domenica 24 giugno 2012

san giovanni battista

La nascita del Precursore

P. Evdokimov, L'uomo icona dì Cristo, pp. 73-74.




Tutto è sorprendente nel destino del Precursore. II Signore davanti alla folla ne da una testimonianza pie­na di mistero; egli è più che un profeta (cf. Mt 11,9). Un profeta rivela i segreti di Dio, trasmette agli uomini la sua parola; san Giovanni è un testimone che attesta l'evento prendendovi parte; egli è più che un profeta poiché la sua testimonianza è una delle condizioni umane della missione di Cristo: «Conviene che cosi adempiamo ogni giustizia» (Mt 3,15).
Prima di nascere, anzi prima di essere concepito, già il suo nome è pronunciato dall'angelo dell'Annunciazio­ne a Zaccaria - nome che significa: «IHWH fa grazia» - e «sarà pieno di Spirito santo fin dal seno di sua madre» (Lc 1,15). La pienezza e la maturità di ogni vita in Dio sono date a Giovanni fin dalla sua venuta al mondo, e il mondo è preso da meraviglia: «Molti si rallegreranno della sua nascita» (Lc 1,14). Il registro cosmico di que­sto giubilo è fortemente accentuato nei testi liturgici del­la Chiesa orientale: «Deserto, rallegrati! Ogni creatura, la terra intera, sono piene di gioia». In verità, il suo de­stino è previsto dall'eterno Consiglio. Nel giorno della Visitazione il bambino sussultò nel grembo della madre (cf. Lc 1,41); già egli è profeta e amico dello Sposo (cf. Gv 3,29); Angelo dell'Incarnazione, egli trascende i li­miti del tempo. L'imposizione del nome rivela che Dio ha conosciuto Giovanni come ha conosciuto Gere­mia: «Prima di formarti nel grembo materno, ti cono­scevo» (Ger 1,5), e per lui non vi è altra via, essendo messaggero: nel nome è precontenuto e significato il de­stino - nomen omen -, e: «Le parole si compiranno al loro tempo» (Lc 1,20). «Tutti furono presi da timore: Che sarà mai questo bambino?». I segni l'accompagna­no: «La mano del Signore stava con lui» (Lc 1,65-66): egli stesso diventa questa mano, il dito del Signore, per indicarlo e proclamare: «Ecco l'Agnello di Dio» (Gv 1,35). Il Benedictus di Zaccaria (Lc 1,67-79) canta l'inno messianico. La nascita di san Giovanni Battista an­nuncia la natività dell'Altro. Nella persona di Zaccaria il sacerdote, il Tempio dell'antica Alleanza, si prostra da­vanti all'Evento, e saluta il Precursore, colui che viene a dare al popolo «la conoscenza della Salvezza» (Lc 1.77), ad annunciare la visita «del sole che sorge» (Lc 1.78). La liturgia lo chiama «stella chiara del sole, stella mattutina, la cui apparizione precede l'aurora». Nel frat­tempo il fanciullo cresceva e si fortificava nello spirito» (Lc 1,80), proprio come quell'altro Fanciullo, il quale cresceva e si fortificava, pieno di sapienza.( Lc 2,40). Le linee dei due destini stanno per incontrarsi.

sabato 23 giugno 2012

St. John the Baptist: Ut Queant Laxis

24 GIUGNO
NASCITA
DI SAN GIOVANNI BATTISTA

UT QUEANT LAXIS




La fama di questo inno di strofe saffiche, scritto dal monaco storico e poeta Paolo Diacono, si deve a Guido d'Arezzo, che ne utilizzò la prima strofa per trarne i nomi delle 6 note dell'esacordo:
(LA)
« Ut queant laxis
Resonare fibris
Mira gestorum
Famuli tuorum
Solve polluti
Labii reatum
Sancte Iohannes »
(IT)
« Affinché possano cantare
con voci libere
le meraviglie delle tue gesta
i servi Tuoi,
cancella il peccato
dal loro labbro impuro,
o San Giovanni »
(Inno a San Giovanni)

A ciascuna sillaba qui evidenziata corrisponde infatti, nella musica dell'inno, la relativa nota con cui è cantata.
Da tale criterio convenzionale derivano tuttora i nomi delle note musicali: Ut-Re-Mi-Fa-Sol-La.
Il nome della nota Si non si deve a Guido D'Arezzo, ma fu aggiunto solo nel XVI secolo: infatti il canto gregoriano, e la musica medievale in genere, non prevedevano l'uso della sensibile, cioè del settimo grado della scala.
Non stupisce pertanto, nella musica dell'inno in questione, che la nota iniziale del settimo e ultimo verso della strofa non prosegua l'andamento diatonico ascendente delle sillabe iniziali dei 6 versi precedenti (non sia cioè un Si, secondo la notazione moderna, ma un Sol).
Il nome della settima nota della scala diatonica fu tratto dalle iniziali delle due parole che compongono detto verso: (Sancte Iohannes = Si).
L'inno nella versione originale prosegue così:

Nuntius celso veniens Olympo
te patri magnum fore nasciturum,
nomen et vitae seriem gerendae
ordine promit.
Ille promissi dubius superni
perdidit promptae modulos loquelae;
sed reformasti genitus peremptae
organa vocis.
Ventris abstruso positus cubili
senseras regem thalamo manentem,
hinc parens nati meritis uterque
abdita pandit.
Antra deserti teneris sub annis
civium turmas fugiens, petisti,
ne levi saltim maculare vitam
famine posses.
Praebuit hirtum tegimen camelus,
artubus sacris strofium bidentis,
cui latex haustum, sociata pastum
mella locustis.
Caeteri tantum cecinere vatum
corde praesago iubar adfuturum;
tu quidem mundi scelus auferentem
indice prodis.
Non fuit vasti spatium per orbis
sanctior quisquam genitus Iohanne,
qui nefas saecli meruit lavantem
tingere limphis.
O nimis felix meritique celsi
nesciens labem nivei pudoris,
prepotens martyr heremique cultor,
maxime vatum!
Serta ter denis alios coronant
aucta crementis, duplicata quosdam;
trina centeno cumulata fructu
te, sacer, ornant.
Nunc potens nostri meritis opimis
pectoris duros lapides repelle
asperum planans iter, et reflexos
dirige calles,
ut pius mundi sator et redemptor
mentibus pulsa luvione puris
rite dignetur veniens sacratos
ponere gressus.
Laudibus cives celebrant superni
te, deus simplex pariterque trine,
supplices ac nos veniam precamur:
parce redemptis!

