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martedì 10 marzo 2015

i colori della preghiera

Breve storia dei colori liturgici



Sappiamo bene che la liturgia della Messa è parte integrante della Tradizione cattolica, non è nella sua sostanza invenzione d’uomo, perché istituita da Cristo nel sacramento eucaristico e perfezionata da egli stesso nei quaranta giorni successivi alla Resurrezione, come la Tradizione insegna. Tuttavia è interessante chiedersi, dopo duemila anni di cristianesimo, la storia che ha visto l’evolversi di una parte simbolica molto importante della Messa, ossia il colore.
Attualmente i colori leciti per le celebrazioni sono, almeno nel rito romano, otto: il viola, il bianco, l’oro, il verde, il rosso, il blu, il rosa, il nero. Ognuno di questi ha un significato ben preciso, ma come siamo arrivati a questi colori? Sin da subito i cristiani hanno adoperato questi toni o c’è stata una evoluzione?
Effettivamente nei riti più antichi (ad esempio il rito di Gerusalemme), l’abito indossato durante le funzioni domenicali era semplicemente una tunica non tinta e pulita, di lino e, più raramente, di lana, che richiamava dunque il colore bianco, il colore cristologico per eccellenza che ricorda la purezza, l’innocenza, il manto candido del divin agnello. Un colore che ricordava il bianco, ma che di fatto non lo era, perché le tecniche di sbiancamento dei tessuti erano lente e costose, dunque si avevano di fatto varie nuances di grigio. 
Dal VII secolo, si iniziarono a diffondere vari colori e, con essi, alcuni trattati liturgici che tuttavia non ottenevano alcun effetto, se non a livello diocesano. I colori principali diventarono tre, che sono i tre colori classici adoperati sin dall’antichità: il rosso, il bianco e il nero. Di questi tre colori venivano usate varie sfumature, a seconda della festività che si voleva ricordare, così si avevano tre rossi, due bianchi e due neri, che si differenziavano tra loro essenzialmente per la loro intensità e luminosità, per il totale così di sette colori diversi. Il candidus era più brillante dell’albus. Il niger più brillante dell’ater. Così nei tre rossi, il purpureus era più brillante del coccinus o del ruber. A questi tre colori iniziava ad aggiungersi l’oro, che di fatto era più un giallo, poi il verde, il viola ed addirittura il grigio. Alcuni sacerdoti – un po’ come oggi – adoperavano casule estrosissime e fuori luogo, che furono ben presto condannate dai vescovi locali perché considerate poco decenti (casule a righe, variopinte o troppo vistose, che univano più di due colori con significati totalmente differenti). Spesso il significato dei colori, nonostante alcune direttive generali e poco chiare, erano esclusivamente a scapito dei celebranti. Vi erano preti che celebravano a Pasqua con paramenti bianchi ed altri con paramenti rossi, se non addirittura verdi.

