venerdì 29 maggio 2015

SANTI SISINIO, MARTIRIO ED ALESSANDRO

29 MAGGIO
SANTI SISINIO, MARTIRIO 
ED ALESSANDRO




Antifona d'ingresso cfr Dan 3, 23.24.50.20
I tre Santi nella fornace calpestarono le fiamme con coraggio
e mutarono il fuoco in rugiada, cantando: «Benedetto sei tu, Signore Dio, nei secoli».
Canto d'ingresso:   Salmo 32

COLLETTA       O Dio, che mediante il ministero dei tuoi santi martiri Sisinio, Martirio e Alessandro hai seminato tra noi la parola della fede, rendendola fruttuosa con il loro sangue, a noi tuo popolo, santificato nella verità, concedi che essa si adempia nella gloria. Per il nostro Signore.

PRIMA LETTURA
Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo
Dopo ciò, apparve una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all'Agnello, avvolti in vesti candide, e portavano palme nelle mani. E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio seduto sul trono e all'Agnello».
Allora gli angeli che stavano intorno al trono e i vegliardi e i quattro esseri viventi si inchinarono profondamente con la faccia davanti al trono e adorarono Dio, dicendo: «Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen». Uno dei vegliardi allora si rivolse a me e disse: «Quelli che sono vestiti di bianco, chi sono e donde vengono?». Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai». E lui: «Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide con il sangue dell'Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo santuario; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro. Non avranno più fame, né avranno più sete, né li colpirà il sole, né arsura di sorta, perché l'Agnello che sta in mezzo al trono sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita. E Dio tergerà ogni lacrima dai loro occhi». Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE
Rit. Chi semina nel pianto, raccoglie nella gioia.

Quando il Signore ricondusse i prigionieri di Sion,
ci sembrava di sognare.
Allora la nostra bocca si aprì al sorriso,
la nostra lingua si sciolse in canti di gioia.

Allora si diceva tra i popoli: «II Signore ha fatto grandi cose per loro».
Grandi cose ha fatto il Signore per noi, ci ha colmati di gioia.

Riconduci, Signore, i nostri prigionieri, come i torrenti del Nègheb.
Chi semina nelle lacrime, mieterà con giubilo.

Nell’andare, se ne va e piange, portando la semente da gettare,
ma nel tornare  viene con giubilo, portando i suoi covoni.

SECONDA LETTURA
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, siano rese grazie a Dio, il quale ci fa partecipare al suo trionfo in Cristo e diffonde per mezzo nostro il profumo della sua conoscenza nel mondo intero! Noi sia­mo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo fra quelli che si salvano e fra quelli che si perdono; per gli uni odore di morte per la morte e per gli altri odore di vita per la vita.
E chi è mai all'altezza di questi compiti? Noi non siamo infatti come quei molti che mercanteggiano la parola di Dio, ma con sincerità e come mossi da Dio, sotto il suo sguardo, noi parliamo in Cristo. Cominciamo forse di nuovo a raccomandare noi stessi? O forse abbiamo bisogno, come altri, di lettere di raccoman­dazione per voi o da parte vostra? La nostra lettera siete voi, lettera scritta nei nostri cuori, conosciuta e letta da tutti gli uomini. È noto infatti che voi siete una lettera di Cristo composta da noi, scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma sulle tavole di carne dei vostri cuori. Parola di Dio.

Alleluia, alleluia. Io ho scelto voi, perché andiate e portiate frutto,
                             e il vostro frutto rimanga. Gv 15,1 Alleluia.
+ Dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuol servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà». Parola del Signore.

ORAZIONE SULLE OFFERTE        Guarda, Signore, con benevolenza questo sacrificio e, per intercessione dei tuoi santi Sisinio, Martirio ed Alessandro, fà che noi stessi diventiamo un'offerta a te gradita, che arda davanti a te di carità perenne. Per Cristo nostro Signore.

PREFAZIO  
Nel giardino della Chiesa fiorirono come rose e gigli
E’ giusto e santo, Signore, lodarti,
mirabile come sei nei tuoi santi Sisinio, Martirio ed Alessandro.
   Tu dall'eternità li hai preparati alla tua gloria,
volendo diffondere per mezzo loro
la luce della tua verità nel mondo.
   Li hai armati con il tuo Spirito di verità,
dando loro di vincere con la fragilità della carne
la potenza della morte.
   Nel giardino della Chiesa essi fiorirono come rose e gigli:
di colore purpureo
li decorò il sangue sparso nel martirio,
e di purissimo candore
li rivestì in premio Gesù Cristo Signore nostro.
   Per mezzo di lui si allietano gli Angeli
e nell'eternità adorano la gloria del tuo volto.
  Al loro canto concedi, o Signore,
che si uniscano le nostre umili voci nell'inno di lode: Santo, Santo, Santo, …


Antifona alla comunione      Benedite, Anania, Azaria e Misaele, il Signore; perché vi ha liberati dagli inferi e salvati dalla mano della morte, vi ha scampati di mezzo alla fiamma ardente, vi ha liberati dal fuoco. Canto di com. Dan 3, 57-88

ORAZIONE DOPO LA COMUNIONE  Ti supplichiamo Signore: ci allieti per l'immortalità la mensa celeste, che rese i tuoi santi Sisinio, Martirio e Alessandro fedeli nel servizio e vittoriosi nel martirio. Per Cristo nostro Signore.