Nell'uso liturgico l'inno viene diviso in più parti per essere cantato in diversi momenti: così la sezione che inizia ad "Antra deserti teneris sub annis" è propria del Mattutino mentre quella che ha per primo verso "O nimis felix meritique celsi" viene cantata durante le Lodi. In tempi recenti il primo verso della seconda strofe è stato cambiato in "Nuntius caelo veniens supremo" per eliminare la menzione troppo paganeggiante all'Olimpo.

venerdì 22 giugno 2012

s. Cuore di Gesù

O bone et dulcissime Iesu
O bone et dulcissime Iesu
per tuam misericordiam esto mihi Iesus!
Quid est Iesus nisi plasmator, nisi redemptor, nisi salvator.
Ergo, bone et dulcissime Iesu,
qui me plasmasti tua benignitate,
...
rogo te, ne pereat opus tuum mea iniquitate.
Ergo quaeso, anhelo, suspiro
ne perdas quod tua fecit omnipotens divinitas.
Recognosce quod tuum est
et ne respicias quod meum est.
Noli cogitare malum meum,
ut obliviscaris bonum tuum.
Si ego commisi per quod dannare me debes,
tu non amisisti unde me salvare potes.
Et si secundum iustitiam tuam dannare me vis,
ad tuam piissimam et ineffabilem misericordiam appello.
Ergo quaeso: miserere mei,
secundum magnam misericordiam et pietatem tuam. Amen.

sacre stigmate

I suoi chiodi e le sue ferite gridano a gran voce che Dio è veramente in Gesù Cristo e che egli ha riconciliato il mondo con sé.

pubblicata da Enzo Gallo



Dove realmente la nostra debolezza può trovare un riposo fermo e sicuro se non nelle piaghe del Signore? Io dimoro là con tanta più confidenza quanto egli è più potente nel salvarmi. Il mondo freme, il corpo mi opprime, il diavolo mi tende tranelli e tuttavia io non cado perché ho stabilito la mia dimora sulla ferma roccia. Ho molto e grandemente peccato, la mia coscienza è turbata ma senza speranza non resterà confusa perché mi ricorderò delle piaghe del mio Signore. Perché ”Egli è stato piagato per le nostre iniquità” (Is.53,5). Che cosa vi è di tanto mortale da non essere guarito dalla morte di Cristo? Se dunque io penso ad un rimedio così potente ed efficace nessuna malattia, per maligna che sia, mi potrà atterrire.

Quanto a me, ciò che non trovo in me, lo prendo con confidenza dalle viscera del Signore, perché esse sono tutte piene di misericordia né mancano nel suo corpo aperture da dove essa possa traboccare. Hanno trapassato le sue mani e i suoi piedi e hanno trapassato il costato con la lancia e da queste fenditure io posso suggere il miele della pietra e gustare l’olio della durissima selce (cfr. Deut.32,13), ossia gustare e vedere quanto è soave il Signore. Egli considerava pensieri di pace e io lo ignoravo. Perché chi conosce i disegni del Signore o chi ha avuto mai parte a questi consigli? Ma questi chiodi da cui è stato trafitto sono divenuti per me come delle chiavi che mi hanno aperto il tesoro dei suoi segreti e mi hanno fatto vedere la volontà del Signore. Perché non lo potrei vedere attraverso le sue piaghe? I suoi chiodi e le sue ferite gridano a gran voce che Dio è veramente in Gesù Cristo e che egli ha riconciliato il mondo con sé.

Il ferro della lancia ha trapassato il suo animo e toccato il suo cuore affinchè sapesse compatire le mie infermità. Il segreto del suo cuore si rivela attraverso le ferite del suo corpo, è reso visibile il grande mistero della sua Bontà infinita, si aprono le viscera della misericordia del nostro Dio in virtù della quale ci ha visitato un sole che sorge (Lc. 1,78). Perché le sue viscera si rivelano attraverso le piaghe? Perchè dove, o Signore,  tu puoi far risplendere gli eccessi della tua Bontà, della tua Mitezza e della tua Misericordia se non nelle tue ferite? Nessuno infatti può dare prova più grande della sua misericordia di chi dà la sua vita per coloro che sono soggetti alla morte e condannati. La misericordia del Signore è dunque materia dei miei meriti. Non sono del tutto privo di merito finchè Egli non lo sarà di miserazioni. E se le misericordie del Signore sono dall’eternità e per l’eterneità, io canterò eternamente le misericordie del Signore (Ps.102,27;Ps.138,1).

[VENERDI' NELL'OTTAVA DELLA FESTA DEL SACRO CUORE DI GESU']
S.BERNARDO DI CHIARAVALLE, 
Sermo 61 in Cantica Canticorum, nn.3-5
Breviario Romano, Mattutino, Letture del II Notturno

Tridentine Mass - TRENTO

CORPUS DOMINI V.O. A TRENTO





S. Messa Vetus Ordo
a Trento
don Rinaldo Bombardelli
con il coro Feininger

Nessuno ci ha mai insegnato a celebrare!

