sabato 16 maggio 2015

ma ero sveglio

HO SOGNATO. MA ERO SVEGLIO

(da far girare!!!!!!)



Ho sognato un mondo dove l’Europa era tornata ad essere la tribuna dalla quale brillava su tutti i popoli la luce della Cristianità e della civiltà umana;

§  Ho sognato per questo che non esisteva più l’Unione Europea, moloch per tutti gli europei e a sua volta serva di forze mondialiste e dissolutrici;

§  Ho sognato che al suo posto v’era una libera confederazione degli Stati europei, a loro volta costituiti non sul centralismo burocratico e fiscale ma su una confederazione delle realtà etniche e politiche territoriali;

§  Anzi, visto che stavo sognando, ho sognato “pesante”, e ho sognato che era risorto il Sacro Romano Impero, come unione libera degli Stati e delle regioni e delle realtà territoriali e cittadine d’Europa uniti sotto lo scettro della dinastia cattolica discendente di Carlo Magno;

§  Ho sognato poi che non v’era più la Banca Centrale Europea, né alcuno dei potentati bancari che oggi con lo strumento della finanza internazionale soffocano la libertà delle persone, l’autonomia dei governi, l’economia delle famiglie e impongono la dissoluzione politica, economica e morale;

§  Ho sognato che al loro posto v’era un’economia senza finanza, senza debito pubblico, fondata sulla reale ricchezza delle popolazioni a sua volta fondata sull’onesto lavoro delle famiglie;

§  Ho sognato che questa economia si reggeva su una moneta reale, di cui le popolazioni sono proprietarie e non debitrici, fondata sulla ricchezza effettiva e pertanto libera dal peso fittizio del debito pubblico;

§  Ho sognato quindi che era scomparso l’euro, e che al suo posto v’erano monete locali producenti risparmio reale alle famiglie e quindi garanti di libertà e benessere;

§  Ho sognato che il peso fiscale si aggirasse intorno al 10-12%, come era nella società cristiana;

§  Ho sognato che le famiglie avevano facilitazioni enormi nell’avviare attività commerciali fondate sull’incredibile abilità degli italiani nell’eccellere in tutti i lavori d’ingegno;

§  Ho sognato che in tal maniera, unitamente al ripristino del fondamentale ruolo femminile nella famiglia, era praticamente scomparsa la disoccupazione.

§  Ho sognato che era scomparsa, sprofondata agli inferi, la Repubblica Italiana fondata sul lavoro che non c’è e sulla corruzione generale e sulla burocrazia che opprime tutti;

§  Ho sognato che al suo posto v’era una libera confederazione di Stati territoriali, unita commercialmente in una lega doganale e politicamente nell’appartenenza al Sacro Romano Impero, seppur nella specificità della italianità;

§  Ho sognato che l’Italia apparteneva agli italiani, i quali avevano riscoperto l’immensa bellezza e grandezza della loro civiltà tradizionale e l’orgoglio di appartenere al popolo che più di ogni altro ha donato all’intera umanità in termini di fede, civiltà, cultura e progresso.

§  Ho sognato che non v’era più immigrazione clandestina con la relativa delinquenza;

§  Ho sognato che i pochi immigrati accettati vivevano pacificamente del loro onesto lavoro, rispettosi degli italiani e grati di essere accolti in una terra libera e fortunata;

§  Ho sognato che i delinquenti, di qualsiasi razza, venivano giustamente puniti e che gli italiani potevano sentirsi sicuri in casa propria;

§  Ho sognato che i governi locali non erano tenuti da cialtroni eletti da cialtroni, ma da élites dello spirito e della cultura, fedeli alla tradizione religiosa e civile degli italiani;

§  Ho sognato la costituzione di nuovi ceti dirigenti, non scelti da concorsi truccati o elezioni cialtronesche, ma affermatisi per elezione morale, intellettiva, spirituale, pratica.

§  Ho sognato che era scomparsa la magistratura ideologizzata e che i giudici, scelti fra un’élites dello spirito e della onestà, rispondevano dei loro errori.

§  Ho sognato una società libera da razionalisti, illuministi, positivisti, freudisti, comunisti, socialisti, nazisti, liberali, democristiani, massoni, femministe, radicali, sessantottini, centri sociali e tutto l’innumerevole esercito di cialtroni e delinquenti che ha distrutto il Paese più bello e sano del mondo e il popolo più civile della storia e con esso l’intera Europa.

