Visualizzazione post con etichetta crisi della fede. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta crisi della fede. Mostra tutti i post

venerdì 5 febbraio 2016

la fede dei bambini

Pochi bambini a messa,

don Antonio ai genitori:

riflettete sulle vostre responsabilità



Avezzano. I bambini a messa la domenica sono sempre meno e don Antonio Salone, dopo aver visto per l’ennesima volta i banchi semi vuoti scrive ai genitori: riflettete sulle vostre responsabilità. La formazione di un bambino avviene, prima che a scuola e a catechismo, tra le mura domestiche. 


Per questo il parroco dello Spirito Santo, vedendo sempre meno bambini tra i banchi della chiesa, ha deciso di rivolgersi alle mamme e ai papà ricordando i loro doveri. “L’infanzia e l’adolescenza sono tempi privilegiati per interiorizzare valori che poi diventano, nella coscienza, criteri di giudizio circa il bene e il male e le varie scelte della vita”, ha scritto don Antonio, “ma da cosa il fanciullo o l’adolescente percepisce “ciò che vale”? Televisione a parte, i valori vengono appresi dalle parole e dal comportamento dei genitori. Fin dai primi anni infatti il bambino intuisce che i genitori soffrono – talvolta fino alle lacrime – se, ad esempio, lui sta male o se non frequenta con profitto la scuola e che dunque la salute e il buon rendimento scolastico sono cose importanti, sono appunto “valori”.  

Al contrario fanciulli e giovani, che mostrino disinteresse nei confronti di Dio e della pratica religiosa, non avvertono alcun dispiacere sul volto dei genitori, quando addirittura non vi leggono compiaciute giustificazioni! Essi così, con la vostra complicità, maturano la convinzione che la fede in Dio non è un valore e non merita dedicarvi tempo né coltivarla. Scrivo a voi, Papà e Mamme – spinto dalla tristezza di vedere la pur numerosa Assemblea domenicale “povera” di fanciulli e di adolescenti e motivato dalla premura per la formazione cristiana dei miei Fedeli – per invitarvi a riflettere sulla responsabilità che vi assumete davanti a Dio se, trattando con estrema leggerezza la dimensione religiosa dei vostri figli, voi finite con il travasare in loro una sorta di ateismo pratico. 

Togliendo Dio dall’orizzonte dell’esistenza non si ha più una motivazione valida per l’agire morale (“Se Dio non c’è, tutto è permesso!” avverte il grande pensatore russo Dostoevskij). Riflettiamoci, noi che siamo così facili a scandalizzarci per lo scarso senso morale riscontrabile in tutti gli ambiti della società… Riempite i figli di ogni bene materiale (cibo, vestiti, soldi, divertimento, …) ma li svuotate di certezze interiori. Vi preoccupate per la droga, ma siete incomprensibilmente tranquilli di fronte al vuoto interiore che del ricorso alla droga è la causa più profonda e quasi l’anticamera. Tenete presente che il Cristianesimo non è una teoria né una ideologia, ma una concreta relazione vissuta (come, per esempio, quella vigente tra genitori e figli) e alimentata nell’incontro settimanale con il Risorto e con la Comunità del Risorto (= Chiesa) nella S.Messa domenicale. Nel settembre del 2007, nel duomo di Vienna, Papa Benedetto XVI ha pronunciato a questo riguardo una splendida omelia. Ne propongo qualche passaggio alla vostra riflessione. “Cari fratelli e sorelle, Sine dominico non possumus!  Senza il Giorno del Signore non possiamo vivere: così risposero nell’anno 304 alcuni cristiani di Abitene nell’attuale Tunisia quando, sorpresi nella Celebrazione eucaristica domenicale, che era proibita, furono portati davanti al giudice e fu loro chiesto perché avevano tenuto di Domenica la funzione religiosa cristiana, pur sapendo che questo era punito con la morte. “Sine dominico non possumus”. 

