domenica 21 agosto 2011

 “Sarà pure messa antica. Ma con una massa di giovani”

Don Nicola Bux, una chiacchierata nella sua Puglia



I vescovi che disobbediscono al papa non pretendano d’essere poi obbediti da clero e fedeli. Negli episcopati: un gallicanesimo strisciante che si crede autosufficiente. La riforma litugica: non era una delle impellenze volute dal concilio. L’esclusivismo di chi si professa ecumenico.

a cura di Francesco Mastromatteo

Una inarrestabile crescita di consensi, specie presso i giovani. Non ha dubbi don Nicola Bux circa l’avanzata della Tradizione cattolica soprattutto tra le giovani generazioni in seguito al Motu Proprio con cui Benedetto XVI ha “liberalizzato” il rito antico ormai quattro anni fa. Abbiamo chiesto a don Nicola, professore dell’università Lateranense, insigne teologo e studioso di liturgia molto vicino a Papa Ratzinger, un bilancio della situazione, dal punto di vista privilegiato di uno dei massimi cultori della materia liturgica. Lo abbiamo incontrato nel corso di un dibattito politico a margine del quale non ha lesinato critiche apertis verbis a un sottosegretario dell’attuale governo, la cui dichiarata fede cattolica e vicinanza ai movimenti pro-vita non ha impedito di votare un finanziamento a Radio Radicale, come del resto hanno fatto altri parlamentari cattolici.

Don Bux, persino l’inserto di un quotidiano non certo filo cattolico come Repubblica ha dovuto riservare un servizio alla diffusione della messa in latino secondo il Messale del 1962. Qualcosa sta cambiando?
Il bilancio è senz’altro positivo: c’è un crescendo di tale opportunità data dal Papa a tutta la Chiesa. Essa si è diffusa senza imposizioni, dopo che il Motu Proprio del 2007 ha aperto una breccia. Si è ormai fatta strada l’idea che il rito antico non è mai stato abolito, e che la riforma liturgica non era una delle necessità impellenti volute dal Concilio. L’ostilità verso la messa in latino era sostenuta attraverso tesi infondate, come quella per cui nei primi secoli il sacerdote celebrasse rivolto verso il popolo, mentre dopo avrebbe dato le spalle al popolo: espressione fasulla, visto che il sacerdote era rivolto verso il Signore.

Una Messa antica ma amata dai giovani: non è un paradosso?
Basta andare in giro come faccio io per celebrazioni e conferenze: non solo in Italia ma all’estero il rito antico si diffonde sempre più proprio tra i più giovani. A mio parere ciò è dovuto al fatto che i ragazzi si approcciano alla fede ricercando il senso del Mistero, e lo trovano in maniera evidente nella Messa celebrata in forma straordinaria. Il ritorno al rito tradizionale non è secondario per la fede: esso favorisce in una dimensione verticale l’incontro con Dio in un mondo contemporaneo in cui lo sguardo dell’uomo è ripiegato su se stesso e sulla dimensione materiale dell’esistenza. In questo senso ha favorito una sorta di “contagio” spirituale benefico.


Qualche mese fa la Pontificia Commissione Ecclesia Dei ha emanato un documento, l’istruzione sull’applicazione del Motu Proprio. C’è chi ha parlato di una sorta di richiamo ai vescovi a venire incontro alle richieste dei fedeli…
È una traduzione in indicazioni concrete del Motu Proprio. La media dei vescovi, che all’inizio erano perplessi, ora può cominciare a muoversi nella direzione giusta. Questa istruzione incoraggia i vescovi ad esaudire le richieste dei fedeli sensibili alla messa antica, che deve essere considerata da tutti una ricchezza della liturgia romana.

Non è un mistero che parecchi episcopati non abbiano apprezzato questa scelta, e cerchino in tutti i modi di ostacolarla, comportandosi da veri e propri ribelli verso il Papa…
Esiste senz’altro una forma di neogallicanesimo strisciante, per cui alcuni settori della Chiesa pensano di essere autosufficienti da Roma. Ma chi ragiona in questi termini non è cattolico. I vescovi che disobbediscono al Papa si mettono nelle condizioni di non essere a loro volta obbediti da parroci e fedeli.

Nella Chiesa si è sempre detto: lex orandi lex credendi. La liturgia è saldamente legata alla teologia. Papa Benedetto XVI ha fissato come bussola del suo Magistero la continuità con la Tradizione e un gesto forte è stato quello di togliere la scomunica ai lefebvriani. Cosa ne pensa?
Penso sia stato un gesto di grande carità. Rompere la comunione è facile, il difficile è ricucire, ma Cristo ha voluto che fossimo tutti una sola cosa e questo per noi deve essere un imperativo. L’opera meritoria del Papa evidenzia la sua grande pazienza, ma d’altronde se così non fosse assisteremmo ad un paradosso: mentre si postula tanto il dialogo con i non cattolici e addirittura con i non cristiani, come si può essere pregiudizialmente ostili all’idea di riunirsi con chi ha la stessa fede? Lo stesso Benedetto XVI in quell’occasione citò opportunamente la lettera di San Paolo ai Galati: “Se vi mordete e divorate a vicenda, badate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri”. Il dramma attuale della Chiesa è l’esclusivismo da parte di chi si professa ecumenico.

In questa occasione si parlava di politica e valori. “Questione morale” è un’espressione di cui molti esponenti di partito si riempiono la bocca…
Sento parlare molto in giro della necessità di “codici etici” per i partiti, ma di un’etica non meglio precisata. Può mai derivare dall’uomo la fonte di ciò che è bene o male? Bisognerebbe tornare ai Dieci Comandamenti, le uniche vere tavole etiche che derivano da Dio.

venerdì 19 agosto 2011

Die 20 augusti
S. BERNARDI,
ABBATIS ET ECCLESIÆ DOCTORIS
Memoria

Ad Officium lectionis
Lectio altera
Ex Sermónibus sancti Bernárdi abbátis super Cántica canticórum (Sermo 83, 4-6: Opera omnia, Edit. Cisterc. 2 [1958], 300-302)
Amo quia amo, amo ut amem
Amor per se súfficit, is per se placet, et propter se. Ipse méritum, ipse præmium est sibi. Amor præter se non requírit causam, non fructum: fructus eius, usus eius. Amo quia amo; amo ut amem. Magna res amor, si tamen ad suum recúrrat princípium, si suæ orígini rédditus, si refúsus suo fonti, semper ex eo sumat unde iúgiter fluat. Solus est amor ex ómnibus ánimæ mótibus, sénsibus atque afféctibus, in quo potest creatúra, etsi non ex æquo, respondére Auctóri, vel de símili mútuam repéndere vicem. Nam cum amat Deus, non áliud vult, quam amári: quippe non ad áliud amat, nisi ut amétur, sciens ipso amóre beátos, qui se amáverint.
Sponsi amor, immo Sponsus amor solam amóris vicem requírit et fidem. Líceat proínde redamáre diléctam. Quidni amet sponsa, et sponsa Amóris? Quidni amétur Amor?
Mérito cunctis renúntians affectiónibus áliis, soli et tota incúmbit amóri, quæ ipsi respondére amóri habet in reddéndo amórem. Nam et cum se totam effúderit in amórem, quantum est hoc ad illíus fontis perénne proflúvium? Non plane pari ubertáte fluunt amans et Amor, ánima et Verbum, sponsa et Sponsus, Creátor et creatúra, non magis quam sítiens et fons.
Quid ergo? Períbit propter hoc, et ex toto evacuábitur nuptúræ votum, desidérium suspirántis, amántis ardor, præsuméntis fidúcia, quia non valet ex æquo cúrrere cum gigánte, dulcédine cum melle conténdere, lenitáte cum agno, candóre cum lílio, claritáte cum sole, caritáte cum eo qui cáritas est? Non. Nam etsi minus díligit creatúra, quóniam minor est, tamen si ex tota se díligit, nihil deest ubi totum est. Proptérea sic amáre, nupsísse est, quóniam non potest sic dilígere, et parum dilécta esse, ut in consénsu duórum íntegrum stet perfectúmque connúbium. Nisi quis dúbitet, ánimam a Verbo et prius amári, et plus.

Responsorium   Ps 30 (31), 20a; 35 (36), 9Quam magna multitúdo dulcédinis tuæ, Dómine, * Quam abscondísti timéntibus te! 
Inebriabúntur ab ubertáte domus tuæ, et torrénte voluptátis tuæ potábis eos.
Quam abscondísti timéntibus te! 

Oratio
Deus, qui beátum Bernárdum abbátem, zelo domus tuæ succénsum, in Ecclésia tua lucére simul et ardére fecísti, eius nobis intercessióne concéde, ut, eódem spíritu fervéntes, tamquam fílii lucis iúgiter ambulémus. Per Dóminum.


