lunedì 9 giugno 2014

Ottava della Pentecoste

L' Ottava della Pentecoste nella forma ordinaria : non si può far nulla per ripristinarla ?



Sulla dolorosissima, inspiegabile, eliminazione dell'Ottava di Pentecoste, a seguito della riforma liturgica bugniniana MiL volle dedicare un approfondimento storico ( QUI ) particolarmente sull'amarezza espressa, " usque ad lacrimas " da Papa Paolo VI quando,  apprestandosi a celebrare la Messa del Lunedì dopo la Pentecoste nella Cappella del Palazzo Apostolico , notò il colore verde della casula. 
La notizia dell'espressione del doloroso stupore del Papa ( che però lasciò tutto come gli "periti-esperti" liturgici avevano deciso )  fece rapidamente il " giro " dei corridoi dei dicasteri vaticani e , come avviene  negli ambienti curiali ( all'epoca poi non esisteva internet ... v. vignetta sotto ) per raggiungere le periferie ecclesiali ... 
Ritornando ai nostri giorni prendiamo atto positivamente che un bel numero di Parroci e di responsabili di Gruppi Ecclesiali, di alcune nazioni, starebbero  preparando una richiesta specifica al Santo Padre ed alla competente Congregazione per il Culto Divino per ripristinare  l'Ottava di Pentecoste anche nelle celebrazioni eucaristiche nella forma ordinaria del Rito Romano . 
Un desiderio molto forte fra il Clero ed i fedeli  tant'è che anche Cantuale Antonianum se ne occupò nel 2012 con un ottimo articolo  che proponiamo di seguito ( senza il paragrafo 2 che era appunto riferito a quell'anno specifico ). 
La settimana dell'Ottava di Pentecoste dell'Anno del Signore 2014 annovera la festa dell'Apostolo San Barnaba (11 giugno ) e quella di  Sant'Antonio da Padova ( 13 giugno ). 
Ovviamente i Parroci che celebrano nella forma extraordinaria non hanno questi problemi ... 
Ecco i suggerimenti liturgici di Cantuale Antonianum che i Parroci, che celebrano quotidianamente la Santa Messa parrocchiale nella forma ordinaria, possono attuare.

Testo preso da: L'Ottava di Pentecoste "Fai-da-te", permessa dalla Forma Ordinaria http://www.cantualeantonianum.com/2012/05/lottava-di-pentecoste-fai-da-te.html#ixzz347LzQMQA http://www.cantualeantonianum.com 

Parecchie scontentezze sortì, a suo tempo, la soppressione dell'Ottava di Pentecoste, eliminata dalla riforma del Messale e del Calendario liturgico effettuata da Paolo VI. 
Ma se è vero che nel libro liturgico non si trova più formalmente (come invece capita nella Forma Straordinaria) l'indicazione dei giorni dell'Ottava con la Messa assegnata, è anche vero che la "flessibilità" concessa nel "Tempo per annum" dalla Forma Ordinaria, permette in verità di celebrare comunque una settimana "post Pentecosten" che accompagni e metta in luce l'importanza della festa dello Spirito Santo, da non esaurirsi in una sola domenica. 
Vengo perciò ai consigli che, nel pieno rispetto della normativa liturgica attuale, permettono ad ogni sacerdote di sottolineare per bene il tempo che intercorre tra la Solennità di Pentecoste e la Festa della SS. Trinità. 
1) Utilizzate le MESSE VOTIVE allo Spirito Santo.
Ci sono ben tre diversi formulari nel Messale Romano II edizione (in italiano), e il secondo e terzo formulario hanno ben due collette ciascuno tra cui scegliere. 
I prefazi che si possono utilizzare sono due. Il Messale offre quindi una ricchezza eucologica spesso e volentieri trascurata e ignorata dai sacerdoti, che non sempre tengono conto degli abbondanti tesori di preghiera presenti nei libri liturgici. 
2) ... 
3) Se volete solennizzare in maniera particolare queste Messe, è anche permesso l'uso delle letture proprie (Lezionario Messe votive e "ad diversa", vol. 5° dei nuovi lezionari) al posto di quelle feriali. Questa scelta offre al predicatore abbondanti spunti per prolungare la meditazione omiletica del giorno di Pentecoste. 
4) Vi aggiungo i formulari delle tre Messe - or ora citate - in Latino, qualora possano risultare utili alla vostra meditazione i testi originali, o anche per utilizzarli nella celebrazione. In italiano li trovate alle pagg. 844-848 del Messale Romano. 

De Spiritu Sancto Colore 

Liturgico ROSSO 


( continua QUI )

domenica 8 giugno 2014

nuova pentecoste

AIRPORT EUROPE.

continue, disinvolte e raggelanti dichiarazioni pro ecumenismo dei cattolici adulti, forse la stessa Aula Nervi o Assisi sono divenuti "spazi religiosi", "non luoghi" affollati da monadi oranti che pregano tutte insieme, ma ognuna per conto suo. Basta che sorridano. Luoghi per persone indifferenti - anzi, tolleranti - le une verso le altre, attenuino fino a far sparire la propria storia cristiana, fino a divenire, esse stesse, moneta circolante, bestiame indifeso pasciuto dagli interessati burocrati e dai loro epigoni e mentori. Gli "spazi religiosi" sono il modo migliore per arrivare a questo. 

di Massimo Micaletti

Dal Corriere della Sera leggiamo: "A Berlino il primo centro multireligioso del mondo".