Nella parola dominicum/dominico sono indissolubilmente intrecciati due significati: (….) il Risorto, del cui contatto e vicinanza i cristiani hanno bisogno per essere sé stessi. Questo, però, non è solo un contatto spirituale, interno, soggettivo: l’incontro col Signore si iscrive nel tempo attraverso un giorno preciso. (…) Per quei cristiani la Celebrazione eucaristica domenicale non era un precetto, ma una necessità interiore. Senza Colui che sostiene la nostra vita, la vita stessa è vuota. Lasciar via o tradire questo centro toglierebbe alla vita stessa il suo fondamento, la sua dignità interiore e la sua bellezza. (…) “Sine dominico non possumus!”. Senza il Signore e il giorno che a Lui appartiene non si realizza una vita riuscita. 

La Domenica, nelle nostre società occidentali, si è mutata in un fine-settimana, in tempo libero. Il tempo libero, specialmente nella fretta del mondo moderno, è una cosa bella e necessaria; ciascuno di noi lo sa. Ma se il tempo libero non ha un centro interiore, da cui proviene un orientamento per l’insieme dell’esistenza, esso finisce per essere tempo vuoto che non ci rinforza e non ricrea. Il tempo libero necessita di un centro: l’incontro con Colui che è la nostra origine e la nostra meta. Il mio grande predecessore sulla sede vescovile (…) lo ha espresso una volta così: “Da’ all’anima la sua Domenica, da’ alla Domenica la sua anima”. Nelle confessioni spesso si fa fatica a trovare peccati da confessare: sappiate che trascurare sistematicamente l’educazione e la pratica religiosa dei propri figli è sicuramente un peccato. E anche grave. Infatti è dire a Dio: a me, di te non interessa più di tanto. Ho altre realtà che riempiono la mia vita. Tu vieni molto dopo. Magari solo per le belle “cerimonie”. Dio vi illumini e ve ne faccia prendere coscienza”.

mercoledì 11 febbraio 2015

messaggio a tutta la Chiesa

Un invito concreto che dobbiamo continuare a tradurre ancor più in realtà. Il vescovo Schneider contro il nuovo gnosticismo


11 febbraio 2015. Nell' Anniversario delle apparizioni della Beata Vergine Immacolata a Lourdes, non possiamo passare sotto silenzio questo messaggio, che è diretto a tutta la Chiesa universale, anche se promosso da un sito affine al nostro: OnePeterFive.com [qui]. Esso nasce da una esplicita richiesta rivolta a Mons. Athanasius Schneider, Vescovo Ausiliare della Diocesi di Maria Santissima in Astana, Kazakistan, sull'onda di una intervista da lui rilasciata a Polonia Christiana [da noi tradotta e pubblicata qui].
Si intende quindi render pubblico un invito ai cattolici di tutto il mondo di impegnarsi fin da ora a resistere, come ricordato anche dal Cardinal Burke [qui].
Dunque non esitiamo a farcene portavoce anche noi, chiarendo fin da subito che "resistenza" non equivale a "ribellione". In un prossimo articolo in preparazione lo spiegherò ancor meglio.
Ci sia consentito tuttavia, per ora, un semplice inciso: è evidente che il cardinal Burke, il vescovo Schneider ed altri non si augurano di dover resistere all'insegnamento del papa, ma sono pronti a farlo, se diventa necessario, per il Signore e per il bene delle anime. E, se a noi capita di sentire e di esprimere le stesse cose, evidentemente non siamo né pseudo-teologi né tradizionalisti ingessati, ma semplicemente amanti della Tradizione e del vero progresso perché la Tradizione non esclude affatto il progresso, che è altra cosa dal progressismo, così come la Tradizione è altra cosa sia daltradizionalismo che dall'ibridismo sofista di chi si dichiara né progressista né tradizionalista.
Il sito From Rome, ne ha ricavato un invito ancor più esplicito [qui], che pubblicherò domani in attesa della traduzione in corso. (M.G.)


Il vescovo Athanasius Schneider: per combattere il Nuovo-Gnosticismo

È una triste verità il fatto che stiamo attraversando un momento di grande crisi della Chiesa. Dio è con noi, però. Mi avete chiesto ciò che i fedeli possono fare per combattere gli errori che si stanno diffondendo attraverso la Chiesa. Vorrei rispondere con alcuni suggerimenti:
«« Dobbiamo creare gruppi di veri cattolici, studiosi, famiglie e clero che diffondano con coraggio la verità cattolica tutta intera, in particolare sugli insegnamenti della Chiesa sulla famiglia, sulla natura, e i comandamenti di Dio.