Ad Laudes matutinas et vesperas
Hymnus
Bernárde, gemma cælitum,
laudes, tibi quas pángimus,
in nostra verte gáudia
salútis atque múnera.

Te Christus ussit íntimo
dilectiónis vúlnere
Sponsæque fecit próvidus
scutum, colúmnam, lámpada.

Almus dedit te Spíritus
os veritátis prófluum
et angelórum pábuli
arcána mella próferens.

Amóris æstu cándidi
te Virgo Mater ímbuit,
quam nemo te facúndius
vel prædicávit áltius.

Te quæsiérunt árbitrum
reges, magístri, præsules,
cultórque solitúdinis
fama replésti sæculum.

Sit Trinitáti glória,
quæ se vidéndam lárgiens,
tecum benígna gáudio
nos det perénni pérfrui. Amen.
19 AGOSTO
SAN BERNARDO TOLOMEI, ABATE


SECONDA LETTURA
Dalle lettere di san Bernardo Tolomei, abate. (Lett. VIII; trad. G. Palmerini, Siena 1977, pp. 109-110).
Umiliarsi e sottomettersi è necessario a tutti
Al fratello Antonio, degno di essere amato tenerissamente in Cristo, il fratello Bernardo abate, peccatore, augura il raggiungimento della santità, associato alla visione della vera luce. Come predicheranno, se non saranno inviati (Rm 10,15), e come potranno tacere coloro che sono sospinti dagli stimoli della carità?
Quale precettore, che abbia il potere di inviare, si conosce più grande o simile all'Amore, che è Dio, secondo la testimonianza della Scrittura, che dice: «Dio è amore, e chi rimane nell'amore rimane in Dio» (1 Gv4,16). Al cenno di questo nome genuflettono le Potestà angeliche, dalla sua potenza e dalla sua grazia sublimate a tanta altezza; e non diversamente gli uomini, che sotto il suo governo e per la sua benevola volontà sperano senza esitazione di essere elevati dai vizi alle virtù e, infine, di essere associati al consorzio celeste. E perfino i demoni sono compresi di orrore e tremano, sapendo di non poter essere vinti da nessun altro. E perciò essi si sforzano di inculcare nelle menti degli uomini il pestifero amore della proprietà, di modo che questi siano privati di tale divino soccorso e possano essere da loro miserabilmente vinti. Sanno bene infatti i demoni che per questo amore della proprietà scemano le virtù in ogni condizione umana e, conseguentemente, sono messi a nudo i vizi. Da questo amore gli omicidi, da questo, per scendere un po' più al particolare, hanno origine gli adulteri, le liti, le gozzoviglie, le scioperataggini e gli altri mali del mondo.
E cosi, al contrario, in forza di quel santissimo amore della comunità celeste tutti i beni si ottengono e tutto è da esso plasmato a sua somiglianza, e l'uomo per mezzo suo diventa Dio, come sta scritto. Se ami la terra, sei terra: se ami il cielo, sei cielo; se ami Dio, che devo dire? Dirò che sei Dio. Perciò nel salmo si dice: «Io ho detto: Siete dèi tutti e figli dell'Altissimo (Sal. 82,61); e ancora: «Chi aderisce a Dio è un solo spirito con Lui» (1 Cor 6.17).
Così, all'opposto, per causa di quel tirannico amore per la proprietà — come ho detto — nasce ogni scelleratezza, e l'uomo disgraziatamente preso da esso, diventa demoniaco, mettendosi in certo modo al seguito del demonio in tutte le sue azioni.
Che cosa ho detto? Per ciò posso aprire la bocca. Certamente mi sento richiamato alla mia povertà di spirito, e nondimeno un fuoco di carità, che mi sembra derivato da quel Fonte santo, mi ha indotto a parlare, perché desideroso del tuo bene. Leggi quanto scritto; c'è un punto che fa al caso, si che tu possa camminare sul retto cammino, prendere la santa via che si chiama umiltà e che si acquista mortificando il proprio giudizio e la propria volontà col rimettersi agli altri. Perché la contemplazione e il suo possesso non è certamente di tutti, ma soltanto di Pietro, di Giacomo e di Giovanni per i quali Cristo si trasfigurò: ma umiliarsi e sottomettersi è dichiarato dai santi non solo utile, bensì necessario a tutti. Perciò chi riunisce in sé tutte le virtù senza l'umiltà è come se gettasse polvere al vento. Statti bene nel Signore e prega Dio per me.

OPPURE:
Dalle «Conferenze» di Cassiano, abate (1,5.6.10.11)
Al di sopra di tutto vi sia la carità che è il vincolo di perfezione
Il fine della nostra professione, secondo l'Apostolo, è la vita eterna, come egli stesso afferma: «Voi raccogliete il frutto che vi porta alla santificazione e come destino avete la vita eterna» (Rm 6,22). Ma il nostro fine prossimo è la purezza del cuore, dall'Apostolo chiamata giustamente santità, senza la quale non si potrebbe raggiungere quel fine. In altre parole, è come se dicesse: il vostro scopo da raggiungere in primo tempo è la purezza del cuore, il fine ultimo è la vita eterna. Parlando poi di questo scopo, il beato Apostolo adopera proprio il termine «scopon», in modo assai significativo, dicendo: «Dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la meta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù» (Fil 3,13.14). Con tutta la nostra energia dunque, cerchiamo di seguire tutto ciò che può condurci a raggiungere
questo scopo della purezza del cuore. Evitiamo invece come funesto, nocivo e pericoloso tutto quello che ci distoglie da tale purezza di cuore. Per arrivare a questo, facciamo e sopportiamo ogni cosa; per conservare questa purezza di cuore, ci distacchiamo da parenti, patria, dignità, ricchezze, da ogni comodità e da qualsiasi piacere più lusinghiero di questo mondo. Per conseguirla dobbiamo abbracciare la solitudine, sopportare i digiuni, le veglie, il lavoro, la nudità, e dedicarci alla lettura e alla pratica delle altre virtù. Tutto questo perché vogliamo conservare il nostro cuore immune da tutte le passioni malvagie e salire, come per altrettanti gradini, fino alla perfezione della carità.
Noi riteniamo che l'esercizio di queste opere sia necessario, perché senza di esse è impossibile raggiungere la vetta della carità. E anche quelle che vengono chiamate opere di carità e di misericordia, sono necessarie in questa vita finché regna la disuguaglianza di condizioni sociali. Non vi sarebbe questa necessità neppure quaggiù, se non vi fosse questo esercito innumerevole di poveri, di bisognosi, di infermi, ridotti in tale stato dall'ingiustizia degli uomini; di quelli cioè che si sono accaparrati per sé, magari senza neppure farne uso, quei beni che il Creatore aveva destinato a vantaggio di tutti. Ma finché nel mondo regna questa disuguaglianza, sarà necessario l'esercizio delle opere di misericordia, le quali poi ridonderanno a utilità di chi le compie con buona e retta intenzione, in quanto gli saranno ricompensate con l'eredità della vita eterna.
Ma nella vita futura, in cui regnerà una perfetta uguaglianza, cesseranno queste opere di misericordia una volta scomparsa quella disuguaglianza che le rendeva necessarie. Tutti allora, dalla molteplice attività di quaggiù, passeranno all'amore di Dio e alla contemplazione delle cose divine in una perpetua purezza di cuore. E perché meravigliarsi se gli esercizi corporali di cui sopra non dureranno, dal momento che il beato Paolo ci dice che perfino i carismi più sublimi dello Spirito Santo cesseranno, mentre soltanto la carità rimarrà in eterno? «Le profezie scompariranno, il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà». Ma della carità afferma: «La carità non avrà mai fine» (1 Cor 13, 8). Tutti i doni infatti ci sono elargiti a motivo della necessità che ne abbiamo e per un tempo determinato; una volta cessata la presente economia, essi sono destinati a scomparire; la carità invece non sarà mai distrutta dal tempo. Essa opera in noi per il nostro bene non solo in questo mondo, ma anche nel secolo futuro: allora, deposto il fardello delle necessità corporali, continuerà, senza pericolo ormai di venir meno, a aderire a Dio in modo più efficace e più sublime nell'incorruttibilità eterna, con una fiamma più viva e un'intimità più profonda.

RESPONSORIO Col. 3. 12. 14. 15
Rivestitevi come amati da Dio, santi e diletti, di sentimenti di misericordia, di bontà,
di umiltà, di mansuetudine, di pazienza, * e la pace di Cristo regni nei vostri cuori.
Al di sopra di tutto vi sia la carità, che è il vincolo di perfezione.
E la pace di Cristo regni nei vostri cuori.