Dal VIII secolo intanto si protraeva una discussione tra teologi e prelati riguardante la necessità dell’uso di colori durante le liturgie. Vi erano due correnti di pensiero, rappresentate dai cluniacensi (nati nel X secolo) e dai cistercensi (XII secolo). I primi sostenevano la natura luminosa del colore e quindi superiore alla materia, da usare assolutamente durante le divine liturgie. I secondi, invece, sostenevano la natura materiale della luce e quindi sconveniente da usare durante la liturgia, ove si esalta una natura radicalmente opposta, quella spirituale di Dio. La cosiddetta cromofobia (paura del colore), sebbene di fatto combattuta da papi e vescovi sin dal periodo intorno all’anno Mille, sopravvisse per tutto il Medioevo, fino ad influenzare gli esponenti della Riforma protestante, i quali rinnegavano qualsiasi uso di immagini e colori, considerati pura vanitas.
Dal XII secolo, si cercò di dare una uniformità dei colori nei riti della Chiesa. I liturgisti dell’epoca[1] erano concordi nell’attribuire ai tre colori principali significati ben precisi. Il rosso era il colore della Passione, del martirio e dello Spirito Santo. Il bianco era il colore pasquale, mentre il nero era il colore dell’astinenza, della penitenza e del lutto. Il viola era considerato un subniger, ossia un derivato e sostitutivo del nero in alcuni casi. Il grigio e il giallo erano sostitutivi del bianco. Per questo motivo il viola iniziò a sostituire il nero nei tempi di Avvento. Il cardinale Lotario dei Conti di Segno scrive tra il 1194 e il 1195 un trattato intitolato De sacro sancti altari mysterio, dove parla anche dei colori liturgici. Questo testo fu poi ripreso da Lotario dopo la sua elezione a papa Innocenzo III, con l’intento di uniformare i colori della liturgia in tutte le diocesi, anche in quelle più lontane da Roma e con riti differenti da quello romano. Finalmente in questo trattato, che fa scuola almeno fino al Concilio di Trento, si dà un significato definitivo ai colori e finanche precisi riferimenti del calendario liturgico, così da evitare interpretazioni vaghe dei singoli celebranti: il rosso, colore della Passione, del martirio e dello Spirito Santo, è da usare solo nelle feste degli apostoli, dei martiri, della Santa Croce e della Pentecoste; il bianco, colore pasquale per eccellenza, è da usare solo per le feste degli angeli, delle vergini, dei confessori, nel Giovedì santo, a Pasqua, Natale, Epifania, Ascensione, Ognissanti. Il nero, lutto e penitenza, doveva essere usato solo nelle feste dei defunti, durante l’Avvento e la Quaresima, per la festa degli Innocenti martiri. Nei restanti giorni, è da utilizzare solo il colore verde, perché – scrive Innocenzo III nel trattato – si tratta di un colore “a metà tra il rosso, il nero e il bianco”. Il viola può sostituire talvolta il nero e il giallo può sostituire, in particolari casi, solo il verde.
E’ interessante notare che il viola, all’epoca, non era come lo conosciamo oggi. Si trattava piuttosto di un blu molto scuro, tendente al viola o più verosimilmente all’indaco. Molti paramenti antichi, che a noi sembrano blu notte, erano infatti considerati viola dai medievali. Il blu tendente all’azzurro era totalmente estromesso dalla liturgia, come retaggio della convinzione classica che l’azzurro fosse un colore barbaro (e quindi pagano), se non addirittura effeminato. Nonostante questo retaggio, sin dal IX secolo, soprattutto nella Francia carolingia, nelle chiese inizia a diffondersi il blu come lo intendiamo noi oggi, come colore simbolo del cielo, ma solo per quanto riguarda affreschi e vetrate, i santi vengono raffigurati con paramenti azzurri, ma solo per significare la loro presenza nel paradiso, ovverosia in cielo. Non vi erano infatti paramenti azzurri o blu da utilizzare nella liturgia. Dal XII secolo, questo stesso blu da usare in affreschi e vetrate, si schiarisce, per simboleggiare la luce divina e viene affiancato spesso al rosso, anziché al verde (come si era fatto sinora).

Per l’introduzione del blu nella liturgia, come colore da utilizzare nelle feste mariane, dovremo aspettare il XIII e il XIV secolo, ed esclusivo dei riti autoctoni di Spagna (come il mozarabico). Progressivamente, questo colore liturgico si diffuse anche in altre zone europee, ma il colore bianco per le feste mariane rimarrà quello prevalente. Nel rito romano, ad esempio, che subì notevoli influssi dal rito gallicano, il colore blu non sarà mai ufficialmente inserito tra i colori liturgici ufficiali. Questa diffusione del colore blu nella liturgia era dovuta alla rivalutazione che questo colore stava ricevendo per la prima volta a livello artistico e letterario, con i suoi primi importanti impieghi nella tintoria.
Durante l’epoca barocca (XVII secolo) furono introdotti due nuovi colori liturgici, l’oro e il rosa. Il primo colore, già in voga come sostitutivo del bianco e del verde, fu molto utilizzato per le solennità mariane nel rito romano, al posto del blu spagnolo e del precedente bianco romano. Molte statue raffiguranti la Vergine con abito azzurro furono appositamente ritinte con il colore oro. Si stabilì comunque che il colore oro, simbolo della maestà di Dio, potesse sostituire qualsiasi colore, eccetto il viola e il nero, colori di penitenza. Il rosa, novità assoluta, fu introdotto solo per le domeniche gaudete (terza di avvento) e laetare (terza di quaresima), in quanto colore a metà tra il viola (proprio dei tempi di avvento e quaresima) e il bianco (in quanto in queste due domeniche si ricordano le promesse gioiose rispettivamente della Natività e della Resurrezione).  
Gaetano Masciullo