BENEDIZIONE SOLENNE
Per i meriti e le preghiere del santo diacono Sisinio vi mostri il Signore
la via che conduce alla vita e vi stabilisca nella sua pace.     Amen.

L'esempio del lettore Martirio
alimenti in voi un affetto vivo e soave della parola di Dio
fonte perenne di luce e di consolazione.     Amen.

L'eroica testimonianza del martire Alessandro vi stabilisca
come figli diletti nella casa di Dio, partecipi dell'eredità eterna.    Amen.

E la benedizione di Dio onnipotente,
Padre e Figlio + e Spirito Santo,

discenda su di voi e con voi rimanga sempre.    Amen.

martiri Sisinio, Martirio e Alessandro

29 MAGGIO
SANTI MARTIRI D’ANAUNIA
E SAN VIGILIO
secondo l’eucologia ambrosiana





ANT. D’INGRESSO    Cfr. Ap 12, 11
Questi santi hanno vinto per mezzo del sangue dell'Agnello, hanno disprezzato la vita fino a subire la morte e regnano con Cristo in eterno.

ALL'INIZIO DELL'ASSEMBLEA LITURGICA
O Dio forte ed eterno, che nel cuore dei santi accendi la fiamma della tua carità, sull'esempio del vescovo Vigilio e dei martiri Sisinio, Martirio e Alessandro donaci di tendere a quella passione d'amore che arriva a sacrificare generosamente anche la vita. Per il nostro Signore…

DOPO IL VANGELO
Voi siete l'ornamento della casa del Signore, splendidi come l'oro,  
perché avete consacrato a Dio con gioia la vostra vita per sempre.

A CONCLUSIONE DELLA LITURGIA DELLA PAROLA
Si allieti, o Dio, la tua Chiesa per l'unica corona di gloria che unisce fraternamente i santi Sisinio, Martirio e Alessandro e il vescovo Vigilio che li ha inviati; la loro testimonianza accresca la nostra fede e conforti la nostra vita. Per Cristo nostro Signore.

SUI DONI         Scenda la tua grazia, o Padre, sui nostri doni, e l'offerta di questo sacrificio ravvivi nei cuori il fuoco dell'amore per te che consentì al vescovo Vigilio e ai suoi discepoli Sisinio, Martirio e Alessandro di superare con coraggio ogni tormento. Per Cristo nostro Signore.

PREFAZIO
  E’ veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre,
e in ogni luogo,
a te, Signore, Padre santo,
Dio onnipotente ed eterno.
   Cristo, tuo Figlio unigenito,
é l'Agnello vincitore che regna nell'alto dei cieli
e chiama i martiri a condividere il suo destino di gloria.
   Corroborati dal suo sangue,
Vigilio, Sisinio, Martirio ed Alessandro
hanno reso al mondo una splendida testimonianza di fede
e, dopo molti tormenti, hanno subito la morte;
ora stanno, o Padre, davanti al tuo trono
nella candida schiera di coloro
che, avendo affrontato animosamente il martirio,
hanno lavato le loro vesti nel sangue dell'Agnello.
   Dal loro volto ora tu astergi ogni lacrima,
ora estingui la loro sete di te alle acque della vita
e doni ai tuoi servi di gloriarsi del nome di Cristo
nella luce della Gerusalemme eterna.
   Alle loro voci uniamo con gioia le nostre
e con tutti gli angeli a te eleviamo la lode: Santo, Santo, Santo, ...

ALLO SPEZZARE DEL PANE    Lc 22, 28-50
«Voi mi siete rimasti vicini nell'ora della prova, e io preparo un regno per voi  - dice il Signore  - perché possiate mangiare e bere alla mensa del mio regno».

ALLA COMUNIONE       Questi santi, attraverso il martirio, sono divenuti amici perfetti e fedeli di Cristo. Rinunziamo alla vita mondana per seguire Cristo Signore e non perdere la vita eterna a causa della gloria che passa.