Come mezzo per questo obiettivo, dobbiamo fare uso di tutte le risorse che il mondo moderno ci offre. Non ci asteniamo dal diffondere attraverso i media questi messaggi. Non dobbiamo aspettare che ogni singolo parroco li predichi dal pulpito. Dobbiamo abbracciare le nuove forme mediatiche che ci permettono di diffondere il Vangelo e gli insegnamenti della nostra Santa Madre, la Chiesa. Dobbiamo introdurre il nostro messaggio su Internet, pubblicarlo su siti web, blog e reti sociali.

Ma non dobbiamo dimenticare di impegnarci con i nostri fratelli cattolici nelle forme più tradizionali. Dovremmo organizzare conferenze e simposi a livello accademico. Dovremmo usare queste per creare pubblicazioni, documenti e libri che possono essere utilizzati come riferimento e ampliare la nostra discussione.

Dobbiamo anche creare un movimento di famiglie cattoliche, di "chiese domestiche", per testimoniare, difendere e diffondere la fede integrale e l'insegnamento sulla famiglia, il matrimonio, e l'ordine della natura.

In questo momento pericoloso, dobbiamo essere coraggiosi nello svelare il carattere veramente gnostico e rivoluzionario della "agenda Kasper," dimostrando la continuità della dottrina divina sul matrimonio e la sua pratica durante i duemila anni di storia della nostra Chiesa. Dobbiamo ispirare i fedeli, con esempi di santi mariti, famiglie, bambini e adolescenti. Dobbiamo dimostrare, da un lato, la vera bellezza di una vita coniugale, familiare, da single in castità e fedeltà. Dall'altro lato dobbiamo puntare dimostrare la bruttura, l'infelicità, e la schizofrenia di una vita contro l'ordine divinamente stabilito.

Per dare speranza a coloro che stanno lottando, è importante per noi dare esempi di cattolici pentiti del passato e del presente. Coloro che si sono convertiti dalla loro vita peccaminosa di adulterio, divorzio, o sodomia.

Per affrontare gli errori attualmente in fase di diffusione, i veri mariti cattolici, le famiglie e le persone singole devono scrivere al papa, ai loro vescovi, e ai Dicasteri competenti della Curia Romana, denunziando loro le dichiarazioni eretiche, semi-eretici, o gnostiche di persone ecclesiastiche o eventi all'ordine del giorno che vengono promossi anche persone o gruppi ecclesiastici.

Tutti questi sono mezzi di educazione e formazione. Ma la battaglia che stiamo combattendo è più che contro l'ignoranza. È contro i principati e le potenze. Essa non può avere successo se non organizziamo una grande rete nazionale e internazionale di preghiera per l'adorazione eucaristica, i pellegrinaggi, le messe solenni, le processioni rogazionali e penitenziali, con temi come "La santità della famiglia e del matrimonio", "La chiamata alla castità", "La bellezza e la felicità di una vita casta", " L'imitazione di Cristo nella vita familiare" e "Espiazione per i peccati contro la famiglia e il matrimonio".

Forse, come cosa più fondamentale di tutte, dobbiamo pregare con fervore che Dio doni alla sua Chiesa vescovi e papi santi. Tale preghiera deve essere pregata in particolare dai bambini, perché la preghiera degli innocenti penetra il cielo come nessun'altra.
_________________________
[Traduzione a cura di Chiesa e post concilio]

giovedì 21 marzo 2013

riforma della riforma

PAPA FRANCESCO: COME AFFRONTERA' IL PROCESSO DI AUTODEMOLIZIONE DOTTRINALE E MORALE DELLA CHIESA?
Il passato ci aiuta a comprendere il presente: Papa Adriano VI rese possibile la grande rinascita religiosa del XVI secolo
di Roberto de Mattei
 
 
 
La Chiesa ha un nuovo Papa: Jorge Mario Bergoglio, il primo Papa non europeo, il primo Papa latino americano, il primo Papa di nome Francesco. I mass-media cercano di indovinare, attraverso il suo passato di cardinale, di arcivescovo di Buenos Aires e di semplice sacerdote, quale sarà il futuro della Chiesa sotto il suo pontificato. Di quale "rivoluzione" sarà portatore? Hans Küng lo definisce «la migliore scelta possibile» ("La Repubblica", 14 marzo 2013). Ma solo dopo la nomina dei suoi collaboratori e dopo i suoi primi discorsi programmatici si potranno prevedere le linee del pontificato di Papa Francesco. Per ogni Papa vale quello che disse, nel 1458, il cardinale Enea Silvio Piccolomini al momento della sua elezione, con il nome di Pio II: «dimenticate Enea, accogliete Pio».

