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sabato 10 settembre 2016

Ecco a voi la nuova chiesa!!!!

La crisi della chiesa italiana? "Ragiona secondo il mondo". Parla mons. Negri




di Matteo Matzuzzi
 
Roma. “Mi rendo conto che quello che sto per dire non è in linea con l’ottimismo imperante, ma la società italiana è contraria alla chiesa”. Mons. Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, è preoccupato. Guarda fuori l’arcivescovado, riflette e “senza scadere nei purtroppo consueti toni da bar”, fa la diagnosi dello stato di salute della chiesa nella nostra società. “Noto una certa coesione, dentro il mondo ecclesiastico e dei movimenti, sul fatto che non bisogna mettere in crisi l’unità della società. Ma questi non comprendono che l’unità di questa società è l’unità contro la chiesa, e non mettersi contro un’unità che è contro la chiesa, vuol dire di fatto favorire l’attacco alla chiesa”. E questa, dice “è la prima esperienza intellettuale e morale che si prova quando si accosta il variegato mondo della cristianità italiana”. La situazione, spiega, “è paradossale”: “L’attacco è frontale, e investe le radici stesse non tanto – o soltanto – della fede, ma della società”. Gli esempi sono quelli di cui tanto si discute: “Penso alla questione del gender, della sacralità della vita. Di fronte a questi attacchi è come se il mondo cattolico non dico che guardi da un’altra parte ma peggio: rischia di non accorgersi affatto della pervasività di questo attacco, non vedendo cose che normalmente si vedono a occhio nudo”. C’è anche la responsabilità della chiesa o, almeno, di qualche suo settore, facciamo notare.

“Certo, il fatto che molta chiesa italiana sul gender non abbia detto niente, o quasi, costituisce uno scandalo per i credenti”. Il Papa, però, le parole sul gender le ha dette. Ci sono intere catechesi del mercoledì sul tema. “Mi domando se la cosiddetta teoria del gender non sia espressione di una frustrazione che mira a cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa”, diceva lo scorso aprile, ad esempio. “E’ vero”, dice l’arcivescovo di Ferrara: “Il Santo Padre è ripetutamente intervenuto sulla questione del gender, ed è stato non soltanto inequivocabile ma ha spinto a una azione sociale. Ora – dice Negri – dobbiamo riconoscere che gli inviti del Santo Padre non dico che siano stati disattesi ma certamente non sono stati un punto di promozione, tranne che per un gruppo di ecclesiastici italiani che parlando alle loro diocesi, e io mi metto fra questi, hanno reso possibile la partecipazione di tanto mondo cattolico a una manifestazione (il 20 giugno) che, anche dal punto di vista sociale, ha avuto il rilievo che conosciamo. Si tratta di chiarire dunque dove sta la ragione di questa grande debolezza”. Domanda che si è posto anche il cardinale Rylko, a giudizio del quale “la manifestazione di Roma non è stata una manifestazione contro qualcuno, ma ha voluto essere un umile servizio alla grande causa dell’uomo, oggi minacciata da più parti”. Dove stia, la ragione della debolezza, Negri lo dice subito dopo: “Come dice san Giacomo, la religione pura consiste nel soccorrere i bisognosi ma soprattutto nel non uniformarsi alla mentalità di questo mondo”.  Il problema è che “oggi ci troviamo di fronte una cristianità che ragiona secondo il mondo e che non ha la forza di opporre al mondo un’alternativa sul piano della verità della vita. In tal senso ci troviamo di fronte a una crisi culturale della cristianità italiana”.

