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giovedì 29 novembre 2012

anno della fede

FUORI DELLA CHIESA NON C'E' SALVEZZA
Extra Ecclesiam nulla salus: un'incontestabile verità di fede, messa in discussione anche da cattolici succubi della mentalità relativista per cui tutte le religioni sarebbero buone ...
 
di Corrado Gnerre
 
 
Domanda: Sono una donna molto anziana (ho più di ottant'anni). Quando feci il catechismo ricordo che si diceva che al di fuori della Chiesa non vi è possibilità di salvezza. Ora sembra che nessuno più affermi una tal cosa. È cambiata la dottrina? Ma se è davvero cambiata, chi ci dice che ciò che si afferma oggi sia più vero rispetto a ciò che si affermava ai miei tempi? Aiutatemi a capire. (Maria Gabriella, Teramo)
Gentile Maria Gabriella, stia tranquilla. La dottrina cattolica non è affatto cambiata. Piuttosto si è da tempo diffusa, anche all'interno degli ambienti cattolici, una mentalità di tipo relativista (tutte le religioni sono buone).
L'Extra Ecclesiam nulla salus è un'incontestabile verità di fede, è lo è perché è stata continuamente ripetuta dai Padri e dal Magistero. Di esempi se ne potrebbero fare tanti. Le cito Pio XII che dice: «Ora tra le cose che la Chiesa ha sempre predicate e che non cesserà mai dall'insegnare, vi è pure questa infallibile dichiarazione che dice che non vi è salvezza fuori della Chiesa» (Lettera al Sant'Officio, dell'8/11/1949). Queste parole sono importanti perché un papa dice chiaramente che la verità dell'Extra Ecclesiam nulla salus non solo sarà sempre insegnata ma è anche una dichiarazione infallibile.
Il Beato Giovanni XXIII, il Papa del Concilio Vaticano II, dice: «(...) gli uomini possono sicuramente raggiungere la salvezza, solamente quando sono a lui [il Romano Pontefice] congiunti, poiché il Romano Pontefice è il Vicario di Cristo e rappresenta in terra la sua persona» (Omelia nel giorno della sua incoronazione, 4/11/1958). E lo stesso Concilio Vaticano II afferma: «Il santo Concilio (...) basandosi sulla sacra Scrittura e sulla Tradizione, insegna che questa Chiesa peregrinante è necessaria alla salvezza» (Lumen gentium, 14).
Poi, cara lettrice – diciamolo francamente – è un problema di logica. Se la Chiesa non fosse necessaria per la salvezza, quale sarebbe il motivo per cui Gesù ha comandato di andare fino agli estremi confini della Terra? (Mt. 16,15-16).
Rimane però una domanda: ma chi si trova senza colpa personale fuori della Chiesa, può, per questo, essere condannato? La Chiesa Cattolica da sempre (non è una novità degli ultimi tempi) ha affermato che chi si trova fuori della Chiesa senza colpa, non può, per questo, essere condannato.
S'ipotizzano due possibili "ignoranze": la cosiddetta "dotta ignoranza" e la cosiddetta "ignoranza invincibile". Per dotta ignoranza (significativa contraddizione: "dotta"/"ignoranza") s'intende quella situazione in cui non si è mai ricevuto l'annuncio cristiano, per cui si è in uno stato d'ignoranza incolpevole, ma nello stesso tempo si desidera intimamente (ecco perché si parla d'ignoranza "dotta") aderire alla Verità che purtroppo non si conosce.
Per ignoranza invincibile s'intende invece quella situazione in cui si è ricevuto l'annuncio cristiano, ma lo stato d'ignoranza è tale (invincibile appunto) che non si può superare. Il beato Papa Pio IX, un papa non certo del periodo post-conciliare, afferma nell'enciclica Singolari quidam del 17/3/1856: «(...) nella Chiesa Cattolica, per il fatto che essa conserva il vero culto, vi è il santuario inviolabile della fede stessa, e il tempio di Dio, fuori del quale, salvo la scusa di una invincibile ignoranza, non si può sperare né la vita né la salvezza».
Si presenta adesso una questione: se ci si può salvare perché senza colpa si è fuori della Chiesa Cattolica, allora viene meno il "Fuori della Chiesa non c'è salvezza"...
E invece non c'è contraddizione. Condizione necessaria per far parte della Chiesa è ricevere il battesimo. Ma non esiste solo il "battesimo-di-acqua" (quello che viene amministrato ordinariamente), esistono anche il "battesimo-di-sangue" e il "battesimo-di-desiderio". Il battesimo-di-sangue riguarda il martirio subìto senza che ancora si è ricevuto il Battesimo. Il battesimo-di-desiderio invece è quando un adulto in attesa di ricevere il battesimo dovesse morire improvvisamente.
Prendiamo in considerazione quest'ultimo tipo di battesimo. Colui o colei che si trova nella situazione della dotta ignoranza o dell'ignoranza invincibile ha un desiderio di aderire al vero Dio; è un desiderio implicito e non esplicito, ma è ugualmente un desiderio. Dunque, non è formalmente nella Chiesa, ma lo è sostanzialmente. E lo è sostanzialmente grazie a una sorta di battesimo-di-desiderio.
In questo modo viene tanto salvaguardato il principio giusto che possano salvarsi coloro che in buona fede non sono cattolici, quanto il principio dell'Extra Ecclesiam nulla salus. A proposito del desiderio implicito, Papa san Pio X, nel suo celebre Catechismo, dice: «Chi, trovandosi senza sua colpa, ossia in buona fede, fuori della Chiesa, avesse ricevuto il Battesimo, o ne avesse il desiderio almeno implicito; cercasse inoltre sinceramente la verità e compisse la volontà di Dio come meglio può; benché separato dal corpo della Chiesa, sarebbe unito all'anima di lei e quindi in via di salute».
Rimane ancora un'altra questione: qual è il criterio che il Signore utilizza per capire se un'anima desidera davvero aderire a Lui? Vi è da dire che qui c'è molta confusione. Spesso si dice: se qualcuno senza colpa non è cattolico, è bene che pratichi "bene" la propria religione. Ciò è invece sbagliato.
Se il desiderio implicito di aderire al vero Dio si deve esprimere con lo sforzo di praticare bene la propria (falsa) religione, allora ciò significherebbe che ogni religione è di per sé "via di salvezza"; e se così fosse, verrebbe meno l'esclusivismo salvifico della Redenzione di Cristo.
Piuttosto il criterio è un altro: lo sforzo riguarda non la pratica della propria religione, ma l'adesione alla legge naturale. Certamente possono salvarsi anche i musulmani, gli induisti, i buddisti... incolpevoli per il loro non essere cristiani, ma non grazie all'essere musulmani, induisti e buddisti, bensì malgrado siano musulmani, induisti, buddisti ... o quant'altro.
 
