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sabato 19 agosto 2017

nuova virilità

Festa Patronale di S. Bernardo
20 agosto 2016
 
 
 
 

Siracide 15: 1-6
Salmo 15
Giovanni 17: 20-26


          Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!
          San Bernardo! Prega per noi!

“Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto; questi sanno che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro".

Nel mondo, nel nostro mondo, vi sono persone controverse, controverse in tutti e due sensi: in bene o in male. Tra figure o personalità di fama pubblica, specialmente in campo politico, spesso purtroppo queste persone controverse sono così in male: sono malfamate, come si suole dire. Il santo patrono di questa parrocchia, San Bernardo di Chiaravalle, era anche lui una persona pubblica e anche lui è stato controverso in vita e ancor di più nella storia. Generalmente possiamo dire che le controversie attorno alla sua persona e al suo insegnamento sono state controversie in bene. L’unica grande eccezione sarebbe stata circa la sua predicazione in favore delle crociate, per la riconquista della Terra Santa. Il tema delle crociate è uno che in tanti libri di storia getta ombra sulla persona di San Bernardo e sì, mette in questione la sua saggezza e le sue virtù eroiche.

          Personalmente, trovo ingiuste le squalifiche depositate davanti alla porta di San Bernardo, questo grande santo e dottore della Chiesa. Possiamo dire che quando si trattano di giudizi storici anche un santo può sbagliare. L’infallibilità, come tale, spetta in primo luogo al Papa quando insegna ex cathedra e poi all’assemblea dei vescovi radunati in concilio ecumenico quando insegnano con il Papa in materia di dottrina o morale. L’infallibilità non è una caratteristica della santità e vi sono molti casi nella vita dei santi di scelte che risultano alla storia infelici se non errati. Dico questo solo per sottolineare che non vedo perché la questione del ruolo di San Bernardo nella promozione delle crociate deve gettare ombra sull’integrità e grandezza spirituale di questo santo.

Il vero dono di San Bernardo alla Chiesa dei suoi tempi e attraverso i secoli fino ad oggi, il suo dono a ciascuno di noi, figli e figlie della Chiesa, è un altro. Storicamente, egli non solo ha riformato l’Ordine Cistercense, ma ha fatto fiorire la fede Cattolica nel mondo dei suoi tempi. Bernardo ha rispecchiato Cristo in modo vitale per tutto il suo mondo: per la sua propria famiglia e per le sue conoscenze, per tutta la società al di là delle mura dei monasteri che egli ha fondato. Possiamo dire di San Bernardo nelle parole di Gesù nel Vangelo di oggi: “E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro".

          Credo che San Bernardo di Chiaravalle sarebbe contento con il mio riassunto in queste poche parole (sintetizzando, ovviamente) del suo contributo alla vita della Chiesa e cioè: egli ha fatto conoscere il nome di Dio. San Bernardo ha fatto conoscere il nome di Dio. Questo vuole dire che attraverso il suo ministero e testimonianza, molti hanno conosciuto l’amore di Dio Padre attraverso il Suo unico Figlio, il Salvatore del mondo. Mi esprimo così per far intendere che il vero dono della riforma Cistercense al mondo non è stato l’apertura di nuovi monasteri, di nuove case religiose, non è stata la riorganizzazione sociale che ha portato la luce del Vangelo al sistema feudale, ma soprattutto il fuoco che San Bernardo ha portato sulla terra, la passione per la sequela di Cristo che non solo ha aumentato il numero delle vocazioni maschili e femminili alla vita consacrata, ma che ha acceso la lampada della fede nella società civile e in seno alle famiglie del suo giorno. “E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro".

          San Bernardo di Chiaravalle ha portato il mondo al di là del quotidiano, sì, l’ha condotto di là del mediocre. La vita umana, la nostra vita è mediocre se non incentrata su Dio, se non conosciamo o non diamo prova di conoscere il Suo santo Nome. Il mediocre non solo non ispira, ma logora e porta con se una certa disperazione. Questa non è la nostra sorte in Dio. Ma purtroppo a volte ci accontentiamo con troppo poco, scegliendo il creato a dispetto o a scapito del Creatore e Salvatore del mondo. Purtroppo, sovente anche tra i battezzati vi sono atei pratici, gente che nella vita quotidiana non dà prova di conoscere il nome di Dio.