§  Ho sognato che in Italia, come nell’Europa imperiale, la vita era sacra dal concepimento alla morte naturale, e che pertanto l’aborto, come l’eutanasia erano considerati e puniti come omicidi;

§  Ho sognato una società senza manipolazione genetica di alcun genere;

§  Ho sognato che le famiglie numerose e/indigenti erano aiutate da politiche fiscali idonee;

§  Ho sognato una società totalmente liberata dalla droga, dalla pornografia, dalla mostruosa immoralità in cui stiamo giorno dopo giorno precipitando, dalla follia della teoria del gender, dall’omosessualismo inteso come ideologia di guerra alla famiglia e al diritto naturale, dal pedofilismo e dalle altre aberrazioni che si stanno affermando oggi;

§  Ho sognato che l’ordine morale era tornato nella nostra società: il matrimonio era tra uomo e donna sposati sacramentalmente;

§  Ho sognato che i bambini venivano affidati solo a coppie sposate di cui sopra;

§  Ho sognato i bambini cresciuti nella purezza dei costumi, nella spensieratezza di una vita semplice e naturale, nella responsabilità della serietà della vita, nel sacrificio del lavoro onesto come nella gioia della sua bellezza;

§  Ho sognato che le ragazze erano educate nei valori della purezza, della famiglia monogamica, alla sacralità del ruolo femminile sull’imitazione della Madre di Dio;

§  Ho sognato uomini responsabili capaci di essere fedeli e amorevoli mariti, ma anche capaci di avere l’autorità morale per tornare ad essere tanti pater familias;

§  Ho sognato il mondo di un tempo, il mondo dell’armonia della civiltà cristiana europea, l’armonia fra le generazioni, nella famiglia, nella società, che non è utopia, perché è esistito, e se è esistito, può esistere di nuovo;

§  Ho sognato una scuola non più massificatrice di ignoranza collettiva e indottrinamento ideologico, ma fonte di istruzione di base per tutti, ma fin da subito selettiva delle menti migliori e più disposte al sacrificio dello studio e del lavoro;

§  Ho sognato una scuola al servizio dell’ordine morale e naturale come Dio lo ha voluto;

§  Ho sognato un’università per élites culturali, fonte non di disoccupazione e cialtroneria ma di professionisti seri in ogni ambito del sapere e fonte di cultura al servizio della verità e della giustizia e di scienza sottomessa alle leggi della natura come Dio le ha costituite.

§  Ho sognato un mondo ordinato: con re cattolici, con un’aristocrazia fondata sul servizio e sul senso del dovere e sacrificio, su una borghesia lavorativa onesta e solidale, su un popolo lavoratore e dignitoso, sulla riscoperta del lavoro della terra e delle tradizioni popolari come ricchezza primaria della nostra civiltà.

§  Ho sognato tutti i media (tv, giornali, editori, internet, ecc.) ispirati al bene civile e sottomessi alla legge di Dio.

§  Ho sognato il mondo della fede cattolica, della civiltà cristiana, della millenaria eredità civile, culturale e artistica del nostro popolo.

§  Ho sognato infine la Chiesa senza eretici, traditori, pedofili, ladri, carrieristi, omosessuali, corrotti, ballerini, canterini, preti di frontiera e cialtroni di varia natura.

§  Ho sognato la Chiesa devota a Cristo e al Vangelo, preoccupata della fedeltà alla Verità e al magistero universale, povera nei suoi uomini ma ricca come istituzione, perché non esiste nulla di più inutile, anzi, deleterio, di una Chiesa povera con i suoi uomini ricchi.

§  Ho sognato una Chiesa capace di convertire gli atei, i suoi stessi nemici, i peccatori, e i miliardi di uomini che vivono nell’errore di professare le altre religioni, memore del mandato del suo Fondatore;

§  Ho sognato una Chiesa che sappia conservare lo splendore del proprio culto, la tradizione liturgica millenaria e la dignità del proprio ruolo nel mondo, essendo però anche capace di parlare a questo mondo e di effettivamente andare fra i poveri come fra i ricchi, fra gli ammalati come fra i sani, fra i peccatori come fra i giusti, che sappia arrivare a chiunque sia nel bisogno spirituale, morale, fisico, portando solo Gesù Cristo e non i richiami di questo mondo;

§  Ho sognato una Chiesa nuovamente artefice di santità, purezza di costumi e fede, giustizia, civiltà, bellezza e arte;

§  Ho sognato un clero fedele e forte nella Verità e nella carità di Cristo.

