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sabato 31 gennaio 2015

PER I SEGUACI DI KASPER

LA COMUNIONE SPIRITUALE NON È UN COLPO DI SPUGNA NÉ UN ALIBI. MEMORANDUM PER I SEGUACI DELLA «LINEA KASPER»




Fra i tre paragrafi della relazione finale del Sinodo straordinario sulla famiglia, svoltosi in ottobre, che non hanno ottenuto l'approvazione dei due terzi dei padri c'è quello che riguarda la comunione spirituale per i divorziati risposati, il n. 53, che dice: «Alcuni padri hanno sostenuto che le persone divorziate e risposate o conviventi possono ricorrere fruttuosamente alla comunione spirituale. Altri padri si sono domandati perché allora non possano accedere a quella sacramentale. Viene quindi sollecitato un approfondimento della tematica in grado di far emergere la peculiarità delle due forme e la loro connessione con la teologia del matrimonio».
Dopo aver attribuito alla congregazione per la dottrina della fede e a Papa Benedetto XVI la tesi secondo cui i divorziati risposati non possono fare la comunione sacramentale ma quella spirituale sì, il cardinal Walter Kasper aveva allora obiettato: «Chi riceve la comunione spirituale è una cosa sola con Gesù Cristo. Perché, quindi, non può ricevere anche la comunione sacramentale?». In realtà Papa Joseph Ratzinger, durante l’incontro internazionale delle famiglie a Milano nel 2012 citato dal cardinal Kasper, non aveva affatto parlato della comunione spirituale come di un equivalente della comunione sacramentale. Aveva semplicemente detto che i divorziati risposati «non sono “fuori”, anche se non possono ricevere l’assoluzione e l’eucaristia. Devono vedere che anche così vivono pienamente nella Chiesa. […] Anche senza la ricezione “corporale” del sacramento, possiamo essere spiritualmente uniti a Cristo nel suo corpo». Anche nella sezione conclusiva di un suo vecchio articolo da lui completamente riscritta nel 2014 prima del sinodo, Ratzinger si è espresso in modo analogo riguardo alle «persone che vivono in un secondo matrimonio e quindi non sono ammesse alla mensa del Signore», sostenendo che «una comunione spirituale intensa con il Signore, con tutto il suo corpo, con la Chiesa, potrebbe essere per loro un'esperienza spirituale che le rafforza e le aiuta».
L'arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, ha ripreso l'argomento alla vigilia del sinodo dello scorso ottobre, in un articolo sulla rivista di teologia Communio. Scola ha insomma incluso appunto «la comunione spirituale, cioè la pratica di comunicare con il Cristo eucaristico nella preghiera, di offrire a lui il proprio desiderio del suo corpo e sangue, assieme al dolore per gli impedimenti alla realizzazione di questo desiderio», tra i «gesti che la spiritualità tradizionale ha raccomandato come un sostegno per coloro che si trovano in situazioni che non permettono di accostarsi ai sacramenti».

È dunque, propriamente, la comunione spirituale “di desiderio” quella che è ritenuta adatta a queste persone non solo da Ratzinger e da Scola ma dalla pratica tradizionale della Chiesa cattolica.

La riprova è nel contributo dato alla discussione sinodale da un tipico esponente di questa linea pastorale come padre Carlo Buzzi, del Pontificio Istituto Missioni Estere di Milano, in una lettera dalla sua missione in Bangladesh pubblicata lo scorso maggio.

Come c'è il battesimo di desiderio per chi è impedito dal riceverlo sacramentalmente – ha scritto padre Buzzi – così ci può essere anche la comunione di desiderio, che «sembra proprio adatta per chi non è in stato di grazia e vorrebbe uscire da questo stato, ma per vari motivi non può».

Ha dunque avuto ragione, il Sinodo straordinario, a sollecitare «un approfondimento della tematica» da qui alla prossima sessione in agenda nell'ottobre del 2015, ovvero il Sinodo ordinario sulla famiglia, anche se manca qualsiasi riferimento ad essa nelle 47 domande del questionario distribuito alle conferenze episcopali.

La comunione spirituale, infatti, può essere intesa in modi diversi e quindi prestarsi ad equivoci anche gravi.