ORAZIONE O Dio, che chiamasti san Bernardo Tolomei dalle seduzioni di una vita mondana all'amore della solitudine e lo facesti vittima della carità in una luttuosa pestilenza: ti supplichiamo di rendere partecipi della stessa carità e della stessa gloria coloro che seguono le sue orme. Per il nostro Signore…

oppure: Signore Dio, che per opera del santo abate Bernardo Tolomei hai arricchito la tua Chiesa di una nuova famiglia monastica, fa' che, sostenuti dal suo esempio e dal suo aiuto, raggiungiamo quanto hai preparato per coloro che credono in te. Per il nostro Signore…

giovedì 18 agosto 2011

Die 18 Augusti
S. Helenae Imperatricis, Vid.


Introitus Gal. 6, 14
Mihi autem absit gloriari, nisi in Cruce Domini nostri Jesu Christi: per quem mihi mundus crucifixus est, et ego mundo. Ps. 22, 4 Virga tua et baculus tuus: ipsa me consolata sunt. Gloria Patri.

Oratio
Domine Jesu Christe, qui locum, ubi Crux tua latebat, beatae Helenae revelasti, ut, per eam, Ecclesiam tuam hoc pretioso thesauro ditares: ejus nobis intercessione concede; ut vitalis ligni pretio, aeternae vitae praemia consequamur: Qui vivis.

Lectio libri Sapientiae. Prov. 31,10-31
Mulierem fortem quis inveniet? Procul, et de ultimis finibus pretium ejus. Confidit in ea cor viri sui, et spoliis non indigebit. Reddet ei bonum, et non malum omnibus diebus vitae suae. Qusesivit lanam et linum, et operata est consilio manuum suarum. Facta est quasi navis institoris, de longe portans panem suum. Et de nocte surrexit, deditque praedam domesticis suis, et cibaria ancillis suis. Consideravit agrum, et emit eum: de fructu manuum suarum plantavit vineam. Accinxit fortitudine lumbos suos, et roboravit brachium suum. Gustavit, et vidit quia bona est negotiatio ejus: non exstinguetur in nocte lucerna ejus. Manum suam misit ad fortia, et digiti ejus apprehenderunt fusum. Manum suam aperuit inopi, et palmas suas extendit ad pauperem. Non timebit domui suae a frigoribus nivis: omnes enim domestici ejus vestiti sunt duplicibus. Stragulatam ve­stem fecit sibi: byssus, et purpura indumentum ejus. Nobilis in portis vir ejus, quando sederit cum senatoribus terrae. Sindonem fecit, et vendidit, et cingulum tradidit Chananaeo. Fortitudo et decor indumentum ejus, et ridebit in die novissimo. Os suum aperuit sapientiae, et lex clementiae in lingua ejus. Consideravit semitas domus suae, et panem otiosa non comedit. Surrexerunt filii ejus, et beatissimam praedicaverunt: vir ejus, et laudavit eam. Multae filiae congregaverunt divitias: tu supergressa es universas. Fallax gratia, et vana est pulchritudo: mulier timens Dominum, ipsa laudabitur. Date ei de fructu ma­nuum suarum: et laudent eam in por­tis opera ejus.

Una donna perfetta chi potrà trovarla? Ben superiore alle perle è il suo valore. In lei confida il cuore del marito e non verrà a mancargli il profitto. Essa gli dà felicità e non dispiacere per tutti i giorni della sua vita. Si procura lana e lino e li lavora volentieri con le mani. Ella è simile alle navi di un mercante, fa venire da lontano le provviste. Si alza quando ancora è notte e prepara il cibo alla sua famiglia e dà ordini alle sue domestiche. Pensa ad un campo e lo compra e con il frutto delle sue mani pianta una vigna. Si cinge con energia i fianchi e spiega la forza delle sue braccia. E' soddisfatta, perché il suo traffico va bene, neppure di notte si spegne la sua lucerna. Stende la sua mano alla conocchia e mena il fuso con le dita. Apre le sue mani al misero, stende la mano al povero. Non teme la neve per la sua famiglia, perché tutti i suoi di casa hanno doppia veste. Si fa delle coperte, di lino e di porpora sono le sue vesti. Suo marito è stimato alle porte della città dove siede con gli anziani del paese. Confeziona tele di lino e le vende e fornisce cinture al mercante. Forza e decoro sono il suo vestito e se la ride dell'avvenire. Apre la bocca con saggezza e sulla sua lingua c'è dottrina di bontà. Sorveglia l'andamento della casa; il pane che mangia non è frutto di pigrizia. I suoi figli sorgono a proclamarla beata e suo marito a farne l'elogio: «Molte figlie hanno compiuto cose eccellenti, ma tu le hai superate tutte!». Fallace è la grazia e vana è la bellezza, ma la donna che teme Dio è da lodare. Datele del frutto delle sue mani e le sue stesse opere la lodino alle porte della città.

Graduale Ps. 44,13,10 et 15-16 Vultum tuum deprecabuntur omnes divites plebis: filiae regum in honore tuo. Adducentur Regi virgines post eam: proximae ejus afferentur tibi. Afferentur in laetitia, et exsultatione: adducentur in templum Regis.

Alleluja, alleluja. Ps. lil, 9 Dispersit, dedit pauperibus: justitia ejus manet in saeculum saeculi, Alleluja.

+ Sequentia sancti Evangelii secundum Matthaeum. Matth. 13,44-52
In illo tempore: Dixit Jesus discipulis suis parabolam hanc: Simile est regnum caelorum thesauro abscondito in agro: quem qui invenit homo, abscondit, et prae gaudio illius vadit, et vendit universa, qua habet, et emit agrum illum. Iterum simile est re­gnum caelorum homini negotiatori, quaerenti bonas margaritas. Inventa autem una pretiosa margarita, abiit, et vendidit omnia, quae habuit, et emit eam. Iterum simile est regnum caelo­rum sagenae missae in mare, et ex omni genere piscium congreganti. Quam, cum impleta esset, educentes, et secus littus sedentes, elegerunt bonos in vasa, malos autem foras miserunt. Sic erit in consummatione saeculi: exibunt Angeli, et separabunt malos de medio justorum, et mittent eos in caminum ignis: ibi erit fletus, et stridor dentium. Intellexistis haec omnia? Dicunt ei: Etiam. Ait illis: Ideo omnis scriba doctus in regno caelorum similis est homini patrifamilias, qui profert de thesauro suo nova et vetera.

Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Il regno dei cieli è simile anche a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete capito tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».

Offertorium Non enim judicavi me scire aliud nisi Jesum Christum, et hunc crucifixum. 1 Cor. 2, 2

Secreta Per haec sacra mysteria concede nobis, Domine: ut, sicut beatae He­lena misericorditer tribuisti ut Filium tuum crucifixum in corde semper gestaret; ita et nos eum in cordibus nostris perpetuo deferamus: Qui tecum.

Communio Cant. 7, 8 Ascendam in palmam, et apprehendam fructus ejus.

Postcommunio Concede nobis, misericors Deus: ut, qui salutiferae Crucis tuae fructu in terra sumus recreati; per intercessionem beatae Helenae, eodem jugiter perfrui mereamur in caelis: Qui vivis.

Ferrandina
PARROCCCHIA S. MARIA DELLA CROCE
18 8 2011

lunedì 15 agosto 2011

16 AGOSTO
SAN ROCCO




PRIMI VESPRI

PER I LUOGHI DOVE LA SOLENNITÀ DI SAN ROCCO SI CELEBRA IN DATA DIVERSA DAL 16 AGOSTO

INNO
Ave, Roche sanctissime,
Nobili natus sanguine,
Crucis signaris schemate,
Sinistro tuo latere.

Roche peregre profectus,
Pestiferae mortis actus
Curavisti mirifice,
Tangendo salutifere.

Vale, Roche Angelice,
Vocis citatus flamine,
Obtinuisti Deifice,
A cunctis pestem pellere.

Sit, Christe Rex piissime,
Tibi Patrique gloria,
Cum Spiritu Paraclito,
Et nunc et in perpetuum. Amen.

Ave, Rocco santissimo,
nato nobile per sangue
(ma ben più nobile perché)
sei segnato di Croce,
sul lato del tuo cuore.

partito pellegrino,
i morituri appestati colpiti
curasti prodigiosamente
col tuo tocco salutare.

Rocco angelico, salve!
invocato intercessore dal cielo,
ottenesti, o nostro santo,
di scacciare le pestilenze.

O piissimo Re, Cristo,
a Te e al Padre sia gloria,
con lo Spirito Paraclito,
così ora come per sempre. Amen.

Inno per i Primi Vespri di San Rocco
dall'antica Ufficiatura Propria di Montpellier

Previo quisquis comes ire Cristo
gestit argenti posita gravantis,
sorcina gressu terat irretorto
arcta viarum.

llla vox Rochi teneras ut aures
impulit ruptis tot opum catenis:
quos Deus pressit, premit usque forti
impete calles.