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d. Rinaldo Bombaredelli

Ebbene sì. Dopo lo scoop delle Iene sulla totale o quasi ignoranza dei 10 Comandamenti da parte dei Sacerdoti cattolici, io, sacerdote da 21 anni e uomo da 46, ve ne confido uno che potrebbe essere ancora più scioccante: nessuno ci ha mai insegnato a dire Messa.
So che un’affermazione del genere suscita meraviglia in quelle persone che pensano che negli anni del Seminario non hai mai fatto altro che imparare a dire Messa. Non è così. Per lo meno non lo era ai miei tempi, oggi infatti sono convinto (e mi auguro), che si sia corsi ai ripari e che ai seminaristi venga insegnato come celebrare la Messa, un Battesimo, un’Adorazione Eucaristica o come celebrare il Sacramento della Confessione. La Liturgia infatti, è uno dei vertici dell’azione pastorale del prete cattolico e come ricorda il Concilio Vaticano II essa è fonte e culmine della vita cristiana. Purtroppo ai miei tempi ricordo lo scartabellare ansioso del Messale a pochi giorni dalla nostra Prima Messa e gli innumerevoli abusi liturgici più o meno gravi dei quali, lo confesso, mi sono reso colpevole anch’io al corso di questi anni. Non è difficile infatti imbattersi in celebrazioni dove il protagonista non è Gesù Cristo e il suo Sacrificio, ma il celebrante, o di volta in volta un gruppo piuttosto che un altro.
Talora pure il sacro silenzio viene sostituito da una pletora di avvisi o da applausi che sottolineano la dimensione festaiola dell’evento che si celebra in chiesa. Spesso ad ogni sacerdote corrisponde un modo particolare e originale di celebrare la Messa, quasi che ognuno di noi presiedesse una specie di “One man show”, anziché l’unica e universale Liturgia Cattolica.
E' forte la tentazione di aprire un grande capitolo sulla vasta e inesauribile fenomenologia del brutto nella Liturgia. Navate che assomigliano a curve degli stadi che si scatenano per lo scambio della pace, commenti e spiegazioni per ogni gesto liturgico e poi commenti di commenti che trasformano in un supplizio verboso l’annuncio del Verbo che dovrebbe farsi carne in mezzo ad un mare di parole. Novelli sposi invitati a “concelebrare” all’altare dal prete in vena di sentirsi “squadra”. Karaoke per seguire i testi farraginosi e spesso melensi di canti che durano lo spazio di una stagione. Pagnottone, improbabili grappoloni d’uva, mappamondi gonfiabili, cartelle scolastiche, palloni, tutto questo a ricoprire un altare, ops! …una mensa, dove evidentemente il Corpo e il Sangue di Gesù non sono più segni sufficienti. Prete che fa il simpatico e/o lo smaliziato e che ne inventa di tutti i colori per essere cool, trendy, friendly, rischiando poi di fare la figura del cretinetti con la sindrome di Peter Pan, il ragazzo che non voleva crescere mai. E poi chierichetti e bambini seduti in ogni dove a creare l’atmosfera “asilo infantile” che tanto dovrebbe piacere a uomini e donne che in chiesa non si aspetterebbero di trovare quello che vivono sempre fuori da essa, ma il “Totalmente Altro”…
Vi è poi da aggiungere che spesso la nostra impreparazione liturgica ci spinge a considerarci dei veri e propri fenomeni capaci di improvvisare e spesso pure di inventare il Prefazio, finanche il Canone eucaristico. Qualche volta la Messa finisce per diventare solo la cornice del nostro smisurato ego.
Che dire poi di altri piccoli segni che finiscono per rendere insipida la nostra celebrazione?
Incenso che, quando viene usato, fa temere un corto circuito tale è l’odore di gomma bruciata. Broccati e i paramenti preziosi, frutto delle fatiche e del sudore dei nostri padri e madri, che ammuffiscono nelle sacrestie cedendo il passo a stoffe miserevoli che non sono segno di povertà, ma di ostentata sciatteria. Microfoni e impianti acustici dell’antico testamento che, o non servono a niente, o nella migliore delle ipotesi ti lacerano i timpani con puntuali sibili ad alta frequenza. Sporcizia e disordine nelle sacrestie e nelle chiese, indice inequivocabile di incuria, menefreghismo e in definitiva, mancanza di fede.
A questo proposito ricordo pure che a noi non fu insegnato a predicare. Non ci vennero date quelle spiegazioni sull’arte oratoria, non furono insegnati quei trucchi del mestiere che rendono gradevole la tanto vituperata predica: a cominciare dall’impostazione della voce che dovrebbe essere limpida e virile, dalla chiarezza dell’esposizione, dalla brevità dei contenuti, e soprattutto dall’importanza di comunicare la passione, l’innamoramento per Gesù e per la sua Chiesa.
E allora ecco la noia mortale che assale il cattolico medio ogni qual volta il suo parroco, pardon, il suo animatore pastorale, tenta di rianimarlo con pistolotti che non finiscono mai, con cantilene che lasciano di stucco, o con sermoni che attirano tutta l’attenzione sul don, e non purtroppo su Gesù e il suo messaggio. Quando il tuo pubblico comincia a guardare le pitture sul soffitto della chiesa (ammesso che ci siano ancora), o dimostra troppo interesse alle funzioni del proprio orologio, è segno che hai fallito. Non hai comunicato Gesù e nessuna passione per Lui.
Non voglio fare il processo ai miei Superiori di allora: forse ero semplicemente assente alle lezioni o, come mi capitava spesso, sonnecchiavo allegramente. Va aggiunto ad onor del vero che in realtà noi eravamo molto istruiti e formati su tutta la teoria riguardante la Liturgia e le altre materie di studio. Il guaio stava però che tutto si fermava alla teoria appunto.
Conoscevamo origini e sviluppi dei Riti, delle varie Riforme e delle innumerevoli varianti liturgiche presenti nell’orbe terraqueo. Ma alla prova dei fatti eravamo simili a coloro che studiano tutto dei motori ma non fanno mai una guida vera con la macchina. Poi ci siamo trovati all’improvviso nelle Parrocchie dove ci hanno messo in mano un ipotetico pullman pieno di gente e ci hanno detto: adesso guida!
E così molti dei nostri errori nella Liturgia traggono inizio da questo peccato originale: nessuno ci hai mai insegnato a dire Messa.

giovedì 21 giugno 2012

Io sto con Benedetto!


In vista del 29 giugno, festa dei Santi Pietro e Paolo, patroni di Roma e della Chiesa Romana, un gruppo di giovani utilizzano le "nuove tecnologie" per far sentire al Santo Padre il loro supporto di fedeli schierati con il loro Papa, senza se e senza ma. Invitano tutti con questi semplici slogan: "Unisciti a noi" e "Io sto con Benedetto".
Propongono di mandare auguri al Papa in occasione della festività patronale e di pubblicare su Twitter con l'hastag: #NoiPerBXVI 


L'appuntamento è per una grande manifestazione di vicinanza a Benedetto XVI da tenersi in piazza san Pietro proprio il 29 giugno

Qui trovate il loro sito internet/manifesto con le precisazione delle attività, del "chi siamo" e dei contatti per saperne di più: www.noixbenedetto.it

E qui sotto il video promozionale delle iniziative di vicinanza-supporto al Papa. Un video bello, fresco, giovane e cattolicamente multilingue! Senza dubbio da far girare per la rete e i social network.


Testo preso da: Cantuale Antonianum http://www.cantualeantonianum.com/#ixzz1ySoeH3o6
http://www.cantualeantonianum.com

mercoledì 20 giugno 2012

riforma della riforma

Monsignor Bux: "Spero in una enciclica del Papa sulla Liturgia". Anche noi!

Colloquio con il teologo sulle valutazioni del Papa alla luce del Concilio e a cinque anni dal documento base sulla liturgia che parla delle incomplete applicazioni della riforma