La storia non si ripete mai esattamente, ma il passato aiuta a comprendere il presente. Nel XVI secolo la Chiesa cattolica attraversava una crisi senza precedenti. L'umanesimo, con il suo edonismo immorale, aveva contagiato la Curia Romana e gli stessi Pontefici. Contro questa corruzione era sorta la pseudo-riforma protestante di Martin Lutero, liquidata da Papa Leone X, della famiglia Medici, come «una bega tra monaci». L'eresia aveva iniziato a divampare quando, alla morte di Leone X, nel 1522, fu inaspettatamente eletto il primo Papa tedesco, Adrian Florent, di Utrecht, con il nome di Adriano VI.
La brevità del pontificato gli impedì di portare a termine i suoi progetti, in particolare, scrive lo storico dei Papi Ludwig von Pastor, «la guerra gigantesca contro lo sciame di abusi che deformava la curia romana come quasi l'intera Chiesa». .Se pure egli avesse avuto un governo più lungo, il male, nella Chiesa, era troppo radicato, osserva Pastor, «perché un pontificato solo potesse produrre quel grande cambiamento che era necessario. Tutto il male che era stato commesso in parecchie generazioni poteva migliorarsi soltanto con un lavoro lungo, ininterrotto».
Adriano VI comprese la gravità del male e le responsabilità degli uomini di Chiesa, come emerge chiaramente da una istruzione che, a suo nome, il nunzio Francesco Chieregati lesse alla Dieta di Norimberga, il 3 gennaio 1523. Si tratta, come osserva Ludwig von Pastor, di un documento di straordinaria importanza non solo per conoscere le idee riformatrici del Papa, ma perché è un testo senza precedenti nella storia della Chiesa.
Dopo aver confutato l'eresia luterana, nell'ultima e più notevole parte dell'istruzione, Adriano tratta della defezione della suprema autorità ecclesiastica di fronte ai novatori. «Dirai ancora», ecco la espressa istruzione che egli dà al nunzio Chieregati, «che noi apertamente confessiamo che Iddio permette avvenga questa persecuzione della sua Chiesa a causa dei peccati degli uomini e in particolare dei preti e prelati; è certo che la mano di Dio non s'è accorciata sì che egli non possa salvarci, ma gli è il peccato a distaccarci da lui sì che Egli non ci esaudisce. La Sacra Scrittura insegna chiaramente che i peccati del popolo hanno la loro origine nei peccati del clero e perciò, come rileva il Crisostomo, il nostro Redentore, quando volle purgare l'inferma città di Gerusalemme, andò prima al tempio per punire innanzi tutto i peccati dei preti, a guisa d'un buon medico, che sana la malattia nella radice.
Sappiamo bene che anche presso questa Santa Sede già da anni si sono manifestate molte cose detestabili: abusi in cose ecclesiastiche, lesioni dei precetti; anzi, che tutto s'è cambiato in male. Non è pertanto da far meraviglia se la malattia s'è trapiantata dal capo nelle membra, dai Papi nei prelati. Tutti noi, prelati e ecclesiastici, abbiamo deviato dalla strada del giusto e da lunga pezza non v'era alcuno che facesse bene. Dobbiamo quindi noi tutti dare onore a Dio e umiliarci innanzi a Lui: ognuno mediti perché cadde e si raddrizzi piuttosto che venir giudicato da Dio nel giorno dell'ira sua. Perciò tu in nome nostro prometterai che noi vogliamo porre tutta la diligenza perché venga migliorata prima di tutto la Corte romana, dalla quale forse hanno preso il loro cominciamento tutti questi mali; allora, come di qui è partita la malattia, di qui anche comincerà il risanamento, a compiere il quale noi ci consideriamo tanto più obbligati perché tutti desiderano tale riforma.