Occupant coelum pia vota, gemmam
hanc sibi fundis emit abdicates:
pauperis Christi potiore probro,
stemmata mutat.

Exteras sed quid petit hospes oras?
Consciam mirae pietatis Urbem,
ocius linquit, fugiens sequacis,
praemia famae.

Veste mentitur genus obsoletum;
divitem nuper, Dominamque dextram,
splendide vilis famulus levandis
dedicat aegris.

Laus Deo jugis sit ubique Trino:
cujus affiatus, simul ac potente,
cor inardescit, fuggitiva sordent
gaudia mundi. Amen.

INNO
Chi vuol seguire Cristo
si liberi dei beni terreni,
e si avvii con passo fermo
per il sentiero stretto.

A queste parole il giovane Rocco
rompe le catene con le cose del mondo:
la via del Dio-Uomo
egli si sforza di seguire.

Ciò che desidera sono le cose del Cielo, i preziosi
son questi, acquisiti rinunciando ai beni terreni:
lo scandalo del Cristo
invece delle ricchezze del mondo.

Perché se ne va per terre straniere?
Vuol lasciare la città dove la sua virtù è troppo nota,
fuggire la reputazione e gli elogi
che lo rendono famoso anche se non lo vuole.

Vuole essere considerato l'ultimo degli uomini;
nato ricco e riverito,
si gloria d'abbassarsi a servire gli ultimi,
di dedicarsi a curare i malati.

Gloria eterna sia a Dio Uno e Trino:
come, del suo potente Spirito, infiamma un cuore,
questo subito disdegna
le fuggenti cose del mondo. Amen.

1° antifona Lodate il nostro Dio, voi tutti, suoi santi.

Salmo 112
Lodate, servi del Signore, *
lodate il nome del Signore.
Sia benedetto il nome del Signore, *
ora e sempre.

Dal sorgere del sole al suo tramonto *
sia lodato il nome del Signore.
Su tutti i popoli eccelso è il Signore, *
più alta dei cieli è la sua gloria.

Chi è pari al Signore nostro Dio
che siede nell'alto *
e si china a guardare nei cieli
e sulla terra?

Solleva l'indigente dalla polvere, *
dall'immondizia rialza il povero,
per farlo sedere tra i principi, *
tra i principi del suo popolo.

Fa abitare la sterile nella sua casa *
quale madre gioiosa di figli.

1° antifona Lodate il nostro Dio, voi tutti, suoi santi.

2° antifona Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati.

Salmo 145
Loda il Signore anima mia: +
loderò il Signore per tutta la mia vita,*
finché vivo canterò inni al mio Dio.

Non confidate nei potenti, *
in un uomo che non può salvare.
Esala lo spirito e ritorna alla terra; *
in quel giorno svaniscono
tutti i suoi disegni.

Beato chi ha per aiuto il Dio di Giacobbe, *
chi spera nel Signore suo Dio,
creatore del cielo e della terra, *
del mare e di quanto contiene.

gli è fedele per sempre, +
rende giustizia agli oppressi, *
da il pane agli affamati.

Il Signore libera i prigionieri, *
il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto, *
il Signore ama i giusti,

il Signore protegge lo straniero, +
egli sostiene l'orfano e la vedova,*
ma sconvolge le vie degli empi.

Il Signore regna per sempre, *
il tuo Dio, o Sion, per ogni generazione.

2° antifona Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati.

3° antifona Sia benedetto Dio ! Ci ha scelti per essere santi e irreprensibili nell'amore.

Cantico (Ef 1,3-10)
Benedetto sìa Dio, *
Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
che ci ha benedetti *
con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo.

In lui ci ha scelti *
prima della creazione del mondo,
per trovarci al suo cospetto, *
santi e immacolati nell'amore.

Ci ha predestinati *
a essere suoi figli adottivi
per opera di Gesù Cristo, *
secondo il beneplacito del suo volere,

a lode e gloria della sua grazia, *
che ci ha dato nel suo Figlio diletto.

In lui abbiamo la redenzione
mediante il suo sangue, *
la remissione dei peccati
secondo la ricchezza della sua grazia.

Dio l'ha abbondantemente
riversata su di noi *
con ogni sapienza e intelligenza,
poiché egli ci ha fatto conoscere *
il mistero del suo volere,

il disegno di ricapitolare in Cristo tutte le cose *
quelle del cielo come quelle della terra.

Nella sua benevolenza
lo aveva in lui prestabilito *
per realizzarlo nella pienezza dei tempi.

3° antifona Sia benedetto Dio ! Ci ha scelti per essere santi e irreprensibili nell'amore.

LETTURA BREVE Ger 17, 7-10 Benedetto l'uomo che confida nel Signore e il Signore è sua fiducia. Egli è come un albero piantato lungo l'acqua, verso la corrente stende le radici; non teme quando viene il caldo, le sue foglie rimangono verdi; nell'anno della siccità non intristisce, non smette di produrre i suoi frutti. Più fallace di ogni altra cosa è il cuore e difficilmente guaribile; chi lo può conoscere? Io, il Signore, scruto i la niente e saggio i cuori, per rendere a ciascuno secondo la sua condotta, secondo il frutto delle sue azioni.

Responsorio breve
Il Signore l'ha amato * e l'ha colmato di onore.
Il Signore l'ha amato e l'ha colmato di onore.
L'ha rivestito di gloria
e l'ha colmato di onore.
Gloria al Padre e al Figlio, e allo Spirito Santo.
Signore l'ha amato e l'ha colmato di onore.

Ant. al Magn.
Chi ama i poveri sarà beato. Chi crede nel Signore li accoglie nel suo nome.

Invocazioni Supplichiamo Dio Padre, sorgente di ogni santità, perché con l'esempio e l'aiuto dei santi ci conceda di vivere in conformità con il nostro battesimo. Diciamo insieme: Rendici santi, Signore, perché tu sei santo.

Padre santo, tu vuoi che ci chiamiamo e siamo realmente tuoi figli,
- fa' che la Chiesa ti glorifichi su tutta la terra con la luce della sua santità.

Padre santo, che ci inviti a camminare in maniera degna della nostra vocazione,
per piacere a te in ogni cosa,
- fa' che portiamo frutti abbondanti di opere buone.

Padre santo, che ci hai riconciliati in Cristo,
- custodisci quanti credono nel tuo nome, perché formino una cosa sola con te.

Padre santo, che ci vuoi commensali al banchetto del cielo,
- donaci di crescere nella carità alla mensa del tuo Corpo e della tua parola.

Padre santo, ammetti i nostri fratelli defunti contemplazione del tuo volto,
- rendi anche noi degni della tua gloria.

Padre nostro ...

Orazione Il tuo amore, o Padre, accompagni sempre la Chiesa ancora pellegrina sulle strade del mondo, perché, sull'esempio di San Rocco, possa portare i frutti di una carità operosa al servizio dei poveri e dei sofferenti. Per il nostro Signore.

Ufficio delle letture

INNO (dal Comune dei Santi)

Uniamoci, o fratelli,
con cuore puro e ardente
alla lode festosa
della Chiesa di Cristo.

In questo giorno santo
la carità divina
congiunge san Rocco
al regno dei beati.

La fiamma dello Spirito
ha impresso nel suo cuore
il sigillo indelebile
dell'amore di Dio.

Egli è modello e guida
a coloro che servono
le membra sofferenti
del corpo del Signore.

Dolce amico dei poveri,
intercedi per noi;
sostieni i nostri passi
nella via dell'Amore.

A te sia lode, o Cristo,
immagine del Padre,
che sveli nei tuoi santi
la forza dello Spìrito. Amen.

1° antifona Ti ha chiesto la vita, Signore: e tu gli hai dato splendore e bellezza.

Salmo 20,2-8.14
Signore, il re gioisce della tua potenza, *
quanto esulta per la tua salvezza!

Hai soddisfatto il desiderio del suo cuore, *
non hai respinto il voto delle sue labbra.
Gli vieni incontro con larghe benedizioni; *
gli poni sul capo una corona di oro fino.

Vita ti ha chiesto, a lui l'hai concessa, *
lunghi giorni in eterno, senza fine.

Grande è la sua gloria per la tua salvezza, *
lo avvolgi di maestà e di onore;
lo fai oggetto di benedizione per sempre, *
lo inondi di gioia dinanzi al tuo volto.

Perché il re confida nel Signore: *
per la fedeltà dell'Altissimo non sarà mai scosso.

Alzati, Signore, in tutta la tua forza; *
canteremo inni alla tua potenza.

1° antifona Ti ha chiesto la vita, Signore: e tu gli hai dato splendore e bellezza.

2° antifona La strada dei giusti è come la luce: cresce dall'alba fino al pieno giorno.

Salmo 91, 2-9
E' bello dar lode al Signore *
e cantare al tuo nome, o Altissimo,
annunziare al mattino il tuo amore, *
la tua fedeltà lungo la notte,

sull'arpa a dieci corde e sulla lira, *
con canti sulla cetra.