Il problema è che ormai “i criteri fondamentali di giudizio della realtà sono presi dalla mentalità mondana e ci si rassegna a occupare solo gli spazi che questa società consente, ovvero spazi di spiritualità individuale e di iniziative caritative depotenziate, come ci ricorda Benedetto XVI all’inizio della Caritas in Veritate, quando scrive che “senza verità, la carità scivola nel sentimentalismo”. Un quadro allarmante, una diagnosi che necessiterebbe di una terapia forte: “Credo davvero che occorra, a tutti i livelli e ciascuno nel suo campo, riproporre il cristianesimo nella sua oggettiva radicalità, per renderlo attuale ovvero un’esperienza pienamente corrispondente alle esigenze dell’uomo d’oggi”. Si potrebbe obiettare a mons. Negri che – considerato il livello di secolarizzazione che ormai ha permeato anche la società italiana – la terapia delineata appare di non così facile applicazione. Soprattutto, non si vede chi potrebbe metterla in pratica: “Devo dire che a questo livello la delusione più cocente – non solo mia ma di molti ecclesiastici veramente preoccupati per la presenza significativa del cristianesimo nella nostra società – è la sostanziale vanificazione del mondo associativo e laicale: è come se non ci fossero più i movimenti e le associazioni a sostenere il necessario e continuo confronto col mondo. La speciosa giustificazione è che non è più il tempo delle proposte forti che, quando ci sono, vengono additate come crociate. Senza considerare poi il fatto che un minimo di sensibilità storica dovrebbe far vergognare del modo con cui tanto mondo cattolico parla di crociate, fenomeno che non si conosce assolutamente e che viene criminalizzato sulla base di un laicismo insopportabile”.

A ogni modo, dal torpore qualcuno s’è svegliato, andando oltre il caos calmo in cui versa la disorientata Cei di questo ultimo biennio: “Penso in particolare a quando alcuni vescovi hanno parlato con chiarezza, ad esempio nel caso della manifestazione del 20 giugno scorso, e la maggior parte del popolo cattolico ha risposto, totalmente incurante dei dissidi interni alla Conferenza episcopale italiana. Questo ci dice che forse l’aspetto determinante, e l’ho anche scritto più volte, è che l’episcopato di base ha ripreso la sua funzione di guida”. Sull’associazionismo, l’arcivescovo di Ferrara è drastico: “La sua crisi è gravissima, e per questo la possibilità d’incidenza della chiesa in Italia è compromessa da una sostanziale inerzia di tante realtà cattoliche che fino ad ora erano risultate decisive”.

La conversazione si sposta poi sul dramma dei cristiani perseguitati in vicino e medio oriente. “La terribile esperienza di violenze rende chiaro che l’Isis ha dichiarato esplicitamente guerra al mondo e non conosce regole, quelle regole che sono nate dalla grande civiltà del diritto, soprattutto occidentale. Lì, infatti, si ammazzano donne, bambini, anziani, si stupra, si violenta, si distruggono i grandi monumenti della cultura e dell’arte mondiale”. E per fermare lo sterminio, bisogna agire. Non ha dubbi, mons. Negri: “La nostra cristianità, a certi livelli di responsabilità culturale e istituzionale, non si è ancora resa conto che forse è il momento di riprendere, con gli opportuni aggiornamenti e con le necessarie articolazioni, quell’idea fondamentale di san Tommaso d’Aquino – fatta propria dalla tradizione della dottrina sociale della chiesa – per cui è tollerabile che esista una forte azione di legittima difesa e di protezione, anche armata se necessario”. Agire così, però, presuppone una profonda riflessione, “perché per ipotizzare l’idea di una esperienza come questa, comunque eccezionale, bisognerebbe avere dei valori per cui si vive, per cui si lotta e per cui si è disposti a morire. Questo occidente ha tali valori?”, si domanda il presule, prima di toccare la questione che più d’ogni altra sta coinvolgendo l’Europa, con le migliaia di profughi che bussano alle porte dell’Unione: “E’ un fenomeno di migrazione epocale, certamente già accaduto ma in modo meno marcato in altri momenti della storia dell’occidente, che non si può affrontare senza una cultura adeguata. Non si può ridurre il problema a un banale ‘tutti dentro o tutti fuori’, insopportabile semplificazione di un razzismo incondivisibile, ma neanche a un buonismo che, alla lunga, non è certamente una soluzione. Occorre che l’occidente si renda conto di quello che è in gioco in tutti i suoi aspetti fino alle possibili conseguenze”. Ma la cultura che domina oggi l’occidente, qual è? “E’ ciò che rimane dell’orrenda crisi delle ideologie moderne contemporanee con la loro presunzione ateistica? E’ una cultura di tipo individualistico, consumistico, che vede la tecnoscienza come la soluzione di tutti i problemi? Questa – dice Negri – non è affatto  cultura. E non si può stare di fronte a una massiccia migrazione, come quella che sta avvenendo, se non si hanno ragioni adeguate per vivere e per affrontare correttamente la realtà”. Questo occidente, invece, “è disposto a vendere tutto, anima compresa; anche perché nella maggior parte dei casi l’occidente non sa neanche più di avere un’anima. Il che significa, a mio parere di pastore, che oggi la grande responsabilità ecclesiale è quella di una nuova radicale evangelizzazione, ovvero di un cammino educativo che riformi il popolo cristiano e che lo metta in grado di assumersi tutte le conseguenti responsabilità culturali, sociali, politiche e caritative”.