PERSPEKTIVE_ZENTRALRAUMÈ stato scritto che un aeroporto è il "non luogo" per definizione: persone dalle provenienze e dalle culture più disparate che transitano in un'area per recarsi altrove. Le loro identità, le loro fedi non toccano quel luogo: esso è a loro indifferente, ed esse sono indifferenti al luogo, non lo cambiano. Ed ecco infatti che negli aeroporti nascono gli "spazi religiosi" o le "aree spirituali": stanze arredate con banchi, luce accennata, per il raccoglimento ma senza simboli religiosi. Perché uno spazio religioso non può essere di tutti, allora che sia di nessuno.
La stessa cosa accade ora a Berlino, città ombelico del Ventesimo Secolo e che si troverà ad avere il suo "spazio religioso", alla stregua di un "non luogo" qualunque.

Questo fenomeno non è solo un attacco frontale alla Fede di Cristo, che viene annullata: equiparare infatti il Vangelo alle credenze di altre culture significa cancellarne la reale natura di Parola di Dio. Non è solo questo, dicevo. Non è neanche "solo" il trionfo del sentimento religioso sulla religione, sulla Vera Religione: l'idea che per rivolgersi a Dio bastino un luogo conciliante, una forma più o meno avanzata di raccoglimento ed un nome da dare all'entità che si prega. Non è neanche soltanto questo il punto.
Il punto è che i "centri multireligiosi" sono le cariche al plastico contro i pilastri della storia europea. Nell'annientare l'identità cristiana del nostro Continente, il fine è esattamente quello di trasformarlo in un "non luogo", un'area ove persone indifferenti - anzi, tolleranti - le une verso le altre, attenuino fino a far sparire la propria storia cristiana, fino a divenire, esse stesse, moneta circolante, bestiame indifeso pasciuto dagli interessati burocrati e dai loro epigoni e mentori. Gli "spazi religiosi" sono il modo migliore per arrivare a questo. 

Quando quella stessa brodaglia culturale percolata dall'Illuminismo ottenne la cancellazione delle "radici cristiane" dalla fondazione dell'Unione Europea, alcuni dissero che era un affronto al vero ed alla storia: era invece piuttosto un programma, una dichiarazione di intenti. Se l'Europa aveva radici cristiane, ebbene l'Unione Europea - la Terza Europa - quelle radici non le avrebbe avute. Coerentemente con questo progetto, ecco dunque gli strumenti di distruzione di quella potenza così pericolosa, il Cristianesimo, che incessantemente ricorda a ciascuno il proprio immenso valore di figlio di Dio, ed i propri limiti di creatura mortale. Per questa potenza, ogni posto è un luogo, ovunque è possibile tracciare un segno di Croce: è difficile da debellare, così va attaccata non solo conculcandone i fedeli, ma anche e soprattutto distorcendone e diluendone la vista, perdendola negli "spazi religiosi", dove tutti possono essere tutto e non sono dunque nulla. A riprova, i "centri multireligiosi" sono "case dell'umanità": una Chiesa, invece, è la Casa di Dio".

Il sogno di un'Europa come un immenso "non luogo" popolato da monadi consumanti trova dunque in questi fenomeni un potente mezzo di realizzazione, alimentato anche dalle continue, disinvolte e raggelanti dichiarazioni pro ecumenismo di esponenti di maggiore o minore rilievo della Chiesa cattolica, tanto che talvolta viene da pensare che la stessa Aula Nervi o Assisi siano divenuti "spazi religiosi", "non luoghi" affollati da monadi oranti che pregano tutte insieme, ma ognuna per conto suo. Basta che sorridano.




sabato 7 giugno 2014

VESPRI DI PENTECOSTE





Chiesa di S. Maria del Carmine in Rovereto TN
Coro liturgico "B. ANTONIO ROSMINI ROVERETO"
Organista: FABIO MIORI 
Direttore: GIULIANO GARDUMI 
Solista: STEFANO MIORI

cattolicesimo tipo boy scout

S'avanza il catto-pragmatismo
di Stefano Fontana04-06-2014
Se tutto è ormai piuttosto liquido e informe,impreciso nei connotati, languido e come spossato, ne nasce un cattolicesimo politico da boy scout, privo di forti identità, un cattolicesimo da escursione in montagna, da costruzione di sopraelevate, da cerchio attorno al fuoco e amicizia solidale. 




Matteo Renzi
Tre indizi fanno una prova. Dopo Avvenire e dopo il Sir, di cui abbiamo parlato due giorni fa (clicca qui), ora anche il Corriere della Sera di ieri, con un fondo di Ernesto Galli della Loggia, si impegna ad accreditare Matteo Renzi non solo come cattolico – «non si contano le foto che lo ritraggono all’uscita dalla messa domenicale, da solo o con la famiglia» – ma anche come in continuità con la Dottrina sociale della Chiesa e la storia del cattolicesimo italiano, e perfino come espressione di un cattolicesimo politico adatto ai nostri tempi, che Galli della Loggia, non si sa con quale nesso con Renzi, chiama «i tempi di papa Francesco».

Galli della Loggia ha definito quello del presidente del Consiglio Matteo Renzi un cattolicesimo politico da boy scout. Il riferimento è all’attività scoutistica del giovane Renzi, al suo comportarsi come un capo-branco (Akela) con i suoi collaboratori, al suo stile e linguaggio giovanili, alla volontà di impegnarsi in cose concrete e di provarci («fare del nostro meglio»), alla sua semplicità di approccio ai problemi, alla sua gioviale sicurezza e fiducia da bravo ragazzo che fa attraversare la strada all’Italia. 