          Quando parlo così, penso soprattutto ai bambini che non hanno imparato in infanzia a casa le loro preghiere, che non hanno il senso della presenza di Dio in Gesù Cristo nella propria vita di ogni giorno. Sto pensando di tutti che crescono senza un vivo senso dell’amore per ciascuno di noi di Maria, Madre di Dio e nostra Madre.

Non so se avete avuto eco qui in parrocchia del nuovo gioco POKEMON GO che ha preso per assalto una bella parte del nostro mondo? A me sembra una cosa di questo mondo mediocre; si tratta di un passatempo senza scopo utile. A Berna si vedono gruppi soprattutto di giovani seduti gli uni accanto agli altri su una piazza del centro, presi come sono con questo gioco sui loro telefoni. In certi posti del mondo i giovani con POKEMON GO provocano incidenti per la distrazione con cui camminano fissati sul display del telefono. Certo, quello che fanno non è cattivo ma non rende, può dare fastidio agli altri e non edifica la persona nemmeno.
      
          Se San Bernardo fosse nel mondo di oggi, credo che egli provocherebbe delle controversie attorno alla sua persona lottando contro cose come POKEMON GO, predicando in modo inequivoco, non solo per condannare lo spreco di tempo, ma per insegnare con passione e in senso costruttivo come vivere con Dio al centro della nostra vita quotidiana. Ai suoi tempi, l’establishment fuori e dentro la Chiesa aveva poca comprensione per la sua riforma dei cistercensi, che con la sua austerità di vita nei monasteri della riforma, con più lavoro per i monaci e più tempo per pregare e per la lettura, portando vestiti rozzi, e con meno da mangiare, la sua riforma non sembrava a loro altro che una critica della loro modo di vivere, non solo dei religiosi e ma anche dei laici del tempo. A loro la riforma di San Bernardo sembrava una cosa esagerata.

Si può dire che i grandi del tempo di Bernardo erano colpevoli di mediocrità verso se stessi e la propria dignità e verso Dio in Cristo. Non accettavano, come molti oggi non accettano la saggezza dei grandi direttori spirituali di tutti i tempi, l’insegnamento che la rassegnazione al mediocre risulta in una vita statica o monotona, con il rischio di peggio, cioè di peccato e della perdita della nostra dignità umana voluta da Dio. La nostra vita dev’essere in Dio, dev’essere una corsa verso Dio, dev’essere una salita verso l’eterno. Abbiamo detto che il più grande complimento che possiamo dare a San Bernardo è che egli ha fatto conoscere il nome di Dio. Vogliamo supplicare il buon Dio di aiutarci in questo senso.

Per l’intercessione di San Bernardo, chiediamo una nuova vitalità, nuovo slancio per la nostra parrocchia. Che possiamo, a casa, a lavoro, a scuola, a spasso, vivere intensamente in e con Dio! Che il nostro parroco ci farà sempre più intensamente conoscere il nome di Dio! Altro che mediocri, condannati a preoccuparci con un passatempo o con l’altro, che possiamo prendere volo per correre dopo Cristo nella compagnia di Sua Madre, la Beata Vergine Maria! Che in questo mondo possiamo provocare qualche controversia in bene!

“Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto; questi sanno che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro".

Sia lodato Gesù Cristo!

San Bernardo! Prega per noi!
 



sabato 7 marzo 2015

agere contra

I 12 passi di orgoglio da deplorare secondo un monaco medievale



pensate che l'idea dei 12 passi sia nuova? Se credete di aver avuto un'idea nuova, andate a vedere come la declinavano i greci, o in questo caso guardate come lo facevano i medievali. Nella sua opera I gradi dell'umiltà e dell'orgoglio, San Bernardo di Chiaravalle identificava 12 passi verso il monte dell'orgoglio.