Poiché mi rallegri, Signore,
con le tue meraviglie, *
esulto per l'opera delle tue mani.

Come sono grandi le tue opere, Signore, *
quanto profondi i tuoi pensieri !

L'uomo insensato non intende *
e lo stolto non capisce:
se i peccatori germogliano come l'erba *
e fioriscono tutti i malfattori,

li attende una rovina eterna: *
ma tu sei l'eccelso per sempre, o Signore.

2° antifona La strada dei giusti è come la luce: cresce dall'alba fino al pieno giorno.

3° antifona II giusto fiorirà come palma, crescerà come cedro del Libano.

Salmo 91,10-16
Ecco, i tuoi nemici, o Signore, +
ecco, i tuoi nemici periranno, *
saranno dispersi tutti i malfattori.

Tu mi doni la forza di un bùfalo, *
mi cospargi di olio splendente.

I miei occhi disprezzeranno i miei nemici, +
e contro gli iniqui che mi assalgono *
i miei orecchi udranno cose infauste.

Il giusto fiorirà come palma, *
crescerà come cedro del Libano;
piantati nella casa del Signore, *
fioriranno negli atri del nostro Dio.

Nella vecchiaia daranno ancora frutti, *
saranno vegeti e rigogliosi,
per annunziare quanto è retto il Signore: *
mia roccia, in lui non c'è ingiustizia.

3° antifona II giusto fiorirà come palma, crescerà come cedro del Libano.

Il Signore conduce il giusto per un buon sentiero,
gli rivela il Regno di Dio.

PRIMA LETTURA Dalla Lettera di San Paolo, apostolo, ai Romani (12,1-21)

Vi esorto, fratelli, per la misericordia di Dìo, ad offrire i vostri corpi come sacrifìcio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto. Per la grazia che mi è stata concessa, io dico a ciascuno di voi: non valutatevi più di quanto è conveniente valutarsi, ma valutatevi in maniera da avere di voi una giusta valutazione, ciascuno secondo la misura di fede che Dio gli ha dato. Poiché, come in un solo corpo abbiamo molte membra e queste membra non hanno tutte la medesima funzione, cosi anche noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo e ciascuno per la sua parte siamo membra gli uni degli altri. Abbiamo pertanto doni diversi secondo la grazia data a ciascuno di noi. Chi ha il dono della profezia la eserciti secondo la misura della fede; chi ha un ministero attenda al ministero; chi l'insegnamento, all'insegnamento; chi l'esortazione, all'esortazione. Chi da, Io faccia con semplicità; chi presiede, lo faccia con diligenza; chi fa opere di misericordia, le compia con gioia.

La carità non abbia finzioni: fuggite il male con orrore, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda. Non siate pigri nello zelo; siate invece ferventi nello spirito, servite il Signore. Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseve-ranti nella preghiera, solleciti per le necessità dei fratelli, premurosi nell'ospitalità. Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite. Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto. Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non aspirate a cose troppo alte, piegatevi invece a quelle umili. Non fatevi un'idea troppo alta di voi stessi.

Non rendete a nessuno male per male. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini. Se possibile, per quanto questo dipende da voi, vivete in pace con tutti. Non fatevi giustizia da voi stessi, carissimi, ma lasciate fare all'ira divina. Sta scritto infatti: A me la vendetta, sono io che ricambierò, dice il Signore. Al contrario, se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere: facendo questo, infatti, ammasserai carboni ardenti sopra il suo capo. Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male.


Responsorio (Rm 12,2; Ef 4, 23-24)
Trasformatevi, rinnovate la vostra mente,
* per discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.
Rinnovatevi nello spirito della vostra mente, rivestite l'uomo nuovo
per discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.

Oppure: PRIMA LETTURA Dalla prima lettera di san giovanni Apostolo 1Gv, 4, 7-2

Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. In questo si è manifestato l'amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui. In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati. Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l'amore di lui è perfetto in noi. Da questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha fatto dono del suo Spirito. E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo. Chiunque riconosce che Gesù è il Figlio di Dio, Dio dimora in lui ed egli in Dio. Noi abbiamo riconosciuto e creduto all'amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui. Per questo l'amore ha raggiunto in noi la sua perfezione, perché abbiamo fiducia nel giorno del giudizio; perché come è lui, così siamo anche noi, in questo mondo. Nell'amore non c'è timore, al contrario l'amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell'amore. Noi amiamo, perché egli ci ha amati per primo. Se uno dicesse: «Io amo Dio», e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. Questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche il suo fratello.

RESPONSORIO
Questo è amare Dio: osservare i suoi comandamenti; * e il suo comandamento non è gravoso.
Nulla è più dolce di aderire ai comandamenti di Dio.
e il suo comandamento non è gravoso.

SECONDA LETTURA Dai Discorsi di san Giovanni Crisostomo, vescovo
(2° Discorso su Lazzaro, 1.6: PG 48, 981.992; trad. M, Pellegrino. Ricchezza e povertà. Roma 1947)
Il vero concetto di ricchezza e povertà
Abbiamo visto Lazzaro nell'atrio del ricco: guardatelo ora nel seno d'Abramo. Lo vedeste circondato dai cani che gli leccavano le piaghe: guardatelo scortato da schiere d'angeli: lo vedeste allora nella povertà: guardatelo ora nell'opulenza; lo vedeste nella fame: guardatelo ora nell'ab-bondanza d'ogni bene; lo vedeste combattente: guardatelo coronato; vedeste i travagli, guardate le ricompense, voi tutti, ricchi e poveri: voi ricchi, perché non crediate che sia gran cosa la ricchezza scompagnata dalla virtù; voi poveri, perché non crediate che la povertà sia un male. Agli uni e agli altri Lazzaro si presenta come maestro.

Impariamo da lui a non ritenere felici i ricchi e infelici i poveri. Anzi, se vogliamo dire il vero, ricco non è chi è circondato da molte cose, ma chi non ha bisogno di molte cose; né povero è chi nulla possiede, ma chi molto brama: questo, credete, è il vero concetto di ricchezza e povertà. Se dunque vedi uno che desidera molto, credi che quegli è più povero di tutti, anche se avesse le ricchezze di tutti; se invece vedi uno che non ha bisogno di molto, ritieni pure che quello è il più ricco di tutti, anche se non possedesse nulla. Noi usiamo giudicare la povertà e la ricchezza non dalla quantità di ciò che si possiede, ma dalla disposizione dell'animo. Certo, non diremo che sia sano uno che ha sempre sete, anche se nuota nell'abbondanza, se è adagiato presso fiumi e fonti. A che prò infatti quell'abbondanza d'acqua, quando non può spegnere la sete che lo tormenta?

Così dobbiamo fare con i ricchi: quelli che sempre bramano, come assetati, i beni altrui, non pensiamo punto che siano sani e che godano dell'abbondanza. Poiché chi non riesce ad acquietare le sue brame, possedesse anche le sostanze di tutti, come potrà mai trovarsi nell'opulenza? Coloro invece che si accontentano di ciò che hanno e sono paghi della loro condizione e non guardano intorno alla roba d'altri, fossero anche più poveri di tutti, è giusto considerarli più ricchi di tutti. Sì: chi non abbisogna delle cose altrui, ma è soddisfatto del suo stato, e più ricco di tutti. Se è possibile, ri¬cordatevi di tutte queste cose; ma se tutto non potete, soprattutto ricordatevi sempre di questa verità: che il non far parte delle proprie sostanze è ruba-re ai poveri, è spogliarli del loro sostentamento; e che quanto possediamo non appartiene a noi, ma a loro.

Con tali disposizioni d'animo, profonderemo generosamente il nostro denaro, nutriremo quaggiù Cristo affamato, metteremo in serbo nell'altra vita un'abbondante ricchezza, e potremo conseguire i beni futuri, per la grazia e la benignità del Signore nostro Gesù Cristo, al quale col Padre e insieme allo Spirito Santo è gloria, onore, potenza, ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.


RESPONSORIO Cfr. 1 Cor 9. 19.22; Gb 29, 15-16
Libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti, debole con i deboli.
* Mi sono fatto tutto a tutti, per salvare a ogni costo qualcuno.
Ero occhio per il cieco, e piede per lo zoppo; padre io ero per i poveri.
Mi sono fatto tutto a tutti, per salvare a ogni costo qualcuno.

ORAZIONE Il tuo amore, o Padre, accompagni sempre la Chiesa ancora pellegrina sulle strade del mondo, perché, sull'esempio di San Rocco, possa portare i frutti di una carità operosa al servizio dei poveri e dei sofferenti. Per il nostro Signore.