Secondo Galli della Loggia, Renzi è espressione di un cattolicesimo politico non più legato al vecchio cattolicesimo veneto e lombardo da cui era nata anche la Democrazia cristiana e più vicino al cattolicesimo di Dossetti, La Pira, don Milani – il cattolicesimo tra il Po e l’Appennino, come egli dice – di cui però Renzi stempera le asprezze, rendendolo più dolce, meno battagliero; un cattolicesimo politico semplificato e debole, come è, a dire il vero, il cattolicesimo scout.

Devo dire che la definizione di Renzi come espressione di un cattolicesimo politico tipo boy scout è ben ritagliata. È un cattolicesimo politico ricondotto a buone azioni, stare insieme, consumare con sobrietà, rispettare l’ambiente, fare acquisti a chilometro zero. Per un cattolicesimo politico di questo genere, non credo ci sia bisogno di scomodare Dossetti, La Pira e don Milani, e meno che meno papa Francesco. È forse più semplice spiegare la cosa come esito del processo di secolarizzazione che fluidifica la politica e indebolisce il carattere cattolico dei cattolici. Se tutto è ormai piuttosto liquido e informe, impreciso nei connotati, languido e come spossato, ne nasce un cattolicesimo politico da boy scout, privo di forti identità, un cattolicesimo da escursione in montagna, da costruzione di sopraelevate, da cerchio attorno al fuoco e amicizia solidale. 

Il problema, a questo punto, è di verificare se un cattolicesimo politico tipo boy scout sia ancora un cattolicesimo politico. Se Renzi è l’Akela del Branco, allora la Boschi è Bagheera, la quale ha detto per bene come la pensa sulla famiglia senza che Akela l’abbia smentita. La secolarizzazione della religione e della politica è spietata e ingorda e, nella sua coerenza, non si ferma né si sazia mai. Dire che Renzi è un politico cattolico e constatare nel contempo che egli vuole il divorzio breve e l’adozione dei minori per le coppie omosessuali significa sostenere che un politico può definirsi politicamente cattolico anche se con la sua azione politica distrugge la famiglia. Significa recidere il legame tra «uscire dalla messa domenicale da solo o con la famiglia» e la costruzione della società tramite le leggi, le politiche, le istituzioni, ossia il significato pubblico della fede cattolica.

Questa è propriamente la secolarizzazione della politica. Quando il cattolico perde di vista che dalla sua fede emana non solo una sua testimonianza personale, ma anche un disegno sulla società e la politica, sulla città dell’uomo, allora si ha secolarizzazione della politica.

Il passaggio è in tre tappe: all’inizio i valori umani si fondano su quelli religiosi che li costituiscono e li proteggono; poi i valori umani pensano di fondarsi su se stessi differenziandosi ma senza staccarsi da quelli religiosi; infine si separano da quelli religiosi, cessando così anche di essere umani. Ci siamo illusi che fosse possibile fermarsi al secondo passaggio. Ma, come dicevo, la secolarizzazione vuole andare fino in fondo. A questo punto diventa possibile farsi fotografare uscendo da chiesa ed approvare una legge sul divorzio breve.

Leone XIII diceva che se si stacca il matrimonio civile da quello religioso finisce male anche per quello civile. Poi si è pensato che il matrimonio civile dovesse essere fondato su se stesso distinguendosi senza separarsi da quello religioso. Oggi si dice che un cattolico può essere tale anche se opera per il divorzio breve. E’ la secolarizzazione che avanza, bellezza! Però se questo è il cattolicesimo politico tipo scout di cui parla Galli della Loggia allora non è più un cattolicesimo politico, ma la sua fine.

venerdì 6 giugno 2014

padrini di Battesimo

I padrini di battesimo e il loro ruolo nella vita del figlioccio 
Di Natalia Lozan 




Quanti tra noi hanno accettato con tanta facilità la richiesta di essere padrino o madrina di battesimo! Ma sono altrettanti quelli che hanno anche meditato sulle responsabilità che implica questo impegno, un impegno che d’ora in poi dovranno mantenere per tutta la vita?
Ho sentito spesso con quanto amore la gente è legata ai propri padrini, come se fossero qualcosa di sacro nella loro vita. I padrini, da parte loro, sono orgogliosi di questa missione che hanno accettato.

Ma i padrini sono anche le persone che fanno una professione al posto e nel nome di chi è battezzato. Il loro compito è quello di crescere il figlioccio in uno spirito cristiano. I padrini diventano padri spirituali dei neonati, generandoli per la vita nuova in Cristo.

Ma rispondiamo veramente a quegli obblighi che prendiamo su di noi? E cosa dovrebbe fare un padrino per il nuovo cristiano, che la Chiesa gli ha affidato nel Santo Battesimo?

Al battesimo il padrino si è assunto la responsabilità per la fede del figlioccio. E ha assunto un obbligo non meno importante di quello che hanno i genitori, perché non è solo questione della vita del piccolo, ma anche della sua salvezza. E come la madre del piccolo sente la necessità di prendersi cura del bambino, così anche i padrini e dovrebbero sentire la necessità di aiutarlo sul sentiero della salvezza e sul suo percorso verso Dio.

Forse si potrebbe scrivere di più su questo argomento, ma vediamo cosa possiamo fare per quelli con i quali, per mezzo di questo santo mistero, siamo divenuti ora più che parenti, poiché spesso i legami spirituali sono, e devono essere, non meno importanti di quelli di sangue.

Il compito più importante e forse il più difficile di qualsiasi padrino è la preghiera per il suo figlioccio di battesimo. La preghiera quotidiana di ognuno di noi deve necessariamente includere la memoria e i nomi di coloro per i quali siamo non meno importanti dei genitori, e di fatto siamo genitori – genitori spirituali. È anche importante menzionare i nomi dei figliocci nei memoriali della Santa Liturgia, perché anche la chiesa preghi per loro.