DOPO LA COMUNIONE  Nutriti del Pane del cielo e lieti nel ricordo di questi santi, ti eleviamo, o Padre, la nostra supplica: confermaci nel tuo amore per sempre e donaci di camminare nella giovinezza della vita rinnovata. Per Cristo nostro Signore.

giovedì 28 maggio 2015

AGENDA DEL SINODO «OMBRA»

«LA CHIESA DEVE RICONOSCERE IL VALORE DELL'AMORE GAY». VOILÀ L'AGENDA DEL SINODO «OMBRA»


mi sono tornate in mente le parole dell’Esorcismo compilato da Leone XIII allorquando ebbe la famigerata visione durante la Messa – a quanto pare sulla chiesa di oltre un secolo dopo, dove vide il cielo sopra il Cupolone ricoperto di demoni, che arrivarono a lambire il Soglio – laddove si danno indizi per riconoscere la presenza e l’opera del Demone:
«Perché tu sei l’autore dell’incesto; tu sei il capo dei sacrileghi; tu sei il maestro delle depravazioni; tu sei il dottore degli eretici; tu sei l’inventore di ogni oscenità; il corruttore della giovinezza». L’Oscenità.

Di seguito la cronaca tutta da leggere, fatta su Repubblica di ieri da Marco Ansaldo, dell'incontro a porte chiuse tra alcuni leader dell'ala «kasperiana» dell'episcopato europeo sui temi del Sinodo. 

«Cosa possiamo dire a una gioventù che non si ritrova negli orientamenti della Chiesa? Come dobbiamo impostare una pratica dell'eros? Qui ci troviamo di fronte a problemi con cui fare i conti, altrimenti la gente finirà per allontanarsi».

L'allarme pacato lanciato a metà lavori da un sacerdote e docente scuote i tavoli messi a rettangolo fra i 50 convenuti all'Università Gregoriana di Roma, nella giornata di studio organizzata per il Sinodo dei vescovi previsto in autunno. "Matrimonio e divorzio", "Sessualità come espressione dell'amore" sono i titoli su cui si discute. Temi di un'attualità bruciante, dopo il sì del referendum in Irlanda sulle nozze gay. Ci sono molti big della Chiesa, come il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco di Baviera e capo dei vescovi tedeschi, l'arcivescovo di Marsiglia Georges Pontier che è presidente della Conferenza episcopale francese, quello di Havre,Brunin, il vescovo di Dresda, Koch, quello della Bassa Sassonia, Bode, lo svizzero Gmur, il segretario generale dei vescovi tedeschi Langendorfer, teologi emeriti e professori universitari come il presidente della Comunità di Sant'Egidio, Marco Impagliazzo. Tutti ospitati dal vice rettore della Gregoriana, padre Hans Zollner, e vincolati a non attribuire la paternità delle dichiarazioni agli intervenuti. Lavori a porte chiuse, a cui è stata invitata a partecipare, quale unico media italiano, La Repubblica.

E la discussione è stata ampia e molto libera. Sfiorando anche l'argomento delle unioni gay richiamato dal voto irlandese. «La questione non è tema del Sinodo - precisa un sacerdote e teologo tedesco - ma è comunque materia culturale. Se fra due persone dello stesso sesso c'è una relazione forte, che porta a un riconoscimento, questo deve diventare un vincolo anche per la Chiesa». Aggiunge poi: «Personalmente dico che questa unione dovrebbe essere riconosciuta, anche se non come matrimonio. Se la Chiesa non la riconosce, ciò non significa una discriminazione, ma che si intende riaffermare il principio della famiglia costituita da un uomo e una donna».
Una posizione innovativa. Nessuno qui si oppone. Il confronto, anzi, si allarga. «È chiaro - afferma un monsignore francese - che stiamo vivendo una nuova realtà pastorale». E, a proposito dei divorziati risposati, continua una docente: «Con l'allungarsi della vita anche la frontiera della fedeltà si sposta. Ma la disciplina della Chiesa oggi è lungi dall' essere immobile. Dopo un fallimento, un abbandono, ci si può impegnare in una nuova vita con un'altra persona. Questi problemi ci arrivano da esponenti impegnati anche nel magistero, oltre che dai fedeli». Applausi, e si va oltre.

Commenta un vescovo tedesco: «I dogmatici dicono che l'insegnamento della Chiesa è fisso. Invece uno sviluppo esiste. E abbiamo bisogno di uno sviluppo sulla sessualità. Anche se non dobbiamo fissarci solo su questa». Ammette un presbitero che è anche professore: «Essendo la nostra una vita da single, il celibato di noi preti rende difficile parlare agli altri delle loro vite di coppia».

