non avrebbe messo in cantiere una serie di scadenze per questi mesi, compresa la nuova enciclica”.

Il futuro di Ratzinger
Un altro elemento, secondo de Mattei, è legato agli scenari futuri, a partire dai giorni che ci separano da quel 28 febbraio, ultimo giorno di Pontificato. “Il Papa non ha annunciato il suo silenzio – fa notare de Mattei -. Non si può escludere che in qualche modo continui a rappresentare un punto di riferimento per molti, vescovi compresi, anche dopo l’elezione del nuovo Papa, venendo così a crearsi di fatto una bipolarizzazione nella Chiesa. Questo potrebbe far esplodere divisioni e contrarsi interni”.

Le due certezze
Infine, due certezze. La prima che è all’orizzonte “non c’è un Concilio Vaticano III, perché bisogna ancora digerire l’ultimo, come lo stesso Papa ha ammesso”. E l’altra certezza per il presidente della Fondazione Lepanto è legata al prossimo Pontefice, che “credo non potrebbe che essere giovane e ho l’impressione che sarà non europeo. Ragionevolmente è questo l’identikit del successore di Ratzinger”.

conclave


Dopo il 28 febbraio, continueremo a nominare Benedetto XVI nel Canone della Messa?

Risponde padre Edward McNamara, L.C., 
professore di Teologia e direttore spirituale

Un lettore di lingua inglese ha proposto la seguente domanda all'attenzione di padre Edward McNamara:

   Dopo il 28 febbraio e prima dell’elezione del nuovo Sommo Pontefice, si continua a nominare papa Benedetto nel Canone della Messa? Io penso che bisogna comportarsi come si fa quando muore un Papa, cioè non viene nominato, mentre il vescovo locale viene nominato. -- E.R., Keimoes, Sud Africa


   Il parere espresso dal nostro lettore è corretto. Anche se - grazie a Dio – Benedetto XVI sarà ancora tra di noi, la Santa Sede sarà vacante dalle ore 20.00 di giovedì 28 di febbraio (ora di Roma; a New York saranno le ore 14.00 e a Sydney le ore 04.00 di venerdì 1° marzo).

   Per quanto riguarda il nominare del Papa nel Canone della Messa, i manuali liturgici più recenti non entrano nel dettaglio ma si possono ancora trovare dei manuali anteriori al Concilio Vaticano II che trattano gli aspetti più arcani della liturgia. 

   In questo caso il nome del Santo Padre, e l’intera frase che fa riferimento al Pontefice, viene omessa dalla Preghiera Eucaristica durante il periodo della Sede Vacante. Vengono quindi nominati solo il vescovo locale e il clero secondo la forma letteraria di ogni preghiera.

   Ad esempio, la Preghiera Eucaristica II suonerebbe: “Insieme con... il nostro Vescovo N., e tutto il clero”.

   Nella Diocesi di Roma: “Insieme con.... tutto il clero”. Anche se il Cardinale Vicario di Roma e i vescovi ausiliari rimangono nelle loro funzioni, la loro menzione collettiva è opzionale.

   Una procedura analoga viene seguita in ogni diocesi dopo la morte o la rinuncia dell’Ordinario locale. Durante un periodo di vacanza della sede vescovile, la frase “il nostro Vescovo N.” è anche semplicemente omesso. Viene menzionato invece il nome di un amministratore apostolico, ma non quello di un amministratore diocesano temporaneo.

   Nel caso in cui sia la diocesi e la Santa Sede diocesi sono vacanti i sacerdoti seguono la stessa prassi come nella diocesi di Roma, omettendo cioè entrambi i nomi.
 


venerdì 15 febbraio 2013

MISSA PRO ELIGENDO SUMMO PONTIFICE

PRO ELIGENDO PAPA



COLLETTA   O Dio, pastore eterno, che governi il tuo popolo con sollecitudine di padre, dona alla tua Chiesa un papa a te accetto per santità di vita, interamente consacrato al servizio del tuo popolo. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

SULLE  OFFERTE
Apri, Signore, i tesori della tua misericordia e per quest'offerta, espressione viva della nostra fede, allieta la tua Chiesa con il dono di un papa secondo il tuo cuore; Per Cristo nostro Signore.