Nel contributo di oggi vorrei concentrarmi sui Dodici Passi dell'Orgoglio. Poi passeremo ai Dodici Passi dell'Umiltà (dalla regola di San Benedetto). Di seguito, elenco brevemente i Dodici Passi dell'Orgoglio offrendo qualche commento (i commenti sono opera mia, non prendetevela con San Bernardo).

Notate come i dodici passi diventino progressivamente più seri e portino alla fine alla schiavitù del peccato. I passi tendono a costruirsi l'uno sull'altro, iniziando dalla mente, spostandosi verso il comportamento e poi agli atteggiamenti sempre più gravi dell'arroganza, finendo per produrre ribellione e schiavitù. Perché se non si serve Dio, si serve Satana.



Dodici sono i passi che portano al monte dell'orgoglio. Considerateli come sintomi in escalation:

1. Curiosità: Anche se c'è una curiosità sana, spesso scaviamo in cose alle quali non dovremmo avvicinarci: questioni personali di altre persone, fatti privati, situazioni peccaminose e così via. Ciò che collega questa curiosità all'orgoglio è il fatto che spesso pensiamo erroneamente di avere il diritto di sapere certe cose, e quindi guardiamo in modo superbo e indiscreto a cose che non ci riguardano: cose che non dovremmo sapere o che sono inopportune e ci distraggono da noi stessi, o che forse non sappiamo gestire in modo adeguato. Ma mettendo da parte tutta la cautela, e con un certo senso di orgoglio e privilegio, carpiamo, ci intromettiamo e guardiamo a cose che non ci riguardano, come se avessimo il diritto di farlo. Questa è una curiosità riprovevole.

2. Frivolezza: Occupare la mente con pensieri inappropriati è un'abitudine che tende ad aumentare, e alla fine agiamo leggerezza anche in questioni più consistenti. Anche in questo caso, sono importanti un ragionevole senso dell'umorismo e qualche stacco ricreativo. Una piccola canzonatura sullo sport o sulla cultura pop può fornire un diversivo momentaneo rilassante. Troppo spesso, però, quello che facciamo è solo questo, e mettiamo orgogliosamente da parte questioni sulle quali dovremmo essere seri perseguendo solo cose passeggere. Ignorando cose serie che appartengono all'eternità e gettandoci solo in cose divertenti e passeggere, ignoriamo orgogliosamente cose a cui dovremmo fare attenzione. Guardare in televisione per ore sit com e reality show senza avere tempo per la preghiera, lo studio, la formazione dei figli nella fede, la cura dei poveri e così via mostra una mancanza di serietà che manifesta l'orgoglio. Mettiamo da parte ciò che è importante per Dio e lo sostituiamo con le nostre piccole priorità. Questo è orgoglio.

3. Stoltezza: Qui ci spostiamo dalla leggerezza mentale ai comportamenti frivoli che produce, comportamenti in cui sopravvalutiamo esperienze o situazioni di poco conto a scapito di cose più importanti. Comportamenti stupidi, vani e capricciosi indicano un orgoglio in cui una persona non è ricca di ciò che conta per Dio. Massimizziamo orgogliosamente il minimo e minimizziamo il massimo. Troviamo moltissimo tempo per la frivolezza ma non abbiamo tempo per la preghiera o lo studio della Santa Verità.


4. Vanità: Sempre più chiusi nel nostro piccolo mondo di intelletto oscurato e comportamento sciocco, iniziamo a esultare per attività carnali e a considerarle un segno di grandezza; iniziamo a vantarci di cose sciocche; a vantarci e a parlare e pensare di noi in modo più elevato di quanto sia vero o ragionevole. È vero che dovremmo imparare ad apprezzare i doni che abbiamo, ma dovremmo anche ricordare che SONO doni che Dio ci ha dato e che spesso vengono sviluppati con l'aiuto di altri. San Paolo dice: “Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l'hai ricevuto, perché te ne vanti come non l'avessi ricevuto?” (1 Cor 4,7) Chi si vanta ha un'opinione troppo elevata di sé, strombazzando doni che non ha o dimenticando che ciò che ha è una grazia, un dono. Questo è orgoglio. Oltre a ciò, come abbiamo visto, tendiamo a vantarci di cose stupide e passeggere.