Nessuno qui usa la parola «parresìa», franchezza, termine chiave del pontificato di Francesco. Ma la discussione alla tavola della Gregoriana si svolge tutta alla sua ombra. Un sacerdote e docente svizzero, che fa un intervento spaccato al secondo seguendo da buon elvetico il proprio orologio, parla senza indugi di «carezze, baci, "coito" nel senso del "venire insieme", co-ire», come di «quel che accompagna le luci e le ombre non coscienti delle pulsioni e del desiderio». Un suo collega: «L'importanza dello stimolo sessuale rappresenta la base per un rapporto duraturo». Si cita Freud. Viene richiamato Fromm. «La mancanza della sessualità - si aggiunge - può accomunarsi alla fame, alla sete. La domanda che la caratterizza è: "Hai voglia di fare sesso?". Ma questo non significa desiderare l' altro, se l'altro non vuole. La domanda dovrebbe essere: "Tu mi desideri?". Ecco allora come il desiderio sessuale dell' altro può unirsi all'amore».

Il dialogo è serrato e tocca i sacramenti, il battesimo, l'argomento delicato della comunione ai divorziati risposati. «Come possiamo negarla, come fosse una punizione, alle persone che hanno fallito e trovato un nuovo partner con cui ricominciare una vita?». C'è poi spazio per il dolore dei figli di chi si è separato: «Nelle confessioni ascoltiamo molto i racconti degli adolescenti che si autoaccusano del divorzio dei genitori. Ma, a volte, la separazione è anche un bene».


Parole che sembrano rivoluzionarie se pronunciate da uomini in clergyman. Per un'iniziativa fatta nel cuore di Roma dalle Conferenze episcopali di Francia, Germania e Svizzera. Vescovi da molti considerati all' avanguardia. Starà a chi di loro prenderà parte al prossimo Sinodo, come il cardinale Marx che ha concluso i lavori, portare riflessioni tanto liberali. Fino al Papa. Commenta uno dei partecipanti al Sinodo dello scorso ottobre: «Magari ci fosse stata una simile discussione in Vaticano. Non c' è ancora stata quella libertà di parola che abbiamo avuto noi, qui, oggi. Ma abbiamo la speranza che tutto questo, adesso, serva».

da «Triskell 182»

mercoledì 27 maggio 2015

Chiesa da rottamare

Socci: "Mezzo secolo senza latino e la Chiesa è da rottamare"




Non so quante volte l’ho detto, ma non fa mai male ripeterlo: quella che tu chiami “Madre Chiesa” riferendoti alla gerarchia tutta, salvo rare eccezioni pratica un’altra religione rispetto a quella cattolica. Ha un’altra filosofia, un’altra teologia, un’altra morale, un altro rito e, dunque, un’altra religione e un’altra fede. La “Madre Chiesa” a cui tu ti appelli, quella di sempre, non è morta perché “non praevelabunt”, ma in questo momento è nascosta e solo il Signore sa veramente come e dove sopravviva: il nostro compito non è quello di sezionare un cadavere per andare in cerca di qualcosa che temperi il nostro dolore, ma quello di credere che il Corpo Mistico di Cristo continua a essere vivo e volere con tutto il nostro essere di farne parte. Al resto ci penserà la Provvidenza. 
Alessandro Gnocchi 


Che l’Irlanda, antica roccaforte del cattolicesimo, vari a furor di popolo le nozze gay ("e chi sono io per giudicare"), è un evento storico. Si avverte un cupo rumore di frana, come se una montagna - effetto? - stesse venendo giù. 

Del resto in Sudamerica già da anni la Chiesa sta crollando (i dati sono terribili): ora l’Europa, il cuore della cristianità.
Ciò che rende dominante il laicismo - diceva il cardinal De Lubac - è che si imbatte e strumentalizza «un cristianesimo sempre più minorato, ridotto ad un teismo vago e impotente». 

Oggi solo questo teismo è permesso. Invece della Chiesa cattolica conosciuta finora è minacciata perfino la sopravvivenza. C’è posto solo per una sua ridicola parodia laicizzata, da «cortigiana» umanitaria (per dirla con Andrea Emo), per una «agenzia religiosa» che sui grandi temi della vita si sottomette al diktat ideologico obamiano, che rinuncia al proselitismo e al «Dio cattolico» («non esiste un Dio cattolico», ipse dixit), che si scioglie nell’ecumenismo massonizzato delle tante religioni, che si occupa del clima e della spazzatura differenziata, insegnando le buone maniere (buongiorno, buonasera, grazie e scusa) e facendo pipponi assistenziali sui poveri.