§  Ho sognato un Papa che non ha paura del mondo, che non si preoccupa di piacere al mondo, ma teme solo il giudizio Dio e ama solo la Verità incarnata, memore del suo ruolo e pienamente cosciente della sua responsabilità. Ho sognato un Gregorio Magno, un Gregorio VII, un Pio V, un Innocenzo XI, un Pio IX, un Pio X, adatto ai nostri giorni.

§  Ho sognato la Rivoluzione Francese e tutto ciò che l’ha prodotta e tutto ciò che ne è conseguito e ne consegue sprofondare agli inferi nella maledizione generale di Dio e degli uomini.

Ho sognato il paradiso in terra, perché ho sognato il mondo dei doveri, il mondo del Decalogo dettato da Dio per la salvezza degli eletti e ho rinnegato il mondo dei diritti, il mondo delle dichiarazioni universali ispirate dal demonio per la dannazione degli stolti.

Questo conduce all’anticristo. Quello al trionfo del Cuore Immacolato di Maria.

Io ho sognato, ma era sveglio. E mi sono schierato.

 di Massimo Viglione
tratto da: http://www.civiltacristiana.com/ho-sognato-ma-ero-sveglio/

misericordia a dosi massicce

MISERICORDIA



"La Chiesa post-conciliare ha applicato sempre più la misericordia, fino all’abolizione pratica della dogmatica, tanto che è diventato impossibile distinguere se le asserzioni dei Mancuso siano eretiche oppure no. Per queste correnti, occorre preparare la terza Chiesa: quella dello Spirito, il nostro vero e definitivo liberatore da ogni norma, costrizione morale, che farà di noi i figli di Dio come Cristo stesso. Ciò che per la vecchia Chiesa è il Nemico e il Seduttore, la nuova Chiesa saluterà come il Liberatore"
Introduzione all'Articolo di Maurizio Blondet che trovare qui 

venerdì 15 maggio 2015

la s. Famiglia è inattuale!!!!

"Gesù, Giuseppe e Maria? Ormai non sono più adatti come modello di famiglia"

Un documento della Conferenza episcopale svela 
che per i fedeli la Sacra Famiglia non è più un modello. 
E la Chiesa ammette: "Bisogna riformulare i vecchi modelli"




I progressisti scaldano i motori in attesa del Sinodo ordinario sulla famiglia, in programma per il prossimo ottobre.

Prima erano stati i vescovi tedeschi a rivendicare con forza l'autonomia da Roma in merito alle questioni pastorali - nel concreto, in merito al problema dell'accesso alla Comunione per i divorziati risposati e l'accoglienza alle coppie omosessuali.
Ora arriva un documento esplosivo della Conferenza Episcopale in Svizzera che raccoglie le risposte al questionario sulla famiglia diffuso tra i fedeli dopo il Sinodo straordinario dello scorso autunno. Dalle risposte raccolte nelle diocesi elvetiche emerge una sostanziale compattezza nell'opinione pubblica dei cattolici dei vari cantoni, che, pur con gli ovvi distinguo del caso, sembrano esprimere esigenze e desideri condivisi. E la risposta della Chiesa svizzera non può non sorprendere.
Ma partiamo dall'inizio, dall'analisi sentire dei fedeli. Che, nel documento dei vescovi svizzeri, rivela subito una sorpresa. Il modello di famiglia proposto nella relazione conclusiva del Sinodo straordinario - i cosiddetti Lineamenta - ed individuato nella Santa Famiglia non è più attuale né corrisponde ai desideri e alle aspettative dei fedeli. Che invece cercano e trovano un approccio "bottom-up", che parta dal basso e dalla concretezza della vita quotidiana.