Fonte: Radici Cristiane, dicembre 2011

sabato 13 ottobre 2012

chiesa cattolica

"Nulla Salus Extra Ecclesiam". 1302-2012 bolla "Unam Sanctam" di Bonifacio VIII, 710° anniversario della Bolla sulla Chiesa





"UNAM SANCTAM Ecclesiam catholicam et ipsam apostolicam urgente fide credere cogimur et tenere, nosque hanc firmiter credimus et simpliciter confitemur, extra quam nec salus est, nec remissio peccatorum..." (DS 870")

Con queste solenni e terrbili parole inizia la bolla emanata il 18 novembre 1302 da papa Bonifacio VIII (1294 1303, al secolo Benedetto Caetani) sulla Chiesa Cattolica (e, tra l'altro, sulla supremazia del potere spirituale su quello temporale, teoria delle due spade, ecc. A sinistra la prima pagina, Archivio Vaticano)
Tra alcuni giorni quindi saranno trascorsi 710 anni dal dì della promulgazione del documento con cui il Papa tanto criticato da Dante, ribadì e rafforzò in poche parole (le prime della sua bolla) il dogma sulla salvezza all'interno della Chiesa (
fondamentale principio e una perfetta certezza): solo i battezzati nella Chiesa Cattolica possono meritare e guadagnare la salvezza dell'anima.
Il buon Bonifacio VIII, succeduto a San Celestino V, tra un Giubileo (1300) e uno schiaffo (1303), tra politica e liturgia, non aveva però le idee confuse in materia di teologia ecclesiologica.
Parimenti si pronunciò il Concilio Ecumenico di Trento (nel cui Catechismo così sintetizzò: «Quanti vogliono conseguire la salute eterna devono aderire alla Chiesa, non diversamente da coloro che, per non perire nel diluvio, entrarono nell'arca » (n. 114 Catechismo del Concilio di Trento).
Il Beato Papa Pio IX inoltre nel Sillabo pronunciò una proposizione proprio contro chi negasse il dogma della sola salvezza per tramite della Chiesa.
San Pio X, richiamando le parole della bolla e del Concilio di Trento, nel suo Catechismo così insegnò a generazioni di Cattolici: «No, fuori della Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana nessuno può salvarsi, come niuno poté salvarsi dal diluvio fuori dell'Arca di Noè, che era figura di questa Chiesa» (n. 169, Catechismo di Pio X).
Anche i padri del Concilio Ecumenico Vaticano II, ribadirono tale dottrina, si veda la Costituzione Lumen Gentium (cap. IV), e il decreto Unitatis Redintegrazio (sull'ecumenismo, cap. III).
Anche nel Catechismo della Chiesa Cattolica si difende il dogma ma con perifrasi.
 