Naturalmente più è intensa la vita religiosa del padrino, più questi cercherà di adoperarsi per la salvezza dell’anima del figlioccio. E non importa se non hanno un legame permanente tra loro, per vari motivi. Quel legame che si è formato tra di loro si conserverà e rimarrà fino alla morte, a causa dei legami santi che si formano al Battesimo.

Un'altra responsabilità che il padrino ha accanto a quella dei genitori è la comunione più frequente del piccolo. È molto più facile se anche i genitori sono persone per cui la vita della Chiesa non è straniera. Ma cosa fare quando i genitori non varcano spesso la soglia di una chiesa?

Non sarebbe tanto difficile e non sembrerebbe impossibile cambiare lo stato delle cose, cercare di discutere più e più volte con i genitori, ma comunque questa riluttanza a far comunicare il bambino deve avere una ragione, forse la mancanza di tempo oppure una mancanza più difficile da superare – la mancanza di fede. E non credo che sia il caso di arrendersi se il problema è davvero una mancanza di fede. Tuttavia, almeno una volta i genitori hanno preso la decisione di far battezzare il piccolo e magari con poca fede, ma comunque ne hanno dato prova.

E per coloro che hanno i genitori che non sono ospiti rari nella casa di Dio, naturalmente, è molto più facile il compito di padrino, ma non per questo si devono lasciare tutte le responsabilità ai genitori.

Il bambino cresce e con il tempo il compito del padrino diventa ancora più importante. Soprattutto nel caso in cui la sua educazione cristiana non è la cosa più importante per i suoi genitori.

Non è sufficiente che il bambino senta solo qualche volta il ricordo del nome di Dio, che conosca l'esistenza delle vacanze di Pasqua e di Natale. E magari raramente partecipi alla Santa Liturgia in occasione della Comunione.

Una delle possibilità di contribuire all’educazione cristiana del bambino potrebbe essere quella di regalare non solo giocattoli e vestiti, ma seguire un'altra bella abitudine – regalargli un libretto di preghiere, come oggi ce ne sono di ben illustrati e scritti in un linguaggio comprensibile a un bambino. E sarebbe ancora più gradito in occasione di una festività santa: per esempio, per mostrare al bambino la gioia della festa della Natività del Signore, offrirgli in dono un libro che parla di questa festa, oppure, nel giorno della festa del santo di cui il bambino porta il nome – un'icona che raffigura questo santo.

E non meno importante sarebbe parlare con il bambino di Dio – in modo semplice e comprensibile. Raccontargli che Dio è ovunque, che vigila su di lui e lo sostiene sempre. Ma non dimentichiamo che ogni racconto inizia con la nostra fede nella verità di ciò che raccontiamo.

Cominciamo a fare questo tentativo di aprire al bambino il mondo della fede e poi con l'aiuto di Dio non vorrà mai lasciarlo.

Naturalmente è molto più facile dire come dovremmo procedere, che non avere la possibilità di farlo in ogni situazione. Ci sono casi in cui non si mantengono più i legami tra gli adulti e l’intervento padrino non è più possibile. O forse ci divide una distanza troppo grande.

Ma per chi non considera solo parole la salvezza dell’anima di un bambino, c'è sempre la possibilità di contribuire. C’è la possibilità di pregare per lui.

E non è troppo poco, come credono molti di noi. La nostra fede nella potenza della preghiera è diventata davvero troppo debole. Quando abbiamo fede nel potere della preghiera, possiamo essere certi che è stato fatto tutto il possibile nel caso in questione. E sarà questa preghiera produrrà necessariamente frutti.

E in realtà pregare per il prossimo è una manifestazione d'amore. E questo sentimento è il più importante che il figlioccio possa percepire da parte nostra. Solo con il nostro amore possiamo insegnargli questo sentimento.

Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.
E la nostra missione nei confronti di tutti quelli che la Chiesa ci ha affidato con questo compito è di contribuire che assolutamente si verifichi questo incontro – l’incontro con Dio.

Al padrino che non ha cura del figlioccio e non si occupa della sua crescita spirituale: che non gli parla della fede ortodossa, non gli insegna le preghiere, non gli parla di Dio, della salvezza, della Chiesa e dei santi misteri, sarà tolta la dignità di "padre spirituale" e sarà giudicato come un genitore che non ha fatto il suo dovere verso i suoi figli. Invano ha portato qualcuno al battesimo, non ne avrà una ricompensa ma una condanna.

Natalia Lozan

OMOSESSUALISMO PERSECUTORE

L'ESEMPIO E LA PROTEZIONE DEI SANTI MARTIRI UGANDESI DI FRONTE ALL'OMOSESSUALISMO CHE SI FA PERSECUZIONE





La vicenda dei martiri dell'Uganda si svolge sotto il regno di Mwanga, un giovane re che, pur avendo frequentato la scuola dei missionari (i cosiddetti “Padri Bianchi” del Cardinal Lavigerie) non è riuscito ad imparare né a leggere né a scrivere perché “testardo, indocile e incapace di concentrazione”. Certi suoi atteggiamenti fanno dubitare che sia nel pieno possesso delle sue facoltà mentali ed inoltre, da mercanti bianchi venuti dal nord, ha imparato quanto di peggio questi abitualmente facevano: fumare hascisc, bere alcool in gran quantità e abbandonarsi a pratiche omosessuali. Per queste ultime, si costruisce un fornitissimo harem costituito da paggi, servi e figli dei nobili della sua corte.