Anche in merito alle persone omosessuali, i fedeli svizzeri mostrano di non comprendere perché la Chiesa li tratti come "persone particolarmente bisognose d'aiuto" e anzi di desiderare che le loro relazioni vengano "benedette" dalle gerarchie senza che venga loro imposta una castità ormai considerata "pretesa irrealistica e crudele".
Punto di partenza non è più la Bibbia, ma "il proprio ambito di esperienza e percezione soggettivo". Che, inevitabilmente, conduce a una varietà di pratiche e comportamenti non più riconducibile sotto alcuna dottrina che non sia la prassi del relativismo dominante - contro cui, giova ricordarlo, si scagliava il cardinale Ratzinger all'indomani della morte di Giovanni Paolo II.
I fedeli "danno prova di grande fiducia nella misericordia di Dio, ma spesso rimproverano alla Chiesa di nuocere con la sua prassi a questa fede". Spesso ottengono dalle parrocchie e dagli strati più bassi del clero "una testimonianza di fede più veritiera di quanto previsto dal diritto canonico", e in definitiva risposte più adatte ad affrontare sfide e problemi della vita quotidana. In definitiva, si aspettano che anche i vertici della Chiesa comprendano e apprezzino le diverse realtà. E la Chiesa, di fronte a queste richieste sempre più pressanti, che fa? Come affrontare il rischio dell'allontamento di un numero sempre maggiore di fedeli?
La risposta dei vescovi svizzeri è cristallina. Poiché qui "è in gioco la credibilità della Chiesa", il Sinodo dovrebbe non solo "riflettere sulle vie per raggiungere l'ideale", ma anche e soprattutto "concepire in modo nuovo l'ideale stesso e riformularlo in vista delle situazioni di vita odierne". Non più educare i fedeli a sforzarsi di imitare la Santa Famiglia, ma rimodellare l'immagine della Santa Famiglia sulle nuove suggestioni che giungono dal "mondo". Serve altro?
http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ges-giuseppe-e-maria-ormai-non-sono-pi-adatti-modello-famigl-1127418.html

giovedì 14 maggio 2015

IL VESCOVO HA DETTO NO

A BRESSANONE ERA TUTTO PRONTO PER IL SOLITO «ADEGUAMENTO LITURGICO». MA IL VESCOVO HA DETTO NO





Era già tutto pronto per il rifacimento del presbiterio della storica chiesa di San Michele a Bressanone, approfittando dei lavori di restauro dell’edificio sacro costruito agli inizi del 1500 in stile tardo gotico e poi “barocchizzato” a metà del ‘700.

L’appalto era stato affidato dopo una gara all’artista altoatesino Lois Anvidalfarei, che ha all’attivo la realizzazione di altari e amboni in diverse chiese austriache.

Tutti concordi ed entusiasti i dirigenti parrocchiali (dei semplici fedeli non è dato sapere) nel portare finalmente una ventata di post-modernità in quello spazio così irrimediabilmente tridentino. Ma il vescovo di Bolzano-Bressanone, Ivo Muser, ha bloccato il progetto con un risoluto “No”, che ha irritato molti e ha portato Anvidalfarei a rimettere il mandato. 

Il motivo di una decisione così risoluta, e al giorno d’oggi non proprio usuale, è stato per Muser la non osservanza da parte di committenti e artista del rispetto di alcuni basilari capisaldi liturgici. 
La proposta di Anvidalfarei prevedeva infatti un altare non più al centro del presbiterio, ma spostato sul lato, in secondo piano rispetto all’ambone posto più al centro; e la sedia del sacerdote leggermente fuori asse rispetto al tabernacolo e al presbiterio stesso, come a voler trasmettere complessivamente l’immagine di una Chiesa dialogante fra i suoi vari poli e senza più "centro". 

mercoledì 13 maggio 2015

l'arte di baciare: Sáname con tu boca

teologi di fiducia del papa?