DOPO  LA  COMUNIONE
O Padre, che in questo sacramento di salvezza ci hai ristorato con il corpo e sangue del tuo Figlio, donaci un papa santo che illumini il tuo popolo con la verità del Vangelo e lo edifichi con la testimonianza della vita. Per Cristo nostro Signore.
 
Ant. ad introitum Mt 1 Suscitábo mihi sacerdótem fidélem, qui iuxta cor meum et ánimam meam fáciet; et aedificábo ei domum fidélem, et ambulábit coram me cunctis diébus.

Collecta Deus, qui, pastor aetérnus, gregem tuum assídua custódia gubérnas, eum imménsa tua pietáte concédas Ecclésiae pastórem, qui tibi sanctitáte pláceat, et vígili nobis sollicitúdine prosit. Per Dóminum.

Super oblata Tuae nobis, Dómine, abundántia pietátis indúlgeat, ut, per sacra múnera quae tibi reverénter offérimus, gratum maiestáti tuae pastórem Ecclésiae sanctae praeésse gaudeámus.
Per Christum.

PRAEFATIO I DE APOSTOLIS

Vere dignum et iustum est, aequum et salutáre, nos tibi semper et ubíque grátias ágere: Dómine, sancte Pater, omnípotens aetérne Deus: Qui gregem tuum, Pastor aetérne, non déseris, sed per beátos Apóstolos contínua protectióne custódis, ut iísdem rectóribus gubernétur, quos Fílii tui vicários eídem contulísti praeésse pastóres. Et ídeo cum Angelis et Archángelis, cum Thronis et Dominatiónibus, cumque omni milítia caeléstis exércitus, hymnum glóriae tuae cánimus, sine fine dicéntes: Sanctus, Sanctus, Sanctus Dóminus Deus Sábaoth. Pleni sunt caeli et terra glória tua. Hosánna in excélsis. Benedíctus qui venit in nómine Dómini. Hosánna in excélsis.
Ant. ad communionem
Jn 15,16 Ego elégi vos et pósui vos, ut fructum afferátis, et fructus vester máneat, dicit Dóminus.
Post communionem Reféctos, Dómine, Córporis et Sánguinis Unigéniti tui salubérrimo sacraménto, nos mirífica tuae maiestátis grátia de illíus pastóris concessióne laetíficet, qui et plebem tuam virtútibus ínstruat, et fidélium mentes evangélica veritáte perfúndat. Per Christum.



MISSA PRO ELIGENDO SUMMO
PONTIFICE
Dicitur Missa de Spiritu Sancto, vel ut sequitur.
Introitus
1 Reg. 2, 35
SUSCITÁBO mihi sacerdótem fidélem, qui juxta cor meum et ánimam meam fáciet: et aedificábo ei domum fidélem, et ambulábit coram Christo meo cunctis diébus. (T. P. Allelúja, allelúja.) Ps. 131, 1 Meménto, Dómine, David: et omnis mansuetúdinis ejus. V/. Glória Patri.

Oratio
SÚPPLICI, Dómine, humilitáte depóscimus: ut sacrosánctae Románae Ecclésiae concédat Pontíficem illum tua imménsa píetas ; qui et pio in nos stúdio semper tibi plácitus, et tuo pópulo pro salúbri regímine sit assídue ad glóriam tui nóminis reveréndus. Per Dóminum.