Sostenuto all’inizio del suo regno dai cristiani (cattolici e anglicani) che fanno insieme a lui fronte comune contro la tirannia del re musulmano Kalema, ben presto re Mwanga vede nel cristianesimo il maggior pericolo per le tradizioni tribali ed il maggior ostacolo per le sue dissolutezze. A sobillarlo contro i cristiani sono soprattutto gli stregoni e i feticisti, che vedono compromesso il loro ruolo ed il loro potere e così, nel 1885, ha inizio un’accesa persecuzione, la cui prima illustre vittima è il vescovo anglicano Hannington, ma che annovera almeno altri 200 giovani uccisi per la fede.

Il 15 novembre 1885 Mwanga fa decapitare il maestro dei paggi e prefetto della sala reale. La sua colpa maggiore? Essere cattolico e per di più catechista, aver rimproverato al re l’uccisione del vescovo anglicano e aver difeso a più riprese i giovani paggi dalle “avances” sessuali del re. Giuseppe Mkasa Balikuddembè apparteneva al clan Kayozi ed ha appena 25 anni.

Viene sostituito nel prestigioso incarico da Carlo Lwanga, del clan Ngabi, sul quale si concentrano subito le attenzioni morbose del re. Anche Lwanga, però, ha il “difetto” di essere cattolico; per di più, in quel periodo burrascoso in cui i missionari sono messi al bando, assume una funzione di “leader” e sostiene la fede dei neoconvertiti.

Il 25 maggio 1886 viene condannato a morte insieme ad un gruppo di cristiani e quattro catecumeni, che nella notte riesce a battezzare segretamente; il più giovane, Kizito, del clan Mmamba, ha appena 14 anni. Il 26 maggio vengono uccisi Andrea Kaggwa, capo dei suonatori del re e suo familiare, che si era dimostrato particolarmente generoso e coraggioso durante un’epidemia, e Dionigi Ssebuggwawo.

Si dispone il trasferimento degli altri da Munyonyo, dove c’era il palazzo reale in cui erano stati condannati, a Namugongo, luogo delle esecuzioni capitali: una “via crucis” di 27 miglia, percorsa in otto giorni, tra le pressioni dei parenti che li spingono ad abiurare la fede e le violenze dei soldati. Qualcuno viene ucciso lungo la strada: il 26 maggio viene trafitto da un colpo di lancia Ponziano Ngondwe, del clan Nnyonyi Nnyange, paggio reale, che aveva ricevuto il battesimo mentre già infuriava la persecuzione e per questo era stato immediatamente arrestato; il paggio reale Atanasio Bazzekuketta, del clan Nkima, viene martirizzato il 27 maggio. Alcune ore dopo cade trafitto dalle lance dei soldati il servo del re Gonzaga Gonga del clan Mpologoma, seguito poco dopo da Mattia Mulumba del clan Lugane, elevato al rango di “giudice”, cinquantenne, da appena tre anni convertito al cattolicesimo. Il 31 maggio viene inchiodato ad un albero con le lance dei soldati e quindi impiccato Noè Mawaggali, un altro servo del re, del clan Ngabi.

Il 3 giugno, sulla collina di Namugongo, vengono arsi vivi 31 cristiani: oltre ad alcuni anglicani, il gruppo di tredici cattolici che fa capo a Carlo Lwanga (ritratti nella foto che accompagna questo post ndr), il quale aveva promesso al giovanissimo Kizito: “Io ti prenderò per mano, se dobbiamo morire per Gesù moriremo insieme, mano nella mano”. Il gruppo di questi martiri è costituito inoltre da: Luca Baanabakintu,Gyaviira Musoke e Mbaga Tuzinde, tutti del clan Mmamba; Giacomo Buuzabalyawo, figlio del tessitore reale e appartenente al clan Ngeye; Ambrogio Kibuuka, del clan Lugane e Anatolio Kiriggwajjo, guardiano delle mandrie del re; dal cameriere del re, Mukasa Kiriwawanvu e dal guardiano delle mandrie del re, Adolofo Mukasa Ludico, del clan Ba’Toro; dal sarto reale Mugagga Lubowa, del clan Ngo, da Achilleo Kiwanuka (clan Lugave) e da Bruno Sserunkuuma (clan Ndiga).

Chi assiste all’esecuzione è impressionato dal sentirli pregare fino alla fine, senza un gemito. E’ un martirio che non spegne la fede in Uganda, anzi diventa seme di tantissime conversioni, come profeticamente aveva intuito Bruno Sserunkuuma poco prima di subire il martirio: “Una fonte che ha molte sorgenti non si inaridirà mai; quando noi non ci saremo più altri verranno dopo di noi”.

La serie dei martiri cattolici elevati alla gloria degli altari si chiude il 27 gennaio 1887 con l’uccisione del servitore del re, Giovanni Maria Musei, che spontaneamente confessò la sua fede davanti al primo ministro di re Mwanga e per questo motivo venne immediatamente decapitato.

Carlo Lwanga con i suoi 21 giovani compagni è stato canonizzato da Paolo VI nel 1964 e sul luogo del suo martirio oggi è stato edificato un magnifico santuario; a poca distanza, un altro santuario protestante ricorda i cristiani dell’altra confessione, martirizzati insieme a Carlo Lwanga. Da ricordare che insieme ai cristiani furono martirizzati anche alcuni musulmani.

Gianpiero Pettiti 

Come credere se il clero non predica la Verità?

Sinodo sulla famiglia e risposte dei Vescovi: la "resa" della Chiesa sulla morale sessuale al pensiero secolare.