di Giuseppe BrienzaRoma

"Il mio auspicio è che il Papa scriva un'enciclica sulla liturgia, proprio a partire dalla fede, e che i cardinali, i vescovi e i sacerdoti, lo assecondino di più su questi temi". Così ai microfoni di "Radio Vaticana" monsignor Nicola Bux, docente alla Facoltà teologica pugliese e consultore presso le Congregazioni per la dottrina della fede e per il Culto divino e la disciplina dei sacramenti.
Vatican Insider ha intervistato Bux sul tema. Sono passati ormai quasi cinque anni dal Motu proprio “Summorum Pontificum” con il quale, il 7 luglio 2007, Benedetto XVI “liberalizzò” la celebrazione della Messa tridentina secondo l'uso del Messale promulgato dal beato Giovanni XXIII. All’art. 5 (§ 1) dello storico documento, infatti, il Papa stabilì che, nelle parrocchie in cui esista stabilmente un gruppo di fedeli aderenti alla precedente tradizione liturgica, senza istanze al vescovo o ad altre autorità come accadeva prima, «il parroco accolga volentieri le loro richieste per la celebrazione della Santa Messa secondo il rito del Messale Romano edito nel 1962».
Proseguendo nella sua opera di correzione di un’interpretazione erronea del Concilio Ecumenico Vaticano II secondo la da lui stesso deprecata «ermeneutica della discontinuità e della rottura», che ha letto il Concilio come ripudio di tutto il Magistero precedente, Benedetto XVI ha tratto anche di recente occasione, il 7 giugno scorso in occasione della solennità del Corpus Domini, per pronunciare dalla sua “cattedra” di san Giovanni in Laterano, un’importante omelia sull’Eucarestia, tutta intesa a denunciare «visioni non complete del Mistero stesso, come quelle che si sono riscontrate nel recente passato».
Il Papa ha affermato che solo facendo precedere, accompagnare e seguire la celebrazione della Messa da un atteggiamento interiore di fede e di adorazione, «l’azione liturgica può esprimere il suo pieno significato e valore. L’incontro con Gesù nella Santa Messa si attua veramente e pienamente quando la comunità è in grado di riconoscere che Egli, nel Sacramento, abita la sua casa, ci attende, ci invita alla sua mensa, e poi, dopo che l’assemblea si è sciolta, rimane con noi, con la sua presenza discreta e silenziosa, e ci accompagna con la sua intercessione, continuando a raccogliere i nostri sacrifici spirituali e ad offrirli al Padre».
Protagonista di una tavola rotonda dedicata proprio al tema «Messa antica, Messa “nuova”: stesso spirito ma esigenza di un approfondimento della riforma liturgica», che sarà ospitata a Frascati il 16 giugno prossimo dal vescovo monsignor Raffaello Martinelli nell’ambito della I Giornata regionale di formazione cattolica organizzata dal “mensile di informazione e formazione apologetica” il Timone ne abbiamo parlato con un esperto di liturgia come don Nicola Bux, consultore in Vaticano delle congregazioni per la Dottrina della fede, dei santi e dell’ufficio delle celebrazioni pontificie e già perito al Sinodo sull’eucaristia del 2005.
Molti parlano ma pochi hanno letto i testi del Concilio Ecumenico Vaticano II sulla liturgia, che cosa statuiva in particolare la costituzione “Sacrosanctum Concilium”?
E' tutto scritto in questa prima “costituzione” conciliare – quindi un documento statutario, 'giuridico' del 4 dicembre 1963 – che, sulla scia dell'enciclica Mediator Dei di Pio XII, del 1947 (oltre quindici anni prima) descrive la natura della “sacra” - ossia divina – liturgia, cioè, dal greco, opera pubblica, della Chiesa. Pertanto, nessuno, anche se sacerdote, può aggiungere,togliere o mutare alcunché (cfr. n. 22 c). E' esattamente quello che non è stato osservato.
 
D. Non mi pare neanche tanto osservata la raccomandazione del Vaticano II a proposito dello studio e della promozione della lingua ordinaria della Chiesa, cioè il latino, nella formazione dei sacerdoti e nella liturgia delle chiese di rito romano…
La Sacrosanctum Concilium, sulla scia - diremmo oggi in continuità – della costituzione apostolica emanata dal beato Giovanni XXIII “sullo studio e l'uso del latino” (Veterum Sapientia, 22 febbraio 1962) chiedeva anche questo. Prova ne è l'esortazione apostolica Sacramentum caritatis dopo il sinodo del 2005: rilancia il latino come lingua della Chiesa universale. Del resto, perché dovremmo rassegnarci all'inglese? Abbiamo bisogno o no della lingua comune noi cattolici almeno nella liturgia? E non toglie certo spazio quelle nazionali.
 
Che cosa risponderebbe a chi ancora oggi sostiene che, quella che il Papa ha definito la “forma straordinaria della Liturgia della Chiesa” (Summorum Pontificum, art. 5, § 3.), sia per la lingua che per i gesti, secondo alcuni eccessivamente enfatici e ormai distanti dal 'sentire odierno' - non agevolerebbe la comprensione del culto divino da parte del popolo né la sua partecipazione attiva?
Che cos'è il 'sentire odierno' ? L'uomo per parlare a Dio deve servirsi della Sua Parola e non della propria: noi preghiamo infatti con le parole dei Salmi, vecchi di tremila anni,e della liturgia che, unita al culto del tempio e sinagogale, ne fa altrettanti. La 'partecipazione' consiste innanzitutto nel sentirsi parte del corpo mistico di Gesù, e solo secondariamente nel 'partecipare' con gesti e parole. La liturgia è mistica e non si comprenderà mai pienamente in questo mondo. Questo è anche il motivo della 'durata' della Messa nella forma straordinaria, come la chiama Benedetto XVI, che ancor prima che tridentina è gregoriana ed apostolica. La Messa in forma ordinaria, può consolidarsi davvero, solo se si riscopre il nesso con l'antico rito e se ne fa arricchire, come auspica il Motu proprio Summorum Pontificum e l'Istruzione Universae Ecclesiae.
 
Ci spieghi la scelta del provocatorio titolo di uno dei suoi ultimi libri, che si avvale anche di un contributo di Vittorio Messori: Come andare a Messa e non perdere la fede (Piemme 2010).
E' un titolo suggerito dall'editore, che ho accettato in ragione del “crollo” che ha conosciuto la liturgia negli ultimi decenni causando in buona parte la “crisi” della Chiesa – parole di Benedetto XVI – che invece di parlare all'uomo di Dio, ha parlato dell'uomo. Di qui la noia e l'abbandono della Messa – e della Chiesa – da parte di tanti. Si rimedia restaurando “l'affresco” liturgico dalle deformazioni al limite del sopportabile, mediante la rinascita del sacro nei cuori, come ha appena ricordato nell'Omelia del Corpus Domini Benedetto XVI. Dio ha diritto di essere adorato come egli ha stabilito. Se ne avvantaggerà la Chiesa e la società, che non diventerà più giusta se non riscoprirà il “giusto” culto (in greco: ortho-doxia) al Signore.
 
Sono in corso i colloqui tra Santa Sede e Fraternità Sacerdotale San Pio X per ricomporre lo scisma consumato nel 1988. Secondo alcuni osservatori, la conclusione sarebbe solo questione di tempo. Anche su questo versante, però, non mancano le voci critiche che temono un 'passo indietro' da parte della Chiesa e la riproposizione di forme pastorali, dottrinali e catechetiche ormai superate. Che cosa c'è da augurarsi?
Solo e sempre la riconciliazione dei cristiani nella verità e nell'amore. Non ha detto Gesù: che siano uno, affinché il mondo creda? Nessuno è di troppo nella Chiesa, che è 'una e multiforme'.