Ma per la vera Chiesa Cattolica non c’è più posto, come mostra il dramma dell’ultimo grande papa, Benedetto XVI, «dimissionato», autorecluso e silenziato.
La Chiesa che ha illuminato e vinto il tenebroso mondo degli dèi e ha ribaltato la storia pagana e antiumana, la Chiesa del Verbo di Dio fatto carne che ha la pretesa di annunciare la Verità, la Chiesa dei grandi santi, dei martiri, dei missionari, la Chiesa della liturgia divina e della grande arte, la Chiesa di Madre Teresa e del pensiero forte, dei grandi papi e di padre Pio, con l’irrompere del soprannaturale, la Chiesa che ha tenuto testa per secoli alla ferocia musulmana e ai grandi totalitarismi genocidi del XX secolo, questa Chiesa oggi non ha più diritto di cittadinanza.

Mons. Galantino - secondo un tweet di Alberto Mingardi - pare abbia detto in un convegno: «Quando la Chiesa era cattolica e la messa era in latino…».
Un lapsus freudiano rivelatore ed esplosivo. Infatti ora siamo all’ultimo atto della «liquidazione della Chiesa Cattolica», come preconizzò Giuseppe Prezzolini, laico ma preoccupato per il baratro verso cui stava correndo il mondo cattolico, ansioso di «modernizzarsi» e arrendersi a tutte le mode ideologiche del momento.
Però a liquidare la Chiesa non sono le persecuzioni, né l’odio laicista, ma - come disse Paolo VI - è «l’autodemolizione» dall’interno. La via del baratro fu imboccata non con il Concilio ma alla sua fine, esattamente 50 anni fa, con il «post-Concilio».

Nei giorni scorsi sui giornali, si è ricordato che sono cinquant’anni anche dalla prima messa in lingua italiana e un altro intellettuale laico come Elémire Zolla, in quei giorni, arrivò a sottolineare l’avvenimento con toni apocalittici: «7 marzo: muore la Messa, muore il Gregoriano. Ascoltato per l’ultima volta. Oramai, come un ramo secco, la Chiesa verrà bruciata».
In realtà il problema non fu tanto l’uso della lingua volgare nella liturgia (cosa, secondo me, positiva), ma la successiva «riforma liturgica» del 1969 e soprattutto la sostanziale (non legale) messa al bando della precedente, millenaria liturgia cattolica.
Joseph Ratzinger ha fatto capire bene, molti anni dopo, l’enorme errore, anche teologico, che fu commesso allora. Che ebbe conseguenze colossali, anche nel tragico smarrimento della fede.
Ma curiosamente a quel tempo a lanciare l’allarme in modo drammatico per una Chiesa che di colpo rifiutava il suo rito bimillenario (quello attorno al quale erano state costruite le nostre cattedrali), furono soprattutto gli intellettuali laici.
Che protestarono con la stessa costernazione con cui oggi consideriamo le tragiche devastazioni compiute dall’Isis nell’antico Medio oriente.
Il 5 settembre 1966 uscì un primo appello a Paolo VI per la salvaguardia della liturgia latino-gregoriana (pochi mesi prima che l’alluvione devastasse l’antica bellezza cattolica di Firenze).
Quel manifesto-appello fu firmato da una quarantina di grandi intellettuali e impressiona rileggere oggi alcuni di quei nomi: Jorge Luis Borges, Salvatore Quasimodo, Eugenio Montale, Giorgio De Chirico, Robert Bresson, Jacques Maritain, François Mauriac, Gabriel Marcel, Maria Zambrano, Cristina Campo, Elena Croce, Wystan Hugh Auden, Jorge Guillen, Elémire Zolla, Philip Toynbee, Evelyn Waugh, Salvador De Madariaga, Carl Theodor Dreyer, Julien Green, Elsa Respighi, Francesco Gabrieli, José Bergamin, Fedele D’Amico, Luigi Dallapiccola, Victoria Ocampo, Wally Toscanini, Gertrud von Le Fort, Augusto Del Noce, Lanza Del Vasto.
L’appello fece molta impressione, anche in Vaticano, ma non riuscì a fermare la frana. Così nel 1971 ne uscì un altro e stavolta furono ancora di più gli intellettuali che si aggiunsero. Ricordo qualche nome: Agatha Christie, Graham Greene, Harold Acton, Mario Luzi, Andrés Segovia, William Rees-Mogg (il direttore del Times), Joan Sutherland, Guido Piovene, Giorgio Bassani, Adolfo Bioy Casares, Ettore Paratore, Gianfranco Contini, Giacomo Devoto, Giovanni Macchia, Massimo Pallottino, Rivers Scott, Wladimir Ashkenazy, Colin Davis, Robert Graves, Yehudi Menuhin, Kenneth Clark, Malcolm Muggeridge.
Fu pressoché inutile, ma di lì a poco lo stesso Paolo VI si rese conto della tragedia in corso: il crollo della frequenza religiosa, migliaia di preti e religiosi che lasciavano l’abito, intellettuali cattolici subalterni all’ideologia marxista, gran parte dei giovani sedotti dai miti della rivoluzione (da Fidel Castro a Mao, dai Vietcong a Che Guevara, fino a Stalin), il dilagare della Teologia della liberazione e di teologie moderniste che demolivano la dottrina cattolica.
Paolo VI negli ultimi anni pronunciò parole sempre più drammatiche: «Credevamo che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. E venuta invece una giornata di nuvole e tempeste, e di buio», «da qualche parte il fumo di Satana è entrato nel tempio di Dio», «l’apertura al mondo fu una vera invasione del pensiero mondano nella Chiesa... Noi siamo stati forse troppo deboli e imprudenti».
Paolo VI denunciò «coloro che tentano di abbattere la Chiesa dal di dentro» e prese a citare i libri di Louis Bouyer, «La décomposition du catholicisme» e «Religieux et Clercs contre Dieu».
All’amico Jean Guitton confidò: «C’è un grande turbamento in questo momento nel mondo e nella Chiesa, e ciò che è in questione è la fede. Capita ora che mi ripeta la frase oscura di Gesù nel Vangelo di san Luca: “Quando il Figlio dell’uomo tornerà, troverà ancora la fede sopra la terra?”. Ciò che mi colpisce quando considero il mondo cattolico», proseguiva il papa, «è che all’interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non-cattolico, e può avvenire che questo pensiero non-cattolico all’interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa».
Poi, grazie a Dio, arrivarono Giovanni Paolo II e Joseph Ratzinger. La barca di Pietro venne faticosamente riparata, la bussola della fede ritrovò la via e una generazione di giovani sperimentò di nuovo la bellezza del cristianesimo.
Ma questa primavera è stata gelata da qualcosa di potente e di oscuro che, per la prima volta nella storia della Chiesa, ci pone davanti al dramma di un «papa emerito» autorecluso in Vaticano e di «un vescovo vestito di bianco» che viene acclamato da tutti i nemici di sempre della fede cattolica e che ha riportato la Chiesa alla subalternità alle ideologie mondane degli anni Settanta (è stata riesumata perfino la Teologia della liberazione e il suo fondatore Gutierrez ora pontifica dal Vaticano).
Sembra il baratro finale. A meno che Dio….