"il matrimonio fra persone non battezzate 

e non credenti che ricorrono ai riti della Chiesa 

fa normalmente parte dell’attività della Chiesa da molti anni"

Un matrimonio in chiesa non si nega a nessuno, insomma.

Annamo bene, se il principio è questo.




Sembrerebbe che la Chiesa stia cedendo su punti fermi in materia di morale sessuale...
 
E quel che è peggio, è l'impressione che tale cedimento venga considerato inevitabile, se non necessario e persino utile.
 
A nostro giudizio, vista l'attitudine ormai quasi universale dei cattolici ad ignorare gli insegnamenti e i principi morali in merito a contraccettivi, aborto, convivenza prematrimoniale, la Chiesa a maggior ragione dovrebbe difenderli con convinzione e forza maggiore, in modo da rimanere coerente con se stessa, e da rappresentare un faro per coloro che nonostante la "disobbedienza" si dovessero ravvedere e pentire. Ipotesi che non si verificherebbe (quella del pentimento) se i fedeli perdessero quel senso di contrizione per un peccato commesso a causa di un "ripensamento" della Chiesa in materia di morale sessuale. Se la Chiesa rinnegasse se stessa getterebbe nello sconforto e nella rabbia coloro che tra sacrifici e dileggi hanno provato ad essere buoni cattolici, e perderebbe di far tornare all'ovile le pecorelle smarrite.
 
Ma ancor peggio se la Chiesa arrivasse ad una "sconfessione" della dottrina precedente (Evangelium Vitae, ad es.), sarebbe l'inizio dell'implosione della Chiesa stessa, dello sfaldamento dell'unità, della perdita di trascendenza mistogogica ("se si è cambiato su questo, vuol dire che non era così vero e giusto", "se si cambia su questo, si può cambiare anche su altro") e si fornirebbe così pretesto e spunto alla formazione di sottochiese "nazionalistiche" improntate ciascuna ad una corrente "ideologica" relativizzata, mutabile e strumentale agli interessi secolari.
Roberto

 In Giappone come sulle rive del Reno. La resa della Chiesa


Le risposte dei vescovi giapponesi e centroeuropei al questionario del sinodo sulla famiglia registrano il cedimento dei cattolici al "pensiero unico" dominante. Ma anche l'incapacità di guida dei pastori di S. Magister, da Chiesa Espresso, del 06.06.2014


ROMA, 6 giugno 2014 – Sono finora sei le conferenze episcopali che violando la consegna della riservatezza hanno rese pubbliche le risposte alle 39 domande del questionario preparatorio al prossimo sinodo dei vescovi, convocato sul tema della famiglia.

La svizzera: Risultati della consultazione ...
La belga:  Rapport de synthèse ...
La francese: Les défis pastoraux de la famille ...
La giapponese: Response to the Secretariat...
In Italia la rivista dei dehoniani di Bologna "Il Regno" ha fornito le traduzioni integrali dei sei documenti nei numeri 5, 7 e 9 del 2014:"Il Regno - Documenti"
Come si può notare, cinque su sei di queste conferenze episcopali appartengono a quell'area geografica centroeuropea che fu l'ala marciante delle innovazioni del Concilio Vaticano II ma successivamente è stata anche la più segnata dal fenomeno della secolarizzazione.
Oggi è sopratutto da quest'area che vengono le più forti pressioni per un cambiamento della dottrina e della prassi pastorale in materia di matrimonio, in particolare con la richiesta di dare la comunione ai divorziati risposati.
Si sa che papa Francesco non gradisce questa insistenza sulla sola questione della comunione ai risposati. L'ha detto rispondendo ai giornalisti durante il viaggio di ritorno a Roma dalla Terra Santa. Per lui la questione è "molto, molto più ampia" e va affrontata nella sua globalità. Riguarda la famiglia in quanto tale. Che è in crisi ovunque, ha detto: "È in crisi mondiale". [si veda post di MiL qui, n.d.r.]
Le risposte dei vescovi giapponesi al questionario presinodale sono la conferma clamorosa di questa convinzione del papa.
Ma c'è di più. Sono la conferma che l'eclisse della visione cristiana della famiglia è il prodotto non solo del "pensiero unico" dominante, ma anche della resa della Chiesa a tale pensiero.
I vescovi giapponesi lo riconoscono con candore: "La Chiesa in Giappone non è ossessionata dalle questioni sessuali".
In questa e in altre loro affermazioni c'è l'ammissione di un diffusa rinuncia, da decenni, a proporre la novità cristiana sui terreni cruciali della vita e della famiglia.
In Giappone i cattolici autoctoni sono appena 440 mila, lo 0,35  per cento di una popolazione che non è mai stata cristianizzata nel suo insieme. Ma dalla descrizione che ne fanno i vescovi si ricava un profilo di Chiesa tutt'altro che da "minoranza creativa" in terra di missione. Una Chiesa molto ripiegata sulla gestione dell'esistente. Molto vicina al profilo medio di quel cattolicesimo residuale, fortemente secolarizzato, tipico dell'area centroeuropea.
Da questo punto di vista, anche la tesi cara a Jorge Mario Bergoglio di una Chiesa troppo sbilanciata, se non "ossessionata", durante i pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, sulle questioni dell'aborto, del matrimonio omosessuale e dei contraccettivi, appare contraddetta dai fatti.
Infatti, stando alle risposte al questionario presinodale finora rese pubbliche, non risulta in alcun modo che in Centroeuropa o in Giappone la "Evangelium vitae" o i "principi non negoziabili" siano stati un asse portante della pastorale della Chiesa degli ultimi decenni, a livello di vescovi, sacerdoti e fedeli, né che al posto di questo la Chiesa si sia prodotta in uno slancio missionario concentrato "sull'essenziale" della proposta evangelica. 
Non è avvenuta né l'una né l'altra cosa, come prova, qui di seguito, l'antologia tratta dalle riposte dei vescovi del Giappone al questionario presinodale.
Il documento dei vescovi giapponesi – firmato da Peter Takeo Okada, arcivescovo di Tokyo e presidente della conferenza episcopale – è tanto più interessante perché frutto di una consultazione ristretta ai soli vescovi e ai superiori maggiori degli ordini religiosi maschili e femminili.
È una sorta di confessione esplicita di resa, da parte di coloro che pur hanno in sorte di guidare quella piccola Chiesa tra i moderni "pagani".