Nel “cerchio magico” degli intimi di papa Francesco il numero uno è sicuramente Víctor Manuel Fernández, rettore della Universidad Católica Argentina di Buenos Aires nonché arcivescovo titolare dell’estinta sede metropolitana di Tiburnia.
O almeno, numero uno lo è stato fino a ieri. Perché l’intervista che ha dato al “Corriere della Sera” di domenica 10 maggio potrebbe segnare l’inizio della sua rovina.
Basta vedere come nell’intervista egli liquida la curia romana e i cardinali tutti, vagheggiando un papa commesso viaggiatore:
“La curia vaticana non è una struttura essenziale. Il papa potrebbe pure andare ad abitare fuori Roma, avere un dicastero a Roma e un altro a Bogotá, e magari collegarsi per teleconferenza con gli esperti di liturgia che risiedono in Germania. Attorno al papa quello che c’è, in un senso teologico, è il collegio dei vescovi per servire il popolo. […] Gli stessi cardinali possono sparire, nel senso che non sono essenziali”.
Oppure come si scaglia a testa bassa contro il cardinale Gerhard L. Müller, prefetto della congregazione per la dottrina della fede:
“Ho letto che alcuni dicono che la curia romana fa parte essenziale della missione della Chiesa, o che un prefetto del Vaticano è la bussola sicura che impedisce alla Chiesa di cadere nel pensiero light; oppure che quel prefetto assicura l’unità della fede e garantisce al pontefice una teologia seria. Ma i cattolici, leggendo il Vangelo, sanno che Cristo ha assicurato una guida ed una illuminazione speciale al papa e all’insieme dei vescovi ma non a un prefetto o ad un altra struttura. Quando si sentono dire cose del genere sembrerebbe quasi che il papa fosse un loro rappresentante, oppure uno che è venuto a disturbare e che dev’essere controllato. […] Il papa è convinto che quello che ha già scritto o detto non possa essere punito come un errore. Dunque, in futuro tutti potranno ripetere quelle cose senza la paura di ricevere sanzioni”.
Il bello è che per distillare dal Rio de la Plata questa sua “summa” Fernández ha scomodato l’intervistatore del “Corriere” facendogli trasvolare due volte l’Atlantico.
Perché lui passa come grande teologo, anzi, come il teologo di riferimento di papa Francesco, il suo consigliere più insigne, il suo ghostwriter sin da quando era arcivescovo di Buenos Aires. Nell’estate del 2013 si stabilì a Roma per scrivere con Francesco la “Evangelii gaudium”; e poi ancora vi si è stanziato lo scorso marzo nella settimana che il papa s’era ritagliata per scrivere la prossima enciclica sull’ecologia. Da Santa Marta è trapelato però che Francesco abbia cestinato la bozza che Fernández gli aveva confezionato, forse presago, il papa, che il cardinale Müller l’avrebbe poi comunque demolita, una volta avutala tra le mani.
In effetti, se si va a curiosare nella produzione libraria del teologo Fernández, c’è da convenire che anni fa la congregazione per l’educazione cattolica aveva più che ragione nel bocciare la sua candidatura a rettore della Universidad Católica Argentina, salvo poi doversi inchinare, nel 2009, al volere dell’allora arcivescovo di Buenos Aires.
Il primo libro che rivelò al mondo il genio di Fernández è “Sáname con tu boca. El arte de besar“, edito nel 1995 da Lumen con questa presentazione al lettore fatta dall’autore stesso:
“Ti chiarisco che questo libro non é stato scritto sulla base della mia personale esperienza quanto della vita della gente che bacia. In queste pagine voglio riassumere il sentimento popolare, quello che la gente prova quando pensa a un bacio, quello che sentono i mortali quando baciano. Per questo ho parlato a lungo con tante persone che hanno molta esperienza in materia, e anche con tanti giovani che imparano a baciare alla loro maniera. Inoltre ho consultato tanti libri e ho voluto mostrare come i poeti parlano del bacio. Così, nell’intento di sintetizzare l’immensa ricchezza della vita sono venute queste pagine a favore del bacio, che spero ti aiutino a baciare meglio, che ti spingano a liberare in un bacio il meglio del tuo essere”.
Poi sono venuti altri libri più consoni al suo ruolo di teologo e chierico, come ad esempio, nel 2006, per i tipi della San Pablo, le 300 pagine di “Teología espiritual encarnada“.
Eppure anche questa sua opera magna è incappata nelle settimane scorse in una disavventura boccaccesca.
In una telenovela a puntate dal titolo “Esperanza mía”, in onda sul canale 13 della tv argentina, con protagonista un giovane prete che seduce una suora e inizia con lei una storia d’amore, a far da galeotto della seduzione è stato proprio il citato volume del dotto Fernández, ripetutamente sfogliato e letto nelle sue pagine più tentatrici.
È questo lo sfondo della sfrontata intervista di Fernández al “Corriere”, con tiro ad alzo zero contro il cardinale Müller.
Il quale Müller, per aver detto di voler “strutturare teologicamenteil papato, come da suo ruolo statutario, è ormai diventato il bersaglio numero uno degli ultrabergogliani del “cerchio magico” e di “Vatican Insider”, da qualche tempo piuttosto nervosi.
Uno di questi, Gianni Valente, ha fatto di tutto per strappare una condanna del cardinale prefetto al rinomato teologo domenicano Benoît-Dominique de La Soujeole, intervistato come fosse un inquisitore, senza peraltro cavare un ragno dal buco neppure dopo l’ennesima domanda a tesi:
D. – L’idea di un papato carente dal punto di vista della “strutturazione teologica” contiene un riverbero delle vecchie teorie medievali sull’ipotesi del “papa eretico”?
R. – Non penso. La strutturazione teologica di cui parla il cardinale Müller, per come io comprendo l’espressione, è una collaborazione attiva al ministero proprio del papa.
E papa Francesco? Dovesse ora scegliere tra Fernández e Müller saprebbe già lui con chi stare, senza che nessuno glielo insegni.
http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/