Léctio Epístolae beáti Pauli Apóstoli ad Hebraéos.
Hebr. 4, 16 ; 5, 1-7
FATRES: Adeámus cum fidúcia ad thronum grátiae, ut misericórdiam consequámur, et grátiam inveniámus in auxílio opportúno. Omnis namque póntifex ex homínibus assúmptus, pro homínibus constitúitur in iis, quae sunt ad Deum, ut ófferat dona, et sacrifícia pro peccátis: qui condolére possit iis, qui ignórant et errant: quóniam et ipse circúmdatus est infirmitáte: et proptérea debet, quemádmodum pro pópulo, ita étiam et pro semetípso offérre pro peccátis. Nec quisquam sumit sibi honórem, sed qui vocátur a Deo, tamquam Aaron. Sic et Christus non semetípsum clarificávit, ut póntifex fíeret, sed qui locútus est ad eum: Fílius meus es tu, ego hódie génui te. Quemádmodum et in álio loco dicit: Tu es sacérdos in aetérnum, secúndum órdinem Melchísedech. Qui in diébus carnis suae preces supplicationésque ad eum, qui possit illum salvum fácere a morte, cum clamóre válido et lácrimis ófferens, exaudítus est pro sua reveréntia.
Graduale Levit. 21, 10 Póntifex sacérdos magnus inter fratres suos, super cujus caput fusum est unctiónis óleum, et cujus manus in sacerdótio consecrátae sunt, vestitúsque est sanctis véstibus: débuit per ómnia frátribus similári. V/. Hebr. 2, 17 Ut miséricors fíeret, et fidélis póntifex ad Deum: ut repropitiáret delícta pópuli.Allelúja, allelúja. V/. Levit. 21, 8 Sacérdos sit sanctus, sicut et ego sanctus sum, Dóminus, qui sanctífico vos. Allelúja.
Post Septuagesimam, omissis Allelúja et Versu sequenti, dicitur

Tractus
Ps. 131, 8-10 Surge, Dómine, in réquiem tuam: tu et arca sanctificatiónis tuae. V/. Sacerdótes tui induántur justítiam, et sancti tui exsúltent. V/. Propter David servum tuum, non avértas fáciem Christi tui.
Tempore autem Paschali omittitur Graduale, et ejus loco dicitur:Allelúja , allelúja. V/. Levit. 21, 8 Sacérdos sit sanctus, sicut et ego sanctus sum, Dóminus, qui sanctífico vos. Allelúja. V/. Joann. 10, 14 Ego sum pastor bonus: et cognósco oves meas, et cognóscunt me meae. Allelúja.
+ Sequéntia sancti Evangélii secúndum Joánnem. Joann. 14, 15-21
IN illo témpore: Dixit Jesus discípulis suis: Si dilígitis me, mandáta mea serváte. Et ego rogábo Patrem, et álium Paráclitum dabit vobis, ut máneat vobíscum in aetérnum, Spíritum veritátis, quem mundum non potest accípere, quia non videt eum nec scit eum. Vos autem cognoscétis eum: quia apud vos manébit, et in vobis erit. Non relínquam vos órphanos: véniam ad vos. Adhuc módicum, et mundus me jam non videt. Vos aurem vidétis me, quia ego vivo, et vos vivétis. In illo die vos cognoscétis quia ego sum in Patre meo, et vos in me, et ego in vobis. Qui habet mandáta mea et servat ea: ille est, qui díligit me. Qui autem díligit me, diligétur a Patre meo: et ego díligam eum, et manifestábo ei meípsum.
Offertorium 3 Esdrae 5, 40 Non participéntur sancta, donec exsúrgat póntifex in ostensiónem, et veritátem. (T. P. Allelúja.)
Secreta
TUAE nobis, Dómine, abundántia pietátis indúlgeat: ut per sacra múnera, quae tibi reverénter offérimus, gratum majestáti tuae Pontíficem sanctae matris Ecclésiae regímini praeésse gaudeámus. Per Dóminum.
Communio Exodi 29, 29-30 Veste sancta utétur póntifex, qui fúerit constitútus, et ingrediétur tabernáculum testimónii, ut minístret in sanctuário. (T. P. Allelúja.)
PostcommunioPRETIÓSI córporis et sánguinis tui nos, Dómine, sacraménto reféctos, mirífica tuae majestátis grátia de illíus summi Pontíficis concessióne laetíficet: qui et plebem tuam virtútibus ínstruat, et fidélium mentes spirituálium arómatum odóre perfúndat: Qui vivis.