5. Singolarità: Il nostro mondo diventa sempre più piccolo ma noi ci riteniamo sempre più grandi. Siamo re, va bene, re di un formicaio, governatori di un piccolo granello di polvere che si propaga nell'immensità dello spazio. Ma man mano che il nostro orgoglio aumenta, ci dimentichiamo troppo facilmente della nostra dipendenza da Dio e dagli altri per chi e cosa siamo. Non esiste il self-made man. Siamo tutti esseri contingenti, che dipendono da Dio e dagli altri. Oltre a questo, ci ritiriamo troppo facilmente nel nostro piccolo mondo, tendendo a pensare che una cosa sia in un certo modo solo perché pensiamo che debba essere così. Rimettendoci solo al nostro parere, non teniamo conto dell'evidenza della realtà e smettiamo di cercare informazioni e consigli dagli altri. La singolarità è orgoglio. E questo orgoglio ci gonfia man mano che il nostro mondo diventa sempre più piccolo e più singolare, sempre più concentrato solo sul nostro io.


6. Presunzione: È un'opinione ingiustamente favorevole ed eccessivamente elevata delle proprie capacità o del proprio valore. Mentre il nostro mondo diventa sempre più piccolo e il nostro orgoglio sempre più grande, il nostro concentrarci su di noi e la nostra delusione aumentano e diventiamo sempre più autoreferenziali. Una cosa è così solo perché io dico che è così. Vado bene perché dico così. Non importa che tutti noi siamo un misto di forze e debolezze, santità e peccaminosità. Troppo facilmente siamo ciechi nei confronti di quanto possa essere difficile vivere con noi. Troppo spesso troviamo mancanze negli altri ma non riusciamo a vederle in noi stessi. Oltre a questo, cerchiamo troppo facilmente di paragonarci agli altri in modo favorevole, pensando “Beh, almeno non sono come quella prostituta o come quello spacciatore lì”. Ma essere migliori di una prostituta o di uno spacciatore non è lo standard al quale dobbiamo rapportarci. Il nostro standard è Gesù. Più che paragonarci a Gesù e cercare misericordia, ci paragoniamo ad altri che guardiamo dall'alto in basso, e lasciamo via libera all'orgoglio.

7. Arroganza: A questo stadio, perfino i giudizi di Dio devono cedere ai nostri. Io vado bene e sarò salvato perché dico così. È un peccato contro la speranza, in cui diamo semplicemente la salvezza per scontata e a noi dovuta indipendentemente da ciò che facciamo. Affermiamo di possedere già ciò che non abbiamo. È giusto sperare con fiducia nell'aiuto di Dio per raggiungere la vita eterna; è la virtù teologica della speranza, ma è l'orgoglio che ci fa pensare di aver già compiuto e di possedere quello che in realtà ancora non abbiamo. È ancora l'orgoglio che ci fa mettere da parte la Parola di Dio, che ci insegna continuamente a camminare nella speranza e a cercare l'aiuto di Dio come mendicanti più che come possessori o come persone legittimate alla gloria in Cielo. L'arroganza è orgoglio.


8. Autogiustificazione: Gesù deve ora liberare il posto del giudice perché lo rivendico io. Non solo, Egli deve anche scendere dalla Croce perché in realtà non ho bisogno del suo sacrificio. Posso salvarmi da solo, e francamente non ho un gran bisogno di essere salvato. L'autogiustificazione è l'atteggiamento che dice “Sono capace, con il mio potere, di giustificare (ovvero di salvare) me stesso”. È anche un atteggiamento che fa dire “Farò ciò che voglio e deciderò se è giusto o sbagliato”. San Paolo afferma: “Io neppure giudico me stesso, perché anche se non sono consapevole di colpa alcuna non per questo sono giustificato. Il mio giudice è il Signore!” (1 Cor 4,3-4). La persona orgogliosa cura solo la sua visione di se stesso e rifiuta di essere responsabile, anche di fronte a Dio. La persona orgogliosa dimentica che nessuno è giudice nel proprio caso.