Noi non abbiamo mai agognato la dignità papale ed avremmo più volentieri chiuso i nostri occhi nella solitudine della vita privata: volentieri avremmo rinunciato alla tiara e solo il timore di Dio, la legittimità dell'elezione e il pericolo d'uno scisma ci hanno indotto ad assumere l'ufficio di sommo pastore, che non vogliamo esercitare per ambizione, né per arricchire i nostri congiunti, ma per ridare alla Chiesa santa, sposa di Dio, la sua primiera bellezza, per aiutare gli oppressi, per innalzare uomini dotti e virtuosi, in genere per fare tutto ciò che spetta a un buon pastore e a un vero successore di san Pietro. Però nessuno si meravigli se non eliminiamo d'un colpo solo tutti gli abusi, giacché la malattia ha profonde radici ed è molto ramificata. Si farà quindi un passo dopo l'altro e dapprima si ovvierà con medicine appropriate ai mali gravi e più pericolosi affinché con un'affrettata riforma di tutte le cose non si ingarbugli ancor più il tutto. A ragione dice Aristotele che ogni improvviso cambiamento è pericoloso alla repubblica (…)».
Le parole di Adriano VI ci aiutano a comprendere come la crisi che oggi attraversa la Chiesa possa avere le sue origini nelle mancanze dottrinali e morali degli uomini di Chiesa nel mezzo secolo seguito al Concilio Vaticano II. La Chiesa è indefettibile, ma i suoi membri, anche le supreme autorità ecclesiastiche, possono sbagliare e devono essere pronti a riconoscere, anche pubblicamente, le loro colpe. Sappiamo che Adriano VI ebbe il coraggio di intraprendere questa revisione del passato. Come affronterà il nuovo Papa il processo di autodemolizione dottrinale e morale della Chiesa e quale atteggiamento avrà di fronte ad un mondo moderno impregnato di uno spirito profondamente anticristiano? Solo il futuro risponderà a queste domande, ma è certo che le cause dell'oscurità del tempo presente affondano nel nostro più recente passato.
La storia ci dice anche che ad Adriano VI successe Giulio de' Medici, con il nome di Clemente VII (1523-1534). Sotto il suo pontificato avvenne, il 6 maggio 1527, il terribile sacco di Roma, ad opera dei lanzichenecchi luterani dell'imperatore Carlo V. È difficile descrivere quante e quali furono le devastazioni e i sacrilegi compiuti durante questo evento che superò per efferatezza il sacco di Roma del 410. Con particolare crudeltà si infierì contro le persone ecclesiastiche: religiose stuprate, preti e monaci uccisi e venduti come schiavi, chiese, palazzi, case distrutte. Alle stragi seguirono, in rapida successione, la fame ed un'epidemia di peste. Gli abitanti vennero decimati.
Il popolo cattolico interpretò l'evento come un meritato castigo per i propri peccati. Fu solo dopo il terribile sacco che la vita di Roma cambiò profondamente. Il clima di relativismo morale religioso si dissolse e la miseria generale diede alla Città sacra un'impronta austera e penitente. Questa nuova atmosfera rese possibile la grande rinascita religiosa della Contro-Riforma cattolica del XVI secolo.
 