http://radiospada.org/2015/03/breve-storia-dei-colori-liturgici/

lunedì 29 ottobre 2012

Halloween

Tutto quello che non ci dicono su Halloween

(I parte)

di Giuliano Guzzo
Esageri, è incredibile, non scherzare: le reazioni che s’incontrano nel raccontare le dinamiche esoteriche della festa di Halloween sono in genere di questo tipo, ossia del massimo scetticismo. Svelare i retroscena di quella che per molti è solo una carnevalata genera disturbo rispetto ad convincimento che non si vuole mettere in discussione: Halloween è bella festa, innocua ed allegra, e sbaglia chi ne dubita. Ora, spiace contraddire quanti – in perfetta buona fede, naturalmente – si sono fatti di quest’idea, ma poiché è sempre disonesto sottrarsi ad confronto con la realtà, eviteremo di farlo.

E cercheremo di rispondere alle seguenti domande: che cosa si cela davvero dietro Halloween? Vi sono implicazioni e retroscena religiosi? Se sì, di che cosa si tratta esattamente?
Prima di procedere, preciso che quelle a seguire sono considerazioni che possono in parte risentire dell’orientamento religioso, di matrice cristiano-cattolica, del sottoscritto. Non per questo dette considerazioni debbono – almeno mi auguro – risultare inattendibili dato che «sarebbe molto facile citare numerosi» casi nei «quali si vede che la posizione sociale dell’osservatore influenza non solo le sfumature, ma il cuore stesso dell’analisi» [1] e che quindi la totale obbiettività, nel concreto, non esiste [2]. Questa precisazione non vuole pertanto essere una preliminare dichiarazione di tendenziosità, ma al contrario un atto di onestà nei confronti del lettore, al quale si cercherà naturalmente di offrire una chiave di lettura il più neutra possibile. Ma torniamo ora all’oggetto del nostro approfondimento.

Le origini
Iniziamo da una panoramica di carattere storico che ci dice – o ci ricorda, per chi già lo sapesse – l’origine molto antica delle celebrazioni officiate il 31 ottobre. Origine che lo storico Rogers, concordemente ad altre fonti, fa risalire «alla festa celtica di Samhain, originariamente scritto Samuin (pronunciato sow-an o sow-in)»[3]. La festa di Samhain corrispondeva al capodanno Celtico perché era il 1° novembre, a quel tempo, che terminava ufficialmente la stagione del caldo per lasciare posto a quella del gelo. In quell’occasione il protagonista dei festeggiamenti e delle ritualità era appunto Samhain, venerato come il Signore della Morte e il Principe delle Tenebre nonché colui che il 31 ottobre – tramite l’apertura delle porte annwn (regno degli spiriti) e sidhe (regno delle fate) – poteva convocare temporaneamente gli spiriti dei defunti, ospiti nel frattempo di un luogo di giovinezza e beatitudine denominato Tir nan Oge. Dobbiamo quindi a quella celtica, una cultura antichissima (formatasi, pare, attorno al III millennio a.C.), l’origine di quella che ai nostri giorni chiamiamo Halloween. Tuttavia la cultura celtica, pur forte di origini assai remote, a partire dalla conquista normanna della Inghilterra (1066) – estesa successivamente al Galles e, con il XII secolo, all’Irlanda e alla Scozia – conobbe una progressiva marginalizzazione che l’ha resa sempre più meno istituzionale e, in conseguenza di un mancato ed univoco appoggio istituzionale, sempre meno popolare. Ne consegue l’estrema difficoltà di un collegamento tra l’Halloween odierna e la festa Samhain che non sia meramente storico ed introduttivo, almeno per quanto concerne il nostro percorso.