domenica 11 ottobre 2015

Sinodo in confusione e il saggio Mons. G. Babini

Sinodo in confusione. La "Relatio finalis" tra gli oggetti smarriti





papa_cartella
Il primo a mettere in dubbio che una "Relatio finalis" vi sarà, al termine di questo sinodo, è stato il cardinale di Manila Luis Antonio Gokim Tagle, uno dei quattro presidenti delegati dell'assise.
Venerdì 9 ottobre, in conferenza stampa, il cardinale si è riscoperto storico della Chiesa – come in effetti è, con la "scuola di Bologna" – è ha ripercorso la sequenza dei sinodi, dal primo con Paolo VI all'attuale. Con un botto finale che ha lasciato tutti di sasso:
"In passato i circoli minori proponevano proposizioni per il Santo Padre, che poi scriveva una esortazione post-sinodale, ma i primi sinodi di Paolo VI non finivano con una esortazione papale. Paolo VI permise al sinodo di pubblicare il proprio documento finale, e solo con la 'Evangelii nuntiandi' iniziò la pratica delle 'propositiones' per l'esortazione papale, ma suppongo che non sia obbligatorio. Oggi, a questo riguardo, attendiamo la decisione del papa".
Attendiamo?
Ma non era stato detto e ridetto, l'ultima volta il 5 ottobre in apertura dei lavori, in forma ufficialissima, dal segretario generale del sinodo, il cardinale Lorenzo Baldisseri, che una "Relatio finalis" ci doveva essere e doveva essere discussa e votata e infine consegnata al papa, e che a questo approdo tutti i lavori del sinodo erano finalizzati?
E non era stato papa Francesco, lui di persona, a nominare il 2 ottobre una commissione di dieci cardinali e vescovi in rappresentanza dei cinque continenti proprio "per l'elaborazione della relazione finale"?
E il meticoloso calendario del sinodo reso pubblico il 2 ottobre non dedica forse ben quattro giorni, dal 21 al 24 del mese, alla scrittura della "relazione finale", alla sua presentazione in aula, alla discussione e presentazione delle osservazioni scritte, alla riscrittura della stessa, alla sua ripresentazione in aula e alla sua votazione definitiva?
Come non detto. Alla fine della prima delle tre settimane del sinodo, improvvisamente nessuno sa più come il sinodo andrà a finire.
Sabato 10 ottobre è toccato a padre Federico Lombardi confermare che il sinodo ha perso la bussola:
"Riguardo alle votazioni, la maggioranza dei due terzi si pone solo nella relazione finale. Ovviamente se ci sarà. Perché ancora non abbiamo la certezza di come avverrà la conclusione, cioè se ci sarà un documento finale. Vedremo se il papa darà delle indicazioni precise".
Lombardi rimanda a quanto detto il giorno prima dal cardinale Tagle. Che in effetti aveva anche aggiunto qualcosa d'altro, e di molto appropriato:
"Il metodo nuovo adottato dal sinodo probabilmente è costato un po' di confusione, ma è bene essere confusi ogni tanto. Se le cose sono sempre chiare non sarebbe più la vita vera".