Fonte: Corrispondenza Romana, 14/03/2013

domenica 9 dicembre 2012

ecumenismo

La lenta erosione dei valori cristiani. Lettera del metropolita Hilarion al cardinale Vingt-Trois

 .... finché sacerdoti e vescovi non smetteranno di puntare gli occhi sulle conseguenze, piuttosto che sulla causa: ci si illude con soluzioni  che sono solo umane, trascurando l'opera umano-divina che il nostro Maestro e Signore ...


Sta assumendo sempre più evidenza la degenerazione della morale e di tutti i valori fondanti la nostra civiltà; ma finché sacerdoti e vescovi non smetteranno di puntare gli occhi sulle conseguenze, cercando di agire su di esse, piuttosto che sulla causa: la crisi della Verità creduta difesa e vissuta così come si è consegnata a noi attraverso la Rivelazione Apostolica e la Tradizione autentica, ci si illude con soluzioni  che sono solo umane, trascurando l'opera umano-divina che il nostro Maestro e Signore continua a compiere fino alla fine dei tempi nella e attraverso la Sua Chiesa.
Se «le forze sane della società» non sono fondate nella Verità, piuttosto che nella solidarietà - che è solo un pallido riflesso del dono-di-sé in Cristo che solo feconda persone e strutture - non arriveranno da nessuna parte. Perché non ci si salva con una condotta morale, frutto di buona volontà ma disancorata dalla retta fede; perché è l'etica che scaturisce dalla Fede non viceversa...
È con questa consapevolezza che registro la recente iniziativa del Metropolita Hilarion di cui ci informa l'Osservatore Romano. Un vescovo, un sacerdote è innanzitutto un Annunciatore, un Maestro, un Santificatore e una Guida, non un sociologo né un moralista. È solo Cristo Signore nella Sua Chiesa che dona ad ogni uomo, che è domanda di significato, di vivere i valori non come imposizioni esterne alla propria coscienza, ma come il fiorire vigoroso delle proprie domande fondamentali. Prima di fornire qualunque riposta, occorre tornar a suscitare le domande e ritrovare la sacralità della vita e della storia...

Mosca, 29 - «Osserviamo con dispiacere l'erosione dei principi morali nella vita privata e pubblica che si sta producendo in un Paese con profonde radici cristiane». Per questo, è auspicabile che «i francesi rimasti fedeli alla morale tradizionale non siano rimasti indifferenti a un'iniziativa delle autorità francesi inaccettabile per i cristiani» e che «le forze sane della società» continuino a difendere attivamente tale morale. In una lettera inviata nei giorni scorsi al cardinale arcivescovo di Parigi, André Vingt-Trois, presidente della Conferenza episcopale francese, il metropolita di Volokolamsk, Hilarion (Alfeyev), presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca, ha espresso il sostegno e la volontà della Chiesa ortodossa russa di lavorare insieme alla Chiesa cattolica nella difesa dei valori cristiani.

«La mia lettera -- scrive Hilarion -- fa eco all'inquietudine suscitata dalle notizie provenienti dalla Francia sul progetto di legge che prevede la legalizzazione dei matrimoni omosessuali, elaborato dal Partito socialista al potere. Con la presente, vorrei esprimere la mia solidarietà e il mio sostegno alla vostra posizione coerente e senza compromessi che mette in evidenza il punto di vista veramente cristiano su questo problema». Il metropolita, assicurando che il Patriarcato di Mosca è pronto ad agire insieme alla Conferenza dei vescovi di Francia per la difesa dei valori etici del Vangelo, si dice comunque fiducioso anche in virtù delle «numerose manifestazioni che si sono svolte recentemente in molte città della Francia contro la legalizzazione delle unioni fra persone dello stesso sesso».

Com'è noto, il 7 novembre il Consiglio dei ministri francese ha approvato un disegno di legge sui matrimoni omosessuali che riconosce come “matrimonio” l'unione di due persone indipendentemente dal loro sesso ed estende a queste coppie anche il diritto di adozione. L'iniziativa, sostenuta dal presidente della Repubblica, François Hollande, ha suscitato nel Paese numerose proteste. Manifestazioni di massa hanno avuto luogo nelle settimane scorse a Parigi, Marsiglia, Lione, Tolosa, Nantes e in altre città. In alcuni casi, i cortei sono stati organizzati da organizzazioni laiche, in altri per iniziativa della Chiesa cattolica e delle comunità musulmane.

Va inoltre ricordato che sia il presidente del Consiglio francese del culto musulmano, Mohammed Moussaoui, sia il gran rabbino di Francia, Gilles Bernheim, sono intervenuti sull'argomento esprimendo la loro netta contrarietà al mariage pour tous. Moussaoui, citando il Corano, ha ribadito che il matrimonio, secondo la religione musulmana, è un patto fondato sul reciproco consenso teso a stabilire un'unione legale e duratura fra un uomo e una donna e alla creazione di una famiglia stabile guidata dai due coniugi. Il matrimonio omosessuale non è dunque assolutamente conforme ai principi della giurisprudenza musulmana. Bernheim -- facendo riferimento alla Bibbia, al diritto e all'antropologia -- ha invece sottolineato che il progetto «mette in discussione uno dei fondamenti della nostra società»; per il gran rabbino, che critica il «pensiero dominante», tale disegno di legge potrebbe portare a interferire addirittura con l'aspetto genealogico, con lo statuto del bambino e le identità sessuali.