Ognissanti
Altra cosa, rispetto a Samhain, è la Festa di Tutti i Santi. Posto che l’origine della storia dei culto dei santi è assai remota ed ha il suo inizio nell’epoca dei martiri a partire dal martirio di Policarno di Smirne [5], si ritiene che la Festa di Tutti i Santi sia stata all’inizio «promossa dalla Chiesa orientale» per poi essere «accolta a Roma quando il papa Bonifacio IV ebbe dall’ambasciatore Foca il Panteon di Agrippa, che consacrò a tutti i martiri e alla Vergine […] la festa di Ognissanti passò quindi nell’ambiente della corte di Carlo Magno» [5]. Fu allora che il monaco sassone maestro di Carlo Magno, Alcuino di York (735–804) – al quale dobbiamo, fra le altre cose, l’introduzione nel Canone della messa del Memento dei morti – [6], spostò la data originaria della festa di Ognissanti, fissata allora al 13 maggio, al 1° novembre. Tale spostamento fu manifestamente finalizzato alla cristianizzazione della festa celtica di Samhain anche se, come abbiamo ricordato poc’anzi, non c’è dubbio che la cultura celtica fosse avviata al declino ben prima dell’avvento del Cristianesimo, come dimostra l’estinzione, già in tarda antichità, della lingua celtica. Ad ogni modo l’intuizione di Alcuino di York venne ripresa, su richiesta di Papa Gregorio IV, dall’imperatore Ludovico il Pio. Ma fu soltanto secoli dopo – precisamente nel 1475 – e grazie al pontefice Sisto IV [7], che la festività di Ognissanti venne resa obbligatoria in tutta la Chiesa. E non mancarono, coi secoli, ulteriori metamorfosi, ma ciò che qui è importante ricordare è che quella di Ognissanti è una festa antica, rilevante e che merita quindi di essere osservata dai credenti e non confusa con altre festività.