papa

Le profezie della b. Anna Caterina Emmerich




"Vidi anche il rapporto tra i due papi... Vidi quanto sarebbero state nefaste le conseguenze di questa falsa chiesa. L’ho veduta aumentare di dimensioni; eretici di ogni tipo venivano nella città [di Roma]. Il clero locale diventava tiepido, e vidi una grande oscurità... Allora la visione sembrò estendersi da ogni parte. Intere comunità cattoliche erano oppresse, assediate, confinate e private della loro libertà. Vidi molte chiese che venivano chiuse, dappertutto grandi sofferenze, guerre e spargimento di sangue. Una plebaglia selvaggia e ignorante si dava ad azioni violente. Ma tutto ciò non durò a lungo". (13 maggio 1820)
"Vidi ancora una volta che la Chiesa di Pietro era minata da un piano elaborato dalla setta segreta, mentre le bufere la stavano danneggiando. Ma vidi anche che l’aiuto sarebbe arrivato quando le afflizioni avrebbero raggiunto il loro culmine. Vidi di nuovo la Beata Vergine ascendere sulla Chiesa e stendere il suo manto su di essa. Vidi un Papa che era mite e al tempo stesso molto fermo ...  Vidi un grande rinnovamento e la Chiesa che si librava in alto nel cielo".
"Vidi una strana chiesa che veniva costruita contro ogni regola... Non c’erano angeli a vigilare sulle operazioni di costruzione. In quella chiesa non c’era niente che venisse dall’alto... C’erano solo divisioni e caos. Si tratta probabilmente di una chiesa di umana creazione, che segue l’ultima moda, così come la nuova chiesa eterodossa di Roma, che sembra dello stesso tipo...". (12 settembre 1820)
"Ho visto di nuovo la strana grande chiesa che veniva costruita là [a Roma]. Non c’era niente di santo in essa. Ho visto questo proprio come ho visto un movimento guidato da ecclesiastici a cui contribuivano angeli, santi ed altri cristiani. Ma là [nella strana chiesa] tutto il lavoro veniva fatto meccanicamente. Tutto veniva fatto secondo la ragione umana... Ho visto ogni genere di persone, cose, dottrine ed opinioni.
C’era qualcosa di orgoglioso, presuntuoso e violento in tutto ciò, ed essi sembravano avere molto successo. Io non vedevo un solo angelo o un santo che aiutasse nel lavoro. Ma sullo sfondo, in lontananza, vidi la sede di un popolo crudele armato di lance, e vidi una figura che rideva, che disse: "Costruitela pure quanto più solida potete; tanto noi la butteremo a terra"". (12 settembre 1820)
"Ebbi una visione del santo Imperatore Enrico. Lo vidi di notte, da solo, in ginocchio ai piedi dell’altare principale in una grande e bellissima chiesa... e vidi la Beata Vergine venire giù da sola. Ella stese sull’altare un panno rosso coperto con lino bianco, vi pose un libro intarsiato con pietre preziose e accese le candele e la lampada perpetua...
Allora venne il Salvatore in persona vestito con l’abito sacerdotale...
La Messa era breve. Il Vangelo di San Giovanni non veniva letto alla fine [1]. Quando la Messa fu terminata, Maria si diresse verso Enrico e stese la sua mano destra verso di lui dicendo che questo era in riconoscimento della sua purezza. Allora lo esortò a non avere esitazioni. Dopo di ciò vidi un angelo, esso toccò il tendine della sua anca, come Giacobbe. Enrico provava grande dolore, e dal quel giorno camminò zoppicando... [2]". (12 luglio 1820)
"Vedo altri martiri, non ora ma in futuro... Vidi le sette segrete minare spietatamente la grande Chiesa. Vicino ad esse vidi una bestia orribile che saliva dal mare... In tutto il mondo le persone buone e devote, e specialmente il clero, erano vessate, oppresse e messe in prigione. Ebbi la sensazione che sarebbero diventate martiri un giorno.
Quando la Chiesa per la maggior parte era stata distrutta e quando solo i santuari e gli altari erano ancora in piedi, vidi entrare nella Chiesa i devastatori con la Bestia. Là essi incontrarono una donna di nobile contegno che sembrava portare nel suo grembo un bambino, perché camminava lentamente. A questa vista i nemici erano terrorizzati e la Bestia non riusciva a fare neanche un altro passo in avanti. Essa proiettò il suo collo verso la Donna come per divorarla, ma la Donna si voltò e si prostrò [in segno di sottomissione a Dio; N.d.R.], con la testa che toccava il suolo.