san luigi gonzaga

21 GIUGNO
SAN LUIGI GONZAGA


Seconda lettura
Dall'ultima lettera di san Luigi 10 giugno 1591; Acta Sanctorum, iunii, 5, 878; Cepari-Schroeder, Vita di san L. Gonzaga,
Canterò eternamente le misericordie del Signore
La grazia e consolazione dello Spirito Santo sia sempre con V. S. illustrissima.
La lettera di V. S. m'ha trovato vivo in questa regione dei morti; ma su su per andare a lodare Dio per sempre nella terra de' viventi. Pensava a que­st'ora d'aver già varcato questo passo; [mentre in­vece] m'avvio a mano a mano ai dolci e cari ab­bracciamenti del celeste Padre, nel cui seno spero potermi riposare con sicurezza, e sempre.
Or se la carità, come dice san Paolo, fa piangere con quelli che piangono, e rallegrarsi con quelli che stanno allegri, grande dovrà essere il gaudio di V. S., signora madre, per la grazia, che Dio le fa nella persona mia, conducendomi Dio nostro Signore al vero gaudio, ed assicurandomi di non avere più a perderlo. Confesso a V.S. illustrissima che mi smar­risco e perdo nella considerazione della bontà di­vina, pelago senza arena e senza fondo, il quale mi chiama ad una eterna requie per sì piccole e brevi fatiche; m'invita e chiama dal cielo a quel sommo bene, che tanto negligentemente cercai, e mi pro­mette il frutto di quelle lacrime, che tanto scarsa­mente ho seminate. Veda ed avverta V. S. illustrissima di non fare torto a questa infinita bontà; come sarebbe senza dubbio, quando piangesse come morto chi ha da vi­vere dinanzi a Dio, per giovare con le sue orazioni più assai, che non faceva di qua. Non sarà lunga questa lontananza, lassù ci rivedremo, e godremo per non separarci, uniti insieme col nostro Redentore, lodandolo con tutte le forze, e cantando eter­namente le sue misericordie. Non dubito punto, che lasciando quello, che dettano le ragioni del sangue, con facilità apriremo la porta alla fede, ed a quella semplice e pura ubbidienza, dì che siamo tenuti a Dio, offrendogli liberalmente e .prontamente quello ch'è suo, e tanto più volentieri, quanto la cosa tolta ci era più cara; stimando certamente che quello che Dio fa, tutto e ben fatto; levandone quello che prima ci aveva dato, e non per altro, che per metterlo in luogo sicuro, e per dargli quello, che tutti vorremmo per noi. Ho detto questo non per altro, che per soddisfare al mio desiderio, che ho, che V. S. illustrissima con tutta la famiglia riceva in luogo di caro dono que­sta mia partita, e con la sua materna benedizione mi accompagni ed aiuti a passare questo golfo, ed a giungere a riva dì tutte le mie speranze. Il che ho fatto tanto più di buona voglia, quanto che non mi è restato con che altra cosa dare qualche dimostrazione dell'amore e riverenza filiale, che le devo. Finisco domandando di nuovo umilmente la sua Benedizione

“Veramente”, disse a uno dei suoi amici, «non so come fare; il pa­dre rettore mi proibisce di pregare, te­mendo che dedicandomi all'orazione mi aumentino i mali di testa che da tempo mi tormentano; e io mi sento costretto a fare ancor più violenza a me stesso per distrarmi dal pensiero di Dio che per cercare di rimanere in esso, perché l'abitudine che ho maturato in tale san­to esercizio me l'ha ormai reso natura­le. È in esso che io trovo riposo e tran­quillità, e non mi affatico affatto. Tut­tavia, farò ogni sforzo possibile per ob­bedire in modo più pieno a ciò che mi viene comandato»... Ma più cercava di sfuggire a Dio per obbedienza, più Dio sembrava cercarlo per comunicarsi a lui... Con grande umiltà. Luigi diceva allora a Dio: «Allontanati da me. Si­gnore, allontanati da me» (Dalla Vita di san Luigi Gonzaga).

responsorio   Cfr Sal 40,13;-83
Nella mia innocenza, Signore; mi sostieni * mi fai stare alla tua presenza per sempre.
Ho preferito l'ultimo posto nella casa di Dio piuttosto che abitare nella tenda degli empi.
Mi fai stare alla tua presenza per sempre.   

Lectio altera
Ex Epístola sancti Aloísii Gonzága ad matrem conscrípta (Acta Sanctorum, Iunii, 5, 878)
Misericordias Domini in æternum cantabo
Spíritus Sancti grátiam et consolatiónem tibi, illustríssima dómina, perpétuam precor. Versábar équidem, cum tuæ lítteræ afferréntur, adhuc in hac mortuórum regióne. Verum age nunc, ad cælum aliquándo aspirándum est, ut in terra vivéntium Deum ætérnum laudémus. Quod quidem iter nuper sperábam ante hoc tempus a me conféctum iri. Si cáritas est, ut ait sanctus Paulus, flere cum fléntibus, gaudére cum gaudéntibus, ingens omníno te gáudium, mater illustríssima, ex eo hauríre necésse est, quod benefícii gratiæque in te causa, veram mihi Deus lætítiam, atque a metu eius umquam amitténdi securitátem desígnat.
Equidem, fatébor enim tibi, illustríssima dómina, cum in consideratióne divínæ bonitátis, quæ instar est maris, cui nec fundus sit nec litus, mentem ingúrgito, ea mihi, illíus amplitúdine abrépta, aberráre neque satis compétere vidétur, quippe cum ille me, pro tam brevi et exíguo labóre, ad ætérnam réquiem accérsat, et me de cælo ad summam felicitátem, quam ádeo neglegénter quæsívi, vocet, fructúmque lacrimárum polliceátur, quas tam parce profúdi.
Vide étiam atque étiam, illustríssima dómina, et cave ne hanc infinítam Dei benignitátem víoles; quod profécto fáceres, si eum velut mórtuum lamentarére, qui in Dei conspéctu vivat longéque plus rebus tuis, quam in hac vita, sua commendatióne adiuménti áfferat. Non erit hæc diutúrna seiúnctio; in cælo revisémus inter nos, simúlque cum salútis nostræ víndice copuláti, tota ánimi contentióne eum laudántes eiúsque misericórdias in ætérnum cantántes, immortálibus lætítiis perfruémur. Adimit nobis quod ante commodáverat non álio consílio, nisi ut immunióre et tutióre loco repónat, iísque nos bonis ornet quæ nobis optarémus ipsi.
Hæc ómnia, eo dumtáxat a me dicta sunt, ut morigerárer desidério quo téneor, uti tu, illustríssima dómina, ceteráque omnis família, hunc meum discéssum in iucúndi benefícii loco habeátis, tuque hoc fretum traiciéntem, dum litus contíngam in quo spes omnes meæ sitæ sunt, matérna tua benedictióne prosequáre. Quod idcírco feci libéntius, quod nihil mihi supérfuit, quo evidéntius amórem ac reveréntiam quam ut fílius matri débeo, tibi significárem.
Responsorium   Ps 40 (41), 13; 83 (84), 11bcPropter innocéntiam suscepísti me, Dómine, * Et statuísti me in conspéctu tuo in ætérnum.
Elégi ad limen esse in domo Dei mei, magis quam habitáre in tabernáculis peccatórum. Et statuísti me in conspéctu tuo in ætérnum.

orazione
    
O Dio, principio e fonte di ogni bene, che in san Luigi Gonzaga hai unito in modo mirabile l'austerità e la purezza, fa' che per i suoi meriti e le sue preghiere, se non lo abbiamo imitato nell'in­nocenza, Io seguiamo sulla via della penitenza evan­gelica. Per il nostro Signore.
Deus, caeléstium auctor donórum, qui in beato Aloísio miram vitae innocéntiam cum paenitentia sociásti, eius meritis et intercessione concede, ut, innocéntem non secúti, imitémur paeniténtem. Per Dominum.