di Antonio Socci

martedì 26 maggio 2015

democrazia del cibo

In una commovente gara al “volemose bene” cieco e senza senso (o con un senso drammaticamente chiaro … ) anche l’Expo diventa occasione per vivere la “grazia della interreligiosità”. Gioiosa mensa comune tra induisti, anglicani, islamici, valdesi, ebrei, buddisti e … cattolici (?).
di Paolo Deotto
zzzzexpo1Non scopro nulla di nuovo ricordando che qualsiasi fesseria, o qualsiasi nefandezza, se ripetuta ossessivamente, diventa “verità”. Il mondo ci bombarda da tempo col ripugnante omosessualismo e senza dubbio ha ottenuto dei risultati: quante persone “benpensanti” non sono pronte a riconoscere un “diritto” degli omosessuali a costituire grottesche parodie di famiglie, magari con tanto di diritto all’adozione? E quanti fini intelletti, pur pronti a difendere l’unica famiglia possibile, non si preoccupano di chiarire “non sono omofobo”, accettando così la stessa logica che credono di combattere?
Bene. Il mondo ci sta lavando il cervello con l’omosessualismo, il “gender” & follie annesse. Mi pare però lecito notare che la Chiesa cattolica, o meglio, la gerarchia che attualmente la rappresenta, non perde occasione per lavarci il cervello su un concetto pericolosissimo e inaccettabile: l’interreligiosità, peraltro definita in alto loco come “grazia”. Ne abbiamo già parlato (clicca qui) pochi mesi fa.
Il mondo è insanguinato da guerre condotte con una ferocia senza pari, nelle quali, se ancora a qualcuno interessa, le vittime sono per lo più i cristiani? Ma basta “dialogare”, “aprirsi alla interreligiosità”, fare qualche bella preghiera “comune”. Peccato che poi le guerre e le persecuzioni anticristiane continuino … Lo sfascio morale e la violenza distruggono la società (un tempo) civile? Ma dov’è il problema? Dialogo, interreligiosità, sediamoci attorno a un tavolo e parliamo. Guarda caso, la corruzione e la violenza dilagano lo stesso. Eccetera.
Ora, poteva forse una vetrina mondiale come l’Expo sfuggire alla propaganda della interreligiosità?
Naturalmente, no. E infatti, come ci informa la diocesi di Milano sul suo sito (clicca qui), si è svolto un incontro interreligioso – “Il cibo dello spirito nella Carta di Milano” – per discutere sugli “approcci religiosi diversi al problema della nutrizione”. I rappresentati delle diverse “religioni” firmeranno assieme, ovviamente, la “Carta di Milano”. Cosa sia la “Carta di Milano”, lo confesso, non l’ho capito, anche se mi sorge il sospetto che, dato l’argomento dell’Expo, la “Carta” sia un menù, appunto un menù alla Carta. Ma non divaghiamo.
Non divaghiamo nemmeno soffermandoci più di tanto su una dichiarazione strampalata del ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina, che ha detto, testualmente: “il dialogo tra le religioni è avanzamento sulla strada della sfida della democrazia del cibo”. Se qualcuno mi spiega questa frase, lo ringrazio.
Quello che scandalizza non è che si perda il tempo su discussioni vuote, su parole al vento. Se ne dicono tante… ciò che scandalizza è vedere, per l’ennesima volta, la Chiesa cattolica, o meglio gli uomini che la rappresentano, tutti presi da questa ansia di “dialogo” e cordiale partecipazione ad avvenimenti puramente mondani, preoccupata di “essere parte”, attiva ma soprattutto paritaria, della società che, forse a qualcuno ciò sfugge, è tutt’altro che cristiana.
Intendiamoci: la Chiesa, custode della Fede e quindi custode anche dell’ordine morale, dovrebbe sempre far sentire la sua voce autorevole anche nella società, per indicare chiaramente dove è il bene e dove è il male.
Ma questa Chiesa, tutta presa dalla grazia della “interreligiosità”, si ricorda ancora di essere la custode della Fede? Si ricorda ancora del compito di annunciare Cristo a tutte le genti, di annunciare a tutti che “Extra ecclesiam nulla salus”?