9. Confessione ipocrita: In greco, la parola ipocrita significa attore. In alcune situazioni, un po' di umiltà e di consapevolezza delle proprie mancanze è proficua. Si può ottenere un “credito” per il fatto di riconoscere umilmente certe mancanze e definirsi un “peccatore”. L'uomo orgoglioso è solo un attore. Sta soltanto ricoprendo un ruolo e interpretando la sua parte, più per credito sociale che per reale contrizione o pentimento. Dopo tutto, non è così male... Se interpretare il ruolo del peccatore umile e contrito lo porterà da qualche parte, reciterà il ruolo e sembrerà santo, ma solo se sarà disponibile l'applauso del pubblico...

10. Ribellione: L'orgoglio inizia realmente a diventare fuori controllo quando ci si ribella contro Dio e i Suoi legittimi rappresentanti. Rivoltarsi significa rinunciare alla fedeltà o a qualsiasi senso di responsabilità o di obbedienza a Dio, alla Sua Parola o alla Sua Chiesa. Ribellarsi è un tentativo di rovesciare l'autorità altrui, in questo caso di Dio e della Sua Chiesa. È segno di orgoglio rifiutare di sottostare a qualsiasi autorità e agire in modi che sono direttamente contrari a ciò che afferma correttamente l'autorità legittima.

11. Libertà dal peccato: In questo caso, l'orgoglio raggiunge il suo apice, affermando e celebrando in modo arrogante di essere totalmente libero di fare ciò che vuole. L'uomo orgoglioso rifiuta in modo crescente qualsiasi restrizione o limite. Ma la libertà dell'uomo orgoglioso non è affatto libertà. Gesù dice: “Chiunque commette il peccato è schiavo del peccato” (Gv 8, 34). Il Catechismo gli fa eco: “Quanto più si fa il bene, tanto più si diventa liberi. Non c'è vera libertà se non al servizio del bene e della giustizia. La scelta della disobbedienza e del male è un abuso della libertà e conduce alla schiavitù del peccato” (n. 1733). L'uomo orgoglioso sostiene con arroganza la sua libertà di fare ciò che vuole, anche quando sprofonda sempre più nella dipendenza e nella schiavitù.



12. L'abitudine di peccare: In questo caso vediamo il frutto più pieno e più brutto dell'orgoglio: il peccato abituale e la schiavitù nei suoi confronti. Come dice Sant'Agostino, “Dalla volontà perversa si genera la passione, e l’ubbidienza alla passione genera l’abitudine, e l’acquiescenza all’abitudine genera la necessità” (Conf 8.5.10).

E così abbiamo ripercorso i dodici passi del monte dell'orgoglio. Inizia nella mente con una mancanza di sobrietà, radicata nella curiosità peccaminosa e nella preoccupazione frivola. Poi vengono il comportamento frivolo e gli atteggiamenti di scusa, presuntuosi, sbrigativi. Infine vengono la ribellione totale e la schiavitù nei confronti del peccato. La schiavitù deriva dal fatto che se si rifiuta di servire Dio per orgoglio, si servirà Satana. L'orgoglio ora ha dato il suo frutto più pieno. 

Abbiamo assistito a un'escalation in questi passi che non è lontana da una vecchia ammonizione: semina un pensiero e raccoglierai un'azione, semina un'azione e raccoglierai un'abitudine, semina un'abitudine e raccoglierai un carattere, semina un carattere e raccoglierai un destino.

C'è un modo per scendere da questo monte dell'orgoglio? Rimanete sintonizzati...


Monsignor Charles Pope è parroco della parrocchia Holy Comforter-St. Cyprian di Washington, D.C. Ha frequentato il Mount Saint Mary’s Seminary ed è laureato in Divinità e Teologia Morale. È stato ordinato nel 1989 e nominato monsignore nel 2005. Ha condotto uno Studio Biblico settimanale al Congresso degli Stati Uniti e alla Casa Bianca, rispettivamente per due e quattro anni. Questo articolo è stato pubblicato originariamente sul blog di monsignor Pope sul sito web dell'arcidiocesi cattolica di Washington.

[Traduzione dall'inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]