Allora vidi la Bestia che fuggiva di nuovo verso il mare, e i nemici stavano scappando nella più grande confusione... Poi vidi, in grande lontananza, grandiose legioni che si avvicinavano. Davanti a tutti vidi un uomo su un cavallo bianco. I prigionieri venivano liberati e si univano a loro. Tutti i nemici venivano inseguiti. Allora, vidi che la Chiesa veniva prontamente ricostruita, ed era magnifica più di prima". (Agosto-ottobre 1820)
"Vedo il Santo Padre in grande angoscia. Egli vive in un palazzo diverso da quello di prima e vi ammette solo un numero limitato di amici a lui vicini. Temo che il Santo Padre soffrirà molte altre prove prima di morire. Vedo che la falsa chiesa delle tenebre sta facendo progressi, e vedo la tremenda influenza che essa ha sulla gente. Il Santo Padre e la Chiesa sono veramente in una così grande afflizione che bisognerebbe implorare Dio giorno e notte". (10 agosto 1820)
"La scorsa notte sono stata condotta a Roma dove il Santo Padre, immerso nel suo dolore, è ancora nascosto per evitare le incombenze pericolose. Egli è molto debole ed esausto per i dolori, le preoccupazioni e le preghiere. Ora può fidarsi solo di poche persone; è principalmente per questa ragione che deve nascondersi. Ma ha ancora con sé un anziano sacerdote di grande semplicità e devozione. Egli è suo amico, e per la sua semplicità non pensavano valesse la pena toglierlo di mezzo.
Ma quest’uomo riceve molte grazie da Dio. Vede e si rende conto di molte cose che riferisce fedelmente al Santo Padre. Mi veniva chiesto di informarlo, mentre stava pregando, sui traditori e gli operatori di iniquità che facevano parte delle alte gerarchie dei servi che vivevano accanto a lui, così che egli potesse avvedersene".
"Non so in che modo la scorsa notte sono stata portata a Roma, ma mi sono trovata vicino alla chiesa di Santa Maria Maggiore, e ho visto tanta povera gente che era molto afflitta e preoccupata perché il Papa non si vedeva da nessuna parte, e anche per via dell’inquietudine e delle voci allarmanti in città.
La gente sembrava non aspettarsi che le porte della chiesa si aprissero; essi volevano solo pregare fuori. Una spinta interiore li aveva condotti là. Ma io mi trovavo nella chiesa e aprii le porte. Essi entrarono, sorpresi e spaventati perché le porte si erano aperte. Mi sembrò che fossi dietro la porta e che loro non potessero vedermi. Non c’era alcun ufficio aperto nella chiesa, ma le lampade del Santuario erano accese. La gente pregava tranquillamente.
Poi vidi un'apparizione della Madre di Dio, che disse che la tribolazione sarebbe stata molto grande. Aggiunse che queste persone devono pregare ferventemente... Devono pregare soprattutto perché la chiesa delle tenebre abbandoni Roma". (25 agosto 1820)
"Vidi la Chiesa di San Pietro: era stata distrutta ad eccezione del Santuario e dell’Altare principale [3]. San Michele venne giù nella chiesa, vestito della sua armatura, e fece una pausa, minacciando con la spada un certo numero di indegni pastori che volevano entrare. Quella parte della Chiesa che era stata distrutta venne prontamente recintata… così che l’ufficio divino potesse essere celebrato come si deve. Allora, da ogni parte del mondo vennero sacerdoti e laici che ricostruirono i muri di pietra, poiché i distruttori non erano stati capaci di spostare le pesanti pietre di fondazione". (10 settembre 1820)
"Vidi cose deplorevoli: stavano giocando d’azzardo, bevendo e parlando in chiesa; stavano anche corteggiando le donne. Ogni sorta di abomini venivano perpetrati là. I sacerdoti permettevano tutto e dicevano la Messa con molta irriverenza. Vidi che pochi di loro erano ancora pii, e solo pochi avevano una sana visione delle cose. Vidi anche degli ebrei che si trovavano sotto il portico della chiesa. Tutte queste cose mi diedero tanta tristezza". (27 settembre 1820)