Halloween
Abbiamo fin qui visto, sia pure in estrema sintesi, origini e differenze fra la festa celtica di Samhain e quella cristiana di Ognissanti. E Halloween? Halloween è una festività di altra natura. Prima di vedere quale, una precisazione di carattere terminologico: Halloween deriva da All Hollows che «era la traduzione inglese di “tutti i santi”» e da All Hollow’s Eve, la «”vigilia di Ognissanti”, poi storpiato nella parola Halloween» [8]. Dunque il termine Halloween ha indubbiamente un che di cristiano. Solo il termine, però. Perché la festività, in concreto, rappresenta un appuntamento tutt’altro che cristiano, bensì satanico. Proprio così: satanico.
Ora, è probabile che alla lettura di questo passaggio in qualcuno possa emergere dello scetticismo. Eppure c’è una vastissima mole di materiale che depone a favore di questa tesi. Anzitutto lo affermano con sorprendente convergenza molti ex satanisti. Pensiamo alle testimonianze di Cristina Kneer e di Eugenio Masias. Oppure a quella di  Doreen Irvine, prostituta passata per anni al satanismo e convertitasi poi al Cristianesimo, che su Halloween è stata piuttosto esplicita: se i padri sapessero il significato di questa festa, ha detto, non la nominerebbero nemmeno davanti ai loro figli. Dettagliato è anche il resoconto di “Michela”, ex satanista ora suora consacrata quando scrive: «Tra fine ottobre e inizio novembre, ossia nelle notti precedenti Halloween (31 ottobre) e la memoria dei defunti, c’era […] l’unico appuntamento in un cimitero, dove profanavamo le ossa, facendo uno specifico rituale che alla fine le distruggeva» [9].
In aggiunta a queste testimonianze, c’è poi un’ampia letteratura che suffraga la natura satanica di quella che per molti è una presunta carnevalata. Pensiamo a quanto scrive James. R. Lewis, studioso di movimenti religiosi [10], oppure alle considerazioni presenti in un monumentale studio di 600 pagine pubblicato sull’argomento del satanismo nel quale si specifica che «la religione satanica, oltre ai suoi riti, ha anche le sue proprie festività che sono, principalmente, la Walpurgisnacht ed Halloween» [11].
Concorda su questo passaggio anche Bamonte quando annota che «i momenti considerati più propizi per» i riti satanici «sono quelli delle grandi “solennità” del calendario satanico che coincidono con alcune delle dati delle principali festività dell’antica stregoneria: la prima è quella di Halloween, che si celebra la notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre (vigilia di Tutti i Santi) ed è considerata il Capodanno magico» [12]. Nel loro accurato studio sul satanismo, anche Cantelmi e Cacace sottolineano come se, da un lato, nell’arco dell’anno i satanisti osservano 14 festività, d’altro lato è innegabile come la prima sia quella che ricorre «il 31 ottobre, commemorazione dei defunti e di tutte le potenze delle tenebre, detta Samhain o Halloween. Questo giorno è considerato il capodanno di Satana, perché secondo un’antica credenza popolare, le anime dei defunti tornano in visita nelle proprie case, per cui è possibile stabilire un contatto con loro. I satanisti utilizzano la celebrazione per fare delle richieste al demonio, perché credono che verranno esaudite» [13].
Note:
[1] Boudon R. – Bourricaud F. Dizionario critico di Sociologia, voce “Obiettività”, Armando editore, Roma 1991, p. 341; 
[2] Significative, a questo proposito, le parole dell’antropologo Robert Borofsky: «Non ho mai conosciuto nessuno, nelle scienze sociali, che ha pensato seriamente che gli esseri umani potessero divenire dei ricercatori […] pienamente obiettivi, come degli automi» (Borofsky R. L’antropologia culturale oggi, Meltemi, Roma 2004, p. 217); 
[3] Rogers N. Samhain and the Celtic Origins of Halloween. Halloween: From Pagan Ritual to Party Night, Oxford University Press, New York 2002, pp. 11–21; 
[4] AA.VV. Santi e Patroni. Dizionario biografico dei patroni di tutti i Comuni italiani e di altri santi. Istituto Geografico De Agostini S.p.A, Novara 2006, p. 322; 
[5] Cfr. Kunzler M. La liturgia della Chiesa. Jaca Book, Milano 2003, p. 581; 
[6] Cfr. Vuchez A. La spiritualità dell’Occidente medioevale. Vita&Pensiero, Milano 2006, p. 22; 
[7] L’ipotesi è che lo spostamento definitivo di Ognissanti venne deciso sotto il pontificato di Sisto IV in omaggio al concordato firmato dal papa con Luigi XI, re di Francia. Cfr. AA.VV. Santi e Patroni, Ibidem; 
[8] Gulisano P. – O’Neill B. La notte delle zucche. Halloween: storia di una festa, Ancora, Milano 2006, p. 63; 
[9] Michela. Fuggita da Satana. La mia lotta per scappare dall’Inferno. Piemme, Milano 2007, p. 109; teniamo qui a precisare che sottovalutare anche in termini quantitativi il fenomeno del satanismo pare rischioso dato che, con solo riferimento all’Italia, si parla di un mondo – per quanto variegato e ricco di sfumature sulle quali non abbiamo qui lo spazio di soffermarci – che secondo stime recenti ad opera della Polizia di Stato conta qualcosa 8.000 sette sataniche per un totale di circa 600.000 adepti. Cfr. http://www.abc.es/20120410/internacional/abci-sectas-satanicas-proliferan-italia-201204092005.html; 
[10] Cfr. Lewis. J.R. Satanism Today, An Encyclopedia of Religion, Folklore, and Popular Culture, ABC-CLIO, Santa Barbara 2001 p. 306; 
[11] Monti D. – Fiori M. – Micoli A. L’abisso del sé. Satanismo e sette sataniche. Giuffrè, Milano 2011, p. 143; 
[12] Bamonte F. Possessioni diaboliche ed esorcismo, Paoline, Milano 2006, p. 50; 
[13]  Cantelmi T. – Cacace C. Il libro nero del Satanismo. Abusi, rituali e crimini. San Paolo, Cinisello Balsamo – Milano 2007, p. 69.