Brani scelti da:

RISPOSTE AL QUESTIONARIO SULLA FAMIGLIA
Conferenza dei vescovi cattolici del Giappone

Non di rado le persone vivono insieme senza sposarsi… L’aborto e la contraccezione sono una pratica comune e molti feti vengono eliminati prima di nascere… Questi fenomeni e queste tendenze nei matrimoni valgono anche per i cattolici…Per lo più le persone non conoscono gli insegnamenti [della Bibbia] e i documenti [della Chiesa sulla famiglia]. Nella migliore delle ipotesi, ne hanno una conoscenza frammentaria, derivante da commenti fatti da sacerdoti che possono essere essi stessi non ben informati…In generale, le persone conoscono solo i divieti relativi all’aborto, al controllo artificiale delle nascite, al divorzio e a un nuovo matrimonio. Esse sono influenzate dagli usi e costumi della società più che da questi insegnamenti, specialmente riguardo al controllo delle nascite… Anche fra i cattolici molti criticano la posizione della Chiesa in materia di metodi contraccettivi come il profilattico…  Riguardo all’educazione alla fede, dobbiamo riconoscere che, a livello nazionale, diocesano e parrocchiale, non esistono programmi pastorali [per la famiglia]. Vi sono ovviamente attività dedicate a questo da parte di diocesi, parrocchie, sacerdoti e parrocchiani, ma esse sono frutto di sforzi individuali... Anche molti cattolici non si distinguono dall’opinione comune in tema di divorzio e nuovo matrimonio consentiti dalla legge civile, diagnosi prenatale, aborto ecc. e criticano anch’essi la Chiesa per il suo insegnamento sul concepimento e la nascita dei figli… Molti ritengono che gli insegnamenti sul divorzio e la separazione violino la saggezza tradizionale...
In Giappone, il matrimonio fra persone non battezzate e non credenti che ricorrono ai riti della Chiesa fa normalmente parte dell’attività della Chiesa da molti anni, con l’approvazione della Santa Sede. La prassi abituale è la richiesta di almeno una qualche formazione prima del matrimonio basata sulla visione del matrimonio da parte della Chiesa. Inoltre, non devono esservi impedimenti canonici al matrimonio (come il divorzio), anche se singoli pastori tendono in genere a essere indulgenti...
La preparazione al matrimonio varia generalmente da contesto a contesto: esistono programmi regolari in alcuni luoghi, ma in molte situazioni essa dipende dall’interesse e dall’abilità del pastore. In Giappone sono stati introdotti l’incontro matrimoniale e l’incontro per i fidanzati e per un certo tempo hanno ottenuto un buon interesse, ma ora sembrano quasi scomparsi... 
In una risposta al questionario si legge: "Quasi tutte le coppie che ho unito in matrimonio negli ultimi anni hanno cominciato a vivere insieme per vari mesi prima del matrimonio. Nessuna pensava che questo contrastasse con gli insegnamenti della Chiesa" ... 
Nell’elaborazione di un orientamento pastorale forse è importante ricordare che l’unica volta nei Vangeli in cui Gesù incontra chiaramente una persona in situazione di convivenza al di fuori del matrimonio (la samaritana al pozzo) non incentra l’attenzione su questo aspetto. Tratta invece con grande rispetto la donna e la trasforma in una missionaria...
La maggior parte delle persone divorziate e risposate è apparentemente indifferente …  Decidono loro di ricevere i sacramenti o di non riceverli e si comportano in base alla propria decisione… Vi sono persone che non sanno di non poter ricevere la comunione se si sono risposate dopo il divorzio. Anche fra le persone che lo sanno, alcune ricevono la comunione e vi sono sacerdoti che non dicono nulla pur conoscendo la loro situazione…
Non esiste un ministero specifico [per i divorziati risposati]. I pastori rispondono nel modo più pastorale possibile, ma sembra che il popolo di Dio abbia oltrepassato la necessità di un tale ministero. Le persone prendono loro delle decisioni e si comportano in base a esse...
In Giappone non esiste un riconoscimento legislativo delle unioni di persone dello stesso sesso … Lo stato non promuove questi matrimoni e la Chiesa non ha elaborato una posizione particolare riguardo alla possibilità di un eventuale cambiamento ... 

Oggi i cattolici o sono indifferenti verso l’insegnamento della Chiesa [sulla regolazione delle nascite] o non lo conoscono. Molti cattolici in Giappone non hanno mai sentito parlare della "Humanae vitae"… Pur potendovi essere qualche menzione dell’insegnamento della Chiesa sul controllo artificiale delle nascite nei corsi prematrimoniali, la maggior parte dei sacerdoti non lo mette in evidenza …  In genere non si conosce e non s’insegna la dottrina morale della "Humanae vitae", e quando la si conosce non la si segue...