"La Chiesa si trova in grande pericolo. Dobbiamo pregare affinché il Papa non lasci Roma; ne risulterebbero innumerevoli mali se lo facesse. Ora stanno pretendendo qualcosa da lui. La dottrina protestante e quella dei greci scismatici devono diffondersi dappertutto. Ora vedo che in questo luogo la Chiesa viene minata in maniera così astuta che rimangono a mala pena un centinaio di sacerdoti che non siano stati ingannati. Tutti loro lavorano alla distruzione, persino il clero. Si avvicina una grande devastazione". (1 ottobre 1820)
"Quando vidi la Chiesa di San Pietro in rovina, e il modo in cui tanti membri del clero erano essi stessi impegnati in quest’opera di distruzione - nessuno di loro desiderava farlo apertamente davanti agli altri -, ero talmente dispiaciuta che chiamai Gesù con tutta la mia forza, implorando la Sua misericordia. Allora vidi davanti a me lo Sposo Celeste ed Egli mi parlò per lungo tempo...
Egli disse, fra le altre cose, che questo trasferimento della Chiesa da un luogo ad un altro significava che essa sarebbe sembrata in completo declino. Ma sarebbe risorta. Anche se rimanesse un solo cattolico, la Chiesa vincerebbe di nuovo perché non si fonda sui consigli e sull’intelligenza umani. Mi fece anche vedere che non era rimasto quasi nessun cristiano, nell’antico significato della parola". (4 ottobre 1820)
"Mentre attraversavo Roma con San Francesco e altri santi, vedemmo un grande palazzo avvolto dalle fiamme, da cima a fondo. Avevo tanta paura che gli occupanti potessero morire bruciati perché nessuno si faceva avanti per spegnere il fuoco. Tuttavia, mentre ci avvicinavamo il fuoco diminuì e noi vedemmo un edificio annerito. Attraversammo un gran numero di magnifiche stanze, e finalmente raggiungemmo il Papa. Era seduto al buio e addormentato su una grande poltrona. Era molto ammalato e debole; non riusciva più a camminare.
Gli ecclesiastici nella cerchia interna sembravano insinceri e privi di zelo; non mi piacevano. Parlai al Papa dei vescovi che presto dovevano essere nominati. Gli dissi anche che non doveva lasciare Roma. Se l’avesse fatto sarebbe stato il caos. Egli pensava che il male fosse inevitabile e che doveva partire per salvare molte cose... Era molto propenso a lasciare Roma, e veniva esortato insistentemente a farlo...
La Chiesa è completamente isolata ed è come se fosse completamente deserta. Sembra che tutti stiano scappando. Dappertutto vedo grande miseria, odio, tradimento, rancore, confusione e una totale cecità. O città! O città! Cosa ti minaccia? La tempesta sta arrivando; sii vigile!". (7 ottobre 1820)
"Ho anche visto le varie regioni della terra. La mia Guida [Gesù] nominò l’Europa e, indicando una regione piccola e sabbiosa, espresse queste sorprendenti parole: "Ecco la Prussia, il nemico". Poi mi mostrò un altro luogo, a nord, e disse: "questa è Moskva, la terra di Mosca, che porta molti mali". (1820-1821)
"Fra le cose più strane che vidi, vi erano delle lunghe processioni di vescovi. Mi vennero fatti conoscere i loro pensieri e le loro parole attraverso immagini che uscivano dalle loro bocche. Le loro colpe verso la religione venivano mostrate attraverso delle deformità esterne. Alcuni avevano solo un corpo, con una nube scura al posto della testa. Altri avevano solo una testa, i loro corpi e i cuori erano come densi vapori. Alcuni erano zoppi; altri erano paralitici; altri ancora dormivano oppure barcollavano". (1 giugno 1820)
"Quelli che vidi credo che fossero quasi tutti i vescovi del mondo, ma solo un piccolo numero era perfettamente retto. Vidi anche il Santo Padre - assorto nella preghiera e timoroso di Dio. Non c’era niente che lasciasse a desiderare nella sua apparenza, ma era indebolito dall’età avanzata e da molte sofferenze. La testa pendeva da una parte all’altra, e cadeva sul petto come se si stesse addormentando. Egli aveva spesso svenimenti e sembrava che stesse morendo. Ma quando pregava era spesso confortato da apparizioni dal Cielo. In quel momento la sua testa era dritta, ma non appena la faceva cadere sul petto vedevo un certo numero di persone che guardavano rapidamente a destra e a sinistra, cioè in direzione del mondo.
Poi vidi che tutto ciò che riguardava il Protestantesimo stava prendendo gradualmente il sopravvento e la religione cattolica stava precipitando in una completa decadenza. La maggior parte dei sacerdoti erano attratti dalle dottrine seducenti ma false di giovani insegnanti, e tutti loro contribuivano all’opera di distruzione.