Oppure:      O Dio, per servirti più fedelmente san Luigi rinunciò agli onori e alle ricchezze: pre­servaci dagli inganni del mondo, perchè cerchiamo in tutto la tua gloria. Per il nostro  Signore.
                                                                                                                                                                                   
Oppure:     Concedi, o Signore, che seguendo l'esempio di san Luigi Gonzaga partecipiamo al banchetto celeste rivestiti dell'abito nuziale, per ricevere l'abbondanza dei tuoi doni. Per Cristo nostro Signore.

Exercitium Novemdialis in honorem Sancti Aloysii Gonzaga
Per signum Sanctae (†) Crucis, de inimicis (†) nostris, libera nos, (†) Deus noster. In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
(Spiritus Sanctus invocatur)
Ant. Veni, Sancte Spiritus, reple tuorum corda fidelium, et tui amoris in eis ignem accende.
V. Emitte Spiritum tuum et creabuntur.R. Et renovabis faciem terrae.
Oremus. Deus, qui corda fidelium Sancti Spiritus illustratione docuisti: da nobis in eodem Spiritu recta sapere, et de eius semper consolatione gaudere. Per Christum Dominum nostrum. R. Amen.
Actus contritionis    Deus meus, ex toto corde paenitet me omnium meorum peccatorum, eaque detestor, quia peccando, non solum poenas a Te iuste statutas promeritus sum, sed praesertim quia offendi Te, summum bonum, ac dignum qui super omnia diligaris. Ideo firmiter propono, adiuvante gratia Tua, de cetero me non peccaturum peccandique occasiones proximas fugiturum. Amen.
Oblatio ad Beatam Mariam Virginem (a Sancto Aloysio composita)      Domina mea, sancta Maria, me in tuam benedictam fidem ac singularem custodiam et in sinum misericordiae tuae, hodie et quotidie et in hora exitus mei animam meam et corpus meum tibi commendo. Omnem spem et consolationem meam, omnes angustias et miserias meas, vitam et finem vitae meae tibi committo, ut per tuam sanctissimam intercessionem et per tua merita, omnia mea dirigantur et disponantur opera secundum tuam tuique Filii voluntatem. Amen.
Oratio ad Sanctum Aloysium    Sanctissime Aloysi, qui te ipsum mundi contagionum immunem ab infantia feliciter servasti, et soli Deo constanter vixisti, fac, quaesumus, tuis precibus, ut perverso saeculo in aeternum mortui, Domino ardenter serviamus. Nostras miserias benignus aspice, et tui patrocinio nobis impetra ut digne semper Deo famulari mereamur. Faventem, quaesumus, manum porrige, felixque nobis esto praesidium ; innumera vitare mundi pericula hostesque salutis infensissimos, vi tuae protectionis possimus : cor nostrum dirige ad omnes virtutes, quarum tot et tanta nobis praebuisti exempla ; ut tui imitatores simus, tecum Deum collaudare mereamur in terris, atque misericordias eius in aeternum cantare. Amen.
Deprecationes
I. O Sancte Aloysi, per innocentiam tuam admirabilem, ora pro nobis ad Deum                                             ut omnes impuritates malitiasque animae et corporis reiiciamus.
Pater, Ave et Gloria Patri

II. O Sancte Aloysi, per tuam poenitentiam tuam eximiam, ora pro nobis ad Deum                                             ut in spiritu verae mortificationis omnia peccata nostra purgemus et solidam vitae emendationem obtineamus.
Pater, Ave et Gloria Patri
III. O Sancte Aloysi, per caritatem tuam heroicam, ora pro nobis ad Deum                                                        ut Eum super omnia diligamus et proximum sicut nosmetipsos.
Pater, Ave et Gloria Patri

Litanie a S. Luigi Gonzaga

Signore, pietà.
Cristo, pietà.
Signore, pietà.

O Dio Padre del cielo, abbi pietà di noi.
O DIo Figlio del Redentore del mondo,
O Dio Spirito Santo,
Santa Trinità, unico Dio,
Santa Maria, prega per noi!
San Luigi Gonzaga,
San Luigi, giglio di celeste purezza,
San Luigi, martire occulto,
San Luigi, specchio d'ubbidienza,
San Luigi, vincitore del mondo,
San Luigi, tenero amante della Croce,
San Luigi, che intercedi per i peccatori,
San Luigi, guida sicura dei giovani,
San Luigi, appassionato figlio della Vergine Maria,
San Luigi, consigliere dei dubbiosi,
San Luigi, consolatore degli afflitti,
San Luigi, libero delle terrene grandezze,
San Luigi, divenuto povero per Gesù Cristo,
San Luigi, ricco di beni celesti,
San Luigi, libero dal rispetto umano,
San Luigi, intimo amico di Gesù Crocifisso,
San Luigi, al centro del cuore del Verbo,
San Luigi, dolce compagno dei sofferenti,
San Luigi, liberatore dei prigionieri,
San Luigi, difensore degli innocenti,
San Luigi, perfetto esemplare di perfezione,
San Luigi, operatore di miracoli,
San Luigi, conforto e tutela di chi ti invoca,
San Luigi, maestro di divina sapienza,
San Luigi, fiore della vita religiosa,
San Luigi, arcano suscitatore di vocazioni,
San Luigi, dispensatore dei tesori di misericordia,
San Luigi, amante della parola di Dio,
San Luigi, padrone del tuo corpo,
San Luigi, esempio di umiltà,
San Luigi, terrore dei demoni,
San Luigi, emulo dei serafini,
San Luigi, vittima di carità tra gli appestati,
San Luigi, rapito dagli angeli alla terra,
San Luigi, che intercedi per le anime nostre,
San Luigi, che vai incontro ai morenti,

O Dio, distributore di celesti doni, che nell'angelico San Luigi ad una innocenza meravigliosa hai unito una grande penitenza, per i meriti di San Luigi concedi che, non avendolo seguito sulla via dell'innocenza, possiamo imitarlo sulla via della penitenza. Per Cristo …

Litaniae Sancti Aloysi Gonzaga
Kyrie, eléison.
Christe, eléison.
Kyrie, eléison.

Christe, audi nos.
Christe, exáudi nos.

Pater de caelis Deus, miserére nobis.
Fili, Redémptor mundi, Deus, miserére nobis.
Spíritus Sancte, Deus, miserére nobis.
Sancta Trínitas, unus Deus, miserére nobis.