Tutto quello che non ci dicono su Halloween (II parte)

Perché è una festa da non festeggiare 
Potremmo naturalmente continuare a lungo con le citazioni se non fosse già evidente che la notte di Halloween è per eccellenza la notte dei satanisti e, per chi ci crede, del Diavolo. Dunque una notte non così allegra e che oltretutto, secondo alcune ricerche, presenta altri risvolti non particolarmente allegri. Infatti, anche se non è stata dimostrata una crescita superiore dei tassi di violenza, sappiamo che la “notte delle streghe” coincide col momento dell’anno nel quale nascono meno bambini [14] e nel quale ne muoiono di più dato che la mortalità infantile per incidenti, a causa dell’abitudine – tipicamente statunitense ma diffusa sempre più anche da noi - di lasciare i giovanissimi circolare a caccia di dolcetti per vie e strade, la notte di Halloween arriva ad essere quattro volte superiore alla media [15].
Tornando al lato esoterico della “notte delle streghe”, si è visto visto come l’appuntamento abbia parecchio a che vedere con le messe e con la magia nera. Ma la magia di chi si veste da strega o da mostro – si obbietterà – nulla ha a che vedere col mondo satanista.  In realtà non è così dal momento che come ha scritto Anton Lavey (1930-1997) – che non è un cattolico tradizionalista bensì il fondatore della Chiesa di Satana – non c’è alcuna «differenza fra magia “bianca” e “nera” tranne nella presuntuosa ipocrisia, presunta legittimità e autoinganno del praticante di magia “bianca”» [16].
Non stupisce dunque apprendere che il 40% dei giovani, secondo un’indagine di Telefono Antiplagio, festeggi la notte delle streghe con dichiarate simpatie verso il mondo magico [17] e che il 16% delle persone avviate all’esoterismo – che poi è l’anticamera del satanismo – ha esordito, a detta del Servizio antisette della Comunità Papa Giovanni XXIII , proprio durante Halloween. Il punto è che anche se non fosse dimostrato, come invece sembra essere, un maggior tasso di avvicinamento al mondo satanista nel periodo che segue ed anticipa notte del 31 ottobre, un fatto rimane evidente: Halloween tutto è meno che una festa cristiana. Non solo: è per eccellenza una festa anticristiana. Pertanto – una volta che si è presa consapevolezza di quanto abbiamo riportato poc’anzi – seguitare a ritenerla una carnevalata significa, almeno in una prospettiva cattolica, commettere un grosso errore. Sta infatti scritto: «Guai a quelli che chiamano bene il male, e male il bene che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro» [18].
In questo senso sottovalutare Halloween o addirittura festeggiarla in luogo della ricorrenza di Ognissanti – cosa che talora accade in alcune parrocchie, dove la Festa di Tutti i Santi è confinata alla sola celebrazione eucaristica, mentre gli oratori ospitano prolungati festeggiamenti dalle tinte macabre –  verosimilmente agevola, per chi ci crede, l’azione tentatrice del Diavolo dato che questa, come appunta il celebre demonologo Corrado Balducci (1923-2008), si concreta «in un senso particolare e più ampio […] in un lavorio continuato, più insistente, più penetrante, volto ad allontanare l’uomo da Dio, a tenerlo lontano da lui» [19]. E come si può non ritenere favorevole al satanismo la sostituzione di massa di una festa importantissima come Ognissanti col capodanno di Satana? La domanda appare più che sensata dato che l’alternativa, ossia l’idea che la notte del 31 ottobre sia a tutt’oggi una festa celtica, appare francamente poco attuale.