In quei giorni, la Fede cadrà molto in basso, e sarà preservata solo in alcuni posti, in poche case e in poche famiglie che Dio ha protetto dai disastri e dalle guerre". (1820)
"Vedo molti ecclesiastici che sono stati scomunicati e che non sembrano curarsene, e tantomeno sembrano averne coscienza. Eppure, essi vengono scomunicati quando cooperano (sic) con imprese, entrano in associazioni e abbracciano opinioni su cui è stato lanciato un anatema. Si può vedere come Dio ratifichi i decreti, gli ordini e le interdizioni emanate dal Capo della Chiesa e li mantenga in vigore anche se gli uomini non mostrano interesse per essi, li rifiutano o se ne burlano". (1820-1821)
"Vidi molto chiaramente gli errori, le aberrazioni e gli innumerevoli peccati degli uomini. Vidi la follia e la malvagità delle loro azioni, contro ogni verità e ogni ragione. Fra questi c’erano dei sacerdoti e io con piacere sopportavo le mie sofferenze affinché essi potessero ritornare ad un animo migliore". (22 marzo 1820)
"Ho avuto un’altra visione della grande tribolazione. Mi sembrava che si pretendesse dal clero una concessione che non poteva essere accordata. Vidi molti sacerdoti anziani, specialmente uno, che piangevano amaramente. Anche alcuni più giovani stavano piangendo. Ma altri, e i tiepidi erano fra questi, facevano senza alcuna obiezione ciò che gli veniva chiesto. Era come se la gente si stesse dividendo in due fazioni". (12 aprile 1820)
"Vidi un nuovo Papa che sarà molto rigoroso. Egli si alienerà i vescovi freddi e tiepidi. Non è un romano, ma è italiano. Proviene da un luogo che non è lontano da Roma, e credo che venga da una famiglia devota e di sangue reale. Ma per qualche tempo dovranno esserci ancora molte lotte e agitazioni". (27 gennaio 1822)
"Verranno tempi molto cattivi, nei quali i non cattolici svieranno molte persone. Ne risulterà una grande confusione. Vidi anche la battaglia. I nemici erano molto più numerosi, ma il piccolo esercito di fedeli ne abbatté file intere [di soldati nemici]. Durante la battaglia, la Madonna si trovava in piedi su una collina, e indossava un’armatura. Era una guerra terribile. Alla fine, solo pochi combattenti per la giusta causa erano sopravvissuti, ma la vittoria era la loro". (22 ottobre 1822)
"Vidi che molti pastori si erano fatti coinvolgere in idee che erano pericolose per la Chiesa. Stavano costruendo una Chiesa grande, strana, e stravagante. Tutti dovevano essere ammessi in essa per essere uniti ed avere uguali diritti: evangelici, cattolici e sette di ogni denominazione. Così doveva essere la nuova Chiesa... Ma Dio aveva altri progetti". (22 aprile 1823)
"Vorrei che fosse qui il tempo in cui regnerà il Papa vestito di rosso. Vedo gli apostoli, non quelli del passato ma gli apostoli degli ultimi tempi e mi sembra che il Papa sia fra loro."
"Nel centro dell’inferno ho visto un abisso buio e dall’aspetto orribile e dentro di esso era stato gettato Lucifero, dopo essere stato assicurato saldamente a delle catene … Dio stesso aveva decretato questo; e mi è stato anche detto, se ricordo bene, che egli verrà liberato per un certo periodo cinquanta o sessanta anni prima dell’anno di Cristo 2000. Mi vennero indicate le date di molti altri eventi che non riesco a ricordare; ma un certo numero di demoni dovranno essere liberati molto prima di Lucifero, in modo che tentino gli uomini e servano come strumenti della vendetta divina."
"Un uomo dal viso pallido fluttuava lentamente al di sopra della terra e, sciogliendo i drappi che avvolgevano la sua spada, li gettò sulle città addormentate, che vennero legate da questi. Questa figura gettò la pestilenza sulla Russia, l’Italia e la Spagna. Attorno a Berlino vi era un fiocco rosso e da lì venne in Westfalia. Ora la spada dell’uomo era sguainata, strisce rosse come il sangue pendevano dall’impugnatura e il sangue che grondava da questa cadeva sulla Westfalia [4]".
"Gli ebrei ritorneranno in Palestina e diverranno cristiani verso la fine del mondo."