La Chiesa cattolica francese si è espressa con fermezza anche nella recente assemblea plenaria della Conferenza episcopale. Il cardinale Vingt-Trois, nel suo discorso di chiusura, ha teso la mano verso le persone omosessuali, spiegando che la Chiesa è sempre disponibile ad accompagnare anch'esse sul «cammino verso la santità» ma sottolineando che quello del matrimonio è «un inganno» per gli stessi omosessuali e ricordando, ancora una volta, «i grandi assenti di questo dibattito: i bambini».
______________________________
(©L'Osservatore Romano 30 novembre 2012)
http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2012/12/la-lenta-erosione-dei-valori-cristiani.html

lunedì 19 novembre 2012

nuova evangelizzazione

La nuova evangelizzazione e i problemi del postconcilio


Raymond-Leo-Burke-199x300(card. Raymond Leo Burke su Conciliovaticanosecondo.it del 25-10-2012) – Intervento in scriptis di S. Em. R. Card. Raymond Leo Burke, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, alla quinta Sessione dei Circoli Minori del Sinodo dei Vescovi (23 ottobre 2012).

L’Instrumentum laboris ci ricorda che la testimonianza della fede cristiana è una risposta sommamente adeguata ai problemi esistenziali, specialmente perché tale testimonianza supera la falsa frattura esistente tra il Vangelo e la vita (cfr. n° 118). Ma, perché abbia luogo la testimonianza della fede, di cui il mondo oggi ha urgente bisogno, all’interno della Chiesa si richiede la coerenza tra la vita e la fede.

Tra le più gravi ferite della società di oggi si rileva nella cultura giuridica il distacco dalla sua radice obiettiva ovvero metafisica, che è la legge morale. In questi ultimi tempi questo distacco si è di molto accentuato, manifestandosi come un vero antinomismo, che pretende di rendere legali azioni intrinsecamente cattive, come l’aborto procurato, il concepimento artificiale della vita umana allo scopo di procedere a sperimentazioni sulla vita dell’embrione umano, la cosiddetta eutanasia di coloro che godono del diritto preferenziale alla nostra assistenza, il riconoscimento legale delle unioni di persone dello stesso sesso equiparate al matrimonio, e la negazione del diritto fondamentale della coscienza e della libertà religiosa.

L’antinomismo affermatosi nella società civile purtroppo ha contagiato nel post-Concilio anche la vita ecclesiale, associandosi malauguratamente alle cosiddette novità culturali. L’euforia postconciliare, tesa all’instaurazione di una Chiesa nuova all’insegna di libertà e amore, ha favorito fortemente un’attitudine di indifferenza verso la disciplina della Chiesa, se non addirittura una ostilità.

Pertanto la riforma della vita ecclesiale auspicata dai Padri Conciliari è stata in certo senso impedita, se non tradita. Dediti alla odierna nuova evangelizzazione, abbiamo il compito di porre a fondamento la conoscenza della tradizione disciplinare della Chiesa e il rispetto del diritto nella Chiesa. La cura della disciplina della Chiesa non equivale ad una concezione contraria alla missione della Chiesa nel mondo, ma è una giusta attenzione per poter testimoniare coerentemente la fede nel mondo.

Il servizio, umile certamente, del Diritto Canonico nella Chiesa è anche del tutto necessario. Come potremmo infatti testimoniare la fede nel mondo qualora ignorassimo o trascurassimo le esigenze della giustizia nella Chiesa? La salvezza delle anime, fine principale della nuova evangelizzazione, deve anche essere sempre nella Chiesa “la legge suprema” (can. 1752). (card. Raymond Leo Burke)

domenica 11 novembre 2012

Fatima

Salvati dalla profezia di FATIMA






Un libro da leggere:

p. Giacobbe Elia
Il segreto di Fatima
Salvati da una profezia
SugarcoEdizioni

martedì 19 giugno 2012

fede

Crisi del Vaticano o crisi della fede?
(di Fabrizio Cannone)



Nelle ultime settimane sembra essersi scatenata all’interno dei Sacri Palazzi, una lotta di potere, a base di fuga di documenti riservati, manovre di disinformazione e illeciti di vario genere. Le carte portate a conoscenza del pubblico per la verità non rivelano particolari malefatte di questo o quel prelato, né tanto meno del Santo Padre. Ciò che effettivamente desta stupore, angoscia e perplessità è la situazione di semi-anarchia che di fatto vige anche nella sponda più nobile del fiume Tevere.