Sta di fatto che in nome di questa "vita vera" non solo non vi sarà più una classica esortazione post-sinodale del papa, ma forse nemmeno più una "Relatio finalis" dei lavori del sinodo stesso, votata punto per punto. In questo caso a chiudere tutto – per modo di dire, perché qui l'incompiutezza regna sovrana – sarà solo un discorso di papa Francesco.
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Ma non è finita. Perché il 10 ottobre padre Lombardi ha dato notizia di un altro cambiamento avvenuto in corso d'opera.
Stando al calendario del sinodo, la discussione sia in aula che nei circoli minori avrebbe dovuto seguire l'ordine delle tre parti del documento base, l'"Instrumentum laboris", con ognuna di esse introdotta ogni volta da una "presentazione del relatore generale", il cardinale Péter Erdõ.
Invece al cardinale Erdõ – autore il 5 ottobre di una formidabile relazione generale introduttiva che ha seminato il panico tra i novatori – non è più stato dato il microfono per tornare a presentare le tre parti dell'"Instrumentum", e gli interventi in aula sono andati avanti per conto loro. Col risultato che sabato 10 ottobre già si è cominciato a parlare in aula della parte terza, quella più appetibile, con i piatti forti del divorzio e dell'omosessualità, mentre nei circoli linguistici ancora si andava avanti fino a mercoledì 14 a discutere e votare sulla seconda parte del documento.
Il 10 ottobre padre Lombardi ha detto serafico che degli interventi in aula in anticipo sui tempi, quelli dedicati alla terza parte dell'"Instrumentum", avrebbe dato conto ai giornalisti un paio di giorni più in là. Per non far confusione.
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NOTA BENE !
Il blog “Settimo cielo” fa da corredo al sito “www.chiesa”, curato anch’esso da Sandro Magister, che offre a un pubblico internazionale notizie, analisi e documenti sulla Chiesa cattolica, in italiano, inglese, francese e spagnolo.
Gli ultimi tre servizi di "www.chiesa":
10.10.2015
> Sinodo. Un tweet non fa primavera
Mai così segreti i lavori dell'assise. Inservibili le notizie fornite dai canali ufficiali. Inesistenti le traduzioni per i padri che non conoscono l'italiano. Il simbolico gesto di rottura dei vescovi polacchi
8.10.2015
> Sinodo. Il primo colpo a segno è dei conservatori
Grazie soprattutto alla relazione introduttiva del cardinale Erdõ, molto deciso nello stroncare le ambigue "aperture" del documento base. Ma i novatori sono già al contrattacco. E contano sull'appoggio del papa
3.10.2015
> Nuovi processi matrimoniali. Un giurista demolisce la riforma di papa Francesco
È il professor Danilo Castellano, uno dei maggiori esperti della materia. Giudica la riforma "contraddittoria e incoerente". Ma anche al cardinale Kasper non piace