Sancte Aloysi Gonzaga, ora pro nobis.
Sancte Aloysi, Dei benedictionibus dotate, ora pro nobis.
Sancte Aloysi, Spiritus Sancti replete, ora pro nobis.
Sancte Aloysi, Christi confessor dignissime, ora pro nobis.
Sancte Aloysi, Eucharistiae adorator devotissime, ora pro nobis.
Sancte Aloysi, Beatae Virginis cliens ardentissime, ora pro nobis.
Sancte Aloysi, deliciarum mundi generose contemptor, ora pro nobis.
Sancte Aloysi, exemplar humilitatis, ora pro nobis.
Sancte Aloysi, paupertatis amator, ora pro nobis.
Sancte Aloysi, in oboedientia consumate, ora pro nobis.
Sancte Aloysi, patientia admirabilis, ora pro nobis.
Sancte Aloysi, in coelis potentissime, ora pro nobis.
Sancte Aloysi, fugator daemonum, ora pro nobis.
Sancte Aloysi, honor et gloria iuventutis, ora pro nobis.
Sancte Aloysi, patrone scholasticorum, ora pro nobis.
Sancte Aloysi, vitae evangelicae imitator, ora pro nobis.
Sancte Aloysi, speculum virginum, ora pro nobis.
Sancte Aloysi, consolator afflictorum dulcissime, ora pro nobis.
Sancte Aloysi, infirmorum salus certissima, ora pro nobis.
Sancte Aloysi, Societatis Iesu decus et ornamentum, ora pro nobis.
Sancte Aloysi, praeclarum Ecclesiae lumen, ora pro nobis.
Sancte Aloysi, plurimis insignite miraculis, ora pro nobis.
Sancte Aloysi, adiutor et protector noster, ora pro nobis.

Agnus Dei, qui tollis peccáta mundi, parce nobis, Domine.
Agnus Dei, qui tollis peccáta mundi, exaudi nos, Domine.
Agnus Dei, qui tollis peccáta mundi, miserére nobis.

V. Ora pro nobis, Sancte Aloysi Gonzaga.R. Ut digni efficiamur promissionibus Christi.
Oremus. Coelestium donorum distributor, Deus, qui in angelico juvene Aloysio miram vitae innocentiam pari cum poenitentia sociati ejus meritis et preciasti: ejus meritis et precibus concede; ut, innocentem non secuti poenitentem imitemur. Per Christum Dominum nostrum. R. Amen.
Ad mentem Romani Pontificis: Pater, Ave et Credo
V. Nos cum prole pia.R. Bene (+) dicat Virgo Maria.

madre Elvira del ss Sacramento

Madre Maria Elvira del Santissimo Sacramento

(Segni 19.10.1929 – Carpineto Romano 10.06.2012, solennità del Corpus Domini)

Nasce a Segni (Roma) il 19 ottobre 1929, sotto il pontificato di Pio XI e le viene dato il nome di Lorenza. È la quarta di nove figli: Assunta, Bruna, Luigina, Lorenza, Pietrina, Elvira, Ester, Vincenza, Ascenzo.

A quindici anni, entra nella Congregazione delle Suore del Santissimo Sacramento del Beato Pietro Vigne, dove già aveva emesso i voti la sorella maggiore, Bruna (sr Maria Giovanna). Emette i primi voti nella Congregazione il 19 settembre 1948, prendendo il nome di Elvira – la sorellina morta in tenerissima età. Si diploma maestra elementare e per un anno insegna presso la scuola delle Suore del Santissimo Sacramento in Carpineto Romano. Dopo questo primo anno, è richiamata a Roma dove prosegue i suoi studi e si laurea in lingua e letteratura italiana (4 novembre 1966). Da quel momento si dedicherà all’insegnamento con passione, amore, abnegazione, fino all’ingresso al Carmelo.

Nel 1968 entra al Carmelo della Santissima Trinità di Jesi (An) e, dopo un anno, il 14 dicembre 1969 emette i voti solenni incardinandosi definitivamente al Carmelo con il nome di sr Maria Elvira del Santissimo Sacramento. Sul Crocifisso che porta sotto lo scapolare fa incidere una frase di san Paolo: «Scio cui credidi» (So in chi ho creduto) 2Tm 1,12. 
Subito dopo il Concilio Vaticano II, nello spirito di rinnovamento conciliare, insieme ad alcune sorelle – sr Maria MaddalenaBerghi, sr Teresa Lupo e sr  Maria Paola Ricci –, si reca in aiuto del monastero della Santissima Concezione di Sutri (Vt) dove vivrà per due anni, dal 1977 al 1979, anno in cui si apre il Carmelo Sant’Anna di Carpineto Romano.
Per iniziativa di mons. Goffredo Gavillucci (1916-2010), parroco della Collegiata di Carpineto, con l’appoggio di mons. Umberto Florenzani, vescovo di Anagni e Alatri, si apre il Carmelo. Il 22 aprile 1979, domenica in Albis, dopo la solenne concelebrazione in collegiata, presieduta da mons. Umberto Florenzani, concelebrata da mons. Romolo Compagnone ocd., dal provinciale p. Carlo Cicconetti, dall’assistente del Generale P. Stefano Possanzini, dal Procuratore p. Josè Cardoso, da mons. Gavillucci e da numerosi sacerdoti, entrano nel nuovo monastero, sr Maria Elvira (responsabile), sr Maria Dionisia, sr Maria Maddalena, sr Teresa di Gesù Bambino, sr Maria Paola e sr Maria Carmela –dal Carmelo di Ostuni, per breve tempo. 
Gli inizi del Carmelo Sant’Anna sono difficili. La comunità è guardata con ostilità da molti, soprattutto dentro l’allora provincia romana dell’Ordine, che non condividono la scelta del luogo. I primi anni vedono un lavoro incessante di ristrutturazione e adattamento della casa canonica a monastero. Madre Elvira svolge la sua funzione di priora nel più autentico spirito di servizio, guidando la comunità con fermezza ed equilibrio. La sua figura forte e serena attira molte giovani, desiderose di consacrarsi al Signore nel carmelo. In breve la comunità cresce di numero, al punto da superare la capacità di capienza della casa.
Davanti a tanta benedizione, Madre Elvira si interroga con le sorelle, leggendo la ricchezza di vocazioni come possibilità di nuove fondazioni. Da allora molte sorelle “sciamano” per dare avvio a nuove esperienze monastiche. Il Carmelo Janua Coeli annesso al Santuario dell’Addolorata –Cerreto- è la prima filiazione, che prende avvio nel 1992; nel 1998 si torna a Sutri per assistere le anziane sorelle e far rifiorire quell’antico monastero; nel 2005 si fonda il monastero Mater Carmeli a Biella, che è la concretizzazione del desiderio di Madre Elvira e di don Enzo Boschetti, fondatore della Casa del Giovane di Pavia, di avere una comunità contemplativa che prega per i giovani in difficoltà. Non va dimenticata, inoltre, la cura con cui Madre Elvira si è adoperata per avviare una nuova fondazione in Romania, non ancora realizzata.
Gli anni passano e, sotto il suo priorato, si raggiungono vari traguardi: il ventesimo di fondazione, il venticinquesimo; da vice priora vede la festa per il trentesimo di fondazione e, il 21 aprile scorso, ha avuto la gioia di celebrare i trentatré anni di vita di questo Carmelo tra i monti Lepini.
Nel 2008, dopo aver festeggiato i sessant’anni di professione religiosa, inizia per Madre Elvira un lento declino fisico, che tuttavia non indebolisce né lo spirito né la testimonianza e coerenza di vita. Il corpo che l’ha sostenuta in anni di incessante attività mostra segni di grave affaticamento: continui sono i ricoveri presso il Policlinico Gemelli di Roma, cui si aggiungono gli interventi chirurgici per l’impianto di protesi a entrambe le anche, problemi cardiaci, insufficienza respiratoria, difficoltà epatiche e renali. Nulla le è risparmiato. Ma Madre Elvira – sempre vigile, silenziosa e discreta – continua a essere attenta e premurosa verso tutte le persone che si rivolgevano a lei.
Finché ha potuto, ha partecipato alla vita comunitaria, alla preghiera, agli atti comuni.  Fino alla fine, con le poche forze residue, scendeva, seppur per pochi minuti, in sala di comunità offrendo la sua presenza silenziosa, esempio e testimonianza di vita vissuta in ossequio al Signore.
Dopo l’ultimo ricovero al Policlinico Gemelli - dall’Ascensione del Signore, 20 maggio 2012, al 5 giugno-, le sue condizioni fisiche si sono progressivamente deteriorate, ma lo spirito è rimasto sempre saldo e fedele al Signore, che non risparmiava di additare a modello e unica fonte di vita e di salvezza.
Nell’ultimo periodo ha partecipato sempre meno alla vita comunitaria e una sorella era sempre con lei, pregando, assistendola e fornendole aiuto.
In cella, sul tavolo, aveva un’agenda dove annotava brevi pensieri di consolazione per le sorelle della comunità.
Si è preparata alla grande solennità del Corpus Domini partecipando alla celebrazione eucaristica alle ore 9. Ha atteso che passasse la processione e ha avuto così l’occasione di onorare l’Eucaristia e di salutare quanti si sono avvicinati.
In occasione della solennità del Corpus Domini, Madre Elvira ha dettato la seguente preghiera recitata al passaggio della processione del Santissimo:

O adorabilissimo Gesù,
noi ti adoriamo con tutta la mente,
con tutto il cuore e con tutte le forze,
perché Tu sei la ricchezza delle nostre famiglie.
Ti adoriamo con tutta la Chiesa, 
con tutta la tua famiglia sparsa nel mondo.
Riponiamo in Te ogni nostra fiducia, ogni nostra speranza. 
Tu sei la nostra forza 
e sappiamo che tu ci ascolti come un dolcissimo amico,
come un compagno di viaggio, come un fratello, come un Padre.
Ti adoriamo perché siamo certi di essere ascoltati.
Guarda alle nostre famiglie con amore e senza limiti,
benedicendole, proteggendole, custodendole nel tuo amore.
Fa’ che ogni famiglia si fidi di Te,
si affidi a Te, confidi in Te. Amen.

Ha pranzato per l’ultima volta con la comunità. All’ora Nona, mentre la comunità si accingeva a pregare, siamo state chiamate improvvisamente da sr Maria Emanuela che l’assisteva, e siamo state con lei nei suoi ultimi momenti di vita.

Tra la preghiera delle sorelle questa anima grande e generosa si è addormentata nel Signore il giorno della sua festa. Ha reso lo spirito verso le 16.30 del 10 giugno 2012.
Madre Elvira è stata per il monastero faro e guida sicura: la sofferenza, gli ostacoli, i problemi, le difficoltà, le incomprensioni, il disagio non l’hanno mai abbattuta.
I funerali sono stati celebrati martedì 12 giugno alle ore 10.30. Li ha presieduti il vescovo diocesano, monsignor Lorenzo Loppa, con il quale hanno concelebrato don Giuseppe Ghirelli, parroco di Carpineto; padre Mario Alfarano dalla Curia Generale dei Carmelitani; padre Tiberio Scorrano e padre Matteo Palumbo, della Provincia Italiana dei Carmelitani – in sessione elettiva capitolare in Sassone-; p. Vito Mastrantonio, passionista, confessore della comunità; i missionari eudisti p. Efrain e p. Leo; p. Arcangelo Compagna, orionino; diversi sacerdoti delle diocesi vicine: don Fabio Massimo Tagliaferri, don Marco Fiore, don Dario Vitali, don Enrico Scaccia, don Stefano Di Mario e il diacono Maurizio Ben Isa Ben Alì. Molte le suore del Santissimo Sacramento, sua prima Congregazione da Carpineto, da Roma e da Lanuvio.
Erano presenti anche alcune Monache: dal Carmelo Ss. Concezione di Sutri hanno partecipato la Madre Federale, suor Maria Martina del Sacro Cuore e suor Teresa di Gesù Bambino –del gruppo fondante iniziale- mentre dal monastero Mater Carmeli di Biella si è unita alla comunità suor Maria Cristiana del Crocifisso. 
Impressionante, inoltre, la partecipazione del popolo di Dio, segno tangibile del fecondo silenzio contemplativo di Madre Elvira: oltre ai suoi familiari, le hanno dato l’estremo saluto moltissimi carpinetani, i familiari delle monache, amici e conoscenti del Carmelo. Inoltre erano presenti tutti gli operai che nel corso di questi trentatré anni hanno prestato il loro servizio al Carmelo e, ogni qual volta Madre Elvira doveva essere portata in ospedale, si sono resi disponibili al trasporto; quasi tutte le sue alunne del tempo di insegnamento qui a Carpineto.
Una preghiera per lei al Signore.

Un grazie grande a tutti coloro che l’hanno conosciuta, stimata, amata ed aiutata, soprattutto in questi ultimi anni di vita. 
Un grazie particolare a tutti i Professori del Gemelli, Dottori, infermieri e personale che non si sono risparmiati per lei e le hanno prodigato cure e attenzioni. Un grazie agli altri amici Dottori che sempre, per telefono e con visite, si sono fatti presenti.
Un grazie alle sorelle di madre Elvira, al fratello a tutti i nipoti e familiari che l’hanno sempre sostenuta con l’affetto e la preghiera.
Un grazie agli amici della comunità che ogni giorno, settimana e mese si sono prodigati per le sue necessità: analisi, medicine, viveri, piccoli servizi.
Un grazie ai ragazzi che fino all’ultimo l’hanno portata e riportata a casa, dalla piazza al Monastero, senza mai lamentarsi e dimostrando tutto il loro affetto e ammirazione.
A tutti il nostro ringraziamento e soprattutto il ringraziamento di Madre Elvira che dal cielo veglia e benedice tutti.
A te Signore, la lode e la gloria per questa anima grande che ha incrociato il nostro cammino, e che ora ci attende tutti in cielo. Amen.