martedì 12 maggio 2015

DIOCESI DI VICENZA: APRITE ALL'AMORE GAYO

ANCHE DALLA DIOCESI DI VICENZA ARRIVA UN SEGNALE AL SINODO: APRITE ALL'AMORE OMOSESSUALE




di Gianfranco Amato

Sono tranquillamente seduto in un comodo scompartimento del Frecciargento in partenza dalla Stazione Termini. Destinazione Vicenza, per la consueta conferenza serale su gender, educazione, “diritti gay”, famiglia e affini. Mi dicono che Vicenza sia una piazza particolarmente difficile, soprattutto per quanto riguarda il mondo soi-disant cattolico. Me ne accorgo subito leggendo una surreale iniziativa che la Diocesi di Vicenza ha inteso organizzare per mercoledì 6 maggio, a ridosso del mio incontro. Si tratta della presentazione di un libro di Beatrice Brogliato e Damiano Migliorini intitolato “L’amore omosessuale. Saggi di psicoanalisi, teologia e pastorale. In dialogo per una nuova sintesi” (Cittadella Editrice, 2014). Il luogo della presentazione non si può certamente considerare neutro: è il celebre Palazzo delle Opere Sociali in piazza Duomo, edificio di proprietà della diocesi di Vicenza, e attuale sede di uffici diocesani e associazioni cattoliche.
La locandina dell’evento descrive senza ipocrisie il contenuto del saggio da presentare: «Un’occasione per porsi alcuni interrogativi sul tema al centro del Sinodo e per condividere con varie realtà, ecclesiali e non, i risultati dei questionari raccolti nelle parrocchie del vicentino, che interpellano la nostra Chiesa; il libro vuole essere un punto d’incontro, che corrisponde all’invito di Papa Francesco ad “uscire”, a porsi in ascolto, con fiducia, convinti che è nello scambio rispettoso di opinioni che le nostre comunità, laica e cristiana, possono addentrarsi nella verità di fenomeni complessi e ancora, tutt’oggi, controversie e ignoti». 
Introduce la presentazione del libro don Andrea Guglielmi, assistente generale dell’azione cattolica vicentina. Seguono gli interventi di Paolo Rigliano psichiatrico psicoterapeuta scrittore; Cristina Simonelli teologa, docente presso la facoltà teologica dell’Italia settentrionale e presidente del coordinamento delle teologhe italiane; Riccardo Battocchio teologo, docente presso la facoltà teologica del Triveneto e Segretario dell’associazione teologica italiana. Questi i soggetti che hanno dato il patrocinio all’iniziativa: Ufficio per la pastorale per il Matrimonio e la Famiglia della Diocesi di Vicenza, CTI Coordinamento Teologhe Italiane, Cittadella editrice, Casa di Cultura Popolare, Libreria San Paolo, Pastorale giovanile le diocesi di Vicenza, Società Generale di mutuo soccorso, Società Filosofica Italiana – sezione vicentina, Centro culturale San Paolo ONLUS, Istituto di Scienze Sociali “Nicolò Rezzara”, Congregazione dell’oratorio di Vicenza, Caritas vicentina, Azione cattolica Vicenza, Associazione La parola.

A dissipare qualunque dubbio sulla buona fede degli organizzatori, e sul contenuto del saggio, ci ha pensato lo stesso Damiano Migliorini, uno dei due autori, in un’intervista pubblicata da “Progetto Gionata”: «La carenza più grande che si riscontra nel modo “tradizionale” di affrontare la tematica è la scelta di non voler considerare la relazione tra due persone dello stesso sesso come una forma autentica d’amore; le ambiguità della dottrina cattolica, espressa nei documenti più recenti, nascono principalmente da qui, ed è per questo motivo che l’omosessualità costituisce ancora un “punto ermeneutico molto critico” per la Chiesa».