A quanto detto va poi aggiunto che l’opposizione ad Halloween non ha solo motivazioni di carattere confessionale e può riguardare gli stessi linguaggi e costumi di festeggiamenti che risultano, per usare un eufemismo, di dubbio gusto. Decisamente significative, al riguardo, le considerazioni svolte da Jordan – che non è un sacerdote ma un esperto di dinamiche criminali – , il quale, con riferimento alla “notte delle streghe”, ha esplicitamente parlato di «farsa satanica» ed ha affermato: «La programmazione cinematografica e televisiva nel periodo di Halloween ruota intorno a storie horror, con essere malefici […] demoni e spiriti del male, con tanto di sangue, sacrifici e morte. Gli adulti vedono tutto ciò come un divertimento […] ma i bambini lo sanno? Queste cose non hanno su di loro un effetto nocivo? […] I bambini hanno un’immaginazione che si lascia manipolare facilmente..» [20].  In tempi in cui «i pubblicitari conoscono i nostri figli molto meglio di noi» [21], si farebbe dunque bene a porsi delle domande in relazione alle conseguenze che i festeggiamenti di Halloween – così promossi a livello mediatico e dalle tinte discutibili  – possono arrecare ai più giovani.
Conclusione
Per concludere questa nostra panoramica su Halloween, non possiamo non constatare come convenga, in particolare al cattolico, guardare con diffidenza questa festività dagli echi fortemente esoterici e recentissima – dall’Enciclopedia cattolica (1948-1954) al Grande Dizionario enciclopedico (1935), dal Grande Dizionario della lingua italiana (1972) alla Grande Enciclopedia universale Atlantica (1982), sono molti i testi enciclopedici di qualche decennio fa che neppure la contemplano -  e che, proprio perché in apparenza innocente e presentata in modo accattivante, da un lato risponde benissimo alle esigenze tipiche di quella «nuova religiosità “nomade”» di cui parlava l’antropologa Cecilia Gatto Trocchi (1939-2005)[22]; e, d’altro lato, può a buon diritto ritenersi un tentativo di scristianizzazione, fenomeno che ha «radici molto antiche» dato che «sono molteplici i tentativi nella storia, sotto diverse latitudini e regimi, di ridurre o eliminare le feste cristiane. Basti pensare a quello che avvenne durante la Rivoluzione francese, quando il regime giacobino impose il nuovo calendario» [23]. Quale modo migliore, infatti, per favorire la scristianizzazione[24], se non quella di esaltare una festa che coincide col capodanno satanico, del tutto prossima alla festa cattolica di Ognissanti, che ha molto a che vedere – nelle forme e nei costumi – con quei linguaggi magici esplicitamente condannati dal Catechismo della Chiesa Cattolica [25], e che trova spazio perfino in tanti oratori?
La gravità del fenomeno è tale che persino un esponente della Chiesa difficilmente tacciabile di oscurantismo quale era il cardinal Carlo Maria Martini (1927-2012) a suo tempo fu molto chiaro rispetto alla necessità di boicottare Halloween  - da lui emblematicamente apostrofata come «il brutto scherzo che facciamo alla nostra cultura» – al fine di meglio preservare la tradizione cattolica: «Halloween è una festa estranea alla nostra tradizione. Una tradizione che ha valori immensi e che deve essere continuata» [26]. Ora, alla luce di così tante evidenze – che nulla hanno di complottistico e che risultano suffragate da numerose fonti – alcuni, per paura di mettere in discussione i propri convincimenti, seguiteranno probabilmente a minimizzare oppure a considerare inesistente l’antitesi tra la “notte delle streghe” ed Ognissanti [27]. Non solo: alcuni continueranno a pensare che occorre davvero esagerare per trovare in Halloween qualcosa di negativo. Ma il punto, almeno per quanti si pongono in una prospettiva cristiana, è quello opposto: occorre davvero esagerare per trovarvi qualcosa di positivo.