La Chiesa in Giappone non è ossessionata dalle questioni sessuali… A parte l’aborto, sembra che non vi siano molti sensi di colpa riguardo alla contraccezione …

http://blog.messainlatino.it/2014/06/sinodo-sulla-famiglia-e-risposte-dei.html?spref=fb

giovedì 5 giugno 2014

Papato a staffetta????

Cosa succederà con i Papi emeriti?

Sembra che s' intenda il munus petrino come una carica di carattere meramente amministrativo, come se fosse un impiego uguale a tanti altri, una funzione depauperata dall’afflato trascendente che la caratterizza, quasi desacralizzata. E come ogni carica umana questa può cessare. Tutti prima o poi andiamo in pensione.



cosa succederà con i Papi emeriti?(di Tommaso Scandroglio) 
L’alta quota scioglie la lingua a Papa Francesco che già di suo non inclina usualmente alla reticenza. Dal ritorno dalla Terra Santa parla con i giornalisti sull’aereo e questa volta, tra gli altri argomenti, la chiacchierata – della durata di una quarantina di minuti circa – tocca il tema del “papa emerito”.
Un giornalista chiede se potrà esserci anche per lui una rinuncia al pontificato e il Santo Padre così risponde: «Io farò quello che il Signore mi dirà di fare. (…) Io credo che un vescovo di Roma se sente che le forze vanno giù deve farsi le stesse domande che si è fatto Papa Benedetto. Settant’anni fa – continua – i vescovi emeriti non esistevano. Cosa succederà con i Papi emeriti? Dobbiamo guardare a Benedetto XVI come a un’istituzione, ha aperto una porta, quella dei Papi emeriti». E così chiusa: «La porta è aperta, ce ne saranno altri o no, Dio solo lo sa». Messa così la questione sembra solo una faccenda di prassi burocratica: una volta si faceva in un modo e domani nulla vieta di cambiare le cose.
Invece la quaestio ha ben altro spessore. Il Pontefice deve rimanere in carica tutta la vita? Se andiamo a leggere il Codice di diritto canonico possiamo dedurre che l’obiettivo perseguito dalla Chiesa sia quello che ogni Papa chiuda gli occhi da Pontefice Regnante e non da Pontefice Emerito. Infatti non esiste nel Codice una norma che suona più o meno così: «Il Romano pontefice resta in carica fino a sua decisione contraria».
I Canoni 322 § 2 e 44 § 2 dedicati alla rinuncia dell’ufficio petrino non stabiliscono una norma, bensì una eccezione. Insomma il diritto della Chiesa è orientato affinché non solo il munus del Successore di Pietro sia vitalizio ma anche il suo esercizio. Una conferma viene anche da un titolo, anzi dal titolo che qualifica il Papa: Vicario di Cristo. E Cristo sappiamo che si assunse l’incarico affidatoGli dal Padre fino alla Croce. Solo allora fu in grado dire: «Tutto è compiuto».
Insomma la questione non è solo ecclesiale, ma coinvolge anche asserti di carattere teologico. Nulla toglie però, come testimoniato dalla decisione di Benedetto XVI, che se in coscienza un Papa comprende che Dio gli suggerisce di mettersi a riposo, tale scelta sia legittima. Ma è appunto una eccezione, per ragioni straordinarie, e non può diventare la regola. Qualcuno obietterà: la disciplina sulla rinuncia o meno del Pontefice non è dogma.
Ciò però non significa che tutto quello che non è dogma sia lecito. Non è dogma nemmeno che si debba vivere fino a 100 anni, ma chissà perché tutti si affannano per arrivare a quel traguardo. È il bene, fisico o morale, che funge da criterio orientativo. Detto in altri termini: che la durata della funzione petrina tenda ad essere vitalizia non discende da una norma di diritto divino positivo, ma è connaturata alla funzione del pontefice stesso. Un obiettivo verso cui orientarsi perché anche in questo aspetto è contenuto il vero bene della Chiesa, obiettivo ovviamente derogabile sempre per lo stesso motivo, cioè per il bene della Chiesa.
Papa Francesco sembra invece rovesciare la visuale. La durata vitalizia diventa eccezione e la rinuncia viene elevata a categoria giuridica propria del diritto ecclesiastico. Infatti il Pontefice parla di “istituzione” del Papa emerito. E l’istituzione è un insieme di normative tese a configurare una vera e propria realtà giuridica. Perché Papa Francesco propone questa soluzione? Forse per due motivi. In primo luogo sembra che egli intenda il proprio munus come una carica di carattere meramente amministrativo, come se fosse un impiego uguale a tanti altri, una funzione depauperata dall’afflato trascendente che la caratterizza, quasi desacralizzata. E come ogni carica umana questa può cessare. Tutti prima o poi andiamo in pensione.
In secondo luogo perché, secondo una certa prospettiva immanentista, è la prassi che genera la regola/le istituzioni, non viceversa. Un processo che premia il divenire rispetto alla norma, che piega quest’ultima ai fatti. Anche in questo caso è sufficiente non tanto un costume diffuso per legittimare il nuovo corso, bensì una sola eccezione – la rinuncia di un Papa – ed ecco che l’eccezione diviene regola.
Il Papa accenna al fatto che «settant’anni fa i papi emeriti non esistevano», ma poi la storia della Chiesa ha preso strade diverse. Ovvio che la storia ha offerto molte modalità attraverso cui il papato si è espresso, ma la rinuncia all’esercizio dell’ufficio petrino procede nella direzione dell’economia della salvezza oppure, pur non essendone certamente in contraddizione, ne segna una battuta di arresto? 
(Tommaso Scandroglio)