Inno per le Lodi di San Rocco

dall'antica Ufficiatura Propria di Montpellier

Nunc, o magnanimos, id pietas jubet,
Christi sancte pugil,
pectoris impetus nunc effunde:
benignam festina mìseris opem.

Te res ipsa vocant: respice febrium,
orbi tetra cohors incubat Italo
et mors depopulatrix
orbat civibus oppida.

Accurris trepidus: funeribus domos
foetas ingrederis, sistere quàm velis
ardens publica martyr fato fata vicario.

Pestem sedulitas corporibus fugat,
pestem mox animis bis medicus fugas;
duplex haec medicina quot praedas rapit inferis.

Quae cessit totiès imperio lues
in te versa, Deo sic placitum furit:
explorante camino
sic aurum probat artifex.

Qui cunctis pater est, gloria sit Patri,
aegros qui deficit, gloria Filio:
et quo cuncta vigescunt
par sit gloria Flamini. Amen.

Segui ancora, così richiede la carità,
o santo atleta dì Cristo,
il comandamento del cuore:
i miseri attendono impazienti le tue cure.

Questo reclamano: il contagio avanza,
una febbre fatale distrugge l'Italia
e la morte spopola le più importanti città.

Tu accorri trepidante: ogni casa ha morti
che non hai potuto salvare,
oh caritatevole martire,
morendo al loro posto.

Le tue cure guariscono la peste corporale,
e sono rimedio alla morte delle anime;
questa doppia medicina
recupera alla vita i destinati all'oltretomba.

Il flagello che dinnanzi a te cessava
ora ti attacca ma è Dio che lo permette:
così l'Artefice Eterno raffina l'oro nel crogiuolo.

Gloria al Padre, padre di noi tutti,
gloria al Figlio, che ci guarisce dal male:
e uguale gloria sia
allo Spirito Santo nostra Forza. Amen.

LODI

INNO
Ave Roche beate,
Illustris vita et sanguine,
Qui de materno sinu
Crucem portasti in latere.

Hoc signum tamen Deus
Tibi dedit ut esses
Patronus dirae pestis
Cum Ipse orbem puniat.

Nam hoc salutis signo
Ducto tua sola manu
Omnes sanasti infirmos
Laetalis tactos vulnere.

Nec solum dum vixisti
Luem fugasti ab omnibus
Sed regnans nunc in coelis
Te invocantes adiuvas.

Cum ergo sis Patronus
Saevae contagionis
Defende nos a malis
Tam animae quam corporis. Amen.

1° antifona A voi, o santi, gloria del Signore, a voi l'onore dal suo popolo.
2° antifona Servi del Signore, benedite il Signore in eterno!
3° antifona Esultano i santi nella gloria, nella casa di Dio cantano di gioia.

Lettura breve Fil 3, 7-8 Quello che poteva essere per me un guadagno, l'ho considerato una perdita a motivo di Cristo. Anzi, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo

RESPONSORIO BREVE
Il cuore dei Santi * nella legge di Dio.
Il cuore dei Santi nella legge di Dio.
Diritto e sicuro è il loro cammino.
nella legge di Dio.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito santo.
Il cuore dei Santi nella legge di Dio.

Ant. al Ben. Chi ama i poveri, sarà beato. Chi crede nel Signore, li accoglie nel suo nome.

INVOCAZIONI Innalziamo la nostra lode e il nostro ringraziamento a Cristo Signore, che ha dato se stesso in riscatto per tutti, dicendo: Noi ti lodiamo e ti benediciamo, Signore.

Cristo, che ti sei degnato di manifestare la tua misericordia e il tuo amore nei tuoi santi,
- fa' che, avendo sperimentato la tua misericordia,
nutriamo gli uni verso gli altri vicendevole amore.

Cristo, che ci hai chiamato alla tua sequela,
- fa' che, cresciamo nella carità in opere e verità.

Cristo, che hai detto:
Quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli l'avete fatto a me,
- accresci la nostra fede affinchè ti sappiamo ri¬conoscere nei poveri e nei sofferenti.

Cristo, che sei venuto non per essere servito ma per servire,
- sostieni la nostra volontà nel generoso servizio dei fratelli.

Cristo, che ci chiami ad assistere i malati e i moribondi,
- fa' che siamo trovati fedeli dispensatori della tua parola e del tuo amore.

Padre nostro.

ORAZIONE Il tuo amore, o Padre, accompagni sempre la Chiesa ancora pellegrina sulle strade del mondo, perché, sull'esempio di San Rocco, possa portare i frutti di una carità operosa al servizio dei poveri e dei sofferenti. Per il nostro Signore.

ORA MEDIA

INNO
Celebriamo l'eterno trionfo
di san Rocco che umile e forte,
attraverso i travagli del mondo
ha raggiunto la gioia del cielo.

Distaccato dai beni caduchi.
sempre volto ai valori supremi,
le lusinghe e le insidie disprezza
dei fallaci splendori mondani.

Del potere l'emblema depone,
la patria terrena abbandona
senza onori diviene straniero
pellegrino alla casa di Dio.

Riconosce nei miseri Cristo,
presta loro le cure pietose,
con chi soffre anche lui sofferente
per sanare lo spirito e il corpo.

Gloria e onore al Padre nei cieli
che col Figlio e lo Spirito Santo,
con sapienza ed amore conduce
tutto il mondo al supremo destino. Amen.

TERZA Ant. Lasciò il prestigio caduco di questo mondo,
per possedere per sempre il regno dei cieli.

SALMO 119 Desiderio della pace minacciata dai malvagi
Egli è la nostra pace … venuto ad annunziare la pace ai lontani e ai vicini (cfr. Ef 2, 14. 17. 16).

Nella mia angoscia ho gridato al Signore *
ed egli mi ha risposto.

Signore, libera la mia vita
dalle labbra di menzogna, *
dalla lingua ingannatrice.

Che ti posso dare, come ripagarti, *
lingua ingannatrice?
Frecce acute di un prode, *
con carboni di ginepro.

Me infelice: abito straniero in Mosoch, *
dimoro fra le tende di Kedar!
Troppo io ho dimorato *
con chi detesta la pace.

Io sono per la pace, *
ma quando ne parlo, essi vogliono la guerra.

SALMO 120 Il custode di Israele
Non avranno più fame, né avranno più sete, né li colpirà il sole, né arsura di sorta (Ap 7, 16).

Alzo gli occhi verso i monti: *
da dove mi verrà l'aiuto?
Il mio aiuto viene dal Signore, *
che ha fatto cielo e terra.

Non lascerà vacillare il tuo piede, *
non si addormenterà il tuo custode.
Non si addormenterà, non prende sonno, *
il custode d'Israele.

Il Signore è il tuo custode, †
il Signore è come ombra che ti copre, *
e sta alla tua destra.

Di giorno non ti colpirà il sole, *
né la luna di notte.
Il Signore ti proteggerà da ogni male, *
egli proteggerà la tua vita.

Il Signore veglierà su di te,
quando esci e quando entri, *
da ora e per sempre.

SALMO 121 Saluto alla città santa di Gerusalemme
Voi vi siete accostati al monte Sion e alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste (Eb 12, 22).

Quale gioia, quando mi dissero: *
«Andremo alla casa del Signore».
E ora i nostri piedi si fermano *
alle tue porte, Gerusalemme!

Gerusalemme è costruita *
come città salda e compatta.

Là salgono insieme le tribù, le tribù del Signore, †
secondo la legge di Israele, *
per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i seggi del giudizio, *
i seggi della casa di Davide.

Domandate pace per Gerusalemme: *
sia pace a coloro che ti amano,
sia pace sulle tue mura, *
sicurezza nei tuoi baluardi.

Per i miei fratelli e i miei amici *
io dirò: «Su di te sia pace!».
Per la casa del Signore nostro Dio, *
chiederò per te il bene.

TERZA Ant. Lasciò il prestigio caduco di questo mondo,
per possedere per sempre il regno dei cieli.

Alle altre ore salmodia complementare

SESTA Ant. Ha agito con risolutezza e il suo cuore fu ripieno di vigore,
perché ha amato la castità.

NONA Ant. La mano del Signore é la tua forza: sarai benedetto in eterno.

TERZA Lettura Breve Ap 21, 2-3. 22. 27 Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente che usciva dal trono: Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il "Dio-con-loro" (Lv 26, 11; Ez 37, 27). Non vidi alcun tempio in essa perché il Signore Dio, l'Onnipotente, e l'Agnello sono il suo tempio. Non entrerà in essa nulla d'impuro (Is 52, 1), né chi commette abominio o falsità, ma solo quelli che sono scritti nel libro della vita dell'Agnello.

Amo, Signore, la casa dove tu dimori,
il luogo dove abita la tua gloria.

SESTA Lettura Breve 2 Cor 1, 3-5 Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra tribolazione perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio. Infatti, come abbondano le sofferenze di Cristo in noi, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione.