Taluni, davanti alle sparate dei giornali laici, sempre avidi di gossip ecclesiastici, parlano della Curia Romana come il ricettacolo della malavita, il luogo in cui, per eccellenza, tutto è corrotto, e non a caso, ma per sua stessa natura. Costoro, a cui la storia, anche ecclesiastica, insegna ben poco, sembrano proporre un sottile ricatto alle legittime autorità della Chiesa: visto che voi, pur tra i tanti aggiornamenti post-conciliari, non volete cedere nel mantenimento della forma monarchica (e non democratico-elettiva) del Papato – né sul celibato, né sul sacerdozio femminile et similia – siete corresponsabili degli abusi, tipici delle vecchie Corti di potere di questo o quel sovrano.

Le cose, in verità, sono da vedersi in modo diametralmente opposto. E’ stata proprio la tendenza, già protestante, poi modernista, quindi post-conciliare, favorevole al potere dal basso, all’auto-governo e al rifiuto del diritto penale nella Chiesa ad aver fatto prosperare la presente crisi. Già scrivendo ai cattolici d’Irlanda, a proposito degli abusi del clero sui minori, Benedetto XVI segnalava il rapporto di collateralità e con-causalità tra la mentalità larga degli anni del Concilio e la mancata repressione dei delitti, la quale ha indubbiamente favorito e incoraggiato il male della pedofilia, e così tutti gli altri mali.

A forza di identificarsi col mondo, e molto meno col Cristo, la Chiesa ha iniziato ha pensarla a poco a poco come il mondo, il quale dalla Rivoluzione francese in qua, continuamente predica la “libertà” e parallelamente condanna “l’autorità”. Ma senza autorità, la libertà prima o poi diviene arbitrio, licenza, libertinaggio e legge del più forte. E oggi i forti sono i potentati di stampo laico-massonico-finanziario, i quali fanno il bello e il cattivo tempo non solo nell’economia, loro dominio di predilezione, ma ciò che è più grave nella politica e nella cultura. D’altra parte se i sacerdoti cattolici non si formano più alla scuola dell’Imitazione di Cristo e degli Esercizi Spirituali di sant’Ignazio, ma si (de)-formano seguendo i nuovi cantori teologici della modernità e dell’aggiornamento no limits, la ricerca della perfezione e del distacco dalla mediocrità (il cui nome è legione) diviene merce rara e perfino vista come inutile.

Se nella scelta dei Vescovi prevale, non la fedeltà al Vangelo sine glossa e la vita retta e pia, ma la capacità di rapportarsi dinamicamente al contesto culturale in perenne evoluzione, perché meravigliarsi se questi Pastori non vigilano il gregge loro affidato? E se, in ultima analisi, il Paradiso è dato gratis a tutti e ad ognuno, perché, meravigliarsi se nelle difficoltà della vita e nelle tentazioni il prelato di turno antepone i propri interessi economici e di carriera, a quelli della Chiesa? La fosca luce gettata, a partire dal Concilio, su ogni forma di “moralismo”, “integralismo”, “dogmatismo”, “autoritarismo” non ha forse comportato il prevalere, nelle cattedre, nelle Commissioni e nelle Curie, di una generazione di presuli, il più lontano possibile da ogni intransigenza? Ma senza intransigenza come vincere la carne, il peccato e il mondo?

Che il Pontefice e quei Vescovi che zelano la restaurazione della Chiesa, ora tutta in rovina, non solo non deflettano dalla sequela di Cristo, ma ribadiscano con più veemenza che la dottrina cattolica non è negoziabile, che il Vangelo non cambia, che l’autorità della Chiesa sarà sempre monarchica, e che è proprio la perdita, in moltissime anime, di queste certezze, la causa più profonda degli scandali attuali. Vi sarà una purificazione, certo, ma non nel compromesso col mondo moderno ammorbato da tanti virus, bensì nella lotta contro di esso e della sua mentalità atea, agnostica e anticristiana. Instaurare omnia in Christo! (Fabrizio Cannone)

Articoli correlati