Domande retoriche. Quello che abbiamo davanti agli occhi è una Chiesa che si preoccupa di mettersi su un piano di perfetta parità con tutte le altre “religioni”, e metto la parola “religioni” tra virgolette, perché sappiamo che non esistono “tante fedi e tante religioni”. Esiste una sola Vera Fede, la fede in Nostro Signore Gesù Cristo, ed esiste una sola Chiesa, la Chiesa di cui Nostro Signore stesso è capo, la Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Punto.
Quello che abbiamo davanti agli occhi, e che scandalizza, è una Chiesa che ci parla di lotta alla corruzione, lotta alla fame, misericordia erga omnes, accoglienza, e tutta un’infinità di belle cose, e non ci parla più di salvezza dell’anima, non ci parla più di apostolato, sembra essersi ripiegata in una dimensione puramente mondana, in cui oltretutto prende un atteggiamento quasi timido, “dialogante”, appunto, come se volesse ben evidenziare di non aver nulla da insegnare a nessuno.
L’incontro all’Expo si è concluso, è sempre il sito della diocesi di Milano che ce lo comunica, con un bell’atto “ecumenico”: “Tutti i ministri delle religioni hanno poi concluso l’incontro con sette benedizioni sul cibo secondo sette tradizioni diverse, con profonde sfumature di significato”.
“Profonde sfumature di significato”. La frase è suggestiva, senza dubbio, ma qualcuno sarebbe così cortese, magari l’Arcivescovo stesso, da chiarirci cosa mai voglia dire?
Io non ho capito nulla, o meglio capisco quello che chiunque può capire: siamo a una nuova festa di questa “interreligiosità”, che poi, all’atto pratico, vuol dire che la Chiesa rinuncia al suo stesso ruolo di evangelizzatrice del mondo.
Sette benedizioni? Ma vogliamo renderci conto che sei di queste non sono, perché non possono essere, “benedizioni”?
“Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato” (Marco 16, 15-16). Per caso è stata modificata la parola di Nostro Signore e nessuno ci ha informato?
Questa Chiesa che partecipa gioiosa alle cerimonie interreligiose, e poi magari licenzia un insegnante di religione che spiega ai suoi allievi cos’è realmente un aborto, questa Chiesa che non si preoccupa più di dire ai “rappresentanti di altre religioni”: “Convertitevi e sarete salvi”, ma con questi dialoga, questa stessa Chiesa che in alto loco arrivò a definire il proselitismo “una solenne sciocchezza”, dove sta precipitando?
Tempo fa l’ex presidente israeliano Shimon Peres parlò al Pontefice del progetto di costituire una “Onu delle religioni”. Il Pontefice lo incoraggiò a proseguire su questo bel progetto. Una bella assemblea mondiale in cui tutte le religioni si incontrino, su un piano, è ovvio, di assoluta parità. L’anticamera della Religione Unica Mondiale.
No, grazie. Che questo disastro venga incoraggiato dalla incredibile superficialità di chi dovrebbe dosare ogni parola che esce dalla bocca, o che venga contrabbandato in occasione di una vuota discussione sugli “approcci religiosi diversi al problema della nutrizione”, io dico “no, grazie”: continuo a desiderare ardentemente di salvare la mia anima.
Sono nato cattolico il giorno in cui ho ricevuto il Battesimo e voglio morire cattolico. E nel caos sono ancora in grado di individuare le parole che non cambiano, che non cambieranno mai. Ciò che è sempre più terribilmente difficile è trovare chi queste parole le custodisca e abbia l’autorità, che deriva dall’Ordine, per insegnarle ogni giorno.
Di questo abbiamo bisogno: di Pastori che non abbiano paura di essere cattolici. Lo so, è scomodo e spesso impopolare. Ma tra un bel dialogo quaggiù e la salvezza eterna, consentitemi, continuo a scegliere la salvezza eterna.