Rallegratevi, esultate, santi di Dio:
grande è la vostra ricompensa nei cieli.

NONA Lettura Breve Gc 3, 17-18 La sapienza che viene dall'alto è anzitutto pura; poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, senza parzialità, senza ipocrisia. Un frutto di giustizia viene seminato nella pace per coloro che fanno opera di pace.

Cantate inni al Signore, suoi fedeli,
rendete grazie al suo santo nome.

ORAZIONE Il tuo amore, o Padre, accompagni sempre la Chiesa ancora pellegrina sulle strade del mondo, perché, sull'esempio di San Rocco, possa portare i frutti di una carità operosa al servizio dei poveri e dei sofferenti. Per il nostro Signore.

VESPRI
Inno per i Secondi Vespri di San Rocco
dall'antica Ufficiatura Propria di Montpellier

Sat tuis dudùm peregrina tellus
utitur donis, patriam revise:
te manent illlc, cupide quod ambis,
vincula, funus.

Excipit carcer reducem profunda,
nox placet, coeci placet horror antri:
qui Deo fixum vetat ulla pectus
turbet imago.

Quinquiès annus redit actus omne
victimam lustrat genus hic dolorum,
dum Deo dignam pia mors beatis,
coetibus addat.

Hujus ad nomen fera mors in ictus
prona suspendit gladium furores,
irritos ponit gravis aestuosis
febribus aer.

Gallicis per te mala parcat oris,
Roche, contages simul et tuorum
peste defendas graviùs nocente
còrda clientum.

Somma laus summo sit ubique Patri,
summa laus summo sit ubique Nato;
cultus et compar tibi sit per omne,
Spiritus, aevum. Amen.

Per la presenza e il bene che hai fatto
gioirà a lungo una terra straniera:
tu invece, sulla via del ritorno
troverai carcere e morte.

Subito imprigionato,
l'oscurità dell'antro è utile:
nel rivolgere a Dio il tuo sguardo
nulla più ti distrae.

Cinque anni di prove
purificano, nel dolore, la vittima,
finché, resa degna di Dio con una morte pia,
è associata all'assemblea dei santi.

Invocando il tuo nome
la morte ferma la sua spada,
ed allontana le sue febbri
l'aria ammorbata.

Proteggi la tua nazione dai contagi,
o Rocco, e soprattutto
difendi dagli ancor più nocivi mali dell'anima
coloro che ti invocano.

Alta lode sia al Padre onnipotente,
alta lode sia al Figlio suo unigenito;
uguale adorazione sia ovunque resa
a te, Spirito Santo, in eterno. Amen.

1° antifona Messo alla prova fu trovato perfetto, onore a lui per sempre.

Salmo 14
Signore, chi abiterà nella tua tenda? *
Chi dimorerà sul tuo santo monte?
Colui che cammina senza colpa, *
agisce con giustizia e parla lealmente,

non dice calunnia con la lingua, +
non fa danno al suo prossimo *
e non lancia insulto al suo vicino.

Ai suoi occhi è spregevole il malvagio, *
ma onora chi teme il Signore.

Anche se giura a suo danno, non cambia; +
presta denaro senza fare usura, *
e non accetta doni contro l'innocente.

Colui che agisce in questo modo *
resterà saldo per sempre.

1° antifona Messo alla prova fu trovato perfetto, onore a lui per sempre.

2° antifona Per gli amici di Dio grazia e misericordia: egli protegge i suoi santi.

Salmo 111
Beato l'uomo che teme il Signore *
e trova grande gioia nei suoi comandamenti.
Potente sulla terra sarà la sua stirpe, *
la discendenza dei giusti sarà benedetta.

Onore e ricchezza nella sua casa, *
la sua giustìzia rimane per sempre.

Spunta nelle tenebre come luce per i giusti, *
buono, misericordioso e giusto.
Felice l'uomo pietoso che da in prestito, *
amministra i suoi beni con giustizia.

Egli non vacillerà in eterno: *
il giusto sarà sempre ricordato.

Non temerà annunzio di sventura, *
saldo è il suo cuore, confida nel Signore.
Sicuro è il suo cuore, non teme, *
finché trionferà dei suoi nemici.

Egli dona largamente ai poveri, +
la sua giustizia rimane per sempre, *
la sua potenza s'innalza nella gloria.

L'empio vede e si adira, +
digrigna i denti e si consuma *
ma il desiderio degli empi fallisce.

2° antifona Per gli amici di Dio grazia e misericordia: egli protegge i suoi santi.

3° antifona Un canto nuovo cantavano i santi davanti a Dio e all'Agnello:
il loro inno risuonava sulla terra.

Cantico (Ap. 15,3-4)
Grandi e mirabili sono le tue opere, +
o Signore Dio onnipotente; *
giuste e veraci le tue vie, o Re delle genti!

Chi non temerà il tuo nome, +
chi non ti glorificherà o Signore? *
Tu solo sei santo!

Tutte le genti verranno a te, Signore, +
davanti a te si prostreranno, *
perché i tuoi giusti giudizi si sono manifestati.

3° antifona Un canto nuovo cantavano i santi davanti a Dio e all'Agnello:
il loro inno risuonava sulla terra.

Lettura breve Rom. 8, 8, 28-30 Noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all'immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati.

RESPONSORIO BREVE
Il Signore è buono * e ama la giustizia.
Il Signore è buono e ama la giustizia.
Guarda i buoni con amore
e ama la giustizia.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito santo.
Il Signore è buono e ama la giustizia.

Ant. al Magn. Si fece povero e forestiero ed ebbe in eredità la dimora celeste.

INTERCESSIONI Preghiamo Dio Padre perché ci faccia partecipi del gaudio eterno, dicendo:
Concedi a noi, o Padre, i frutti della risurrezione di Cristo.

Ti preghiamo per tutti i cristiani, affinchè perseverino nella fede
- e siano fortificati dal tuo Spirito di amore.

Sostieni il Papa e i Vescovi perché siano fedeli e coraggiosi ministri del Vangelo,
zelanti nel procurare il bene degli sofferenti
- e, come collaboratori del mistero della salvezza, indichino che l'uomo è figlio di Dio, creato per il cielo.

Conferma nei malati la tua grazia e il tuo amore
- e fa' che trovino carità e giustizia in coloro che li assistono.

Concedi a tutti gli uomini di godere nella pace i frutti del loro lavoro
- e di ricevere da te il premio delle loro buone opere.

Apri le braccia della tua misericordia ai moribondi e ai defunti
- trasfigura il loro corpo a immagine del corpo glorioso di Cristo.

Padre nostro.

ORAZIONE Il tuo amore, o Padre, accompagni sempre la Chiesa ancora pellegrina sulle strade del mondo, perché, sull'esempio di San Rocco, possa portare i frutti di una carità operosa al servizio dei poveri e dei sofferenti. Per il nostro Signore.
Celebrazione Eucaristica
presieduta da
S. E. Rev. ma
Mons. Arturo Aiello

SOLENNITÀ DELL’ASSUNZIONE DI MARIA AL CIELO
Primi Vespri
Santuario dei Lattani Roccamonfina,
14 agosto 2010 ~


Saluto iniziale

Carissimi sacerdoti e diaconi, carissimi fratelli e sorelle,
dopo un breve pellegrinaggio nella notte, giungiamo a questa Eucarestia, preludio della Solennità di domani e preludio di ciò che ci attende alla fine dei tempi, oltre questa valle di lacrime, attraversando la quale invochiamo la Madonna come dolcezza, speranza nostra. Torniamo qui ancora nell’eco della Peregrinatio - tra l’altro, nell’ultimo giorno utile per ricevere il dono dell’indulgenza plenaria - e ci disponiamo a celebrare con gioia i Santi Misteri. Chiniamo il capo, confessiamo le nostre colpe, affidiamoci senza falsi pudori alla misericordia di Dio.

LETTURE
Ap 11, 19a; 12, 1-6a. 10ab
1 Cor 15, 20-27a
Lc 1, 39-56

Omelia

Carissimi fratelli e sorelle,
per chi ci avesse guardati da lontano o dall’alto, mentre venivamo in pellegrinaggio recitando il Rosario nella notte, saremmo apparsi come un gruppo di irriducibili, un piccolo stuolo di non rassegnati, di persone che ancora cercano, che ritengono la loro vita preziosa in tutti i suoi aspetti.