Per questo il teologo domenicano Paul Jerome Keller, docente nell’Athenaeum of Ohio di Cincinnati, haora pubblicato un testo brillante, scritto proprio per fare chiarezza su questo punto. Il contributo compare sull’ultimo numero dell’edizione inglese di Nova et Vetera, la rivista di teologia già distintasi la scorsa estate per un numero speciale dedicato ai temi del Sinodo, con otto saggi di altrettanti dotti domenicani degli Stati Uniti, tutti su posizioni alternative a quelle del cardinale Kasper.

Non inedia, ma fame
di Paul Jerome Keller O.P.

In risposta alle domande del cardinale Kasper sull'accesso alla santa comunione per i divorziati risposati, abbiamo dunque mostrato che esso non è possibile. […]

Dall'insegnamento di San Paolo fino ai nostri giorni, la tradizione della Chiesa ha insegnato costantemente la necessità per chi riceve la santa comunione di essere in stato di grazia. […] Anche se ci può essere qualche confusione circa il significato della comunione spirituale nel recente insegnamento magisteriale, rimane fermo che una vera comunione spirituale è possibile solo per chi è anche in condizione di ricevere la comunione sacramentale. […]
La Chiesa non chiede, come il cardinale Kasper sembra suggerire, che i divorziati risposati trovino la salvezza extra-sacramentalmente. Ad essi è offerta la stessa possibilità per la conversione e per la piena comunione – ecclesiale e sacramentale – che è offerta a chiunque. […] Il cardinale chiede se questa non-ricezione dell'eucaristia sia un prezzo troppo alto da pagare? La risposta a questa domanda dipende dalla volontà dell'individuo di essere conforme a Cristo. Tuttavia, dobbiamo essere chiari. Non è la Chiesa che frappone l'ostacolo alla piena comunione, ma è l'individuo che perpetua la scelta di violare il legame sacramentale del matrimonio. […]

Il cardinale Kasper pone inoltre questo diversivo: la regola della non ricezione dell'eucaristia non è forse una strumentalizzazione della persona che sta soffrendo e chiedendo aiuto, quando ne facciamo un segno e un avvertimento per gli altri? Questa domanda sottintende che la Chiesa non abbia il compito di proteggere i fedeli dalla condanna che possono attirare su di loro, come avverte San Paolo. Se infatti la Chiesa rimanesse passiva e permettesse la santa comunione a chi non fosse correttamente disposto, sarebbe essa stessa soggetta a condanna, per un diverso tipo di oppressione: l'incapacità di trattenere i suoi figli da atti illeciti e dal peccato, così come l'incapacità di custodire fedelmente e di dispensare i sacramenti. Questa plurisecolare vigilanza della Chiesa non è strumentalizzazione o manipolazione; è carità pura e semplice. È la preoccupazione della madre che i figli non ingeriscano la medicina sbagliata, affinché non diventi un veleno. […]

Non c'è nessuna strumentalizzazione della persona sofferente, sia essa il divorziato risposato o il catecumeno (che anche lui deve essere reso giusto sacramentalmente prima di ricevere la santa comunione). C'è solo la mano tesa e trafitta del Crocifisso e Risorto, il quale, tramite la Chiesa, offre la salvezza a ogni persona che sceglie di rivolgersi a Cristo, abbracciando lui solo anche nelle decisioni più difficili della vita. Egli offre continuamente il suo corpo e il suo sangue affinché tutti coloro che scelgono di indossare l'abito nuziale bianco (cfr Mt 22, 11-14; Ap 19, 8) possano accedere al suo banchetto eterno.

Esposta davanti ad ogni persona c'è la festa dell’eucaristia, offerta in modo che tutti noi possiamo sperimentare sempre di più la fame per il pane della vita, sia sacramentalmente che spiritualmente. Per ogni cristiano, il pentimento è la trasformazione dell’inedia in fame, una fame che Cristo promette di soddisfare al di là di ogni nostra immaginazione. 
http://www.iltimone.org/32574,News.html

giovedì 22 maggio 2014

Si alla Comunione ai risposati

Comunione ai risposati? Sì, di desiderio




Viste le reazioni alla sua precedente lettera, il missionario Carlo Buzzi arricchisce con nuovi argomenti la soluzione da lui proposta. La riassume in 25 punti fulminanti. Tutti da leggere. Con molte sorprese

di Sandro Magister



ROMA, 21 maggio 2014 – La lettera aperta di padre Carlo Buzzi, missionario in Bangladesh, pubblicata dieci giorni fa da www.chiesa ha avuto un'eco vastissima in tutto il mondo: 


La lettera ha suscitato vivaci reazioni pro e contro, che hanno incoraggiato padre Buzzi a ritornare sul tema e ad argomentare la sua tesi in forma più ampia. 