Note: 
[14] Cfr. Levy B.R. - Chung P.H. - Slade M. D. (2011) Influence of Valentine’s Day and Halloween on birth timing. «Social Science & Medicine» ;73(8):1246-8; 
[15] Cfr. Centers for Disease Control and Prevention (CDC). (1997) Childhood pedestrian deaths during Halloween .United States, 1975-1996. «Morbidity and Mortality Weekly Report»; 46(42):987-90; 
[16] A. Lavey, The Satanic Bible, New York 1969, p. 110; 
[17] Molto significativo anche un comunicato stampa del 2007 di Telefono Antiplagio su Halloween: «Quella che dovrebbe essere una notte di divertimento sta diventando, anno dopo anno, un’occasione per incidenti di varia natura e delitti. Lo scorso anno un bambino di 7 anni di Bergamo e’ morto carbonizzato nell’incendio causato da una candela contenuta in una zucca. A Lecce un altro bambino, di 11 anni, mascherato da maghetto e’ stato ucciso da un’auto in corsa durante i festeggiamenti. A Bari il gestore di un pub e’ stato ammazzato con un colpo di pistola sparato da un rapinatore vestito da scheletro. A tutto ciò vanno aggiunti i maltrattamenti agli animali, in particolare gatti neri e galline, che nella notte di Halloween vengono ”sacrificati” per macabri rituali […] in Italia il 55% dei giovani da 13 a 25 anni festeggia Halloween, di questi il 46% sono ragazzi e il 54% ragazze. Il 38% dei giovani e’ interessato a magia e negromanzia e il 17% e’ incuriosito dal satanismo. Il 9%, nella notte di Halloween, viene irretito da ciarlatani presenti nei locali pubblici e dirottato nei loro studi per un consulto con il ”mago” o con le anime dei morti. Negli adulti oltre i 25 anni la partecipazione ad Halloween scende al 15% e nei bambini fino a 12 anni al 12%.» http://www.antiplagio.org/halloween.htm; 
[18] Isaia 5, 20; 
[19] Balducci C. Il diavolo, Oscar Mondadori, Milano 1994, p. 196; 
[20] Jordan F.D. (1996) Sex crime investigations: the complete investigator’s handbook (ed. it. Sex crime investigations. Roma: Mediterranee; 2008:231); che poi i bambini esposti «più spesso a film horror» evidenzino (guarda caso!) più «conoscenze specifiche legate al satanismo» è pressoché certo (Cfr. Zappalà A. Abusi sessuali collettivi sui minori, FrancoAngeli, Milano 2006, p-.55); 
[21] Cfr. Gatto Trocchi C. Nomadi spirituali. Mappe dei culti del nuovo millennio. Oscar Mondadori, Milano 1998, p. 18; 
[22] Randazzo A. Bambini psico-programmati, Il leone verde, Torino 2007, p. 112; 
[23] Gulisano P. – O’Neill B. La notte delle zucche. Halloween: storia di una festa, p. 75; 
[24] Sintomatica, a proposito della scristianizzazione posta in essere (anche) attraverso la pubblicizzazione di Halloween, la pubblicazione – poi corretta attraverso la divulgazione di un allegato integrativo – del diario europeo, edito dalla Commissione Europea, nel quale inizialmente campeggiavano feste di altre religioni (Halloween compresa) ma non quelle cristiane, né Ognissanti né quella dei defunti; 
[25] Cfr. CCC, 2115 – 2117;
[26] Martini C.M. cit in. Climati C. La notte delle streghe, «Sì alla Vita», ottobre 2003, p. 41; 
[27] Cfr. Bonato L.Tutti in festa. Antropologia della cerimonialità, FrancoAngeli, Milano 2006,  p. 122.