La Solennità dell’Assunzione di Maria al Cielo ci dà la possibilità di guardare all’uomo redento, all’uomo salvato in tutti i suoi aspetti, senza che nulla vada perduto; come per i pezzi di pani sbocconcellati, avanzati alle varie moltiplicazioni dei pani, anche della storia di ogni uomo, anche per i corpi si dice: Raccogliete i pezzi avanzati perché nulla vada perduto. Penso in questo momento ai corpi martoriati che giacciono in fondo al mare, senza sepoltura: Andiamo a raccoglierli (ci pensano gli angeli). Penso a corpi dilaniati dalle bombe e da altri esplosivi, da atti di violenza, cementati in piloni nei cantieri gestiti dalla mafia: corpi di cui sembra non esserci più traccia. Penso ai corpi di quei figli che le madri sudamericane cercavano, protestando nelle piazze fino a pochi anni fa: Dove sono? Che ne è? E se parlo di quei corpi che sembrano annientati, di cui non c’è neanche una lapide su cui piangere, tanto più valga per i corpi dei nostri defunti e per i nostri corpi, quelli con i quali siamo saliti ansimanti per il canto, la salita e la recita del Rosario.

Che ne sarà del mio corpo, del tuo corpo? Cos’è questo corpo al maschile, al femminile? Per tre quarti è costituito dall’acqua, ma quando vediamo il nostro corpo trasformato in formula chimica, non ci rassegniamo che sia per tre quarti di H2O e poi di altri elementi che possano trovarsi in questa o in quella percentuale.

Il corpo di mia madre, il corpo della persona che ami, i corpi dei tuoi figli, il corpo dei tuoi amici, i corpi dei santi valgono molto di più. Siamo nel nostro corpo, ma il corpo non è solo una base di lancio: appartiene alla nostra storia in una maniera indissolubile, in un matrimonio, in un connubio che niente e nessuno potrà mai separare. Il nostro corpo è per l’eternità come la nostra anima.

Questo annuncio ci viene dato stanotte. Ecco perché vi dicevo che potevamo essere indicati come un drappello di irriducibili che non si rassegnano alla morte, che non si rassegnano alla malattia, che non si rassegnano alla violenza, ma che non si rassegnano neanche agli estetismi che pure umiliano il corpo e che sembrano esaltarlo, che non si rassegnano a corpi macerati dal dolore negli ospedali, che non si rassegnano ai corpi che sono segnati, a volte fin dall’infanzia, dalla violenza, a corpi senza carezze e senza dolcezza. Questi corpi, i nostri corpi, sono per la gloria.

Nell’Assunzione di Maria la Chiesa ha letto da sempre la Pasqua di Maria, cioè si realizza in Lei ciò che è già accaduto in Gesù morto, risorto e asceso al cielo. Dunque, questi due corpi presenti nella gloria, uno al maschile e uno al femminile, ci assicurano come pegno, come primizia, come testa di ponte, che sarà così anche per noi. Ciascuno di noi è chiamato a guardare l’altro e ad utilizzare il corpo per la gloria.

Abbiamo ascoltato, nel brano della Visitazione, la fisicità di Maria, di Elisabetta: il suono della voce, gli occhi, lo sguardo, il canto, l’abbraccio, il Magnificat… Tutto questo sarebbe stato impossibile senza la mediazione – essenziale per noi – che è il nostro corpo e che da mediazione – permettetemi questo assurdo – da mezzo di santificazione diventa anche fine di santificazione. Allora mi va di ripetervi che non è vero che la Chiesa – e la nostra fede – umilia i corpi. La Chiesa, prima di ogni altro, ha venerato i corpi dei santi: le reliquie non sono che l’espressione di questa devozione per ciò che rimane di un corpo e che sembra del tutto insignificante. Eppure si fanno pellegrinaggi di chilometri e chilometri, di giorni e giorni, per venerare i resti del corpo di un apostolo vissuto duemila anni fa: segno di un rispetto, segno di una venerazione, segno di una visione alta, grande, luminosa della fisicità. Ed è solo a partire da questa visione, cioè di corpi lanciati verso le stelle, che nasce un’esigenza etica. Non sono gli imperativi morali di per sé a dire della grandezza del corpo, ma è la grandezza del corpo, dell’uomo in tutti i suoi aspetti, che chiede che questo lenzuolo di carne sia venerato, baciato, rispettato, incensato (come avviene nella Liturgia), profumato e guardato con venerazione; come veneriamo le piaghe del Redentore, così veneriamo le piaghe nel corpo della Chiesa, le piaghe nel corpo dei cristiani, siano esse piaghe fisiche ma anche piaghe più nascoste e che pur fanno sorgere il grido del dolore, il grido del “perché”. Un giorno, tutti i “perché” che ci siamo posti, guardando le nostre sofferenze e quelle dei nostri cari, si scioglieranno in un canto, in un alleluia, perché capiremo che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi – e sempre stando con San Paolo – perché mentre l’uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore cresce di giorno in giorno, e non per dire che si sfalda l’aspetto epidermico, esterno, fisico, perché l’anima possa progredire, ma perché lo sfaldamento e la glorificazione sono intimamente collegati. Dobbiamo uscire dalla Solennità dell’Assunzione di Maria con un sogno grande su di noi, sulle persone che amiamo, sui nostri corpi, sui nostri volti, sui nostri occhi, su quelle infinite possibilità che abbiamo di comunicare; cerchiamo di comunicare sempre meglio, in una maniera sempre più alta. Usciamo dalla celebrazione della Solennità di Maria assunta in cielo, sapendo che i nostri defunti vivranno con noi questa gloria: saremo vestiti a festa, saremo anche noi bellissimi come non lo siamo mai stati, neanche da giovani, neanche nel momento più luminoso della nostra adolescenza o della nostra giovinezza. E se facciamo esperienza - come ne facciamo e come ne faremo - di un corpo che va disfacendosi, è solo per puntare in alto e per credere che ciò che ci sembra sfaldarsi, va ricostruendosi altrove in una maniera più artistica, più bella, più grande. Auguri dunque.

Ci siamo incontrati nella notte perché questo drappello di irriducibili crede ancora, sogna ancora sulla materia, sogna ancora sulla carne, sogna ancora su un profilo, sogna ancora su un colore degli occhi, sogna ancora sul timbro di una voce, sogna ancora nella possibilità che il corpo possa liberarsi pienamente nella danza: dal bambino all’anziano, fino alla tomba, la nostra è una grande scuola di danza. Ovviamente i primi passi sono sempre imperfetti, pedanti e non armoniosi, ma man mano che andiamo avanti, guardiamo il nostro corpo con gli occhi del cuore per scorgere che questa danza sempre più si immedesima con la musica e la musica è la storia di Gesù, Figlio di Dio incarnato, che è venuto a salvarci nella carne, che ha sofferto nella nostra carne, è stato crocifisso e sepolto, ed è risorto il terzo giorno. Questa è la musica - non altra! - la grande sinfonia della fede. E su questa musica, con gesti sempre più perfetti e sempre più in sintonia, si muove e si muoverà la nostra danza. Quindi auguri anche per voi che avete il corpo ferito, acciaccato, limitato, con le cicatrici degli interventi chirurgici, anche per voi che siete anziani e fate fatica a respirare e avete l’asma. Auguri: i nostri corpi sono per la gloria, conserviamoli e veneriamoli, e facciamo in modo che non siano avviliti dalle nostre passioni.

Il testo, tratto direttamente dalla registrazione, non è stato rivisto dall’autore.

domenica 14 agosto 2011

15 AGOSTO
MARIA  E' ASSUNTA
NELLA GLORIA DEL CIELO


Per chi ti ama, Cristo Gesù, gli istanti sono altrettante eternità, perché tu sei l'eternità stessa; e non si contano più, quando si sa che ad ogni istante si perde l'eternità intera. E tuttavia tu dici: «Ancora un poco». Questo non è consolare, ma piuttosto offendere l'amore; è insultare le sue sofferenze, è ridere delle sue impazienze e dei suoi inammissibili eccessi. Se volete credermi, non cercherete altre cause della morte della Vergine: il suo amore era così ardente, così forte ed infuocato, che sarebbe bastato un sospiro a spezzare tutti i legami del suo corpo mortale; sarebbe bastato un rimpianto a dissolvere tutta l'armonia; sarebbe stato sufficiente che rivolgesse un desiderio al cielo, perché tutta la sua anima ne venisse trascinata. Vi ho detto, cristiani, che la sua morte è stata miracolosa, ma sono costretto a cambiare parere: la morte non è il miracolo, ma piuttosto la fine del miracolo. Il miracolo continuo era che Maria potesse vivere separata da colui che amava. Tuttavia ha vissuto, perché il disegno di Dio era che venisse conformata a Gesù Cristo crocifisso, attraverso l'insopportabile martirio di una lunga vita, tanto penosa per lei quanto necessaria per la chiesa. Ma l'amore divino regnava nel suo cuore senza nessun ostacolo, e il continuo esercizio lo faceva crescere giorno dopo giorno, finché non raggiunse una tale ampiezza e perfezione, che la terra non era più capace di contenerlo. La causa della morte di Maria fu dunque soltanto la vitalità del suo amore. (Bossuet)