Padre Buzzi, 71 anni, originario dell'arcidiocesi di Milano, in missione in Bangladesh ininterrottamente dal 1975, risponde in pieno a quel profilo ideale di prete cattolico che papa Francesco tratteggia nei suoi discorsi e omelie: il prete di una Chiesa "in uscita missionaria" verso "tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo". 

Ma proprio osservando da questa sua estrema frontiera la corrente d'opinione che nelle Chiese del benessere si sta affermando a favore della comunione ai divorziati risposati, egli vede a occhio nudo il danno che potrebbe derivare per tutti da questo cambiamento della prassi e della dottrina. E lo descrive con una lucidità e un realismo rari da trovarsi nelle dispute che sono in corso sul tema. 

Ecco qui di seguito il suo nuovo intervento. Da non perdere. 

__________

LA COMUNIONE DI DESIDERIO

di Carlo Buzzi



Tra quelli che hanno reagito alla mia lettera c'è chi mi ha detto che è stata una perdita di tempo, perché ormai è sicuro che la mozione per dare la comunione ai risposati passerà a pieni voti.

Infatti nel sinodo – mi si è spiegato – la maggioranza dei vescovi delle due Americhe, del Nord Europa e dell’Australia voterà a favore. E quindi supererà certamente i voti dei vescovi dell’Africa e dell’Asia, tra i quali molti sono contrari.

Poveri vescovi dell’Africa e dell’Asia! Stiamo riducendo la Chiesa a una organizzazione come l’ONU o a un qualsiasi parlamento dove la maggioranza vince. Cioè proprio quelle istituzioni che legalmente e democraticamente approvano di tutto: anche crimini come l'aborto, il matrimonio tra omosessuali inclusa l’adozione dei bambini, gli esperimenti su embrioni che sono esseri umani, l'eutanasia, e via di questo passo.

È la prima volta che nella Chiesa Cattolica sta penetrando la democrazia con i suoi metodi. Avrà lo Spirito Santo diritto almeno a un voto, come ogni vescovo, dato che viene come rappresentante della Santissima Trinità?

Fino adesso la Chiesa Cattolica è rimasta in piedi perché basata sulla santità dei suoi membri e dei suoi martiri, non sulla democrazia.

Ci sono migliaia di cattolici che muoiono ogni anno, perseguitati per la loro fede, e noi che stiamo bene ci preoccupiamo caparbiamente della comunione ai risposati. Quanti martiri ci sono stati in Inghilterra per mantenere fede all’integrità del sacramento del matrimonio!

Guai se la Chiesa cattolica si mette sul sentiero della Chiesa anglicana, dove decidono delle cose di Dio, della fede e del comportamento morale dell’uomo con sistema democratico. Povero Dio alla mercé dei voti di alcuni ecclesiastici! Sono sicuri che Dio vuole le donne preti e vescovi? Sono sicuri che Dio approva i matrimoni tra omosessuali?

*

Ma andiamo al sodo. L’intenzione di questo mio scritto è di voler dare un contributo positivo alla discussione sulla comunione ai risposati.

Lo faccio per punti.

1. Questa diatriba, secondo me, ha preso un'importanza esagerata e non si merita tutta questa tensione.
 
2. Già in casi molto seri e penosi il sacerdote giudica se dare o no la comunione. Ad esempio in secondi matrimoni imposti con la forza oppure con un coniuge che ha il sincero desiderio di separarsi ma ne è impedito dalla violenza dell'altro o dalla sua grave malattia per la quale non lo può abbandonare.
 
3. Il mio contributo a questa diatriba è una intuizione che credo possa aiutare ad arrivare a un compromesso.

4. LA COMUNIONE DI DESIDERIO.

5. Perché la comunione di desiderio non potrebbe essere considerata una vera comunione sacramentale, come il battesimo di desiderio e la confessione di desiderio in punto di morte?

6. È la comunione che sembra proprio adatta per chi non è in stato di grazia e vorrebbe uscire da questo stato, ma per vari motivi non può.