Migliorini riesce ad essere ancora più preciso nel delineare gli obiettivi del libro: «Nell’analisi dell’esegesi, della Tradizione, di alcune categorie etiche fondamentali (come quella di legge morale naturale) che offriamo, cerchiamo proprio di mostrare come, introducendo una visione integrale e positiva dell’amore omosessuale, si possa tranquillamente rivedere la posizione corrente, senza abbandonare alcuna delle categorie etiche della tradizione morale della Chiesa; purché i cambiamenti si collochino al suo livello olistico di complessità e solidità; il nostro tentativo è quello di mostrare come il rinnovamento dottrinale sia il risultato proprio di quelle categorie, e come sia la Tradizione, sia la Sacra Scrittura, sia la teologia morale abbiano al loro interno tutte le potenzialità per favorire questo rinnovamento, purché ci si accordi su quale sia l’antropologia biblica e la visione cattolica della sessualità». L’obiettivo è semplice: rinnovare la dottrina capovolgendola.

Gli autori del libro si definiscono degli sperimentatori: «È una strada che non è ancora stata battuta e che noi vorremmo contribuire a esplorare, attraverso l’esposizione del pensiero di studiosi e documenti “cattolici” e delle Chiese sorelle, di laici impegnati, anche non credenti». Tutto ciò per «far sì che il dibattito interno alla Chiesa si apra agli apporti esterni, nei quali è depositato qualche seme di verità», perché «le corpose parti storiche» che gli autori offrono «servono proprio a creare dialogo, scoprendo da dove provengono le nostre culture e identità». Migliorini spiega, inoltre, come nel libro si analizzino anche i questionari proposti nelle parrocchie in cui hanno tenuto alcuni incontri formativi, dai quali emergerebbe «con chiarezza che il sensus fidei si sta trasformando, soprattutto nelle generazioni più giovani», un dato che, sempre secondo Migliorini, «la Chiesa non può ignorare»: essa, infatti, «deve lasciarsi interrogare dal nuovo modo in cui i fedeli interpretano l’amore omosessuale». Gli autori ritengono sia giunto il momento di questo cambiamento epocale: «Crediamo che la Chiesa sia pronta per un cambio di passo, ma si deve interrogare – noi ci abbiamo provato – sulle ragioni profonde e umane che spingono a un riconoscimento giuridico e sacramentale di tale amore; si tratta di chiedersi quali siano la forma e i presupposti teologici per vivere una vera fraternità con i fratelli omosessuali». «Riconoscimento giuridico e sacramentale dell’amore omosessuale» è espressione che non lascia dubbi di sorta.

Migliorini e Brogliato hanno almeno l’onestà intellettuale di essere assolutamente chiari, cosa che pare, invece, mancare ai patrocinatori dell’iniziativa. E’ difficile riconoscergli persino l’attenuante della superficialità o della dabbenaggine. Qualcuno di loro avrà pur letto il libro, o quantomeno le inequivocabili interviste rilasciate dagli autori. Diciamo allora, per carità cristiana, che forse dalle parti della Diocesi di Vicenza oggi pare regnare una perniciosa confusio doctrinae fidei. Triste, se si pensa che la comunità cristiana vicentina vanta una più che millenaria e inossidabile tradizione di fede, fin dal suo primo Vescovo Oronzio attorno al 590 d.C.
Ai cattolici di quelle nobili terre venete occorrerebbe fraternamente ricordare l’ammonimento scritto nella prefazione del mio libro “Gender (d)Istruzione” dall’Arcivescovo di Ferrara, mons. Luigi Negri: «Non bisogna perdere il tempo, non bisogna inventarsi cose che non abbiano il rigore e la chiarezza dell’Annuncio cristiano, non bisogna farsi “sballottare dalle onde e portare qua e là da qualsiasi vento di dottrina” (Ef. 4,14)». Per questa ragione, mi permetto di chiedere pubblicamente che il Pastore della comunità vicentina, Sua Eccellenza mons. Beniamino Pizziol, intervenga per fare chiarezza sull’improvvida iniziativa patrocinata dalla Diocesi. Parafrasando la celebre espressione di François Andrieux sul giudice berlinese, dovremmo anche noi chiederci «si nous n’avions pas de évêques a Vicenza». Ma noi siamo certi che esiste un Vescovo a Vicenza. E che si farà sentire.