XXXIII pellegrinaggio Parigi - Chartres


XXXIII 

Pellegrinaggio della tradizione 

de Pentecoste 

"Nostra Signora della Cristianità"

 da Parigi a Chartres

Il 2015 è l’anno del ritorno dell’Italia alPellegrinaggio internazionale di Pentecoste Notre-Dame de Chrétienté, da Parigi a Chartres.
Questo emozionante cammino consente di riscoprire il valore universale della tradizione cattolica condividendolo con i fedeli di molte altre nazioni. Le date del pellegrinaggio sono dal 23 al 25 Maggio. Oltre 10 mila persone sono attese per innalzare il vessillo della Croce in un’esperienza di fede indimenticabile.
Il CNSP è lieto di sostenere ed incoraggiare la presenza italiana al pellegrinaggio, e condivide con gli organizzatori il sogno di un Capitolo Italiano numeroso. per contattarne i promotori :


e-mail ndc@sanremigioverona.org o visitare il sito http://www.sanremigioverona.org/ndc













Como ya anunciara hace un mes (ver aquí), este fin de semana ha tenido lugar la gran peregrinación tradicional de Pentecostés, a la que ha asistido multitud de fieles, organizada por Nuestra Señora de la Cristiandad, desde la catedral de Notre Dame de París a la catedral de Notre Dame de Chartres, en Francia, a la que pertenecen estas imágenes y durante la cual los oficiantes de las principales celebraciones litúrgicas han sido: Dom Louis-Marie, padre abad de la Abadía de Santa María Magdalena de Le Barroux, que ofició la solemne Santa Misa Tridentina anteayer, sábado 23 de mayo, en la catedral de Notre Dame de París; S. E. Mons. Atanasius Schneider, obispo auxiliar de Astana, Kazajistán, que ofició ayer, 24 de mayo, la solemne Santa Misa Tridentina Pontifical del Domingo de Pentecostés en el hipódromo de Rambouillet; S. E. Mons. Michel Pansard, obispo de Chartres, que impartió la solemne Bendición con el Santísimo Sacramento en la tarde de ayer, en el vivaque de Gas; y el P. Emmanuel-Marie de Saint Jean, padre abad de la Abadía de Santa María de Lagrasse, que oficiará hoy, Lunes de Pentecostés, 25 de mayo, la solemne Santa Misa Tridentina Pontifical de clausura de la peregrinación en la catedral de Notre Dame de Chartres. Nuestra Señora de la Cristiandad.

http://catholicvs.blogspot.it/

Ave Maria



È mezzogiorno.
Vedo la chiesa aperta.
Bisogna entrare.
Madre di Gesù Cristo,
non vengo a pregare,
non ho niente da offrire
e niente da domandare.
Vengo solamente, Madre, 
per guardarti.
Guardarti, piangere di gioia, 
sapere questo: io sono tuo figlio e tu sei là.
Soltanto per un momento
mentre tutto si ferma, mezzogiorno!
Essere con te, Maria,
in questo luogo ove tu sei,
non dire niente, guardare il tuo viso, 
lasciare il cuore cantare
nel suo proprio linguaggio,
non dire nulla, ma solamente cantare
perché si ha il cuore troppo pieno,
come il merlo che insegue la sua idea 
in quelle specie di strofe improvvise.
Perché sei bella, perché sei Immacolata, 
la donna nella Grazia infine restituita,
la creatura nel suo primo onore
e nel suo sboccio finale,
com'è uscita da Dio nel mattino
del suo splendore originale.
Ineffabilmente intatta,
perché sei la Madre di Gesù Cristo,
che è la verità tra le tue braccia, e la sola speranza
e il solo frutto.
Perché tu sei la donna, 
l'Eden dell'antica tenerezza obliata,
il cui sguardo trova il cuore subito
e fa sgorgare le lacrime accumulate.
Perché sei là per sempre,
semplicemente perché sei Maria,
semplicemente perché esisti, 
Madre di Gesù Cristo, sii ringraziata! 

P. Claudel