7. Non è la prima volta che c'è necessità di trovare una via di uscita da una diatriba. Sappiamo che la definizione dell’Immacolata Concezione è rimasta in stallo per parecchi secoli. Anche la Madonna non poteva essere redenta se non attraverso la croce di Gesù. Ma Gesù è morto dopo, e allora lei come poteva essere fin dalla nascita senza il peccato originale? La trovata fu di Duns Scoto: la Madonna ha usufruito della croce di Gesù in anticipo, come avesse preso un prestito. Risolto il problema!

8. È uno sbaglio dare la comunione ai risposati come regola.

9. Non è la Chiesa che deve pensare se dare la comunione o no, ma sono le persone risposate che devono pensare se sono degne di ricevere la comunione oppure no.

10. C’è una coppia di persone risposate che umilmente pensano che forse non è giusto accostarsi alla comunione perché sono in una situazione irregolare. E c’è invece un'altra coppia di risposati che pretende di avere la comunione senza pensare seriamente che sono in una situazione irregolare con la Chiesa. Ditemi un po’: qual è la coppia che ha più fede e ha più rispetto per il sacramento e per la Chiesa?
 
11. Anche nella liturgia noi diciamo: "O SIGNORE, IO NON SONO DEGNO CHE TU ENTRI NELLA MIA CASA (ut intres sub tectum meum) MA DI' SOLTANTO UNA PAROLA E IO SARÒ SALVATO".

12. Non è questa una comunione di desiderio?

13. Se noi diamo la comunione ai risposati, vuol dire che non hanno nemmeno più bisogno di confessarsi, perché questo non è più peccato. Quindi salta il nono comandamento. Ma salta anche il sesto comandamento.

14. Se si tollera questo, allora anche con altri peccati gravi si può fare la comunione senza confessarsi. E saltano anche gli altri comandamenti.

15. In questa maniera salta per aria tutto. Nuovo e Vecchio Testamento. Bisogna rifare tutta la morale, la patristica. Capire di nuovo ciò che è peccato e ciò che non lo è. Sparisce cosa sia la nozione di crimine e peccato.

16. Non c’è proporzione tra questa concessione della comunione ai risposati e le grandi e gravi conseguenze di disorientamento e di reazioni che si avrebbero nella Chiesa e nel mondo. Per molti sarà troppo doloroso da accettare. Lasciando le cose come stanno penso che non si perda niente. Introducendo invece questa concessione, di conseguenze ne potrebbero arrivare, e gravi. Tra gli anglicani c’è stata una scissione quando a maggioranza sono state decise cose che andavano contro la coscienza di molti.

17. C’è abbastanza pace nella Chiesa cattolica al presente.

18. E allora, non si dia adito a degli scismi per colpa di una cosa così secondaria.

19. Non è giusto dare una direzione pericolosa a tutta la Chiesa solo perché ho letto un libro che mi piace di un teologo o moralista che sostiene queste teorie.

20. Vogliamo ridurre tutta la Chiesa universale alla stregua di come sono ridotte le Chiese in Olanda e in Belgio?

21. Non penso che con un provvedimento del genere le chiese si riempiranno come una volta. Al contrario, tanti di quelli che adesso ci vanno potrebbero disertare.

22. Nelle terre di missione i cattolici sono grossolanamente identificati come quelli che hanno un solo matrimonio per sempre, obbediscono al papa e i loro preti e suore non sono sposati. E non vi dico quale vantaggio questo ci dà nel lavoro di evangelizzazione, rispetto ai protestanti.

23. Per questa ragione, quando ci sono matrimoni misti con seguaci di altre denominazioni cristiane, specialmente le ragazze vogliono avere il matrimonio col rito cattolico, perché sanno che lì il matrimonio è unico e non si può infrangere.

24. Io voglio rimanere cattolico. Non voglio diventare anglicano o battista.

25. Vediamo che gli Stati e le grandi organizzazioni sono tutti sottomessi a una forza misteriosa che inclina al male. L’unica istituzione che non si fa piegare e che tiene testa, ferma sui veri valori dell’uomo, è la Chiesa cattolica. Teniamo duro, e non intorbidiamo la nostra fontana. Un giorno, quando saranno stanchi e assetati, tanti uomini sapranno dove trovare un po' di acqua fresca.

Sirajganj, 17 maggio 2014