Giacomo Babini: “La Chiesa cattolica ha ceduto su troppe cose per ricevere consensi”

San PietroLa Fede Quotidiana ha intervistato, sui temi caldi del momento, Monsignor Giacomo Babini, vescovo emerito di Grosseto, uno che di certo non le manda a dire ed è  ben noto per la sua schiettezza.
Eccellenza, in Vaticano si parla tra i tanti argomenti del Sinodo,  della comunione ai divorziati risposati, che cosa ne pensa?
“Non è possibile dare loro la comunione e non per cattiveria, ma perchè sono in adulterio scelto e voluto. Penso che la Chiesa cattolica nel tempo ha ceduto su tanto e e forse anche troppo, probabilmente per piacere alla gente e avere consensi. La strada non è quella, ma solo la sequela chiara e netta della Verità che è una sola. Senza dubbio, la persona va rispettata con carità e zelo pastorale, il divorziato risposato non viene cacciato dalla messa ed anzi è ben  accetto, tuttavia quelli che rompono il matrimonio o che divorziano e poi si risposano civilmente si autoescludono dalla comunione con la chiesa, scelgono da soli altra via. Possono benissimo fare la comunione spirituale, non capisco questa animosità nel voler ricevere a tutti costi quella sacramentale”.
Comunione ai gay che vivono in coppia, cioè coloro che commettono atti sessuali: lesbiche o gay.
“Sino a quando non ci sta un chiaro e netto cammino penitenziale, e un evidente cambio di vita, costoro non possono ricevere la comunione. Se si presentano da me anche a messa li mando via, non bisogna pensarci troppo. Tra i due scandali, cioè  il rifiutare la comunione e quello di due omosessuali noti che la prendono, meglio il primo. Poi non capisco il tanto baccano che fanno questi gay, sono quattro gatti e strillanno tanto. Vogliono sempre sposarsi, parlano di matrimonio e con assiduità ridicolizzano la istituzione. Uno spirito di contraddizione”.
Che ci dice sul teologo polacco gay ed esternatore?
“Bella roba quello. Io ho scelto di diventare prete, certo ai miei quaranta anni ho sofferto, perchè certe rinunce costano, ma il medico non ha ordinato al prete polacco di essere ministro di Dio. Credo che dietro quella uscita ci sia lo zampino di Satana. E mi spiego. In quelle stesse ore in piazza San Pietro tante brave famiglie cattoliche pregavano per il Sinodo e costui ha scelto proprio quel tempo per coprire mediaticamente l’evento. Una cattiveria senza pari, e quando è così, è evidente che siamo davanti ad un progetto satanico”.
Che cosa gli farebbe se fosse il suo vescovo?
“L’ha fatta grossa. Gli direi: amico mio, ti do da mangiare e dormire, ma fai penitenza, oggi non ti posso accogliere come ministro di Dio. Merita la scomunica”-
E la Chiesa cattolica che cosa fa?
“Ha ceduto troppo e su tutto, specie sulla disciplina al suo interno. Un buonismo talvolta non comprensibile, pensiamo alla storia del dialogo con l’ Islam…”.
Cosa c’entra l’ Islam?
“Perchè mai oggi vediamo cattolici pregare con quelli? Siamo diventati matti? Molte volte, tra il serio e il divertito, ho detto che lo spirito delle Crociate non era male e dovremmo riscoprirlo. Oggi quello spirito è attuale. Le Crociate vanno rivalutate e poi che senso ha pregare con quelli che credono nel Corano, un libro pieno di invenzioni anticristiane, che offende Cristo? Bisognerebbe avere il coraggio di  allontanarlo. E poi quello spirito di Assisi introdotto da Giovanni Paolo II, grande santo e Papa, ma, allora come oggi, provo disagio nel vedere tutti assieme pregare. Che marmellata!

misericordia senza verità: siamo fuoristrada

SINODO: Card. De Paolis: ”Oggi parliamo tanto di compassione, di amore e di misericordia. Ma senza verità, siamo fuoristrada”


Il cardinale Velasio de Paolis



L’intervento del cardinale Velasio de Paolis
(Daniele Sebastianelli) Di fronte alla crisi del matrimonio e della famiglia, la risposta che non può che venire dalle certezze della fede. Lo ha affermato il 10 ottobre il card. Velasio De Paolis, presidente emerito della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede, durante i lavori del convegno Matrimonio e famiglia. Tra dogma e prassi della Chiesa, organizzato dalla Fondazione Lepanto e dall’Associazione Famiglia Domani e svoltosi a Roma nella Sala S. Pio X in Via dell’Ospedale, con la partecipazione di mons. Antonio Livi, del prof. Roberto de Mattei, e del prof. Giovanni Turco, alla presenza di alcune centinaia di persone, tra cui molti sacerdoti e religiosi.
Il cardinale Velasio de Paolis