Roberto su
tp://blog.messainlatino.it/2012/10/nulla-salus-extra-ecclesiam-1302-2012.html

Riportiamo qui di seguito alcuni brani del testo della bolla, tratto da qui dove si può trovare comleto e anche in latino

a) Per imperativo della fede noi siamo costretti a credere ed a ritenere, che vi è una sola Santa Chiesa Cattolica ed Apostolica, e noi fermamente la crediamo e professiamo con semplicità, e non c'è né salvezza né remissione dei peccati fuori di lei - come lo Sposo proclama nel Cantico: "Una sola è la mia colomba, la mia perfetta; unica alla madre sua, senza pari per la sua genitrice".
Essa rappresenta l'unico corpo mistico, il cui capo è Cristo, e (quello) di Cristo è Dio, e in esso c´è un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Una sola infatti fu l'arca di Noè al tempo del diluvio, che prefigurava l'unica Chiesa; ed era stata construita da un solo braccio, ebbe un solo timoniere e un solo comandante, ossia Noè, e noi leggiamo che fuori di essa furono sterminati tutti gli esseri esistenti sulla terra. Questa (Chiesa) noi veneriamo, e questa sola, come dice il Signore per mezzo del Profeta: "Libera, o Signore, la mia anima dalla lancia e dal furore del cane, l'unica mia". Egli pregava per l'anima, cioè per Se stesso - per la testa e il corpo nello stesso tempo - il quale corpo precisamente Egli chiamava l'unica Chiesa, a causa dell'unità dello Sposo , della fede, dei sacramenti e della carità ecclesiale. Questa è quella veste senza cuciture del Signore, che non fu tagliata, ma data in sorte. Dunque la Chiesa sola e unica ha un solo corpo, un solo capo, non due teste come se fosse un mostro, cioè Cristo e Pietro, vicario di Cristo e il successore di Pietro, perché il Signore disse a Pietro: "Pasci le mie pecorelle". "Le mie", Egli disse, parlando in generale e non in particolare di queste o quelle, dal che si capisce, che gliele affidò tutte.

b) Se quindi i greci o altri dicono di non essere stati affidati a Pietro e ai suoi successori, devono per forza confessare di non essere tra le pecorelle di Cristo, perché il Signore dice in Giovanni che c'è un solo gregge e un (solo e) unico pastore. [...]

c) Poiché la Verità attesta che la potestà spirituale ha il compito di istituire il potere terreno e, se non si dimostrasse buono, di giudicarlo. Così si avvera la profezia di Geremia riguardo la Chiesa e il potere della Chiesa: "Ecco, oggi Io ti ho posto sopra le nazioni e sopra i regni" e le altre cose che seguono.
Se dunque il potere terreno devia, sarà giudicato dall'autorità spirituale; se poi il potere spirituale inferiore degenera, sarà giudicato dal suo superiore; ma se è quello spirituale supremo, potrà essere giudicato solamente da Dio e non dall'uomo, come afferma l'Apostolo: "L'uomo spirituale giudica tutte le cose; ma egli stesso non viene giudicato da nessuno." Questa autorità infatti, benché conferita ad un uomo ed esercitata da un uomo, non è umana, ma piuttosto divina, attribuita per bocca di Dio a Pietro, e resa intangibile per lui e per i suoi successori in colui che egli, la pietra, aveva confessato, quando il Signore disse allo stesso Pietro: "Qualunque cosa tu legherai ecc." Perciò chiunque si oppone a questo potere istituito da Dio, si oppone all'ordine di Dio, a meno che non pretenda come i manichei che ci sono due princìpi, il che noi giudichiamo falso ed eretico, perché - come dice Mosè - non nei principii, ma nel principio Dio creò il cielo e la terra. Per consequenza noi dichiariamo, stabiliamo, definiamo ed affermiamo che è assolutamente necessario alla salvezza di ogni creatura umana che essa sia sottomessa al Romano Pontefice.

Data in Laterano, nell'ottavo anno del Nostro Pontificato.