1) Per secoli, prima della riforma liturgica del 1967, la Santa Messa si concludeva abitualmente (salvo rare eccezioni) con la lettura del Vangelo di Giovanni.
2) Questa è una delle numerose profezie in cui si dice che il Grande Monarca avrà un problema ad una gamba che lo farà zoppicare.
3) La visione di Suor Emmerich della chiesa di San Pietro in rovine è da intendersi certamente in senso figurato, l’immagine della distruzione delle mura di San Pietro rappresenta gli attacchi alla Fede e la decadenza della Chiesa che avranno luogo prima del suo più grande trionfo durante l’Era di Pace. Tuttavia, basandoci sulle numerose profezie che parlano di una futura distruzione di Roma, non si può escludere che anche il Vaticano in quest’occasione subirà pesanti danni materiali e devastazioni.
4) Qui probabilmente si allude alla battaglia della Westfalia, menzionata in molte profezie. In alcune di queste profezie si fa riferimento a questa regione della Germania col nome di "paese della betulla".
Fonti:
"Catholic Prophecy" di Yves Dupont, Tan Books;
“The Dolorous Passion of Our Lord Jesus Christ”, meditazioni di Anna Caterina Emmerich, Benziger Brothers, New York - 1904;
"The Prophets And Our Times" di Padre Gerald Culleton, Tan Books;
"Trial, Tribulation and Triumph" di Desmond A. Birch, Queenship Publishing;
(NB: i brani riportati in "Catholic Prophecy" e "Trial, Tribulation and Triumph" sono tratti da "The Life of Anne Catherine Emmerich" di Carl E. Schmoeger).
A cura di Profezie per il Terzo Millennio - giugno 2003