Il cardinale Velasio de Paolis
Abbiamo bisogno di verità”, ha ricordato con forza il cardinale, che è stato anche segretario del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, e delegato pontificio per la congregazione dei Legionari di Cristo. Oggi parliamo tanto di compassione, di amore e di misericordia. Ma senza verità, siamo fuoristrada”. L’impressione, secondo il card. Velasio De Paolis è che “le parole oggi non significhino più niente”, mentre “abbiamo bisogno di contenuti per ritrovare la realtà vera”. Riferendosi al problema dei divorziati risposati il cardinale è molto chiaro. Adottare “una prassi pastorale che va contro la dottrina è di una illogicità spaventosa. Non è cristiana”. In fondo “se ho una medicina che non funziona significa che non ho capito bene cos’ha il malato. Se mi limito a cambiare medicina invece di capire le cause della malattia potrei anche uccidere il malato”. La soluzione, per il prelato, non può essere che una: “i peccatori non vanno respinti, ma va trovata la strada giusta. La via dell’amore nella verità”.  La misericordia non va confusa con l’amore”,  ha aggiunto il cardinale,  e l’amore è inseparabile dalla verità”.
il prof. Roberto de Mattei
il prof. Roberto de Mattei
Il prof. Roberto de Mattei, presidente della Fondazione Lepanto, ha inaugurato il convegno affermando che il matrimonio e la famiglia, vengono “messi in discussione all’interno della Chiesa”, una cosa che “non era mai accaduto nella storia”. Dopo aver ripercorso alcuni passaggi storici nella vita della Chiesa, de Mattei ha ricordato l’esempio di san Pier Damiani e di tutti i grandi riformatori del suo secolo che “non hanno invocato la legge della gradualità  o del male minore, non hanno definito il concubinato dei preti come una situazione irreversibile di cui prendere atto, non hanno invitato a cogliere gli elementi positivi nelle unioni omosessuali e delle convivenze extra matrimoniali.
il prof. Giovanni Turco
il prof. Giovanni Turco
Dal canto suo, il prof.Giovanni Turco, docente all’Università degli Studi di Udine, ha spiegato come oggi i luoghi sociologici si sostituiscono ai luoghi teologici e ha focalizzato l’attenzione sul principio di non contraddizione secondo il quale “ogni cosa è ciò che è. Anche il matrimonio e la famiglia”. Quindi, “o il matrimonio è indissolubile o non lo è. Non c’è pastorale che tenga”; “o si è in peccato, o no”, “la verità non ammette gradi”. Per il professore “La falsa ed erronea impostazione di un problema, porterà ad una falsa soluzione del problema”, perché “il bene è il criterio della prassi, non il contrario”. Oggi, ha spiegato,
Mons. Antonio Livi
Mons. Antonio Livi
Mons. Antonio Livi, decano emerito della facoltà di Filosofia della Pontificia Università lateranense, ha ribadito che non ci può essere separazione tra dottrina e prassi e che, nella Chiesa, “la pastorale ha lo scopo preciso di operare per il bene delle anime”.  Come il cardinale De Paolis, anche mons. Livi ha apertamente criticato le tesi del card. Kasper, dicendosi convinto che il porporato tedesco non può ignorare la difformità delle sue idee da quelle del Magistero e dell’evidenza razionale.  Ma quando si sbaglia, ha affermato il monsignore, “si può inseguire un fine occulto, cioè convincere gli altri a credere qualcosa di falso. E questa è ipocrisia”. 
(Daniele Sebastianelli)

sabato 13 aprile 2013

famiglia

La Storia di Franck Talleu, Arrestato Perché Indossava una Felpa Pro-Famiglia Tradizionale

 

Franck Talleu
In Francia non era mai accaduto niente del genere, ma lui l’ha presa con ironia e racconta tutto scherzando. Parliamo di Franck Talleu, direttore dell’Insegnamento cattolico a Soissons, Laon e Saint-Quentin, sposato, padre di sei figli adottati, fermato il primo aprile, portato alla questura e multato perché si trovava al parco con i suoi figli indossando una maglia con il logo stilizzato di una madre e un padre che tengono per mano due bambini. «”Tenuta contraria ai buoni costumi”, questa è la prima cosa di cui mi hanno accusato gli agenti» racconta Talleu a tempi.it. «Io mi sono messo a ridere e ho risposto: “Sarà facile contestare quello che avete scritto!”». La maglia portava il simbolo della Manif Pour Tous, organizzazione che ha portato in piazza per due volte un milione di persone per protestare contro la legge su matrimonio e adozione gay del governo socialista di Hollande. La legge è passata oggi in Senato e ora torna alla Camera per l’approvazione definitiva.

Signor Talleu, ma l’hanno davvero arrestata solo perché portava una maglia con sopra disegnata una normale famiglia?
Le cose sono andate così. Lo scorso primo aprile, che in Francia era festa perché era il lunedì di Pasqua, ho deciso di andare insieme alla mia famiglia ai giardini del Lussemburgo, dove sappiamo che si ritrovano molte persone che hanno partecipato alla Manif Pour Tous. Abbiamo degli amici (nella foto in basso) che abitano vicino ai giardini e poiché li abbiamo conosciuto su internet, abbiamo deciso di indossare le maglie della manifestazione per riconoscerci.

Che tipo di maglie sono?
Non sono in sé strumenti di propaganda perché non c’è scritto alcuno slogan: presentano solo il logo della manifestazione, cioè un papà e una mamma che tengono per mano i due figli, mostrando in modo chiaro che la famiglia è costituita dall’unione di un uomo e una donna. I giardini si trovano vicini al Senato, quindi è considerato un posto sensibile perché la legge sul matrimonio gay doveva essere presentata al Senato pochi giorni dopo. Ci sono anche delle guardie che proteggono il Senato. A un certo punto, sono arrivate le guardie e mi hanno chiesto di levarmi la maglia o di coprirla. Io ho chiesto spiegazioni, dicendo che non era mia intenzione provocare nessuno, anche perché non vedo niente di scioccante o provocatorio nel simbolo. Allora il tono si è un po’ alzato, le guardie hanno detto che avrebbero steso un verbale e io ho risposto che non avevano il diritto di farmi un verbale perché indossavo una maglia. Allora mi hanno chiesto di seguirli al posto di polizia che si trova nel bel mezzo dei giardini e là mi hanno fatto una contravvenzione.

Con quale motivazione?
Inizialmente secondo il codice di infrazione: “Tenuta contraria ai buoni costumi”. La cosa mi ha molto divertito, mi sono messo a ridere e ho detto: “Sarà facile contestare quello che avete scritto!”. Allora, insieme a un loro collega, hanno cercato un’altra motivazione, questa: “Organizzazione di una manifestazione ludica senza autorizzazione” (nella foto a destra). Gli ho detto: “La contesterò comunque”. Mi hanno fatto la contravvenzione, io l’ho contestata e quindi mi hanno detto che si sarebbe aperta una causa al tribunale amministrativo. Ma per uscire dal posto di polizia mi hanno obbligato a levarmi la maglia della Manif. Io ho ceduto alla richiesta, più che altro per non fare aspettare oltre la mia famiglia, che si trovava fuori. Sono rimasto nel posto di polizia circa un’ora.

La famiglia in Francia è contraria ai buoni costumi?In Francia la legge sul matrimonio omosessuale è stata approvata dal Senato e ora torna alla Camera in seconda lettura. È una legge che autorizza il matrimonio fra persone dello stesso sesso e l’adozione, perché in Francia il diritto all’adozione consegue a quello al matrimonio. Questa legge è molto pericolosa perché si basa sulla teoria del gender. Questa teoria ha 30 o 40 anni ed è sostenuta dal movimento LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, trans). Sono movimenti molto violenti dal punto di vista intellettuale e dopo l’uscita di articoli sul mio caso ho ricevuto molti insulti da parte loro, anche se la loro violenza è anzitutto intellettuale. Chi sottolinea il fondamento naturale della famiglia, affermando un modello preferenziale di famiglia, rischia in Francia di creare dei problemi, perché c’è chi vuole che tutti i modi di formare una coppia siano messi sullo stesso piano. È questo che denunciano fra le altre cose i sostenitori del matrimonio repubblicano, che sono contrari a questa nuova legge.

Come hanno reagito i suoi sei figli vedendo il loro papà portato via dagli agenti di punto in bianco?Mia moglie ha subito coperto la sua felpa e questo mi ha fatto arrabbiare perché sono cose che vanno contro il buon senso. Io e mia moglie abbiamo adottato sei figli e se sono molto impegnato contro questo progetto di legge è perché so quanto i bambini hanno bisogno di un padre e di una madre. I miei figli più grandi erano eccitati: quando sono tornato mi hanno chiesto se mi avevano torturato, se erano riusciti a farmi parlare. Si è creata l’immagine di un papà che fa resistenza! Mia figlia aveva già diffuso la notizia della mia disavventura su Facebook mentre ero ancora al posto di polizia. Fra i nostri figli ce ne sono anche due con la sindrome di Down e loro non hanno ben capito cosa stava succedendo. Mia moglie gli ha spiegato che il papà tornava subito e li ha mandati a cercare le uova di cioccolato nascoste, come si da noi per tradizione. Un altro figlio ancora, che ha sei anni, ha cominciato a chiedere cosa succedeva, perché aveva notato la discussione un po’ animata con gli agenti. Non è stato facile ma abbiamo dovuto spiegargli che può capitare che gli agenti, pur rappresentando la legge, si sbaglino nella loro valutazione e che in tal caso ci si può mettere a discutere con loro. Per quanto riguarda l’educazione al rispetto dell’autorità, si è creata una situazione problematica. Ma credo che sarebbe stato più grave obbedire agli agenti e nascondere quello che è semplicemente un simbolo che rappresenta la famiglia tradizionale.

La libertà d’espressione è minacciata oggi in Francia?C’è stata grande omertà sullo svolgimento della Manif Pour Tous. Il mio caso è arrivato sulle pagine dei giornali, io l’ho trattato con ironia per sdrammatizzare ma è stato ripreso solo dalla stampa politicamente favorevole alla famiglia tradizionale. Nessun media indipendente ha ripreso la notizia. Sappiamo molto bene che i media francesi non hanno diffuso gli avvenimenti relativi alla Manif pour tous in modo obiettivo. C’è una protesta ufficiale con il ministero degli Interni riguardo al numero dei manifestanti, facciamo molta fatica ad ottenere le foto aeree della manifestazione per fare un conto preciso. La lobby LGBT è molto presente nel mondo dei media e della cultura, e si fa sentire. Faccio un esempio: la Manif ha fatto un’inserzione sul giornale di sinistra Le Monde, che si è dimostrato libero pubblicandola. Ma c’è stata una reazione violenta di un personaggio come Pierre Bergé, omosessuale che era amico di Yves Saint Laurent, che ha preso di mira il giornale per avere pubblicato quella pubblicità. La volontà di minare la libertà di espressione c’è.

Come si sente dopo quello che è successo?Il mio caso ha permesso all’opinione pubblica di prendere più coscienza del pericolo che può rappresentare la teoria del gender. Io sono responsabile dell’educazione cattolica nella mia diocesi e collaboratore del vescovo su queste tematiche. Il gender è entrato nei programmi dei licei, attraverso le scienze naturali, la biologia. Che se ne parli nei licei non è un problema, che si studi questa teoria come una delle tante ideologie non è un problema. Il problema è che è stata imposta in biologia, mentre, essendo una teoria, la si dovrebbe studiare in filosofia. D’altra parte la debolezza di questa teoria è che non è studiata nel baccalaureato di scienze, è semplicemente studiata nelle materie scientifiche della sezione letteraria. Si vede bene che scientificamente questa teoria del gender non tiene e dal punto di vista delle scuole cattoliche, si può discutere come studiarla. Oggi, però, questa teoria sta facendo il suo ingresso nelle materie della scuola elementare, il governo sta preparando una legge a questo riguardo e questo è un problema perché gli studenti di quell’età non sono dotati di spirito critico.

I francesi come hanno reagito?
L’opinione pubblica ha cominciato a protestare con forza, ci arrivano messaggi di sostegno. Ci dicono che non capiscono cosa succede. Se a un certo punto si comincia a dire che una famiglia normale – anche se io considero la mia famiglia poco normale visto che ho sei bambini adottati di età e condizione diversa – composta da un babbo una mamma e due figli può scioccare le altre persone, allora la gente si ribella. Ma il governo e la maggioranza degli eletti in Parlamento non vogliono tenere conto dell’opinione pubblica.

Oltre agli attacchi, ha ricevuto anche un po’ di solidarietà?Assolutamente. Moltissimi messaggi di simpatia, molti avvocati si sono proposti di difendermi, ritenendo il tutto ridicolo e dicendo che non è affatto sicuro che il procuratore istruirà la causa, anche perché il rischio che corro è di qualche decina di euro di ammenda. È solo una contravvenzione, ma esiste il diritto di difendersi con un avvocato anche in questi casi, e lo farò con uno di quelli che si sono offerti se la causa verrà istruita. Ci sono anche dei magistrati che mi hanno contattato dicendo che erano stupiti dell’accaduto.

Fonte: www.tempi.it